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	<title>sellerio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/sellerio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "sellerio"</description>
	<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 16:48:06 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[260 lettura finita (130/II anno) - Il gioco della mosca di Andrea Camilleri]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/?p=617</link>
<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 11:51:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/?p=617</guid>
<description><![CDATA[
Inizio lettura 15 agosto 2008 - Termine lettura 16 agosto 2008
Carina questa lettura. Storie brevis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788838913877" alt="" width="200" height="280" /></p>
<p>Inizio lettura 15 agosto 2008 - Termine lettura 16 agosto 2008</p>
<p>Carina questa lettura. Storie brevissime e divertenti che prendono spunti da modi di dire siciliani. Sentenze che, come scrive l'autore, sono la conclusione delle micro novelle posta in testa. Non saranno grande letteratura ma regalano un paio d'ore davvero simpatiche.</p>
<p>Voto: 8,5/10</p>
<p><strong>Incipit</strong></p>
<p>A Baddruzza o' papà. La pallina al papà. A commentare un'azione che può apparirie disinteressata, altruista, ma che in realtà è assai redditizia per chi la compie.</p>
<p><strong>Trama</strong>. <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera</em><br />
<span class="tcorpotesto">Si tratta di microstorie, ciascuna delle quali è all'origine di un modo di dire, di una "frase celebre" facente parte di una vera e propria mitologia familiare e cittadina, risalente agli anni dell'infanzia dell'autore, quando Porto Empedocle si chiamava ancora Molo di Girgenti. "Non posso in coscienza affermare che le cose qui scritte appartengano esclusivamente alla mia fantasia... quasi tutte mi vennero raccontate da coloro che sono i veri autori di queste pagine, cioè i membri della mia famiglia, paterni e materni."</span></p>
<p><strong>Scheda del libro</strong><br />
Autore: Camilleri, Andrea<br />
Titolo: Il gioco della mosca / Andrea Camilleri<br />
Edizione: 3. ed<br />
Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 1998<br />
Descrizione fisica: 91 p. ; 17 cm.<br />
Collezione: La memoria ; 399<br />
Numeri: ISBN - 88-389-1387-0<br />
Nomi: Camilleri, Andrea<br />
Classificazione: 858.91402 - SCRITTI MISCELLANEI ITALIANI. 1945-. Facezie, citazioni, epigrammi, aneddoti, graffiti</p>
<p><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.andreacamilleri.net/" target="_blank">Andrea Camilleri</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://letture.wordpress.com/?s=camilleri" target="_blank">Camilleri nel blog</a><a title="da wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissario_Montalbano" target="_blank"><br />
</a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Vito ballava con le streghe" un racconto di Mimmo Sammartino]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/?p=519</link>
<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 19:39:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
<guid>http://lucaniart.wordpress.com/?p=519</guid>
<description><![CDATA[Copertina color carta di zucchero con un piccolo acquerello di Aldo Pecorino al centro. Si presenta ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Copertina color carta di zucchero con un piccolo acquerello di Aldo Pecorino al centro. Si presenta così il libretto di <strong>Mimmo Sammartino</strong> pubblicato da Sellerio nella collana <em>Il divano</em>. <a href="http://www.sellerio.it/merchant.php?bid=893" target="_blank">Vito ballava con le streghe</a> racconta storie di pietra lunghe 2000 anni, con sentimento di fedeltà alla terra e alle radici, in una efficace sintesi espressiva di “immagine” e “parola”.<!--more--><br />
L’autore, anziché lasciarle sperdere nel solco di vaghe memorie le ha riproposte in questo agile scritto di appena sessanta pagine. Si tratta di 18 brevi capitoletti –frammenti li chiama l’autore- in cui prosa e poesia si cedono il posto l’un l’altra, in cui realtà e sogno si frammischiano e si confondono in una formula magica in cui interagiscono “eros”, “pàthos” e “tànatos”.<br />
Sono le storie delle “masciare”, racconti popolari che vengono da lontano, tramandati dalla memoria orale e ascoltate dalla nonna Caterina. Donne che conoscevano l’arte della magia e della fascinazione, il mistero delle parole e dei segni che “si ungevano con l’olio fatato raccolto dalla cavità di un albero d’ulivo, e custodito in una pignatta di terracotta. Poi attraversavano in volo la notte sulla groppa di cavalli bianchi”.<br />
"Vito ballava con le streghe" è il racconto di un contadino del sud che preso da una fattura d’amore, in seguito a un delirio notturno, ballava con le streghe. Una storia tutta giocata sulla struttura delle priorità essenziali, dove tenerezza e ferocia si alternano e convivono e configgono come il giorno e la notte, le stagioni, la giovinezza e la vecchiaia. Commovente e magica. Impastata di acqua, di terra, di voci e di altri incanti, in cui la formula affabulatoria è espressione diretta di quella terra da cui nasce e di cui si parla: di quelle facce, albe e tramonti, soli e lune “le impronte dei suoi passi segnano un cammino antico, fra sorgenti di acque sincere, dove ogni scroscio porta la voce degli antenati e il loro canto rende più lieve il ricordo (…) E’ qui che l’immaginario è scolpito nell’arenaria graffiata dalla furia dei venti. E il contadino lo strappa con ruvide dita, come un figlio, dall’oscurità della terra”. Ed è proprio la terra, che nel suo essere madre, lo ri-accoglie non come ospite, ma come parte di se stessa “da quella notte, Vito il contadino fu visto vagare senza meta per i boschi. Fu sentito ululare con i lupi. Le cime inchiodate al cielo, hanno udito il suo pianto. Il suo sangue gorgogliava di sorgenti. La sua carne era impastata di terra. Li lacerava lo stesso dolore”.<br />
Poesia dentro la poesia. A conclusione della storia i bei versi del grande poeta beat di origine lucana John Giorno. Un poema lungo 5 pagine ispirato alla storia di Vito e dedicato alle streghe e al paesaggio delle Dolomiti lucane “porgi il tuo orecchio alla pietra/ e apri il tuo cuore al cielo” canta l’autore statunitense di "Per risplendere devi bruciare".<br />
Originalità e congenialità nell’impianto narrativo di questa favola che nasce all’origine per il teatro per trovare sviluppo successivamente in un altro progetto; spiega l’autore nella prefazione “essa avrà come palcoscenico un antico camminamento lungo due chilometri che Castelmezzano e Pietrapertosa”. La storia di Vito insomma sarà rappresentata sulle pietre in un percorso guidato tra scenografiche rocce che irrompono dal paesaggio primitivo e selvaggio delle Dolomiti Lucane.<br />
<strong><br />
Mimmo Sammartino "Vito ballava con le streghe" Sellerio, 2004</strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>Maria Pina Ciancio</em></p>
<p><span style="color:#a54330;">:: pubblicato su L'Eco di Basilicata, in Cultura, lunedì 10 agosto 2005</span></p>
<blockquote><p> </p>
<p>Voci correlate</p>
<li><a title="Link permanente a Vito ballava con le streghe diventa un film documentario" rel="bookmark" href="http://lucaniart.wordpress.com/2008/08/06/vito-ballava-con-le-streghe-diventa-un-film-documentario/"><span style="color:#940c0e;">Vito ballava con le streghe diventa un film documentario</span></a></li>
<li><a title="Link permanente a C’è una storia di pietra di Mimmo Sammartino" rel="bookmark" href="http://lucaniart.wordpress.com/2008/07/12/ce-una-storia-di-pietra-di-mimmo-sammartino/"><span style="color:#940c0e;">C’è una storia di pietra di Mimmo Sammartino</span></a></li>
</blockquote>
<blockquote><p> </p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vito ballava con le streghe diventa un film documentario]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/?p=468</link>
<pubDate>Wed, 06 Aug 2008 16:22:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
<guid>http://lucaniart.wordpress.com/?p=468</guid>
<description><![CDATA[Domenica 3 agosto alle 21,00 si è tenuta l&#8217;anteprima del docufilm Vito ballava con le stregh]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Domenica 3 agosto alle 21,00 si è tenuta l'anteprima del docufilm <a href="http://lucaniart.wordpress.com/2008/07/12/ce-una-storia-di-pietra-di-mimmo-sammartino/" target="_blank">Vito ballava con le streghe</a> a Castelmezzano, tratto dall'omonimo libro di <strong>Mimmo Sammartino</strong> (Sellerio Editore, 2004) per la regia di Vittorio Nevano con sceneggiatura di Nevano e Sammartino. Il docofilm è stato prodotto da <strong>Rai Educational</strong> e dal Comune di Castelmezzano in collaborazione con l'Unione Europea, la Regione Basilicata,<!--more--> il Gal Basento- Camastra, il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e delle Piccole Dolomiti Lucane, la Comunità Montana Alto Basento e l'APT Basilicata. Nel film hanno recitato Lorenzo Balducci, Eva Immediato, Ulderico Pesce, Chiara Tommarelli, Antonio Labella, Lorenza Colicigno, Mimì Mastroberti, Isabella Urbano, Lucia Sabia, il poeta J<span style="color:#000000;">ohn Giorno</span> , i musicisti Antonio Infantino, Giovanna D'Amato (violoncello) e Pasquale Coviello (fisarmonica). La storia racconta delle <em>masciare</em> che facevano filtri e pozzioni, recitando formule dai poteri magici, poi si ungevano il corpo<em> "con olio fatato e attraversavano in volo la notte sulla groppa di cani bianchi".</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il festival di Gavoi]]></title>
<link>http://nocturama.wordpress.com/?p=314</link>
<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 22:56:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>nocturama</dc:creator>
<guid>http://nocturama.wordpress.com/?p=314</guid>
<description><![CDATA[Questo è la cronaca parziale dei tre giorni del Festival di letteratura di Sardegna che si è tenut]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Questo è la cronaca parziale dei tre giorni del Festival di letteratura di Sardegna che si è tenuto un paio di giorni fa a Gavoi, per l’organizzazione dell’associazione Isola delle storie. Alcune parti del reportage sono uscite sul giornale di Sardegna, altre invece sono completamente inedite. Il pezzo, lo so, è molto lungo...</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Dice Marcello Fois che il primo appuntamento del Festival di Gavoi è il più importante, se non altro perché fa da termometro sull’andamento generale dei tre giorni di incontri nel cuore del centro barbaricino. Il responso è stato positivo: alle dieci del mattino c’era già tanta gente a seguire l’“incontro al balcone” tra Gigliola Sulis e Milena Agus, incorniciate da garofani rossi nello scorcio di S’Antana ‘E Susu. La quinta edizione del festival di letteratura si è aperta così, con l’immagine di forte naiveté della scrittrice cagliaritana. C’è una certa corrispondenza tra la semplicità dei romanzi della Agus con la sua proiezione pubblica, con l’immagine che ha dato durante l’incontro di apertura del festival. Diciamo semplice, anche troppo, divisa tra timidezza, ritrosia e difficoltà ad andare a fondo nelle questioni. Del resto dice: “preferisco scrivere che parlare in pubblico”, e si capisce. E poi tutto è magico, tutto è bello. L’autrice di Mal di pietre spiega che “il successo non esiste, il fatto di averlo è qualcosa che dicono gli altri, per me non è cambiato niente. Anzi, quando vedo la mia foto sul giornale vedo un’altra persona”. Dice che scrivere è un modo di stare al mondo, che se c’è “qualcosa che mi piace o qualcosa che mi fa star male, io la devo scrivere”. Racconta di aver mandato il suo primo libro prima ad Ilisso, che non lo ha pubblicato per problemi amministrativi (in realtà poi la ragione vera, mi diranno gli editori della casa nuorese, è che il libro a loro piacque ma non lo trovarono in linea con le cose che facevano). Poi è arrivato sul tavolo di Porcu del Maestrale che aveva apprezzato, ma alla fine Mentre dorme il pescecane è stato pubblicato da Nottetempo, “una casa editrice di cui mi sono innamorata”. Poi quando le domande entrano più nel dettaglio di questioni complesse, come quando Sulis le chiede dello specifico femminile presente nei suoi romanzi, lei non va molto oltre un “lo sguardo maschile è diverso da quello femminile”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Molto più corposo è stato l’appuntamento successivo, quello che si è tenuto a Sant’Antiocru con la presenza di Gian Arturo Ferrari, direttore della divisione libri Mondadori, dell’erede di casa Sellerio Antonio Sellerio e di Marco Cassini di Minimum Fax. Si è parlato di editoria e mercato, di responsabilità dell’editore, ma in particolare è emerso un discorso che riguarda il futuro dell’editoria, la domanda – che si è posto in particolare Ferrari – se l’editoria come la conosciamo oggi rimarrà tale anche in futuro. “Ci sono alcuni che sostengono che il mestiere di editore sia dannoso, perché si frappone nel rapporto diretto tra autore e pubblico”. Cassini a questo proposito ha ricordato lo slogan di una iniziativa come ilmiolibro.it, che consente a chiunque di pubblicare e stampare il proprio libro: “se lo hai scritto, va stampato”. “Questa – dice – è la negazione del ruolo di intermediazione e di scelta dell’editore”. Sellerio ha richiamato la politica del marchio come garanzia del lettore, come simbolo di una politica editoriale che i lettori riconoscono e di cui si fidano. Ed è in questo che il valore dell’editoria ha ancora un senso, come progetto “di organizzazione del pensiero e della fantasia”, come forma editoriale di un progetto a cui uomini e donne si dedicano con passione, trasfondendo una certa idea di libro, di letteratura, di vita. Del resto le storie che circolano intorno a questo mondo sono gustose, un sostrato quasi mitologico che ogni editore porta dentro di sé. Sellerio – consapevole di questo fascino, richiamato dallo stesso Cassini che ha confessato di essere appassionato di storie di editori e che per questo a 24 anni si è inventato Minimum Fax - ad esempio ha raccontato un aneddoto curioso. Al tempo de L’affaire Moro di Sciascia, primo best seller della casa editrice siciliana, i libri erano pubblicati ancora intonsi. Se il lettore voleva leggere il libro doveva separare da sé le pagine con un taglierino. “Ci arrivarono centinaia di lettere che più o meno dicevano: “va bene che siete siculi e poveri, ma almeno i libri li potete tagliare”. Questo ci convinse a cambiare qualcosa…”. E a proposito di “lancio sul mercato”, ha raccontato un’altra storia. Al tempo dei primi libri, le discussioni con un autore furono talmente estenuanti che quando il libro fu materialmente nelle mani di Enzo Sellerio, questi andò sul terrazzo di un ristorante e da lì fece il “lancio sul mercato”, appunto. La sorella minore di Antonio scrisse un tema raccontando la storia. La maestra apprezzò così tanto che volle farglielo leggere di fronte alla classe. Solo che era compagna della figlia dell’autore “lanciato”… E alla fine è stato proprio l’erede di Casa Sellerio a convincere di più, con la sua brillantezza in cui è depositato un sapere di famiglia che è artigianale, editoriale, culturale e imprenditoriale di chi fa libri da tempo, con gusto e indipendenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Il vero clou della prima giornata festivaliera è stato quello con Domenico Starnone, scrittore napoletano di stanza a Roma vincitore del premio Strega con Via Gemito nel 2001. Un intervento di grande spessore sollecitato dalle domande di Stefano Giovanardi, critico e professore universitario. Un incontro in cui molto si è teorizzato su letteratura, compito dello scrittore, regole di genere, lettori. “Uno scrittore deve raccontare quello che conosce bene, quello contro cui è andato a sbattere”, è l’esortazione di Starnone. “Deve seguire il suo istinto e pulire il suo sguardo. È un compito che rischia di schiacciarlo perché deve levarsi dagli occhi quello che viene dalla televisione, dal cinema. C’è il rischio che il suo libro diventi l’amplificazione di una linea politica o di una visione della vita. Che può anche essere giusta, ma questo non ha mai prodotto grandi libri”. Di fronte al ritorno dell’impegno civile in letteratura, ad esempio, lo scrittore ha sostenuto che debba essere il lettore a leggerci dei significati politici: “ha questa autorità perché è imbevuto di presente”. Cita come esempio il suo primo libro sulla scuola, Ex cattedra (1985), che allora venne letto come critica corrosiva verso il sistema scolastico in generale, e che oggi si può leggere al contrario con la nostalgia verso un tempo in cui c’era ben altra passione per l’insegnamento: “i libri si fanno nei vari presenti che li consumano”. E poi parla di nuove strade per il romanzo, come quella in cui il racconto dell’esperienza non è disgiunta dalla consapevolezza che quell’esperienza è filtrata dallo sguardo di chi racconta. A sostegno di questa linea cita Coetzee e Marias. Il primo ha scritto un romanzo, Diario di un anno difficile, in cui tutte le pagine sono separate da una linea: sopra è riportato un saggio sullo stato dello scrittore John C., sotto il racconto della sua storia d’amore con una ragazza. È in questa direzione che sta andando anche la ricerca di Starnone. Poi si è parlato anche di letteratura di genere e del pericolo che le regole che la governano “si sostituiscano all’esperienza del reale”. Perché, spiega Starnone, se in un libro di genere c’è una pistola, la pistola deve sparare, ma nella realtà non necessariamente accade. “E poi la pistola che non spara può diventare tanto interessante quanto quella che spara”. Prima di ogni incontro pubblico c’è stata la lettura di un passo de La vendetta barbaricina di Antonio Pigliauru, saggio capitale sul sistema di norme consuetudinarie che regolavano l’istituto della vendetta (e non solo) nelle zone centrali dell’Isola. La scelta della lettura è stata una risposta forte al recente omicidio di Dina Dore, donna gavoese uccisa in paese proprio nel marzo di quest’anno. C’è stata anche l’assegnazione di una tessera ad honorem dell’associazione Isola delle store alla vedova, Rina Pigliaru, omaggiata in realtà anche per il valore del suo percorso intellettuale. “La presenza del pubblico – ha dichiarato Salvatore Lai, sindaco del paese - è un atto di solidarietà nei confronti della comunità per un fatto tragico che non abbiamo intenzione di rimuovere”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Dicono che il Festival di Gavoi porti bene. Si dice che se c’è una votazione in corso su un premio letterario qualsiasi, per un autore il fatto di essere presente dia qualche chance di vittoria in più. È successo l’anno scorso con Mariolina Venezia con il Campiello. La prima giornata di quest’anno si è aperta con la notizia che uno degli autori invitati ha vinto il Premio Strega. Si tratta di Paolo Giordano, laureato in fisica, ventiseienne appena, talento precoce che ha sbaragliato la concorrenza con La solitudine dei numeri primi, romanzo d’esordio uscito di recente su Mondadori. In realtà al festival c’era anche un altro finalista allo Strega che non ha goduto dell’“effetto Gavoi”, Diego De Silva. Quindi non vale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Noi giornalisti abbiamo chiesto di poter fare una intervista con Giordano. L’ufficio stampa di Mondadori ci ha "concesso" una intervista collettiva, organizzata all’interno della segreteria dell’associazione. Questo è il resoconto dell’intervista: ci sono domande mie e domande di giornalisti di Nuova, Unione, Rai Tre, Il Mattino, El Paìs, una carpita durante l’incontro con Loredana Lipperini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">È difficile coniugare la forma mentis della tua impostazione scientifica, da fisico, con quella – necessariamente diversa – dello scrittore?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Io ho la fortuna di ragionare per compartimenti stagni. Quando scrivo mi lascio completamente assorbire. Più che altro è difficile la fase di transizione, dopo aver lavorato all’università riuscire a riappropriarmi di un linguaggio profondamente diverso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Quanto hanno contato la matematica e i numeri nel tuo romanzo?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">A dire il vero non erano una componente iniziale del libro, i numeri sono entrati in seguito. L’idea della digressione sui numeri primi l’ho avuta un quarto d’ora prima di scriverlo. È stato poi l’editore a individuare in quella pagina un momento decisivo del romanzo. Molto più conta invece il mio vissuto personale. L’adolescenza con la A maiuscola.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">A questo proposito: quanto c’è di autobiografico ne La solitudine dei numeri primi?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">C’è dentro un bagaglio di ricordi miei e ricordi rubati a persone che conosco. Molti spunti sono dovuti ad esperienze di vita che ho conosciuto personalmente, altre di cui sono venuto a conoscenza dai racconti di persone che mi stavano vicine. Tutta la prima parte del libro si nutre di questo. La seconda invece è puramente finzione, rappresenta il proseguimento naturale delle vicende della prima parte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Hai frequentato un corso alla scuola Holden. Secondo te che cosa ti ha dato di più?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">In realtà ho seguito un corso esterno. Più che aver imparato qualche tecnica narrativa credo che il vantaggio maggiore sia stato quello di far leggere le proprie cose, buttar fuori la scrittura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">C’è stato lavoro di editing? Prima dicevi che il titolo ad esempio lo ha scelto l’editore.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Il romanzo a Mondadori è arrivato così com’era. Franchini, l’editor, ha riconosciuto il libro dopo averne letto 40 pagine e subito dopo mi ha chiamato. L’editing è stato fatto durante la scrittura.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Scrittori preferiti?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Amo molto Michael Cunningham, Chack Palahniuk, mentre non sono granché esperto di letteratura italiana. Mi piace Niccolò Ammaniti ma soprattutto ho letto esordienti, di cui ancora non si può dare un giudizio articolato. E che a dirlo sia io…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Cosa ne pensi della retorica dello “scrittore giovane”? Pensi che per te sia stato un vantaggio, ti riconosci, ti infastidisce?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Devo dire che non me ne importa nulla. Quella espressione è una scatola vuota. Magari ha giocato a mio favore, ma mi lascia indifferente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">In futuro che pensi di fare? Il fisico o lo scrittore?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Non lo so, ma mi piacerebbe trovare una convergenza vera tra scrittura e scienza. Mi piacerebbe scrivere di scienza, sul serio, anche perché mi interessa studiare nel mio campo e non credo che lo abbandonerò. Ma i romanzi sono insostituibili, perché arrivare a scavare – come ho cercato di fare io – nel puro bisogno, nell’assenza, nella solitudine ultima degli individui lo si può fare solo raccontando una persona, raccontando più i gesti dei pensieri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Come è nata la vocazione letteraria?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Da un moto di disperazione, dall’esigenza di produrre qualcosa. La covavo da alcuni anni con la paura di scoprire che non facesse per me.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Cosa ne pensi di tutto il chiacchiericcio che c’è intorno allo Strega? Ai suoi meccanismi interni, alle alleanze editoriali?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Proprio perché non sono un autore affermato e non sono dentro il mondo editoriale sono rimasto molto esterno al processo. Poi non posso addentrarmi dentro meccanismi che non conosco. Va detto comunque che scorrendo i nomi degli autori che hanno vinto il premio, ben vengano anche le polemiche, ma credo che l’elenco parli da sé.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Due personaggi, due problemi che affliggono l’adolescenza come l’anoressia e l’autolesionismo. Come è stato possibile parlarne senza cadere nei soliti luoghi comuni?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Nel momento in cui mi sono reso conto che i personaggi avevano due patologie adolescenziali riconoscibili ho temuto di mettermi all’angolo da solo. Il rischio era quello di raccontare dei problemi e non dei personaggi. In questo modo però si creano delle macchiette. Allora ho cercato di lavorare su gesti inediti, piccoli, su manie nascoste che alludessero al problema senza affrontarlo direttamente. Ho provato a scavare intorno ai personaggi. Alla fine credo che non siano “malati”, ma borderline. La vera chiave di questo romanzo è il rapporto poco definito tra i due personaggi: non una storia d’amore ma qualcosa che si avvicina pericolosamente. Quando ho iniziato a descrivere i ragazzi ho pensato di creare qualcosa di più normale tra di loro, ma poi i due ragazzi hanno reagito in maniera imprevedibile. Tra di loro c’è un baratro. Ma Alice lo salterebbe, colmerebbe la mancanza, lui però ha delle reazioni diverse. Mattia la fa avvicinare, ma quando lei varca una certa distanza, anche fisica, lui la ferma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:8.5pt;font-family:Verdana;">Istantanee da Gavoi: lo scrittore colombiano Efraim Medina Reyes che si commuove leggendo in pubblico una lettera scritta per la figlia quando la moglie era incinta di appena quattro mesi. La scrittrice londinese Zadie Smith che prova – con un po’ di difficoltà – ad articolare discorsi letterari in un italiano stentato. L’attore Giulio Scarpati che legge pagine di Kundera col novo colore di capelli, qualcosa che sta tra il giallo paglierino e l’arancio carota. Il numeroso pubblico del festival che fa un saliscendi per le strade ripide del paese barbaricino, sotto un sole che non lascia scampo, per raggiungere i luoghi degli incontri arrancando vistosamente tra le mura di pietra delle case. La quinta edizione del festival letterario di Sardegna è stata anche questo: piccole Polaroid di una tre giorni intensa spesa tra incontri, reading, appuntamenti letterari che andavano avanti dalle dieci del mattino fino alle undici di notte. Uno dei vertici del festival è stato l’incontro di sabato notte con una delle star più note delle lettere inglesi: Zadie Smith, autrice di Denti bianchi, uscito in Inghilterra quando lei aveva appena ventidue anni. “Avere successo così presto è una cosa che non auguro a nessuno – dice la scrittrice – ti sconvolge completamente la vita. Solo ora sto elaborando il trauma”. Durante l’incontro con Stefano Dogliani si è parlato di multiculturalismo, tema che viene affrontato nel suo primo libro in cui si mostra come è possibile, per delle comunità etniche differenti, convivere pacificamente senza troppi conflitti. “Per questo ho avuto anche dei problemi. Ho ricevuto delle lettere dai rappresentanti di alcuni gruppi sociali che elencavano tutte le imprecisioni che riguardavano le loro comunità. Ma io non mi propongo di descrivere le persone, io scrivo fiction. Del resto la gente nera o la gente bianca non è una sola persona: sono milioni di persone con tutte le loro differenze”. Dice di amare il tip tap più dei libri, di essere pigra e di sentirsi quasi come una studentessa universitaria che quando scrive consuma molti caffè e fuma troppe sigarette. E poi spiega qual è secondo lei il valore maggiore della scrittura, rappresentato dal “vivere molte vite. Prima pensavo che fosse un incubo dover vivere sempre nella stessa città, nella stessa pelle, con la stessa identità”. E a proposito dell’eclettismo della sua scrittura, racconta che da ragazzina “scriveva poesia di Sylvia Plath o racconti di Agatha Christie con parole mie: ero come una gazza ladra”. Il giorno prima invece è stato il turno di Medina Reyes, scrittore con un passato di studente di medicina, pugile (“ma ho perso 14 incontri su 14, è stato un record”), idraulico, cineasta - figlio povero di una Colombia da ghetto che inseguiva il fallimento successivo cercando di guadagnare soldi per aiutare la madre. L’autore di C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo è stato divertente è toccante, in particolare durante la lettura della lettera alla figlia, in cui si è parlato di inseminazione artificiale, in cui ha portato la sua esperienza personale. Subito dopo pure Dogliani ha parlato della sua esperienza con la fecondazione assistita. Due interventi belli e forti: del resto parlare in Italia di modi di concepire che non siano quelli “naturali” è ancora un tabù di cui ci libereremo chissà quando. Tornando a Reyes, ha raccontato dell’inizio della sua passione per la lettura, una passione vorace che la madre cercava di supportare come poteva (“comprava i libri grossi perché pensava di risparmiare”). “Poi dalla malattia di leggere sono passato a quella di scrivere”. Dice di aver scritto per quindici anni senza avere mai l’idea di pubblicare qualcosa, perché l’idea di un editore, in un’isola nel mar caraibico all’interno di un quartiere popolare “dove i poliziotti potevano entrare solo in cento” era abbastanza lontana, quasi “dell’altro mondo”. Poi per una casualità “ho conosciuto dei piccoli editori giocando a calcio” che si sono offerti di pubblicare il libro. Se ne stamparono 500 copie che si pensava di smalitre nel corso di anni, ma sparirono nel giro di pochi giorni. Era C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo. Gli editori fiutarono l’affare e decisero di vendere i diritti a un editore più grosso, “perché volevano andarsene in Europa. E così mi hanno lasciato nelle mani di un editore con cui ancora oggi devo lottare…”</span></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Maruzza Musumeci]]></title>
<link>http://giulyg.wordpress.com/?p=33</link>
<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 18:44:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>giulyg78</dc:creator>
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<description><![CDATA[Camilleri ancora una volta sorprende con una storia delicata, sul confine tra la realtà e la fanta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giulyg.files.wordpress.com/2008/08/maruzza-musumeci.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-34" src="http://giulyg.wordpress.com/files/2008/08/maruzza-musumeci.jpg?w=200" alt="" width="200" height="292" /></a>Camilleri ancora una volta sorprende con una storia delicata, sul confine tra la realtà e la fantasia. E' questa una storia che parla d'amore: l'amore per la terra dalla quale si proviene, l'amore tra un uomo e una donna, l'amore semplice per la vita. Ma soprattutto è l'amore sano e genuino che va oltre i pregiudizi, la diversità. L'incontro tra l'Uomo e la Sirena, il "terragno" e la "fimmina ca si crede pisce", terra e acqua che si uniscono in armonia, proprio come la contrada Ninfa, la lingua di terra che si dice sia sospesa sopra il mare e che sarà il luogo magico eletto dalla coppia come loro "nido d'amore". Ma la magia più grande è quella dell'amore fraterno tra il piccolo Uomo e la piccola Sirena, Cola e Resina, cielo e acqua che si fondono nell'orizzonte. Questa è una delicata fiaba moderna, una fiaba semplice e pura, dal linguaggio schietto che racconta di sentimenti, affetti, rispetto; una piccola goccia di magia nel mare della razionalità, un soffio di vita.</p>
<p><em><span class="wuzSommario">“Maruzza [...] aviva du’ occhi ca parivano palluzze di celu, la vucca dovevi essere russa russa comu ‘na cirasuzza. Il nasuzzo dritti e fino spartiva a mità ‘a miluzza frisca, appena cugliuta, ch’era so facciuzza. I capille le arrivavano sino a sutta i scianchi. La cammina era a sciuri, e faciva ‘na bella curvatura all’altizza delle minnuzze. La vita era accussì stritta che lui l’avrebbi potuta tiniri tutta tra il pollice e l’indice della mano e alla vita si partiva una gonna buttuna buttuna che arrivava fino ‘n terra. Da sutta la gonna spuntavano i piduzzi che addimostravano ch’era fìmmina e no sirena.”</span></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[&gt;PICCOLE MANIE DA CINEFILI ALL'ULTIMO STADIO]]></title>
<link>http://bookandmovie.wordpress.com/?p=11</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 21:20:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>bookandmovie</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Piccolo breviario dei tic e delle manie dei cinefili all’ultimo stadio. E’ quanto propone Selle]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bookandmovie.files.wordpress.com/2008/07/dizionario_snob.jpg"><img class="size-medium wp-image-12 alignnone" src="http://bookandmovie.wordpress.com/files/2008/07/dizionario_snob.jpg?w=213" alt="" width="213" height="300" /></a></p>
<p>Piccolo breviario dei tic e delle manie dei cinefili all’ultimo stadio. E’ quanto propone Sellerio con “<strong>Dizionario Snob del cinema</strong>” di David Kemp e Lawrence Levi.<br />
Se custodite gelosamente il vostro sapere cinefilo quasi fosse una cultura esoterica, allora ci sono buone possibilità, che siate quegli snob che campeggiano nel titolo del volume. Se poi vi piacciono registi come Peter Greenaway – e ahimè su quest’ultimo punto mi devo costituire – il ritratto impietoso che fanno Kemp e Levi è proprio il vostro.<br />
Il corrispettivo buono dello snob cinefilo è il “patito di cinema”, quello che i due autori definiscono l’infaticabile entusiasta alla Scorsese che prova un piacere quasi fisico nel far conoscere ai novizi “Ladri di biciclette” e i film di Powell e Pressburger.<br />
Al contrario il cinefilo snob è una sorta di sfigato voglioso di scrutare, commentare, riavvolgere e dissezionare ogni sequenza. Si tratta di “<em>cervellotici che non si sanno vestire, disadattati magari con la fissazione di Douglas Sirk</em>”.</p>
<p>I due autori del libro sono due giornalisti americani, uno di “Vanity Fair” e l’altro del “New York Times”, e con questo volume si propongono come via di mezzo tra la curiosità intellettuale e la morbosità del cinefilo estremo. E il nobile intento sarà pienamente raggiunto, ci dicono nella prefazione, se giunto alla fine del volume, l’amante del buon cinema non sarà più intimidito dalle parole “Espressionismo tedesco” e si deciderà a noleggiare il godibilissimo “M” di Fritz Lang e contemporaneamente non sarà attanagliato dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway.<br />
Quello della cinefilia snob è un fenomeno relativamente recente, che nasce a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, con l’avvento delle videocassette e dei canali via cavo. Ci sono poi di veri e propri topi di videoteche che sono pure passati dall’altra parte dello schermo, diventando registi famosi. Uno per tutti? Quentin Tarantino che tra il 1985 e il 1987 era impiegato presso la Video Archives di Manatthan Beach. E prima di lui un altro cinefilo all’ultimo stadio promosso a regista è stato Peter Bogdanovich, di cui nel volumetto troverete curiosità al limite del gossip.<br />
Attori, autori, movimenti cinematografici, Kemp e Levi hanno censito il cinema dalla A alla Z. Non mancano gli assenti illustri dal dizionario, come Fellini e Bergman. No, nessuna svista. “<em>Verosimilmente il cinefilo snob sa un sacco di cose riguardo ai cineasti in questione</em> – spiegano gli autori - <em>ma di norma li sfotte senza pietà, considerandoli luoghi comuni del borghesuccio che vuol far l’acculturato</em>”. Di contro nel Pantheon degli snob campeggia Antonioni.<br />
Comunque, che siate snob incalliti o semplici amanti della settima arte, il libro di Kemp e Levi vi divertirà svelandovi di tanto in tanto qualche piccola curiosità che magari ignoravate sui vostri beniamini.<br />
Un duro colpo per i cinefili snob italiani sarà apprendere che il Sundance Festival è sbeffeggiato dai loro colleghi snob d’oltreoceano, che considerano la kermesse diretta da Robert Redford da tempo asservita al potere di Hollywood. Altro che il santuario del cinema indipendente tanto mitizzato nella vecchia Europa.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Conversazione con Alicia Gimenez Bartlett]]></title>
<link>http://bookandmovie.wordpress.com/?p=8</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 07:56:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>bookandmovie</dc:creator>
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<description><![CDATA[ALICIA GIMENEZ BARTLETT
di Sabina Prestipino
T O R I N O (13 Maggio 2007) - Ha insegnato per tredici]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[caption id="attachment_9" align="alignleft" width="200" caption="ALICIA GIMENEZ BARTLETT"]<a href="http://www.sellerio.it"><img class="size-medium wp-image-9" src="http://bookandmovie.wordpress.com/files/2008/07/gimenez_bartlett.jpg?w=200" alt="ALICIA GIMENEZ BARTLETT" width="200" height="300" /></a>[/caption]
<p><span style="color:#3366ff;"><em>di Sabina Prestipino</em></span></p>
<p>T O R I N O (13 Maggio 2007) - Ha insegnato per tredici anni lettere in un liceo. E dopo averla conosciuta, vi assicuro, che ci si rammarica di non averla avuta come prof.<br />
E’ Alicia Gimenez Bartlett, una delle ospiti di punta della 20ma edizione  della Fiera del Libro di Torino.<br />
Allo stand <strong>Sellerio</strong>, l’editore italiano della scrittrice, i lettori sfogliano i suoi libri, ma non sembrano notarla, mentre i giornalisti fanno la fila per intervistare quella che ormai è nota in Italia come una sorta di Camilleri in gonnella.<br />
Di primo acchito i due scrittori mi sembra che abbiano in comune solo una cosa: “i sigaretti”, come direbbe Camilleri.<br />
Il tempo di stringerci la mano e di presentarci e la Bartlett mi invita fuori dai capannoni della fiera per fumare. Tra una boccata di fumo e l’altra, iniziamo a chiacchierare. Che sollievo, la creatrice di Petra Delicado è una donna minuta con occhi intelligenti e pieni di ironia, una vera affabulatrice dall’aria sorniona. Uno spirito arguto. E’ molto contenta di questo suo viaggio promozionale in Italia. E chiede a due signore del suo entourage di portarla di sera in un posto dove si possa degustare una buona grappa.<br />
La sua ultima fatica, “Nido Vuoto”, sta scalando le classifiche. Sgrana i suoi occhi grandi color nocciola ed è quasi stupita nel sottolineare in italiano: “Davanti a me, c’è solo il Papa!”. In effetti, l’Italia, assieme alla Germania, è il Paese che più ama la saga di Petra Delicado e del suo assistente Garzon Fermin.<br />
Per rompere il ghiaccio inizio a togliermi qualche piccola curiosità. Non so se poi avrei il coraggio di chiederle certe amenità, una volta tornate sui divanetti dello stand Sellerio.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">E’ contenta o le scoccia essere chiamata la “Camilleri spagnola”?</span><br />
“E’ una semplificazione schematica, facile da capire, rappresentativa di un certo genere letterario. Ma non mi dà fastidio, anzi è un onore”. E aggiunge nella sua lingua: “Bueno, Camilleri es Camilleri!”.<br />
<span style="font-weight:bold;">A pensarci bene  il commissario Montalbano farebbe una bella coppia con la Delicado.</span><br />
“In effetti – commenta l’autrice - Anche se Montalbano è troppo macho per Petra. Se i due si fidanzassero, sarebbe una bella battaglia campale!”.<br />
Seconda curiosità: fra un po’ incontrerà Daria Bignardi allo spazio autori. Quell’“intervistatrice barbarica” ha rovinato a me, come a tanti altri lettori, il piacere di scoprire il finale del libro, svelandolo sulle colonne di “Vanity Fair”. Alla Gimenez Bartlett non lo dico, ma sono sicura che la nostra Petra le avrebbe fatto il pelo e il contro pelo. <span style="font-weight:bold;">Sono curiosa di sapere cosa farebbe la scrittrice alla Bignardi.</span> “Se la può tranquillizzare, in fondo la giornalista ha svelato solo una piccola parte del finale. Ci dice solo che Petra si sposa per la terza volta”.<br />
In effetti, ha avuto il buon gusto di non presentarci le generalità dell’assassino, ma il matrimonio di Petra è un colpo di scena non da poco, che ci sarebbe piaciuto scoprire in solitaria. Dopo due esperienze matrimoniali archiviate e dopo averci fatto credere di essere una single difficile da far capitolare, non una zitella ma una vera amazzone, Petra convola per la terza volta a nozze.<br />
Torniamo allo stand, è ora delle domande serie.<br />
<span style="font-weight:bold;">A partire da “Una stanza tutta per gli altri”, suo romanzo d’esordio pubblicato da noi solo 4 anni fa, per poi arrivare alla saga della Commissaria Delicado, in tutti i suoi libri traspare un lavoro quasi certosino di documentazione. Quanto è importante per lei come scrittrice il lavoro preparatorio d’indagine e di documentazione, prima della scrittura vera e propria?</span><br />
“Ogni mio romanzo ha richiesto un lavoro di documentazione molto ampio. Non solo contatto degli specialisti a seconda dei temi trattati, ma mi dedico a visitare luoghi e a consultare statistiche. Per quanto riguarda la preparazione dei romanzi, con protagonista Petra, in genere lavoro a stretto contatto con la Polizia di Barcellona, città in cui risiedo. E non solo. Per ‘Un giorno da cani’, ad esempio, ho intervistato specialisti del comportamento animale e veterinari. Per ‘Un bastimento carico di riso’ ho lavorato in fase di documentazione con i servizi sociali e con assistenti sociali, che mi hanno permesso di conoscere meglio e di poter descrivere con realismo l’ambiente dei barboni. Ogni libro si prende uno o due mesi di preparazione e di raccolta d’informazioni”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Negli ultimi anni in Europa si è registrato un revival del genere giallo e del noir. Tuttavia grazie a lei e ad altri suoi colleghi, anche italiani, che avete riscritto e rinnovato le regole del genere, il giallo made in Usa, che ha avuto sempre un grande seguito, è stato relegato in secondo piano, è stato quasi spodestato nelle preferenze dei lettori. Come se lo spiega?</span><br />
“Premetto che questa che le sto per dire è una teoria del tutto personale. Secondo me, la cosiddetta letteratura seria, di genere, oggi si è sempre di più allontanata da quotidiano. Ci fornisce insomma una realtà edulcorata e spesso pittoresca. Ed oggi il pittoresco non gode di buona considerazione né presso la critica, né presso il lettore. A mio parere, oggi la letteratura deve avere un’aderenza ai fatti o se non altro all’epoca in cui si vive. Il genere gallo all’europea dei giorni nostri è quello che più offre quest’aderenza, quello che ci parla della realtà in cui viviamo e che ci fornisce anche delle chiavi di lettura. In un’epoca come la nostra, è importante per il lettore riconoscersi in ciò che succede quotidianamente attorno a noi”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Un altro tratto che ritroviamo nei gialli europei e che nel vecchio continente è molto apprezzato è l’ironia</span>.<br />
“Sì credo anch’io. In particolare credo che l’umorismo e l’ironia dei popoli del sud Europa siano molto più sottili e spiccati. Si tratta di una comicità molto poco ovvia!”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Ci racconti com’è nata la saga di Petra Delicado.</span><br />
“Il mio primo romanzo ‘Una camera tutta per gli altri’ mi aveva richiesto un gran impegno e di tutt’altro genere”. La scrittrice aveva imbastito il diario di Nelly la cameriera di Virginia Wolf, in cui ci restituisce, a metà tra storia vera e invenzione, una sorta di docudrama sul gruppo di Bloomsbury. “Fu così che alla fine di quel romanzo avevo bisogno una piccola pausa e scrissi il primo romanzo con protagonista Petra. Fu un successo inaspettato. Neanch'io allora potevo immaginare che la commisaria sarebbe diventata la protagonista di una serie di volumi. Fu il mio editore spagnolo a incoraggiarmi a scrivere una seconda puntata. E da lì questo personaggio ha preso vita propria e ancora adesso m’induce a scrivere delle storie”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Tant’è che la ha obbligata a diventare una scrittrice a tempo pieno …</span><br />
“Sì dopo 13 anni d’insegnamento, nel 1991 ho lasciato il mondo della scuola. Ero una professoressa piuttosto irregolare, se fosse passato un ispettore dalla mia classe mi avrebbe sicuramente sbattuto in mezzo alla strada. A dire la verità, rimpiango spesso il tempo in cui insegnavo, perché ero a contatto con i ragazzi e anche se qualche volta arrivavo a scuola di cattivo umore, tornavo sempre a casa stanca, ma rigenerata e piena di energia positiva. Ma poi sono diventata una scrittrice a tempo pieno. E’ stata quasi una necessità, anche perché i tour promozionali dei miei libri mal si conciliavano con la mia professione d’insegnante”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">E come si svolge la sua giornata di scrittrice a tempo pieno?</span><br />
“A dire la verità conduco una vita molto normale. Scrivo ogni mattina. Quando sto scrivendo un romanzo, dopo colazione, mi metto subito al lavoro. Poi a metà mattina mi concedo una pausa. Mi dedico a piccole commissioni, vado a fare la spesa. Mi piace andare a comprare il giornale sempre nello stesso posto per fare due chiacchiere con l’edicolante e alla fine mi concedo un caffé sempre nello stesso bar. Mi piace il contatto con la gente. Per me è fondamentale. Per chi inventa storie è quasi una questione d’igiene mentale non perdere i contatti con la realtà che ci circonda. Del resto, mio marito ha degli orari di lavoro molto rigidi e io mi devo anche occupare della casa. I miei figli ormai sono grandi e vivono per i fatti loro. Perciò pranzo da sola e al pomeriggio spesso mi reco in palestra. Per quanto mi riguarda, la vita di una scrittrice è molto più semplice di quanto si possa immaginare”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">L’ispettrice Petra Delicado è stata protagonista di un serial tv in Spagna, senza contare che tutti i suoi romanzi sono stati opzionati da diversi produttori cinematografici. Insomma, il mondo del cinema sembra apprezzare molto le sue opere. Non ha mai pensato di fare la sceneggiatrice?</span><br />
“In effetti sì, ho provato una volta e credo che non lo farò mai più in vita mia. Io intendo la scrittura, come un lavoro solitario, mentre le sceneggiature nascono da un lavoro di equipe. Inoltre lo sceneggiatore deve subire continue interferenze da parte della produzione o del regista. Non fa per me. Trovo davvero difficile dover discutere e condividere con altri il frutto del mio lavoro o dover cambiar le mie storie a comando”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">E per quale film si dilettò nel mestiere di sceneggiatrice?</span><br />
“Fu per ‘Tiempo de tormenta’, uscito poi nel 2003 in Spagna. Ma le dico già che abbandonai a metà il lavoro e che la sceneggiatura fu conclusa da altri per insanabili diverbi con la produzione. Stavo scrivendo di una donna tormentata, ma il produttore insisteva che una donna non può essere tormentata senza un motivo pratico. Ma le pare? E allora insisteva che dovevo inserire nella mia storia un fatto che gustificasse i suoi tormenti. In pratica la protagonista doveva essere tormentata a causa della perdita del figlio. A quel punto non resistetti e gli chiesi: Ah sì? E come lo vorrebbe questo figlio? Flambè, a pois, al sangue o poco cotto? Insomma in breve abbandonai il lavoro”.<br />
Tornata a casa non ho potuto fare a meno di indagare a quale casa di produzione la signora Gimenez Bartlett avesse dato il ben servito. Dopo attente ricerche, viene fuori che si tratta della Lolafilm, che negli ultimi trent’anni ha lavorato con registi del calibro di Fernando Trueba, Pedro Almodovar, Carlos Saura, Vicente Aranda e de la Iglesia.<br />
Petra avrebbe fatto lo stesso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[C'è una storia di pietra di Mimmo Sammartino]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/?p=299</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 17:04:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
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<description><![CDATA[
:: un estratto da Vito ballava con le streghe
C&#8217;è una storia di pietra lunga duemila metri e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img src="http://byfiles.storage.live.com/y1prpO_Hh4z8oECxu34QkacYLbrkIYdt26ghITo7ZZC_Uz2BviPKAQZc2oRypYCFdBymO4Kuo75vFY" alt="" /></p>
<p style="text-align:center;">:: un estratto da <strong><a href="http://lucaniartarticoli.blogspot.com/2007/06/vito-ballava-con-le-streghe-un-racconto.html" target="_self">Vito ballava con le streghe</a></strong></p>
<p style="text-align:justify;">C'è una storia di pietra lunga duemila metri e anche più.<br />
Le impronte dei suoi passi segnano un cammino antico, fra sorgenti di acque sincere, dove ogni scroscio porta la voce degli antenati e il loro canto rende più lievi i ricordi. Affondati nel grembo dei boschi ombrosi si inerpicano i sentieri, dove mulini arruginiti macinano il tempo.<!--more--><br />
E' qui che l'immaginario è scolpito nell'arenaria, graffiata dalla furia dei venti. E il contadino lo strappa con ruvide dita, come un figlio, dall'oscurità della terra. E' qui che ogni sogno è fatto di polvere e di innocenza. E ogni giorno è labile, provvisorio, e si sfarina nel lamento dei temporali, nell'urlo della frana, nel boato dei terremoti.</p>
<p style="text-align:justify;">E' qui, da queste creste inchiodate al cielo, che spiccano il volo angeli e streghe all'inseguimento dei falconi, principi delle vette, sul confine incerto tra veglia e sogno.<br />
Lungo questi sentieri, uomini dalle facce antiche si vanno incontro a ritroso per restare fedeli alle loro memorie. "Solo in fondo all'ignoto sta il nuovo, suggerivano i pastori anacoreti, i profeti briganti dei loro nascondigli".<br />
C'è una storia di pietra che è lunga duemila metri e molto di più. Il suo passo porta il fruscio dell'erba, le musiche dei fiori e dei ruscelli e il ritmo di ogni sasso perchè questa è una storia impastata di acqua e di terra, di vosi e altri incanti.<br />
Per chi vuole ascoltare, le pietre raccontano... <span style="color:#af1c3a;"><em>(incipit del racconto)<br />
</em></span><span style="font-size:8pt;font-family:&#34;"><em><span style="color:#af1c3a;"><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
</span></em><strong>Mimmo Sammartino</strong> è giornalista, ha scritto sul «Manifesto» e «Avvenimenti», lavora oggi alla «Gazzetta del Mezzogiorno», è autore di testi teatrali, e ha collaborato con la Rai regionale della sua Basilicata. Con Sellerio ha pubblicato anche "Un canto clandestino saliva dall'abisso" (2006).<br />
<span style="color:#ffffff;">.<br />
</span></span><strong>Mimmo Sammartino, Vito ballava con le streghe, Sellerio Editore 2004</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Satisfiction: Sergej Dovlatov]]></title>
<link>http://contentistheking.wordpress.com/?p=65</link>
<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 03:02:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Ciavatta</dc:creator>
<guid>http://contentistheking.wordpress.com/?p=65</guid>
<description><![CDATA[ 



Sergej Dovlatov, Il libro invisibile, Sellerio, pp. 184, euro 10
Chi l’ha detto che per esser]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman;"></p>
<p></span></span></div>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman;"></span></span></p>
<p class="articoli13" style="text-align:center;"><img class="alignnone" src="http://www.sergeidovlatov.com/img/photo6.jpg" alt="" /></p>
<p>Sergej Dovlatov, Il libro invisibile, Sellerio, pp. 184, euro 10</p>
<p style="text-align:justify;">Chi l’ha detto che per essere russi bisogna pagare ancora dazio al demoniaco abissale angosciato dell’eredità dostoveskiana? E che il libro invisibile sia solo quello postmoderno che è fatto di impalcature teoriche e divagazioni di ogni tipo? Di libri invisibili Sergej Dovlatov fu costretto a metterne da parte molti, per il semplice fatto che non poterono mai essere pubblicati nella sua URSS, per i suoi lettori, nella sua amata lingua, ma soltanto in America.</p>
<p style="text-align:justify;">Laureato ‘scrittore’ da Brodskij e accolto come un promettente talento da Vonnegut, giornalista indisciplinato di provincia, cacciato dall’università per lo stesso motivo, poteva un formidabile bevitore di vodka (morto a soli 49 anni) ricalcare le orme apocalittiche del dissidente Solženitsin?</p>
<p style="text-align:justify;">Per Sereza fu sufficientemente drammatico l’esilio, la notizia più tragica dopo “la morte di Anna Karenina”. La letteratura è la mia vita, scriveva Dovlatov, e in questo senso -come racconta Mauro Martini- è stato l’ultimo scrittore sovietico prima del neocapitalismo, quando ancora la letteratura aveva un ruolo fondamentale nella cultura russa.</p>
<p style="text-align:justify;">Vocazione, ambizione, venerazione per l’opera scritta, leggo quindi sono, nel bene e soprattutto nel male: per Dovlatov questo si traduceva con molta naturalezza e bonarietà nel sacro rispetto di Puskin, patria portatile dei russi, nel mito delle poesie di Brodskij e per rovescio nell’invidia e la mediocrità dei colleghi fino al conformismo della propaganda, la lingua della parola al potere.</p>
<p style="text-align:justify;">In America Dovlatov ci arrivò nel 1978 da solo e con una valigia, unico bagaglio che l’Urss concedeva di portar fuori. Un anno prima era arrivato il microfilm del Libro Invisibile, ottavo testo pubblicato da Sellerio che resiste alle lusinghe di  Einaudi e Adelphi. E’ la cronaca autobiografica della sua fallimentare carriera letteraria fatta di rimandi, rifiuti e censure. “Uno scrittore non può abbandonare la sua attività. Questo lo porta inevitabilmente a una distorsione della sua personalità. Ecco perché penso a Gubin con trepidazione e speranza”. Ed è al mondo degli scrittori come Gubin, convertiti a funzionari della centrale del gas (e viceversa) che Dovlatov è sodale, allo sgangherato impero di personaggi crudeli, saggi, pazzi e generosi  che popolano il caos sovietico.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche qui Dovlatov rovescia le cuciture di un destino amaro sempre in primo piano, con una prosa levigata, colloquiale e controllata, pura e ordinaria nello spazio di una riga. Tutt’altro che letteratura invisibile.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[244 lettura finita (114/II anno) - Il campo del vasaio di Andrea Camilleri]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/?p=558</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 06:47:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/?p=558</guid>
<description><![CDATA[
Inizio lettura 26 giugno 2008 - Termine lettura 27 giugno 2008
La formula non cambia e Montalbano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://letture.wordpress.com/files/2008/06/campo-del-vasaio.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-559" src="http://letture.wordpress.com/files/2008/06/campo-del-vasaio.jpg" alt="Il campo del vasaio di Andrea Camilleri" width="200" height="280" /></a></p>
<p>Inizio lettura 26 giugno 2008 - Termine lettura 27 giugno 2008</p>
<p>La formula non cambia e Montalbano è sempre se stesso, solo decisamente più vecchio. La storia non è sicuramente la migliore della serie però rimangono godibilissimi la scrittura e i personaggi. Montalbano, si scopre, legge Camilleri, e proprio l'autore siciliano fornisce al commissario un importante tassello per la soluzione del caso. Anche in pieno inverno, quando si è in Sicilia pare sempre estate.</p>
<p>8/10</p>
<p><strong>Incipit</strong><br />
L'arrisbigliò una tuppiata forte insistente alla porta di casa, tuppiavano alla dispirata, con le mano e con i pedi, ma curiosamente non sonavano il campanello.</p>
<p><strong>Trama</strong>. <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera</em><br />
<span class="tcorpotesto">Su un terreno nei dintorni di Vigàta, buono solo per ricavarne creta per i vasai, viene trovato il cadavere di un uomo. Sfigurato, squartato, chiuso in un sacco affiorato dopo una forte pioggia. Non si sa chi sia lo sconosciuto, ma nel frattempo una donna del paese denunzia la scomparsa del marito, un colombiano di origini siciliane, imbarcato su navi di lungo corso che fanno la spola tra il Sud America e l'Italia. È a quel punto che il commissario Montalbano si ricorda del racconto del Vangelo - il tradimento di Giuda, il pentimento, i trenta denari scagliati a terra e poi utilizzati per comprare il "campo del vasaio" per dare sepoltura agli stranieri. Semplici coincidenze? Il corpo della vittima è stato smembrato in trenta pezzi, il terreno in cui è stato ritrovato è buono per i vasai, il colpo di pistola alla nuca nel codice d'onore sta a significare tradimento, senza contare che il morto era uno straniero. Ma le convergenze sembrano costruite con troppa arte e anche se il delitto ha tutte le caratteristiche di un omicidio di mafia, Montalbano sente odore di bruciato. I tradimenti nel romanzo non si contano: quello di Mimì, nei confronti di Beba ma anche dell'amico e "superiore" Salvo con cui sgomita per avere un ruolo da protagonista nelle indagini, quello di Dolores, la bellissima moglie del morto ammazzato, quello dello stesso commissario che è costretto a barcamenarsi tra segreti e bugie per giungere alla verità.</span></p>
<p><strong>Scheda del libro</strong><br />
Autore: Camilleri, Andrea<br />
Titolo: Il campo del vasaio / Andrea Camilleri ; con una nota di Salvatore Silvano Nigro<br />
Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 2008<br />
Descrizione fisica: 280 p. ; 17 cm.<br />
Collezione: La memoria ; 744<br />
Numeri: ISBN - 88-389-2285-3<br />
ISBN - 9788838922855</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.andreacamilleri.net/" target="_blank">Andrea Camilleri</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a title="da wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissario_Montalbano" target="_blank">Salvo Montalbano </a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[243 lettura finita (113/II anno) - Orizzonte perduto di James Hilton]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/?p=555</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 06:38:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/?p=555</guid>
<description><![CDATA[
Inizio lettura 21 giugno 2008 - Termine lettura 23 giugno 2008
Un viaggio in una terra misteriosa d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://letture.wordpress.com/files/2008/06/orizzonte-perduto-hilton.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-556" src="http://letture.wordpress.com/files/2008/06/orizzonte-perduto-hilton.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a></p>
<p>Inizio lettura 21 giugno 2008 - Termine lettura 23 giugno 2008</p>
<p>Un viaggio in una terra misteriosa del Tibet tra le alte vette dell'Himalaya. Un monastero sperduto, dove è stato scoperto un'elisir che non rende immortali ma che allunga la vita. Un luogo dove gli uomini conservano il sapere e l'arte per preservarla dalla distruzione della guerra, dove il tempo non scorre e il luogo è inaccessibile. Chi vi giunge, non può fuggire, chi si allontana muore o viene considerato pazzo. Romanzo lento (non poteva essere diversamente) e visionario (in un certo qual modo vi è la profezia dell'atomica). E' un libro che mi ha spiazzato.</p>
<p>Voto: 7,5/10</p>
<p><strong>Incipit</strong><br />
I sigari erano quasi alla fine; e cominciava a manifestarsi in noi quella lieve delusione che i vecchi compagni di scuola provano quando si ritrovano uomini e si accorgono di non essere affatto, nei gusti e nel temperamento, così simili tra loro come credevano una volta.</p>
<p><strong>Trama</strong>. <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.</em><br />
<span class="tcorpotesto">Da questa libro, nel 1937 Frank Capra trasse un film celebre, che giunse in Italia col titolo Sbangri-La. Ma il libro conserva un autonomo messaggio, e un'ambizione, nell'avventuroso intreccio, non solo spettacolare. Shangri-La è il monastero tibetano che ospita una antichissima e segreta città di saggi, raccolti da ogni parte del mondo, di sesso, cultura, religione e temperamento diversi, che meditano, studiano, vivono estremamente longevi senza inseguire un preordinato disegno di felicità. Nessuno vi cerca l'Uomo Nuovo; ognuno vivendo coopera a conservare i differenti valori dell'umana civiltà. "Orizzonte perduto" racconta l'avventura di quattro persone che vi giunsero, quello che videro e il destino che li inseguì da quella esperienza.</span></p>
<p><strong>Scheda del libro</strong><br />
Autore: Hilton, James<br />
Titolo: Orizzonte perduto / James Hilton<br />
Edizione: 2. ed<br />
Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 2006<br />
Descrizione fisica: 232 p. ; 17 cm.<br />
Collezione: La memoria ; 341<br />
Numeri: ISBN - 88-389-1154-1</p>
<p><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Hilton" target="_blank">Hames Hilton</a></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Orizzonte_perduto_%28romanzo%29" target="_blank">Il film e il romanzo</a></p>
<p><a title="il nostro forum" href="http://libri.forumcommunity.net/" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La memoria di Adriano. Contro Giuliano.]]></title>
<link>http://lucianopagano.wordpress.com/?p=477</link>
<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 16:02:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucianopagano</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Il titolo del libro di Adriano Sofri, &#8220;Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l&#8217;aborto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lucianopagano.files.wordpress.com/2008/04/conversazioneplatonica_felicecasorati.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-478" src="http://lucianopagano.wordpress.com/files/2008/04/conversazioneplatonica_felicecasorati.jpg" alt="" width="200" height="159" /></a></p>
<p>Il titolo del libro di Adriano Sofri, "Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l'aborto" (uscito per i tipi di Sellerio), ha un sapore vagamente evocativo che fa venire in mente i dialoghi platonici ("Conversazione platonica" è il titolo del quadro di Felice Casorati scelto per la copertina del libro) oppure le opere apologetiche scritte nell'epoca del primo cristianesimo, a sostegno o confutazione della novità religiosa che aveva fatto irruzione nell'Impero Romano. La novità di oggi ha un altro nome, l'attrice Paola Cortellesi ne aveva bene individuato le avvisaglie in un recente <em>sketch</em> nel quale l'Italia viene presentato come il paese dove tutto può essere sottoposto a revisione ("Riparliamone"). Quello che a prima vista può sembrare un <em>instant-book</em> sul tema dell'aborto - il "Giuliano" in questione è chiaramente Giuliano Ferrara - si rivela invece essere il contenitore delle interessanti e decennali riflessioni sul tema dell'aborto, decennali perché Sofri ripercorre un dibattito che inizia prima del '78, anno di approvazione della legge 194. Adriano è amico di Giuliano, un'amicizia difficile e competitiva perché giocata sul terreno di differenze radicali per quanto riguarda le posizioni teoriche e pratiche sui più importanti temi dell'attualità e della politica. Ciò nonostante il testo non fa suoi gli accesi toni della polemica, in esso viene descritta la parabola del movimento antiabortista di Ferrara, che all'indomani dell'approvazione da parte dell'ONU della moratoria sulla pena capitale, ha fatto suo il concetto di <em>moratoria</em>, ribaltandolo nello slogan metaforico di 'moratoria sull'aborto'. Ecco, questo pensiero secondo l'autore del pamphlet in oggetto è viziato all'origine per più di un motivo. Tanto per cominciare non si può paragonare l'aborto alla pena capitale. Una legge che vieti alla donna di abortire e persegua penalmente chi la aiuta non farebbe altro che sancire un'appropriazione, una vera e propria assimilazione della medesima nel corpo sociale, niente di meno che un'espropriazione della donna da sé; il divieto di abortire sarebbe in ciò paragonabile al divieto del suicidio. L'espropriazione del corpo a favore dello Stato, tuttavia, è proprio ciò che avviene nella pena capitale. Giuliano Ferrara ha avuto la scaltrezza di trasformare in crociata ciò che era sotto gli occhi di molti. È interessante l'atteggiamento adottato da Adriano Sofri che anziché porre le basi per una anti-crociata nei confronti del direttore del "Foglio", preferisce affidarsi a una decostruzione attenta di tutte le ragioni presentate da Ferrara. Nel testo trovano spazio le fonti e gli articoli a sostegno delle tesi antiabortiste, compreso l'articolo forse più strumentalizzato, il noto intervento di Pier Paolo Pasolini ("Il coito, l'aborto, la falsa tolleranza del potere, il conformismo dei progressisti", oggi in Scritti Corsari), ripresentato sul "Foglio" travisando le intenzioni, oltre che il titolo, dell'autore di "Petrolio", che non era contro l'aborto e anzi voleva affermare una rivisitazione dei modi di comunicare la sessualità, meno chiusa, meno colpevole, con l'alternativa paradossale di non procreare qualora il coito non potesse reinventarsi in amore. Quello che si prova leggendo il testo di Sofri è un forte senso di impotenza qualora ci si debba (da uomini) mettere nei panni della donna che abortisce, strumentalizzata per eccezione, descritta nelle pagine dedicate alla viltà dell'uomo che la abbandona. Quello che non è cambiato e che deve cambiare è l'atteggiamento di <em>fuga</em>. "Contro Giuliano" è un testo che serve a fare chiarezza su una questione, sia che la nostra opinione sia affidata a una parte piuttosto che a un'altra. L'idea proposta da Giuliano Ferrara non è collegata a un movimento di opinione - nulla a che vedere con le raccolte di firme cui possono ricorrere i cittadini come mezzo per chiedere un referendum - ma a un partito in corsa nelle elezioni di aprile, il che rende gli argomenti 'politici' in modo inevitabile, basti pensare che il primo 'scossone' del precedente governo si ebbe proprio sulla questione delle coppie di fatto. "La politica ha a che fare col potere, e il potere ha a che fare coi corpi e con la sessualità", è riassunto in questa frase un pensiero di Sofri che viene proprio dagli anni settanta, dalle cattedre francesi e da pensatori come Michel Foucault. Viene riconosciuto a Giuliano Ferrara, seppure per una causa contraria a quella sostenuta da "Contro Giuliano", l'aver sollevato problematiche che altrimenti rischiavano di restare limitate in una zona d'ombra, tra il tacitamente riconosciuto e il non espressamente detto. C'è ad esempio il problema dei medici obiettori di coscienza, che lavorando a stretto contatto dei pazienti e in aziende sanitarie pubbliche, spesso negano la somministrazione della RU486 (la cosiddetta pillola del giorno dopo), oppure non permettono di esercitare la libera possibilità di scegliere l'aborto da parte di chi, tra tutte, è la prima interessata, cioè la madre, verso cui per tutta lettura di questo testo traspare un profondo rispetto.<br />
La donna resta il centro delle questioni sollevate, e non la semplice periferia di un embrione. Troppo spesso, questo è uno dei pensieri ricorrenti del libro, il destino della donna è affidato agli uomini, quando invece, come pone Adriano Sofri in chiusura di questo libro, "dal punto di vista delle sue speranze, il mondo dovrebbe mettersi ad aspettare la salvezza dalla nascita di una bambina. Una qualunque".</p>
<p style="text-align:right;">pubblicato su "Il Paese Nuovo"<br />
il 26 marzo 2008</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[contro Giuliano, un libro]]></title>
<link>http://lineadombra.wordpress.com/?p=180</link>
<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 01:00:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>ubik</dc:creator>
<guid>http://lineadombra.wordpress.com/?p=180</guid>
<description><![CDATA[

La questione dell’aborto ci viene proposta in modi semplicistici e quindi brutali dalla stampa: ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><img src="http://www.raucci.net/wp-content/uploads/2007/12/ferrara.jpg" align="top" height="103" width="409" /></div>
<div align="center"></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;" align="justify"><span>La questione dell’aborto ci viene proposta in modi semplicistici e quindi brutali dalla stampa: segue accadimenti di cronaca fino a ieri trascurati e relegati nelle notizie in breve o dettagliate nelle cronache locali. Ma visto che la polemica e la campagna violenta e appassionata di Ferrara ha riportato il tema al centro dei “1500 lettori dei quotidiani” notizie e cronache relative a questo tema; i telegiornali (soprattutto Mediaset) propongono interviste e storie riprese dalle sollecitazioni del Giulianone. Quindi continue interviste a persone che nate premature oggi vivono una vita normale; per giorni ci si è </span><!--more--><span>occupati del suicidio del primario di Genova che operava aborti clandestini; di oggi la notizia della ragazza 14enne che vuole tenersi il bambino, mentre i genitori erano contrari e propensi a farla abortire. Salvo sparire quando il Barnum di Ferrara passerà. Insomma è difficile assumere una posizione tutta tonda, almeno per me: due piccole notizie molto private mi hanno colpito e fatto pensare.</span></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" align="justify"><span>Certamente l’irruenza violenta e strumentale di Ferrara mi infastidisce e fa torto alla sua intelligenza, ma per chi non ha mai fatto i conti con la “falsa ideologia” della borghesia comunista è difficile riconoscere la malafede nel sostenere determinate battaglie culturali. Come si leggerà nella recensione l</span>'idea provocatoria della "moratoria" per l'aborto è nata, all'ONU nel 2007, su iniziativa dei paesi favorevoli alla pena di morte - e precisamente dall'Egitto, dall'Iran, dal Sudan, dalla Libia, Arabia saudita, più gli Usa e altri. Il fatto che dunque è un'idea nata per intralciare la moratoria contro la pena di morte. Ferrara se ne è appropriato e in malafede confidando della disinformazione generale, ha glissato sulla provenienza.<span></span></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;" align="justify"><span>A questo proposito mi è arrivata la segnalazione dagli amici della Fondazione Langer la recensione di Anna Bravo (che seguo con piacere e interesse) al libro di Adriano Sofri: "Contro Giuliano - Noi uomini, le donne e l'aborto" Sellerio, che comprerò appena potrò. </span></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;" align="justify"><img src="http://www.women.it/cms/images/stories/magazine/annabravo.jpg" align="left" height="150" width="150" /><span><b>Anna Bravo</b> è una di quelle donne che seguo con piacere e costanza: stimola pensieri interessanti e punti di vista illuminanti e autenticamente femminili; ha insegnato Storia sociale nell'Università di Torino, si occupa di storia delle donne, di deportazione e genocidio, resistenza armata e resistenza civile. Fa parte della Società italiana delle storiche. e ha scritto tra l’altro “In guerra senza armi. Storie di donne. 1940-1945” insieme ad Anna Maria Bruzzone per Laterza e presto uscirà “<span class="producttext">A colpi di cuore. Storie del sessantotto” del 2008. Tanto per dire. Nel 2005 un suo intervento “</span><i>Noi e la violenza, trent´anni per pensarci</i>.” (che è possibile scaricare da <a href="http://www.societadellestoriche.it/nuovo/allegati/all_1108739629_A._BRAVO,_.pdf" target="_blank">qui</a>) scatenò un dibattito serrato tra donne, femministe, militanti e intellettuali molto interessante e per certi versi disarmante. Di seguito </span></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;" align="justify"><span>la recensione al libro di Sofri e ripropongo la sua replica alle critiche da “sinistra” (chiamamola così e il mio consiglio è quello di seguire i link proposti nell’articolo) a quell’intervento del 2005. se volete potete completare il dossier sull’argomento con gli altri due post che ho dedicato all’argomento: <a href="http://lineadombra.wordpress.com/2008/01/13/131/" target="_blank">qui</a> trovate un bell'articolo della Gramaglia e <a href="http://lineadombra.wordpress.com/2008/02/29/163/" target="_blank">qui</a>  Pasolini e Bobbio sull'aborto. Buona lettura.</span></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" align="justify"><span> </span><br />
<b><span style="color:olive;">Il femminismo e la perdita di innocenza maschile </span></b></p>
<div align="justify"></div>
</p>
<p class="MsoNormal" align="justify"><i>la campagna del direttore del "Foglio" è piombata su un terreno delicatissimo spingendo indietro dubbi e riflessioni<b></b></i></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" align="justify"><b><span style="color:#993300;">DALLA PARTE DELLE DONNE</span> </b>di Anna Bravo <span>(da la Repubblica del 14 marzo 2008). </span></p>
<div align="justify"></div>
<p class="MsoNormal" align="justify">QuestolLibro - <i>Contro Giuliano (Sellerio, pagg. 160, euro 10) </i>- è un doppio esercizio di amicizia. Forte, sommessa, sorvegliata, verso le donne. Sciolta, pronta al conflitto e fiduciosa che non sia distruttivo, verso Giuliano Ferrara. Varrebbe la pena leggerlo anche come un esempio di cura per le relazioni, di impegno alla ricerca di un linguaggio capace di impedire che il dissenso diventi dissidio - un esempio, non un modello, visto che ogni rapporto ha la sua storia.<br />
Ma è un esempio che può estendersi dal legame Sofri-Ferrara ad altri protagonisti e soprattutto protagoniste del dibattito di oggi. Prendersi in parola e sul serio è il primo passo per trasformare uno scontro in una vincita a due, talento grandioso, difficile da raggiungere, legittimamente parziale. Non lo si spende per tutti. L´importante è che sono rimasti aperti (o sono nati) flussi di amichevolezza fra donne di idee e sentimenti diversi. La mia amica Nicoletta Tiliacos, nemica strenua dell´aborto chimico, non per questo vuole meno bene a me, che sono possibilista, né io a lei. Merito nostro. L´iniziativa di Ferrara può aver reso molte persone più sensibili, ma a livello pubblico è piombata su un terreno delicatissimo, spingendo indietro dubbi e riflessioni, creando un muro contro muro in cui chi apre bocca si trova subito arruolato nell´uno o nell´altro schieramento.<br />
Di fronte al gran parlare di queste settimane, c´è bisogno di ricordare (o rivelare) alcune verità. Sofri se ne fa carico, con puntiglio e senza quel sarcasmo che nei primi anni Settanta era la sua cifra più ammirata, ma che in fondo è violenza fatta parola. Chi legge scopre cose su cui pensare. Che il cortocircuito aborto/pena di morte non l´ha inventato Ferrara, ma alcuni Stati amanti della forca, che l´hanno usato per giustificare il loro no alla moratoria sulle esecuzioni capitali: se si fossero sospese, era il loro argomento, si sarebbero dovute sospendere anche le norme di legalizzazione. Che dietro la formula «sono contro l´aborto» si possono trovare le idee più varie, come nella improbabile dichiarazione di essere a favore. Che anche negli anni Settanta il concetto di diritto all´aborto era controverso; negli stessi Stati Uniti, dove il liberalismo esaltava l´autodeterminazione dei cittadini e le lotte dei neri facevano scuola, la prospettiva non è mai stata la semplice aggiunta di un diritto agli altri. Le attiviste pro choice sostenevano piuttosto che lo Stato dovesse fare un passo indietro, mettendo fine alla sua ingerenza in scelte intime e personali. E infatti la famosa sentenza sul caso Roe versus Wade non si appoggia al principio della libera disponibilità del proprio corpo, ma alla privacy, alla facoltà inalienabile «di definire la propria concezione dell´esistenza e del senso della vita».<br />
Infine ­ punto cruciale ­ Sofri scrive che associare aborto e Shoah non innalza il primo, rischia piuttosto di polverizzare la seconda, facendo cadere un tabù indispensabile e già vacillante. E non si attarda a spiegare, perché a chi li considera assimilabili non manca necessariamente l´informazione, manca un cuore vigile.<br />
Ma non è per questo che il libro si fa voler bene - e da altri si farà detestare. E´ per qualcosa di semplice, all´apparenza: la rinuncia dichiarata e praticata a parlare per le donne, a mettersi al loro posto su un terreno che resta irrimediabilmente straniero a chi donna non è. Nato dalla paura millenaria per la capacità generativa femminile, il desiderio di controllarla si è sempre giustificato nella presunzione di saperne di più delle donne stesse, di più della coppia madre/feto e madre/bambino, e dunque di poterle definire e regolamentare. Lungo processo, portato a compimento nel secolo superbo e sciocco. A inizio Ottocento il corpo parla ancora, con i suoi dolori, gonfiori, movimenti del feto, ed è ascoltato; alla fine del secolo, è ormai zittito a vantaggio delle mani del medico, dello stetoscopio, dei raggi X. E la gravidanza diventa un insieme di riscontri "oggettivi" valutati da professionisti. A una donna non si spiega solo la trasformazione di cui il suo corpo è protagonista ­ il che è positivo, e può preludere a una buona alleanza con il medico; le si anticipa quel che deve provare. Parlare per le donne significa anche voler pensare per loro. Quando negli anni Settanta una ragazza diceva a un maschio: «parla per te», sottintendeva: «e non credere di poter pensare per me». Oggi ci sono ancora (di nuovo?) uomini che se lo permettono, e forse sono aumentati. Resta il fatto che i maschi possono sì continuare a parlare a nome delle donne, ma hanno perso il diritto a farlo con "innocenza". Femminismo, grazie.<br />
Sofri parla per sé, e a un altro uomo. Gli sembra che Ferrara coltivi l´illusione di poter conoscere l´esperienza dell´aborto, come se la pancia fosse la sua, suo il feto, sua la sensazione di mandarlo via, suo il vuoto che resta. Invece c´è un limite, ricorda l´amico all´amico. Esiste qualcosa che si può provare a immaginare, ma sapendo che si resta comunque al di qua, nel pezzo di mondo dove fare un figlio è questione di 20 secondi, fare un aborto può essere un problema di soldi oppure un tormento, ma non diventa mai un´esperienza propria. La più sventata delle ragazzine ne sa di più del filosofo, dello scienziato, persino del compagno che le sta vicino. Può sembrare ovvio, e non lo è.<br />
Nel discorso di Ferrara il vizio del parlare per le donne arriva al paradosso di definire l´aborto un omicidio, invitando però le esecutrici a non ritenersi assassine. O l´uno o l´altro, scrive Sofri. Niente sconti, aggiungerei. Perché il solo modo di tenere insieme quel non senso è considerare le donne un po´ meno responsabili, un po´ meno imputabili, come stabilivano un tempo alcuni codici. Minori a vita. Oppure prototipi della vittima, condannate a competere per la palma dell´oppressione in un mondo dove questa figura ha conquistato una potenza simbolica smisurata. Dietro l´appello all´amore, forse c´è una visione del sociale schiacciata sulla dicotomia offensore/vittima, che è parallela alla dicotomia amico/nemico.<br />
Certo: l´aborto ha una faccia maschile, nasce dalla leggerezza degli uomini, dalla loro incapacità di accettare una gravidanza imprevista. Da viltà ­ Sofri usa deliberatamente il termine "raschiare" per dire che l´evenienza dell´aborto spreme quanto c´è di meschino in un maschio. Cita Carla Lonzi, che scriveva 38 anni fa: «La domanda da porsi non è se abortire o no, è: "per il piacere di chi sto abortendo?"». Forse è così ancora oggi. Ma nel frattempo tante cose sono cambiate, in tema di vita, morte, dolore. Mi sarebbe piaciuto che in questo libro si dedicasse più spazio alla tendenza di nuovo in atto a "umanizzare" l´aborto in nome della sofferenza femminile. Assassine ma afflitte, oppure innocenti e afflitte. Nel dolore siamo tutte uguali, diceva un titolo di giornale, giorni fa. La maternità «è tutta e sempre un martirio», scriveva Paolo Mantegazza, «e la donna è sempre madre, anche quando è vergine».<br />
Allora, chi non soffre è un´assassina tout court? Il dolore è tornato un obbligo, il solo riscatto socialmente accettato? Spero che anche di questo si parli fra uomini. Ma al modo di Sofri. Invece mi auguro che a nessuno venga in mente di scrivere un libro intitolato Lettera alla mia compagna che ha abortito.</p>
<div align="justify"></div>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;" align="justify"><b><span style="color:#993300;">NOI, l´aborto, la violenza</span> </b>di Anna Bravo (la Repubblica del 15 02 2005)</p>
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<p class="MsoNormal" align="justify">Ho scritto un lungo articolo sugli anni Settanta, titolo: <a href="http://www.societadellestoriche.it/nuovo/allegati/all_1108739629_A._BRAVO,_.pdf" target="_blank">Noi e la violenza, trent´anni per pensarci</a>. Ora potrei scriverne un secondo sulla violenza che mi si è rovesciata addosso appena è uscita, sulle pagine culturali di Repubblica, <a href="http://www.universitadelledonne.it/silenzi.htm" target="_blank">un´intervista di Simonetta Fiori</a> che presentava quel mio testo e il fascicolo della rivista Genesis dedicato ai femminismi del decennio. La storia del Novecento rischia sempre polemiche, quella della "stagione dei movimenti" è particolarmente esposta, ma non ricordo bagarre simili. Perché, eccetto alcuni interventi sereni, proprio di bagarre si è trattato, con il corredo di insulti e accuse di falso, incompetenza, intimismo, revisionismo (dall´altro ieri anche di ritrattazione). Devo essermi avventurata su un terreno minato.<!--[if !supportLineBreakNewLine]--><br />
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</p>
<p class="MsoNormal" align="justify">Sono altrettanto indicative le modalità. Inizialmente si forza lo scritto di Simonetta Fiori, impegnativo ma di taglio necessariamente breve; oppure, vecchio stratagemma discorsivo, mi si fa dire qualche sciocchezza che non ho detto, e ci si applica a dimostrare il contrario. Nel giro di due giorni, scatta la logica del "so ben io di cosa parlo": all´articolo di Repubblica non ci si riferisce neppure più, basta alludere (qui vale la pena citare testualmente Elettra <a href="http://www.universitadelledonne.it/deiana.htm" target="_blank">Deiana</a>, Liberazione del 6 febbraio) alle "gravissime dichiarazioni di Anna Bravo", che dimostrerebbero come la "devastante marea montante della restaurazione cristiana bianca occidentale che va diffondendosi minacciosa nelle nostre contrade, a cominciare dagli Usa, (arrivi) fin dentro le pieghe della nostra stessa storia". Ma non esageriamo!</p>
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<p class="MsoNormal" align="justify">L´aspetto più sgradevole è che nessuna aveva letto le quaranta pagine del mio testo. Ci vedo non solo una mancanza di rigore culturale, ma una frivolezza che disdegna la fonte diretta, che dissuade dal dire "Preferisco di no" persino quando sembrerebbe elementare: prima leggo, poi parlo. Naturalmente è difficile affrontare quegli anni, perché sono stati anche il tempo in cui uno spaccato consistente di giovani persone ha sperimentato la presa di parola, la gioia di vivere e inventare in comune, e noi donne anche l´autocoscienza e spazi nuovi di libertà mentale. Per di più, "noi" è un pronome sconsigliabile, il cui ambito di riferimento va ogni volta specificato: femminismo "storico", delle donne radicali, del sindacato, dei partiti, dei gruppi extraparlamentari. Per questo si usa il plurale femminismi.<br />
Sebbene ci si possa appoggiare a riflessioni e ricerche preziose di alcune donne (e di rari uomini), mi sembra ancora più difficile affrontare la storia del rapporto donne/violenza in quegli anni. Alcune militanti dell´Autonomia proponevano di creare Ronde rosa per difendersi dalla polizia. La Libreria delle donne di Milano elaborava la tesi dell´estraneità femminile come "scelta politica di separazione di un pensiero femminile differente". Dentro Lotta Continua c´era stato prima disagio, poi muro contro muro fra donne e servizi d´ordine. La libreria delle donne di Torino teorizzava il rifiuto "del sangue della croce, del sangue delle Rivoluzioni", ma - Moro prigioniero - sceglieva di non schierarsi fra lo Stato e le Br. E c´erano altre posizioni ancora, e ciascuna poteva variare nel tempo.</p>
<p>A me non interessa fare la contabilità della violenza femminile, ma lavorare sul rapporto con la distruttività di allora e sui modi in cui è stato (o no) ripensato. Non mi interessano tanto le protagoniste della violenza, quanto le molte donne che l´hanno incrociata, vista, tollerata, temuta. Donne che valutano appieno la differenza fra partecipare, essere spettatrici, contrastare, ma che condividono un´idea: da quegli anni e dalla responsabilità di cercare una misura onesta per raccontarli, è difficile chiamarsi del tutto fuori - a meno di considerare i violenti e i terroristi una specie un po´ meno umana della nostra.</p>
<p>Oggi dire che l´ideologia della violenza rifondatrice era cruciale nell´orizzonte della sinistra extraparlamentare (e non solo) è un semplice punto di partenza, e mi sembra quasi scontato aggiungere che il contesto ha avuto sì un peso, ma che è stato usato troppo volte per sgusciare fuori dal campo della responsabilità personale. Eppure esistevano alternative, e mi preme appunto ripensare agli incontri mancati, al non inevitabile effetto di cecità verso altre genealogie che derivava da quel mito della violenza. Chi di noi, donne e uomini, si è confrontato seriamente con i nonviolenti che digiunavano per il riconoscimento dell´obiezione di coscienza, con la disobbedienza dei radicali, con le opere di Thoreau, Gandhi, del nostro Capitini? E con che distratta condiscendenza guardavamo a Mondo Beat, la rivista dei cosiddetti capelloni, che in una campagna per la nonviolenza e contro il militarismo denunciava l´aggressione americana in Vietnam, quella sovietica in Ungheria, quella cinese in Tibet, riconducendole al primato dell´ideologia sulla vita.</p>
<p>C´è ancora da riflettere, e lo stesso vale per l´aborto. Trent´anni fa, credo che non potessimo pretendere da noi stesse più di quanto stavamo variamente elaborando, dalla denuncia dello scandalo degli aborti clandestini alla domanda radicale di Carla Lonzi: "per il piacere di chi sto abortendo?". Avremmo meritato una legge migliore. Che sia rimasta un´area di non detto, o non pensato, è addirittura ovvio ? eravamo giovani, nel pieno della lotta per la depenalizzazione, si viveva di corsa; sul possibile dolore del feto oltre un certo stadio della gravidanza, la medicina taceva, e infatti la parola sofferenza veniva riferita a una patologia, mai a una sensazione. Non so se qualcuna abbia formulato la domanda che viene spontanea di fronte a qualsiasi intervento chirurgico: "Farà male?". Sarebbe stata una buona presa di distanza dal potere medico-scientifico, di cui stavamo denunciando la simulazione di neutralità su altri terreni; e un passo in più sulla strada della cura. Se si dà credito al dolore delle donne, bisogna dar credito anche all´impegno (di molte, di alcune?) a non duplicarlo nel feto, dunque ad aumentare l´attenzione contraccettiva, e magari a sollevare la questione delle tecniche più protettive per provocare, o scongiurare, l´aborto. Interrogativi improbabili, allora - ma nessuna ha mai sostenuto che le sole domande da porre fossero quelle ragionevoli, rispettabili, a risposta garantita. Certo il clima non ci aiutava: fra noi (un noi ampio e misto) c´era ben poca sensibilità alla condizione aurorale, sospesa, terminale, o alla prossimità fra l´umano e il resto del mondo senziente. «Vi siete mai chiesti che cos´avranno pensato le capre di Bikini? E i gatti nelle case bombardate?», scriveva Calvino nel '46. La nostra risposta sarebbe stata: no.</p>
<p>Penso anche al dopo, e al presente, ai vari medici e ricercatori laici e pro choice che sul problema della sofferenza invitano a dare al feto il beneficio del dubbio, perché se una cosa va fatta, bisogna scegliere il modo meno doloroso per tutti; al fatto che in futuro sarà sempre più difficile distinguere non tanto fra persona e non persona, ma fra persona e persona (le manipolazioni genetiche e estetiche, il trapianto del volto e delle mani), fra vivente e non ancora o non più vivente, fra umano e tecnologico, fra natura e tecnonatura. La differenza, dice Rosi Braidotti, è diventata una categoria nomade. In questi giorni, penso ad alcune pacate inquietudini che ho avvertito.</p>
<p>Eppure, dire che il corpo femminile è vittima di manipolazione cruenta e nello stesso tempo tramite di una violenza contro il feto non equivale a equiparare aborto e terrorismo. E´ nominare un dilemma, angosciante, forse esposto a strumentalizzazioni; il rischio è che non si trovi mai il momento adatto per enunciare temi controversi.</p>
<p>Sì, il rapporto con la violenza è un punto delicato, ma non necessariamente un punto debole, tanto più che, come problema storico-teorico e come dannazione del presente, molte donne se ne sono fatte carico. Perché non discuterne pacificamente? Tutto quel che ho scritto qui si trova nel testo ignoto.</p>
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</item>
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<title><![CDATA[la briscola in cinque]]></title>
<link>http://erinni.wordpress.com/?p=383</link>
<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 14:07:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>erinni</dc:creator>
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<description><![CDATA[che oltre ad essere il mio gioco preferito, è questo librino letto tra:
i cartoni animati delle 19 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" align="left" width="105" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&#38;item_id=013cb6f5efa92c1496&#38;time=0" hspace="10" height="143" />che oltre ad essere il mio gioco preferito, è <a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/La_briscola_in_cinque/9788838922190/013cb6f5efa92c1496/">questo</a> librino letto tra:<br />
i cartoni animati delle 19 - 20 (mentre cucino, ma stavolta leggevo, alla faccia dell'archetipo della mamma ai fornelli)<br />
il dopocena, mentre la tv trasmetteva un documentario sulla figura di satana nelle varie religioni;<br />
la pausa pranzo di oggi, seduta al tavolo della cucina con un trancio di pizza già tagliato a pezzi, ché mi fa fatica tagliarmi la pizza da sola. Morale, in un paio di orette si finisce, è bellino, perché a ben pensarci, oltre a Camilleri che si diletta di dialetto siculo, non avevo mai letto un giallo con così forte presenza dialettale. Fatto sta che le più belle partite a carte le ho fatte proprio in Toscana, ascoltando bestemmie e insulti di un meraviglioso che che cosa lo dico a fare.<br />
1000 punti al Barrista scazzatissimo (io non faccio la barrista, ma quanto a scazzo non son seconda a nessuno...), che alla fine risolve tutto.<br />
lalaura</p>
<p>PS: com'è come non è anobii è pieno di gente che capisce chi è il colpevole più o meno entro la pagina 10. Mai successo. E dire che ne ho letti, di gialli-noir-giallo-noir e via con le sfumature... Che gusto c'è a scoprire il colpevole già subito? Mah, sta di fatto che forse non son così intuitiva.</p>
<p>PS2: Ferrara non ha la sindrome di Klinefelter, leggevo stamattina sul Corriere. E' solo pirla, quindi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Curiosidades]]></title>
<link>http://floresderetorica.wordpress.com/?p=34</link>
<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 18:15:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>stgmarsan</dc:creator>
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<description><![CDATA[Después de trastear un poco en busca de información sobre Elvira Sellerio, fundadora, junto con su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Después de trastear un poco en busca de información sobre Elvira Sellerio, fundadora, junto con su ex-marido, de la editorial <a href="http://www.sellerio.it/storia.php" title="Sellerio">Sellerio</a>, descubro que pronto nacerá en Italia una nueva editorial siciliana, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/Libri/grubrica.asp?ID_blog=54&#38;ID_articolo=1348&#38;ID_sezione=231&#38;sezione=Prossimamente" title="Gea Schirò">Gea Schirò</a>, que estrenará su catálogo con Rebecca Curtis y John Wray.</p>
<p>En España todavía no se ha editado nada de <a href="http://www.newyorker.com/search/query?query=authorName:%22Rebecca%20Curtis%22" title="Rebecca Curtis">Rebecca Curtis</a>, excepto un brevísimo relato (Solicitación -tras el lenguaje hablado) en el primer volumen de Lo mejor de McSweeney's. John Wray también permanece inédito por aquí, salvo por otro relato en <a href="http://www.granta.es/index.php?s=ultimo" title="John Wray">Granta</a>.</p>
<p>De esta manera nos enmaraña internet. Y en cuanto salgo del curro me acerco a la Casa del Libro para buscar cualquier libro, y así recordar el nombre, de la editorial (Belacqua, su colección La otra orilla) que tanto se parece en sus cubiertas a Sellerio. Estos parecidos razonables (<a href="http://materialesantiago.blogspot.com/2006/09/ms-diseo.html" title="Gadir/Einaudi">Gadir/Einaudi</a>; <a href="http://materialesantiago.blogspot.com/2006/09/diseo-editorial.html" title="Laetoli/Anagrama">Laetoli/Anagrama</a>) que tanto me gustan.</p>
<p><img src="http://floresderetorica.wordpress.com/files/2008/02/sellerio.thumbnail.jpg" alt="sellerio" /></p>
<p><img src="http://floresderetorica.wordpress.com/files/2008/02/belacqua2.thumbnail.jpg" alt="belacqua" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[187 lettura finita (57/II anno) - Il cane di terracotta di Andrea Camilleri]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/?p=443</link>
<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 08:06:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Inizio lettura 24 gennaio 2008 - Termine lettura 26 gennaio 2008
Col senno di poi (cioè dopo aver ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788838912269" alt="Il cane di terracotta di Andrea Camilleri" border="1" height="274" width="200" /></p>
<p style="margin-bottom:0;">Inizio lettura 24 gennaio 2008 - Termine lettura 26 gennaio 2008</p>
<p style="margin-bottom:0;">Col senno di poi (cioè dopo aver letto molto Camilleri) questo racconto lo avrei visto bene come romanzo senza Montalbano. Per capirci come La concessione del telefono, Il birraio di Preston, Il colore del sole... Questo Montalbano in un certo senso storico mi convince poco. Rimane una "billizza" lo stesso ma mi pare un pò "artificioso". Col senno di poi dicevo, e conoscendo molto meglio la produzione dello scrittore siciliano. Lettura che rimane sempre godibilissima. Camilleri è un vero maestro.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Voto: 8/10</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Incipit</b><br />
A stimare da come l'alba stava appresentandosi, la iurnata s'annunziava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incaniato, ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condite da lazate improvvise di vento.</p>
<p><b>Trama</b>. <i>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.</i><br />
<span class="tcorpotesto">Ritorna l'investigatore Montalbano: nel corso di un'inchiesta su di un traffico d'armi, ispezionando una caverna che funge da deposito di ordigni, Montalbano scopre un passaggio che conduce a un'altra grotta, e qui trova due cadaveri: un ragazzo e una ragazza uccisi cinquant'anni prima. Obbedendo all'istinto prepotente che lo spinge a ricercare una verità sbiadita e forse ormai inafferrabile, il commissario Montalbano inizia un'indagine improbabile, che cerca di ricostruire vicende apparentemente non destinate ad approdare in un'aula di tribunale.</span></p>
<p><b>Scheda del libro</b><br />
Autore: Camilleri, Andrea<br />
Titolo: Il cane di terracotta / Andrea Camilleri<br />
Edizione: 10. ed<br />
Pubblicazione: Palermo : Sellerio, 1998<br />
Descrizione fisica: 275 p. ; 17 cm.<br />
Collezione : La memoria ; 355<br />
Numeri: ISBN - 88-389-1226-2
</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Ex libro</b></p>
<p style="margin-bottom:0;">"Chiama Catarella e fatti portare un cordiale dal bar". "Catarella? Vuoi babbiare? Quello una volta che gli ho detto di portarmi un espresso, se n'è tornato con un francobollo". <i>Capitolo Tredici.</i></p>
<p style="margin-bottom:0;">... per lasciare largo al gregge di Gegè, buttane bionde dell'est, nigeriane come l'ebano, travestiti bulgari, marchettari marocchini e via processiando, una vera e propria Onu della minchia, del culo e della fica. <i>Capitolo quattordici.</i></p>
<p style="margin-bottom:0;">"... bene i comunisti di Lenin ch'erano i comunisti ch'erano, il liceo non hanno avuto il coraggio d'abolirlo. Solo un arrinanzato, un parvenu, un semianalfabeta e mezza calzetta come questo ministro può pensare a una cosa simile. Come si chiama, Guastella?". "No, Vastella" disse la signora Angelina. Propriamente si chiamava in un terzo modo, ma il commissario s'astenne dal precisare. <i>Capitolo Quattordici.</i></p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Collegamenti utili per capire meglio il libro</b></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.andreacamilleri.net/" target="_blank">Andrea Camilleri</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissario_Montalbano" title="da wikipedia" target="_blank">Salvo Montalbano </a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Giuseppe Leone: Il Matrimonio in Sicilia]]></title>
<link>http://ideebn.org/2008/01/23/libri-giuseppe-leone-il-matrimonio-in-sicilia/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 07:00:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mario Macaluso</dc:creator>
<guid>http://ideebn.org/2008/01/23/libri-giuseppe-leone-il-matrimonio-in-sicilia/</guid>
<description><![CDATA[ A qualche anno dalla pubblicazione, mi capita di sfogliare il volume “Il Matrimonio in Sicilia”]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> A qualche anno dalla pubblicazione, mi capita di sfogliare il volume “Il Matrimonio in Sicilia” di Giuseppe Leone, edito da Sellerio.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/leone-4.jpg" alt="leone-4.jpg" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<p>Di lui, Gesualdo Bufalino scrisse:</p>
<p><i>“…nelle fotografie di Leone non cercate la collera né la pietà civile né l’avvampo della metafora; bensì, istigato dall’eccellente mestiere, un colpo d’occhio avvezzo a cogliere le mimiche significanti del grande teatro umano…” </i></p>
<p><i> “E’ uno, Leone, che alla Sicilia s’accosta come a un impervio corpo di donna… ora sfiorandola appena, ora facendole teneramente violenza; ora guardandola con finta pigrizia, come dal balcone d’una stella remota…”.</i></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/leone-2.jpg" alt="leone-2.jpg" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<p>Giuseppe Leone (1936) vive e lavora a Ragusa. È stato, e continua ad essere, un testimone attento e sensibile della Sicilia: dai paesaggi all’architettura barocca, dalle feste popolari, in cui si mescolano religiosità e paganesimo, alle immagini dei suoi conterranei, famosi e non.</p>
<p>È autore di numerose pubblicazioni con testi, tra gli altri, di V. Consolo, G. Bufalino e L. Sciascia.</p>
<p>Vanta numerose e importanti esposizioni personali in italia e all’estero.</p>
<p>La foto in copertina da sola già vale il libro.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/leone-cover.jpg" alt="leone cover" /></div>
<p>Seguono 80 raffinate immagini in bianco e nero, riprese dall'autore durante il suo lavoro quotidiano in Sicilia, negli ultimi 40 anni.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/leone-5.jpg" alt="leone-5.jpg" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
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<div style="text-align:center;"><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/leone-1.jpg" alt="leone-1.jpg" /></div>
</div>
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<p>Le immagini di Leone risultano senza tempo e offrono una panoramica sul costume della società siciliana attorno ad un evento fondamentale che alterna momenti tra il religioso ed il pagano.</p>
<p>La fotocamera di Leone ha colto, con una lettura personale, raffinata ed ironica, un rito e i suoi principali momenti ed attori: dall’abito alla vestizione, dagli emozionati familiari alla cerimonia in chiesa, al ricevimento tra canti e balli.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://ideebn.wordpress.com/files/2008/01/leone-3.jpg" alt="leone-3.jpg" /></div>
<p><b>Il Matrimonio in Sicilia</b><br />
Editore: Sellerio<br />
Autore: Giuseppe Leone<br />
Introduzione: Salvatore Silvano Nigro<br />
Pagg. 90 - Euro 28,00</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[160 lettura finita (30/II anno) - L'ultimo veliero di Marcello Venturi]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/2007/11/24/lettura-in-corso-lultimo-veliero-di-marcello-venturi/</link>
<pubDate>Sat, 24 Nov 2007 09:41:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
<guid>http://letture.wordpress.com/2007/11/24/lettura-in-corso-lultimo-veliero-di-marcello-venturi/</guid>
<description><![CDATA[
Inizio lettura 24 novembre 2007 - Termine lettura 26 novembre 2007
Incantevole. Poetico. Ironico. Q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788838922350" alt="L'ultimo veliero di Marcello Venturi" height="260" width="200" /></p>
<p>Inizio lettura 24 novembre 2007 - Termine lettura 26 novembre 2007</p>
<p>Incantevole. Poetico. Ironico. Questo romanzo di Venturi scritto negli anni sessanta e riproposto in una nuova edizione da Sellerio è stata una felicissima lettura. Fa parte di quei libri che leggi lentamente, fermandoti ad ogni capitolo per assaporarne il gusto. Un inno alla vita ed un invito a ciascuno a seguire la propria vocazione. Come dice il capitano Bernado Maestrelli "... è una questione di nascita. C'è chi è nato per stare a terra, per mettere radici; e chi è nato per navigare". Ottima la postfazione di Giovanni Capecchi che inquadra bene l'opera nel costesto dell'opera di Venturi. Da leggere.</p>
<p>Voto: 10/10</p>
<p><strong>Incipit</strong><br />
Questa è la storia di Maestrelli Bernardo, ex comandante di velieri, in pensione; soprannominato il Capitano. Un uomo che, a bordo dell'Eliseo, del Levantino, del Santa Maria - e di cento altri barchi - aveva navigato tutti gli oceani. Il cui nome era diventato famoso.</p>
<p><strong>Trama</strong> <em>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.</em><br />
<span class="tcorpotesto">Bernardo Maestrelli, comandante di velieri, è costretto a ormeggiare il suo "Eliseo": né lui né la sua barca hanno più l'età per andare per mare. Sceso a terra la sua casa diventa l'ospizio del paese, nato proprio per accogliere i vecchi marinai. Lì trascorre le sue giornate, sempre uguali, fra l'orto e il molo, d'estate costretto dalle suore a chiedere l'elemosina tra i villeggianti, d'inverno a scrutare il mare. Ma un giorno sulla linea dell'orizzonte appare un'ombra, la vela di un bastimento. Quella sagoma in mezzo al mare accende la curiosità e poi la speranza del Capitano Maestrelli e degli altri uomini di mare dell'ospizio. Il veliero giunge al porticciolo; ha compiuto il suo ultimo viaggio ed è destinato alla rottamazione. Ma la ciurma dell'ospizio, capitanata da Maestrelli, ogni sera di nascosto sale a bordo: l'imbarcazione viene rimessa in sesto: ripulita, verniciata, sostituite le vele strappate, riparato l'albero maestro. Sì, è vecchio quel veliero, ma può ancora prendere il mare. Radunati i suoi uomini, una notte di vento propizio il Capitano abbandona l'ospizio e mollati gli ormeggi prende il largo, verso un destino che finalmente gli appartiene.</span></p>
<p><strong>Scheda del libro</strong><br />
Autore: Venturi, Marcello &#60;1925- &#62;<br />
Titolo: L' ultimo veliero / Marcello Venturi ; nota di Andrea Camilleri ; postfazione di Giovanni Capecchi<br />
Pubblicazione: Palermo : Sellerio, [2007]<br />
Descrizione fisica: 191 p. ; 17 cm.<br />
Collezione : La memoria ; 719<br />
Numeri: ISBN - 88-389-2235</p>
<p><strong>Ex Libro</strong><br />
A quell'ora la città era illuminata a giorno, con i negozi aperti e le vetrine scintillanti di bianche luci al neon. I ristoranti mandavano zaffate di pesce fritto, voci, scoppi di risa, e il rumore di forchette e di coltelli sui piatti, di bottiglie che battono contro il vetro dei bicchieri. "Due caciucchi! - si sentiva gridare da dentro. - Mezzo di vino rosso! Coda di rospo ai ferri!".  Il capitano affrettò il passo; non avrebbe voluto, proprio stasera scontrarsi con la Madre Superiora. Ma prima di lasciarsi il mare alle spalle allungò un'ultima occhiata laggiù. Il mare era un piano perfettamente immobile, e nero; rotto, a sinistra, con regolarità dal faro che sciabolava attorno, rivelando una striscia di acqua illividita, subito spenta. Al largo non c'erano luci, né di lampare o pescherecci, né delle grandi navi di linea. <em>Capitolo V.</em></p>
<p>- Vedete, -cercò di spiegarle il capitano. - A questo mondo ce n'è di tutti i tipi. Voi, per esempio. Voi siete nata per far la Suora. invece altre donne, e io ne ho conosciute tante, sono nate per far qualcos'altro nei porti. -Lo so lo so, - disse rapida Suor Pasqualina riprendendo il secchio. - Ecco, - fece il capitano - Secondo me è una questione di nascita. C'è chi è nato per stare a terra, per mettere radici; e chi è nato per navigare. Tacque. - Non vi sembra semplice?- domandò. <em>Capitolo XVI.</em></p>
<p><strong>Collegamenti utili per capire meglio il libro</strong></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Venturi" target="_blank">Breve biografia</a></p>
<p><a href="http://www.isral.it/web/web/risorsedocumenti/intervsiteonline_venturi.htm" target="_blank">Intervista con Marcello Venturi a cura di Isral</a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net/" title="il nostro forum" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Andrea Camilleri - Il corso delle cose]]></title>
<link>http://micheblog.wordpress.com/2007/11/13/il-corso-delle-cose-andrea-camilleri/</link>
<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 09:18:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Michelangelo</dc:creator>
<guid>http://micheblog.wordpress.com/2007/11/13/il-corso-delle-cose-andrea-camilleri/</guid>
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Camilleri A., Il corso delle cose, Sellerio, 1998 

Un omicidio, annunciato con tre giorni di rita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"></font></span><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000"></p>
<p style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#808080">Camilleri A., <em>Il corso delle cose, </em>Sellerio, 1998</font></span> </p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://micheblog.wordpress.com/files/2007/11/corso_cose.thumbnail.jpg" alt="corso_cose.jpg" /></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><font color="#000000">Un omicidio, annunciato con tre giorni di ritardo, come vuole l'avvertimento sul cadavere. Poi l'attentato a Vito. Proprio lui, così innocuo, sempre attento a non immischiarsi negli affari degli altri, attento a non prendere mai una posizione.<br />
Un avvertimento? L'ispettore Corbo sa il fatto suo e non dubita di un collegamento tra gli eventi,  ma non è facile districarsi tra i silenzi del piccolo paese. Gli avvertimenti continuano. Vito si dispera, non si da pace, cosa ha fatto? Ma quell'omicidio lo riguarda da vicino e, poco a poco, capirà perchè...</font></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';">Scritto<font color="#000000"> nel 1968, <em><strong>Il corso delle cose</strong></em> è il primo romanzo di Camilleri. Già traspare un notevole talento nel delineare i personaggi e tessere una trama di notevole qualità. Il romanzo restituisce l'immagine di una Sicilia sfuggente, fatta di sguardi ed allusioni.<br />
Come sarà ancor più nel successivo <a target="_blank" href="http://micheblog.wordpress.com/2007/09/30/il-birraio-di-preston-andrea-camilleri/">Birraio di Preston</a>, Camilleri racconta <strong>una realtà che non è come appare o che <em>così è se vi pare</em></strong>, nella miglior tradizione di Pirandello. Con mirabile coinvolgimento il lettore è condotto in un labirinto articolato e <strong>sinuoso, come, appunto, il corso delle cose. </strong></font></span></p>
<p></font></span></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[184 lettura finita (54/II anno)- La forma dell'acqua di Andrea Camilleri]]></title>
<link>http://letture.wordpress.com/2008/01/19/184-lettura-finita-la-forma-dellacqua-di-andrea-camilleri/</link>
<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 08:01:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>letture</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Inizio lettura 16 gennaio 2008 - Termine 18 gennaio 2008
Una rilettura. Il Commissario Montalbano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788838910173" alt="La forma dell'acqua di Andrea Camilleri" height="276" width="200" /></p>
<p>Inizio lettura 16 gennaio 2008 - Termine 18 gennaio 2008</p>
<p>Una rilettura. Il Commissario Montalbano è una delle mie letture preferite. Non stanca, è genuino, spontaneo e ha il vantaggio di avere avuto una serie televisiva fedelissima ai personaggi. Mi verrebbe da dire con motto popolare: già il libro è un cinema. Una rilettura dicevamo. Perchè? Per apprezzare meglio il tutto ora che non c'è lo stress di sapere come va a finire e quindi non c'è la fretta di scoprire il colpevole. E così ecco che si apprezza la luce di Sicilia, si sente l'odore del mare di Marinella, si ascolta e non ci si imparpaglia nel dialetto locale, si gustano insieme al commissario i polipetti e i gamberoni, e ci si può rilassare con la passeggiata sul molo. Chi non li ha mai letti li scopra... Camilleri e Montalbano sono un binomio imperdibile.</p>
<p>Voto: 9,5/10</p>
<p><b>Incipit</b><br />
Lume d'alba non filtrava nel cortiglio della "Splendor", la società che aveva in appalto la nettezza urbana di Vigàta, una nuvolaglia bassa e densa cummigliava completamente il cielo come se fosse stato tirato un telone grigio da cornicione a cornicione, foglia non si cataminava, il vento di scirocco tardava ad arrisbigliarsi dal suo sonno piombigno, già si faticava a scangiare parole.</p>
<p><b>Trama</b>. <i>Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera</i><br />
Pino Catalano e Saro Montaperto due geometri che per necessità fanno il lavoro di munnizzari in una zona malfamata , la mànnara, consueto luogo di ritrovo di prostitute, trovano in un auto un cadavere di un uomo con gli abiti discinti che essi conoscono bene essendo un noto uomo politico : l’ingegner Luparello. Uno dei due, Saro, trova poi una collana di alto valore che nasconde perchè si ripromette di venderla per ricavarne del denaro per curare la figlioletta malata. Essi pensano bene di avvertire telefonicamente, per accattivarsene i favori , prima ancora che la polizia, l'avvocato Rizzo, amico e consigliere politico dell'ingegnere defunto e suo prevedibile successore, il quale stranamente però non sembra sorpreso di quanto i due gli riferiscono ma li invita semplicemente a chiamare la polizia. Giunto sul luogo il commissario Montalbano riceve conferma dallo scontroso medico legale Pasquano che la morte di Luparello è avvenuta durante un incontro sessuale. Sul posto viene rinvenuta una borsa con le iniziali di Ingrid Sjostrom ed anche la collana, ritrovata dal netturbino, come verrà a sapere il commissario, le appartiene. La morte dell'ingegnere , perchè di questo è convinto Montalbano, è stato costruita in modo tale che assuma una forma, come l'acqua in un contenitore, che accusi la bella svedese di cui nel corso dell'indagine diviene amico ma non, resistendo eoicamente alle sue disinvolte profferte, amante mantenendosi fedele alla sua fidanzata Livia. Saranno proprio le due donne a far risolvere a Montalbano l'intricato caso</p>
<p><b>Scheda del libro</b><br />
Autore: Camilleri, Andrea<br />
Titolo: La forma dell'acqua / Andrea Camilleri<br />
Pubblicazione: Palermo : Sellerio, \1994!<br />
Descrizione fisica: 173 p. ; 17 cm.<br />
Collezione : La memoria ; 303<br />
Numeri: ISBN - 88-389-1017-0 Bibliografia Nazionale - 95-7434</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Ex libro</b><br />
<span>Arrivati all'incrocio di via Lincoln con viale Kennedy (a Vigàta esistevano anche un cortile Eisenhower e un vicolo Roosvelt), Saro si fermò [...] Per chi giungeva per via di mare, Vigàta s'appristinava come la parodia di Manhattan su scala ridotta: ed ecco, forse, spiegata la toponomastica.</span><b> </b><span><i>Uno.</i></span>
</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Collegamenti utili per capire meglio il libro</b></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.andreacamilleri.net/" target="_blank">Andrea Camilleri</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissario_Montalbano" title="da wikipedia" target="_blank">Salvo Montalbano </a></p>
<p><a href="http://libri.forumcommunity.net" target="_blank">Discutiamone insieme sul forum</a></p>
]]></content:encoded>
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