<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>mi-racconto &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/mi-racconto/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "mi-racconto"</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 14:06:00 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Chi compra la piantina?]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/?p=79</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 09:40:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/?p=79</guid>
<description><![CDATA[ovvero
Fenomenologia del cliente agricolo.
Non è vero che i contadini sono estinti, non è vero che]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>ovvero</p>
<p>Fenomenologia del cliente agricolo.</p>
<p>Non è vero che i contadini sono estinti, non è vero che nessuno coltiva più i campi e produce verdure.</p>
<p>E' vero che il mutamento arriva anche qui, sotto i cappelli di paglia e dentro gli stivali di gomma.</p>
<p>E' vero che non ci sono più quei contadini, miti, calmi, sereni, con la vanga in mano e il fido cagnolino al fianco.</p>
<p>Ci sono altri contadini:</p>
<p>- i levrieri, contadini della domenica, sempre indaffarati durante la settimana a fare altri lavori, altre vite, che arrivano qui con gli abiti da città e le domande sempre uguali: cosa devo fare? che cosa si pianta adesso? quando devo irrigare? donne, uomini, con nel sangue la passione della terra, ma che l'hanno relegata in fondo ad un weekend, polmone per rifiatare il resto della vita.</p>
<p>- le tartarughe, vecchietti in pensione, pignoli, precisi, con un sacco di tempo davanti e poco da fare, che stanno alla finestra ad osservare l'orticello che cresce, che appena vedono spuntare un filo d'erba accorrono con l'artiglieria e lo annientano, con la stessa violenza con cui sparavano ai tedeschi nella grande guerra. Per loro mai nulla è abbastanza bello, abbastanza rigoglioso, abbastanza grande. Nel loro immaginario accumulato negli anni, gli ortaggi sono debordanti quadri di Arcimboldo, quintessenza dell'abbondanza, mai meno che perfetti, senza macchia, senza imperfezioni. E se le patate hanno i parassiti? Niente paura: un bel litro di veleno, e sono morti. La loro domanda ricorrente è: quale antiparassitario devo dare? quale concime? La loro fede nella chimica ha davvero qualcosa di ultraterreno. E se provi a parlare loro di agricoltura biologica ti guardano come se fossi un poveraccio....</p>
<p>-le volpi, quelli che hanno il figlio contadino, impiegati in pensione prestati alle passioni filiali, che vengono sguinzagliati a destra e a manca ad acquistare le cose necessarie, ma che ritengono che, in fondo, il figlio non ne capisca gran che, e fanno di testa loro, scelgono, contestano, modificano, salvo poi dover tornare a cambiare, per amore di genitori, appunto. Una domanda su tutte: mi aiuta a distinguere le varietà?</p>
<p>- i "can da pajè" (vedi Paolo Conte...): figli di contadini, contadini essi stessi per pigrizia di studi, di vita, di comportamento. E' più semplice continuare a fare quello che faceva papà, anche se non è propriamente il sogno della mia vita... così il lavoro diventa un peso, una cosa da finire il più presto possibile, per poi andare a stordirsi di musica e birra da qualche parte. Le piante? Ne metto due o tre per far vedere che ci sono, poi compro la verdura che arriva dal Marocco, che costa meno e ci guadagno di più... domanda ricorrente: quanto mi costa?</p>
<p>- le mosche bianche, quelli che l'hanno scelto e che sperano di viverci, di solito sotto i quarant'anni, rigorosamente produttori biologici, tutti decisi a cambiare il mondo partendo dalle zucchine. Qui occorre fare un'ulteriore divisione tra i (pochi) normali contadini moderni, colti, attenti e preparati (ed alcuni anche piuttosto carini.....), e i fanatici del biologico/natur/olistico/mistico. Questi li riconosci dal vestiario, sempre molto freak anni '70, sandali, gonnoni, pantaloni bianchi, arrivano sui furgoni volkswagen color azzurrino, su vecchie prinz familiari, oppure, se evoluti, su macchine bipower. Alcuni sono davvero simpatici ed autentici, altri molto rovinati da letture tipo "due di due". Le donne hanno i capelli rasati corti, assolutamente non tinti, ed il passo raso terra di chi non sa nemmeno cosa siano i tacchi; gli uomini sono più mimetizzati tra i normali, tranne alcuni, solitamente più vecchi, che vanno in giro con certi medaglioni appesi al collo che nemmeno Sai Baba... tutti ti chiedono sempre l'unica cosa che non hai, tipo il dragoncello francese (non russo, per carità!), o la melanzana tigrata (che esiste davvero, peraltro...)</p>
<p>La mia vita passa attraverso il contatto continuo e costante con queste persone, alcune con storie pazzesche da raccontare ed un bel modo di farlo, altri con la spocchia di chi si rivolge alla ragazza (finta-giovane) alla quale difficilmente si dà retta, ma la cosa più affascinante è cogliere la storia e la vita che ti passa accanto, con la scusa di vendere una piantina di pomodoro...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SUVvia!]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/?p=69</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 06:49:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/?p=69</guid>
<description><![CDATA[Sono una persona mediamente ragionevole, positiva e razionale, che tende alla tolleranza ed al dialo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sono una persona mediamente ragionevole, positiva e razionale, che tende alla tolleranza ed al dialogo.</p>
<p>Di solito.</p>
<p>C'è una cosa, invece, che mi fa perdere enormi brandelli della razionalità faticosamente conquistata e mi manda letteralmente in bestia: i SUV.</p>
<p>Sono brutti, ingombranti, inquinanti, arroganti, prepotenti... occupano tutta la strada, gli specchietti sono decisamente più alti di cani, bambini, oggetti alti un metro, sono pericolosi.</p>
<p>Soprattutto, trovo insopportabili le donne alla giuda di questi catafalchi semoventi, con le loro faccine comprese nel ruolo di donna emancipata e moderna, il mento all'insù e nessuna coscienza civica, ecologica, stradale, che si fermano nel bel mezzo della strada e scaricano i figli davanti alla scuola senza nemmeno scendere o (dio non voglia!) spegnere il motore... in una parola, non li reggo.</p>
<p>Ancor meno da ieri pomeriggio, quando, in pieno centro storico collinare della mia città, uno di questi oggetti mi si para davanti, tagliandomi la strada, e cerca di infilarsi in una via (stretta), senza riuscirci. Il tizio ingrana la retromarcia per uscire dall'impasse e io, dietro, penso: "mi avrà visto"... no.</p>
<p>Un tamponamento in retromarcia, cosa che non si vedeva da secoli.</p>
<p>Scende dalla macchina: "Non l'ho vista, non l'ho proprio vista..."</p>
<p>Scendo, e in quel momento si libera in me tutta la potenza di Mr. Hyde, delle Erinni, di Medusa, di tutte le Furie: mi incazzo come una biscia, come non mi era mai successo, e comincio a dirne di tutti i colori sull'inutilità e la bestialità di un oggetto come la sua auto. Un autentico fiume mi parole contro il mondo, l'inquinamento, l'idiozia, i danarosi arroganti, gli uomini tonti... il tizio (macchina intestata ad una società immobiliare, of course), innegabilmente travolto, non ha potuto che firmare il modulo, prendersi tutto il torto e sparire, ed io sono rimasta lì con il rimorso di aver mancato un'occasione di civiltà....</p>
<p>Cosa mi è preso? Sono davvero io? E' così facile diventare incivili e prepotenti? Mi sento in colpa, e temo che possa succedere ancora... non dirò mai più nulla contro gli automobilisti cafoni, visto che ormai ne faccio parte!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Pasquetta di qualche anno fa...]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/2008/03/26/la-pasquetta-di-qualche-anno-fa/</link>
<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 20:14:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/2008/03/26/la-pasquetta-di-qualche-anno-fa/</guid>
<description><![CDATA[Ricordo che a Pasquetta, per la mia famiglia, era usanza recarsi nella campagna dei nonni.
Sino a qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Ricordo che a Pasquetta, per la mia famiglia, era usanza recarsi nella campagna dei nonni.<br />
Sino a qualche anno fa, ci riunivamo tutti nella veranda allestita a festa: il nonno impastava la pasta e la metteva in forno, nel frattempo parenti o amici cercavano disperatamente di cacciare i gatti selvatici dalla tavola imbandita mentre io, ancora bambino, ero su, al chiuso, a guardare tutto e tutti dalla finestra della mia stanza.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Poi, il nonno, sfornava le pizze ed era un grande accalcarsi di gente: afferravano e afferravano, addentavano e addentavano sino a saziarsi del tutto.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Dopo la grande abbuffata, tutti si "stravaccavano" mezzi dormienti sui rustici divanetti.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Intanto la nonna, la zie e le immancabili cognate si recavano in cucina a lavare i piatti e a preparare da mangiare per la cena.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Io scrutavo il secolare pino del giardino e lo scuotevo forte per raccogliere le pigne e mangiarne poi i pinoli: mi piaceva far vagare i miei pensieri, senza pensare alla scuola e alle mie ansie giovanili, mi piaceva stare lontano dalla città, respirare aria pulita, mi piaceva trovarmi in campagna a stretto contatto con la natura.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Dopo mi distendevo sull'erba verde e rotolavo imitando Haidi e Peter: prendevo un bastone, qualche pupazzo e davo sfogo alla mia fantasia e diventavo un esperto pastore.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Avanzavo veloce e felice e mi avvicinavo ai fiori per cogliere le lumache, penetravo col dito dentro il guscio e provavo un misto di disgusto e piacevolezza: non riuscivo a spiegarmelo, ma era così.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Infine, sprezzante del pericolo, mi accostavo all'alveare; poi un ronzio fastidioso alle orecchie: aiuto le api!<br />
Correndo a più non posso, ansimavo per il fiatone e la maggior parte dello sciame m'inseguiva sino a quando non mi attaccarono in molte parti del corpo.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Adesso la nostra usanza s'è persa e tutto s'è trasformato in un ricordo un po' malinconico, tutto è cambiato, gli anni passano in fretta e con essi tutte le tradizioni si dissolvono nell'aria, come se non fossero mai esistite.</span><span style="color:white;"><font face="Times New Roman"> </font></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Onori e Glorie di Luigi Moschiera]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/?p=126</link>
<pubDate>Sat, 01 Mar 2008 13:40:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/?p=126</guid>
<description><![CDATA[ 
 Ecco a voi, cari amici lettori, gli onori e le glorie del grande, grandissimo(si fa per dire!]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a title="La S.M.S. Pirandello si presenta!" href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/02/copertina-del-noi-della-pirandello.jpg"><img src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/02/copertina-del-noi-della-pirandello.jpg" alt="La S.M.S. Pirandello si presenta!" /></a> </p>
<p> Ecco a voi, cari amici lettori, gli onori e le glorie del grande, grandissimo(si fa per dire!) giornalista on line Luigi Moschiera...</p>
<p>Sono entrato a far parte della "top ten" dei dieci migliori redattori del circuito nazionale di alboscuole:</p>
<p>  <a href="http://www.alboscuole.it/pgRedattori.aspx?view=TOP&#38;m=2">http://www.alboscuole.it/pgRedattori.aspx?view=TOP&#38;m=2</a></p>
<p>Ho pubblicato alcuni articoli per il Giornale di Sicilia( li troverete tutti qui in questo sito)</p>
<p>Ho ricevuto un attestato d merito per la partecipazione alle Olimpiadi di Matematica.</p>
<p>Ho ricevuto un attestato di merito per la partecipazione al concorso provinciale "Espressioni del Cuore".</p>
<p>Ho vinto il concorso provinciale "Dono del sangue", ricevendo un attestato di merito, una web cam e una targa per la scuola.</p>
<p>Ho ricevuto un attestato di merito per la partecipazione al concorso provinciale "Abbattiamo il Muro dell'illegalità".</p>
<p>Ho ricevuto un attestato di merito per la partecipazione al concorso nazionale "Melting-pot".</p>
<p>Ho vinto il concorso provinciale "Ama te stesso, rispetta la tua città", ricevendo un attestato di merito e una targa per la scuola.</p>
<p> Ho pubblicato diversi articoli per il quotidiano Di Sicilia, La Sicilia e per l' "Amico del popolo".</p>
<p>Ho partecipato a diversi progetti promossi nella mia scuola.</p>
<p>Sono caporedattore del mio giornalino d'istituto. I miei articoli li potete trovare, oltre che nel mio blog, anche in questi siti:  <a href="http://www.sicilia.lafragola.kataweb.it/agrigento/medie/lpirandello-agrigento/">http://www.sicilia.lafragola.kataweb.it/agrigento/medie/lpirandello-agrigento/</a>                                                                               <a href="http://www.alboscuole.it/impaginato.aspx%20CI=000jsagmm0040080PMvLV784a2249248320a51802061F">http://www.alboscuole.it/impaginato.aspx CI=000jsagmm0040080PMvLV784a2249248320a51802061F</a></p>
<p>Sono tecnico del mio podcast d'istituto:</p>
<p>i miei articoli podcast li potete trovare a quest'indirizzo: <a href="http://www.smspirandag.it/wp_redazione/">http://www.smspirandag.it/wp_redazione/</a>                                                                                                     </p>
<p>Ma sapete a chi devo tutto questo? A me? No, assolutamente no.</p>
<p>Ho raggiunto l'apice grazie alle mie due professoresse di giornalino, Donata Gaglio e Anna Maria Maniscalco, che hanno soddisfatto il mio egocentrismo da giornalista e che, soprattutto, hanno pazientemente corretto i miei articoli! Un sincero grazie.</p>
<p>                                                       </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ricordi di scuola elementare...]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/2008/02/29/ricordi-di-scuola-elementare/</link>
<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 20:05:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/2008/02/29/ricordi-di-scuola-elementare/</guid>
<description><![CDATA[
Podcast dell&#8217;articolo: http://www.smspirandag.it/wp_redazione/wp-content/uploads/2008/03/luig]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span class="testo1"><span style="font-size:8.5pt;color:white;"><font face="Arial"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/02/scuola-elementare.jpg" title="Ricordi di scuola elementare…"><img src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/02/scuola-elementare.jpg" alt="Ricordi di scuola elementare…" /></a></font></span></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span class="testo1"><span style="font-size:8.5pt;color:white;">Podcast dell'articolo: <a href="http://www.smspirandag.it/wp_redazione/wp-content/uploads/2008/03/luigi_elementari.mp3">http://www.smspirandag.it/wp_redazione/wp-content/uploads/2008/03/luigi_elementari.mp3</a></span></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><span class="testo1"><span style="font-size:8.5pt;color:white;"><font face="Arial"></font></span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="font-size:8.5pt;color:white;"><font face="Arial">Mi addormentai.Ero "distrutto", non riuscivo più a reggermi in piedi e, dopo un'intensa mattina scolastica, sprofondai tra le calde coperte del mio letto.</font></span></span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Arial;"></span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Arial;"><span class="testo1"><span style="color:white;">Li vidi tutti, erano lì, vicino a me: Elisa, Massimo, Alessandro, Sara, Giulia, Diletta, i miei inseparabili amici d'infanzia, ex compagni d'avventura alla scuola elementare.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">Giocavo con loro, studiavo con loro, litigavo con loro e dopo facevamo pace.&#60;br&#62;Poi tutto sparì di colpo.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">All'improvviso, come se avessi cambiato il canale della tv, mi ritrovai in classe, piccolo, indifeso con quello sguardo da bambino docile mentre ripetevo la lezione alle maestra Mariella.</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color:white;">Avevo il grembiule, le mani dietro la schiena e quell'ansia tipica di chi non è ancora pronto ad affrontare il "faccia a faccia" con la sua insegnante.</span></span><br />
<span class="testo1"><span style="color:white;">Ma la maestra mi rassicurò, facendomi vincere ogni paura.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">La visione scomparve, sostituita dall'ultimo, fatidico giorno di scuola: lo sapevamo tutti, oggi, proprio oggi, ci saremmo separati, ognuno per la propria strada.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">Chi alla Garibaldi, chi alla Pirandello, chi alla Castagnolo.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">Eravamo tristi, non volevamo lasciarci, perchè sapevamo di volerci bene, anche se nel corso della nostra carriera alla scuola elementare, ci eravamo spesso bisticciati.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">Alcuni lacrimavano, altri, come me, nascondevano la malinconia del momento con una risata.</span></span></p>
<p><span class="testo1"><span style="color:white;">Sono ormai passati due anni, ma sono sicuro che nessuno di noi si dimenticherà dell'altro, perchè ci sentiremo sempre fi far parte di un'unica grande ed inseparabile famiglia.</span></span><span style="font-size:8.5pt;color:white;"></span></p>
<p></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Solo in biblioteca]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/2008/02/22/solo-in-biblioteca/</link>
<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 16:44:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/2008/02/22/solo-in-biblioteca/</guid>
<description><![CDATA[sEro solo in biblioteca.
Non c&#8217;era nessuno con me, tutto taceva, ero avvolto nel silenzio più]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/libri1.gif" title="Libri…leggiamoli!"></a>s<span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/libri1.gif" title="Libri…leggiamoli!"><img width="203" src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/libri1.gif" alt="Libri…leggiamoli!" height="465" style="width:322px;height:283px;" /></a>Ero s</span>olo in <strong><span style="font-family:Verdana;">biblioteca</span></strong>.<br />
Non c'era nessuno con me, tutto taceva, ero avvolto nel silenzio più assoluto.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Mi guardavo intorno: i raggi del sole penetravano fiochi dalla finestra, gli scaffali erano colmi di riviste e libri d'ogni genere.<br />
Non sapevo da dove cominciare. </span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Poi, finalmente, ritrovai l'armonia perfetta, la simbiosi meravigliosa col mondo dei libri e della lettura.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Lessi ad alta voce i primi titoli che mi capitarono a tiro: Velazquez, Bosch, Brugel...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Sfogliai frettolosamente le pagine, quasi ne fossi innamorato.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">ll tempo incalzava, cercavo qualcosa che m'interessasse particolarmente, un libro che parlasse di un grande artista: ecco, trovato: il celebre <strong><span style="font-family:Verdana;">"Picasso"</span></strong>. </span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">D'un tratto, alla stessa velocità di Speedy Gonzales, apparve la mia classe che, con la professoressa, mi portò via da quel luogo incantevole, ideale per chi cerca un po' di "pace interiore".</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vita da caporedattore: il sogno s'è realizzato]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/2008/02/11/vita-da-caporedattore-il-sogno-se-realizzato/</link>
<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 20:07:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/2008/02/11/vita-da-caporedattore-il-sogno-se-realizzato/</guid>
<description><![CDATA[
Finalmente il mio desiderio s&#8217;è avverato: le prof.sse di giornalino m&#8217;hanno nominato c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/giornalis.jpg" title="Pubblicati"><img src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/giornalis.jpg" alt="Pubblicati" /></a></span></p>
<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Finalmente il mio desiderio s'è avverato: le prof.sse di giornalino m'hanno nominato <strong><span style="font-family:Verdana;">caporedattore</span></strong>!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Quando mi è stata conferita la carica, per me prestigiosa, davvero non ci credevo, non mi pareva possibile che proprio io, il più sbadato di tutta la redazione, fossi stato scelto per ricoprire questo ruolo...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Adesso, però, ho iniziato a mettere la testa a posto...<br />
Più diligente, attento, istruito, ma pur sempre gran chiacchierone!!!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">In veste di nuovo capo-redazione, sono "bombardato", dalla testa ai piedi, di domande da parte degli apprendisti redattori più giovani, ma voi non dovete preoccuparvi!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Anche se diventerò un ragazzo super-impegnato avrò molto, ma molto tempo da dedicare agli amici lettori e, statene certi, continuerò a deliziarvi( nella speranza di riuscirci) con i miei articoli!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Non immaginate, però, che il mio cammino per arrivare all'insormontabile "vetta della fama" sia stato così facile e semplice come potrebbe sembrare, anche perchè ho combinato qualche "pasticcio"...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Sin dall'inizio dell'anno, per "ingraziarmi" le prof., sono rimasto incollato al computer 24 ore su 24, tanto da arrivare a scuola esausto, sembravo un "cadavere".</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Sono impazzito a tal punto, pensate un pò, da memorizzare buona parte del codice html, una vera e propria faticaccia, che sinceramente non consiglierei a nessuno.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Che cosa posso farci...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Sono afflitto da una strana patologia, il "virus del giornalista"...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">ATTENTI, PREPARATEVI AL CONTAGIO!</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il terrorismo visto da qui]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/24/il-terrorismo-visto-da-qui/</link>
<pubDate>Thu, 24 Jan 2008 09:09:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/24/il-terrorismo-visto-da-qui/</guid>
<description><![CDATA[Ieri sera ho fatto pace (in parte) con la mia idea di televisione: la puntata speciale di Ballarò d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera ho fatto pace (in parte) con la mia idea di televisione: la puntata speciale di Ballarò dedicata a Mario Calabresi ed al suo libro era veramente una voce che grida nel deserto dei grandi fratelli...</p>
<p>Quando si parla di terrorismo io vengo colpita nell'animo, direttamente ed immediatamente. E' un argomento che mi ferisce, mi tocca e mi fa arrabbiare, nonostante il tempo trascorso e l'urgenza di altri temi, ora, che sono più stringenti ed attuali per la nostra vita sociale... ma io continuo a pensare che occorre ricordare e fare tesoro di ciò che accadde.</p>
<p>Il motivo per cui mi tocca così profondamente è il mio primo fidanzato "serio", che si affacciò nella mia vita dai 18 ai 22 anni: era figlio di un magistrato di Torino, famoso per aver contribuito in maniera massiccia ai processi a Prima Linea. Quando lo conobbi io era ormai passata la paura, si era nell'86, ma il padre aveva ancora la scorta e sul campanello del palazzo non compariva il nome, così come non compariva il numero sull'elenco telefonico.</p>
<p>Tutte le mattine il padre accompagnava i figli a scuola con la scorta, ogni volta con un percorso diverso. Ricordo le facce annoiate degli agenti di scorta fermi al portone; salvo quel mezzo sorrisetto di riconoscimento quando diventai una frequentatrice abituale della casa. Il mio fidanzato mi diceva che la noia era una piacevole novità, per loro e per gli agenti, e che fino a qualche anno prima le facce erano molto più nervose, e le procedure per entrare in casa più complicate. Anni dopo, a processo concluso, suo padre scoprì l'"inchiesta" che lo riguardava: un dettagliatissimo rapporto di pagine e pagine su tutte le sue abitudini e su quelle dei famigliari: quando e dove, ma anche perchè. Lo avevano condannato a morte. Sapevano tutto, sapevano i nomi degli agenti, delle maestre dei figli, delle colleghe della moglie, degli amici.</p>
<p>La tua vita squartata e messa a verbale, come su un tavolo d'autopsia. Perchè? In nome di che cosa?</p>
<p>Lui era davvero una forza: quando raccontava di Marco Donat-Cattin e dei suoi compari era impossibile non starlo a sentire, la passione per il suo lavoro, per la lotta agli ideali distorti di una generazione, per la giustizia. Era pieno di fervore e attento al mondo intorno a lui. Era un padre dilagante, debordante, sovrastante... non si poteva prescindere dalla sua visione, dalle sue idee,  con tutto ciò che da questo derivava.</p>
<p>Questo non poteva che avere ripercussioni sulla vita sociale di questi tre ragazzi: sempre sul filo del silenzio, sempre attenti a chi stava loro intorno, scortati, guardinghi, prudenti. Il mio fidanzato era comunque riuscito a ritagliarsi uno spazio: studiava diligentemente, era bravo, suonava la chitarra, faceva volontariato (e io lo conobbi così), mai sopra le righe... tranne che nella scelta degli amici: si era circondato di sbruffoni, gente che si faceva bella con le ragazze raccontando "io conosco il figlio di...", inventando particolari, imbonendo le folle. La necessaria trasgressione ad una vita compressa passava da quegli amici, suo malgrado.</p>
<p>Poi il tempo passò, il padre non fu ucciso, la scorta non c'era più e lui passò ad altri incarichi, più tranquilli.</p>
<p>Io presi altre strade e la storia finì... ma lo stretto contatto con questa famiglia mi ha dato un punto di vista sulla faccenda: trovo ingiusto che gli ideali distorti di un gruppo di ragazzi ricchi abbia così condizionato la vita di queste persone. Ora due figli su tre sono avvocati, ed io non posso fare a meno di pensare che le attitudini e le inclinazioni sarebbero state molto più varie e differenziate se fosse stata loro concessa una normale vita di adolescenti. Penso che il terrorismo sia anche questo: altri decidono al posto tuo, e tu non puoi fare altro che adattarti.</p>
<p>Ho letto la stessa rassegnazione negli occhi di Mario Calabresi, ed è questo che mi ha davvero colpito.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mi chiamo Stilton, Geronimo Stilton]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/2008/01/13/mi-chiamo-stilton-geronimo-stilton/</link>
<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 12:42:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/2008/01/13/mi-chiamo-stilton-geronimo-stilton/</guid>
<description><![CDATA[
Vi sembrerà strano, anzi stranissimo che un adolescente come me abbia partecipato, al Teatro della]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/io-e-stiktin.jpg" title="Mi chiamo Stilton, Geronimo Stilton"><img width="368" src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/io-e-stiktin.jpg" alt="Mi chiamo Stilton, Geronimo Stilton" height="360" style="width:348px;height:287px;" /></a></span></p>
<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Vi sembrerà strano, anzi stranissimo che un adolescente come me abbia partecipato, al Teatro della Posta Vecchia, all'incontro con il famoso Geronimo Stilton, redattore dell'Eco del Roditore di Topazia.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Mi è piaciuto, anche se per poco tempo, ritornare bambino e pensare che un topo sia capace di parlare e di scrivere meravigliosi libri di qualsiasi genere...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Tutti i presenti, adolescenti(pochissimi) e bambini (moltissimi), abbiamo avuto l'onore di salire sul palco, stringere forte forte la mano al famoso roditore e farci fare un bell'autografo sulla pagina del suo nuovo libro intitolato " Terzo viaggio nel Regno della Fantasia ".</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Io, un pò vanitoso, ho chiesto a mio padre di immortalare, con uno scatto, me e Geronimo Stilton insieme in quel magico momento.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">La foto è venuta benissimo: io e Stilton ci siamo messi in posa e voilà ne è uscito fuori un bel ricordo, che rimarrà impresso nella mia mente per sempre; non avrei potuto chiedere di meglio!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Un pò esitante, emozionato, tutto rosso, gli ho pure fatto una domanda:- Ha mai sognato di diventare un noto giornalista, dato che in tutti i suoi libri, lei, interpreta il ruolo di redattore dell'Eco del Roditore?" </span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Lui mi ha spiegato che preferisce svolgere il suo lavoro solo a Topazia, la sua città natale.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">L'incontro al teatro della Posta Vecchia è stata un'esperienza davvero meravigliosa e divertente, che mi ha permesso di conoscere lo "scrittore mascherato" e di uscire poi in Via Atenea con gli amici spensierato, felice ed anche un pò affamato!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Non vedevo l'ora di addentare una succulenta pizza al triplo gorgonzola (la preferita di Stilton) insieme ai miei compagni di classe che, solo a vederla, sembravano disgustati, facevano strane smorfie e commentavano sui miei gusti particolari.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Personalmente me ne sono infischiato e, guardando l'orrendo wurstel che troneggiava sulla loro pizza, mi sono messo a ridere!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Ritornato a casa, ho raccontato ai miei tutte quegli straordinari avvenimenti: la mini intervista al personaggio più famoso dell'Isola dei Topi, la stretta di mano, la foto ...</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Conserverò sempre dentro di me il ricordo indelebile di quei momenti trascorsi con una "persona diversa", la cui identità è, per tutto il mondo, sconosciuta. </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[POESIA QUOTIDIANA]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/11/poesia-quotidiana/</link>
<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 13:57:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/11/poesia-quotidiana/</guid>
<description><![CDATA[Non è per fare la replicante, ma passeggiando tra i blog si trovano sempre spunti&#8230;. dunque, d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non è per fare la replicante, ma passeggiando tra i blog si trovano sempre spunti.... dunque, dalla <a href="http://zauberei.blog.kataweb.it/2008/01/10/psichico-29non-so-se-sono-come-tu-mi-vuoi/">zaub</a> si chiacchiera di cose interessanti, e di come siano in pochi coloro che si esprimono tramite la poesia, persino i poeti stessi, diceva un commento.</p>
<p>Questo mi ha ricordato che io e mio marito, qualche anno fa, siamo stati protagonisti di una breve esperienza divertente: gli HAIKU. Con un gruppetto di amici, per qualche mese, tutte le mattine abbiamo iniziato la giornata mandandoci mail contenenti haiku. L'idea fu di mio marito, che lesse del grande seguito che queste poesie hanno in Giappone e del fatto che gento come Borges o Kerouac vi si fossero cimentati.</p>
<p>Gli haiku, spiego e spero di non sbagliare, sono brevi poesie di origine giapponese, che rigorosamente devono avere tre versi di cinque, sette e cinque sillabe e devono parlare della natura, con un riferimento finale alla stagione.</p>
<p>Il risultato è una goccia di poesia concentrata, molto essenziale e suggestiva, che ricorda esattamente certe stampe giapponesi bellissime.</p>
<p>Gli haiku de noantri furono molto più elastici, per quanto riguarda la metrica e il tema, ma alcuni di questi diventarono veramente suggestivi. Esempi:</p>
<p>(I veri haiku non hanno titolo, i nostri sì)</p>
<p>UMILTA'</p>
<p>Vivere</p>
<p>come rugiada</p>
<p>sopra un petalo</p>
<p>LAVORO</p>
<p>libero</p>
<p>come l'aratro</p>
<p>nel suo solco</p>
<p>PIOGGIA</p>
<p>Gocce</p>
<p>sulla mia testa</p>
<p>scavano solchi di vita</p>
<p>OCCASIONE MANCATA</p>
<p>Un raggio di luce</p>
<p>illumina la via</p>
<p>io ho gli occhi chiusi</p>
<p>APRILE</p>
<p>Inebriato</p>
<p>dai profili</p>
<p>del sole radente</p>
<p>Era bellissimo, tutte le mattine, aprire la posta e leggere quattro, cinque messaggi così... la giornata era salva il più delle volte....</p>
<p>Poi, come tutte le cose, si è esaurita la vena, e nessuno di noi ha più tentato di ripartire. Peccato.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[28 dicembre 2003]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/10/28-dicembre-2003/</link>
<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 08:28:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/10/28-dicembre-2003/</guid>
<description><![CDATA[( Ho meditato a lungo sull&#8217;opportunità di raccontare quello che segue, per varie e comprensib]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>( Ho meditato a lungo sull'opportunità di raccontare quello che segue, per varie e comprensibili ragioni... alla fine ho deciso)</p>
<p>- Ciao.</p>
<p>- Ciao, 	dove sei? Sono le otto passate…</p>
<p>- Paoletta, 	devo dirti una cosa, ma è meglio che ti sieda</p>
<p>- ..</p>
<p>- sono 	in ospedale.</p>
<p>- Per 	tuo fratello, come sta?</p>
<p>- Lo operano domani, d’urgenza, sembra che il tumore sia piccolo e circoscritto, dicono che non sarà un problema…. Ma non sono qui per questo</p>
<p>- Senti, 	dimmi che succede e facciamola finita</p>
<p>- Sai quel fastidio che sentivo… visto quello che è successo mi sono fatto visitare, ho anch’io lo stesso problema di mio 	fratello: tumore al testicolo. Mi trattengono qui.</p>
<p>A quel punto il ronzio nella mia testa diventò talmente forte che non riuscii più a capire cosa mi diceva mio marito. Misi giù la cornetta, mi restò sufficiente lucidità per organizzare il soggiorno di mia figlia presso la nonna, raccattare qualche indumento per lui, un paio di ciabatte, uno spazzolino, ficcare tutto in una borsa e partire alla volta dell’ospedale.</p>
<p><!--more-->L’ecografia aveva rivelato una formazione neoplastica al testicolo sinistro. Impossibile sapere la natura del  tumore prima di operare. Questi i dati medici, che allora capii sino a un certo punto. Quello che capivo era che mio marito e suo fratello avevano lo stesso tipo di tumore, scoperto in contemporanea e che sarebbero stati operati a distanza di pochi giorni.</p>
<p>Nella testa rimbombava una sola parola: tumore. Quanto può terrorizzare un semplice insieme di sillabe? Quanti mondi si possono aprire al solo pronunciare la parola magica: tumore. Apriti sesamo.</p>
<p>Corsia di ospedale, medici in verde, sguardi sorpresi delle infermiere. Caso clinico.</p>
<p>Il primario dell’ospedale sembrava felice di avere per le mani un caso così singolare: due fratelli, entrambi oltre i 35 anni, entrambi affetti da una patologia che non presenta familiarità… (e dallo stesso lato!); praticamente un colpo di fortuna.</p>
<p>Per chi?</p>
<p>Da quel momento iniziò un periodo sospeso nel tempo e nello spazio, di cui ricordo esattamente ogni particolare, compresi i vestiti che indossavo in ogni momento. Tra visite e colloqui arrivò il 29 dicembre, poi il 30. Mio cognato subì l’intervento e trasferito in un altro reparto. Il nostro reparto era praticamente chiuso per ferie: mancavano anestesisti, infermiere, la caposala era in ferie. Il primario ci dimise, era inutile stare lì: l’operazione era fissata per il 2 gennaio (anestesista furioso per aver interrotto la settimana bianca…)</p>
<p>Tornammo a casa, e fu il capodanno più strano di tutti: io ero stranamente posseduta dal genio della praticità: niente smancerie, niente fronzoli, solo cose concrete.</p>
<p>Lui non dormiva, ed era incazzato nero. Non si spiegava le ragioni di un’odissea del genere, e soprattutto non riusciva ad accettarlo. Mia figlia, a tre anni, non sapeva spiegarsi il clima pesante che si respirava in casa. Cercavamo di farla divertire, mia sorella la portava al cinema, alle giostre, dovunque… e lei voleva stare con papà, chiedeva continuamente di lui.<br />
La sera di Capodanno rientrammo in ospedale, con addosso una sensazione di cose definitive: lui sempre arrabbiato, io sempre miss praticità. La sera del 31 l’avevamo passata a casa di amici al corrente della cosa, ma resistemmo poco: a mezzanotte e cinque minuti scappammo a casa, non c’era gran che da festeggiare.</p>
<p>Ora, invece, sentivamo di essere ad un vero capodanno: da allora lo spartiacque del nostro passato sarebbe stato questo intervento.</p>
<p>I miei suoceri furono ansiosamente presenti la mattina dell’intervento. Passai più tempo a confortare loro che a ragionare effettivamente su quello che stava accadendo. Meglio così. Mia suocera si esibì in tutte le tipiche ansie da mamma, compresa l’idea di segnare con un pennarello il lato giusto, “per evitare errori”. Mio marito attraversò a piedi il corridoio dalla stanza alla sala operatoria. Con uno sguardo un po’ allucinato mi disse “Dead man walking…”</p>
<p>Andò bene, era solo una piccola operazione, in fondo, solo un’estirpazione da poco. Ora cominciava l’attesa della biopsia, il verdetto finale. Quando? “Quindici giorni in normali condizioni, con le vacanze, non si sa” Aspettiamo. A casa, però. Iniziò un periodo di cene e pranzi tra amici. A distanza di quattro anni ricordo solo la costante presenza di qualcuno in casa, tutti intenti a parlare d’altro. La regola non scritta, in questi casi, è “sviare il pensiero e le conversazioni”. Bisogna tenere allegro il malato, parlare d’altro con forzati allegri sorrisi, fare il maggior rumore possibile, stancare e strapazzare il convalescente, ma sempre senza mai nominare “quello”. A me dette fastidio, e molto, che tutti si sforzassero di non parlare dell’unica cosa che importasse, di quell’unica che impediva a mio marito di dormire la notte.</p>
<p>Alla fine l’esito arrivò: la faccio breve, il tumore era un seminoma, non uno dei peggiori, estirpato quasi in tempo. Il “quasi” significava che qualcosa era ancora attivo e che andava combattuto: radioterapia<br />
Di nuovo ospedali, di nuovo sguardi stupiti, tempi eterni di corsie e pietà.<br />
Restava il dubbio: sarà tutto normale, ancora? Potremo avere altri figli?<br />
La risposta era sì, e ci provammo subito, prima della radioterapia, forse in cerca di rassicurazioni. Andò bene, ed io cominciai a coltivare una vita nuova, frutto di uno spavento... ma non era finita. Gli esami del feto riportavano problemi, forse sindrome di Down, sicuramente un piccolo sfortunato...<br />
- Signora, dovremmo pensare all'aborto terapeutico.</p>
<p>(No, usate altri termini, non ha nulla di terapeutico tutto ciò). Ci pensai, ma davvero non sapevo dove sbattere la testa. Come fai a decidere una cosa simile, soprattutto pensando che potresti anche non avere un'altra possibilità? Ancora oggi non so cosa avrei deciso....</p>
<p>Decise la natura. Aborto spontaneo.</p>
<p>Un altro ricovero, stavolta il mio, tre mesi dopo quel capodanno da vertigine degli abissi. Un giorno di ospedale, accudita, coccolata, compresa, poi tutti a casa senza pensieri, a rimettere insieme i pezzi e contarci le ferite...</p>
<p>Sono passati quattro anni, e non ci è permesso dimenticare, grazie ai controlli periodici di mio marito, e grazie ad Alice, la nostra bellissima bimba di due anni e tre mesi, nata dopo lo spartiacque.</p>
<p>Il tempo passa, aggiusta, ricopre, sistema... In questi giorni, però, mi torna tutto alla mente. Dovevo raccontare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Di ritorno da Peyton Place]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/09/di-ritorno-da-peyton-place/</link>
<pubDate>Wed, 09 Jan 2008 08:06:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2008/01/09/di-ritorno-da-peyton-place/</guid>
<description><![CDATA[Arieccomi… dopo due intere settimane di vacanza dal lavoro, e quindi dalla tecnologia… non facev]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;"><font face="Times New Roman, serif"><font size="3">Arieccomi… dopo due intere settimane di vacanza dal lavoro, e quindi dalla tecnologia… non facevo una pausa così lunga dai tempi delle superiori, e questa volta senza dover studiare!</font></font></p>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Times New Roman, serif"><font size="3">Semplicemente, ero distrutta dalle preoccupazioni, dalla fatica, dalla poca fantasia delle banche creditrici… due settimane a fare la mamma e la moglie, che sollievo!</font></font></p>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Times New Roman, serif"><font size="3">Peccato che l’immagine di mogliettina devota che circola nel mondo sia assolutamente inapplicabile dalla sottoscritta: una noia mortale, seppure con l’ausilio della biblioteca. </font></font></p>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Times New Roman, serif"><font size="3">Ho portato mia figlia maggiore al cinema, a vedere innominabili streghine à-la-page e saccenti apine giallo-nere, a pattinare sul ghiaccio con dolorose conseguenze, a sciare nelle vicinanze con impreviste complicazioni e pianti a dirotto, ho girato noiosissimi centri commerciali e assistito con tutta la famiglia a terrificanti spettacolini di maghetti col fischietto….alla sera cene con gli amici, di ogni tipo e grado, da quelli che non si vedevano da anni a quelli quotidiani, poi visite a remoti parenti, noiosi pranzi imbalsamati, piatti da lavare, servizi buoni da riporre….alla fine non avevo altra scelta: meglio tornare a lavorare.</font></font></p>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Times New Roman, serif"><font size="3">Ieri, finalmente, i problemi di tutti i giorni, le telefonate, i clienti, gli ordini, le semine: che pace!</font></font></p>
<p style="margin-bottom:0;"><font face="Times New Roman, serif"><font size="3">Temo che non sarei mai in grado di fare la casalinga a tempo pieno, nemmeno se per qualche miracolo la cosa fosse danaramente possibile...</font></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mare...]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/2008/01/04/mare/</link>
<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 12:11:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/2008/01/04/mare/</guid>
<description><![CDATA[Mi trovavo ad un compleanno di un&#8217;amica, festeggiato in uno dei tanti chioschi di San Leone qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/mar.jpg" title="Mare…"><img width="480" src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/mar.jpg" alt="Mare…" height="264" style="width:374px;height:268px;" /></a>Mi trovavo ad un compleanno di un'amica, festeggiato in uno dei tanti chioschi di San Leone quando, improvvisamente, mi venne l'istinto di guardare dal vetro, freddo e appannato, il mare con le sue onde spumeggianti e i<span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;"><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/mare%20agitato1.jpg" title="Mare…"></a></span>l suo scenario di grandiosità.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Rapito, non potevo distogliere lo sguardo da quello spettacolo, da quella bellezza semplicemente definita con la parola "mare", sì quello dove i bagnanti vanno a fare una bella nuotata o prendono la tintarella.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">La sua solennità, la sua imponenza, il senso di libertà che si prova guardandolo mi avevano abbagliato: le onde sbattevano spumose sugli scogli, talvolta raggiungendo la sabbia soffice, quasi volessero inondarla.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Nessuno può prevedere con esattezza quello che il mare può fare in un batter d'occhio: improvvisamente potrebbe innalzarsi un muro d'acqua ornato di alghe e pietruzze.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Un mare colmo di pesci e di creature sconosciute: un'estate, quando ero più piccolo, affondai il viso nell'acqua salata e vidi un immenso gruppo di pesciolini che camminavano stretti stretti per raggiungere la loro tana segreta tra gli scogli; provai a bere un goccetto di acqua salina e feci una faccia davvero "schifiata".</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Mentre i miei amici giocavano, mi misi ad osservare le conchiglie che sulla sabbia formavano incredibili quadri e ad ammirare il colore del mare che cambiava di continuo: blu, grigio, verde; quanti colore racchiude il mare!<br />
E che buon profumo emette!</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Respirando a pieni polmoni si prova una sensazione di leggerezza davvero indescrivibile, meravigliosa.</span><span style="font-size:8.5pt;color:white;font-family:Verdana;">Non mi stancherò mai di guardare il mare e di "perdermi" nella sua immensità...</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[fuori l'autore!]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/17/fuori-lautore/</link>
<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 14:07:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/17/fuori-lautore/</guid>
<description><![CDATA[
Andò così: frequentavo allora un gruppetto di personaggi alquanto modaioli e fighettini, uno dei ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://iopaoletta.wordpress.com/files/2007/12/foto_biografia.jpg" alt="foto_biografia.jpg" height="193" width="528" /></p>
<p>Andò così: frequentavo allora un gruppetto di personaggi alquanto modaioli e fighettini, uno dei quali rappresentante di una famosa linea di abbigliamento per tutto il nord Italia. Non era propriamente il mio ambiente, ma il rappresentante (chiamiamolo Henry Lord), mi affascinava: pareva la versione attualizzata di un dandy londinese, solo più alto. Ci accomunava la passione per due musicisti: David Bowie e Capossela, di cui passavamo intere serate a cantare canzoni e citarci reciprocamente i testi... ah, i vent'anni! (venticinque..., no ventistette.... vabbè.)</p>
<p>Henry (lui c'è ancora), è il classico fashion-victim: sempre tiratissimo e alquanto ben vestito, che non può perdersi nulla di ciò che esce nuovo nuovo, o gli sembra di aver vissuto invano; anzi, la sua massima aspirazione è quella di lanciare una moda, magari quella del calzino a righe verdi e viola con giubbotto a quadretti blu... e se per caso vede che qualcuno ci ha pensato prima, si rinchiude in un solitario lutto per giorni... E' vero, lo fa di mestiere ed è pure bravo, ma ormai tale mestiere gli ha permeato ogni neurone ed ogni fibra del cuore, e ci pensa giorno e notte, senza contare che intorno gli nuotano una serie di pesci-pilota altrettanto votati all'estetica ma mooolto meno simpatici, che non gli permettono di uscire dal ruolo nemmeno per un attimo.</p>
<p>In codesta zuppa fashion, ad un certo punto di qualche anno fa (dieci, ormai...), saltò fuori una festa di quelle super-in per un lancio di una linea nuova di giubbotti, ad imitazione del bel mondo milanese-danaroso. Qui a Torino non se ne vedevano tante di feste così, ed un certo entourage non ci mise molto a scatenare la guerra, senza esclusione di colpi, per ottenere l'invito.</p>
<p>Henry era uno degli organizzatori della festa, ed era lui il dententore degli inviti, e lui l'organizzatore "artistico" della festa: in pratica l'uomo del momento. Invitò Capossela (che allora aveva appena pubblicato Il ballo di San Vito) alla festa e lui accettò, ma la cosa doveva restare segretissima (infatti, lo sapeva tutta la città).</p>
<p>La sera della festa arrivò, in un gran sberluccichio di mises, e passò anche.... a mezzanotte l'ospite d'onore non si era ancora visto. Henry era fuori di sè dalla tensione, non sapeva più cosa fare (allora i telefonini erano ancora poco usati, e noi non avevamo quello di Capossela, ovviamente)... poi lo vedemmo arrivare. Si sedette al piano, cantò "Ultimo amore" e sbagliò tutte le parole. Si fermò, ridendo tra sè, e disse "scusate, non sono molto in vena". Attaccò con un'altra (Fatalità, credo...) e si piantò anche lì... la festa riprese il rumore, la gente cominciò a parlare, ridere, bere...</p>
<p>Lui si alzò, cercò da bere e cominciò a tampinare una ragazza, poi un'altra.... era un vero assatanato, piuttosto alticcio, ma affascinante, come solo  i dannati sanno esserlo. Dopo un po' Henry lo fece sedere e cominciarono a chiacchierare: era il mio momento!</p>
<p>"Ti presento la mia amica paoletta"</p>
<p>"Piacere, Geppo"</p>
<p>........ (mutismo totale da parte della paoletta, che stava pregando santa Sfrontatezza, probabilmente impegnata altrove)</p>
<p>Trascorrono eoni di silenzioso imbarazzo, poi finalmente il cervello ricomincia a connettere e riesco a mettere insieme una frase di tipo carino-ironico-battutara, che poteva essere: "belle, le parole di Ultimo amore, me le ricordavo diverse". lui ride, io rido, alza la coppa e dice "meglio bere!".</p>
<p>Rotto il ghiaccio, abbiamo passato una serata divertente a chiacchierare di locali, notti, nebbia, musica (gli piace Tom Waits, e anche a me!), affrancati da secondi fini, essendo presente anche Henry che si fingeva mio fidanzato...</p>
<p>Morale, il Vinicio è un tipo interessante, completamente da ricovero come tutti i musicisti un po' "maudit". Il fatto è che lui è davvero così, non è una finta, è capace di partire per la tangente con una delle sue dissertazioni sul significato della parola "notte" mentre si sta parlando di tutt'altro, e comunque ottiene il silenzio intorno a sè. Certamente beve come una spugna, anche se, per sua stessa ammissione, ai concerti non sgarra per ovvie ragioni di precisione musicale. E glielo si perdona tranquillamente, perchè in fin dei conti è un bambino, innocente e malizioso come un dodicenne al primo bacio "vero"; è vulnerabile, ma corazzato dalle sue passioni e dalla sua certificata sregolatezza, che lo rendono inavvicinabile dal comune sentire. E' l'icona del poeta fin-de-siècle, ma che non scorda di vivere in contrada Chiavicone...</p>
<p>Non l'ho più rivisto, quando viene a Torino non mi perdo un concerto, ma non vado a salutarlo, perchè so che non si ricorda di me. Come potrebbe? A me, però, piace pensare a lui come un amico, perchè quando ascolto le sue canzoni è come se parlasse direttamente a me.</p>
<p>E io ascolto i suoi racconti di notti infinite, di telefoni che squillano a vuoto, di storie che passano sotto la finestra e finiscono altrove, di glorie di provincia, assoluti padroni della noia e dei banconi dei bar, di fughe improvvise e amici che non tornano, di feste di paese e ostinate illusioni, di gioia forzata e tristezza salvatrice...</p>
<p>p.s.: la foto è tratta dal <font color="#ff0000"><a href="http://www.viniciocapossela.it">sito ufficiale</a></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Contatti]]></title>
<link>http://luigi237.wordpress.com/contatti/</link>
<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 14:16:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>luigi237</dc:creator>
<guid>http://luigi237.wordpress.com/contatti/</guid>
<description><![CDATA[ 
Il podcast della S.M.S Luigi Pirandello di Agrigento sul web: http://www.smspirandag.it/wp_redaz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-25" href="http://luigi237.wordpress.com/contatti/i-siti-della-sms-luigi-pirandello/" title="I siti della S.M.S Luigi Pirandello"></a><a href="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/email_example1.jpg" title="Contatti"><img width="314" src="http://luigi237.wordpress.com/files/2008/01/email_example1.jpg" alt="Contatti" height="374" style="width:362px;height:243px;" /></a> </p>
<p>Il podcast della S.M.S Luigi Pirandello di Agrigento sul web: <a href="http://www.smspirandag.it/wp_redazione/"><font color="#5c6c7d">http://www.smspirandag.it/wp_redazione/</font></a></p>
<p>Il sito delle mini lezioni online autogestite da noi studenti della S.M.S. Luigi Pirandello d'Agrigento:  <a href="http://www.smspirandag.it/wp_classe/">http://www.smspirandag.it/wp_classe/</a></p>
<p>Il sito della Scuola Media Statale Luigi Pirandello di Agrigento sul web:  <a href="http://www.smspirandag.it/">http://www.smspirandag.it</a></p>
<p>Il giornale online su " La Fragola ", in collaborazione con " La Repubblica e l'Espresso",  della Scuola Media Statale Luigi Pirandello di Agrigento: <a href="http://www.sicilia.lafragola.kataweb.it/agrigento/medie/lpirandello-agrigento/">http://www.sicilia.lafragola.kataweb.it/agrigento/medie/lpirandello-agrigento/</a></p>
<p>Il giornale online su " Alboscuole Nazionale ", gestito dal Ministro della Pubblica Istruzione, della S.M.S Luigi Pirandello d'Agrigento: <a href="http://www.alboscuole.it/impaginato.aspx?CI=000jsagmm0040080PMvLV784a2249248320a51802061F">http://www.alboscuole.it/impaginato.aspx?CI=000jsagmm0040080PMvLV784a2249248320a51802061F</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[musica, maestro!]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/10/musica-maestro/</link>
<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 09:09:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/10/musica-maestro/</guid>
<description><![CDATA[Dicevo, canto in un coro gospel.
Tre anni fa, quando dovetti lasciare la danza per raggiunti (e supe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dicevo, canto in un coro gospel.</strong></p>
<p><strong>Tre anni fa, quando dovetti lasciare la danza per raggiunti (e superati) limiti di età e non potendo proprio starmene a casa buona buona, mi dissi: è il momento di sfruttare altri talenti.</strong></p>
<p><strong>La scelta non fu difficile: musica. Considerando, però, che non sapevo leggere gli spartiti, nè suonare alcuno strumento, nè avrei saputo scegliere un genere specifico (non è sano fare i rockettari a trentacinque anni, nè pensare di suonare il flauto traverso nella filarmonica di zona...), non restava altro che il canto. Corista in un gruppo? Solista al karaoke? Non era cosa... A me piacciono i musical, ma è un genere che da queste parti non funziona gran che... così mi affidai a san Google, e finii su   un bel portale che riunisce tutti i cori del piemonte.</strong></p>
<p><strong>E' bastato farsi un giro lì per trovare quello giusto: un coro gospel, di quelli non troppo fanatici, nè troppo invasati dal punto di vista religioso. Semplicemente, un coro a cui piace la musica "black" e che canta con un ingombrante ma spiritoso mantello rosso.</strong></p>
<p><strong>Ho scritto una mail, e sono stata invitata al loro concerto, dopodichè la direttrice (una tipa tosta!), con una semplice chitarra  mi ha fatto cantare una bella scala, di quelle che usano i cantanti per scaldare la voce, salendo di un tono ogni volta: do, do diesis, re, mi bemolle, fa, fa diesis, ecc... e io salivo, senza nemmeno rendermi conto... risultato: "sei un soprano, le prove cominciano la prossima settimana"</strong></p>
<p><strong>Evvai! In tre anni abbiamo fatto un sacco di cose, concerti, viaggi (abbiamo cantato a Praga ai mercatini di Natale, così, in strada.. ed abbiamo pure racimolato qualche soldino!), corsi, iniziative... come quella volta che abbiamo cantato, il due di novembre, per una associazione che incentiva la cremazione (altro che macabro!), oppure quando ci hanno chiamato a cantare per le olimpiadi invernali, durante le famose notti bianche (e gelide!), oppure quando sono venuti i Neri per Caso a fare uno stage di canto, con concerto finale.</strong></p>
<p><strong>Cantiamo senza strumenti, solo voci e percussioni, uomini e donne, e non soltanto gospel, anche brani contemporanei, jazz, pop. Ci divertiamo un sacco, forse perchè non ci prendiamo troppo sul serio, e cerchiamo di divertire chi viene ad ascoltarci...</strong></p>
<p><strong>una prova? eccola:</strong></p>
<p><strong><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/YE9stF6l_Mc'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/YE9stF6l_Mc&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[aspirazioni]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/06/aspirazioni/</link>
<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 09:01:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/06/aspirazioni/</guid>
<description><![CDATA[Mia figlia (sette anni) va dicendo a tutti che da grande vuole fare la cuoca. Seguendo l&#8217;ispir]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mia figlia (sette anni) va dicendo a tutti che da grande vuole fare la cuoca. Seguendo l'ispirazione del suo caratterino affatto insistente, assorda chiunque le capiti a tiro con i progetti futuri, includendo l'idea di diventare, un giorno, una grande chef. Io e il marito osserviamo muti, e ci compiacciamo di tanta determinazione, sapendo che non cambierà idea nei prossimi anni.... anche se, quando toccò a noi fare questa scelta, i traguardi erano alti ed accademici, lo scopo ultimo di un genitore era vedere il figlio laureato, come minimo (ed io e le mie sorelle in questo caso siamo state una grande delusione per mio padre).</strong></p>
<p><strong>La mia signora suocera ha tre figli maschi e, pur continuando a chiedermi come avrà fatto a sopravvivere indenne, rilevo in lei  una certa propensione all'allevamento in serie tipo caserma: tutto preordinato, misurato, programmato: orari, pasti,  abbigliamento, vacanze, studi. Dalla tenera età di tre anni, mio marito (ultimo dei tre) seppe il suo destino: medico. Infatti, l'aspirazione materna era triplice e così ripartita: un figlio medico, uno avvocato, uno sacerdote....</strong></p>
<p><strong>Fortunatamente per i tre fratelli, la cosa non è andata in porto e, non senza accese discussioni, hanno scelto autonomamente, nonostante il pesante fardello di una scuola di preti proditoriamente imposta a tutti e tre, che dopo decenni ancora viene ricordata come luogo terribile ed inadatto alla crescita di teneri virgulti. Non so null'altro di quel periodo, perchè nessuno dei tre accetta di parlarne. Il più grande fu persino vittima di eclatanti tic (periodici ed assordanti urletti, scatti improvvisi di un braccio e simili), allora attribuiti allo stress dello studio, ma che ai tempi attuali suggerirebbero ben altri panorami...</strong></p>
<p><strong>I genitori, forse impreparati, assunsero un atteggiamento di totale e cieca fiducia nella scuola, minimizzando i problemi dei figli ed insistendo perchè frequentassero, per "forgiare il carattere". E' solo una fortuna che tutti e tre siano riusciti a superare l'esperienza e costruire un'esistenza sui binari della serenità, ma questo solleva il coperchio di mille dubbi, a proposito della fiducia che riponiamo in coloro che educano.</strong></p>
<p><strong>Aspirazioni? Benvengano, purchè il loro perseguimento sia un percorso scelto da chi dovrà intraprenderlo, e non da altri... Spero con tutte le forze di non cadere nell'errore di imporre la mia volontà alle mie figlie.</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[io lavoro qui...]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/05/io-lavoro-qui/</link>
<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 10:06:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/05/io-lavoro-qui/</guid>
<description><![CDATA[
Questo è il vivaio in cui lavoro. Io e la mia famiglia coltiviamo piantine da orto e fiori, che ve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://iopaoletta.wordpress.com/files/2007/12/img_8575.jpg" title="img_8575.jpg"><img src="http://iopaoletta.wordpress.com/files/2007/12/img_8575.jpg" alt="img_8575.jpg" height="363" width="477" /></a></p>
<p><strong><font color="#000000">Questo è il vivaio in cui lavoro. Io e la mia famiglia coltiviamo piantine da orto e fiori, che vendiamo direttamente a chi possiede un orticello o di mestiere fa l'agricoltore.</font></strong></p>
<p><strong><font color="#000000">E' un lavoro faticoso, fisico, stagionale e spesso imprevedibile, che regala un sacco di soddisfazioni ma che fa anche svegliare la notte in preda alle preoccupazioni.</font></strong></p>
<p><strong><font color="#000000">Anni fa, dopo la scuola superiore (lingue) e dopo due anni di psicologia (falliti, ahimè!), ho inziato a lavorare. Facevo la segretaria per un ufficio commerciale e traducevo per il mio capo che sapeva solo l'italiano. Durò dieci anni, poi mi resi conto che l'azienda dei miei genitori era meno sicura ma più divertente, ed ho compiuto il passo: da dipendente ad imprenditrice, insieme alle mie due sorelle....</font></strong></p>
<p><strong><font color="#000000">Ora sono passati altri sette anni, e sono ancora qui a chiedermi se ho fatto la scelta giusta...</font></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ricordi di fanciulla]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/04/ricordi-di-fanciulla/</link>
<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 14:07:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/12/04/ricordi-di-fanciulla/</guid>
<description><![CDATA[Scrivo per ricordare e per raccontare un mondo che non c&#8217;è più&#8230;. la mia scuola element]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><font color="#000000"><span><span style="font-size:12pt;">Scrivo per ricordare e per raccontare un mondo che non c'è più.... la mia scuola elementare.<br />
Era un edificio piccolo, con due stanzoni grandi, uno al piano terra, l'altro al primo piano, bagno, scale. Fine. Niente atrio, niente uffici, aule didattiche, laboratori, mense... era semplicemente la scuola elementare di una piccola borgata.<br />
Ci andavamo a piedi, le macchine erano poche e andavano piano, si stava solo la mattina e alle 12.30 tutti a casa!<br />
La mia era una pluriclasse: eravamo talmente pochi che la maestra era una sola, dalla prima alla quinta, per quattordici alunni, ma eravamo organizzati alla perfezione: la prima copiava l'alfabetario, la seconda faceva il problema di matematica, alla terza la maestra spiegava storia, la quarta faceva il tema, la quinta educazione artistica. Poi si ruotava.<br />
Succedeva così che io, in prima, sapessi già chi era Cleopatra e non avessi alcun problema con le sottrazioni. La maestra era una tipa più che in gamba, sapeva ottenere il silenzio e gestire le diverse attività (oggi diremmo che era multitask!)<br />
Ricordo l'armadio che c'era in un angolo: era pieno di libri di lettura, che io avidamente cercavo in ogni momento e leggevo di nascosto sotto il banco. Ricordo ancora l'emozione di certi libri che mi sono rimasti nel cuore proprio perchè letti sotto il naso della maestra: le favole di Esopo, la storia di Parsifal, Alice nel paese delle meraviglie, Pollyanna...<br />
In terza, dopo l'esame di seconda (fummo gli ultimi a farlo), si passò al piano di sopra. Gli alunni erano aumentati, e ci dividemmo in due: prima e seconda al piano terreno, terza quarta e quinta al piano di sopra, con i banchi nuovi! Anche la maestra era nuova, arrivata dalla Calabria apposta per quella piccola scuola, totalmente disorientata e persa, al punto tale da non capire che quel piccolo paese non era ancora pronto per entrare negli anni settanta da un giorno all'altro. Lei introdusse il tempo pomeridiano, le attività complementari, i sussidiari (!), e i genitori insorsero perchè la maestra nuova non insegnava bene l'italiano, voleva cambiare cose che erano così da anni, e via discutendo...<br />
Ovviamente, queste cose le capii anni dopo. Lì, in quei momenti, non afferravo il problema. La maestra non mi piaceva perchè mi beccava sempre i libri e me li toglieva, ma per il resto mi sembrava simpatica, e devo dire che non avevo grandi problemi di rendimento... un giorno in classe arrivò la bidella, sconvolta e in lacrime, ad annunciare che avevano rapito Moro e che erano morte delle persone.<br />
Moro, BR, rapimento. Tre parole che nessuno di noi sapeva collocare. La maestra ci spiegò, ci disse che Moro era una persona importante e che era stato preso, nascosto e che nessuno poteva sapere dov'era, neppure la sua famiglia, neppure il Papa, ci disse che erano morti dei poliziotti che lo scortavano, e che le persone che avevano fatto tutto questo erano dei delinquenti di cui non valeva la pena parlare... disse così, poi iniziò la lettura di un libro che durò per qualche settimana: "Lettera a una professoressa", di don Lorenzo Milani.<br />
Quel libro mi cambiò la vita. Forse perchè la scuola di Barbiana somigliava alla nostra, per certi versi, e qualcuno dei miei compagni aveva la cascina, le mucche, si alzava all'alba e veniva a scuola con gli zoccoli; sarà che il tono di quel libro era di dialogo aperto, racconto e riflessione, sarà che, finalmente, ci davano la possibilità di usare i nostri cervellini freschi freschi per pensare al mondo al di fuori di noi, comunque il risultato fu che scatenammo un putiferio: i nostri genitori si accorsero di quello che leggevamo in classe, qualcuno non ne fu per niente contento, noi difendemmo la maestra.<br />
Pur essendo in quarta elementare, ci rendevamo conto che c'era in gioco qualcosa di più di un libro, ma, appunto, eravamo solo in quarta elementare, i genitori vinsero e la maestra si ridimensionò, finì l'anno poi chiese il trasferimento. Non ne sapemmo più nulla, ovviamente.<br />
Alle medie andai in città, cinque chilometri più in là, ed entrai nel mondo della scuola consueta. La mia scuoletta chiuse dopo due anni, ne costruirono una più grossa in un'altra borgata, e l'avventura finì, ma sono ancora convinta di aver vissuto una storia fuori dal comune e di avere imparato da quella maestra molto di più delle regole di grammatica.</span></span></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[.. e la roccia nel fegato]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/11/28/e-la-roccia-nel-fegato/</link>
<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 14:42:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/11/28/e-la-roccia-nel-fegato/</guid>
<description><![CDATA[Tutto cominciò con quello che nessuna ragazza intorno ai vent’anni rifiuterebbe: un bel fisico. F]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><font color="#000000"><span><span style="font-size:12pt;">Tutto cominciò con quello che nessuna ragazza intorno ai vent’anni rifiuterebbe: un bel fisico. Finalmente, dopo anni di mingherlini con gli occhiali (non erano ancora tempi della De Filippi, allora), la visione di una schiena ampia e ben definita era una gioia per gli occhi! Come se non bastasse, “lui” era in incognito: in vacanza al mare, e senza scarpette! Con tali presupposti, chiunque sarebbe caduto nella trappola: “questo è un ragazzo normale: mare, fisico sano, pochi grilli per la testa…” E poi c’erano gli amici: due tennisti, un calciatore, due universitari asportivi, un arbitro di calcio… insomma, un vero insospettabile! Ed invece, lui era veramente ciò che mi si diceva: un appartenente alla temibile specie degli scalatori! Correva l’anno 1991, ed io vivevo nella beata ignoranza di tale specie, addirittura l’assimilavo agli alpinisti, ma quando conobbi “lui”, mi bastarono una decina di giorni di reciproca frequentazione per comprendere davanti a quale abisso mi ero trovata: il mondo della roccia.</span></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><font color="#000000"><span style="font-size:12pt;">Per una ragazza innamorata quale ero io, l’argomento risultò di estremo interesse: in capo a poco tempo sapevo tutto della (breve) storia dell’arrampicata, sapevo chi erano Manolo e Patrick Edlinger (e non li confondevo), sapevo cos’era un ottoà e trasudavo ammirazione per il mio eroe, che raccontava di luoghi incantanti e canyons sconfinati. Bello. Ed inusuale. Talmente inusuale che mi ritrovai ad acquistare un imbrago, un paio di Ninja e ad imbrattare di magnesite la borsa per la danza, con la quale mi presentavo tutta pimpante davanti al Vela. Mi piaceva, mi divertivo e sembrava anche che me la cavassi niente male (per una principiante, aggiungeva sempre lui). Da lì alle falesie della Val di Susa, Valle d’Aosta, Finale, ecc…. il passo fu breve, come dicono i feuilletons. Bello. Ci vedevamo praticamente solo il sabato e la domenica (lui studiava, io avevo il lavoro, la danza ed altri duemila impegni), e la maggior parte delle volte si partiva per qualche falesia. </span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><font color="#000000"><span style="font-size:12pt;">Divenni parte anch’io di quella che definisco la “fauna scalatoria”, genere femminile: fuseaux, maglietta con sotto costume da bagno per i tiri al sole, Kendo (scarpette dolorosissime, ma vorrai mica andare in giro con le Ninja…), discensore per assicurare “lui”. In fondo, lo scopo e l’aspirazione di ogni arrampicatore che si rispetti è sempre lo stesso: avere un compare fisso che non ti molli proprio il giorno in cui vuoi provare quel tiro che corteggi da mesi, e cos’è una fidanzata se non il più fedele tra i compari? In falesia, soprattutto dalle parti della Liguria, capita spesso di incontrare la classica coppia teutonica: biondi, magri e sandaluti, ma soprattutto in perfetta e totale sintonia, tanto da non sentire praticamente una parola (peraltro incomprensibile) provenire dalla coppia in questione. Lei perfetta assicuratrice, dedita all’assecondamento dell’aereo compare e null’altro, con il naso puntato in alto ed il corpo proteso nell’interesse della prestazione…. Il solo suono è il grugnito con cui il vichingo annuncia l’arrivo in catena, e prontamente la figliola cala in perfetto silenzio. Impressionante. A me, neofita entusiasta, non restò che cercare di adattarmi il più possibile alla vichinga moda, se non nell’aspetto, almeno nei modi e nella silenziosità, considerando l’evidente ammirazione che il nostro nutriva per tale contegno. Interessata, attenta, poco loquace e soprattutto mai “banfona”: l’understatement è la regola dei forti, almeno così fui catechizzata. A guardarsi intorno si impara sempre, dice mio padre; ed infatti io imparai, soprattutto a distinguere alla prima occhiata la tipologia di femminile accompagnatrice presente in loco: tipo uno – fidanzata da poco (vedi sopra), praticamente l’ideale di ogni scalatore. Tipo due – fidanzata da poco o molto, ma nettamente disinteressata alla materia, vale a dire la tipica che arriva in falesia ansimando ed invariabilmente con le scarpe sbagliate (sandaletti delicati o scarpe troppo cittadine… ho visto anche gli stivali col tacco!), si siede con sguardo assente sulla prima roccia disponibile ed attende, salvo lamentarsi di tanto in tanto del troppo caldo o troppo freddo, a seconda delle stagioni…. Tipo tre – la moglie con prole al seguito, della quale ricordo pochissimi esemplari, tipicamente con il lattante ancora immobilizzato nel marsupio. Domanda: perché il rapporto tipo uno – tipo tre era di dieci a una? Non mi posi seriamente la questione, essendo comunque di parte e pensando che, forse, la scalata stava attraversando un momento di felice aumento della rappresentanza femminile… Poi, inevitabilmente, gli anni passarono… attraversammo una serie di vacanze estive ed invernali con zaino al seguito (si scolorisce solo il pezzo sopra del bikini….mai fatto caso?), in posti molto belli, ma sempre uguali da un punto di vista: non vedevamo nulla, solo falesie. Niente visite turistiche-culturali, niente tuffi in mare, niente concessioni alla quotidianità di una passeggiata da qualche parte, solo paesini sperduti in mezzo alle montagne e tende invariabilmente imbrattate di magnesite. Persino la Sardegna risultò essere un continuo fuggire dal troppo sole…. Sarà stato quello, sarà che non riuscivo ad appassionarmi alla materia, sarà che non ho mai superato il 6b, comunque mi stufai e cominciai, quando lui stava appeso allo stesso tiro per ore (“cala un pelo… ecco! Adesso recupera che rifaccio il passo…. Ok, calami, che la rifaccio tutta…per la sesta volta!”), a pensare a tutte le opportunità di vacanze alternative che mi stavo perdendo. Ma il nostro non capiva, e mi incolpava semplicemente di essere passata dal tipo uno al tipo due (no, io non ho mai portato stivali col tacco…non in montagna, almeno). Risultato: fine dell’avventura della scalata per la sottoscritta, per raggiunti limiti di sopportazione, e fine del sogno della fidanzata che scala per il prode, il quale si rassegnò a cercarsi compari di corda di altro genere. Per evitare le scenate tipiche da falesia, rinunciai a fare l’appendice che si sdraia sulla coperta nei pressi ed attende paziente, fingendo di divertirsi un mondo, e mi dedicai ad attività lontane dalla falesia. Il mio allora fidanzato ed ora marito non ha smesso di scalare, pur minacciando continuamente di smettere (minaccia per chi?), ma una domanda mi ronza per la testa: perché nel 1991 lui scelse il mare?</span></font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la danza nel cuore]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/11/27/la-danza-nel-cuore/</link>
<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 15:12:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/11/27/la-danza-nel-cuore/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; qualche giorno che mi frulla per la testa un post di tipo autobiografico, perciò eccolo cu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' qualche giorno che mi frulla per la testa un post di tipo autobiografico, perciò eccolo cucinato:</p>
<p>Io sono una ballerina. Non di quelle col tutù e le scarpette, magari... Ho iniziato a 18 anni e 3 mesi, nel momento esatto in cui ho avuto la patente e l'autorizzazione dei miei ad iscrivermi ad una scuola di danza, perchè prima non si poteva: i genitori non avevano il tempo di accompagnarmici, non eravamo ancora ai tempi delle mamme tassiste.</p>
<p>Ovviamente, avrei voluto ballare da quando ne avevo quattro, di anni, quindi erano solo 14 da recuperare: l'ho fatto, con una tale capatosta da riuscire a diventare una ballerina decente in poco tempo (danza contemporanea, classica, afro, funky, jazz...); chi ha una passione in corpo che brucia e non ti fa stare fermo, può capire.</p>
<p>Dicevo, ballerina decente, tanto da entrare in una compagnia professionale e fare una marea di spettacoli per bambini: raccontavamo favole, mettevamo in scena musical e qualche volta anche spettacoli scritti da noi (il nostro adattamento della gabbianella di Sepùlveda è stato replicato 64 volte!).</p>
<p>Quello degli spettacoli per bambini è un mondo tutto particolare: ci si seppelisce nei teatri di mattina, si vive sotto le luci artificiali quando fuori è giorno, per poi uscire a riveder le stelle in orari da tè con le amiche... in tempo per andare a lezione di danza: in pratica, una vita da lombrico! A me, però, quella vita piaceva da morire, la sensazione che ti dà un applauso di manine piccole e paffute è praticamente indescrivibile, il parlare con loro dopo lo spettacolo, togliendosi il trucco per far vedere che tu non sei la strega cattiva, ma una ragazza sorridente... bello!</p>
<p>Intanto, perchè non si può vivere d'aria, avevo un lavoro di cui non m'importava nulla, ma che potevo comprimere o espandere come un palloncino, per adattarsi alle ore passate in teatro. Un ufficio, un capo comprensivo e un po' frustrato, che, quando chiedevo permessi, invariabilmente rispondeva: "certo, magari potessi anch'io..."</p>
<p>Poi, come tutte le cose, il tempo trasformò le intenzioni, i pensieri, le amicizie, e la compagnia ne fece le spese: si sciolse, lasciando strascichi di discussioni, gelosie, intrighi (un giorno racconterò anche quelli), ed in mezzo a tutto questo, una piccola isola di pace: la scuola di danza, piccola, gestita da un'amica, che mi accolse come insegnante dei piccoli!</p>
<p>Ora, con due figlie (la grande già frequenta danza classica, senza alcuna spinta, giuro!), ho mantenuto solo una classe di tenerissime bimbe di quattro anni, tutte vestite di rosa e piene di speranze. Ho cambiato lavoro, e mi sono imbarcata in un'avventura "da grande", ma nel cuore io sono una ballerina, pur avendo chiuso le scarpette in una scatola da qualche anno... so dov'è quella scatola, conosco esattamente il punto dell'armadio in cui è sepolta, ed ogni tanto un tentacolo dei miei pensieri si sposta, e trova casa lì, tra un maglione e una scatola di fotografie.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[timidezza e scrittura]]></title>
<link>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/11/20/timidezza-e-scrittura/</link>
<pubDate>Tue, 20 Nov 2007 09:36:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoletta</dc:creator>
<guid>http://iopaoletta.wordpress.com/2007/11/20/timidezza-e-scrittura/</guid>
<description><![CDATA[Sono un&#8217;accanita lettrice.
Di quelle peggiori, che leggono la qualunque senza discriminazioni ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un'accanita lettrice.</p>
<p>Di quelle peggiori, che leggono la qualunque senza discriminazioni e che vanno sempre a sbirciare l'ultima pagina per vedere come va a finire... un disastro. In seconda elementare la maestra si arrabbiò terribilmente perchè leggevo "L'asino d'oro" sotto il banco e mi predisse: "avrai sempre la testa fra le nuvole"</p>
<p>Puntualmente avverata, la previsione. Però era bello quel libro, e tutti quelli successivi... mi piace perdermi in un libro, e ritrovarmi qualche giorno dopo, emersa da una storia che non era mia, e carica ancora degli umori di ciò che ho letto. Mi capita di rispondere male a chicchessia per qualche giorno, perchè il ritorno alla realtà è stato duro, soprattutto dopo certi libroni che ti fanno compagnia per settimane.</p>
<p>E questa è la timidezza, lo scudo che so alzare ormai benissimo nei confronti del mondo... sia chiaro, ho marito e figlie (2), e non mi sento un'asociale, ma il mio mondo inizia dopo aver messo a letto tutti ed aver acceso una bellissima abat-jour. Prima vive la parte di me che si rapporta con la realtà e che lo fa volentieri, ma da quel momento in poi sono io e basta.</p>
<p>Qualcuno direbbe schizofrenia. Io dico autodifesa.</p>
<p>E poi c'è la scrittura. Ho scritto sempre, ed ho sempre buttato, tranne un racconto che pubblicai sul giornale della scuola. Non sopportavo l'idea di ricevere critiche, non riuscivo a metterci la faccia. Nemmeno oggi ci riesco, ma pubblicherò qui.</p>
<p>Spero di averne, di critiche.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
