<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>rizomi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/rizomi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rizomi"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 10:26:21 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Dell'Amazzonia sostenibile non si butta via niente]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=353</link>
<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 09:45:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=353</guid>
<description><![CDATA[Parlando di Amazzonia, dire che la selva è la farmacia delle popolazioni indigene rappresenta un to]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/amazbusi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-354" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/amazbusi.jpg?w=258" alt="" width="258" height="300" /></a>Parlando di Amazzonia, dire che la selva è la farmacia delle popolazioni indigene rappresenta un<em> topos</em> che trascura come la foresta possa costituire un emporio dagli scaffali ben più vari, affollati. Ricchi di spunti e materiali utili non solo per le popolazioni che la abitano ma anche per chi vive altrove.</p>
<p>Il sito di <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/" target="_blank">Amazon your business</a> è un pò bulgaro e costituisce una specie di ossimoro rispetto al libro che il sito promuove ed alla filosofia del suo contenuto, <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/pfd/AYB%20ENG%20Preface.pdf" target="_blank">che invece è ben sintetizzata nella prefazione</a>. La tesi del libro è chiara e consiste nel sottolineare come la protezione della biodiversità tropicale possa (debba?) passare attraverso una valorizzazione sostenibile dei prodotti delle foreste, dando ad essi un valore commerciale preciso,  obbligatoriamente vincolato a qualità, perfezione, eleganza, alta professionalità, l'attenzione per il consumatore e non solo per il produttore. Per centrare l'obiettivo della protezione ambientale  questi prodotti devono nascere con certificazione etica, ambientale e tutti i crismi dell'equità sociale ma devono avere le carte in regola, per forma e sostanza, per competere anche con l'alta gamma del commercio tradizionale, in tutto il mondo, per tutte le tasche.</p>
<p><a href="http://www.cbd.int/doc/newsletters/news-biz-2008-02/?articleid=27" target="_blank">Amazon your business</a> non è un saggio tecnico ma un intelligente <em>pastiche </em>di interviste dal taglio giornalisito ad ONG, attori istituzionali dalla vocazione produttiva e soprattutto cooperative ed aziende attive in svariati comparti. Domande, risposte ed approfondimenti si susseguono in bilico leggero e comprensibilissimo tra la rivista patinata e la brochure socio-ambientale. Il formato scelto è quello delle dieci  domande, con descrizione dei prodotti e degli indicatori di equità e sostenibilità socio-ambientale che i produttori si prefiggono di monitorare, il tutto farcito da storie in presa diretta che amplificano l'empatia tra il lettore ed volto umano di queste esperienze di lavoro. Solidali, attente all'ambiente ma non per questo scarse in professionalità ed ambizioni.</p>
<p>Le classi merceologiche trattate spaziano dagli sciccosissimi fitocosmetici eco-equo-sostenibili dei brasiliani di <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/" target="_blank">Natura</a> ai saponi più <em>rugged</em> di<a href="http://www.tawaya.com.br/english/home_ing.php" target="_blank"> Tawaya</a>, ottenuti da palme locali spontanee come buriti e muru-muru, dal cacao boliviano di <a href="http://www.rainforest-products.com/" target="_blank">REPSA</a> alla linea da toeletta della <a href="http://www.altromercato.it/it/produttori/schede_produttori/sud_america/ecuador/FQB" target="_blank">Fundacion Chankuap'</a> in Ecuador sino alla nutraceutica, con i <a href="http://www.cedecam.org/camucamu_informacion.htm" target="_blank">produttori di camu-camu</a> legati a Cedecam ed attivi nella zona di Iquitos in Perù. Rispondono presente anche fonti che potrebbero far alzare un sopracciglio ad alcuni, come il legname pregiato ma sostenibile di <a href="http://www.pwamazon.com.br/Pwa_fIng.html" target="_blank">Precious Woods Amazon</a>, le pelli di caimano prodotte in Bolivia sotto l'egida della <a href="http://www.fan-bo.org:9090/fan/es/inicio/index_html" target="_blank">Fundacion Amigos de la Naturaleza</a> ed i gioielli in oro di <a href="http://www.communitymining.org/perfil_chocoeng.html" target="_blank">Green Gold-Community Mining</a> dalla Colombia, perchè dell'Amazzonia sostenibile non si butta via niente. Della scheda di Treetap, produttori di borse e borsette in caucciù vegetale da estrattivismo, vagamente à la <a href="http://www.orlakiely.com/uk/" target="_blank">Orla Kiely</a>, è <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/pfd/AYB%20Treetap%20Wild%20Rubber.pdf" target="_blank">disponibile una preview</a>.</p>
<p>Il libro, edito nel 2007 in un formato quadrato molto sexy, patinato il giusto e conseguentemente non economico (45 euro se includiamo le spese di spedizione), è <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/order/" target="_blank">acquistabile online</a> ed arriva a casa in pochi giorni. Il curatore, che dev'essere un tipo da conoscere, probabilmente vi contatterà direttamente per sapere come accidenti avete fatto a scoprire il suo libro.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Biodiversità a Villa Buri]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=310</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 10:38:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=310</guid>
<description><![CDATA[Marco Valussi di Infoerbe mi segnala questa bella iniziativa prevista per il 7 settembre a Villa Bur]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Marco Valussi di <a href="http://www.infoerbe.it">Infoerbe</a> mi segnala questa bella iniziativa prevista per il 7 settembre a <a href="http://www.villaburi.it" target="_blank">Villa Buri</a>, vicino a Verona riguardo alla quale cercherò di tenervi aggiornati durante la calura estiva. Tempo e temperature permettendo, mi riprometto di dedicare all'argomento una mini serie di post d'avvicinamento alla conferenza.</p>
<p>----------------------</p>
<p>Nell'anno del ventennale della prima conferenza sulla biodiversità delle piante medicinali tenutasi a Chiang Mai (Tailandia) sotto l'egida dell'OMS, la Scuola di Formazione del CIAM organizza un incontro dal titolo "Piante medicinali e biodiversità culturale", per parlare del rapporto tra piante medicinali e cultura umana.<br />
L'incontro avrà luogo domenica 7 settembre presso <a href="http://www.villaburi.it" target="_blank">Villa Buri</a>, Via Bernini Buri, 99 - 37132 Verona (Tel. 045972082 - Fax 0458921662 - e-mail <a href="mailto:info@villaburi.it">info@villaburi.it</a>), con inizio Intorno alle 10 e proseguimento fino al pomeriggio.</p>
<p>Aprirà l'incontro il dott. <a href="http://www.andreapieroni.eu" target="_blank">Andrea Pieroni</a>, etnobotanico presso la Division of Pharmacy Practice, School of Life Sciences, University of Bradford, GB, con un intervento dal titolo: "<em>Ricerche etnobotaniche nel Mediterraneo: quo vadis?</em>", nel quale parlerà degli studii di etnobotanica medica ed alimentare in molte aree del Mediterraneo "che riportano nell'agone della discussione sulle Medicine Tradizionali erboristiche il problema dell'ancora scarsa utilizzazione di molte risorse vegetali autoctone. Prendendo spunto da esempi di recenti ricerche in Lucania, Croazia ed Albania, cercheremo di capire la complessita dei saperi popolari legati alla natura e di indagare il possibile contributo che l'etnobiolgia moderna e le etnoscienze possono dare alla fitoterapia".</p>
<p>Gli altri interventi della giornata comprenderanno: Gianfranco Caoduro, Presidente del Consiglio direttivo della <a href="http://www.biodiversityassociation.org/" target="_blank">World Biodiversity Association</a>, che parlera di <em>Biodiversita: una risorsa locale e globale</em>. La perdita di biodiversità rappresenta oggi una delle emergenze più gravi del pianeta. Il fenomeno è purtroppo assai diffuso anche in Sud America, dove l'autore ha condotto ricerche nell'ambito di alcune spedizioni naturalistiche, delle quali saranno presentati in sintesi i risultati. Saranno esaminati anche i "valori" della<br />
biodiversità e le opportunità che la sua conservazione può offrire in ambito locale, per uno sviluppo sostenibile del territorio. A tal proposito saranno considerate alcune particolarità della biodiversità della regione veronese, caratterizzata dalla presenza di numerose specie endemiche.</p>
<p>Francesco Novetti, erborista in Milano che parlerà del "modello erboristico" di utilizzo delle piante medicinali, e del rischio della sua scomparsa; Valeria Calamaro del <a href="http://www.altromercato.it/it" target="_blank">CTM - Altromercato</a> che parlerà del ruolo del commercio equo e solidale nel sostegno delle culture locali, ed in particolare nel valorizzare l'identità culturale e la conservazione delle piante indigene della foresta amazzonica. L'esempio del guaranà nativo in Brasile e delle piante autoctone dell'Amazzonia Ecuadoriana. Infine il dott. Antonio Bianchi che parlerà del difficile ruolo del <em>bioprospecting</em> solidale nei paesi in via di sviluppo sia nell'ottica di ONG impegnate nello sviluppo sociale delel realta locali sia dal punto di vista della moderna impresa con profilo etico e solidale.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Viaggio di Sant'Antonio]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=305</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 16:43:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=305</guid>
<description><![CDATA[Una delle mie trasmissioni radiofoniche preferite, Alle otto della sera (Radiodue) è dedicata quest]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle mie trasmissioni radiofoniche preferite, <a href="http://www.radio.rai.it/radio2/alleottodellasera.cfm" target="_blank">Alle otto della sera</a> (Radiodue) è dedicata <a href="http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/lepietre/" target="_blank">questa settimana</a> alla storia delle grandi cattedrali del Medioevo. Più precisamente al ruolo delle reliquie sacre e delle vicende sociopolitiche nel definire l'importanza di questi luoghi, veri epicentri culturali e di potere non solo dell'Età di Mezzo, ma anche delle successive. Conduttore-ospite della settimana è <a href="http://www.ibs.it/libri/Meschini+Marco/libri.html" target="_blank">Marco Meschini</a> e come sempre la trasmissione si giova di una selezione musicale, di una competenza e di un garbo che definire  rari è eufemistico a dir poco (spulciate i podcast, <em>kuffār</em> che non siete altro). Chissà se in una delle prossime puntate ci sarà spazio per la leggenda di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ergot" target="_blank"><em>Claviceps purpurea</em></a>, della Segale e dell'Abbazia di Sant'Antonio di Padova.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/rye.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-314" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/rye.jpg?w=255" alt="" width="255" height="300" /></a>L'anno mille è da poco passato e sulle Dolomiti e lungo tutto l'arco alpino per campare si raccoglie segale. Il grano dell'epoca non ce la faceva a crescere in quota ai <a href="http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/segale.htm" target="_blank">climi freddi</a> e quello nero "tedesco", che adesso è ospite <em>chic</em> nei negozi bio, era il pane quotidiano dei montanari. Un pane fatto con una farina che, all'epoca non si sapeva, ha un problema: può essere molto facilmente ottenuta da cariossidi infette da <em>Claviceps purpurea</em>, un ascomicete parassita dal <a href="http://www.uniovi.es/bos/Asignaturas/Botanica/Imagenes/Claviceps%20purpurea%20(Ascomycetes).JPG" target="_blank">ciclo vitale complicato</a> e dal contenuto allucinogeno, dato che produce una serie di alcaloidi derivati dall'acido lisergico, strutturalmente omologhi all'LSD. L'ergotina ed i suoi vari omologhi al fungo servono per evitare che gli animali d'inverno si mangino una parte, detta sclerozio, fondamentale per la sua sopravvivenza. Se assunta in dosi acute causa visioni, delirio e violenti fenomeni psichedelici nei mammiferi. Buona parte della letteratura storiografica dell'Alto e Basso Medioevo nonchè delle epoche successive sulle <a href="http://www.medicinealtre.it/articoli.htm" target="_blank">follie collettive e demoniache</a> di interi villaggi, specie in Francia, Germania ed Olanda ma anche in seguito in America settentrionale, ha la sua causa scientifica in panificazioni operate con farine fortemente contaminate dagli alcaloidi della <em>Claviceps</em>.</p>
<p>Se però assunti in forma cronica all'interno di farine leggermente inquinate, gli alcaloidi della Segale cornuta determinano uno stato di intossicazione detto ergotismo e caratterizzato da una progressiva degradazione del sistema circolatorio periferico, che si traduce in spasmi dolorosi, crisi convulsive ed in alcune evoluzioni anche in forme di cancrena. Se ora, anche grazie alla divulgazione medica <a href="http://www.drhouseitalia.it/malattie/ergotismo.php" target="_blank">mediata addirittura dal Dr. House</a>, questi sintomi sono riconducibili ad una causa chiare e definita, un tempo cause e fenomeni trovavano differenti spiegazioni. Nel contesto culturale dell'epoca queste manifestazioni erano interpretate con la lente millenaristica della giustizia divina, della giusta punizione per il peccato, secondo uno schema analogo a quello del famoso proverbio cinese sul marito che rientra a casa e schiaffeggia la moglie senza motivo ("lei sa perchè"). Nello sconforto, nel dolore fisico e nel terrore derivato da una malattia inspiegabile la gente delle montagne si aggrappava alla Chiesa, che rispondeva classicamente con un "<em>siete peccatori, avete peccato. Per espiare l'unica via è andare in pellegrinaggio a Padova</em>". Nella città patavina, come è noto, sono conservate le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sant'Antonio_di_Padova" target="_blank">reliquie di Sant'Antonio</a> e gli Antoniani somministravano ai malati uno speciale unguento, che unito a preghiere ed a devote donazioni garantiva il recesso dei peccati e, ovviamente, della malattia.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/pelle.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-315" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/pelle.jpg?w=300" alt="" width="300" height="298" /></a>I montanari con le loro gambe in cancrena intraprendevano quindi un viaggio che per i canoni di allora era un'epopea di settimane: a piedi o a dorso di mulo si scendeva lentamente dalle valli e si arrivava in pianura, lasciando i campi ed investendo i pochi risparmi. Ci volevano giorni, durante i quali tuttavia la dieta del pellegrino cambiava: lentamente usciti dall'areale di coltivazione della segale, con l'arrivo in pianura iniziavano a nutrirsi di pane bianco, senza ergot in quanto meno sensibile all'aggressione fungina. Il cambio di dieta continuava per tutti i giorni della permanenza a Padova e permetteva una graduale detossificazione dell'organismo: l'ergotina veniva eliminata, i sintomi recedevano, le cancrene ed i dolori se ne andavano. Il Santo aveva fatto il miracolo. Ed a rinforzare il potere taumaturgico della visita alla basilica ed alle sue reliquie veniva l'<em>aftermath</em> del ritorno ai pascoli in quota, dove la dieta tornava ad essere ricca di pane nero spesso contaminato dal fungo e la malattia ritornava a manifestarsi: la lontananza dalla Retta Via e la ricaduta nel peccato tornavano ad essere divinamente punite.</p>
<p>Cosi' l'ergotismo prese il nome di Fuoco di Sant'Antonio e la Basilica del Santo  deve buona parte della sua fama taumaturgica ad un fungo, ad un cereale ed alla scarsa conoscenza della loro relazione. Il nostro viaggio continua domani, come sempre, alle otto della sera.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Biblioteca odorosa, biblioteca longeva]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=302</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 16:11:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=302</guid>
<description><![CDATA[Dice: &#8220;la scienza e la letteratura non si possono concliare&#8221;. Mica vero. Prendiamo la co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/fffr.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-303" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/fffr.jpg?w=300" alt="" width="300" height="201" /></a>Dice: "la scienza e la letteratura non si possono concliare". Mica vero. Prendiamo la conservazione dei libri antichi, specialmente nelle biblioteche storiche, che non può prescindere da trattamenti contro funghi e muffe. Lo sanno i bibliotecari, i collezionisti e gli antiquari librari. Se infatti l'umidità degli ambienti non è ridotta al minimo, la carta diventa un ottimo terreno di crescita per microrganismi eterotrofi di ogni sorta e purtroppo spesso la ventilazione non è sufficiente, dato che alcuni funghi possono prosperare anche con ridotte disponibilità d'acqua, anche inferiori all'8%. Lo stato iniziale del libro d'epoca inoltre non aiuta affatto e risulta sovente già compromesso al momento dell'acquisizione, dato che in genere arriva da vecchie case o da lunghe inenarrabili peripezie (abbandoni, bancarelle, alluvioni, tre-quattrocento anni di bookcrossing...). Non bastassero macchie e degradazioni dirette, le infezioni determinano anche drastiche riduzioni del pH della carta, un parametro che a lungo termine causa fragilità e rotture nei fogli, rendendo i libri quasi impossibili da consultare senza far danni. Sebbene possa sembrare strano, questo problema è più sentito per i libri di fabbricazione recente, in quanto la qualità della carta impiegata è di gran lunga inferiore a quella dei secoli passati.</p>
<p>Non tutti i trattamenti disponibili per evitare o bloccare le infestazioni salvano capra e cavoli e la scelta deve tenere presenti diverse necessità: le sostanze utilizzate devono essere atossiche per gli operatori e soprattutto non devono arrecare danno alla cellulosa o agli inchiostri nè a breve nè a lungo termine: nessuna alterazione cromatica, nessun invecchiamento accelerato, nessuna variazione di pH. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/aold.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-304" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/aold.jpg?w=300" alt="" width="300" height="254" /></a>L'ossido di etilene ad esempio non danneggia la carta, è efficace, ma <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ossido_di_etilene#Tossicit.C3.A0" target="_blank">a causa della sua tossicità</a> può essere utilizzato solo <em>una tantum</em> ed in condizioni di sicurezza elevate. Il timolo (uno dei fenoli più abbondanti negli oli essenziali di timo ed origano) è per contro non atossico ma meno nocivo però alla lunga rovina le pagine, <a href="http://palimpsest.stanford.edu/byorg/abbey/an/an21/an21-3/an21-308.html" target="_blank">ingiallendole ed accelerandone l'invecchiamento</a>.</p>
<p>Cosi' al <a href="http://www.crcc.cnrs.fr/" target="_blank">CRCDG</a>, emerito centro studi francese sulla conservazione libraria, si sono dati da fare per <a href="http://www.crcc.cnrs.fr/spip.php?rubrique11" target="_blank">valutare altre soluzioni</a>. Ad esempio hanno provato alcuni oli essenziali per fumigare libri sia in ambiente aperto che in camera chiusa, ovvero ponendo testi aggrediti da muffe in un'atmosfera satura di vapori di terpeni. Lavoro, metodologia e risultati sono disponibili <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Screening_for_antifungal.pdf" target="_blank">leggendo questo articolo</a>.</p>
<p>In sintesi, il linalolo si è dimostrato il miglior agente nel bloccare e ritardare (ma non uccidere) i microrganismi inoculati sulle pagine dei libri, anche in condizioni di elevata umidità relativa. La qualità della carta in termini di polimerizzazione cellulosica non è risultata intaccata, sebbene il pH sia leggermente calato dopo invecchiamento. Il suo uso nella disinfezione delle aree di stoccaggio, ad esempio attraverso diffusori appositi inseriti nei sistemi di ventilazione forzata, non sembra poter causare danni significativi alla cellulosa e presenta un quadro tossicologico accettabile.</p>
<p>Nelle prove dei bibliotecari francesi sia il linalolo che l'olio essenziale di lavanda sono risultati più attivi per esposizione atmosferica che per contatto. Questa non è una novità, anche se spesso sull'azione antimicrobica degli oli essenziali si generalizza: ne esistono di più attivi per contatto e di più attivi per via aerea, dipende dalla loro funzione eco-fisiologica e dal tipo struttura in cui sono secreti nelle specie vegetali.</p>
<p>-----------------------</p>
<p>Screening for antifungal activity of essential oils and related compounds to control the biocontamination in libraries and archives storage areas<br />
M.S. Rakotonirainy, B. Lavedrine<br />
International Biodeterioration &#38; Biodegradation 55, 2005, 141-147</p>
<p>(<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Screening_for_antifungal.pdf" target="_blank">Scarica il pdf</a>)</p>
<p>The vapours of nine essential oils and five of their major constituents were investigated for their antifungal activity against a range of mould species commonly found on library and archival materials. The different compounds were preliminarily screened by a microatmosphere method. The inhibitory activities of vapour phase of essential oils of armoise, clove, boldo, eucalyptus, ravensare, lavender, tea tree, thuya, wormseed and their main components against the fungal species tested were demonstrated. The action of linalool appeared the most interesting. In a second series of experiments, the preventive and curative action of linalool on inoculated books was investigated. Results indicated that the action of linalool is fungistatic rather than fungicidal at the tested concentrations. The potential use of linalool as an alternative to chemical fungicide to disinfect mouldy documents is difficult to assess, but its use may be beneficial as a complement to controlled environment measures in preventing fungal contamination in storage areas of<br />
cultural properties. Linalool vapours did not affect the brightness of two types of paper tested or the degree of polymerisation of cellulose, but did reduce the pH of the paper.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Capitale Naturale]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=291</link>
<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 15:25:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=291</guid>
<description><![CDATA[Con leggero ritardo scopro questo articolo di Seed Magazine, dedicato al possibile cambio di paradig]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con leggero ritardo <a href="http://www.seedmagazine.com/news/2008/04/the_market_force_of_nature.php?page=1" target="_blank">scopro questo articolo</a> di <a href="http://www.seedmagazine.com/news/2008/04/the_market_force_of_nature.php?page=1" target="_blank">Seed Magazine</a>, dedicato al possibile cambio di paradigma nella percezione del <a href="http://sostenibile.blogosfere.it/2006/08/capitalismo-nat.html#comments" target="_blank">capitale naturale</a> da parte del sistema economico su cui prosperiamo. Lettura interessante, di macrosistema, per capire come la conservazione delle foreste tropicali e della biodiversità possa passare solo attraverso una consapevolezza del loro valore economico, dinamico e statico, ed attraverso la sostenibilità del loro uso da parte dell'uomo.</p>
<p>E chi volesse ulteriormente approfondire l'origine del concetto, si procuri una copia di <a href="http://www.natcap.org/" target="_blank"> Natural Capitalism</a> (anche in italiano <a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/26/" target="_blank">presso Edizioni Ambiente</a>)</p>
<p>-------------------------</p>
<p>Putting the "invisible hand" to work for nature could reshape the values of capitalism.<br />
Maywa Montenegro<br />
Seed Magazine, Aprile 2008</p>
<p>When international leaders met in Bali last December to begin hammering out a new global pact on climate change, they butted heads over many things but agreed on this: Conservation of the world's tropical forests should play a critical role in the protocol that replaces Kyoto in 2012. The carbon dioxide released from deforestation accounts for roughly 20 percent of annual greenhouse gas emissions worldwide, and reducing that rate could be among the easiest and cheapest ways to slow global warming, according to experts. But with many of the planet's remaining forests located in developing nations—where the economic pressures to clear land for agriculture, timber, minerals, and, increasingly, biofuels are substantial—how could these countries reasonably be expected to participate? (<a href="http://www.seedmagazine.com/news/2008/04/the_market_force_of_nature.php?page=1" target="_blank">continua a leggere</a>).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tesori a buon mercato]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=289</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 21:10:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=289</guid>
<description><![CDATA[Mentre mi accingevo a cercare materiale per scrivere un&#8217;incompetente ma appassionatissima rece]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/treas.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-290" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/treas.jpg?w=230" alt="" width="230" height="300" /></a>Mentre mi accingevo a cercare materiale per scrivere un'incompetente ma appassionatissima recensione di <a href="http://www.kewbooks.com/asps/ShowDetails.asp?id=739" target="_blank">Treasures of Botanical Art</a>, ho fortunatamente scoperto che c'era già chi aveva fatto un lavoro molto migliore delle mie scarse possibilità sull'argomento.</p>
<p>La <a href="http://makingamark.blogspot.com/2008/04/treasures-of-botanical-art-recommended.html" target="_blank">recensione di Making a Mark</a> dice già tutto quel che si deve sapere ed illustra a dovere lo splendido libro-catalogo d'<a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/05/ars-botanica/" target="_blank">arte botanica</a> curato da Marianne Sherwood e Martyn Rix per i tipi di Kew Books.</p>
<p>Io mi limito -da buon ciarlatano della materia- ad aiutare i non anglofili, spiegando che il libro contiene una selezione delle piante disegnate con maestria estrema e rara eleganza dai migliori illustratori botanici degli ultimi 500 anni e più che letto va sfogliato, facendo "<em>oooh!</em>" con emozione infantile ad ogni pagina. Una volta saziati gli occhi ci si accorge che c'è anche del testo e si scopre che il libro è organizzato per capitoli storico-geograficio-culturali (le piante della tradizione europea, quelle dei nuovi mondi e delle scoperte, quelle più eccentriche ed esotiche) e che per ogni tavola è disponibile un fulgido esempio di quella che in terra d'Albione si definisce "<em>art of conversation</em>": gli autori parlano della pianta e dell'illustratore col tono, la grazia e la <em>nonchalance</em> con cui una lady dovrebbe sempre intrattenere un ospite, anche se sconosciuto, davanti ad una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cream_tea" target="_blank">Cornish Cream Tea</a>.</p>
<p>Per la qualità della stampa e dei contenuti, per il grande formato e soprattutto per la splendida resa dei colori delle oltre 200 tavole che danno forma e sostanza al volume, le 25 sterline chieste da <a href="http://www.amazon.co.uk/Treasures-Botanical-Art-Sherwood-Collections/dp/1842462210" target="_blank">Amazon.uk </a>ed i 38 euro chiesti da <a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9781842462218&#38;pc=000006014005000" target="_blank">Hoepli</a> sono uno dei migliori investimenti che un fanatico dell'arte botanica può fare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tutti pazzi per il virus]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=239</link>
<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 10:50:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=239</guid>
<description><![CDATA[Dentro alla bolla speculativa dei tulipani nell&#8217;Olanda del &#8216;500, alloggia un considerevo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/tuli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-240" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/tuli.jpg?w=194" alt="" width="194" height="300" /></a>Dentro alla <a href="http://filidipaglia.blogspot.com/2008/05/la-bolla-del-tulipano.html" target="_blank">bolla speculativa dei tulipani</a> nell'Olanda del '500, alloggia un considerevole <em>tourbillon</em> di cortociruiti uomo-pianta, storia-scienza, società-natura, economia-arte.</p>
<p>Non tutti i fiori di<em>Tulipa </em>che nel XVII secolo giunsero in Europa dall'Anatolia grazie all'avanzata turca nei Balcani erano monocromatici e le forme <a href="http://penelope.uchicago.edu/~grout/encyclopaedia_romana/aconite/tulipomania.html" target="_blank">che fecero impazzire società ed economia nei Paesi Bassi</a> furono in realtà soprattutto quelle variegate e striate, in cui i tepali erano solcati da marezzature policrome mai viste, come nel famigerato <a href="http://penelope.uchicago.edu/~grout/encyclopaedia_romana/aconite/semperaugustus.html" target="_blank">Semper Augstus</a>.</p>
<p>I primi tulipani li aveva portati nella terra degli Orange il botanico<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_de_L'Ecluse" target="_blank"> Carolus Clusius/Charles de l'Écluse</a> per fini tassonomico-scientifici, ma il loro appeal estetico in un paese segnato dagli orrori della peste  fu tale da causare furti a ripetizione all'Orto Botanico di Leida, con conseguente dispersione dei bulbi in tutto il paese. In una società ossessionata dalla morte, la bellezza irraggiungibile e rarefatta di un fiore unico ed irripetibile era uno <em>status symbol</em> salvifico, una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Killer_application" target="_blank"><em>killer application</em></a> in grado di monopolizzare mercato ed economia, si direbbe oggi. Chi non poteva permettersi il bene effimero della bellezza lo portava in processione in forma permanente (e per questo, allora ma non ora, meno pregiata) in quadri e dipinti a cui vari pittori fiamminghi si dedicarono (inclusi Ian e Pieter Brueghel, in realtà anche con <a href="http://www.kunst-fuer-alle.de/english/art/artist/image/jan-brueghel-the-younger/8022/2/77231/a-satire-of-the-folly-of-tulip-mania/index.htm" target="_blank">evidente intento satirico</a>). Da questo nacque l'espressione <em>Rembrandt Tulip</em>, sebbene Rembrandt non <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/semperaugustus3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-261" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/semperaugustus3.jpg?w=189" alt="" width="189" height="300" /></a>li abbia praticamente <a href="http://tulipsummit.co.uk/tulip-history/" target="_blank">mai inseriti nei suoi quadri</a>. Chi fiutava l'affare scambiava bulbi e <em>futures</em> sulle produzioni a venire  di tulipani variegati e <em>flamboyant </em>alla Borsa di Amsterdam e Leida ed i <a href="http://dellamoda.it/dizionario_della_moda/f/fashion_victim.php" target="_blank"><em>fashion victim</em>s</a> dell'epoca si indebitavano oltre il possibile per ottenere le varietà più ambìte, prima che gli effetti di una speculazione effimera quanto l'àntesi stessa del tulipano mandassero tutti a gambe all'aria.</p>
<p>Per secoli quella dei tulipani variegati è stata un'arte ai confini della scienza: si sapeva che forme di innesto e la replicazione asessuata favorivano la creazione ed il mantenimento della preziosa caratteristica ma la causa e l'imprevedibilità dell'operazione erano poco chiare. Le piante migliori erano anche le più fatue, deboli e difficili da conservare, fattori che ne accrescevano il valore mediatico e di mercato. Solo dopo il 1930 si è individuato il colpevole dell'isteria collettiva: una malattia virale. Una serie di potyvirus spesso comuni anche ai gigli, per la precisione, e descritti da acronimi da banca svizzera: TBV (Tulip Breaking Virus), TBBV (Tulip Band-Breaking virus, TTBV (Tulip Top-Breaking Virus), ReTBV (Rembrandt Tulip-Breaking Virus) e LMoV (Lily Mottle Virus).</p>
<p>I virus delle piante si trasmettono per contagio tramite insetti fitofagi ed afidi oppure per contatto con utensili "infetti" ed ovviamente permangono nella prole in caso di propagazione vegetativa. Questo fattore rende conto  dell'imprevedibilità associata al <em>tulip breaking</em> all'epoca della tulipomania: si investivano capitali di rischio in partite di tulipani senza la certezza che questi avrebbero avuto a priori le caratteristiche estetiche gradite al mercato, in quanto la limitata conoscenza del meccanismo alla base della variegatura rendeva aleatorio l'esito (ed umanamente stuzzicante la scommessa).</p>
<p>Se la storia sin qui è divertente per l'intreccio di storia, arte, umanità e scienza, il meccanismo biochimico sotteso alla trasformazione cromatica dei tepali offre ulteriori stimoli ed apre una finestra sulla flessibilità del metabolismo secondario delle piante. Il colore di petali e tepali nei fiori è dovuto all'accumulo di pigmenti di vario tipo in strutture dedicate come cromoplasti e vacuoli e nel caso dei tulipani la classe coinvolta è quella delle <a href="http://books.google.it/books?id=-I-uec-ppeQC&#38;pg=PA176&#38;lpg=PA176&#38;dq=antociani+pigmenti+fiori&#38;source=web&#38;ots=RkufXbJu8g&#38;sig=uW96NL4bdaOPxTF9W4L6q9NUFJ0&#38;hl=it" target="_blank">antocianine</a>. Questa categoria di flavonoidi è stata oggetto di una sintonia fine da parte dell'evoluzione, che ha permesso di ottenere un'enorme gamma di colori tramite leggere modificazioni strutturali di una medesima struttura: un metile in più, un residuo zuccherino in più o in meno permettono di spostare il cromatismo dal giallo al rosso, al lilla, al celeste. Semplici oscillazioni di pH notoriamente possono causare il viraggio, ovvero l'inversione cromatica, di alcuni antociani da un colore all'altro, come ben sa chi si occupa della <a href="http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/degustazione/app_sostanzeresponsabilicolore.htm" target="_blank">chimica del vino</a> e chi si dedica al <a href="http://pcp.oxfordjournals.org/cgi/content/abstract/44/3/262" target="_blank">giardinaggio delle ortensie</a>.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/reganto1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-264" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/reganto1.jpg?w=91" alt="" width="91" height="96" /></a>Ma nel tulipano? Cosa avviene nei tepali a causa del virus? Non a caso le prime ipotesi avanzate erano legate a supposte alterazioni del pH nelle zone dei tepali in cui il virus si insediava. Poi si è andati sul fino e si è chiarito che i potyvirus vanno a mettere direttamente o indirettamente le mani nell'espressione dei geni che regolano la biosintesi delle antocianine. Queste ultime vengono infatti prodotte dalle piante a partire da precursori opportunamente modificati per opera di enzimi specifici, a loro volta costruiti partendo da informazioni geniche. Il virus o la pianta stessa in risposta alla presenza delo sgradito ospite potrebbe silenziare i geni responsabili di uno o più passaggi, facendo prevalere l'accumulo di un'antocianina rispetto ad un altra, ovvero di un colore su un altro. Il processo prevede l'intervento di passaggi familiari per chi si occupa di ingegneria genetica ed OGM come <a href="http://www.unipa.it/~cascate/rnai.htm" target="_blank">silenziamento genico post-trascrizionale</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RNA_interference" target="_blank">RNA interference</a>, Cosoppressione.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/tulir.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-262" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/tulir.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Cinquecento anni dopo, anche se i tulipani possono comunque ammalarsi e mostrare i sintomi che fecero impazzire gli olandesi (come nell'immagine a lato), i tulipani variegati non si ottengono più da individui virosati, ma la certosina opera di selezione floristica ha permesso l'ottenimento di cultivar sani e dotati dell'aspetto più gradito al mercato. In compenso, la battaglia transgenica tra tulipani e virus è diventata un modello di studio per approfondire i meccanismi di causa effetto (ad esempio alcuni virus hanno imparato a produrre proteine che contrastano il silenziamento genico attuato dalle piante) e le conseguenze ecologiche delle virosi (il cambio di colore dei fiori a lungo termine induce anche una differente scelta da parte degli impollinatori).</p>
<p>Nulla si crea e nulla si distrugge, Lavoisier è vivo e lotta con noi: le informazioni sin qui descritte vengono in buona parte da una bella review integrata tra storia, scienza, cultura e società apparsa su Plant Disease (<a href="http://apsjournals.apsnet.org/doi/pdfplus/10.1094/PDIS.2000.84.10.1052?cookieSet=1" target="_blank">qui il pdf</a>). Se però siete davvero malati di tulipani il vostro posto è a Limmen all'<a href="http://www.hortus-bulborum.nl/eng/home-english.html" target="_blank">Hortus Bulborum</a>. Per gli economisti che dovessero per caso transitare a queste verdi latitudini, le <a href="http://people.few.eur.nl/smant/m-economics/tulipmania.htm" target="_blank">implicazioni economico-finanziarie della tulipomania</a> potrebbero non essere l'unico <em>trait d'union</em> tra piante e isterismi finanziari: e se la prossima bolla dell'economia fosse <a href="http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1808242,00.html" target="_blank">quella della green-economy</a>?</p>
<p>-----------------------------</p>
<p>Tulip Breaking: Past, Present, and Future<br />
Judith A. Lesnaw and Said A. Ghabrial<br />
Plant Disease / Vol. 84 No. 10, 1052-1060<br />
(<a href="http://apsjournals.apsnet.org/doi/pdfplus/10.1094/PDIS.2000.84.10.1052?cookieSet=1" target="_blank">scarica il pdf</a>).</p>
<p>This article focuses on the oldest recorded plant virus disease, tulip breaking, and reflects the authors’ interests in molecular virology, the history of virology, and the broad influence of viruses upon societies and their culture. The potyvirus Tulip breaking virus (TBV) induces in the petals of its host tulips beautiful variegated color patterns that break the solid color of the uninfected tulips, hence the name “tulip breaking.” The human passions of possession that these “broken tulips” induced in seventeenth century Holland generated an economic and social disorder with lasting cultural ramifications referred to as<br />
“tulipomania.” Although the lure of the broken tulip persists in the twenty-first century, the molecular mechanisms governing the virus-induced color breaking in tulips remain little understood. Here, we<br />
review aspects of the historical impact of tulipomania, the biology of TBV, the pathways and regulation of plant pigment formation, and the potential mechanisms underlying virus-induced color breaking. The<br />
reader is cautioned that tulipomania, like tulip breaking, is still contagious.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il desiderio del caparbio crostaceo]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=249</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 23:33:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=249</guid>
<description><![CDATA[Contravvenendo -ma solo in parte, qualcuno sa perchè- alla matrice vegetale di questo spazio, si ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Contravvenendo -ma solo in parte, qualcuno sa perchè- alla matrice vegetale di questo spazio, si chiude baracca per qualche giorno e si va a rendere metaforicamente visita, previo <em>oooh</em> d'ammirazione per la fioritura in Val Nerina e nella Piana di Castelluccio ed altre amenità, al<a href="http://www.castellucciodinorcia.it/italiano/lago%20pilato.htm" target="_blank"> Chirocefalo del Lago di Pilato</a> al secolo<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chirocephalus_marchesonii" target="_blank"><em> Chirocephalus marchesonii</em></a>. Musa ispiratrice ed ideologia ecopolitica a bassa intensità a cura degli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Offlaga_Disco_Pax" target="_blank">Offlaga Disco Pax</a>.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/d3tvoSIiK_A'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/d3tvoSIiK_A&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>(un ringraziamento agli sconosciuti escursionisti dal palato fine)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Plants+People (=Culture)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=252</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 06:58:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=252</guid>
<description><![CDATA[Ai Kew Gardens non ci sono solo le magnifiche serre e le collezioni di Botanical Art, ma si può vis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ai<a href="http://expomuseums.blogspot.com/2008/05/kew-gardens-kew-london-giardino.html" target="_blank"> Kew Gardens </a>non ci sono solo le magnifiche serre e le collezioni di <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/05/ars-botanica/" target="_blank">Botanical Art</a>, ma si può visitare anche il museo della storica scuola britannica di <a href="http://www.kew.org/scihort/ecbot/index.html" target="_blank">Economic Botany</a>, chiamato <a href="http://www.kew.org/collections/ecbot/exhibition.html" target="_blank">Plants+People</a>. Sebbene spesso sovrapposto, il concetto di Economia Botanica racchiude un insieme di applicazioni più ampio di quelle legate alla Farmacognosia. Non comprende infatti solo utilizzi farmaceutici, cosmetici e voluttuari di piante e droghe ma qualunque applicazione umana di derivati vegetali, dal sughero per i tappi alle essenze in liuteria, dalle fibre per tessuti ai coloranti naurali alle lacche, dai combustibili agli ornamenti.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/barks.jpg"><img class="size-medium wp-image-253" style="vertical-align:middle;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/barks.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Il museo ospita una parte dei circa 80.000 reperti disponibili, è raccolto e forse un pò buio ma sintetizza egregiamente la miriade di impieghi dati dall'uomo ai vegetali ed esprime l'idea della forza del legame tra uomini e piante, senza risultare prolisso. L'esibizione permanente ha anche <a href="http://www.kewbooks.com/asps/ShowDetails.asp?id=33" target="_blank">un catalogo a colori</a> assai economico ed ordinabile online (il mio è arrivato in meno di una settimana), dal costo più che abbordabile: 3,5 sterline più spese di spedizione. Online sono invece disponibili immagini ed informazioni su <a href="http://www.kew.org/collections/ecbot/collection.html" target="_blank">alcune collezioni</a> non completamente esposte in Plants+People ma altrettanto interessanti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tejate on the rocks?]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=258</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 00:15:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=258</guid>
<description><![CDATA[Questi sono i giorni delle ciliegie e dell&#8217;agrobiodiversità, grazie a  COP9 in corso a Bonn, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questi sono i giorni delle ciliegie e dell'agrobiodiversità, grazie a <a href="http://www.cbd.int/cop9/" target="_blank"> COP9 in corso a Bonn</a>, grazie alla giornata mondiale della biodiversità celebrata il 22 maggio e grazie a morette o duroni a fine maturazione. Gustare questi ultimi è facile, portafogli alla mano. Per gustare l'agrobiodiversità invece bastano una buona connessione e scaffali buoni a cui far spesa, come quelli di <a href="http://agro.biodiver.se/" target="_blank">Agricultural Biodiversity</a> e di <a href="http://cabiblog.typepad.com/hand_picked/2008/05/biodiversity--.html" target="_blank">Hand Picked</a> (blog dell'editore CABI)<a href="http://agro.biodiver.se/" target="_blank"></a>. Come per le ciliegie, su questi blog un link tira l'altro e l'indigestione biodiversa è sempre dietro l'angolo, ad esempio quando si scopre che tutti gli interventi di COP9 sono disponibili <a href="http://unfccc.meta-fusion.com/kongresse/CBD2008_2/templ/ovw_cbd.php?id_kongressmain=47" target="_blank">live in streaming</a> o che è stato reso disponibile in download un libretto dal contenuto snello e dal nome allettante: <a href="http://www.cbd.int/doc/bioday/2008/ibd-2008-booklet-en.pdf" target="_blank">Biodiversity and Agriculture: Safeguarding Biodiversity and Securing Food for the World.</a></p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/tejate.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-259" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/tejate.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Proprio dal booklet, estraggo una dichiarazione del 2002 che ben sottolinea la valenza non solo ambientale del concetto di agrobiodiversità: "<em>Neglected and underutilized species can become valuable commodities for the poor, who have used them to survive for centuries as subsistence crops in difficult and low-input production environments</em>" e da questa parto per celebrare a modo mio questa finestra sulla biodiversità agroalimentare parlando di tejate.</p>
<p>Il <a href="http://www.aboutoaxaca.com/oaxaca/tejate.asp" target="_blank">tejate</a> è una <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2008-05/uocp-afd052108.php" target="_blank">bevanda nutriente e rinfrescante tipica</a> della regione di Oaxaca, nel Messico meridionale, preparata con varietà autoctone di mais, semi di diverse specie Theobroma (<em>T. cacao</em> e <em>T. bicolor</em>), semi di Sapote (<em><a href="http://www.hort.purdue.edu/newcrop/morton/sapote_ars.html" target="_blank">Pouteria sapota</a></em>) e fiori di <a href="http://www.rareflora.com/quararibea.html" target="_blank"><em>Quararibea funebris</em>,</a> una Malvacea nota anche come Cacahuaxochitl o <em>rosita de cacao</em> in quanto tradizionalmente usata per aromatizzare l'amaro cacao in Mesoamerica. Oltre al bel mix di aromi e specie vegetali scarsamente usate (il sapote è buonissimo anche come frutto, peraltro), <a href="http://www.go-oaxaca.com/newsletter/tejate.html" target="_blank">il tejate</a> ha con la biodiversità un legame a doppio filo a causa del numero enorme di varietà di mais addomesticate e selezionate nel corso dei secoli dai contadini di quelle zone. Il tipo di granturco utilizzato per <a href="http://www.mexonline.com/amigonews/03september.htm" target="_blank">il tejate cambia di valle in valle</a> ed anche le specie <em>Theobroma</em> coinvolte possono variate, come la ricetta del ripieno del tortellino tra i comuni emiliani. Tradizione etnica e biodiversità da sempre vanno a braccetto e da sempre faticano quando la modernità si affaccia dalle loro parti.</p>
<p>La lavorazione del tejate è lunga ed impegnativa, affidata alle donne ed in alcuni casi considerata un'arte manuale come il tirare la sfoglia, al punto che esiste il termine <a href="http://www.oaxacatimes.com/html/tejate.html" target="_blank">tejateras</a> e nella zona d'origine non mancano concorsi per eleggere la migliore. <a href="http://es.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080316173720AACak3z" target="_blank">Nella ricetta</a> originale la farina di mais previa decantazione con cenere e le fave tostate di cacao vengono macinate assieme ed impastate con poca acqua, sino ad ottenere una pasta densa a cui si incorporano gradualmente aromi ed altri ingredienti.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/T1b5cFc-dQg'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/T1b5cFc-dQg&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Successivamente vengono aggiunti acqua fredda e ghiaccio sino ad ottenere una bevanda liquida della consistenza di un frappè, agitata energicamente e costantemente a mani nude per produrre un'abbondante schiuma, considerata elemento distintivo della qualità di un buon tejate.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/vlFTbPAk-4s'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/vlFTbPAk-4s&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Oltre che per riflettere sulla reale attualità dei cibi energizzanti di oggi, il tejate si presta bene a considerazioni su interculturalità e biodiversità e su come flussi migratori, globalizzazione e mercato possano in alcuni casi diventare una via di salvezza per utilizzi tradizionali di piante locali. Difatti, sulla storia etnografica del Tejate e sui suoi sviluppi in bilico tra erosione della biodiversità messicana, legami tra tradizioni popolari e nuovi scenari di riscatto globalizzato <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2008-05/uocp-afd052108.php" target="_blank">sono disponibili due articoli</a>, che impastano ingredienti culturalmente distanti ma eccellenti, specialmente se ben amalgamati. Nel primo (<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2007b_theobroma&#38;tejate.pdf" target="_blank">qui il pdf</a>) si parla delle bevande tradizionali della zona meridionale del Messico e di come mais e cacao siano <em>leit-motiv</em> ricorrenti nelle ricette e nei reperti archeologici della zona. Tascalate in Chiapas, <a href="http://www.intheknowtraveler.com/362" target="_blank">Tejate</a> in Oaxaca e Chorote in Tabasco hanno tutti in comune una base amilacea proveniente dal mais ed una lipidica proveniente dai semi tostati di cacao, utilizzati per creare non solo un cibo gradevole, ma fortemente e rapidamente energetico e saziante. Il loro scopo era quello di dare forma ad un <em>energy drink ante litteram</em>, senza dubbio. Il cacao tuttavia non era strettamente autoctono di queste zone e vi giunse solo a seguito di scambi e contatti commerciali, quegli stessi scambi e flussi che ora sembrano minare -in apparenza- la sopravvivenza della tradizione del tejate.</p>
<p>Ora difatti il tejate sta vivendo una fase strana della sua storia, come illustra in maniera più puntuale il secondo articolo (<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2008b_tejate&#38;global&#38;div" target="_blank">qui il pdf</a>)., pubblicato su<a href="http://www.journals.uchicago.edu/toc/ca/current" target="_blank"> Current Anthropology</a>. Come funzionino le dinamiche sociali nelle realtà rurali che si affacciano alla società dei consumi lo sappiamo, basta riflettere sulle nostre nonne e zie, prontissime ad abbandonare un <em>evergreen</em> come la madia di noce per il più <em>fashionable</em> impiallicciato in fòrmica caleiodscopica: la tradizione cede il passo alla modernità e diviene fardello di conoscenza di cui liberarsi in fretta in nome di una nuova immagine. I tejate non fa eccezione a questa regola ed il suo consumo da alcuni anni risulta in calo nelle zone d'origine, dove le abitudini alimentari cedono il passo a prodotti commerciali. Tuttavia per la prima volta da secoli la sua richiesta è in forte crescita altrove, ad esempio grazie alle pressioni delle richieste degli emigrati negli USA, che nella bevanda vedono un elemento di indentità sociale e di riconoscimento etnico ed un tratto distintivo d'improvviso divenuto rilevante e, in termini sociali, essenziale. Nascono cosi' forme di<a href="http://www.oaxacatimes.com/html/tejate.html" target="_blank"> tejate esportabile</a>, preconfezionato o disidratato ed il mestiere della tejatera diventa trendy in California e nel <a href="http://www.uniondelbarrio.org/11points.html" target="_blank"><em>Aztlan (</em>o <em>Mexico ocupado</em></a>), come da sud del Rio Grande chiamano Colorado, New Mexico, Texas. E gli ingredienti-base come <em>Theobroma bicolor </em>o <em>Quararibea funebris</em> ma soprattutto le varietà iper-localizzate di mais stanno trovando una seconda giovinezza ed un nuovo senso produttivo, commerciale e di conservazione, trainate dalle richieste de "<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/La_Raza" target="_blank"><em>la raza</em></a>".</p>
<p>In altre parole, grazie alla passione dei migranti messicani sparsi per il mondo il milkshake senza latte di Oaxaca rischia di diventare un prodotto internazionale ed i commerci globalizzati che potevano decretare la morte della ricetta e della coltivazione dei suoi ingredienti biodiversi possono offrire anche una via di salvezza. E nessuno ha ancora iniziato a studiarne le caratteristiche nutrizionali per gli sportivi o il potere antossidante per i salutisti...</p>
<p>------------------------------------------------</p>
<p>TEJATE: THEOBROMA CACAO AND T. BICOLOR IN A TRADITIONAL BEVERAGE FROM OAXACA, MEXICO<br />
Food &#38; Foodways, 15:107–118, 2007<br />
DANIELA SOLERI, DAVID A. CLEVELAND<br />
(<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2007b_theobroma&#38;tejate.pdf" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Although cacao is most familiar in industrialized Western societies in the form of a processed solid confection, for most of its history the seeds of <em>Theobroma cacao</em> have been most commonly used as ingredients in beverages. Today, in some of the more traditional communities of Mesoamerica, cacao continues to be used primarily in traditional local beverages. One such beverage is tejate, from the Central Valleys of Oaxaca, Mexico. Tejate is a culturally and socially significant beverage, and because it is made with maize and frequently consumed in some rural households, its nutritional contribution may be meaningful. However, tejate preparation is labor intensive and this, combined with changes in the Central Valleys, is leading to changes in the persistence and geographic distribution of this important form of cacao consumption.</p>
<p>-------------------------------------------</p>
<p>Food Globalization and Local Diversity - The Case of Tejate<br />
Daniela Soleri, David A. Cleveland, and Flavio Aragon Cuevas<br />
CA Online-Only Material: Supplements A–C (<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2008b_tejate&#38;global&#38;div" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Globalization is often assumed to lead to a reduction in cultural and biological diversity, but a view from the beginning of plant domestication suggests that the interaction of foods with forces along the global-local continuum has outcomes for biological and cultural diversity that are contingent and difficult to predict. This phenomenon is apparent in the case of tejate, one of a family of beverages made with maize and<br />
cacao that have a very long history in Mesoamerica. Today, tejate is arguably the most important traditional drink in the Central Valleys region of Oaxaca, in southern Mexico. It is commonly made with maize, seeds of one or two species of cacao, seeds of mamey, and rosita de cacao blossoms. Analysis of tejate’s current role and its relationship with farmer-named maize diversity in two communities of the Central Valleys, one less and one more indigenous, reveals that the preparation of tejate is positively associated with greater local maize diversity. At the same time, it suggests that this relationship could change as a result of contemporary globalization, in which tejate has become more popular with urban consumers and has moved to the United States with Oaxacan migrants. Tejate is an example of the persistence and change of an important traditional food over time—its origins in indigenous America made possible by interregional migration and trade, its persistence and change through European colonization and independence, its decline during late-twentiethcentury economic globalization, and its current change and expansion in an era of intensified globalization.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Marketing Vintage?]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=255</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 09:36:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=255</guid>
<description><![CDATA[Chi sostiene che la pesante influenza del marketing sul mondo dell&#8217;erboristeria e della nutriz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pabst.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-256" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pabst.jpg?w=210" alt="" width="210" height="300" /></a>Chi sostiene che la pesante influenza del marketing sul mondo dell'erboristeria e della nutrizione funzionale sia un fenomeno recente, può divertirsi a consultare la galleria di immagini e booklets d'epoca del<a href="http://www.bonkersinstitute.org/" target="_blank"> Bonkers Institute</a>. In <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/remedies.html" target="_blank">Truly Marvelous Mental Medicine - Early remedies</a> sono riportate pagine di giornali ormai d'antiquariato con pubblicità e descrizioni di prodotti d'uso medico che a posteriori fanno sorridere o spesso rabbrividire (basti pensare <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/bayerheroin1901.html" target="_blank">all'eroina venduta come antitussivo</a> ad inizio secolo).</p>
<p>I miei preferiti sono però quelli più borderline, come i <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/brainfood.html" target="_blank">Krause's Phosphorets</a>, antesignani della comunicazione in tema di integratori per l'affaticamento mentale e soprattutto il Pabst Extract, presentato con sottile machismo nella <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/pabstonic.html" target="_blank">pagina pubblicitaria vintage di Harper's Magazine</a>, che tra l'altro negli anni 10-20 era una delle prestigiose vetrine dell'illustrazione modernista americana e da sempre rivista di taglio progressista.</p>
<p>Il <a href="http://www.gono.com/museum2003/museum%20collect%20info/pabst%20extract/p42.jpg" target="_blank">Pabst Extract</a> è stato venduto sicuramente per oltre trent'anni, come testimonia questa <a href="http://www.gono.com/museum2003/museum%20collect%20info/pabst%20extract/pabst.htm" target="_blank">galleria monotematica a cura del Museum of Beverage Containers and Advertising</a> da cui ho tratto l'illustrazione qui a lato. Veniva proposto come un estratto ideale come sedativo e calmante, ricostituente tonico per madri nevrasteniche e bimbi irrequieti, per lavoratori stressati con problemi di insonnia. Un incrocio mediatico tra la melatonina ed il Ritalin, da assumere prima dei pasti e prima di dormire. Venne promosso con una campagna mediatica convergente e molto simile a quelle a tutt'oggi utilizzate nel settore dell'integrazione alimentare. In ambito generalista vennero creati un gran numero di gadgets ed imposto il <em>brand</em> tramite un ampio <em>battage</em> pubblicitario sui principali media dell'epoca, con attenta selezione dei termini e precisa individuazione di un target. I copywriters della Pabst si diedero da fare coniando slogan a raffica sino ad ottenere l'accettazione del prodotto non più come semplice rimedio da <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pabst2.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-257" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pabst2.jpeg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>collegare ad uno stato di malessere ed alla terapia medica ma come elemento culturalmente e socialmente integrato al punto da essere percepito non più come un tonico, ma come un "<em>liquid food</em>". Nel contesto professionale l'azienda investì nella promozione sulle riviste di settore per farmacisti, droghieri e medici e si avvalse del sostegno diretto di una parte della classe medica, che sosteneva l'efficacia dell'estratto. I venditori all'ingrosso ed al dettaglio vennero stimolati ad esporre il prodotto e vennero garantiti premi qualora si superasse un certo volume di vendita.</p>
<p>La storia della scalata dell' estratto della Pabst Brewery di Milwaukee è ben riassunta in <a href="http://books.google.it/books?id=FU3eIxYAyFUC&#38;pg=PA36&#38;lpg=PA36&#38;dq=pabst+extract&#38;source=web&#38;ots=J2kRo00Li0&#38;sig=cx2I5GbBtZ9WSfoot4vYqh2MdEE&#38;hl=it#PPA28,M1" target="_blank">Deconstructing Public Relations</a>, al terzo capitolo, quello emblematicamente chiamato Alcohol as Medicine. Già, perchè il Tonico in questione era un fermentato di malto e luppolo, ovvero nient'altro che una birra particolarmente forte, una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Porter_(beer)" target="_blank"><em>porter</em></a> simile all'odierna Guinness, resa ancora più efficace dalla disabitudine al consumo di alcolici imposta alle donne dal puritanesimo imperante nella società americana di inizio secolo. La transizione da birra scura a tonico per creare un mercato, la successiva trasformazione da tonico medico a cibo funzionale per riestendere il mercato stesso e la creazione di un'immagine di prodotto sicuro ed efficace era stata dettata e costruita esclusivamente sulla base della forza mediatica dell'azienda produttrice.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il geranio della discordia]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=242</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 07:49:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=242</guid>
<description><![CDATA[A Modem, rotocalco radiofonico d&#8217;informazione della RTSI-Rete uno (la Radio della Svizzera Ita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pela.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-243" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pela.jpg?w=195" alt="" width="195" height="300" /></a>A <a href="http://www.rtsi.ch/trasm/modem/welcome.cfm?IDc=29737" target="_blank">Modem</a>, rotocalco radiofonico d'informazione della <a href="http://www.rtsi.ch/Rete1/welcome.cfm" target="_blank">RTSI-Rete uno</a> (la Radio della Svizzera Italiana) la scorsa settimana hanno parlato di biopirateria. L'ennesimo <em>casus belli</em> è legato alle denunce di appropriazione indebita di saperi tradizionali avanzate nei confronti di un'azienda tedesca, la <a href="http://www.schwabepharma.com/" target="_blank">Willmar Schwabe</a>, rea di aver brevettato l'uso di <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/03/22/il-geranio-non-teme-le-gelate/" target="_blank"><em>Pelargonium sidoides</em></a> di origine africana (Umckaloabo) in fitoterapia. Qualche settimana fa ne aveva parlato anche <a href="http://www.grain.org/bio-ipr/?id=539" target="_blank">Grain</a>.</p>
<p>La <a href="http://real1.xobix.ch/ramgen/rsi/modem/2008/modem_05162008.rm?start=0:20.60" target="_blank">trasmissione è disponibile in podcast</a> e dura circa una mezz'oretta. Il tema, assai spinoso per i vari risvolti che offre se affrontato con rigore, è trattato con molto equilibrio e completezza, qualità che solo un mezzo di comunicazione meraviglioso e <em>demodè</em> come la radio può attualmente permettersi. Tutte le possibili parti coinvolte sono presentate senza preclusioni ideologiche: ONG, azienda, ufficio brevetti, legislatori. Ospiti in studio l'esperto di brevetti industriali Marco Zardi e Massimo Ruggero, antropologo culturale.</p>
<p>Il tema della biopirateria da sempre divide e rappresenta una delle questioni più accese nella protezione della biodiversità e nella sua valorizzazione. Spesso (leggasi, sempre) la discussione cade nel manicheismo ideologico da ambo i lati della barricata e sfugge la realtà delle cose, per cui mi riservo di tornare sull'argomento quanto prima. Anticipo due elementi che ritengo rilevanti e che nella trasmissione non sono stati approfonditi, per inevitabili imiti temporali. Il primo è la concezione spesso distorta che si ha nei PVS e da parte di alcune ONG del significato di brevetto, di ricerca e di ricaduta legata alla commercializzazione di una droga di origine tradizionale. Esiste una perniciosa tendenza a sovrastimare il valore reale delle conoscenze tradizionali, a ritenere che il loro ritorno economico sia qualcosa di garantito senza rischio ed esiste un'ambiguità sul loro impiego commerciale, che si traduce in un controproducente ostracismo verso la nascita di un mercato per i prodotti naturali (la storia virtuosa del Jojoba di ieri dice niente?).</p>
<p>Il secondo elemento è la limitata attenzione delle aziende che operano in questo settore, le quali ben poco fanno per sperimentare forme alternative di protezione dei diritti di proprietà che siano più vicine non solo alle loro istanze ma anche a quelle delle comunità. Il mondo industriale troppo poco e spesso solo per questioni di facciata si adopera per trovare un punto d'incontro tra le proprie esigenze commerciali e quelle culturali e sociali delle popolazioni con cui opera. Anzi, spesso non si preoccupa minimamente di capirle e semplicemente cerca di imporre la sua visione culturale alla loro, sfruttando in maniera perticolare la diversità biologica senza riguardo per quella culturale.</p>
<p>Il risultato di questi due approcci unidirezionali mi ricorda sempre una delle migliori battute di Danny de Vito in <em>La guerra dei Roses</em>: "Non c'è mai un vincitore in un divorzio, ci sono solo gradazioni di sconfitte".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La vera storia del Jojoba (e altre novelle)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=233</link>
<pubDate>Fri, 16 May 2008 07:45:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=233</guid>
<description><![CDATA[Global Facilitation Unit for Underutilized Species è un nome che rende bene idea del contenuto: un ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/gfu_logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-234" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/gfu_logo.jpg?w=170" alt="" width="170" height="80" /></a><a href="http://www.underutilized-species.org/default.asp" target="_blank">Global Facilitation Unit for Underutilized Species</a> è un nome che rende bene idea del contenuto: un portale per piante di nicchia ma economicamente ancora in potenza, provenienti dai quattro angoli del mondo. Vi si trovano dati agronomici, di ricerca alimentare e medicinale, proiezioni di mercato, survey sulla sostenibilità e tutto quanto ruota attorno alle piante utili ma non già planetarie. Un delizioso parco giochi per chi si occupa di biodiversità e della sua valorizzazione.</p>
<p>L'ultima chicca che ho trovato nel bengodi del GFU è l'edizione testuale di una <em>lecture</em> tenuta da un docente della <a href="http://www.jhu.edu/" target="_blank">Johns Hopkins</a> School of Public Health al convegno <em>Underutilized Plants: Their Role in Preventive Medicine, Nutrition, and Sustainability</em>,  tenuto nel 2006 presso il <a href="http://www.jhsph.edu/clf/" target="_blank">Center for a Livable Future</a>. Del centro è disponibile anche<a href="http://www.jhsph.edu/clf/events/event_archive.html" target="_blank"> il programma degli eventi</a>, un'altra mezza miniera di spunti, informazioni, approfondimenti. Per dirne una, del convegno sopracitato sono disponibili anche <a href="http://www.jhsph.edu/clf/events/plants_conference_06/promo_plantsconf" target="_blank">i podcast di tutti gli interventi</a>.</p>
<p>La review scaturita dall'intervento del prof. <a href="http://www.prweb.com/releases/2008/03/prweb770974.htm" target="_blank">Noel Vietmeyer</a> è stata pubblicata da poco su <span class="story-body-text-n"><a href="http://www.tfljournal.org/" target="_blank">Trees for Life Journal</a> ed è disponibile integralmente online (<a href="http://www.tfljournal.org/images/articles/20070821145316291_3.pdf" target="_blank">qui il pdf</a>). Si tratta di una carrellata sulle piante utili e semisconosciute a cui si è dedicato l'autore negli ultimi 30 anni. L'excursus offre una visione in retrospettiva di un<a href="http://www.nextag.com/Underexploited-Tropical-Plants-With-55755875/prices-html" target="_blank"> libro edito per la prima volta nel 1977</a> dallo stesso autore e considerato seminale per lo studio del potenziale produttivo della biodiversità.</span></p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/sss.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-237" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/sss.jpg?w=298" alt="" width="298" height="224" /></a>La lecture è un esempio aureo di divulgazione, ha un taglio m<span class="story-body-text-n">olto discorsivo e gradevole, racconta storie e nelle prime pagine si sofferma sull'esperienza di Vietmeyer nella scoperta e nel lancio della produzione di Jojoba (<a href="http://www.delange.org/Jojoba/Jojoba.htm" target="_blank"><em>Simmondsia chinensis</em></a> = <em>Buxus chinensis</em>, anche se cinese non è) negli USA degli anni 60. Una vera epopea del West, guidata da un ricercatore giovane e da un indiano Cherokee medaglia d'argento alle Olimpiadi di Helsinki, in cui una scoperta casuale si è tradotta in un successo produttivo e commerciale tutt'ora forte e di cui hanno beneficiato ambiente, popolazioni ed interi settori industriali. La pianta, endemica nel southwest americano, produce <a href="http://snipurl.com/28z34" target="_blank">semi ricchi di una cera liquida</a>, sino all'epoca ottenibile solo dallo spermaceti di capodoglio ed impiegata in cosmesi e come lubrificante meccanico, dal cambio delle auto fino ai razzi Apollo. La produzione della cera è economicamente redditizia per habitat e terreni aridi, poveri di alternative sostenibili a patto che esista una domanda di mercato. La promozione della sua coltivazione, la messa a punto di varietà adeguatamente produttive, i dubbi, i successi ed i fallimenti legati al jojoba sono passati in rassegna da Vietmeyer con una legerezza pragmatica encomiabile, da consumato divulgatore. Per i dettagli produttivi e di composizione chimica dell'olio di Jojoba, <em><a href="http://i172.photobucket.com/albums/w27/eregil/tenerogiacomo/2534_19801018_a.jpg" target="_blank">Der kleine Herr Jakob</a> </em> vi rimanda alla <a href="http://www.hort.purdue.edu/newcrop/duke_energy/simmondsia_chinensis.html" target="_blank">monografia di NewCrop</a>.<br />
</span></p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/sssss.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-238" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/sssss.jpg?w=298" alt="" width="298" height="224" /></a><span class="story-body-text-n">Non mi dilungo troppo sugli aneddoti (sapevate che il Mobil One contiene una variante sintetica dell'olio di jojoba?), che sono molti e valgono il tempo speso per leggere almeno le prime pagine del documento, ma sottolineo un elemento che non voglio vada perso: tutto è stato permesso da un approccio completamente <em>open source</em>, da una condivisione totale delle materie, delle conscenze, delle scoperte e non da una gestione proprietaria delle informazioni. La prima autobotte prodotta con finanziamenti statali è stata infatti distribuita gratuitamente a ricercatori pubblici e privati, ad aziende e ad appassionati, garantendo così la valorizzazione di una materia prima altrimenti semi sconosciuta e lo startup di un mercato che non c'era.<br />
</span></p>
<p>Il resto della presentazione è altrettanto stimolante e spazia con entusiasmo dall'alimentare  (<em>Psophocarpus tetragonobolus</em> o fagiolo alato) alle gomme (<em>Parthenium argentatum</em>), a foraggi redditizi su terreni avari di nutrienti (<em>Leucaena</em> spp.) sino ad arrivare alle piante più idonee alla rapida rigenerazione di foreste tropicali, come <em>Acacia mangium</em> e <em>Calliandra calothyrsus</em>.</p>
<p><a href="http://unjobs.org/authors/noel-vietmeyer" target="_blank">Vietmeyer</a> è noto anche per la promozione di una <a href="http://www.powerflour.org/news/20010815.htm" target="_blank">scoperta importante</a> nella lotta alla malnutrizione nei Paesi in Via di Sviluppo: l'utilizzo di semi germogliati per la preparazione di farinacei per l'infanzia denutrita, resi maggiormente digeribili grazie all'azione degli enzimi rilasciati al momento della germinazione.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Uomini veri]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=220</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 10:26:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=220</guid>
<description><![CDATA[Campbell Plowden è un ricercatore americano attivo nella valorizzazione dei cosiddetti NTFP (Non-Ti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pdgr043273.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-229" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pdgr043273.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a><a href="http://www.rainforest-alliance.org/kleinhans.cfm?id=plowden" target="_blank">Campbell Plowden</a> è un ricercatore americano attivo nella valorizzazione dei cosiddetti NTFP (Non-Timber Food Products), ovvero di tutto ciò che è sostenibilmente commerciabile da una foresta, legname escluso. Nello specifico Plowden si occupa di valutare la sostenibilità dello sfruttamento di una risoresa forestale tropicale e di individuare possibili mercati d'uscita per i NTFPs. Un esempio della sua attività di ricerca è disponibile <a href="http://www.conservationandsociety.org/c_s_2-2-4-plowden-new.pdf" target="_blank">qui</a>. La sua specializzazione è nella parte più avventurosa e romantica di questo lavoro, quella che si svolge<em> in situ</em> nell'habitat da valorizzare ed è mestiere in cui occorre essere al tempo stesso un pò botanici, un pò forestali, antropologi, ecologi ma anche McGyver, psicologi, pazzi furiosi e saper gestire esperienze e situazioni assai simili a quelle degli esploratori <em>d'antan</em>. Soprattutto occorre essere decatleti delle culture e dei saperi, se si desidera dare a breve o a lungo termine una concreta ricaduta sul territorio al proprio lavoro.</p>
<p>Alcune settimane fa Plowden ha pubblicato su <a href="http://www.ethnobotanyjournal.org/" target="_blank">Ethnobotany Research and Applications</a> il sincero racconto (<a href="http://128.171.206.29/ojs/index.php/era/article/view/155/133" target="_blank">qui il pdf</a>) della sua esperienza con gli indigeni Tembè, con i quali ha lavorato nella raccolta sostenibile di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Copaiba" target="_blank"><em>copaiba</em></a><a href="http://www.ethnobotanyjournal.org/" target="_blank"></a> (<em>Copaifera</em> spp. )ed <a href="http://www.cifor.cgiar.org/Highlights/andiroba.htm" target="_blank"><em>andiroba</em></a> (<em>Carapa guaianensis</em>) ed in generale nella valorizzazione della biodiversità di un'area dell'Amazzonia brasiliana orientale <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&#38;hl=en&#38;geocode=&#38;q=rio+gurupi&#38;sll=-2.218684,-47.449951&#38;sspn=2.497323,5.141602&#38;ie=UTF8&#38;ll=-2.130856,-46.955566&#38;spn=4.993761,10.283203&#38;z=7" target="_blank">non lontano da Belem</a>.  Il racconto copre tutti quegli aspetti umani che i numeri della ricerca non dicono, ad esempio come le aspettative del ricercatore debbano farsi strada tra le dinamiche sociali di una cultura a lui aliena, come per converso le aspettative della suddetta società siano molto diverse dalla percezione che ne abbiamo da fuori. Plowden ha intrapreso l'esperienza di una <em>full-immersion</em> etnobotanica di alcuni anni, nella quale l'entusiasmo ha dovuto fare i conti con problemi sanitari e logistici (la cui descrizione vale una Lonely Planet per la vita in foresta), con le conseguenze dell'influenza reciproca tra un occidentale ed una popolazione amazzonica. Altro aspetto interessante che emerge è quello della difficoltà di convertire in dato numerico impressioni e leggende, che in popolazioni dalla forte tradizione orale divengono elementi fondanti del sapere. Esemplificativo in proposito quando spiega la difficoltà di estrapolare dati sulla produttività degli alberi della zona partendo dal racconto degli indigeni, che non hanno una reale idea del concetto di quantità ma la deformano nel ricordo, nel mito,  nell'orgoglio campanilistico e pesano la resa delle piante con l'occhio del pescatore del Bar Sport.</p>
<p>Con grande onestà Plowden parla a cuore aperto della difficoltà di tradurre in risultati concreti anche le migliori intenzioni quando il rischio di generare aspettative irrealizzabili non è ben chiarito. La percezione del valore e del lavoro necessario per generare benessere a partire dai NTFP è infatti ampiamente distorta in società che non hanno mai avuto un approccio scientifico alla realtà. Esiste in occidente una falsa visione delle popolazioni amazzoniche, idealizzate come ultime abitanti di una <em>land of green opportunities</em>, un giardino primordiale vergine da peccati che riteniamo esclusivi alla società occidentale: egosimo, avidità, desiderio di guadagno facile, prestigio e ricchezza acquisiti per diritto e non per merito e frutto di un lungo percorso, propensione alla corruzione sono in realtà concetti ben radicati anche nelle foreste. Invidie, gelosie, competizione possono minare anche il migliore dei progetti di valorizzazione della biodiversità se chi interviene non possiede competenze extracurricolari, non si mette in gioco in maniera totalmente aperta e soprattutto se non si prepara il terreno con una campagna informativa aperta e schietta sul lavoro che farà.</p>
<p>Non solo gli aspetti del ricercatore, ma anche quelli dell'uomo in mezzo ad altri uomini vengono quindi toccati in quella che appare più come un'esperienza da mediatore culturale (un ruolo che a noi europei pare dover esistere solo per integrare extracomunitari nelle società occidentali, laddove la mediazione dovrebbe essere biunivoca, valida nei due sensi). E' una lettura che davvero consiglio per chi si occupa o si interessa di foreste tropicali e piante medicinali, per capire anche i limiti di un contesto così affascinante e prioritario come la protezione della biodiversità tropicale.</p>
<p>Ne approfitto anche per segnalare la rivista, nata da pochi anni e pubblicata online in base ai principii degli <a href="http://pkp.sfu.ca/ojs/" target="_blank">Open Access Journals</a>, le riviste scientifiche ad accesso gratuito, non legate a grossi editori, che sostengono una filosofia di accesso alla ricerca basata sulla condivisione totale delle scoperte e delle attività assai simile all'<em>open source</em>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quando il disegno delle piante parla della storia e della cultura dei popoli]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=221</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 21:51:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=221</guid>
<description><![CDATA[In un certo senso le illustrazioni cinesi di Fascination with Nature, di scena alla sala 91 del Brit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mary-laure.blogspot.com/2008/02/british-museum-1-nature-in-chinese-art.html"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-222" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/chinart.jpg?w=300" alt="" width="300" height="279" /></a>In un certo senso le illustrazioni cinesi di <a href="http://www.britishmuseum.org/whats_on/all_current_exhibitions/fascination_with_nature.aspx" target="_blank">Fascination with Nature</a>, di scena alla sala 91 del British Museum, sono la sintesi tra l'estrema precisione tassonomica e la voglia di stupire citate nei<a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/06/amazing-rare-things/" target="_blank"> due</a> post precedenti sulla <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/05/ars-botanica/" target="_blank">Botanical Art</a>. A differenza dell'effetto un pò <em>kitsch</em> delle tavole di Amazing Rare Things, tuttavia, le combinazioni di animali e vegetali su papiri, sete e pergamene cinesi dal 1300 ai giorni nostri<a href="http://expomuseums.blogspot.com/2008/05/fascination-with-nature-british-museum.html" target="_blank"> ed i loro messaggi</a> mantengono una leggerezza ed una grazia senza tempo.</p>
<p>Occupano poco più di una stanza, ma rappresentano in maniera chiara la distanza culturale (niente accezioni positive o negative, solo constatazione di una differenza) tra Oriente ed Occidente in certe epoche storiche: la precisione nel disegno botanico ed il coesistente leggero dinamismo di alcuni artisti cinesi meravigliano al pensiero delle figure rigide del coevo Cimabue e diventeranno uno stilema accettato nella nostra cultura solo tre secoli dopo, circa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Salone del libro (stand fitochimico virtuale)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=217</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 12:08:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=217</guid>
<description><![CDATA[Non l&#8217;ho letto e per ora neppure sfogliato, ma uno degli ultimi libri nel prolifico catalogo d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non l'ho letto e per ora neppure sfogliato, ma uno degli ultimi libri nel prolifico catalogo della <a href="http://www.crcpress.com/default.asp" target="_blank">CRC Press</a> sembra interessante per approfondire alcuni aspetti della nutrizione funzionale e della nutraceutica applicata alla prevenzione di malattie e disfunzioni tipiche dell'invecchiamento (il grande <em>babau</em> della società occidentale). Il testo si chiama <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=61372&#38;isbn=9781420061376&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Phytochemicals - Aging and Health</a>.  Tra i capitoli, uno è dedicato a possibili differenze nella cinetica dei flavonoidi in funzione dell'età, altri all'efficacia di Melograno, Tè verde e luteina nei confronti di problemi cardiovascolari, della pelle e della retina rispettivamente. Ce n'è anche uno sui prodotti vegetali nel trattamento dei sintomi delle allergie.</p>
<p>Sempre per i tipi della CRC sono stati dati recentemente alle stampe due testi sulla nutrigenomica e sulle interazioni tra geni e sostanze vegetali in genere, in pieno filone epigenetico. L'<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epigenetica" target="_blank">epigenetica</a> è una disciplina assai recente, dedita alle modifiche che i geni e la loro espressione possono subire durante la vita di un essere vivente per effetto di vari agenti. E' considerata la <em>next big thing</em> in ambito biomedico. I testi in questo caso sono intitolati <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=4180&#38;isbn=9780849341809&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Phytochemicals - Nutrient-Gene Interactions</a> e <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=DK3047&#38;isbn=9780824726638&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Nutrigenomics</a>. Più recente rispetto a questi è <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=7289&#38;isbn=9780849372896&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Epigenetics in Biology and Medicine</a>, che tuttavia è focalizzato su aspetti generali e più strettamente medici e meno vegetali.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Amazing Rare Things]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=206</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 10:43:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=206</guid>
<description><![CDATA[Quando ieri scrivevo della presenza di arte botanica nei musei, mi spianavo ovviamente il terreno co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/amaz.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-210" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/amaz.jpg?w=242" alt="" width="242" height="300" /></a>Quando ieri scrivevo della presenza di arte botanica nei musei, mi spianavo ovviamente il terreno con una sfacciataggine ai limiti del vergognoso. <a href="http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/art-and-architecture/features/amazing-rare-things-attenborough-on-the-original-naturalists-795651.html" target="_blank"></a></p>
<p><a href="http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/art-and-architecture/features/amazing-rare-things-attenborough-on-the-original-naturalists-795651.html" target="_blank">Amazing Rare Things</a> è il titolo di una mostra della <a href="http://www.royalcollection.org.uk/" target="_blank">Royal Collection</a>, il museo di Sua Maestà, curata dall'immarcescibile Sir David Attenborough. Si tratta di una visita guidata tra i memorabilia regali in tema naturalistico e tra le molte illustrazioni si ritrovano anche diversi disegni di piante, fiori e frutti esotici e/o utili per mano di Cassiano dal Pozzo,  Alexander Marshal,  Maria Sibylla Merian, oltre a tavole non solo vegetali di Leonardo da Vinci. Più che sulla precisione tassonomica, il materiale esposto punta sul <em>sense of wonder</em> dell'esotico e sull'eclettismo: siamo pur sempre a corte e la filologia dell'approccio scientifico cede il passo all'intento di usare la Natura come strumento di stupore e meraviglia. <a href="http://www.fantascienza.com/delos/delos52/storia.html" target="_blank">Amazing stories</a> era del resto il nome di una delle più popolari collane di racconti di fantascienza pulp degli anni '50, in cui la scienza e la tecnica venivano più o meno fantasiosamente piegate a soddisfare i medesimi obiettivi, per cui la scelta del titolo della mostra già ne spiega l'essenza.</p>
<p>In termini comunicativi la Amazing Rare Thing poi ha un ulteriore pregio: un <a href="http://www.royalcollection.org.uk/microsites/amazingrarethings/" target="_blank">eccellente sito</a> completo di immagini navigabili e didascalie che  permette una vera e propria visita virtuale.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ars botanica]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=207</link>
<pubDate>Mon, 05 May 2008 10:42:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=207</guid>
<description><![CDATA[Verrebbe da chiedersi per quale motivo esiste una branca della botanica dedita al disegno calligrafi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/digi.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-208" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/digi.jpg?w=177" alt="" width="177" height="300" /></a>Verrebbe da chiedersi per quale motivo esiste una branca della botanica dedita al disegno calligrafico delle piante, nell'era dell'immagine digitale ad alta risoluzione. Non solo esiste, ma è viva e lotta con noi. Innanzitutto perchè, pur con le debite eccezioni, il senso del bello ed il gusto estetico sono elementi che ci caratterizzano come esseri umani (e questo è un lunedì da bicchiere mezzo pieno). E l'invenzione dei piatti pronti non ha definitivamente scalzato il piacere di una pietanza preparata ad arte, per soddisfare i sensi e non solo riempire la pancia, per dirne una. Meno prosaicamente, perchè un disegno dettagliato permette di descrivere in maniera perfetta le decine di dettagli indispensabili al riconoscimento corretto delle millanta specie vegetali esistenti, per la gioia dei tassonomi. Il disegno tassonomico-artistico viene realizzato riportando in scala reale uno specimen d'erbario in colori naturali, avendo cura di rendere evidente ogni particolare significativo, dalla nervatura delle foglie alla forma delle brattee, dalla morfologia fiorale al colore dei frutti, attraverso una realizzazione semi-artificiale ad alto tasso di verosimiglianza.  Di conseguenza esso permette di illustrare in una sola tavola elementi cronologicamente distanti lungo il ciclo ontogenetico della pianta, come ad esempio il fiore ed il frutto e di eliminare inevitabili imperfezioni del campione reale come lesioni da urto, danni da insetti, eccetera. Il risultato complessivo non solo è esteticamente affascinante, ma spesso estremamente utile e didattico.</p>
<p>Insigni esempi di quest'arte sono disponibili in rete, come i famosi erbari illustrati di <a href="http://www.illustratedgarden.org/mobot/rarebooks/title.asp?relation=QK99A1K6318831914B1" target="_blank">Franz Eugen Köhler</a> e <a href="http://www.biologie.uni-hamburg.de/b-online/thome/Alphabetical_list.html" target="_blank">Otto Wilhelm Thomé</a>, da cui ho pescato un paio di tavole per decorare questo post. Si tratta probabilmente delle due pubblicazioni più famose al mondo in tema di <em>ars botanica, </em>sebbene le risorse siano enormemente maggiori e molto più dinamiche ed attuali di quanto si possa pensare, come dimostrato dalla ricchezza di un sito come <a href="http://www.botanicalartists.com/" target="_blank">BotanicalArtists.com</a> e dall'esistenza della <a href="http://www.soc-botanical-artists.org/index.php" target="_blank">Society for Botanical Arts</a> <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/amamelide.jpg"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-209" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/amamelide.jpg?w=223" alt="" width="223" height="300" /></a>in Europa e dell'American <a href="http://amsocbotartists.org/" target="_blank">Society of Botanical Artists</a> oltreoceano. Lo conferma infine l'esistenza di un vivace (e danaroso) collezionismo e la crescente attenzione che viene riservata anche a livello museale, dove l'eccellenza del settore trova la visibilità che merita.</p>
<p>Ad esempio, in quella meraviglia per la mente e per lo spirito che sono i <a href="http://www.kew.org/" target="_blank">Kew Gardens</a> (perchè andare a Londra a vedere quel falso storico del Tower Bridge? Perchè perdere tempo in quell'obbriobrio che è Oxford Street? Perchè?) poche settimane fa è stata <a href="http://www.countrylife.co.uk/culture/article/200555/New+Kew+art+gallery.html" target="_blank">inaugurata la Shirley Sherwood Gallery</a>, esposizione permanente che ospiterà a turno, presso la <a href="http://www.kew.org/places/kew/mariannenorth.html" target="_blank">Marianne North Gallery</a>, le centinaia di migliaia di illustrazioni antiche e moderne possedute dai reali giardini. <a href="http://www.motherbridge.org/Media/DisplayText.asp?ID=351" target="_blank">Shirley Sherwood</a>, per la cronaca moglie del creatore dell'Orient Express, è una delle più note e competenti collezioniste di illustrazioni botaniche al mondo ed ha donato la sua collezione di opere contemporanee alla neonata struttura espositiva, rendendo ancora più colossale la quantità e la qualità del materiale a disposizione.  Presso Kew Gardens è inoltre tuttora attivo un centro di botanical art e con costanza vengono editi libri sul tema, abbracciando sia i disegnatori del passato che quelli contemporanei, segno che la disciplina non si limita a scavare nel passato ma continua a costuirsi una strada davanti.</p>
<p>Per gli altri avvistamenti londinesi in tema di botanical art e per i vari libri portati a casa, ripassare tra qualche giorno.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il motore a biodiversità infinita]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=174</link>
<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 09:01:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=174</guid>
<description><![CDATA[Dalle nostre parti sono i &#8220;frutti dimenticati&#8221; o le varietà fortemente regionali come l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle nostre parti sono i "<a href="http://www.fruttidimenticati.org/frutti/frutti_ind.htm" target="_blank">frutti dimenticati</a>" o le varietà fortemente regionali come la <a href="http://www.maisazi.com/2006/11/la_mela_annurca.php" target="_blank">mela annurca</a> o la <a href="http://www.peracocomerina.it/" target="_blank">pera cocomerina</a> o ancora sono le infinite cultivar e variazioni clonali di una stessa specie (olivo e vite, ad esempio, ma anche cavolo, insalata e pomodoro per non parlare degli innumerevoli cultivar ed ibridi di Lavanda messi a punto dall'industria profumiera). Tutte assieme rappresentano il combustibile del motore a biodiversità infinita, quello messo in moto dall'uomo nella sua relazione con le piante che lui stesso ha "addomesticato" per i più svariati impieghi. Le piante che si sono messe in società con noi bipedi hanno tratto spesso un vantaggio evolutivo da questa loro scelta, come si diceva <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/03/19/mettiti-nei-panni-dellavena/" target="_blank">in un post passato</a>. Difficile ad esempio non pensare che tra le circa 1200 varietà di <em>Olea europea </em>(solo in Italia sono note 600 varietà di Olivo) non ve ne siano alcune che l'uomo ha privilegiato per la loro capacità di resistere alle gelate o a certi parassiti, accelerando di fatto un percorso di selezione naturale altrimenti molto più lungo ed incerto per la specie vegetale.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/apWCqcury90'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/apWCqcury90&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Tutta questa variabilità costituisce anche una valvola di sicurezza nient'affatto secondaria in varie parti del mondo, dove proprio la diversificazione delle cultivar utilizzate garantisce (come una diversificazione dell'investimento di Borsa) maggiori chances di buon raccolto anche nel caso di eventi critici come alluvione e siccità. Un esempio visivo in questo video, pescato sull'imprescindibile blog della biodiversità agraria (<a href="http://agro.biodiver.se/" target="_blank">http://agro.biodiver.se/</a>) che illustra senza parole la diversa risposta alle inondazioni da parte di due accessioni differenti di riso (il riso sta bene nell'acqua come insegna l'inconografia delle mondine, ma va in tilt quando viene completamente sommerso). Il clip rientra nel concorso, lanciato da Agro.Biodiver.se per eleggere il<a href="http://agro.biodiver.se/2008/03/clash-of-titans-you-pick-the-winner/" target="_blank"> migliore video</a> in tema di biodiversità agronomica (in palio un iPod).</p>
<p>Venendo a noi, cultivar, varietà e cloni formano un serbatoio al quale l'uomo può attingere per ottenere prodotti che meglio si adattano alle sempre più numerose nicchie dei mercati alimentari, cosmetici, erboristici. Così come non tutte le mele hanno lo stesso profumo e lo stesso colore, non tutte le piante usate per ottenere integratori alimentari o sfruttate per le loro proprietà salutistiche presentano uguale abbondanza di principi attivi. L'esempio più lampante di questo fatto ci viene <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/biodiv.jpg"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-193" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/biodiv.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>dalla vite e dalla biochimica dell'uva: il contenuto in resveratrolo, tannini, antocianine, flavonoidi <a href="http://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/vinosalute/resveratrolo_corpo.htm#antiossidantecancro" target="_blank">varia da vitigno a vitigno</a> e forse anche da clone a clone e con essi le proprità salutistiche correlate. Altrettanto frequente la variabilità dei costituenti degli oli essenziali di molte Labiatae, come ad esempio Lavanda e Timo: solo di quest'ultimo sono note sei differenti profumazioni (o più correttamente chemotipi): a timolo, a carvacrolo (fenoli, più comuni), a linalolo, a geraniolo, a terpineolo ed a thujanolo (alcoli), con relative differenze in aroma ed in azione antimicrobica.</p>
<p>In questo contesto, tuttavia, si inserisce il dramma di una biodiversità, quella agricola, quasi dimenticata e raramente sostenuta e promossa a dovere. La costante standardizzazione delle coltivazioni, la globalizzazione dei consumi massificati e la scarsa o nulla attenzione istituzionale nei confronti delle varietà agricole ha portato negli ultimi decenni ad un'erosione colossale del numero di varietà note e disponibili per molte specie addomesticate. Un esempio, sempre pescato su <a href="http://agro.biodiver.se/" target="_blank">agro.biodiver.se</a>:delle oltre 7000 varietà di mela note in Nordamerica nell'800 ne restano attualmente solo circa 300.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dopare la biodiversità]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=165</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 22:32:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=165</guid>
<description><![CDATA[Pascolando per alpeggi non sempre convenzionali capita di imbattersi in foraggi diversi dal solito m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pascolando per alpeggi non sempre convenzionali capita di imbattersi in foraggi diversi dal solito ma ugualmente sostanziosi: anche per la mente vale la regola dell'alimentazione variata. Questa volta è il turno di un libro uscito negli scorsi mesi per la Kluwer ed intitolato <a href="http://www.kluwerlaw.com/KLI/Catalogue/titleinfo.htm?ProdID=9041125485" target="_blank">Geographical Indications For Food Products </a>a firma <span class="copysmall"><span class="copymedium"><a href="http://www.law.howard.edu/416" target="_blank">Marsha A. Echols</a>, giurista.<br />
</span></span></p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/dop.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-184" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/dop.jpg" alt="" width="197" height="198" /></a>Il tema non è lontano da quelli spesso toccati su questi schermi: limiti e potenzialità, ostacoli e propellenti per la creazione di forme di sviluppo sostenibile a partire da saperi tradizionali legati alle piante. Nello specifico il saggio della Echols è dedicato alle forme legali e commerciali di definizione della tipicità che vanno sotto il nome di <a href="http://www.ipr-helpdesk.org/controlador/resources/showDocument?idFicha=0000006292&#38;formato=pdf_xml&#38;nomFichero=ES_Geographical_Indications&#38;idFichero=02&#38;len=it" target="_blank">Indicazioni Geografiche</a> (DOC, IGP, DOP, IGT per intenderci) e che possono giocare un ruolo fondamentale per la promozione e per la difesa commerciale di prodotti di nicchia, non solo alimentari ma anche nella produzione di materie prime destinate alla cosmesi, all'erboristeria.</p>
<p>Sinora applicate quasi solo in occidente ed in mercati di un certo tipo, questi sistemi di protezione della proprietà intellettuale possono trovare felice applicazione anche in altri contesti, inclusi molti ingredienti e prodotti erboristici in senso lato. Si tratta di un aspetto in genere trascurato da chi opera nel settore dei nuovi ingredienti e dei nuovi prodotti, ma a mio avviso fondamentale se l'intervento (commerciale o di sviluppo) intende dare risposte a lungo termine nella crescita dell'economia dei PVS, nella protezione ambientale sostenibile ed anche nelle garanzie di qualità per il consumatore finale. Radicare un prodotto al suo territorio e collegare anche mediaticamente prodotto e geogravia è un valore aggiunto indispensabile per il binomio produzione-ambiente, che si parli di Langhe o Chiantishire, di alta Amazzonia peruviana o Pantanal.</p>
<p>Il concetto può essere illustrato con un esempio semplice legato ad <em>Argania spinosa</em>: se voglio garantire la difesa del sapere tradizionale delle donne marocchine che producono <a href="http://www.lifegate.it/alimentazione/articolo.php?id_articolo=1578" target="_blank">olio di Argan</a> ed assicurare una continuità commerciale devo legare il nome dell'Argan a quella zona geografica ed a quel tipo di produzione artigianale, proteggendo il mio prodotto di successo da produzioni lontane, diverse, magari non sostenibili o nate solo sulla scia di un boom commerciale lontano da istanze etiche. Analoghi esempi si potrebbero fare per il Patchouli indonesiano, per la Cannella dello Sri Lanka, eccetera. La logica è la stessa seguita dal mondo alimentare di qualità in tutta Europa e se applicato rappresenterebbe un bell'esempio di auspicabile sincretismo tra aspetti profit (industrie alimentari, cosmetiche, erboristiche, di materie prime vegetali) e non-profit (ONG, centri di ricerca, enti di cooperazione e sviluppo, istituzioni). E darebbe al consumatore maggiori garanzie sulla qualità delle materie prime.</p>
<p>------------------------------</p>
<p>Geographical Indications For Food Products</p>
<p>Product Description<br />
Geographical indications (GIs) for food and other names that connote a characteristic or process together with origin fit in with notions of quality, tradition, and support for local producers that are important for the producers, for an increasing number of consumers, and for local development. Although there are many costs and administrative commitments associated with the use of these names, they can fill a growing consumer demand and a community need, and many localities and nations are turning toward them. However, in attempting to prevent the use of culture for protectionist purposes, the World Trade Organization (WTO) treats geographical indications, like trademarks, as private rights. This affirmation which runs counter to the traditional view that a GI is a communal right lies at the root of a legal stand-off at the WTO between two groups of countries.</p>
<p>Focusing primarily on the Reports of the Panels in the WTO disputes brought by Australia and the United States against the European Communities, this important book explores the meaning of the TRIPS Article 22 and Article 24 commitments, especially as they concern the definition of the term geographical indication and national and most favored nation treatment. The author clarifies the relationship between niche-market geographical indications and the more prevalent (and commercially valuable) trademarks. With no sacrifice of depth, she covers a wide range of issues such as the following:<br />
Estimates of the value added by origin and tradition;<br />
Procedures followed by the European Communities;<br />
Minimum standards of protection under TRIPS;<br />
The significance of the Agreement on Technical Barriers to Trade;<br />
Administrative and procedural rules at WTO and national levels;<br />
The Codex Alimentarius and WTO Agreements;<br />
The role of the TRIPS Council;<br />
Proposals for the Doha Development Agenda.</p>
<p>As a detailed analysis and interpretation of the Article 22 definition as it exists within the context of an agreement on private property and the WTO market access goals, this book is of crucial importance to an adequate understanding of the trade rules that apply to the recognition, protection and enforcement of geographical indications and competing names. It is sure to be of great value to anyone concerned with this specialized field, whether practitioners, jurists, officials, policymakers, or academics.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Evoluzione eccitante]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=143</link>
<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 10:22:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=143</guid>
<description><![CDATA[Il mio professore di scienze del liceo era un tipo da didattica estrema: inculcare un minimo sindaca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio professore di scienze del liceo era un tipo da didattica estrema: inculcare un minimo sindacale di chimica e biologia in studenti svogliati ed oppressi da greco e latino, in due sole ore settimanali. Uno dei suoi stratagemmi più riusciti fu quello degli "esempi di evoluzione", chiosa finale di ogni interrogazione in cui lo studente era tenuto a presentare e motivare in termini evolutivi un caso di adattamento vincente posto in atto da una qualunque specie vivente. Questo piccolo <i>Certamen Darwinianum</i>, oltre a dare la stura ad un florido commercio sotterraneo di esempi da presentare, ha permesso di portare alla luce gli stratagemmi del <a href="http://www.vettorpisani.net/natura/cannoniv.html" target="_blank">cocomero asinino</a> nella dispersione dei semi, il rapporto tra <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peppered_moth_evolution" target="_blank"><i>Biston betularia</i></a> e la fuliggine della Rivoluzione Industriale, gli adattamenti evolutivi delle Cactacee ai climi torridi, di spiegare perchè la corteccia fresca delle <a href="http://www.dfem.unipd.it/Farmacognosia/CascaraSagrada.html" target="_blank">Rhamnaceae</a> è emetica via discorrendo. E soprattutto ha ottenuto il suo sporco effetto: inculcare in noi testoni i principi base dell'evoluzione.</p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/tuka.jpg" title="tuka.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/tuka.thumbnail.jpg" alt="tuka.jpg" align="left" /></a>All'epoca Internet era ancora una chimera (Tim Berners-Lee avrebbe definito il protocollo HTTP qualche anno dopo) ed il recupero di possibili esempi da sottoporre al vaglio critico del professore era totalmente affidato alla consultazione di testi di etologia, botanica e biologia reperiti nei modi più strani. Oltre che alla creatività ed alla capacità d'osservazione individuale, naturalmente. Per questi motivi non trovai (anche perchè non era disponibile in questa forma dettagliata e precisa - <a href="http://mybloop.com/go/DVKTgM" target="_blank">scarica il pdf</a>) nulla sull'educazione evolutiva del Tucano da parte del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paullinia_cupana" target="_blank">Guaranà</a> attraverso la precisa compartimentazione di alcuni metaboliti secondari colorati, nutritivi o bioattivi. Che il seme di guaranà contenga grandi quantità di caffeina è rinomato, lo sanno anche gli eterni stanchi e gli adepti di <i>afterhours</i> e notti brave, ma la sua localizzazione specifica nel seme e non in altre parti del frutto ha avuto una spiegazione precisa solo nel 1995.</p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/guarana.jpg" title="guarana.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/guarana.jpg" alt="guarana.jpg" align="right" /></a>Il frutto di <i>Paullinia cupana</i> (ed in realtà di tutto il genere Paullinia) è infatti l'epitome dell'ingegno evolutivo, funzionale come un coltellino svizzero ed inventivo come uno dei gingilli che Q passava a 007 prima delle missioni più difficili. Botanicamente è una capsula contenente un solo seme avvolto in un <a href="http://www.assms.it/glossariobot.htm" target="_blank">arillo</a>. Struttura, cromatismi e contenuto in metaboliti secondari rispondono a precise esigenze di dispersione del seme, grazie all'aiuto inconsapevole ma ricompensato di uccelli amazzonici frugivori tra cui i tucani. I volatili sono infatti attratti visivamente dalla combinazione cromatica del rosso della capsula, del bianco della lanuggine interna e dal nero del seme, che formano il caratteristico "occhio" a loro ben visibile e riconoscibile nel verde delle fronde, per cui calano sulla liana e ne mangiano i frutti con voluttà. In realtà non mangiano tutto il frutto, ma si cibano preferenzialmente dell'arillo bianco e sputano, spesso lontano dalla pianta in cui hanno banchettato, i semi. Questo avviene perchè l'arillo fibroso è ricco di zuccheri e totalmente privo di caffeina, mentre il seme contiene una quantità di caffeina tale da stordire (ma non uccidere: l'individuo educato è evolutivamente più utile al Guaranà di quello morto) i tucani, che imparano rapidamente a non spezzare il seme durante il pasto ed a rigurgitarlo appena inizia la digestione, diverse decine di minuti dopo averlo ingerito. Questo è possibile perchè la parte esterna del seme è abbastanza resistente ai succhi gastrici del tucano da non rilasciare caffeina se non dopo circa un'ora, tempo sufficiente invece alla degradazione di glucosio e fruttosio presenti nell'arillo.</p>
<p>Il risultato di un metabolismo che accumula principi attivi selettivamente nei diversi tessuti della pianta e del concordato biochimico tra guaranà e tucani garantisce la dispersione del seme nella foresta, lontano dalla pianta madre, ed offre un bel pò di calorie all'educato frugivoro in cambio del suo lavoro di vettore. Un vero meccanismo biochimico ad orologeria, sviluppatosi grazie al reciproco vantaggio che gli individui dotati della capacità di biosintesi selettiva da un lato e dell'abilità nell'apprendere a nutrirsi dall'altro hanno acquisito nel tempo rispetto ai propri simili meno evoluti. Il tutto, peraltro, spiega in maniera esemplare uno dei motivi per cui non tutte le parti di una pianta medicinale hanno lo stesso contenuto in principi attivi.</p>
<p>Io dico che con un esempio così un bell'otto non me lo avrebbe tolto nessuno.</p>
<p>----------------------------------------------</p>
<p>Guaraná (Paullinia cupana) rewards seed dispersers without intoxicating them by caffeine<br />
Thomas W. Baumann, Brigitte H. Schulthess and Karin Hänni<br />
Phytochemistry 1995 39: 1063-1070<br />
(<a href="http://mybloop.com/go/DVKTgM" target="_blank">Scarica il pdf</a>)</p>
<p>The fruit of the Amazonian guaraná liana (Paullinia cupana) looks like a human eye, and undoubtedly shows the 'bird dispersal syndrome'. The seeds were reported to be ingested by large birds such as toucans and guans. We determined the purine alkaloid content of the various fruit and seed parts. The two aspects of defence and dispersal are reflected in the differential seed alkaloid distribution: the seed kernel (embryo with bulky cotyledons) and the seed coat (testa) accumulate much caffeine, i.e. 4.28 and 1.64%, respectively, whereas the 'white of the eye', the aril, is virtually alkaloid-free, but contains glucose, fructose and sucrose up to almost 70% of aril dry weight. Furthermore, the aril is strongly hygroscopic and it is suggested that it extends germination power by preventing seed desiccation. Experiments simulating pH and temperature conditions in the avian stomachs showed rapid desintegration of the aril and no caffeine release by the intact seed at pH 4.5 (crop) during the first 30 min of 'digestion'. Only a tiny fraction (between 0.025 and 0.07%) of total seed caffeine left the intact seed after 60 min at pH 4.5 or during the incubation at pH 2.3 (gizzard), indicating the presence of a very powerful diffusion barrier in the seed coat which at least theoretically should prevent intoxication of the dispersing bird even after an assumed foraging bout of 50 seeds. The cracked seed, however, releases a considerable fraction of its caffeine, considered harmful to destructive birds, if a few seeds were processed in this way. Absence of caffeine in the aril could well be the result of a 'secondary' degradation during maturation, analogous to hypoglycin A in the aril of the closely related sapindaceous Blighia sapida.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mettiti nei panni dell'avena]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=134</link>
<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 21:39:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=134</guid>
<description><![CDATA[Nel gioco di ruolo dell&#8217;evoluzione, chi è manipolato e chi è manipolatore? E&#8217; l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nel gioco di ruolo dell'evoluzione, chi è manipolato e chi è manipolatore? E' l'uomo a manipolare il grano selezionando le varietà più resistenti al gelo o ai parassiti o è il grano che sfruttando le preferenze alimentari dell'uomo riesce ad avere un vantaggio evolutivo su altre specie simili ma meno nutrienti? Siamo sicuri che oli essenziali, carotenoidi ed antocianine non siano un subdolo strumento di persuasione grazie al quale lavande, pomodori e mirtilli controllano e manipolano le nostre esistenze? L'invenzione del rasaerba elettrico è frutto del puro genio umano o è uno <a href="http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_981538292/Coevoluzione.html" target="_blank">sviluppo coevolutivo</a> della relazione tra uomo e piante erbacee in lotta darwiniana contro quelle arboree? Forse, ammettiamolo, siamo strumenti in mano a soia e mais ed alla loro insaziabile aspirazione al dominio del pianeta, è solo la nostra prospettiva antropocentrica e cartesiana a non farcene rendere conto.</p>
<p>La prospettiva dell'evoluzione vista con gli ipotetici occhi di un vegetale può rivelare notevoli ribaltamenti nella visione della Natura e della competizione tra specie viventi. E come in ogni giallo che si rispetti, mentre Hitchcock recide dei tulipani in una scena fugace, si scopre che colpevoli ed innocenti non esistono e che  lo sceneggiatore ha preso per il naso noi spettatori creduloni, sempre pronti a battezzare come buona la prima interpretazione dei fatti, quella centrata su quanto crediamo di sapere. Se leggere un libro intero sull'argomento è lungo, un assaggio <i>fast-thought</i> lo si può avere guardando ed ascoltando 15 minuti della <a href="http://www.ted.com/talks/view/id/214" target="_blank">videoconferenza online</a> di <a href="http://www.ted.com/index.php/speakers/view/id/190" target="_blank">Michael Pollan</a>, disponibile su quella miniera di divulgazione scientifica di gran classe che è <a href="http://www.ted.com/index.php/" target="_blank">TED</a>. Assolutamente brillante nel porre (e rispondere) con disarmante semplicità le domande di cui sopra. E nel proiettarle su tempi più grandi, come la coltivazione biologica e la denutrizione nel mondo.</p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/pollan.jpg" title="pollan.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/pollan.jpg" alt="pollan.jpg" align="right" /></a>TED (<a href="http://www.ted.com/index.php/pages/view/id/5" target="_blank">Technology, Entertainment and Design</a>) raccoglie e mette online una serie di conferenze ad invito tenute da personaggi di spicco (per l'angolo del <i>name-dropping,</i> premi Nobel come Murray Gell-Mann, grandi divulgatori come E.O. Wilson, personaggi controversi come Craig Venter, scrittori vicini ai temi della scienza e della modernità come Dave Eggers, ricercatori d'avanguardia come Deborah Gordon, esponenti artistici come Frank Gehry  o pensatori del contemporaneo e di ipotetici futuri come Negroponte,  Dyson e decine di altri). Insomma, gente che ha qualcosa da dire sul mondo e sul futuro nella scienza, nell'arte e nella cultura. E che vale la pena ascoltare, chè c'è sempre da imparare.</p>
<p>Se, come nel mio caso, l'assaggio sortirà l'effetto di un aperitivo eupeptico per la vostra fame di conoscenza, andrete anche a recuperare qualche libro di Pollan (consiglio <a href="http://www.recensionidilibri.it/8842810975" target="_blank">La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante</a>, edito in Italia da <a href="http://www.saggiatore.it/home_saggiatore.php?" target="_blank">Il Saggiatore</a>)  e ad esplorarne avidamente <a href="http://www.michaelpollan.com/" target="_blank">la homepage</a>.</p>
<p>------------------------------------</p>
<p>La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante<br />
Michael Pollan<br />
Il Saggiatore 2005.<br />
ISBN: 8842810975 / 88-428-1097-5<br />
17,50 euro - 288 pagine</p>
<p>Quarta di copertina.<br />
Un agricoltore dell'Idaho coltiva le Russet Burbank perché i clienti di ogni McDonald's del mondo possano deliziarsi mangiando lunghe, croccanti e dorate patatine fritte. Un giardiniere interra bulbi di tulipano per poter ammirare il colore dei petali che spunteranno a primavera. Sono solo due fra i possibili esempi di come gli uomini agiscano sulla natura per piegarla ai propri scopi. Ma proviamo a ribaltare la prospettiva. E se fossero le piante, alcune piante, ad aver modificato il nostro pianeta per diffondersi a spese di altre? Per farlo si sarebbero procurate alleati inconsapevoli: gli esseri umani. Anche se alcune specie, come le querce, preferiscono gli scoiattoli, ed evidentemente non desiderano avere nulla a che fare con gli uomini, siamo ottimi partner coevolutivi: facendo leva su di noi, riescono a espandere il proprio dominio persino le piante ornamentali. In altre parole, contrariamente a ciò che si impara a scuola, sono i fiori a scegliersi le api. Partendo da questa tesi provocatoria, Michael Pollan dimostra che quella tra piante e animali, compreso l'uomo, è una relazione alla quale entrambi i soggetti partecipano attivamente, con pari dignità e possibilità di scelta, e ci guida alla scoperta di quattro comuni piante domestiche che abbiamo plasmato nel corso dei secoli e che, a loro volta, hanno plasmato noi, i nostri gusti, le nostre idee. Ognuna ha sviluppato la propria strategia di sopravvivenza gratificando i desideri umani: il melo ha usato la dolcezza dei suoi frutti, il tulipano ha messo in campo la bellezza, la cannabis il potere psicotropo delle sue foglie e infiorescenze, la patata geneticamente modificata l'illusione del controllo sulla natura. "La botanica del desiderio" ripercorre la storia politica, sociale, economica e naturale del nostro pianeta dal punto di vista di ciascuna di queste piante; fa rivivere i tulipani che fecero impazzire l'Europa nel XVII secolo, le patate attaccate dalla dorifora in Irlanda, le mele che sbarcarono in America e si diffusero lungo la Frontiera grazie a Johnny Semedimela, le piante psicotrope tanto utili alle streghe medievali. In un appassionante racconto attraverso lo spazio e il tempo, Pollan rievoca la nascita dell'agricoltura - straordinario espediente attraverso cui nel Neolitico le piante vinsero la loro battaglia con le foreste - fino agli interrogativi odierni sulla guerra alla droga e sugli OGM.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Viva Zotero!]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=97</link>
<pubDate>Tue, 04 Mar 2008 23:10:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=97</guid>
<description><![CDATA[Ho visto che se ne parla da qualche mese, ma credo meriti comunque una segnalazione. Zotero è un pl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/zotero.gif" title="zotero.gif"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/zotero.gif" alt="zotero.gif" align="right" /></a>Ho visto che se ne parla da qualche mese, ma credo meriti comunque una segnalazione. <a href="http://www.zotero.org" target="_blank">Zotero</a> è un plug-in di Firefox messo a punto dalla George Mason University, in grado di semplificare notevolmente la vita a chi gestisce e consulta un gran numero di riferimenti bibliografici (anche fitoterapici ed erborisiti ovviamente). Tra le<i> features </i>più interessanti ed utili: il riconoscimento e la captazione automatica in una pagina web di citazioni bibliografiche (siano esse libri, articoli di riviste o giornali, paragrafi di pubblicazioni), la loro importazione completa in un semplice clic (incluse keywords), la possibilità di gestire e ricercare per parole chiave o tag, di associare alla citazione il rispettivo pdf ed infine di esportare intere librerie selezionate nei più comuni formati bibliografici come BibTex, Refer/bibIX e soprattutto potendo scegliere tra diverse formattazioni standard (National Library of medicine, IEEE, Chicago Manual of Style, eccetera). Tramite lo <a href="http://www.zotero.org/styles/" target="_blank">Style Repository</a> di Zotero è anche possibile aggiungere altri formati bibliografici (quello dell'American Chemical Society e di varie riviste ad esempio). Fodamentale anche i <a href="http://www.zotero.org/documentation/microsoft_word_integration" target="_blank">plugin</a> di Zotero che consentono l'esportazione diretta delle librairies in un documento Word o <a href="http://www.zotero.org/documentation/openoffice_integration" target="_blank">OpenOffice</a>.</p>
<p>Esistono <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_reference_management_software" target="_blank">diversi strumenti</a> che fanno cose simili in termini di <i>reference management</i>, come <a href="http://www.endnote.com/" target="_blank">Endnote</a>, <a href="http://www.filemaker.it/" target="_blank">Filemaker</a>, <a href="http://jabref.sourceforge.net/" target="_blank">Jabref</a>, <a href="http://bibus-biblio.sourceforge.net/wiki/index.php/Installation" target="_blank">Bibus</a> e volendo anche iTunes (l'idea in sè sarebbe geniale, solo è <a href="http://sciencesampler.blogspot.com/2007/04/organizing-pdf-papers-in-your-computer.html" target="_blank">un pò macchinosa</a>) può essere impiegato all scopo, ma Zotero è gratuito, disponibile in italiano ed open source, estremamente più semplice da usare ed automaticamente interfacciato ad un browser, in maniera tale da poter operare acquisizione e <i>data mining</i> sia online che offline. Tra gli sviluppi futuri la possibilità di condividere con altri utenti tutta o parte della bibliografia raccolta, secondo lo schema classico del <i>social bookmarking</i> tipica del web 2.0 ed utilizzata ad esempio da <a href="http://del.icio.us/" target="_blank">del.icio.us</a>.</p>
<p>Per saperne di piu: <a href="http://pierovereni.blogspot.com/2007/07/zotero.html" target="_blank">Piero Vereni</a>;  <a href="http://dalloliogm.wordpress.com/2007/04/14/zotero-finalmente-unestensione-per-mantenere-una-bibliografia-con-firefox/" target="_blank">Bioinfo Blog</a>; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zotero" target="_blank">Wikipedia</a>; <a href="http://www.oneweb20.it/15/02/2008/zotero-un-assistente-alle-nostre-ricerche-sul-web/" target="_blank">Oneweb 2.0</a>; <a href="http://www.dancohen.org/category/zotero/" target="_blank">Dan Cohen</a>; uno dei <a href="http://web.library.emory.edu/r_guides/how_guides/zotero.html" target="_blank">vari tutorial</a> ed ovviamente il <a href="http://www.zotero.org/blog/" target="_blank">blog ufficiale di Zotero</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Apocalittici ed integrati ]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/14/apocalittici-ed-integrati/</link>
<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 21:03:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/14/apocalittici-ed-integrati/</guid>
<description><![CDATA[Le ormai quarantennali riflessioni di Eco sullo yin/yang della letteratura di massa si estendono all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/apocalinte.gif" title="apocalinte.gif"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/apocalinte.gif" alt="apocalinte.gif" align="right" /></a>Le ormai quarantennali <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apocalittici_e_integrati" target="_blank">riflessioni di Eco</a> sullo yin/yang della letteratura di massa si estendono all'informazione sul benessere ed alla pratiche salutistiche, nelle quali risulta imprescindibile una costante relazione tra chi crea e diffonde e chi riceve ed utilizza. Evitando sia l'eccesso di entusiasmo passivo dell'<i>integrato</i> (col suo credo fideizzato in maniera dogmatica su un "naturale" duro e puro in antitesi al sapere ed al conoscere) sia il rifiuto aprioristico dell'<i>apocalittico</i> (fideizzato a sua volta su un materialismo scientifico molto più tradizionalista di quanto si possa credere) .</p>
<p>Sul numero 100 di Quaderni Radicali è apparso <a href="http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=2469&#38;Itemid=57" title="Un tea nel deserto" target="_blank">un saggio</a> a firma Raffaele Cascone circa lo scenario italiano nel settore delle MNC e delle loro relazioni con l'<i>apocalittico</i> (nel senso dato da Eco) panorama delle medicine allopatiche e dei loro rappresentanti. Si tratta di un'opinione, ne seguiranno altre. Anche distanti. Forse opinabile in alcuni passaggi dal tono incattivito (nella divisione un poco manichea tra bene a male o quando si parla delle logiche di incorporazione delle pratiche non convenzionali da parte del mondo medico allopatico, in cui si avverte un certo bias dello scrivente, che non soppesa altrettanto l'analogo utilizzo <i>pro domo propria</i> dell'immaginario tecnoscientifico da parte di molte discipline non convenzionali), ma ricco di spunti.</p>
<p>Alcuni passaggi tuttavia sono più che condivisibili e vertono sulla necessità di un approccio combinato e non monodimensionale al tema della salute e sulla sclerotizzazione corporativistica, che genera piramidi e non reti paritarie in dialogo reciproco.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Openminded?]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/14/openminded/</link>
<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 11:28:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/14/openminded/</guid>
<description><![CDATA[Lo studio della salute e del suo mantenimento non procede come un&#8217;autostrada o una ferrovia. R]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lo studio della salute e del suo mantenimento non procede come un'autostrada o una ferrovia. Ricorda molto più da vicino una rete di stradine di campagna, di quelle che corrono tortuose sugli argini e si intersecano disorientando viaggiatori sprovvisti di cartine o navigatori. Scegliere la via giusta è il risultato della corretta combinazione di scelte: un bivio mancato, una decisione sbagliata, un consiglio mal dato possono far smarrire la rotta. L'approccio a salute e malattia, specie nella zona grigia del benessere, può risultare assai simile; non solo la competenza ma anche l'elasticità di chi offre consiglio (anche di chi lo riceve, in verità) è fondamentale. Occorre essere preparati, ma anche avere mente aperta nel capire fin dove ci si può spingere e come. Evitare preconcetti, non sclerotizzarsi su una posizione, approcciarsi al problema con mente aperta e spirito critico, non farsi ingannare dalla prima indicazione positiva.  Si tratta di piccoli numeri (lo studio è fatto su soli 100 studenti) ma le indicazioni che emergono da <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2007/12/071204091917.htm" target="_blank">questo studio australiano</a> mostrano l'importanza dell'attitudine, dell'approccio mentale ad una professione che non può permettersi di rinunciare all'aggiornamento.</p>
<p><b>Complementary Medicine Training Provides Health Professionals With Balance, Not Bias, Survey Suggests</b></p>
<address> ScienceDaily (Dec. 10, 2007) — Complementary and alternative medicines (CAM) training for students in the health professions improves their ability to provide balanced, evidence-based advice to patients. Dr Evelin Tiralongo, a lecturer in Griffith University's School of Pharmacy, has found CAM education integrated into the pharmacy curriculum rationalised rather than marginalised students' attitudes. "A survey and interviews of more than 100 pharmacy students in second, third and fourth years at Griffith found that students with a more positive attitude to CAM at the start of their degree changed to a more careful assessment of CAM therapy, whereas students with a more negative attitude at first, realised that some CAM therapies are based on significant evidence," she said. "We found that CAM education encouraged students to look for evidence of effectiveness, evaluate that evidence, and then make informed decisions in the best interests of their patients," she said. Overall 96 per cent of pharmacy students believed they need to be equipped to advise patients about CAM and 90 percent said it should therefore be a core part of their education. Dr Tiralongo said CAM education should be integrated into the core teaching curricula for pharmacy, nursing and medical students around the country. "Health professionals have a responsibility to understand CAM, given that more than half of the population already use herbal medicines, vitamins and minerals, and therapies such as acupuncture. " "Our National Medicines Policy for example covers prescription and non-prescription medicines as well as complementary medicines." "Given pharmacists' ethical and legal responsibility to counsel patients on medicines they supply, we need to ensure graduates have a reasonable knowledge of CAM and the ability to fin