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	<title>rete-e-reti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/rete-e-reti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "rete-e-reti"</description>
	<pubDate>Sat, 11 Oct 2008 04:26:47 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Indolenza generazionale]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/12/27/indolenza-generazionale/</link>
<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 14:03:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
La generazione dei trentenni –o giù di li- è oggi in fermento perché si prepara al proprio t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">La generazione dei trentenni –o giù di li- è oggi in fermento perché si prepara al proprio turno, alla fase in cui da essa uscirà la nuova classe dirigente di questo paese.</p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">L’occasione è storica, sarà infatti la prima classe dirigente concepita al di fuori del periodo di turbolenza degli anni ’70<!--more-->, persone che hanno evitato le asprissime contrapposizioni ideologiche, gli scontri di piazza, le molotov e i colpi di arma da fuoco. Una prova ne è l’interesse attorno alla riconsiderazione degli eventi dal ’48 in avanti, la voglia di troncare con il passato e superare finalmente gli oscurantismi, gli aiuti che la CIA ha dato alla causa repubblicana, i fascismi ed i comunismi.</p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">Passare l’infanzia e l’adolescenza nel periodo che va dai primi anni ottanta a tangentopoli ha prodotto degli adulti diversi, completamente diversi da prima, uno strappo generazionale consistente ha reciso di colpo i ponti con certe idee della politica, della società, della cultura e dell’impresa.</p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">L’indolenza tipica del benessere si è lentamente tramutata in coscienza dell’inutilità dello scontro, in disinteresse per il profitto fine a sé stesso, in amore per il <em>comodo</em> e per il <em>bello</em>, in annullamento di qualunque velleità di conquista. Il concetto stesso di <em>Impero</em> è assolutamente estraneo alla moderna sensibilità, troppo faticoso, troppo impegnativo, troppo collettivo e troppo poco individuale. In un’epoca in cui l’imprenditore seziona la propria attività in altre più piccole e specializzate <font color="#000000">(spin-off)</font> trovando di volta in volta nuovi soci e investendo in settori diversi, è la misura di quanto le teorie sui sistemi di rete siano più affascinanti dell’idea di possedere tutto, di egemonizzare. Affermare la propria individualità richiede necessariamente di riconoscere quella altrui, ed ecco che le differenze risultano mattone fondamentale della società esattamente quanto lo è stato la famiglia, tradizionalmente intesa. L’interazione tra le individualità genera l’equilibrio su cui si regge il sistema sociale, un equilibrio dinamico che nella continua mutazione trova ragion d’esistere.</p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">Le recenti normative sulla privacy dimostrano che è nato il bisogno di tutelare il proprio orientamento personale –individuale- non tanto dall’invasiva curiosità altrui, quanto dall’omologazione. E’ accettabile il dover tenere, ad esempio, un certo comportamento e vestire in un certo modo all’interno del luogo di lavoro, è invece inaccettabile che il mio comportamento e il mio modo di vestire nel privato possano precludermi di lavorare in quello stesso luogo. Se tutelo la mia privacy, mi difendo dall’omologazione, e facendo questo mi posso differenziare liberamente garantendo agli altri –per banale logica consequenziale- la medesima libertà. Molto semplice e molto efficace. All’interno di un “recinto” culturale definito e diffuso, il <em>vivi e lascia vivere</em> incarna diversi vantaggi: esalta la creatività personale, smorza molti degli attriti sociali e di categoria, amplifica le opportunità di espressione, favorisce la nascita di nuove correnti culturali, infittisce le reti relazionali e le possibilità di collaborazione, relativizza la presenza dello Stato nella vita pubblica, e costa poca fatica. Cosa da non tralasciare quando si ha a che fare con una generazione figlia dell’indolenza, che ha riscoperto Wilde in un’ottica contemporanea e transdecadentista, vivendo distaccatamente il ruolo di upper-middle-class, navigando in barca con papà, poi in internet ed infine in internet stando in barca.</p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">Nell’indolenza e nelle sue lunghe pause oziose rimane però il tempo di leggere, di riflettere, di discutere fino a notte fonda magari ubriacandosi, di sviluppare considerazioni a volte anche feroci sul mondo circostante, contribuendo a gettare le basi per la società di domani. Tra breve vedremo se quella semina darà frutto.</p>
<p align="justify" style="margin-bottom:0;line-height:150%;">&#160;</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Internet, una carta dei diritti?]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/11/23/346/</link>
<pubDate>Thu, 23 Nov 2006 12:56:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>dodlus</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/11/23/346/</guid>
<description><![CDATA[
Consiglio a tutti di leggere il pezzo sul sito di Repubblica di Rodotà (costituzionalista) sulla q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/11/ep_3030b.JPG" alt="ep_3030b.JPG" /></p>
<p>Consiglio a tutti di leggere il <a target="_blank" href="http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/internet-30-milioni/carta-diritti-internet/carta-diritti-internet.html" title="Rodotà sul sito di Repubblica">pezzo sul sito di Repubblica di Rodotà </a>(costituzionalista) sulla questione dei diritti in internet - ovvero internet come <em><strong>spazio pubblico</strong></em>, nonchè il <strong><em>rapporto tra internet e politica</em></strong> (si veda il caso di Microsoft che minaccia di rivedere la sua presenza in Cina, ponendosi così come interlocutore politico svincolato dagli stati nazionali). <!--more-->Forse, dopo la crisi della politica e degli stati nazionali, le nuove potenze del mondo si stanno ricostituendo nella World Wide Web. Ma non sia chiameranno più questa volta Stati Uniti, Russia etc. -forse Microsoft, Google). Ma un'ipotetica Carta dei diritti su internet, come è stata intrapresa ad Atene in una conferenza organizzata dall'Onu va per definizione oltre le procedure tradizionali delle convenzioni internazionali "con gli sherpa dei ministri degli esteri che producono una bozza da sottoporre poi all'approvazione all'Assemblea generale delle Nazioni Unite". Paradossalmente l'ideologia libertaria della prima fase pionieristica di internet è diventata una posizione di retroguardia, di avvallo delle situazioni in cui i diritti in rete sono compromessi, delle violazioni della privacy e del controllo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Bozza di un lavoro. Il capovolgimento spazio-temporale]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/11/22/bozza-di-un-lavoro-il-capovolgimento-spazio-temporale/</link>
<pubDate>Wed, 22 Nov 2006 11:57:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelebrunello</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/11/22/bozza-di-un-lavoro-il-capovolgimento-spazio-temporale/</guid>
<description><![CDATA[Pubblico qui la bozza di un lavoro che sto svolgendo, sono benaccetti commenti e critiche spietate.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico qui la bozza di un lavoro che sto svolgendo, sono benaccetti commenti e critiche spietate.</p>
<p>Parte I: Il capovolgimento spazio-temporale. UN IPOTESI DI LAVORO.<br />
Spazio diventa simultaneo, lo spazio è “ovunque”, tempo e velocità invece determinano le “differenze”.<!--more--></p>
<p>“Nel pensare la storia assumiamo normalmente l’assioma di uno spazio modificabile (e modificato!) dall’uomo nel corso di un inesorabile processo temporale, rappresentato normalmente come un vettore lineare ad un verso” (Ilya Prigogine). All’interno di questo assioma si sono sviluppate le diverse letture, con le conseguenti rivoluzioni, nella visione del mondo; oggi forse ci dobbiamo interrogare su un possibile rovesciamento del rapporto tra queste due principali dimensioni (spazio/tempo). Seguendo questa traccia proviamo a ragionare paradossalmente presupponendo lo spazio come misura e riferimento “comune”: dimensione non manipolabile del progetto della città.Il tempo diventa invece la dimensione in cui si declinano le differenze e quindi è soggetta al disegno del progettista.</p>
<p>A)    Lo Spazio “ovunque”</p>
<p>Ciò che si vuole indagare con questa prima riflessione è la ricerca dei luoghi o i modelli di spazio dove la città contemporanea assume le qualità di uno spazio  che sta “ovunque”; che potenzialmente, in alcuni virtuosi casi, si armonizza con la comunità (che viene) “qualunque” teorizzata da Agamben (logica, etica e politica)…<br />
Questo statement, che potrebbe sembrare uno slogan, verrà indagato esplorando la zona grigia che esiste tra le due visioni principali sullo spazio contemporaneo: la rappresentazione omologata dello spazio nell’era della cosiddetta globalizzazione e le grandi narrazioni della città contemporanea, o meglio delle città contemporanee.</p>
<p>- La rappresentazione omologata dello spazio:<br />
Con la diffusione di uno strumento di rappresentazione come Google Earth si è materializzato ciò che veniva intuito da tempo. Le osservazioni più interessanti si possono riassumere nel passaggio da un mondo basato sullo spazio e le informazioni rappresentato dalle mappe e dal mappamondo, a un mondo basato sulle immagini  (spesso a bassa definizione) e le emozioni (P. Virilio quando dice che i media danno prevalentemente emozioni e non informazioni).<br />
Gli effetti più evidenti sono la riduzione a simulacro di tutto il pianeta (Baudrillard); l’illusione di poter afferrare tutti i luoghi del mondo;  l’emergere di una connessione diretta tra il proprio territorio locale e i grandi “giganti” mediatici in cui si rappresenta la società,da Ground Zero a Piazza San Pietro o la Mecca (S. Boeri. IED conference); l’illusione di un passaggio ontologico da soggetti osservati a soggetti osservatori,e quindi da controllati a controllori, quando il rischio concreto è diventare esclusivamente dei voyer.</p>
<p>- Le grandi narrazioni sulla città contemporanea<br />
Alla storia della città del XX secolo, nella sua variegata unitarietà, dobbiamo aggiungere l’elemento 11 settembre, che ,oltre agli sconvolgimenti a breve termine, ha modificato lo statuto della città moderna. Per l’opinione oramai condivisa l’11-09 è stata colpita la “città moderna” e non due grattacieli-simbolo del mercato globale. La molteplicità dei punti di vista è stata concorde nel riconoscere “una città colpita”. Questa grande interpretazione emozionale collettiva ha generato diversi scenari sul futuro della New York contemporanea come modello non tanto di città futura, quanto di resistenza della città moderna.<br />
Ugualmente autorevoli sono le posizioni dei catastrofisti, che hanno avvertito l’evento come la conferma dell’ “inizio della fine” della città moderna (preannunciata in molti libri e film). Altre posizioni si trovano in chi vede una nuova vitalità per la città comparandola alle città che hanno dovuto reagire alla distruzione sprigionando nuove energie creative (Chicago,Berlino,Sarajevo etc.). Altre opinioni quelle di chi ha fomentato un’iniezione di entusiasmo nelle popolazioni di molti paesi “colonizzati” che hanno visto incrinarsi il modello granitico e soffocante del neo-imperialismo americano, o al contrario chi ha sospinto un nuova ondata di patriottismo americano. La parte del discorso che però più ci interessa è che ,nelle grandi narrazioni della città moderna, abbiamo sempre avuto un’identità di città che si evolveva nella sua singolarità; oggi abbiamo Ground Zero presente in ogni città e la resistenza e capacità di reinventarsi di new York, diventa la resistenza delle nostre città.  Questa condizione di emergenza e di “resistenza” reinterpreta e reinventa molti elementi della città biopolitica, generando nuove forme di controllo e nuove pratiche urbane.<br />
Riassumendo: lo spazio è diventato emozione data dalla sua rappresentazione mediatica, lo spazio locale e l’”intorno” diventa equiparabile “all’altrove”, dove possiamo trovare le qualità e i desideri che ci soddisfano, ma anche i pericoli che ci minacciano.” La prossimità non è più condizione necessaria alla fruizione di uno spazio, così come lo spazio non garantisce più la protezione” (Zygmut Bauman).  Precedentemente la dimensione dell’”altrove” era vissuta solo nello scorrere inevitabile del tempo.</p>
<p>B)Il Tempo “particolare”</p>
<p>Jacques Attalì nel suo libro “Storia del tempo”, argomenta in maniera molto precisa come il tempo sia stato principio ordinatore della crescita delle civiltà prima di ogni dispositivo spaziale. Corrisponde infatti ad ogni grande svolta della storia del potere, un cambiamento della misura del tempo come segnale annunciatore.<br />
Come architetti e urbanisti ci interessa però prevalentemente lo spazio antropizzato, ma forse osservando il tempo della contemporaneità metteremo in crisi la nozione comune di spazio, che si “svolge” in un palinsesto-territorio che pensiamo, progettiamo e viviamo solo in delle sequenze temporali lineari.<br />
Il tempo “particolare” simultaneo, esatto al millisecondo, che siamo riusciti a raggiungere da pochi anni con l’implementazione di reti e di segnali di satelliti, anticipa alcune rivoluzioni del potere. Questa estrema precisione organizza un tempo omogeneo, senza marcatempo, un tempo astratto in cui il mondo sembra in uno stato di veglia permanente. Il marcatempo era funzionale ad un economia e un mondo globale dove la moneta è per natura economia di tempo. La transazione è un guadagno di tempo, il risparmio è una protezione contro i rischi del tempo, la speculazione è una scommessa sul tempo. La (futura?) moneta elettronica però ristruttura il tempo, modifica le ripartizioni tra “tempo libero” e “tempo non libero”, annulla la condizione di “dentro” o “fuori” uno spazio urbano, poiché esso si è trasferito in un network a-localizzato. I calendari elettronici faranno sì che in futuro ci sarà un universo di simultaneità assoluta, dove il tempo non scorre più a senso unico ma si autorganizza localmente secondo il senso che dà al mondo. Il tempo potrà organizzarsi in ciascun luogo secondo una forma specifica, secondo il senso dato in quel luogo all’avvenire, necessariamente mutevole e complesso. Il progetto di questo avvenire potrebbe abbandonare le forme e leggi note e dare un senso “inaudito” del mondo, come accadde spesso in passato in seguito alle rivoluzioni dei poteri.</p>
<p>Parte II: Il capovolgimento spazio-temporale. UN METODO DI LAVORO</p>
<p>Ecco che nella prima parte abbiamo enunciato un’ipotesi di un lavoro che cerca di osservare il territorio contemporaneo come una serie di singolarità che sono ugualmente distanti dalla rappresentazione semplicistica della visione “globale” e dalla visione di una nuova modernità che si ispira a concetti lontani dalla complessità del reale.<br />
Ma che metodo di indagine adottare?<br />
Lo spazio che si indagherà (ma poiché lo spazio è “ovunque”, diventa quindi più un luogo mentale) è quello Europeo, assumendo le osservazioni di Zygmunt Bauman sullo spazio e una modernità liquida, ma in cui la qualità principale del territorio Europeo è di essere il “solo luogo della convivenza di diversi modelli di democrazia” (riflessioni affrontate più approfonditamente in Arcipelago di M. Cacciari e Comment vivre ensemble di Roland Barthes,).<br />
Quello che si ricerca in questi luoghi è l’emergere degli elementi che possano aiutare a comprendere le dinamiche in atto, assumendo la volontà di riconoscere anche le “resistenze” ai modelli dominanti e le distorsioni nella rappresentazione di alcuni luoghi contemporanei, ma soprattutto gli elementi delle città che sembrano armonizzarsi alle nuove coordinate spazio-temporali del mondo.<br />
Si tratta di riprendere i fili di molte ricerche interrotte dall’avvento del conflitto tra la modernità e i tentativi di definire “una nuova modernità” degli anni ’70 (vedi il caso Venezia come paradigma di una “nuova modernità” portato avanti dagli attuali nostri “padri” culturali o amministratori attuali), con il postmodernismo che ha interrotto bruscamente quelle riflessioni, lasciandole incompiute e che forse oggi appaiono distorte.</p>
<p>Michele Brunello</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Isotropia Veneta]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/10/13/isotropia-veneta/</link>
<pubDate>Fri, 13 Oct 2006 15:00:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelebrunello</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/10/13/isotropia-veneta/</guid>
<description><![CDATA[Ho avuto la fortuna di lavorare ad un progetto che è presentato alla biennale di architettura (Pad.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto la fortuna di lavorare ad un progetto che è presentato alla biennale di architettura (Pad. Italia, spazio IUAV).<br />
Tutta la riflessione dell'installazione (la parte fatta con i compagni del phd in urbanistica coordinati da Prof. Secchi e Prof. Paola Viganò) ruota intorno al concetto di isotropia urbana.<!--more--></p>
<p><img src="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/10/buil-spaces-veneto.jpg" alt="courtesy Prof. Bernardo Secchi" height="358" width="450" /><a href="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/10/buil-spaces-veneto.jpg" title="Direct link to file"><br />
</a></p>
<p>courtesy Prof. Paola Viganò, Prof. Bernardo Secchi e phd in Urbanism IUAV ®</p>
<p>Dopo anni che si discute del territorio veneto come territorio della dispersione (città diffusa), si è cominciato finalmente a chiedersi come funziona realmente, e che possibilità racchiude ancor oggi che si sono cominciate a usare le scienze della complessità applicate agli ambienti urbani. E' da tener conto che nel Padiglione Italia si indagavano principalente le "megacities", da Città del Messico a Los Angeles a Shanghai. Qualcuno si chiederà cosa centra con queste vere "città" l'area metropolitana veneta (quella racchiusa tra Venezia, Treviso e Padova, che viene comunemente chiamata con il nome orribile di PATREVE). La risposta a questa domanda è più complicata di quello che si pensa poichè porta ad interrogarsi sul significato della parola città in un mondo dove oltre il 50% della popolazione vive in aree urbane (il primato si è registrato proprio quest'anno).<br />
La questione per cui è stato interessante portare il case-study veneto è che si tratta di una città a bassa densità, molto estesa, e che racchiude delle qualità che si cercano di ricreare nelle megacities globali. Dopo essere stata massacrata a livello mediatico per anni (la città delle villete etc. etc.) oggi, che vediamo sorgere dappertutto città molto "dense", si rivalutano le qualità racchiude la città diffusa. L'isotropia è uno di questi aspetti: si potrebbe anche chiamare lo spazio dove è più riconoscible e fertile una sorta di democrazia urbana.<br />
Questo sarà un filone di discussione di altri post e per ora mi limito a raccontare l'installazione e perchè si è parlato di isotropia.</p>
<p>a proposito, in wikipedia: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isotropia">isotropia</a></p>
<p>Riguardo l'installazione: cerca di riscoprire una grande infrastruttura dimenticata -l'acqua- e a raccontarne un altra in grande trasformazione-l'asfalto-. Infatti si intitola water and asphalt. Basta osservare una mappa dei corsi d'acqua (quasi tutti artificiali o canalizzati) per rendersi conto della complessità e ricchezza di questo elemento nel territorio.</p>
<p><a href="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/10/fiumi-veneto.jpg" title="mappa acque, courtesy Prof. Bernardo Secchi"><img src="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/10/fiumi-veneto.jpg" alt="courtesy Prof. Bernardo Secchi" height="255" width="447" /><br />
</a></p>
<p>courtesy Prof. Paola Viganò, Prof. Bernardo Secchi e phd in Urbanism IUAV ®</p>
<p>Questa complessità dovrebbe avvallare l'idea che non servono a molto grandi infrastrutture gerarchizzanti, come il passante o chissà quale grande infrastruttura. Bisogna lavorare sulla rete. E' un pò come un computer che lavora tramite un processore-server enorme in una stanza a cui sono connessi tutti gli altri, o un sistema che mette in rete centinaia di computer che condividono le risorse. La potenza di questo secondo sistema sta nella capillarità dell'infrastruttura. Poi vi sarà ugualmente un sistema complesso con gradi diversi e capacità diverse di essere "nodo" di una rete (o solo terminale), ma il tutto avviene in un sistema non lineare. Dopo anni forse ci si è resi conto che anche la città è un sistema non-lineare. Come ci si spiega altrimenti il funzionamento di ambienti urbani come Lagos in Nigeria, che con le risorse di un medio comune europeo fa vivere una città di molti milioni di abitanti? Con ciò non voglio dire che il passante non serva, anzi, ma non è ciò che migliorerà il territorio. Il passante risolve un problema specifico ma non attiva trasformazioni virtuose territoriali. Oggi sappiamo che molte sfide sull'innovazione, la creazione di valore ... il benessere.. la crescita... di cui tutti condiviamo la necessità e i pericoli, si giocano in campo ecologico-ambientale che è strettamente connesso all'economia. E non è facile intervenire in molti luoghi... mancano i modelli.</p>
<p>Ma tornando all'installazione: perchè si dà così importanza al sistema della acque? Perchè è una risorsa ambientale prima di tutto: una nuova frontiera dell'ecologia territoriale sono le reti ecologiche. Ci si è resi conto che non serve più tutelare alcune aree perchè vengono fagocizzate dal restante territorio urbano.. così bisogna creare dei corridoi ecologici connessi tra loro per favorire una circolazione delle specie, una tutela della biodiversità e così via. L'efficacia di un territorio protetto è esponenziale rispetto alla sua estesione.<br />
Quanto è più facile applicare tutto ciò in un territorio attraversato capillarmente dai fiumi, e che per di più deve necessariamente attuare una profonda e continua manutenzione poichè molti dei suoi territori sono bonificati?<br />
Da qui l'idea che , lavorando con una contrattazione con i proprietari dei terreni vicino ai fiumi o alle numerose cave, si possa creare una rete ecologica di grande valore (l'unico caso di eccellenza in Italia è proprio il Sile, unico fiume dove si sta lavorando in questa maniera).<br />
L'altra isotropia che si è indagata è quella delle strade e dell'asfalto. In tutto il territorio diffuso veneto è ipotizzabile dare condizioni di vita agevoli e uguali per tutti? Nonostante il territorio sia così esteso è ipotizzabile presupporre, che sò, che distante dalla casa di ognuno ci sia a 500 m una fermata di un bus, a 1 Km una stazione del metro regionale, a 2 Km un ospedale e così via? Se si attuasse questa condizione, e ci sono tutti i presupposti perchè ciò accada se voluto e progettato, forse diminuirebbe anche la dipendenza dall'auto che è il vero limite dalla città diffusa.<br />
E' impressionante guardare l'immagine sottostante e immaginarsi che tipo di città esiste...Non abbiamo un modello specifico inn testa... Per immaginare un futuro bisogna immaginarsi come si vuole che esista quella città, come si ottiene lo sviluppo e la democrazia, come si integreranno i flussi migratori, come si risolverà la questione ambientale.. il tutto pensando di non essere Milano (gli indicatori demografici escludono un eventualità del genere) ma anzi, molto meglio...<br />
Un modello di città che, se ci pensiamo bene, esiste in molti luoghi del mondo, ma che forse in Veneto ha la possibilità di esplicitarsi prima e diventare un modello (positivo?negativo?). Se ci si pensa bene, un territorio così strutturato è molto più stimolante di una grande città con le sue gerarchie e le sue dinamiche novecentesche e piramidali. L'isotropia ci può aiutare a capire meglio la non-linearità della città contemporanea. Un ultimo dato: quest'anno è il primato della metà popolazione mondiale che abita in spazi urbani, ad inizio novecento era il 10% e per il 2050 è previsto il 70%.</p>
<p><img src="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/10/quadrante-veneto.jpg" height="331" width="458" />courtesy Prof. Paola Viganò, Prof. Bernardo Secchi e phd in Urbanism IUAV ®</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Internauti italiani, un po' di numeri sui loro comportamenti]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/10/02/internauti-italiani-un-po-di-numeri-sui-loro-comportamenti/</link>
<pubDate>Mon, 02 Oct 2006 13:08:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/10/02/internauti-italiani-un-po-di-numeri-sui-loro-comportamenti/</guid>
<description><![CDATA[  
Ecco parte di un articolo apparso su il Sole 24 ore che mi pare presenti alcuni dati interessanti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/" target="_blank">  </a></p>
<p>Ecco parte di un articolo apparso su il <em><a href="http://www.ilsole24ore.com/" target="_blank">Sole 24 ore</a></em> che mi pare presenti alcuni dati interessanti...</p>
<p><!--more--><br />
<em>Poco attratti dalle nuove tecnologie di comunicazione, diffidenti nei confronti dei servizi a pagamento (...) : questi gli internauti italiani, secondo un sondaggio condotto da NetOserver e Novatris su un campione di 170.000 navigatori che, oltre al nostro Paese, prende in esame anche Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania. Osservando più nel dettaglio l'inchiesta, si nota una tiepida apertura nazionale verso i sistemi di messagistica istantanea, utilizzati dal 53,1% degli italiani, e un certo scetticismo verso i programmi di telecomunicazione gratuita (come Skype, usati dal 38,7%), e ancor di più verso il podcasting (14,9%) e i blog (15,1%). Negli altri paesi europei questo genere di servizi sono aprezzati soprattutto dai navigatori spagnoli (73,9% utilizza programmi di messaggistica), anche perché in Spagna oltre il 60% degli internauti hanno meno di 35 anni. Nel nostro Paese la percentuale scende invece al 47%, e la fascia d'età più presente su Internet è quella tra i 35 e i 49 anni. La diffidenza diventa netta in Italia per quanto riguarda i servizi a pagamento: solo il 17,9 degli italiani, contro il 32,5% dei tedeschi, paga per inviare Sms via web, e ancora meno per scaricare videogiochi (7%), musica (9,5%), suonerie e loghi per cellulari (5,8%) e annunci (6,8%). Secondo la ricerca NetObserver in questo caso gli internauti italiani sembrano seguire il comportamento dei corrispettivi latini, mentre inglesi e tedeschi sembrano molto più disposti a spendere in cambio di servizi on line.  </em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuova radio a Venezia]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/23/nuova-radio-a-venezia-2/</link>
<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 17:59:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/23/nuova-radio-a-venezia-2/</guid>
<description><![CDATA[Vi segnalo la possibilità di accedere ad un nuovo notiziario direttamente dalla home page del comun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo la possibilità di accedere ad un nuovo notiziario direttamente dalla home page del <a href="http://www.comune.venezia.it">comune di Venezia</a>. Un servizio offerto dall'ufficio stampa del <a href="http://www.comune.venezia.it">comune stesso</a>. Credo valga la pena di seguire questo nuovo modo di fare comunicazione da parte di un Ente Pubblico.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[nuova radio a Venezia]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/23/nuova-radio-a-venezia/</link>
<pubDate>Sat, 23 Sep 2006 17:55:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/?p=266</guid>
<description><![CDATA[Vi segnalo la possibilità di accedere direttamente dalla home page del sito del Comune di Venezia (]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo la possibilità di accedere direttamente dalla home page del sito del Comune di Venezia (<a href="http://www.comune.venezia.it">) ad un nuovo servizio: un notiziario radio curato dall'ufficio stampa dello stesso Comune. Credo valga la pena di osservare quest'evoluzione del modo di fare comunicazione da parte di un Ente Pubblico.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Serbia docet]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/19/sebia-docet/</link>
<pubDate>Tue, 19 Sep 2006 08:55:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/19/sebia-docet/</guid>
<description><![CDATA[Per evidenti motivi geografici -e risaputi trascorsi storici- il rapporto balcani-nordest è stato s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per evidenti motivi geografici -e risaputi trascorsi storici- il rapporto balcani-nordest è stato sempre stretto. Ad esempio lo storico Fernarnd Braudel ha dipinto l’Adriatico come uno dei mari più coerenti ed omogenei del Mediterraneo, oppure lo scrittore Pedrag Matvejevic, parla dell’Adriatico<span>  </span>come il mare delle vicinanza e dell’intimità.<!--more--> I fatti del 1989 fecero intravedere grandi opportunità. Ma poi scoppiò la guerra civile jugoslava. È impossibile trovare dei vincitori quando accadano fatti del genere. Ma certamente c’è stata un’entità statuale che ha perso: la Serbia. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto avendo avuto l’opportunità più volte di percorrere quei luoghi, e non solo per turismo. Mentre la Slovenia è entrata nell’Unione Europea, mentre la Croazia continua la sua marcia d’avvicinamento, mentre la Bosnia- Erzegovina ha avuto diversi finanziamenti dall’Unione Europea, la Serbia appare figlia di un dio minore. Anche allargando lo sguardo ai cosiddetti Grandi Balcani, quindi includendo stati che nel 1989 presentavano problemi di molto superiori allo stato serbo, la Serbia presenta forti difficoltà.Scrivo queste righe perché la situazione sta cambiando (pur sapendo che la “questione” Kosovo è tutt’altro che risolta). Il Financial Times ha individuato in Belgrado la città ove investire per il biennio 2006/2007 nell’Europa Meridionale. Altre segnale è l’attenzione che la Biennale d’architettura di Venezia sta dando a Belgrado <a href="http://www.projectbelgrade.com/">http://www.projectbelgrade.com/</a> . E ancora: martedì una delegazione serba campeggiata dal sindaco di Belgrado Nenad Bogdanovich, accompagnato dal console generale a Trieste Vladimir Nikolic, è stato ricevuto a Ca’ Farsetti (sede del Comune di Venezia). Ma c’è ancora molto da fare. E non possiamo sempre affidarci all’Unione Europea che del resto è in affanno su molti fronti. L’UE dovrebbe essere aiutata da entità intermedie. Mi viene in mente l’AlpeAdria <a href="http://www.alpeadria.org/">http://www.alpeadria.org/</a> un’unione di regioni che comprende Veneto, Friuli-VeneziaGiulia, Slovenia, Croazia e entità ungheresi, austriache, ecc. E qui si ritrova il possibile ruolo del Nordest italiano. La domanda chiave è sempre cosa sia il Nordest. Forse solo una miriade di PMI che cerca incessantemente nuovi luoghi ove il costo del lavoro è basso?. Spesso si ha la sensazione che da queste parti non ci si sia resi conto che il passaggio da un modello economico basato su una moneta debole ad uno scenario a moneta forte obbliga a una svolta radicale anche nell’interpretazione del vicino. Sono contento che la Serbia dia segnali di cambiamento, mi preoccupa molto che il Nordest invece sia tremendamente uguale a se stesso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Forza Beppe!]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/13/forza-beppe/</link>
<pubDate>Wed, 13 Sep 2006 08:09:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
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<description><![CDATA[Share action, proviamoci

Di chi è la Telecom? E chi l&#8217;ha costruita anno dopo anno con le tas]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Share action, proviamoci<!--more--></p>
<p><img src="http://www.beppegrillo.it/immagini/Tim_Telecom.jpg" alt="Tim_Telecom.jpg" height="178" width="380" /></p>
<p>Di chi è la <strong>Telecom</strong>? E chi l'ha costruita anno dopo anno con le tasse se non generazioni di italiani? E allora proviamo a riprendercela. Il meccanismo è semplice. Io raccolgo <strong>le deleghe </strong>di tutti coloro in possesso di azioni Telecom che vorranno darmele. Mi presenterò all' assemblea di Telecom e farò sentire la vostra voce. Se il numero di azioni che mi sarà conferito dovesse permettermi di licenziare il cda lo farò. In ogni caso vale la pena di tentare.</p>
<p>Per <strong>conferirmi la delega </strong>dovete:<br />
- <a href="http://www.beppegrillo.it/azionisti.php" target="_blank"><u><font color="#595984">compilare l'apposita form</font></u></a><br />
- ricevere una mia mail con il testo della delega<br />
- stampare e firmare la delega<br />
- andare in banca con la delega per richiedere il biglietto di ammissione all'assemblea<br />
- inviare all'indirizzo di un mio legale, che vi sarà comunicato nella mail, il biglietto di ammissione.</p>
<p>Riporto di seguito una spiegazione del legale che spiega le motivazioni dell'iter:<br />
"Telecom è quotata in borsa per cui le azioni vengono negoziate nei mercati regolamentati e non sono fisicamente in mano agli azionisti ma sono figurativamente depositate in Banca e la titolarità delle azioni si dimostra attraverso una serie di registrazioni.<br />
L’azionista che intende partecipare all’assemblea della Telecom deve pertanto chiedere alla Banca depositaria il biglietto di ammissione per partecipare all’assemblea indicando la persona che l’azionista intende delegare per l’intervento.<br />
A coloro che si registreranno sarà inviata una mail con la disposizione per la Banca presso cui ha in deposito i titoli per ottenere il biglietto di ammissione che dovrà essere reinviato all'indirizzo di un legale che sarà comunicato nella mail".</p>
<p><strong>Fatemi godere</strong>. Rifatevi delle umiliazioni subite in questi anni come utenti e come azionisti. Il cda licenziato dai veri azionisti attraverso un comico. Una cosa mai vista al mondo. Un undici settembre dei capitalisti senza capitali che ammorbano la nostra società. Ragazze e ragazzi, <strong>dateci dentro</strong>. Delegate, delegate, delegate.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Digital divide]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/09/12/digital-divide/</link>
<pubDate>Tue, 12 Sep 2006 13:26:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
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<description><![CDATA[Spesso su questo blog abbiamo affrontato il problema della difficoltà di accesso ad internet genera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso su questo blog abbiamo affrontato il problema della difficoltà di accesso ad internet generata dal monopolio Telecom nell'ultimo miglio. Chi abita  in Veneto appena fuori dai maggiori centri  ne sa qualche cosa.<!--more--> E' di queste ore l'avvio di un'operazione che scorporerà la gestione della rete fissa da quella mobile appunto di Telecom. Fin'ora i termini della questione sono molto nebulosi e i commentatori si stanno tutti focalizzando sulla possibilità di "perdere" l'ultimo gestore di proprietà italiano nel nostro mercato. Ma vorrei soffermarmi sul fatto che una gestione ad hoc per la rete fissa potrebbe essere una buona notizia. Speriamo che telecom abbia intenzione di migliorare i servizi offerti che ad oggi sono di bassa qualità e limitati anche geograficamente. La speranza è l'ultima a morire!Intanto è di queste ore che in Francia dal primo semestre 2007 si potrà avere l'ADSL a 50 megabit al secondo al prezzo di 30 euro mensili. In Italia arriviamo al massimo a 20 megabit.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Lettera aperta a Beppe Grillo]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/08/25/lettera-aperta-a-beppe-grillo/</link>
<pubDate>Fri, 25 Aug 2006 08:50:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
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<description><![CDATA[Caro Beppe,
questa lettera aperta ha l’obiettivo di essere uno stimolo critico per ciò che stai f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Caro Beppe,</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">questa lettera aperta ha l’obiettivo di essere uno stimolo critico per ciò che stai facendo da anni, per il prosieguo del lavoro che –a giudicare anche dai risultati del blog- ti riesce tanto bene: il comico.<!--more--></font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Usi spesso dire che trovi umoristico il fatto di essere contatto da politici in cerca di consiglio o di una spalla solida su cui piangere la disperazione di essere emarginati nonostante l’impegno e l’onestà.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Devo dire che condivido il tuo giudizio sul lato umoristico e paradossale della questione.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Il punto però è un altro.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">In questa desolata landa di idee vetuste, ingiustizie e povertà intellettuale che sta diventando il nostro paese è quantomai urgente provvedere ad un ricambio della classe dirigente, anche in senso generazionale. Il problema è che non esiste ad oggi quello che potremo definire impropriamente un <i>centro di gravità</i> capace di coagulare le proposte alternative in un progetto organico e a lungo termine, capace di dare voce a quello che –ancora impropriamente- potremmo chiamare il <i>partito degli scontenti</i>, il primo partito nazionale in termini numerici. E per centro di gravità non è da intendersi un condottiero senza macchia e senza paura o un leader, ma semplicemente un canale di accesso alla possibilità di sottoporre al voto degli italiani una visione del futuro contenente proposte alternative per lo sviluppo socio-culturale del paese.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">La marmitta in ebollizione rappresentata dalla partecipazione ai tuoi spettacoli e al tuo blog sta per esplodere, deve assolutamente trovare uno sbocco prima di sfiammare, non si può continuare ad incitare le persone a dare fiducia all’alternativa se poi in cabina elettorale l’alternativa non si può barrare con una croce perché non c’è, non è tra i cavalli in corsa su cui si può scommettere.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">"Questo blog e la Rete mi stanno prendendo la mano" dici "Sono ormai fuori dal mio controllo. Non so come andrà a finire, cosa succederà , ma potrò (potremo) comunque dire che ne valeva la pena. Andremo insieme verso la catastrofe…ma con ottimismo". Non ti pare manchi qualcosa? Si copula, ma non si arriva mai all’orgasmo, e in questi casi –loda la schiettezza- che cazzo ce ne frega dell’ottimismo?</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">La tua scelta di continuare a fare il comico e non entrare nella marcia palude della politica è una scelta che spetta a te e solo a te, e nessuno potrà comunque mai dire che non ti sei prodigato a sufficienza per fornire informazione non filtrata, che è sinonimo di libertà, o che non hai agito concretamente per cambiare il deprimente status-quo nazionale.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Lo stimolo critico di cui parlavo all’inizio è il seguente: fonda un partito Beppe, non dovrai fare per forza il politico. Fonda un partito, raccogliamo tutte le energie positive e propositive che negli ultimi anni sono andate formandosi ed arriviamo in Senato e in Parlamento "buttando fuori dai coglioni" il maggior numero possibile di quelli che ci risiedono per interessi che non corrispondono a quelli della collettività.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Se ci riuscissimo, poi a ridere saremmo molti di più di quanti siamo oggi, e sarebbe la più straordinaria performance comica mai vista a memoria d’uomo.</font></p>
<p><font size="3"><font face="Times New Roman"> </font></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[E se Edison...]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/08/14/e-se-edison/</link>
<pubDate>Mon, 14 Aug 2006 13:06:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’età del petrolio non finirà quando il petrolio sarà esaurito, come l’età della pietra non ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">L’età del petrolio non finirà quando il petrolio sarà esaurito, come l’età della pietra non è finita per esaurimento della pietra.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Questa la stella polare che indica la direzione all’uomo contemporaneo, il monito che gli ricorda la possibilità di evolvere al di là delle concrete contingenze epocali.<!--more--></font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Superare sé stessi indipendentemente dalle condizioni esterne, puntare dritti alla tappa successiva per tagliare un nuovo traguardo (sempre quello che si sposta continuamente in avanti).</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">L’assetto sociale comunitario in cui viviamo offre, in questo caso, un vantaggio assoluto. L’individuo isolato evolve solo in sé e per sé, ogni possibilità è concentrata nelle sue mani e nelle casualità.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">L’individuo all’interno di una collettività evolve anche per effetto dell’evoluzione di un altro individuo, e questo è il vantaggio. Paradossalmente, se Edison fosse stato l’unico abitante di un lontano e isolato pianeta, ora la luce elettrica l’avrebbe solo lui.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Famiglia: upgrade strutturale]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/08/11/famiglia-upgrade-strutturale/</link>
<pubDate>Fri, 11 Aug 2006 07:14:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/08/11/famiglia-upgrade-strutturale/</guid>
<description><![CDATA[La famiglia borghese non si cambia, si abbatte.
Così si gridava negli infuocati anni ’70, ma prim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">La famiglia borghese non si cambia, si abbatte.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Così si gridava negli infuocati anni ’70, ma prima che qualcuno riuscisse ad abbatterla la famiglia borghese si stava già trasformando, sfuggendo all’individuazione e all’abbattimento. E quei giovani tumultuosi sono stati parte nel processo di trasformazione.<!--more--></font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Poco prima era venuta la libertà dall’unione matrimoniale combinata. Il primo passo di emancipazione dalla famiglia patriarcale contadina, quella dove gli sposalizi servivano principalmente a rafforzare i legami tra diversi nuclei per amplificare le ricchezze o per cercare di crearne. Il clan prima del singolo, sempre.</font></p>
<p class="MsoNormal"><!--more--><br />
<font size="3" face="Times New Roman">Poi l’individuo ha riguadagnato terreno fino a diventare l’attore principale delle proprie scelte, la rivoluzione sessuale è passata come un bulldozer sopra il concetto di esclusività nelle relazioni erotiche, facendone polvere. Polverizzata pure l’equazione dogmatica <i>uomo più donna più matrimonio uguale figli</i>, a cosa poteva servire il legame matrimoniale se non a preservare nel tempo una certa concezione conservatrice della società? I vincoli imposti e i tradizionalismi forzati erano veri e propri freni per il progressivismo culturale, perciò andavano affrontati e superati.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Maneggiando continuamente gli stessi strumenti ci si impratichisce, e nel 2006 (finalmente, ma come sempre in ritardo) si discute dei Pacs.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Le giovani coppie di oggi hanno potenzialmente le capacità di gestire l’univocità della relazione matrimoniale con la pluralità dei partners sessuali, e lo possono fare perché il matrimonio –ove praticato- è atto gratuito endogeno, non più realizzazione di aspettative esogene. Ognuno decide di sentirsi legato ad altra persona per fattori che non coincidono con quelli influenti trent’anni addietro, la libertà di scegliere il coniuge esclusivamente in base a parametri personali rende di fatto inutile contestualizzare la relazione in ambito giuridico e religioso, naturalmente volendolo.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Se posso costruirmi le scarpe da ginnastica on-demand, perché non posso costruirmi la formula di convivenza che mi è più congeniale? Non c’è volgarità o cinismo in questo, semplicemente la famiglia non deve più essere fondata sul matrimonio per essere tale, c’è più romanticismo in un sincero amore che dura cinque anni piuttosto che in un perfetto matrimonio di reciproca indifferenza lungo una vita, ci può essere più passione in un rapporto sessuale a tre che a due, soprattutto quando i due sono sdraiati uno sopra dell’altra ansimanti, appiattiti dal meccanicismo cui si sono abituati e depressi dalla mancanza di energia positiva.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">La monogamia in questa luce assume contorni nuovi, si veste di consapevolezza e genera il potere di distinguere e gestire differentemente l’amore, la famiglia e il sesso. Una società culturalmente avanzata –come al momento non ve ne sono su questo pianeta- dovrebbe potersi garantire la libertà di attuare una poligamia incrociata (si possono avere più coniugi, e ognuno può essere a sua volta già coniugato) e sentirsi con questo come un’unica grande famiglia-rete allargata ai massimi confini. D’altronde capita sempre più spesso che i figli degli italiani abbiano contemporaneamente sei od otto nonni, frutto dell’intermittenza matrimoniale dei genitori.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">La difesa della famiglia tradizionale così com’è definita nel nostro ordinamento è una battaglia persa, non si può più continuare a negare che il legame affettivo sia l’unico vero fondamento della famiglia, e che perciò una famiglia si individua in base al legame che intercorre tra i membri che la compongono, non attraverso la possibilità di produrre un estratto del certificato di matrimonio. L’anagrafe e l’amore non sembrano entità che si possano confondere.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">E se è vero che il sistema produttivo influenza profondamente i modelli familiari, allora la <i>flessibilità</i> non può essere tenuta fuori dalla discussione quando fa comodo. Perché chi accetta di avere un lavoro a termine non dovrebbe essere propenso ad avere anche relazioni amorose a termine? Come si concilia il dinamismo sociale con l’immobilità dei suoi nuclei costituenti? E non è intellettualmente onesto ripetere che la famiglia tradizionale funziona da punto fermo in un flusso dinamico vorticoso, perché a volte i punti fermi tengono a freno tutto l’insieme, come il paletto cui è attaccata la catena che imprigiona il cane.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">Quale società può dirsi civile quando impedisce a qualcuno di assistere il compagno o la compagna in ospedale solo perché non è stato sottoscritto un matrimonio? L’uguaglianza tra i cittadini non si realizza sancendola costituzionalmente, si realizza garantendo a tutti gli stessi diritti (a fronte dei corrispondenti doveri).</font></p>
<p><font size="3"></font></p>
<p class="MsoNormal"><font size="3" face="Times New Roman">L’assenza tra queste righe dei sostantivi/aggettivi eterosessuale ed omosessuale, non è affatto casuale.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Questa è una città]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/08/09/questa-e-una-citta/</link>
<pubDate>Wed, 09 Aug 2006 07:20:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/08/09/questa-e-una-citta/</guid>
<description><![CDATA[Il danno più grave che la società di massa abbia causato è senza dubbio la timidezza.
Nessun sing]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Il danno più grave che la società di massa abbia causato è senza dubbio la timidezza.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Nessun singolo ha voglia di esporsi in prima persona, quando si vede una rissa ci si guarda bene dal chiamare le forze dell’ordine, sicuri che poi si dovrà presenziare a chissà quante udienze ed affrontare mille fastidi. Se il vicino di casa brucia i sacchetti di rifiuto secco per risparmiare sulla bolletta ed appesta il quartiere con fumi alla diossina, meglio chiudere le finestre e sopportare, piuttosto che chiamare i vigili e turbare la futura convivenza.</font><!--more--></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Nel gruppo ci sentiamo rappresentati, come singoli non abbiamo il coraggio di affrontare i problemi quotidiani, il fatto è che un gruppo non nasce gruppo, si costituisce con le volontà dei singoli che vi aderiscono. I milanesi sono intrappolati nel traffico che li soffoca, se contemporaneamente tutti (o quasi) si rivolgessero allo stesso concessionario ed acquistassero una vettura elettrica, probabilmente spunterebbero un prezzo ridicolo.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Ho letto il programma di <i>Questa è una Città</i> proprio per le amministrative della città di Milano (vi invito a leggerlo all’indirizzo </font><a href="http://www.questaeunacitta.it/"><font face="Times New Roman" size="3">www.questaeunacitta.it</font></a><font face="Times New Roman" size="3"> ). Senza scendere nei particolari (alcuni dei qual ho trovato un po’ troppo “new age”, tipo l’autostop system), il fatto interessante è proprio l’approccio alle questioni che ha dato contenuto al programma.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Forse la parte più importante del testo è l’introduzione, dove è dichiarata “<i>la consapevolezza che sia impossibile racchiudere in un programma tutti i problemi e i mali di una città, nella convinzione che sia più importante far comprendere l’approccio alle problematiche e lo sguardo diverso alle soluzioni…… perché la città si gestisce giorno per giorno, perché non è onesto chi dice di sapere già tutto, perché la collaborazione, lo scambio di visioni e l’invenzione di soluzioni non hanno limiti</i>”.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Si tratta in sostanza di brevi flash che fanno luce sulle varie tematiche, senza preoccuparsi di dire dove si troveranno i fondi e attraverso quali strumenti si dovrà intervenire. Trattandosi di programma politico è stata una mossa coraggiosa, il potenziale elettore che lo abbia letto rimane alla fine senza risposte concrete ma con in testa l’idea meravigliosa di una Milano a misura d’uomo, viva, attiva, ecologica e creativa. Tutta un’altra cosa rispetto a leggere un programma tradizionale, dove vengono elencati problemi e soluzioni preventive che però non riescono a suggestionare, non lasciano intravedere un progetto per il futuro. La raccolta in termini di voti realizzata da <i>Questa è una Città</i> non è stata confortante, ma il segnale importante è che sia entrato in gioco un nuovo attore, con idee nuove e senza nulla da perdere. Il grande Partito (o Coalizione) non si può permettere un così grande azzardo, come la multinazionale cui basta perdere il 2-3% degli utili per andare a gambe all’aria, deve proteggere il risibile vantaggio sugli avversari/concorrenti.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Ed è qui che entrano i gioco i singoli.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Pochi voti alla fine significa pochi singoli che hanno avuto il coraggio di dare fiducia all’alternativa. La Moratti è quanto di più distante ci possa essere dall’alternativa, è la rappresentante perfetta dell’estabilshment patrizio milanese, perciò viene da chiedersi se alla fine i milanesi non abbiano ottenuto esattamente quello che volevano, perché in democrazia funziona così, chi prende più voti è colui il quale i cittadini hanno giudicato più capace e con le intenzioni migliori.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Basta questo a dichiarare il fallimento della iniziativa di <i>Questa è una Città</i>? Oppure è solo la prima goccia che scaverà la roccia? Staremo a vedere, comunque già solo arrivare a proporre un programma alternativo può essere considerata una vittoria, intanto si comincia mettere in vetrina anche il prodotto diverso, se ne discute (ad esempio come stiamo facendo in questo blog), l’occhio del passante prima ignaro comincia a posarcisi e a valutarlo, alcune terminologie iniziano ad entrare nelle orecchie, l’informalità viene sdoganata, probabilmente la prossima volta non ci sarà bisogno di dichiarare che il contenuto del programma “<i>non è uno scherzo</i>”.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">In effetti al singolo disilluso può sembrare ridicolo ci sia qualcuno che davvero ancora pensa di poter raggiungere determinati risultati utilizzando la politica, può sembrare si scherzi quando si parla di psicosi urbane invece che di tangenziali, di Assessorato dei Consumatori invece che della nuova Fiera (seppur struttura architettonicamente interessante), di biblioteche ambulanti invece che di spartizione delle poltrone. Invece si può fare, basta che i singoli ci credano, che abbiano la forza di riassumersi le proprie responsabilità ed emanciparsi dal gruppo, è meglio avere tutti la stessa macchina elettrica per scelta individuale, piuttosto che avere tutti una macchina diversa a benzina perché non ci sono alternative.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Forse sarebbe anche il caso di abolire i comizi e le tribune elettorali, in fondo se le intenzioni di un Partito (o di una Coalizione) sono esplicitamente messe per iscritto con lo scopo di fermarle su carta e renderle inequivocabili e non ritrattabili successivamente in armonia con il principio <i>verba volant, scripta manent</i>, allora perché io cittadino devo sorbirmi poi fiumi di parole vuote ed inutili (naturalmente a spese mie, quando si tratta di RAI)? Se è scritto è scritto, non serve aggiungere nulla, devo essere libero di leggere e farmi la mia idea autonomamente.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">Per non divagare concludo.</font></p>
<p class="MsoNormal"><font face="Times New Roman" size="3">A Venezia esiste lo spazio per proporre un’operazione del genere, un programma alternativo, una prima incursione negli ingessamenti e nei formalismi del macchinario Amministrativo, un primo campanello per risvegliare i singoli. Servono solo i primi singoli per iniziare.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sur:reali]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/07/25/surreali/</link>
<pubDate>Tue, 25 Jul 2006 10:03:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelebrunello</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/07/25/surreali/</guid>
<description><![CDATA[Laboratori creativi italo:francesi
Cloisonnement // Decloisonnement
ovvero le barriere e il loro sup]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Laboratori creativi italo:francesi</p>
<p>Cloisonnement // Decloisonnement<br />
ovvero le barriere e il loro superamento</p>
<p>Sur:reali nasce con l’intento di offrire un luogo per l’esposizione e il confronto tra artisti francesi e italiani che si dedicano alla ricerca visuale e musicale. L’evento si pone come uno scenario creativo che sviluppa la consapevolezza e l’immaginario di una comunita' internazionale di artisti.</p>
<p>L’ambizione della manifestazione e' dare l’opportunita' a questa comunita' di produrre opere inedite frutto della convergenza di arti, persone e culture che oltrepassano l’individualita' dell’artista.</p>
<p>Sur:reali nasce con la volonta' di esserci anche per gli anni prossimi, mirando ad allargarsi e accogliere comunita' d’artisti provenienti da diversi stati europei con il desiderio di condividere e confrontare le esperienze artistiche con un pubblico sempre piu' eterogeneo.<!--more--></p>
<p>Sur:reali si svolgera' all’interno della Villa de Reali di Dosson grazie alla volonta' della contessa Guarientina Guarienti di Canossa. Gli artisti potranno cosi' operare nella cornice eccezionale di una villa del XVIII secolo, allestendo le proprie opere nei dieci ettari di parco, nelle barchesse, nel lago e nelle scuderie.<br />
Sur:reali trasformera' la Villa da simulacro delle memorie della storia in una residenza d’artisti viva, che anima i luoghi del passato con lo sguardo del presente.</p>
<p>IL TEMA<br />
Cloisonnement \ decloisonnement<br />
ovvero le barriere e il loro superamento</p>
<p>La prima edizione di Sur:reali \\ Laboratori creativi italo:francesi affronta molti aspetti del dibattito intellettuale contemporaneo.</p>
<p>Sur:reali vuole contribuire alla riflessione, sempre piu' attuale e sempre piu' necessaria, sul tema della diversita' e dell’uguaglianza nelle differenze.</p>
<p>Esiste un limite?</p>
<p>Esiste un anello di congiunzione tra due termini apparentemente opposti?</p>
<p>Esiste una chiave di lettura in grado di piegare la linea retta che definisce questi contrari?<br />
E che possa piegarla tanto da trasformarla in un cerchio in grado di comprenderli?</p>
<p>Quella odierna e' una societa' della simulazione dove il confine tra reale e immaginario, tra realta' fisica e realta' virtuale, tra vero e falso, tra uguale e diverso, tende a svanire. Le tecnologie progrediscono nella prospettiva di ampliare le possibilita' di azione dell’uomo. Lavorano sulle soglie, sui limiti che determinano le barriere, sia fisiche che mentali. Lavorano per prossimita' riducendo con ogni nuova scoperta o invenzione, il limite dell’impossibile.</p>
<p>Ridurre le distanze tra posizioni opposte e' un primo passo per disegnare un territorio comune nel quale attuare una trasformazione del pensiero. Questo territorio e' la prossimita' a entrambe le posizioni, un luogo dove costruire, sperimentare, condividere.</p>
<p>Sur:reali si propone di sperimentare la prossimita':<br />
geografica, sociale, culturale, artistica.</p>
<p>L’arte e gli artisti esprimono a pieno questo sistema culturale complesso. Da un lato abbiamo imparato a superare le barriere spazio-temporali grazie alle tecnologie, prima tra tutte internet che ha permesso la trasmissione di informazioni a distanza. Dall’altro, ogni volta che superiamo tali barriere, ci confrontiamo con culture diverse in una dialettica caotica e confusa ma al tempo stesso vitale. Un primo limite e' la diffusione di conoscenza. L’open source, il copyright/copyleft, i creative commons rappresentano questioni tecniche e pratiche giuridiche con cui l’artista odierno puo' e vuole imparare a convivere...</p>
<p>L’AGENDA</p>
<p>Durante i due mesi che anticipano Sur:Reali la comunita' di artisti italiani e francesi e' invitata a partecipare al Progetto. I partecipanti si conoscono attraverso il sito internet http://www.sur-reali.eu che funziona da punto di incontro, di presentazione degli artisti, di divulgazione dei temi, di comunicazione, informazione e promozione dell’iniziativa.</p>
<p>Nella settimana dal 18 al 23 luglio il Progetto si trasferira' dal web alla Villa. Gli artisti sono ospitati all’interno del parco dove vivranno per una settimana e lavoreranno in modo partecipativo.</p>
<p>La settimana prevede due momenti distinti ma integrati:</p>
<p>18-20 luglio. Incontro tra artisti francesi e italiani.<br />
Realizzazione dei progetti attraverso laboratori:atelie'rs</p>
<p>Grazie agli atelie'rs, i progetti degli artisti saranno pensati e realizzati in comunione con l’obiettivo di creare un unico scenario condiviso, passando dall’individualita' dell’artista alla convergenza di arti, persone e culture.<br />
Saranno presenti alcuni ospiti riconosciuti per la loro competenza o esperienza che, interagiranno con la comunita' e animeranno incontri informali di stimolo e di riflessione sul tema.<br />
Le porte della Villa saranno socchiuse, bastera' bussare…</p>
<p>21-23 luglio. Apertura della Villa al pubblico<br />
Presentazione dei progetti in “una due giorni" di concerti, performance e percorsi</p>
<p>Durante il weekend le performance musicali e artistiche si alterneranno seguendo una programmazione de-strutturata. Il pubblico sara' accompagnato dagli attori/artisti ai percorsi visuali e alle istallazioni disposte nel parco. Le performance spazieranno dai concerti, alle pie'ce teatrali, alle danze, alle videoinstallazioni. Il pubblico potra' godere attimi di relax nell’area della Villa dedicata al ristoro in un’area ristorazione.</p>
<p>Sur:reali sara' interamente ripreso al fine di produrre un Dvd che documenti questa prima edizione dell’evento e che permetta di divulgarne l’esperienza.</p>
<p>LE ORGANIZZAZIONI<br />
CHI CHI - http://www.chichi.fr<br />
Chi chi e' un’associazione musicale e etichetta discografica francese.<br />
Lavora a Parigi e produce, distribuisce e promuove una rete di artisti atipici “chanson francaise".<br />
E' ideatore, promotore e organizzatore di eventi musicali tra cui, a Parigi “les Ze'phe'me'rs".</p>
<p>ATTUALAMENTE - http://www.attualamente.org<br />
E' un’associazione culturale che promuove l’arte e la vita nella citta'.<br />
E' un laboratorio creativo di idee che indaga i cambiamenti nella contemporaneita'.<br />
E' un soggetto artistico che si esprime nell’autonomia dei suoi fondatori.<br />
Organizzazione aperta e composta da operatori culturali che agiscono nella loro individualita' e con nome collettivo, AttualAmente si e' costituita formalmente nel settembre 2000 dalla convergenza di idee, opinioni ed azioni dei suoi fondatori: Michele Brunello, Keivan Chavoshbaran, Alessandro Grande, Edoardo Luppari, Lorenzo Pezzato, Marzio Mariani, Michele Prevato. Dalla sua nascita ha ideato e organizzato diversi eventi artistici a cielo aperto e ha approfondito sperimentazioni in ambito culturale. Dal 2004 a oggi, AttualAmente sviluppa progetti artistici, collaborazioni accademiche, pubblicazioni che nascono da iniziative individuali dei suoi fondatori.</p>
<p>MACACO RECORDS - http://www.macacorecords.com<br />
Macaco Records nasce all'inizio del 2004 da un'idea di Alberto Stevanato, Solenn Le Marchand, Claudio Favretto e Marco De Rossi. I quattro macachi sono dei musicisti che suonano all'interno di gruppi locali Libra e Grimoon.<br />
Macaco Records e' un punto di ritrovo, di scambio, di lavoro intorno ai progetti dei gruppi con il fine di promuovere al meglio il loro percorso artistico. In un anno di attivita' Macaco Records ha prodotto 5 dischi e collaborato con diverse etichette.<br />
Macaco Records si e' anche impegnata nell’organizzazione di serate ed eventi con l’intento di promuovere la cultura indipendente: concerti, rassegne musicali e video (grazie alla sezione Video Macaca dedicata alle produzioni video indipendenti).Tutto questo perche' i macachi sono musicisti e non vogliono servire solo i propri interessi ma quelli della musica e della cultura in generale.<br />
Macaco Records e' un’etichetta, ma e' anche management, organizzazione di eventi e agenzia di booking.</p>
<p>Ideazione e direzione artistica:<br />
Contessa Guarientina Guarienti di Canossa<br />
Cyrille Fabre<br />
Michele Prevato</p>
<p>Curatori sezione musica:<br />
Roberto Benetton<br />
Pascal Fousset<br />
Solenn Le marchand</p>
<p>Curatori sezione video e arti visive:<br />
Cyrille Fabre<br />
Michele Brunello</p>
<p>Consulenti organizzativi:<br />
Giuliano Tiberi<br />
Daniela Buoli</p>
<p>Responsabili di produzione:<br />
Keivan Chavosbaran<br />
Alberto Stevanato<br />
Valentina Buoli<br />
Laura Tiberi<br />
Chiara Zoppas</p>
<p>Stage manager:<br />
Simon Raseta<br />
Andrea Santuari</p>
<p>Progetto di comunicazione visiva:<br />
Francesca Gemelli<br />
Valentina Buoli</p>
<p>Responsabili comunicazione ai media:<br />
ITALIA: Enrico Veronese<br />
Michele Prevato<br />
FRANCIA: Violaine Mariette</p>
<p>Organizzazione:<br />
Associazione Chi chi (Francia)<br />
AttualAmente (Italia)<br />
Macaco Records (Italia)</p>
<p>Patrocinio e collaborazioni:<br />
Regione Veneto<br />
Provincia di Treviso,<br />
Comune di Casier<br />
Alliance Francaise<br />
Ville Venete e Castelli</p>
<p>Main Sponsor:<br />
Veneto Banca</p>
<p>Sponsor tecnici:<br />
Teatri Spa<br />
Eco ink Recuperi Srl<br />
Compiano<br />
Le mali'n</p>
<p>Villa de Reali<br />
Piazza G. Marconi, 20 Dosson (Treviso)<br />
Partecipazione gratuita</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL PROFONDO VENETO CHIAMA L’ONU]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/07/13/il-profondo-veneto-chiama-l%e2%80%99onu/</link>
<pubDate>Thu, 13 Jul 2006 14:48:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
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<description><![CDATA[Poco tempo fa abbiamo riportato come StudioPlano -nel suo piccolo- cerchi di rendere Venezia una cit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Poco tempo fa abbiamo riportato come StudioPlano -nel suo piccolo- cerchi di rendere Venezia una città contemporanea, fornendo una copertura a banda larga senza nessun tipo di restrizioni. Ma Venezia sta bene! Infatti anche se non gratuitamente, tutti noi possiamo avere un collegamento ADSL a casa. Ma in Veneto? La situazione è disarmante.</p>
<p class="MsoNormal"><!--more--><br />
Basti pensare alla provincia di Treviso, una vera e propria gruviera. Ma perfino Jesolo: è sufficiente allontanarsi dal centro e adieu ADSL. E questo sarebbe il Veneto del terzo millennio? Sarebbe bello riuscire ad imbastire un bello sciopero antitelecom: le paghiamo il canone, ma non fornisce un servizio adeguato di ammodernamento della rete. Se non sbaglio i vertici Telecom hanno sempre detto che il canone è loro dovuto perché così possono mantenere le linee che tutte le altre compagnie usano! Beh se le mantengono così siamo apposto… Ma mi chiedo: i nostri amministratori non sentono la necessita di fornire ai loro concittadini la possibilità di non soccombere al cosiddetto <i>digital divide</i>? Le Nazioni Unite si sono mobilitate per il raggiungimento di un obiettivo fondamentale: permettere che l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione diventi un servizio a disposizione di tutta l’umanità. Bene, dovrebbero venire anche in nel profondo e “modernissimo”  Veneto. Nel frattempo chi ha i "schei" può pagarsi i circa 300 euro (+ un fisso al mese) di attivazione richieste da imprese capaci di montare tecnologie wireless… gli altri mandano email agli assessori di turno sperando di trovare qualcheduno capace di comprendere l’importanza dell’argomento. I miei genitori hanno casa a Roncade (TV) e l’assessore di turno dorme!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[STUDIOPLANO CaberNET]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/06/10/studioplano-cabernet/</link>
<pubDate>Sat, 10 Jun 2006 15:11:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>dodlus</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/06/10/studioplano-cabernet/</guid>
<description><![CDATA[
Cliccate sull&#39;immagine per ingrandire poi ingrandire ulteriormente.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/06/oggi.VE04.jpg" title="Il Venezia del 10/06/2006" class="imagelink"><img width="394" src="http://studioplano.wordpress.com/files/2006/06/oggi.VE04.jpg" alt="Il Venezia del 10/06/2006" height="362" /></a></p>
<p>Cliccate sull&#39;immagine per ingrandire poi ingrandire ulteriormente.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un po' di numeri...]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/05/23/un-po-di-numeri/</link>
<pubDate>Tue, 23 May 2006 20:07:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/05/23/un-po-di-numeri/</guid>
<description><![CDATA[
Oramai si parla sempre pi&ugrave; di blog, blogger, ecc. Vediamo di dare i numeri per capire di cos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://photos1.blogger.com/blogger/7747/2216/1600/the_blog_345.jpg"><img src="http://photos1.blogger.com/blogger/7747/2216/320/the_blog_345.jpg" border="0" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Oramai si parla sempre pi&#249; di blog, blogger, ecc. Vediamo di dare i numeri per capire di cosa si tratta realmente (tutti i dati &#8211;o quasi- li ho tratti dalla ricerca <i>Terzo rapporto sulle comunit&#224; web in Italia </i>curato dalla Digital Pr). Si calcola che siano attivi quasi 300.000 blog &#8220;italiani&#8221;, ma non sono conteggiati gli italiani afferenti a piattaforme estere, come il nostro per intenderci. Ben 100 mila in pi&#249; dello scorso anno. Profilo del blogger : 57% uomo, 48% meno di 30 anni, 82% utente di internet prima del 1998, 39% istruzioni di tipo universitario o superiore. La star incontrastata Beppe Grillo, al vertice in Italia, 14&#176; della classifica mondiale dei blog pi&#249; visitati.</p>
<p class="MsoNormal"><!--more-->Ultima nota: molti politici hanno aperto dei blog veri e propri andando oltre il classico sito internet. Tra i neoministri si distingue il ministro delle comunicazione Paolo Gentiloni <a href="np%28">www.paologentiloni.it</a>, <b>Linda Lanzillotta</b> ministro per gli affari regionali <a href="np%28">www.lindalanzillotta.it</a>, Antonio Di Pietro ministro per le infrastrutture <a href="http://www.antoniodipietro.it/">http://www.antoniodipietro.it/</a> e il ministro per l&#8217;ambiente e tutela del territorio Alfonso Pecoraro Scanio <a href="http://www.pecoraroscanio.it/index.php?pageId=5">http://www.pecoraroscanio.it/index.php?pageId=5</a> &#8230; speriamo che gli impegni ministeriali non li distraggano dal coltivare il loro blog.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Iniziativa]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/05/05/iniziativa/</link>
<pubDate>Fri, 05 May 2006 11:48:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>studioplano</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/05/05/iniziativa/</guid>
<description><![CDATA[dal Blog di Beppe Grillo parte una iniziativa.
&quot;Provare non costa nulla&#8230;&#8230;. COME AVE]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>dal Blog di Beppe Grillo parte una iniziativa.</p>
<p>&#34;Provare non costa nulla....... COME AVERE LA BENZINA A META&#39; PREZZO!!!!!!<br />
Anche se non hai la macchina, per favore fai circolare il messaggio agli amici. Benzina a met&#224; prezzo....... Diamoci da fare...Siamo venuti a sapere di un&#39;azione comune per esercitare il nostro potere nei confronti delle compagnie petrolifere. Si sente dire che la benzina aumenter&#224; ancora fino a 1.50 euro al litro. UNITI possiamo far abbassare il prezzo muovendoci insieme, in modo intelligente e solidale.<br />
Ecco come: La parola d&#39;ordine &#232; &#34;colpire il portafoglio delle compagnie senza lederci da soli&#34;.<br />
Posto che l&#39;idea di non comprare la benzina un determinato giorno ha fatto ridere le compagnie (sanno benissimo che, per noi, si tratta solo di un pieno.. differito, perch&#233; alla fine ne abbiamo bisogno!), c&#39;&#232; un sistema che invece li far&#224; ridere pochissimo, purch&#233; si agisca in tanti.<br />
I petrolieri e l&#39;OPEC ci hanno condizionati a credere che un prezzo che varia tra 0,95 e 1 euro al litro sia un buon prezzo, ma noi possiamo far<br />
loro scoprire che un prezzo ragionevole anche per loro &#233; circa la met&#224;. I consumatori <!--more-->possono incidere moltissimo sulle politiche delle aziende; bisogna usare il potere che abbiamo. La proposta &#232; che, da qui alla fine dell&#39;anno, non si compri pi&#249; benzina delle due pi&#249; grosse compagnie, SHELL e ESSO, che peraltro ormai formano una unica compagnia. Se non venderanno pi&#249; benzina, saranno obbligate a calare i prezzi. Se queste due compagnie calano i prezzi, le altre dovranno per forza adeguarsi. Per farcela, per&#242; dobbiamo essere milioni di non clienti di Esso e Shell, in tutto il mondo. Questo messaggio, proveniente dalla Francia, &#232; stato inviato a una trentina di persone; se ciascuna di queste aderisce e a sua volta lo trasmette a...diciamo una decina di amici, siamo a trecento Se questi fanno altrettanto, siamo a 3000, e cos&#236; via. Di questo passo, quando questo messaggio sar&#224; arrivato alla...settima &#34;generazione&#34;, avremo raggiunto e informato trenta milioni di consumatori! Inviate dunque questo messaggio a dieci persone, chiedendo loro di fare altrettanto. Se tutti sono abbastanza veloci nell&#39;agire, potremmo sensibilizzare circa 300 milioni di persone in otto giorni ! E&#39; certo che, ad agire cos&#236;, non abbiamo niente da perdere, non vi pare?<br />
Chi se ne importa per per un po&#39; di bollini, regali e le baggianate che ci vincolano a queste compagnie.<br />
Coraggio diamoci da fare !&#34;</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spritz and lobby]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/05/02/spritz-and-lobby/</link>
<pubDate>Tue, 02 May 2006 11:31:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzopezzato</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/05/02/spritz-and-lobby/</guid>
<description><![CDATA[di Lorenzo Pezzato
Leggevo Nordest Europa.it, mensile di confronto fra le culture riformiste del Nor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>di Lorenzo Pezzato</p>
<p>Leggevo Nordest Europa.it, mensile di confronto fra le culture riformiste del Nordest, il cui numero di marzo 2006 si apre con un intervento-intervista a Claudio Velardi, primo lobbista ufficiale nel nostro paese.<br />
Questo signore &#232; stato il braccio destro di Massimo d&#8217;Alema, oggi &#232; imprenditore, si occupa di lobbyng con la sua azienda (Reti spa) ed &#232; l&#8217;editore de Il Riformista. In sostanza la sua attivit&#224; &#232; quella di dare voce alle imprese ed ai loro legittimi interessi presso le Istituzioni politiche, emettendo per questo una regolare (e probabilmente salata) parcella.<br />
La sua analisi del declino del sistema-nordest &#232; chiara e lucida: la mancanza di una lobby promossa da una classe dirigente confindustriale con la capacit&#224; di stimolare elementi aggreganti &#232; la causa prima del fatto che questa area d&#8217;Italia, nonostante l&#8217;impressionante contributo dato allo sviluppo del paese, sia stata sempre e comunque ignorata nelle sue legittime richieste.<br />
L&#8217;unica forma di lobby che Velardi in qualche modo individua<!--more-->&#160;&#232; quella che si &#232; coagulata attorno alla Lega, che per&#242; non ha saputo interpretare un ruolo di collante al di fuori della contrapposizione Nord-Sud. La proposta alternativa &#232; ricominciare a lavorare per creare legami e mandare un lobbista a fare pressing su Bruxelles, perch&#233; da li possono arrivare molti pi&#249; fondi e perch&#233; il Nordest attualmente non ha rappresentanza &#8211;e quindi peso- da spendere presso le Istituzioni romane.<br />
Ma a scuola non ci avevano insegnato che i rappresentanti si eleggono? Ora ci troviamo con il doverli assumere privatamente come consulenti, ma allora Camera e Senato a cosa servono? E i Parlamentari europei?<br />
C&#8217;&#232; un po&#8217; di confusione, e le Istituzioni inefficienti originano la privatizzazione della rappresentanza (come &#232; successo nel nostro martoriato Sud) e la frammentazione del paese in una galassia di lobbyes con interessi contrapposti che non condividono un&#8217;idea comune di futuro. Un tale modello di sviluppo potrebbe di sicuro tramutarsi in un gigantesco business per uomini come Velardi, ma dal punto di vista del cittadino fa rabbrividire.<br />
L&#8217;articolo era preceduto da una introduzione che approfondiva i temi dell&#8217;incapacit&#224; del Nordest di comunicare e di comunicarsi, di veicolare la propria immagine e la propria importanza, un&#8217;introduzione orientata a sottolineare la necessit&#224; per il Nordest di rimpossessarsi dell&#8217;unico strumento adatto a far sentire la propria voce all&#8217;esterno, cio&#232; Il Gazzettino.<br />
In copertina la rivista riporta il disegno di un uomo che parla dentro un megafono ma dalla parte sbagliata, da quella opposta le sue parole cadono a terra dopo pochi centimetri, incapaci di raggiungere l&#8217;interlocutore. Il titolo in rosso dice &#8220;Zero in comunicazione&#8221;. L&#8217;uso del megafono come metafora della possibilit&#224; di ottenere la giusta attenzione &#232; emblema del vetusto concetto per cui &#8220;chi urla pi&#249; forte vince&#8221;, del tutto avulso dal concetto di collaborazione e condivisione.<br />
Affidare lo sviluppo del Nordest e del paese a lobbisti armati di megafono proprio non pare la giusta direzione da seguire.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per un accesso unico all'arte contemporanea]]></title>
<link>http://studioplano.wordpress.com/2006/01/16/per-un-accesso-unico-allarte-contemporanea/</link>
<pubDate>Mon, 16 Jan 2006 10:44:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>bepivenezian</dc:creator>
<guid>http://studioplano.wordpress.com/2006/01/16/per-un-accesso-unico-allarte-contemporanea/</guid>
<description><![CDATA[Negli ultimi anni il ritornello su una nuova Venezia, un nuovo Veneto, un nuovo assetto del Nordest ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni il ritornello su una nuova Venezia, un nuovo Veneto, un nuovo assetto del Nordest -definizione che evidenzia come per &#8220;chiamaci&#8221; dobbiamo affidarci ad un centro &#8220;altro&#8221;- non ha risparmiato niente e nessuno. In questa bolgia progettuale non mancano parole sull&#8217;importanza della cultura anche per l&#8217;industria a partire &#8211;ovviamente e banalmente- dal collegamento cultura-turismo.Per&#242; un salto al Mart &#232; pi&#249; che sufficiente per capire quanto molto debba costruirsi. Non ci si riferisce alla qualit&#224; delle mostre (anche se il fatto che in un museo d&#8217;arte contemporanea le esposizioni temporali perdano sempre vigore man mano che il percorso si avvicina ai nostri giorni dovrebbe far riflettere!), ma all&#8217;accesso all&#8217;arte contemporanea nel Nordest, nell&#8217;anello pi&#249; semplice e immediato: i musei. Perch&#233; il Nordest non riesce a organizzarsi per dare l&#8217;immagine di un territorio dedicato all&#8217;arte contemporanea? Esiste Venezia e le sue istituzioni, esiste il Mart, esiste la villa Passariano in Friuli, esiste il Revoltella a Trieste, esistono -e mi scuso per l&#8217;ignoranza- sicuramente molte altre gallerie/musei attive sul territorio&#8230; ebbene non si sta qui certo pensando a strutture unificate, megadirettori di fantozziana memoria, si sta pensando all&#8217;acqua calda: un biglietto unico.Venezia pu&#242; aiutare in questa riflessione: circa 30 musei, undici uniti da un solo biglietto. Restano fuori, musei come il Guggenheim, l&#8217;Accademia &#8211;afferente ad altro biglietto unico di 4 musei- e quando &#232; aperta ovviamente la Biennale, o altri circuiti come Chorus, o musei provinciali come quelli di Torcello (per non parlare di quelle legati alla curia). Diversi proprietari si dir&#224;. No, Palazzo Ducale &#232; statale dato in concessione al Comune, e i musei civici veneziani riescono ad avere i conti economici in regola proprio grazie a Palazzo Ducale che attira annualmente circa 1200000 visitatori (su 1700000 dell&#8217;intero circuito comunale). Quindi Venezia dimostra come si possano fare biglietti unici&#8230; ma allo stesso come non si riesca a concludere l&#8217;opera cos&#236; da pregiudicare qualsiasi progetto di &#8220;carte tematiche culturali&#8221;.Allo stesso tempo Venezia ci offre quello che potr&#224; essere il futuro per le contaminazioni tre arte-turismo-qualit&#224; della vita. Infatti &#232; l&#8217;esempio di come un turismo incontrollato &#8211;o per meglio dire perfettamente gestito da corporazioni organizzate- rappresenti un&#8217;industria pesantissima, dagli alti costi ambientali e sociali, un&#8217;industria che non ha nulla da invidiare a industrie &#8220;pesanti&#8221; nell&#8217;accezione fordista. Queste semplice righe portano ad alcuni riflessioni &#8220;scomposte&#8221; a mo&#8217; di conclusione: &#172; prepariamoci a vedere regioni come il Piemonte e la Campania che ci scavalcano nell&#8217;arte contemporanea (la prima probabilmente lo ha gi&#224; fatto, la seconda lo far&#224; a breve)&#8230; figurarsi dove sono l&#8217;Il&#234; de France o la zona londinese&#8230;&#172; federalismo, lo abbiamo ricercato, lo abbiamo voluto ma non sappiamo usarlo, cos&#236; abbiamo, ad esempio, Salavatore Settis che pontifica sulla pericolosit&#224; dei nuovi assetti costituzionali&#8230; e a ragione! Ma la ragione &#232;/sar&#224; dalla sua parte per l&#8217;incapacit&#224; regionale nel settore culturale (dalla conservazione alla valorizzazione per non parlare della fruizione). A questo proposito, dopo 10 anni di assessorato alla cultura trasformato in identit&#224; veneta non possiamo che dare la parola a Elio Vittorini che nel lontano 1947 scriveva a Togliatti &#8220;questa inclinazione a portare sul campo culturale, travestite da giudizi culturali, delle ostilit&#224; politiche e dalle considerazioni d&#8217;uso politico, col lodevole intento, evidentemente, di rendere pi&#249; spiccio il compito della politica, ma col risultato di alterare i rapporti tra cultura e politica a danno, in definitiva, di entrambe&#8221;&#8230; dopo 10 anni di identit&#224; veneta sarebbe ora di tornare alla cultura! &#172; scommetto che il presidente della Regione Veneto, il presidente della Provincia di Venezia, il sindaco di Venezia diranno il prossimo anno &#8220;La Biennale &#232; un corpo estraneo, perch&#233; non fare qualche installazione sparsa per il territorio?&#8221; e gi&#249; retorica sulle reti, sullo spazio molecolare, sul caos e il logos (termini che avremo solo se sar&#224; ancora in carica Cacciari, perch&#233; con tutto il rispetto non credo che Galan e Zoggia arrivino a tanto)&#8230; e se qualche privato volenteroso si sobbarcher&#224; un po&#8217; di costi la meteorite Biennale schiantandosi all&#8217;Arsenale lancer&#224; qualche frammento per il nostro amato Nordest&#8230; senza lasciare traccia ovviamente!P.s.: se il nome Biglietto Unico, non piace si pu&#242; chiamarlo &#8220;carta del contemporaneo&#8221;, ad esempio, ma il primo passo per successive integrazioni &#8211;non omologazioni- &#232; un semplice e banalissimo biglietto unico!</p>
]]></content:encoded>
</item>

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