<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>patriarcato &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/patriarcato/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "patriarcato"</description>
	<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 18:04:08 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Multiculturalismo in crisi. Lo spettro dei separatismi ]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/?p=40</link>
<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 10:17:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/?p=40</guid>
<description><![CDATA[di Paolo Persichetti
Liberazione 27 settembre 2006
Assimilazione, integrazione, cittadinanza della p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3>di Paolo Persichetti</h3>
<h3>Liberazione 27 settembre 2006</h3>
<p>Assimilazione, integrazione, cittadinanza della persona o comunitaria, meticciato, anche solo questa sequenza di termini può rendere l’idea del dibattito molto complesso e delle politiche, assai diverse tra loro, attuate di fronte ai molteplici fenomeni migratori intercorsi lungo il Novecento.L’economista e filosofo Amartya Sen ha ricordato nei suoi ultimi scritti come il multiculturalismo sia stato adottato per la prima volta ufficialmente dal Canada oltre trent’anni fa. Nato, almeno nelle intenzioni, come un progetto di società aperta fondata sulla valorizzazione della libertà culturale di ogni gruppo etnico, regolata sulla comune convivenza e tolleranza, protesa alla creazione di un crogiolo di culture ed etnie spinte al reciproco incontro, all’inevitabile scambio e fusione nel tempo, l’idea di società multiculturale e multietnica sembra essersi lentamente trasformata nel suo contrario. Il ripiego identitario e l’avvitamento comunitario sembrano averla trasfigurata in una sorta di multiseparatismo, travisazione flagrante del concetto iniziale che Sen oggi non esita a definire nient’altro che una «pluralità di monoculture» incomunicanti, impermeabili, diffidenti e ostili tra loro.<br />
Assistiamo ormai alla conflagrazione ideologica di un differenzialismo separatista perfettamente speculare: da una parte la vulgata tradizionalista teo e neoconservatrice, raccolta attorno alle omelie sulla superiorità etnocentrica dell’Occidente riassunta dai valori giudeo-cristiani, ribattezzati nelle acquasantiere dei petrolieri texani. Un mito epurato dall’eredità della filosofia greca, dell’illuminismo e soprattutto da quella «triade del sospetto» che tanto ossessiona il Papa tedesco: Marx, Freud, Nietzsche. Un imperialismo culturale dei potenti e degli opulenti a cui dovrebbero conformarsi, insieme ai deboli e non ambienti del posto, tutti quelli che sbarcano sulle rive dell’Occidente. Dall’altra parte risponde un separatismo medievaleggiante, ispirato al predominio di forme di legittimità e potere tradizionale improntate al patriarcato clanico, alla servitù femminile, diffuso nelle comunità emigrate soggette alle influenze <a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/08/slide11.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-43" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/08/slide11.jpg" alt="" width="309" height="296" /></a>dell’islamismo più integralista e fondamentalista, ma non solo.<br />
Nel mezzo sopravvive una cultura afflosciata e insipida, afflitta da un endemico senso di colpa, per cui tutto ciò che viene dagli oppressi, dai diseredati, è perciostesso giusto e buono. Ma la condizione di vittima non garantisce sull’innocenza e sul valore progressivo dei contenuti che porta con se. Rivelatore di questo atteggiamento è stato il dibattito che si è scatenato attorno ad alcuni episodi di violenza mortale e oppressione contro donne emigrate che avevano scelto forme di vita diverse dalle loro culture d’origine. Se giustamente sono state criticate quelle posizioni strumentali che, profittando del clamore mediatico di tali vicende, denunciavano unicamente il peso oppressivo dei patriarcati altrui, dimenticando quello autoctono, è pur vero che si è spesso insistito su una nozione indifferenziata di patriarcato, come se i rapporti sociali e di genere fossero gli stessi in tutte le latitudini. Una posizione ultraideologica che ha gettato un pericoloso velo negazionista su realtà sociali drammatiche. È sembrato quasi un delitto (infrazione all’algido conformismo del politicamente corretto?) chiamare per nome realtà in cui la religione resta ancora la fondamentale fonte di legittimazione di modelli patriarcali oppressivi e violenti.<br />
È noto che tutti i monoteismi hanno un impianto patriarcale, ma non tutte le religioni monoteiste hanno dovuto fare i conti allo stesso modo con la critica illuminista, materialista e femminista. Lì dove ciò è successo, il dominio del patriarcato ha mutato profilo, forse è divenuto più subdolo ma è certamente meno arrogante ed ha perso quel diritto di vita e di morte sul corpo delle donne. Dove la «secolarizzazione», che tanto fa disperare il Vaticano, ha tracciato il proprio cammino, la donna ha potuto emanciparsi ed ha preso a misurarsi con altri problemi.<br />
Proprio perché il multiculturalismo non può ridursi a quel «patto tra patriarcati che trasforma il dialogo tra civiltà in un cupo silenzio sulle condizioni materiali di vita delle donne», che poi è l’anticamera del multiseparatismo, esso non può concepirsi come una semplice spugna che assorbe passivamente ogni cultura, anche nei suoi aspetti più retrivi, violenti, oppressivi, discriminatori.<br />
L’obiettivo di una società multietnica non è esente dalla necessità di una lotta culturale che faccia prevalere una nozione di libertà come capacità di apertura e confronto e non ripiego e chiusura. L’esercizio della scelta fuoriesce dalla rottura degli schemi preconcetti, dai pregiudizi automatici, dall’abbandono del principio di tradizione e autorità in favore dell’esperienza e della sperimentazione contro ogni cristallizzazione e rifiuto dell’altro. Ma come in ogni battaglia, occorre sapere che si incontrano delle resistenze, delle rendite di posizione e dei poteri, in questo caso legati a quelle forme di legittimità religiosa-tradizionale, che non gradiscono. Conflitti e contrasti fanno parte del percorso fisiologico di formazione delle società. L’importante è saper mantenere un forte indirizzo politico-culturale capace di convincere e persuadere col sostegno di politiche sociali di discriminazione positiva (a ciascuno secondo i suoi bisogni), sapendo che le identità e la cultura non si costruiscono soltanto attorno alle religioni, ma anche grazie a percorsi sociali e politici.<br />
Ogni altra forma d’algido relativismo sarebbe incapace di opporsi ai fautori dello scontro di civiltà e provocherebbe la fine, non solo delle società multiculturali, ma forse, della stessa civiltà.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albania: vergini per giuramento d'onore]]></title>
<link>http://commentaria.wordpress.com/?p=22</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 15:21:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>commentaria</dc:creator>
<guid>http://commentaria.wordpress.com/?p=22</guid>
<description><![CDATA[Per i secoli, nella società chiusa e conservatrice dell&#8217;Albania del Nord, lo scambio di gener]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="margin:10px;" src="http://usera.imagecave.com/ci_ma/commentaria/albanie.JPG" alt="from NYTime- " width="469" height="393" />Per i secoli, nella società chiusa e conservatrice dell'Albania del Nord, lo scambio di genere è stata considerata una soluzione pratica quando  una famiglia si trovava a corto di uomini. Questa usanza di origine medioevale nacque come una necessità sociale, in una regione prevalentemente agricola infestata da guerre e morte. In una famiglia il cui patriarca moriva senza lasciare figli maschi, le donne non sposate della famiglia si trovavano sole e povere. Solo facendo un giuramento di verginità per onore della famiglia, le donne potevano assumere il ruolo di capo famiglia, portare armi, avere delle proprietà e muoversi liberamente. Esse vestivano esattamente come gli uomini e trascorrevano la loro vita in compagnia di altri uomini, sebbene parecchie di loro conservavano il loro nome femminile. Non  erano affatto derise, ma accettate nella vita pubblica, perfino apprezzate e rispettate. Alcune sceglievano la verginità per onore della famiglia, per affermare una propria autonomia o per evitare matrimioni combinati.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco alcune storie in breve...</p>
<p style="text-align:justify;">Keqi ricorda il giorno di quasi 60 anni fa quando decise di diventare un uomo. Tagliò i suoi lunghi riccioli neri, scambiò il suo vestito con i larghi pantaloni di suo padre, si munì di fucile da caccia e fece voto di verginità d'onore,  rinunciando al matrimonio, ad avere dei figli e al sesso.<br />
Il padre di Keqi era stato ucciso in un litigio  e in famiglia non c'era un erede maschio.<br />
Così, Keqi, che ora  ha 78 anni, fece voto di verginità per il resto della sua vita e da allora ha vissuto come un uomo, un nuovo patriarca, con tutta la tracotanza e gli oneri dell'autorità maschile - compreso l'obbligo di vendicare la morte del padre.  Nella sua famiglia la chiamano  “il pasha„<br />
Keqi decise di diventare l'uomo della casa a 20 anni. I suoi quattro fratelli, oppositori  di Enver Hoxha, dittatore dell'Albania per 40 anni fino alla sua morte, avvenuta nel 1985, erano stati incarcerati o uccisi. Trasformarsi  in un uomo, per quei tempi, era l'unica alternativa per sostentare sua madre, le sue quattro cognate ed i suoi cinque nipoti.<br />
Ha lavorato come carpentiere nei cantieri edili ed ha pregato nella moschea assieme agli altri uomini. Neppure oggi, i suoi nipoti e le sue nipoti oserebbero sposarsi senza il consenso del loro “zio„.<br />
Essere l'uomo della casa, però, significava anche vendicare la morte del padre. Perciò, quando assassino di suo padre, ormai ottantenne, è uscito di prigione cinque anni fa, Keqi, applicando la legge del Kanun, ha ordinato a un suo nipote di 15 anni di ammazzarlo. Per vendetta la famiglia dell'uomo  ha ucciso a sua volta il ragazzo. “<em>Ho sempre sognato  di vendicare la morte di mio padre</em>,„ ha detto Keqi. <em>“Naturalmente, mi rincresce che mio nipote sia stato ammazzato. Ma se tu uccidi me, io devo uccidere te.„</em><br />
Recentemente è stata in ospedale per un intervento chirurgico, e l'altra malata con la quale condivideva la stanza era sconvolta credendola un uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">Diana Rakipi, 54, guardia giurata nella città di Durres, nell'Albania occidentale, divenuta anche lei vergine per giuramento d'onore  per sostentare le sue nove sorelle, rimpiange con nostalgia l'era di Hoxha. Durante il periodo comunista  lei era un maggiore e si occupava dell'addestramento delle donne come soldati da combattimento. “<em>Oggi le donne escono mezze nude per andare in discoteca,„</em> ha detto la signora Rakipi, che porta un berretto da militare. “<em> Nella mia vita sono stato trattato sempre come un uomo, sempre con rispetto. Non pulisco, non stiro, non cucino. Quello è lavoro da donna.„</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Le donne e gli uomini ora sono quasi uguali,„</em> afferma Caca Fiqiri, la cui zia, Qamile Stema di 88 anni, è l'ultima vergine per giuramento d'onore del suo villaggio. <em>“Rispettiamo molto le vergini per giuramento; le consideriamo come uomini a causa del loro grande sacrificio. Ma oggi non è più un marchio di infamia non avere l'uomo di casa.„</em><br />
Qamile Stema afferma che trasformarsi in una vergine per giuramento era una necessità e un sacrificio. <em>“Mi sento solo qualche volta, tutte le mie sorelle sono morte e vivo da solo,</em>„ ha detto. <em>“Ma non ho mai voluto sposarmi. Alcuni nella mia famiglia hanno provato a convincermi a cambiare abbigliamento, ma quando hanno capito che ero diventato un uomo, mi hanno lasciato stare.„</em><br />
<em> “Immagino che  potreste dire che io sia parzialmente donna e parzialmente uomo,„</em> dice Stema. <em>“Ma mi è piaciuta la mia vita come uomo. Non ho rimpianti.„ </em></p>
<p><span style="color:#ff0000;">Fonte</span>: <a href="http://www.nytimes.com/2008/06/25/world/europe/25virgins.html?scp=2&#38;sq=albania&#38;st=nyt" target="_blank">http://www.nytimes.com/2008/06/25/world/europe/25virgins.html?scp=2&#38;sq=albania&#38;st=nyt</a></p>
<p><span style="color:#ff0000;">Cos'è il Kanun? </span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kanun" target="_blank"> http://it.wikipedia.org/wiki/Kanun<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ 	 I greco cattolici dal papa. Il patriarcato, il silenzio e la ragione dell'ecumenismo ]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Sun, 03 Feb 2008 17:51:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=152</guid>
<description><![CDATA[di Matteo Spicuglia
 I vescovi greco cattolici dell&#8217;Ucraina chiedono a Benedetto XVI di ricono]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>di Matteo Spicuglia</p>
<p><font color="#ffffff"></font><font color="#eeeeee"></font><font color="#666666"> <i>I vescovi greco cattolici dell'Ucraina chiedono a Benedetto XVI di riconoscere il loro patriarcato (osteggiato dagli ortodossi). Il papa esprime vicinanza ma non risponde. Reazione scontata, in una situazione complessa. Un'analisi...</i></font><i><br />
</i></p>
<p><span class="testoArticolo"> CITTA' DEL VATICANO - Sabato 2 febbraio 2008 (Korazim). È un nuovo attestato di vicinanza del papa alla Chiesa greco cattolica dell'Ucraina. Eppure, la <a href="http://www.korazym.org/news1.asp?Id=27424">visita ad Limina dei vescovi di rito bizantino del Paese lascia in sospeso una questione importante</a>: la richiesta al pontefice di approvare la costituzione di un vero e proprio patriarcato. La guida dei greco cattolici, <a href="http://www.vatican.va/news_services/press/documentazione/documents/cardinali_biografie/cardinali_bio_husar_l_it.html">cardinale Lubomyr Husar</a>, ieri lo ha chiesto espressamente a Benedetto XVI, costretto tuttavia, a sorvolare, pur ribadendo vicinanza e stima ad una Chiesa che ha sofferto. Reazione scontata, perché il nodo del riconoscimento rappresenta uno degli scogli più grandi nel dialogo con gli ortodossi e in un periodo di disgelo, la Chiesa di Roma non può rischiare nuove divisioni. Al momento, così, i diritti storici e canonici dei greco cattolici vengono sacrificati (o almeno sospesi, in vista di tempi migliori) sull'altare della ragione di Stato e dell'ecumenismo. La situazione è molto delicata e complessa per chi non conosce la storia e il mosaico religioso del Paese.</span></p>
<p>L’Ucraina, infatti, con il battesimo della "Rus di Kiev" del 988 sotto il granduca Vladimir I, è stata la culla del cattolicesimo slavo e nazione ponte tra le influenze dell’oriente e dell’occidente, in virtù della sua posizione geografica. Con lo scisma del 1054, si è via via delineata uno scenario di fedi formato dalla Chiesa ucraina-ortodossa che si riconosce nel Patriarcato di Mosca, la Chiesa ucraina-ortodossa del Patriarcato di Kiev, la Chiesa ortodossa autocefala ucraina e infine la Chiesa greco cattolica, detta anche “uniata”, legata all’ortodossia orientale sia per i riti che per i costumi, ma fedele al papa di Roma.</p>
<p>Ed è proprio su questo punto che si consumò una delle repressioni religiose più violente del 20mo secolo. Nel 1946, per decisione dell’Unione Sovietica, con il tacito consenso della Chiesa ortodossa russa, la Chiesa greco cattolica fu liquidata con un colpo di mano. Il tutto, grazie allo pseudo-sinodo di Lviv, meglio conosciuto come “Concilio illegale di Riunificazione” che si svolse dall'8 al 10 marzo 1946. Una frangia formata da alcuni vescovi greco cattolici si avocò il diritto di abolire l’unione con Roma, riconducendo tutta la metropolia sotto il patriarcato di Mosca: la cattedrale di San Giorgio diventò così la sede dell'arcivescovo ortodosso russo Makariy, le proprietà e le chiese dei greco cattolici furono incamerate, mentre i vescovi e i sacerdoti che non accettarono il nuovo corso conobbero la realtà dei lager (un esempio fra tutti, quello del metropolita Josyp Slipyi, liberato nel 1963 dopo 18 anni di prigionia, per intervento di Giovanni XXIII). Con il 1946, per la Chiesa greco cattolica iniziò il tempo delle catacombe (ricordato ieri dal cardinale Husar), segnato da persecuzioni di massa, che tuttavia non impedirono alla Chiesa di mantenere una sua integrità e continuità.</p>
<p>Lo provarono i fatti del 1989, quando con la caduta del muro di Berlino, i greco cattolici poterono riemergere, nonostante i numerosi attacchi delle autorità di Stato e le polemiche all'interno della Chiesa ortodossa. Sta di fatto che negli anni ’90, la maggior parte degli ucraini occidentali tornarono alla Chiesa greco-cattolica, che riprese lentamente il suo cammino verso la normalità. La Domenica delle Palme del 1991, il capo della Chiesa ucraina, cardinale Lubachivs'kyi (predecessore del cardinale Husar alla guida del sinodo) tornò dall'esilio, nel 1993 furono create quattro nuove diocesi (Kolomyia-Chernivtsi, Sambir-Drohobych, Ternopil' e Zboriv) e nel 1994 riaprì le porte l'Accademia Teologica di Lviv. Un itinerario a tappe che è proseguito fino ad oggi, con il trasferimento della sede dell’arcivescovo maggiore da Lviv a Kiev (dicembre 2003), ma soprattutto con il voto del sinodo sulla costituzione di un patriarcato e la richiesta formale di approvazione alla Santa Sede. È in gioco una forma di giurisdizione che spetta di diritto ai greco cattolici, sia in forza della loro storia eroica, che come sbocco naturale previsto dal diritto canonico per le Chiese particolari.</p>
<p>Giovanni Paolo II si è sempre mostrato favorevole all’idea e vicino ad una Chiesa perseguitata per così tanto tempo da un nemico che l’ex arcivescovo di Cracovia conosceva bene. Nel 2004, però, nel momento in cui la decisione del papa stava per essere comunicata, il progetto si arenò di fronte alla ferma opposizione della Chiesa ortodossa, che attraverso il patriarcato di Mosca e il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, <a href="http://www.korazym.org/news1.asp?Id=5560">minacciò addirittura di interrompere ogni relazione ecumenica con la Chiesa cattolica</a>. L’istituzione di un patriarcato a Kiev, infatti, veniva letta come un’ingerenza in un’area considerata d'influenza dell’ortodossia e soprattutto una prova di quel <a href="http://www.korazym.org/news1.asp?Id=10555">presunto proselitismo cattolico, condannato a più riprese da Mosca</a>. Non mancavano poi argomenti molto più spiccioli, come la questione dei beni incamerati e la gestione organizzativa delle comunità.</p>
<p>I rischi di una rottura del dialogo ecumenico furono molto concreti, almeno fino ai primi mesi del 2004, quando <a href="http://www.korazym.org/news1.asp?Id=5833">un viaggio a Mosca del cardinale Walter Kasper riaprì la strada del confronto</a>, attraverso la formazione di una commissione mista, e Giovanni Paolo II a malincuore scelse di rinviare la sua decisione. <a href="http://www.korazym.org/news1.asp?Id=7626">Ricevendo i membri del Sinodo della Chiesa greco cattolica il 3 giugno del 2004</a>, papa Wojtyla fu molto chiaro: disse di condividere l’aspirazione della chiesa locale, “attendendo però il giorno stabilito da Dio nel quale potrò confermare, quale successore dell'apostolo Pietro, il frutto maturo del vostro sviluppo ecclesiale”. “Nel frattempo – spiegava il papa - voi sapete bene che la vostra richiesta si sta studiando seriamente, anche alla luce delle valutazioni di altre Chiese cristiane”.</p>
<p>Allo stato attuale, la situazione non presenta novità, anche se di fronte alla ripresa del dialogo tra Cattolici e Ortodossi i tempi sono destinati ad allungarsi. Il silenzio di Benedetto XVI è eloquente, sebbene la Santa Sede non receda di un millimetro rispetto al giudizio sul sacrificio di milioni di persone in nome della fede. Il 16 marzo del 2006, il papa ha inviato ai greco cattolici un messaggio per ricordare il 60mo anniversario dello pseudo concilio, confermando la vicinanza della Chiesa di Roma. Lo stesso atteggiamento dimostrato ieri, nel discorso conclusivo della visita ad Limina. Quel che è certo è che i greco cattolici continuano a rivendicare i loro diritti e respingono le accuse, addebitando l’ostilità ortodossa a motivi più politici.</p>
<p><a href="http://www.korazym.org/news1.asp?Id=10697">In un’intervista a Korazym.org del dicembre del 2004</a>, il cardinale Husar non usò troppi giri di parole: “L’Ucraina è un Paese policonfessionale e la possibilità di un vero ecumenismo si ha laddove non entra la politica. Dove c’è politica, non ci può essere dialogo. Purtroppo il patriarcato di Mosca è molto politicizzato. Per noi è molto difficile avere un dialogo con loro. Chi non la pensa come loro non ha diritto di parola…”. “In realtà – continuava l’arcivescovo - il patriarcato di Mosca ci accusa di aver occupato le loro chiese, ma dimenticano che sono stati loro ad occupare per primi le nostre chiese sessant’anni fa. Noi abbiamo solamente ripreso ciò che era nostro e ancora non ci hanno restituito tutto”. Un chiaro riferimento allo pseudo-sinodo, un’ombra ancora da chiarire (la chiesa ortodossa non ha mai ammesso le sue responsabilità), una ferita che deve essere ancora rimarginata. Nonostante tutto, il dialogo non si ferma. Lo stesso cardinale Husar ha spiegato più volte che l'Ucraina può essere un laboratorio dell'unità tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. Con un obiettivo concreto da raggiungere: <span class="testoArticolo"><a href="http://216.25.88.211/news1.asp?Id=7502">l'unificazione di tutte le Chiese di rito bizantino in Ucraina (cattoliche o ortodosse) in un unico "Patriarcato di Kiev"</a>.</span></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.korazym.org">Korazim</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Siamo tutte parte lesa!]]></title>
<link>http://donneinazione.wordpress.com/2008/01/08/siamo-tutte-parte-lesa/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 13:45:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>grexia</dc:creator>
<guid>http://donneinazione.wordpress.com/2008/01/08/siamo-tutte-parte-lesa/</guid>
<description><![CDATA[

PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA
SIAMO TUTTE PARTE LESA!
La violenza è violenza forte, è violenz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:center;"><a href="http://donneinazione.wordpress.com/files/2008/01/schermata-45.png" title="d’ora in poi decido io"><img src="http://donneinazione.wordpress.com/files/2008/01/schermata-45.png" alt="d’ora in poi decido io" height="316" width="531" /></a></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<h2><b>PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA</b></h2>
<h2><b>SIAMO TUTTE PARTE LESA!</b></h2>
<p align="justify">La violenza è violenza forte, è violenza diretta, si riconosce a prima vista... ma esiste anche una violenza più subdola. E' la violenza del più forte, la violenza di chi si considera superiore e non ti permette di fare ciò che vuoi. La violenza è stupro o meglio lo stupro è violenza. Ma la violenza è anche più lieve, è quel qualcosa che non ti fa vivere liberamente, che ti incatena ad un pensiero fisso, che ti cataloga.</p>
<div align="justify"></div>
<p align="justify">"Tu donna - dice la Violenza - Tu donna non sei all'altezza di un uomo, Tu donna (tanto peggio se sei una bambina che ascolta) chi ti credi di essere? Sei solo una donna!" Ed è il SOLO che colpisce, un SOLO che sminuisce, perchè io donna sono e donna voglio essere, diversa dal maschio ma non per questo inferiore. Sono donna come tu sei uomo, esseri alla pari che in un mondo ideale valgono uno quanto l'altro. Ma purtroppo non in questo mondo che è stato costruito dall'uomo per l'uomo e dal quale la donna è stata esclusa... anzi no, non esclusa, sarebbe stato meglio! La donna ha un ruolo, un ruolo ben determinato da quando nasce e altro non può essere, deve stare al suo posto, altrimenti viene punita e dal primo ruolo -LA MADRE- scende al secondo ed ultimo ruolo -LA PUTTANA- La donna o è madre o è puttana. Come possiamo riconoscerci in un mondo che ci limita così, che non ci sa descrivere e tanto meno sa cosa vogliamo! Diceva uno slogan : "SIAMO PIù DI METà DELLA POPOLAZIONE e COSA CONTIAMO?".</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://donneinazione.wordpress.com/files/2008/01/schermata-5blu.png" alt="la donna si deve muovere!" height="349" width="561" /></div>
<h2></h2>
<h3><b>"</b><b>TREMATE TREMATE</b></h3>
<h3><b>LE STREGHE SON TORNATE!" </b></h3>
<p><b></b></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Patriarcato]]></title>
<link>http://jag7.wordpress.com/2007/06/21/patriarcato/</link>
<pubDate>Thu, 21 Jun 2007 14:57:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>jag7</dc:creator>
<guid>http://jag7.wordpress.com/2007/06/21/patriarcato/</guid>
<description><![CDATA[eva contro eva
Viviamo in società strettamente patriarcali nelle quali i privilegi maschili garant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://jag7.wordpress.com/files/2007/06/rivalita.doc" title="eva contro eva">eva contro eva</a></p>
<p><a href="http://jag7.wordpress.com/files/2007/06/rivalita.doc" title="eva contro eva"></a>Viviamo in società strettamente patriarcali nelle quali i privilegi maschili garantiscono diritti secolari ad una sola metà del mondo: gli uomini!</p>
<p>Il patriarcato sta ricevendo duri colpi dai movimenti emancipatori femminili e maschili, quindi in questo periodo storico la società patriarcale sta reagendo in modo molto violento contro questi cambiamenti.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
