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	<title>piante &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/piante/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "piante"</description>
	<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 23:17:03 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[le piante e il clima]]></title>
<link>http://my3eye.wordpress.com/?p=151</link>
<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 08:24:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>spiderteo81</dc:creator>
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<description><![CDATA[La Terra si sta riscaldando?
sembrerebbe proprio di sì a vedere tutti i dati forniti dalle agenzie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La Terra si sta riscaldando?<br />
sembrerebbe proprio di sì a vedere tutti i dati forniti dalle agenzie metereologiche e dai cambiamenti che si possono osservare negli ambienti naturali. Il caldo l'abbiamo sentito sulla nostra pelle in questi anni... ma non quest'anno, almeno finora! e anche le piante hanno un trend biologico insolito! per i fiori è già autunno!</p>
<p>Alcuni esempi di fioriture nel versante est del Grappa, loc. Pian di Bala e Boccaor (1400 m):</p>
<ul>
<li><em>Cyclamen purpurascens<br />
</em><a href="http://img180.imageshack.us/img180/1309/cyclamenpurpurascensxh0.jpg"><img class="alignnone" src="http://img180.imageshack.us/img180/1309/cyclamenpurpurascensxh0.jpg" alt="" width="250" height="376" /></a></li>
<li><em>Saxifraga mutata</em><br />
<a href="http://img504.imageshack.us/img504/182/saxifragamutatamr0.jpg"><img class="alignnone" src="http://img504.imageshack.us/img504/182/saxifragamutatamr0.jpg" alt="" width="250" height="376" /></a></li>
<li><em>Gentiana ciliata<br />
</em></li>
<li><em>Gentiana cruciata</em><br />
<a href="http://img209.imageshack.us/img209/3197/gentianacruciatajq7.jpg"><img class="alignnone" src="http://img209.imageshack.us/img209/3197/gentianacruciatajq7.jpg" alt="" width="250" height="376" /></a></li>
<li><em>Senecio nemorensis<br />
</em></li>
<li><em>Mycelis muralis<br />
</em><a href="http://img337.imageshack.us/img337/3117/mycelismuralissm9.jpg"><img class="alignnone" src="http://img337.imageshack.us/img337/3117/mycelismuralissm9.jpg" alt="" width="250" height="376" /></a></li>
<li><em>Erigeron alpinus<br />
</em><a href="http://img501.imageshack.us/img501/8194/erigeronalpinusdw4.jpg"><img class="alignnone" src="http://img501.imageshack.us/img501/8194/erigeronalpinusdw4.jpg" alt="" width="250" height="376" /></a></li>
</ul>
<p>Tutte piante (e sono solo un esempio) che su questo freddo versante del nostro massiccio fanno la loro comparsa sui pascoli e pareti di quota verso fine agosto, e questo anche a detta dei malgari della zona che i cambiamenti li osservano direttamente ogni anno, giorno dopo giorno.</p>
<p>Il clima e le morfologia del nostro pianeta continuano a cambiare da milioni di anni, ancora prima che l'uomo facesse la sua comparsa sulla Terra. Il nostro territorio è stato fuoco, mare, ghiaccio, ora valle e montagna... e domani?</p>
<p>Forse noi non lo sapremo, ma di certo qualcosa ancora cambierà!</p>
<p>Matteo</p>
<p>p.s.: sono sempre graditi commenti e critiche, soprattutto quando si trattano argomenti di questo tipo</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Rosa di Jericho: l'Araba fenice del deserto.]]></title>
<link>http://redprimrose.wordpress.com/?p=379</link>
<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 08:12:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>redprimrose</dc:creator>
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<description><![CDATA[Foto reperita in rete
La Rosa di Jericho è presente nei miei records cerebrali sin dalla &#8220;fre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[caption id="attachment_380" align="alignleft" width="238" caption="Foto reperita in rete"]<a href="http://redprimrose.files.wordpress.com/2008/07/rosajericho.jpg"><img class="size-full wp-image-380" src="http://redprimrose.wordpress.com/files/2008/07/rosajericho.jpg" alt="Foto reperita in rete" width="238" height="200" /></a>[/caption]
<p>La Rosa di Jericho è presente nei miei records cerebrali sin dalla "frequentazione" delle scuole medie inferiori (in seconda: dodici anni circa).</p>
<p>Ne conobbi l'esistenza grazie a Leonardo Sinisgalli, scrittore e poeta della mia regione che intitolò un suo libro - appunto - "La rosa di Jericho"; da allora - periodicamente - fa capolino nel mio mondo.</p>
<p>L'ultima volta è stato due settimane fa quando - nel mio tour tra i reparti di un grande magazzino - mi sono imbattuta in una scatola cubica (10x10x10 circa ;-) ) recante la scritta "Rosa di Jericho".</p>
<p>D'istinto l'ho comprata, non avendo però letto il nome latino della pianta contenuta nella scatola: <em>Selaginella lepidophylla</em> (che appartiene alla famiglia delle Salaginacee).</p>
<p>La selaginella non è la vera Rosa di Jericho il cui nome latino è<em> Anastatica hierochuntica</em> e appartiene, inoltre, alla famiglia delle Brassicacee (quella cui appartengono anche i cavoli).</p>
<p>Ambedue le piante vivono in un clima desertico e si presentano - in mancanza di acqua - come piccolissimi cespugli rotondi e secchi; tutte e due le piante hanno la particolarità - come l'araba fenice - di rinascere (non dalle proprie ceneri, ma dalla propria "secchezza"), perciò di rinverdire subitaneamente (in una o due ore) se le radici vengono immerse in una ciotola d'acqua (per questo motivo riescono a resistere all'aridità desertica, rotolando sulla sabbia spinte dal vento).</p>
<p>La particolare caratteristica di questa pianta, dunque, ha dato vita a numerose leggende, ma sembra reale il suo legame - dimostrato dal nome comune della pianta - con i Crociati che per primi la fecero conoscere alla nostra attuale Europa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il tè del vicino è sempre più verde]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=341</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 12:48:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=341</guid>
<description><![CDATA[Sull&#8217;ottimo Trashfood Gianna Ferretti parla del boom delle bevande estive a base di tè verde ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/atea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-349" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/atea.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Sull'ottimo <a href="http://trashfood.com/" target="_blank">Trashfood </a>Gianna Ferretti parla del <a href="http://trashfood.com/2008/07/tutti-pazzi-per-il-the-verde.html" target="_blank">boom delle bevande estive a base di tè verde</a> e rilancia la palla dalla mia parte della rete. Io le rispondo con una volee' di dritto a base di <a href="http://www.olteo.com/it/" target="_blank">Olteo</a>, "<em>l'olio extravergine arricchito in biofenoli del tè verde</em>", come recita il sito del produttore.</p>
<p>Il continuo sdoganamento della droga vegetale verso l'alimentazione funzionale risponde ad un trend costante ed ha motivazioni precise. Si tratta di una tendenza che non risponde solo ad esigenze di marketing ma anche di posizionamento e di scelte strategiche delle industrie appartenenti in senso lato al settore erboristico e naturale. Queste, dopo anni passati a giocare da <em>green pharma</em>, inseguendo approcci farmacologici e cucendosi addosso un <em>habitus</em> da azienda farmaceutico-erboristica, hanno spostato la rotta e puntato il timone sul mercato alimentare.</p>
<p>I motivi di questa scelta sono vari. Innanzitutto si tratta di un mercato più ampio, che richiede studi e ricerche meno costose e più rapide e che meglio si presta all'azione suadente dell'apparato di marketing, pratica in cui molte di queste imprese sguazzano ben più che in un laboratorio. Inoltre il progressivo slittamento del senso dei prodotti verso il farmaco (inclusa la scelta di fornire una titolazione farmaceuticamente precisa del principio attivo ed il relativo corredo di attività farmacologiche) ha si' allargato il mercato delle droghe vegetali e coperto una nicchia di mercato ben precisa, ma dall'altro ha reso appetibile il prodotto erboristico all'industria farmaceutica, che anche a livello normativo sta facendo di tutto per inglobare queste competenze nei suoi canali di vendita e produzione. Buttarsi sull'alimentare a mio avviso può essere un salto dalla padella alla brace (le multinazionali del cibo non sono meno voraci di quelle del farmaco), ma pare essere una soluzione che tira per allargare volumi e moltiplicare mercati lavorando solo sulla qualità e non sulla validazione, sfruttando tecnologie di estrazione e purificazione accessibili e già disponibili. Immagino infatti che i diversi estratti di tè verde citati nelle liste di ingredienti siano verosimilmente il risultato di un'estrazione acquosa (a caldo o a freddo con ultrasuoni) seguita da liofilizzazione o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Spray_drying" target="_blank"><em>spray-drying</em></a> e condotta in modo tale da estrarre sia l'aroma che i polifenoli. Un esempio dettagliato di un possibile processo industriale è consultabile in <a href="http://www.freepatentsonline.com/EP1472932.html" target="_blank">questo brevetto giapponese</a>.</p>
<p>Molte delle operazioni in merito sono tuttavia difficili da intepretare a dovere, in quanto ci si trova di fronte ad un ibrido culturale e non solo scientifico. Nello specifico della creazione di alimenti arricchiti con estratti di tè verde ci si confronta con prodotti che si portano dietro un retaggio di tradizione d'uso che include rituali, forme di preparazione ed assunzione che escono in realtà completamente stravolte. La pratica distensiva della preparazione di una tisana viene tradotta nell'assunzione di una bevanda addizionata di polifenoli e colorata artificialmente, da consumare ovunque. Le informazioni epidemiologiche e cliniche acquisite relativamente all'assunzione di tisane di tè verde, pur abbondanti e solide, spesso sono state ottenute in contesti precisi ma vengono usati per veicolare e consigliare una forma differente. Difficile quindi anche ragionare in modo compiuto sull'efficacia reale di questi prodotti nel difendere la nostra salute: gli estratti sono presenti in percentuali molto limitate (4% al massimo nelle bibite elencate su Trashfood), spesso addizionati di coloranti ed altri ingredienti. E' difficile, ad esempio, riuscire a stabilire una equivalenza tra un dato sperimentale ottenuto partendo da una tisana di 5 grammi di tè verde e mezzo litro di ice tea industriale contenente pochi punti percentuali di estratto.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/ateapowd.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-357" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/ateapowd.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>A parte questo, le evidenze circa l'azione preventiva e salutistica del tè verde sono numerose (anche se non totalmente univoche, ma questo è normale) per quanto riguarda l'azione antiossidante in genere ma anche per la prevenzione della mutagenesi, del rischio cardiovascolare e nel controllo del peso, anche se rispetto a questa azione va ricordato come i risultati più significativi siano stati riscontrati in persone che hanno assunto costantemente tè verde in tisana per almeno 10 anni. Ovvero tutto il contrario di una pratica saltuaria ed occasionale.</p>
<p>Chi volesse farsi una cultura a riguardo si può leggere l'esaustiva review uscita nel 2006 (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Beneficial_effects_of_green_tea_-_A_review.pdf" target="_blank">qui il pdf completo</a>), che tratta più dal punto di vista nutrizionale che terapico le potenzialità del tè verde nella dieta. Ne emergono elementi consueti per chi si occupa di piante medicinali, come la variabilità della fonte (il tè verde è variabile in composizione come e più del vino, per capirci), l'elaborata composizione chimica (sebbene si citino in genere le catechine queste non sono sole ma accompagnate da flavonoidi, steroli, proteine, oligoelementi ed anche aminoacidi specifici come la teanina), la diversità legata alla forma (tempi di infusione, temperatura dell'acqua, presenza o assenza di latte, limone o zucchero) e la possibilità di incontrare differenti risposte individuali (causate da alterazioni alla biodisponibilità legate ad esempio da differenze nella flora intestinale). La review è molto completa e considera anche le possibili conseguenze note legate al sovraconsumo di tè verde: la presenza di alluminio può essere un problema in caso di problemi renali qualora il consumo sia cronico ed abbondante; i polifenoli notoriamente riducono l'assorbimento del ferro e quindi possono dare noia agli anemici.</p>
<p>Il tema della composizione chimica e del suo controllo, in particolare, è estremamente rilevante, sia per l'industria che per il consumatore e mi prefiggo di riaffrontarlo nei prossimi giorni.</p>
<p>------------------------------------------</p>
<p>Beneficial Effects of Green Tea—A Review<br />
Carmen Cabrera,  Reyes Artacho, Rafael Gimenez<br />
Journal of the American College of Nutrition, Vol. 25, No. 2, 79–99 (2006)</p>
<p>(<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Beneficial_effects_of_green_tea_-_A_review.pdf" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Tea is the most consumed drink in the world after water. Green tea is a ‘non-fermented’ tea, and contains more catechins, than black tea or oolong tea. Catechins are in vitro and in vivo strong antioxidants. In addition, its content of certain minerals and vitamins increases the antioxidant potential of this type of tea. Since ancient times, green tea has been considered by the traditional Chinese medicine as a healthful beverage. Recent human studies suggest that green tea may contribute to a reduction in the risk of cardiovascular disease and some forms of cancer, as well as to the promotion of oral health and other physiological functions such as anti-hypertensive effect, body weight control, antibacterial and antivirasic activity, solar ultraviolet protection, bone mineral density increase, anti-fibrotic properties, and neuroprotective power. Increasing interest in its health benefits has led to the inclusion of green tea in the group of beverages with functional properties. However, although all the evidence from research on green tea is very promising, future studies are necessary to fully understand its contributions to human health, and advise its regular consumption in Western diets, in which green tea consumption is nowadays limited and sporadic.</p>
<p>Key teaching points:<br />
• Green tea contains numerous components with antioxidant activity: polyphenols (especially catechins), minerals, vitamins.<br />
• Green tea contains more catechins than black or oolong teas.<br />
• The strong antioxidant potential of catechins, and especially EGCG, are widely demonstrated in vitro and in animal studies. In addition, catechins possess antimutagenic, antidiabetic, anti-inflammatory, antibacterial and antiviral properties.<br />
• Recent human studies suggest that green tea may contribute to reduce the risk of cardiovascular disease and cancer, and has another beneficial effect on health.<br />
• Although research of green tea is very promising, future studies considering dietetic, environmental and life style factors, are necessary to fully understand its contribution to human health.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cupressus lusitanica]]></title>
<link>http://fuggifuggi.wordpress.com/?p=135</link>
<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 12:42:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>fuggifuggi</dc:creator>
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<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fuggifuggi.files.wordpress.com/2008/07/cupressus_lusitanica02.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-136" src="http://fuggifuggi.wordpress.com/files/2008/07/cupressus_lusitanica02.jpg" alt="" width="510" height="680" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anche gli angeli mangiano fagioli]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 09:57:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=152</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;argomento si presta ad osservazioni salaci e può facilmente degenerare in bieche divagazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'argomento si presta ad osservazioni salaci e può facilmente degenerare in bieche divagazioni <em>grossier</em> da commedia all'italiana, ma quello del meteorismo è un tema nient'affatto <em>trash</em> tanto in erboristeria quanto nell'alimentazione e come argomento serio va trattato. Provandoci, almeno. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/beanzz.jpg"><img class="size-medium wp-image-223 alignleft" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/beanzz.jpg?w=300" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p>Non essendo classificabile come patologia <em>senso strictu</em> (perlomeno quando occasionale e non sintomo di malattie o sindromi come quella del colon irritabile) non ha pertinenza esclusivamente medica, anche se può costituire un effetto collaterale di trattamenti farmacoterapici, come vedremo di seguito. Indubbiamente però per chi ne soffre può costituire un problema alquanto sgradevole e fastidioso, spesso imbarazzante da affrontare.</p>
<p>Proprio per la combinazione di questi motivi il meteorismo rappresenta una di quelle disfunzioni per cui il ricorso all'intervento medico-terapico è considerato quasi istintivamente eccessivo e si opta per automedicazione o autocura. Questo implica che gli attori sulla scena, dall'erborista, al farmacista, al consumatore devono essere informati <em>ad hoc</em>. I primi per competenza, gli ultimi per poter selezionare e capire le scelte. Che alcuni alimenti predispongano al problema è dato diffuso, il motivo magari meno ma aiuta a capire il perchè dell'esistenza di determinati rimedi. Cibi ricchi in certi oligofruttosaccaridi come i legumi possano infatti dare luogo a fermentazioni incontrollate a livello intestinale a causa dell'<a href="http://www.fao.org/agris/search/display.do?f=./1997/v2324/US9742690.xml;US9742690" target="_blank">assenza del pool di enzimi</a> responsabili della degradazione non gassosa di queste  fibre idrosolubili nell'intestino umano. Il nostro intestino infatti non ospita le alfa-galattosidasi, <em>alias</em> gli enzimi deputati alla scomposizione degli oligosaccaridi della famiglia del raffinosio (trisaccaridi come anche <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/beans.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-224" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/beans.jpg?w=247" alt="" width="247" height="300" /></a>il verbascosio e stachiosio, a base di fruttosio, glucosio e galattosio per la precisione). Questi zuccheri arrivano indenni all'intestino crasso dove divengono substrato di fermentazione anaerobia, ovvero sono digeriti "nel posto sbagliato" da una parte della flora intestinale producendo grossi volumi di gas, principalmente idrogeno, anidride carbonica e, per la gioia di Alvaro Vitali, metano (scusate non ho resistito).  Il problema non è tanto nel tipo di zuccheri semplici che costituiscono l'oligosaccaride quanto nel fatto che il galattosio sia legato agli altri tramite un legame 1,6 e come nel caso della cellulosa basta un legame diverso per stravolgere la digeribilità enzimatica.</p>
<p>Per completezza va detto che non è completamente chiaro se raffinosio &#38; co siano gli unici assisi sul palco degli imputati, in quanto esistono studi nei quali legumi privati di queste sostanze hanno continuato ad esercitare la loro poco gradita azione. Potrebbero ad esempio essere presenti anche polisaccaridi a catena più lunga, nei quali permane l'indigesto legame galattosidico 1,6.</p>
<p>I rimedi classici al meteorismo ed al gonfiore intestinale fanno leva sul potere adsorbente del carbone vegetale (che limita i danni ma non limita la fermentazione, agendo in buona sostanza solo sul sintomo) o sull'azione di droghe vegetali come il finocchio (il cui meccanismo è da definire ma potrebbe coinvolgere una modulazione dell'attività dei batteri anaerobi che operano la farmentazione). Oppure ancora viene impiegata con un certo successo la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chlorophyllin" target="_blank">clorofillina</a>, un derivato semisintetico della clorofilla ottenuto per idrolisi basica in presenza di rame.</p>
<p>Proprio per l'esistenza di un meccanismo enzimatico sono stati sviluppati negli ultimi decenni prodotti che non si limitano alla tradizionale azione adsorbente  ma operano un''integrazione enzimatica. Questi prodotti propongono infatti di assumere <em>per os</em> quegli stessi enzimi o un pool di enzimi equivalenti a quelli che ci deficitari a livello intestinale, in maniera tale da scomporre gli oligosaccaridi non digeribili prima dell'avvio della fermentazione. Uno di questi prodotti si chiama <a href="http://www.beanogas.com/" target="_blank">Beano</a> e contiene alfa-galattosidesi. La logica sottesa  a questo tipo di prodotti può essere compresa leggendo online<a href="http://www.google.com/patents?id=9GIbAAAAEBAJ&#38;dq=beano" target="_blank"> l'intero brevetto di un prodotto simile</a>. Non si tratta di un prodotto di origine vegetale, in quanto gli enzimi che contiene hanno origine <em>biotech</em> e sono estratti da colture di <em>Aspergillus niger</em>. A differenza di beano questo prodotto non contiene un unico enzima, ma un pool composto da emicellulasi, cellulasi e fruttofuranosidasi. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/beanz.jpg"><img class="size-medium wp-image-227 alignleft" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/beanz.jpg?w=300" alt="" width="300" height="198" /></a>Questo per allargare lo spettro d'azione anche ad altre fibre poco digeribili, che possono determinare problemi analoghi a quelli citati per i legumi.</p>
<p>Spigolando qua e là amergono studi clinici direttamente legati a Beano uno dei quali riguarda un arbomento interessante ed un'applicazione specifica in quanto valuta gli effetti combinati della somministrazione simultanea (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Effects_of_Beano_on_the_tolerability_and_pharmacodynamics_of_acarbose.pdf" target="_blank">qui il pdf</a>) di beano ed acarbose, un farmaco per il trattamento del diabete mellito che ha nel meteorismo un effetto collaterale importante. L'<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Acarbose" target="_blank">acarbose</a> è difatti un inibitore enzimatico che, limitando l'idrolisi a glucosio dei carboidrati nell'intestino, non solo contiene l'assorbimento di tale zucchero ma altera in parallelo i processi di demolizione sopra citati, causando meteorismo. I risultati del trial suggeriscono che l'integrazione enzimatica causi una parziale riduzione dell'efficacia del farmaco ma un netto miglioramento del quadro collaterale.</p>
<p>E per l'immancabile angolo della curiosità: come fanno alcuni produttori di birra a diminuire le calorie nei loro prodotti o ad ottenere birre più alcooliche? Aggiungono gli stessi enzimi di cui sopra durante la fermentazione: questi digeriscono i carboidrati complessi rendendoli disponibili ai lieviti con conseguente incremento il tasso alcolico e diminuzione del contenuto in carboidrati totali. Pare si possa fare <a href="http://www.breworganic.com/tips/carbs-calories.htm" target="_blank">anche in casa</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Santi Licheni]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=309</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 08:21:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=309</guid>
<description><![CDATA[I licheni sono specie simbiontiche, cooperative biologiche nate dalla stretta collaborazione tra alg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I <a href="http://www.cisniar.it/il_mondo_dei_licheni.htm" target="_blank">licheni </a>sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simbiosi_%28ecologia%29" target="_blank">specie simbiontiche</a>, cooperative biologiche nate dalla stretta collaborazione tra alghe e funghi, probabilmente derivata dall'evoluzione di una parassitosi. Sono longevi, spesso centenari, crescono lentamente e questo li obbliga a difendersi da e competere con altri microrganismi con cui spartiscono habitat e nicchie ecologiche particolarmente ostili (temperature rigide,  stress ambientale elevato, scarsità di nutrienti). Questo li ha portati a sviluppare composti difensivi specializzati nella difesa ed offesa verso microrganismi di vario tipo e tra i più efficaci a riguardo si trovano i derivati dibenzofuranici. Noi, da bravi approfittatori, ci limitiamo ad utilizzare per i nostri scopi queste sostanze, tra cui una delle più facili (o meno difficili) da recuperare è l'acido usnico. Il nome non individua una singola struttura molecolare in quanto gli estratti meno purificati sono caratterizzati da una miscela di più isomeri ed enantiomeri, tra i quali il più efficaci come antimicrobici sono gli acidi (+)- e (-)-usnico.</p>
<p>Uno di questi tuttavia è particolarmente rilevante per il suo uso come conservante funzionale in fitocosmesi ed è l'acido usnico, di cui sono disponibili due esaustive review (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/usnicodue.pdf" target="_blank">pdf numero uno</a> e <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Usnic_acid.pdf">pdf numero due</a>) datate 2002 che coprono  caratteristiche salienti ed usi possibili (non solo cosmetici) della sostanza che viene dal freddo, spiegando come in realtà si tratti di una molecola dall'impiego più comune di quanto non si creda. L'utilizzo dell'acido usnico è limitato all'uso come conservante cosmetico o al massimo come ingrediente funzionale per prevenire aggressioni fungine della pelle ma non si estende all'ambito medico-terapico (fatte salve frequenti eccezioni  non sostenute da evidenze sperimentali solide) ed i trial clinici disponibili sono pochissimi.  Sebbene i due isomeri non presentino uguale efficacia, per entrambi l'azione è limitata ai batteri Gram+ ed agli anaerobi, mentre risultano inattivi sia nei confronti dei Gram- che verso lieviti e funghi, a meno di modifiche. Questo va tenuto in conto da parte dei formulatori, in quanto offre una copertura antimicrobica solo nei confronti di categorie specifiche ed in diversi casi ha indirizzato l'utilizzo del nostro acido nella preparazione di deodoranti, dato che proprio i batteri Gram+ sono tra i principali cause dello sviluppo di cattivi odori corporei. Sebbene le indicazioni nei confronti di patogeni fungini siano scarse e poco rilevanti sono comunque presenti in commercio creme a base di acido usnico per il trattemento topico di infezioni cutanee (<em>Tinea pedis</em> ad es.). <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/unsic.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-268" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/unsic.gif?w=257" alt="" width="257" height="150" /></a></p>
<p>Come ingrediente funzionale i risultati disponibili offrono garanzie nel controllo della placca batterica orale già all'1% in formulazioni  destinate alla prevenzione delle carie, dentifrici inclusi, in quanto soprattutto l'acido (+)-usnico garantisce una inibizione selettiva a carico di <em>Streptococcus mutans</em>, uno dei principali agenti eziologici delle carie dentali. L'impiego come conservante cosmetico è suffragato da alcune evidenze sperimentali la cui applicabilità può interessare anche applicazioni non industriali ma artigianali. Ad esempio estratti glicolici di lichene standardizzati al 10% in acido usnico sono risultati efficaci come conservanti in creme cosmetiche idratanti, sebbene in commercio siano disponibili in genere estratti di solito idroalcolici con un titolo inferiore, attorno al 5%. Un plus del suo impiego, non ancora approfondito a pieno ma interessante è quello della possibile azione antinfiammatoria mendiante inibizione della sintesi delle prostaglandine, attivatori della cascata infiammatoria acuta ma soprattutto cronica.</p>
<p>Un valore aggiunto che in cosmesi è sempre ritenuto pregiato. Come molti principi attivi isolati usati come ingredienti in cosmesi, molto è stato fatto per aumentare efficacia e stabilità dell'acido usnico. Pur trattandosi di pratiche non sempre accettate dai sostenitori della fitocosmesi <em>kosher</em>, migliori risultati si sono ottenuti grazie a trattamenti con trietanolammina, vari tipi di idrazidi o complessazione con rame. Quest'ultima in associazione con acido undecilenico è in grado di aumentare considerevolmente l'azione antimicotica, come nel caso di <em>Tinea pedis</em>; in generale le informazioni sull'azione contro funghi patogeni sono tuttavia abbastanza datate. Per contro altri tipi di trasformazioni della struttura chimica dell'acido usnico si sono rivelate infruttuose. Le proiezioni d'impiego nell'ambito più medico-terapeutico, come accennato, sono minori. Una riguarda l'applicazione topica in caso di <em>Papillomavirus</em> genitale come coadiuvante la riepitelizzazione a seguito delle lesioni causate dalla radiochirurgia.</p>
<p>Sussiste qualche problema di reperibilità: l'acido usnico è estraibile solo da alcuni generi di licheni (<em>Usnea, Cladonia, Evernia, Lecanora, Parmelia, Ramalina</em>) con una resa massima che non supera il 6% nel genere più ricco,<em> Alectoria</em>. Non esistono altre fonti nel Regno Vegetale. Il lichene d'Islanda (<em>Cetraria islandica</em>), uno dei licheni più comunemente reperibili in erboristeria non contene quantità significative di acido usnico, per cui non è da considerare come fonte adeguata di conservanti, nonostante i vari riferimenti presenti su internet.  Dato il lento sviluppo e le condizioni particolari di crescita dei licheni la loro produzione industriale è complicata, difficilmente sostenibile dal punto di vista economico e ci si limita alla raccolta spontanea di risorse forestali, fattore che attualmente limita il diffuso utilizzo dell'acido usnico su grande scala. La specie più utilizzata come fonte di acido usnico da destinare all'uso cosmetico e <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/usneabarbata.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-281" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/usneabarbata.jpg?w=295" alt="" width="295" height="264" /></a> farmaceutico è <em>Usnea barbata</em>, in quanto offre la migliore combinazione tra contenuto in principio attivo, facilità di crescita e produzione di biomassa con un picco di produzione tra inverno e primavera. Come sempre in questi casi il tema del rapporto tra volumi di consumo e sostenibilità è critico e va tenuto presente sia nel prezzo del prodotto finito che nella sua promozione commerciale in assenza di un piano di gestione delle risorse naturali.</p>
<p>L'acido usnico ha anche un utilizzo "extracurricolare" nel controllo del peso corporeo da parte dei maniaci del body-building, presumibilmente dato da una interpretazione estremamente letterale di alcuni studi sull'inibizione esercitata dall'acido usnico a carico di enzimi coinvolti nel metabolismo lipidico (e da una deriva farmacocentrica basata sull'esaltazione del superfluo). I dosaggi segnalati in maniera del tutto estemporanea ed empirica su vari forum ed anche inseriti in alcuni prodotti commerciali come il <a href="http://www.functionalingredientsmag.com/fimag/articleDisplay.asp?strArticleId=468&#38;strSite=FFNSite" target="_blank">famigerato Lipokinetix</a> (fortunatamente ritirato dal mercato per le sue multiple tossicità, qui <a href="http://ntp.niehs.nih.gov/ntp/htdocs/Chem_Background/ExSumPdf/UsnicAcid.pdf" target="_blank">un pdf che riassume la vicenda</a>) risultano totalmente al di fuori dei <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6W7C-4CXHGDK-6&#38;_user=5674537&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000027764&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=5674537&#38;md5=3c91f49b7e429832c1d1496870bd6c3e" target="_blank">limiti di sicurezza</a> tossicologica ed <a href="http://www.blackwell-synergy.com/doi/abs/10.1111/j.1572-0241.2004.04165.x" target="_blank">esiti infausti di epatotossicità fulminante non mancano</a>. I dosaggi topici previsti dagli impieghi cosmetici citati in precedenza sono invece da considerarsi sicuri, così come lo è il quadro dermotossicologico dato che i patch test effettuati con l'acido usnico sono risultati negativi anche in soggetti con ipersensibilità ai licheni (e causata da altre sostanze).</p>
<p>-------------------------------------------</p>
<p>A review on usnic acid, an interesting natural compound<br />
Moreno Cocchietto · Nicola Skert · Pier Luigi Nimis Gianni Sava<br />
Naturwissenschaften (2002) 89:137–146</p>
<p>Lichens are a world-widespread consortium of fungal and photosynthetic partners. Usnic acid is one of the most common and abundant lichen metabolites, well known as an antibiotic, but also endowed with several<br />
other interesting properties. This review summarises the most relevant studies on usnic acid, focusing on a number of biological activities in different fields. On the basis of the existing literature, usnic acid seems to be an exclusive lichen product. No synthetic derivatives more effective than the natural form are known. Both the (+) and (–) enantiomers of usnic acid are effective against a large variety of Gram-positive (G+) bacterial strains, including strains from clinical isolates, irrespective of their resistant phenotype. Of particular relevance is the inhibition of growth of multi-resistant strains of Streptococcus aureus, enterococci and mycobacteria. The (+)-usnic acid enantiomer appears to be selective against Streptococcus<br />
mutans without inducing perturbing side effects on the oral saprophyte flora. On the other hand, the (–)-usnic acid enantiomer is a selective natural herbicide because of its blocking action against a specific key plant enzyme. Other recognised characteristics of usnic acid are ultraviolet absorption and preserving properties. The toxicology, the in vitro anti-inflammatory effects and the mechanism of action of usnic acid need to be investigated in greater detail in order to reach clinical trials and to allow further applications. Furthermore, more research is needed to make possible intensive lichen culture, in order to produce large quantities of lichen substances for pharmaceutical, cosmetic and agricultural purposes. Some biological aspects, i.e. the possible biological roles of usnic acid, are discussed.</p>
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<title><![CDATA[CATAMBRA]]></title>
<link>http://follieincucina.wordpress.com/2008/07/06/catambra/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 11:22:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiammateresa</dc:creator>
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<description><![CDATA[
catambra, inserito originariamente da fiammateresa.
Vuoi sapere tutto sulla Catambra guarda http://]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:left;padding:3px;"><a title="photo sharing" href="http://www.flickr.com/photos/28301426@N08/2638951386/"><img style="border:solid 2px #000000;" src="http://farm4.static.flickr.com/3092/2638951386_95cfa0f73d.jpg" alt="" /></a></div>
<p><span style="font-size:0.8em;margin-top:0;"><a href="http://www.flickr.com/photos/28301426@N08/2638951386/">catambra</a>, inserito originariamente da <a href="http://www.flickr.com/people/28301426@N08/">fiammateresa</a>.</span></p>
<p>Vuoi sapere tutto sulla Catambra guarda <a title="QUI" href="http://fiammateresa.splinder.com/?from=12">http://fiammateresa.splinder.com/?from=12</a></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Officinale, Watson]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=308</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 08:39:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;The Plant detective&#8221; è un programma radiofonico in pillole settimanali a cura di Beth ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/flora.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-312" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/flora.jpg" alt="" width="110" height="112" /></a>"<a href="http://www.floradelaterre.com/" target="_blank"><em>The Plant detective</em></a>" è un programma radiofonico in pillole settimanali a cura di <a href="http://www.nps.gov/plants/MEDICINAL/spotlight/members/beth.judy.htm" target="_blank">Beth Judy</a> della <a href="http://www.kufm.org/" target="_blank">Montana Public Radio</a>, un network pubblico locale legato alla NPR, la radio pubblica statunitense. Va in onda da undici anni, <a href="http://www.missoulian.com/articles/2007/07/20/outdoors/out22.txt" target="_blank">dura solo novanta secondi</a> purtroppo inclusivi di titoli, intro, stacchetto e disclaimer di rito ed è espressamente dedicato alle piante d'uso etnomedico della tradizione nordamericana (ma non solo), alla loro storia, usi e conoscenza. Spazio è dedicato anche alla sostenibilità ambientale del loro utilizzo ed alla loro conservazione. Come prevedibile, particolare enfasi viene posta sulle piante nel West statunitense e la curatela scientifica dei temi è garantita dalla <a href="http://www.bastyr.edu/" target="_blank">Bastyr University</a>, una scuola medica di Seattle con la vocazione per le medicine complementari che cerca di coniugare il rigore del metodo scientifico con la naturopatia (non sempre riuscendoci, a detta di una parte dell'ortodossia medica).</p>
<p>Il sito del programma contiene i <a href="http://www.floradelaterre.com/index.php?id=15" target="_blank">podcast di numerose puntate monografiche</a> ed una serie di schematiche informazioni sulla raccolta e l'importanza delle conservazione e della sostenibilità. La finalità è più che altro didattica e rivolta alla divulgazione di base, alla sensibilizzazione sui temi ambientali e d'uso popolare delle piante medicinali che non all'informazione medico-terapica vera e propria ma è comunque gradevole, se non altro perchè l'idea è carina ed il formato snello. Per dare un'idea del <em>target</em> basta osservare la grafica del sito e notare la presenza, tra le altre cose, di <a href="http://www.floradelaterre.com/index.php?id=40" target="_blank">un album colorabile per bambini</a> corredato di informazioni di base per il riconoscimento delle pincipali piante officinali.</p>
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<title><![CDATA[La figura del citrullo]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=316</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 20:55:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con luglio siamo ufficialmente entrati nella stagione balneare. Balneare è sinonimo di quisquilie s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/angu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-317" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/angu.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>Con luglio siamo ufficialmente entrati nella stagione balneare. Balneare è sinonimo di quisquilie sotto all'ombrellone tra mamme con un occhio al pargolo e l'altro al rotocalco, di ammiccamenti sul bagnasciuga, di storie effimere dall'alba al tramonto. Di disimpegno, insomma. Per bagnini di Romagna e vitelloni professionisti da Porto Cervo a Fregene è invece una stagione impegnativa. Col caldo poi, si sa, la passione può venire meno ed ogni aiuto all'<em>ars amatoria</em>, meglio ancora se fresco, è ben accetto nonchè argomento <em>evergreen</em> di chiacchiericcio estivo.</p>
<p>Allo <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/anguria-viagra/anguria-viagra/anguria-viagra.html" target="_blank">sciagurato redattore di Repubblica</a> non deve quindi esser parso vero quando stamattina si è ritrovato per le mani la velina di Sciencedaily che titolava, testuale: "<a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/06/080630165707.htm" target="_blank"><em>Watermelon May Have Viagra-effect</em></a>". Estate+anguria+Viagra+argomento da ombrellone=pezzo fatto. Così il tapino ha tradotto il lancio, vi ha aggiunto due richiami rapidi al mercato di Viagra e Cialis, un <em>vistosistampi</em> e via, alle rotative. Lo sventurato non si è però accorto (o non ha approfondito, o non ha capito) che nella velina non si parlava di risultati sperimentali validati da una pubblicazione, ma si presentavano le attività di un ricercatore americano. Niente elementi accettati e riconosciuti dalla comunità scientifica ma sostanzialmente un promo (o se preferite, una marchetta) del <a href="http://vfic.tamu.edu/" target="_blank">Vegetable and Fruit Improvement Center,</a> un istituto di ricerca agroalimentare (e non medica) dell'Università di Texas A&#38;M di cui il Dr. Bhimu Patil è direttore.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/anguman.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-318" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/anguman.jpg?w=195" alt="" width="195" height="300" /></a>Non ha fatto neppure quella rapida ricerchina, il disgraziato, che gli avrebbe mostrato come il buon Dr. Patil non sia un medico, un farmacologo o un fisiologo umano bensì un fisiologo vegetale che in vita sua si è sempre occupato <a href="http://http://phytochemicals.tamu.edu/Patillab/Director.html" target="_blank">solo e probabilmente con grande competenza di alimenti ed agrumi</a>. Analogamente non si è curato di spendere un minimo di tempo a guardare cosa se ne scriveva in rete della marchetta di cui sopra, già a pochi minuti dalla sua comparsa, <a href="http://scienceblogs.com/effectmeasure/2008/07/is_there_a_watermelon_viagra_c.php" target="_blank">stigmatizzando l'<em>hype</em></a><em> </em>che queste operazioni creano senza partire da basi scientifiche concrete e reali. Non si è neppure accorto, ahilui ed ahinoi, di come un servizio analogo, WebMD, <a href="http://www.webmd.com/erectile-dysfunction/news/20080701/watermelon-a-natural-viagra?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">avesse trattato il medesimo tema con un'arguzia ed un criticismo</a> che lampeggiava di <em>caveat</em> fluorescenti, riportando gli scettici pareri di persone più qualificate a parlare di disfunzioni erettili, adombrando il dubbio della quantità e spiegando bene come giungere a conclusioni tramite sillogismo* sia un'operazione ad "alto rischio figuraccia". Probabilmente il nostro sfortunato redattore ha visto che effettivamente la l-citrullina è tra le sostanze naturali in via di studio per il trattamento dell'impotenza (<a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6TH7-47RJDS4-8&#38;_user=10&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000050221&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=10&#38;md5=0b4b37ef8c8508a6a97eac15fa9af127" target="_blank">qui una bella review in pdf per chi vuole saperne di più</a>), ma non si è avveduto del fatto che la l-citrullina è contenuta principalmente nella buccia e che per riuscire assumerne una quantità significativa a partire dalla polpa si può star certi solo di due cose: si passerà la nottata in bagno e non a letto. Lo stesso Patil del resto candidamente dichiara <a href="http://www.webmd.com/erectile-dysfunction/news/20080701/watermelon-a-natural-viagra?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">in un'altra intervista</a> che in circa 120g di succo di cocomero sono contenuti 150mg di l-citrullina ma che "non sa quanta ne serve per determinare un'erezione" (ammesso che ne sia in grado realmente e non solo in termini speculativi, la reale efficacia è tuttora non verificata).</p>
<p>Non ha neanche realizzato, il poveretto, che un composto che si chiama citrullina potrebbe prestarsi a facili boomerang di parole, se non si sta attenti a quel che si scrive.</p>
<p>--------</p>
<p>* Il sillogismo del caso è: "Il cocomero contiene citrullina, che promuove la produzione di ossido nitrico, l'ossido nitrico è coinvolto nella dilatazione dei vasi, anche di quelli che governano i corpi cavernosi -- Ergo, il cocomero è un simil-Viagra"</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Al mercato delle spezie]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=306</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 09:48:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Volete sapere i numeri del commercio mondiale delle spezie e delle piante medicinali? Quali sono le ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/gtt.jpg"><img class="size-medium wp-image-311 alignleft" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/gtt.jpg?w=203" alt="" width="203" height="300" /></a>Volete sapere i numeri del commercio mondiale delle spezie e delle piante medicinali? Quali sono le specie prioritarie nel commercio dai paesi asiatici? Come si dividono le quote di mercato tra le nazioni esportatrici? Chi importa più radici di liquirizia? Quali sono stati i trend generali per i prezzi nel periodo 1998-2002? Quali sono i limiti strutturali e di conoscenza che frenano il settore? Dovete consultare <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/af285e00.pdf" target="_blank">Trade in Medicinal Plants</a>, il report su questi temi ed altri affini <a href="http://www.fao.org/docrep/008/af285e/af285e00.htm" target="_blank">edito dalla FAO nel 2005</a>. I numeri, specialmente i prezzi elencati nelle tabelle finali, potrebbero essere leggermente cambiati nel frattempo ma la lettura è utile per chi non è del settore e vuole farsi un'idea generale di come funziona il commercio internazionale delle droghe vegetali.</p>
<p>Per una lettura più ragionata e complessa, meno sintetica (più masticabile per un economista, per intenderci), c'è anche<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/11_lange.pdf" target="_blank"> International Trade in Medicinal and Aromatic Plants</a>, undicesimo capitolo in un libro intitolato <a href="http://library.wur.nl/frontis/medicinal_aromatic_plants/" target="_blank">Medicinal and Aromatic Plants</a> e pubblicato nel 2006. Il libro è estremamente interessante per chi si occupa di marketing, commercio, diritti di proprietà, produzione, raccolta e controllo di piante medicinali ed è completamente disponibile in PDF <a href="http://library.wur.nl/frontis/medicinal_aromatic_plants/toc.html" target="_blank">a questo indirizzo</a>.</p>
<p>Il <a href="http://www.intracen.org/mds/spices_report_web.pdf" target="_blank">report più completo</a> per quanto riguarda i <a href="http://www.intracen.org/mds/spices_and_herbs.htm" target="_blank">numeri delle spezie</a> è invece quello edito nel 2004 dall'<a href="http://www.intracen.org/" target="_blank">International Trade Centre</a> di <a href="http://www.unctad.org/Templates/StartPage.asp?intItemID=2068" target="_blank">UNCTAD-WTO</a>, nel quale volumi e valori di produzione, esportazione ed importazione sono compilati nazione per nazione e spezia per spezia.</p>
<p>---------------------------</p>
<p>International trade in medicinal and aromatic plants - Actors, volumes and commodities</p>
<p>D. Lange</p>
<p>Abstract. The international trade in medicinal and aromatic plants for the period 1991-2003 was investigated. For this purpose the foreign-trade statistics of 110 countries, compiled in the COMTRADE database of the UN Statistics Division and reporting an external trade of the commodity groups HS 1211 and SITC.3 292.4 pharmaceutical plants, respectively, have been evaluated. Based on this, the main features of the worldwide trade, the main trade streams, the main acting countries and striking trends are presented. In</p>
<p>particular, the dominance of some countries and regions in this trade is pointed out. External trade figures are given for the three trade centres, the USA, Germany and Hong Kong, and their role is shortly discussed. An overview over the main consumer and supplying countries is presented. Further, export and import prices of selected countries are compared and their relevance for evaluating commodities in trade is discussed.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Viaggio di Sant'Antonio]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=305</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 16:43:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una delle mie trasmissioni radiofoniche preferite, Alle otto della sera (Radiodue) è dedicata quest]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle mie trasmissioni radiofoniche preferite, <a href="http://www.radio.rai.it/radio2/alleottodellasera.cfm" target="_blank">Alle otto della sera</a> (Radiodue) è dedicata <a href="http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/lepietre/" target="_blank">questa settimana</a> alla storia delle grandi cattedrali del Medioevo. Più precisamente al ruolo delle reliquie sacre e delle vicende sociopolitiche nel definire l'importanza di questi luoghi, veri epicentri culturali e di potere non solo dell'Età di Mezzo, ma anche delle successive. Conduttore-ospite della settimana è <a href="http://www.ibs.it/libri/Meschini+Marco/libri.html" target="_blank">Marco Meschini</a> e come sempre la trasmissione si giova di una selezione musicale, di una competenza e di un garbo che definire  rari è eufemistico a dir poco (spulciate i podcast, <em>kuffār</em> che non siete altro). Chissà se in una delle prossime puntate ci sarà spazio per la leggenda di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ergot" target="_blank"><em>Claviceps purpurea</em></a>, della Segale e dell'Abbazia di Sant'Antonio di Padova.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/rye.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-314" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/rye.jpg?w=255" alt="" width="255" height="300" /></a>L'anno mille è da poco passato e sulle Dolomiti e lungo tutto l'arco alpino per campare si raccoglie segale. Il grano dell'epoca non ce la faceva a crescere in quota ai <a href="http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/segale.htm" target="_blank">climi freddi</a> e quello nero "tedesco", che adesso è ospite <em>chic</em> nei negozi bio, era il pane quotidiano dei montanari. Un pane fatto con una farina che, all'epoca non si sapeva, ha un problema: può essere molto facilmente ottenuta da cariossidi infette da <em>Claviceps purpurea</em>, un ascomicete parassita dal <a href="http://www.uniovi.es/bos/Asignaturas/Botanica/Imagenes/Claviceps%20purpurea%20(Ascomycetes).JPG" target="_blank">ciclo vitale complicato</a> e dal contenuto allucinogeno, dato che produce una serie di alcaloidi derivati dall'acido lisergico, strutturalmente omologhi all'LSD. L'ergotina ed i suoi vari omologhi al fungo servono per evitare che gli animali d'inverno si mangino una parte, detta sclerozio, fondamentale per la sua sopravvivenza. Se assunta in dosi acute causa visioni, delirio e violenti fenomeni psichedelici nei mammiferi. Buona parte della letteratura storiografica dell'Alto e Basso Medioevo nonchè delle epoche successive sulle <a href="http://www.medicinealtre.it/articoli.htm" target="_blank">follie collettive e demoniache</a> di interi villaggi, specie in Francia, Germania ed Olanda ma anche in seguito in America settentrionale, ha la sua causa scientifica in panificazioni operate con farine fortemente contaminate dagli alcaloidi della <em>Claviceps</em>.</p>
<p>Se però assunti in forma cronica all'interno di farine leggermente inquinate, gli alcaloidi della Segale cornuta determinano uno stato di intossicazione detto ergotismo e caratterizzato da una progressiva degradazione del sistema circolatorio periferico, che si traduce in spasmi dolorosi, crisi convulsive ed in alcune evoluzioni anche in forme di cancrena. Se ora, anche grazie alla divulgazione medica <a href="http://www.drhouseitalia.it/malattie/ergotismo.php" target="_blank">mediata addirittura dal Dr. House</a>, questi sintomi sono riconducibili ad una causa chiare e definita, un tempo cause e fenomeni trovavano differenti spiegazioni. Nel contesto culturale dell'epoca queste manifestazioni erano interpretate con la lente millenaristica della giustizia divina, della giusta punizione per il peccato, secondo uno schema analogo a quello del famoso proverbio cinese sul marito che rientra a casa e schiaffeggia la moglie senza motivo ("lei sa perchè"). Nello sconforto, nel dolore fisico e nel terrore derivato da una malattia inspiegabile la gente delle montagne si aggrappava alla Chiesa, che rispondeva classicamente con un "<em>siete peccatori, avete peccato. Per espiare l'unica via è andare in pellegrinaggio a Padova</em>". Nella città patavina, come è noto, sono conservate le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sant'Antonio_di_Padova" target="_blank">reliquie di Sant'Antonio</a> e gli Antoniani somministravano ai malati uno speciale unguento, che unito a preghiere ed a devote donazioni garantiva il recesso dei peccati e, ovviamente, della malattia.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/pelle.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-315" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/pelle.jpg?w=300" alt="" width="300" height="298" /></a>I montanari con le loro gambe in cancrena intraprendevano quindi un viaggio che per i canoni di allora era un'epopea di settimane: a piedi o a dorso di mulo si scendeva lentamente dalle valli e si arrivava in pianura, lasciando i campi ed investendo i pochi risparmi. Ci volevano giorni, durante i quali tuttavia la dieta del pellegrino cambiava: lentamente usciti dall'areale di coltivazione della segale, con l'arrivo in pianura iniziavano a nutrirsi di pane bianco, senza ergot in quanto meno sensibile all'aggressione fungina. Il cambio di dieta continuava per tutti i giorni della permanenza a Padova e permetteva una graduale detossificazione dell'organismo: l'ergotina veniva eliminata, i sintomi recedevano, le cancrene ed i dolori se ne andavano. Il Santo aveva fatto il miracolo. Ed a rinforzare il potere taumaturgico della visita alla basilica ed alle sue reliquie veniva l'<em>aftermath</em> del ritorno ai pascoli in quota, dove la dieta tornava ad essere ricca di pane nero spesso contaminato dal fungo e la malattia ritornava a manifestarsi: la lontananza dalla Retta Via e la ricaduta nel peccato tornavano ad essere divinamente punite.</p>
<p>Cosi' l'ergotismo prese il nome di Fuoco di Sant'Antonio e la Basilica del Santo  deve buona parte della sua fama taumaturgica ad un fungo, ad un cereale ed alla scarsa conoscenza della loro relazione. Il nostro viaggio continua domani, come sempre, alle otto della sera.</p>
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<title><![CDATA[Definizione di "incensare"]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=282</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:29:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=282</guid>
<description><![CDATA[I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato è oggettivamente rivoluzionario, l'argomento trattato è di particolare attualità o presenta uno specifico <em>appeal</em> mediatico, oppure l'articolo entra in una delle casse di risonanza di Internet e di rimbalzo in rimbalzo il suo segnale si amplifica sino a superare la soglia del rumore bianco <em>mainstream</em>. Questi eventi spesso si presentano in combinazione tra loro, o meglio in catena. Le agenzie di stampa scientifica, come <a href="http://www.eurekalert.org/" target="_blank">Eurekalert</a>, <a href="http://www.sciencedaily.com/" target="_blank">Sciencedaily</a>, <a href="http://www.webmd.com/" target="_blank">Webmd</a> ed altre che io stesso quotidianamente spulcio, rappresentano il primo filtro e la prima fionda per dare visibilità planetaria a pubblicazioni estremamente settoriali come in genere sono quelle scientifiche. Soprattutto grazie alla loro meritoria opera catalizzatrice, una pubblicazione raggiunge l'energia di attivazione sufficiente a diventare cibo palatabile per <em>science-blogger</em> e giornalisti. In un certo senso però da questo punto essa smette di essere un sistema ordinato e logico di numeri e concetti e diventa gradualmente "una storia" per effetto dell'inevitabile (e giustissimo, sulla carta) processo caratteristico della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vulgata" target="_blank">vulgata</a>.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/incenso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-287" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/incenso.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Queste settimane uno degli articoli più rimbalzati sulla rete e sulla carta stampata è stato quello riguardante l'azione ansiolitica ed antidepressiva di un sesquiterpene dell'incenso (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Frankincense" target="_blank"><em>Boswellia serrata</em></a>) chiamato incensol-acetato. <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/05/080520110415.htm" target="_blank">Rilanciato dai <em>newsfeeds</em></a> citati poc'anzi, l'articolo è stato discusso in <a href="http://www.scienceblog.com/cms/incense-psychoactive-scientists-identify-biology-behind-ceremony-16483.html" target="_blank">diversi blog</a> che contano nella blogosfera scientifica internazionale ed hanno ripreso la notizia vari quotidiani di tutto il mondo <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/incenso-fedeli/incenso-fedeli/incenso-fedeli.html" target="_blank">(Repubblica</a>), agenzie di stampa e giù di <a href="http://melomane-news.blogspot.com/2008/05/ricerca-lincenso-allevia-ansia-e.html" target="_blank">rimbalzo</a> in <a href="http://notizie.it.msn.com/scienza/articolo.aspx?cp-documentid=8352112" target="_blank">rimbalzo</a> <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/05/22/e-la-chiamano-estasi/" target="_blank">fino ai blog </a>che raramente trattano temi scientifici ed anche sino a quelli di personaggi noti, come<a href="http://www.jacopofo.com/node/4794" target="_blank"> Jacopo Fo.</a> Tutti, chi più chi meno, suonando un certo tasto "culturale" nella traduzione del dato "tecnico".</p>
<p>Purtroppo, come di rotine in questi casi, <a href="http://leggidimurphy.blog.dada.net/post/457658/Seconda+legge+di+Finagle" target="_blank">la seconda legge di Finagle</a> agisce implacabile e si rende necessaria un minimo di rilettura più o meno in stile <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/" target="_blank">Progetto Galileo</a>.</p>
<p>L'articolo (<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>) ha tutti i crismi elencati sopra: è passato dal Table of Contents di una rivista di buon prestigio (<a href="http://www.fasebj.org/" target="_blank">FASEB Journal</a>) ai <em>newsfeed</em> di chi si occupa della materia e trattando con una buona dose di appeal un tema mediaticamente spendibile come quello degli ansiolitici, ha fatto il salto. Non guasta, ovviamente, che al contenuto sperimentale sia abbinabile per l'appunto una "storia", quella del possibile legame tra scoperta scientifica attuale e pratiche religiose e di meditazione secolari. Tutti link corretti e leciti, anzi virtuosi nelle intenzioni. Chi ha trattato la materia ha infatti posto forte enfasi sul fatto che i risultati dei ricercatori, così come descritti nei lanci d'agenzia, indicherebbero un effettivo <em>trait d'union</em> tra l'uso cerimoniale dell'incenso ed una sua reale funzione psicoattiva, che porrebbe le basi per una rilettura moderna di usi codificati da religioni e tradizioni. L'oppio dei popoli, l'incenso dei re Magi e la loro rilettura farmacologica sono infatti tra i mantra più ripetuti nei commenti un pò supini alla ricerca. Qualche <a href="http://scienceblogs.com/twominds/2008/05/hippies_might_have_something_g.php" target="_blank">blogger attento</a> ha poi evidentemente letto con cura il manoscritto completo ed ha sollevato alcune ineccepibili eccezioni non al contenuto ed al rigore sperimentale, ma alla presentazione dell'articolo. A leggere bene il testo questi legami sono infatti in parte azzardati.</p>
<p>Va detto che gli stessi autori dell'articolo hanno un pò ciurlato nel manico su questo aspetto, enfatizzando non solo  nell'introduzione e nelle conclusioni (le parti in genere più comprensibili ai non addetti ai lavori) ma anche nelle dichiarazioni ai media: esiste un legame tra il bruciare dell'incenso, il suo predisporre alla meditazione ed all'ascesi ed i meccanismi fisiologici del rilassamento, grazie alla mediazione dell'incensol-acetato e di alcuni specifici recettori nervosi, i TRPV3.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/incen.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-288" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/incen.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Cosa hanno realmente fatto i ricercatori? Hanno estratto (<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>) dalla resina di <em>Boswellia carterii</em> un singolo componente isolato, l'incensolo acetato appunto, e lo hanno iniettato per via intraperitoneale a ratti. Successivamente sono stati effettuati test comportamentali mirati alla valutazione dello stato nervoso a breve termine degli animali ed una serie di misurazioni farmacologiche a carico di una serie di recettori, tra i quali il più influenzato è risultato essere il TRPV3. Questo recettore regola la temperatura corporea (dando una piacevole sensazione di calore se attivato), la vasocostrizione, il dolore, è presente anche a livello cutaneo ed orofaringeo ed appartiene ad una classe di nocicettori (percettori di eventi dannosi) ben nota per la relazione con altre sostanze naturali come la capsaicina o il mentolo (<a href="http://edab.dana.org/publications/eurobrain/eurobrain0604_it.pdf" target="_blank">qui una bella trattazione in italiano su questo argomento</a>). Dello stesso TRPV3 è nota <a href="http://www.nature.com/neuro/journal/v9/n5/abs/nn1692.html;jsessionid=ABA678E1E907544EAEC276EB9C042F74" target="_blank">la sua modulazione ad opera di altri terpeni</a> più piccoli come il timolo ed il carvacrolo presenti ad esempio negli oli essenziali di origano e timo. Nel caso di queste ultime sostanze, esse hanno mostrato attività per applicazione topica sulla lingua, senza combustione o iniezione. Questo tipo di azione ha peraltro un nome bellissimo, <a href="http://www.distam.unimi.it/news/2005/06/oltre-sapore-ed-aromi-la-chemestesi.htm" target="_blank">chemestesi</a>, e comprende la traduzione in stimolo fisico di un segnale indotto chimicamente.</p>
<p>Tornando all'articolo di FASEB, l'approccio sperimentale utilizzato permette di dire con certezza alcune cose (interessanti), di ipotizzarne altre (molto interessanti) ma non garantisce la verità su altre ancora (quelle della "storia"). Ad esempio suggerisce che la struttura chimica dell'incensol-acetato possa essere utilizzata come base di partenza per farmaci di derivazione naturale attivi come ansiolitici ed evidenzia la possibilità di considerare il recettore TRPV3 in modo nuovo, come un modulatore di stati emotivi e non solo come veicoli di chemestesi. Inoltre, ha permesso di inserire l'incensol-acetato nel novero delle sostanze attive in modo estremamente selettivo nei confronti di questo recettore, cosa importante per limitare possibili effetti collaterali e reazioni avverse, ad esempio. Per contro, è tuttavia abbastanza intuitivo realizzare che l'estrazione di un singolo componente e la sua somministrazione in forma pura tramite iniezione è cosa ben diversa dalla combustione di una miscela complessa di sostanze e dall'inalazione "aromaterapica" del fumo che si produce quando nei luoghi di culto si brucia l'incenso. Non solo è diversa la via di assorbimento e di metabolizzazione del principio attivo, ma la sua stessa presenza non è più certa. A seguito della lenta combustione, ad esempio, l'incensol-acetato potrebbe degradarsi in qualcosa di diverso e diversamente attivo.</p>
<p>In sintesi, l'articolo in questione non si riferisce in alcuna sua parte sperimentale all'assunzione di incenso in forma aromaterapica o meglio, non tratta minimamente l'assunzione di incensol-acetato per via olfattiva previa combustione. L'uso tradizionale e religioso dell'incenso prevede una combustione e non è dato sapere se l'incensolo acetato è termicamente stabile o se a seguito della combustione si trasformi in qualcos'altro. L'articolo ha diversi punti suo favore, sia in termini metodologici che di risultato, ma la storia che racconta è più farmacologicamente complicata e meno storico-antropologicamete legata alla tradizione del'incenso rispetto a quella che si può percepire ad una prima lettura.</p>
<p>-------------------------------</p>
<p>Incensole acetate, an incense component, elicits psychoactivity by activating TRPV3 channels in the brain<br />
Arieh Moussaieff, Neta Rimmerman, Tatiana Bregman, Alex Straiker, Christian C. Felder, Shai Shoham, Yoel Kashman, Susan M. Huang, Hyosang Lee, Esther Shohami, Ken Mackie, Michael J. Caterina, J. Michael Walker, Ester Fride, and Raphael Mechoulam</p>
<p>(<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Burning of Boswellia resin as incense has been part of religious and cultural ceremonies for millennia and is believed to contribute to the spiritual exaltation associated with such events. Transient receptor potential vanilloid (TRPV) 3 is an ion channel implicated in the perception of warmth in the skin. TRPV3 mRNA has also been found in neurons throughout the brain; however, the role of TRPV3 channels there remains unknown. Here we show that incensole acetate (IA), a Boswellia resin constituent, is a potent TRPV3 agonist that causes anxiolytic-like and antidepressive-like behavioral effects in wild-type (WT) mice with concomitant changes in c-Fos activation in the brain. These behavioral effects were not noted in TRPV3-/- mice, suggesting that they are mediated via TRPV3 channels. IA activated TRPV3 channels stably expressed in HEK293 cells and in keratinocytes from TRPV3+/+ mice. It had no effect on keratinocytes from TRPV3-/- mice and showed modest or no effect on TRPV1, TRPV2, and TRPV4, as well as on 24 other receptors, ion channels, and transport proteins. Our results imply that TRPV3 channels in the brain may play a role in emotional regulation. Furthermore, the biochemical and pharmacological effects of IA may provide a biological basis for deeply rooted cultural and religious traditions.</p>
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<title><![CDATA[Amo l'odore del caffè la mattina. Ha il profumo della vittoria]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=300</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 12:16:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chiaro, nell&#8217;originale era il napalm. Ma per un buon risveglio senza traumi è senza dubbio mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/coffee.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-301" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/coffee.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Chiaro, nell'originale era il napalm. Ma per un buon risveglio senza traumi è senza dubbio molto meglio un buon caffè. Strano che i quotidiani abbiano lisciato la notizia, ma <a href="http://pubs.acs.org/cgi-bin/abstract.cgi/jafcau/2008/56/i12/abs/jf8001137.html" target="_blank">un recentissimo studio</a> ha individuato un'interessante correlazione tra l'aroma del caffè e l'espressione di alcuni geni e proteine. In particolare ad essere influenzati sono sistemi che nei ratti regolano a livello cerebrale la produzione di proteine antiossidanti e soprattutto <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/06/080616092116.htm" target="_blank">riducono lo stato di stress</a> in animali privati del sonno (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Caffe.pdf" target="_blank">scarica il pdf</a>). Geni e proteine verrebbero soppressi dalla carenza di sonno e l'aroma del caffè ne faciliterebbe un ripristino accelerato agendo soprattutto sulla fase di trascrizione. Non sarebbe solo una <a href="http://www.webmd.com/brain/news/20080613/coffees-aroma-stirs-the-brain?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">questione di caffeina</a>, quindi, anche se i dati non garantiscono un'equivalenza nell'uomo (nel quale i geni coinvolti potrebbero essere differenti). Il consumo di caffè risponderebbe quindi ad un duplice meccanismo: tramite la caffeina si risponde all'esigenza di aumentare la veglia tramite un aumento dello stato di eccitazione, mentre grazie all'aroma lo stress causato dalla deprivazione viene alleviato, rendendo l'esperienza nel complesso più tollerabile. Prima che qualche avventato redattore travisi, l'articolo non dice che l'aroma aiuta a star svegli contribuendo all'eccitazione ma che permette di tollerare meglio la fatica legata alla carenza di sonno.</p>
<p>Il risultato tuttavia è interessante non solo perchè può dare un senso all'effetto quasi pavloviano della tazzina mattutina, ma anche per implicazioni su scala più ampia: quali profumi ed aromi possono produrre effetti analoghi e con quali ricadute sul nostro organismo? Quali pool di geni sono modulati a livello cerebrale dalla percezione olfattiva e quali processi mediano? La capacità di influenzare l'espressione genica da parte di sostanze assorbite per via olfattiva è inoltre estremamente rilevante per approfondire meccanismi d'azione sin qui poco esplorati. Penso ad applicazioni come l'aromaterapia o all'influenza dei profumi e delle essenze sul comportamento umano, suggerendo che la genomica e la proteomica possano avere diverse risposte da dare su questi argomenti sino ad ora esplorati secondo diverse interpretazioni.</p>
<p>Certo, una delle prospettive applicate suggerite dai ricercatori è <a href="http://www.newscientist.com/channel/health/mg19826604.700-is-a-sniff-of-coffee-as-good-as-a-sip.html?feedId=health_rss20" target="_blank">orwelliana a dir poco</a> e da veri giapponesi <em>workaholic</em>: insufflare l'aroma del caffè nelle fabbriche per facilitare la veglia dei lavoratori, senza interrompere le attività per la pausa-caffè.</p>
<p>------------------</p>
<p>Effects of Coffee Bean Aroma on the Rat Brain Stressed by Sleep Deprivation: A Selected Transcript- and 2D Gel-Based Proteome Analysis<br />
Han-Seok Seo, Misato Hirano, Junko Shibato, Randeep Rakwal, In Kyeong Hwang,Yoshinori Masuo<br />
<em>J. Agric. Food Chem.,</em> <em>56</em> (12),  4665–4673, 2008.</p>
<p>(<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Caffe.pdf" target="_blank">Scarica il pdf</a>)</p>
<p>The aim of this study was 2-fold: (i) to demonstrate influences of roasted  coffee bean aroma on rat brain functions by using the transcriptomics and  proteomics approaches and (ii) to evaluate the impact of roasted coffee bean  aroma on stress induced by sleep deprivation. The aroma of the roasted coffee  beans was administered to four groups of adult male Wistar rats: 1, control  group; 2, 24 h sleep deprivation-induced stress group (the stress group); 3,  coffee aroma-exposed group without stress (the coffee group); and 4, the stress  with coffee aroma group (the stress with coffee group). Reverse  transcriptase-polymerase chain reaction (RT-PCR) analysis of some known genes  responsive to aroma or stress was performed using total RNA from these four  groups. A total of 17 selected genes of the coffee were differently expressed  over the control. Additionally, the expression levels of 13 genes were different  between the stress group and the stress with coffee</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ecco cosa mi ha tenuto lontana per un po']]></title>
<link>http://iosmetto.wordpress.com/?p=111</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 09:02:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>iosmetto</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi vorrei farvi vedere i risultati fioriti dell&#8217;ultimo mese passato più sul balcone che dav]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vorrei farvi vedere i risultati fioriti dell'ultimo mese passato più sul balcone che davanti al computer. Ne sono molto orgogliosa, non pensavo di avere il pollice verde! Qualche tempo fa avevo già parlato delle piantine che avevo seminato: la <a href="http://www.kioku.it/belladigiorno.htm">bella di giorno</a>, il lathyrus odoratus (ovvero <a href="http://www.compagniadelgiardinaggio.it/pisello-odoroso">pisello odoroso</a>), la malva, il blue mink e infine le bocche di leone. Purtroppo le bocche di leone non hanno combinato niente di buono, ma il resto ...</p>
<p>Ecco le belle di giorno:</p>
<p><a href="http://picasaweb.google.com/lauvise/IoSmettoDiarioDiComeSmetterDiFumare/photo#5214248689831684290"><img src="http://lh5.ggpht.com/lauvise/SFy7jp_2qMI/AAAAAAAAAOE/GcrdkG2QmGE/s400/DSC_0486.JPG" alt="" /></a></p>
<p><img src="http://lh5.ggpht.com/lauvise/SFylaRFvJKI/AAAAAAAAANE/OfO397wLlMw/s400/DSC_0414.JPG" alt="" /></p>
<p><a href="http://picasaweb.google.com/lauvise/IoSmettoDiarioDiComeSmetterDiFumare/photo#5214224223624439714"><img src="http://lh6.ggpht.com/lauvise/SFylTiRfJ6I/AAAAAAAAAOY/RQHrtyZ2o4A/s400/DSC_0410.JPG" alt="" /></a></p>
<p>Ho seminato la Bella di Giorno in marzo, ma credo sia possibile farlo anche prima se si desiderano i fiori in aprile. Ovviamente le piantine vanno tenute al caldo. Io le ho seminate in contenitori molto piccoli, e poi le ho messe a dimora quando erano alte circa 5 o 6 centimetri. La pianta sarebbe rampicante, quindi se non le si danno dei sostegni tende a ricadere, ma in modo non molto aggraziato secondo me. Il fusto e le foglie tendono ad ingiallire con la perdurata esposizione al sole, però è una pianta rustica e di facile coltivazione, non necessita di particolari cure. La fioritura è abbondante ma il fiore dura solo un giorno. Le mie preferite sono quelle blu, ma ce ne sono anche di bianche e screziate sul blu e sul rosso. Si chiama bella di giorno perchè il fiore di notte si richiude: il giorno dopo non si riapre, e si stacca dalla pianta.</p>
<p>Ho poi piantato il pisello odoroso che, nonostante il nome poco invitante secondo me, è una pianta eccezionale, poco conosciuta, di facilissima manutenzione e di grande effetto. Il fiore ha un profumo straordinario, sa di miele e ciclamino. Il fiore dura parecchi giorni e può essere di vari colori: io finora ne ho avuti di rosa chiaro e violetta, ma spero che ce ne siano anche di rossi. Ecco qualche immagine.</p>
<p><a href="http://picasaweb.google.com/lauvise/IoSmettoDiarioDiComeSmetterDiFumare/photo#5214224536057625682"><img src="http://lh6.ggpht.com/lauvise/SFylluLXPFI/AAAAAAAAANY/CTj9u9ES41k/s400/DSC_0419.JPG" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://picasaweb.google.com/lauvise/IoSmettoDiarioDiComeSmetterDiFumare/photo#5214248815404465170"><img src="http://lh3.ggpht.com/lauvise/SFy7q9yvPBI/AAAAAAAAAOQ/t18l5sV3Lqc/s400/DSC_0490.JPG" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://picasaweb.google.com/lauvise/IoSmettoDiarioDiComeSmetterDiFumare/photo#5214224003065366418"><img src="http://lh5.ggpht.com/lauvise/SFylGsoGx5I/AAAAAAAAAMo/SlCJQPTayD4/s400/DSC_0420.JPG" alt="" /></a></p>
<p>Anche in questo caso ho seminato i pisellini verso la fine di marzo: nonostante ovunque ci sia scritto che la pianta non sopporta il trapianto, io le ho rinvasate e hanno preso tutte molto facilmente nella loro nuova dimora. E' necessario fornire alla piantina dei tutori di modo che si possa aggrappare con le radici avventizie.  Se le si da poca terra, non crescerà molto e fiorirà prima, altrimenti raggiungerà il metro di altezza prima di fiorire. Secondo me è molto bella se coltivata in vaso, con tre o quattro tutori (delle canne di bambù andranno benissimo) posti vicino alle piantine. Io ho collegato i tutori tra di loro con dello spago di modo che le piantine potessero aggrapparsi più facilmente. Questa pianta sta meglio in pieno sole, non necessita di molta acqua, se la si concima durante la fioritura resterà fiorita più a lungo. Il profumo di questi fiori è straordinario, soprattutto per una come me che, non fumando più, apprezza tantissimo questo genere di cose.</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Pollice verde]]></title>
<link>http://freedhome.wordpress.com/?p=35</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 01:39:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Dea Walker</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho finito ora le pulizie di fondo della cucina; domani tocca al bagno, alla camera, alla scrivania (]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Ho finito ora le pulizie di fondo della cucina; domani tocca al bagno, alla camera, alla scrivania (visto la stato in cui è, la considero la più temibile) e ai pavimenti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Era da qualche settimana che trascuravo l’igiene personale di FreedHome che, essendo una donna, è un po’ permalosa e ne stava risentendo perché vuole che mi prenda cura di lei: si vocifera che pulita è più bella (anche se personalmente non disdegno il fascino dello sporco scapigliato disordinato sfatto). Presa dall’amore per la mia tana, ho iniziato anche ad agghindare la porta d’ingresso con un post – it a forma di fiore ed inciso di parole, a cui vorrei ne seguissero altri, miei e dei miei ospiti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Mentre mi approcciavo a pulire la mensola sopra il frigo, ho scoperto che la pianta grassa è agonizzante. Che il mio pollice verde fosse sbiadito (o, forse, solamente acerbo) ne avevo già preso coscienza. In poco più di quattro mesi, il gelsomino che mi hanno regalato i miei se l’è riportato a casa mia madre dopo una settimana nel tentativo di rianimarlo; le gerbere di Barbara sono appassite come fanno le margherite dei cartoni animati (blop) e sono finite nel cestino; lo spartifilium è una sorta di partigiano che ha resistito a ripetute carestie d’acqua, ma anche lui prossimo alla resa; è in prognosi riservata anche la piantina di basilico che tengo vicino al lavello per condire il pomodoro della pizza. E fin qui, a parte non avere più un fiore in casa (tranne quelli di carta), niente di irrecuperabile. Ma… quanto poco talentuosi, in fatto di giardinaggio, bisogna essere per uccidere una pianta grassa? Beh, io lo sono. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Mi avevano detto che, abitando in cucina, ci avrebbe pensato da sola ad assorbire l’umidità e che per questo era impossibile che morisse. E invece anche lei è prossima alla dipartita, con le foglie ormai tendenti al marrone e i fiori giallini rinsecchiti come dei vecchietti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Se dovessi trasformare - come il mio solito - i piccoli fatti quotidiani in metafore sui massimi sistemi della vita, questa mia inettitudine mi renderebbe parecchio triste. Ma evito, vista l’ora e la giornata che mi aspetta domani. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">Però, lo prometto: prima di fare un bambino, mi assicurerò di riuscire a far sopravvivere una pianta grassa per almeno sei mesi. Nel frattempo, per piacere, niente fiori ma opere di bene. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><em><span style="font-size:13pt;font-family:Garamond;">D.W. </span></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Geranio (ancora)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=294</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 00:55:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tempo fa ho parlato di Pelargonium sidoides sia per quanto riguarda l&#8217;accesso alla fonte e la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa ho parlato di <em>Pelargonium sidoides</em> sia per quanto riguarda l'accesso <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/19/il-geranio-della-discordia/" target="_blank">alla fonte e la gestione dei saperi tradizionali</a> sia relativamente alla suo uso<a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/03/22/il-geranio-non-teme-le-gelate/" target="_blank"> nel trattamento delle malattie da raffreddamento</a>. Su Journal of Family Practice di questo mese il secondo punto è ulteriormente sviscerato a seguito di alcune osservazioni fatte al trial clinico già citato a suo tempo. Oggetto del contendere, la <a href="http://www.jfponline.com/Pages.asp?AID=6272&#38;issue=June_2008&#38;UID=" target="_blank">possibile presenza di reazioni avverse </a>in termini di aggregazione piastrinica (sempre possibili quando la droga contiene cumarine) e la precisione dello studio nel <a href="http://www.jfponline.com/Pages.asp?AID=6273&#38;issue=June_2008&#38;UID=" target="_blank">confronto tra estratto e placebo</a>. Domande e <a href="http://www.jfponline.com/Pages.asp?AID=6314&#38;issue=June_2008&#38;UID=" target="_blank">risposte</a> sono disponibili gratuitamente.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le piante spontanee commestibili.]]></title>
<link>http://piattisani.wordpress.com/?p=26</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 22:19:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
<guid>http://piattisani.wordpress.com/?p=26</guid>
<description><![CDATA[Sito di &#8220;Wildman&#8221; Steve Brill.
Erbe spontanee.
Erbe spontanee mangerecce (Istituto Bonsi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wildmanstevebrill.com/Private%20Tour%20Blurbs/Resum%8e.html" target="_blank"><span>Sito di "Wildman" Steve Brill</span></a><span>.</span></p>
<p><a href="http://cavies.lightskies.net/text/text_erbe_mini.htm" target="_blank">Erbe spontanee</a>.</p>
<p><a href="http://www.istitutobonsignori.it/modules.php?name=Content&#38;pa=showpage&#38;pid=41" target="_blank">Erbe spontanee mangerecce</a> (Istituto Bonsignori).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Biblioteca odorosa, biblioteca longeva]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=302</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 16:11:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=302</guid>
<description><![CDATA[Dice: &#8220;la scienza e la letteratura non si possono concliare&#8221;. Mica vero. Prendiamo la co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/fffr.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-303" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/fffr.jpg?w=300" alt="" width="300" height="201" /></a>Dice: "la scienza e la letteratura non si possono concliare". Mica vero. Prendiamo la conservazione dei libri antichi, specialmente nelle biblioteche storiche, che non può prescindere da trattamenti contro funghi e muffe. Lo sanno i bibliotecari, i collezionisti e gli antiquari librari. Se infatti l'umidità degli ambienti non è ridotta al minimo, la carta diventa un ottimo terreno di crescita per microrganismi eterotrofi di ogni sorta e purtroppo spesso la ventilazione non è sufficiente, dato che alcuni funghi possono prosperare anche con ridotte disponibilità d'acqua, anche inferiori all'8%. Lo stato iniziale del libro d'epoca inoltre non aiuta affatto e risulta sovente già compromesso al momento dell'acquisizione, dato che in genere arriva da vecchie case o da lunghe inenarrabili peripezie (abbandoni, bancarelle, alluvioni, tre-quattrocento anni di bookcrossing...). Non bastassero macchie e degradazioni dirette, le infezioni determinano anche drastiche riduzioni del pH della carta, un parametro che a lungo termine causa fragilità e rotture nei fogli, rendendo i libri quasi impossibili da consultare senza far danni. Sebbene possa sembrare strano, questo problema è più sentito per i libri di fabbricazione recente, in quanto la qualità della carta impiegata è di gran lunga inferiore a quella dei secoli passati.</p>
<p>Non tutti i trattamenti disponibili per evitare o bloccare le infestazioni salvano capra e cavoli e la scelta deve tenere presenti diverse necessità: le sostanze utilizzate devono essere atossiche per gli operatori e soprattutto non devono arrecare danno alla cellulosa o agli inchiostri nè a breve nè a lungo termine: nessuna alterazione cromatica, nessun invecchiamento accelerato, nessuna variazione di pH. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/aold.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-304" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/aold.jpg?w=300" alt="" width="300" height="254" /></a>L'ossido di etilene ad esempio non danneggia la carta, è efficace, ma <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ossido_di_etilene#Tossicit.C3.A0" target="_blank">a causa della sua tossicità</a> può essere utilizzato solo <em>una tantum</em> ed in condizioni di sicurezza elevate. Il timolo (uno dei fenoli più abbondanti negli oli essenziali di timo ed origano) è per contro non atossico ma meno nocivo però alla lunga rovina le pagine, <a href="http://palimpsest.stanford.edu/byorg/abbey/an/an21/an21-3/an21-308.html" target="_blank">ingiallendole ed accelerandone l'invecchiamento</a>.</p>
<p>Cosi' al <a href="http://www.crcc.cnrs.fr/" target="_blank">CRCDG</a>, emerito centro studi francese sulla conservazione libraria, si sono dati da fare per <a href="http://www.crcc.cnrs.fr/spip.php?rubrique11" target="_blank">valutare altre soluzioni</a>. Ad esempio hanno provato alcuni oli essenziali per fumigare libri sia in ambiente aperto che in camera chiusa, ovvero ponendo testi aggrediti da muffe in un'atmosfera satura di vapori di terpeni. Lavoro, metodologia e risultati sono disponibili <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Screening_for_antifungal.pdf" target="_blank">leggendo questo articolo</a>.</p>
<p>In sintesi, il linalolo si è dimostrato il miglior agente nel bloccare e ritardare (ma non uccidere) i microrganismi inoculati sulle pagine dei libri, anche in condizioni di elevata umidità relativa. La qualità della carta in termini di polimerizzazione cellulosica non è risultata intaccata, sebbene il pH sia leggermente calato dopo invecchiamento. Il suo uso nella disinfezione delle aree di stoccaggio, ad esempio attraverso diffusori appositi inseriti nei sistemi di ventilazione forzata, non sembra poter causare danni significativi alla cellulosa e presenta un quadro tossicologico accettabile.</p>
<p>Nelle prove dei bibliotecari francesi sia il linalolo che l'olio essenziale di lavanda sono risultati più attivi per esposizione atmosferica che per contatto. Questa non è una novità, anche se spesso sull'azione antimicrobica degli oli essenziali si generalizza: ne esistono di più attivi per contatto e di più attivi per via aerea, dipende dalla loro funzione eco-fisiologica e dal tipo struttura in cui sono secreti nelle specie vegetali.</p>
<p>-----------------------</p>
<p>Screening for antifungal activity of essential oils and related compounds to control the biocontamination in libraries and archives storage areas<br />
M.S. Rakotonirainy, B. Lavedrine<br />
International Biodeterioration &#38; Biodegradation 55, 2005, 141-147</p>
<p>(<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Screening_for_antifungal.pdf" target="_blank">Scarica il pdf</a>)</p>
<p>The vapours of nine essential oils and five of their major constituents were investigated for their antifungal activity against a range of mould species commonly found on library and archival materials. The different compounds were preliminarily screened by a microatmosphere method. The inhibitory activities of vapour phase of essential oils of armoise, clove, boldo, eucalyptus, ravensare, lavender, tea tree, thuya, wormseed and their main components against the fungal species tested were demonstrated. The action of linalool appeared the most interesting. In a second series of experiments, the preventive and curative action of linalool on inoculated books was investigated. Results indicated that the action of linalool is fungistatic rather than fungicidal at the tested concentrations. The potential use of linalool as an alternative to chemical fungicide to disinfect mouldy documents is difficult to assess, but its use may be beneficial as a complement to controlled environment measures in preventing fungal contamination in storage areas of<br />
cultural properties. Linalool vapours did not affect the brightness of two types of paper tested or the degree of polymerisation of cellulose, but did reduce the pH of the paper.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Chokkan]]></title>
<link>http://silviamonticelli.wordpress.com/?p=118</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 15:21:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>silrn</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chokkan è la forma di un determinato Bonsai.
Infatti i Bonsai di questa &#8220;razza&#8221; hanno l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Chokkan è la forma di un determinato <a href="http://silviamonticelli.wordpress.com/2008/06/17/bonsai/">Bonsai</a>.</p>
<p>Infatti i Bonsai di questa "razza" hanno la caratteristica di avere il tronco dritto.</p>
<p><a href="http://homepage3.nifty.com/plantsandjapan/page008.html"><img src="http://homepage3.nifty.com/plantsandjapan/img590.gif" alt="" width="219" height="297" /></a> <a href="http://bonsai.blog.co.yu/blog/bonsai/generalna/2007/11/09/potpuno-uspravni-stil-chokkan"><img src="http://www.usda.gov/oc/photo/95c1429.jpg" alt="" width="171" height="298" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il futuro roseo dell'Afghanistan]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=295</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 09:31:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il profumo è l&#8217;oppio dei popoli, ma per una volta è un oppio che inebria nella miglior manie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/papav.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-296" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/papav.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Il profumo è l'oppio dei popoli, ma per una volta è un oppio che inebria nella miglior maniera. L'Afghanistan martoriato che tutti abbiamo imparato a conoscere dalle cronache degli ultimi trent'anni è crocevia ed epicentro della produzione mondiale di papavero da oppio. Come noto questa coltivazione ad elevatissimo reddito da decenni finanzia i signori della guerra della zona (e non solo), costituisce l'unica fonte di reddito per i contadini delle valli ed il suo mantenimento illegale è per buona parte sia causa che effetto dell'ingovernabilità dell'area. Complessivamente nel 2007 oltre 180.000 ettari afghani erano coltivati ad oppio con una produzione stimata di circa 7000 tonnellate, pari a circa un terzo dell'intero PIL nazionale. Un record, nonostante la presenza militare internazionale. Tale produzione è mantenuta e garantita da un sistema repressivo e totalitario eufemisticamente definibile come feudale, raccontato nel bel reportage sull'argomento leggibile sul <a href="http://www.peacereporter.net/button/preview/upload/documenti/DEFINITIVO_web.pdf" target="_blank">numero di luglio 2007</a> di <a href="http://www.peacereporter.net/" target="_blank">Peace Reporter</a>. Nelle vallate afghane così come negli altipiani colombiani con la coca, lo stato di guerra permanente è uno status necessario e funzionale al mantenimento di affari proibiti ma lucrosi, che <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/02/12/piante-perdute/" target="_blank">sempre ed ovunque</a> si conducono a scapito di chi in quelle terre avrebbe il diritto di vivere liberamente, avendo accesso ad un minimo sindacale di benessere, scegliendo ad esempio cosa coltivare e per chi.</p>
<p>Eppure da quelle zone possono arrivare anche anche storie intrise di bellezza resistente, di profumo e di vita. Da qualche anno alcune ONG tedesche stanno stimolando la nascita di aziende afghane operative nel settore bio-cosmetico, spingendo giustamente non verso un intervento isolato d'assistenza ma mirato all'inserimento sul mercato di prodotti ad elevatissimo valore aggiunto, in grado di fornire a contadini e produttori un rientro competitivo con i margini dell'oppio. Qualcosa che possa entrare in concorrenza con <em>Papaver somniferum</em> in termini di introito netto e vantaggi derivati (maggiore libertà di produzione, minor impegno fisico, minore sfruttamento delle risorse naturali, meno rischi nella commercializzazione, ecc.).</p>
<p>Un prodotto che si avvicina a queste richieste è la <em>Rosa</em> x <em>damascena</em>, l'ibrido tra <em>Rosa gallica</em> e <em>Rosa moschata</em> che da secoli è coltivato in Bulgaria, Turchia e soprattutto nel vicino Iran.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/rose.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-297" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/rose.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p>La produzione biologica di rose da destinare all'estrazione di acqua di rose ed assoluta di rosa si può giovare in Afghanistan di alcuni vantaggi. Le condizioni climatiche ad esempio sono ideali per la coltivazione di qualità della Rosa damascena: le temperature elevate in corrispondenza del periodo di fioritura permettono di massimizzare la resa e la simultanea fase di siccità consente di produrre un'assoluta ed un'acqua di rose di altissimo pregio. Se sostenuto dall'esterno grazie all'inserimento nei canali commerciali del settore profumiero (preferibilmente bio) la produzione di assoluta di rosa può permettersi di competere come redditività con quella del papavero da oppio. In base ai prezzi del 2006, un ettaro di papavero permette di produrre 30kg di oppio pari a 9000 dollari. Una stessa superficie a Rosa damascena produce in loco 6000 rose che con il know-how adeguato garantiscono circa 1,5 kg di olio di rosa, da cui si ricavano circa 7-8000 dollari. Le cifre sono simili, non identiche, ma le rose hanno bisogno di quantità molto minori di acqua, vero fattore limitante (al contrario della superficie coltivabile) nell'agricoltura afghana. E la loro coltivazione è legale. L'esistenza di una tradizione locale nella produzione dell'olio di rosa risalente agli anni 70 e  vicinanza con un produttore storico come l'Iran, inoltre, facilitano il trasfrimento di competenze e l'inserimento dei prodotti sul mercato internazionale.</p>
<p>Le tracce in rete sul sogno del passaggio dal rosso dei campi di papavero da oppio al rosso dei campi di Rosa damascena, si infilano come i sassolini di Pollicino: dall<a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m2742/is_369/ai_n24989924/pg_1" target="_blank">'articolo del 2006</a> apparso su The Middle East <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m2742/is_369/ai_n24989924/pg_3" target="_blank">(in particolare l'ultima pagina</a>) alla <a href="http://www.welthungerhilfe.de/hilfsprojekt-afghanistan-rosen.html" target="_blank">pagina di descrizione del progetto</a> (in tedesco) a cura di Deutsche Welthungerhilfe (German Agro Action), l'ONG tedesca che più ha promosso l'iniziativa. Dopo i primi passi, fatti importando piante dalla Bulgaria già nel 2004 <a href="http://www.asianews.it/index.php?art=1896&#38;l=it" target="_blank">come testimoniato su Asianews</a> (in italiano) anche sotto l'egida <a href="http://www.undp.org.af/News/2004/20040602_pr_afghan_rose_oil.pdf" target="_blank">dall'UNDP</a>, attualmente la filiera ha iniziato a funzionare completamente, giungendo al suo sbocco più giusto ed auspicabile, quello legato alla biocosmesi. Come spiegato su <a href="http://www.smartplanet.com/" target="_blank">Smartplanet</a>, le fragranze a base di Rosa damascena prodotte in Afghanistan a partire dal progetto citato <a href="http://www.smartplanet.com/news/people/10001390/afghan-farmers-see-rosy-future-in-organic-roses.htm" target="_blank">sono entrate nelle formulazioni</a> di una <a href="http://www.dr.hauschka.de/english/news/kaviar-gauche-cosmetic-bag/backgrounds/roseproject.php" target="_blank">nota azienda tedesca</a> molto attiva nel settore dei cosmetici bio.</p>
<p>Un'eccellente sintesi è offerta da questa intervista ad un produttore locale di rose, che riassume la realtà locale, gli sbocchi di mercato e le relazioni con la cooperazione tedesca.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_H09vkKJOLE'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/_H09vkKJOLE&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bonsai]]></title>
<link>http://silviamonticelli.wordpress.com/?p=106</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 14:25:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>silrn</dc:creator>
<guid>http://silviamonticelli.wordpress.com/?p=106</guid>
<description><![CDATA[Il Bonsai è un&#8217;arte di coltivazione delle piante. Consiste nel travasare le piante in conteni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Bonsai è un'arte di coltivazione delle piante. Consiste nel travasare le piante in contenitori piccoli e farle crescere in miniatura conservando la loro forma naturale.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi si prediligono le sempreverdi come il pino o il cedro, ma si possono usare anche piante decidule come l'acero o alberi da fiore come il prugno.</p>
<p>L'altezza della pianta non supera il mezzo metro.<a href="http://www.leserre.it/enciclopedia995//ficus_carica_bonsai/ficus_carica_bonsai.html"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.leserre.it/dbimg/ficus%20carica%20bonsai.jpg" alt="" width="178" height="186" /></a> <img class="aligncenter" src="http://www.gardenclub.it/upload/varie/acero_bonsai.jpg" alt="" width="211" height="187" /></p>
<p style="padding-left:30px;"><a href="http://pianoforte2007.blogspot.com/2007/06/bonsai.html"></a> <a href="http://www.dlf.it/archivio/iniziative2001/bonsaiTriveneto2001/index_bonsaiVerona.htm"></a></p>
<p><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://bp2.blogger.com/_NcWNT1FKKn8/RmiYiPqwYkI/AAAAAAAAAIQ/9pP4kscVidE/s400/mini%2520bonsai.jpg" alt="" width="195" height="194" /></p>
<p><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.dlf.it/archivio/iniziative2001/bonsaiTriveneto2001/bonsai.gif" alt="" width="179" height="194" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Capitale Naturale]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=291</link>
<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 15:25:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con leggero ritardo scopro questo articolo di Seed Magazine, dedicato al possibile cambio di paradig]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Con leggero ritardo <a href="http://www.seedmagazine.com/news/2008/04/the_market_force_of_nature.php?page=1" target="_blank">scopro questo articolo</a> di <a href="http://www.seedmagazine.com/news/2008/04/the_market_force_of_nature.php?page=1" target="_blank">Seed Magazine</a>, dedicato al possibile cambio di paradigma nella percezione del <a href="http://sostenibile.blogosfere.it/2006/08/capitalismo-nat.html#comments" target="_blank">capitale naturale</a> da parte del sistema economico su cui prosperiamo. Lettura interessante, di macrosistema, per capire come la conservazione delle foreste tropicali e della biodiversità possa passare solo attraverso una consapevolezza del loro valore economico, dinamico e statico, ed attraverso la sostenibilità del loro uso da parte dell'uomo.</p>
<p>E chi volesse ulteriormente approfondire l'origine del concetto, si procuri una copia di <a href="http://www.natcap.org/" target="_blank"> Natural Capitalism</a> (anche in italiano <a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/26/" target="_blank">presso Edizioni Ambiente</a>)</p>
<p>-------------------------</p>
<p>Putting the "invisible hand" to work for nature could reshape the values of capitalism.<br />
Maywa Montenegro<br />
Seed Magazine, Aprile 2008</p>
<p>When international leaders met in Bali last December to begin hammering out a new global pact on climate change, they butted heads over many things but agreed on this: Conservation of the world's tropical forests should play a critical role in the protocol that replaces Kyoto in 2012. The carbon dioxide released from deforestation accounts for roughly 20 percent of annual greenhouse gas emissions worldwide, and reducing that rate could be among the easiest and cheapest ways to slow global warming, according to experts. But with many of the planet's remaining forests located in developing nations—where the economic pressures to clear land for agriculture, timber, minerals, and, increasingly, biofuels are substantial—how could these countries reasonably be expected to participate? (<a href="http://www.seedmagazine.com/news/2008/04/the_market_force_of_nature.php?page=1" target="_blank">continua a leggere</a>).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[[Foto] Israele: Germoglia un seme di dattero vecchio di 2.000 anni]]></title>
<link>http://butindaro.wordpress.com/?p=2811</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 10:13:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>illuminato</dc:creator>
<guid>http://butindaro.wordpress.com/?p=2811</guid>
<description><![CDATA[Un seme di dattero vecchio di 2.000 anni è germogliato in Israele: è il più antico seme che abbia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un seme di dattero vecchio di 2.000 anni è germogliato in Israele</strong>: è il più antico seme che abbia mai prodotto una pianta vitale. Ritrovato trent'anni fa insieme ad altri noccioli durante gli scavi nella fortezza di Masada, a strapiombo sul mar Morto, il seme rimase custodito nel magazzino dell'università di Tel Aviv fino al gennaio scorso, quando una ricercatrice lo ha piantanto in un ambiente che ricreava le condizioni climatiche dei luoghi d'origine. Contro ogni previsione, il seme - battezzato "Matusalemme" - è germogliato. Se tutto andrà bene, tra 30 anni la palma sarà in grado di produrre frutti tanto ricercati nel passato per ricavare medicine naturali</p>
<p>Fonte: (e altre foto su) <a href="http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/seme-matusalemme/1.html">Repubblica.it</a></p>
<p><img src="http://butindaro.wordpress.com/files/2008/06/dattero_2000_anni.jpg" alt="" width="459" height="538" /></p>
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<title><![CDATA[Tesori a buon mercato]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=289</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 21:10:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mentre mi accingevo a cercare materiale per scrivere un&#8217;incompetente ma appassionatissima rece]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/treas.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-290" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/treas.jpg?w=230" alt="" width="230" height="300" /></a>Mentre mi accingevo a cercare materiale per scrivere un'incompetente ma appassionatissima recensione di <a href="http://www.kewbooks.com/asps/ShowDetails.asp?id=739" target="_blank">Treasures of Botanical Art</a>, ho fortunatamente scoperto che c'era già chi aveva fatto un lavoro molto migliore delle mie scarse possibilità sull'argomento.</p>
<p>La <a href="http://makingamark.blogspot.com/2008/04/treasures-of-botanical-art-recommended.html" target="_blank">recensione di Making a Mark</a> dice già tutto quel che si deve sapere ed illustra a dovere lo splendido libro-catalogo d'<a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/05/ars-botanica/" target="_blank">arte botanica</a> curato da Marianne Sherwood e Martyn Rix per i tipi di Kew Books.</p>
<p>Io mi limito -da buon ciarlatano della materia- ad aiutare i non anglofili, spiegando che il libro contiene una selezione delle piante disegnate con maestria estrema e rara eleganza dai migliori illustratori botanici degli ultimi 500 anni e più che letto va sfogliato, facendo "<em>oooh!</em>" con emozione infantile ad ogni pagina. Una volta saziati gli occhi ci si accorge che c'è anche del testo e si scopre che il libro è organizzato per capitoli storico-geograficio-culturali (le piante della tradizione europea, quelle dei nuovi mondi e delle scoperte, quelle più eccentriche ed esotiche) e che per ogni tavola è disponibile un fulgido esempio di quella che in terra d'Albione si definisce "<em>art of conversation</em>": gli autori parlano della pianta e dell'illustratore col tono, la grazia e la <em>nonchalance</em> con cui una lady dovrebbe sempre intrattenere un ospite, anche se sconosciuto, davanti ad una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cream_tea" target="_blank">Cornish Cream Tea</a>.</p>
<p>Per la qualità della stampa e dei contenuti, per il grande formato e soprattutto per la splendida resa dei colori delle oltre 200 tavole che danno forma e sostanza al volume, le 25 sterline chieste da <a href="http://www.amazon.co.uk/Treasures-Botanical-Art-Sherwood-Collections/dp/1842462210" target="_blank">Amazon.uk </a>ed i 38 euro chiesti da <a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9781842462218&#38;pc=000006014005000" target="_blank">Hoepli</a> sono uno dei migliori investimenti che un fanatico dell'arte botanica può fare.</p>
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<title><![CDATA[Facendo le pulci ai conservanti naturali]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=133</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 09:46:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se c&#8217;è uno spauracchio per il consumatore consapevole di fitocosmetici, questo ha il cappello]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/cosme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-200" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/cosme.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Se c'è uno spauracchio per il consumatore consapevole di fitocosmetici, questo ha il cappello storto dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paraben" target="_blank">parabeni</a>, la giacca sdrucita del <a href="http://www.unipro.org/Clienti/Unipro/Dettaglio.asp?fCodInf=1695&#38;fInfTip=PRI" target="_blank">fenossietanolo</a> ed è imbottito di paglia alla<a href="http://www.dors.it/pag.php?idcm=661" target="_blank"> formaldeide</a>. L'<em>habitus</em> dello spaventapasseri è quello dei conservanti di sintesi, visti <a href="http://lola.forumup.it/about10703-lola.html" target="_blank">a torto o a ragione</a> come ingredienti non solo sgraditi ma potenzialmente pericolosi per la salute nostra e del nostro pianeta, come ciclicamente ricordato anche dalle <a href="http://luzzo.blogspot.com/2008/02/shampoo-dentrifici-e-sostanze-sospette.html" target="_blank">associazioni di consumatori</a>. La formaldeide, ad esempio, è classificata da tempo come potenziale carcinogeno dall'EPA, la sua tossicità ed <a href="http://dermnetnz.org/dermatitis/formaldehyde-allergy.html" target="_blank">allergenicità</a> non sono dubbie ma certe ed il suo impiego risulta vietato in forma pura e normato per quanto riguarda le sostanze che la possono generare indirettamente, i cosiddetti "<a href="http://ec.europa.eu/food/fs/sc/sccp/out187_en.pdf" target="_blank">cessori di formaldeide</a>". Non tutti i conservanti di sintesi (non tutti i parabeni indiscriminatamente, ad esempio) sono tuttavia mostri trinariciuti, sia chiaro, ma per alcuni di essi la puzza di zolfo si sovrappone ad una certa dose di dubbi e di rischi che -la prevenzione d'innanzi al dubbio non guasta mai- porta i formulatori più coscienziosi (e/o attenti ad una certa nicchia di mercato, se volete) a cercare alternative. E induce diversi consumatori a voler scegliere consapevolmente di non rischiare. Il tutto contribuisce a definire, ed una panoramica anche rapida ai link riportati lo testimonia, un argomento su cui esistono posizioni differenti, visioni spesso preconcette da ambo i lati ed una conseguente leggera confusione al momento della scelta.</p>
<p>Lo stato di conservazione di creme e prodotti cosmetici, però, non guarda in faccia a nessuno e richiede formulazioni a prova di bomba o l'utilizzo di conservanti in special modo se gli ingredienti sono tutti naturali, ovvero deperibili secondo Natura. Se infatti un conservante può essere sgradito, un cosmetico degradato o mal conservato può essere causa e vettore di problemi altrettanto gravi e quasi sempre si tratta di trovare una soluzione di compromesso tra la presunta tossicità del conservante ed il rischio certo del mal conservato.</p>
<p>Questo, nel corso degli ultimi lustri, ha aperto la strada a numerosi ingredienti fitocosmetici dalle reali o presunte doti conservanti, con storie liete ed altre meno. Ad esempio, ha portato ad una immeritata ribalta l'uso del GSE, l'estratto di semi di pompelmo (<em>Citrus grandis</em>), la cui efficacia era (ed è) tuttavia dovuta alla conclamata <a href="http://www.saicosatispalmi.org/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=25&#38;Itemid=12" target="_blank">presenza di conservanti di sintesi</a> negli estratti commerciali testati inizialmente e <a href="http://www.jstage.jst.go.jp/article/shokueishi/49/1/49_56/_article" target="_blank">più volte confermata</a> anche in tempi recenti.</p>
<p>Gradualmente le strategie cosmetologiche si sono via via affinate e prevedono spesso un approccio integrato al problema: materie prime più stabili, uso di ingredienti funzionali alla conservazione oltre che all'attività, creazione di prodotti che presentino un habitat il più possibile sgradito a lieviti, muffe e batteri (meno acqua possibile o alta concentrazione di certi ingredienti, ad esempio, oppure attenta modulazione del pH), sino ad arrivare alla scelta di contenitori magari scarsamente sexy ma poco o nulla propensi a favorire la contaminazione del loro contenuto (lunga vita ai tubetti, pollice verso ai vasetti in cui infilare le dita mai sterili).</p>
<p>Per una panoramica in chiave professionale (intesa come rissunto divulgativo della ricerca applicata, non come ineffabile giacimento di <em>hard-science</em>) uno schematico quadro della situazione lo offre questo articolo apparso su <a href="http://www.personalcaremagazine.com/" target="_blank">Personal Care Magazine</a> nel 2005 (<a href="http://www.dweckdata.com/Published_papers/Natural_Preservatives_update.pdf">scarica il pdf</a>). Quello descritto dall'autore è un tipico approccio "ad ostacoli", in cui una serie di ingredienti opportunamente dosati producono un effetto conservante sinergico complessivamente maggiore di quello che avrebbero se usati da soli. E' una prospettiva più sistematica, che ha bisogno di maggiore cura e studio del prodotto e degli ingredienti rispetto a quella semplicistica, che risolve il problema draconianamente tramite l'aggiunta di relativamente grosse quantità di conservanti di sintesi. Seppur <em>cum grano salis</em> (alcune delle sostanze suggerite hanno un background di efficacia conservante da rivedere) l'articolo rappresenta una buona porta d'ingresso per chi volesse saperne di più, con l'intento di approfondire in seguito.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/honeysuckle.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-201" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/honeysuckle.jpg?w=300" alt="" width="300" height="195" /></a>Uno dei conservanti citati nel testo e degno di una lettura dettagliata è ad esempioi un estratto commerciale di caprifoglio giapponese (<em>Lonicera japonica</em>), che essendo anche blandamente antinfiammatorio potrebbe permettere di cogliere i proverbiali due piccioni con una fava. Si tratta di una formulazione proprietaria, messa in commercio inizialmente da una ditta di Singapore, la <a href="http://www.campo-research.com/" target="_blank">Campo Research</a>. L'azienda produce una vasta gamma di estratti ed additivi per l'industria cosmetica ed in particolare ha lanciato alcuni anni fa una miscela conservante chiamata <a href="http://www.campo-research.com/campo/products/plant.html" target="_blank">Plantservative</a>, di cui è disponibile una scheda abbastanza esaustiva. Spigolando per la rete sono apparsi tuttavia alcuni alert: il caprifoglio -si dice- produce formaldeide e contiene parabeni, per cui fare un poco di chiarezza sulla questione può essere utile.</p>
<p>Ci sono indicazioni, ma non è disponibile una vera e propria conferma inconfutabile, che <em>Lonicera japonica</em> possa contenere sostanze che a determinate condizioni di pH acido, solventi o altri ingredienti molto polari, presenza di metalli, luce e temperatura potrebbero degradarsi e rilasciare formaldeide. La combinazione di eventi che porta alla formazione della formaldeide pare <a href="http://lola.forumup.it/post-2470-lola.html" target="_blank">abbastanza cabalistica</a>, ovvero rara per una normale applicazione cosmetica ed in teoria evitabilissima se il formulatore sa il fatto suo.  Non è neppure chiara la quantità di formaldeide eventualmente rilasciata, in quanto non risulta chiara la quantità di idrossimetil glicinato, ovvero del presunto precursore. Del quale, a completare uno scenario ingarbugliato, non è chiara neppure l'origine: già presente naturalmente nella pianta o ben più probabilmente <a href="http://www.truthinskincare.com/2008/01/ingredient-watch-sodium.html" target="_blank">aggiunto artificialmente nell'estratto</a> come il benzetonio cloruro nel GSE? A leggere le indicazioni presenti <a href="http://mblau.free.fr/forum/viewtopic.php?t=391&#38;postdays=0&#38;postorder=asc&#38;start=15" target="_blank">su questo forum francese</a> (purtroppo mancano dati bibliografici precisi ed a rigor di garantismo quanto scritto va comunque preso con le molle), il sospetto è forte e se, come si sospetta, gli estratti di Lonicera effettivamente contengono idrossimetil glicinato questo non può essere endogeno. Sia il sale sodico dell'idrossimetilglicinato che il fenossietanolo citati sono ottimi, ma non atossici, conservanti già a concentrazioni attorno all'1%.</p>
<p><a class="alignleft" href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/paraben.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-228" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/paraben.jpg?w=77" alt="" width="77" height="135" /></a>Sull'<em>affaire</em> parabeni, la situazione non appare più chiara. I parabeni in fondo sono fenoli sostituiti, esteri dell'acido <em>para</em>-idrossi-benzoico come quello schematicamente raffigurato in figura, ed in teoria possono essere presenti in Natura (difficilmente identici ma omologhi a quelli di sintesi). Se si osservano bene le molecole illustrate nell'articolo di Personal Care, molti degli ingredienti naturali citati hanno una struttura molto vicina a quella dei parabeni. Stando all'articolo citato, che a sua volta riporta informazioni rilasciate dalla Campo Research, il caprifoglio contiene un flavonoide, la lonicerina, che può presentarsi sia in forma di glicoside semplice (aglicone luteolina normalmente legato ad uno zucchero e come tale strutturalmente identificata e classificata CAS [25694-72-8] con sinonimo Veronicastroside) che esterificata in uno dei suoi idrossili con l'acido para-idrossi benzoico, formando quello che per la nomenclatura chimica sarebbe definibile come un <em>paraben</em>. Si tratta comunque di un parabene sebbene molto diverso da quelli sintetici, nei quali l'acido è legato ad alcoli a corta catena (butanolo, metanolo, propanolo ecc.). Per sapere se esistono gli stessi punti interrogativi dei suoi fratelli sintetici occorrerebbero studi di tossicità specifici per questa molecola, che essendo un estere tra l'acido citato sopra ed un flavonoide è in realtà molto diversa da un parabene sintetico anche in termini di solubilità, assorbimento, stabilità, eccetera.</p>
<p>Mancano però, o almeno non è dato trovarle da nessuna parte, indicazioni definitive ed indipendenti sulla reale intensità dell'azione antimicrobica degli estratti di <em>Lonicera japonica</em>, per tacere della lonicerina isolata. Anzi, a quanto risulta spulciando la bibliografia non sono disponibili neppure dati sulla identificazione strutturale degli esteri tra lonicerina ed acido <em>p</em>-idrossibenzoico e tanto meno una quantificazione precisa della loro presenza negli estratti di Lonicera (qualcosa c'è <a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/109932466/abstract?CRETRY=1&#38;SRETRY=0" target="_blank">in termini di flavonoidi semplici</a>, non esterificati con l'acido <em>p</em>-idrossibenzoico). Abbondanti invece le informazioni su <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18069743" target="_blank">altri metaboliti secondari</a>, a causa dell'impiego della droga chiamata Jin Yin Hua o <em>Flos Lonicerae</em> in Medicina Tradizionale Cinese. I dati di attività batteriostatica disponibili <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6T6R-4S03RKK-1&#38;_user=606283&#38;_coverDate=10%2F15%2F2008&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000031458&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=606283&#38;md5=c71e93f063e868831931212f99a012de#secx14" target="_blank">non sembrano distanti da quelli di altri estratt</a>i o sono presenti su <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9208561" target="_blank">pubblicazioni virtualmente inaccessibili, </a>ergo è difficile capire che estratto è stato usato e su che matrice testato. Ho quindi il sospetto (desideroso solo di essere smentito) che quella delle proprietà batteriostatiche della Lonicera sia una indicazione deduttiva, con diversi elementi dubbi e non derivata da evidenze inconfutabili, anzi abbastanza fragile. Ovvero, visto che si dice possa contenere un presunto simil-paraben si è supposto che i suoi estratti siano antimicrobici e questa infilata di supposizioni è nel tempo lievitata sino a diventare qualcosa da presentare come un dato di fatto, senza reali evidenze concrete.</p>
<p>Nello stesso articolo si citano alcuni componenti di profumi vegetali come l'acido anisico e la perillaldeide, oltre a frazioni dell'olio di Melaleuca e del piccante Wasabi. L'acido usnico estratto dai licheni e l'esotico hinokitiol completano il quadro dei possibili conservanti naturali usati in cosmesi. Tra tutti l'acido usnico è quello che merita un approfondimento specifico, che seguirà a breve.</p>
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