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	<title>teoria-della-complessita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/teoria-della-complessita/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "teoria-della-complessita"</description>
	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 15:33:09 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Teoria del caos e divulgazione. La nuova notte in cui tutte le vacche sono nere e tutte le previsioni sono vane.]]></title>
<link>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/?p=1171</link>
<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 13:51:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>lealidellafarfalla</dc:creator>
<guid>http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2008/10/10/teoria-del-caos-e-divulgazione-la-nuova-notte-in-cui-tutte-le-vacche-sono-nere-e-tutte-le-previsioni-sono-vane/</guid>
<description><![CDATA[
L&#39;attrattore di Lorenz
La nuova notte in cui tutte le vacche sono nere e tutte le previsioni so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;"><!-- 	 	 --></p>
[caption id="attachment_157" align="alignleft" width="173" caption="L&#39;attrattore di Lorenz"]<a href="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/files/2008/01/lorenz-attrattore.png"><img class="size-full wp-image-157" title="Attrattore di Lorenz" src="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/files/2008/01/lorenz-attrattore.png" alt="L'attrattore di Lorenz" width="173" height="172" /></a>[/caption]
<p><strong>La nuova notte in cui tutte le vacche sono nere e tutte le previsioni sono vane.</strong></p>
<p>Nella divulgazione delle scienze della complessità molto spesso si tende a dare risalto all'aspetto dell'imprevidibilità sostanziale del comportamento dei sistemi complessi. Sia che venga fatto con volontarietà o involontarietà l'evidenziare questo lato del problema ha contribuito a costruire un immagine della teoria del caos che, quasi inesorabilmente, coincide con qualcosa di poco definito, addirittura indistinto, confuso, perché inconoscibile nel suo comportamento. Imprevedibile. Letteratura e filmografia nel tentativo di semplificare spesso si limitano a parlare solo di questo aspetto,  che non è il più interessante e non rappresenta nemmeno una novità sostanziale. Rimane la vaga sensazione d'impotenza difronte alla complessità della natura e della nostra stessa vita. Una nuova notte in cui tutte le vacche sono nere e i nostri tentativi di previsione risultano vani, inutili e forse addirittura previ di senso nel loro sforzo di comprensione. Un nuovo buio della visione e della comprensione, un nuovo assoluto di Shelling, ma più moderno che si circonda di matematica e fisica trascinandole nel buco nero del nulla, dell'impossibilita del sapere. Ma in realtà esiste un altro lato delle scienze della complessità e della teoria del caos che consiste in conoscenza, prevedibilità, e stimolo a progredire. E' il lato che si contrappone a quello buio, che enunciato semplicisticamente come <strong>"sostanziale imprevedibilità degli eventi"</strong> non ritengo parte di una teoria, ma solo e semplicemente sensazione alogica di piccolezza difronte all'esistente; simbolo di una voluta incapacità profonda di comprendere. Un abbandono, un lasciarsi morire difronte a qualcosa che sembra sovrastarci. <!--more-->Nel cammino sul crinale della teoria della complessità non è difficile scivolare pericolosamente verso tesi che caldeggiano una concezione che si basa principalmente sull'impossibilità di intuire gli sviluppi futuri di un sistema. Comunque il messaggio più incisivo è spesso quello di una riduzione del concetto di complessità a postulati facilmente fraintendibili. La formula  dello scrittore francese Paul Valéry è indubbiamente efficacie nel colpire l'immaginazione.</p>
<blockquote><p><em>"La complessità è imprevidibilità essenziale"</em></p></blockquote>
<p style="text-align:left;padding-left:240px;">Paul Valéry</p>
<p>Ma la complessità non è imprevidibilità essenziale, o meglio non lo è in termini così riduzionistici.  Anzi rovesciando la frase dello scrittore francese si potrebbe dire che la <strong>complessità è prevedibilità essenziale, anche se non puntuale</strong>. Conoscenza quindi, sapere, e in quell'assenza di puntualità, di precisione assoluta c'è la tensione verso un continuo miglioramento.</p>
<p>Le tesi principali che implicano l'impossibilità della previsione sono fondamentalmente due.</p>
[caption id="attachment_1183" align="alignright" width="336" caption="Piet Mondrian"]<a href="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/files/2008/10/mondrian1.jpg"><img class="size-full wp-image-1183" title="mondrian1" src="http://lealidellafarfalla.wordpress.com/files/2008/10/mondrian1.jpg" alt="Piet Mondrian" width="336" height="352" /></a>[/caption]
<p>1) La prima è quella che cerca di vedere l'insieme come qualcosa di più della semplice somma delle parti. Un qualcosa di poco definito e poco chiaro. Cos'è in concreto questo di più? Le qualità nuove e puramente astratte di questo di più sarebbero in grado di sconvolgere ogni previsione e farci brancolare nella notte "Shellinghiana". Ho la sensazione che questo "in più" sia rappresentato molto più realisticamente dalla funzione svolta dall'insieme, le cui parti sono unite in un modo determinato e specifico. Funzione naturalmente non riconducibile alle singole parti, ma al loro modo di essere assemblate, e non a una qualità trascendentale, a un di più metafisico, come spesso alcune esposizioni sembrano suggerire. A sostegno di questa argomentazione spesso si utilizza una differenza categoriale a mio giudizio surrettizia in quanto arbitraria, ovvero una particolare distinzione tra <strong>complicato e complesso. </strong>Cosa è da considerare complicato? E cosa e da considerare complesso?  Isabelle Stengers ci fornisce un'indicazione:</p>
<blockquote><p>"<em>Il criterio che permette di differenziare complicato e complesso dovrebbe dunque essere costituito dalla possibilità di porre delle domande qualitativamente nuove, di introdurre delle categorie d'intelligibilità che suppongano, da parte dell'oggetto complesso, proprietà intrinseche che non hanno contropartite nell'oggetto semplice."</em></p></blockquote>
<p>Ritengo che gli unici elementi qualitativi nuovi possano essere quelli relativi alle funzioni svolte dall'oggetto. Per questo motivo penso, contrariamente da quello che sostengono molti, che il mio televisore di casa sia <strong>complesso</strong> e non semplicemente complicato, mentre la struttura di una catasta di legna ammucchiata casualmente possegga solo una struttura <strong>complicata</strong>. In questo approccio logico non ci sono riferimenti astratti che potrebbero essere fuorvianti, come quelli indotti da una concezione che distingue le due categoria su altre basi: un uomo o un animale sarebbero complessi, mentre un automobile sarebbe complicata, perché non organica o perché non è viva. Una distinzione di questo tipo su cosa si baserebbe? Sul fatto che un organismo è da considerarsi vivo o organico?</p>
<p>Le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chimica_organica">molecole organiche</a> sono tutte le molecole che contengono carbonio (salvo alcune eccezioni e gli ossidi) e dovrebbero essere considerate complesse mentre il mio televisore, la mia auto o il mio computer, in grado di svolgere molteplici funzioni, solo complicato?</p>
<p>E cosa significa essere vivi?</p>
<blockquote><p>"<em>Allora dovremmo chiamare "viventi" le originali molecole replicatori? Chi se ne importa? Io potrei dire a voi "Darwin fu l'uomo più grande mai vissuto" e voi potreste rispondere "No, fu Newton", ma spero che questo diverbio non durerebbe a lungo. Il punto è che il modo in cui risolviamo il nostro diverbio non influenza la realtà delle cose. I fatti della vita e delle imprese di Newton e di Darwin rimangono totalmente immutati, non importa se li etichettiamo come "grandi" o meno. Similmente, la storia delle molecole replicanti avvenne probabilmente in modo simile a come la sto raccontando, non importa se decidiamo di chiamarli "viventi". </em><em><strong>Troppa sofferenza umana è stata causata per l'incapacità di capire che le parole sono solo strumenti al nostro servizio, </strong></em><em>e che la semplice presenza nel dizionario di una parola come "vivo" non significa che si riferisca necessariamente a qualcosa di preciso nel mondo reale. Non importa se chiamiamo "vivi" i primi replicatori, essi furono gli antenati della vita; furono i nostri padri fondatori. </em></p></blockquote>
<p align="right">Richard Dawkins.</p>
<p>Similmente non credo che sia fondante fare distinzioni di categoria basate solo su strumenti che ci servono per dialogare, invece sostengo che sia più vantaggioso stabilire un criterio che si basa sulla funzione e l'attribuzione di senso. In questo modo avremmo un riferimento logico di analisi che ci consente di orientarci evitando riferimenti astratti non controllabili criticamente. Possiamo affermare che un personal computer è più complesso di un televisore, perché svolge più funzioni, e che un uomo è più complesso di un personal computer per gli stessi motivi tra cui la capacità  (funzione)<strong> </strong>di costruire i pc. In questo modo ci troviamo difronte a un <strong>gradazione che va dal semplice al complicato al complesso: singolo pezzo di legno, mucchio casuale di pezzi di legno, e capanna costruita con gli stessi rami</strong>. Qui non c'è niente di astratto: non c'è un "di più" insondabile, c'è una funzione o più funzioni che vengono svolte dall'insieme quando le parti si relazionano tra loro in un certo modo. Relazione o relazioni che sono empiriche, controllabili, e riproducibili. L'argomentazione che non siamo in grado smontare e rimontare un essere umano come lo facciamo con un televisore e che possa essere questa la causa fondante delle due categorie è altrettanto labile e poco consistente. Il fatto che non siamo in grado di fare certe operazioni è verosimilmente solo una mancanza contingente di conoscenza e non dipende da una proprietà intrinseca del corpo superiore a ciò che lo compone. D'altronde al tempo dei Greci antichi l'uomo non era in grado di eseguire nessun tipo di trapianto chirurgico, mentre adesso qualche pezzo siamo in grado di smontarlo e rimontarlo: i reni, gli arti, addirittura il cuore. La chirurgia sta facendo progressi: toglie e mette organi, mantenendo le funzioni vitali. Inoltre se prediamo una mazza e spacchiamo un televisore in mille pezzi disordinati sarebbe difficile la sua ricostruzione anche alla fabbrica che lo ha prodotto in origine, ma questa eventualità non ci fa minimamente sospettare che una tv sia qualcosa "di più" delle sue parti al di là della funzione che svolge e che gli attribuiamo. Anche se ho il timore che qualcuno sia portato a considerare questo strumento, che abbiamo  quasi tutti in casa, come l'avvento della verità. Qualsiasi oggetto o elemento che sia organico o inorganico, che possa essere considerato  vivo o morto, può essere disaggregato nelle sue parti  in modo tale da non poter essere più rimontato; è sufficiente che vengano distrutte in modo irrimediabile le relazioni che permetto lo svolgimento di determinati compiti. Se invece si presta attenzione alle modalità con cui si compiono determinate azioni è possibile togliere un cuore e impiantarne un altro, salvaguardando la funzione. Più una struttura è complessa e maggiore attenzione è richiesta nell'azione di disorganizzare e riorganizzare, affinché non si perdano le numerose funzioni che svolge. Ma siamo difronte a gradazioni di complessità, non a due categorie diverse: un essere umano è infinitamente più complesso di una bicicletta. Mi sembra chiaro, a questo punto, che si tratti di un problema di metodo e non di definizione. Se accettiamo l'idea di un "di più" non descrivibile questa assenza di definizione apre le porte inevitabilmente a una impossibilità di conoscere, a una nuova notte in cui tutte le vacche sono nere e si relazionano tra loro dando origine, non a una funzione, bensì a un "di più" trascendente e pertanto imprevedibile.</p>
<blockquote><p>"<em>La complessità logica dell' unitas multiplex ci richiede di non dissolvere il molteplice nell'uno, né l'uno nel molteplice"</em></p></blockquote>
<p align="right">Edgar Morin</p>
<p>E' un problema di metodo, anche se Morin quando afferma che<em> </em></p>
<blockquote><p>"<em>...non possiamo quindi avere una verità che si possa esprimere in maniera chiara e distinta"</em>,</p></blockquote>
<p>sembra perdere un po' la strada che aveva iniziato a percorrere. Il riferimento al concetto di funzione e la conseguente attribuzione di senso ci forniscono la via d'uscita tra le maglie di un riduzionismo esemplificativo e di un olismo trascendente. Certo che possiamo avere una verità distinta e chiara: dipende dal modello di riferimento. Qualcuno vive nel timore che la sua automobile non parta l'indomani? Credo di poter rispondere di no, perché è una verità distinta e chiara che l'automobile svolge la sua funzione, che è quella di spostarsi da un luogo all'altro velocemente. Forse qualche hanno fa questo timore poteva esserci, in quanto le macchine erano meno affidabili. <strong>Ma cosa significa essere meno affidabile? Significa non aver risolto tutti quei problemi a cui il sistema specifico macchina nella funzione di spostamento è sensibile o è altamente sensibile.</strong> Combustione, carburazione, trasmissione sono i fattori principali senza i quali l'auto non parte: sono gli elementi a cui il sistema è maggiormente sensibile. Solo dopo aver risolto questi sarà possibile allargare il modello e prendere in considerazione altre variabili in un processo di miglioramento che potrà prevedere (perché no?) in un futuro di fantascienza l'indistruttibilità, o comunque un'ottima resistenza a eventi catastrofici: alluvioni, grandinate. Tra le altre cose i mezzi anfibi esistono già, ma sarebbe uno spreco di risorse dotare le automobili di tali funzioni, perché nella realtà quotidiana non vengono usate per questo scopo. Siamo difronte a perfezionamenti graduali per far fronte a situazioni a cui il sistema non è altamente sensibile, per rarità degli stessi o per la piccola influenza che hanno sul suo funzionamento, ma risolti i primi le automobili sono diventate anche più confortevoli.</p>
<p>2) La seconda questione si fonda principalmente su un errore di metodo nell'analisi: mentre da un lato si divide in categorie dall'altro si cerca di unire indiscriminatamente. Si cerca di analizzare tutto in un modello sempre aperto. Completamente aperto. Mentre il processo di intelligibilità è un po' come costruire una macchina sempre migliore: si parte con il mettere a punto le soluzioni per le eventualità più importanti per finire con i ritocchi di stile della carrozzeria. Sulla base della funzione si cerca di capire quali sono le condizioni di sensibilità fondamentali, e via via quali sono quelle sempre più accidentali. Interpretare la complessità come l'imprevedibilità che non consente di sapere se e quando la nostra auto smetterà di funzionare a causa di una alluvione è un errore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epistemologia">epistemologico</a>. La famosa frase usata da Lorenz era una metafora per evidenziare che alcuni sistemi sono fortemente influenzati da condizioni iniziali piccole. Ma alcuni e non tutti e non da tutte le condizioni. Lo studio dei sistemi dal più semplice al più complesso diviene quindi un problema di metodo.</p>
<blockquote><p>"<em>Considerata l'esposizione di questo paradigma come acquisita occorre ora interpretarlo in termini di metodo: il metodo di complessità è innanzitutto Metodo di Progettazione di Modelli Complessi."</em></p></blockquote>
<p align="right">Jean Louis le Mogne</p>
<p>Aggiungerei che è anche Metodo di Studio dei Modelli Complessi esistenti. Tale metodo non può non basarsi sulla ricerca delle condizioni, ovvero dei singoli elementi, a cui il sistema è sensibile e che sono in grado di condizionarne lo sviluppo. Il processo di analisi per l'acquisizione di tali conoscenze  avrà la caratteristica della gradualità  e tenderà a individuare un continuum di condizioni che spazia in teoria dal più alto al più basso grado di sensibilità. Ma che non può non tenere conto della funzione, perché per lo studio e la progettazione di un orologio è superfluo prendere in considerazioni i principi dell'idrodinamica. Si procede per riduzioni e ampliamenti di complessità con il fine di verificare la sensibilità del sistema a determinate variabili, con un processo di chiusura e apertura. Man mano che acquisiamo questo tipo di informazioni le probabilità di predicibilità di un evento aumentano non in modo lineare, ma in modo direttamente proporzionale al grado di sensibilità. Per questo ritengo si possa parlare di <strong>prevedibilità essenziale anche se non puntuale, </strong>dove la ricerca di perfettibilità dipende dalla nostra volontà di ricerca, curiosità, desiderio di conoscenza.</p>
<p>Questa concezione, che credo si possa collocare a metà strada tra il riduzionismo e l'olismo, è comunque molto più vicina al riduzionismo perché, in fondo, il nostro corpo è composto da atomi, dai quali non si può prescindere. Solo che le quantità di combinazione degli atomi tra loro sono un numero elevatissimo e per questo in grado di dare origine a aggregazioni in grado di svolgere una quantità altrettanto enorme di funzioni. Le aggregazioni delle aggregazioni hanno, a loro volta, una gamma altrettanto enorme di possibilità di combinazione e danno origine a sostanze inorganiche e organiche, e a ciò che chiamiamo vita: flora, fauna, piante, animali; e forse solo una piccola parte viene esperita nella realtà, cioè realizzata; l'altra rimane nel panorama del possibile. Razionale quindi realizzabile, ma non necessitante reale, se vogliamo parafrasare Hegel.</p>
<p>Pensare, scrivere, camminare, amare, giocare, correre, riprodursi, saltare, vivere. La mano per afferrare, e la stessa mano per accarezzare, e svolgere lavori di precisione: più funzioni, appunto.</p>
<p>Al contrario una concezione che parta dal presupposto che un insieme è un non ben precisato qualcosa in più delle singole unità, insieme a un'analisi che procede con il metodo del modello sempre aperto (condizione che è molto vicina all'assenza totale di un metodo) è un cocktail pericoloso ci fa <strong>camminare in una notte buia in cui tutte le vacche sono nere e ogni previsione è vana. </strong></p>
<p>Il principio di Heiseberg o principio di indeterminazione, citato spesso a sostegno del relativismo moderno, che fu uno degli elementi che misero in crisi la razionalità scientifica dell'800, in realtà fornisce molte più informazioni che nessuna: afferma che possiamo conoscere la velocità e la posizione di una particella. L'unica limitazione è quella che impedisce di avere queste informazioni simultaneamente. Sempre meglio di niente, sempre meglio che ignorare sia la velocità che la posizione. Affermare l'inutilità del sapere, ma sopratutto l'incapacità sostanziale di conoscere, partendo da questo esempio, appare come un esercizio privo di senso.</p>
<p>Che senso ha avere mezzo polmone, o un quarto di polmone o un centesimo di polmone?</p>
<blockquote><p><em>"Se tu sei un pesce [...] Per quanto piccolo sia un polmone primordiale, esso ti permetterà di sopravvivere per un po' di tempo fuori dall'acqua, tempo che dev'essere almeno un po' più lungo del tempo che riusciresti a sopravvivere fuori dall'acqua."</em></p></blockquote>
<p style="text-align:right;">Richard Dawkins</p>
<p style="text-align:left;">Un sapere parziale e limitato sarà sempre meglio di una totale assenza di sapere. In attesa di un suo perfezionamento che dipende solo da noi.</p>
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Die Gottesformel]]></title>
<link>http://emmyfinegold.wordpress.com/?p=137</link>
<pubDate>Sun, 30 Mar 2008 19:01:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmyfinegold</dc:creator>
<guid>http://emmyfinegold.wordpress.com/2008/03/30/die-gottesformel/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Gli atomi che si trovano nel mio corpo sono esattamente uguali agli atomi che si trovano in q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>"Gli atomi che si trovano nel mio corpo sono esattamente uguali agli atomi che si trovano in questo tavolo o in qualsiasi altra galassia. Sono tutti uguali, la differenza è nella forma in cui si organizzano. Tutti gli studi dimostrano che i sistemi si organizzano spontaneamente, in modo da creare strutture sempre più complesse, in obbedienza alle leggi della Fisica ed esprimendosi con equazioni matematiche che sono simili nelle reazioni chimiche inorganiche e nelle reazioni semplici dei  sistemi biologici avanzati. Ossia, gli esseri viventi sono il prodotto di un'incredibile complessificazione dei sistemi inorganici."</p>
<p>"Die Natur verbirgt hir Geheimnis  durch die Erhabenkeit ihres Wesen, aber nicht durch List". La Natura nasconde nasconde il proprio segreto a causa della sua essenza maestosa, non per malizia.</p>
<p>Libro molto leggero, ma le teorie che riporta sono esatte. A parte qualche errore di traduzione l'idea è bellissima.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Complessità Suprema]]></title>
<link>http://emmyfinegold.wordpress.com/?p=123</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 19:29:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmyfinegold</dc:creator>
<guid>http://emmyfinegold.wordpress.com/2008/03/13/complessita-suprema/</guid>
<description><![CDATA[Mi ha sempre affascinato la teoria della complessità. La geometria frattale è stata una scoperta s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha sempre affascinato <a href="http://www.italialibri.net/contributi/0602-1.html">la teoria della complessità</a>. La <a href="http://www.complexlab.com/Members/nicolaantonucci/articoli/cosa-sono-la-complessita-e-il-caos-semplicemente/">geometria frattale</a> è stata una scoperta stupefacente. Notevole è anche la <a href="http://www.progettogaia.it/ipotesi-gaia/index.htm">teoria di Gaia</a> ovvero l'ipotesi della terra come organismo vivente dotato di organi che si autoregola mantenendo il proprio equilibrio, così come avviene nell'organismo umano. Il brano che ho trascritto, tratto da "Shantaram" di Gregory Roberts, è una sintesi estremamente semplificata, ma che fornisce una visione molto chiara e arriva a conclusioni affascinanti.</p>
<p>"La storia dell'universo è una storia di movimento. L'universo che conosciamo. questa è solo una delle sue tante vite, cominciò con una espansione così rapida e smisurata che possiamo parlarne, ma ci è impossibile capirla, o anche solo immaginarla. Gli scienziati la chiamano Big Bang, ma non fu un'esplosione paragonabile a quella di una bomba. Nei primi istanti dopo quella gigantesca esplosione, nelle prime infinitesimali frazioni di secondo, l'universo era come una ricca zuppa fatta di ingredienti semplici. Talmente semplici da non essere ancora atomi. Mentre l'universo si espandeva e si raffreddava, quei piccoli elementi si unirono e formarono particelle. Poi le particelle formarono i primi atomi. Poi gli atomi costituirono le molecole. Poi le molecole si unirono e crearono le prime stelle. Le stelle seguirono il loro ciclo, ed esplosero producendo una pioggia di nuovi atomi. I nuovi atomi si unirono e formarono altre stelle e pianeti. La materia di cui siamo fatti proviene da quelle stelle morenti. Siamo fatti di stelle.</p>
<p>L'universo ha una sua natura. La natura dell'universo è di combinare, costruire, creare strutture via via più complesse. Agisce sempre in questo modo. Se le circostanze sono favorevoli, particelle di materia si uniranno per creare aggregati più complessi. Questa caratteristica del nostro universo La scienza la chiama "tendenza alla complessità.</p>
<p>L'universo è partito da una semplicità quasi assoluta, e per quasi quindici miliardi di anni è diventato sempre più complesso. Fra un miliardo di anni sarà più complesso di come lo conosciamo ora. Fra cinque, dieci miliardi di anni...sarà sempre più complesso. L'universo progredisce verso una complessità assoluta. Procede verso qualcosa . Può darsi che noi non esisteremo. Può darsi che nella complessità assoluta non esisteranno più un atomo d'idrogeno, una foglia,, un essere umano, un pianeta. Tuttavia ci stiamo muovendo in quella direzione... tutto nell'universo procede verso quella meta. E quella complessità suprema, la meta verso cui è diretto, è ciò che ho scelto di chiamare Dio. Se non ti piace questa parola, Dio, chiamala "Complessità Suprema". In ogni caso qualsiasi nome tu decida di usare. l'intero universo procede verso quella meta."</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un viaggio verso l'attimo creativo]]></title>
<link>http://motobrowniano.wordpress.com/?p=167</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 10:11:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Bo</dc:creator>
<guid>http://motobrowniano.wordpress.com/2008/02/20/un-viaggio-verso-lattimo-creativo/</guid>
<description><![CDATA[
Una veloce segnalazione per il bel libro di Alberto F. De Toni e Luca Comello Viaggio nella comples]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://motobrowniano.wordpress.com/files/2008/02/viaggio-nella-complessita.jpg" alt="viaggio-nella-complessita.jpg" height="162" width="117" /></p>
<p>Una veloce segnalazione per il bel libro di Alberto F. De Toni e Luca Comello <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788831793582/de-toni-alberto/viaggio-nella-complessita.html" target="_blank"><i>Viaggio nella complessità</i></a> (Marsilio, 2007).</p>
<p>I due autori sono gli stessi del sontuoso <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788877509659/de-toni-alberto/prede-ragni-uomini.html" target="_blank"><i>Prede o ragni? Uomini e organizzazioni nella ragnatela della complessità</i></a><i> </i>(Utet, 2005) , testo ricchissimo di citazioni, pensieri e riflessioni nonché di spunti sulla teoria della complessità e sul suo innovativo utilizzo nella gestione di organizzazioni complesse e nel management.</p>
<p>Questo nuovo libro vuole da un lato costituire una sintesi meditata delle questioni affrontate nel testo precedente, dall'altro costituisce una sorta di percorso libero "all'interno della teoria della complessità e della complessità del reale", individuando nuove potenzialità nell'intersezione tra il pensiero occidentale, che cerca di prevedere e governare il cambiamento, e quello  orientale che si lascia trasportare dal flusso incessante dei cambiamenti cercando di adattarvisi e di coglierne gli aspetti favorevoli.</p>
<p>L'approccio occidentale, scientifico, razionale, basato sul principio del <i>design &#38; implementation </i>porta alle tre linee guida per le organizzazioni complesse: apertura, flessibilità ed equilibrio dinamico. L'approccio orientale, filosofico, orientato all'<i>evalutation &#38; exploitation</i> conduce alle regole base sintetizzabili in: presidio ed orientamento della co-evoluzione, strategia emergente e trasformazione.</p>
<p>Un libro che è contemporaneamente una "prima lezione" sulla teoria della complessità ed un piccolo <i>brainstorming </i>in cerca dell'attimo creativo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un caos chiarificatore - aggiornato]]></title>
<link>http://francescocugurra.wordpress.com/2008/01/10/un-caos-chiarificatore/</link>
<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 21:53:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescocugurra</dc:creator>
<guid>http://francescocugurra.wordpress.com/2008/01/10/un-caos-chiarificatore/</guid>
<description><![CDATA[
Anche oggi, Nòva24 era ricchissimo di contenuti molto interessanti e
stimolanti. Si è parlato di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&#38;item_id=01c3506b95aff4505d&#38;time=0" height="143" width="105" /></p>
<p>Anche <a href="http://nova.ilsole24ore.com/nova24ora/2008/01/superiorit-del.html" target="_blank">oggi</a>, <a href="http://nova.ilsole24ore.com/" target="_blank">Nòva24 </a>era ricchissimo di contenuti molto interessanti e<br />
stimolanti. Si è parlato di complessità. Di caos. Di questo mondo non<br />
lineare e della voglia di capirlo. Un caos, caso strano, chiarificatore.</p>
<p>Replico in questo spazio una bellissima sintesi  tutta da meditare.</p>
<blockquote><p><b>I sette principi.</b></p>
<p>Cogli l'attimo creativo. Le vecchie idee sono superate, è il<br />
momento per intraprendere un percorso intelletuale nella complessità.<br />
Inseguendo l'improbabile, l'attimo creativo, il sogno all'rlo del caos.<br />
Come? Con un approccio innovativo, che si fonda sui sette principi<br />
della teoria della complessità, a cui si fanno corrispondere i sette<br />
principi del management della complessità: autorganizzazione,<br />
disorganizzazione creativa, condivisione, flessibilità strategica,<br />
network organization, circoli virtuosi, learning organization.</p>
<ul class="unIndentedList">
<li> <b>Autorganizzazione. </b>
<ul>
<li> <b>Come stormi di uccelli.</b> Le organizzazioni si<br />
autorganizzano sostenendo la nascita di reti interne ed esterne per far<br />
emergere l'intelligenza distribuita.</li>
</ul>
</li>
<li> <b>Disorganizzazione</b> <b>creativa</b>.
<ul>
<li> <b>Cambiare per rimanere se stessi.</b> La discontinuità visibile ricercata dalle organizzazioni alimenta il circolo della creazione.</li>
</ul>
</li>
<li> <b>Condivisione</b>.
<ul>
<li> <b>Circolo virtuoso. </b>La continuità visibile tende al miglioramento continuo verso l'eccellenza operativa.</li>
</ul>
</li>
<li> <b>Flessibilità strategica.</b>
<ul>
<li> <b>Gestire l'inaspettato.</b> La prontezza nel recepire anche i segnali deboli modificando le proprie direzioni può fare la differenza.</li>
</ul>
</li>
<li> <b>Network Organization</b>.
<ul>
<li> <b>Dal castello alla rete. </b>L'apertura verso l'esterno (la diffusione dell'outsourcing, per esempio) ha portato al passaggio dalla cultura del possesso a quella del presidio.</li>
</ul>
</li>
<li> <b>Circoli virtuosi.</b>
<ul>
<li> <b>Il circolo dei circoli.</b> L'innovazione genera sviluppo e lo sviluppo genera le risorse per investire in innovazione.</li>
</ul>
</li>
<li> <b>Learning organization</b>
<ul>
<li> <b>Sbagliando si impara. </b>Instaurando una cultura tollerante all'errore e lasciandosi alle spalle modelli antiquati si incoraggia l'azione che è fonte di apprendimento.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><b>  "La complessità è uno dei settori in più rapida crescita nell'economia della conoscenza: chi la sa leggere soppravive"</b></p></blockquote>
<p>EDIT - Luca mi ricorda che il modello citato dei 7 principi è tratto dal libro <a href="http://www.anobii.com/books/01c3506b95aff4505d/" target="_blank">Viaggio nella complessità</a>, di De Toni e Comello. Libro che spero di iniziare a leggere presto... ;)</p>
<p>Vi rimando ad un <a href="http://blog.debiase.com/2007/12/09.html" target="_blank">post in tema</a> di <a href="http://blog.debiase.com/" target="_blank">Luca de Biase</a>.</p>
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