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	<title>scrivere &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/scrivere/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scrivere"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 23:03:06 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[WORD Napoletano - "SCRIVIMMO"]]></title>
<link>http://lupoemigrato.wordpress.com/?p=164</link>
<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 13:36:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sdrummelo</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Immagino che buona parte di voi conosca li Microsoft Office; alcuni avranno esperienza con l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lupoemigrato.wordpress.com/files/2008/07/wordna-icon.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-165" src="http://lupoemigrato.wordpress.com/files/2008/07/wordna-icon.jpg?w=62" alt="" width="62" height="58" /></a></p>
<p>Immagino che buona parte di voi conosca li Microsoft Office; alcuni avranno esperienza con l'Open Office; quasi tutti usano il Wordpad.</p>
<p>Ebbene, qualche tempo fa ho trovato per caso questo simpaticissimo software.</p>
<p>Si tratta di una <strong>versione napoletana del Wordpad</strong>, di cui eguaglia quasi tutte le caratteristiche, aggiungendo un tocco di "calore" partenopeo :)</p>
<p>Il software abbastanza completo, con un tocco di napoletanità e di comicità in alcuni comandi, è snello e facile da usare. Certo occorre familiarizzare un pò con gli isoliti comandi (quali <em>Lieve e mmiette</em>, <em>Astipa e cagna 'o nomme</em>, <em>Comme s'ausa stu coso</em>, ecc...) ma una volta presa la mano ci si diverte e si produce allo stesso tempo.</p>
<p>Il primo avvio è molto semplice: il programma non richiede installazione, quindi è sufficiente aprire il file .RAR <strong>scaricabile <a title="SCRIVIMMO" href="http://lupiemigrati.forumfree.net/?act=Attach&#38;type=post&#38;id=244145524" target="_blank">qui</a></strong> ed estrarre il file eseguibile <em>WORD_NA.exe</em> copiandolo nella cartella che più vi aggrada o direttamente sul desktop. A questo punto basta lanciare l'applicazione e il mondo delle parole in napoletano sarà nelle vostre mani ;)</p>
<p><a title="Alternapoli - Scrivimmo" href="http://www.alternapoli.com/v2/articolo.asp?ida=481&#38;idsez=6" target="_blank">Qui </a>trovate una piccola guida all'uso del software ;)</p>
<p>Clicca sull'immagine sotto per vedere uno screenshot del programma: ne resterai affascinato :)</p>
<p><a href="http://lupoemigrato.files.wordpress.com/2008/07/wordna.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-166" src="http://lupoemigrato.wordpress.com/files/2008/07/wordna.jpg?w=295" alt="" width="295" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Buon divertimento a tutti!!!</strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[@ PAOLO GIORDANO (O AL SUO CLONE)]]></title>
<link>http://christianfrascella.wordpress.com/?p=314</link>
<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 17:17:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>christianfrascella</dc:creator>
<guid>http://christianfrascella.wordpress.com/?p=314</guid>
<description><![CDATA[@Paolo Giordano:
che cazzo ti devo dire? Chiunque tu sia, e facciamo conto - per ridere - che tu sia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3>@Paolo Giordano:</p>
<p>che cazzo ti devo dire? Chiunque tu sia, e facciamo conto - per ridere - che tu sia proprio tu, ti dico solo che il 'sistema' cui alludi e contro il quale dovremmo prendercela esiste perché tu proponi un prodotto con cui alimentarlo (tu, o Bianchini, o Moccia e gli altri del 'dream-team-dei-teen'); voi, coi vostri libri imbecilli, dove non c'è dentro neanche un po' di anima, dove ogni plot-point è preparato a tavolino con l'editor, dove non c'è mai un po' di RITMO, dove è tutto uguale, scarnificato, fasullo, dove parlate di morti e dolore e amore gggiovane e autolesionismo e fiche facili e menti geniali e perverse, o solo di strombazzatori di Yamaha col motore trucco-elaborato... voi - e tu, chiunque cazzo tu sia, te lo ripeto - parlate di gggiovani descrivendo la gggioventù e in realtà siete voi che la create, quella gggioventù, i ragazzi non si rispecchiano ma EMULANO le vostre elucubrazioni. Perché, non so se hai notato, paologiordano, in Italia ci sono sempre state parecchie sgallettate, ma mai così tante da quando ci sono le Veline di Striscia. Da Professione Velina a Professione Personaggio Femminile dei Libri di Paolo Giordano, il passo è breve e dove poggia il tacco è già baratro, e la colpa è anche tua, fesso.</h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dia | logo: rubrica settimanale di grafica -&gt; soitu.es]]></title>
<link>http://fiorelladenicola.wordpress.com/?p=323</link>
<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 09:18:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiorelladenicola</dc:creator>
<guid>http://fiorelladenicola.wordpress.com/?p=323</guid>
<description><![CDATA[Oggi segnalo soitu.es: se avessi una top ten di siti preferiti sarebbe sicuramente tra i primi 3.
Ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Oggi segnalo <strong><a title="soitu.es" href="http://www.soitu.es/" target="_self">soitu.es</a></strong>: se avessi una top ten di siti preferiti sarebbe sicuramente tra i primi 3.<br />
Che cos'è <strong>soitu</strong>? E' un <strong>portale d'informazione</strong>, diretto da Gumersindo Lafuente (ex direttore di elmundo.es): una cosa tipo repubblica.it ma avanti anni luce rispetto al primo quotidiano telematico italiano.</p>
<p><strong>soitu</strong> non va in edicola, ha <strong>collaboratori sparsi in ogni angolo del globo</strong>, rubriche e <strong>articoli scritti direttamente dagli utenti</strong>, concorsi a premi, molta - e bella - pubblicità, commenti a volontà e <strong>grafica impeccabile. </strong><br />
Applausi più una meritatissima ola.</p>
<p>++ <a title="soitu.es" href="http://www.soitu.es/" target="_self">soitu.es</a> ++</p>
<div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignnone">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://fiorelladenicola.files.wordpress.com/2008/07/soitu.jpg"><img class="size-full wp-image-324" src="http://fiorelladenicola.wordpress.com/files/2008/07/soitu.jpg" alt="soitu.es" width="500" height="294" /></a></dt>
</dl>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scivola]]></title>
<link>http://2elle.wordpress.com/?p=393</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 20:35:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Elle</dc:creator>
<guid>http://2elle.wordpress.com/?p=393</guid>
<description><![CDATA[
 

Lento scivola il ricordo
tra spirali di fumo addensato
e schegge di silenzio attutito.



Cespu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://2elle.files.wordpress.com/2008/07/172236_.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-392" src="http://2elle.wordpress.com/files/2008/07/172236_.jpeg" alt="" width="350" height="272" /></a></p>
<p> </p>
<blockquote>
<div style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;">Lento scivola il ricordo</span></em></div>
<div style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;">tra spirali di fumo addensato</span></em></div>
<div style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;">e schegge di silenzio attutito.</span></em></div>
<div style="text-align:left;"><em></em></div>
</blockquote>
<blockquote>
<div><em><span style="color:#000000;">Cespuglio di rosa canina</span></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;">che cresce e si avvolge,</span></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;">si avvita e si torce sei.</span></em></div>
<div><em></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;"> </span></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;">E mentre mastico e sputo sentimenti,</span></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;">mi sgombri la mente e te ne vai...</span></em></div>
<div><em></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;"> </span></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;">Resta solo l'attrito che lasci</span></em></div>
<div><em><span style="color:#000000;">quando passi tra le pieghe</span></em></div>
<div style="text-align:left;"><em><span style="color:#000000;">di un giorno qualunque.</span></em></div>
<div style="text-align:left;"><em></em></div>
<div style="text-align:center;"><em></em></div>
<div style="text-align:right;"><em>[Elle - 23.VII.2008]</em></div>
</blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L’arte del racconto]]></title>
<link>http://fogliedivite.wordpress.com/?p=724</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 07:30:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>ennemme</dc:creator>
<guid>http://fogliedivite.wordpress.com/?p=724</guid>
<description><![CDATA[[...] I romanzieri – la maggior parte dei romanzieri – hanno un sacco di idee brevi e secondarie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>[...] I romanzieri – la maggior parte dei romanzieri – hanno un sacco di idee brevi e secondarie, che non possono o non dovrebbero diventare dei libri. Possono produrre buoni o strepitosi racconti. Alcune sono di natura fantastica, implicano macchine del tempo, o il sovrannaturale. Forse uno scrittore, o un lettore, non riuscirebbe a divertirsi con duecentoquaranta pagine di questo tipo di fantasie, ma dieci pagine possono piacere. So di romanzieri che buttano via idee per dei racconti senza neanche annotarsele. [...]<br />
Buttate giù queste magre idee. È sorprendente quanto spesso una frase, annotata in un taccuino, conduca immediatamente a una seconda frase.<br />
Mentre prendete appunti può svilupparsi una trama. Chiudete il taccuino, e pensateci per qualche giorno – e poi, voilà!, siete pronti per scrivere un racconto. [...]</p></blockquote>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Patricia_Highsmith" target="_blank"><strong>Patricia Highsmith</strong></a>, <a href="http://www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=363" target="_blank"><em>Come si scrive un giallo. Teoria e pratica della suspence</em></a>, traduzione di Fiorella Cagnoni e Silvie Coyaud, minimum fax, Roma 1998, p. 38.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[scriverò.]]></title>
<link>http://ilrebis.wordpress.com/?p=146</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 22:52:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Annie</dc:creator>
<guid>http://ilrebis.wordpress.com/?p=146</guid>
<description><![CDATA[non ne sono mica sicura.
non ci metterei la mano sul fuoco.
ma raramente quando voglio qualcosa, poi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>non ne sono mica sicura.<br />
non ci metterei la mano sul fuoco.<br />
ma raramente quando voglio qualcosa, poi non ci arrivo.<br />
e adesso voglio un piccolo computer bianco<br />
che come una pagina nuova, come un quadernino di cartoleria<br />
faccia da supporto ai miei pensieri.<br />
dubito spesso<br />
non mi fido di me<br />
sono volubile e incostante<br />
eppure ho notato<br />
che se a qualcosa tengo davvero<br />
se una volta per tutte la capisco<br />
allora mi ci attacco come un cozza<br />
mi innamoro, tendo a dire<br />
ma è qualcosa che si rinnova<br />
si conferma<br />
quotidianamente<br />
la mia scelta di fare bambini è stata così<br />
l'uomo con cui ho scelto di farli<br />
l'ostinazione di partorire in casa<br />
poche altre cose in realtà<br />
forse meno importanti<br />
che non mi vengono in mente<br />
solo mi rassicurano<br />
so che se voglio<br />
per qualcosa a cui tengo<br />
ce la posso fare.<br />
non è mica poco.<br />
così mi si è fatto chiaro che forse non sarò una scrittrice<br />
secondo quell'idea romantica adolescenziale<br />
ma potrei esercitare le mie parole<br />
e la capacità di metterle in fila<br />
e di focalizzare un punto<br />
tralasciando il resto.<br />
un compito di affinamento quotidiano<br />
qualcosa che si sedimenta<br />
senza diventare virtuosismo<br />
una buona capacità<br />
eppoi la fatica e l'enorme piacere di leggere<br />
di guardare film e di vivere nel mondo<br />
cercando magari<br />
attraverso le parole e l'esempio<br />
di farlo cambiare, almeno un pochino, in meglio.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://blufiles.storage.live.com/y1pcg3jRvP7Wtq7IJhq2876LyGFy9yOxxMFV1N_x04QB7rfZU4CrpYVXZZnMiuQqjTCj3YU1nSpk3Q"><img class="aligncenter" src="http://blufiles.storage.live.com/y1pcg3jRvP7Wtq7IJhq2876LyGFy9yOxxMFV1N_x04QB7rfZU4CrpYVXZZnMiuQqjTCj3YU1nSpk3Q" alt="" width="197" height="138" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Power Typing]]></title>
<link>http://cavalieredeltempo.wordpress.com/?p=179</link>
<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 10:10:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Uccio</dc:creator>
<guid>http://cavalieredeltempo.wordpress.com/?p=179</guid>
<description><![CDATA[Qualche giorno fa Daniele mi ha messo la pulce nell&#8217;orecchio sulla velocità di scrittura alla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Daniele mi ha messo la pulce nell'orecchio sulla velocità di scrittura alla tastiera, abilità che ogni buon informatico dovrebbe aver sviluppato fino alla maestria.<br />
Mi ha parlato di un fantomatico giochino in cui un <a title="Barracuda - Learn to type with typing game" href="http://www.powertyping.com/baracuda/baracuda.htm">barracuda</a> si mangia delle parole che fluttuano sullo schermo non appena le digiti sulla tastiera e di altri giochi/test reperibili <a title="Free typing tutor online with free typing lessons" href="http://www.powertyping.com/">sullo stesso sito</a> e in <a title="Free typing games" href="http://freetypinggames.blogspot.com/">un altro sito</a> per allenarsi ad aumentare la velocità di scrittura.</p>
<p>Ovviamente, essendo Daniele certificato "11/12", non si è minimamente preoccupato di segnalare che i giochi/esercizi di tutti questi siti erano interamente in inglese. Così quando mi sono messo a farli sono rimasto molto deluso dalle mie prestazioni, ma mi sono reso conto che dipendevano appunto dalla lingua. Un po' a causa delle parole sconosciute o poco note, ma soprattutto a causa delle lettere straniere (j, k, w, y) che non sono state ancora mappate nella rete neurale del mio cervello.</p>
<p>Così mi sono messo a cercare delle alternative in italiano, trovando ovviamente molti meno risultati, ma sempre meglio che niente:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.typingtest.com/it/">TypingTest.com:</a> un sito che vende programmi per aumentare la velocità di scrittura e che fornisce un test gratuito in (quasi) ogni lingua. Il test è configurabile con alcuni tipi di testo, la durata e il tipo di risultato (caratteri per minuto o parole per minuto)</li>
<li><a href="http://www.nienteansia.it/test/test-velocita-di-scrittura.html">NienteAnsia.it</a>: test molto naif ma anche diverso dagli altri. Misura il tempo che ci vuole a dattilografare un testo in modo corretto. Il timer non si arresta finché il testo dattilografato non è identico a quello proposto!</li>
<li><a href="http://www.keybr.com/">Keybr.com</a>: forse il migliore dal punto di vista didattico e il meglio realizzato. Propone un tabellone pieno di parole disposte a casaccio (tal volta inesistenti perché semplicemente formate a partire dalle regole grammaticali della lingua) con sotto l'immagine di un tastiera che visualizza in tempo reale il tasto premuto e quelli digitati per errore. Man mano che si fa pratica registra delle statistiche su velocità e accuratezza, mantenendole anche nelle sessioni successive. È persino possibile esercitarsi sul testo di un sito web; purtroppo però, almeno su linux, per digitare "correttamente" i caratteri accentati bisogna premere anche ALT, quindi per esercitarsi è meglio affidarsi alle sue pseudoparole,</li>
<li><a href="http://www.jonmiles.co.uk/fingerjig.php">Fingerjig</a>: il più carino! Sarebbe anche il migliore se non fosse così ingessato, ma magari l'autore in futuro lo migliorerà un po'. Propone una sequenza di esercizi (mi pare 8): parole lunghe, parole brevi, lettere, parole da scrivere con la sola mano sinistra e con la sola mano destra!</li>
</ul>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA TRISTE HISTORIA DEL MIO ROMANZO D'ESORDIO ANCORA SENZA TITOLO]]></title>
<link>http://christianfrascella.wordpress.com/?p=290</link>
<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 17:13:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>christianfrascella</dc:creator>
<guid>http://christianfrascella.wordpress.com/?p=290</guid>
<description><![CDATA[Son poi giorni frenetici. In Fazi il titolo del libro è stato cassato: non s&#8217;intitolerà più]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3>Son poi giorni frenetici. In Fazi il titolo del libro è stato cassato: non s'intitolerà più come questo blog (anche se 'Fuochi di Sant'Elmo' a me mi piace!) Ci si accapiglia per il titolo, avevo proposto anche 'La solitudine degli effetti secondari dei sogni', ma non ha incontrato il giusto favore. Bisognerebbe però, secondo me - dopo i numeri primi e gli effetti secondari - occuparsi di 'sto benedetto Terziario così vituperato dai titolisti italioti. <em>La terziarietà  dell'esistenza. Il terzo romanzo gggiovane. Terzitudine. Il cielo terzo! L'amore ai tempi del terziario!</em> Niente, non colgono. Il mio editor s'aggrugna, l'ufficio stampa chiude appena ci telefono.</h3>
<h3>Come posso risolvere quest'enigma del titolo giovanilista-pressapochista che ci avrà il mio romanzo d'esordio ('<em>Il mio Terzo Romanzo d'Esordio'</em> non sarebbe male...)?</h3>
<h3>Mandatemi pareri, idee, spunti, sputi e foto di copertina ideale (No Pamela Anderson col costumino rosso olimpionico, purtroppo, è già stato rifiutato nonostante io pregassi in ginocchio...)</h3>
<h3>Fatevi sotto!</h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stanchezza, 1 rimpianto e piccole gioie]]></title>
<link>http://fernandacorona.wordpress.com/?p=251</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 21:55:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fernanda Corona</dc:creator>
<guid>http://fernandacorona.wordpress.com/?p=251</guid>
<description><![CDATA[Finalmente riesco ad avere un po&#8217; di tempo da dedicare alla pubblica facciata.
Come sempre mi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente riesco ad avere un po' di tempo da dedicare alla pubblica facciata.<br />
Come sempre mi diverte sapere che <em>quotidianamente </em>tra le 7 e le 10 persone cerca me in rete, ma mi chiedo a chi potrà mai interessare quel che scrivo anche perchè nei post pubblici non si possono nemmeno apprezzare le mie <em>infinite </em>doti di scribacchina. :P<br />
Comunque sia, grazie :)</p>
<p>Siamo solo a inizio settimana e io sono già distrutta dalla stanchezza. Tutto il weekend a far strapazzi e finisce che mi trasformo in un cadavere ambulante per tutta la settimana.<br />
Feste, festine, feste, alcool, sagre, cazzate, amici e a dormire non ci si pensa neanche... per lo meno fino al lunedì mattina quando la sveglia suona sempre <em>troppo presto</em>.</p>
<p>E dirò che lunedì mattina è stata dura. Mi son dovuta incollare alla scrivania molto prima del solito per finire delle traduzioni che dovevo consegnare in giornata e non mi son mossa di lì se non per mangiare o per fumare un paio di sigarette.<br />
Inviata questa traduzione ne sono arrivate altre due, con scadenze molto brevi. L'unico problema è che i tempi di consegna sono molto ristretti.<br />
Devo ammettere che però mi piace tradurre, non mi dispiacerebbe farlo come lavoro, son stata scema quella volta che ho scelto l'università. Se avessi continuato con le lingue straniere a quest'ora mi sarei laureata e non mi sarebbe pesato niente studiare. Ma va beh. <em>Un rimpianto</em> nella vita lo abbiamo tutti, no? Questo è il mio unico.</p>
<p>Rimpianti a parte, ieri sera Eli è venuta a trovarmi per una birretta fresca e tante chiacchiere. E queste seratine casalinghe mi piacciono sempre molto.</p>
<p>Oggi ho passato un piacevole pomeriggio di chiacchiere con Manu, è sempre bello anche se ci vediamo molto meno di un tempo.<br />
E poi non posso che sorridere visto che mi hanno riportato il mio bambino (il mio portatile, che non pensiate male) perfettamente funzionante. :)<br />
Così stasera posso starmene sdraiata sul letto a guardare <a href="http://dl1.games.vip.ukl.yahoo.com/download/it/warner_mfu/index.html" target="_blank">Mio fratello è figlio unico</a> di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=1457" target="_blank">Daniele Lucchetti</a> mentre proseguo le traduzioni :)</p>
<p>E domani siamo a metà settimana. E sarò ancora stanca. Ma va beh.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A cento anni dalla nascita di Cesare Pavese]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:05:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
<guid>http://apienavoce.wordpress.com/?p=152</guid>
<description><![CDATA[
Quest&#8217;anno ricorre il centenario della nascita di Pavese e numerosissime sono le iniziative e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.lastampa.it/Torino/cmssezioni/mostre/200705images/cesare_pavese.jpg" alt="" width="300" height="230" /></p>
<p>Quest'anno ricorre il centenario della nascita di <strong><span style="color:#ff0000;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Pavese">Pavese</a></span> </strong>e numerosissime sono le iniziative e le mostre italiane che rendono omaggio all'autore, nato e cresciuto tra le Langhe e i vitigni del Monferrato.</p>
<p>Se non siete mai stati, ma siete appassionati, vi consiglio di fare quattro passi per le vie del paese dove nacque lo scrittore, <strong>Santo Stefano Belbo</strong>, provincia di Cuneo. Il paesino mantiene molto viva l'opera e la memoria dell'autore. Si possono visitare i "luoghi pavesiani" come la casa natale, o la Mora, o ancora la bottega dell'amico Nuto Revelli. Magari avrete la fortuna di trovare un signore gentile, collaboratore dell'istituto che ha sede nella casa natale di Cesare, il quale vi accompagnerà nel breve ma splendido tour su è giù per le colline e i vitigni...come successe a me e alla mia compagna di viaggio l'anno scorso.</p>
<p>Ogni di <strong>4 agosto</strong>, poi, la collina di Moncucco divampa di fuoco; e i falò accesi (proprio quelli dell'ultimo romanzo di Pavese) illuminano e risplendono per tutta la notte la vallata.</p>
<p>Per il programma di luglio e (prossimamente) agosto delle iniziative proposte nella cittadina rimando a al sito della <strong><a href="http://www.fondazionecesarepavese.it/">Fondazione Cesare Pavese</a>.</strong></p>
<p>Vengo ai testi scelti per questo mio omaggio.</p>
<p>Per primi vengono i <strong>Dialoghi con Leucò</strong> scritti tra il 1946-47. Pavese attinge qui (ed è lui stesso a dircelo nell'Avvertenza ad inizio libro) al suo retroterra culturare scolastico (i classici, la mitologia, gli eroi greci, le ninfe, le maghe) e alle letture di sempre, componendo e formalizzando attraverso il discorso diretto i temi a lui cari: l'amore, l'amicizia, la solitudine, la mortalità dell'uomo, la caducità della vita, la lotta incessante tra razionale e irrazionale, tra mito e realtà. Il mito è una <em>forma mentis </em>ancora attuale per Pavese, è convinto (e lo dimostra) che esso è ancora vivo nella mentalità e nel modo di ragionare dell'uomo "storico"; il mito è vivo perchè l'uomo ricorda, perchè l'uomo ha memoria. E' la memoria l'universo mitico dell'oggi; questo concetto è spiegato benissimo da Circe a Leucotea nel dialogo <strong>Le streghe</strong>.</p>
<p><strong>I due</strong> vede come protagonisti Achille e Patroclo. E' il loro ultimo brindisi insieme, l'ultima sbornia prima dell'uccisione del più giovane dei due. La sfida di Patroclo non è rivolta al nemico, come ingenuamente crede, ma al proprio destino e agli dèi (che rappresentano l'ordine costituitosi dopo il tempo dei titani, il caos). Per questo perirà in battaglia. La sfrontatezza di Patroclo di fronte alla morte e agli "eventi" fa da contraltare ad un'insolita razionalità e maturità di Achille, che "sa", che capisce. Omero ci ha lasciato infatti un ricordo ribelle e impulsivo dell'eroe.</p>
<p>Di romanzi ne ho scelto soltanto uno: <strong>La casa in collina</strong> che fa parte, insieme a Il carcere e a Il compagno, della trilogia dell'educazione politica. Di questo romanzo ho trascritto la parte più conosciuta e più bella ovvero quella finale, l'ultima toccante pagina, in cui affiora la morte; e la guerra è  un enorme e pesante fardello sulle spalle di chi è ancora vivo.</p>
<p>Ho voluto inserire anche qualche stralcio tratto dal diario di Pavese <strong>Il mestiere di vivere</strong>.</p>
<p>Buona lettura.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le streghe - Dialoghi con Leucò]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=153</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:03:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
<guid>http://apienavoce.wordpress.com/?p=153</guid>
<description><![CDATA[
Odisseo giunse da Circe, avvertito del pericolo e immunizzato magicamente contro gli incanti. Di qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignnone" src="http://www.spelman.edu/~mprice2/brunsonmegan2/images/tilla-circe-L.jpg" alt="" width="271" height="210" /></p>
<p class="MsoNormal"><em>Odisseo giunse da Circe, avvertito del pericolo e immunizzato magicamente contro gli incanti. Di qui, l’inutilità di bacchetta della maga. Ma la maga -antica dea mediterranea scaduta di rango- sapeva da tempo che nel suo destino sarebbe entrato un Odiseeo. Di ciò Omero non ha tenuto quel conto che si vorrebbe.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal">(Parlano Circe e Leucotea)</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Credimi, Leucò, lì per lì non capii. Succede a volte di sbagliare la formula, succede un’amnesia. Eppure l’avevo toccato. La verità è che l’aspettavo da tanto tempo che non ci pensavo più. Appena capii tutto – lui aveva fatto un balzo e messo mano alla spada- mi venne da sorridere – tanta fu la contentezza e insieme la delusione. Pensai perfino di poterne fare a meno, di sfuggire alla sorte. “Dopotutto è Odisseo” pensai, “uno che vuol tornare a casa”. Pensavo già d’imbarcarlo. Cara Leucò. Lui dimenava quella spada – ridicolo e bravo come solo un uomo sa essere- e io dovevo sorridere e squadrarlo come faccio con loro, e stupirmi e scostarmi. Mi sentivo come una ragazza, come quando eravamo ragazze e ci dicevano che cosa avremmo fatto da grandi e noi giù a ridere. Tutto si svolse come un ballo. Lui mi prese per i polsi, alzò la voce, io divenni di tutti i colori – però ero pallida, Leucò- gli abbracciai le ginocchia e cominciai la mia battuta: “Chi sei tu? Da quale terra generato...”. poveretto, pensavo, lui non sa quel che gli tocca. Era grande, ricciuto, un bell’uomo, Leucò. Che stupendo maiale, che lupo, avrebbe fatto.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Ma queste cose gliele hai dette, nell’anno che ha passato con te?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Oh ragazza, non parlare delle cose del destino con un uomo. Loro credono di aver detto tutto quando l’hanno chiamato la catena di ferro, il decreto fatale. Noi ci chiamano le signori fatli, sai.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Non sanno sorridere.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Sì. Qualcuno di loro sa ridere davanti al destino, sa ridere dopo, ma durante bisogna che faccia sul serio o che muoia. Non sanno scherzare sulle cose divine, non sanno sentirsi recitare come noi. La loro vita è così breve che non possono accettare di far cose già fatte o sapute. Anche lui, l’Odisseo, il coraggioso, se gli dicevo una parola in questo senso, smetteva di capirmi e pensava a Penelope.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Che noia.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Sì ma vedi, io lo capisco. Con Penelope non doveva sorridere, con lei tutto, anche il pasto quotidiano, era serio e inedito – potevano prepararsi alla morte. Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s’illudono che cambi qualcosa.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Perchè allora non volle diventare un maiale?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Ah Leucò, non volle nemmeno diventare un dio, e sai quanto Calipso lo pregasse, quella sciocca. Odisseo era così, ne maiale ne dio, un uomo solo, estremamente intelligente, e bravo davanti al destino.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Dimmi, cara, ti è piaciuto molto con lui?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Penso una cosa, Leucò. Nessuna di<span> </span>noi dee ha mai voluto farsi mortale, nessuna lo ha mai desiderato. Eppure qui sarebbe il nuovo, che spezzerebbe la catena.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Tu vorresti?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Che dici Leucò...Odisseo non capiva perchè sorridevo. Non capiva sovente nemmeno che sorridevo. Una volta credetti di avergli spiegato perchè la bestia è più vicina a noi altri immortali che non l’uomo intelligente e coraggioso. La bestia che mangia, che monta, e non ha memoria. Lui mi rispose che in patria lo attendeva un cane, un povero cane che forse era morto, e mi disse il suo nome. Capisci, Leucò,quel cane aveva un nome.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Anche a noialtre dànno un nome gli uomini.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Molti nomi mi diede Odisseo stando sul mio letto. Ogni volta era un nome. Dapprincipio fu come il grido della bestia, di un maiale o del lupo, ma lui stesso a poco a poco si accorse ch’eran sillabe di una sola parola. Mi ha chiamata col nome di tutte le dee, delle nostre sorelle, coi nomi della madre, delle cose della vita. Era come una lotta con me, con la sorte. Voleva chiamarmi, tenermi, farmi mortale. Voleva spezzare qualcosa. Intelligenza e coraggio ci mise – ne aveva- ma non seppe sorridere mai. Non seppe mai cos’è il sorriso degli dèi – di noi che sappiamo il destino.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Nessun uomo capisce noialtre, e la bestia. Li ho veduti i tuoi uomini. Fatti lupi o maiali, ruggiscono ancora come uomini interi. È uno strazio. Nella loro intelligenza sono ben rozzi. Tu hai molto giocato con loro?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Me li godo, Leucò. Me li godo come posso. Non mi fu dato di avere un dio nel mio letto, e di uomini soltanto Odiseeo. Tutti gli altri che tocco diventano bestia e s’infuriano, e mi cercano così, come bestie. Io li prendo, Leucò: la loro furia non è meglio nè peggio dell’amore di un dio. Ma con loro non devo sorridere; li sento coprirmi e poi scappare a rintanarsi. Non mi succede di abbassare gli occhi.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: E Odisseo...</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Non mi chiedo chi siano...Vuoi sapere chi fosse Odisseo?</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Dimmi, Circe.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Una sera mi descrisse il suo arrivo in Eea, la paura dei compagni, le sentinelle poste alle navi. Mi disse che tutta la notte ascoltarono i ringhi e i ruggiti, distesi nei mantelli sulla spiaggia del mare. E poi che, apparso il giorno, videro di là dalla selva levarsi una spira e che gridarono di gioia, riconoscendo la patria e le case. Queste cose mi disse sorridendo – come sorridono gli uomni- seduto al mio fianco davanti al camino. Disse che voleva scordarsi chi ero e dov’era, e quella sera mi chiamò Penelope.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: O Circe, così sciocco è stato?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Leucina, anch’io fui sciocca e gli dissi di piangere.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Figùrati.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: No, che non pianse. Sapeva che Circe ama le bestie, che non piangono. Pianse più tardi, pianse il giorno che gli dissi il lungo viaggio che restava e la discesa nell’Averno e il buio pesto dell’Oceano. Questo pianto che pulisce lo sguardo e dà forza, lo capisco anch’io Circe. Ma quella sera mi parlò – ridendo ambiguo- della sua infanzia e del destino, e mi chiese di me. Ridendo parlava, capisci.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Non capisco.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Ridendo. Con la bocca e con la voce. Ma gli occhi pieni di ricordi. E poi mi disse di cantare. E cantando mi misi al telaio e la mia voce rauca la feci voce della casa e dell’infanzia, la raddolcii, gli fui Penelope. Si prese il capo fra le mani.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Chi rideva alla fine?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Nessuno, Leucò. Anch’io quella sera fui mortale. Ebbi un nome: Penelope. Quella fu l’unica volta che senza sorridere fissai in faccia la mia sorte e abbassai gli occhi.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: E quest’uomo amava un cane?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Un cane, una donna, suo figlio, e una nave per correre il mare. E il ritorno innumerevole dei giorni non gli parve mai destino, e correva alla morte sapendo cos’era, e arricchiva la terra di parole e di fatti.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Oh Circe, non ho i tuoi occhi ma qui voglio sorridere anche io. Fosti ingenua. Gli avessi detto che il lupo e il maiale ti coprivano come una bestia, sarebbe caduto, si sarebbe imbestiato anche lui.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Gliel’ho detto. Storse appena la bocca. Dopo un poco mi disse: “Purchè non siano i miei compagni”.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Dunque geloso.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Non geloso. Teneva a loro. Capiva ogni cosa. Tranne il sorriso di noi dèi. Quel giorno che pianse sul mio letto non pianse per la paura, ma perchè l’ultimo viaggio gli era imposto dal fato, era una cosa già saputa. “E allora perchè farlo?”mi chiese cingendosi la spada e camminando verso il mare. Io gli portai l’agnella nera e, mentre i compagni piangevano, lui avvistò un volo di rondini sul tetto e mi disse: “Se ne vanno anche loro. Ma loro non san quel che fanno. Tu, signora, lo sai”.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Nient’altro ti ha detto?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Nient’altro.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Circe, perchè non l’hai ucciso?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Ah sono davvero una stupida. Qualche volte dimentico che noialtre sappiamo. E allora mi diverto come fossi ragazza. Come se tutte queste cose avvenissero ai grandi, agli Olimpici, e avvenissero così, inesorabili e fatti di assurdo, d’improvviso. Quella che mai prevedo è appunto di aver preveduto, di sapere ogni volta quel che farò e quel che dirò – e quello che faccio e che dico diventa così sempre nuovo, sorprendente, come un gioco, come quel gioco degli scachi che Odisseo m’insegnò, tutto regole e norme ma così bello e imprevisto, coi suoi pezzi d’avorio. Lui mi diceva sempre che quel gioco è la vita. Mi diceva che è un modo di vincere il tempo.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Troppe cose ricordi di lui. Non l’hai fatto maiale nè lupo, e l’hai fatto ricordo.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo di immortale. Il ricordo che porta è il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Circe, anche tu dici parole.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: So il mio destino, Leucò. Non temere.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I due - Dialoghi con Leucò]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=151</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:03:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Superfluo rifare Omero. Noi abbiamo voluto semplicemente riferire un colloquio che ebbe luogo la vi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignnone" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/ba/Akhilleus_Patroklos_Antikensammlung_Berlin_F2278.jpg/270px-Akhilleus_Patroklos_Antikensammlung_Berlin_F2278.jpg" alt="" /></p>
<p class="MsoNormal"><em>Superfluo rifare Omero. Noi abbiamo voluto semplicemente riferire un colloquio che ebbe luogo la vigilia della morte di Patroclo.</em></p>
<p class="MsoNormal">(Parlano Achille e Patroclo)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Patroclo, perchè noi uomini diciamo sempre per farci coraggio: “Ne ho viste di peggio” quando dovremmo dire: “Il peggio verrà. Verrà un giorno che saremo cadaveri”?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Achille, non ti conosco più.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Ma io sì ti conosco. Non basta un pò di vino per uccidere Patroclo. Stasera so che dopotutto non c’è differenza tra noialtri e gli uomini vili. Per tutti c’è un peggio.<br />
E questo peggio vien per ultimo, viene dopo ogni cosa, e ti tappa la bocca come un pugno di terra. È<span> </span>sempre bello ricordarsi: “Ho visto questo, ho patito quest’altro” – ma non è iniquo che proprio la cosa più dura non la potremo ricordare?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Almeno, uno di noi la potrà ricordare per l’altro. Speriamolo.<br />
Così giocheremo il destino.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Per questo, la notte, si beve. Hai mai pensato che un bambino non beve, perchè per lui non esiste la morte? Tu, Patroclo, hai bevuto da ragazzo?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non ho mai fatto nulla che non fosse con te o come te.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Voglio dire, quando stavamo sempre insieme e giocavamo e cacciavamo, e la giornata era breve ma glia nni non passavano mai, tu sapevi cos’era la morte, la tua morte? Perchè da ragazzi si uccide, ma non si sa cos’è la morte. Poi viene il giorno che d’un trato si capisce, si è dentro la morte, e da allora si è uomini fatti. Si combatte e si gioca, si beve, si passa la notte impazienti. Ma hai mai veduto un ragazzo ubriaco?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Mi chiedo quando fu la prima volta. Non lo so. Non ricordo.<br />
Mi pare di aver sempre bevuto, e ignorato la morte.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Tu sei come un ragazzo, Patroclo.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Chiedilo ai tuoi nemici, Achille.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Lo farò. Ma la morte per te non esiste. E non è buon guerriero chi non teme la morte.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Pure bevo con te, questa notte.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: E non hai ricordi, Patroclo? Non dici mai: “Quest’ho fatto. Quest’ho veduto” chiedendoti che cos’hai fatto veramente, che co’è stata la tua vita, cos’è che hai lasciato di te sulla terra e nel mare? A che serve passare dei giorni se non si ricordano?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Quand’eravamo due ragazzi, Achille, niente ricordavamo. Ci bastava essere insieme tutto il tempo.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Io mi chiedo se ancora qualcuno in Tessaglia si ricorda d’allora. E quando da questa guerra torneranno i compagni laggiù, chi passerà su quelle strade , chi saprà che una volta ci fummo anche noi – ed eravamo due ragazzi come adesso ce n’è certo degli altri. Lo sapranno i ragazzi che crescono adesso, che cosa li attende?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non ci si pensa da ragazzi.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Ci sono giorni che dovranno nascere noi non vedremo.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non ne abbiamo veduti già molti?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: No, Patroclo, non molti. Verrà il giorno che saremo cadaveri. Che avremo tappata la bocca con un pugno di terra. E nemmeno sapremo quel che abbiamo veduto.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non serve pensarci.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non si può non pensarci. Da ragazzi si è come immortali, si guarda e si ride. Non si sa quello che costa. Non si sa la fatica e il rimpianto. Si combatte per gioco e ci si butta a terra morti. Poi si ride e si torna a giocare.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Noi abbiamo altri giochi. Il letto e il bottino. I nemici. E questo bere di stanotte. Achille, quando torneremo in campo?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Torneremo, sta’ certo. Un destino ci aspetta. Quando vedrai le navi in fiamme, sarà l’ora.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: A questo punto?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Perchè? Ti spaventa? Non ne hai viste di peggio?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Mi mette la smania. Siamo qui per finirla. Magari domani.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non avere fretta, Patroclo. Lascia dire “domani” agli dèi. Solamente per loro quel che è stato sarà.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Ma vederne di peggio dipende da noi. Fino all’ultimo. Bevi, Achille. Alla lancia e allo scudo. Quel che è stato sarà ancora. Torneremo a rischiare.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Bevo ai mortali e agli immortali, Patroclo. A mio padre e amia madre. A quel che è stato, nel ricordo. E a noi due.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Tante cose ricordi?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non più di una donnetta o un pezzente. Anche loro sono stati ragazzi.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Tu sei ricco, Achille, e per te la ricchezza è uno straccio che si butta.<br />
Tu solo puoi dire di essere come un pezzente. Tu che hai preso d’assalto lo scoglio del Ténedo, tu che hai spezzato la cintura dell’amazzone, e lottato con gli orsi sulla montagna. Quale altro bimbo la madre ha temprato nel fuoco come te? Tu sei spada e sei lancia, Achille.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Tranne nel fuoco, tu sei stato con me sempre.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Come l’ombra accompagna la nube. Come Teseo con Piritoo. Forse un giorno ti aspetta, Achille, che anche tu verrai nell’Ade a liberarmi. E vedremo anche questa.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Meglio quel tempo in cui no c’era l’Ade. Allora andavamo tra boschi e torrenti e, lavato il sudore, eravamo ragazzi. Allora ogni gesto, ogni cenno era un gioco. Eravamo ricordo e nessuno sapeva. Avevamo del coraggio? Non so. Non importa.<br />
So che sul monte del centauro era l’estate, era l’inverno, era tutta la vita. Eravamo immortali.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Ma poi venne il peggio. Venne il rischio e la morte. E allora noi fummo guerrieri.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non si sfugge alla sorte. E non vidi mio figlio. Anche Deidamia è morta. Oh perchè non rimasi sull’isola in mezzo alle donne?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Avresti poveri ricordi, Achille. Saresti un ragazzo. Meglio soffrire che non essere esistito.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Ma chi ti dice che la vita fosse questa?...Oh Patroclo, è questa.<br />
Dovevamo vedere il peggio.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Io domani scendo in campo. Con te.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non è ancora il mio giorno.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: E allora andrò da solo. E per farti vergogna prenderò la tua lancia.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Io non ero ancora nato, che abbatterono il frassino. Vorrei vedere la radura che ne resta.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Scendi in campo e la vedrai degna di te. Tanti nemici, tanti ceppi.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Le navi ardono ancora.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Prenderò i tuoi schinieri e il tuo scudo. Sarai tu nel mio braccio.<br />
Nulla potrà sfiorarmi. Mi parrà di giocare.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE:<span> </span>Sei davvero il bambino che beve.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Quando correvi col centauro, Achille, non pensavi ai ricordi.<br />
E non eri più immortale che stanotte.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Solamente gli dèi sanno il destino e vivono. Ma tu giochi col destino.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Bevi ancora con me. Poi domani, magari nell’Ade, diremo anche questa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La casa in collina - Cesare Pavese ]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=156</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:03:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Se passeggio nei boschi, se a ogni sospetto di rastrellatori mi rifugio nelle forre, se a volte dis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.centrostudipavese.it/prima_che_il_gallo_canti_file/image003.jpg" alt="" width="228" height="374" /></p>
<p>Se passeggio nei boschi, se a ogni sospetto di rastrellatori mi rifugio nelle forre, se a volte discuto coi partigiani di passaggio (anche Giorgi c'è stato, coi suoi: drizzava il capo e mi diceva: "Avremo tempo le sere di neve a riparlarne"), non è che non veda come la guerra non è un gioco, questa guerra che è giunta fin qui, che prende alla gola anche il nostro passato. Non so se Cate, Fonso, Dino, e tutti gli altri, torneranno. Certe volte lo spero, e mi fa paura. Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini. Sono questi che  mi hanno svegliato. Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavlcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne spaerso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso detino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perchè si capisce - si tocca con gli occhi- che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.</p>
<p>Ci sono giorni in questa nuda campagna che camminando ho un soprassalto: un tronco secco, un nodo d'erba, una schiena di roccia, mi paiono corpi distesi. Può sempre succedere. Rimpiango che Belbo sia rimasto a Torino. Parte del giorno la passo in cucina, nell'enorme cucina dal battuto di terra, dove mia madre, mia sorella, le donne di casa, preparano conserve. Mio padre va e viene in cantina, col passo del vecchio Gregorio. A volte penso se una rappresaglia, un capriccio, un destino folgorasse la casa e ne facesse quattro muri diroccati e anneriti. A molta gente è già toccato. Che farebbe mio padre, che cosa direbbero le donne? Il loro tono è: "La smettessero un pò", e per loro la guerriglia, tutta quanta questa guerra, sono risse di ragazzi, di quelle che seguivano un tempo alle feste del santo patrono. Se i partigiani requisiscono farina o bestiame, mio padre dice: "Non è giusto. Non hanno il diritto. La chiedano piuttosto in regalo". "Chi ha il diritto?" gli faccio. "lascia che tutto sia finito e si vedrà", dice lui.</p>
<p>Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: "E dei caduti che facciamo? perchè sono morti?".<br />
Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Nè mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamante i morti, e soltanto per loro la guerra è finita.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il mestiere di vivere - Cesare Pavese]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=155</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:02:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ottobre 1940

12 ottobre
L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignnone" src="http://www.sapere.it/tc/img/Storia/Resistenza/Pavese2.jpg" alt="" width="200" height="266" /></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Ottobre 1940</strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration:underline;">12 ottobre</span></p>
<p class="MsoNormal">L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration:underline;">30 ottobre</span></p>
<p>Il dolore non è affatto un privilegio, un segno di nobiltà, un ricordo di Dio. Il dolore è una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l’aria. È impalpabile, sfugge a ogni presa e a ogni lotta; vive nel tempo, è la stessa cosa che il tempo; se ha dei sussulti e degli urli, li ha soltanto per lasciar meglio indifeso chi soffre, negli istanti che seguiranno, nei lunghi istanti in cui si riassapora lo strazio passato e si aspetta il successivo. Questi sussulti non sono il dolore propriamente detto, sono istanti di vitalità inventati dai nervi per far sentire la durata del dolore vero, la durata tediosa, esasperante, infinita del tempo-dolore. Chi soffre è sempre in stato d’attesa – attesa del sussulto e attesa del nuovo sussulto. Viene il momento che si grida senza necessità, pur di rompere la corrente del tempo, pur di sentire che accade qualcosa, che la durata eterna del dolore bestiale si è un istante interrotta- sia pure per intensificarsi. Qualche volta viene il sospetto che la morte – l’inferno- consisterà ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternità, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morirà più.</p>
<p class="MsoNormal"><strong>Settembre-ottobre 1944</strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration:underline;">3 settembre</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Il fumare è cosa piena di rusticità e di natura. Quel trasformare un’erba secca in fumacchio odoroso, vivo, fertilizzante, non è senza significato. In altri tempi sarebbe presto diventato simbolo (come la pipata del gitce manitu in Longfellow).</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration:underline;">20 ottobre </span></p>
<p class="MsoNormal">Aver coraggio e aver ragione: i due poli della storia. E della vita. L’uno, in genere, nega l’altro.</p>
<p><strong>Agosto-settembre 1946</strong></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">19 agosto</span></p>
<p>Perchè ad ogni sussulto mitico ti ritornano in mente i tronchi e il fiume e la collina con dietro la luna e la strada e l'odore di prato e di campo, del tuo paese?</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">9 settembre</span></p>
<p>Pensa male, non ti sbaglierai.<br />
Sono un popolo nemico, le donne, come il popolo tedesco.<br />
Si ha pietà di tutti - meno quelli che si annoiano. Eppure la noia è considerata una massima pena e comminata dal codice - il carcere</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><strong>Febbraio-marzo 1948</strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration:underline;">13 febbraio</span></p>
<p class="MsoNormal">“Una filosofia depurata di ogni aroma speculativo e ridotta a pura storia o storicità o a puro umanesimo”(la filosofia della prassi, Gramsci) non somiglia alla poetica della pura poesia, depurata di ogni contenuto e ridotta a pura forma, a puro canto?</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="text-decoration:underline;">1 marzo</span></p>
<p class="MsoNormal">Quando viene la sera triste, dal cuore schiacciato, senza perché, la consolazione sta ancora nel consueto pensiero che neanche la sera gaia, ebbra, esaltata ha un perché – se non forse un incontro già fissato, una idea balenata nel giorno, una cosetta che poteva non essere. Cioè, ti consola il pensiero che nulla ha un perché, che tutto è casuale. Strana cosa. Su un altro piano questo pensiero è agghiacciante. Il volubile colore dei tuoi umori lo sopporti in quanto futile.<br />
Ciò presuppone un enorme ottimismo, una fiducia nel semplice accadere. Fin che le cose accadono soltanto, e non c’è nulla sotto, tu stai tranquillo. È la rinuncia epicurea, è il quieto vivere. Possibile?</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Blog o Moleskine?]]></title>
<link>http://massimonovi.wordpress.com/?p=96</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 16:24:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>massimonovi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Io ciò* provato&#8230; Cioé, con il blog, con la scrittura online, col mettere in comunicazione i ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://massimonovi.files.wordpress.com/2008/07/772px-moleskine_ruled_notebook_inside_view1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-97" src="http://massimonovi.wordpress.com/files/2008/07/772px-moleskine_ruled_notebook_inside_view1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="233" /></a>Io ciò* provato... Cioé, con il blog, con la scrittura online, col mettere in comunicazione i propri pensieri, le proprie ricerche, i propri interessi. Ma è più forte di me.</p>
<p>Anche se il blog consente di collegare testi, immagini, musiche, video, colori e quant'altro, tuttavia, ho bisogno di graffiare con la penna sulla carta, di scarabocchiare, di usare matite e pennarelli, di riempire le pagine e sentire che cambiano non solo nel colore ma anche nella consistenza, che l'inchiostro le fa increspare, le fa diventare come una carta geografica in rilievo, con montagne e depressioni...</p>
<p>Penso che, comunque, al massimo mi potrò abituare a fare un viaggio parallelo, tra carta e monitor, cercando di essere un ponte tra la tastiera e la penna. O almeno spero.</p>
<p>Intanto continuo a riempire il mio <a href="http://www.moleskine.com/ita/">Moleskine</a>...</p>
<p>* influenzato dalla trascrizione delle interviste in dialetto pisano, uso la forma proposta da Guido Guidi nella sua <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-guidi_guido/sku-974533/grammatica_storica_del_vernacolo_pisano_.htm">Grammatica storica del vernacolo pisano</a>, dato che la forma "ci ho" non rende, "c'ho" è proprio un errore... Quindi! Dice il buon Guidi: "Quando si ha <strong>c+i</strong> (quindi <strong>c</strong> palatale) + altra vocale, la <strong>i</strong> non viene fatta sentire molto distintamente e anche in questo primeggiano i toscani: <em>ciabatta, ciuco</em>. Ma più tipico è <em>ci andai</em>, dove la <strong>i </strong>quasi scompare ed è detta quel tanto che basta a rendere palatale la <strong>c</strong>." (p.63)</p>
<p><strong>Come sarò filologico!?!?!?!</strong></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Ad occhio e croce]]></title>
<link>http://ciclofrenia.wordpress.com/?p=472</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 19:46:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr.Tambourine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Devo avere più rispetto nei confronti dell&#8217;Italiano.
Io l&#8217;Italiano lo calpesto, lo stro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Devo avere più rispetto nei confronti dell'Italiano.<br />
Io l'Italiano lo calpesto, lo stropiccio, lo frullo, ci faccio il cazzo che mi pare.<br />
L'Italiano è la mia forma di masturbazione preferita.<br />
Eppure, troppo spesso l'ho trattato come un giocattolo, uno specchio delle mie tracotanti manie di protagonismo, un pasticcio che rappresentava sempre e solo me stesso e che, forse proprio per questo, mangiavo con frenetica avidità.<br />
Invece, per come sono fatto, per come sono cresciuto, l'Italiano dovrei portarlo sul palmo di una mano.<br />
Perché la scrittura, finora, è l'unica cosa che mi ha salvato.</p>
<p>Non sarei come sono, se non avessi costantemente vomitato su un foglio di carta, su un diario, su una pagina Word, su un blog tutto quello che sono; non sarei come sono se non avessi permesso a me stesso di ascoltare tutte le mie paure, tutte le mie angosce.<br />
Forse, non avrei mai capito che sono così stramaledettamente vere.<br />
Il mio umore ha andamento sinusoidale: ogni volta che scendo giù, tre istanti prima di toccare il fondo, scavo dentro me stesso e trovo il coraggio di tossire la mia anima.<br />
A volte ho scritto cose talmente forti che nessuno le ha lette, neanche io.</p>
<p>Mio padre diceva orgoglioso, mio figlio scrive benissimo.<br />
Mia madre diceva orgogliosa, mio figlio scrive benissimo.<br />
Mio fratello diceva orgoglioso, questo qui scrive bene ma ad occhio e croce scrivi meglio tu.<br />
Io, nel frattempo, continuavo a scrivere, e mi dicevo sì, scrivo benissimo, poi piano piano il <em>benissimo</em> se ne andò, e davanti allo <em>scrivo</em> apparve un <em>perché</em>, e dopo lo <em>scrivo</em> un gran bel punto interrogativo, ché la vita me ne ha regalati tanti, che sarà mai uno in più o uno in meno.</p>
<p>Perché scrivo?<br />
Perché è il modo migliore per soddisfare i miei disturbi della personalità.<br />
Inizio a scorrere le dita sui tasti, e di colpo appaiono quattro Claudio: uno che detta, uno che scrive, uno che legge, uno che commenta.<br />
Feroce, violento, crudo, brutale, il primo. Mi sputa in faccia la realtà, mi fa capire che, sotto la scorza d'amianto, ho più complessi del concerto del Primo Maggio.<br />
Scavato dentro, martoriato, un bastardo al guinzaglio, il secondo. Obbedisce e scrive, piange e scrive, e non pensa. Ossequia il Fordismo, e svolge il compitino senza perdersi in futili emozioni.<br />
Attento, silenzioso, assente e presente, il terzo. L'amico più completo, quello a cui dico tutto, quello che non ho mai avuto, quello che ascolta <em>dal momento che io ho voglia di parlargli</em>.<br />
Cinico, burlesco, insopportabile il quarto. Mi svela davanti a tutta la mia mediocrità, commenta ad alta voce ciò che il terzo legge e ci fa battute al vetriolo; è il bullo della classe, quello che ti sottomette per farsi bello davanti agli altri.</p>
<p>E niente sarebbe mai stato così vomitevolmente efficace, così schifosamente <em>vero</em>, se non ci fosse stato l'Italiano di mezzo.</p>
<p>Per cui, lunga vita all'Italiano, terra di mezzo tra me e me.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il piacere di scrivere]]></title>
<link>http://commentaria.wordpress.com/?p=61</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 10:23:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>commentaria</dc:creator>
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<description><![CDATA[
scrivere è un atto di amore
Qualche giorno fa, mi sono capitati in mano alcuni vecchi floppy nei q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;">
[wp_caption id="" align="alignleft" width="540" caption="scrivere è un atto di amore"]<img style="margin:10px;" src="http://usera.imagecave.com/ci_ma/librosml.jpg" alt="scrivere è un atto di amore" width="540" height="386" />[/wp_caption]
<p style="margin:0;">Qualche giorno fa, mi sono capitati in mano alcuni vecchi floppy nei quali ho ritrovato delle cose che avevo scritto in passato e che avevo quasi dimenticato. Me le sono rilette con interesse per capire se, e come, fosse cambiato il mio modo di pensare e di scrivere.<br />
Ho fatto le mie considerazioni e poi mi sono chiesta: ma tutto questo lavoro, paginate e paginate di scritti, lettere mai giunte a destinazione, altre invece spedite ma, alla luce degli eventi, rivelatesi inefficaci, appunti, riflessioni che senso hanno avuto? Scritti che nessuno ha letto o leggerà mai e che certamente non avevano la pretesa di cambiare il corso della storia, a chi erano destinati?<br />
E ancora... Da quando ho questo blog e ancor prima, quando per anni ho amministrato un forum con una mansione che definirei "coordinatrice editoriale", spesso mi sono domandata, e mi sono sentita chiedere, se valeva la pena continuare a scrivere, specie in quei momenti di delusione e di scoraggiamento che capitano di frequente, soprattutto quando forse ci si aspettava una maggiore partecipazione degli altri, e invece sembra che nessuno apprezzi e legga quello che ci è costato, fatica, impegno, ricerche. La mia risposta è sempre la stessa: "Continua a scrivere, sempre e comunque"<br />
Non si scrive per gli altri, si scrive soprattutto per se stessi.<br />
Il primo destinatario delle cose che scriviamo siamo noi stessi. Scrivere è una forma di dialogo con la nostra parte più intima. In genere, chi scrive molto ha vissuto dei periodi di forte interiorizzazione, il cui effetti in emozioni e sensazioni, per qualche verso, devono venire a galla per essere esternate, quasi a volersene liberare.<br />
Lo "scrittore", in genere, non è un gran parlatore, e usa la scrittura quasi come una terapia, quando non lo diventa davvero.<br />
In ogni caso, sono convinta  che le parole scritte partano da noi e a noi ritornino. Qualche volta nel loro cammino passano sotto gli occhi di altra gente: qualcuno le apprezzerà, altri le disprezzeranno, altri ancora le dimenticheranno. Qualcuno invece le ignorerà.<br />
Ma quando torneranno a noi chi mai potrà dire quali effetti avranno prodotto o produrranno?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E' tempo di rompere gli indugi]]></title>
<link>http://canneorifamily.wordpress.com/?p=345</link>
<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 21:56:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tiziano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Forse è giunto il momento.
Da tempo ci rimugino sopra; da mesi rifletto se farlo o meno, ma adesso ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Forse è giunto il momento.</p>
<p style="text-align:justify;">Da tempo ci rimugino sopra; da mesi rifletto se farlo o meno, ma adesso il clima intorno a me è cambiato, peggiorato e non mi permette più di indugiare...</p>
<p style="text-align:justify;">Non pensiate a chissà quale rivelazione io stia per fare, si tratta solo di una "svolta" che vorrei dare a questo spazio.</p>
<p style="text-align:justify;">Da quando è nato questo blog, mi sono occupato raramente di cronaca, di fatti che riguardano la politica, l'economia internazionale, i temi etici, ecc, ecc... Eppure quando ascolto o leggo certe notizie non rimango certo indifferente e faccio mille considerazioni che rimangono, però, sempre e solo nella mia testa.</p>
<p style="text-align:justify;">La scelta di non parlare di certi argomenti era giustificata dal fatto che questo blog era nato come un diario di famiglia e quindi temi come la politica interna o la guerra al terrorismo, solo per fare due esempi,  fossero poco attinenti, e in parte questo è vero.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma se usiamo un altro punto di vista, questo blog, proprio perché è un diario personale/famigliare, dovrebbe accogliere anche impressioni o commenti su argomenti che a vario titolo influiscono sulla nostra vita e tra questi rientrano anche i grandi temi che ho citato.</p>
<p style="text-align:justify;">Perciò ho deciso che da oggi parlerò e tratterò anche argomenti che differiscono dalle poppate, dai pannolini, dall'educazione dei figli, ecc... diventerò in qualche modo un blogger più "classico" che attraverso il suo spazio pubblica punti di vista e considerazioni su quanto accade intorno alla propria vita.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Luglio col bene che ti voglio]]></title>
<link>http://sarassita.wordpress.com/?p=258</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 22:10:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sara</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo so, non sgridatemi, manco da un po&#8217;. Mi fa piacere che abbiate continuato a commentare anch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Lo so, non sgridatemi, manco da un po'. Mi fa piacere che abbiate continuato a commentare anche nei giorni scorsi pur non vedendo niente di nuovo. Vi ringrazio di cuore.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Sono giorni un po' pieni. Il lavoro è pesante ma tutto sommato va bene così, almeno la giornata passa. Le settimane passano, l'estate passa.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Da qui a un mese la mia vita sarà piena zeppa di piccole e grandi occasioni. </span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Il primo apputamento sarà questo weekend. Insieme al Conte passerò un paio di giorni di relax al mare. Mare, allora esisti. Arrivo.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Poi ci sarà la festa di compleanno, non vedo l'ora di festeggiare con i miei amici. Come l'anno scorso sarà prima del mio vero compleanno che cade ad agosto, oriGGinal.<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">E poi... Forse, addirittura... Squillino le trombe... Riesco ad andare via durante l'unica settimana che ho di ferie! Stiamo a vedere. </span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Intanto mi annuso le mani che sanno di frutta, spalanco la finestra per far entrare un po' di freschino, spengo l'aria condizionata, chiudo l'agenda, spengo il telefonino e lo metto a caricare. </span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#2cb3b3;">Buonanotte.</span></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[imparare a scrivere]]></title>
<link>http://n3d0.wordpress.com/?p=181</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 08:43:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>f9punk</dc:creator>
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<description><![CDATA[se volete imparare a scrivere, un ottimo software è DIGITO
non serve per imparare a scrivere l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>se volete imparare a scrivere, un ottimo software è DIGITO</p>
<p>non serve per imparare a scrivere l'italiano (anche se servirebbe)</p>
<p>ma a scrivere velocemente con la tastiera del nostro pc</p>
<p>Digito vi permette di impare le varie posizioni dei diti sulla tastiera. A scuola si usa questo (al Commerciale)</p>
<p>Per scaricarlo clicca <a href="http://cid-fee0e806ef1fc25b.skydrive.live.com/self.aspx/blog/DIGITO.zip">qui</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[dialogo]]></title>
<link>http://genovafilmfestival.wordpress.com/?p=25</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 19:06:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>remyna</dc:creator>
<guid>http://genovafilmfestival.wordpress.com/?p=25</guid>
<description><![CDATA[sono dispiaciutissima che massimo sia all&#8217;estero in questi giorni, tornerà fra qualche giorno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>sono dispiaciutissima che massimo sia all'estero in questi giorni, tornerà fra qualche giorno, è un vero peccato che la discussione debba aspettare qualche giorno per continuare ma d'altra parte solo lui può controbattere ai suoi post. sono curiosa di vedere come si evolverà perchè come dice schenone in un commento: "parlare di cinema è sempre importante... " è vero!<br />
grazie a tutti per gli interventi!</p>
<p>sono felice che che <a rel="external nofollow" href="http://www.ultracinema.it/">Richmond</a> abbia accettato di collaborare al blog, chiunque ne abbia voglia o sente di avere i numeri per farlo si proponga liberamente.<br />
sarebbe bello se questo blog potesse diventare una spazio aperto alla discussione, non solo durante il festival, un luogo dove i giovani filmakers della scena genovese possano confrontarsi, discutere scambiarsi opinioni e soprattutto sostegno. spero.</p>
<p>in questi anni grazie al premio di "obiettivo liguria" stiamo, tutti, crescendo tanto... è bello! facciamo tanti film e parliamone... è bello!</p>
<p>ho fatto qualche ripresa della serata di premiazione del festival ma sono venute così male che non ho il coraggio di postarle, certo... se proprio volete vederle... se ne può parlare.</p>
<p><a href="http://www.marinaremi.com/diario">marina</a></p>
<p>p.s.</p>
<p>oggi ho visto "l'aria salata" e ho pianto tutto il tempo, mi è piaciuto da morire. applausi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Diario del Middle West - Italo Calvino]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=146</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 13:12:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
<guid>http://apienavoce.wordpress.com/?p=146</guid>
<description><![CDATA[Il viaggio di Calvino prosegue per Chicago, Detroit e il Middle West.
Il ligure si confronta con la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio di Calvino prosegue per Chicago, Detroit e il Middle West.<br />
Il ligure si confronta con la miseria della provincia americana, con gli slums, i "poor white" e la smania consumistica che non risparmia le classi povere.<br />
Per chi avesse perso la parti precedenti:<br />
- <strong><a href="http://apienavoce.wordpress.com/2008/06/27/diario-americano-italo-calvino/">Diario americano</a></strong><br />
- <strong><a href="http://apienavoce.wordpress.com/2008/06/28/diario-newyorkese-italo-calvino/">Diario newyorkese</a></strong></p>
<h4>Il bar</h4>
<p><img class="alignnone" src="http://www.laguardiawagnerarchive.lagcc.cuny.edu/PhotosVirtualExhibit/Photos/02.003.19542.jpg" alt="" width="279" height="356" /></p>
<p>Aspettando Herb che è andato al funerale mi siedo in un bar dall'aria molto <em>tought</em> altra faccia dell'America che aspettavo invano di vedere a New York, con tipacci da cinema che poi sono operai delle fabbriche d'automobili di Cleveland, donne che paiono prostitute ma che probabilmente sono povere operaie anche loro, jukeboxes (un tipo in berretto balla con una donna anziana, poi escono), bingo machines che sarebbero quelli che noi chiamiamo flippers (e che a New York si vedono solo in un locale a Times Square), il tiro a segno elettronico. Insomma l'Italia americanizzata corrisponde all'America provinciale e proletaria.<br />
Nel gabinetto credo di aver scoperto la prima scritta sporca che vedo in America invece no: sono invettive contro i negri, sebbene a sfondo pessimista (cacciate i negri e chi saranno i padroni? i cucarachas).<br />
Il bar è frequentato da <em>poor whites</em> del Sud immigrati a lavorare nelle fabbriche.<br />
A Detroit sono entrato in losche sale da biliardo coi gamblers a un tavolo a giocare a poker che squadrano gli sconosciuti per paura che sia la polizia. Atmosfera di piccoli gangsters falliti stile Nelson Algren (il quale avrei voluto mi facesse da guida nella sua Chicago, ma ci siamo mancati perchè nei giorni che ero lì io lui non c'era, così la Chicago gangster non l'ho vista).</p>
<h4>La miseria americana</h4>
<p><img class="alignnone" src="http://www.lightmillennium.org/summer_fall_01/image/bd_homeless.jpg" alt="" /></p>
<p>ha un colore particolare che ormai ho imparato a conoscere, è il colore rosso bruciato di fabbricati di mattoni, o quello sbiadito delle villette di legno diventate slums. A New York la miseria pare sia solo quella degli ultimi arrivati, qualcosa come un periodo di attesa; e non parrebbe nemmeno giusto che un qualsiasi puertoricano per il solo fatto di essere sbarcato a New York diventasse subito agiato.<br />
Nelle grandi città industriali si vede che la povertà di grandi masse è necessaria al sistema, e spesso è povertà anche di aspetto europeo, case negre che sono poco più che baracche, vecchi che spingono carretti a mano (!) di pezzi di legna raccolti dagli slums in demolizione. Sì, c'è il continuo seppur lento avvicendamento dei vari strati che salgono nella scala del benessere, ma sempre nuovi ne prendono il posto. E la grande risorsa vitale dell'America, la mobilità, il continuo spostarsi, tende a diminuire. La depressione del '58 è stata una grossa scoppola per Detroit e la Ford da allora lavora a turni di sei mesi all'anno, c'è uno stato di semidisoccupaz. permanente; i più anziani operai, quelli che hanno un certo numero d'anni di seniority, hanno la priorità sugli altri nelle riassunzioni, cioè hanno il posto assicurato, un fatto nuovo nella generale mancanza di stabilità della vita americana, dove il proletario è sempre stato un lavoratore provvisorio.</p>
<h4>I negozi dei poveri</h4>
<p>Nel paese del consumo dove tutto si deve buttar via per poter comprare in fretta altra roba, nel paese della produzione standardizzata, si scopre poi che esiste tutto un sottomercato di roba che nessuno s'immaginerebbe che in America si possa vendere e comprare. Ci sono i grandi magazzini di roba scadente come nel quartiere italiano di Chicago che sono l'esatta versione di quelli di downtown solo con una produzione di scarto che spira miseria anche quando è nuova. E poi c'è tutta la vendita di roba usata che credovo fosse una prerogativa di Orchard Street di New York, l'incredibile via mercato del quartiere ebreo povero, ma poi la si ritrova dappertutto; c'è un mondo in America dove non si butta via niente, a Chicago c'è un quartiere ora messicano che l'anno scorso era italiano e i bottegai messicani hanno rilevato i negozi con la roba e continuano a vendere insieme a roba messicana le vecchie scorte italiane. Esistono le librerie dei poveri, dove sio vendono paperbacks e magazines di seconda mano, e tutta una produzione libraria minore, specialmente nelle lingue degli immigrati, spagnuolo, greco, ungherese (non italiano, perchè l'immigrato di solito non conosce l'italiano come lingua scrita). Salta fuori la superstizione come fondo culturale. A Detroit c'è un negozio di incenso, che ha in vetrina diversi tipi di incensi per i vari culti, e anche incensi per riti magici vudu e stregonerie, immagini religiose cattoliche, libri sacri, giochi di pretigio, carte da gioco, libri pornografici. Sidney G. mi racconta che il padrone una volta vedendo che curiosava l'ha cacciato dal negozio: è probabile che nel retrobottega si facciano filtri d'amore o altre stregonerie per la clientela negro-italo-messicana. Nel quart. messic. di Chicago, il negozio d'una zingara chiromante.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.ssa.gov/history/pics/acoffee.jpg" alt="" width="409" height="331" /></p>
<p><em><span style="color:#800000;">(Servizi di mensa offerti da Al Capone, durante la depressione americana)</span></em></p>
<h4>Chicago</h4>
<p>è la grande città americana, produttiva, violenta, <em>tought</em>. Qui le classi si fronteggiano come eserciti nemici, il <em>wealthy people</em> nella stiscia di palazzi ricchi sullo stupenso lago, e subito al di là l'immenso inferno dei quartieri poveri. Si sente che qui il sangue ha inzuppato i marciapiedi, il sangue dei martiri di Haymarket (gli anarchici tedeschi ai quali è dedicato un vecchio bellissimo libro illustrato, opera del capo della polizia d'allora), sangue degli incidenti sul lavoro con cui s'è costruita l'industria di Chicago, sangue dei gangsters. Nei giorni che ero lì, s'è scoperto il noto caso di corruzione della polizia di cui penso abbiano parl. anche i giorn. it. Vorrei stare di più a Chicago che merita d'esser capita nella sua bruttezza e bellezza ma anche il freddo lì è cattivo, la mia amica locale è banale e inelegante (adattissima per Chicago, dunque) e parto in volo per la California.</p>
]]></content:encoded>
</item>

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