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	<title>rischi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/rischi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rischi"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 10:24:05 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[i rischi del temperamento]]></title>
<link>http://doro0tea.wordpress.com/?p=440</link>
<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 09:27:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>doro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ogni avventura, ogni esplorazione ha i suoi rischi, ma non sono certamente più grandi di quelli che]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni avventura, ogni esplorazione ha i suoi rischi, ma non sono certamente più grandi di quelli che si corrono vivendo un'esistenza innaturale che soffoca la nostra immaginazione, né più pericolosi dell'accettare una vita standardizzata che non si accorda con il nostro temperamento.</p>
<p><strong><a title="anais nin" href="http://www.anaisnin.com/home.html" target="_blank">Anaïs Nin</a></strong>, da <em>Lo scrittore e i simboli</em>, in <em><em>Mistica del sesso</em></em>, Fazi Editore, 1997 (traduzione di Anna Chiara Gisotti)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Impronte digitali: meraviglie e rischi]]></title>
<link>http://londonde.wordpress.com/?p=46</link>
<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 10:44:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>londonde</dc:creator>
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<description><![CDATA[L´errore più recente e, per certi versi, più clamoroso si è verificato non più di quattro anni ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L´errore più recente e, per certi versi, più clamoroso si è verificato non più di quattro anni fa. Quando l´FBI, consultando la propria banca dati, verificò che le impronte rilevate sulla borsa dei detonatori delle bombe fatte scoppiare nell´attacco terroristico alla stazione di Madrid l´11 marzo 2004 corrispondevano «con certezza assoluta» a quelle di Brandon Mayfield, un avvocato di Portland, nell´Oregon. Che fu tratto in arresto e accusato di strage. Malgrado si protestasse innocente e potesse dimostrare di non aver mai lasciato gli Stati Uniti negli ultimi anni.Per fortuna la polizia spagnola rilevò che le due impronte erano simili, ma non omologhe. E quelle trovate sulla borsa dei detonatori appartenevano al terrorista algerino Ouhnane Daoud e non all´avvocato americano Brandon Mayfield, che fu definitivamente scagionato.La vicenda ci insegna che c´è ancora spazio per l´errore umano nell´identificazione personale mediante le impronte digitali. E che quei segni nelle scienze forensi devono essere considerate sempre un indizio e mai una prova definitiva.Tuttavia non è tanto per la possibilità di errore che, oggi, il rilevamento delle impronte digitali è al centro dell´attenzione. Quanto l´uso che di questo rilevamento si fa. Il rischio di sbagliare l´identificazione di una persona mediante lo studio delle sue impronte è reale, ma tutto sommato piuttosto basso. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76962</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prese di corrente, alimentatori e sprechi]]></title>
<link>http://andrearui.wordpress.com/?p=23</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 23:29:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>andy</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per lavoro ho girato mezzo mondo, e &#8230; paese che vai, prese che trovi!
Ebbene si, non vi sono (]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per lavoro ho girato mezzo mondo, e ... paese che vai, prese che trovi!</p>
<p>Ebbene si, non vi sono (quasi) due paesi che utilizzino lo stesso tipo di presa elettrica.</p>
<p>Il motivo penso che sia più che altro protezionistico del mercato interno, ma ormai la globalizzazione fa vendere ovunque merce prodotta in altri paesi, a condizioni più vantaggiose  per il cliente, così e resta a lui il problema della presa.</p>
<p>Se taglio il filo e cambio la presa, perdo la garanzia sul prodotto; mi restano due alternative: buttare il cavo e comperarne uno adatto, oppure un adattatore per la presa.</p>
<p>In ogni caso si tratta di comperare qualcosa di tecnicamente inutile, e quindi sprecare soldi e materiali.</p>
<p>Altrettanto vale per gli alimentatori, per le macchine fotografiche, per i computer portatili, per i telefoni, ed ogni sorta di apparecchietto elettronico.</p>
<p>Non vi sono due che produttori che utilizzino il medesimo connettore.</p>
<p>Eppure le tensioni sono sempre quelle.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[mi costerà caro?]]></title>
<link>http://molengai2.wordpress.com/?p=134</link>
<pubDate>Sun, 18 May 2008 21:11:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>molengai2</dc:creator>
<guid>http://molengai2.wordpress.com/?p=134</guid>
<description><![CDATA[molengai non sbaglia mai
ma spesso non si accroge di ciò che fa
non si tratta proprio di un errore
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>molengai non sbaglia mai<br />
ma spesso non si accroge di ciò che fa<br />
non si tratta proprio di un errore<br />
ma di una cosa che poteva evitare<br />
in pratica ha cancellato il link dell'università della sorella dai preferiti<br />
la sorella si arrabbierà, ma non si tratta di niente di irrimediabile</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Idrocele: nozione e trattamento]]></title>
<link>http://giorgiodamico.wordpress.com/?p=9</link>
<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 06:48:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giorgio D'Amico</dc:creator>
<guid>http://giorgiodamico.wordpress.com/?p=9</guid>
<description><![CDATA[Una affezione di competenza chirurgica che colpisce soprattutto il sesso maschile,ma che ha un equiv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Una affezione di competenza chirurgica che colpisce soprattutto il sesso maschile,ma che ha un equivalente anatomico anche nell’apparato genitale femminile: l’idrocele del dotto di Nuck.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ una raccolta di un trasudato ( un fluido) all’interno dei due foglietti della vaginale propria(che racchiude il testicolo e l’epididimo) o lungo il funicolo spermatico nell’uomo e lungo il dotto di Nuck contenuto nel canale inguinale della donna.</p>
<p style="text-align:justify;">Può essere PRIMARIO quando non è causato da altre patologie,altrimenti è IDROCELE SECONDARIO.</p>
<p style="text-align:justify;">L’IDROCELE comunemente CONGENITO, ovvero presente alla nascita, è nella quasi totalità dei casi<br />
PRIMARIO ,in qualche caso può essere anche SECONDARIO ma causato da un’ernia inguinale congenita. Può interessare uno solo o, più raramente, entrambi i lati.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando non è congenito si sviluppa in individui adulti come patologia secondaria.</p>
<p style="text-align:justify;">Le cause dell’idrocele primario sono sconosciute; si tratta per lo più di una patologia congenita che si risolve autonomamente pochi mesi dopo la nascita.</p>
<p style="text-align:justify;">L’idrocele secondario può essere causato da ernia inguinale,da infezioni(orchiti o orco-epididimiti) o traumi del testicolo o dell’epididimo,da occlusioni di fluido o di sangue nel funicolo spermatico,da cisti o tumori.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello primario congenito si crea quando il dotto peritoneo-vaginale,cioè il canale del tratto che unisce l’addome con lo scroto e che da passaggio al testicolo durante la sua migrazione dalla sede lombare nelle borsa scrotale,prima della nascita, non si richiude una volta avvenuto il passaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">In questo modo la secrezione peritoneale ,detto fluido peritoneale, si raccoglie tra i foglietti della vaginale nello scroto attraverso il dotto rimasto aperto.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche l’ernia inguinale può essere causa della mancata chiusura (se è congenita) o della riapertura (in caso sia altrimenti) del dotto e dar vita ad un idrocele secondario.</p>
<p style="text-align:justify;">Obbiettivamente si verifica un aumento notevole dello scroto, che spesso i genitori scambiano nel bimbo per un grosso testicolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il sintomo principale è costituito da un rigonfiamento non doloroso di uno o di entrambi i lati dello scroto,che si presenta come un palloncino pieno di fluido e difficilmente si riesce a palpare il testicolo per via di questa massa liquida che lo circonda.</p>
<p style="text-align:justify;">Con la transilluminazione si verifica la presenza del fluido e se questo è chiaro,escludendo così altre patologie;con l’ecografia si conferma la diagnosi.</p>
<p style="text-align:justify;">La diagnosi differenziale con l’idrocele secondario ad un’ernia inguinale si può fare con una semplice pressione sull’addome o sul sacco stesso che in questo caso determina una variazione delle sue dimensioni, che invece rimangono inalterate in caso di idrocele primitivo congenito.</p>
<p style="text-align:justify;">Se il rigonfiamento è doloroso alla pressione o anche spontaneamente allora può trattarsi di un idrocele secondario ad un processo infiammatorio dell’epididimo o del testicolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella gran parte dei casi l’idrocele primario richiede un trattamento chirurgico solo se il rigonfiamento è fonte di imbarazzo per il paziente.</p>
<p style="text-align:justify;">Si ricorre al trattamento chirurgico anche quando l’idrocele primario congenito non si risolve entro il quarto anno di età, o quando un idrocele primario non congenito non si risolve nel tempo di qualche mese l’idrocele secondario si risolve trattandone la causa;una volta cessata la causa esso viene normalmente riassorbito.</p>
<p style="text-align:justify;">Si ricorre la trattamento chirurgico se il normale riassorbimento non avviene nel giro di qualche mese.</p>
<p style="text-align:justify;">Vi sono dei casi estremi nei quali una massa fluida eccessiva può provocare pressioni tali da compromettere l’apporto di sangue al testicolo;in questi casi il trattamento è necessario e deve essere sollecito.</p>
<p style="text-align:justify;">Il trattamento chirurgico in caso di idrocele secondario a un’ernia inguinale va eseguito il più presto possibile e consiste nel rimuovere l’ernia e chiudere il dotto peritoneo-vaginale.</p>
<p style="text-align:justify;">L’idrocele primario causato dal dotto aperto va corretto allo stesso modo.</p>
<p style="text-align:justify;">Negli altri casi si procede all’asportazione dell’idrocele (idrocelectomia) in anestesia totale o spinale,con eversione della vaginale propria per facilitare il riassorbimento delle recidive.</p>
<p style="text-align:justify;">Il trattamento aspirativo per mezzo di un ago,che presenta rischi di infezione e di recidiva ,va preso in considerazione solo quando il trattamento chirurgico risolutivo presenta dei rischi e va abbinato con l’iniezione di medicinali sclerosanti che favoriscono la chiusura del dotto peritoneo-vaginale per limitare le recidive.</p>
<p style="text-align:justify;">Il trattamento chirurgico radicale è una operazione semplice che ha successo nella stragrande maggioranza dei casi.</p>
<p style="text-align:justify;">In caso di idrocelectomia è importante l’emostasi che può accompagnarsi all’applicazione di un piccolo drenaggio aspirativo per due tre giorni e ad un sospensorio portato per qualche tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">Molti chirurghi non usano mettere il drenaggio ed applicano del ghiaccio sulla zona nelle prime 24 ore.</p>
<p style="text-align:justify;">L’accuratezza della tecnica è importante per ridurre ed evitare complicanze quali infezioni o danni al tessuto o alle strutture scrotali.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Risk Management]]></title>
<link>http://breakerfall79.wordpress.com/?p=6</link>
<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 20:32:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>marcocimmino</dc:creator>
<guid>http://breakerfall79.wordpress.com/?p=6</guid>
<description><![CDATA[Il risk management rappresenta l’insieme delle azioni, delle metodologie e degli strumenti impiega]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>risk management</strong> rappresenta l’insieme delle azioni, delle metodologie e degli strumenti impiegati in azienda per la riduzione della tipologia di rischi che comportano, potenzialmente, solo conseguenze negative all’organizzazione (il richiamato concetto di rischio puro che in sanità si declina, in particolare, l’errore clinico). La gestione del profilo di rischio dell’azienda sanitaria presuppone la definizione di un intervento organizzato e consapevole, sistemico e continuo, che combini attività e decisioni di natura strategica e una fase di gestione operativa.<br />
La gestione del rischio, a sua volta, si basa sulla conoscenza degli elementi che lo costituiscono. Tali elementi possono essere descritti come l’insieme delle minacce in cui i rischi si concretizzano (ovvero la fonte del rischio), delle risorse aziendali colpite dalla minaccia (i diversi sottosistemi aziendali esposti al rischio), delle vulnerabilità che rendono le risorse minacciate più attaccabili (i punti di debolezza che possono aumentare la probabilità che il concretizzarsi della minaccia dia origine ad un danno) e, infine, delle “conseguenze” del verificarsi della minaccia (l’insieme degli effetti su tutte le componenti del sistema aziendale).<br />
Definiti gli elementi di rischio oggetto di gestione è quindi possibile descrivere il ciclo logico della gestione.</p>
<ul>
<li>identificazione di tutte le situazioni in grado di generare perdite da eventi accidentali;</li>
<li>individuazione delle possibili alternative di gestione;</li>
<li>selezione del piano di gestione ottimale;</li>
<li>realizzazione del piano;</li>
<li>monitoraggio dei risultati;</li>
<li>eventuale modifica delle tecniche di gestione utilizzate.</li>
</ul>
<p>Il primo passo fondamentale per il risk management è conoscere in modo preventivo i rischi (quali sono gli eventi potenzialmente dannosi, con quale frequenza si possono manifestare e quale impatto possono avere); senza la conoscenza del rischio non c’è possibilità di preparare o di adottare azioni correttive, preventive e migliorative. Questa fase di identificazione del rischio deve essere necessariamente un processo continuo dato che, nel tempo, i fattori esterni o interni di rischio possono cambiare e deve comprendere una previsione dei costi di gestione del rischio, in termini di risorse economiche, di capacità e di mezzi. I costi di gestione del rischio non devono chiaramente superare i costi degli eventuali danni causati dal concretizzarsi del rischio stesso. La gestione del rischio richiede pertanto pianificate azioni che migliorino la qualità dei servizi eliminando gli errori.<br />
Al fine di illustrare in modo più semplice le caratteristiche del Risk Management, si fa riferimento però ad una logica di analisi per macroprocessi, che benché non logicamente posti in rigido ordine sequenziale, quanto piuttosto spalmati lungo la sequenza logica precedentemente esposta, possono essere autonomamente studiati. Come si evince anche dalla figura precedente, i macroprocessi utilizzati nella logica del Risk Management sono:</p>
<ul>
<li>Identificazione dei rischi</li>
<li>Valutazione dei rischi</li>
<li>Gestione dei rischi</li>
</ul>
<p>L’identificazione dei rischi  mira all’individuazione e alla descrizione delle minacce, gravanti sulle risorse aziendali, per una chiara ed esaustiva descrizione del profilo di rischio dell’azienda.<br />
La valutazione dei rischi mira alla determinazione, ove possibile quantitativa, della frequenza e della gravità potenziale dei rischi.<br />
La gestione dei rischi, detta anche trattamento o controllo del rischio, mira alla selezione e all’applicazione delle opportune modalità di gestione emerse durante la fase di identificazione.<br />
 Naturalmente, il processo di risk management non si svolge in modo rigidamente sequenziale; inoltre è di natura strettamente circolare, nel senso che la realizzazione dell’intervento innesca un nuovo lavoro conoscitivo, volto ad indagare l’effettiva applicazione delle misure e la corrispondenza degli effetti a quanto preventivato, e quindi una nuova catena di informazione, decisione ed intervento.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il blog può diventare malattia?]]></title>
<link>http://lary1984.wordpress.com/?p=127</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 12:35:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>lary1984</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sfogliando il quotidiano La Stampa online, sono incappata oggi in una notizia interessante. Forse pi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sfogliando il quotidiano <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&#38;ID_articolo=4330&#38;ID_sezione=38&#38;sezione=News">La Stampa </a>online, sono incappata oggi in una notizia interessante. Forse più che interessante dovrei dire inquietante soprattutto per i blogger più assidui, quelli che non resistono senza essere i primi a postare una notizia, che già la sera prima fanno mente locale sul post del giorno dopo e quotidianamente monitorano statistiche e visite al proprio blog.</p>
<p>Il <a href="http://www.nytimes.com/2008/04/06/technology/06sweat.html?_r=1&#38;oref=slogin">New York Times </a>ha pubblicato un articolo su i principali sintomi e conseguenza della malattie dei "blogger": perdita o aumento innaturale di peso, tensione nervosa, disturbi del sonno, ansia da prestazione telematica, nei casi peggiori complicazioni cardiache fino all'eventuale morte.<br />
Certo qui forse andiamo su un terreno di esagerazione eppure sembra che questi disturbi di salute siano molto comuni negli utilizzatori assidui dello strumento blog.</p>
<p>L'accelerazione del flusso informativo ha provocato una tendenza all'esasperazione della capacità di informarsi e postare nel più breve tempo possibile notizie ed eventi cercando di superare per tempo i blogger avversari. Soprattutto chi si occupa di tecnologia o usa il blog per lavoro vive ogni giorno una lotta per la sopravvivvenza data dall'aggiornamento costante.</p>
<p>Essere i primi equivale a essere i più citati anche dalle fonti autorevoli. I maggiori click possono equivalere (per chi fa di questo hobby una professione) a maggiori entrate pubblicitarie. Le grandi aziende d'informazione mediatica si alleano con free lance a caccia dell'ultimo scoop che dimostrano utili capacità di ricerca d'informazioni sul web in modo rapido e altamente selezionato (un lavoro forse per studenti di scienze della comunicazione?!).</p>
<p>Lo stress e l'ansia si potraggono per tutta la giornata (compresa la notte) per tutta la settimana, ma accanto ai pessimisti c'è anche chi vede l'uso del blog come un mezzo di conoscenza personale e di socializzazione della stessa, senza la necessità di una lotta all'ultima notizia ("<em>rilassatevi, scrivere blog non è una corsa</em>"), o chi la prende in modo ironico "<em>certo, anche sul Web si esagera, ma siamo seri: se sei davvero stressato per la gestione di un blog da cinquemila lettori, allora ci sono buone possibilità che saresti stressato per qualsiasi lavoro</em>”.</p>
<p>Credo che ogni lavoro abbia i suoi rischi se vissuto in modo sbagliato, nella fretta e nell'ansia, non certo si può scatenare il solito caso nazionale senza adeguati studi e indagini scientifiche. Forse tramite l'organizzazione precisa del proprio lavoro e la progettazione adeguata del proprio tempo gran parte dei problemi si risolverebbero.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Casa chiusa senza clienti? “Colpa di Internet”!]]></title>
<link>http://mediastareditore.wordpress.com/?p=10</link>
<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 11:38:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>federicomancin</dc:creator>
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<description><![CDATA[E’ successo ad Amburgo. La più famosa casa chiusa della città tedesca chiude i battenti per scar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class="snap_preview">E’ successo ad Amburgo. La più famosa casa chiusa della città tedesca chiude i battenti per scarsità di clienti. E la proprietaria dichiara”Perchè?E’ tutta colpa di Internet”. Anche se questo punto di vista può sembrare curioso, è doveroso ammettere che anche in questa direzione Internet sta recitando un ruolo chiave. Questa è una delle numerosi controindicazioni della rete, che apre al mondo risposte illimitate a qualsiasi tipo di esigenza. Senza filtri. Già, perchè non sono sufficienti, a quanto pare, le campagne d’informazione per rendere gli utenti immuni dalle varie tentazioni del web. Questo accade poichè il mezzo Internet è in grado di rovesciare le gerarchie anagrafiche, con una vasta serie di contraddizioni. Ovvero, le generazioni che dovrebbero tutelare i più giovani nella navigazione, non ne sono in grado, poichè meno avvezzi degli stessi utenti di nuova generazione. Coloro che sono nati con il polso da mouse, viaggiano ad un’altra velocità, senza freni. E coloro che invece il mouse lo credono ancora un nemico, si ritrovano a rincorrere, senza successo.Con Internet insomma, un mondo visto alla rovescia.</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Casa chiusa senza clienti? "Colpa di Internet"!]]></title>
<link>http://federicomancin.wordpress.com/?p=6</link>
<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 09:04:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>federicomancin</dc:creator>
<guid>http://federicomancin.wordpress.com/?p=6</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; successo ad Amburgo. La più famosa casa chiusa della città tedesca chiude i battenti per ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' successo ad Amburgo. La più famosa casa chiusa della città tedesca chiude i battenti per scarsità di clienti. E la proprietaria dichiara"Perchè?E' tutta colpa di Internet". Anche se questo punto di vista può sembrare curioso, è doveroso ammettere che anche in questa direzione Internet sta recitando un ruolo chiave. Questa è una delle numerosi controindicazioni della rete, che apre al mondo risposte illimitate a qualsiasi tipo di esigenza. Senza filtri. Già, perchè non sono sufficienti, a quanto pare, le campagne d'informazione per rendere gli utenti immuni dalle varie tentazioni del web. Questo accade poichè il mezzo Internet è in grado di rovesciare le gerarchie anagrafiche, con una vasta serie di contraddizioni. Ovvero, le generazioni che dovrebbero tutelare i più giovani nella navigazione, non ne sono in grado, poichè meno avvezzi degli stessi utenti di nuova generazione. Coloro che sono nati con il polso da mouse, viaggiano ad un'altra velocità, senza freni. E coloro che invece il mouse lo credono ancora un nemico, si ritrovano a rincorrere, senza successo.</p>
<p>Con Internet insomma, un mondo visto alla rovescia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Acquisti online: il cliente si lamenta? Lo querelo!]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=45</link>
<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 10:50:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=45</guid>
<description><![CDATA[Molti anni fa vidi una spassosa maglietta con il disegno di una faccia simpatica e sorridente replic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Molti anni fa vidi una spassosa maglietta con il disegno di una faccia simpatica e sorridente replicata quattro volte, identica.</p>
<p>Nei quattro riquadri, diverse didascalie: A LAWYER, A BANKER, A BROKER, A CROOK (un avvocato, un banchiere, un broker, un truffatore). La maglietta era indossata, con autoironia, da una mia amica che studiava legge.</p>
<p>Mi è tornata in mente, quella maglietta che invitava a diffidare dalle apparenze (e forse anche di quelle tre categorie professionali), quando ho scoperto che il titolare di un sito  di e-commerce sequestrato mesi fa dalla polizia postale (il sito <a href="http://www.importazionecinese.it" target="_blank">importazionecinese.it</a>) si sta apparentemente riproponendo con un'iniziativa assai simile, ma con un sito nuovo che si chiama <a href="http://www.brokertecno.it" target="_blank">brokertecno.it</a>.</p>
<p>Il legame tra le due attività non è esplicito, ma salta all'occhio quando si interroga il database dei nomi a dominio (che si chiama <a href="http://www.nic.it/cgi-bin/Whois/whois.cgi" target="_blank">Whois</a> ) che indica che in entrambi i casi il titolare della registrazione è un certo Gianvittorio Righi (anche gli altri dati combaciano).</p>
<p>Io avevo avuto a che fare con questa persona nel 2007, quando la notizia dei prezzi incredibilmente convenienti che il sito importazionecinese.it proponeva <a href="http://www.videomakers.net/index2.php?option=vm_phpbbforum&#38;Itemid=69&#38;page=viewtopic&#38;t=32388&#38;start=0[/i]" target="_blank">si era sparsa nel sito di videomakers</a> che frequento da tempo. Non volendo affidare grosse somme senza particolari garanzie, l'intero forum ed io in particolare avevamo cercato per parecchie settimane di stabilire un rapporto di fiducia con Righi, che - incapace di fornire elementi reali di rassicurazione, per esempio accettando i sistemi di pagamento sicuro per le due parti che via via gli proponevamo, <a href="https://www.escrow.com/index.asp" target="_blank">tipo escrow</a> - ben presto aveva scelto la strada del litigio, e minacciato fuoco e fiamme.</p>
<p>Poche settimane dopo era arrivata la notizia di <a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/2007/11/21/video_6229.shtml?adsl" target="_blank">un servizio di Striscia la Notizia</a> sull'attività del sito importazionecinese.it, in cui venivano intervistati alcuni clienti che non avevano visto né la merce ordinata (per migliaia di euro) né il rimborso.<!--more--></p>
<p>Ancora pochi giorni dopo, nuova notizia: la polizia postale aveva sequestrato il sito (che è tuttora sottoposto a sequestro).</p>
<p>Infine, pochi giorni fa, vengo a sapere che lo stesso Righi è tornato, con appunto il sito brokertecno.it (in cui con un italiano assai poco limpido si accenna al fatto che il sito funge da intermediario tra acquirente e venditore: come a dire che declina una parte delle responsabilità normalmente in capo al venditore, sembrerebbe...).</p>
<p>Il sito nuovo è riuscito probabilmente a farsi conoscere abbastanza in fretta anche grazie alla conoscenza che il titolare ha di certi meccanismi di internet, per cui ha inondato il web di inserzioni a pagamento e comunicati stampa pubblicati in siti ad alto traffico.</p>
<p>Dopodiché ha fruito anche dell'instancabile opera di un buon numero di "clienti soddisfatti" che in molti casi hanno completato la nuova registrazione a un forum e subito scritto un messaggio per raccomandare il sito (salvo poi smettere di scrivere). Tra questi utenti sconosciuti ai più - in cui molti hanno creduto di riconoscere il linguaggio e lo stile di Righi -  meritano una citazione vittolory, claudio67,  claudio68, <span class="postbody">Giorgia1234, e spero di non scontentare nessuno...<br />
</span></p>
<p>Lo stesso è successo nel forum che frequento io, e la discussione che ne è seguita ha inevitabilmente ricordato tutti i precedenti, per mettere in guardia dall'acquistare alcunché a distanza in assenza di solide garanzie, e <strong>quando il signor Gian Vittorio Righi è intervenuto di persona  è venuto fuori che scriveva dallo stesso indirizzo IP dell'utente che aveva dichiarato di non conoscerlo e di essere un semplice cliente entusiasta</strong> (Il topic ora si chiama <a href="http://www.videomakers.net/index2.php?option=vm_phpbbforum&#38;Itemid=69&#38;page=viewtopic&#38;t=44429&#38;postdays=0&#38;postorder=asc&#38;start=0." target="_blank"><span class="postdetails">[e-commerce] C'è da fidarsi del sito brokertecno.it?).</span></a> In pratica, ha lasciato la stessa "firma elettronica" (con una coincidenza, se di coincidenza si tratta, davvero unica).</p>
<p>A quel punto Righi ha cominciato ad assumere un atteggiamento aggressivo arrivando a minacciare querele, come ha già fatto tante volte in precedenza, approfittando del fatto che gli utenti dei forum in genere credono di poter scrivere di tutto perché ignorano la legge e  i gestori dei forum non vogliono rischiare grane, né hanno di solito tempo, la competenza e voglia di  vigilare perché si scrivano solo cose "pubblicabili" che non espongono a rischi legali.</p>
<p>Questa strategia "della voce grossa" ha funzionato spesso (alcune discussioni rimosse si trovano ancora <a href="http://tinyurl.com/3yvtzt" target="_blank">nella cache di google</a>) ma con il sito videomakers.net  non funziona più, perché nessuno degli utenti trascende (cosa che fornirebbe appigli per una denuncia) e la porta è sempre aperta per le repliche dell'interessato.</p>
<p>Che finora è stato capace solo di sollevare un gran polverone accrescendo a dismisura - anziché fugarli - i legittimi dubbi sulla sua competenza e affidablità come venditore (simpatia e disponibilità non erano oggetto della discussione).</p>
<p>La morale della storia?</p>
<p>E' vero che internet permette di raccogliere informazioni, ma bisogna sempre ricordare che quelle informazioni vanno verificate sempre, e tenere a mente che in molte circostanze chi vuole tenere nell'ombra quelle informazioni è assai più determinato (e spesso dispone di molti più mezzi) rispetto a chi è armato solo di buona volontà, che spesso è costretto suo malgrado a inghiottire il boccone amaro e autocensurarsi per evitare grane, anche quando magari non ha proprio tutti i torti.</p>
<p>E io, ho scritto qualcosa di offensivo? Non mi pare, ma se è così sono pronto a correggere (e persino a chiedere scusa, se proprio ho sbagliato).</p>
<p>Ho scritto qualcosa di spiacevole? Presumo di sì, ma sono contento lo stesso se è utile a qualcuno per imparare a distinguere gli acquisti sicuri dalle scommesse ad altissimo rischio promosse da chi farebbe meglio, secondo il mio modesto parere, a cambiare mestiere...</p>
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<title><![CDATA[Ma noi risk manager, dove siamo?]]></title>
<link>http://delpup.wordpress.com/?p=69</link>
<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 02:07:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mauro A. Del Pup</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mi capita di ricevere inviti ai corsi di formazione da parte dell&#8217;IIR - Istituto Internazional]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://delpup.wordpress.com/files/2007/09/00000q07.gif" title="00000q07.gif"><img src="http://delpup.wordpress.com/files/2007/09/00000q07.thumbnail.gif" alt="00000q07.gif" align="left" hspace="5" /></a>Mi capita di ricevere inviti ai corsi di formazione da parte dell'IIR - <a href="http://www.iir-italy.it/">Istituto Internazionale di Ricerca</a> - su vari argomenti. La scorsa settimana, ad esempio, mi è capitatato tra le mani l'invito per la conferenza dal titolo "<b>Come tutelarsi da RISCHI  e RESPONSABILITA' negli Enti Locali</b>" e ti voglio racontare le mie riflessioni.</p>
<p>Ho letto il programma ed ho notato che la maggior parte dei momenti del convegno saranno tenuti da <b>avvocati  o da persone che fanno parte di studi legali</b>: <em>e il risk manager?</em></p>
<p>Poi sono previsti un paio di interventi tenuti da due esponenti dei <b>broker di assicurazioni</b>, la società Aon (tra l'altro sponsor del convegno) e la WBA S.r.l.: <em>e il risk manager?</em></p>
<p>Infine, vi saranno anche tre interventi di <b>responsabili assicurativi interni agli enti locali </b>e, uno di questi, quello della Regione Valle D'Aosta, tratterà il tema de "<b>La scelta di non avvalersi di un broker per la gestione del rischio dell'Ente</b>".</p>
<p>Finalmente, era tempo che qualcuno dicesse che anche gli Enti possono camminare con le loro gambe e che <b>non sempre</b> è necessario ricorrere ad un intermediario assicurativo per la gestione dei propri rischi e del programma assicurativo: peccato che a dirlo non sarà un risk manager poiché io penso che questi temi dovrebbero emergere con maggior forza proprio da noi e dalla nostra associazione (parlo dell'ANRA).</p>
<p>Nel programma c'è anche la previsione di un workshop dal titolo "Organizzare e gestire una GARA D'APPALTO per l'assegnazione dei SERVIZI ASSICURATIVI". Si parlerà del <b>ruolo del broker</b>, ma non anche del <b>ruolo del risk manager</b>. No, la mia critica non è il frutto di un potenziale senso di frustrazione, (che non c'è), solo che in un simile convegno preferirei ascoltare più voci. In questo workshop, ad esempio, assieme all'avvocato, avrei visto bene la <b>presenza di un responsabile assicurativo interno </b>degli Enti.</p>
<p>Apprendo che nel corso del workshop, si tratterà anche del <b>ruolo dei soggetti riuniti e delle coassicuratrici</b>. Si dirà che sarebbe meglio <b>evitare</b> il ricorso alla coassicurazione, magari inserendo nel bando di gara il <b>divieto </b>per le compagnie di ricorrere alla coassicurazione? Spero di sì.</p>
<p>In ultima analisi, in questo convegno, <b>non è stata prevista la presenza di un risk manager</b>, ma non parlo di uno dei soliti colleghi noti, bensì di un <b>free lance</b> il quale rappresenta una <b>risorsa</b> per quegli Enti che non possono o non vogliono dotarsi di uno staff interno per la gestione dei rischi e delle assicurazioni, ma che puntano magari alla <b>crescita del loro personale interno</b>.</p>
<p>Infine, una <b>nota sui costi.</b> Prima dicevo che il convegno pare sia sponsorizzato dal broker AON: sarà gratuito? Macché, la frequenza alle due giornate, più la giornata del workshop, <b>costa </b>ben <b>2.000,00 euro</b>. Mi pare decisamente troppo.</p>
<p>E tu cosa dici? Qual'è la tua opinione?</p>
<p><em>Nuovo servizio del blog:</em> nella colonna di destra ho previsto una nuova pagina <b>SlideShare</b> dove inserirò presentazioni in power point oppure in .pdf in modo da condividere le informazioni. Ogni tanto dateci un'occhiata.</p>
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<title><![CDATA[Chiarezza sul fundraising: trasparenza ma non solo]]></title>
<link>http://diariodelfundraiser.wordpress.com/2007/11/16/chiarezza-sul-fundraising-trasparenza-ma-non-solo/</link>
<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 16:15:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Daniele Fusi</dc:creator>
<guid>http://diariodelfundraiser.wordpress.com/2007/11/16/chiarezza-sul-fundraising-trasparenza-ma-non-solo/</guid>
<description><![CDATA[
fonte: flickr
Ne ho già parlato su questo blog e su quello di Lentati, la trasparenza dovrebbe ess]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm2.static.flickr.com/1269/535229671_477d97e325.jpg?v=0" height="242" width="365" /><br />
fonte: <a href="http://www.flickr.com/photos/stilleben2001/535229671/" target="_blank">flickr</a></p>
<p>Ne ho già parlato su <a href="http://diariodelfundraiser.wordpress.com/2007/09/19/trasparenza-rendicontazione-e-fundraising/" target="_blank">questo blog</a> e su quello di <a href="http://www.lentatiblog.com" target="_blank">Lentati</a>, la trasparenza dovrebbe essere una leva per la raccolta fondi, i donatori, in quanto investitori sociali, hanno il diritto di essere informati puntualmente su come il loro contributo verrà utilizzato.<br />
Questo in un mondo ideale, dove cioè il donatore percepisce questo suo ruolo di investitore. Nel mondo reale la stragrande maggioranza è convinta di fare semplicemente "beneficenza", non c'è nulla di male in questo sia ben chiaro, ma questo rende poco redditizio l'atteggiamento di chi, molti per fortuna, investe...<!--more--> in rendicontazioni puntuali e basa la propria attività su un controllo di gestione volto alla massimizzazione dei risultati per i beneficiari ed al contenimento dei costi di struttura.</p>
<p>Questo è forse normale, come detto quasi alla noia, il nostro è un settore giovane ed anche i donatori hanno bisogno di tempo per poter comprendere appieno il loro ruolo nel nonprofit, ed infatti la mia critica non è mossa verso di loro ma verso chi, pochi ma "buoni", non solo utilizzano modelli operativi poco condivisibili (almeno dal mio punto di vista) ma nascondono dietro al termine "trasparenza" informazioni che, per quanto "interessanti", non ci dicono nulla sulla finalizzazione dei fondi, o meglio non ci dicono quanta parte di quei fondi arriva direttamente ai progetti sul campo e quanta ne resta nella struttura.</p>
<p><img src="http://diariodelfundraiser.wordpress.com/files/2007/11/immagine.gif" alt="immagine.gif" height="261" width="404" /><br />
(per chiarezza, questa non è trasparenza)</p>
<p>E' la cosa fondamentale, è IL dato da dare al donatore. Anche perchè facciamo un esempio: io apro una onlus che non gestisce direttamente i progetti ma raccoglie fondi ed eroga ad altre organizzazioni, che hanno i progetti, quanto raccolto sui privati.<br />
Se non sono iper-trasparente e non dico quanto "trattengo" dei fondi raccolti per i miei costi di struttura (comunicazione, personale, ecc.) rischio si possa pensare che magari su 100 euro raccolti, in loco ne mando 10 e i restanti 90 coprono i costi sostenuti per raccogliere la cifra ed il mio stipendio.<br />
Concorderete che non è una possibilità così remota.<br />
Per non essere frainteso: non sto dicendo che l'organizzazione, autrice della pagina postata sopra, sia gestita male o che abbia intenzioni poco nobili, non lo penso davvero, ma credo che l'informazione che da sia carente dal punto di vista della trasparenza e dia adito a forti dubbi che non fanno sicuramente bene al nonprofit tutto.</p>
<p>Forse ci dovrebbero essere delle leggi che impongano determinati standard o forse è sufficiente un autoregolamentazione più puntuale, quello di cui sono sicuro è che la situazione così come ora non più andare avanti. Il settore è troppo esposto al rischio di "intrusioni" di soggetti con intenzioni poco nobili e credo che questo sia un fatto.</p>
<p>Il nostro settore non è abituato alla critica, la tolleriamo poco e preferiamo, con un atteggiamento tutto italiano, far finta di nulla o nel migliore dei casi indignarci privatamente.<br />
La logica della rete, dell'informazione sul web, dei blog deve servire anche questa causa, dire quello che non va, affrontanto il rischio dell'attacco polemico o della messa all'indice come "rompi-balle" o peggio.</p>
<p>Colleghi techno-fundraiser (come ci ha ribattezzati oggi un amico) credo che tocchi a noi cominciare, prima di <a href="http://www.assif.it" target="_blank">Assif</a>, prima di <a href="http://web.vita.it/home/" target="_blank">Vita</a>, prima di chi ha strutture con cui coordinarsi, anche perchè ,se poi succedesse qualcosa, magari un giornalista si interessa ad alcune onlus poco trasparenti e ne salta fuori uno scandalo chi pensate che ne pagherebbe le conseguenze?<br />
Pensate che qualcuno verrà ad aiutarci davanti a management e board nello spiegare che il calo delle donazioni è dovuto a fattori esterni? Nel mio caso la vedo difficile e quindi il mio piccolo, forse inutile, contributo l'ho dato... ora tocca a voi. Lasciamo da parte per un momento le questioni di <a href="http://diariodelfundraiser.wordpress.com/2007/10/21/critica-della-ragion-pura-definire-i-trend/" target="_blank">lana caprina</a> (sempre interessanti ma forse da porre in secondo piano per un momento) e diamoci da fare!</p>
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