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	<title>scrittore &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/scrittore/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "scrittore"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 23:10:26 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Bah!ricco]]></title>
<link>http://massim.wordpress.com/?p=400</link>
<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 19:03:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>massim</dc:creator>
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<description><![CDATA[-Latte?-
Lo prendeva sempre col limone, Bartleboom, il tè.
-Si grazie&#8230; latte.-
Una nuvola.
Zu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>-Latte?-<br />
Lo prendeva sempre col limone, Bartleboom, il tè.<br />
-Si grazie... latte.-<br />
Una nuvola.<br />
Zucchero.<br />
Cucchiaino.<br />
Cucchiaino che gira nella tazza.<br />
Cucchiaino che si ferma.<br />
Cucchiaino nel piattino.<br />
</em><br />
<span style="color:#999999;">[ tratto da Oceano Mare  di Alessandro Baricco ]</span></p>
<p>*****</p>
<p>- Allora? Che ne pensi?-<br />
- Mah... è scrittura sperimentale.-<br />
- Già... perchè è di Baricco si dice "sperimentale", se era mia si diceva "uno schifo".-<br />
- Già...-<br />
- Già... Zucchero?-</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Noia di Alberto Moravia]]></title>
<link>http://omniablog.wordpress.com/?p=522</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 12:11:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>rognupa</dc:creator>
<guid>http://omniablog.wordpress.com/?p=522</guid>
<description><![CDATA[Romanzo di A. Moravia (1960). Il protagonista del libro è un giovane di circa 35 anni, di famiglia ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://i56.photobucket.com/albums/g199/ilpendolo/lanoia.jpg" alt="" width="192" height="295" />Romanzo di A. Moravia (1960). Il protagonista del libro è un giovane di circa 35 anni, di famiglia ricca, dominato dalla noia. Non ha amicizie, vive senza passioni né ideali. La relazione con Cecilia non riuscirà a intaccare il suo stato cronico. La noia, secondo Moravia, è la mancanza di rapporti con le cose, l'impossibilità di avere legami con la realtà se non attraverso il denaro e il possesso. Dino sogna qualche paradiso sconosciuto in cui il rapporto con le cose possa essere autentico. Il tema del libro è di lontana ascendenza esistenzialista.<br />
La noia di Moravia del 1960, romanzo moderno del pieno Novecento, (uno tra i migliori scritti precedentemente alla crisi della letteratura avvenuta in quel periodo), fornisce un “buon e un bel finale”: laddove i protagonisti, alla resa della loro parabola esistenziale, raggiungono una stato di serena contemplazione della realtà e di obiettività verso la vita.<br />
Nei suoi libri si notano due aspetti principali: l'analisi acuta degli aspetti più intimi e morbosi dell'uomo e l'importanza dell'intreccio Anche Moravia, come gli altri autori del Novecento sembra esprimere un certo ottimismo superficiale del neorealismo, superficiale perchè in fondo c'era sempre un concetto pessimista della vita (decadentismo), ma più tardi Moravia si allontana dal neorealismo con il romanzo "La Noia" come si vede dal titolo stesso e anche con vari saggi in cui parla dell'importanza della psicanalisi (Freud) perchè ci aiuta ad analizzare l'intimo dell'uomo, del Marxismo, necessario per capire i rapporti sociali. che egli chiamò imbroglio. Moravia, come autore novecentesco, cerca un paese innocente, puro, un bisogno di verità. Ma purtroppo la vita non è così; infatti, nei suoi romanzi la vita è come la dura realtà, piena di falsità, di sesso e di denaro. L'umanità, per Moravia, non è capace di veri rapporti sociali (noia) tranne quelli sessuali e la prostituta rappresenta un esempio di umanità alienata e sola e tutti gli uomini per Moravia sono come la prostituta, schiavi di falsi valori. Neanche il rapporto sessuale è sincero, perchè si rimane soli, sempre per il bisogno di possesso e di avidità, caratteristica dell'uomo moderno. Moravia quindi vede l'umanità in modo pessimista, perchè per lui il vero fine dell'uomo dovrebbe essere l'uomo stesso e non i falsi valori, come il denaro. Oggi nella società consumistica l'uomo è usato come mezzo e il merito di Moravia moralista è proprio quello di averci fatto vedere in modo reale la tragedia dell'uomo moderno, vittima della sua stessa alienazione e l'unica soluzione è la rinuncia all'idea di possesso. Da qui nasce il suo realismo narrativo, quando ci parla dei vari tipi di uomini.<br />
Moravia nei suoi libri affronta temi che vanno contro il mondo spietato dei suoi tempi, anni che erano in opposizione alla pomposità del fascismo, a volte i suoi romanzi sembrarono  antifascisti, dal momento che lo scrittore parlava di un mondo in crisi.        In Moravia c'è pure il contrasto fra i buoni e cattivi, fra puri e corrotti, secondo l’autore, buoni e cattivi, ricchi e poveri soffrono tutti e sono senza speranza, sempre smaniosi e agitati, dato che rappresentano la crisi della coscienza moderna, alienata dagli ideali falsi del sesso e del denaro. Questa "noia", come in altre sue opere rappresenta un senso di fallimento e di apatia rispecchiato nel personaggio e nella sua vita interiore ed esteriore.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Maurizio Matrone, poliziotto pedagogo e scrittore]]></title>
<link>http://officath.wordpress.com/?p=3</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 19:34:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>officath</dc:creator>
<guid>http://officath.wordpress.com/?p=3</guid>
<description><![CDATA[Maurizio Matrone, nato a Verona nel 1966, è agente di Polizia in forza alla Questura di Bologna. La]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Maurizio Matrone, nato a Verona nel 1966, è agente di Polizia in forza alla Questura di Bologna. Laureato in Pedagogia, ha pubblicato il romanzo Fiato di sbirro (Hobby&#38;Work,1998) e vari racconti, opere per il teatro, per i ragazzi   e saggi sul lavoro del poliziotto in materia minorile (Poliziotti e minorenni, Clueb, 1995). Studioso e promotore di processi formativi,    è tra gli animatori del «Police Film Festival» e   è stato consulente per   varie fiction poliziesche in tv. Nel 2003, con il romanzo Erba alta (Frassinelli), ambientato a Bologna negli anni    della «Uno bianca», si è fatto conoscere al grande pubblico.<br />
	 <br><br>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=275795</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Paolo Roversi]]></title>
<link>http://dalleprimebattute.wordpress.com/?p=154</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 21:21:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara</dc:creator>
<guid>http://dalleprimebattute.wordpress.com/?p=154</guid>
<description><![CDATA[Questa settimana, per l&#8217;intervista di DPB, ha gentilmente accettato di rispondere alle mie dom]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Questa settimana, per l'intervista di DPB, ha gentilmente accettato di rispondere alle mie domande <a href="http://www.roversiplanet.com/wp/">Paolo Roversi</a>, scrittore, giornalista ed esperto di ICT.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://lh4.google.com/paolo.roversi/RzoBfH6ZZtI/AAAAAAAABNM/25b1WLaa3WE/s288/paolo_roversi_bio.jpg" alt="" /><br />
<img class="alignleft" src="http://www.roversiplanet.com/components/images/navigation/libri/seppellitemi.jpg" alt="" width="91" height="130" /><strong>Ciao Paolo, grazie di avere accettato il mio invito. Questo Blog si chiama "Dalle prime battute"; a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Al 1996 quando pubblicai un millelire di aforismi di Bukowski  dal titolo “<a href="http://www.roversiplanet.com/wp/?p=1"><strong>Seppellitemi vicino all’ippodromo così che possa sentire l’ebrezza della volata finale</strong></a>”. E’ ancora in circolazione...</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Tu quale metodo usi?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Putroppo io non faccio solo lo scrittore e quindi <strong>ho adottato  il metodo del  “quando posso”</strong>. Devo ritagliarmi i tempi per la scrittura: la notte, i weekend, i viaggi in treno...</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Che cosa significa per te scrivere?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E’ una passione.</strong> Alcuni coltivano orchidee, altri costruiscono galeoni in miniatura. Io scrivo.</p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright" src="http://www.booksweb.tv/uploads/saleitems_files/eb9e040611bc923e9fe250cc8e2e0344.jpg" alt="" width="120" height="194" /><strong>Nel 2006 hai pubblica con la <a href="http://www.fermento.net/">Fermento</a> "<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/nome-bukowski-roversi-paolo-fermento/libro/9788889207406?a=395754">Il mio nome è Bukowski</a>". Qual è il tuo rapporto con questo grande autore americano?</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" src="http://img98.imageshack.us/img98/4898/bukowski025tf1.jpg" alt="" width="82" height="104" /><strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Bukowski">Charles Bukowski</a> è il mio scrittore feticcio</strong>: se sono qui a parlare dei miei romanzi è grazie ai suoi libri..   La scintilla scattò grazie ad  un suo libro: <a href="http://www.libreriauniversitaria.it/post-office-bukowski-charles-guanda/libro/9788860880048?a=395754"><strong>Post Office</strong></a>. Mi ha folgorato. Lo stile, i dialoghi. C'era tutto in quelle pagine. Il mio desiderio di diventare scrittore lo devo a quel romanzo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oltre a Bukowski, per uqanto riguarda il giallo uno su tutti: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Scerbanenco"><strong>Giorgio Scerbanenco</strong></a>. Ancora attualissimo. Poi: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_V%C3%A1zquez_Montalb%C3%A1n"><strong>Vasquez Montalban</strong></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Izzo"><strong>Izzo</strong></a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/James_Ellroy"><strong>Ellroy</strong></a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Carlotto"><strong>Massimo Carlotto</strong></a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C'è chi si rivolge al Pod, chi invece cede alle lusinghe degli editori a pagamento. Cosa pensi di questi due metodi offerti oggi dal mercato a chi aspira alla pubblicazione?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Sono scettico. <strong>La gavetta, quella fatta di lettere di rifiuti, di porte in faccia, di risposte prestampate credo sia formativa per il carattere di uno scrittore.</strong> Aiuta a fare autocritica, a chiedersi: vale davvero la pena andare avanti? Valgo davvero qualcosa?<br />
La pubblicazione a portata di tutti, questi filtri non li ha e spesso non è un bene.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tu sei molto attivo anche in rete; hai <a href="http://www.roversiplanet.com/wp/">due</a> <a href="http://www.roversiplanet.com/workshopdiscrittura/">blog</a>, un sito e la rivista "<a href="http://www.milanonera.com/">MilanoNera</a>". Pensi che il web sia uno strumento utile per l'arte della scrittura?</strong></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.milanonera.com/wp-content/themes/themasterplan_tma_v1/tma/images/logo.gif" alt="" width="340" height="80" /></p>
<p style="text-align:justify;">Molto. La rete è ancora libera. La gente può confrontarsi, parlare di libri, dibattere. Ed è un mezzo di promozione formidabile anche per gli esordienti.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright" src="http://lh3.ggpht.com/paolo.roversi/SGn4tKWNnKI/AAAAAAAADlE/qadX97afzBk/s400/num2_milanonera.jpg" alt="" /><strong><br />
A proposito della rivesta "MilanoNera", da maggio, oltre alla versione on line, c'è anche la versione cartacea distribuita nelle librerie. Come mai questa scelta?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">MilanoNera è un’avventura che porto avanti dall’agosto del 2006 quando, coinvolgendo nell’impresa altri amici scrittori, critici letterari e giornalisti, fondai il blognoir MilanoNera. Da allora di strada ne abbiamo fatta parecchia: in diciotto mesi di attività abbiamo<br />
recensito quasi quattrocento libri, intervistato un centinaio di scrittori e il blog, che nel frattempo si è trasformato in portale, si è guadagnato la fiducia di diverse migliaia di lettori ogni mese.<br />
Risultati che hanno convinto l’editore <a href="http://www.kowalski.it/"><strong>Kowalski</strong></a>, e noi della redazione, ad associarci per intraprendere la strada della carta stampata creando così <a href="http://www.milanonera.com/wp-content/plugins/downloads-manager/download.php?id=5"><strong>MilanoNera web press</strong></a>, <strong>un giornale che nasce dalla rete e arriva in libreria, gratuitamente.</strong><br />
<strong> E’ completamente a colori e viene distribuito, con cadenza bimestrale, in tutte le librerie d’Italia con una forte presenza nei punti vendita <a href="http://www.lafeltrinelli.it/">Feltrinelli</a> di cui il marchio Kowalski fa parte</strong>.<br />
Un’avventura partita in solitaria col tempo si è trasformata in una rivista collettiva proponendosi come punto di riferimento per gli appassionanti del genere, lettori e addetti ai lavori.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" src="http://angolonero.blogosfere.it/images/niente%20baci%20alla%20francese.jpg" alt="" width="194" height="302" /><strong>Ci puoi raccontare la genesi del tuo ultimo romanzo "<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/niente-baci-francese-roversi-paolo/libro/9788842538882?a=395754">Niente baci alla francese</a>"?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Per scrivere parto sempre da qualcosa di reale: da una situazione o da un avvenimento di cronaca e da lì poi costruisco la mia storia. <strong>Nel caso di questo romanzo volevo raccontare Milano: i suoi problemi, le sue contraddizioni. E oggi il maggior problema di questa metropoli è l'inquinamento.</strong> Ho affrontato il tema a modo mio, anzi alla maniera di <strong>Radeschi, il giornalista hacker</strong> protagonista dei miei romanzi: da vero cinico qual è, non potendo più girare con la sua vespa gialla del '74, è quasi felice quando fanno fuori il sindaco (che non è la Moratti ma un personaggio di fantasia!)... Indagando poi incappa immancabilmente nell'attualità dell'ecopass, dei magnati russi e del resto. <strong>Il giallo, in fondo, è da sempre il genere che più di tutti gli altri si presta per raccontare la realtà, la nostra società in un determinato momento storico.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A cosa stai lavorando ora?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il <strong>4 settembre</strong> uscirà per i tipi <strong>Kowalski</strong> il mio nuovo romanzo “<strong>Taccuino di una sbronza</strong>” un libro di matrice bukowskiana, non un giallo quindi... Niente paura però: <strong>Radeschi tornerà nel 2009 con una nuova avventura.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per concludere, quali consigli daresti a chi ambisce diventare scrittore?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Non barare col lettore. <strong>Scrivi per gli altri e non per te stesso.</strong> Non lanciarti in voli pindarici per far vedere che sei bravo a costruire frasi di quattro righe senza punteggiatura. Fai le cose facili. E pensa che una bella trama sopravvive anche ad una cattiva scrittura. <strong>Un'ottima scrittura, invece, non riesce ad averla vinta su una mediocre idea di base.</strong><br />
Per scrivere il romanzo, poi, tutto quello che ti serve è aver letto (e continuare a farlo) molti libri. <strong>Se non leggi non puoi scrivere.</strong> Semplice no?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Grazie Paolo e buon lavoro.</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Booktrailer "A reclamare"]]></title>
<link>http://areclamare.wordpress.com/?p=13</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 17:35:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>A Reclamare</dc:creator>
<guid>http://areclamare.wordpress.com/?p=13</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; finalmente pronto il booktrailer di &#8220;A reclamare&#8221;!!!

]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#808080;"><strong>E' finalmente pronto il booktrailer di "A reclamare"!!!</strong></span></p>
<p><span style="color:#808080;"><strong></strong></span><span class="userInfo"><span class="vanity"><strong><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/zqXHyfPAPe4'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/zqXHyfPAPe4&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></strong></span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Google ci cambia il modo di scrivere?]]></title>
<link>http://scioglilingua.wordpress.com/?p=288</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 18:06:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuliana Guazzaroni</dc:creator>
<guid>http://scioglilingua.wordpress.com/?p=288</guid>
<description><![CDATA[Nicholas Carr in Is Google Making Us Stupid? scrive che negli ultimi anni prova una strana sensazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">Nicholas Carr in <strong><em><a href="http://www.theatlantic.com/doc/200807/google" target="_blank">Is Google Making Us Stupid</a>?</em></strong> scrive che negli ultimi anni prova una strana sensazione, è come se qualcuno o qualcosa avesse ripianificato i suoi circuiti neuronali o riprogrammato la memoria. Crede che il suo modo di pensare sia cambiato. Questa percezione si acuisce quando legge. Un tempo immergersi in un libro o in articolo era semplice, passava ore a leggere. Ora la sua concentrazione inizia a rarefarsi dopo alcune pagine. La lettura si trasforma in una battaglia con se stesso e il desiderio di voler essere altrove.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">Carr crede di sapere che cosa è successo. Per più di un decennio a trascorso molte ore online, effettuando ricerche, navigando, aggiungendo contenuti. Internet è stato per lui una mano santa; quelle che erano un tempo lunghe ricerche possono, grazie al web, essere effettuate in pochi minuti. Google con pochi click ti soddisfa fornendoti rapidamente le risposte che credevi di cercare. Anche quando non si lavora le cose non cambiano, si legge l’e-mail, si scambiano dialoghi in chat, si legge o si scrive in un blog ecc.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">La rete diventa quel <strong><em>medium universale</em></strong>, il quale, alla stregua del fiume Gange, trasporta i flussi di informazione che balzano inesorabili ai miei organi di senso e da questi colpiscono la mente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;">I vantaggi di avere a portata di mouse accesso immediato a questo grande magazzino sono largamente riconosciuti. Ma (c’è un “ma”) per tutta questa merce c’è un prezzo da pagare. Marshall McLuhan già negli anni intorno al 1960 ha messo in evidenza che i media non sono canali di informazione neutri: forniscono cose da pensare, modellano il processo che regola il pensiero. </span><span style="font-size:14pt;color:#000000;">E, tornando a Carr, egli afferma che la rete “is chipping away my capacity for concentration and contemplation. My mind now expects to take in information the way the Net distributes it: in a swiftly moving stream of particles. Once I was a scuba diver in the sea of words. Now I zip along the surface like a guy on a Jet Ski”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">Altri blogger hanno iniziato a parlare di questo fenomeno, raccogliendo opinioni e aneddoti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">La lettura online, in qualche modo, altera la lettura tradizionale. Stanno emergendo nuove forme di “lettura” non sequenziale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">Io stessa non riesco a prendere appunti, e forse non ci sono mai riuscita, in modo sequenziale secondo le convenzioni insegnate a scuola. Quando assisto a una lezione prendo appunti riempiendo il foglio che ho a disposizione a seconda di come la mia mente rappresenta ciò che i miei sensi stanno ascoltando, spesso infastidita dal blocchetto troppo squadrato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">Friedrich Nietzsche, quando nel 1882, comprò una macchina da scrivere, sembra che modificò un po’ il suo stile di scrittura. La macchina gli permise la scrittura a occhi chiusi, utilizzando soltanto i polpastrelli delle dita.. le parole potevano fluire direttamente dalla mente alla pagina. Ma la macchina ebbe un sottile effetto nella sua opera. Un amico di Nietzsche, un compositore, notò un diverso stile di scrittura. La sua prosa già pulita divenne ancor più scarna e telegrafica. “Perhaps you will through this instrument even take to a new idiom,” gli scrisse in una lettera l’amico, notando che spesso anche nelle sue opera i suoi pensieri in musica e linguaggio dipendono dalla qualità della penna e della carta. “Hai ragione,” rispose Nietzsche, “I nostri scritti mutano in base alla strumentazione che abbiamo a disposizione, questa prende parte alla formazione dei nostri pensieri.” Friedrich A. Kittler ha affermato che la prosa di Nietzsche cambiò grazie alla macchina da scrivere nel modo seguente: “from arguments to aphorisms, from thoughts to puns, from rhetoric to telegram style.” </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:14pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lettera di Angela Terzani Staude al "Fun" Club]]></title>
<link>http://cissiboy.wordpress.com/?p=1013</link>
<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 09:07:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>cissiboy</dc:creator>
<guid>http://cissiboy.wordpress.com/?p=1013</guid>
<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo con molto piacere una lettera di Angela Terzani Staude dedicata a tutti i 2]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tizianoterzani.forumfree.net/?t=29301006&#38;st=0#entry247432962" target="_blank">Riceviamo e pubblichiamo</a> con molto piacere una lettera di Angela Terzani Staude dedicata a tutti i 20.035 iscritti alla <a href="http://www.tizianoterzani.com/" target="_blank">newsletter "Govinda"</a></p>
<pre><em><!--/sizec--></em></pre>
<p><strong><!--sizeo:16--><span style="font-size:23pt;line-height:100%;"><!--/sizeo-->Agli amici del "fun" club<!--sizec--></span><!--/sizec--></strong><br />
<em><!--sizeo:7--><span style="font-size:14pt;line-height:100%;"><!--/sizeo-->di Angela Terzani Staude<!--sizec--></span><!--/sizec--></em></p>
<p><img src="http://farm3.static.flickr.com/2089/2443234778_5f6416b498_m.jpg" alt="image" /></p>
<p>Dovunque io vada a parlare di Tiziano, ospedali o librerie, associazioni private o luoghi di incontri pubblici che siano, sempre spunta qualcuno a convincermi che non è tutto inutile, a farmi sentire fra persone che continuano a leggerlo e pensarci. E quasi sempre siete voi, i suoi amici del Fun Club, a venirmi incontro così. Di questo vostro esserci in persona, come dei pensieri che mi mandate per lettera o e-mail vi ringrazio moltissimo perché mi riscaldano il cuore.</p>
<p>Intanto, a febbraio abbiamo fatto uscire un nuovo libro, <a href="http://www.ibs.it/ser/serpge.asp?shop=199&#38;type=keyword&#38;x=tiziano+terzani" target="_blank">Fantasmi</a>, che raccoglie gli articoli che Tiziano aveva scritto sulla Cambogia tra il 1972 e il 1996, ossia tra il nostro arrivare in Asia e il suo ritirarsi nell'Himalaya. Di questi articoli, tre erano già usciti in tedesco in un volumetto intitolato «Holocaust in Kambodscha» (1980) che molti ci avevano chiesto di poter leggere in italiano.</p>
<p>Ma non aveva senso pubblicare quei drammatici reportage, una quarantina di pagine in tutto, fuori dal loro contesto storico, perché non si capiva né come si fosse arrivati all'olocausto (oggi si preferisce la parola genocidio), né come il paese ne fosse uscito. Sembravano articoli un po' campati in aria. Per questo, intitolando il capitolo che li contiene «Dopo l'olocausto», li abbiamo rimessi al posto in cui cronologicamente debbono stare: fra gli altri articoli inviati da Tiziano dalla Cambogia nei 25 anni del suo scrivere d'Asia.</p>
<p><!--more--></p>
<p>E' curioso infatti che la Cambogia sia stato il solo paese asiatico in cui Tiziano è sempre voluto tornare. Non erano solo i giornali a mandarcelo, era proprio lui a volerci andare. Ci è andato da Singapore negli anni della guerra in Vietnam; ci è tornato da Hong Kong, dalla Cina, dal Giappone e infine dalla Thailandia. Era come se nella storia di quella tranquilla piccola nazione tropicale, catapultata suo malgrado nella grande storia del suo tempo, lui vedesse un esempio di come va il mondo. Cambiano gli equilibri politici, i rapporti di forza fra le grandi potenze (in quel caso Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina) e cambiano di conseguenza, quasi sempre in maniera catastrofica, i destini delle piccole nazioni – come si vede ancora oggi in Afghanistan e Iraq.</p>
<p>E' stata questa fatalità a interessare Tiziano, questo vedere come la storia può abbattersi su un paese con una violenza da cui nessuno riesce più a difendersi. Il senso dell'impotenza anche sua, di giornalista, di fronte agli eventi di cui si trovava a scrivere, lo ha indotto alla fine a voltare le spalle al mestiere con cui aveva sperato di cambiare il mondo.</p>
<p>Fantasmi al primo colpo d'occhio sembra giornalismo puro. Eppure non è mai giornalismo puro. La condizione umana è fin dal primo articolo al centro delle preoccupazioni di Tiziano ed è in questo suo non perdere mai di vista l'uomo che sta per me l'interesse del libro. Che poi è anche un interessante esempio, raro nella sua completezza, di come lavorava un corrispondente di guerra negli anni ruggenti del giornalismo.</p>
<p>Quanto è cambiato il giornalismo da allora! Forse rimarrà addirittura un fenomeno limitato al ventesimo secolo. Era cominciato sul serio solo durante la Seconda guerra mondiale, con la libertà di stampa garantita dalle nuove Costituzioni democratiche e le comunicazioni radio che si sperimentavano allora per la prima volta; aveva preso forza con la guerra in Corea, e raggiunto vette di bravura e di coraggio, fra i giornalisti come fra i fotografi, durante le guerre in Vietnam e Cambogia. Oggi, sopraffatto dalla concorrenza della televisione e di internet, il bel mestiere che per Tiziano valeva l'impegno di una vita sta già per tramontare. A Londra, proprio in questi giorni c'è chi sostiene che fra cinque anni i giornali non esisteranno più. Viviamo davvero in tempi storici!</p>
<p>Essere il quarto potere dello Stato, come il giornalismo è stato anche chiamato, essere gli occhi e le orecchie dei lettori, cercare le notizie in terre lontane e riferirle il più onestamente possibile, stabilendo così un rapporto di fiducia con i propri lettori: questo lo aveva fatto amare a Tiziano.</p>
<p>Come un esploratore o un avventuriero, sempre da cane sciolto, Tiziano si aggirava per le terre dell'Asia. Legato al suo giornale solo dal filo di quei brevi messaggi telex che figurano anche in testa a tanti articoli di Fantasmi, senza modo di mettersi in contatto con la sua famiglia, scompariva a volte per settimane. Ed io, convinta che ogni uomo ha il proprio destino e che quello non cambia neppure se lo si rinchiude in casa, mi fidavo del suo e lo aspettavo. Infatti è sempre tornato. Il suo destino, come si è visto, era un altro.</p>
<p>Questa dunque è la storia dietro a Fantasmi, di cui solo lo scritto introduttivo e il titolo sono miei. Se lo si volesse collocare cronologicamente nella serie dei libri scritti da Tiziano, il suo posto sarebbe fra La porta proibita e Buonanotte, signor Lenin .</p>
<p>E perché Fantasmi? Perché fin dai suoi primi viaggi in Cambogia la parola ricorre in tanti articoli. Ricorre soprattutto dopo l'olocausto, con tutti quei morti che chiedevano giustizia e che non l'hanno mai avuta. A trentatre anni Tiziano era partito per l'Asia «a cercare la verità nei fatti», come diceva. Ma nel corso del suo lavoro aveva sentito forte, al di là del mondo che osservava, uno fatti di fantasmi. Gradualmente si convinse allora che la verità non sta nei fatti, ma dietro ai fatti, in fondo ai fatti; che, mai ovvia, la verità si nasconde negli antefatti o nei retroscena di quel che si recita sul grande palcoscenico del mondo, prolungandosi verso un mondo invisibile.</p>
<p>Cos'altro c'è da aspettarsi? Di libri di Tiziano purtroppo non ce ne sono più. Ci sono però ancora tanti scatoloni pieni di diari, di lettere, di appunti d'ogni genere, di manoscritti mai pubblicati. E poi ci sono casse e casse piene di fotografie in bianco e nero, perché Tiziano era anche un bravissimo fotografo. Quindi il nostro prossimo progetto sarebbe di tirare fuori quelle fotografie, con cui per un ventennio lui aveva illustrato i suoi articoli per Der Spiegel, e di raccoglierne le migliori in un bel volume. Che non è però quello, appena uscito, delle foto di un giovane fotografo americano, James W. Delano, che ha viaggiato recentemente nei paesi in cui era stato anche Tiziano seguendo un po' le sue tracce, e che chiamandosi «I viaggi di Tiziano Terzani» potrebbe creare dei fraintendimenti.</p>
<p>Quello delle foto fatte da Tiziano sarà un volume quasi d'altri tempi, perché il mondo che ritraggono è già tramontato. Ma non aveva Tiziano giusto detto che lo affascinava la Storia, quella con la S maiuscola? In queste casse, quella del suo tempo lui l'ha conservata.</p>
<p>E con questo, carissimi amici del Fun Club, vi ringrazio ancora tanto di seguire quello che avviene attorno a Tiziano e vi saluto con un caloroso abbraccio.</p>
<p>angela terzani</p>
<p>Firenze, giugno 2008</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Marco Candida]]></title>
<link>http://dalleprimebattute.wordpress.com/?p=120</link>
<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 22:39:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara</dc:creator>
<guid>http://dalleprimebattute.wordpress.com/?p=120</guid>
<description><![CDATA[

Nuovo appuntamento che le interviste di DPB. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande Marc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1348/540930162_acfbf941a0.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align:justify;">Nuovo appuntamento che le interviste di DPB. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande <a href="http://lamaniaperlalfabeto.splinder.com/">Marco Candida</a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ciao Marco, grazie di avere accettato il mio invito. Domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama "Dalle prime battute"; a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?<br />
</strong><br />
Ho cominciato a dodici anni con una Lettera 22. In classe a noi alunni facevano scrivere fiabe e racconti e spesso le fiabe e i racconti che scrivevo io venivano letti e apprezzati. Questo mi ha spinto a incominciare. Da allora ho scritto molto. Non ho mai scritto tanto per scrivere, però. Ho sempre cercato di scrivere storie: romanzi o racconti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Tu quale metodo usi?<br />
</strong><br />
Non ho un metodo. Ho una quantità. Se non scrivo almeno quattro o cinque pagine al giorno – e queste pagine devono essere ben rifinite – allora giudico la mia giornata poco produttiva.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Che cosa significa per te scrivere?<br />
</strong><br />
C’è un lato prettamente personale e un lato titanico. Il lato personale è: scrivere certifica la mia esistenza. Scrivere mi dà la possibilità di illudermi che quello che faccio, anche quando non sembra possedere un senso immediato, può essere utile alle mie storie, ai miei pensieri, alla mia scrittura. Il lato titanico è: scrivere può rendermi utile agli altri.<br />
<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Sono convinta che la lettura sia importantissima, soprattutto per chi vuole tentare la strada della scrittura. Qual è la tua opinione al riguardo?<br />
</strong><br />
Sono d’accordo con te.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?<br />
</strong><br />
Credo che la febbre per la scrittura mi sia venuta per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_London">Jack London</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ernest_Hemingway">Ernest Hemingway</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stephen_King">Stephen King</a>. Quanto alle influenze, cerco di non lasciarmi influenzare troppo dagli stili dei molti autori che ho letto e riletto negl’anni. Magari è solo che non voglio ammetterle…</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C'è chi si rivolge al Pod, chi invece cede alle lusinghe degli editori a pagamento. Cosa pensi di questi due metodi offerti oggi dal mercato a chi aspira alla pubblicazione?<br />
</strong><br />
Penso che se un aspirante scrittore dopo aver incassato un centinaio di rifiuti da grandi, medie e piccole case editrici, e minuscole case editrici, crede ancora nel suo lavoro può rivolgersi al pod, rivolgersi agli editori a pagamento oppure può stamparsi il libro da solo che immagino sia anche più economico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi il web è considerato uno strumento molto importante. La maggior parte di coloro che aspirano a scrivere aprono un sito o un blog da utilizzare come vetrina personale, come mezzo per far conoscere il proprio lavoro. Cosa pensi di questa tendenza?<br />
</strong><br />
Sono sempre stato terrorizzato dall’idea di far conoscere il mio lavoro attraverso il blog o la rete. Di solito non sono disposto a mettere le cose scrivo in rete. Penso che il mio lavoro sia così bello e convincente che qualcuno potrebbe rubarmelo. Dipende. Se la forza del proprio lavoro è soprattutto lo “stile”, allora potrebbe essere un buon modo. Se è fatto di idee, contenuti, potrebbe essere rischioso</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:kPbuiWI1NBspUM:http://files.splinder.com/123ed8919dfa51b8811b51baa8c0556f.jpeg" alt="" /><strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel corso di quest'anno hai pubblicato già due libri. “<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/diario-sogni-candida-marco-las/libro/9788895744025?a=395754">Il diario dei sogni</a>”, Las Vegas Edizioni uscito a gennaio e “Domani avrò trent'anni”, Edizioni Eumeswil, praticamente appena uscito, a maggio. Due libri a così breve distanza sono un bel primato. Segno che hai davvero molte cose da dire. Ci racconti la genesi di queste tue ultime fatiche?<br />
</strong><br />
<img class="alignleft" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:XIKwag-OQkGgJM:http://files.splinder.com/6b18bba532ebd651df5ab071398ce007.jpeg" alt="" /> Ho scritto Il diario dei sogni in sei mesi soprattutto per liberarmi di alcuni pensieri che avevo in testa. Domani avrò trent’anni l’ho finito, invece, in cinque mesi ed è un omaggio ad alcuni autori di letteratura horror di serie B.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>A cosa stai lavorando ora?<br />
</strong><br />
Sto raccogliendo le idee per un altro romanzo. Sto scrivendo una raccolta di racconti. Sto finendo un romanzo. Sto cercando un editore per il quarto romanzo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Per concludere, quali consigli daresti a chi ambisce diventare scrittore?<br />
</strong><br />
Di cercare di non scrivere per compiacere. Se scrivi per compiacere, vivi nel dubbio che quel che hai scritto un giorno potrà non piacere più. Se non scrivi per compiacere, invece, se scrivi quello che senti e che ti sembra più giusto e più utile, puoi sperare che un giorno quello che hai scritto finalmente piacerà.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Grazie Marco e buon lavoro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Grazie a te.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ignorantia docet]]></title>
<link>http://mimmasuraci.wordpress.com/?p=17</link>
<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 11:06:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>mimmasuraci</dc:creator>
<guid>http://mimmasuraci.wordpress.com/?p=17</guid>
<description><![CDATA[
Ci vuole poco ad adattare un detto secondo le circostanze del momento e , nel momento attuale, seco]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignleft" style="float:left;border:3px solid black;margin:3px;" src="http://mariomasi.files.wordpress.com/2008/01/scuola.jpg" alt="" width="312" height="251" /></p>
<p class="MsoNormal">Ci vuole poco ad adattare un detto secondo le circostanze del momento e , nel momento attuale, secondo me,piuttosto che historia docet, è quanto mai appropriato affermare che in Italia ignorantia docet. La situazione tragica del livello culturale del nostro Paese è emersa in maniera prepotente in questi giorni con le tracce proposte agli esami di Stato. In proposito le mie considerazioni riguardano due livelli : considerando l’ analisi testuale come esercizio critico letterario di un testo anche se non so bene quando sia stato introdotta la sua applicazione nella scuola italiana, non sono un addetto tra l’ altro, ho sempre ritenuto che sia uno studio inutile e dannoso, che offende il pensiero dell’ autore. A mio avviso, infatti, un poeta o uno scrittore scrive per esprimere un bisogno personale,intimo,più o meno profondo che riguarda il suo vissuto relativo al momento in cui si esprime ; il lettore, a sua volta, ne ha una comprensione relativa al momento in cui legge. Nessuno, quindi, dovrebbe arrogarsi il diritto di vivisezionare lo scritto di un’ altra persona. La nostra scuola,ormai da diversi decenni, obbliga gli studenti ad imparare critiche di altri, gratificando chi riesce a ripeterne a pappardella il pensiero , penalizzando chi osa esprimere un parere personale; e tutto ciò a scapito del testo, che viene trascurato. E’ la diffusione del pensiero di massa,omogeneo e uniforme, conformato a canoni apparenti che abusando di un malinteso compito didattico,operano un intervento di autopsia su qualcosa di vivente, perché, sempre secondo me, lo scritto di una persona è qualcosa di vivo. Mentre però dobbiamo confrontarci con gli animalisti che si oppongono tout court alla vivisezione zoologica, nessuno alza la voce contro lo scempio che si opera quotidianamente nella scuola.  E il pensiro corre, gioco forza,  a "L'uomo senza qualità " di Musil. Entrando nel merito, poi, della formulazione delle tracce, Montale si sarà sicuramente sentito male nell’ aldilà verificando a che punto sia giunto il livello di ignoranza nel suo Paese. E’ inutile anche prendere dei provvedimenti sulle singole persone, più o meno esperti retribuiti profumatamente con i soldi nostri, piuttosto si dovrebbe intervenire sull’ intero pianeta scuola. Quello emerso in occasione della maturità, non è la prima volta degli errori, è solo la punta di un iceberg, che sta affondando liquefacendosi inesorabilmente, perché i docenti di oggi sono figli dell’ ignoranza,come dice bene Roberto Alonge nel suo scritto “ Asini calzati e vestiti” e “l’ ignoranza è la notte della mente, ma una notte senza luna né stelle “ come afferma Confucio ed è “ l’ origine di tutti i mali “,come sostiene Socrate. Sempre l’ ignoranza, che ci ha nutriti e continua ad alimentarci abbondantemente ci impedisce di vedere nel medio- lungo periodo; la nostra vista corta di ignoranti ci impedisce di renderci conto che la maggior parte dei mali della nostra società discendono proprio dall’ ignoranza e da una scuola incapace di formare e di istruire, ma autoreferenziale, accartocciata su se stessa , maestra di prepotenza, prevaricazione ed arroganza, piuttosto che di sapere. Tenuto conto dello stato pietoso, drammatico e tragico in cui versa il sistema scolastico italiano, sarebbe auspicabile chiudere tutte le scuole di ogni ordine e grado,dall’ asilo all’ università, estrapolare dal sistema fiscale l’ importo destinato all’ istruzione così che ogni famiglia possa provvedere direttamente all’ istruzione dei propri membri. Ci vuole coraggio e audacia, i provvedimenti tampone agiscono sul sintomo non sulla causa del male e credo sia tardi per intervenire in maniera risolutiva e concreta proprio perché essendo l’ ignoranza sciagura, però volontaria,la sua presenza e diffusione sono accolte con spirito generoso e accogliente anche nei santuari preposti alla organizzazione scolastica , santuari oggi diventati non-luoghi dove regna il nulla. Non sono i nostri giovani ad essere vuoti,insignificanti, privi di valori e di cultura, siamo noi, i figli e i cultori dell’ ignoranza, ad allevarli in questa dimensione demente e farneticante.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Twitter-Style #21]]></title>
<link>http://innolandpuntoit.wordpress.com/?p=1192</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 14:00:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>innovatel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vuoto dello scrittore. Meglio che ripasso in un futuro!
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Vuoto dello scrittore. Meglio che ripasso in un futuro!</p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Addio]]></title>
<link>http://emmemme.wordpress.com/?p=96</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 11:13:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>mick78</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; morto Mario Rigoni Stern, classe 1921.
Era uno dei miei miti.


 Uomo saggio, carattere for]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E' morto <a title="Biografia Mario Rigoni Stern" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern" target="_blank">Mario Rigoni Stern</a>, classe 1921.<br />
Era uno dei miei miti.<br />
</strong><img style="vertical-align:middle;" src="http://biografieonline.it/img/bio/m/Mario_Rigoni_Stern.jpg" alt="Mario Rigoni Stern" width="166" height="248" /><img class="alignright" style="float:right;" src="http://www.italica.rai.it/argomenti/grandi_narratori_900/rigoni_stern/img/stern.jpg" alt="Mario Rigoni Stern" width="152" height="217" /><br />
<strong></strong></p>
<p><strong> Uomo saggio, carattere forte, solitario, un po' burbero ma più umano della maggior parte di noi.<br />
Scrittore onesto, per niente pretenzioso, ma assolutamente efficace ed abile nel raggiungere l'empatia col lettore. Amante della vita, in tutte le sue forme. Impegnato civilmente. Ha sempre cercato di fare il Bene.<br />
Se ne è andato in silenzio in maniera assolutamente privata, come voleva, purtroppo non camminando, come sperava, come faceva sempre sulle sue montagne, come aveva fatto in Russia, e come era tornato a casa dal lager, alla fine della guerra.</strong></p>
<p><strong>Sergente degli alpini durante la ritirata di Russia, riuscì a portare a casa i suoi uomini. Uomini che erano solo dei ragazzi, buttati in mezzo alla steppa gelata con in mano delle armi e ai piedi stivali di cartone. Alpini costretti a combattere una guerra assurda, a sparare per avanzare in una terra piatta e gelata. Giovani, che spesso prima di partire non conoscevano che le loro montagne, le serate passate a giocare a carte, le gite primaverili che erano la scusa per 'andare a morose', il lavoro nei campi, nei boschi o con gli animali oppure per qualcuno lo studio.<br />
Per capire quanto fossero dei normali ragazzi, un po' più responsabili dei loro coetanei di oggi, ma sempre ragazzi, con sogni e speranze e aspettative, vi consiglio di leggere <em>L'ultima partita a carte</em>, non certo il più famoso romanzo di Rigoni Stern, ma un libro splendido, che non può non toccare l'anima di chi è ancora un ragazzo o ricorda bene cosa voglia dire, e che si trova a pensare, a chiedersi, un po' a capire, come doveva essere trovarsi catapultati in una guerra spietata. Il suo libro più conosciuto è invece il suo primo romanzo Il sergente nella neve, scritto nel 1953, ma ogni opera scritta da Rigoni Stern merita di essere letta, sono <a title="bibliografia Rigoni Stern" href="http://www.italica.rai.it/argomenti/grandi_narratori_900/rigoni_stern/bibliografia.htm" target="_blank">tutte </a>bellissime.<br />
Mario Rigoni Stern era un pezzo della nostra storia. Come lo sono tutti quei nonni che fortunatamente ancora possono raccontarci quello che fu la Seconda Guerra Mondiale. Lui lo ha fatto in maniera magistrale.</strong></p>
<p><strong>A me mancheranno moltissimo la sua voce critica e la sua faccia da montanaro burbero.<br />
Per fortuna nostra, e dei posteri, scripta manent. Per fortuna oggi abbiamo anche le testimonianze audiovive. Ma il groppo in gola, pensando che non c'è più, anche se posso ascoltarlo ancora, resta. </strong></p>
<p><img style="vertical-align:middle;" src="http://img221.imageshack.us/img221/7434/20080107image0010yq6.jpg" alt="alla memoria" width="446" height="336" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[#51]]></title>
<link>http://quoteshunter.wordpress.com/?p=60</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 23:09:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sweetalexiel</dc:creator>
<guid>http://quoteshunter.wordpress.com/?p=60</guid>
<description><![CDATA[Taci! Tu sei un mago con le parole, se no come avresti fatto a convincermi a farti un pompino al fun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Taci! Tu sei un mago con le parole, se no come avresti fatto a convincermi a farti un pompino al funerale di mio padre?</p>
<p style="text-align:right;"><em>da "Harry a pezzi", di Woody Allen</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Accadde in Sicilia]]></title>
<link>http://owblog.wordpress.com/?p=285</link>
<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 12:36:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jack</dc:creator>
<guid>http://owblog.wordpress.com/?p=285</guid>
<description><![CDATA[Il famoso sito dello storico Carlo Ruta “Accade in Sicilia”, che si occupa di inchieste e docume]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il famoso <a href="http://www.leinchieste.com/prima_pagina.html" target="_blank">sito dello storico Carlo Ruta “Accade in Sicilia”</a>, che si occupa di inchieste e documentazione storica e sociale, ha ricevuto dai giudici del tribunale di Modica (Ragusa) una multa pecuniaria, con l’accusa di “periodicità non regolare”.</p>
<p><!--more--></p>
<p>In particolare, il reato è praticamente lo stesso (quello di “stampa clandestina”) che “commette chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta”. Ma per la prima volta è applicato, in Italia e probabilmente anche in Europa, per un sito Web e un blog.</p>
<p><img style="border:0 solid;width:250px;height:131px;float:right;" src="http://static.blogo.it/downloadblog/CarloRuta.jpg" alt="Carlo Ruta" />Ma lo storico non ci sta: “Quale irregolarità? In nome di quale principio si applica il criterio della periodicità ad un blog?”, si chiede Carlo Ruta, che sospetta che la condanna non sia tanto di ordine tecnico o burocratico. “Nel mio blog - continua - ho fatto ampie ricostruzioni, con una documentazione dettagliata e in parte inedita sul caso di Giovanni Spampinato, il giornalista collaboratore dei quotidiani ‘l’Ora’ e ‘l’Unità’ che nel 1972, a soli 22 anni, fu ucciso a Ragusa mentre stava portando alla luce in un’inchiesta su un delitto, un rilevante intreccio di affari e malavita”.</p>
<p>“Solo in Cina e a Cuba” avvengono cose del genere, continua Ruta, “ed è per questo che ci attiveremo tra conferenze stampa ed altre azioni affinchè tutti vengano a conoscenza di questa violazione della libertà di espressione. Perché questo rappresenterebbe un precedente molto grave”. In realtà, però, i media non si sono molto occupati della vicenda.</p>
<p>“Non siamo abituati - ha commentato Giuseppe Giulietti dell’associazione <a href="http://www.articolo21.info/" target="_blank">“Articolo 21″</a> a commentare le sentenze, ma non vogliamo che questa resti avvolta nell’ombra perché riguarda l’articolo 21 della Costituzione e la libertà della Rete, in un momento tra l’altro particolarmente delicato per l’informazione, in cui si decreta il carcere per i giornalisti che pubblicano le intercettazioni che non rientrano in quelle consentite”.</p>
<p>[Via Downloadblog]</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cooming soon...]]></title>
<link>http://areclamare.wordpress.com/?p=6</link>
<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 19:17:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>A Reclamare</dc:creator>
<guid>http://areclamare.wordpress.com/?p=6</guid>
<description><![CDATA[
A reclamare


di Gianluca Federici
Prossimamente in tutte le librerie e
 bookstore online!
IlFilo E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h1><span style="color:#800000;"><em>A reclamare</em></span></h1>
</blockquote>
<blockquote>
<h1><span style="color:#800000;">di Gianluca Federici</span></h1>
<h1><span style="color:#800000;">Prossimamente in tutte le librerie e</span></h1>
<h1><span style="color:#800000;"> bookstore online!</span></h1>
<h1><span style="color:#800000;">IlFilo Editore</span></h1>
<h1><span style="color:#800000;">www.ilfiloonline.it</span></h1>
</blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alberto e Antonio]]></title>
<link>http://ainsi.wordpress.com/?p=145</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 19:21:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>ainsi</dc:creator>
<guid>http://ainsi.wordpress.com/?p=145</guid>
<description><![CDATA[ 
Lieta di accogliere tra queste pagine due grandi della scrittura.
Alberto Capitta, autore di pros]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://ainsi.files.wordpress.com/2008/06/alberto-e-antonio.jpg" alt="Alberto Capitta e Antonio Fiori" width="368" height="277" /></p>
<p style="text-align:justify;">Lieta di accogliere tra queste pagine due grandi della scrittura.</p>
<div style="text-align:justify;"><strong>Alberto Capitta</strong>, autore di prosa, finalista al Premio Strega nel 2005 con <em>Creaturine</em> (Ed. Il Maestrale, 2005), nel 2006 ha vinto il Premio “Lo straniero”  con la seguente motivazione: "uno dei più interessanti tra gli scrittori di una straordinaria fioritura sarda. Il suo romanzo <em>Creaturine</em> è incantevole per la sua apertura fiabesca, per la sua attenzione al paesaggio, per la ricchezza e diversità delle sue figure. Quello di Capitta è un nome su cui si è sicuri di poter contare."<br />
Prossimamente sarà tradotto in Francia.</div>
<div style="text-align:justify;"><span style="color:#ffffff;">...</span></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Antonio Fiori</strong>, sensibile poeta, uno dei sette poeti Premio Montale Europa 2004 per la silloge inedita, già mio graditissimo ospite.</div>
<p style="text-align:justify;">Saluto caramente entrambi</p>
<p style="text-align:right;"><span style="font-size:10pt;"><strong><em>Rina Accardo</em></strong></span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="font-size:10pt;">* foto gentilmente concessa da <a href="http://www.paesedombre.org"><span style="color:#2e82d1;">http://www.paesedombre.org</span></a></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il telegramma]]></title>
<link>http://lastoriadiantonio.wordpress.com/?p=3</link>
<pubDate>Sat, 31 May 2008 21:22:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>lastoriadiantonio</dc:creator>
<guid>http://lastoriadiantonio.wordpress.com/?p=3</guid>
<description><![CDATA[
&#8220;Fiore dolcissimo, senza te muoio, fiore che muore in giorno senza sole&#8221;.
Antonio compi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">"Fiore dolcissimo, senza te muoio, fiore che muore in giorno senza sole".</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Antonio compilò tutte le parti del modulo che gli aveva dato la signorina dietro il vetro dell'ufficio postale. Credeva che fare un telegramma fosse, tutto sommato, più difficile. Invece riconsegnò il modulo firmato e non chiese nulla, anche se aveva avuto qualche momento di dubbio o di incertezza nel riempire due caselle che chiedevano i dati del destinatario e quelli del mittente. Ma fu un attimo. Attese che l'impiegata gli chiedesse l'importo. Quindi pagò e uscì. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">La giornata era splendente. Il caldo si faceva insistente e ricordava ad Antonio che l'estate non era ancora finita. Settembre era appena cominciato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Pensò che il telegramma avrebbe impiegato poche ore per giungere a destinazione. Quella frase gli sembrava adatta: gli era venuta così, senza pensarci, come gli venivano a volte quelle poesie che scriveva ordinatamente su un quaderno che conservava gelosamente e che non aveva mai mostrato a nessuno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">- Le piacerà -<span>  </span>pensò. - Le piacerà. Mi telefonerà senz'altro. Mi telefonerà... D'altra parte la nostra storia non può certo finire così: per un capriccio qualsiasi, per un piccolo screzio, per una parola, per uno sguardo... No, non può finire così... -</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Antonio la sera precedente aveva ricevuto un biglietto: su di esso poche righe con la calligrafia inconfondibile della sua compagna, con quelle vocali larghe e quell'inclinazione a destra strana, innaturale, forzata. Le poche parole scritte erano state poche parole d'addio: lei non desiderava più vederlo, né sentirlo. Non giustificava però la sua decisione che sembrava (ma non lo era senz'altro!) attentamente meditata e definitiva. Antonio però sapeva bene qual era la causa di quel biglietto: alcune sere prima avevano avuto da ridire l'uno dell'altra per sciocche questioni di gusto personale dopo aver visto alcuni dipinti esposti in una galleria d'arte moderna. Si erano ambedue lasciati andare, e si erano tanto intestarditi sulle loro posizioni che alla fine si erano salutati malamente: egli non l'aveva accompagnata verso casa, ed ella, imbronciata ed accaldata, se n'era andata senza salutarlo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Poi non si erano più sentiti, almeno fino a quando Antonio non aveva ricevuto quel biglietto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il loro rapporto amoroso era cominciato due anni prima: si erano conosciuti ad una festa di un amico comune e da quel momento non si erano mai lasciati. Qualche parola o qualche momento di attrito, certo, c'era già stato! Ma mai erano arrivati ad una separazione. Si amavano. Antonio amava di lei tutto: il viso, gli occhi, i capelli.... gli sguardi.... Amava la sua calligrafia particolare, con quelle vocali larghe e quell'inclinazione a destra strana, innaturale, forzata. Amava il suo parlare con quell'accento strano, i suoi interessi, i suoi studi....</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">- Le piacerà -<span>  </span>pensò - Le piacerà. Mi telefonerà senz'altro. Mi telefonerà... D'altra parte la nostra storia non può certo finire così: per un capriccio qualsiasi, per un piccolo screzio, per una parola, per uno sguardo... No, non può finire così... -</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Andò a casa Antonio. Aprì stancamente la porta e, dopo aver acceso l'impianto stereo, fece partire un CD. La musica l'avvolse e lo stordì. Si sdraiò sul letto e si addormentò.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Venne svegliato bruscamente dallo squillo del campanello: qualcuno suonava. Un po' di fretta andò al citofono</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">- Un telegramma per Antonio D. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Aprì la porta.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sonnambulo corse in camera sua. Si sedette. Aprì la busta e ne estrasse un foglio verdastro.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Era un telegramma indirizzato proprio a lui! Lesse:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">"Fiore dolcissimo, senza te muoio, fiore che muore in giorno senza sole".</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Capì subito l’errore: nel compilare il modulo all’ufficio postale aveva segnato i dati del mittente nel riquadro riservato a quelli del destinatario e viceversa.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Andò in cucina per farsi un caffé. Prese due arance e si preparò una spremuta che non bevve.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:12pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Non si rividero più.</span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[una piccola poesia]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=815</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 09:20:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>comunitaprovvisoria</dc:creator>
<guid>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=815</guid>
<description><![CDATA[  
metto qui una piccola poesa di nunzio festa, un giovane scrittore e intellettuale lucano.   ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2008/05/a-siciliano-fuoco-di-s-giuseppe-pastello-2005-scr-copia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-816" src="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2008/05/a-siciliano-fuoco-di-s-giuseppe-pastello-2005-scr-copia.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>  </em></p>
<p><em>metto qui una piccola poesa di nunzio festa, un giovane scrittore e intellettuale lucano.               </em><strong>la comunità provvisoria d'ora guarderà con molta attenzione fuori dal recinto provinciale. se i nostri amici vicini si comportano come se fossero lontani, andremo a cercare amici lontani che si comportano come se fossero vicini.</strong>   <em>armin</em></p>
<p><!--more-->****</p>
<p><strong><span style="color:#800080;">ridotta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">la riduzione della </span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">cognizione d'un odore </span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">starnutire</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">io</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">piccino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">sulle solite frasi corte</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">tradendo la riga politica</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#800080;">ho ripensato alla comunità</span></strong></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Frammenti di memoria]]></title>
<link>http://collezionediuomini.wordpress.com/?p=120</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 18:07:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>collezionediuomini</dc:creator>
<guid>http://collezionediuomini.wordpress.com/?p=120</guid>
<description><![CDATA[Odore di tabacco. Tabacco al cioccolato.
Odore di ricordi che trafiggono.
Improvvisi. Improvvidi.
Di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Odore di tabacco. Tabacco al cioccolato.<br />
Odore di ricordi che trafiggono.<br />
Improvvisi. Improvvidi.</p>
<p>Di te che scrivevi. A mano, che detestavi qualsiasi cosa che avesse un qualsiasi sentore di modernità.<br />
Lettere veloci che si susseguivano leggere in una straordinaria armonia. Quaderni e quaderni riempiti fitti fitti, ché eri sempre in ritardo e il pezzo non poteva aspettare oltre.</p>
<p>E fumavi. Quel tabacco al cioccolato ben pressato nella vecchia pipa di ciliegio che era stata di tuo nonno.<br />
Odore pungente di un camino acceso al calar dell'autunno. Di una milonga ballata su una terrazza d'inverno. Di un brivido fresco al vento del nord.<br />
Odore caldo che impregnava ogni cosa.<br />
Anche me.</p>
<p>Brace comunque destinata a spegnersi.<br />
Ultimo svolazzo di penna d'oca al suono di un bandoneon lontano.<br />
Inchiostro di china su carta preziosa.</p>
<p>Odore di ricordi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CARO LIBRO DI VETTA]]></title>
<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=777</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 11:57:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>comunitaprovvisoria</dc:creator>
<guid>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/?p=777</guid>
<description><![CDATA[   metto qui un racconto del poeta claudio damiani.  d&#8217;ora in poi, visto che la comunità i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2008/05/libreria.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-778" src="http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/files/2008/05/libreria.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a>  <em><strong> metto qui un racconto del poeta claudio damiani.  d'ora in poi, visto che la comunità irpina langue, daremo molto  più spazio a scritture che arrivano da fuori.</strong></em></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong>Caro libro di vetta, ti racconto quello che m' è successo.Stamattina sento Valeria ché eravamo rimaste che ci facevamo un giro in centro per negozi, e quella deficiente dov' era? Al mare col suo ex. Che ti devo dire, lavoro ce ne avevo ma non mi andava proprio, e poi era sabato, avevo diritto a riposarmi no? I compiti mi guardavano dalla scrivania malamente ammonticchiati, accigliati, come a dire: quand' è che ci correggi? Perché era chiaro che lunedì dovevo portarli, almeno quelli della prima, ché la seconda magari li avrei potuti portare mercoledì, e dunque li avrei potuti correggere lunedì pomeriggio, e anche martedì.</strong></span></p>
<p><!--more-->E' incredibile quanto tempo ci metto a correggere i temi, mi ci vogliono giorni, i primi anni facevo presto, una classe la facevo tutta in una tirata, ora devo interrompermi continuamente, sgranchirmi le gambe, fare respirazione yoga, mangiare miele cioccolata o altre cose dolcissime che mi ingrassano e mi fanno male, è come se dovessi ricaricarmi, come se dopo ogni tema andassi in crisi di zuccheri. C' era poi quella cosa nel pomeriggio, con Marco, quella specie di inaugurazione ma non mi andava di aspettare il pomeriggio. Aspettare il pomeriggio voleva dire inevitabilmente correggere i temi. In pochi secondi ero fuori, salita in macchina, acceso il motore, vai. Ma che belli i colori del cielo, come faccio a scrivere con questo cielo così bello, come faccio, me lo dite? E tu libro di vetta sei così docile sotto la mia penna, eri rigido nella tua scatola di ferro quando t' ho trovato sull' erba, ma dentro sei morbido, dolce. Ma con un cielo così rosa, con questi colori indescrivibili, come posso stare qui a scrivere! Comunque ti dicevo vado dritta per la mia strada, finché sono presto fuori Roma. Io vado a cinquanta perché non si poteva di più, e un cretino mi stava dietro attaccato a dieci centimetri. Io pensavo alla maleducazione che vedo in tanti ragazzi a scuola, che tu gli dici le cose anche tranquilla, convincente, e loro ti guardano con una faccia come se pensassero che sei una povera deficiente, una che s' è rintontita sui libri, che fa solo pena. Insomma questo a un certo punto mi supera, e io dico: meno male. Dopo un po' però lo vedo fermo a un posto di blocco che cerca i documenti. Io lo saluto con la mano e lui mi guarda smarrito. Be' nella vita si impara sempre anche se nessuno ti insegna. Ho pensato che siamo gettati in una società senza scuola, dove si impara solo con gli schiaffi. E invece sarebbe così semplice volerla, la scuola, mettersi seduti intorno a un tavolo e rifarla da capo. Forse sarebbe tutt' altra cosa, ma almeno sarebbe qualcosa. E così insomma, caro libro (questa penna non scrive più, vedo se ce n' è un' altra nella busta della tua custodia, sì, meno male), ti dicevo me ne vado dritta che c' avevo in mente di venire qui, me ne aveva parlato un collega che abita da queste parti, o abitava. Una persona tutta composta, con un pizzetto strano. Mi colpiva che in sala professori - lì è come un camerino, chi si rassetta, chi prepara la parte, chi semplicemente prende fiato - lui traduceva l' Iliade. Comunque dicevo vado dritta quando a un tratto vedo delle pecore. E' stata una reazione istintiva, mi sono fermata. Perché sempre, ogni volta che le vedevo avevo desiderio di starle a osservare, e rischiavo anche di andare a sbattere perché le volevo vedere, ma non mi ero mai fermata e questa volta no, mi sono fermata. Le pecore brucavano tranquille su un prato dietro un recinto, era un campo curvo che digradava a destra verso una valletta, c' era una luce forte e l' erba era verdissima, le pecore bianche, e ce n' era una nera. Scavalco la recinzione e mi metto seduta a guardarle. Loro brucavano quiete spostandosi lente nel sole, sembravano ferme e invece si muovevano, nell' insieme ruotavano e si spostavano contemporaneamente in più luoghi, anche pensavo al fuoco che cresce e va dove lo porta il vento. C' erano anche degli agnellini vicino alle loro mamme, che a volte sgambettavano e facevano piccoli salti. Non pensavo a niente guardavo solo le pecore, sentivo il sole che mi avvolgeva e mi sembrava anche a me di brucare. A un tratto ho sentito dei cani abbaiare, venivano verso di me e abbaiavano, bianchi spelacchiati, piuttosto incavolati. Uno zoppicava un po' . A un tratto è sbucato non so da dove un ragazzo, s' è materializzato tra me e i cani, urlando verso di loro delle cose incomprensibili. I cani si sono fermati. "No paura, no problema" mi ha detto lui mentre i cani continuavano a abbaiare e a guardarmi male. Avrà avuto vent' anni, giacca a vento viola e scarpe da ginnastica, occhi nerissimi e capelli lunghi legati alla nuca. "Tu pastore?" gli ho chiesto. "Sì, pastore", m' ha risposto ridendo, mostrando una fila di denti bianchissimi. "Tu piace pecore?", "Sì - gli ho risposto - mi piace guardarle". "Piace piccolini?", "Sì tanto". "Vuoi uno?". Ho dovuto insistere tanto che non lo volevo, poi abbiamo un po' parlato di varie cose. M' ha detto il suo nome, Jefik, è macedone e è venuto in Italia sei mesi fa, ha 22 anni. Parlando mi sono accorta di quanto ero ignorante sulle pecore e di quanto mi sarebbe piaciuto imparare e ascoltare. Lui parlava un po' a gesti, molte cose non l' ho capite, ma alcune sì. In quel momento ho pensato a un mio studente di quando insegnavo a Monterotondo che m' aveva detto che i genitori avevano della terra e allevavano le galline. Così io gli chiesi come si governavano le galline, perché mi interessava davvero, e ricordo che tra me e me pensavo: almeno dimmi come si governano le galline visto che di Storia e Grammatica non sai niente. Bofonchiò, grugnì, ma non riuscì a farmi capire niente, non tanto perché parlava male benché fosse italiano, quanto perché delle galline non aveva capito niente, non perché fosse scemo, ma perché molto probabilmente passava tutto il pomeriggio alla play station e delle galline non si occupava affatto. Invece Jefik mi disse tante cose, sulla tosatura, sulle malattie, era contento perché mi vedeva interessatissima. E poi abbiamo parlato di noi, di tante cose, poi a un certo punto io ho detto che dovevo andar via e l' ho salutato. In mezz' ora sono arrivata qui sotto e ho cominciato la salita. Ma questo cielo così rosa, e questi alberi così quieti lungo il fianco del monte, tanti, fitti e tutti in piedi vicini, sono sola su questa terrazza celeste e ho solo pietre vicino e pianticelle basse. Dovunque mi giro cade a strapiombo la vista, che fa paura quasi, il Tevere coi suoi meandri e la piana, i paesi lontani sulle colline e i monti, e là, in fondo lontana in una nuvola fumosa Roma. Nella salita all' inizio avevo un po' d' affanno, poi camminavo liberamente e avrei potuto camminare all' infinito. Subito m' è venuta incontro l' aria, fresca tenera e dolce, e ho salutato gli alberi, lecci e faggi principalmente, che con il loro alito la profumavano. Il sentiero era adorno di pietre molto belle, ognuna anzi mi pareva bellissima e era una meraviglia guardarla. Tra di loro crescevano muschi e altre piante antichissime, quando c' era solo roccia e non c' era ancora la terra, piante che lentamente spezzarono la roccia e formarono loro la terra. Cavolo: formarono la terra e formarono l' aria! Ho riconosciuto almeno tre tipi di asplenii, piante più antiche di questa montagna, più antiche anche della roccia di cui essa è formata. Ne ho colta una e, nella pagina inferiore, era gravida di spore. Le spore erano tutte pronte, quiete e ordinate in un disegno bellissimo. Mentre salivo sentivo sempre più la presenza delle piante, il loro alito e le loro voci. E quando sono arrivata qui in cima, su questa piattaforma sospesa, è stata una meraviglia, me l' aveva detto il collega che era un luogo magico. Ero come ubriaca e ho dovuto sdraiarmi, sono stata un paio d' ore sdraiata sulle pietre come inebetita, il panorama mozzafiato quasi non l' ho guardato. Mi piaceva star lì a bruciare nel sole, a brucare come una pecora su questo prato celeste. Mi piaceva sentire gli attimi che scorrevano e che si consumava il giorno, come le piante mi stavano intorno e lentamente crescevano, respiravano. Come scorrevano gli attimi del mio tempo, così scorrevano gli attimi delle piante, e delle pietre. Libro, quasi non ci si vede più, ma scriverò fino a che è buio completo. Come torno con questo buio? E chi torna? Domani è vacanza e io ho il sacco a pelo. E' sorta da poco la luna dai monti Tiburtini, è quasi piena e è bellissima. Forse potrò scrivere con la luce della luna, forse mi addormenterò. Il cellulare tre volte ha suonato da quando sono qui, tre volte non ho risposto. Adesso è arrivato un messaggio. Vabbè lo leggo, tanto fra poco dormo: "Visto luna? ciao Paola. Jefik". - CLAUDIO DAMIANI</p>
<p><!-- fine cont-left --></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Noi siamo fatti di silenzio"]]></title>
<link>http://milanoromatrani.wordpress.com/?p=358</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 15:14:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>0mrt0</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vincenzo Cerami, in un&#8217;intervista per Rai Educational del 2001 (testo e video integrali qui):
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Vincenzo Ceram</strong>i, in un'intervista per Rai Educational del 2001 (testo e video integrali <a href="http://www.educational.rai.it/mat/dr/drcerami.asp" target="_blank">qui</a>):</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Io continuo a pensare che la letteratura, come l'arte in genere, ha una funzione molto precisa: verbalizzare il silenzio delle persone, il silenzio di una società, il silenzio delle singole persone che formano una società.<br />
<strong> Noi siamo fatti di silenzio, non siamo fatti di parole</strong>, noi parliamo un'ora durante una giornata, ma abbiamo ventitré ore di silenzio. E in quel silenzio pensiamo, prendiamo decisioni, ci turbiamo, rinnoviamo delle cose, preghiamo di nascosto. Ecco, lì dentro succede di tutto. Questo silenzio è la verità nostra, è la vera autenticità nostra. Perché quando noi parliamo con qualcun altro assumiamo comunque una maschera, a seconda di chi abbiamo davanti: cambiamo linguaggio, cambiamo lessico, stile, a seconda di chi abbiamo davanti.<br />
Ma quando siamo con questo nostro silenzio, dentro abbiamo tutto un sistema di segni che non è verbalizzato: non è che pensiamo col soggetto, il predicato e il complemento, pensiamo secondo degli strani corto-circuiti elettrici, con memorie sedimentate, con colori, sensazioni, autobiografie. Tutto questo, poi, appartiene a tutti i poeti, per lo meno a tutti quelli che abitano la stessa lingua e che abitano il tuo stesso paese, la tua stessa cultura. Quindi, <strong>quando uno vuol raccontare una storia non fa altro che mettere parole a questo silenzio e raccontare qualcosa che è in tutti e che, pure, non tutti si accorgono di avere</strong>, qualcosa che è davanti agli occhi di tutti e che, pure, non tutti vedono.<br />
<strong> Questo lo fa istintivamente, lo scrittore</strong>. E non solo lo scrittore. Perché vuol raccontare la realtà, non in maniera naturalistica e necessariamente realistica, vuol raccontare il mondo nel quale vive, quello che è nascosto, quello che non si vede. La realtà è sempre stata un mito. All'inizio, i primissimi uomini primitivi nelle caverne, gli antichi, disegnavano le tigri cattive e gli elefanti, un po' per cristallizzare le proprie paure, per portarle fuori da sé, ma anche con uno scopo didascalico, perché i bambini uscendo per la foresta, poi, questi mostri, se li incontravano, li riconoscevano e scappavano via. E la realtà ha cominciato ad essere raccontata.<br />
All'inizio non c'era la prospettiva, la realtà era tutta piatta, su due dimensioni. Poi la prospettiva ha aumentato il senso di realtà. Ma poi, con i chiaroscuri e le luci, si è capito che quella non era realtà, che la pura rappresentazione della realtà non è realtà. Allora si è cominciato a confondere le acque, con l'impressionismo, l'iperrealismo. E la realtà è rimasta un mito. Perché <strong>la realtà non è quello che noi vediamo, è quello che non vediamo</strong>. Quindi, credo che lo scrittore debba avere soprattutto questa spinta e che ce l'abbia con naturalezza. Così, il problema del best-seller, francamente, è un problema che viene molto, ma molto dopo. E non dovrebbe, comunque, secondo me, essere posto in questi termini: uno si mette là e dice "voglio scrivere un best-seller"... Piuttosto, che si desideri che il libro si venda, non per diventar ricchi, ma perché più persone ti leggano, questo credo che sia più che giusto e più che sano in uno scrittore.</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[da Hitler: Libro e scrittore]]></title>
<link>http://linutile.wordpress.com/?p=158</link>
<pubDate>Wed, 14 May 2008 23:33:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>cb</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Giuseppe Genna

State attenti al potere di un libro. Esso è una fenice. Bruciàtelo nel buio e n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><em>di <a href="http://www.giugenna.com" target="_blank">Giuseppe Genna</a></em></p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://img148.imageshack.us/img148/1373/gennafv6.jpg" alt="" width="174" height="205" /></p>
<p style="text-align:left;">State attenti al potere di un libro. Esso è una fenice. Bruciàtelo nel buio e ne vedrete, improvvisa, la resurrezione. Esso non è quello che sembra. L'idea è immateriale, si consolida soltanto momentaneamente nella carta. Scivola, serpentina. Persiste. Resiste. Non c'è fiamma che la intacchi. Lo scrittore continua a rimanere l'untore e il potere lo insegue invano: è un'ombra. La lebbra che diffonde non dà scampo. Smuove l'asse terrestre. Lo scrittore è il soldato dell'immaginazione, l'intercettore delle verità aeree e nascoste, l'erede di Mosè che trascrive leggi improrogabili, ascolta voci inesistenti, cosparge il seme folle della gramigna per l'intera reggia. Le sue sillabe sono tarli che erodono le gambe del trono. È un insetto nocivo: quello che porta salute. Nasconde tra le parole le chiavi dello spirito: sta agli uomini trovarle e aprire le porte che vanno aperte.<br />
È un'illusione sterminarlo. Sterminare è illusorio. Chi si dà allo sterminio è votato al fallimento. Più ancora nel caso dei libri: essi proliferano, lontanissimo dalle fiamme che li abbruciano.<br />
Sono spettri parlanti, i libri.<br />
Fanno tremare.<!--more--><br />
Guardatevi dalle loro immagini: penetrano nelle fessure craniali, si fanno largo attraverso le scosse dei nervi, le pulsazioni delle arterie, raggiungono il cuore - e lo devastano.<br />
Sono gli appelli dell'invisibile.<br />
Sono gli araldi che annunciano l'umano.<br />
Sono essi stessi lo stampo umano.<br />
Cominciano con i graffiti a Lascaux e terminano con l'estinzione della specie.<br />
Anche quando non esiste carta, i libri esistono.<br />
Condensazione di chiaroveggenza, scosse di stupore puro, digesti di pietà, custodia di empatia.<br />
Essi sono i pontefici dell'umano - i pontefici umani.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Danilo Arona, Io sono un vampiroide]]></title>
<link>http://dalleprimebattute.wordpress.com/?p=90</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 22:05:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara</dc:creator>
<guid>http://dalleprimebattute.wordpress.com/?p=90</guid>
<description><![CDATA[
&#8220;Io sono un vampiroide&#8221; è un racconto molto divertente scritto da Danilo Arona; giorna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignnone" src="http://www.daniloarona.com/Images/danilo_big.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align:justify;">"<strong><a href="http://virtualbookshelf.wordpress.com/2008/05/11/io-sono-un-vampiroide/">Io sono un vampiroide</a></strong>" è un racconto molto divertente scritto da <a href="http://www.daniloarona.com/">Danilo Arona</a>; giornalista, scrittore, musicista che recentemente ha pubblicato "<strong>Santanta</strong>", la sua ultima fatica.</p>
<p style="text-align:justify;">L'inizio di "<strong>Io sono un vampiroide</strong>":</p>
<p style="text-align:justify;"><em>"Più o meno sui trent’anni, assomiglia vagamente a Enrico Ghezzi. È piuttosto curvo e bruttarello, sempre in giro da solo e sempre di notte. Lo vedi spesso al cinema, ma anche in qualche pub o birreria naturalmente in disparte. È pallidissimo, predilige abiti dai colori scuri e si trova ad un passo da quella condizione che in provincia ti relega al rango di “iettatore”. Pochi conoscono la sua voce, ma lui parla. E una notte, ad un’ora assolutamente folle, parla con me e mi dice cose sorprendenti."</em><br />
Se vi incuriosisce potete continuare <a href="http://virtualbookshelf.wordpress.com/2008/05/11/io-sono-un-vampiroide/">qui</a> la lettura.</p>
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<title><![CDATA["Toni Picotto e il tempio dei sortilegi": un libro divertentissimo.]]></title>
<link>http://eternita.wordpress.com/?p=58</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 11:53:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>eternita</dc:creator>
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<description><![CDATA[Finalmente mi sono letta il libro &#8220;Toni Picotto e il tempio dei sortilegi&#8221;, dello scritt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Finalmente mi sono letta il libro "Toni Picotto e il tempio dei sortilegi", dello scrittore underground Uto Grisolfi. Divertentissimo. Oggi ero sull'autobus, a un certo punto ho pensato ad alcune scene magistralmente scritte da Grisolfi e mi sono messa a ridere da sola fino alle lacrime, credo  che gli altri passeggeri mi abbiano preso per una pazza. Veramente un libro originale, non riesco a classificarlo in un genere ben definito. Ammesso poi che abbia importanza farlo. Il protagonista del libro è Toni Picotto, un impresario edile che per mandare avanti la baracca accetta un lavoro assurdo in una vecchia casa sperduta in alta montagna. I suoi operai sono due bizzarri individui. Uno è il Grande Tau, il personaggio più divertente di tutto il libro. Questi è un ex sindacalista megalomane, che cerca di compensare le sue frustrazioni improvvisandosi artista, coinvolgendo il suo amico Ico in un   pazzesco progetto culturale che prevede la messa in scena di deliranti spettacoli teatrali nelle osterie di sperduti paesini di montagna. Questo personaggio mi è piaciuto moltissimo, perchè secondo me con lui il grande Uto Grisolfi ha voluto prendere per il fondelli certi intellettuali di sinistra radical-chic che di fatto hanno raso al suolo la sinistra in Italia, facendola allontanare dal cuore della gente. Comunque il Grande Tau e Ico accettano a loro volta di lavorare in nero per Toni Picotto, perchè - al di là delle loro manie di grandezza e delle loro pretese culturali - in realtà sono due poveracci alla fame. Il grande Tau si fa poi lavare il cervello da una sedicente maga che lo convice di essere un grande personaggio, bisognoso però di fare un viaggio iniziatico per riscoprire sè stesso. Cominciano così una serie di gag e situazioni paradossali veramente molto divertenti, che porteranno alla fine a uno scontro con una misteriosa setta esoterica, che celebra i propri riti nei pressi della casa in alta montagna dove Toni Picotto ha aperto il suo cantiere edile. Il libro è zeppo di personaggi genialmente disegnati da Uto Grisolfi, che si è divertito a prendere per i fondelli molti stereotipi della nostra società nevrotica e in decadenza. Insomma, leggere questo racconto garantisce diverse ore di puro divertimento. Mi dispiace però che questo libro non sia disponibile il libreria, ma solo sul sito di Lulù. Se da un lato questo è coerente con l'alone di mistero che circonda Uto Grisolfi, dall'altro è un vero peccato che un libro così originale e geniale non possa avere la diffusione che merita. Comunque meglio di niente, visto che fino a poco tempo fa i libri di Uto Grisolfi giravano solo in copie artigianali praticamente introvabili. Pensando alle inutili polemiche su Federico Moccia - vissute anche su questo mio blog - mi viene da dire che Uto Grisolfi gli dà cento a zero. Solo che, a differenza di Federico Moccia, Uto Grisolfi non ha evidentemente nessuno a fargli una campagna pubblicitaria martellante. Spero comunque che Grisolfi pubblichi qualche altro suo libro al più presto. E che raggiunga la diffusione che si merita.</p>
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<title><![CDATA[Il ritorno del Mac!]]></title>
<link>http://therealmac.wordpress.com/?p=8</link>
<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 15:07:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>macdrake</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ok, ci siamo! amzi ci risiamo! 
Sono tornato e non vi libererete tanto facilmente di me!
Cosa mi pro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#ff9900;">Ok, ci siamo! amzi ci risiamo! </span></p>
<p><span style="color:#ff9900;">Sono tornato e non vi libererete tanto facilmente di me!</span></p>
<p><span style="color:#ff9900;">Cosa mi propongo di fare con sto blog? beh semplice: tutto ciò che voglio asd </span></p>
<p><span style="color:#ff9900;"><span>Principalmente farò recensione di film horror e- sequalcuno mi coadiuverà- di altri tipi di film. Ci sarà una sezione dedicata al M.U.G.E.N., il simpatico software open source per creare in maniera semplice il proprio goregno picchiaduro 2d, che, con milioni di utenze in tutto il web, rappresenta quello che potrei definire una ver e propria mania . E poi, come al solito, posterò i miei scritti: le mie tanto odiate brutte, sporche, luride e ironicamente stronze storie di vita realmente vissute da me e che, come al solito, saranno un godereccio momento di non sense e non cultura non adatto ai palati fini, a quelli bigotti ed a quelli benpensanti. E si va a cominciare con un must!</span></span></p>
<p><span style="color:#ff9900;">La trilogia sui capezzoli al completo... così tanto per darvi un'idea di ciò che vi aspetta!</span></p>
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