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	<title>pensieri-spettinati &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/pensieri-spettinati/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "pensieri-spettinati"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 04:28:32 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[I quinti giorni]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/?p=69</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 11:01:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Seguono notti tormentate
Esaltano sublimi ricordi
Accolgono crescenti inquietudini
Uccidono indicibi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Seguono notti tormentate<br />
Esaltano sublimi ricordi<br />
Accolgono crescenti inquietudini<br />
Uccidono indicibili speranze<br />
Sommessamente chiedono l’ultimo oblio</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Spetalando la margherita del marketing virale: meme o non meme?]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/?p=62</link>
<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 11:55:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nella blogsfera si osservano fenomeni molto vari. Nascono ed evolvono in base a situazioni e volont]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nella blogsfera si osservano fenomeni molto vari. Nascono ed evolvono in base a situazioni e volontà talvolta molto indistinte e difficilmente valutabili. Il successo (o il desiderio di conseguirlo) è una delle leve più forti che si possono osservare. E’ come se si proiettasse sul virtuale una “significativa” parte delle smania di “arrivare” che si vive nel reale. Sovente, per far ciò, si tralasciano rigore e buon senso. Ciò che conta è contare (senza specificare che cosa).<br />
Dall’osservazione che la società reale tende a proiettarsi pesantemente nel mondo virtuale variando significativamente porzioni importanti dei processi di comunicazione in virtù del fatto che mancano aspetti essenziali della comunicazione non verbale, sono giunto ad una prima sintesi, del tutto personale e destinata ad ulteriori approfondimenti, che riguarda il rapporto che intercorre fra la presenza in rete e la funzione relazionale che questa manifesta.</p>
<p>Sono necessarie alcune premesse di natura “tecnica” legate ai processi di cambiamento in atto:<br />
1)    Dopo lo sviluppo della “Teoria dell’informazione” di Shannon e Weaver si è compreso che il terzo livello, quello dell’induzione al comportamento è di fatto il più importante in quanto legato maggiormente alla posizione del ricevitore. I primi, la tecnica e la semantica, sono quasi funzioni operative della comunicazione.<br />
2)    Il marketing virale, negli ultimi anni, ha assunto una forma molto aggressiva grazie alla presenza della rete. In altre parole, la verticalizzazione del processo di comunicazione one to many allargata ha reso il passa parola forte tanto quanto la solidità di un brand. Anzi, oggi, è possibile affermare che un brand è fatto intrinsecamente dal riconoscimento che i fruitori fanno del “valore” esplicito od aggiunto del “proprietario”. Si, si dovrei specificare meglio questo concetto ma da solo mi porterebbe via una ventina di pagine fra illustrazione tecnica ed esempi. Le prendiamo così.<br />
Fatti salvi questi principi osservativi e perfettamente studiati ma soprattutto assolutamente simulabili e misurabili (dotati ormai di valenza scientifica) non si può non osservare come queste forme di “mutazione” della comunicazione siano oggi ulteriormente “de” formate da nuove strutture e nuovi sistemi di aggregazione semiotica.  Uno di questi sono certamente i “Meme”. E’ noto a tutti che questo termine è stato introdotto da Richard Dawkins negli anni ’70 e rappresenta una forma di “virus” culturale che persone variamente aggregate sono in grado di scambiare ed elaborare generando forme e consuetudini che nel tempo possono assumere caratteristiche denotanti assolute all’interno del gruppo stesso. Il Meme stesso quindi può essere inclusivo od escludente a seconda del grado di “partecipazione” e di “accettazione” di colui che in una qualche forma adattiva lo incontra. Un esempio chiarisce meglio di qualsiasi chiacchiera. Se in una comunità, si diffonde l’uso di un canto per ricordare un evento, questo è un Meme in quanto “entità di informazione” perfettamente armonizzata con un preciso gruppo di persone. L’idea di “propagazione virale” quindi è indipendente dal canale. Tradizione orale o scritta o atteggiamento. Il "punctum" è dato dall’informazione.<br />
Ho provato ha visitare molti blog per capire come si diffonde questa cosa che viene definita Meme ma che in realtà, sono in grado di affermarlo alla fine di questi ragionamenti, non è altro che una forma “distorta”, mascherata, quasi un trojan, una catena di Sant’Antonio per non dire un moderno e non sempre onesto “multilevel”.<br />
In teoria un Meme parte da un nodo (chiamo così il primo sorgente per  non entrare in dettagli che potrebbero urtare delle sensibilità) e questo “chiama” altri a tentare di realizzare il “riempimento” di una matrice di valori (le cose che amo, le cose che odio e via dicendo), i quali, a loro volta, rilanciano ad altri.<br />
La matrice originale rimane invariata ma quel che conta è che ogni “chiamato” conservi il link con il “progenitore”. Nel diagramma una simulazione di ciò che accade.<a href="http://logios.files.wordpress.com/2008/04/meme11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-65" src="http://logios.wordpress.com/files/2008/04/meme11.jpg?w=300" alt="" width="173" height="116" /></a> Osservando il grafico tutti, prima o dopo sono “impegnati” nell’inserire un link con il nodo primitivo. Anzi, osservando lo schema si comprende che il passaggio ad un livello superiore ad uno inferiore (da sinistra verso destra) porta un delay. Sovente, la terza generazione ignora, a meno che non appartenga ad una comunità di contatti ben strutturata le relazioni parentali come gli “zii”. Anzi, spesso si ignorano persino i “secondi cugini”. Questa proliferazione gerarchica quindi chi avvantaggia? La nascita di un vero Meme? No, non può. Assolutamente non può in quanto manca la “condivisione parallela”, mentre si sviluppa una relazione top down che potrebbe limitarsi a soli 4 livelli (radice, 1, 2, 3, 4).<br />
In altre parole, questo sistema, secondo il mio parere, potrebbe funzionare se il vertice categorizzasse ed interlivellasse i contenuti delle matrici facendoli diventare, per accettazione indiretta da parte della gerarchia sottostante la “riconoscibile entità d’informazione” del gruppo, ovvero generando una vera “ontologia” del gruppo.<br />
Se questo non succede è un’operazione da furbetti, ben mascherata. Mi piacerebbe che qualcuno mi dimostri il contrario altrimenti resto dell’avviso che si tratta di un multilivello messo in moto sul piacere della comunicazione e finalizzato al ranking di un blog nella blogsfera. In poche parole una catena di Sant’Antonio il cui beneficiario è colui che l’ha lanciata e gli altri … lavorano per lui.<br />
Confutiamo?</p>
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<title><![CDATA[La logica del compasso]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/?page_id=61</link>
<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 16:22:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Era da molto tempo che non facevo la strada che attraversa l’altipiano e che poi trova sbocco su u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Era da molto tempo che non facevo la strada che attraversa l’altipiano e che poi trova sbocco su uno dei punti più panoramici dell’intera provincia. A vista d’occhio, in giornate limpide l’Istria fino alla costa veneta in un solo giro di orizzonte. Ci trovammo una mattina da quelle parti. L’aria era fresca ma sotto il sole si stava bene. Quanta luce quel giorno. Con un ramo in mani ad aiutarmi (evidentemente caduto nei giorni di gran vento) mi sono avvicinato al ciglione e seduto sul quello spuntone di roccia che di sotto apre un tuffo di almeno cento metri di salto. Il compasso. L’altra sera mi ha cercato un amico che non vedevo da 4 mesi. E’ passato a prendermi ma ci siamo fermati poco lontano a parlare. Gli ho spiegato che negli ultimi tempi sono sempre più squinternato e parlando del tempo che passa ho cercato di farmi capire temo non riuscendo, anzi, innescando un confronto interessante che riprenderemo spero non fra altrettanti mesi.<br />
La vita, in certi momenti, è come un compasso. Un compasso, non un balaustrino. Le vite si incontrano, spesso con il desiderio e la speranza di formare un solido supporto, una base. Poi, per mille o un motivo le cose cambiano. In un momento del tempo, le cose cambiano ed i due bracci del compasso iniziano a divaricare. Formano, questi bracci, un angolo variamente aperto. Ma come accade nei compassi veri, uno dei bracci, quello con il portamina, può ancora piegarsi ad un certo punto verso l'interno. Se chiudiamo il compasso i due bracci sono paralleli e se possono, se anche l’ago si trova in una posizione leggermente fuori asse può sfiorare la mina in grafite. Ma succede anche che questi due bracci si separino e nulla si sappia dell’angolo che l’altro ha assunto. Ciò che invece si sa bene è il senso del tempo. All’inizio mi ha guardato un po strano e so bene che ha pensato di aver di fronte uno fuori come dei gerani su un balcone, ed io, conscio di peggiorare la situazione gli ho spiegato che non posso non considerare il momento in cui i due bracci hanno iniziato a separarsi. Gli ho spiegato che nella logica del compasso io sono con la mente nel fulcro mentre il resto è in un punto indefinito sul braccio che mi ospita. Al che mi ha chiesto se quindi sto facendo il pellegrinaggio dei luoghi dove sono stato.<br />
Gli ho risposto che si, che quando posso, e non è purtroppo una questione di solo tempo ma proprio possibilità materiale a farlo, cerco disperatamente quei luoghi dove ho visto sorrisi, dove ho visto il mondo dall’altezza dell’erba, dove ho sentito una mano, dove mi sono perso nelle parole e nella voce, in lei; cerco di trovare il fulcro del compasso sapendo che è fermo indietro nel tempo mentre tutto è oramai avanti. Io fuori sono nello spazio che condivido con ciò che mi circonda, il dentro è nel punto in cui il compasso regge e stringe con forza il fulcro. Quel nodo robusto che serve poi a creare, con un movimento progressivo e costante … il cerchio, quel cerchio che si chiude e chiude bene le storie della vita.<br />
Siamo andati via e senza dire nulla, solo ciao, ci siamo lasciati con un saluto, una stretta di mano a braccio alzato. Stamattina mi ha telefonato e mi ha pregato di farmi aiutare perché pensa che mi sto incartando in pensieri che mi fanno vivere ovunque ma non dove dovrei, ovvero nel presente. Mi ha detto: - non dirmi che passerà, perché non  ti credo -. Ma dai – gli ho risposto, trattenendo a fatica più che pensieri – cosa dici, non mi vorrai dire che non sono dove sono forse? -</p>
<div align="center">
<address>&#124; <a href="http://logios.wordpress.com/overnight" title="Overnight">torna in “Overnight”</a> &#124;</address>
</div>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[1° Reggimento "San Giusto" - presente]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/?p=56</link>
<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 15:32:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alla base dello stemma la scritta “Sempre fedele”, l’alabarda tergestina e due aquile bicipiti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Alla base dello stemma la scritta “Sempre fedele”, l’alabarda tergestina e due aquile bicipiti a sinistra. Il 31 marzo 2008 è stata sciolta la più antica unità militare italiana. Le sue origini risalivano al 1621 quando fu fondata prendendo il nome di “Reggimento Fleury” (cognome dell’omonimo marchese). Tre anni più tardi iniziò a svolgere servizio per Carlo Emanuele I prendendo quindi anche il nome di “Re”.<br />
Desideravo entrare nella “Folgore” ma non avevo le caratteristiche fisiche. Fui destinato al San Giusto come assaltatore. Con orgoglio ricordo quei giorni e la memoria torna e ripercorre quel mio giovane tempo. Ero in prima compagnia. 130 assaltatori suddivisi in plotoni ed attorno quasi 600 uomini di supporto logistico. Ho usato molte armi che da quel momento non mi hanno mai più fatto paura nel vederle e nel maneggiarle. Sai che possono uccidere, offendere ma anche difendere. Ho fatto un numero incalcolabile di guardie, addestramenti, sessioni in poligono di tiro e me ne vanto. Nella primavera del 1978, nel mezzo degli anni di piombo (periodo di brigate rosse, attentati ed eversione), vengo inviato con tutto il gruppo di assaltatori a Padova per le elezioni politiche come guardia ai seggi. Dire che non avevo paura sarebbe una bugia, solo gli incoscienti puri non hanno paura. In caso di attentato o assalto di forze civili o paramilitari ostili le regole di ingaggio erano severe e dovevo seguirle alla lettera. L’unica cosa che feci fu quella di invertire la prima pallottola del mio fucile mitragliatore FAL (Fucile Automatico Leggero) - che era una “tracciante” - con la seconda che era una convenzionale NATO 7,62 mm con proiettile in piombo e camicia di rame. Quando montavo di guardia pensavo che era infinitamente meglio un brutto processo che un bel funerale.<br />
Il Reggimento è stato sciolto. Le cose erano cambiate, l’errore di togliere la leva obbligatoria lo pagheremo negli anni. Penso solo al ruolo fondamentale di aiuto alle popolazioni che venne dai militari, dagli alpini, in servizio nelle caserme friulane ai tempi del terremoto del 1976. Non erano volontari allo sbaraglio. Dovevano obbedire. Sapevano esattamente cosa fare. Oggi c’è la protezione civile ma una compagnia di uomini addestrati è un’altra cosa.<br />
Per saper comandare bisogna saper obbedire ed oggi, tristemente, tutti vogliono comandare senza sapere come si fa.<br />
Onori, ... alla bandiera di guerra del 1° Reggimento Motorizzato “San Giusto” insignita dell'Ordine Militare d'Italia, di due medaglie d'argento ed una di bronzo al Valor Militare e a tutti gli uomini che in quasi 390 anni di storia hanno prestato servizio sotto le sue insegne.</p>
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<title><![CDATA[Esuli e diaspore]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/2008/02/10/esuli-e-diaspore/</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 18:24:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono figlio di genitori istriani. Sono nato a Trieste pochi anni dopo la fuga dalle terre d’Istria]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sono figlio di genitori istriani. Sono nato a Trieste pochi anni dopo la fuga dalle terre d’Istria dove la mia famiglia (sia paterna che materna) era vissuta per secoli (prima della sparizione degli archivi si poteva documentare la presenza dei cognomi dei miei dal ‘400 in poi).<br />
Poi la pulizia etnica, il filo di ferro ai piedi in 5, 6 anche più persone, un colpo di pistola ad uno e giù nella foiba. Mia madre è stata arrestata dai titini e conserva ancora il mandato di cattura. Lavori forzati. E’ tornata. La mia famiglia non ha indossato una camicia nera, era solo italiana.<br />
Sono scappati via per non morire. Non hanno mai chiesto aiuto, mai una lira, mai un aiuto da un paese che negava anche l’evidenza, l’Italia. Matrigna e ingrata. Complice per tutti questi anni degli infoibatori.<br />
E’ stata la loro guerra, la loro diaspora ma io, come, italiano continuo a provare disagio e dolore quando vado in Risiera a San Sabba (unico campo di sterminio nazista in Italia) ma anche quando vado in quelle terre che ora quasi pacificate non hanno più il vessillo con la stella rossa nel mezzo o le falci con i martelli. Ora c’è la Slovenia, proprio un’altra cosa per fortuna. Però, però non dimentico il giorno in cui a Firenze, poco più che adolescente, in gita con i miei, una persona con la quale ci eravamo fermati a conversare, sapendo che venivamo da Trieste ci disse: - Ma pensavo che non sapeste parlare italiano -. E rivolgendosi a me: - Ma tu che sei di là, farai il militare in jugoslavia? – Ricordo che gli risposi male. Ho rimosso il ricordo delle maleparole che gli apostrofai dietro e ricordo quel senso di essere “stranieri” in casa propria. Proprio stranieri dopo aver pagato così tanto. E per anni è stato così, mai parlare altrimenti i “vincitori” italiani si urtano, si alterano. Come a Malga Bala, a Porzus ed in tanti altri posti.<br />
Non bisogna dimenticare e a chi urta la cosa dovrebbe almeno avere il buon senso provare vergogna e tacere.</p>
<p><a href="http://www.lefoibe.it/">http://www.lefoibe.it/</a></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'isola]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/2008/02/08/lisola/</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 15:42:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[La tempesta, là, oltre la diga infuria. Oggi mi sono rintanato nel sia pur rumoroso laboratorio. Ho]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La tempesta, là, oltre la diga infuria. Oggi mi sono rintanato nel sia pur rumoroso laboratorio. Ho le orecchie contaminate dal ronzio di 7 server che noiosamente macinano byte erogando servizi. Stamattina, prima di scendere “in città” ho dovuto passare da un laboratorio fotografico per farmi fare delle fototessere. Nell’attesa che si sviluppassero le immagini (dopo essere state letteralmente impressionate dei miei contorni) ho ucciso l’attesa guardandomi attorno. Ma dico io, è mai possibile che in ogni dove vi siano cose che mi fanno in un qualche modo star di schifo? Questo studio fotografico appartiene ad una fotografa assai attiva nello scenario dell’intera provincia e nel negozio, per mostrare le sue capacità, espone un bel “portfolio” di fotografie di matrimonio che, in linea generale, per me, sono di difficilissima realizzazione laddove non si voglia cadere nelle “nefandezze”. Lei, fotografa scafata e brava presenta un bel gruppo di immagini li, belle e pronte. Inizio ad osservarle; giovani, meno giovani: quanti, ma quanti bei sorrisi! Sguardi e volti pieni di speranza, di passione, di amore. Volti e sguardi protesi all’altra, all’altro in uno slancio infinito e meraviglioso. Dopo averle osservate tutte con attenzione mi sono chiesto se quella felicità, oggi, alberga ancora in quei cuori e … l’ho sperato, per tutti. Tutte le spose erano bellissime anche se tolto il trucco e messo un abito convenzionale tornavano ad essere scialbe così come i neo mariti così belli come il sole anche se qualcuno con una incipiente pista d’atterraggio per le mosche sulla testa. Ma poco importa. Sorrisi, sguardi languidi, passione, baci e speranza infinita. Ho preso le mie fotografie, mi sono guardato prendendo paura per avermi solo visto e appena uscito mi sono fermato a prendere fiato. Quelle fotografia erano state davvero una tosta canasta. Dentro e fuori e poi quelle parole uscite prima: speranza, passione, slancio, progetto per il futuro. Mi è passata la vita davanti. Un freddo refolo mi ha quasi attraversato in quel momento provocando quel brivido che ha scosso. L’isola. Questo ronzio stamattina è perforante. Ho scordato il cellulare, quello di lavoro e delle comunicazioni “standard”. Quello che non suona più, non vibra più (ne lo farà mai più) è sempre con me invece. Oggi non mi trova nessuno. Resto in zona fino alle 15.00 poi vado a fare la visita medica (ah, ah, ah … battutona, ehhh?) per il rinnovo della patente.<br />
Le fotografie ed i pensieri si mescolano in un mulinello ormai privo di slancio per il futuro. Durerà finché ci sarà energia in quelle emozioni. Io non ho la forza per fermarlo. Devo solo lasciar andare la corrente. Oppormi? Inutile. Non ci sono forze da mettere in gioco. A volte è così, bisogna saper “lascare”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Io dentro, io fuori (parte seconda)]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/2008/01/30/io-dentro-io-fuori-parte-seconda/</link>
<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 21:44:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da 20 minuti pioviggina. Fine fine, leggera ed invadente cade questa pioggia non fredda ma insinuant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Da 20 minuti pioviggina. Fine fine, leggera ed invadente cade questa pioggia non fredda ma insinuante e silenziosa, impalpabile. Stamattina sono partito presto (nonostante i soliti problemi) e raggiunta la campagna che porta al mio comune conscio di dover passare un'altra giornata disgraziata mi sono fermato. La giornata di ieri mi è passata davanti, si ... davanti agli occhi in un lampo. La mia masochistica voglia di guardare senza i 2 chili di prosciutto sugli occhi dove sto facendo cilecca nelle mie cose e poi le scoperte, le tracce . Io dentro sono col barometro in tempesta piena, perenne. La lancetta non potrebbe spostarsi più a sinistra di così. Io fuori, un sorriso grande (e occhi rossi da nascondere). Come ieri sera quando là, in quella casa, una citazione in un film mi ha squassato come un 6.8 Richter. Allora la scusa, mi sono scordato una cartella in auto. Ho imparato, sono bravissimo, ho sempre cartelle in automobile. Le porto giù la mattina e poi alla bisogna, zaac, la devo riprendere. E' un modo per guadagnare silenzio e solitudine per 180 secondi. A volte basta.<br />
Ovviamente poi mi sento dire ... "Ma te, la testa ce l'hai attaccata? E' mai possibile che ti dimentichi sempre tutto? Sei proprio incapace di pensare, ti fai sempre e solo gli affari tuoi, per tutto. Io, con un soldino di cretino dico di si e via. Io dentro, io fuori. Quando posso essere me stesso? Quasi mai. Capita che sono io quando la membrana fra dentro e fuori è bi univocamente osmotica. Tempesta dentro, tempesta fuori.<br />
E quando sono così, alternato nell’alterato che sono come senza volto. Si, mi sento senza volto.<br />
Ieri, in quelle fotografie un volto, il volto, un canasta allo stomaco da stare piegati in due. Tempesta, io, senza volto, dentro, fuori. Se non fosse per il significato simbolico che sento di attribuire a queste parole verrebbe stoltamente da dire che sono solo dei Tag. Forse, forse sono solo Tag ormai.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Come in uno specchio]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/?p=42</link>
<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 14:22:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi c’è un sole abbacinante. La nebbia e la pioviggine è solo un ricordo. Fresco; nelle zone in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi c’è un sole abbacinante. La nebbia e la pioviggine è solo un ricordo. Fresco; nelle zone in ombra un filo di ghiaccio sulle pozzanghere. Vien voglia di svanire in un bosco ad ascoltare il suono del vento da est ed il rumore delle foglie sotto ai piedi. Magari poterlo fare.<br />
Fra poco ho una riunione ed approfitto per annotare pensieri.<br />
Antefatto: un mese e più fa ebbi modo di tenere un seminario sull’applicazione della legge regionale 1/2006 (del Friuli Venezia Giulia). Il seminario fu inserito all’interno del corso di laurea in Scienze dell’Amministrazione nella facoltà di Scienze Politiche. L’intervento intendeva analizzare attraverso lo strumento della matrice FDOM (Forze, Debolezze, Opportunità, Minacce) i cambiamenti sul breve e lungo periodo di questa norma che di fatto, apre la strada alla aggregazione delle amministrazioni locali (comuni segnatamente) più piccoli. Da analista ho affrontato il tema sulla base delle osservazioni e delle esperienze in essere. Il risultato fu davvero deprimente stante i rischi che l’analisi identificò e che stavano tutti al vertice della “piramide dei rischi” con un fattore “azionale”, quindi di responsabilità non trasferibile.<br />
L’uditorio era composto da due tipologie di ascoltatori: studenti convenzionali della specialistica, giovani, del tutto ignari del funzionamento della macchina amministrativa e consci solo dell’esistenza del “diritto amministrativo”; dall’altro diversi “studenti – lavoratori” meno giovani per lo più dipendenti pubblici che cercavano chi la prima o chi la seconda laurea. Nel gruppo dei secondi una giovane signora, durante il question time mi chiese diverse cose e mi resi conto che stava affrontando un problema enorme nel suo ufficio soprattutto da quando il suo comune (bassa friulana) si era associato (prendendo un contributo regionale mica da poco) con altri comuni. In breve il suo ufficio è andato vertiginosamente incontro alla paralisi.<br />
Ieri pomeriggio, dopo aver ricevuto i miei studenti notavo oltre la porta a vetri che da sul corridoio a pochi passi dall’aula magna della facoltà un gran movimento di “ombre”. Sono uscito ed ho visto il gruppo di persone che quel giorno ebbero la pazienza di ascoltarmi. Stavano registrando l’esame di “Economia delle aziende e amministrazioni pubbliche”. C’era anche questa giovane signora che subito mi è venuta incontro.<br />
- Sapesse -, mi ha detto: - se sapesse come sta andando -. Sono rimasto sorpreso del fatto che si ricordasse di me. Insomma non sono uno che attira, via … sono una campana che si sta stonando e poi sono sempre più orso. Abbiamo parlato per qualche minuto ed ho capito che se la batteva proprio male.<br />
Ad un certo punto mi ha detto: - professore, ha capito che sconfitta per me? Ci ho messo 13 anni della mia vita a fare il mio dovere e a lavorare seriamente. Ed ora? Tutto per nulla -. Le ho detto che deve guardare oltre, farsi la seconda laurea e cercare altrove. Cambiare. Mi ha guardata seria dicendomi: - Lei è una delle poche persone che hanno capito cosa sta per succedere. Io non so più che fare. Sono circondata da gente inetta che crea atti spesso “nulli” perché errati sul piano giuridico ma io poi ho la gente, quella povera, che non sa e viene da me -. Le ho detto di lasciar stare. Di pensare alle cose più belle al di fuori del lavoro e di non investire più un neurone nell’ufficio. Mi sono visto in lei, come in uno specchio provando un senso di disfatta. Mi ha salutato con una vigorosa stretta di mano e le ho offerto il mio indirizzo di posta elettronica. Cercherò di trasferirle un po’ di metodi per migliorare la qualità del suo lavoro, ma solo il suo. Mi sono visto in lei. Tornando (o forse andando) verso non so dove ho pensato che forse farebbe bene a diventare mamma, godersi un figlio e lasciare il lavoro così senza prospettive di miglioramento al mero “stipendio”. Tanto, non se ne accorgerebbe nessuno.<br />
Quanta gente per bene ha perso la fiducia negli ultimi anni, quanta … Penso che scriverò un articolo nel quale illustrerò la mia visione da oggi a 5 anni, diciamo 2012 via, nelle amministrazioni pubbliche italiane. Me lo spedirò per posta e lo terrò in busta chiusa ed in quella data confronterò la realtà con la mia analisi.<br />
Stamattina pensavo alla giovane signora. Spero vada via dall’ufficio presto oggi e vista la giornata, ancorché mettersi sull’ennesimo libro, spero vada farsi una passeggiata sul greto delle risorgive che formano il paesaggio del suo paese.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Lectio magistralis]]></title>
<link>http://logios.wordpress.com/2008/01/17/39/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 08:42:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>logios</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono giorni molto tristi questi. La situazione attorno mostra un barometro costantemente voltato a ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sono giorni molto tristi questi. La situazione attorno mostra un barometro costantemente voltato a “tempesta”. Ho le dita “frementi” sulla tastiera con davvero moltissime sensazioni da riversare e cercherò di non perdere il filo dei pensieri che in queste 48 ore mi hanno attraversato le mente. Il mio pensiero va agli accadimenti connessi all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma. Il gesto di quei colleghi che hanno firmato quel documento contro il Papa, prof. Ratzinger che è bene ricordare è stato professore ordinario di “Dogmatica” e “Storia dei dogmi” presso l’università di Ratisbona mi ha sorpreso poco. Non mi ha sorpreso neanche il fatto che i collettivi studenteschi abbiano reagito nel modo che si è visto alla notizia della decisione di non partecipare all’inaugurazione.<br />
Una “lectio magistralis” non è una cosa da poco. Ratzinger è un teologo la cui cultura è enorme ed indiscutibile. E’ un uomo che ha una visione teologica di straordinaria lucidità. Poi si può essere in accordo, lontani, non approvare ma un conto è l’idea, la trasmissione di un contenuto; un'altra cosa sono le conclusioni. Ora, in un paese nel quale viene concessa la laurea ad honorem a persone come Vasco Rossi, Valentino Rossi o Mike Bongiorno e questi personaggi assai popolari possono tenere una “lectio” fra ovazioni ed applausi e si nega l’intervento a chi (con tutto il rispetto per i citati che mi stanno pure simpatici) ha lo spessore del “teologo” Ratzinger mi pare che si sia sprofondati nelle sabbie mobili, inarrestabili e mortali dell’intolleranza. Insomma, disapprovo e trovo la cosa di un oscurantismo che non ha precedenti. Questi colleghi dovrebbero formare i nuovi dirigenti della nazione? Ma stiamo scherzando?<br />
Il futuro? Se Pol Pot fosse vivo avrebbe una nuova nazione dove costruire il mondo ideale, l’Italia! Avrebbe già il suo esercito di Khmer composto da intellettuali di sinistra, no global, collettivi studenteschi, anarchici e … Boselli. Pol Pot è morto ma fra poco ci sarà presto un funzionario del Cominfor  (ufficio di informazione dei partiti comunisti) in ogni dove. Già oggi in tanti posti è purtroppo una realtà. Essere liberali significa almeno ascoltare il pensiero di chi la pensa in modo diverso. Quando questo viene negato il “Rubicone” fra rispetto ed i nuovi semi della violenza è superato. La storia insegna … forse.</p>
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<title><![CDATA[14 gennaio 2008: h. 17.30 e la selezione naturale]]></title>
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<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 17:46:56 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[Gli ultimi barlumi di luce affogano nel cielo in fondo dove una scura linea di nuvole pare affermars]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div>Gli ultimi barlumi di luce affogano nel cielo in fondo dove una scura linea di nuvole pare affermarsi portatrice di altra pioggia. E’ un giorno questo che faccio fatica a sopportare. Inciampo persino sulla tastiera (cosa che mi succedere raramente con tanta frequenza). Il mese di dicembre e questa prima quindicina di gennaio sono stati uno dei peggiori periodi che la mia memoria ricordi. Sapevo, sapevo dannazione che questo Natale sarebbe stato un supplizio ma non avrei mai immaginato che fra fine anno ed oggi la scala in discesa delle mie cose non avrebbe mai incontrato un sia pur piccolo ballatoio.<br />
Stamattina, nonostante non mi sentissi in gran forma sono andato nel comune nel quale sono (s)consulente. Ho presentato il mio studio sul “as is, as will be” dell’ufficio tributi. Per farla più che breve un’analisi sistematica e scientifica basata sull’elaborazione di un complesso sistema di indicatori nati da un diagramma di Ishikawa. Il beneficiario dello studio mi ha fatto i complimenti. Mi ha detto che è stato un lavoro di altissimo livello professionale, strumento per progettare e valutare il cambiamento. L’ho ringraziato ed egli mi ha detto che vorrebbe che fossi io stesso ad illustrare i contenuti dello studio nel corso di una prossima “Conferenza dei sindaci”. Poi, poi abbiamo parlato del lavoro di domani ed è emerso un particolare della nuova finanziaria che ci ha lasciati senza parole. Passi che l’amministrazione non abbia competenze e capacità progettuale ma che il governo blocchi tutte le collaborazioni obbligando le amministrazioni ad una trafila che passa perfino il parere delle Corte dei Conti anche per le attività economicamente non pesanti ci è sembrata una pazzia soprattutto considerando il fatto che le grandi attività di consulenza non verranno toccate dal provvedimento. Sono l’unico esperto all’interno degli 11 comuni associati e non parliamo di informatica ma di gestione della conoscenza. Ho alle spalle “una certa” conoscenza di diritto amministrativo e di procedure della PA che permetterebbe a queste amministrazioni  di uscire dai pantani dell’inefficienza a costi ridicoli se paragonati a tante altre realtà eppure il meccanismo da attuare per permettermi di continuare a lavorare li come in qualsiasi altri ente pubblico (comuni, comunità montante, consorzi, ecc., ovvero il mio naturale bacino di utenza) è così complesso che diventerà impossibile immaginare di avviare o solo completare i progetti in essere per almeno 6 - 9 mesi. Al punto che si è parlato senza mezzi termini di paralisi.<br />
Far bene? Non serve più a nulla. Lavorare onestamente? Non serve più ad un bel niente. Fra 2 settimane concludo il mio lavoro. Predisporrò le relazioni conclusive e consegnerò il mio master plan per la creazione di un centro servizi informativo per i comuni associati e poi fine.<br />
E la selezione naturale? Conta, conta eccome. Nel passato il più forte sopprimeva il più debole con la forza, le armi, gli scontri (come accade ancora oggi del resto nel mondo animale così come nella vita di certe società). Oggi la guerra è fatta di economie, di poteri, di legami, di interessi condivisi e di denaro. Se non si sta nel sistema si viene messi al margine e lentamente esclusi e se le persone, per senso di integrità morale, visione e serietà dei rapporti non scendono i gradini dell’ipocrisia e della convenienza subiscono l’allontanamento. Vince il più forte, anzi, colui che si sa adattare al cambiamento e questo è oggi il cambiamento. Io, non mi so adattare a tutto ciò. Non ho mai alzato il telefono per chiedere aiuto ad un “amico”, non ho mai lavorato in nero, non ho mai avuto secondi o terzi lavori ed ora sono uscito dal sistema, io come tanti altri che hanno operato per periodi di 2, 3 anni nelle PA, cambiando poi, per andare a sistemare altre cose altrove. Verrà incardinato ed assunto, sanato, come si usa dire oggi, il precario. Fuori. Sono fuori!<br />
14 gennaio 2008: fra 3 settimane dovrò ricominciare a costruire un altro futuro. All’università non si capisce più nulla e la riforma voluta da Mussi sta creando tante incertezze che il futuro anche lì è incerto: fino al 2009 ci sono, poi si vedrà. La mia vita è ad una svolta. L’avere responsabilità di educazione e figli mi impone una reazione rapida e così sarà ma fra la fine delle speranze per una vita affettiva buona, la salute che non recupera, anzi, accidenti al medico che mi ha trovato decisamente peggiorato e a grande rischio di un “accidente pericoloso”, il lavoro che nonostante serietà, impegno, rigore e competenza non mi ha permesso di pianificare neanche l’ombra di un futuro, mi hanno schiacciato a terra nello spirito. Mi sono rafforzato, è vero, nell’insieme dei disastri e delle disavventure che mi sono occorse, l’aver compreso che non vi è più alcuna speranza per il cuore, per l’amore perso è stata una consapevolezza dolorosa e la castità derivata non solo non è un peso ma è una vera salvezza dall’angoscia del confronto e la paura di avere altri abbandoni da aggiungere. Sono più forte, sono più consapevole ma lo devo ammettere … spezzato. Darwin aveva proprio ragione “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”: io non sono nella terza categoria.<br />
14 gennaio 2008: Auguri Leda, buon compleanno stella bella e tanta felicità!!!</div>
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