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	<title>onu-un &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "onu-un"</description>
	<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 01:56:12 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Iran. Rafsanjani: "Israele pagherà caro l'aggressione contro i palestinesi"]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2700</link>
<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 19:04:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/09/26/iran-rafsanjani-israele-paghera-caro-laggressione-contro-i-palestinesi/</guid>
<description><![CDATA[Iran. Rafsanjani: &#8220;Israele pagherà caro l&#8217;aggressione contro i palestinesi&#8221;
Akbar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Iran. Rafsanjani: "Israele pagherà caro l'aggressione contro i palestinesi"</strong></p>
[caption id="attachment_2705" align="aligncenter" width="286" caption="Akbar Hashemi Rafsanjani"]<a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/rafsanjani.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/rafsanjani.jpg" alt="Akbar Hashemi Rafsanjani" title="rafsanjani" width="286" height="400" class="size-full wp-image-2705" /></a>[/caption]
<p><em><strong>Non si allenta la tensione Iran-Israele</strong></em></p>
<p align="justify">L'ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, in occasione di una manifestazione anti-israeliana organizzata come ogni anno a Teheran nell'ultimo giorno del Ramadan, ha affermato che Israele pagherà a caro prezzo la sua politica di aggressione contro i palestinesi.</p>
<p align="justify"><strong>Nel corso della manifestazione sono state date alle fiamme le bandiere nazionali di Stati Uniti e Israele, e sono stati intonati slogan del tipo "Morte a Israele" e "Morte all'America".</strong></p>
<p align="justify">La manifestazione chiamata "Al Qods" (Gerusalemme in arabo) fu istituita dall'ayatollah Ruhollah Khoemini, fondatore della Repubblica islamica iraniana, come segno di solidarietà con gli arabi palestinesi.</p>
<p align="justify">Rafsanjani ha anche condannato le risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu contro Teheran per il suo programma nucleare, accusando le Nazioni Unite di essere tra i principali responsabili, con la Gran Bretagna e gli Usa, dell'attuale situazione del popolo palestinese.</p>
<p>(<em>l'Occidentale, 26 settembre 2008</em> )</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ahmadinejad: “La sorte di Israele è segnata”]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2675</link>
<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 15:46:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/09/25/ahmadinejad-%e2%80%9cla-sorte-di-israele-e-segnata%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[Ahmadinejad: “La sorte di Israele è segnata”

New York, 24/09/2008 - “La sorte di Israele è ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ahmadinejad: “La sorte di Israele è segnata”</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/ahmadinejad-13.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/ahmadinejad-13.jpg" alt="" title="ahmadinejad-13" width="336" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-2688" /></a></p>
<p align="justify">New York, 24/09/2008 - “La sorte di Israele è segnata, come quella di un aereo senza motore”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in un’intervista al Los Angeles Times poche ore prima del suo intervento alla tribuna dell’Onu.</p>
<p>(<em>Fonte: Israele.net</em>)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ONU: Per Peres discorso Ahmadinejad peggior antisemitismo]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2644</link>
<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 21:54:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/09/24/onu-per-peres-discorso-ahmadinejad-peggior-antisemitismo/</guid>
<description><![CDATA[ONU: Per Peres discorso Ahmadinejad peggior antisemitismo

New York 24 set - Il presidente israelian]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ONU: Per Peres discorso Ahmadinejad peggior antisemitismo</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/ahmadinejad-onu-nazism1.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/ahmadinejad-onu-nazism1.jpg" alt="" title="ahmadinejad-onu-nazism" width="400" height="480" class="aligncenter size-full wp-image-2649" /></a></p>
<p align="justify">New York 24 set - Il presidente israeliano Shimon Peres ha definito il discorso pronunciato dal Presidente iraniano Ahmadinejad alla tribuna delle Nazioni Unite il discorso pronunciato alla tribuna delle Nazioni Unite dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il più celebre libello antisemita mai comparso. Ahmadinejad aveva in precedenza affermato che un manipolo di sionisti "disonesti" stanno manipolando americani ed europei e controllavano i sistemi finanziari e monetari internazionali. "Questa è la prima volta nella storia delle Nazioni Unite che un capo di Stato manifesta apertamente e pubblicamente le cupe e malvagie accuse dei 'Protocolli dei Savi di Sion'", ha dichiarato Peres, riferendosi a un libello antisemita comparso all'inzio del Novecento che parlava di un complotto di ebrei e massoni per prendere il controllo del mondo. "Mai un cosa del genere è avvenuta in questo edificio o alle Nazioni Unite" ha affermato Peres, aggiungendo che ha quanto avvenuto ha ricordato "le peggiori accuse in un clima di odio".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Durban II sarà una nuova Conferenza contro Israele]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2572</link>
<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 13:42:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/09/21/durban-ii-sara-una-nuova-conferenza-contro-israele/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;Onu e il ricatto terzomondista
Durban II sarà una nuova Conferenza contro Israele 
Uno dei ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>L'Onu e il ricatto terzomondista</strong></em></p>
<p><strong>Durban II sarà una nuova Conferenza contro Israele</strong> </p>
[caption id="attachment_2577" align="aligncenter" width="400" caption="Uno dei tanti manifesti antisemiti esposti alla Conferenza Mondiale contro il Razzismo tenutasi a Durban nel 2001"]<a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/durban-2001.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/durban-2001.jpg" alt="Uno dei tanti manifesti antisemiti esposti alla Conferenza Mondiale contro il Razzismo tenutasi a Durban nel 2001" title="durban-2001" width="400" height="491" class="size-full wp-image-2577" /></a>[/caption]
<p><em><strong>di Maurizio Stefanini, 19 Settembre 2008</strong></em></p>
<p align="justify">Durban 2 la chiamano, anche se in realtà si terrà a Ginevra dal 20 al 24 aprile del 2009. Non è neanche la seconda volta che si riunisce la Conferenza Mondiale contro il Razzismo promossa dall’Unesco: anche gli appuntamenti del 1978 e del 1983 erano infatti stati ospitati da Ginevra, prima che la fine di quell’apartheid, già principale obiettivo di quei due incontri, permettesse per l’evento del 31 agosto-8 settembre 2001 la scelta della sede altamente simbolica di una città sudafricana. Ma l’etichetta ufficiale è quella di Durban Review Committee, e fu comunque Durban che passò alla storia per le polemiche che scatenò: polemiche che nella memoria non sono state ancora cancellate neanche dal trauma immediatamente successivo dell’attacco alle Torri Gemelle, appena tre giorni dopo la sua conclusione. Il timore è che quel che accadde allora torni a ripetersi. </p>
<p align="justify"><strong>Otto anni fa, infatti, l’evento si trasformò in un processo unilaterale al solo Israele, col tentativo di far riportare in vita quella famigerata deliberazione Onu del 1975 che aveva equiparato il sionismo a una forma di razzismo.</strong> Stati Uniti e Israele ritirarono allora le loro delegazioni, mentre Australia e Canada redigevano comunicati in cui attaccavano l'“ipocrisia” della Conferenza con parole di fuoco. Oltre a ciò ci furono anche un gruppo di Ong afro-americane e un gruppo di Paesi africani capeggiati da Nigeria e Zimbabwe che chiesero scuse e risarcimenti in moneta sonante da parte di ogni Paese europeo in passato responsabile della tratta degli schiavi. E qui fu la delegazione britannica a capeggiare una levata di scudi europea, col risultato finale di un compromesso: sì a una Nuova Iniziativa Africana, a un condono del debito, a nuovi fondi per la lotta all’Aids, alla restituzione dei fondi nascosti in Occidente dagli ex dittatori (i dittatori ancora in carica erano implicitamente esentati); ma senza alcun riferimento al termine “riparazioni”.   </p>
<p align="justify">Il presidente sudafricano Thabo Mbeki aveva detto in Parlamento di essere disposto a riospitare la Conferenza, ma l’idea di un ritorno a Durban o paraggi anche fisica oltre che metaforica è bastata a provocare proteste e minacce di boicottaggio, così si è deciso di tornare a Ginevra. E forse è stato meglio così anche per lo stesso Sudafrica, dopo i recenti brutali pogrom di immigrati che vi sono verificati. <strong>Ma anche così il Canada ha già detto che non parteciperà, dicendosi sicuro che la Conferenza invece di combattere il razzismo e l’intolleranza ne promuoverà ancora di più. E la posizone di Ottawa è perfino più dura di quella di Israele, che ha annunciato anch’esso un boicottaggio “salvo sia dimostrato che la Conferenza non sarà utilizzata come strumento di ulteriore propaganda anti-israeliana e anti-semita”</strong>: insomma uno spiraglio lo lascia, anche per la pressione di alcune organizzazioni ebraiche inglesi e statunitensi che considerano comunque utile andarci. Anche gli Stati Uniti sembrano propensi a stare fuori, mentre l’Unione Europea non minaccia boicottaggi, ma attraverso la Slovenia ha parlato in sede di comitato preparatorio contro il rischio che si ripeta “l’inaccettabile antisemitismo di Durban”, chiedendo anche di non concentrarsi “su un’area geografica sola”. </p>
<p align="justify">Il bello è che su questo punto la stessa delegazione palestinese è d’accordo, ed ha parlato infatti di “razzismo” che sta sorgendo “in molte parti del mondo”. Ma il fatto è che la Presidenza del Comitato Preparatorio ce l’ha la Libia, il rapporto è stato affidato a Cuba, e nel comitato preparatorio ci sta pure l’Iran, oltre a Camerun, Sudafrica, Senegal, India, Indonesia, Pakistan, Argentina, Brasile, Cile, Armenia, Croazia, Estonia, Russia, Belgio, Grecia, Norvegia e Turchia. Sarà interessante vedere se si parlerà pure di stragi di cristiani in India e Pakistan, di Cecenia, di pogrom di immigrati in Sudafrica e in Libia o della situazione nella Nuova Guinea Occidentale indonesiana, ad esempio. Ma l’Iran si è già segnalato per il veto che ha opposto a una Ong ebraica canadese: origine del boicottaggio di Ottawa. Insomma, il buongiorno che si vede dal mattino non è esattamente dei migliori.     </p>
<p><a href="http://www.loccidentale.it:80/articolo/durban+ii+sarà+una+nuova+conferenza+contro+israele+.0058145">L'Occidentale</a></p>
<p><em>Per ulteriori informazioni sulla Conferenza Mondiale contro il Razzismo tenutasi a Durban nel 2001 cliccare <a href="http://www.eyeontheun.org/view.asp?l=16&#38;p=69">qui</a></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'UNRWA e i profughi "a vita"]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2408</link>
<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 12:40:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/09/14/lunrwa-e-i-profughi-a-vita/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;UNRWA e i profughi &#8220;a vita&#8221;

L’UNRWA (United Nations Relief Works Agency for P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L'UNRWA e i profughi "a vita"</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/180px-unrwa.gif"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/180px-unrwa.gif" alt="" title="180px-unrwa" width="180" height="144" class="aligncenter size-full wp-image-2415" /></a></p>
<p align="justify">L’UNRWA (United Nations Relief Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) fu creata sotto la giurisdizione dell’Alto Commissario ONU per i profughi (UNHCR), con l’unica responsabilità di aiutare esclusivamente i palestinesi. <strong>Grazie a questo status speciale l’UNRWA perpetua, anziché risolvere, il problema dei profughi palestinesi,</strong> e quindi rappresenta un grosso ostacolo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.</p>
<p align="justify"><strong>Diversamente da ogni altro ente dell’ONU, la definizione dell’UNRWA di “profugo” comprende non solo i profughi stessi, ma anche i loro discendenti. Inoltre,i profughi mantengono il loro status anche se hanno ottenuto una nuova cittadinanza.</strong></p>
<p align="justify"><strong>L’UNRWA impiega insegnanti affiliati a Hamas e permette la diffusione di messaggi di Hamas nelle sue scuole. Con il colpo di mano di Hamas a Gaza nel luglio 2007, Hamas ha preso possesso delle strutture UNRWA del posto.</strong></p>
<p align="justify">È dunque evidente che le attività dell’UNRWA richiedono un intervento urgente. <strong>L’Agenzia dovrebbe essere sciolta e i suoi servizi trasferiti a organismi dotati di un’amministrazione più appropriata.</strong></p>
<p align="justify">Milioni di profughi in tutto il mondo – oltre 130 milioni dalla seconda guerra mondiale – sono stati sotto la responsabilità dell’UNHCR, che mira al reinserimento e alla riabilitazione dei profughi.</p>
<p align="justify">Ma l’8 dicembre 1949 l’Assemblea Generale dell'ONU approvò la risoluzione 302 che dava vita a un’apposita agenzia dedicata esclusivamente “all’aiuto diretto e ai programmi di lavoro” per i profughi arabi palestinesi – l’UNRWA, appunto – facendone un ente senza eguali.</p>
<p align="justify"><strong>L’UNRWA esiste per perpetuare, non per risolvere, il problema dei profughi palestinesi.</strong> Da che esiste, nessun palestinese ha mai perduto lo status di profugo. Esistono, ad esempio, centinaia di migliaia di profughi palestinesi e loro discendenti che sono cittadini della Giordania: eppure, per quanto riguarda l’UNRWA, essi continuano ad essere dei profughi con pieno diritto all’assistenza.</p>
<p align="justify"><strong>In questi sessant’anni l’UNRWA si è trasformata in uno strumento fondamentale per la perpetuazione del problema dei profughi, e in un grosso ostacolo per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.</strong></p>
<p align="justify">Quando l’UNRWA cominciò a contare i profughi, nel 1948, lo fece secondo modalità che non hanno precedenti: puntando cioè a registrare il massimo numero possibile di quelli che definiva “profughi”.</p>
<p align="justify">Innanzitutto, venne considerato palestinese chiunque avesse vissuto nella Palestina Mandataria britannica nei DUE anni precedenti lo scoppio del conflitto arabo-israeliano. <strong>Inoltre, l’UNRWA conta come profughi anche tutti i discendenti dei profughi originari: un sistema che dal 1948 in poi ha generato – caso unico al mondo – un incremento del 400% nel numero di profughi sotto la sua giurisdizione.</strong></p>
<p align="justify">Si trattava di una definizione di “profugo palestinese” politicamente motivata, con il sottinteso che i palestinesi sarebbero rimasti profughi per sempre o fino al giorno in cui si fossero trionfalmente stabiliti in uno stato arabo palestinese che comprendesse tutto il territorio su cui sorge Israele. Se si ricostruivano una vita altrove, anche dopo molte generazioni – dopo decenni o, in teoria, dopo secoli – rimanevano comunque ufficialmente profughi. Cosa molto diversa dalle altre situazioni nel mondo, dove gli altri profughi mantengono lo status di “profugo” solo finché non trovavano una collocazione permanente altrove, presumibilmente come cittadini di altri paesi.</p>
<p align="justify">Infine, per l’UNRWA lo status di profugo palestinese si basava soltanto sulla semplice parola del postulante.</p>
<p align="justify">Perfino la stessa UNRWA, in una relazione del giugno 1998 del suo Commissario Generale, ammise che le sue cifre erano gonfiate: "I numeri di registrazione dell’UNRWA sono basati su informazioni fornite spontaneamente dai profughi stessi con lo scopo principale di ottenere accesso ai servizi dell’agenzia e quindi non possono essere dati demografici statisticamente validi”.</p>
<p align="justify">Nell’ottobre 2004 l’allora Commissario Generale dell’UNRWA Peter Hansen ammise pubblicamente per la prima volta che membri di Hamas erano pagati dall’UNWRA, aggiungendo: "Non mi sembra un crimine. Hamas come organizzazione politica non significa che ogni membro sia un militante, e noi non facciamo controlli politici e non escludiamo nessuno, di qualunque convinzione sia”. Di conseguenza, il denaro dei contribuenti di paesi dove Hamas è legalmente definita un’organizzazione terroristica, come Stati Uniti e Canada, viene illegalmente usato per finanziare attività controllate da Hamas.</p>
<p align="justify">L’opinione di Hanson che Hamas sia una normale organizzazione politica le cui dottrine non interferiscono con il governo e l’istruzione dei palestinesi rimane la posizione ufficiale dell’UNRWA. È stato così anche quando Hamas ha commesso violenze contro altri palestinesi. Non appena l’organizzazione jihadista si impadronì di Gaza con la forza, nel luglio 2007, l’UNRWA immediatamente fece sapere a Hamas che era pronta a ricominciare a fornire i propri servizi. Nulla fu cambiato nella sua procedura o nella sua performance dopo il golpe. Una chiara dimostrazione di questo fatto è stata <strong>la morte di Awad al-Qiq nel maggio 2008. Qiq aveva alle spalle una lunga carriera come insegnante di scienze in una scuola dell’UNRWA ed era stato chiamato a dirigere la sua Rafah Prep Boys School. Ma era anche il principale fabbricatore di bombe per la Jihad Islamica. Rimase ucciso mentre supervisionava un laboratorio dove si costruivano missili e altre armi da usare contro Israele, posto a poca distanza dalla scuola. Qiq si dedicava allo stesso tempo a costruire armi per attaccare civili israeliani e a indottrinare i suoi studenti a fare lo stesso. La Jihad Islamica non aveva bisogno di pagargli uno stipendio per le sue attività terroristiche: lo facevano già l’ONU e i contribuenti occidentali.</strong></p>
<p align="justify">L’aumento del numero di insegnanti dell’UNRWA che si identificano apertamente con gruppi estremisti ha creato un blocco di insegnanti che assicura l’elezione di membri di Hamas e di singoli personaggi impegnati nelle ideologie islamiste. Usando le aule scolastiche come luoghi per diffondere i loro messaggi estremisti, questi insegnanti pesano anche sulle elezioni palestinesi locali. Quindi <strong>il sistema scolastico dell’UNRWA è diventato una piattaforma per le attività politiche di Hamas.</strong> Ad esempio, <strong>il ministro dell’interno e degli affari civili Saeed Siyam, di Hamas, è stato un insegnante nelle scuole UNRWA a Gaza dal 1980 al 2003.</strong> Poi divenne membro del sindacato degli impiegati arabi dell’UNRWA e capo del comitato di settore degli insegnanti. <strong>Altri famosi personaggi di Hamas provenienti dal sistema scolastico dell’UNRWA comprendono il primo ministro Ismail Haniyeh e Abd al-Aziz Rantisi, l’ex capo di Hamas.</strong></p>
<p align="justify">Il bilancio dell’UNRWA è sostenuto da molti paesi, tra i quali gli Stati Uniti e i paesi occidentali figurano come i maggiori contribuenti. Nel 1990 il bilancio annuale dell’UNRWA era di oltre 292 milioni di dollari; nel 2000 era aumentato a 365 milioni. Tuttavia, nonostante questo aumento in apparenza significativo, <strong>le assegnazioni di fondi tra i vari campi profughi sono diminuite </strong>– complice il tasso di nascite molto elevato e l’aumento della popolazione dei campi. <strong>I profughi vengono scoraggiati dall’uscirne e sono incentivati a rimanere per ricevere l’assistenza.</strong> La spesa pro capite per i profughi dei campi è scesa quindi da 200 dollari in servizi all’anno negli anni ‘70 ai circa 70 attuali. Questa situazione risulta particolarmente evidente in Libano, dove il governo fornisce poca o nessuna assistenza ai palestinesi.</p>
<p align="justify">L’UNRWA fornisce lavoro a un gran numero di palestinesi (ha uno staff a tempo pieno di 23.000 persone). <strong>Mentre l’UNHCR e l’UNICEF evitano di impiegare locali che sono anche i destinatari dei servizi dell’agenzia, l’UNRWA non fa questa distinzione.</strong> L’UNRWA quindi mantiene una grossa popolazione di profughi e loro discendenti in uno stato di dipendenza assistenziale permanente, finanziato dai contribuenti occidentali. Così facendo, funziona come una diga contro i tentativi di trasformare i profughi in cittadini produttivi. Tutte le burocrazie hanno la tendenza ad auto-perpetuarsi. Nel caso dell’UNRWA, questa tendenza è esacerbata dal fatto che la ragion d’essere dell’organizzazione è la conservazione del problema dei profughi, piuttosto che lo sforzo di dargli soluzione.</p>
<p align="justify">L’ONU ha sbagliato quando ha creato un ente dedicato esclusivamente a un’unica popolazione di profughi e con un modus operandi diverso da quello di tutte le altre agenzie di assistenza.</p>
<p align="justify">Quattro sono i passi necessari per rimettere l’approccio internazionale al problema dei profughi palestinesi in linea con la pratica standard in situazioni simili. Primo, l’UNRWA stessa deve essere sciolta. Secondo, i servizi che l’UNRWA attualmente fornisce devono essere trasferiti ad altre agenzie ONU, in particolare l’UNHC, che hanno una lunga esperienza con tali programmi. Terzo, la responsabilità per i normali servizi sociali deve essere affidata all’Autorità Palestinese e una grossa porzione dello staff dell’UNRWA deve essere trasferita all’autorità governativa. Quarto, i paesi donatori devono usare la massima attenzione per assicurare trasparenza e responsabilità.</p>
<p><em>(Da: Jerusalem Post, 27.05.08) - di Jonathan Spyer </em></p>
<p><a href="http://friendsofisrael.ilcannocchiale.it/2008/09/02/i_profughi_a_vita.html">Friend of Israel</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2176</link>
<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 12:52:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/08/28/rapporto-onu-traffico-armi-nella-frontiera-orientale-del-libano/</guid>
<description><![CDATA[Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano  

Beirut, 27 ago, 11:04 - Un rappo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rapporto Onu: Traffico armi nella frontiera orientale del Libano</strong>  </p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/lebanonshelter.gif"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/lebanonshelter.gif" alt="" width="480" height="360" class="aligncenter size-full wp-image-2179" /></a></p>
<p align="justify">Beirut, 27 ago, 11:04 - Un rapporto Onu critica lo scarso impegno di Libano e Siria nell'ostacolare il contrabbando, soprattutto di armi, che avviene ormai da tempo nella zona di frontiera.</p>
<p align="justify">Israele ne era cosciente e aveva già denunciato il traffico illecito che il movimento sciita Hezbollah riceve dall'Iran attraverso quel passaggio. </p>
<p align="justify">Il rapporto divulgato oggi dal quotidiano An Nahar, già presentato al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, è il frutto del  lavoro svolto da una commissione speciale.</p>
<p align="justify">Questo gruppo, a lavoro per oltre due settimane, era composto da esperti militari, di dogane e di diritto internazionale, che hanno collaborato a stretto contatto con forze di sicurezza interna, della sicurezza generale e della direzione delle dogane.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2758</link>
<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 13:26:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/08/19/libano-interrogazione-malan-sconcertanti-parole-di-graziano/</guid>
<description><![CDATA[Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano
(ANSA) - 15:30 - Roma, 18 ago - ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Libano: interrogazione Malan, sconcertanti parole di Graziano</strong></p>
<p align="justify">(ANSA) - 15:30 - Roma, 18 ago - "Ho presentato un'interrogazione sulle sconcertanti parole del generale Graziano, comandante della missione Unifil in Libano". Lo annuncia il senatore del Pdl Lucio Malan, dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano israeliano 'Haaretz'.</p>
<p align="justify">Secondo 'Haaretz', il generale Claudio Graziano, attualmente al comando della missione Unifil in Libano, ha lodato le milizie islamiche Hezbollah e accusato Israele di violare la risoluzione Onu 1701. </p>
<p align="justify">"L'ambasciatore del governo di Gerusalemme ha già chiesto chiarimenti ufficiali - sottolinea Lucio Malan - credo che chiarimenti siano anche dovuti all'Italia, il cui Parlamento non ha mai inteso che la missione in Libano avesse un carattere di sostegno unilaterale a una delle parti, tanto meno agli estremisti di Hezbollah".</p>
<p align="justify">Il senatore del Pdl sottolinea in particolare le conseguenze della questione sollevata da 'Haaretz', che ha avuto "eco sui media israeliani e americani dove, come c'era da aspettarsi, la disapprovazione non si riferisce solo al generale Graziano ma all'Italia".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=2751</link>
<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 13:15:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/08/17/libano-ambasciatore-israeliano-incontra-generale-graziano/</guid>
<description><![CDATA[Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano

(ANSA) - 15:05 - Roma, 16 ago - Il capo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Libano: ambasciatore israeliano incontra generale Graziano</strong></p>
<p><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/09/unifil.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/09/unifil.jpg" alt="" title="unifil" width="500" height="333" class="aligncenter size-full wp-image-2755" /></a></p>
<p align="justify">(ANSA) - 15:05 - Roma, 16 ago - Il capo della delegazione israeliana alle Nazioni Unite, ambasciatore Dan Carmon, ha incontrato ieri il comandante delle forza Onu in Libano (Unifil) generale Claudio Graziano, dopo gli appunti fatti da quest'ultimo a Israele. Ne dà notizia il quotidiano israeliano Haaretz nella sua edizione on-line.</p>
<p align="justify">Giovedì Graziano aveva accusato Israele di violazioni unilaterali della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza Onu, l'accordo di cessate il fuoco che ha posto fine alla seconda guerra, durata 34 giorni, tra Israele e la milizia libanese di Hezbollah. Il generale italiano che comanda l'Unifil aveva fatto queste osservazioni durante una conferenza stampa al Palazzo di Vetro di New York. Ha detto - secondo quanto ricorda Haaretz - che i continui voli dell'aeronautica israeliana nello spazio aereo libanese e il rifiuto israeliano di fornire le mappe delle aree in cui ha slanciato bombe 'a grappolo' durante la guerra costituiscono "una costante violazione della 1701".</p>
<p align="justify">Graziano ha fatto anche riferimento al villaggio di Ghajar, al confine tra Israele e Libano, come "un'area sotto permanente occupazione".   Il generale italiano, allo stesso tempo, ha anche detto che Hezbollah ottempera alla risoluzione 1701, e tra militanti del gruppo libanese e le forze dell'Unifil c'é un'eccellente cooperazione, aggiungendo che a parte i militari libanesi e quelli dell'Unifil nonché qualche cacciatore locale, nessun altro è armato a sud del fiume Litani.</p>
<p align="justify">Alla domanda su notizie di introduzione clandestina di armi in Libano, Graziano ha detto di non poter assicurare che l'area sotto la sua giurisdizione sia impenetrabile, nonostante ciò - ha aggiunto - non vi sono prove né di contrabbando di armi né di movimenti di uomini armati.</p>
<p align="justify">Haaretz riporta come Graziano non abbia voluto commentare i nuovi cambiamenti nel governo libanese, tra le cui "linee guida" vi è quella che Hezbollah ha il diritto "di liberare le terre occupate". Il generale ha però sottolineato l'importanza che anche il Libano rispetti i suoi impegni. Gli Stati Uniti hanno espresso contrarietà al presidente libanese, Michel Suleiman, e al primo ministro, Fuad Siniora, per aver accondisceso su vari argomenti alle richieste di Hezbollah. Israele, dal canto suo, aveva giudicato la nuova piattaforma del governo libanese un pericoloso sviluppo che attesta come la forza di Hezbollah stia crescendo di pari passo alla disgregazione della risoluzione 1701.</p>
<p align="justify">Fonti della difesa israeliana - scrive Haaretz - credono che Hezbollah stia cercando un nuovo pretesto per prolungare la sua lotta armata contro Israele. Una delle possibilità esaminate dall'organizzazione sciita sarebbe quella di cercare di abbattere uno degli aeroplani israeliani durante i sorvoli del territorio libanese.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Unifil e i terroristi.....]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1718</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 11:09:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/07/21/lunifil-e-i-terroristi/</guid>
<description><![CDATA[UN &#8220;peacekeepers&#8221; salute terrorists 
From AP (h/t LGF):

U.N. soldiers salute as a tract]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>UN "peacekeepers" salute terrorists</strong> </p>
<p align="center">From <a href="http://news.yahoo.com/nphotos/slideshow/photo//080717/481/0a4a1299c3444902ac4de0eefdc89ae5/">AP</a> (h/t <a href="http://littlegreenfootballs.com/article/30674_UN_Peacekeepers_Salute_Imad_Mughniyeh_Dead_Terrorists">LGF</a>):</p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/07/unterrorists.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/07/unterrorists.jpg" alt="" width="399" height="266" class="aligncenter size-full wp-image-1719" /></a></p>
<p align="center"><em>U.N. soldiers salute as a tractor-trailer loaded with coffins of nearly 200 Lebanese and Palestinian fighters and bearing the picture of slain Hezbollah top leader Imad Mughniyeh, right, arrives in the southern city of Tyre, Lebanon, Thursday, July 17, 2008.</em></p>
<p align="justify">These look like the kinds of people who will zealously hold Hezbollah to every provision of UN Resolution 1701, don't they? </p>
<p><a href="http://elderofziyon.blogspot.com/2008/07/un-peacekeepers-salute-terrorists.html">Elder of Zyion</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ehud Barak: "Israele non accetterà l'erosione continua della risoluzione 1701"]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1552</link>
<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 15:07:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/07/10/ehud-barak-israele-non-accettera-lerosione-continua-della-risoluzione-1701/</guid>
<description><![CDATA[Ehud Barak: &#8220;Israele non accetterà l&#8217;erosione continua della risoluzione 1701&#8243;

0]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ehud Barak: "Israele non accetterà l'erosione continua della risoluzione 1701"</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/07/ehud-barak.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/07/ehud-barak.jpg" alt="" width="298" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-1553" /></a></p>
<p align="justify">09/07/2008 - Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha dichiarato martedì che Israele “non accetterà l’erosione continua della risoluzione 1701” del Consiglio di Sicurezza (sulla fine della seconda guerra in Libano), che non viene applicata, e il continuo traffico tra Siria e Libano di armamenti che minacciano il delicato equilibrio alla frontiera nord d’Israele. Si ricorda che la 1701 prescriveva anche l’immediato e incondizionato rilascio dei due ostaggi israeliani, per i quali invece Gerusalemme dovrà pagare un pesante riscatto.</p>
<p>(<em>Fonte: Israele.net</em>)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gaza, Hamas organizza campi estivi per ragazzi]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1532</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 20:17:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/07/06/gaza-hamas-organizza-campi-estivi-per-ragazzi/</guid>
<description><![CDATA[Gaza, Hamas organizza campi estivi per ragazzi

GAZA  - Con la chiusura delle scuole, nelle spiagge ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gaza, Hamas organizza campi estivi per ragazzi</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/07/6a00d8341c60bf53ef00e54f395fb58833-800wi.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/07/6a00d8341c60bf53ef00e54f395fb58833-800wi.jpg" alt="" width="333" height="450" class="aligncenter size-full wp-image-1533" /></a></p>
<p align="justify">GAZA  - Con la chiusura delle scuole, nelle spiagge di Gaza sono state erette numerose tende dove Hamas - ma anche la Jihad islamica e l'Unrwa, l'ente delle Nazioni Unite per i profughi - organizzano campi estivi che rappresentano un notevole sollievo per le famiglie palestinesi. Si tratta di attività in genere gratuite. A volte ai genitori viene chiesto il pagamento di alcuni spiccioli, perché non abbiano la sensazione di ricevere elemosina. Una volta giunti alla spiaggia di Gaza, i ragazzi ospiti di Hamas (cui vengono date speciali uniformi) ricevono lezioni di buona condotta, mista ad indottrinamento religioso. </p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/07/610x.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/07/610x.jpg" alt="" width="610" height="407" class="aligncenter size-full wp-image-1534" /></a></p>
<p align="justify">Quest' anno parte degli interventi sono dedicati ad inculcare il principio che di fronte all'isolamento di Gaza imposto da Israele (dopo il colpo di mano di Hamas di un anno fa) "la strada da intraprendere è quella della fermezza". Il mare è vicino, e nelle pause è possibile tuffarsi in mare: anche se è inquinato si trovano ancora alcune spiagge relativamente pulite, che sono tuttavia le più congestionate. Per i momenti di distensione, sono stati approntati anche tavoli di ping-pong e altri giochi. I ragazzi ricevono anche merende. </p>
<p align="justify">Secondo la stampa, ai campi estivi di Hamas si sono iscritti 150 mila ragazzi e a quelli dell'Unrwa 200 mila. </p>
<p>(<em>ANSA, 6 luglio 2008</em> )</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: Nasrallah, raggiunto accordo con Israele per scambio prigionieri]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1517</link>
<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 08:32:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/07/03/libano-nasrallah-raggiunto-accordo-con-israele-per-scambio-prigionieri/</guid>
<description><![CDATA[LIBANO: NASRALLAH, RAGGIUNTO ACCORDO CON ISRAELE PER SCAMBIO PRIGIONIERI

Beirut, 2 lug. - (Adnkrono]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LIBANO: NASRALLAH, RAGGIUNTO ACCORDO CON ISRAELE PER SCAMBIO PRIGIONIERI</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/07/iran124.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/07/iran124.jpg" alt="" width="469" height="700" class="aligncenter size-full wp-image-1518" /></a></p>
<p align="justify">Beirut, 2 lug. - (Adnkronos/Aki) - "Oggi vi annuncio in via ufficiale che e' stato raggiunto un accordo con Israele e c'e' soddisfazione da entrambe le parti per lo scambio di prigionieri: questa e' una vittoria importante per noi": cosi' il leader degli Hezbollah libanesi, <strong>Hassan Nasrallah, ha annunciato in diretta televisiva il raggiungimento "con la mediazione dell'Onu e attraverso un negoziatore tedesco'' di una intesa tra Israele e la sua organizzazione per uno scambio di prigionieri, che dovrebbe avvenire intorno alla meta' del mese.</strong> "Ora dobbiamo solo aspettare la definizione dei tempi con i quali dovra' avvenire lo scambio - ha aggiunto - Da ora in poi non ci sara' piu' nessun libanese presente nelle carceri israeliane e non avremo piu' dispersi. Il Libano sara' il primo paese ad aver concluso definitivamente la questione dei propri prigionieri in Israele: <strong>si tratta di una vittoria nazionale </strong>molto grande anche sotto il punto di vista umanitario perche' sara' grande la gioia delle famiglie dei libanesi che ritorneranno in patria". </p>
<p align="justify">Nasrallah ha inoltre rivendicato la "liberazione di tutta la terra libanese dagli israeliani, eccetto le fattorie di Sheba'a". In base all'accordo i cinque prigionieri libanesi detenuti in Israele, compreso Samir al-Qantar, rientreranno in patria - assieme ai corpi di altri "fratelli" arabi - in cambio dei resti dei soldati israeliani Eldad Regev ed Ehud Goldwasser morti nel 2006 durante l'attacco al Libano. Ai mediatori israeliani, ha annunciato Nasrallah, verranno forniti particolari anche su Ron Arad, il pilota israeliano abbattuto in Libano nel 1986 e sulla cui sorte non si e' piu' saputo nulla.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La menzogna imperante nella stampa libanese]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1508</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 05:46:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/07/02/la-menzogna-imperante-nella-stampa-libanese/</guid>
<description><![CDATA[La menzogna imperante nella stampa libanese
02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il ra]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La menzogna imperante nella stampa libanese</strong></p>
<p align="justify">02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il rapporto del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon escluderebbe che Hezbollah abbia ripristinato il proprio arsenale di prima del 2006 a sud del fiume Litani. Secondo fonti interne alle Nazioni Unite, tutti sanno che è vero il contrario ma l’Onu non lo può dire per non ammettere il fallimento della risoluzione 1701 e non compromettere gli equilibri interni libanesi. Un’altra fonte diplomatica delle Nazioni Unite ritiene che Hezbollah si sia specializzato nel nascondere le sue attività all’Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese. </p>
<p>(<em>Fonte: Israele.net</em>)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Attacco all' Iran, la prova generale. Simulazione israeliana su Creta]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1454</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 10:27:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/06/21/attacco-all-iran-la-prova-generale-simulazione-israeliana-su-creta/</guid>
<description><![CDATA[Venti di guerra Oltre 100 caccia hanno condotto una missione di 1.500 chilometri
Attacco all&#8217; ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Venti di guerra Oltre 100 caccia hanno condotto una missione di 1.500 chilometri</strong></em></p>
<p><strong>Attacco all' Iran, la prova generale Simulazione israeliana su Creta</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/flotta-aerea.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/flotta-aerea.jpg" alt="" width="1024" height="768" class="aligncenter size-full wp-image-1455" /></a></p>
<p><em><strong>El Baradei dell' Aiea: «La regione diventerebbe una palla di fuoco» Il presidente Ahmadinejad promette ritorsioni pesanti, l' ayatollah Khatami minaccia conseguenze «terribili»</strong></em></p>
<blockquote><p><strong><em>
<p align="justify">Il precedente: l'attacco. In 2 minuti, una domenica pomeriggio del giugno 1981, caccia israeliani distrussero il reattore di Osirak (Osiris+Iraq) costruito con assistenza francese fuori Bagdad, mettendo fine al programma atomico</em></strong> </p></blockquote>
<p align="justify">WASHINGTON - Nome in codice «Glorious Spartan 08». Teatro operativo: il tratto di mare a sud est dell' isola di Creta. E' in questo splendido angolo di Mediterraneo che l' aviazione israeliana ha simulato - dal 28 maggio al 18 giugno - l' attacco all' Iran. <strong>Oltre cento caccia F16 e F15, con l' ausilio di aerei per il rifornimento in volo, hanno condotto una missione di 1500 chilometri, la stessa distanza che divide lo Stato ebraico dall' impianto nucleare di Natanz. I jet hanno sganciato bombe, condotto raid contro i radar, attuato manovre evasive. In loro supporto velivoli per la guerra elettronica ed elicotteri che trasportavano i commandos dell' unità speciale 5101, conosciuta come Shaldag, e gli incursori della Sayeret. Una delle simulazioni prevedeva infatti il recupero di piloti abbattuti in «territorio ostile».</strong> Al loro fianco i greci, che hanno offerto l' ospitalità dei poligoni e provato interventi coordinati. </p>
<p align="justify">Gli israeliani, di solito estremamente riservati su quello che combinano, hanno passato al New York Times le informazioni su «Spartan 08» accostando le manovre ad un possibile blitz contro l' Iran. E hanno spiegato, con l' abituale pragmatismo, quali fossero gli obiettivi. Il primo - tecnico - era quello di esercitarsi in un raid a lungo raggio. Le forze aeree israeliane sono abituate ad azioni di questo tipo. Hanno organizzato il raid di Entebbe andando a liberare ostaggi in Uganda e distrutto il reattore iracheno di Osirak. Ma proprio il ricorso «al lungo braccio» ha spinto gli avversari di Israele a dotarsi di contromisure e dunque una eventuale incursione in territorio iraniano può rivelarsi insidiosa. Il secondo obiettivo era ribadire agli Stati Uniti e ai governi occidentali che l' opzione militare non è poi così lontana. Se i ripetuti tentativi negoziali falliranno, non resterà che la forza. Le fughe di notizie, i «piani» rivelati dai giornali, gli scenari dei think thank fanno parte di una accurata regia per preparare le opinioni pubbliche. E la stessa interpretazione va data alle previsioni nere di politici come il tedesco Josckha Fischer e del più coinvolto ex premier israeliano (di origini iraniane) Shaul Mofaz. Il punto non è più «se» ma piuttosto «quando» ci sarà l' assalto. </p>
<p align="justify">Preoccupato per questi sviluppi, Mohammed El Baradei, il direttore dell'Aiea, l' ente per l' energia atomica dell' Onu, ha detto ieri sera che si dimetterà nel caso di un attacco contro l' Iran: «Secondo me, è la peggiore opzione possibile. Traformerebbe la regione in una palla di fuoco... Se l'Iran non sta già costruendo armi nucleari, lancerà un corso accelerato con la benedizione di tutti gli iraniani». Agitando le sciabole gli israeliani hanno anche voluto accentuare le inquietudini degli ayatollah, ormai da tempo sotto una forte pressione psicologica e diplomatica. </p>
<p align="justify">Ogni giorno Teheran dovrà chiedersi se la formazione di jet in avvicinamento sono l' ennesima simulazione o il colpo di maglio. Gli iraniani sono convinti che ai loro confini si sta preparando qualcosa. E reagiscono a parole e con i fatti. Il presidente Ahmadinejad promette ritorsioni pesanti, l' ayatollah Ahmad Khatami minaccia conseguenze «terribili». L' aviazione è in costante allerta e nelle ultime settimane i vecchi caccia F4, eredità dello Scià, si sono levati in volo per intercettare aerei finiti fuori rotta. Lo Stato Maggiore ha intensificato il programma per potenziare la difesa contraerea: sono state acquistate diverse batterie di missili russi «Sa 300» e «Sa 20». Inoltre gli iraniani hanno chiesto aiuto ai tecnici di Mosca per migliorare i radar. Una necessità emersa dopo il raid compiuto da Israele in Siria il 6 settembre. Il blitz - che per alcuni esperti ha rappresentato un' ulteriore prova di attacco - ha dimostrato che i radar russi sono stati «accecati» con sistemi da guerra elettronica. L' intelligence khomeinista ha anche monitorato con attenzione le attività dell' Us Air Force. Nell' agosto di un anno fa, una formazione di F16 statunitensi ha condotto una misteriosa missione d' addestramento - durata 11 ore - dall' Iraq all' Afghanistan. Per l' analista William Arkyn «c'entra l'Iran». </p>
<p align="justify">E se il cielo promette tempesta, sul terreno la situazione non è serena. <strong>Minoranze etniche e oppositori interni sembrano spinti da nuova linfa e forse nuovi aiuti.</strong> I separatisti curdi sono passati all' attacco anche al di fuori della loro regione. I beluci del gruppo Jundallah continuano ad attaccare i pasdaran. Si sono mossi anche gruppi inediti: il Movimento jihadista della Sunna e i «Soldati dell' Assemblea del Regno» (nazionalisti). Entrambi hanno rivendicato la strage nella moschea di Shiraz. Negli ambienti della diaspora non si esclude che le tattiche «mordi e fuggi» di questi nuclei siano legate a un ordine segreto firmato da George Bush alla fine di gennaio con il quale si autorizzano «attività clandestine» per destabilizzare l' Iran. </p>
<p align="justify">Uno spettatore interessato, la Russia, ha fatto sentire la sua voce. Il ministro degli Esteri Lavrov ha lanciato ieri una severa messa in guardia. Non sarebbe strano se i russi avessero seguito da vicino le manovre a Creta: come ai tempi della Guerra fredda, la Marina ha rimandato in Mediterraneo le sue navi spia. A volte innocui pescherecci, irti di antenne, più interessati ai segreti che ai pesci. </p>
<p><em><strong>Guido Olimpio</strong></em></p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 21 Giugno 2008, pag. 13</em>)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Hezbollah: ritiro da Shebaa non basterà ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1449</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 13:36:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/06/20/hezbollah-ritiro-da-shebaa-non-bastera/</guid>
<description><![CDATA[MO: Libano-Israele; Hezbollah, ritiro da Shebaa non basterà 

Anche se Israele si ritirerà dalle F]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MO: Libano-Israele; Hezbollah, ritiro da Shebaa non basterà </strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/lebanon_sheeba_map.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/lebanon_sheeba_map.jpg" alt="" width="400" height="368" class="aligncenter size-full wp-image-1450" /></a></p>
<p align="justify"><strong>Anche se Israele si ritirerà dalle Fattorie di Shebaa, il Libano continuerà ad avere bisogno della "resistenza" nel sud del paese.</strong> Lo ha affermato un deputato di Hezbollah, Hassan Fadlallah, in un'intervista all'agenzia di stampa iraniana Irna, ripresa da quella libanese Ani.</p>
<p align="justify">"Il ritiro dei sionisti dalle Fattorie di Shebaa - ha detto Fadlallah - sarà comunque una grande conquista per la resistenza, perché sarà il risultato della sua presenza e della sua azione". Tuttavia il ritiro non "cambierà il fatto che il Libano ha bisogno della resistenza", perché, sostiene Fadlallah, "la liberazione delle Fattorie di Shebaa dimostrerà la verità della logica della resistenza, che è la sola scelta possibile per liberare i territori e contrastare l'aggressione, d'intesa con l'esercito libanese".</p>
<p align="justify">"Coloro che pensano che mettere sotto tutela internazionale le Fattorie di Shebaa possa mettere in difficoltà la resistenza - ha concluso il deputato Hezbollah - si fanno illusioni". Il riferimento è agli Stati Uniti, la cui segretaria di stato Condoleezza Rice, nei giorni scorsi, durante una visita a sopresa a Beirut, ha detto che il suo governo pensa "sia arrivato il momento di occuparsi delle Fattorie di Shebaa".</p>
<p align="justify">L'area in questione è una striscia di suolo fertile di 25 chilometri quadrati alle pendici delle Alture del Golan, che Israele occupò durante la guerra del 1967. Il territorio è rivendicato da Siria e Libano ma finora Israele lo ha sempre considerato come parte delle alture, legando quindi un eventuale ritiro a un accordo di pace complessivo con Damasco. (<em>19.06.08 20:31</em>)</p>
<p><a href="http://www.ticinonews.ch:80/articolo.aspx?id=70346&#38;rubrica=15">Ticino News</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: Hezbollah respinge supervisione Onu su Shebaa]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1443</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 20:14:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/06/19/libano-hezbollah-respinge-supervisione-onu-su-shebaa/</guid>
<description><![CDATA[Libano: Hezbollah respinge supervisione Onu su Shebaa

(ANSA) – 12:26 - Beirut, 18 giu - Il gruppo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Libano: Hezbollah respinge supervisione Onu su Shebaa</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/fattorie-di-shebaa.gif"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/fattorie-di-shebaa.gif" alt="" width="220" height="388" class="aligncenter size-full wp-image-1444" /></a></p>
<p align="justify">(ANSA) – 12:26 - Beirut, 18 giu - Il gruppo guerrigliero sciita Hezbollah, che vuole "liberare" con le armi il contestato territorio di confine con Israele delle Fattorie di Shebaa, ha respinto una proposta del presidente libanese, Michel Suleiman, e del primo ministro incaricato, Fuad Siniora, di porre l'area sotto la supervisione temporanea dell'Onu.</p>
<p align="justify">"Mettere le Fattorie di Shebaa sotto controllo Onu è parte di un disegno che ha per bersaglio le armi della resistenza - ha detto la tv del movimento sciita, Al Manar - il vero obiettivo (della proposta) è di rendere illegittime le armi della resistenza e portarle via".</p>
<p align="justify">Il quotidiano in lingua francese L'Orient le Jour sostiene che l'organizzazione sciita, appoggiata da Iran e Siria, "ha probabilmente informato il presidente Suleiman del suo rifiuto del piano". La proposta è stata fatta da Suleiman e Siniora nei loro incontri separati lunedì scorso con il segretario di Stato Condoleezza Rice che, in visita a Beirut, ha affermato che "gli Stati Uniti credono che sia arrivato il momento di occuparsi della questione delle Fattorie di Shebaa".</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: presto scambio Israele-Hezbollah, prigionieri vivi o morti]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1435</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 08:33:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/06/19/libano-presto-scambio-israele-hezbollah-prigionieri-vivi-o-morti/</guid>
<description><![CDATA[PRESTO SCAMBIO ISRAELE-HEZBOLLAH,PRIGIONIERI VIVI O MORTI

Beirut,18 Giugno 2008, 19:54 - Uno scambi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PRESTO SCAMBIO ISRAELE-HEZBOLLAH,PRIGIONIERI VIVI O MORTI</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/610x.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/610x.jpg" alt="" width="610" height="425" class="aligncenter size-full wp-image-1436" /></a></p>
<p align="justify">Beirut,18 Giugno 2008, 19:54 - Uno scambio di prigionieri e' imminente tra Israele ed Hezbollah, che stanno mettendo a punto i dettagli conclusivi del relativo accordo, raggiunto grazie ai buoni uffici della Germania, un cui emissario si e' prestato come mediatore sotto l'egida delle Nazioni Unite. La notizia e' stata riferita da almeno due fonti riservate negli ambienti politici libanesi: lo scambio non avverra' comunque prima di una decina di giorni, e potrebbe aver luogo proprio in territorio tedesco. </p>
<p align="justify">Da un lato riguardera' Ehud Goldwasser ed Eldad Regev, i due riservisti israeliani catturati dai miliziani sciiti nel luglio 2006 al confine tra il Libano e lo Stato ebraico; dall'altro un numero variabile di detenuti libanesi attualmente rinchiusi nelle carceri israeliane, a seconda delle versioni quattro oppure da sette a dieci, piu' le salme di una decina di guerriglieri di Hezbollah uccisi in combattimento. <strong>Non e' chiaro tuttavia se siano ancora vivi Goldwasser e Regev</strong>, il cui sequestro provoco' l'attacco d'Israele contro il sud del Libano che due anni fa diede il via a un sanguinoso conflitto-lampo protrattosi per 34 giorni: il Partito di Dio si e' sempre rifiutato di rivelare che cosa ne sia stato dei due ostaggi, i quali nella sparatoria che porto' alla loro cattura sarebbero rimasti seriamente feriti; nella medesima occasione nove loro commilitoni persero la vita.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3176430.html?ref=hpsbdx1">Repubblica.it</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A un anno dal golpe di Hamas a Gaza ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1425</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 10:25:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[A un anno dal golpe di Hamas a Gaza 

È passato un anno da quando Hamas prese il controllo sulla st]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A un anno dal golpe di Hamas a Gaza</strong> </p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/image_2149.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/image_2149.jpg" alt="" width="140" height="207" class="aligncenter size-full wp-image-1426" /></a></p>
<p align="justify">È passato un anno da quando Hamas prese il controllo sulla striscia di Gaza ricorrendo alla forza e ai Kalashnikov e da allora la posizione dell’organizzazione jihadista palestinese si è rafforzata e consolidata, nonostante le forti perdite subite negli scontri con le Forze di Difesa israeliane, il persistente isolamento internazionale e le sofferenze patite dalla sua popolazione.</p>
<p align="justify">Hamas si è insediata a Gaza e ne ha assunto la sovranità come un governo legittimo. L’anarchia dei primi mesi è scomparsa come se non ci fosse mai stata. Oggi gli abitanti non osano più nemmeno sparare raffiche in aria durante i matrimoni, come era loro consuetudine. Hamas ha assunto il pieno controllo di università, uffici commerciali, mass-media, istituzioni pubbliche e sull’insieme della popolazione.</p>
<p align="justify">Hamas ha imposto la propria egemonia grazie a un governo dittatoriale che non permette alcuna possibilità di rivolta e nemmeno di protesta. Di fatto, non esiste alcuna opposizione.<br />
<strong>La striscia di Gaza del 2008 è una realtà che rasenta l’assurdo: su un milione e 300mila abitanti, il 70% dipende per la propria sussistenza da sussidi assistenziali elargiti da vari enti di aiuti; circa il 60% si arrangia con meno di 2 dollari al giorno e vive sotto la linea di povertà. Non esiste una vere rete di acqua potabile e il sistema fognario è al collasso. Metà della popolazione è sotto i 18 anni e non vede un futuro. Dunque non sorprende che nei recenti sondaggi il 70% degli abitanti dica che preferirebbe vivere in qualunque altro posto al mondo fuorché a Gaza.</strong></p>
<p align="justify">Israele fa arrivare aiuti umanitari, e le merci che non arrivano attraverso i valichi di Karni e di Sufa (peraltro costantemente bersagliati da terroristi controllati da Hamas) vengono contrabbandate nella striscia di Gaza attraverso i tunnel sotto Rafah che la collegano al Sinai egiziano. I paesi europei pagano il carburante necessario per far funzionare le centrali elettriche, e il governo di Hamas addebita agli abitanti i costi della traballante fornitura elettrica. I profughi (e loro discendenti) ricevono assistenza dalle Nazioni Unite, mentre il governo di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e Salam Fayyad finanza l’assistenza sanitaria e il sistema scolastico. Fayyad è anche quello che paga la bolletta della compagnia israeliana Dor Energy per il carburante, e che continua a pagare gli stipendi mensili dei 78.000 abitanti di Gaza che erano impiegati nelle istituzioni dell’Autorità Palestinese anche se, allo stato attuale, risultano senza occupazione. L’Iran <strong>copre tutte le spese del governo Hamas, comprese le spese militari.</strong> Donazioni provenienti dai paesi del Golfo vengono usate da Hamas a scopi assistenziali, e coloro che non ricevono aiuti dall’Onu o da Hamas ricevono tessere alimentari da altre organizzazioni internazionali.</p>
<p align="justify"><strong>Tuttavia, sebbene gli abitanti della striscia di Gaza siano ridotti a vivere di elemosina, Hamas si occupa praticamente della sola cosa che veramente le interessa: la corsa al riarmo, con la creazione di un regolare apparato militare che comprende divisioni, compagnie e corpi professionali specializzati. Oggi l’esercito di Hamas conta già circa 16.000 combattenti ed è strutturato sul modello di Hezbollah. Molti di questi combattenti escono attraverso i tunnel di Rafah e vanno a ricevere addestramento militare in Iran e in Siria.</strong></p>
<p align="justify">Nel momento in cui celebra il suo primo anniversario, <strong>ecco dunque come si presenta il “Hamastan” palestinese: un piccolo stato terrorista, violento e dittatoriale</strong>, che dipende totalmente dall’assistenza altrui.</p>
<p>(Da: <em>YnetNews, 13.06.08 </em>)</p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/hamas21.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/hamas21.jpg" alt="" width="400" height="265" class="aligncenter size-full wp-image-1427" /></a></p>
<p align="justify"><strong>Membri di Fatah nella striscia di Gaza hanno fatto appello lo scorso fine settimana al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) perché si adoperi per porre fine a quella che definiscono una “campagna di sequestri, intimidazioni e terrore“ condotta contro di loro da Hamas.</strong></p>
<p align="justify">In una lettera indirizzata ad Abu Mazen nel primo anniversario del violento golpe di Hamas a Gaza, i membri di Fatah denunciano il fatto che il movimento jihadista palestinese continua a prenderli di mira nonostante la recente iniziativa del presidente dell’Autorità Palestinese volta a superare il conflitto fra le due parti.</p>
<p align="justify">“La esortiamo a muoversi rapidamente per porre fine alle azioni criminali e terroristiche delle milizie di Hamas contro i figli di Fatah – scrivono gli esponenti di Fatah – Sono milizie che continuano a rapire e torturare i nostri membri nella striscia di Gaza nonostante la sua iniziativa”.</p>
<p align="justify">La lettera sottolinea che nelle scorse settimane molti attivisti di Fatah nella striscia di Gaza sono stati convocati dalle forze di sicurezza di Hamas per essere interrogati, compresi alti esponenti di Fatah come Issam Najjar, Abdel Rahim Najjar e Abdel Rauf Abdeen. “Queste milizie nere [di Hamas] hanno forse il diritto di fare quello che vogliono a Fatah mentre lei se ne sta in Cisgiordania senza far nulla? – chiedono gli attivisti di Fatah – <strong>E’ al corrente del fatto che le milizie di Hamas vietano alla gente, a forza di botte, di sostare in luoghi pubblici?</strong> Perché se ne sta in Cisgiordania senza far niente? Intende aspettare fino a quando Hamas ci avrà uccisi tutti?”.</p>
<p align="justify">I membri di Fatah esortano Abu Mazen a “spazzare via completamente” Hamas in Cisgiordania prima che sia troppo tardi, avvertendo che altrimenti lui e i suoi seguaci verranno prima o poi abbattuti dal movimento jihadista palestinese.</p>
<p align="justify">La lettera lamenta anche il fatto che i mass-media controllati da Fatah abbiano smesso di riportare le pratiche di Hamas contro i membri di Fatah nella striscia di Gaza, evidentemente nell’intento di evitare un’escalation della tensione fra le due parti. “Perché la TV di Palestina ha smesso di riferire dei sequestri di membri di Fatah nella striscia di Gaza? – chiede la lettera – Perché lei se ne sta in disparte mentre coloro che hanno combattuto per lei vengono presi di mira da queste milizie?”.</p>
<p align="justify">Gli autori della lettera sostengono che <strong>sabato scorso Hamas ha impedito ai famigliari dei membri di Fatah di recarsi nei cimiteri. Dicono che decine di poliziotti di Hamas hanno sigillato il cimitero maggiore di Khan Yunis.</strong> Hamas avrebbe anche impedito ai sostenitori di Fatah e ai famigliari degli uomini di Fatah uccisi nei combattimenti di un anno fa con Hamas di sfilare nelle strade e tenere riunioni pubbliche per protestare contro il golpe del movimento islamista.</p>
<p align="justify">Le famiglie di circa 450 palestinesi uccisi negli scontri fra Fatah e Hamas hanno chiesto sabato ad Abu Mazen di adoperarsi per portare alla sbarra le milizie “assassine” di Hamas per le “atrocità” commesse. Dicono che alcune delle vittime, specialmente quelle appartenenti alle forze di sicurezza controllate da Fatah, vennero uccise a sangue freddo dopo essere state catturate da Hamas.</p>
<p align="justify">Hamas sostiene che le forze di sicurezza che fanno capo ad Abu Mazen trattengono in detenzione senza processo decine di suoi sostenitori. Secondo il movimento, durante l’anno appena trascorso sarebbero stati più di 1.500 i sostenitori di Hamas arrestati dalle forze di Fatah in Cisgiordania.</p>
<p>(Da: <em>Jerusalem Post, 15.06.08</em> )</p>
<p><a href="http://www.israele.net/articles.php?id=2107">Tra Gaza e Beirut</a></p>
<p><a href="http://www.israele.net/articles.php?id=2073">Livni: “Gaza impedisce la nascita dello stato palestinese”</a>  </p>
<p><a href="http://www.israele.net/articles.php?id=2149">Israele.net</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1404</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 09:24:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica 

La Commissione delle Nazioni Unite sulle ON]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Procedimento alle Nazioni Unite contro una ONG ebraica</strong> </p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/image_2140.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/image_2140.jpg" alt="" width="140" height="139" class="aligncenter size-full wp-image-1405" /></a></p>
<p align="justify">La Commissione delle Nazioni Unite sulle ONG (Organizzazioni Non Governative) è riunita da mercoledì a Washington con un ordine del giorno che prevede, fra l’altro, la possibilità di togliere all’organizzazione ombrello dell’ebraismo riformato – la World Union of Progressive Judaism – lo status di osservatore riconosciutole sin dal 1972. “Sarebbe un gesto estremamente ingiusto e arbitrario – ha dichiarato il presidente dell’organizzazione, il rabbino Uri Regev – Sarebbe una presa di posizione particolarmente deprimente per il modo in funzionano dibattito e decisioni oggi all’Onu”.</p>
<p align="justify"><strong>È Cuba che ha chiesto la revoca dello status dell’Unione Mondiale dell’Ebraismo Progressive dopo una sessione del Consiglio Onu per i Diritti Umani tenuta lo scorso gennaio a Ginevra dal titolo: “Violazioni dei diritti umani derivanti dalle incursioni militari israeliane nel territori occupati”. </strong></p>
<p align="justify">Durante i lavori, per protestare contro l’attenzione della sessione centrata esclusivamente su Israele, il rappresentante dell’Unione David Littman ha cercato di leggere alcuni brani della Carta Fondamentale di Hamas che invoca la distruzione di Israele. <strong>Littman veniva interrotto per tre volte dalla presidenza sulla base del fatto che l’ideologia di Hamas non era argomento per il Consiglio.</strong> A quel punto, prima di tornare a sedere, Littman affermava rivolto alla presidenza che “c’è del marcio nella condizione di questo Consiglio”. Tale affermazione suscitava immediate proteste da parte soprattutto dei paesi islamici, che sostenevano che l’Onu era stata insultata dal rappresentante della World Union of Progressive Judaism.</p>
<p align="justify">La settimana scorsa la World Union of Progressive Judaism veniva informata dell’iniziativa a suo carico intrapresa presso la Commissione delle Nazioni Unite sulle ONG, e le veniva data un settimana di tempo per preparare la sua replica.</p>
<p align="justify">Lo status di osservatore permette ai rappresentanti delle ONG di accedere alle istituzioni dell’Onu, seguirne i lavori e prendere la parola durante le riunioni. Ora per la World Union of Progressive Judaism queste prerogative sono messe in forse: la Commissione è presieduta dal Sudan e, fra i suoi 19 membri, figurano Pakistan, Cuba, Egitto, Angola e Qatar. Gli altri membri sono: Burundi, Cina, Columbia, Rep. Dominicana, Guinea, India, Perù, Romania, Russia, Turchia, Stati Uniti, Regno Unito e Israele.</p>
<p>(Da: <em>Jerusalem Post, 5.06.08</em> )</p>
<p>Si veda anche:</p>
<p><a href="http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Terrorism/Hamas_covenant_complete.html">The Covenant of the Islamic Resistance Movement (HAMAS), August 18, 1988 (in inglese)</a></p>
<p><a href="http://www.israele.net/articles.php?id=1640">La tragica barzelletta dei falsi diritti umani</a></p>
<p><a href="http://www.israele.net/articles.php?id=1621">Sempre e solo contro Israele</a>  </p>
<p><a href="http://www.israele.net/articles.php?id=2140">Israele.net</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1351</link>
<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 12:52:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/06/01/libano-frattini-unifil-puo-usare-forza-hezbollah-disarmi/</guid>
<description><![CDATA[Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi
 
Roma, 27 maggio (Velino) - &#8220;Si ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Libano, Frattini: Unifil può usare forza. Hezbollah disarmi</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/frattini.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/06/frattini.jpg" alt="" width="300" height="200" class="aligncenter size-full wp-image-1352" /></a> </p>
<p align="justify">Roma, 27 maggio (Velino) - "Si è molto parlato delle regole d'ingaggio. <strong>L'uso della forza è consentito alle forze Unifil, per assicurare che quell'area non sia teatro di operazioni ostili o usata per resistere alle forze internazionali</strong>". Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel corso dell'informativa resa sulla recente crisi libanese. "<strong>L'obiettivo</strong> - ha aggiunto - <strong>è quello di applicare in modo efficace le regole moltiplicare gli interventi di controllo</strong>. Noi confermiamo - ha proseguito - il nostro sostegno alla missione Unifil II, che riscuote un apprezzamento unanime, ha garantito la realizzazione di una zona cuscinetto. Certamente la risoluzione 1701 dà mandato di fornire assistenza alle forze libanesi per creare un'area libera dalle armi. Spetta comunque alle sole forze libanesi il disarmo. Le pattuglie congiunte stanno lavorando bene, per rendere ancora più efficace la nostra presenza, e ci terremo strettamente in contatto con l'Europa, gli Usa e i Paesi arabi". </p>
<p align="justify">Quanto alla recente soluzione della crisi libanese, sancita dall'elezione del nuovo presidente della Repubblica Michel Suleiman, Frattini ha osservato che "l'intesa raggiunta può essere la premessa di una nuova stabile pagina della storia del Libano. Non c'è stata ancora una decisione sulla ripartizione dei portafogli, sul programma del governo, sul rapporto con la Siria, sulle relazioni tra Libano e Israele. <strong>È evidente che in tutto questo vi è una condicio sine qua non, per la stabilizzazione del Libano: la necessità di attuare la risoluzione 1559 dell'Onu, che prevede il disarmo delle milizie, e in particolare di quella Hezbollah. Se non ci sarà lo smantellamento delle milizie e il consolidamento dell'esercito libanese, il consolidamento istituzionale del Libano non ci sarà.</strong> Il partito di Hezbollah - ha proseguito il ministro - è di fronte a una sfida: o assumere una corresponsabilità per realizzare l'accordo di Doha, oppure mantenere un atteggiamento di distinzione tra le parti dell'accordo che si preferiscono e le parti che si vogliono nascondere". </p>
<p align="justify">"Dopo il conflitto del 2006, Hezbollah ha perso il favore di larga parte della popolazione libanese. La seconda incognita è il contesto regionale: vedo in prospettiva una possibilità di normalizzazione tra Libano e Siria. Damasco ha apprezzato, con la presenza del ministro degli Esteri, l'elezione di Suleiman. Questo è un punto chiave. Il principio di autonomia e di indipendenza sarà la chiave per avviare un negoziato sulla normalizzazione. È un aspetto ci dà ottimismo: fonti - ha aggiunto Frattini - parlano di contatti avanzati tra Israele e Libano per la restituzione a Israele di due soldati presi in ostaggio nel conflitto del 2006. Il negoziato è serio".</p>
<p><em>(Mauro Bazzucchi) 27 maggio 2008 12:09</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Desmond Tutu incontra il leader di Hamas Haniyeh per conto dell'Onu]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1341</link>
<pubDate>Thu, 29 May 2008 21:58:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/05/29/desmond-tutu-incontra-il-leader-di-hamas-haniyeh-per-conto-dellonu/</guid>
<description><![CDATA[Desmond Tutu incontra il leader di Hamas Haniyeh per conto dell&#8217;Onu

Il vescovo anglicano suda]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Desmond Tutu incontra il leader di Hamas Haniyeh per conto dell'Onu</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/desmond-tutu.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/desmond-tutu.jpg" alt="" width="320" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-1342" /></a></p>
<p align="justify">Il vescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu, già premio Nobel per la pace, è giunto mercoledì in «missione umanitaria» a Beit Hanun, nella Striscia di Gaza, teatro nel 2006 di un attacco di artiglieria israeliano costato la vita a una ventina di palestinesi, di un unico nucleo familiare. </p>
<p align="justify">Tutu, che era arrivato a Gaza martedì attraverso il confine egiziano, sta svolgendo una investigazione su quell'episodio, per il quale era stato già incaricato a suo tempo di compiere una verifica nell'ambito di una missione dell'Onu abortita nell'immediateza dei fatti per la mancata concessione dei visiti da parte di Israele. Gerusalemme ha sempre ammesso la responsabilità dell'attacco, escludendo tuttavia ogni deliberata intenzione di colpire civili e addebitando l'accaduto a un guasto tecnico del sistema di puntamento. </p>
<p align="justify">A margine della visita odierna a Beit Hanun, Tutu ha incontrato dirigenti sia locali sia centrali di Hamas, incluso l'ex premier Ismail Haniyeh, e ha rivolto un appello pubblico a entrambe sia agli israeliani che ai palestinesi per una tregua e per la fine di ogni violenza contro civili. Il vescovo sudafricano è il secondo premio Nobel per la pace a rendersi protagonista di colloqui con i vertici di Hamas, dopo quelli avuti di recente, ma in Egitto e non a Gaza per la negazione del visto da parte di Israele, dall'ex presidente americano Jimmy Carter.</p>
<p><a href="http://www.unita.it:80/view.asp?IDcontent=75835">L'Unità.it</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1319</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 11:46:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/05/27/libano-perduca-pdsuleiman-su-israele-non-fa-sperar-bene/</guid>
<description><![CDATA[Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene 

(ANSA) – 12:03 - Roma, 26 mag -Le pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Libano: Perduca (Pd),Suleiman su Israele non fa sperar bene</strong> </p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/perduca.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/perduca.jpg" alt="" width="200" height="140" class="aligncenter size-full wp-image-1320" /></a></p>
<p align="justify">(ANSA) – 12:03 - Roma, 26 mag -Le prime dichiarazioni del presidente libanese Suleiman su Israele non lasciano ben sperare il senatore radicale, eletto nelle liste del Pd, Marco Perduca. </p>
<p align="justify">"Anzi - ha osservato Perduca - pare proprio che per suggellare la sua elezione, frutto di un compromesso che dà il potere di veto su qualsiasi decisione a Hezbollah, il Libano adesso abbia come priorità l'unità nazionale nella difesa dallo Stato ebraico. Ricordiamoci che nei mesi scorsi sono stati ammazzati diversi parlamentari della maggioranza, mentre nel solo maggio almeno 60 persone sono cadute vittime della violenza di quel "partito di dio" con cui si è oggi voluto trovare l'accordo". </p>
<p align="justify">"Oltre a confermare la presenza militare italiana nel contingente Unifil2, occorre dedicare - ha concluso Perduca - iniziativa politica per individuare, come chiede la risoluzione Onu 1701, le reali cause del conflitto che ormai è sempre più a carattere regionale, sostenere il lavoro del Tribunale speciale e porre fine alle vuote celebrazioni di una stabilità a-democratica. Gli ultimi 30 anni di storia libanese dovrebbero servire da monito".  </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caso all'Unesco: candidato alla presidenza afferma: «Brucerò di persona i libri israeliani» ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1317</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 13:59:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/05/26/caso-allunesco-candidato-alla-presidenza-afferma-%c2%abbrucero-di-persona-i-libri-israeliani%c2%bb/</guid>
<description><![CDATA[Per fortuna questa dichiarazione da noi segnalata qui non è passata inosservata&#8230;&#8230;.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><strong>Per fortuna questa dichiarazione da noi segnalata <a href="http://focusonisrael.wordpress.com/2008/05/20/ministro-della-cultura-egiziano-%e2%80%9cbrucerei-io-stesso-i-libri-israeliani-se-li-trovassi-nelle-biblioteche-egiziane%e2%80%9d/">qui</a> non è passata inosservata.......</strong></em><br />
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------</p>
<p align="justify"><em><strong>Il caso.Stato ebraico e Centro Wiesenthal sul piede di guerra per le minacce dell'esponente arabo </strong></em></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/610x.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/610x.jpg" alt="" width="399" height="292" class="aligncenter size-full wp-image-1318" /></a></p>
<p><strong>«Brucerò di persona i libri israeliani» </strong></p>
<p align="justify"><em><strong>A rischio la poltrona di capo dell' Unesco per il ministro della Cultura egiziano </strong></em></p>
<p align="justify"><em><strong>Le parole di Hosni «ricordano il linguaggio e le azioni di un altro “ministro della Cultura”, il nazista Josef Goebbels» </strong></em></p>
<p align="justify">Un personaggio a dir poco controverso, Faruq Hosni. E non certo nuovo a gaffe, polemiche, critiche. Ma questa volta il longevo e potente ministro della Cultura del Cairo (in carica da 21 anni, quasi quanto il raìs-faraone Hosni Mubarak) ha davvero esagerato. <strong>«Libri israeliani nelle biblioteche egiziane?</strong> — ha dichiarato il 10 maggio — <strong>Se li trovassi li brucerei io stesso». </strong>Frasi pronunciate in Parlamento, luogo che più pubblico non poteva essere. Frasi, ovviamente, non passate inosservate. E pensare che il ministro-pittore — nato nel 1938, un passato da (mediocre) artista ad Alessandria, poi da diplomatico a Parigi, infine a Roma — è (era?) in corsa per la prestigiosa poltrona di direttore generale dell'Unesco. A fine 2009, quando Koichiro Matsuura lascerà i vertici dell'agenzia Onu per la cultura e le scienze, molti Paesi arabi e non (si è parlato anche di Italia, Francia e Spagna) sarebbero (stati?) favorevoli a sostenerne la candidatura. </p>
<p align="justify">Quella frase del ministro — ex protégé di Atef Sedki (premier dal 1986 al 1996, morto tre anni fa), oggi molto vicino (si dice) alla First Lady Suzanne Mubarak, protagonista di frequenti battaglie con i Fratelli Musulmani, con i riformisti, perfino con membri del partito di governo, con quasi tutti in sostanza — ha però suscitato una vera bufera. L'ambasciatore israeliano al Cairo, Shalom Cohen, ha presentato protesta ufficiale al ministero degli Esteri egiziano. «Pronunciarsi contro la normalizzazione culturale è un conto», ha detto Cohen, riferendosi alle quasi nulle relazioni in ambito artistico, cinematografico e letterario tra i due Paesi, a frontedi una certa cooperazione economica, politica e di intelligence da Camp David in poi. «Emanare un tale odio è inaccettabile, porta alla memoria le pagine più buie della recente Storia», ha continuato l'ambasciatore, aggiungendo di «non aver una posizione particolare sulla candidatura di osni all'Unesco». </p>
<p align="justify">Molto più esplicita e dura la protesta del Centro Simon Wiesenthal. Che una settimana fa -ha scritto a Matsuura in persona — per mano del capo delle relazioni internazionali, Shimon Samuels — sostenendo che le parole di osni «ricordano il linguaggio e le azioni di un altro “ministro della Cultura”, il nazista Josef Gòbbels». E chiedendo la bocciatura di Hosni dalla gara per la guida dell'agenzia Onu. </p>
<p align="justify">Lui, il «piromane letterario» (definizione di Samuels), non ha negato. Ma ha detto che quelle parole andavano «contestualizzate». Stava rispondendo agli attacchi di un parlamentare integralista— ha detto — e sostenere che «avrebbe bruciato ogni libro israeliano si fosse trovato nelle biblioteche egiziane» era «un'iperbole». Un modo di dire che sicuramente tali libri non esistono. «Un ministro della Cultura non può chiedere di mettere al rogo nessun libro, nemmeno se israeliano», ha continuato, pur ribadendo che una «normalizzazione culturale» tra i due Paesi sarà possibile solo quando ci sarà una «pace giusta e globale» in Medio Oriente. Tesi appoggiata per altro dalla stragrande maggior parte degli intellettuali egiziani, compresi i (moltissimi) che non amano certo il loro ministro. </p>
<p align="justify">«Perché quella di Hosni non è politica, è solo terrorismo verbale», dice al Corriere Gamal Ghitani, il più importante scrittore egiziano, considerato l'erede di Naguib Mahfouz, direttore della rivista letteraria Akhbar al Adab su cui ha appena pubblicato un appello contro «il rogo di testi nemici». E ancora: «Per me tutti libri del mondo sono sacri, voglio poterli leggere e infatti li leggo. E se devo rispondere lo faccio con un altro libro. Quell'uomo non è certo un intellettuale, lo conosciamo bene per le sue censure di tanti scrittori egiziani, per i suoi tentativi di compiacere islamici e liberali. Che se lo prenda l'Unesco, per l'Egitto sarebbe un bene». </p>
<p align="justify">Un noto artista egiziano, che chiede di non essere citato, ricorda alcuni di questi «tentativi» di piacere a tutti. Come la proibizione del film «Codice da Vinci» («per ingraziarsi i cristiani»), la condanna del velo islamico («per farsi vedere liberai»), i riavvicinamenti alternati ai Fratelli Musulmani con frasi (tipo quella sui libri) che poi gli si sono ritorte contro. «E non dimentichiamo che quasi tutti i suoi uomini sono stati processati per corruzione, due sono ancora in carcere, e che il commercio illegale di antichità non è mai stato così fiorente come nell'era Hosni». Un personaggio che inoltre e comunque, conclude l'artista, «non ha certo la statura e le competenze per guidare l'Unesco». </p>
<p><em><strong>Cecilia Zecchinelli </strong></em></p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 26 Maggio 2008</em> )</p>
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<title><![CDATA[Le cinque bugie su Israele ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1314</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 09:56:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/05/26/le-cinque-bugie-su-israele/</guid>
<description><![CDATA[Le cinque bugie su Israele 
Come si stravolge la storia per demonizzare l&#8217;unica democrazia in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le cinque bugie su Israele </strong></p>
<p><em><strong>Come si stravolge la storia per demonizzare l'unica democrazia in Medioriente.</strong></em></p>
<p><em>Un articolo di Emanuele Ottolenghi pubblicato dal quotidiano LIBERAL :</em></p>
<p align="justify">Il pregiudizio antisemita si è nutrito per secoli di menzogne che nella letteratura e nella credenza popolare erano considerate verità inappellabili. La propaganda antisraeliana si nutre similmente di bugie che, stravolgendo la storia e insinuando nefandezze, mirano a delegittimare e demonizzare Israele come un tempo si demonizzavano gli ebrei. Delle tante bugie dette e ridette fino a renderle incontestabili assiomi, se ne riportano di seguito cinque, con la necessaria rettifica storica a buon uso del lettore.</p>
<p><strong>1) Il sionismo è un movimento razzista.</strong></p>
<p align="justify">Il sionismo è il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, e come tutti i movimenti di liberazione nazionale, è stato storicamente caratterizzato da una grande diversità di opinioni sulle modalità, i tempi e persino il luogo d’attuazione del suo programma, oltre che sulla natura e il carattere della futura società e Stato che aspirava a creare. Col tempo, la maggioranza dei sionisti sostenne il ritorno del popolo ebraico nell’antica terra d’Israele come la rivendicazione essenziale del movimento, ma fino al 1903 esistevano tra i sionisti anche coloro che sostenevano la necessità di creare uno Stato ebraico ovunque si rendesse disponibile un territorio e tra i luoghi considerati c’erano l’Africa Orientale (la cosiddetta Opzione Uganda), un’area costiera del Sinai nell’odierno Egitto, una provincia argentina e persino un territorio nel Nord-Est dell’Australia. La terra d’Israele prevalse per il profondo legame storico ed emotivo con il popolo ebraico. Ma in nessun caso il sionismo postulò che l’affermazione del proprio progetto nazionale dovesse avvenire a spese dei diritti degli arabi che vivevano in Palestina, proclamando invece la necessità di trovare una soluzione pacifica e forme di convivenza tra ebrei e arabi. <strong>Fino all’ultimo, la leadership sionista cercò un compromesso con la controparte araba</strong>, ma senza successo, e a ogni occasione furono i sionisti, piuttosto che gli arabi, ad accettare le soluzioni di compromesso territoriale e politico ripetutamente proposte dalla comunità internazionale: la spartizione della Palestina in due stati fu proposta dalla Commissione Peel nel 1937 e I dall’Onu nel 1947, ma fu rifiutata dagli arabi (i sionisti accettarono entrambe le proposte), mentre l’idea di uno Stato binazionale fu proposta da due movimenti sionisti negli Anni Trenta e respinta dalla leadership araba.</p>
<p align="justify"><strong>2) La Palestina, come suggerisce il nome, è la terra dei palestinesi, che gli ebrei hanno usurpato.</strong></p>
<p align="justify">In realtà il termine Palestina si riferiva, nell’antichità, solo a una stretta striscia litoranea di territorio che corrisponde circa con l’attuale Striscia di Gaza e che era così chiamata perchè abitata un tempo dai Filistei. <strong>Il nome del territorio su cui oggi sorge lo stato d’Israele e parte dei territori era la Giudea – tant’è vero che nelle monete commemorative della vittoria di Tito e Vespasiano sui rivoltosi ebrei nel 70 dC si legge “Iudaea capta est”. </strong>Il termine Palestina segue l’occupazione romana e il tentativo di estirpare ogni focolaio di rivolta ebraico dopo la distruzione del Secondo Tempio, ma non assume mai un carattere politico fino alla creazione del mandato britannico sulla Palestina nel 1922, Mandato che ha come obbiettivo l’attuazione della Dichiarazione Balfour, ovvero la promessa del governo inglese di creare un territorio autonomo per gli ebrei. I confini attuali della terra contesa sono stati tracciati tra il 1918 e il 1922 e non riflettono una precedente realtà politica. In quanto ai palestinesi, non è mai esistito uno Stato, o un regno, o una provincia, o un califfato palestinese. Dalla conquista romana il territorio è passato ai bizantini, agli arabi, ai crociati, ai mammalucchi, ai turchi e agli inglesi. I confini sono cambiati mille volte e non esisteva, all’arrivo dei primi sionisti nella seconda metà dell’Ottocento, un’identità nazionale o una rivendicazione nazionale palestinese.</p>
<p align="justify"><strong>3) Il controllo israeliano di Gerusalemme minaccia la libertà religiosa e l’accesso ai luoghi sacri.</strong></p>
<p align="justify">Pur costituendo la maggioranza dei residenti, gli ebrei – e gli israeliani dal 1948 al 1967 – non hanno avuto la sovranità dei luoghi santi fino al 1967, quando Israele conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme, oltre che i luoghi santi cristiani e mussulmani in Cisgiordania. Solo a partire dal 1967 l’accesso pieno ai luoghi santi avviene in piena libertà e con la tutela dell’autonomia religiosa delle varie comunità, mentre prima del 1967, durante tutta la dominazione musulmana, importanti restrizioni avvenivano nei confronti dei non musulmani e per quasi vent’anni gli ebrei non ebbero alcun accesso a due delle quattro città sante dell’ebraismo.</p>
<p align="justify"><strong>4) Se Israele ponesse fine all’occupazione dei territori palestinesi ci sarebbe la pace in Medio Oriente. </strong></p>
<p align="justify">Sarebbe bello fosse così semplice! Ma a parte il fatto che i problemi del Medio Oriente sono molteplici e nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che fare con il conflitto israelo-palestinese: si pensi al genocidio in Darfur, all’oppressione di donne e omosessuali in Arabia Saudita, alla persecuzione contro i cristiani da parte del fondamentalismo islamico, al conflitto tra sciiti e sunniti, alle tensioni tra Iran e mondo arabo sunnita, alla povertà endemica della regione nonostante le ricchezze energetiche, al diniego di diritti nazionali da parte araba per curdi e berberi, e alla mancanza di libertà religiosa in tutta la regione salvo Israele. <strong>Il problema è il rifiuto dell’esistenza d’Israele da parte di una significativa parte del mondo arabo e dei palestinesi.</strong> In fondo, i territori oggetto del contendere Israele li ha conquistati nel 1967, ma dal 1948 al 1967 erano sotto dominio arabo eppure i palestinesi non li rivendicavano per loro e i regnanti arabi non si sognavano neanche di farne uno Stato per i palestinesi. Israele ha dimostrato più volte di volere la pace e di essere pronto a rinunce, sacrifici e compromessi. Non altrettanto si può dire da parte palestinese: se Hamas oggi rappresenta veramente la maggioranza dei palestinesi, con la sua retorica antisemita, la sua alleanza con l’Iran e il suo ricorso a terrorismo contro civili dentro Israele, dimostra come non si tratta solo di una disputa territoriale ma di un conflitto esistenziale.</p>
<p align="justify"><strong>5) L’unica soluzione al conflitto israelo-palestinese è la creazione di uno stato binazionale dove i due popoli condividono la stessa terra. </strong></p>
<p align="justify">Ci sono quattro motivi per cui questo modello politico è un’utopia. Primo, perché le due nazioni difficilmente accetterebbero di vivere insieme in armonia condividendo potere e interessi. Costringere i due contendenti a una convivenza così difficile porterebbe a nuovi conflitti – si guardi alla ex-Yugoslavia – specie se si pensa al secondo motivo: le grandi differenze socioeconomiche e culturali. Gli israeliani guardano a occidente, sono integrati nell’economia occidentale e nella globalizzazione; sono una società laica e moderna, dinamica ed economicamente avanzata; dove le donne sono emancipate e la libertà sessuale, la mobilità sociale e la meritocrazia hanno preso piede fermamente; i palestinesi per contro sono ancora una società religiosa e tradizionale che vive principalmente di agricoltura e di manifattura, dove la cultura e i valori sociali sono tradizionali e tradizionalisti, e difficilmente tollererebbero le influenze del settore ebraico; mentre le strutture familiari e tribali sono ancora dominanti rispetto al merito e alla mobilità fondata sulle risorse economiche del singolo. Insomma, difficilmente le due società andrebbero d’accordo, e queste differenze portano al terzo motivo per cui lo stato binazionale è una cattiva idea: l’orientamento politico e culturale palestinese spingerebbe un futuro Stato in comune verso alleanze con il mondo arabo, in pieno contrasto con gli interessi del settore ebraico che sarebbero orientati verso l’America, l’Europa, l’India e l’estremo oriente. Ma la ragione che più di ogni altra rende l’idea improbabile è che <strong>uno Stato binazionale sarebbe antidemocratico perché la stragrande maggioranza di israeliani e palestinesi vuole – com’era vero settant’anni fa – uno Stato nazionale. Imporre una soluzione diversa violerebbe il diritto d’autodeterminazione dei popoli.</strong></p>
<p>(<em>Fonte: Liberal, 22 Maggio 2008</em> )</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Israele: 21 domande, 21 risposte]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1246</link>
<pubDate>Sun, 18 May 2008 06:00:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
<guid>http://focusonisrael.wordpress.com/2008/05/18/israele-21-domande-21-risposte/</guid>
<description><![CDATA[Israele: 21 domande, 21 risposte
Luciano Tas, scrittore e giornalista, già direttore del mensile Sh]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Israele: 21 domande, 21 risposte</strong></p>
<p align="justify"><em><strong>Luciano Tas, scrittore e giornalista, già direttore del mensile Shalom,ha pubblicato anni fa un utile documento per conoscere correttamente la questione israelo-palestinese. </strong></em></p>
<p align="justify"><strong>1) Quasi duemila anni fa esisteva uno Stato ebraico in Palestina, ma poi ci hanno vissuto gli arabi, cioè i palestinesi. Dopo tanto tempo non hanno acquisito il diritto alla loro patria?</strong></p>
<p>Gli arabi non hanno abitato a lungo in modo stabile la Palestina.</p>
<p align="justify">Continuativamente, solo poco più di un secolo. Per quattro secoli, dal 1516 al 1918, la Palestina è stata una negletta provincia turca quasi disabitata, consegnata dall'incuria dei governi di Istanbul alla sabbia del deserto e alle paludi. La Palestina (meglio conosciuta in quei secoli come "provincia di Damasco" e comprendente l'attuale Israele, Cisgiordania, Giordania, Libano e parte della Siria) incomincia a essere "restaurata" solo a partire dalla seconda metà dell'800, quando i primi pionieri ebrei, giunti dall'Impero zarista, creano qualche occasione di lavoro, capace di attirare lavoratori di altre province turche, come la Siria, l'Iraq, l'attuale Giordania (creata artificialmente, a tavolino, solo nel 1921), lo stesso Egitto. Maggiori occasioni lavorative si sviluppano tra la prima e la seconda guerra mondiale, sia per l'occupazione britannica che per le fatiche dei contadini ebrei, con i loro aranceti e le terre acquistate a caro prezzo dagli sceicchi arabi e strappate alla sabbia, e al conseguente indotto. Che oggi i palestinesi, cioè i pronipoti dei tanti lavoratori arabi giunti in Palestina un secolo fa, esistano e abbiano acquisito una coscienza nazionale, prima del tutto inesistente, è vero.
<p align="justify">Che abbiano diritto a un loro territorio e a un loro Stato autonomo oltrealla Giordania, dove più dei due terzi degli abitanti sono palestinesi, è ormai altrettanto accettato. Ma non è falsando la Storia che questi diritti diventano più sicuri.</p>
<p><strong>2) Ma allora cos'è, di chi è la Palestina?</strong></p>
<p align="justify">Come entità autonoma la Palestina (Peleshet) non è mai esistita, né sono mai esistite una lingua e una cultura palestinesi. I palestinesi, come i giordani, i siriani, i libanesi e gli iracheni (tutte entità nazionali inventate dopo la prima guerra mondiale, nel 1920) sono arabi, proprio come i giordani, i siriani e così via, e tali unicamente si considerano. Per quasi 1900 anni l'area designata con il nome greco-romano di Palestina (per far dimenticare il nome stesso di Giudea) non è stata una nazione e non ha avuto frontiere, ma solo confini amministrativi. Gli Arabi conquistano la Palestina soltanto nel 637 e vi regnano fino al 750, per 113 anni in totale. Poi vi si alternano Persiani,Turchi, Circassi, Bizantini, Curdi, e nel 1099 i Crociati cristiani, sconfitti nel 1187 da un condottiero curdo, il Saladino. Nel 1244 sono delle tribù alleate di Gengis Khan a occupare e a mettere a sacco la Palestina. Poco dopo arriveranno i Mongoli, cacciati nel 1516 dai Turchi che costituiranno l'Impero Ottomano, dalla Turchia ai paesi del Magreb, vale a dire lungo tutta la costa meridionale del Mediterraneo. I Turchi vi resteranno fino alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918. La decadenza e il degrado della Palestina la fa apparire una " landa desertica e paludosa (..) quasi disabitata" agli occhi di Edmondo De Amicis nella seconda metà dell'8OO, mentre nel 1867 Mark Twain scriveva che la Palestina era (una silenziosa e funerea estensione, una desolazione (.J Non abbiamo mai visto un essere umano sulla strada (...). Perfino gli ulivi e i cactus, quegli amici sicuri di un terreno incolto, hanno per lo più abbandonato il paese (..). La Palestina siede su sacchi di cenere, desolata e brutta...". Gli unici insediamenti permanenti in Palestina - segnatamente a Gerusalemme e a Safed, sede ininterrotta quest'ultima di università religiose - sono stati quelli ebraici, a partire dalla fine del regno ebraico nel 70.</p>
<p><strong>3) Perché gli ebrei dopo la seconda guerra mondiale hanno scelto di andare proprio in Palestina, dove già c'erano gli arabi?</strong></p>
<p align="justify">Non si può dire che abbiano scelto. Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, il nazismo in Germania già perseguitava i suoi 500.000 cittadini ebrei. Le disperate richieste di quegli ebrei di essere accolti nei paesi democratici al fine di evitare quello che già si profilava chiaramente come il loro tragico destino, vennero respinte. Nel luglio 1938 i rappresentanti di trentuno paesi democratici s'incontrarono a Evian, in Francia, per decidere la risposta da dare agli ebrei tedeschi. Ebbene, nel corso di quella Conferenza, la risposta fu che nessuno poteva e voleva farsi carico di tanti profughi. Dal canto suo la Gran Bretagna, potenza mandataria della Palestina, venendo meno al solenne impegno assunto verso gli ebrei nel 1917 di creare una National Home ebraica in Palestina, nel 1939 chiudeva la porta proprio agli ebrei con il suo Libro Bianco, nel vano tentativo d'ingraziarsi gli arabi. E' stata questa doppia chiusura a condannare a morte prima gli ebrei tedeschi e poi, via via che la Germania nazista occupava l'Europa, gli ebrei austriaci, ce-chi, polacchi, francesi, russi, italiani, e così via. Il costo per gli ebrei d'Europa, che contavano allora una popolazione di dieci milioni, fu di sei milioni di assassinati, inclusi un milione e mezzo di bambini. Appena finita la seconda guerra mondiale i 5/600.000 ebrei superstiti, in massima parte originari dell'Europa orientale, si trovarono senza più famiglia, senza amici, senza casa, senza poter rientrare nei loro paesi, dove l'antisemitismo divampava (in Polonia ci furono sanguinosi pogrom persino dopo la guerra, e nell'Unione Sovietica Stalin dava l'avvio a una feroce campagna antiebraica). Tra il 1945 e il 1948 nessun paese occidentale, Gran Bretagna e Stati Uniti in testa, volle accogliere neanche uno di quel mezzo milione di ebrei displaced persons, come venivano definiti dalla burocrazia alleata. La Palestina, malgrado la Gran Bretagna e il suo Libro Bianco, sempre in vigore anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, non fu quindi una scelta, ma l'unica speranza, legata al sogno, all'utopia sionista, cioè quella del "ritorno" a una patria, all'antica patria, il sogno di Teodoro Herzl. Una patria anti-ca/moderna dove da tempo si era già formata una infrastruttura ebraica.</p>
<p align="justify"><strong>4) Gli arabi non hanno mai perseguitato gli ebrei. E perché poi gli arabi dovrebbero pagare per il fatto che gli ebrei sono stati sterminati dai nazisti?</strong></p>
<p align="justify">Se il metro di misura dell'odio per gli ebrei è quello che nei secoli passati ha esercitato in Europa la Chiesa, con i suoi ghetti, i suoi roghi, i suoi pogrom, allora si può dire che gli arabi non hanno mai fatto nulla di simile, almeno nelle stesse dimensioni. Nel passato la vita degli ebrei nei paesi islamici e negli stessi paesi arabi è stata nell'insieme sopportabile. Di serie B, ma sopportabile. Gli arabi hanno incominciato a sviluppare in Palestina un odio "politico" nei confronti degli ebrei pochi anni dopo l'inizio, nel 1920, del Mandato britannico. L'odio, sapientemente fomentato dai capi arabi, primo tra i quali il Gran Muftì di Gerusalemme (che durante la seconda guerra mondiale avrebbe raccolto volontari per formare una divisione SS araba andata poi a combattere a fianco dei tedeschi contro l'Unione Sovietica), doveva culminare, dopo molti altri gravi fatti di sangue antiebraici, nella strage perpetrata a Hebron nel 1928 contro l'inerme, antica comunità religiosa ebraica. Dopo il rifiuto arabo di accettare nel novembre 1947 la spartizione della residua Palestina - esclusa cioè la parte maggioritaria della Palestina diventata Giordania - in due Stati, uno arabo e uno ebraico, e dopo la nascita dello Stato d'Israele, il 15 maggio 1948, i dirigenti dei paesi arabi - Siria, Iraq, Giordania, Libano, Egitto - mossero i loro eserciti contro il nuovo Stato ebraico. L'aggressione fallì un anno dopo, ma i paesi arabi non vollero mai trarre le con-clusioni dal loro fallimento. Per questo non vollero mai assorbire i 4/500.000 profughi arabi loro fratelli, in gran parte fatti da loro stessi fuggire dalla Palestina, quella rimasta dopo l'escissione della Giordania, e in parte costretti ad andarsene, spinti dagli eventi bellici. Preferirono tenerli confinati in campi, dove la loro sopravvivenza era assi-curata dagli aiuti delle Nazioni Unite e tenendoli per due generazioni nell'ingrato ruolo di arma politica contro Israele. Nessun paese arabo, con la parziale eccezione del Regno giordano, volle ac-cogliere e integrare i profughi palestinesi e qualche volta li espulse, come fece il Kuwait, appena liberato nel 1991 dall'occupazione irachena, una occupazione per la quale i lavoratori palestinesi in Kuwait avevano prematuramente e inopportunamente festeggiato. Nello stesso 1948 i paesi arabi avevano espulso o costretto a partire mezzo milione di ebrei, che trovarono pronto rifugio in Israele. Questi profughi dai paesi arabi misero a dura prova la capacità organizzativa ed economica dello Stato ebraico, ma alla fine la loro integrazione finì per essere compiuta.</p>
<p align="justify"><strong>5) A proposito del 29 novembre 1947, quando le Nazioni Unite assegnarono una parte della Palestina agli arabi e un'altra agli ebrei. Quella ebraica non fu forse sottratta agli arabi?</strong></p>
<p align="justify">Quando l'ONU votò quella Risoluzione, da parte ebraica ci fu un'esplosione di entusiasmo, sia fra gli ebrei di Palestina che quelli della Diaspora. Uno Stato ebraico rappresentava per i primi la salvezza, per i secondi l'assicurazione sulla vita, un polo di riferimento, una garanzia.</p>
<p align="justify">E si trattava di meno di un decimo della Palestina originale, di meno di un centesimo del mondo arabo. Lo stesso mondo arabo respinse invece con furore la spartizione di un lembo di Palestina, che sottraeva alla loro influenza un pur minuscolo, insignificante e poverissimo spazio. L'assegnazione agli ebrei di quel minuscolo spazio fu considerata dagli arabi una profonda ferita, un'offesa inaccettabile. Per questo i paesi arabi vicini - Libano, Siria, Iraq, Giordania, Egitto - con l'appoggio finanziario e militare di tutti gli altri più lontani, non vollero rispettare la Risoluzione dell'ONU e aggredirono lo Stato d'Israele, prima ancora che la mezzanotte del 14 maggio ne segnasse la nascita.</p>
<p align="justify"><strong>6) Israele ha occupato militarmente la Palestina, cacciandone i palestinesi nel '48, nel '49 e nel '67. E ora non vuole farli tornare sulla loro terra, né restituire i territori occupati nel 1967.</strong></p>
<p align="justify">Non è vero che Israele abbia espulso tutti gli arabi durante e dopo le guerre del 1948, '49 e '67. Altrimenti non si saprebbe spiegare come mai nello Stato ebraico vivano oggi oltre un milione di arabi di nazionalità israeliana, e come mai ne vivano un milione e mezzo in Cisgiordania.
<p align="justify">Secondo le stime dell'ONU, si può fissare in 4/500.000 gli arabi che lasciarono o furono cacciati dalla Palestina nel corso di quelle guerre. Una parte era fuggita dalla guerra, stimolata dagli appelli dei paesi arabi che si accingevano, secondo le loro intenzioni, a entrare in forza in Palestina e "buttare a mare gli ebrei". In numerosi messaggi agli arabi di Palestina, diffusi dalle radio di Damasco e del Cairo, veniva assicurato che essi sarebbero ben resto ritornati alle loro case da vincitori, con tutto quello che questo significava: per il momento però la loro presenza avrebbe ostacolato le vittoriose operazioni di guerra.</p>
<p align="justify">Un'altra parte venne effettivamente cacciata dagli ebrei nel corso delle operazioni belliche. E' curioso osservare che il numero di arabi che in un modo o nell'altro lasciarono la Palestina, è uguale a quello degli ebrei espulsi o costretti a fuggire dai paesi arabi nel 1948, subito dopo la nascita dello Stato d'Israele, e che Israele assorbì allora con immense difficoltà. Dei territori occupati da<br />
Israele nel 1967, la Cisgiordania e la parte orientale di Gerusalemme facevano parte del Regno di Giordania, il Sinai dell'Egitto, e Gaza era occupata dall'Egitto ma non ne faceva parte, per cui agli abitanti venne sempre rifiutata la nazionalità egiziana. Si sa che il Sinai venne integralmente restituito all'Egitto quando nel settem-bre 1978 venne firmato a Camp David dal Premier israeliano Begin, dal Presidente egiziano Sadat, e con l'autorevole avallo del Presidente degli Stati Uniti Carter, il trattato di pace. Quanto alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est, la Giordania non volle più trattare la loro restituzione, preferendo girare il problema alle nascenti organizzazioni palestinesi che mai, nei decenni precedenti, avevano rivendicato una sovranità su quei territori: i palestinesi della Cisgiordania erano semplicemente cittadini giordani, come lo sono tuttora i palestinesi di Giordania, vale a dire i due terzi degli abitanti il Regno hascemita. Perché poi gli abitanti della Cisgiordania non abbiano mai rivendicato un loro Stato quando facevano parte della Giordania, e gli arabi di Gaza non abbiano fatto altrettanto durante l'occupazione egiziana, nessuno lo ha spiegato.</p>
<p><strong>7) Ma Israele non ha voluto accogliere i profughi palestinesi</strong></p>
<p align="justify">In seguito agli accordi di Oslo del 1993, il negoziato di pace tra Israele e Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, sembrava giunto a conclusione a metà del 2000: Israele aveva offerto ai palestinesi il 98% della Cisgiordania e naturalmente Gaza, con la possibilità di una strada extraterritoria-le che unisse la prima alla seconda, e un settore orientale di Gerusalemme. L'offerta, avallata negli Stati Uniti dal Presidente Clinton, venne però respinta da Arafat, il quale volle aggiungere alle clausole di pace anche l'impegno d'Israele di prendersi - nel territorio d'Israele - quattro milioni, quattro milioni e mezzo di "profughi" palestinesi, quanti cioè sembravano essere diventati secondo i calcoli dell'OLP, i discendenti di quei 41500.000 del 1948. Con una popolazione ebraica di cinque milioni, la pretesa diventava palese-mente provocatoria, come ebbe a dichiarare senza mezzi termini lo stesso Presidente degli Stati Uniti ad Arafat. Facendo le debite proporzioni, come farebbe l'Italia, con tutta la buona volontà, ad assorbire 40, 45 milioni di immigrati nel suo territorio?</p>
<p align="justify"><strong>8 ) E' stato Israele, e non i paesi arabi, ad avere incominciato la guerra del 1967, allo scopo di espandere il suo territorio.</strong></p>
<p align="justify">E' falso. E bisogna fare un passo indietro. Nel 1955 l'Unione Sovietica decise di "cambiare cavallo": dall'appoggio politico dato a Israele nel 1948, passò ad appoggiare, politicamente e militarmente, l'Egitto, fino a rompere pretestuosa-mente le relazioni diplomatiche con Israele. L'Egitto di Nasser voleva prendersi la rivincita della sconfitta subita nel 1948 e 1949, e incominciò ad ammassare nel Sinai truppe e mezzi corazzati forniti dall'URSS. Nel 1956 Israele prevenne l'attacco egiziano e travolgendo i mediocri mezzi motorizzati forniti dall'URSS, occupò tutto il Sinai, giungendo fino al Canale di Suez. Le pressioni e le garanzie americane persuasero pochi mesi dopo Israele a ri-tirarsi da tutti i territori egiziani occupati. A partire dai primi anni Sessanta l'Egitto ricominciò a preparare una seconda rivincita, con l'aiuto ormai tanto scoperto quanto massiccio, dell'Unione Sovietica, che mirava a sostituire l'influenza americana nella regione con ogni mezzo. I raid di terroristi palestinesi e di commando egiziani contro kibbuz israeliani si moltiplicavano, partendo dalle basi di Gaza. In perfetta sintonia si muovevano dal fronte opposto i siriani, i quali dalle alture del Golan sparavano con le loro artiglierie sui sottostanti insediamenti e kibbuz ebraici di Galilea. Dopo alcuni mesi di tensione, il 7 aprile 1967 artiglierie e carri armati siriani attaccano pesantemente villaggi ebraici di frontiera. Damasco fa alzare in volo i suoi caccia, ma quelli israeliani ne abbattono sei. L'umiliazione di Damasco è cocente. L'URSS riprende massicciamente i suoi rifornimenti di armi alla Siria e all'Egitto. Poi a maggio i suoi servizi segreti forniscono a siriani ed egiziani un'informazione falsa. Dicono cioè che Israele ha am-massato truppe e mezzi corazzati ai confini con la Siria. Il Segretario Generale dell'ONU, Sithu U Thant, smentisce: "I rapporti degli osservatori delle Nazioni Unite hanno confermato l'assenza di concentramenti di truppe o movimenti di truppe di qualche rilievo su ambo i lati della linea armistiziale ".</p>
<p align="justify">Il 14 maggio è l'Egitto che fa sbarcare numerose unità oltre il Canale per rinforzare il suo già massiccio schieramento nel Sinai. 1116 maggio il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser intima al comandante delle forze dell'ONU nel Sinai e a Gaza, generale Rikhye, di sgombrare le truppe presenti nel Sinai dal 1957, all'indomani del conflitto che aveva visto Israele arrivare al Canale di Suez. Poi Nasser proclama il 22 maggio il blocco dello Stretto di Tiran: nessuna nave, di nessuna nazionalità, che si rechi al porto di Eilat, in Israele, o che da Eilat parta, potrà più passare. Secondo il diritto internazionale è "atto di guerra". Le dodici potenze marittime non onorano le garanzie che nel 1956 avevano offerto a Israele per la libertà di navigazione, e non mandano le loro navi da guerra a proteggere la libertà di navigazione. Il 30 maggio re Hussein di Giordania mette le sue truppe sotto il comando egiziano.</p>
<p align="justify">Truppe egiziane, saudite, irachene affluiscono in Giordania. Truppe irachene, algerine e kuwaitiane raggiungono invece l'Egitto. Il 3 giugno il generale Murtaji, capo delle forze egiziane nel Sinai, dirama un ordine del giorno alle truppe, nel quale invoca "la Guerra Santa con cui voi ristabilirete i diritti degli arabi conculcati in Palestina e riconquisterete il suolo derubato della Palestina ". (Da notare che il generale parla di arabi e di Palestina, ma non di palestinesi, che nessun paese arabo nel 1967 conosceva e riconosceva, tanto è vero che quando la Cisgiordania era parte della Giordania non si sentiva neanche parlare di sovranità palestinese). Il 5 giugno 1967, all'alba, Israele risponde.</p>
<p align="justify"><strong>9) Perché gli ebrei, che hanno tanto sofferto per il nazismo, fanno ai palestinesi quello che i tedeschi hanno fatto a loro?</strong></p>
<p align="justify">Ecco un esempio di "parole malate". L'abuso di certi termini finisce per distruggerne il significato. I nazisti sono quelli che hanno scientificamente sterminato sei milioni di ebrei, tra cui un milione e mezzo di bambini, che hanno prodi-toriamente invaso e saccheggiato i paesi europei, devastato, bruciato, distrutto e ucciso e fatto uccidere milioni di persone. I nazisti si erano prefissi di distruggere non un nemico, che in realtà esisteva solo nella loro mente malata, ma tutto un popolo, quello ebraico, con accuse immaginarie e folli. Non si trattava dunque di un conflitto, come quello che contrappone israeliani e palestinesi, ma di un genocidio. La differenza non è piccola.</p>
<p align="justify">Definire "nazisti" gli ebrei è quindi affermare il falso e commettere un'infamia. Se poi a dare una simile definizione sono degli europei, cui meglio converrebbe come minimo il silenzio per tutte le loro responsabilità, dirette e indirette, per le persecuzioni e lo sterminio degli ebrei, l'infamia diventa anche più abietta. L'occupazione israeliana di territori abitati da arabi non è stata sempre indolore. Nessuna occupazione militare lo è mai. Ma non è successo in Israele quello che è accaduto in Europa, dove decine di milioni di persone, dopo la seconda guerra mondiale, sono state cacciate dalla loro terra. In Israele vivono più di un milione di cittadini israeliani arabi con pieni diritti, e oltre due milioni di arabi vivono in Cisgiordania e a Gaza. Oggi nessuno in Europa, tedeschi, polacchi, italiani, rivendica la terra e le case abbandonate quando la guerra ha ridisegnato confini e proprietà, come normalmente accade quando dei paesi vincono una guerra e altri la perdono. Ma tutto in Europa ha finito per sistemarsi perché c'era la volontà generale di farlo e nessuno ha speculato sull'esodo forzato di milioni di persone.</p>
<p><strong>10) Sionismo uguale a razzismo.</strong></p>
<p align="justify">All'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove la maggioranza dei seggi appartiene ai paesi islamici e ai loro alleati, già una volta fu votata questa ignobile equiparazione. Le Nazioni Unite sono sicuramente una istituzione democratica, la maggioranza dei cui membri è però altrettanto sicuramente antidemocratica. E di tanto in tanto questa maggioranza automatica ci riprova.</p>
<p align="justify">Che cos'è il sionismo? E' l'idea, affermata da Teodoro Herzl sul finire del XIX secolo, che l'antisemitismo non può essere vinto se non con la costituzione di uno Stato ebraico in grado di garantire la sicurezza degli ebrei che ne fanno parte, con un passaporto che li protegga ovunque si trovino: uno Stato che li accolga quando ne hanno bisogno, un governo che li rappresenti nei consessi internazionali, e un esercito pronto a difenderli. E ancora: il sionismo è oggi la realizzazione politica e nazionale di un sogno millenario mai dimesso. Il sionismo è uno Stato ebraico che offre un confortevole margine di sicurezza agli ebrei di tutto il mondo, garantendo con legge dello Stato (la "Legge del Ritorno") il loro diritto permanente a entrare in Israele, diventandone immediata-mente cittadini. Con uno Stato ebraico non si ripeterà più quanto è accaduto nei secoli, e soprattutto prima della seconda guerra mondiale, quando nessun paese volle accogliere gli ebrei per salvai loro la vita. Questa l'idea di Teodoro Herzl, questo e nient'altro è il sionismo. E' interessante osservare che nel 1897 nascevano a poche settimane di di-stanza il primo partito socialista russo in assoluto, l'Unione Generale Operaia Ebraica di Russia e di Polonia", brevemente detta Bund e l'Organizzazione Sioni-sta Mondiale, le due anime dell'ebraismo dell'impero russo. Al di là delle formulazioni teoriche, il socialismo e il sionismo sono semplici da spiegarsi. Il primo risponde a un'esigenza di giustizia, molto forte nel dettato religioso ebraico, il secondo nasce da un giornalista austriaco, Theodor Herzl, che incontrando nella Francia uscita dalla grande Rivoluzione una imprevedibile campagna antisemita seguita al famigerato processo Dreyfus, si rese conto che l'antisemitismo non era eliminabile né dal liberalismo, né dal socialismo. Herzl arrivò alla conclusione che agli ebrei restava una sola strada valida: dar vita a un loro Stato indipendente e sovrano. Il sionismo è tutto qui. L'antisemitismo si è sempre mascherato dietro qualche nome: gli ebrei sono stati a lungo deicidi per la Chiesa, semplicemente giudei per i nazisti, che non avevano bisogno di mascherare le loro idee, cosmopoliti per Stalin, che non riteneva producente dichiararsi antisemita e basta, sionisti per larghi settori politici (che si vergognavano di dirsi antisemiti), a partire da quando la politica estera sovietica nel 1955 era cambiata radicalmente in favore dei paesi arabi. Ecco come la parola "sionismo" ha assunto una connotazione negativa.</p>
<p><strong>11) Gli israeliani si sono macchiati della strage di Sabra e Chatila del 1982.</strong></p>
<p align="justify">Il 6 giugno 1982 Israele lancia un attacco con 60.000 soldati in Libano, dove l'OLP ha istituito una specie di Stato nello Stato, e da dove partono gli attentati contro i villaggi israeliani al confine settentrionale. L'OLP è costretto a trincerarsi dentro Beirut, già dal 1975 in preda alle convulsioni della guerra civile. Sotto il controllo di forze dell'ONU francesi, americane e italiane, alla fine d'agosto una parte dell'OLP lascia il Libano. Alla fine dell'anno successivo sarà costretto a lasciarlo definitivamente anche Arafat. La vittoria israeliana nel sud e al centro del Libano è salutata con entusiasmo dai libanesi cristiani, che eleggono alla Presidenza del paese un loro illustre combattente, Bashir Gemayel, l'uomo della pace con Israele. Prima ancora di prendere possesso della carica, Bashir Gemayel viene assassinato. I libanesi cristiani vogliono vendicarsi dell'assassinio del loro condottiero Bashir. Così penetrano nella parte occidentale di Beirut in mano israeliana, dilagano nei due quartieri di Sabra e Chatila e compiono un vero e proprio massacro. Quasi mille palestinesi vengono sgozzati. La carneficina riempie d'orrore l'opinione pubblica di tutto il mondo, che subito punta il dito contro Israele che controllava la zona. Qui però Israele dimostra la sua robusta collocazione democratica. Il governo (di destra) non esita a nominare una commissione d'inchiesta che dimostra la sua assoluta indipendenza e, senza guardare in faccia nessuno e nemmeno farsi condizionare dalla delicatezza della situazione politica (estera e interna) d'Israele, accerta la responsabilità oggettiva dei comandi militari, ma anche quella politica del governo. I responsabili, riconosciuti colpevoli di non essere intervenuti a impedire la strage, sono tutti esemplarmente puniti. Il ministro della Difesa Ariel Sharon è costretto a dimettersi. La crisi farà poi cadere il governo. Il bilancio libanese di tanti anni di feroce guerra civile, in gran parte fomentata e diretta dalla Siria, è disastroso. Tra i 1975 e la fine degli anni Ottanta sono morti 150.000 libanesi, su una popolazione di poco più di due milioni.</p>
<p><strong>12) Ma perché i palestinesi non possono tornare a casa loro?</strong></p>
<p align="justify">Chi può essere qualificato "profugo palestinese"? Secondo l'ONU era considerato profugo palestinese qualunque arabo che avesse vissuto in Palestina per due anni, e che avesse lasciato il paese nel 1948. Due anni di permanenza ed ecco che anche un siriano, un iracheno, un giordano, tutti sono trasformati in palestinesi e profughi. Quando nella Dichiarazione Balfour del 1917 si garantiva agli ebrei una National Home in Palestina, per Palestina non s'intendeva il territorio al di qua del Giordano, ma in realtà tutta la Palestina, cioè il territorio del futuro Mandato nella sua interezza. Quindi la National Home ebraica doveva essere costituita su una parte della Palestina e non su una parte di una piccola parte della Palestina. Il distacco della Giordania, che rappresentava il 75% della Palestina, fu un atto arbitrario di Londra ed una violazione della Dichiarazione Balfour. Quanto ai profughi palestinesi del '48/'49, il loro numero, come abbiamo già visto, non superava i 4/500.000, anche considerando "refugees" chi era entrato in Palestina solo due anni prima. Se nelle ultime richieste di Yasser Arafat, quel numero viene moltiplicato per dieci, è evidente che non c'è volontà (o possibilità) di giungere a un accordo definitivo. Nessun paese al mondo potrebbe assorbire un numero di immigrati pari all'80% della sua popolazione. </p>
<p align="justify">Non vi sono precedenti nella Storia di un "diritto al ritorno", né la giurisprudenza internazionale lo prevede. Giusto o sbagliato che sia, l'orologio della Storia non può esser rimesso indietro di oltre mezzo secolo. E' curioso poi che tale "diritto" sia stato preteso non per il ritorno dei palestinesi in uno Stato palestine-se, ma nello Stato d'Israele.</p>
<p align="justify"><strong>13) Ma perché gli israeliani vogliono avere proprio Gerusalemme come capitale? Che diritto ne hanno, dopo esserne stati assenti per quasi duemila anni?</strong></p>
<p align="justify">Gli ebrei non hanno mai lasciato Gerusalemme e anzi, secondo tutte le stati-stichenote, vale a dire dalla metà dell'8OO, a Gerusalemme gli ebrei hanno sempre costituito la maggioranza relativa della popolazione, che a una delle prime rilevazioni statistiche ammontava in totale a 15.000 persone.</p>
<p align="justify">Nel 1876, assai prima dunque della nascita del sionismo, vivevano a Gerusa-lemme 25.000 persone, delle quali 12.000, quasi la metà, erano ebrei, 7500 musulmani e 5500 cristiani. </p>
<p align="justify">Nel 1905 gli abitanti erano saliti a 60.000. Di questi 40.000 erano ebrei, 7000 musulmani e 13.000 cristiani.</p>
<p align="justify">Nel 1931 su 90.000 abitanti, gli ebrei erano 51.000, i musulmani 20.000 e i cristiani 19.000.</p>
<p align="justify">Nel 1948, alla vigilia della nascita dello Stato ebraico, la popolazione di Gerusalemme era quasi raddoppiata: 165.000 persone, di cui 100.000 ebrei, 40.000 musulmani e 25.000 cristiani. La presenza ebraica a Gerusalemme ha sempre costituito il nucleo etnico numericamente più forte. Con Gerusalemme gli ebrei hanno sempre avuto un forte legame religioso, storico, nazionale, e di nessun altro popolo Gerusalemme è mai stata capitale. E' quindi una leggenda l'affermazione che gli ebrei siano stati assenti da Gerusalemme per quasi venti secoli o che costituissero una insignificante percentuale della popolazione gerosolimitana.</p>
<p><strong>14) Israele non ha voluto portare a compimento gli accordi di Oslo del 1993.</strong></p>
<p align="justify">E' vero il contrario, e cioè che Arafat ha volutamente fatto saltare quegli accordi quando si è accorto che potevano sul serio essere realizzati. L'accordo di Oslo del 1993, perfezionato nel 1995, prevedeva il progressivo ritiro israeliano da gran parte della Cisgiordania e da Gaza, fatte salve tutte le misure di sicurezza necessarie. Il territorio evacuato da Israele sarebbe stato gradualmente affidato "in ge-stione a una Autorità palestinese".</p>
<p align="justify">Preliminare ad ogni passo verso la concreta attuazione dell'accordo erano il rifiuto ad ogni atto di terrorismo e il. reciproco riconoscimento. Molti termini di questo preaccordo erano in parte stati deliberatamente tenuti nel vago: ognuna delle due parti li avrebbe interpretati come voleva, ma non impegnavano nessuno. I nodi cruciali del contenzioso israelo-palestinese, dopo l'offerta del Premier israeliano Barak di evacuare il 95-98% della Cisgiordania (e naturalmente tutta Gaza) erano sostanzialmente questi: </p>
<p>Primo. Gerusalemme, per la quale i palestinesi volevano una soluzione che non li escludesse da quella che consideravano la loro capitale. Israele aveva offerto all'Autorità palestinese il controllo del quartiere orientale della città e un compromesso per il Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee). </p>
<p>Secondo. Quanti insediamenti israeliani nelle zone che sarebbero andate all'Autorità palestinese sarebbero stati smantellati? Presumibilmente sarebbero rimasti sotto l'autorità israeliana solo quegli insediamenti di sicura stabilità che avrebbero garantito la sicurezza militare dello Stato ebraico e alcuni altri che rappresentano motivi cari ai religiosi. Il discorso rimaneva aperto. </p>
<p>Terzo. E questi insediamenti che status avrebbero avuto? Secondo Israele a-vrebbero dovuto godere di una sorta di extra-territorialità. Anche qui l'applicazione degli accordi avrebbe richiesto lunghe consultazioni israelo-palestinesi in un clima di pacificazione. </p>
<p>Quarto. Quale sarebbe stato il disegno finale del nuovo spiegamento israelia-no di forze, quali i punti considerati strategici? </p>
<p>Quinto.Gaza come sarebbe stata collegata con la Cisgiordania? Si ipotizzava una strada sopraelevata extraterritoriale a sorveglianza mista israelo-palestinese. </p>
<p>Se questi negoziati si sono impantanati, ciò è stato determinato dal fatto che Arafat ha dimostrato di non avere l'intenzione o la possibilità di concludere la pace. Di fronte all'offerta del Premier laburista israeliano Ehud Barak di cedere all'OLP il 95-98% della Cisgiordania, oltre a Gaza e a un settore arabo di Gerusalemme per costituirvi la capitale della "entità palestinese", Arafat rifiutava e "rilanciava', chiedendo, come abbiamo visto, che Israele assorbisse entro i suoi confini quattro milioni, quattro milioni e mezzo di profughi arabi, vale a dire i figli, nipoti, bisnipoti, parenti e amici dei quattro, cinquecentomila profughi del 1948/49. Invece di mettere una firma o di presentare una controproposta, il leader pa-lestinese organizzava una nuova e più cruenta Intifada, prendendo a risibile pretesto una passeggiata considerata provocatoria (ma effettuata dopo accordi precisi presi con l'autorità musulmana delle Moschee) di Ariel Sharon, non ancora Premier e in quel momento capo dell'opposizione, sulla Spianata delle Moschee (o Monte del Tempio, a seconda dell'ottica). Per questo si sono acuite l'insicurezza e i timori degli israeliani, che già si era-no divisi sull'iniziativa di pace di Rabin.</p>
<p align="justify">Insicurezza e timori resi più acuti dai crescenti atti terroristici palestinesi, perpetrati proprio per sabotare ogni nego-ziato. Una visione distorta e degenerata del dettato religioso aveva fatto armare la mano di un giovane ebreo, ortodosso fanatico, che la sera di sabato 4 novembre 1995 uccise il Premier Yitzhak Rabin, artefice degli accordi di Oslo. Da quel momento i governi israeliani, di sinistra o di destra, sono risultati tutti indeboliti. Shimon Peres, Benjamin Netanyahu, Ehud Barak, e oggi in parte forse anche Ariel Sharon, non hanno più avuto quella larga maggioranza di consensi necessaria per affrontare i forti nodi da sciogliere.</p>
<p align="justify">Non può meravigliare che i timori e il senso d'insicurezza degli israeliani siano molto aumentati dopo il fallimento della proposta di Barak, che lo pagò con una bruciante sconfitta elettorale. Ovviamente timori e insicurezza indeboliscono Israele. L'atteggiamento di Arafat di fronte alle offerte di Barak spiega inoltre come mai l'opinione pubblica e per la prima volta gli intellettuali d'Israele si siano compattati intorno a Sharon. Gli intellettuali israeliani si sono sempre schierati in larghissima parte con il fronte politico progressista e pacifista. Scrittori noti anche in Italia, come Abraham Yehoshua, Amos Oz, David Grossman, Yoram Kaniuk, Uri Orlev, Meir Shalev e così via, hanno sempre sostenuto con forza i diritti dei palestinesi. Il movimento "Shalom Achshav", Pace Subito, ha riempito spesso le piazze d'Israele. Di fronte alla palese intenzione della dirigenza palestinese di non voler concludere alcuna pace, ma anzi, di costringere Israele a una resa senza condizioni, questo non poteva essere accettato neanche dal più ostinato dei pacifisti.</p>
<p><strong>15) Gli israeliani rispondono con le armi al lancio di sassi da parte di ragazzi.</strong></p>
<p align="justify">E' un ragazzino di 11 anni quello che in Macedonia ha ucciso con un sasso un soldato inglese di 20, arrivato con altri soldati europei per dare una garanzia di pace alla zona. I sassi possono uccidere, come è accaduto in Italia con quelli gettati dai cavalcavia sulle strade e autostrade. Se gli adulti non temono, come fanno gli estremisti arabi nei territori dell'Autonomia palestinese di farsi scudo di ragazzi e di bambini per proteggere il cecchinaggio, la responsabilità ricade interamente su di loro. E talvolta è il fuoco arabo che uccide i bambini arabi, anche se la loro propaganda che ha successo nei media internazionali, accusa sempre e soltanto Israele.</p>
<p align="justify"><strong>16) Ma le rappresaglie israeliane? L'uccisione mirata dei capi dei movimenti palestinesi nei territori dell'Autonomia?</strong></p>
<p align="justify">Quale risposta alternativa ci sarebbe alle stragi nei supermarket, nelle discoteche, nei ristoranti, nelle strade e piazze d'Israele? Che cosa potrebbe dissuadere coloro che mandano dei poveri esaltati fanatici a farsi saltare in aria insieme a israeliani presi a caso, se non forse la loro eliminazione fisica? Se un bandito o un pazzo compie una strage, non si cerca di catturarlo ed eventualmente ucciderlo per evitare altre stragi? C'è poi da notare che ogni volta che Israele distrugge per rappresaglia qual-che posto di polizia palestinesi, lo fa sapere in anticipo. Altrimenti non si capirebbe come un attacco portato da carri armati, aerei, elicotteri e navi, non produca che un numero minimo di vittime e quasi nessuna tra la popolazione civile.</p>
<p align="justify"><strong>17) Gli attentatori suicidi, i kamikaze palestinesi, sono dei martiri che si sacrificano per ottenere una patria.</strong></p>
<p align="justify">I kamikaze erano piloti giapponesi che, a guerra ormai perduta, volevano sal-vare l'onore della loro patria, secondo una concezione molto lontana dalla cultura e dalla civiltà occidentali, e si gettavano, facendo esplodere i loro aerei, sulle tolde delle navi da guerra USA. Navi da guerra, non ristoranti e discoteche. Chi si fa saltare insieme ai ragazzi che ballano o agli avventori di una pizzeria o tra i banchi di un mercato, non compie alcuna azione eroica, né tutela un onore che così anzi viene offeso e calpestato.</p>
<p align="justify"><strong>18 ) Anche gli ebrei per conquistare la loro indipendenza hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica compiendo attentati terroristici.</strong></p>
<p align="justify">Dopo la seconda guerra mondiale e negli anni del Mandato britannico, di fronte all'ostinata politica filoaraba e antiebraica dell'Inghilterra, ci fu un episodio terroristico ebraico, quando fu fatto saltare un albergo di Gerusalemme, il King David, che ospitava il quartier generale militare inglese. Prima di farlo saltare, i suoi occupanti furono avvisati e si salvarono quasi tutti. Non si ricorda che una, e una sola azione terroristica ebraica, ormai lontana nel tempo, contro la popolazione civile araba, e nel