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	<title>mogadiscio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/mogadiscio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mogadiscio"</description>
	<pubDate>Thu, 07 Aug 2008 20:37:41 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[AFRICA|Bomba a Mogadiscio, venti morti]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/?p=296</link>
<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 07:20:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per la maggior parte erano donne. Nell&#8217;attentato sono rimaste ferite circa altre quaranta pers]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Per la maggior parte erano donne. Nell'attentato sono rimaste ferite circa altre quaranta persone. Nessuna rivendicazione ma tutto lascia pensare agli integralisti islamici</span></h3>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" src="http://www.unita.it/images/moga.jpg" alt="" width="200" /></p>
<p style="text-align:justify;">Sono morte mentre stavano pulendo le strade della loro città, Mogadiscio. Venti persone, di cui la maggior parte sono donne, hanno perso la vita ieri in un attentato, dilaniate dalla potenza di una bomba scoppiata nel quartiere K4, nella zona sud della capitale somala. Un bilancio terribile che rischia di diventare ancora più grave per i tanti feriti, almeno altre 40 persone, che lo scoppio ha causato. Tra questi alcuni sarebbero in fin di vita o in condizioni del tutto precarie. Le donne, aiutate da una ong locale si erano riunite per ripulire l'area, come ha spiegato Hasan Abdi Mohamed, testimone oculare della strage: «Stavano ripulendo la via quando una grande esplosione ha scosso l'intero sobborgo. Ho contato 15 corpi di donne fatte a pezzi».</p>
<p style="text-align:justify;">Il movente dell'attentato non è stato reso noto, nessuno sembra averlo rivendicato. Le piste che stanno seguendo le autorità del governo somalo sono molteplici ma le modalità con cui è stato compiuto fanno ritenere che si tratti di militanti islamici.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 2006 il governo somalo, con l'appoggio delle truppe etiopi e successivamente anche di quelle degli Stati Uniti, riuscì nell'intento di cacciare dalla Somalia le Corti islamiche che fino a quel momento avevano il controllo della città e di parte dell'intero paese. Un periodo che per la Somalia significò migliaia di morti e devastazioni, con i militari della vicina Etiopia che intervennero in aiuto del governo provvisorio, cacciato dalla capitale. L'ondata di sangue non risparmiò nessuno, tanto da suscitare lo sdegno dell'Unione Africana , della Lega Araba e dell'Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo).</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Negli ultimi tre anni la Somalia è indicata anche come uno dei paesi dove si addestrano le organizzano le retrovie della formazioni islamiche integraliste. Solo lo scorso anno gli attentati delle Corti hanno causato almeno 6.000 vittime e centomila sfollati.</p>
<p style="text-align:justify;">L'attentato di ieri fa seguito a un altro attentato di vaste proporzioni avvenuto sempre a Mogadiscio nel giugno del 2007. In quell'occasione la bomba fu piazzata sotto un cumulo di immondizia in un mercato della capitale somala. Anche in quel caso il bilancio fu disastroso: almeno sette persone persero la vita, tra cui cinque donne anch'esse impegnate nella pulizia delle strade della zona.</p>
<p style="text-align:justify;">Il conflitto somalo è uno dei più sanguinosi d'Africa, con intrecci politici e religiosi che rendono ancora più ardua una risoluzione pacifica. Nel giugno scorso, sotto l'avallo delle Nazioni Unite, si raggiunse una tregua tra il governo di transizione e una parte dell'opposizione islamica. Un accordo che effettivamente entrò in vigore dal luglio successivo, ma una parte della frangia più integralista, per avviare i negoziati, pretende che le truppe etiopi lascino il suolo somalo.</p>
<div class="txt" style="text-align:justify;">
<div class="txt" style="text-align:justify;">Nell'ultima settimana inoltre la crisi si è aggravata a livello politico con l'annuncio delle dimissioni di dieci dei quindici ministri del governo che denunciano «un utilizzo sbagliato delle risorse della nazione» e la destituzione del sindaco di Mogadiscio, accusato di abuso di potere e corruzione, da parte del primo ministro Nur Hasan Husein.</div>
<div class="txt" style="text-align:right;"><strong>Simone Di Stefano</strong></div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Somalia, rapiti due volontari italiani]]></title>
<link>http://feliciano1979.wordpress.com/?p=192</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 06:26:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>feliciano1979</dc:creator>
<guid>http://feliciano1979.wordpress.com/?p=192</guid>
<description><![CDATA[In Somalia due volontari italiani, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, e un loro collega somalo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In Somalia due volontari italiani, Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, e un loro collega somalo sono stati rapiti da uomini armati nel villaggio di Awdhegle, 70 chilometri a sud di Mogadiscio.</p>
<p>I tre volontari erano in Somalia per conto della Ong italiana Cins (Cooperazione Internazionale Nord Sud) L'ostaggio somalo sarebbe Abderahman Yusuf Arale, il responsabile della sede locale del Cins che opera in Somalia dal 1995 nei settori dello sviluppo agricolo e della sicurezza alimentare. Il Cins oltre l'ufficio di Mogadiscio ha tre sedi distaccate a Bulo Burti, Hargeisa e Xuddur.</p>
<p>I tre sarebbero stati rapiti stamane alle 6,30 locali (le 5,30 in Italia). E le uniche conferme arrivano dalle testimonianze di alcuni abitanti del villaggio: "Tre volontari, tra cui due italiani, un uomo e una donna, solo stati portati via da uomini armati che li hanno bendati e portati via" dice Mohamed Ibrahim Ali.</p>
<p>Le forze di sicurezza somale hanno lanciato una caccia all'uomo per liberare gli ostaggi mentre, dall'Italia, nessuna conferma. La Farnesina "sta effettuando verifiche" dichiara Elisabetta Belloni capo dell'unità di crisi.</p>
<p>In Somalia la situazione è a rischio a causa del conflitto tra il Governo federale transitorio - sostenuto dalle truppe etiopi - ed un'opposizione incentrata sull'Unione delle Corti islamiche. Uno scontro che alimenta il rischio di "atti terroristici e rapimenti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[&gt;Le chef présumé d'Al-Qaida en Somalie tué par un tir américain]]></title>
<link>http://mecanopolisnews.wordpress.com/?p=251</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 01:09:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mecanopolis</dc:creator>
<guid>http://mecanopolisnews.wordpress.com/?p=251</guid>
<description><![CDATA[
Après une longue série d&#8217;échecs, c&#8217;est le premier coup d&#8217;importance porté dan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="border:1px solid black;vertical-align:middle;" src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/edt/ill/2008/05/01/h_3_ill_1040408_496237.jpg" alt="" width="403" height="269" /></p>
<p style="text-align:justify;">Après une longue série d'échecs, c'est le premier coup d'importance porté dans la guerre indirecte que mènent les Etats-Unis en Somalie. Un tir américain précis a frappé, jeudi 1er mai à 2 heures du matin, une maison à Dusa Mareb, dans le centre de la Somalie, faisant une quinzaine de blessés parmi les voisins, mais tuant sur le coup une vingtaine de personnes à l'intérieur, dont l'un des chefs de l'insurrection islamiste, Aden Hashi Farah "Ayro".</p>
<p>Le petit homme d'une trentaine d'années, accusé par ses ennemis d'être le représentant d'Al-Qaida dans le pays de la Corne de l'Afrique où l'Etat s'est effondré en 1991, échappait depuis des années aux efforts des Etats-Unis et de leurs alliés régionaux pour le tuer. Cette fois, il se trouve, selon des responsables du mouvement insurrectionnel djihadiste somalien les "chabab" (la jeunesse), parmi les corps très abîmés tirés des ruines, identifiés seulement par leurs crânes.</p>
<p>Ainsi se termine la trajectoire toute de sang et de fureur d'un des piliers de la galaxie islamiste de Somalie. A peine sorti de l'adolescence, "Ayro" était devenu le protégé de la figure tutélaire du mouvement fondamentaliste armé dans le pays, Cheikh Hassan Dahir Aweys. Le jeune extrémiste appartenait au même sous-clan, les Ayr, très influent dans la capitale somalienne mais dont le bastion originel se trouve à Dusa Mareb.</p>
<p>Cheikh Hassan, préparant dans la clandestinité, au cours des années 1990, les bases d'un futur émirat en Somalie, avait envoyé "Ayro" s'entraîner en Afghanistan auprès des hommes d'Oussama Ben Laden, dont certains étaient passés par la Somalie en 1993.</p>
<p>"Ayro" n'avait pas le monopole des contacts avec Al-Qaida. Mais à son retour, il s'était bâti une réputation sur la base de son extrême violence. Il est soupçonné, notamment, d'être le responsable de l'assassinat de quatre Occidentaux travaillant pour des organisations non gouvernementales et d'une douzaine de Somaliens soupçonnés de coopérer avec des services de renseignement occidentaux.</p>
<p>Après 2001, la Somalie était devenue une tranchée secondaire de la guerre mondiale contre le terrorisme menée par les Etats-Unis. A Mogadiscio, nommé par Aweys à la tête de la milice du Tribunal islamique d'Ifka Halane, l'un des piliers de la "vague verte" qui allait amener les islamistes au pouvoir en juin 2006, il avait vidé le vieux cimetière chrétien et ses tombes italiennes datant de la période coloniale pour y bâtir un camp militaire destiné à ses éléments extrémistes, rejoints par des combattants étrangers.</p>
<p>Ses ennemis, à commencer par les leaders du Gouvernement fédéral de transition (GFT), structure soutenue par les chars éthiopiens, avaient décrété il y a quelques mois qu'il avait été nommé représentant d'Al-Qaida en Somalie. En 2006, un chef de guerre somalien payé par les services secrets américains pour faire la "chasse aux terroristes" et "ramener des responsables morts ou vifs" avait failli mettre la main sur "Ayro" au nord de Mogadiscio. En faisant exploser une partie des grenades qu'il conservait autour de la taille, le petit homme s'était enfui. Puis il avait échappé aux tirs d'avions américains AC130 dans le sud de la Somalie en janvier 2007.</p>
<p>Abdi Waal, son "chasseur", subrepticement de retour à Mogadiscio à la fin 2007, affirmait au Monde continuer sa traque. Dans une villa du sud de la ville, il visionnait inlassablement un DVD amateur où le leader djihadiste célébrait une victoire contre les forces éthiopiennes. Certains de ses combattants au teint très clair étaient incontestablement étrangers. C'est pourtant l'un de ses proches qui avait vendu l'enregistrement à l'ennemi de leur chef. C'est aussi un proche, selon plusieurs sources, qui a donné sa position exacte à Dusa Mareb, permettant son exécution à distance.</p>
<p>Cette mort, à forte portée symbolique, n'interrompra pas le cours de la nouvelle vague d'insurrection islamiste lancée depuis des mois contre les troupes du GFT et leurs parrains éthiopiens. Dans le sud de la Somalie, trente villes ont été brièvement prises par des insurgés qui se ravitaillent en armes à l'étranger, brisant peu à peu les ultimes structures du GFT. Les troupes éthiopiennes à Mogadiscio sont également malmenées par les insurgés qui pilonnent les réservoirs d'eau et les camions-citernes éthiopiens pour assoiffer le contingent d'Addis-Abeba, où les désertions se multiplient.</p>
<p>"Ayro" n'était sans doute pas le pilier de l'insurrection. Jeudi, des responsables "chabab" ont promis de nommer bientôt "plusieurs têtes" à sa place parmi lesquelles, sans doute, Ibrahim Aji Jama "Al-Afghani", dont le rôle dans la coordination de l'insurrection actuelle, menée conjointement par plusieurs groupes, est plus central et plus discret.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cheque Pirata]]></title>
<link>http://salycal.wordpress.com/?p=71</link>
<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 15:51:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>AlanRo</dc:creator>
<guid>http://salycal.wordpress.com/?p=71</guid>
<description><![CDATA[Hace unos días secuestraron, un barco pesquero español, (el Playa de Bakio), frente a las costas, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Hace unos días secuestraron, un barco pesquero español, (el Playa de Bakio), frente a las costas, de Somalia. El caso es que hoy, he escuchado con estupor, que el siguiente paso, de nuestro embajador en Kenia, que se ha desplazado ha Mogadiscio, es hablar de cantidades, y de lugar de entrega. Vamos, ¿donde tenemos la sensatez?, primero permitimos, llegar al barco a 3 Km. de la costa, que suban abordo mas piratas, algo que puede ser excusable, si no disponemos, de medios, en la zona, ni de un teléfono, para hablar con los aliados, que es probable, dispongan de medios. Pero ¿negociar?, a no ser que sea, una forma más de engañar a la opinión pública, y los piratas, mientras un grupo de especialistas, se pone en camino, no es una alternativa.</p>
<p>Ahora mismo en El Playa de Bakio, hay 13 ciudadanos españoles, retenidos, además del resto de la tripulación, los cuales están pasando por una dura experiencia. Quiero dejar claro, que estoy de acuerdo, con que la vida humano es invaluable, pero si cedemos, hoy, mañana también podríamos ceder. La decisión de negociar (salvo, en la loable situación de obtener, más tiempo, cuando desperdiciaste el que tenías), solo pone en peligro, muchas más vidas, de las que una rápida intervención, puede llegar a salvar.</p>
<p>El acceder al pago, es poner una diana, a cada uno de nuestros ciudadanos, que se encuentre, fuera de España. Por eso nuestra, sociedad, junto con nuestro gobierno, parecen tener, un largo camino por delante, para recuperar el sentido, de la realidad, un lugar donde, palabras, y dinero, no son la solución mágica, a todos los problemas.</p>
<p>Es, en estos momentos, cuando nuestro país, tiene la oportunidad, no solo de devolver a casa, a unos pobres hombres, si no de recuperar un poco del respeto de la comunidad internacional, además de evitar, que en un futuro, más personas sean secuestradas.</p>
<p>Esperemos, que por una vez se solucione el problema sin victimas, y sin que ser español, se convierta en sinónimo de cheque.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SOMALIA: Tierra sin ley]]></title>
<link>http://ciudadsolidaria.wordpress.com/2007/12/04/somalia-tierra-sin-ley/</link>
<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 00:18:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciudadsolidaria</dc:creator>
<guid>http://ciudadsolidaria.wordpress.com/2007/12/04/somalia-tierra-sin-ley/</guid>
<description><![CDATA[
Por RUBÉN CABEZAS (El Mundo)














FICHA


Nombre oficial: República Democrática de Soma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span class="titulo"><br />
</span><span class="piefoto"><strong><em>Por RUBÉN CABEZAS (El Mundo)</em></strong></span></p>
<table border="0" align="right" width="202" cellPadding="1" cellSpacing="0" style="margin-top:10px;">
<tr>
<td bgColor="#315229">
<table border="0" width="200" cellPadding="0" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#ffffff">
<table border="0" width="100%" cellPadding="0" cellSpacing="0">
<tr>
<td><img width="200" src="http://estaticos02.cache.el-mundo.net/documentos/2003/04/guerras_olvidadas/imagenes/somalia.gif" height="200" /></td>
</tr>
<tr>
<td>
<table border="0" width="100%" cellPadding="4" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#315231" class="creditos"><font color="#ffffff">FICHA</font></td>
</tr>
<tr>
<td class="creditos"><font color="#000000"><strong>Nombre oficial:</strong></font> República Democrática de Somalia<br />
<font color="#000000"><strong>Capital:</strong></font> Mogadiscio<br />
<font color="#000000"><strong>Sistema de gobierno:</strong></font> Parlamentario<br />
<font color="#000000"><strong>Presidente del Gobierno:</strong></font> Abdulahi Yusuf Ahmed<br />
<font color="#000000"><strong>Primer Ministro:<br />
</strong></font>Mohamed Ali Gedi<br />
<font color="#000000"><strong>Partidos de la oposición:<br />
</strong></font>No hay partidos políticos<br />
<font color="#000000"><strong>Población: </strong>9.118.773</font> habitantes (julio de 2007)<br />
<font color="#000000"><strong>Superficie:</strong></font> 637.657 km²<br />
<font color="#000000"><strong>Idioma:</strong></font> Somalí (lengua oficial), árabe, italiano, inglés<br />
<strong><font color="#000000">Religión:</font></strong> Musulmanes-Sunni</td>
</tr>
<tr>
<td class="creditos">
<table border="0" width="100%" cellPadding="0" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#315231"><img width="1" src="http://estaticos03.cache.el-mundo.net/documentos/2003/04/guerras_olvidadas/imagenes/pix.gif" height="1" /></td>
</tr>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="creditos"><font color="#000000"><strong>CONFLICTO</strong></font><br />
Varios clanes luchan por hacerse con el poder en una guerra especialmente virulenta. EEUU tuvo que desistir de sus intentos de desplegar fuerzas de paz.</td>
</tr>
</table>
<p>INFOGRAFÍA: El Mundo digital</td>
</tr>
</table>
</td>
</tr>
</table>
</td>
</tr>
</table>
<p>Difícilmente se puede considerar a esta antigua colonia británica e italiana como un Estado, desgarrada como está en <strong>luchas de múltiples clanes</strong>. Las <strong>matanzas y los saqueos</strong>, perpetrados en muchas ocasiones por adolescentes armados, forman parte del paisaje habitual somalí.</p>
<p>En el pasado, Somalia sí fue una nación. Consiguió su independencia en 1960 y tuvo un sistema democrático hasta que, en 1969, un golpe dirigido por Siyad Barre instaló un régimen militar. En 1975, el país libró una guerra con Etiopía por el territorio del Ogaden que saldó con una derrota y miles de muertos y refugiados. En 1990, Barre inició una apertura redactando una constitución que autorizaba el multipartidismo, pero un año después una insurrección derrocó su Gobierno causando más de <strong>300.000 muertos</strong>. Una marea humana huyó hacia los países vecinos, especialmente a Kenia. Desde entonces, sus vidas no han mejorado: Naciones Unidas estima que, actualmente, un millón de somalíes se encuentran en situación crítica.</p>
<p>Ése fue el <strong>principio del caos</strong> en el país africano, donde clanes como Hawiye, Darod o Isak libran una guerra de todos contra todos para llenar el vacío de poder. La sequía y la guerra provocaron una <strong>catástrofe humana</strong> que hizo que <strong>EEUU y la ONU</strong> decidiesen enviar soldados para <strong>pacificar la zona</strong> en una operación conocida como 'Restablecer la esperanza'. Las tropas estadounidenses, desconocedoras de la problemática somalí, pronto se vieron envueltas en los combates, provocando la muerte de cientos de personas. Uno de los 'señores de la guerra' locales, Mohamed Farah Aidid, consciente del impacto que causarían las imágenes en la opinión pública, arrastró por las calles somalíes los cuerpos de 18 rangers estadounidenses asesinados por sus milicias mientras los grababan las cámaras de televisión. <strong>Ante este panorama, Washington retiró</strong> <strong>inmediatamente a sus 28.000 soldados</strong> y abandonó a su suerte a un país en el que no había aparentes intereses económicos.</p>
<p>Tras la salida de los 'salvadores', la anarquía continuó y algunas <strong>regiones, como <strong>Somaliland</strong> (antigua Somalia Británica) o <strong>Puntland</strong>, proclamaron su independencia,</strong> aunque nunca han obtenido reconocimiento internacional. En 2000, unos acuerdos de paz dieron paso al actual Gobierno de transición, que no ha sido reconocido por los 'señores de la guerra' y que, en la práctica, tiene un <strong>control bastante limitado </strong>sobre el territorio nacional, ya que sólo ejerce su autoridad sobre algunas zonas de la capital.</p>
<p>Los atentados del 11 de septiembre sobre las Torres Gemelas también afectaron a este país, al que se acusó de ser refugio de activistas de Al-Qaeda. En noviembre de 2001, <strong>EEUU congeló los activos de Al-Barakaat</strong>, la empresa financiera más importante de Somalia, debido a su presunta vinculación con el entramado económico de Bin Laden. Además, incluyó al país en la lista de sus posibles objetivos.</p>
<p>Un año después, en octubre de 2002, comenzaron las negociaciones de paz a través de una<strong> 'Conferencia de Reconciliación Nacional'</strong> que reunía en Kenia al Gobierno de transición y los principales 'señores de la guerra' con el objetivo de crear una constitución e instituciones legislativas y ejecutivas que den estabilidad al país. El 5 de julio de 2003, Somalia alcanzó un histórico acuerdo de paz que establecía la formación de un gobierno interino federal y un parlamento de transición por cuatro años. La dicha duró poco ya que, un día despúes, el 'señor de la guerra' Sudi Yalahow y el presidente Salad Hassan anunciaron su oposición. A pesar de estos contratiempos, las negociaciones para alcanzar la paz prosiguieron en el seno de la Conferencia.</p>
<p>El 13 de agosto de 2003 terminó oficialmente el mandato del Gobierno Nacional de Transición, pero se decidió que continuara al frente del país hasta que nacieran nuevas instituciones con criterios democráticos. Un mes después, en <strong>la Conferencia de Paz</strong> se adoptaba una constitución interina, también con la oposición de importantes líderes somalíes. Algunos de ellos abandonaron las negociaciones, paralizando el trabajo de su órgano conductor que, en octubre de 2003, tuvo que suspender sus sesiones durante tres semanas.</p>
<p>Finalmente, las conversaciones consiguieron dar frutos y, en enero de 2004, distintos líderes somalíes llegaron a un acuerdo para <strong>formar un parlamento integrado por 275 miembros</strong> encargados de elegir al nuevo presidente de la República, Abdulahi Yusuf Ahmed, que a su vez, nombró al primer ministro, Ali Mohamed Gedi, con responsabilidad de formar Gobierno. Entre las decisiones tomadas, se incluye que todas las instituciones tendrán un mandato transitorio de cinco años, tras el que deberá celebrarse <strong>un referéndum sobre una nueva constitución y elecciones democráticas</strong>.</p>
<p>El Gobierno que en un principio se estableció en Kenia, comenzó su traslado al país en los primeros meses de 2005. A pesar de la llegada de los mandatarios, no se pudo garantizar la seguridad del país debido a los miles de milicianos que aún se mantenían activos.</p>
<p>En octubre de 2006, la situación estalló. Las milicias de las cortes islámicas de Mogadiscio comenzaron a reclutar personas para una <span class="textonegrita">'guerra santa' </span>con el fin de acabar con las tropas 'invasoras' etíopes. Finalmente dos meses después, las milicias que controlaban la capital anunciaron su retirada y las tropas del Gobierno oficial, apoyadas por el Ejército de Etiopía, cercaron la ciudad y recuperaron su control. Las soluciones a corto plazo para evitar que el país se suma en el caos pasan por el despliegue de una fuerza de paz con efectivos enviados por Etiopía y Uganda. En enero de 2007, EEUU anunció un plan de ayuda por valor de más de 12'5 millones de euros y días más tarde lanzó un ataque contra supuestos miembros de Al Qaeda que se encontraban en la zona. Según Intermon Oxfam, estos ataques se cobraron la vida de más de 70 pastores.</p>
<p>Como respuesta al recrudecimiento de los enfrentamientos en la capital, el Parlamento somalí dio luz verde a la Ley Marcial —una medida que dota de poderes adicionales al Presidente—. Actualmente, la escalada de violencia que vive Mogadiscio causa continuas bajas civiles.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Somalia: riaperta e riaggiornata la Conferenza di pace.]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/20/somalia-riaperta-e-riaggiornata-la-conferenza-di-pace/</link>
<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 22:14:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<guid>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/20/somalia-riaperta-e-riaggiornata-la-conferenza-di-pace/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; durata appena quattro ore la seconda sessione della conferenza di pace a Mogadiscio, poi nu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E' durata appena quattro ore la seconda sessione della conferenza di pace a Mogadiscio</strong>, poi nuovamente rinviata a sabato.<br />
Iniziata domenica scorsa, il vertice era stato subito sospeso a causa dei numerosi assenti (poco meno di mille partecipanti sui 1300 attesi). Il medesimo boicottaggio si è ripetuto oggi e la Conferenza è stata nuovamente rinviata. La scusa ufficiale: permettere la preghiera del venerdì.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Unione Africana proproga la missione di pace somala.]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/19/lunione-africana-proproga-la-missione-di-pace-somala/</link>
<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 07:38:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<guid>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/19/lunione-africana-proproga-la-missione-di-pace-somala/</guid>
<description><![CDATA[Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell&#8217;Unione Africana ha deciso di prorogare di sei mes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione Africana</strong> ha deciso di prorogare di sei mesi il mandato delle forze di pace in Somalia (Amisom), lo rende noto dalla sede di Adis Abeba il portavoce dell'organizzazione, Assane Ba. La decisione è stata presa a poche ore dalla scadenza del mandato Amisom, che avrebbe dovuto essere sostituito dalle forze ONU ma la cui missione non è ancora stata definita.</p>
<p>La missione Ausom era stata decisa a gennaio e prevedeva l'invio di 8 mila soldati, ma fin ora però solo 1500 militari ugandesi sono arrivati in Somalia. </p>
<p><strong>EF</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Conferenza per la riconciliazione somala si apre con un nulla di fatto.]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/18/la-conferenza-per-la-riconciliazione-somala-si-apre-con-un-nulla-di-fatto/</link>
<pubDate>Wed, 18 Jul 2007 10:46:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
<guid>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/18/la-conferenza-per-la-riconciliazione-somala-si-apre-con-un-nulla-di-fatto/</guid>
<description><![CDATA[Lo scorso 15 luglio erano quasi 1000 i delegati delle varie parti in guerra, ma mancavano quelli p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lo scorso 15 luglio erano quasi 1000 i delegati delle varie parti in guerra</strong>, ma mancavano quelli più attesi, i leader dei movimenti di opposizione islamisti, risultato: l'organizzatore della Conferenza, Mohammed Alì Mahdi, ha deciso di posticipare l'incontro al prossimo giovedì. Alla Conferenza non ci rinuncia, forse è l'ultima possibilità concreta per la Somalia.</p>
<p>"E' vero, stiamo assistendo al neascere dell'ennesima Baghdad" ha detto un diplomatico occidentale "ma se da questa Conferenza uscirà una 'road map', allora avremo un barlume di seranza".</p>
<p>Dal 1991, quando il governo centrale somalo è lettelarmente imploso, la Somalia ha conosciuto solo un susseguirsi di lotte tra clan e l'assenza di una qualsiasi forma di Stato. La Conferenza mira a far sedere allo stesso tavolo i leader delle diverse fazioni in guerra (si attendevano almeno 1325 partecipanti), ma fin ora la parte più radicale dell'opposizione islamica sta boicottando il vertice: "Il governo non ha una visione politica completa del paese, non sta applicando un'equa redistribuzione delle terre e delle risorse e il presidente usa le sue milizie come una forza personale, in modo molto simile a quanto fanno i clan. Per questi motivi non ci sono i presupposti per prender parte alla Conferenza e dargli legittimità", queste le parole di Mohammed Uluso, leader di uno dei maggiori clan all'opposizione (l'Ayr clan). Ibrahim Hassan Addou, ministro degli esteri del maggiore movimento islamista, ha poi ribadito che finché le truppe etiopi non si ritireranno dalla Somalia, la leadership islamista non ha alcuna intenzione di partecipare ai lavori della Conferenza: "la Somalia è sotto l'occupazione straniera e le persone non hanno la possibilità di esprimere liberamente il loro punto di vista, cosa si può concludere con questo stato di cose?".</p>
<p>Con la copertura delle forze americane, l'Etiopia ha invaso la Somalia nel dicembe scorso, nel tentativo di combattere proprio i clan islamici presenti nel paese. Da quel momento la guerra civile è divenuta molto simile a quella irachena: autobombe, kamikaze, cellulari usati come detonatori. La situazione è divenuta talmente critica che anche i paesi vicini esitano a inviare truppe di peacekeeping e i piloti dei diplomatici occidentali si rifiutano di volare sopra Mogadiscio.</p>
<p>Le Nazioni Unite sostengono il governo provvisorio, nella speranza che riesca a portare il paese verso le elezioni del 2009, ma attualmente deve ancora iniziare il censimento della popolazione. Una situazione di stallo generale. Un consiglio su un eventuale struttura governativa futura viene dal direttore del maggiore quotidiano di Nairobi: "mantenere una struttura basata sui clan ed effettuare una rotazione ai vertici del governo, in modo da assicurare a tutti una rappresentanza".</p>
<p><strong>EF</strong></p>
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<title><![CDATA[Mogadiscio: inviato speciale dell'Unione Europea in visita]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/06/mogadiscio-inviato-speciale-dellunione-europea-in-visita/</link>
<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 22:47:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’inviato speciale dell’Unione Europea per la Somalia, Georges-Marc André, è arrivato stamani ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana">L’inviato speciale dell’Unione Europea per la Somalia, Georges-Marc André, è arrivato stamani a Mogadiscio per la sua prima visita ufficiale dopo la sua nomina avvenuta lo scorso 19 giugno. A riceverlo all’aeroporto internazionale della capitale somala, una folta delegazione di ministri del governo di Transizione (Tfg). Alla testa di una delegazione tecnica di alto-livello, Andrew è stato subito trasferito dall’aeroporto al palazzo presidenziale, Villa Somalia, dove ha incontrato il presidente Abdulahi Yusuf Ahmed, tra ingenti misure di sicurezza. Tutta l’area, infatti, è stata isolata dai militari etiopi e dalle forze di sicurezza somale, che hanno impedito l’accesso anche alla stampa. Secondo indiscrezioni al centro della visita si troverebbe soprattutto la prossima conferenza di riconciliazione intra-somala, la cui organizzazione è finanziata in gran parte dall’Europa. Incaricato di affari in Gambia, André, di nazionalità belga, negli ultimi quattro anni ha diretto la rappresentanza europea in Burundi.</font></p>
<p><font face="Verdana">FONTE: <strong>MISNA</strong></font></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[ONU e Somalia: solo parole.]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2007/07/02/onu-e-somalia-solo-parole/</link>
<pubDate>Sun, 01 Jul 2007 22:55:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pieno sostegno al governo di transizione ma per ora nessuna forza di pace verrà schierata in Somali]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pieno sostegno al governo di transizione</strong> ma per ora nessuna forza di pace verrà schierata in Somalia. Questo è stato il risultato della riunione a porte chiuse, svoltasi ieri notte nel palazzo di vetro. L'ambasciatore inglese Emyr Jones Parry aveva anticipato ad alcuni giornalisti che 'per inviare un contingente di pace serve una pace da difendere'. Insomma, la guerra risolvetevela voi che noi vi diamo una mano dopo. Peccato che in Africa venire a capo di un conflitto è praticamente impossibile. Il primo ministro somalo Alì Mohamed Gedi ha sottolineato la propria delusione dicendo 'siamo stati nutriti di promesse, ma quello di cui abbiamo bisogno adesso è azione. Non è corretto dire  fate la pace e poi noi verremo a mantenerla. Non è corretto ignorare o tralasciare gli interessi del popolo somalo'.</p>
<p>Il mese prossimo a Mogadiscio ci sarà la conferenza di pace che tenterà di mettere a confronto tutte le parti in conflitto.</p>
<p><strong>EF</strong></p>
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<title><![CDATA[Somalia - Ancora morti a Mogadiscio]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2007/06/11/somalia-ancora-morti-a-mogadiscio/</link>
<pubDate>Mon, 11 Jun 2007 12:18:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Almeno una persona è morta e un’altra è rimasta ferita in una sparatoria avvenuta questa mattina]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Verdana"><strong>Almeno una persona è morta e un’altra è rimasta ferita</strong> in una sparatoria avvenuta questa mattina nella zona nord di Mogadiscio, dopo che ignoti hanno aperto il fuoco contro una pattuglia della polizia nel quartiere di Shibis. Lo riferiscono fonti locali, precisando che tre uomini armati hanno aperto il fuoco contro alcuni agenti impegnati a riscuotere le ‘tasse’ dai commercianti del mercato del quartiere. Secondo le informazioni in circolazione, la vittima sarebbe uno dei tre aggressori. Per il resto la situazione sembra abbastanza calma oggi a Mogadiscio, dove scuole e uffici pubblici sono stati chiusi per onorare la memoria del primo presidente della Somalia, Aden Abdulle Osman, la cui salma è arrivata oggi nella capitale. Osman, nato a Beledwyne (principale città della provincia centrale somala dell’Hiran) nel 1908, è morto l’8 giugno scorso a Nairobi per motivi di salute. Aveva 99 anni d’età. Resta invece tesa la situazione a Qoryoley (Koryoley, secondo un’altra dizione), teatro nel fine settimana di intensi combattimenti tra gruppi di miliziani nei quali sarebbero morte, secondo i bilanci forniti oggi dai media locali, almeno cinque persone e una decina sarebbero rimaste ferite. Il governatore della regione della Bassa Shabelle, dove si trova Qoryoley, ieri ha detto che a sferrare l’attacco contro le milizie a lui fedeli sarebbero stati combattenti legati alle deposte Corti Islamiche, inclusi alcuni “stranieri”. “Arabi, eritrei e Oromo hanno combattuto a fianco degli islamisti somali che hanno attaccato le nostre truppe” ha detto Abdulkadir Sheikh Mohamed, governatore della Bassa Shabelle. Tuttavia, gli stessi media somali accompagnano con un certo scetticismo le dichiarazioni del governatore. Intervistato dall’emittente radiofonica ‘Radio Shabelle’, Ali Ganey, sedicente comandante delle milizie che nel fine settimana hanno preso il controllo di Qoryoley, ha negato si appartenere alle deposte Corti Islamiche, confermando il suo sostegno al governo di transizione e spiegando che lo scontro col governatore è legato solo a questioni politiche locali relative al delicato rapporto tra nuove nomine amministrative e gli equilibri dei clan che vivono nell’area.</font></p>
<p><font face="Verdana">Fonte: <strong>MISNA</strong></font></p>
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<title><![CDATA[SOMALIE : Paris craint une destabilisation en chaine]]></title>
<link>http://europeorient.wordpress.com/?p=126</link>
<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 12:57:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>europeorient</dc:creator>
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<description><![CDATA[Isabelle CHANEL, Directeur d&#8217;Europe Orient
Le chef de la diplomatie française Philippe Douste]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Isabelle CHANEL, Directeur d'Europe Orient</span></p>
<p style="text-align:justify;">Le chef de la diplomatie française Philippe Douste-Blazy s'est déclaré "profondément préoccupé" par la "menace de déstabilisation en chaîne" de toute la Corne de l'Afrique que représente le conflit en Somalie. M. Douste-Blazy estime également que les Somaliens doivent "être les seuls maîtres du destin de leur pays" et se dit opposé à toute "solution militaire" ou "qui ignore la souveraineté des Etats ou des peuples". "Je suis très profondément préoccupé par la situation qui prévaut en Somalie, comme d'ailleurs par l'escalade générale de la violence dans l'ensemble de la Corne de l'Afrique", a-t-il précisé. M. Douste-Blazy a souligné que la France était "en relation permanente avec l'ensemble de ces partenaires, comme avec les autres pays de la sous-région". "Je pense à l'Erythrée ou à Djibouti, qui sont eux aussi concernés par cette menace de déstabilisation en chaîne". La France possède à Djibouti, pays frontalier de la Somalie, sa plus grande base militaire à l'étranger. "Le Darfour depuis maintenant près de quatre ans, la Somalie maintenant: avec ces deux crises, c'est un risque majeur de déstabilisation dans une zone stratégique essentielle pour l'ensemble du continent africain", a estimé le ministre. "Cesser les combats" est "la priorité des priorités", a jugé le ministre, "parce que les victimes de ces violences sont d'abord la population civile avec le retrait des ONG, les ruptures d'approvisionnement en eau et en nourriture". Il a appelé à "reprendre le dialogue engagé entre les Somaliens eux-mêmes, qui doivent être les seuls maîtres du destin de leur pays". "En Somalie, comme ailleurs, notre position est constante: dans le monde d'aujourd'hui, il ne peut y avoir de solution militaire durable", a-t-il dit. "Il ne peut y avoir davantage de solution qui ignore la souveraineté des Etats ou des peuples, quels qu'ils soient". Les forces gouvernementales somaliennes, appuyées par des troupes éthiopiennes, s'approchaient mercredi de Mogadiscio, contrôlée par les islamistes qui ont battu en retraite sur de nombreuses positions depuis mardi. L'Union africaine (UA) a appelé au retrait des troupes éthiopiennes de Somalie et à l'arrêt des combats.</p>
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