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	<title>omero &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/omero/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "omero"</description>
	<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 15:51:42 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Le streghe - Dialoghi con Leucò]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=153</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:03:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Odisseo giunse da Circe, avvertito del pericolo e immunizzato magicamente contro gli incanti. Di qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignnone" src="http://www.spelman.edu/~mprice2/brunsonmegan2/images/tilla-circe-L.jpg" alt="" width="271" height="210" /></p>
<p class="MsoNormal"><em>Odisseo giunse da Circe, avvertito del pericolo e immunizzato magicamente contro gli incanti. Di qui, l’inutilità di bacchetta della maga. Ma la maga -antica dea mediterranea scaduta di rango- sapeva da tempo che nel suo destino sarebbe entrato un Odiseeo. Di ciò Omero non ha tenuto quel conto che si vorrebbe.</em></p>
<p class="MsoNormal"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal">(Parlano Circe e Leucotea)</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Credimi, Leucò, lì per lì non capii. Succede a volte di sbagliare la formula, succede un’amnesia. Eppure l’avevo toccato. La verità è che l’aspettavo da tanto tempo che non ci pensavo più. Appena capii tutto – lui aveva fatto un balzo e messo mano alla spada- mi venne da sorridere – tanta fu la contentezza e insieme la delusione. Pensai perfino di poterne fare a meno, di sfuggire alla sorte. “Dopotutto è Odisseo” pensai, “uno che vuol tornare a casa”. Pensavo già d’imbarcarlo. Cara Leucò. Lui dimenava quella spada – ridicolo e bravo come solo un uomo sa essere- e io dovevo sorridere e squadrarlo come faccio con loro, e stupirmi e scostarmi. Mi sentivo come una ragazza, come quando eravamo ragazze e ci dicevano che cosa avremmo fatto da grandi e noi giù a ridere. Tutto si svolse come un ballo. Lui mi prese per i polsi, alzò la voce, io divenni di tutti i colori – però ero pallida, Leucò- gli abbracciai le ginocchia e cominciai la mia battuta: “Chi sei tu? Da quale terra generato...”. poveretto, pensavo, lui non sa quel che gli tocca. Era grande, ricciuto, un bell’uomo, Leucò. Che stupendo maiale, che lupo, avrebbe fatto.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Ma queste cose gliele hai dette, nell’anno che ha passato con te?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Oh ragazza, non parlare delle cose del destino con un uomo. Loro credono di aver detto tutto quando l’hanno chiamato la catena di ferro, il decreto fatale. Noi ci chiamano le signori fatli, sai.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Non sanno sorridere.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Sì. Qualcuno di loro sa ridere davanti al destino, sa ridere dopo, ma durante bisogna che faccia sul serio o che muoia. Non sanno scherzare sulle cose divine, non sanno sentirsi recitare come noi. La loro vita è così breve che non possono accettare di far cose già fatte o sapute. Anche lui, l’Odisseo, il coraggioso, se gli dicevo una parola in questo senso, smetteva di capirmi e pensava a Penelope.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Che noia.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Sì ma vedi, io lo capisco. Con Penelope non doveva sorridere, con lei tutto, anche il pasto quotidiano, era serio e inedito – potevano prepararsi alla morte. Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s’illudono che cambi qualcosa.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Perchè allora non volle diventare un maiale?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Ah Leucò, non volle nemmeno diventare un dio, e sai quanto Calipso lo pregasse, quella sciocca. Odisseo era così, ne maiale ne dio, un uomo solo, estremamente intelligente, e bravo davanti al destino.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Dimmi, cara, ti è piaciuto molto con lui?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Penso una cosa, Leucò. Nessuna di<span> </span>noi dee ha mai voluto farsi mortale, nessuna lo ha mai desiderato. Eppure qui sarebbe il nuovo, che spezzerebbe la catena.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Tu vorresti?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Che dici Leucò...Odisseo non capiva perchè sorridevo. Non capiva sovente nemmeno che sorridevo. Una volta credetti di avergli spiegato perchè la bestia è più vicina a noi altri immortali che non l’uomo intelligente e coraggioso. La bestia che mangia, che monta, e non ha memoria. Lui mi rispose che in patria lo attendeva un cane, un povero cane che forse era morto, e mi disse il suo nome. Capisci, Leucò,quel cane aveva un nome.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Anche a noialtre dànno un nome gli uomini.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Molti nomi mi diede Odisseo stando sul mio letto. Ogni volta era un nome. Dapprincipio fu come il grido della bestia, di un maiale o del lupo, ma lui stesso a poco a poco si accorse ch’eran sillabe di una sola parola. Mi ha chiamata col nome di tutte le dee, delle nostre sorelle, coi nomi della madre, delle cose della vita. Era come una lotta con me, con la sorte. Voleva chiamarmi, tenermi, farmi mortale. Voleva spezzare qualcosa. Intelligenza e coraggio ci mise – ne aveva- ma non seppe sorridere mai. Non seppe mai cos’è il sorriso degli dèi – di noi che sappiamo il destino.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Nessun uomo capisce noialtre, e la bestia. Li ho veduti i tuoi uomini. Fatti lupi o maiali, ruggiscono ancora come uomini interi. È uno strazio. Nella loro intelligenza sono ben rozzi. Tu hai molto giocato con loro?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Me li godo, Leucò. Me li godo come posso. Non mi fu dato di avere un dio nel mio letto, e di uomini soltanto Odiseeo. Tutti gli altri che tocco diventano bestia e s’infuriano, e mi cercano così, come bestie. Io li prendo, Leucò: la loro furia non è meglio nè peggio dell’amore di un dio. Ma con loro non devo sorridere; li sento coprirmi e poi scappare a rintanarsi. Non mi succede di abbassare gli occhi.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: E Odisseo...</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Non mi chiedo chi siano...Vuoi sapere chi fosse Odisseo?</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Dimmi, Circe.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Una sera mi descrisse il suo arrivo in Eea, la paura dei compagni, le sentinelle poste alle navi. Mi disse che tutta la notte ascoltarono i ringhi e i ruggiti, distesi nei mantelli sulla spiaggia del mare. E poi che, apparso il giorno, videro di là dalla selva levarsi una spira e che gridarono di gioia, riconoscendo la patria e le case. Queste cose mi disse sorridendo – come sorridono gli uomni- seduto al mio fianco davanti al camino. Disse che voleva scordarsi chi ero e dov’era, e quella sera mi chiamò Penelope.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: O Circe, così sciocco è stato?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Leucina, anch’io fui sciocca e gli dissi di piangere.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Figùrati.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: No, che non pianse. Sapeva che Circe ama le bestie, che non piangono. Pianse più tardi, pianse il giorno che gli dissi il lungo viaggio che restava e la discesa nell’Averno e il buio pesto dell’Oceano. Questo pianto che pulisce lo sguardo e dà forza, lo capisco anch’io Circe. Ma quella sera mi parlò – ridendo ambiguo- della sua infanzia e del destino, e mi chiese di me. Ridendo parlava, capisci.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Non capisco.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Ridendo. Con la bocca e con la voce. Ma gli occhi pieni di ricordi. E poi mi disse di cantare. E cantando mi misi al telaio e la mia voce rauca la feci voce della casa e dell’infanzia, la raddolcii, gli fui Penelope. Si prese il capo fra le mani.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Chi rideva alla fine?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Nessuno, Leucò. Anch’io quella sera fui mortale. Ebbi un nome: Penelope. Quella fu l’unica volta che senza sorridere fissai in faccia la mia sorte e abbassai gli occhi.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: E quest’uomo amava un cane?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Un cane, una donna, suo figlio, e una nave per correre il mare. E il ritorno innumerevole dei giorni non gli parve mai destino, e correva alla morte sapendo cos’era, e arricchiva la terra di parole e di fatti.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Oh Circe, non ho i tuoi occhi ma qui voglio sorridere anche io. Fosti ingenua. Gli avessi detto che il lupo e il maiale ti coprivano come una bestia, sarebbe caduto, si sarebbe imbestiato anche lui.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Gliel’ho detto. Storse appena la bocca. Dopo un poco mi disse: “Purchè non siano i miei compagni”.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Dunque geloso.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Non geloso. Teneva a loro. Capiva ogni cosa. Tranne il sorriso di noi dèi. Quel giorno che pianse sul mio letto non pianse per la paura, ma perchè l’ultimo viaggio gli era imposto dal fato, era una cosa già saputa. “E allora perchè farlo?”mi chiese cingendosi la spada e camminando verso il mare. Io gli portai l’agnella nera e, mentre i compagni piangevano, lui avvistò un volo di rondini sul tetto e mi disse: “Se ne vanno anche loro. Ma loro non san quel che fanno. Tu, signora, lo sai”.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Nient’altro ti ha detto?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Nient’altro.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Circe, perchè non l’hai ucciso?</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: Ah sono davvero una stupida. Qualche volte dimentico che noialtre sappiamo. E allora mi diverto come fossi ragazza. Come se tutte queste cose avvenissero ai grandi, agli Olimpici, e avvenissero così, inesorabili e fatti di assurdo, d’improvviso. Quella che mai prevedo è appunto di aver preveduto, di sapere ogni volta quel che farò e quel che dirò – e quello che faccio e che dico diventa così sempre nuovo, sorprendente, come un gioco, come quel gioco degli scachi che Odisseo m’insegnò, tutto regole e norme ma così bello e imprevisto, coi suoi pezzi d’avorio. Lui mi diceva sempre che quel gioco è la vita. Mi diceva che è un modo di vincere il tempo.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Troppe cose ricordi di lui. Non l’hai fatto maiale nè lupo, e l’hai fatto ricordo.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo di immortale. Il ricordo che porta è il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.</p>
<p class="MsoNormal">LEUCOTEA: Circe, anche tu dici parole.</p>
<p class="MsoNormal">CIRCE: So il mio destino, Leucò. Non temere.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I due - Dialoghi con Leucò]]></title>
<link>http://apienavoce.wordpress.com/?p=151</link>
<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 23:03:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>apienavoce</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Superfluo rifare Omero. Noi abbiamo voluto semplicemente riferire un colloquio che ebbe luogo la vi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignnone" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/ba/Akhilleus_Patroklos_Antikensammlung_Berlin_F2278.jpg/270px-Akhilleus_Patroklos_Antikensammlung_Berlin_F2278.jpg" alt="" /></p>
<p class="MsoNormal"><em>Superfluo rifare Omero. Noi abbiamo voluto semplicemente riferire un colloquio che ebbe luogo la vigilia della morte di Patroclo.</em></p>
<p class="MsoNormal">(Parlano Achille e Patroclo)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Patroclo, perchè noi uomini diciamo sempre per farci coraggio: “Ne ho viste di peggio” quando dovremmo dire: “Il peggio verrà. Verrà un giorno che saremo cadaveri”?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Achille, non ti conosco più.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Ma io sì ti conosco. Non basta un pò di vino per uccidere Patroclo. Stasera so che dopotutto non c’è differenza tra noialtri e gli uomini vili. Per tutti c’è un peggio.<br />
E questo peggio vien per ultimo, viene dopo ogni cosa, e ti tappa la bocca come un pugno di terra. È<span> </span>sempre bello ricordarsi: “Ho visto questo, ho patito quest’altro” – ma non è iniquo che proprio la cosa più dura non la potremo ricordare?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Almeno, uno di noi la potrà ricordare per l’altro. Speriamolo.<br />
Così giocheremo il destino.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Per questo, la notte, si beve. Hai mai pensato che un bambino non beve, perchè per lui non esiste la morte? Tu, Patroclo, hai bevuto da ragazzo?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non ho mai fatto nulla che non fosse con te o come te.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Voglio dire, quando stavamo sempre insieme e giocavamo e cacciavamo, e la giornata era breve ma glia nni non passavano mai, tu sapevi cos’era la morte, la tua morte? Perchè da ragazzi si uccide, ma non si sa cos’è la morte. Poi viene il giorno che d’un trato si capisce, si è dentro la morte, e da allora si è uomini fatti. Si combatte e si gioca, si beve, si passa la notte impazienti. Ma hai mai veduto un ragazzo ubriaco?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Mi chiedo quando fu la prima volta. Non lo so. Non ricordo.<br />
Mi pare di aver sempre bevuto, e ignorato la morte.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Tu sei come un ragazzo, Patroclo.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Chiedilo ai tuoi nemici, Achille.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Lo farò. Ma la morte per te non esiste. E non è buon guerriero chi non teme la morte.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Pure bevo con te, questa notte.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: E non hai ricordi, Patroclo? Non dici mai: “Quest’ho fatto. Quest’ho veduto” chiedendoti che cos’hai fatto veramente, che co’è stata la tua vita, cos’è che hai lasciato di te sulla terra e nel mare? A che serve passare dei giorni se non si ricordano?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Quand’eravamo due ragazzi, Achille, niente ricordavamo. Ci bastava essere insieme tutto il tempo.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Io mi chiedo se ancora qualcuno in Tessaglia si ricorda d’allora. E quando da questa guerra torneranno i compagni laggiù, chi passerà su quelle strade , chi saprà che una volta ci fummo anche noi – ed eravamo due ragazzi come adesso ce n’è certo degli altri. Lo sapranno i ragazzi che crescono adesso, che cosa li attende?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non ci si pensa da ragazzi.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Ci sono giorni che dovranno nascere noi non vedremo.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non ne abbiamo veduti già molti?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: No, Patroclo, non molti. Verrà il giorno che saremo cadaveri. Che avremo tappata la bocca con un pugno di terra. E nemmeno sapremo quel che abbiamo veduto.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Non serve pensarci.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non si può non pensarci. Da ragazzi si è come immortali, si guarda e si ride. Non si sa quello che costa. Non si sa la fatica e il rimpianto. Si combatte per gioco e ci si butta a terra morti. Poi si ride e si torna a giocare.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Noi abbiamo altri giochi. Il letto e il bottino. I nemici. E questo bere di stanotte. Achille, quando torneremo in campo?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Torneremo, sta’ certo. Un destino ci aspetta. Quando vedrai le navi in fiamme, sarà l’ora.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: A questo punto?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Perchè? Ti spaventa? Non ne hai viste di peggio?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Mi mette la smania. Siamo qui per finirla. Magari domani.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non avere fretta, Patroclo. Lascia dire “domani” agli dèi. Solamente per loro quel che è stato sarà.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Ma vederne di peggio dipende da noi. Fino all’ultimo. Bevi, Achille. Alla lancia e allo scudo. Quel che è stato sarà ancora. Torneremo a rischiare.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Bevo ai mortali e agli immortali, Patroclo. A mio padre e amia madre. A quel che è stato, nel ricordo. E a noi due.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Tante cose ricordi?</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non più di una donnetta o un pezzente. Anche loro sono stati ragazzi.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Tu sei ricco, Achille, e per te la ricchezza è uno straccio che si butta.<br />
Tu solo puoi dire di essere come un pezzente. Tu che hai preso d’assalto lo scoglio del Ténedo, tu che hai spezzato la cintura dell’amazzone, e lottato con gli orsi sulla montagna. Quale altro bimbo la madre ha temprato nel fuoco come te? Tu sei spada e sei lancia, Achille.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Tranne nel fuoco, tu sei stato con me sempre.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Come l’ombra accompagna la nube. Come Teseo con Piritoo. Forse un giorno ti aspetta, Achille, che anche tu verrai nell’Ade a liberarmi. E vedremo anche questa.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Meglio quel tempo in cui no c’era l’Ade. Allora andavamo tra boschi e torrenti e, lavato il sudore, eravamo ragazzi. Allora ogni gesto, ogni cenno era un gioco. Eravamo ricordo e nessuno sapeva. Avevamo del coraggio? Non so. Non importa.<br />
So che sul monte del centauro era l’estate, era l’inverno, era tutta la vita. Eravamo immortali.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Ma poi venne il peggio. Venne il rischio e la morte. E allora noi fummo guerrieri.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non si sfugge alla sorte. E non vidi mio figlio. Anche Deidamia è morta. Oh perchè non rimasi sull’isola in mezzo alle donne?</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Avresti poveri ricordi, Achille. Saresti un ragazzo. Meglio soffrire che non essere esistito.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Ma chi ti dice che la vita fosse questa?...Oh Patroclo, è questa.<br />
Dovevamo vedere il peggio.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Io domani scendo in campo. Con te.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Non è ancora il mio giorno.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: E allora andrò da solo. E per farti vergogna prenderò la tua lancia.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Io non ero ancora nato, che abbatterono il frassino. Vorrei vedere la radura che ne resta.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Scendi in campo e la vedrai degna di te. Tanti nemici, tanti ceppi.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Le navi ardono ancora.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Prenderò i tuoi schinieri e il tuo scudo. Sarai tu nel mio braccio.<br />
Nulla potrà sfiorarmi. Mi parrà di giocare.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE:<span> </span>Sei davvero il bambino che beve.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Quando correvi col centauro, Achille, non pensavi ai ricordi.<br />
E non eri più immortale che stanotte.</p>
<p class="MsoNormal">ACHILLE: Solamente gli dèi sanno il destino e vivono. Ma tu giochi col destino.</p>
<p class="MsoNormal">PATROCLO: Bevi ancora con me. Poi domani, magari nell’Ade, diremo anche questa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“Le poesie sono di chi se le beve” - Dome Bulfaro   ]]></title>
<link>http://meddletv.wordpress.com/?p=780</link>
<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 11:20:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>meddletv</dc:creator>
<guid>http://meddletv.wordpress.com/?p=780</guid>
<description><![CDATA[
di Fabio Orecchini
e meddleTv
[via Omero.it]


Dome Bulfaro ha interpretato la mia richiesta di luo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><br />
<strong><em>di Fabio Orecchini</em></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">e meddleTv</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">[via <a title="http://www.omero.it/rivista.php?itemid=2064" href="http://">Omero.it</a>]</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">Dome Bulfaro ha interpretato la mia richiesta di luogo, di scelta di luogo della poesia come una vera e propria necessità del corpo, come un'urgenza del corpo nella parola.<br />
Della parola-corpo. Necessità di interrogare la carne e i suoi sensi, l'esperienza che il corpo racchiude, sottende, l'esperienza delle ossa, sulla scia di un lungo cammino del pensiero<br />
che dalla filosofia classica greca giunge a Bergson e che comprende Eliot come Heidegger.</p>
<p>Dome Bulfaro pratica una ferita, che immagino nel taglio di un bisturi, un fendente, <em>"io non so nulla di poesia ascolto il polso con l'orecchio / e trascrivo sulla carta ciò<br />
che ogni rivolo mi detta"</em>; si tratta di un dissezionamento consapevole, una riscoperta, una fessura da cui affiora un ricordo, comune a tutto il genere umano, un sentire<br />
che il poeta chiama canto universale; Bernard Noel negli <strong>Estratti del corpo</strong> scriveva nel 1958 <em>"mi ricordo / e qualcosa fa buio / per sviluppare quel momento<br />
/ in cui il corpo trasudava pensiero / il pensiero traeva dalla sua forma il corpo"</em>.</p>
<p>Una ri-velazione. In un passo dell'intervista il poeta parla di segno, di trascrittura su di un corpo-carta, dal segno al suono: <em>"..questo segno sulla pagina-corpo fa filtrare della luce, disegna<br />
una composizione e questa composizione trova col tempo, attraverso il mestiere del poeta, un suo suono... fa sì che queste voci recuperate in un certo luogo del corpo risuonino tra loro e ritrovino un canto o generino un canto nuovo."</em></p>
<p>E' quindi il corpo la chiave che apre la stanza, ma è anche la stanza, il luogo oltre la porta. Perchè noi al corpo sempre torniamo, al nostro confine, al limite che è il nostro corpo:<br />
è il cibo che ci nutre e l'acqua che ci disseta, la carne che tocchiamo, che amiamo e che annusiamo, il sangue, la ferita materna, il respiro-parola. Diviene nell'ottica del poeta<br />
il punto da cui ripartire, custode immutato nei millenni della verità del linguaggio. Ed è uno scavare continuo, un'archeologia dell'essere, in cui il poeta mostra il suo desiderare, <em>la sua carne di rivolta</em>, dal rivolo fino a <em>"..brevi ricordi / che non puoi dimenticare come quando nostra madre / ci insapona con le papere in una vasca di sangue / fraterno , o nel loro letto per contagiarci l'amore". </em></p>
<p>Le poesie sono di chi se le beve, e allora cin cin Dome.</p>
<p><span style="display:block;width:425px;margin:0 auto;"> [vodpod id=Groupvideo.1363071&#38;w=425&#38;h=350&#38;fv=]</span>
</p>
<p style="min-height:14px;font-family:Arial;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:12px;line-height:normal;text-align:justify;margin:0 0 10px;"><!--more--></p>
<p style="min-height:14px;font-family:Arial;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:12px;line-height:normal;text-align:justify;margin:0 0 10px;"><span style="letter-spacing:0;"><strong>Trascrizione (quasi) letterale dell' intervista a Dome Bulfaro</strong></span></p>
<p><strong><em>"... colpevole/... di aver creduto che il corpo fosse una/ prigione e non il bozzolo del cielo",</em> questi sono tuoi versi, partiamo proprio da questi per immaginare il corpo di cui tu necessiti, che tu abiti, che tu penetri per la tua poesia. Raccontaci di questo tuo viaggio archeologico, di questo tuo scavare nel corpo.</strong></p>
<p>Sai che in poesia le risposte sono tante e anche particolarmente stratificate. E<br />
questa è già, implicitamente, una prima possibile risposta. Una seconda possibile risposta è particolarmente legata al supporto su cui finiscono i testi poetici, la pagina di un libro, e alla prima azione che lo attiva: quella di tracciare un segno, riconducibile ad un codice che si porta dentro un senso, una sua storia. Immagino sempre, e<br />
prova ad immaginare anche tu, delle mani che progressivamente portano dei<br />
fendenti in alcune zone del corpo e segnano una scritta, un segno prima e una<br />
scritta poi; dentro questi fendenti la mano entra; a volte trova una forte resistenza perché il corpo è duro, un deserto, un cretto, altre volte invece è assolutamente liquida, poco consistente; qualsiasi sia il grado di resistenza quando la mano entra trova degli oggetti, trova delle voci, trova delle esperienze e le riconduce alla luce; mi sembra già questo un primo impianto immaginifico su cui poi costruire una risposta possibile alla tua domanda. Quello che mi preme evidenziare è che il segno che tracci sul corpo-carta<br />
e quel che tu sei andato a pescare nel tuo corpo (che prima di essere il corpo di un nome e un cognome, è il corpo di un uomo, e ancor prima, il corpo di un canto universale), questo segno sulla pagina-corpo fa filtrare della luce, disegna una composizione e questa composizione trova col tempo, attraverso il mestiere del poeta, un suo suono... fa sì che queste voci recuperate in un certo luogo del corpo risuonino tra loro e ritrovino un canto o generino un canto nuovo.<br />
<strong>Da oltre 10 anni ti stai dedicando al componimento di una sola <em>Opera Uomo n° 1000</em> divisa in cinque sezioni: <em>Ossa 16 reperti, Carne 32 contatti</em>, di cui abbiamo ascoltato alcuni brani, e ancora <em>Prima degli occhi 16 ictus, Nudo 32 donazioni, Trasfigurazione 16 spartiti</em>. Parlaci di questo tuo lavoro, "numeri ricorrenti", opera che sembra rappresentare un ulteriore corpo/corpus dis-sezionato, un dissezionamento; questo poema dove intende portare te, dove porta il lettore...</strong><br />
Partiamo dalla fine della tua domanda. Quando un uomo inizia a sondare un luogo, comincia a prendere le prime coordinate, i primi rilievi, non sa che cosa andrà ad incontrare...<br />
nel mio caso c'è una progressiva messa a fuoco del dire poetico su una struttura architettonica molto rigorosa, analitica, facilmente leggibile, ad esempio, dai numeri ricorrenti e nata<br />
dal continuo dissezionamento simbolico del corpo. Poi però il verso che trovi, quello che accade, ha invece una forza diversa, ha una forza creatrice, che non si può ipotizzare. Lo straordinario che scopri lavorando sul corpo -un corpo non nella sua forma chiusa- è che le potenzialità del corpo non sono date, né tantomeno conosciamo le potenzialità poetiche di questo corpo. Quel che più m'interessa è la scoperta della massima ampiezza e profondità del mondo-corpo, per apprendere fino in fondo e rispettare gli insegnamenti del limite.<br />
Limite umano segnato dai tre maestri della "via del dolore": la malattia, la vecchiaia, la morte. Sono questi i tre limiti, nonché fortune dell'umanità, a cui penso in relazione ad un cammino poetico, ad un corpo che si fa prima poesia sulla carta e poi, forse, tende a voler essere per sua natura poesia in atto. Forse quello che vorrei è un corpo più poetico, ma non idealizzato, vorrei un corpo poetico nel mondo in cui vivo, vorrei guardare il mondo e dire "beh, qui la poesia ha trovato ospitalità". Allora non si può chiedere al mondo di dare<br />
ospitalità alla poesia se prima il proprio corpo non diventa casa della poesia, luogo della poesia.</p>
<p>Quindi il fare poetico è una pratica del vivere poetico. È nel mio caso uno scrivere il dire (i miei testi nascono da un'azione duplice: scrittura e oratura) del corpo che diventa poetico quando, in alcuni momenti del quotidiano, trova delle concentrazioni di luce, d'intensità, di bellezza. Queste a volte si depositano sulla carta o nel dire, attraverso un'azione di "rottura" (analogamente alla "rottura" delle acque durante il parto), in forma di versi, altre volte non restano ferme su un supporto, ma appartengono al vento, sono scritte nel vento.<br />
<strong>Insisterei ancora sul tema del luogo poetico: la tua attività di artista ti ha sempre portato a coniugare la poesia con altre arti, credi che sia questo nuovo spazio creativo, dovuto<br />
proprio all'ibridazione delle arti, il nuovo luogo della poesia? </strong></p>
<p>Questa domanda ha bisogno di una contestualizzazione; io parto da un presupposto: ogni uomo ha, come le impronte digitali, una voce unica e irripetibile: ha un'identità che,<br />
almeno in potenza, può incarnare un modo diverso di dar voce alla poesia. Adesso noi viviamo un passaggio storico in cui le possibilità di essere poeta si stanno aprendo, si stanno affacciando molti modelli di essere poeta. Una delle possibilità è quella appunto "ibrida", definizione accettabile solo in considerazione degli attuali parametri della nostra tradizione poetica. Se fossero altri i parametri attuali probabilmente nemmeno parleremmo di "ibridazione". Se un uomo ha dentro tutte queste possibilità è naturale che si esprima in quel<br />
modo. Il problema vero è allora la destrutturazione del recinto culturale che non ti permette di dialogare con i limiti ma ti confina in un contesto che ti dice la poesia è così, è questa,<br />
il modo di fare poesia è questo, l'idea di letteratura è questa, quindi devi togliere questa cappa per permettere alla tua voce di essere quello che sei. Io non parlerei nemmeno<br />
di nuovo o vecchio ma di realizzazione della propria voce, poi c'è chi contamina e chi non contamina i linguaggi ma l'importante è la profondità della poetica, quanto la poetica riesce<br />
ad alimentare e a tener viva non solo una lingua ma un pensiero, un modo d'essere, di vivere. Questa è una prima risposta.</p>
<p>La seconda risposta, per quanto riguarda la contaminazione delle arti, è inscindibile da questo periodo storico. Noi proveniamo da un tipo di cultura molto settoriale capace sì di approfondire in modo specializzato quel dato ramo, ma che ha via via sottratto all'uomo la possibilità di conservare contemporaneamente anche una visione di insieme. Allora si può rispondere che in questo periodo storico è utile e necessario ritrovare una relazione, una comunicazione con chi fa altre arti o nel caso ci siano autori che si esprimono con più<br />
linguaggi e più canali trovare dei momenti in cui costruire questa visione d'insieme. Io credo sia più una necessità del passaggio storico che stiamo vivendo e non tanto una<br />
questione di ricette: "la poesia è questa": il "questa" è una risposta mai definitiva, resta nell'indicibile.<br />
<strong>Biobibliografia </strong></p>
<p><strong>Dome Bulfaro</strong> (Bordighera 1971) è poeta e artista.</p>
<p>Come poeta, di recente, è uscito <em>Carne. 16 contatti</em> (D'IF di Napoli, marzo 2007) vincitore del Premio di Letteratura intitolato a Giancarlo Mazzacurati e a Vittorio Russo.</p>
<p>Ha pubblicato, inoltre, la silloge <em>Ossa. 16 reperti</em> nel VII Quaderno di Poesia Contemporanea (Marcos y Marcos, 2001), a cura di Franco Buffoni, con nota introduttiva di Fabio Pusterla, e<br />
la plaquette "Prove di contatto" (Coen Tanugi Editore, 2006) a cura di Rosachiara Terenghi e Valentino Ronchi. Suoi testi e interventi sono presenti in numerose riviste di settore tra cui<br />
La Mosca di Milano, La Clessidra, Le voci della Luna e in Wok n°1, rivista della civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, in cui ha pubblicato la silloge <em>Versi a Morsi</em>. È presente nell'antologia "Subway 2004-2006. Poeti italiani underground" a cura di Davide Rondoni (prefazioni dello stesso Rondoni e di Milo De Angelis).</p>
<p>Sulla rivista americana Interim è stata pubblicata la traduzione in inglese di Ossa. 16 reperti a cura del poeta Christopher Arigo.</p>
<p>Dal 1997 si sta dedicando al componimento di una sola opera Uomo n° 1000 formata da cinque parti: Ossa 16 reperti, Carne 32 contatti, Prima degli occhi 16 ictus, Nudo 32 donazioni, Trasfigurazione 16 spartiti.</p>
<p>Della silloge <em>Versi a Morsi</em> (1997) esiste anche un Cd Rom (2001) a cura di Simona Cesana con testi, voce, disegni di Dome Bulfaro, musiche e batteria di Massimiliano Varotto;<br />
e un DVD (2008), realizzato dalla casa cine-televisiva Ester Productions a cura di Alessandro Leone, che documenta un estratto del reading che Bulfaro e Varotto eseguono in Italia dal 1998.</p>
<p>Ideatore di numerosi eventi poetico-artistici è, ad oggi, direttore artistico della stagione poetica PoesiaPresente che ha luogo in Brianza e a Monza, città in cui vive.</p>
<p>Come artista le sue ultime personali sono avvenute alla Galleria Vanna Casati di Bergamo (galleria con la quale ha partecipato a Miart 2007) e a Milano presso Spaziostudio di Patrizia Gioia. Il suo lavoro artistico è sostenuto dal 1999 dalla Galleria Dieci.Due!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosa può la Scienza con la SCI maiuscola....]]></title>
<link>http://passeggiandocolmiocane.wordpress.com/?p=231</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 09:28:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>passeggiandocolmiocane</dc:creator>
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<description><![CDATA[E dopo il meteo dalle nuvole dei dipinti&#8230;.
L&#8217;eclissi totale di Sole descritta da Omero n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color:#000080;">E dopo il meteo dalle nuvole dei dipinti....</span></h2>
<p><span style="color:#000080;">L'eclissi totale di Sole descritta da Omero nel ventesimo libro dell'Odissea è realmente accaduta il 16 aprile 1178 a.C. La scoperta, che secondo gli esperti potrebbe aiutare anche a datare la caduta di Troia, si deve a due astronomi che hanno pubblicato il risultato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze, Pnas. Marcelo Magnasco, dell'americana Rockefeller University e Constantino <a href="http://passeggiandocolmiocane.files.wordpress.com/2008/06/eclissi.jpg"><img class="size-medium wp-image-232 alignleft" src="http://passeggiandocolmiocane.wordpress.com/files/2008/06/eclissi.jpg?w=104" alt="" width="104" height="127" /></a>Baikouzis, dell'osservatorio argentino di La Plata, hanno setacciato i testi omerici alla ricerca di riferimenti astronomici da corroborare con prove scientifiche. Hanno identificato così quattro descrizioni dettagliate di eventi celesti che compaiono dell'Odissea prima, durante e dopo la strage dei proci compiuta da Ulisse. Eventi che si riferiscono a posizioni di costellazioni e pianeti nel cielo e che culminano con l'eclissi di Sole che accompagna la discesa nell'Ade dei Proci. I calcoli degli astronomi hanno dimostrato che quelli che potrebbero sembrare 'ambientazioni poetiche' sono riferimenti astronomici precisi che si sono susseguiti con la stessa cadenza descritta da Omero a cavallo di un'eclissi totale di Sole che avvenne il 16 aprile 1178 a.C. </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Forse Omero descrisse una reale eclissi nell'odissea]]></title>
<link>http://superdaskiosite.wordpress.com/?p=29</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 08:50:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>superdaskiosite</dc:creator>
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<description><![CDATA[ROMA - (ANSA)L&#8217;eclissi totale di Sole descritta da Omero nel ventesimo libro dell&#8217;Odisse]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA - (ANSA)L'eclissi totale di Sole descritta da Omero nel ventesimo libro dell'Odissea è realmente accaduta il 16 aprile 1178 a.C. La scoperta, che secondo gli esperti potrebbe aiutare anche a datare la caduta di Troia, si deve a due astronomi che hanno pubblicato il risultato sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze, Pnas. Marcelo Magnasco, dell'americana Rockefeller University e Constantino Baikouzis, dell'osservatorio argentino di La Plata, hanno setacciato i testi omerici alla ricerca di riferimenti astronomici da corroborare con prove scientifiche. Hanno identificato così quattro descrizioni dettagliate di eventi celesti che compaiono dell'Odissea prima, durante e dopo la strage dei proci compiuta da Ulisse. Eventi che si riferiscono a posizioni di costellazioni e pianeti nel cielo e che culminano con l'eclissi di Sole che accompagna la discesa nell'Ade dei Proci. I calcoli degli astronomi hanno dimostrato che quelli che potrebbero sembrare 'ambientazioni poetiche' sono riferimenti astronomici precisi che si sono susseguiti con la stessa cadenza descritta da Omero a cavallo di un'eclissi totale di Sole che avvenne il 16 aprile 1178 a.C.</p>
<p>Lasciamo poi un commento di Felice Vinci, che ho reputato molto istruttiv<!--more--></p>
<p>L’idea dell’eclisse nell’Odissea si basa su una frase di Teoclimeno ai pretendenti: “eelios de ouranou exapolole”, “si è spento il sole nel cielo” (Od. XX, 356). Consideriamo però anche le frasi precedenti di Teoclimeno: ” Grondano di sangue le pareti e i begli architravi; il portico, la corte sono pieni di fantasmi che muovono verso la tenebra dell’Erebo” (XX, 354-355) e, subito dopo, ciò che dice il poeta: “Diceva così, di lui risero tutti” (XX, 35 <img class="wp-smiley" src="http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif" alt="8)" /> e la successiva frase di Eurimaco: ” E’ pazzo l’ospite arrivato da fuori. Su, ragazzi, accompagnatelo subito via da questa casa perchè se ne vada in piazza, se qui gli sembra che sia notte!” (XX, 360-362). Insomma, Teoclimeno ha una visione terribile, anzi, quasi “apocalittica”, del dramma che sta per accadere – la strage dei pretendenti, che avverrà di lì a poco – ma la sua è un’immagine onirica, metaforica: in realtà le pareti non grondano di sangue ed il sole non si è oscurato. Non vi è affatto un’eclisse di sole, come si comprende immediatamente leggendo la risposta di Eurimaco, che considera Teoclimeno “pazzo” proprio per quella sua frase e gli dice di andare fuori a vedere se il sole c’è ancora. Insomma, da una lettura complessiva dell’intero passo, fino alla fine del canto XX, emerge non vi è nessuna eclisse! (Inoltre, se vi fosse stata veramente un’eclisse di sole, Omero vi avrebbe “ricamato” sopra in tutt’altro modo).</p>
<p>Felice Vinci (autore del volume “Omero nel Baltico”, pubblicato da Palombi, Roma, e tradotto in russo e in inglese.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alessandro Baricco - L'Iliade di Omero]]></title>
<link>http://micheblog.wordpress.com/?p=490</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 08:02:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Michelangelo</dc:creator>
<guid>http://micheblog.wordpress.com/?p=490</guid>
<description><![CDATA[Baricco A., L&#8217;Iliade di Omero, Feltrinelli 2006

&#8220;Oh, se per sempre svanisse l&#8217;ira]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="color:#808080;">Baricco A., <em>L'Iliade di Omero, </em>Feltrinelli 2006</span></span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://micheblog.files.wordpress.com/2008/06/iliade.gif"><img border="0" class="alignnone size-thumbnail wp-image-491 aligncenter" src="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/06/iliade.gif?w=61" alt="" width="61" height="96" /></a></p>
<p style="padding-left:30px;"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="color:#000000;"><strong><em>"Oh, se per sempre svanisse l'ira dal cuore degli uomini, lei che è capace di far impazzire anche i più saggi, scivolando nel loro animo con la dolcezza del miele e montando poi come fumo nella loro mente..."</em></strong></span></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="color:#000000;"><strong>Alessandro Baricco</strong> rielabora il famoso testo di Omero, poggiando sulla brillante traduzione di <strong>Maria Grazia Ciani </strong>e adattando il poema ad una rappresentazione teatrale. Il testo è reso attuale nella forma e snellito, omettendo principalmente i riferimenti alle divinità. Scopriamo così un'opera moderna e accattivante, ancora oggi <strong>viva ed attuale.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="color:#000000;">Riscoprire le tinte epiche ed assolute dell'Iliade di Omero lascia la vaga sensazione che tutto quello che è stato scritto successivamente, sia in qualche modo superfluo. La passione, il coraggio, l'amicizia, l'amore, la rabbia, l'invidia, l'odio, l'orgoglio, l'onore, la compassione...nel celebre poema trovano spazio tutti gli ideali, i valori e le debolezze dell'uomo da millenni immutati, che guidano verso un destino feroce, travolgente, lasciando sul campo <strong>vincitori e vinti.</strong></span></span></p>
<p><!--more--></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="color:#000000;">La storia ripercorre gli ultimi giorni della battaglia tra <strong>Achei</strong> e <strong>Troiani,</strong> uno scontro durato un decennio, dopo il <strong>rapimento di Elena</strong>. La battaglia, giocata come una sottile partita a scacchi, esalta le figure dei protagonisti, le loro vicende umane ed un <strong>vivido raffronto con la morte</strong>.</span></span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="color:#000000;">L'Iliade celebra dunque <strong>l'ineluttabilità della guerra</strong>, strumento divino per dare corso a quello che è il destino degli uomini. E in questo l'Iliade scopre la sua <strong>modernità</strong>: oggi, in un epoca in cui la guerra è tuttora riconosciuta come un male da evitare ma a volte necessario, ritroviamo <strong>le parole di Achille</strong>. Il valoroso guerriero, a tratti riluttante alla guerra, sembra suggerire il tentativo di percorre un'altra via per compiere il proprio destino. Non sarà così e, travolto dall'ira, andrà consapevolmente incontro alla sua fine, rivelando <strong>un profondo amore e rispetto per la vita. </strong>Un monito, un'eredità ancor oggi incompiuta, verso la pace.</span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sword &amp; Soul]]></title>
<link>http://strategieevolutive.wordpress.com/2008/05/07/sword-soul/</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 19:17:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Davide</dc:creator>
<guid>http://strategieevolutive.wordpress.com/2008/05/07/sword-soul/</guid>
<description><![CDATA[Strane connessioni.
La cosa comincia con una e-mail di Charles de Lint, che segnala l&#8217;uscita d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Strane connessioni.</p>
<p><img style="cursor:0;float:right;margin-top:10px;margin-bottom:10px;margin-left:10px;" src="http://www.zone-sf.com/images/imaro1.jpg" alt="http://www.zone-sf.com/images/imaro1.jpg" />La cosa comincia con una e-mail di <a href="http://www.sfsite.com/charlesdelint/">Charles de Lint</a>, che segnala l'uscita di un nuovo volume di <a href="http://www.charlessaunderswriter.com/">Charles R. Saunders</a> - autore che all'origine ebbe poco successo, secondo de lint perché classificato come "<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sword_and_sorcery">sword &#38; sorcery</a>", un genere "che non ha grande mercato".<br />
Mah.<br />
Ignoto al pubblico nazionale, Saunders è stato uno dei primi (se non il primo) autore di fantasy di colore, ed a cavallo fra gli anni '70 e gli anni '80 pubblicò una serie di romanzi imperniati su un personaggio, sospeso fra Conan e Tarzan, di nome <em><strong>Imaro</strong></em>.<br />
Gli exploit di Imaro, se prevedibili per certi canoni della Sword &#38; Sorcery, sono particolarmente interessanti per il modo in cui incorporano il paesaggio e l'immaginario africano.</p>
<p>Saunders li definisce <em><strong>Sword &#38; Soul</strong></em>, perché l'azione avventurosa è imperniata sui tratti specifici dell'anima di un popolo.<br />
Pur restando Imaro un outsider, un uomo senza tribù in un mondo tribale.</p>
<p>Il che mi porta a ragionare lungo una tangente: certo l'Africa è, con l'area maediterranea e - in misura minore - l'oriente, uno dei luoghi che paiono fatti apposta per la sword &#38; sorcery e che sono stati finora trascurati.<br />
Se non dagli autori, certo dagli editori.</p>
<p>Bello sarebbe sfruttare un falso passato mediterraneo per ambientarci delle storie di avventura e magia.<br />
Pochi hanno sfruttato l'arsenale omerico - c'è qualcosa del solito Sprague de Camp, c'è qualcosa di Avram Davidson, un paio di cose di Poul Anderson, poco altro.</p>
<p><img style="cursor:0;float:left;margin-top:10px;margin-bottom:10px;margin-right:10px;" src="http://www.sciencedaily.com/images/2007/07/070723173312.jpg" alt="http://www.sciencedaily.com/images/2007/07/070723173312.jpg" />Sarebbe bello farci qualcosa di nuovo - anche per sfuggire alla zuppa pseudoceltica e medioevaleggiante che imperversa sugli scaffali e che onestamente dopo un po' stanca.<br />
Il Mediterraneo offre ampi spunti - civiltà di mercanti, imperi perduti, città-stato, creature sovrannaturali originali (meglio i satiri degli elfi), pirati...</p>
<p>Col suo mosaico di culture, il Bacino Mediterraneo delle epoche leggendarie ha in fondo le stesse caratteristiche del mondo pret-a-porter dell'era Hyboriana, con una omogeneità di default che potrebbe facilitare il lavoro allo scrittore.</p>
<p>Si potrebbe creare un eroe che incarni l'anima dei popoli mediterranei - più portato alla discussione che al combattimento, più astuto che eroico, amantre della buona cucina e delle belle donne, pronto alla risata ma feroce nella vendetta, che si muova con ritmi lenti in un paesaggio fatto di capre, ulivi, pietraie e ampi tratti di mare.</p>
<p>Non sarebbe male, no?</p>
<p>Il problema, piuttosto, è che la sword &#38; sorcery mal si adatta alle millanta pagine standard dell'epica fantastica che ora pare sia la norma.<br />
Difficile reggere con un buon livello per più di duecento pagine, se non ricorrendo ad espedienti che, nelle mani di autori meno che eccelsi, rischiano di mostrare rapidamente la corda.<br />
Vengon bene i racconti - ma chi li pubblica, poi?</p>
<p>E poi c'è la questione dello status di outsider dell'eroe della sword &#38; sorcery - che non parla per una nazione o una fede (come l'eroe della High Fantasy), ma spesso per entità sociali più moderne.<br />
Difficile incastrare un simile personaggio nell'antichità classica tout court.<br />
A meno di essere Omero.<br />
Tocca inventarsi un mondo - o si finisce a scrivere certe mediocri saghe pseudostoriche più vicine al rosa-hard che non alla letteratura fantastica.<br />
E inventarsi un mondo nuovo dai sapori mediterranei non è affatto facile: sulle coste del Mediterraneo, per ciò che riguarda la sword &#38; sorcery, siamo prigionieri della nostra storia.</p>
<p>Però c'è da pensarci...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[V per Vendetta!]]></title>
<link>http://nicchia.wordpress.com/?p=99</link>
<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 08:39:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>nicchia</dc:creator>
<guid>http://nicchia.wordpress.com/?p=99</guid>
<description><![CDATA[Appena entrata in casa ieri sera ho fiutato l&#8217;odore della tragedia.
Una strana tensione aleggi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Appena entrata in casa ieri sera ho fiutato l'odore della tragedia.<br />
Una strana tensione aleggiava nell'aria e senza neanche superare la soglia ho indovinato che mia mamma aveva avuto una delle sue brillanti idee.<br />
Miagolii e chiacchiericci soffocati provenivano dalla cucina.<br />
Il povero gatto Omero sdraiato sulla pancia fermo, stretto nella morsa letale dell'asciutta e forte mano della mamma:<br />
"Su da bravo stai fermo, fatti pettinare!"<br />
"Meouuu!!Meouu!"<br />
"Omero per piacere,.., No!Cattivo gatto, non mi graffiare!Ahiiiiiiii, Lascia, lascia la maglia OMERO!!!"<br />
Naturalmente la vittoria ce l'ha avuta lei.<br />
Dalla nube di peli che fluttuavano nella cucina (sì proprio dove mangiamo!), è uscita mia mamma con il suo trofeo, una spazzola per animali completamente piena di ciocche di pelo (morto mi auguro) del povero gatto rosso che, nel frattempo, approfittando del mio ingresso s'è conficcato sotto il primo mobile che ha trovato.<br />
Dice che d'ora in poi dovrà fargli questo servizio una volta al mese perchè non possiamo vivere con tutti quei peli di gatto che volano per casa (come se cambiasse qualcosa).<br />
Comunque al suo risveglio stamani ha avuto anche lei la sua lezione.<br />
Entrata in cucina ho notato che per terra c'erano i suoi pantaloni neri in questo stato:</p>
<p><a href="http://nicchia.files.wordpress.com/2008/04/dsc013471.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-101" src="http://nicchia.wordpress.com/files/2008/04/dsc013471.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a>    <a href="http://nicchia.files.wordpress.com/2008/04/dsc01342.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-102" src="http://nicchia.wordpress.com/files/2008/04/dsc01342.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>e naturalmente Omero, al lato del tavolo che si leccava con uno strano ghignetto stampato sul musetto: <strong>VENDETTA</strong>!!</p>
<p><a href="http://nicchia.files.wordpress.com/2008/04/dsc01347.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per una definizione dei generi e di poetica]]></title>
<link>http://wunderkammern.wordpress.com/?p=16</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 19:37:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>eleonoramatarrese</dc:creator>
<guid>http://wunderkammern.wordpress.com/?p=16</guid>
<description><![CDATA[Il Sublime è una categoria estetica che si aggiungeva alla categoria estetica classica.
Il testo pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Il Sublime è una categoria estetica che si aggiungeva alla categoria estetica classica.</p>
<p>Il testo primo sul Sublime è quello di Longino (Dioniso Cassio, morto nel 273 AD, filosofo greco), autore greco del III secolo, che scrive un saggio pertinente più alla retorica che alla poetica.</p>
<p>Parlando di testi di Wordsworth, ad esempio, la teoria è espressa nella <em>Preface</em>, mentre la pratica poetica è espressa nel poema.<br />
Bisogna però distinguere tra:<br />
- pratica della scrittura (<em>poetic praxis</em>)<br />
- componimento poetico (<em>poem</em>)<br />
- poesia nel senso della poetica (<em>poetry</em>)</p>
<p>Se parliamo poi di forma poetica, possiamo avere ad esempio uno <em>short poem</em> (sonetto) o un <em>long poem</em> (il poema in genere più lungo).</p>
<p>I generi letterari canonici sono invece:<br />
- lirica<br />
- epica<br />
- dramma.</p>
<p><em>Lyric</em> viene da <em>lyre</em>, lira, e quindi è residuale rispetto alla musica;<br />
[<em>1. of or relating to a 'lyre' or 'harp';<br />
2. suitable to sing to the lyre or for being set to music and sung;<br />
3. expressing direct usually intense personal emotion<br />
II. 1. a lyric composition;<br />
   2. (specif.) a lyric poem]</p>
<p></em>L'epica, <em>tale</em>, si connota perché c'è un <em>tale teller</em>, qualcuno che racconta una storia e fa del suo testo epico il veicolo di una civiltà; è il 'corpus giuridico' dell'epoca, una sorta di poesia che stabilisce l'economia, ad esempio, o anche i rituali, descritti nei minimi particolari (pensiamo a Omero) e corrisponde alle esigenze di un popolo che si riconosceva in quelle leggi, e il fatto stesso che venisse cantata (e in pubblico) dava la verifica della "legalità" di quello che proponeva.</p>
<p>I generi canonizzati da Aristotele e da Platone sono stati ricavati dalla prassi poetica (pratica della scrittura). Per Platone sono due, per Aristotele sono tre.</p>
<p>L'epica non è solo <em>narrative poetry</em> perché dentro il suo sistema ha la capacità di assorbimento dei canoni giuridici.</p>
<p>Nella lirica c'era una <em>sovrapposizione del soggetto che parla a se stesso</em>, c'è il soggetto "con la sua materia": il poeta lirico quindi non canta che se stesso; per cui fra la <em>voce lirica </em>e la <em>materia lirica</em> non c'è distanza.<br />
La materia lirica pertiene al soggetto, ai suoi sentimenti e ai suoi pensieri.<br />
La tripartizione aristotelica ha dato vita alla poesia, al romanzo e al teatro, ma all'origine <strong>era tutto poesia</strong>, e all'interno di essa il discorso del lirico, dell'epico e del drammatico era legato ad un "fare poesia" (ciò ricorda Eliot).</p>
<p>C'è quindi differenza tra <em>poesia</em>/<em>componimento poetico</em>/<em>poetica</em>.<br />
La <em>poetica </em>è l'insieme di istanze che un "io creativo" esprime all'interno della propria opera <span style="text-decoration:underline;">oppure</span> in un'opera discorsiva parallela all'opera poetica.<br />
La poetica riguarda gli interrogativi che rispetto alla propria arte un "io creativo" si pone.<br />
Ad esempio Beckett o la Woolf scrivono dei saggi, dei diari; hanno una forte attività creativa da cui si deduce la loro poetica.<br />
La poetica è legata a tutte le arti; può essere interna e parallela all'opera discorsiva. Dryden, ad esempio, scriveva poesia da un lato, e trattati sul dramma lirico dall'altro.<br />
Coleridge scriveva poesia, ma oltre alla <em>Preface</em> scrisse, nel 1817, la <em>Biographia Literaria</em>, che intende in un certo modo "sostituire" tutta la sua attività poetica.</p>
<p>All'interno dei testi stessi c'è una dimensione critica; nella poesia romantica stessa quindi troviamo riflessioni sulla poetica.<br />
Ad esempio Leopardi, nello <em>Zibaldone</em> (1817), ci dà una serie di appunti teorici sulla <em>lirica</em> che per lui è la sola forma di poesia. Egli è fra quei poeti romantici che porta il genere lirico al suo primato teorico (egli scrive anche dei poemi molto lunghi; questi non sono liriche nel senso classico del termine, che invece si connotano per la loro <em>brevità</em>).</p>
<p>Sempre analizzando la terminologia, diciamo che la poesia ha una sua <em>materialità</em> (lo stesso Longino parla di <em>materia</em> e <em>forma</em>).</p>
<p>Il genere viene quindi definito basandosi sulla tripartizione di Aristotele.<br />
Ma l'<em>afflato lirico</em> (<em>lyric spirit</em>) entra anche negli altri generi: non possiamo dire, ad esempio, che Dante e Milton raccontano soltanto.<br />
Milton è il poeta del puritanesimo inglese. Il <em>Paradise Lost</em> ha una dimensione politica in sé (nella ribellione a Dio), salvo che Milton ha una grande comprensione per le ragioni di Satana. Ci sono quindi forze che confliggono, due eroi che si scontrano, c'è l'agone; c'è la <em>dimensione epica</em> che Milton "riceve" da Virgilio e Omero, però l'epica qui è rovesciata perché l'eroe principale non è quello del bene ma quello del male.<br />
Omero stesso non racconta soltanto, ma interpreta, crea dei personaggi che ad un certo punto gli sfuggono; viene scompaginato l'ordine temporale in una dimensione poco credibile da parte dell'auditorio. Stessa cosa accade con Dante, che visse intorno al Trecento però nella Commedia incontra Virgilio, vissuto prima di Cristo. Così la dimensione pertiene più al dramma che all'epica.</p>
<p>Quindi i generi rinunciano al primato del puro e si immettono nella contaminazione vera e propria.</p>
<p>Il dramma si divide tra la commedia e la tragedia. Nel sistema della drammatizzazione, oltre alla divisione commedia/tragedia esistono anche:<br />
- tragicommedia<br />
- grottesco</p>
<p>Il dramma è un "contenitore di tante possibilità". Là dove nascono dei problemi è quando i due "<em>moods</em>" si mescolano (commedia e tragedia).<br />
Già in Shakespeare ciò avviene, egli sapeva di non poter gestire il pubblico se non avesse creato la "decelerazione" del tragico: bisogna saper offrire una dimensione comica che, ad esempio in <em>Hamlet</em>, è rappresentata dai due <em>diggers</em> che stanno scavando e spunta un teschio. È la capacità, quindi, di sospendere il tragico.<br />
La dimensione del grottesco allenta il tragico.</p>
<p>Nei generi letterari quindi "entra" lo specifico delle poetiche.</p>
<p style="text-align:justify;">© Eleonora Matarrese, 2000</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Erice]]></title>
<link>http://micheblog.wordpress.com/?p=387</link>
<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 20:07:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Michelangelo</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Dalla vita sciolse la cintura, ricamata e variopinta,
dov&#8217;erano racchiusi tutti gli inc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><em><span style="color:#000000;"><a href="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-4.jpg"></a>"Dalla vita sciolse la cintura, ricamata e variopinta,<br />
dov'erano racchiusi tutti gli incanti; vi erano amore, desiderio,<br />
dolci parole e la seduzione che rapisce la mente..."<br />
Omero (Iliade - canto XIV)</span></em></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-size:10pt;font-family:'Trebuchet MS';"><a href="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-400" src="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-1.jpg" border="0" alt="" /></a></span></span></p>
<p><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-size:10pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';">La cintura di Venere cadde sulla terra, cingendo un colle, monte San Giuliano, che domina il tratto di costa sud-occidentale della Sicilia: così nasce Erice e la sua storia antica si perde nel mito:</span></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><em><span style="color:#000000;">"Venere, dall'alto della sua vetta, l'Erice, lo vide che ancora vagava, e stretto a sé il suo alato figliolo disse: Armi mie e mani mie, figlio, strumento della mia potenza, prendi quelle frecce con cui vinci tutti, o Cupido, e scagliane una veloce nel petto del dio a cui è toccato in sorte l'ultimo dei tre regni ..."<br />
Ovidio, Metamorfosi, libro V - 360- 368 )</span></em></span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-2.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-medium wp-image-401" src="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-2.jpg" border="0" alt="" width="240" height="300" /></a> </p>
<p><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-size:10pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';">Secondo la leggenda Enea seppellì qui suo padre Anchise, quando, dopo la disfatta, alcuni troiani si insediarono in Sicilia. Successivamente fu terra dei Fenici, Siracusani, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli...</span></span></p>
<div><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-size:10pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';"><!--more--></span></span></div>
<div><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-size:10pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';">Un avvicendarsi di popoli e culture che ha contribuito alla ricchezza artistica del luogo e della sua affascinante storia, di cui la <strong>Chiesa Madre </strong>è un esempio straordinario:</span></span></div>
<div><span style="font-size:8pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';"> </span></div>
<p style="text-align:center;"><a href="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-403" src="http://micheblog.wordpress.com/files/2008/04/erice-4.jpg" border="0" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<div><span style="font-size:8pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';"> </span></div>
<div><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-family:'Trebuchet MS';"><span style="font-size:10pt;color:#000000;font-family:'Trebuchet MS';">Infine, una <strong>curiosità</strong> da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erice" target="_blank">wikipedia</a>: nasce ufficialmente ad Erice la gastronomia molecolare, in seguito alla prima edizione dell'<em>"Atelier Internazionale di Gastronomia Molecolare", </em>che ne sancisce l'ufficialità come disciplina.</span></span><span style="font-family:'Trebuchet MS';"> <br />
</span> <br />
</span> </div>
<div><span style="font-family:'Trebuchet MS';"> </span></div>
<p><span style="font-family:'Trebuchet MS';"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[[A]live Poetry.. e siamo a tre..]]></title>
<link>http://meddletv.wordpress.com/?p=253</link>
<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 15:04:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>meddletv</dc:creator>
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<description><![CDATA[Su Omero.It la terza  puntata di [A]live Poetry: Duale. A breve anche sul nostro blog.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.omero.it/rivista.php?itemid=1891">Omero.It</a> la terza  puntata di <a href="http://www.omero.it/?itemid=1925&#38;catid=157">[A]live Poetry: Duale</a>. A breve anche sul nostro blog.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tonale - Snowboard - 23 Febbraio 2008]]></title>
<link>http://mutaito.wordpress.com/?p=16</link>
<pubDate>Sun, 02 Mar 2008 18:15:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>mutaito</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato mattina altra levataccia, inforco la macchina e mi dirigo verso il passo del Tonale, ho appun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato mattina altra levataccia, inforco la macchina e mi dirigo verso il passo del Tonale, ho appuntamento con degli amici x quella che potrebbe essere l'ultima surfata della stagione (ed in effetti lo sarà...).</p>
<p>Solitamente non porto la macchina fotografica quando sono in snow, troppo ingombrante da tenere addosso, ma stavolta decido di fare un'eccezione dal momento che ho pochissime foto con la tavola, nonostante pratichi dal lontano 1991. Ecco una delle rarissime in tenuta da vandalo:</p>
<p><img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/Tonale%20-%2023Feb2008/Tonale03.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p>La mattinata scorre allegramente, il paesaggio è bellissimo e la giornata spettacolare, nessuna nuvola e caldo che oserei dire torrido x essere fine Febbraio, mediamente 10 gradi sopra lo zero.</p>
<p><img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/Tonale%20-%2023Feb2008/Tonale02.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/Tonale%20-%2023Feb2008/Tonale04.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p>La neve ne risente infatti, sono da poco passate le 10 del mattino e già comincia a "mollare" accumulandosi a bordo pista col classico effetto granita. Decido qundi di fare una piccola sosta x un paio di scatti "dinamici", ecco Marco e Diego (con gli sci) in azione.</p>
<p><img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/Tonale%20-%2023Feb2008/Tonale01.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p><img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/Tonale%20-%2023Feb2008/Tonale05.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p>Sono quasi le 11.30, in una delle ultime discese del mio mattiniero, che accade il fattaccio: una sciocca caduta a causa di un contatto a bassa velocità e mi ritrovo lungo e disteso sulla neve; mi metto seduto e faccio un rapido check-up dei danni. La spalla mi duole parecchio, sembra il classico stiramento dopo averla appoggiata male, almeno finchè non sopraggiunge la nausea, la quale comincia a farmi pensare a qualche osso rotto... In effetti il dolore non cala e muovo il braccio (sinistro) a malapena, decido qundi di raggiungere il rifugio ed aspettare.<br />
<img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/emoticons/sob.gif" alt="" /><br />
Dopo un pranzo veloce mi cambio e mi rimetto in auto per tornare a casa (sia benedetto il cambio al volante, senza sarebbe stata dura farsi i 200Km del ritorno con una mano sola). Visto il dolore costante decido di passare direttamente al pronto soccorso, dove riscontrano una bella frattura del Trochite omerale, mi fasciano dal collo alla vita modello Tutankamon e mi rispediscono a casa con 3 settimane di prognosi...</p>
<p><img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/Utility/foto003.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p>Ne è passata una sola e già non sò più come far passare il tempo!<br />
<img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/emoticons/sigh.gif" alt="" /><br />
Non vedo l'ora di levare il tutto ed attaccare con la riabilitazione, spero in tempo x la ciaspolata notturna che ho programmato x il 15 Marzo.<br />
<img src="http://i215.photobucket.com/albums/cc300/il_maligno/emoticons/samurai.gif" alt="" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La forma del vento]]></title>
<link>http://meddletv.wordpress.com/2008/02/18/la-forma-del-vento/</link>
<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 11:38:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>meddletv</dc:creator>
<guid>http://meddletv.wordpress.com/2008/02/18/la-forma-del-vento/</guid>
<description><![CDATA[Su Omero.It la seconda puntata di [A]live Poetry: La forma del vento -  Laura Pugno. A breve anche ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.omero.it/rivista.php?itemid=1891">Omero.It</a> la seconda puntata di <a href="http://www.vimeo.com/699279">[A]live Poetry: La forma del vento</a> -  Laura Pugno. A breve anche sul nostro blog.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[DIARIO/ Sul dolore]]></title>
<link>http://mariapinaciancio.wordpress.com/?p=35</link>
<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 20:14:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
<guid>http://mariapinaciancio.wordpress.com/?p=35</guid>
<description><![CDATA[La felicità è solo un sogno, reale è il dolore (Voltaire)
Scrivo, racconto di libri, di storie e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><em>La felicità è solo un sogno, reale è il dolore</em> <em>(Voltaire)</em></strong></p>
<p align="justify">Scrivo, racconto di libri, di storie e di poesia, come antidoto al <strong>dolore</strong> talvolta. Quello dichiarato e quello vissuto in sottofondo.</p>
<p align="justify">Nonostante quel taglio "innocente" che abita e lacera le cose e che si espande in forme dai contorni sempre più lucidi e netti. Smerigliati e riconoscibili al tatto<font color="#ff0000">*</font> talvolta. Fin quanto la ferita bruciante assume le sembianze di un "dolore perfetto", la vita s'inarca nello spazio della morte e la <em>"morte non ha luogo" (De Angelis).</em></p>
<p align="justify">Nelle sue diverse forme il dolore è stato interpreato ed espresso da sempre, nella letteratura e nella poesia di tutti i tempi. Da  Omero (nella consapevole e tremenda lacerazione della guerra), fino al novecento, che ne ha rappresentato la sostanza "incandescente" più inquietante e drammatica nei versi di poeti come Ungaretti e Montale in vicinanza e consonanza di dialogo leopardiano. Un dolore fisico e dell'anima. Il conflitto tra il disagio e la società. L'impossibile conciliazione, talvolta. [by Mapi]</p>
<p>da L'esatta cubatura del vuoto<font color="#ff0000">*<br />
</font><br />
Esistere<font color="#ff0000"><br />
</font>è un’impalpabile diminuire</p>
<p>aprire una sfera<br />
che ha dentro una sfera<br />
e un’altra e un’altra ancora<br />
fino al punto</p>
<p>detta l’ultima parola.<br />
Così fra le parti del corpo<br />
le dita<br />
sono le più infelici</p>
<p>perché il dolore è palpabile.</p>
<p><em>(Biagio Salmeri)</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:8pt;font-family:'Trebuchet MS';">© Testi e  immagini di mia proprietà non possono essere utilizzati senza il mio consenso personale</span></p>
<p><!-- .entry-content --><!-- #post-ID --><!-- .entry-content --><!-- #post-ID --></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[[A]live Poetry]]></title>
<link>http://meddletv.wordpress.com/?p=90</link>
<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 10:23:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>meddletv</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nasce così questa rubrica, come nascono le cose belle, per un caso voluto, per un idea folle, per u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span class="testonormale">Nasce così questa rubrica, come nascono le cose belle, per un caso voluto, per un idea folle, per un gioco visionario ma lucido, in cui il giornalismo culturale si meticcia con le arti visive e la poesia, con la musica e l’arte performativa; nasce da un incontro con Omero, con la rivista “O”, con la disponibilità di Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi alla creatività, in qualsiasi modo essa si presenti. Nasce da una battuta semplice ma efficace “Ma Omero non era un poeta?”, riferendomi alla possibilità di inserire nella rivista una rubrica dedicata interamente alla poesia, uno spazio per conoscere le nuove proposte e le voci più autentiche della poesia contemporanea in Italia.<br />
Ed eccoci così a presentare <b>[A]live Poetry</b>, un progetto di video rubrica in cui confluiranno le immagini, i suoni e le tematiche della poesia italiana più viva, vivace, [A]live per l'appunto, che “resiste nonostante ”, sopravvivendo ai vari e vani tentativi di renderla superflua, innocua, fuori dal tempo; ma con il termine Live ci riferiamo anche all’accezione di “dal vivo”, poiché assisteremo nel video ad alcune performance e letture, godendo del contatto ravvicinato con la voce e il volto del poeta, con il suono materico del respiro, della parola. Ad ogni poeta è stato chiesto di scegliere come e dove leggere o performare i propri versi in modo da esprimere al meglio la propria natura poetica. In questo percorso di avvicinamento alle singole individualità poetiche avremo modo di riflettere sulle possibilità della poesia di rimodellarsi, contaminandosi con la musica contemporanea ed altre forme d’arte come quelle digitali, visive e performative.<br />
Questa rubrica non vuole essere uno spazio di critica letteraria, ma un luogo autonomo in cui fissare per immagini il momento che poeti, artisti e lettori stanno vivendo, lo spazio di transizione che stiamo attraversando, il verso dove dell’innovazione nella tradizione. </span></p>
<p><i>(Fabio Orecchini)</i></p>
<p>E' online la nuova rubrica prodotta da MeddleTv e curata da Fabio Orecchini con l'assistenza di Pia Rutigliano. A breve anche sul nostro blog.</p>
<p>Buona Visione!!</p>
<p><a href="http://www.omero.it/?itemid=1856&#38;catid=157" title="Il video su omero.it" target="_blank">[Il video e l'articolo su Omero.it]</a></p>
<p><a href="http://www.vimeo.com/640749 " title="Il video su vimeo.com">[Il video su Vimeo.com]<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[un austriaco buontempone]]></title>
<link>http://classe1c.wordpress.com/2008/01/05/un-austriaco-buontempone/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 18:02:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>metis</dc:creator>
<guid>http://classe1c.wordpress.com/2008/01/05/un-austriaco-buontempone/</guid>
<description><![CDATA[ecco a voi che cosa scrive oggi Luciano Canfora riguardo a Schrott e agli scoop su Omero:

Canfora, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>ecco a voi che cosa scrive oggi Luciano Canfora riguardo a Schrott e agli scoop su Omero:</p>
<p><a href="http://classe1c.wordpress.com/files/2008/01/canfora-omero.jpg" title="corriere della sera"><img src="http://classe1c.wordpress.com/files/2008/01/canfora-omero.jpg" alt="corriere della sera" height="840" width="451" /></a></p>
<p>Canfora, Luciano Canfora, non è uno qualunque. Si tratta di uno dei più grandi antichisti e filologi classici contemporanei. Guardate pure su wikipedia oppure <a href="http://www.festivaletteratura.it/archivio/schedaautore.php?autid=254" target="_blank">qui </a>la sua biografia e le sue opere.</p>
<p><img src="http://www.pdci-sgt.it/images/Canfora.jpg" height="172" width="124" /></p>
<p>Bisogna fidarsi di lui. Io, mi fido. Altro che poeti austriaci.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Buontemponi su Omero]]></title>
<link>http://classe2c.wordpress.com/2008/01/05/buontemponi-su-omero/</link>
<pubDate>Sat, 05 Jan 2008 17:53:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>metis</dc:creator>
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<description><![CDATA[ecco cosa scrive Canfora riguardo agli scoop di Schrott su Omero:

Canfora, Luciano Canfora, non è ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>ecco cosa scrive Canfora riguardo agli scoop di Schrott su Omero:</p>
<p><a href="http://classe2c.wordpress.com/files/2008/01/canfora-omero.jpg" title="corriere della sera"><img src="http://classe2c.wordpress.com/files/2008/01/canfora-omero.jpg" alt="corriere della sera" height="805" width="431" /></a></p>
<p>Canfora, Luciano Canfora, non è uno qualunque. Si tratta di uno dei più grandi antichisti e filologi classici contemporanei. Guardate <a href="http://www.festivaletteratura.it/archivio/schedaautore.php?autid=254">qui</a> la sua biografia e le sue opere.</p>
<p><img src="http://www.festivaletteratura.it/images/autori/254.jpg" height="172" width="140" /></p>
<p>Bisogna fidarsi di lui. Io, mi fido. Altro che poeti austriaci.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Primo degli ultimi o ultimo fra i primi?]]></title>
<link>http://manuel91.wordpress.com/2008/01/02/primo-degli-ultimi-o-ultimo-fra-i-primi/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 10:05:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>manuel91</dc:creator>
<guid>http://manuel91.wordpress.com/2008/01/02/primo-degli-ultimi-o-ultimo-fra-i-primi/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Io pria torrei
Servir bifolco per mercede, a cui
Scarso e vil cibo difendesse i giorni,
Che d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><i>"Io pria torrei<br />
Servir bifolco per mercede, a cui<br />
Scarso e vil cibo difendesse i giorni,<br />
Che del Mondo defunto aver l'impero."</i></p>
<p>Queste sono le parle che Achille rivolge a Odisseo nel canto XI dell'Odissea (dalla traduzione di I.Pindemonti), a seguito dell'invito di quest'ultimo a riposare in pace. Come ogni traduzione, il fascino dell'originale sarebbe stato un'altra cosa, ma bisogna saper arrangiarsi.</p>
<p>In circa 4 versi, il protagonista dell'Illiade esprime un dilemma che ancora oggi si può applicare in qualunque situazione (caratteristica tipica dei poemi omerici). Il senso è chiaro: meglio ultimo fra i vivi che primo fra i morti.</p>
<p>In realtà, la questione meriterebbe un approfondimento migliore di un paio di righe, ma in linea di massima posso dire che la scelta non è mai uniforme per tutti i contesti. Molti sono i fattori che influenzano questa scelta, che cambiano inoltre da persona a persona. Ritornerò sull'argomento più avanti per non appesantire troppo il post.</p>
<p>Cosa molto interessante da notare però è la continuazione di questi versi, che pongono in evidente contraddizione Achille:</p>
<p style="text-align:center;"><i>"Su via, ciò lascia, e del mio figlio illustre<br />
Parlami in vece. Nelle ardenti pugne<br />
Corre tra i primi avanti? "</i></p>
<p>In realtà questi versi evidenziano un concetto differente rispetto a quello che stavamo analizzando, ma valeva comunque la pena segnalarli per svilupparli eventualmente un'altra volta.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Turpe (non) est mutare sententiam]]></title>
<link>http://manuel91.wordpress.com/2008/01/01/turpe-non-est-mutare-sententiam/</link>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 19:37:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>manuel91</dc:creator>
<guid>http://manuel91.wordpress.com/2008/01/01/turpe-non-est-mutare-sententiam/</guid>
<description><![CDATA[Citazione da Cicerone, nell&#8217;opera &#8220;Pro Murena&#8221;, 62.
&#8220;&#8230;mutare sententia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Citazione da Cicerone, nell'opera "Pro Murena", 62.</p>
<p style="text-align:center;"><i>"...mutare sententiam turpe est..."<br />
</i></p>
<p>E' davvero turpe cambiare opinione? I grandi uomini dovrebbero saper riconoscere i propri errori. In quel caso, non sarebbe per niente turpe cambiare opinione. Possiamo quindi dire che <i>interdum dormitat bonus Homerus, </i>in riferimento a Cicerone<i><br />
</i>(anche se devo ammettere che è turpe che un uomo cambi opinione <i>troppo</i> spesso).</p>
<p>Un ringraziamento al professor Marzolo per avermi fatto notare questa "svista". In ogni caso, essendo la frase stata tratta così com'è, è possibilissimo che siano state interpretate male le intenzioni di Cicerone. Ma, in un modo o nell'altro bisognerà pure interpretarla, no?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Piccolo gioco natalizio per appassionati di lettura]]></title>
<link>http://filcusum.wordpress.com/2007/12/24/piccolo-gioco-natalizio-per-appassionati-di-lettura/</link>
<pubDate>Mon, 24 Dec 2007 08:48:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>filippo cusumano</dc:creator>
<guid>http://filcusum.wordpress.com/2007/12/24/piccolo-gioco-natalizio-per-appassionati-di-lettura/</guid>
<description><![CDATA[

Borges dice che ogni opera narrativa racconta sempre una di queste quattro storie: una ricerca, un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><font size="3"><img src="http://tkfiles.storage.live.com/y1pDxYe5CU1oTvfjxsKdkYMvjqHyB5cq5iQXmrGWF8TXUzUKCsxWseMtG5fcShQ9q2-hXGiICq-QME" /></font></div>
<div></div>
<div><font size="3">Borges dice che ogni opera narrativa racconta sempre una di queste quattro storie: una ricerca, un viaggio,  il sacrificio di un dio, una città sotto assedio.<br />
</font></div>
<div><font size="3">Alcuni esempi?</font></div>
<div><font size="3"> </font></div>
<div><font size="3"><i><b>L'isola del Tesoro?</b></i> C'è il viaggio, c'è la ricerca, c'è perfino, nell'isola, il vecchio fortino nel quale stanno asserragliati prima i gentiluomini e poi i pirati.</font></div>
<div><font size="3"> </font></div>
<div><font size="3"><b><i>I promessi sposi? </i></b>C'è il viaggio e c'è la ricerca: Renzo e Lucia fuggono dal paesello e passano gran parte del romanzo a cercarsi.</font></div>
<div><b></b><font size="3"> </font></div>
<div><font size="3"><b><i>L'Iliade? </i></b>Facile, c'è la città sotto assedio.</font></div>
<div><font size="3"> </font></div>
<div><font size="3"><b><i>L'Odissea? </i></b>Tutto il poema parla della ricerca della strada di casa.</font></div>
<div><font size="3"> </font></div>
<div><font size="3"><b><i>I Vangeli? </i></b>Semplice! Il sacrificio di un dio.</font></div>
<div><font size="3"> </font></div>
<div><font size="3">Il giochino può andare avanti all'infinito. </font></div>
<div><font size="3">Non si scappa, Borges aveva proprio ragione, o c'è un ingrediente o c'è l'altro, o più di uno insieme.</font></div>
<div><font size="3">Provate a pensarci.</font></div>
<div>A voi la palla.</div>
<div>Intanto, Buon Natale</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Novità su Omero]]></title>
<link>http://classe2c.wordpress.com/2007/12/22/novita-su-omero/</link>
<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 20:24:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>metis</dc:creator>
<guid>http://classe2c.wordpress.com/2007/12/22/novita-su-omero/</guid>
<description><![CDATA[Cosa ho visto su Repubblica online!
Berlino, 19:24, 22/12/07
SVELATO SEGRETO,  OMERO ERA UNO SCRIVAN]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ho visto su <a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2767446.html?ref=hpsbdx" target="_blank">Repubblica online</a>!</p>
<h2>Berlino, 19:24, 22/12/07</h2>
<h1><!-- inizio TITOLO -->SVELATO SEGRETO,  OMERO ERA UNO SCRIVANO DEGLI ASSIRI<!-- fine TITOLO --></h1>
<p><!-- inizio TESTO -->Omero non era affatto il poeta cieco che ci ha tramandato la tradizione, ma uno scrivano greco<img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2f/Homere.jpg/250px-Homere.jpg" align="right" height="271" width="203" /> vissuto in Cilicia al servizio degli Assiri. E la città di Troia da lui descritta nell'Iliade non corrisponde affatto a quella scoperta dall'archeologo tedesco Heinrich Schliemann, ma e' invece Karatepe, una città della Cilicia, situata sulla costa sudorientale dell'odierna Turchia, a nord dell'isola di Cipro. La sensazionale scoperta e' stata fatta dallo scrittore e poeta austriaco Raoul Schrott, che ha nuovamente tradotto in tedesco l'Iliade e che nel 2001 aveva pubblicato anche una traduzione del poema di Gilgamesh. La "Frankfurter Allgemeine Zeitung" dedica cinque pagine intere alla ricostruzione fatta da Schrott, che ha incassato l'ammirato plauso di autorevoli storici. Christoph Ulf, titolare della cattedra di Storia Antica all'università di Innsbruck ha dichiarato alla "Faz" che "il collegamento alla Cilicia permette di ripensare non solo l'origine del poema epico, ma anche della storia e della cultura greca". Josef Wiesehoefer, professore all'università di Kiel, ha spiegato che la tesi formulata da Schrott "apre nuovi scenari agli esperti di storia antica"; mentre secondo Barbara Patzek, filologa e archeologa dell'università di Duisburg, l'idea che Omero sia stato uno scritturale degli Assiri "metterà le ali al dibattito sulla figura storica del poeta". Nel corso delle sue vaste ricerche filologiche condotte durante il suo lavoro di traduzione, ma anche sulla base di numerosi sopralluoghi effettuati nelle zone della costa turca in cui sono collocati gli episodi descritti nell'Iliade, Raoul Schrott e' giunto alla conclusione che Omero "era uno scrivano che prestava servizio nell'apparato amministrativo che gli Assiri avevano instaurato in Cilicia, regione da essi conquistata gia' nella meta' del IX secolo a.C. Questi funzionari non dovevano occuparsi solo della corrispondenza con la capitale, ma erano anche impiegati come traduttori e banditori". Sulla base degli innumerevoli riferimenti alle saghe ed alle genealogie greche, alle pratiche contrattuali e del diritto assiro, alle preghiere ed ai rituali sacrificali contenuti nell'Iliade, il suo autore si manifesta non solo come un "protostorico ed un protogeografo", ma anche come "un rappresentante dell'elitaria categoria professionale degli scrivani". Dalla sua opera poetica emerge il ritratto di "un greco affascinato dal predominio di una cultura estranea alla sua". Il fatto che Omero, a differenza del suo contemporaneo Archiloco, si sia sempre guardato bene dal formulare critiche aperte nei confronti del potere assiro, si spiega con "l'obbligo del giuramento di fedelta' che doveva fare ogni scritturale dell'epoca".</p>
<p>Berlino, 22 dic. - "Dobbiamo immaginarci Omero", prosegue Schrott, "come un amanuense che aveva appreso il suo mestiere nelle scuole che gli Assiri avevano creato in Cilicia, come dimostrano anche le sue conoscenze esatte del poema di Gilgamesh. Il contenuto dell'Iliade dimostra che Omero deve avere avuto accesso all'archivio degli annali assiri".<br />
Il poeta austriaco sottolinea il fatto che, ancora prima della nascita di Omero, gli assiri della Cilicia si definivano Achei e Danai, esattamente come i guerrieri greci che andarono ad assediare Troia; ma la citta' descritta da Omero sotto quel nome era situata parecchio piu' a sud, esattamente dove oggi si trova la citta' turca di Karatepe. Mentre dagli scavi condotti a Troia non e' risultato alcun elemento che corrisponda alle descrizioni contenute nell'Iliade, i resti di Karatepe mostrano una stupefacente coincidenza con i luoghi in cui situo' l'azione il poeta greco. Schrott scrive che questa citta' fortificata venne distrutta nel 676 a.C. "esattamente nel modo descritto da Omero". A differenza di Troia, che aveva diverse porte ed una citta' bassa, mai menzionata nell'Iliade, i resti di Karatepe, la cui fortezza si trova esattamente a 225 metri sul livello del mare, come e' scritto nel poema, evidenziano due grandi porte, la Dardania e la porta Scea, che "conduce al fiume Piramo, che Omero chiama Scamandro".<br />
Anche per quanto riguarda il nome del grande poeta greco, lo studioso austriaco ha una spiegazione affascinante, dal momento che della sua etimologia non si trova la minima traccia nella cultura greca. Schrott scrive che "tra i Fenici era invece usata per i poeti la dizione 'bene omerim' (figli del cantore), per questo sarebbe un miracolo se Omero non avesse giocato anche con il significato del suo nome. 'Nomen est omen' era una formulazione valida allora ancor piu' di oggi".  (fonte AGI)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Omero: news]]></title>
<link>http://classe1c.wordpress.com/2007/12/22/omero-news/</link>
<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 20:20:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>metis</dc:creator>
<guid>http://classe1c.wordpress.com/2007/12/22/omero-news/</guid>
<description><![CDATA[Cosa ho visto su Repubblica online!
Berlino, 19:24, 22/12/07
SVELATO SEGRETO,  OMERO ERA UNO SCRIVAN]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ho visto su <a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2767446.html?ref=hpsbdx" target="_blank">Repubblica online</a>!</p>
<h2>Berlino, 19:24, 22/12/07</h2>
<h1><!-- inizio TITOLO -->SVELATO SEGRETO,  OMERO ERA UNO SCRIVANO DEGLI ASSIRI<!-- fine TITOLO --></h1>
<p><!-- inizio TESTO -->Omero non era affatto il poeta cieco che ci ha tramandato la tradizione, ma uno scrivano greco<img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2f/Homere.jpg/250px-Homere.jpg" align="right" height="239" width="180" /> vissuto in Cilicia al servizio degli Assiri. E la città di Troia da lui descritta nell'Iliade non corrisponde affatto a quella scoperta dall'archeologo tedesco Heinrich Schliemann, ma e' invece Karatepe, una città della Cilicia, situata sulla costa sudorientale dell'odierna Turchia, a nord dell'isola di Cipro. La sensazionale scoperta e' stata fatta dallo scrittore e poeta austriaco Raoul Schrott, che ha nuovamente tradotto in tedesco l'Iliade e che nel 2001 aveva pubblicato anche una traduzione del poema di Gilgamesh. La "Frankfurter Allgemeine Zeitung" dedica cinque pagine intere alla ricostruzione fatta da Schrott, che ha incassato l'ammirato plauso di autorevoli storici. Christoph Ulf, titolare della cattedra di Storia Antica all'università di Innsbruck ha dichiarato alla "Faz" che "il collegamento alla Cilicia permette di ripensare non solo l'origine del poema epico, ma anche della storia e della cultura greca". Josef Wiesehoefer, professore all'università di Kiel, ha spiegato che la tesi formulata da Schrott "apre nuovi scenari agli esperti di storia antica"; mentre secondo Barbara Patzek, filologa e archeologa dell'università di Duisburg, l'idea che Omero sia stato uno scritturale degli Assiri "metterà le ali al dibattito sulla figura storica del poeta". Nel corso delle sue vaste ricerche filologiche condotte durante il suo lavoro di traduzione, ma anche sulla base di numerosi sopralluoghi effettuati nelle zone della costa turca in cui sono collocati gli episodi descritti nell'Iliade, Raoul Schrott e' giunto alla conclusione che Omero "era uno scrivano che prestava servizio nell'apparato amministrativo che gli Assiri avevano instaurato in Cilicia, regione da essi conquistata gia' nella meta' del IX secolo a.C. Questi funzionari non dovevano occuparsi solo della corrispondenza con la capitale, ma erano anche impiegati come traduttori e banditori". Sulla base degli innumerevoli riferimenti alle saghe ed alle genealogie greche, alle pratiche contrattuali e del diritto assiro, alle preghiere ed ai rituali sacrificali contenuti nell'Iliade, il suo autore si manifesta non solo come un "protostorico ed un protogeografo", ma anche come "un rappresentante dell'elitaria categoria professionale degli scrivani". Dalla sua opera poetica emerge il ritratto di "un greco affascinato dal predominio di una cultura estranea alla sua". Il fatto che Omero, a differenza del suo contemporaneo Archiloco, si sia sempre guardato bene dal formulare critiche aperte nei confronti del potere assiro, si spiega con "l'obbligo del giuramento di fedelta' che doveva fare ogni scritturale dell'epoca".</p>
<p>Berlino, 22 dic. - "Dobbiamo immaginarci Omero", prosegue Schrott, "come un amanuense che aveva appreso il suo mestiere nelle scuole che gli Assiri avevano creato in Cilicia, come dimostrano anche le sue conoscenze esatte del poema di Gilgamesh. Il contenuto dell'Iliade dimostra che Omero deve avere avuto accesso all'archivio degli annali assiri".<br />
Il poeta austriaco sottolinea il fatto che, ancora prima della nascita di Omero, gli assiri della Cilicia si definivano Achei e Danai, esattamente come i guerrieri greci che andarono ad assediare Troia; ma la citta' descritta da Omero sotto quel nome era situata parecchio piu' a sud, esattamente dove oggi si trova la citta' turca di Karatepe. Mentre dagli scavi condotti a Troia non e' risultato alcun elemento che corrisponda alle descrizioni contenute nell'Iliade, i resti di Karatepe mostrano una stupefacente coincidenza con i luoghi in cui situo' l'azione il poeta greco. Schrott scrive che questa citta' fortificata venne distrutta nel 676 a.C. "esattamente nel modo descritto da Omero". A differenza di Troia, che aveva diverse porte ed una citta' bassa, mai menzionata nell'Iliade, i resti di Karatepe, la cui fortezza si trova esattamente a 225 metri sul livello del mare, come e' scritto nel poema, evidenziano due grandi porte, la Dardania e la porta Scea, che "conduce al fiume Piramo, che Omero chiama Scamandro".<br />
Anche per quanto riguarda il nome del grande poeta greco, lo studioso austriaco ha una spiegazione affascinante, dal momento che della sua etimologia non si trova la minima traccia nella cultura greca. Schrott scrive che "tra i Fenici era invece usata per i poeti la dizione 'bene omerim' (figli del cantore), per questo sarebbe un miracolo se Omero non avesse giocato anche con il significato del suo nome. 'Nomen est omen' era una formulazione valida allora ancor piu' di oggi". (fonte AGI)</p>
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<title><![CDATA[Special Dinner at Omero]]></title>
<link>http://florencefoodie.wordpress.com/2007/06/11/special-dinner-at-omero/</link>
<pubDate>Mon, 11 Jun 2007 14:44:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>florencefoodie</dc:creator>
<guid>http://florencefoodie.wordpress.com/2007/06/11/special-dinner-at-omero/</guid>
<description><![CDATA[This Friday, June 15, I will be hosting a special &#8220;annotated&#8221; dinner at Omero restaurant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>This Friday, June 15, I will be hosting a special "annotated" dinner at Omero restaurant. <a href="http://florence.contexttravel.com/main/product/reserve.php?prid=STR4188">The event is organized through Context Travel, and we still six places open.</a></p>
<p>The menu will feature classic Tuscan dishes, paired with top local wines: an appetizer of crostini with chicken liver and fine <em>affettati misti</em> (cured meats), a <em>primo piatto</em> tasting of pappa al pomodoro, penne al <em>sugo</em>, and fresh ravioli with spinach and ricotta, and for the <em>secondo</em>, classic <em>bistecca alla fiorentina</em> and a grilled chicken, paired with a Nobile di Montepulciano, with a side of fried zucchini flowers and braised white beans, and ending with various <em>dolci fatti in casa,</em> such as a <em>torta di mela</em>, cheesecake, etc., paired with vin santo, naturally.</p>
<p>While we eat, I will be giving some history and context to the food and wine, and answering any questions that come up. In short, it's going to be extremely fun and festive - and <em>Toscanissimo</em>. The event costs 85 euros per person; if you are interested in joining the dinner, contact Angela Vannucci at angela@contexttravel.com.</p>
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