<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>silvia-molesini &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/silvia-molesini/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "silvia-molesini"</description>
	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 04:30:11 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Una poesia di Rossella Valentino (e qualcosaltro)]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=6413</link>
<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 16:51:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/09/12/una-poesia-di-rossella-valentino-e-qualcosaltro/</guid>
<description><![CDATA[
Aedo
la spiaggia rosa esposta al desiderio,
mulatte le spezie, rapida la luna.
Il maglio è nel pet]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><!--more--><a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/09/dalla-rossella1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6458" title="dalla-rossella1" src="http://viadellebelledonne.wordpress.com/files/2008/09/dalla-rossella1.jpg" alt="" width="500" height="368" /></a></p>
<div class="dateheader"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Aedo<br />
la spiaggia rosa esposta al desiderio,<br />
mulatte le spezie, rapida la luna.<br />
Il maglio è nel petto e voglio vedere che noce è.<br />
Apre una bottiglia di vino e m' aspetta.<br />
Tremo, io topo.<br />
Prendo un capriccio per non armarmi in maligna commozione.<br />
La sensazione ridicola che il mio corpo è piccolo<br />
in un ponte bianco. Deformazione forse inelegante. Fa male.<br />
Ma in tale modo. Che giro la testa e prevedo. Voglio prevedere,<br />
vedergli i modi.<br />
Abbracciava me e nel bacio graffia.<br />
Una spalla, il petto, contatto. Io fondo al timore.<br />
O né ciò.<br />
Me lo porta via la marea, questo giovane grigio!<br />
Poiché lo scopo di questa sabbia è che d'acqua vive.<br />
Che la gente ha emigrato in questa sommossa di mare<br />
vorticoso verticalmente,<br />
con legni di sandalo e pepe inchiodati nelle stive.<br />
Che i pugnali incendiavano i petti e la paura.<br />
E la paralisi si fumava i corpi da gladiatori,<br />
combattenti subordinati e le reliquie ancora<br />
ancora echeggiano da fondali con facce d'uomo<br />
e i ritratti splendono <em>assiduamente </em>tra le onde.<br />
Indecisa si rammollisce la caccia. I corpi si addormentano<br />
e lasciano una via di colori.<br />
La fronte grassa di gin, il ballo delle belve<br />
e i pugnali promessi a collare di silenzio.<br />
Che splendore l'allucinazione del predatore distratto.<br />
Si immerge come embrione redento di madre. Si dà un'implosione.<br />
Il suono si è discusso nel silenzio e i piedi, lentamente<br />
cessano il contatto col suolo.<br />
Le gambe del mare tornano vicine e i pesci promettono<br />
promettono e mentono discreti.</span></div>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="justify"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;"><strong>Valentino, scrittrice siciliana, di lei non abbiamo nessuna bibliobiografia precisa ma. Qui la pagina iniziale del suo </strong><a href="http://rossellavalentino.splinder.com/"><strong>blog </strong></a><strong>, credo che in qualche modo a lei si possa arrivare, e tenendo sempre presente la prima questione sollevata: che quasi tutto è racconto sortilegio, se non è musica o finissima comprensione dei meccanismi.</strong></span></p>
<p><strong></strong></p>
<div class="dateheader">venerdì, 21 novembre 2003<a name="943564"></a></div>
<h2 class="itemtitle"><a class="seo_itemtitle" href="http://rossellavalentino.splinder.com/post/943564/21.11.2003"><span style="color:#7778bb;">21.11.2003</span></a></h2>
<div class="itemPost">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Tempo fa, credo fosse giugno, mandai un sms a Ansuini chiedendogli più o meno: “perché non scriviamo un diario insieme?”. Forse sarebbe stato meglio dire quaderno. Lui accettò dicendo subito: “vai”. Io comincio oggi, altre occasioni non ne ho avute prima. Oggi si comincia, Qui, in questo spazio. E non solo con Ansuini, se mi sembra il caso. Qualcuno sa qual è il caso giusto.</span></span></span></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">L’occasione di pensare a un quaderno comune mi fu data dal libro “Foresta della Notte” di Djuna Barnes. Per telefono gli dissi brevemente che alcuni dei capitoli avevano titoli sorprendentemente simili a quelli dei suoi poemi. Lui mi rispose di non conoscere questa Barnes e nell’occasione del nostro primo incontro gli portai il volumetto. Dopo qualche giorno un suo messaggio: “Non ti ringrazierò mai abbastanza per lo splendido dolore che provoca in me questo libro”.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><strong><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">* * *</span></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Che era una noce di burro fra tutte le tenaglie e gli acidi e seghette e lame e chiodi della letteratura dove anche noi scaraventiamo la nostra ferraglia. Scagliata da un sacco, ossidata e fragorosa; o ferramenta lucente minuta e puntuta deposta pezzo per pezzo sul banco dell’arrotino.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Ma Djuna è una noce di burro ed entrambi, Alessandro ed io, siamo stati contagiati dall’arrendevole delicatezza della bella Schizofrenica dormiente. La schizofrenia dell’ammalata è la sola libertà esprimibile; la sola vera libertà, possibile unicamente dentro i confini della malattia. Fuori dalla malattia non c’è libertà. Essere liberi significa essere coscienti. Coscienti della propria malattia. E la malattia si conclama nella notte. </span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">La domanda è questa: perché lasciamo qualcuno (qualcosa da cui siamo accolti) che ci ama per qualcuno che non ci ama affatto e che per il proprio egoismo ha bisogno di noi (o per qualcosa che nei nostri confronti è ostile o indifferente)?</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Per non perdere il senso del nostro sé evoluto, lo stesso che ci lascia scorrazzare nelle nostre moderne ossessioni.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Nella notte avvengono le scoperte vere, perché la condizione necessaria per l’evoluzione del sé rifiuta i confini aridi del giorno e abbisogna di quelli tergiversati e liberati della notte. Così l’innamorata elabora nella notte il distacco perenne dall’oggetto del suo amore perché tutte le risposte, nell’oscurità, sono più fantasiose (quindi più vere e più dolorose), dato che nascono da uno stato prenatale (condito di sogni e deliri) che più di ogni altro la avvicina allo scheletro e al significato dell’oggetto amato. Lei nella notte si avvicina alla propria malattia,<span> </span>nella notte riesce a toccare la propria coscienza, pagando un prezzo altissimo: la rinuncia all’amore.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Colui/colei che la ama la costituisce in forma, la determina in oggetto del suo amore, la fa funzionare con la logica delle risposte. Colui/colei che la ama vorrebbe impedirle di scorrazzare nelle sue moderne ossessioni, la vuole sana, si innamora del suo (di lei) sé fissato, vuole privarla del delirio ozioso della malattia (coscienza) perché la vuole adulta cioè fintamente libera.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">E cos’è, infine, quella libertà (l’unica vera) che è concessa all’uomo entro i confini della malattia?</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Nulla. Nella notte si capisce come si sia <em>servi</em> di se stessi e dell’intera umanità. Nella notte si accetta la propria infelicità, si guardano le proprie miserie e, sapendo che sono miserie universali, ci si sente meno squallidi.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><strong><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">* * *</span></span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Leggo, saltellando tra le pagine di “Indizi terrestri” di Cvetaeva, ed esattamente nell’introduzione di Serena Vitale, che diceva di lei un certo Il’ja Eremburg: “…Appena entrai nel piccolo appartamento mi sentii smarrito: difficile immaginare un maggiore stato di abbandono. Tutti allora (Russia, 1917) vivevano nell’ansia, ma esteriormente tutto era come prima; Marina, invece, aveva messo a soqquadro come intenzionalmente la sua tana. Tutto era gettato alla rinfusa, coperto di polvere, di cenere di tabacco…”. </span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Rabbrividisco perché quello stato è identico al rifiuto dell’ordine che mi colse negli ultimi sei mesi di matrimonio. Era un modo per dirgli: guarda che caos ho dentro, il bisogno di riordinare è più mio che tuo, ma tu cosa fai, intanto? Sono stata capace, per disperazione e follia, di lasciar vivere mio marito, mio figlio e me stessa, in un porcile. E non avevo certo l’orgoglio di Marina Cvetaeva. Tentavo di riordinare, di tanto in tanto, ma mi affaticava indicibilmente, mi si appesantivano le gambe, i gesti erano rallentati, improduttivi. Ero letteralmente paralizzata. Ero concentrata sulla fuga e sulla volontà di non procurare troppi dolori. Mio figlio. Verrà il cataclisma, dicevo tra me e me, questo caos è il minimo. Ma lui provò mai a riordinare? No. Si disse poi che ero sporca e disordinata, una strega. Sciatta. Hanno dimenticato subito tutto quello che ero prima. Il disordine è rimasto a suggellare il fallimento, la fine. Adesso vedo con gli occhi di una coscienza parzialmente sanata. Vedo con gli occhi della notte, toccando la mia coscienza vedo meglio anche la malattia degli altri. </span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Sono felice che quel libro sia rimasto a te. Qui è stato difficile da trovare, David me l’ha portato da Milano. E della Barnes mi ha comprato anche “Passioni” e “Fumo”. Per quanto tempo saranno ancora miei?</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Niente e nessuno che abbiano la pigrizia di restarmi tra le mani ancora per un po’. Ci vorrebbe un po’ più di sonno nel mondo.</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">* * *</span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;" align="justify"><span style="font-size:9pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#808080;">Ore 10.00</span></span></span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;color:#808080;font-family:Verdana;">Ho scritto, ho rassettato qualcosa. Ieri sera ho conosciuto Claudio e Chiara. Lui è flauto stabile all’Orchestra Sinfonica Siciliana di Palermo. Abbiamo un mucchio di conoscenze in comune, lui da musicista, io da operatore musicale. Sabato scorso c’era la prima della stagione 2003. E’ stato un fallimento perché un terzo<span> </span>dell’OSS ha scioperato. Non a causa del rinnovo dei contratti o del pagamento degli stipendi a volte rimandati per quattro o cinque mesi. No. A causa della totale incompetenza del direttore artistico nonché direttore stabile, il maestro Alberto Veronesi, figlio dell’oncologo. Claudio era tra gli scioperanti. Il programma è stato variato: Vivaldi e Malher al posto di Beethoven, per riduzione di organico. Gli abbonati, che prevalentemente sono statue di sale, sono rimasti buonini ad ammirare il ciuffo sventolante (stile thé infré-è-buono-qui-ed-è-buono-qui) del solenne e offesissimo rampollo. Questo lo sapevo già. Quello che non sapevo, e che i giornali non hanno riportato, è che Veronesi ha distribuito in sala una lettera aperta a Beethoven (!) – Caro Ludwig, non offenderti se ti do del tu (!!!) – per scusarsi con lui della mala condotta dei sediziosi. In realtà la lettera è un pretesto per narrare al suo pubblico le vicende che generarono la sua passione per la musica e tutte le luminose tappe della sua carriera – un giorno, caro Ludwig, mentre strimpellavo una chitarra (!, c’è al mondo un’espressione più penosa e più perfetta per definire uno sfigato? Uno che “strimpella” la chitarra) per caso, ho sentito provenire dalla radio l’attacco della tua Nona. Fui folgorato e da allora non ti abbandonai mai più…- E vai giù con i diplomi – col massimo dei voti!! – con i successi etc. In realtà cita solamente due episodi importanti, il resto è da professorucolo di direzione d’orchestra del conservatorio di Roccagaia. Quello che è significativo è il defluire degli abbonati (ben 400 in due stagioni) verso l’altra importante istituzione musicale palermitana (guarda caso privata) che quest’anno ha avuto un’esploit di abbonamenti imprevisto. L’OSS è un ente pubblico che ha goduto altresì dei finanziamenti europei (in Sicilia si chiama POR e distribuisce centinaia di milioni di euro). L’OSS l’anno scorso ha letteralmente “stracciato” il contratto al redattore di programmi di sala (stimatissimo musicologo nonché persona pacifica e nobile) a vantaggio di un sedicente “consulente” di estrazione etnomusicologica che di musica conosce a mala pena le lamentazioni del sabato santo e le filastrocche della defunta “‘Za Nina Spataro”, esimia voce del terroso cuore siciliano. Con tutto il rispetto per le nenie e i canti popolari, di cui conosco pure geniali e appassionati studiosi, i compositori sinfonici credo siano un’altra cosa. Veronesi figlio ha minacciato di licenziamento i ribelli (non si capisce a che titolo dal momento che anche lui è sotto contratto e, almeno formalmente, non è membro del CdA) e sarà ospite a Palermo fino al 2007. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;color:#808080;font-family:Verdana;">Bisogna anche dire che la prima volta che fu eseguita una sinfonia dell’adorato Beethoven sotto la sua direzione – nonché prima sua esibizione assoluta<span> </span>a Palermo - si assistette a un’autentica esplosione cacofonica perché ai gesti già maldestri di braccia a mani egli unì allargamenti e strizzate d’occhio, neanche minimamente contemplati dalla gestualità della disciplina, che mandarono in tilt i mastri, allora ancora poco avvezzi alla simpatica eterodossia direttiva del rampollo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;" align="justify"><span style="font-size:x-small;color:#808080;font-family:Verdana;">Di Chiara c’è molto di più da dire, o pochissimo. Non lo so ancora. Lunedì sono a cena a casa loro. Chiara dipinge e si interessa di pittura contemporanea. Dice che il modo migliore di accostarsi a un’opera contemporanea è quello di svuotarsi da ogni tentazione alla congettura, all’analisi della “generazione dell’opera”. L’idea e la personalità dell’artista “esplodono nel tratto o nel graffio”. Bisogna concentrarsi sull’energia che promana dal gesto pittorico. Le ho detto che il pregio della pittura contemporanea è, secondo me, la sua fissità, e l’enigma che ha in sé, cioè l’impossibilità per il profano di intenderne la buona o la mala fede. Al contrario della pittura figurativa o descrittiva che gli enigmi li suscita. Mi amò per questo. Sicché vedrò i suoi quadri e, in cambio, io le leggerò un mio racconto. Chiara è di una bellezza e di una vivacità che non le si possono staccare gli occhi di dosso.</span></p>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Io sono una sera d'estate di J. Brel - traduzione S. Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=4467</link>
<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 21:40:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/07/27/io-sono-una-sera-destate-di-j-brel-traduzione-s-molesini/</guid>
<description><![CDATA[
La sottoprefettura
festeggia la prefetta
nel lustro sfaccettato
piovono le aranciate
e tiepidi cham]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/07/brel-album-soir-dete1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4479" src="http://viadellebelledonne.wordpress.com/files/2008/07/brel-album-soir-dete1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>La sottoprefettura<br />
festeggia la prefetta<br />
nel lustro sfaccettato<br />
piovono le aranciate<br />
e tiepidi champagne<br />
propositi ghiacciati,<br />
le femmine imbronciate<br />
dei funzionarizzati.<!--more--></p>
<p>Io sono una sera d’estate.</p>
<p>Dalle finestre aperte<br />
cenanti familiari<br />
scostano i loro piatti<br />
dicono che fa caldo<br />
con gli uomini che ruttano<br />
come guerrieri ariani<br />
per tovaglie che cadono<br />
in briciole ai balconi.</p>
<p>Io sono una sera d’estate.</p>
<p>Sulle terrazze andate<br />
cinci fradici parlano<br />
di cavalline storne<br />
e di vecchiacce perfide,<br />
l’ora in cui le bretelle<br />
sostengono il presente<br />
dei passanti dispersi<br />
e degli alcolizzanti.</p>
<p>Io sono una sera d’estate.</p>
<p>Pesanti innamorate<br />
che sanno di cucina<br />
passeggiano le tette<br />
sui fianchi della Mosa<br />
vorrebbero un soldato<br />
perché l’estate goda<br />
salga, valga che valga<br />
sulla loro persona.</p>
<p>Io sono una sera d’estate.</p>
<p>Alle fontane i vecchi<br />
bardati a referenze<br />
ritornano all’infanzia<br />
con passetti piovosi,<br />
ridono con un dente<br />
per mordere il silenzio<br />
presso bimbe che danzano<br />
la fine-primavera.</p>
<p>Io sono una sera d’estate.</p>
<p>Il calore si vertebra<br />
e fiuma ubriacature<br />
l’estate ha le sue messe<br />
e la notte le celebra<br />
la città ai quattro-venti<br />
lampeggia di rimorso<br />
inutile, infischiandosene<br />
di non essere un porto.</p>
<p>Io sono una sera d’estate.</p>
<p><strong>JE SUIS UN SOIR D'ÉTÉ</strong><br />
<em>Jacques Brel</em>, 1968</p>
<p>Et la sous-préfecture<br />
Fête la sous-préfète<br />
Sous le lustre à facettes<br />
Il pleut des orangeades<br />
Et des champagnes tièdes<br />
Et les propos glacés<br />
Des femelles maussades<br />
De fonctionnarisés</p>
<p>Je suis un soir d'été</p>
<p>Aux fenêtres ouvertes<br />
Les dîneurs familiaux<br />
Repoussent leurs assiettes<br />
Et disent qu'il fait chaud<br />
Les hommes lancent des rots<br />
De chevaliers teutons<br />
Les nappes tombent en miettes<br />
Par-dessus les balcons</p>
<p>Je suis un soir d'été</p>
<p>Aux terrasses brouillées<br />
Quelques buveurs humides<br />
Parlent de haridelles<br />
Et de vieilles perfides<br />
C'est l'heure où les bretelles<br />
Soutiennent le présent<br />
Des passants répandus<br />
Et des alcoolisants</p>
<p>Je suis un soir d'été</p>
<p>De lourdes amoureuses<br />
Aux odeurs de cuisine<br />
Promènent leur poitrine<br />
Sur les flancs de la Meuse<br />
Il leur manque un soldat<br />
Pour que l'été ripaille<br />
Et monte vaille que vaille<br />
Jusqu'en haut de leurs bas</p>
<p>Je suis un soir d'été</p>
<p>Aux fontaines les vieux<br />
Bardés de références<br />
Rebroussent leur enfance<br />
A petits pas pluvieux<br />
Ils rient de toute une dent<br />
Pour croquer le silence<br />
Autour des filles qui dansent<br />
A la mort d'un printemps</p>
<p>Je suis un soir d'été</p>
<p>La chaleur se vertèbre<br />
Il fleuve des ivresses<br />
L'été a ses grand-messes<br />
Et la nuit les célèbre<br />
La ville aux quatre vents<br />
Clignote le remords<br />
Inutile et passant<br />
De n'être pas un port</p>
<p>Je suis un soir d'été.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Canto Bruno - di Silvia Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=4082</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 15:25:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/07/14/canto-bruno-di-silvia-molesini/</guid>
<description><![CDATA[“Ah!  Come ho grosso il cuore
e come vorrei versarlo”
la triste, la smargiassa, l’aspra
dicon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">“Ah!  Come ho grosso il cuore</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e come vorrei versarlo”</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">la triste, la smargiassa, l’aspra</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">dicono sbiascicando -</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">Nessuno le ha persuase</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">per una, diciamo, sensatezza</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">a rinunciare al pianto -</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">Il pianto non ci sprezza:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">è quel ritorno consentito</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">ai posti lontani - Un’inezia</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">soprannaturata eternata e</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">sovra stante - Durante</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">me,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">dicono ’ste tre donnicciole,</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">passa un movimento fermo</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e passano mille rose rose</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">mai dedicate (al tuo fratello</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">minore!)<!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">ma queste ore</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">ma questo caldo</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e questo luglio         cantano:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">ah!   come ho grosso il cuore!</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e come vorrei versarlo</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">sulle palpebre di chi</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">guarda il dolore accadere</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e sulla schiena di chi</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">non lo vede -</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">“Quanto poi, Gelsomina</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">soccorrerti il digiuno</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e la notte che non finire</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">e la notte che non dormire</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">perché proprio ora</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">nessuno</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">nessuno</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">(e piange)</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">nessuno</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:5pt 0;">venire.”</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Volevo vedere l'imbrunire]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3586</link>
<pubDate>Sat, 31 May 2008 16:30:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/05/31/volevo-vedere-limbrunire/</guid>
<description><![CDATA[

Volevo vedere l&#8217;imbrunire
e mi sono appoggiata qui per questo
in fondo al fondo del prato
mi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><img src="http://www.windoweb.it/guida/arte/arte_foto/umberto_boccioni_2.jpg" alt="" width="355" height="273" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">
<p>Volevo vedere l'imbrunire<br />
e mi sono appoggiata qui per questo<br />
in fondo al fondo del prato<br />
mi siedo e ripasso i lividi alle nuvole<br />
quando tutto si allarga piano<br />
un accavallarsi di veli, lì.<!--more--><br />
Adesso i motori sono musica<br />
quella che avanza ha un caldo mite<br />
lenta l'aria muove le magnolie<br />
io penso che fra un pò tutto scompare<br />
ma un imponente silenzio sta creando<br />
e compatta i cespugli, i cedri, me.<br />
Assomiglio a quanto si spande attorno<br />
e le mie dita sono radici<br />
il respiro dall'addome si attacca alle correnti<br />
più giù diventa fiato, dall'erba scura<br />
mentre l'umido mi incolla foglioline</p>
<p>sono io, la sera.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Jacqueline che si spara]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3332</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 19:51:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/05/13/jacqueline-che-si-spara/</guid>
<description><![CDATA[
L&#8217;inventario dell&#8217;opera
il funzionario del fisco
occhi, occhi, occhi, mani
(tredicianni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://blog.chosun.com/web_file/blog/324/51324/1/Picasso._Jacqueline_2.jpg" alt="J, by P." width="272" height="326" /></p>
<p>L'inventario dell'opera<br />
il funzionario del fisco<br />
occhi, occhi, occhi, mani<br />
(tredicianni ci ho messo)<br />
assidua, impenitente, deriva<br />
e schiocco.<!--more--><br />
E tele e quadretti e brogliacci<br />
e cartoncino e ceramica<br />
tutti i tuoi giochi, marito<br />
il loro valore esausto<br />
i diavoli, le capre, gli orchi<br />
gli scarabocchi.<br />
L'opera, il tuo asilo.<br />
Sveglio dopo le due, burberosciatto<br />
e indolente, scontento<br />
ti inventario l'opera<br />
la conto<br />
e conto esatto<br />
570 milioni di franchi, vale.<br />
Vale 570 milioni di franchi,<br />
solo questo, nient'altro<br />
lo sperpero illuso<br />
il nipote fotografo<br />
l'affare vuoto<br />
la sgangherata famiglia.<br />
E' poco.<br />
Niente, fetente.<br />
Cosa mi lasci, Notre Dame de Vie<br />
cosa mi hai dato, l'arlecchinata<br />
carta ritagliata, maschere<br />
imperturbabili, fica grassa<br />
in litografia.<br />
E soldi, case, molti.</p>
<p>Lascerai che mi stenda, tiepida,<br />
fredda, e che nella tua orgia<br />
sterile, nel mezzogiorno del vecchio porco<br />
nella nausea dell'arte comperata<br />
decida di spararmi un colpo.<br />
Un mio colpo-corpo.<br />
Sfinito, lui, sfinito.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Metta la faccia tra le mani]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=2485</link>
<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 15:49:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/03/01/metta-la-faccia-tra-le-mani/</guid>
<description><![CDATA[
Lei vede il vuoto?
Lei vede il vuoto?
Lei vede il vuoto della mia figura
a metà nera
abbeverarmi
o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" width="346" src="http://images.gazzetta.it/Hermes%20Foto/2007/12/04/0JSG3ITP--346x212.jpg" height="212" /></p>
<p>Lei vede il vuoto?<br />
Lei vede il vuoto?<br />
Lei vede il vuoto della mia figura<br />
a metà nera<br />
abbeverarmi<br />
o le pare io stia corrispondendo<br />
alla figura intera?<!--more--></p>
<p>Sente come arrivino a sfinire<br />
queste lettere corsive<br />
e nulla venga detto netto<br />
dove la strada è inesistente<br />
e quello che ci porta<br />
è un congiuntivo imperfetto</p>
<p>sente cosa diventa il battere<br />
tolto il levare, sente<br />
questa prepotente miseria</p>
<p>dove la casa è inventata</p>
<p>lei vede il vuoto?<br />
Lei vede la sottile linea che congiunge<br />
quello che guarda e la sua<br />
insostenibile lontananza?</p>
<p>Non è poetico, signor Blasone<br />
non ricorda le melodie madri<br />
non cura i luoghi del fiore</p>
<p>non ha l'estetica a ramarlo<br />
e a infilarlo nei libri<br />
come un tarlo</p>
<p>è insostenibilmente lontano. Venga.<br />
Metta la faccia tra le mani,<br />
pianga.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Senza meta 6: Pillole (di)versi, mo' me lo segno e poesiaitalianadesso]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/22/senza-meta-5-pillole-diversi-mo-me-lo-segno-e-poesiaitalianadesso/</link>
<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 18:15:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>alivento</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/22/senza-meta-5-pillole-diversi-mo-me-lo-segno-e-poesiaitalianadesso/</guid>
<description><![CDATA[Per la serie dei “Senza meta” ho sottocchio una chicca che, per farvi star lì a “morire” (s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Per la serie dei “Senza meta” ho sottocchio una chicca che, per farvi star lì a “morire” (si fa per dire), di curiosità non vi propongo adesso ma rinvio al prossimo post, anche perché non si tratta di un blog di poesia e, poiché la rubrica “Senza meta” è nata  con l’intento di proporre principalmente  blog di poesia, non posso andare ripetutamente troppo al largo. Se anche qualche eccezione è pur ammissibile e me la concedo, sulla poesia devo tornare, insistere, soffermarmi. Per dovere, per amore, per coerenza. Per compensare i miei frequenti tradimenti “apoetici” ed anche una lunga vacanza, dovuta ad una ciclica apatia scrittoria che talora mi attanaglia, oggi mi sbilancio e segnalo addirittura tre blog di poesia, tutti accomunati dalla caratteristica d’essere archivi, promemoria, taccuini di poesia. I gestori cioè hanno usato il blog come una sorta di contenitore per conservarvi preziosità, tesori poetici, le poesie d’altri, grandi e meno grandi, lette qui e là, che li abbiano maggiormente colpiti, affascinati, incantati. <!--more--> Si tratta dei blog <a href="http://pillolediversi.blogspot.com/"><strong>Pillole (di)versi</strong></a>, <a href="http://melosegno.tumblr.com/"><strong>mo’ me lo segno</strong></a>, e <a href="http://poesiaitalianaadesso.ilcannocchiale.it/"><strong>poesiaitalianadesso</strong></a>. Il  primo è gestito da <strong>Maria Pina Ciancio</strong>, il secondo da <strong>Roberto Corsi</strong>, l’ultimo da <strong>Silvia Molesini</strong>. Li segnalo nell’esatto ordine in cui li ho scoperti, uno dopo l’altro, ma, sono certa che ancora di simili ve ne siano sparsi per la blogosfera. Li segnalo perché hanno dato attuazione ad una idea che avevo anch’io in mente e che, come molte altre, è rimasta in mente senza trovare concretezza nella realtà o, per meglio dire, nella “virtualità”, l’idea cioè di creare una mia raccolta on line di poesia preferita. I blog che vi propongo, non essendo nati con l’intento relazionale, sono forse poco frequentati, il che sembra confermato dalla scarsità dei commenti ai post, ma indubbiamente meritano di essere visitati perchè rappresentano una selezione di testi fatta da persone competenti, ed hanno un pregio non indifferente, quello di riconciliare il lettore con la lettura di poesia, sia per il costante elevato livello di ciò che vi si legge, sia perché si tratta di poesia non gridata, non esposta, non insistentemente proposta in una ricerca spasmodica di attenzione che non basta mai darne fino a star male. Sono testi che stanno lì in un cantuccio accoccolati, dispersi, abbandonati, in silenzio, senza chiedere niente se non di stare, essere, potere essere letti, ma solo quando è nostro il bisogno. Di lettori. I blog in questione non hanno un' organizzazione interna particolare, tranne quella tipica dei blog: per data di pubblicazione. Sono aggiornati poco di frequente, ma questo non è strano, innanzitutto non è facile imbattersi in una poesia che ci conquisti, in secondo luogo non sempre le poesie che si scrivono/leggono, anche di uno stesso autore,  raggiungono sempre gli stessi livelli eccelsi, sublimi, l’ottimale architettura suono/parola al nostro orecchiomente, tale che a fine lettura si resti con quello stupore pensoso che è proprio del momento in cui si percepisce la grande qualità della poesia. Un altro motivo di scarsa frequenza d'aggiornamento può essere dovuta al fatto che i gestori  non finalizzano la lettura di poesia alla raccolta poetica, ogni tanto in loro si manifesta questa esigenza, l'idea di salvataggio, magari proprio quando incontrano una poesia particolarmente gradita in coincidenza con un momento di maggiore serenità di pensiero. In calce solo un piccolo accenno al fatto che anche questa segnalazione manifesta il legame con la teoria dell’ utilità dei blog che è uno dei piloni portanti di questa rubrica, in particolare qui viene in mente la funzione di quaderno per appunti, di agenda o pro memoria on line elettronico che può svolgere il blog. Tale funzione è agevolata sia dall’organizzazione temporale degli articoli che dalla possibilità, nel caso di contenuto riservato, di rendere il blog privato. </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Ho sognato di", Giovanna Marmo al PunkIslam di Torino nel 2003]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/05/ho-sognato-di-giovanna-marmo-al-punkislam-di-torino-nel-2003/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 14:00:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/05/ho-sognato-di-giovanna-marmo-al-punkislam-di-torino-nel-200/</guid>
<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/NF7GIRSxc6I'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/NF7GIRSxc6I&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La montagna di Silvia Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/15/la-montagna-di-silvia-molesini/</link>
<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 09:00:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/11/15/la-montagna-di-silvia-molesini/</guid>
<description><![CDATA[
Stacca silenzio breve
la sciamura delle mosche,
nel dopo della pioggia io arrivo.
Con un molo di me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" width="240" src="http://www.nadir.it/tec-crea/te_filtri-01-bn/basej.jpg" height="216" /></p>
<p>Stacca silenzio breve<br />
la sciamura delle mosche,<br />
nel dopo della pioggia io arrivo.</p>
<p>Con un molo di meraviglia<br />
da scatenato abbrivio:<br />
io arrivo, ti cammino e<br />
scopro che, te<br />
luce/ombra/ombre/affondo<br />
patinata discesa sul prato<br />
e sale-sale fresco rotondo scabro<br />
scivolante e fatale<br />
la teoria delle frane<br />
luce/luce/mezza-a-scondo<br />
dove scende poi sale<br />
mista musica del mondo<br />
una<br />
montagna.<br />
<!--more--><br />
Reale.</p>
<p>Un mobile procurato<br />
e ricercato sul vento di te che<br />
spazzi nuvole cimbre e cirri<br />
bomboloni cumuli spetardati</p>
<p>un rumore funambolo<br />
il suo nitore ad angolo</p>
<p>nel blu del pomeriggio</p>
<p>guardai…</p>
<p>Non tanto il valico o<br />
la scissura di valle e<br />
non tanto la gola<br />
che lancia a fiume gli uccelli più sensazionali<br />
-quelli di piuma colorata e ardente<br />
e i grossi neri, beccuti, spirituali-</p>
<p>, non tanto il giogo, il rostro, la trincea<br />
e non l’ossario<br />
il suo senso sparato a calco,<br />
la morte che viene, oramai…</p>
<p>non tanto la lepre, la marmotta, il cerbiatto<br />
o il fiore giallo, quello<br />
violetto, un bianco, di loro,<br />
la genzianella,<br />
non quella d’oro, il lavoro<br />
del paracarro, dell’escavatore<br />
vicino al rifugio del CAI.</p>
<p>Guardai, un sapore nuovo.<br />
E il senso dello stare in piedi.<br />
Tutta intera, prima di sera<br />
nella montagna pulita<br />
la vita piccola ora un gigante<br />
nelle mie gambe</p>
<p>fragrante o leggera.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Del fluire della luce divina - di Silvia Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/10/10/del-fluire-della-luce-divina-di-silvia-molesini/</link>
<pubDate>Wed, 10 Oct 2007 02:06:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/10/10/del-fluire-della-luce-divina-di-silvia-molesini/</guid>
<description><![CDATA[Allora dissi. “Signore, beati gli occhi …………………..che questo fluir d’amore etername]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Allora dissi. “Signore, beati gli occhi …………………..che questo fluir d’amore eternamente vedono …………………e questo prodigio conoscono,…………………che non posso nominare”……………………….Il monte allora disse: “i tuoi occhi se son capaci di contemplarmi…………………………….con sette cose devono essere illuminati, ……………………..ché altrimenti non mi vedranno………………Queste sono: …………………………esser colpevole malvolentieri,………………………….perdonare con gioia, nulla per se stesso trattenere, …………………..verso chi odia esser nobile ……………………….e amabile verso chi è crudele, ……………………..puro di ogni colpa …………………….e pronto a tutto accogliere” . <strong>Matilde di Magdeburgo </strong></p>
<p align="justify"><span style="font-size:9pt;"><font face="Times New Roman"><span style="font-size:12pt;"></span></font></span></p>
<p align="justify">Mi sono fatta beghina nel 1230. Avevo vent'anni e, adesso, mica sto qui a dire vent'anni qui vent'anni là, a vent'anni si può essere già precisamente avvinti a qualche cosa e nessun rumore del mondo lo potrà disturbare.<!--more--></p>
<p align="justify">Rinuncio al denaro, alla sopraffazione possessiva, alla maternità. A costruzione di un mondo parallelo sono in compagnia di molte, sensibili talune ed altre costrette ma né costrizione né sensibilità devono spaventare e molti pomeriggi nelle nostre storie abbiamo inventato personaggi disarmati di questa condizione per farne sortilegio</p>
<p align="justify">Ho scritto a lungo, nelle sere al lume e nelle giornate accanto ai riti quotidiani, comunque cercavo un ordine finale, un arrivo coerente degno di tutto l'entusiasmo emanato, la spinta di fede, difficile esplosione, e radiosa. Vedere il rivelarsi. Lo sguardo cupo della vergogna implodere a mostrare luce vera, tutto compreso, tutto mostrato, nessuna bambina avrebbe pianto ancora</p>
<p align="justify">Non mi importava di mangiare: la transustanziazione di quel Cristo per la cena ultima e per me, certo parte di tutte le cose in lui. Questo è il mio corpo e nessun'altra carne avrebbe potuto nutrire come quel pane docile nel rito dello Spirito a dire che dappertutto, per tutto, nel tutto ci sarebbe stato amore di sacrificio, splendente carità.</p>
<p align="justify">Non mi importava di dormire: nessun oblio nella luminosità di un mattino perenne che diventa potente mezzogiorno; non c'è in me disposizione all'oblio, non c'è abbandono ora, perseguo un'estasi bianca che vedo e m'incanta gli occhi e m'incanta il cuore globo gravitante nell'orbita certa soprannaturale</p>
<p align="justify">Le visioni non mi hanno spaventata, ero temprata dai giorni lì e consolava la preghiera, Helfta da sempre ha consacrato madri e la stupefazione e la grazia di creature di luce le hanno circondate:Matilde di Hockeborn, Gertrude di Hockeborn, Gertrude la Grande, era restituzione alla Germania di bambine scelte e studio impegnativo ai piedi dell'altare.</p>
<p align="justify">Per ciò sapevo cosa incontravo. E per incontrarlo mi sono fatta raggio, così fine e pulsante, così scintillante e solo ed impotente lampo ma sensibile, specifico filo di un cuore innamorato preordinato a segnali di invito, modulati.</p>
<p align="justify">Il Signore mi ha rivelato (ed era fonte zampillante, lampada accesa, liuto, chiostro, giardino, incensiere) "tu sei talmente unita alla mia anima che nessuno potrà contrapporsi", e sa che vengo dal buio, sa che vengo dalla malattia e che quanto più vado giù tanto più dolcemente bevo</p>
<p align="justify">Mi sono confusa a lui, sposa d'amore, figlia del Padre, sorella del Figlio, in quanta luce fluente e mi sono fatta ponte nella rivelazione del cammino e sono stata fluire di luce nel verbo dei versi e il Signore mi ha rivelata piccola ed umile cosa fatta luogo, creatura ombratile, insufficiente, logora, in quanta luce fluida, luce morbida, luce dura tu, preziosa pietra eccelsa, mi hai avvolta ed ho desiderato di venirne respinta!</p>
<p align="justify">Un amore violento infiammante e l'anima al suo centro, che sei tutto , amoenites omnium colorum, dulcor omnium saporum, fragrantia omnium odorum, delectatio omnium sonorum , torrente di luce che mi trascina e per te scrivo e penso in questa minne intensa, minnesang, minnesangue; saprò trasmettere una parte di questo immenso, a qualcuno degli esperti farò guida al Paradiso?</p>
<p>Un amore infiammante, violento.<br />
Vedere è stata scintillante estasi e dolore e sfinimento.<br />
Ho conosciuto, ho visto, so. E sono solo qui per te, snervata da torrido abbacinante desio a mendicarne l'assenza.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Silvia Molesini per Lo spazio e il tempo della scrittura n.8]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/09/24/silvia-molesini-per-lo-spazio-e-il-tempo-della-scrittura-n8/</link>
<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 22:41:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/09/25/silvia-molesini-per-lo-spazio-e-il-tempo-della-scrittura-n8/</guid>
<description><![CDATA[
So già dove seguire le lepri
e mi perdo, é facile, sull&#8217;erba
quando suona un livido dio
sto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" width="400" src="http://www.marcobranchi.it/fotografie2007/mammiferi/D2_1163_Lepre.jpg" height="272" /></p>
<p>So già dove seguire le lepri<br />
e mi perdo, é facile, sull'erba<br />
quando suona un livido dio<br />
sto limpida assorta lì<br />
e dove resto mi divento grande<br />
poi non ritorno facilmente<br />
dal punto davanti al sole sceso<br />
per così poco non so ripetere<br />
l'andata scoccante.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Signor Zimmerman(n) - di silvia molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/09/10/signor-zimmermann-di-silvia-molesini/</link>
<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 00:45:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/09/10/signor-zimmermann-di-silvia-molesini/</guid>
<description><![CDATA[Quando poi hai dato tutto al diavolo, non al crocicchio
ma nella casa di fronte, signor Zimmermann
a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quando poi hai dato tutto al diavolo, non al crocicchio<br />
ma nella casa di fronte, signor Zimmermann<br />
abbiamo pianto per te, per le tue belle dita e<br />
per la tua chitarra, il tuo banjo e la tua<br />
armonica da bocca<br />
ma non fu una morte memorabile, passava<br />
dalle nostre genuflessioni e dal nostro<br />
scontento.<!--more--><br />
Tu riccetto continuavi ad inseguire un'ombra pallida stramazzata<br />
nei fossi della musica e sempre al terzo risorta, un'ombra<br />
allucinata e vagolante e chiara e morbida, un'ombra<br />
illuminata, chissà da quale gran sole l'hai raccolta, quest'ombra<br />
che vaga.<br />
Le tue parti bambine in girotondo, come pietre rotolanti, come parti<br />
che mai mi consegneranno un fiore, come l'amore<br />
che si pronuncia " dove si appoggiano i tuoi occhi"<br />
e come una fame davanti alla porta dell'estate, ruggine e america<br />
potata, un fiore lungo un anno mai meritato brilla<br />
delle stelle incandescenti senza firmamento.<br />
Così sorgi.<br />
Incantamento e tarantola.<br />
Nelle spiagge di un est avvicendate<br />
alle sorprendenti solitudini della storia in una pioggia dura che<br />
precederà l'estate, non vi darò niente<br />
e niente se non me.<br />
Tu scoperto continuavi ad inseguire un'orma rossa percossa<br />
nei declivi della storia e sempre al terzo risorta, un'orma<br />
allucinata e provocante e netta e sordida, un'orma<br />
ben calcata, chissà da quale quasi marte l'hai raccolta, quest'orma<br />
che spara.<br />
Quando poi hai rifatto il verso al secolo, non al ventesimo<br />
ma al mondo di fronte, signor Zimmermann<br />
ci siamo divertiti un sacco, con la tua carastella e<br />
con la voce che impara, la tua camaleontica<br />
armonica di bocca<br />
ma non fu mondo sostenibile, c'entrava<br />
con le nostre genuflessioni e con il nostro<br />
contorno.<br />
Adesso un movimento che c' incava scavalca il fossato, il vento,<br />
il muretto di fronte, e s'inabissa lucido nel mare della bava del<br />
giornalista che investe con le domande giunte il tuo strano stare<br />
"che vuoi dire?", "a che servi?", rendi conto di come hai fatto a esistere<br />
cuor di Columbia, cuor di country, cuorama, facci capire che<br />
assumi tua conditio, ex clown di strada, ministrel<br />
zoppo che fai la bella vita rubata della star, facci vedere che t'inchini<br />
anche tu, anche tu, Maggie's farm, dove si inclina la strada.<br />
Agli scheletri del folk va porta ammenda, subito, tamburino chiocciante.<br />
Quello che dici, vedi, ha il senso del niente: dà un'atmosfera pingue<br />
e ricopre i desideri del mezzovest, poi nella grande ciminiera<br />
sfiata dall'industria dei begliuomini, è lì che sei infilato stasera.</p>
<p>-Ma quanto amore esce da questo treno<br />
che fischia e rotola, grondante tanto<br />
di pioggia fresca e di poco sereno!-<br />
Un amore in cui non cadi, quello che accoglie<br />
turbini soffocati a mezzogiorno e scarpe rotte sulle strade asciutte<br />
nella visione austera del suono che precipita mentre si strugge<br />
e non ritorna a mondo alcuna delle visioni spropositate tutte<br />
ma un amore che non pare tondo, e si prova a ricondurre quello che...<br />
a uno strato di sapienza leso e ingiusto, una specie di scoperto<br />
indulto, prende la musica, ci fa due giri intorno.<br />
E non pareva bello, a tutti e tre, John Wesley Harding<br />
chiudere gli occhi e la porta per essere tuoi stanotte.<br />
Spegnere la lampada e non sembrare spaventati, perché<br />
mai cattivi, mai invidiosi, mai sporcati<br />
e chiudere la porta ed essere tuoi stanotte. Vedere<br />
il naso del primo re misteriosamente scomparso<br />
andare via veloci perché qualcuno guarda dalla finestra<br />
scendere dalla sorgente delle cose e chiedere perché i campi<br />
si consumino e andare così lontani da casa<br />
il tempo di socchiudere gli occhi e incrociare le gambe<br />
e di un respiro profondo, quanto lontano?<br />
Che bella, che bella, bella cosa!<br />
disse Vera allungandoti la mano,<br />
signor Zimmermann.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lettera di nascita - di Silvia Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/08/29/lettera-di-nascita-di-silvia-molesini/</link>
<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 00:54:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/08/29/lettera-di-nascita-di-silvia-molesini/</guid>
<description><![CDATA[
Buongiorno Sanbellino, di qualche novità, e quasi di tutte, finisci per stancarti. Ma sappi che i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p>Buongiorno Sanbellino, di qualche novità, e quasi di tutte, finisci per stancarti. Ma sappi che io qui, davanti alla macchina, al presepio del 4 maggio, penso a figli belli di zecca, che crescano o no. Quindi, Anna, so poco dei tuoi genitori, e se vuoi che ti dica tutto un po' mi fan paura, ma non mi fai paura tu, meraviglia e sparpagliata, buttata al mondo, battezzata.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">C'è un grilletto che gira per casa e non vorrei mai fossi tu, quando più grande, il suo pinocchio. Mi piacerebbe vederti allungata sul muretto del mare che fumi pensosamente provando ad individuare betelgeuse nell'orione o infilare fogli a raffica nelle macchine da scrivere che non avrai, ti vedo in fondo come le cose che ho amato, perché mai poi non amarti così?<!--more--><span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Qualcuno ti amerà come deve come cosa sua, avrà notti più caustiche con te, e molto più avvolgenti, molto presenti e impresentabili pure, qualcuno ti importerà come non mai per poi non importanti proprio più, farà sangue e latte e pomeriggi davanti a Heidi col panino ed il succo di pera, e farà i tuoi ricordi bianchi e beige, e strinati.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Qualcuno ti darà da fare e da piangere, da ridere. Nella confusione della festa dello sport di Grigolo, vicino al banco della birra, capelli bruni ricci appena accomodati nel nastrino, gli occhi per quel cugino incandescente specialmente inseguiti e figlia figlia, figlia sei bella come il sole, non ti accorgi di niente, tutto è nuovo qui, la prima siepe, la prima lacca, il primo cordoncino, il primo invito (credi), la prima luce riflessa dalle prime labbra viste così, al primo chiaro, alla prima ciucca, al primo frullare della batteria canaglia, nella prima vera.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Infatti io, Sanbellino A., ho una fotografia a colori di cui non mi stancherò. Sei tu che a sette anni guardi contro sole e fai una smorfia molto caratterizzante, e non guardi in macchina (è la seconda) ma da una parte che non abbiamo ancora ben individuato. Tutti si sono dati molto da fare per farti entrare in quella foto ed è un bene, così ce l'ho, la guardo quando voglio capire qualcosa di astronomia. Mi dicono che si studia, Urania, ma varrà ben partire dalle stelle, o dico una fesseria?<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Che io, Annellina, infilato nel dizionario etimologico CortellazzoZolli alla pagina 1273 di "stiacciàto", ho un tuo disegno a pennarello dal titolo MAPPA SEGRETA dove un bel rosso centrale a squame viene su verso un solino incrociato a grassi segni verdiblu, e per terra il castagno, viola gli altri buchi e poi mi ci fai partire su delle scale sottili a tratti neri, una tua scrittura qualunque, che manco klee.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">E io, Annette, penso per te alla posizione del gatto in un pomeriggio trascorso in erba bassa, poche auto che passano per quel po' di noia che ricama il paese discosto, e una gita in montagna (che le montagne si vedono solo in gita) con un gonnellone nero che ti arrivi ai piedi, conoscere le bruschette fatte sulla graticola, l'olio d'oliva, la saliva degli altri, il sonno.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Diventare diventerai. Che verranno indette gare per farti assomigliare a qualcosa. Ma è il punto del tuo nascere, il punto qui è il tuo nascere, nascere appunto, benedetta, nella casa del cane e nella casa del sale, nella casa del cristo e nella casa del diavolo e nel fienile e nel catrame, quello che il giorno spinge fuori verso te che stai, ma quanto ti muovi! Cattiva! Attiva! Attivati Annina, bella come il sole, come la terra, come la rabbia, come il pane...<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Diventare, ti diventeranno. La preziosa laurea, il santo lavoro, i soldi per comprarti l'elettricità, ma prima ancora un concerto dei Baustelle. O per sentire Romolo Rossi parlarti di metodologia dell'amore. O per un libro di Mallarmè. Nella stanzetta affittata a Milano-Dergano proverai a farti assumere dall'architetta che collabora con la Driade disegnandole quasi agratis le cucine. Diventare c'è tempo.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span><span style="font-size:9pt;color:black;font-family:Verdana;"></span></p>
<p align="justify">Intanto prenditi a cuore questo nascere. Fa come se tutto fosse lì. Fai: decidi di non alzarti, stai allungata con il sedere e la schiena e le braccia allargate e le gambe tese e la nuca ben piantata al suolo, respira, apri la bocca, apri gli occhi, stai nel tempo protetto, accordati con il contatto e segui quella sottile, smarginata, verde, ariosa, fragrante pro-testa. Puoi esistere, comunque e per quanto tutto, improvvisamente o in modo più subdolo, non sia.<span style="font-size:9pt;color:#8e8e8e;font-family:Tahoma;"></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Maschio di Silvia Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/08/04/maschio/</link>
<pubDate>Sat, 04 Aug 2007 00:06:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/08/04/maschio/</guid>
<description><![CDATA[ 
Cos&#8217;è un essere maschio
perfonde?
prolunga?
estrae?
O un essere maschio attrae
dove un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" width="211" src="http://www.yogajournal.it/cms/images/lifestyle/maschio.jpg" height="173" /> </p>
<p>Cos'è un essere maschio<br />
perfonde?<br />
prolunga?<br />
estrae?<br />
O un essere maschio attrae<br />
dove un' isola manca minore e<br />
dove il vento che vento appare<br />
depone, un essente maschio la<br />
ritrae?<br />
O un essere maschio spande<br />
per le mille maniere del nido per<br />
terra, la terra sbandata sbiella<br />
appone e un' entità maschia a sé<br />
l'appella?<!--more--></p>
<p>Direi che suole, a giorno sorto<br />
girare attorno al marchingegno mondo<br />
e ama portare a chi si annette e Annie<br />
un risultato impertinente, un niente<br />
due broccoletti<br />
l' asta del pane<br />
dame di vino giallo e<br />
spropositato sudore<br />
questo a imperlarlo<br />
di, anche, quell'odor santo<br />
del caprone.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se ti si potesse rispondere - di Silvia Molesini ]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/07/27/se-ti-si-potesse-rispondere-di-silvia-molesini/</link>
<pubDate>Thu, 26 Jul 2007 22:20:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/07/27/se-ti-si-potesse-rispondere-di-silvia-molesini/</guid>
<description><![CDATA[Se ti si potesse rispondere
ti direi che nessun sangue è legge
legge farei la tua distanza
dal dise]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Se ti si potesse rispondere<br />
ti direi che nessun sangue è legge<br />
legge farei la tua distanza<br />
dal disegno</p>
<p>e legge la stanza della penisola<br />
arida, ambigua<br />
che latita e sfregia<br />
il mattino a pomeriggio<!--more--></p>
<p>legge, se serve, a figlio<br />
mai nato, il chiaro senso posto<br />
dalle tue poesie, le afasie<br />
illuminate</p>
<p>che di chi sa cos’è difficile<br />
farsi ruolo e dividere<br />
non si dica mai tornato<br />
non si pensi impossibile</p>
<p>questo se ti si potesse rispondere<br />
per quante volte letto<br />
un pianto supremo<br />
impellente spropositato</p>
<p>nel tuo scrivere liquido<br />
e pianto di quel pianto<br />
quanto il pianto mi ha pianta<br />
cosa disperata io, io</p>
<p>tanto che se ti potessi rispondere<br />
mi parrebbe sfinente trovare le parole<br />
e accorgermi che niente soccorre<br />
se ha fermo lì tutto l’amore.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I motivi - di Silvia Molesini]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/24/i-motivi/</link>
<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 22:56:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Molesini</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/06/24/i-motivi/</guid>
<description><![CDATA[Uno: sei stata incanto-
Amata come indecifrabile
e la folletta labile dell&#8217;orto;
femmina di st]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Uno: sei stata incanto-</p>
<p>Amata come indecifrabile</p>
<p>e la folletta labile dell'orto;</p>
<p>femmina di stanza semibuia.</p>
<p>Adagiata al pomeriggio tropico</p>
<p>triste disarmo a parole</p>
<p>crociate-portico.<!--more--></p>
<p>Due: sei stata piccola-</p>
<p>L'ingenua che bevuta a canna</p>
<p>ti ha affollata di uomini</p>
<p>dai cento colori dell'acqua.</p>
<p>Sembrava di vincerli tutti</p>
<p>occupando un centro qualunque</p>
<p>principale-</p>
<p>Tre: erano finite le nuvole-</p>
<p>Il mondo si occupava di altre</p>
<p>sostanze non fluide, entrava</p>
<p>nelle serie predisposte ad anellidi:</p>
<p>necessarie congiunzioni e ri-ordini.</p>
<p>Quattro: veniva conosciuto il dolore-</p>
<p>Lo portavano lì i semprerimasti</p>
<p>e creavano il tipico moto degli spazi</p>
<p>messi tra te e te a disegnarsi</p>
<p>e niente a spiegare niente perché</p>
<p>nient'è? di nient'è?</p>
<p>Cinque: dove nasco ti muori-</p>
<p>quello che cambia fa una sottile riga</p>
<p>messa a traverso agli occhi dentro gli occhi</p>
<p>cambiano le ordinate una mattina</p>
<p>e cambia il sole che mi occupa</p>
<p>e t'insera.</p>
<p>Sei in quella sera. Stralunato spettro</p>
<p>la falciatura dell'estate vuole</p>
<p>il mio benigno accatastamento.</p>
<p>E quindi rara àncora mi vuoi.</p>
<p>E io divento vento.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
