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	<title>lopinione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "lopinione"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 06:35:56 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[non prendo il tram]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=118</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 15:39:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
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<description><![CDATA[
ebbene si, altro che tram veloce, quarta corsia, sentite questa:
La capitale britannica nuova mecca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;">ebbene si, altro che tram veloce, quarta corsia, sentite questa:</p>
<p style="text-align:left;">La capitale britannica nuova mecca del surf? In attesa del <span style="text-decoration:underline;">nuovo impianto capace di creare onde artificiali e che sarà realizzato ai Docklands</span>, c'è chi ha già scelto il Tamigi come via d'acqua privilegiata. Si tratta di Andy White, un intraprendente 31enne neo-londinese che, stufo della metropolitana caotica e degli autobus affollati, ha deciso di andare in surf sul fiume per recarsi al lavoro. Andy White racconta al quotidiano <em>Evening Standard</em> la sua giornata tipo: percorre ogni giorno 8 chilometri in circa due ore, partendo da casa sua nel quartiere di Putney alle 5.30, e arriva a Vauxhall Bridge. Qui lascia la tavola da surf nel garage di un amico, si lava, si veste e prosegue a piedi il tragitto fino all'ufficio, situato nella City.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://i263.photobucket.com/albums/ii147/Turnball/surf.jpg" alt="" width="269" height="181" /></p>
<p><strong>GUARDIA COSTIERA D'ACCORDO - </strong>Originario di Newquay, cittadina che si affaccia sul mare nel sud della Gran Bretagna, Andy White si è trasferito da pochi anni nella capitale inglese dove temeva di non poter più praticare il suo sport preferito. Invece, dopo aver ottenuto il permesso della guardia costiera, ha trovato ben presto questa soluzione che concilia il piacere dello sport con il dovere del lavoro. Un uomo, che lo ha avvistato durante una delle sue scampagnate sul Tamigi, ha avvisato la polizia, temendo che fosse caduto nel fiume e avesse bisogno di essere soccorso.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.theage.com.au/ffximage/2007/09/14/lge_Surf_070914124429309_wideweb__300x300.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align:center;">
<div id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><br />
<!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p><strong></strong></p>
<p style="text-align:center;">
<p>--&#62;</p>
<div class="quote">"<a href="http://www.antoniodipietro.com/2008/07/tonino_scatenato.html" target="_blank"><strong>Tonino scatenato</strong></a>" di Antonio Di Pietro &#124;  4 Luglio 2008<br />
Tieniti aggiornato: <a href="http://www.antoniodipietro.com/iscrizione.php">www.antoniodipietro.it</a></div>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[L'OPINIONE|Berlusconi vuole spostare l'attenzione degli italiani dai suoi veri problemi con la giustizia a qualche telefonata di poco conto]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/?p=175</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 07:31:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[Niente di più astuto da parte del Premier: far finta di voler tenere a tutti i costi segrete le int]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#000080;">Niente di più astuto da parte del Premier: far finta di voler tenere a tutti i costi segrete le intercettazioni per spostare le pressioni sul decreto salva premier a  semplici fatti di gossip</span></h3>
<p style="text-align:right;">di <strong>Simone Di Stefano</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" src="http://www.secondome.com/blog/wp-content/uploads/2008/04/berlusconi_dito-medio.jpg" alt="" width="200" />«Il mio intervento in tv sarebbe inopportuno. Devierebbe l'attenzione del paese dall'azione del governo». Silvio Berlusconi messo all'angolo rinuncia a partecipare alla trasmissione Matrix, in onda ieri, perché a detta dello stesso premier si rischierebbe di spostare l'attenzione degli italiani, in cui una parte consistente lo ha votato neanche tre mesi fa, dai seri problemi in cui gravita il nostro paese. Si parla, si vocifera, si ipotizza, ma quello che resta certo, indelebile nelle pagine della politica italiana è una classe dirigente che non sa gestirsi. Non è un caso che ora, dopo che il decreto salva premier sia stato bocciato di sana pianta da tutta l'opposizione, in questo caso compatta, è arrivata anche la presa di distanze da parte dei due alleati, Gianfranco Fini e la Lega Nord.</p>
<p style="text-align:justify;">Il primo ha vissuto per anni all'ombra dell'eterno numero uno di Forza Italia, ora che siede sullo scranno più alto del Parlamento può permettersi di voltare faccia al premier, dimenticando che se non fosse stato per Berlusconi, difficilmente Fini sarebbe seduto in faccia ai deputati a dettar norme di buona condotta e disciplinare quel bestiario quale è diventato Montecitorio. Quanto alla Lega, basta notare con quanta determinazione il Ministro Maroni sta cercando di imporre a tutti i costi il decreto sicurezza, che diventa limpido il totale disinteresse dei lumbàrd agli affari personali del leader del Pdl.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma di cosa si parla, che argomenti tratterebbero queste intercettazioni. E ancora: a Silvio Berlusconi quanto interessa tenerle nascoste? Ricordiamo che stiamo parlando di una delle più belle facce di bronzo che la storia italiana degli ultimi cinquant'anni ricordi. Colui che non fa altro che fare apprezzamenti a dir poco piccanti su veline, show girls, donne altrui e per ultime anche sulle sue ministre, scelte forse più per loro sex appeal che non per le loro reali capacità di fare politica (vedi Mara Carfagna). Fonti indiscrete parlano di nomi eccellenti fatti dal premier nelle sue confidenze telefoniche. Si parla di Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, ma ce ne sarebbero altre ancora.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Premier messo con le spalle al muro? Berlusconi costretto a dimettersi in caso di pubblicazione  delle telefonate proibite? Teme veramente questo il Silvio nazionale? La risposta è no. Anzi, a Silvio Berlusconi fa immensamente comodo spostare l'attenzione degli italiani verso un argomento così leggero come questo. In fondo vogliamo per caso paragonare il peso di qualche apprezzamento sul fondo schiena della Carfagna o di come è brava a letto la Gelmini? Niente di tutto questo può competere con i veri affari sporchi che il premier pluri votato d'Italia ha nel cassetto del dimenticatoio e vorrebbe riuscire a far sparire per sempre in prescrizione grazie al famoso decreto di cui si discute in questi giorni.</p>
<p style="text-align:justify;">In Italia, è bene ricordarlo, non esiste impeachment come negli Stati Uniti, quindi dimenticate le dimissioni di Berlusconi. Lui non mollerà mai. L'unico mezzo che lo può rimuovere dalla sua carica è  il carcere. E' per questo che in questi giorni lui non pensa più a Napoli, alla monnezza, alla sicurezza, ai conti della nostra economia sempre più al collasso e con Tremonti pronto a fare il suo meglio per darle il definitivo colpo di grazia. Il diktat del premier è il seguente: <em>Chi comanda fa legg</em>, come direbbero dalle sue parti. Lu comanda e lui (si) fa le leggi. Di certo non per sfuggire all'impeachment, ma a guai più grossi.  Ecco svelato il motivo per cui un multi milionario entrerebbe in politica, mica perché è sadico.</p>
<p style="text-align:right;">di <strong>Simone Di Stefano</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stampa libera e politica non ipocrita]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=194</link>
<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 14:30:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Intercettazioni
Questo è il momento dei grandi sacerdoti che si stracciano le vesti di fronte alle ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intercettazioni</strong></p>
<p>Questo è il momento dei grandi sacerdoti che si stracciano le vesti di fronte alle presunte violazioni della legge, della Costituzione, dei sacri principi democratici, della morale e della pubblica e privata virtù. E' il momento dei soliti sanculotti che invece di essere guidati da un Sanjust se la prendono con una Sanjust ed è, fra i tanti, anche il momento dei difensori ad oltranza della libertà di stampa contro le manie censorie del Cavaliere divenuto nel frattempo da Nero a super-galante.<!--more--><br />
Dell'ipocrisia dei grandi sacerdoti e della furia cieca dei sanculotti è inutile parlare. Il film che ripropongono è ormai vecchio e scontato. Lo  riproiettano con ritmo ossessivo ad ogni sconfitta della sinistra con l'evidente intenzione di ricompattare le fila scompaginate dei perdenti.<br />
Ciò che invece merita di essere affrontato è il tema della libertà di stampa. Non solo sul versante della protesta contro i provvedimenti del governo che minacciano sanzioni pesanti contro i giornalisti colpevoli di pubblicare le intercettazioni telefoniche segretate. Ma soprattutto su un versante opposto. Cioè quello della trasparenza delle fonti a cui ci si abbevera per informare i lettori dei retroscena scandalosi della vita pubblica nazionale.<br />
Si dirà che questo versante, proprio per tutelare la libertà di stampa, deve rimanere necessariamente nascosto. Per un giornalista svelare la fonte significa bruciarla: e, di conseguenza, ritrovarsi con una capacità d'informazione drasticamente ridotta.<br />
Tutto questo è vero. Ma è altrettanto vero che non è indifferente per la conoscenza dei fenomeni di malcostume che insozzano il paese informare l'opinione pubblica di come nascono le fonti, da chi vengono rifornite e del perché l'intera operazione avviene. Perché se la fonte è inquinata ed avvelenata, il giornalista diventa il portatore di veleni che rischiano di danneggiare l'intera comunità nazionale. Ed allora, in casi come questi, a quale diritto dare la prevalenza? A quello del giornalista di tenere nascoste le fonti od a quello dell'intera comunità nazionale di sapere se l'acqua informativa messa a sua disposizione è potabile o contiene pericolosi allucinogeni?<br />
Prendiamo il caso di questi giorni, di queste ore, cioè delle intercettazioni che provengono dall'inchiesta dei magistrati napoletani e che minacciano di provocare il collasso dell'attuale quadro politico.<br />
Gli italiani trovano sui giornali brani di conversazioni riservate di Agostino Saccà con il Presidente del Consiglio e con alti dirigenti della Rai. Ma, soprattutto, gli italiani leggono sugli stessi giornali una serie di anticipazioni fin troppo dettagliate sul contenuto ancora segreto del materiale intercettato. Si parla di telefonate piccanti, di performance amatorie, di ministre coinvolte e di attrici e veline sdraiate nel classico sofà dallo stantuffo nazionale di nome Silvio. Al punto che la polemica politica tra maggioranza ed opposizione s'infiamma e diventa al calor bianco non sull'edito, che è irrilevante, ma su degli inediti che sono a conoscenza di alcuni e non di tutti.<br />
E' libertà di stampa tenere nascosto al pubblico ciò che si conosce e si tiene nei cassetti in attesa del momento politicamente più opportuno per procedere alla pubblicazione? E' libertà di stampa occultare i nomi di chi ha fatto il giro delle redazioni e dei palazzi della politica per vendere o distribuire i documenti segreti dell'inchiesta napoletana? Ed è libertà di stampa e rispetto del diritto dei cittadini ad essere informati correttamente coprire con il silenzio complice i nomi e le ragioni di chi distilla e distribuisce i veleni delle intercettazioni?<br />
Si dirà che questi interrogativi sono destinati a rimanere senza risposta perchè la questione è tutta politica. Ma se il gioco è tutto diretto a liquidare a palate di fango Silvio Berlusconi che c'entrano i grandi sacerdoti, i sanculotti, la morale e la virtù? Lo si dica apertamente, senza tante ipocrisie. E si accetti che il bersaglio si possa difendere con le armi in suo possesso. Con “Matrix” o con i decreti legge.<br />
E' la politica, bellezza! </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tra calvinisti ottusi e cattolici elastici]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=192</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 15:41:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Intercettazioni
Silvio Berlusconi è convinto che ci sia una operazione in corso per annullare e van]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intercettazioni</strong></p>
<p>Silvio Berlusconi è convinto che ci sia una operazione in corso per annullare e vanificare le elezioni del 14 aprile vinte dal centro destra e straperse dalla sinistra. Secondo il Presidente del Consiglio l'operazione si svolge sul solo terreno giudiziario e si sviluppa su due precise direttrici. La prima è quella del processo Mills che si celebra di fronte al Tribunale di Milano, la seconda è quella dell'inchiesta in cui è coinvolto Agostino Saccà ed è portata avanti dai magistrati milanesi.<!--more--> La prima, a dispetto del fatto che il procedimento sarebbe prescritto, potrebbe portare ad una condanna in primo grado del Premier con conseguente discredito del Cavaliere ed automatica apertura della crisi di governo. La seconda, invece, a partire dal momento in cui il 9 luglio il Gup di Napoli deciderà sul rinvio a giudizio degli indagati per corruzione e renderà pubbliche le oltre 9 mila intercettazioni raccolte, potrebbe provocare un tale danno d'immagine a Berlusconi ed a qualche componente del proprio governo (si tratta delle intercettazioni su presunte performance sessuali tra il Cavaliere ed alcune sue ministre) da innescare il meccanismo della crisi e mandare all'aria il quadro politico.<br />
Per contrastare questa operazione di doppio discredito, Palazzo Chigi ha avviato il provvedimento “blocca-processi” e riattivato il “lodo Schifani” per l'immunità delle massime cariche dello stato. Ed intende varare al più presto, prima della data fatidica del 9 luglio (ecco le ragioni di necessità e d'urgenza), un decreto legge che impedisca la pubblicazione indiscriminata delle montagne di intercettazioni raccolte dai magistrati napoletani.<br />
Chi cerca da quindici anni di liquidare con ogni mezzo possibile Silvio Berlusconi non nutre grandi speranze di chiudere la partita attraverso la solita via giudiziaria. Anche il più accanito antiberlusconiano giustizialista si rende conto che la strada della eventuale condanna da parte del Tribunale di Milano è molto stretta. Tanto più che anche parte dell'opposizione sembra condividere l'intenzione della maggioranza di evitare di affidare le sorti della legislatura e del paese alle decisioni di un singolo magistrato.<br />
La speranza di dare scacco matto al Cavaliere si appunta tutta sulla operazione napoletana. E poggia sulle indiscrezioni filtrate dalla Procura di Napoli secondo cui tra le novemila intercettazioni ci sarebbero telefonate che, pur essendo penalmente irrilevanti, sarebbero in grado di seppellire il Presidente del Consiglio ed alcune componenti del suo governo sotto una coltre spessa di rivelazioni piccanti ed a luce ultra-rossa. Insomma, dove non è riuscito il Pool di Mani Pulite, la Procura di Palermo, il Pci-Pds -Ds-Partito Democratico  la sinistra antagonista e tutti i cosiddetti “poteri forti”, potrebbe riuscire il gossip e la denuncia che il governo in carica è quello del Viagra e delle “gole profonde”.<br />
Ci sono le ragioni di “necessità” e di “urgenza” che giustificano un decreto legge teso a bloccare questa presunta valanga di fango destinata a far affogare il Cavaliere ed il suo esecutivo e ad aprire una crisi dalle conseguenze imprevedibili?<br />
Ci sono. Ma c'è anche la preoccupazione che un provvedimento di legge potrebbe non fermare lo stillicidio di rivelazioni. E, soprattutto, potrebbe innescare un meccanismo perverso di ricatti dietro le quinte nei confronti non solo di Berlusconi ma di chiunque possa essere capitato nel pentolone di immondizia e melma raccolte dalla magistratura napoletana.<br />
Perché, allora, non giocare la carta del  tutto in piazza e della denuncia di chi vuole mandare il paese in malora a colpi di ignobili pettegolezzi? L'opinione pubblica italiana non è ottusamente calvinista. E' elasticamente cattolica. E capisce perfettamente la differenza tra i peccati veniali della carne e quelli mortali che possono mandare in malora l'intera società nazionale.  </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sulle spalle di Napolitano]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=190</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 16:12:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Csm
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua lettera inviata all&#8217;organo di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Csm</strong></p>
<p>Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua lettera inviata all'organo di autogoverno dei magistrati e letta dal vice presidente del Csm Nicola Mancino, ha riconosciuto al Csm il pieno diritto ad esprimersi sulle eventuali conseguenze sul funzionamento della giustizia dell'attività legislativa. Ma ha chiarito che non compete a Palazzo dei Marescialli esprimere alcun parere di costituzionalità sulle leggi varate dal Parlamento. Di fatto, pur esprimendosi con estrema prudenza e con grande equilibrio, il Capo dello Stato ha lasciato intendere che il parere del Csm sul provvedimento “blocca-processi”, non è né richiesto, né dovuto, né vincolante. <!--more-->Il Parlamento non lo ha sollecitato, la Costituzione non lo ha imposto e la sua incidenza formale sull'attività legislativa è uguale allo zero. Perché, allora, se nessuno ha chiesto al Csm di esprimere un parere totalmente inutile, l'organo di autogoverno della magistratura ha egualmente elaborato il parere in questione? Per dovere corporativo? Per esigenza morale? Per scelta ideologica? Per necessità politica?<br />
E' probabile che, in parte, ognuna di queste ipotesi costituisca la verità. Ma è altrettanto probabile che nessuna di questi interrogativi contenga una motivazione credibile al comportamento del Csm. E che la scelta di preparare un documento di critica dell'iniziativa del governo non sia stato altro che il semplice riflesso obbligato di una prassi che da tempo si è instaurata a Palazzo dei Marescialli e che negli anni ha progressivamente trasformato il Consiglio Superiore della Magistratura nell'organo di rappresentanza politica della corporazione delle toghe preoccupato solo di dare di tanto in tanto segnali di conferma del proprio nuovo ruolo.<br />
Questa valutazione esclude intenti rivoluzionari o addirittura eversivi. Non c'è nel comportamento dei componenti del Csm alcuna volontà di aprire conflitti insanabili tra le istituzioni o di rivendicare il primato del potere giudiziario su quelli legislativo ed esecutivo. Ma la particolare gravità del comportamento di una parte dei componenti del Csm sta proprio in questo. Se la sua azione fosse ispirata da un lucido progetto di cambiamento dell'assetto istituzionale del paese, tutto sarebbe paradossalmente più serio e comprensibile. Invece non c'è alcun disegno, alcun progetto, alcuna volontà rivoluzionaria o semplicemente innovatrice. C'è solo la volontà di marcare la propria presenza, di apparire, di contare. Per fare cosa? Nulla. Se non di dare un segno della propria esistenza all'intero quadro politico ed istituzionale e ribadire una sorta di diritto di veto perenne rispetto a qualsiasi ipotesi di riforma e di cambiamento del sistema giudiziario del paese.<br />
Si tratta, in sostanza, di una presa di posizione che proprio perché è sostanzialmente ripetitiva ed inutile è anche e totalmente irresponsabile. Lo è nei confronti della stabilità del quadro politico, dell'equilibrio dei rapporti tra le istituzioni, della tranquillità e della serenità del paese. Ma lo è soprattutto nei confronti del Presidente della Repubblica sulle cui uniche spalle è stata gettata la responsabilità di farsi carico di un atto di assoluta irresponsabilità.<br />
Se qualcuno del Csm voleva dimostrare che non c'è più tempo da perdere nell'avviare la riforma dell'organo di autogoverno dei magistrati, ci è perfettamente riuscito!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il mediatore Bossi senza interlocutori]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=188</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 13:50:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mediazione
E&#8217; fin troppo comprensibile che Umberto Bossi abbia assunto un atteggiamento pruden]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mediazione</strong></p>
<p>E' fin troppo comprensibile che Umberto Bossi abbia assunto un atteggiamento prudente nella polemica sulla giustizia riesplosa nelle ultime settimane. Il leader leghista punta all'approvazione del federalismo con il concorso anche di una parte dell'opposizione. Per evitare il ripetersi del fallimento per via referendaria della riforma costituzionale varata a suo tempo dal centro destra. Ma il suo interesse a portare avanti una azione di mediazione nei confronti soprattutto del Partito Democratico si scontra con due ostacoli precisi. <!--more-->Il primo è rappresentato dalla totale evanescenza del Pd. Walter Veltroni è un segretario formale ma non reale. Non guida, non dirige, non indirizza il partito. E non perché in questo momento sia finito nella morsa rappresentata dallo scontro tra Berlusconi e Di Pietro, tra garantisti e giustizialisti, tra settori oltranzisti della magistratura e dei media felici di applicare la teoria del “tanto peggio, tanto meglio” e la maggioranza degli italiani finalmente stanca di un paese anormale. Ma, più semplicemente, perché non ha idee, progetti, strategie da portare avanti ed, una volta esaurita la fase dell'apparenza di cui è un maestro indiscusso, non riesce ad imboccare quella dei contenuti politici.<br />
E' questo l'interlocutore con cui Bossi può svolgere l'azione di mediazione? Al momento sembra proprio di no. Non tanto perché gli unici segni di vitalità forniti da Veltroni sono rappresentati dalla passiva rincorsa dietro le fughe in avanti dipietriste. Quanto perché i leader che contano dentro il Pd hanno deciso di lasciar cuocere a fuoco lento il segretario per sostituirlo solo dopo che, probabilmente nell'autunno inoltrato, si saranno create le condizioni politiche per farlo.<br />
Il leader leghista, naturalmente, può aggirare il segretario pro-tempore e cercare di dialogare con quelli che presumibilmente saranno della partita quando si tratterà di dare un nuovo vertice ed un nuovo assetto al Partito Democratico. Ma ecco che scatta il secondo ostacolo. La mediazione, infatti, non presuppone solo degli interlocutori ma anche i temi su cui stipulare delle intese e raggiungere degli utili compromessi. Bossi, quindi, può anche parlare con D'Alema, dialogare con Parisi, confrontarsi con Fassino e discutere con Bersani. Ma se i suoi interlocutori non hanno nulla da dire sulle grandi questioni, tranne la difesa stantia di un passato che non vogliono superare, rischia di lavorare a vuoto. Sulla giustizia, ad esempio, l'appello ai toni bassi è sacrosanto. Ma una volta abbassato il volume si tratta anche di uscire dalle contrapposizioni trovando risposte ad interrogativi che non possono non essere comuni. Si può lasciare il futuro del paese all'iniziativa di un qualsiasi Pm di una qualsiasi Procura? Si può mettere mano alle emergenze con il timore che di punto in bianco un magistrato arresta o delegittima quelli che debbono risolvere i problemi ed il Csm non solo lo difende ma si pone come camera di rappresentanza politica della corporazione?<br />
Per portare avanti la propria azione mediatrice, dunque, Bossi avrebbe bisogno che i suoi potenziali interlocutori riconoscessero l'esistenza dell'emergenza-giustizia ed avessero delle proposte tese a risolverla. Invece, nulla di tutto questo.<br />
Di qui la necessità, in attesa che il leader leghista possa trovare gli uomini e le idee con cui confrontarsi, che l'intera maggioranza vada avanti nella sua azione riformatrice. Sia accelerando i tempi dell'approvazione del disegno di legge sull'immunità per le alte cariche dello stato, sia lanciando progetti per sciogliere i nodi più intricati dell'emergenza-giustizia.<br />
Lo scontro in atto si può eliminare non solo con la mediazione ma anche alzando il livello della competizione e sfidando l'opposizione a confrontarsi su un disegno di grande e radicale riforma dell'amministrazione della giustizia nel nostro paese.  </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il dovere della maggioranza]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=186</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 11:40:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giustizia
Qualche bello spirito ironizza sul fatto che la bufera mediatico-giudiziaria scoppiata in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giustizia</strong></p>
<p>Qualche bello spirito ironizza sul fatto che la bufera mediatico-giudiziaria scoppiata in questi ultimi giorni non rappresenti una vera e propria emergenza per il paese. Le emergenze, spiegano questi bei tomi dall'alto di una autorevolezza fondata solo sulla loro antica militanza politica ( curiosamente la superiorità e la diversità comunista continuano ad esistere solo nella stampa italiana), sono quelle dei salari bassi, della produzione stagnante, dell'immondizia napoletana e della sicurezza delle città. Non può essere considerata una emergenza l'esistenza di un processo in corso a carico del Presidente del Consiglio ed inchieste aperte sempre ai danni di Silvio Berlusconi da cui fuoriescono valanghe di intercettazioni maliziosamente indirizzate a schizzare di fango l'immagine del Presidente del Consiglio. La tesi degli elevati spiriti è che il  Cavaliere confonde le questioni proprie con quelle della società italiana e si rifiuta di separare  la propria vicenda processuale dai problemi del paese mettendo così in atto il più classico dei conflitti d'interesse.<br />
In passato l'ipocrisia di questa tesi l'ha sempre spuntata su quanti si affannavano a ricordare come non sia sempre possibile compiere una separazione netta tra Premier e paese. Ma oggi , alla luce di quanto è avvenuto dall'indomani del 14 aprile ad oggi, appare fin troppo evidente che questa ipocrisia costituisce solo una ridicola mascheratura di un disegno politico fin troppo evidente. <!--more--><br />
Berlusconi ha stravisto per la terza volta le elezioni? L'opposizione è in ginocchio e si prevede che non possa rialzare la testa in tempi brevi? Come ridimensionare, frenare,  bloccare lo strapotere del Cavaliere e , magari, riuscire a vanificare il risultato elettorale so non ricorrendo all'arma che ha sempre prodotto risultati straordinari negli ultimi quindici anni, cioè l'arma giudiziaria?<br />
Dietro l'ipocrisia degli spiriti elevati per meriti di militanza ci sono questi interrogativi. C'è il tentativo disperato di aggirare, eludere e inficiare  il voto degli italiani ricorrendo al solito strumento del colpo di stato mediatico-giudiziario . Ma, soprattutto, c'è  la convinzione che il fine rappresentato dal fare fuori Berlusconi giustifica il “ tanto peggio, tanto meglio” , cioè la scelta ragionata di mandare a scatafascio il paese pur di liquidare l'odiato nemico. I bei spiriti, infatti, sanno perfettamente che se il giudice del Tribunale di Milano mantiene la promessa mai smentita di condannare a sei anni il Presidente del Consiglio, quest'ultimo di deve dimettere aprendo una crisi destinata a sfociare nelle elezioni anticipate ed a paralizzare il paese per un altro anno di tempo. Sono perfettamente consapevoli che in uno scenario del genere i salari bassi rimangono tali, la produzione non può che continuare a diminuire, l'economia non riesce a ripartire a causa della paralisi decisionale della politica e tutte le altre emergenze sono condannate a marcire. Ma per loro è più importante azzoppare il Cavaliere rampante piuttosto che preoccuparsi del presente e del futuro degli italiani.<br />
In questa luce è fin troppo evidente che la vera emergenza è proprio quella che si vuole negare. Cioè la ripetizione del solito colpo di stato mediatico-giudiziario in atto.<br />
Come si blocca l'ennesima manovra golpista? Semplice : con la legge. La maggioranza si affretti ad approvare in Parlamento il provvedimento di tutela delle massime cariche dello stato . Fornisca una prova di compattezza e di forza democratica. E chiuda la partita. Risolta questa emergenza la soluzione delle altre verrà di seguito.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[sopravvivere all'incidente aereo ]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=113</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 07:42:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
<guid>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=113</guid>
<description><![CDATA[
La prossima volta che al check-in dell’aeroporto vi chiederanno «finestrino o corridoio», fate ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/8DxXR6mrWnU'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/8DxXR6mrWnU&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>La prossima volta che al <span style="font-style:italic;">check-in</span> dell’aeroporto vi chiederanno «finestrino o corridoio», fate bene attenzione a quello che risponderete. Perché la vostra scelta potrebbe salvarvi la vita e, visto che siamo in clima vacanze, non è proprio un’informazione trascurabile. Stando, infatti, a uno studio della Greenwich University, commissionato dalla <span style="text-decoration:underline;">Civil Aviation Authority </span>di Sua Maestà e condotto analizzando 105 incidenti aerei e le testimonianze di 2 mila sopravvissuti, i posti più sicuri quando si vola sono quelli in corridoio, in concomitanza con le uscite di emergenza o immediatamente davanti e dietro.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">INCIDENTI </span>- Nella deprecabile ipotesi che l’aeromobile prenda fuoco, infatti, chi è seduto in questa zona ha il miglior tasso di sopravvivenza, mentre fra la seconda e la quinta fila dall’uscita le possibilità di farcela sono ancora buone, ma, come sottolinea il<span style="text-decoration:underline;"> Times che ha pubblicato la ricerca,</span> «le differenze fra vivere o morire sono notevolmente ridotte». Se poi si va oltre, ovvero dalla sesta fila in su, la <span style="font-style:italic;">chance </span>di rimanerci secchi supera di gran lunga quella di sopravvivere».</p>
<p><span style="font-weight:bold;">SOPRAVVIVENZA </span>- Qualche percentuale per chiarire ulteriormente la questione: stando al rapporto, i posti di corridoio hanno un tasso di sopravvivenza del 64% rispetto al 58% degli altri, mentre i passeggeri che stanno nella parte anteriore del velivolo hanno il 65% di possibilità di sfuggire al fuoco contro il 53% di chi sta nei posti dietro. Una delle sciagure analizzate per lo studio è stata l’incidente all’aeroporto di Manchester del 1985, nel quale perirono 55 persone a causa di un incendio a un motore di un Boeing 737, ed è emerso che la maggior parte delle vittime era seduta almeno due file o più, lontana dall’uscita. Vero è che, secondo le regole internazionali sulla sicurezza aerea, i velivoli debbano essere sottoposti a rigorose prove di evacuazione, per dimostrare che chiunque può lasciare l’aeromobile entro 90 secondi quando la metà delle uscite risulta bloccata, ma lo studio ha rivelato che questi test non sono affidabili, perché non tengono in giusta considerazione il comportamento delle persone in caso di emergenza. Infatti, molti passeggeri tendono a ritardare la loro fuga dall’aereo per aiutare gli amici o i familiari a mettersi in salvo, sebbene tale altruistico atteggiamento non appartenga a coloro che viaggiano con i colleghi, più propensi a portare a casa la propria pelle che a fare i buoni samaritani.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">CONSIGLI </span>- Un altro dato emerso dalla ricerca riguarda la reale attenzione che si presta ai consigli dell’equipaggio: quando si tratta di situazioni simulate, siamo, infatti, molto più ricettivi e collaborativi, ma di fronte a un reale pericolo gli appelli delle hostess «di dirigersi verso le uscite meno affollate» cadono inevitabilmente nel vuoto, «perché ognuno tende ad andare verso l’uscita più vicina». Colpa dell’istinto di sopravvivenza che, però, porta spesso a compiere atti egoistici (vedi scavalcare i sedili per saltare la coda) che hanno il solo effetto di ritardare le procedure di evacuazione. È ormai prassi comune di molte compagnie far pagare di più per i posti sulle uscite di emergenza (un esempio su tutti, la Virgin Atlantic rincara le tariffe dalle 50 alle 75 sterline a tratta, ovvero da 63 a 94 euro), anche se la proposta non incontra il favore generale. «Scegliere un posto piuttosto che un altro sull’aereo può davvero essere una questione di vita o di morte», ha spiegato Robert Gifford, direttore della <span style="text-decoration:underline;">Parliamentary Advisory Council for Transport Safety</span>, organizzazione parlamentare britannica che promuove la sicurezza nei trasporti. «Le possibilità di sopravvivenza non devono essere lasciate alla nostra eventuale disponibilità a pagare di più e a fare le prenotazioni dei posti online».</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/06/27/sicurezza_aerei.jpg" alt="" width="494" height="232" /></p>
<p style="text-align:left;">
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]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E' indispensabile la riforma del Csm]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=184</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 14:29:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Emergenza democratica
Un conto è il Consiglio Superiore della Magistratura. Un altro conto sono i c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Emergenza democratica</strong></p>
<p>Un conto è il Consiglio Superiore della Magistratura. Un altro conto sono i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Il Csm è l'organo di autogoverno della magistratura e si esprime attraverso gli atti formali che produce. I componenti del Csm intesi singolarmente non parlano per atti ed hanno la facoltà , come ogni altro cittadino, di poter esprimere  liberamente il proprio pensiero.</p>
<p><!--more--><br />
La Costituzione non attribuisce al Csm il compito di valutare l'attività legislativa del Parlamento e di segnalare, a seconda dei casi, l'opportunità o meno di alcune leggi o, addirittura, il loro grado di costituzionalità. A giudicare sulla costituzionalità delle leggi ci pensa la Corte Costituzionale. E mai preventivamente, cioè nel momento in cui il Parlamento da vita alla propria attività legislativa. Ma sempre successivamente, e sulla base di precisi contenziosi. A loro volta i singoli componenti del Csm non hanno obblighi particolari di riservatezza sugli atti in via di elaborazione ma sono solo chiamati a rispettare la norma non scritta del rispetto nei confronti dell'istituzione di cui fanno parte.<br />
Questi principi fissati dalla Costituzione sembrano essere stati innovati da una consuetudine che si è venuta consolidando negli ultimi quindici anni.  In base a questa prassi il Csm non è più un semplice organo di autogoverno della magistratura ma è l'organo di rappresentanza politica dei magistrati. Ed i suoi componenti non avvertono più alcun vincolo legato alla funzione originaria dell'istituzione ma, nella società dell'immagine e della comunicazione, si comportano come se invece di trovarsi a Palazzo dei Marescialli fossero a Montecitorio ed a Palazzo Madama ed il proprio compito principale fosse quello di promuovere se stessi attraverso la stampa a colpi di interviste, dichiarazioni ed anticipazioni.<br />
Nei giorni scorsi il vice Presidente del Csm Nicola Mancino, anche a seguito di un preciso intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha contestato gli eccessi di protagonismo “politico” dei singoli componenti del Csm. Ed è arrivato addirittura a minacciare le dimissioni in segno di protesta contro la fuga di notizie sull'orientamento del Csm teso a considerare anticostituzionale la norma “blocca-processi”. <br />
Lo sfogo di Mancino, che è un politico equilibrato e di lunga esperienza, è stato sacrosanto. Ma, purtroppo, è tardivo. I buoi sono ormai scappati dalla stalla. E non tanto perché ogni componente del Csm si sente in diritto di comportarsi come un qualsiasi parlamentare in cerca di notorietà per  meglio radicarsi nel collegio o preparare il miglior piazzamento nella lista. Quanto perché la grande trasformazione è stata la modifica radicale della natura del Csm, da organo di autogoverno della magistratura a strumento di rappresentanza politica dei magistrati. E quando questa profonda trasformazione si è realizzata facendo di Palazzo dei Marescialli una sorta di terza Camera in concorrenza aperta e dichiarata con Montecitorio e Palazzo Madama, nessuno ha speso una parola per denunciare lo stravolgimento della Costituzione formale. E' chiaro, infatti, che se l'organo di rappresentanza politica dei magistrati esercita un controllo preventivo di costituzionalità sulle leggi in fieri nel Parlamento, l'equilibrio dei poteri dello stato di diritto viene stravolto. E la Camera che si è aggiunta di straforo diventa l'unico e solo organo legislativo del paese. Ma se le leggi le fanno i rappresentanti dei magistrati che rispondono solo alla legge, salta la democrazia e nasce la Repubblica delle Toghe.<br />
Di qui l'esigenza di considerare una emergenza democratica una riforma del Csm tesa a correggere le degenerazioni della Costituzione materiale. A dimostrazione che non tutto il male viene per nuocere! <br />
 <br />
 </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[silvio, dai ora basta...]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=112</link>
<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 07:58:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Si era pure messo un Panama bianco, modello Al Capone, sul capino bitumato, per impressionare il ve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/02rb59VTuWw'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/02rb59VTuWw&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:left;">Si era pure messo un Panama bianco, <strong>modello Al Capone</strong>, sul capino bitumato, per impressionare il vescovo e farsi dare la santa comunione anche se è un <strong>massone divorziato</strong>. “Fate in fretta a cambiare queste regola”, gli ha intimato, non bastandogli quelle che cambia ogni giorno lui per salvarsi dai processi. Ma il vescovo di Tempio-Ampurias, <strong>Sebastiano Sanguinetti</strong>, che in confessionale ne ha visti sfilare di peggiori, non s’è lasciato intimidire: “Per queste deroghe, lei che può, si rivolga a chi è più in alto di me”. Non si sa se alludesse semplicemente al <strong>Papa</strong>, che Al Tappone considera comprensibilmente un suo parigrado, o direttamente al<strong> Padreterno</strong>, col quale potrebbero sorgere alcune incomprensioni.</p>
<p>Soprattutto a proposito di certe usanze dell’illustre <strong>Padre della Chiesa di scuola arcoriana</strong>: tipo allungare <strong>mazzette</strong> per comprare politici (Craxi) o giudici (Mondadori), accumulare <strong>fondi neri </strong>in paradisi fiscali, <strong>magnificare l’evasione fiscale </strong>alle feste della Guardia di Finanza, <strong>frequentare mafiosi travestiti da stallieri</strong>. Usanze non troppo compatibili col VII comandamento, “Non rubare”, che pare non sia ancora depenalizzato. Ieri, su Repubblica, <strong>Edmondo Berselli </strong>suggeriva opportunamente all’aspirante comunicando di chiedere, “<strong>prima della comunione, la confessione</strong>”. Ma non vorremmo essere nei panni del confessore (a parte il superlavoro che gli capiterebbe tra capo e collo, nel giro di due minuti il sant’uomo diventerebbe una “<strong>tonaca rossa</strong>”, verrebbe accusato di fare un “uso politico della confessione” e poi ricusato a vantaggio di qualche collega di Brescia).</p>
<p>Immediatamente le tv e i giornali al seguito, cioè quasi tutti, han cominciato a interpellare altri divorziati e peccatori famosi, ma anche qualche confessore di vip, per lanciare una gara di <strong>solidarietà in favore del Cavaliere in astinenza da ostie</strong>. Il pover’uomo soffre così tanto che bisogna far qualcosa, profittando delle norme ora in discussione in Parlamento. Si potrebbe sospendere per un anno il divieto di partecipare all’eucarestia a tutti i battezzati nel 1939, sotto il metro e 60 e col cranio asfaltato, che abbiano divorziato nel 1985, risposandosi nel 1990 con donne chiamate Veronica nel corso di cerimonie civili officiate da Paolo Pillitteri, avendo come testimoni Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Letta. Così si darebbe il tempo al Parlamento e al Vaticano di concordare un <strong>Lodo Schifani-Bagnasco </strong>che modifichi contemporaneamente la Costituzione della Repubblica Italiana e il Codice di Diritto Canonico, con una deroga all’<strong>indissolubilità del matrimonio per tutte le alte cariche dello Stato e della Chiesa</strong>, divorziate e non, che consenta loro di accostarsi alla santa comunione per tutta la durata del mandato. Il che, si badi bene, non significa una licenza di divorziare sine die: il divieto ricomparirebbe alla scadenza dell’incarico, in ossequio al principio di eguaglianza.</p>
<p>Del resto, già nella <strong>legge sulle intercettazioni </strong>è previsto qualcosa di simile: per arrestare o indagare un sacerdote, il magistrato è tenuto ad avvertire il suo vescovo; per indagare o arrestare un vescovo, deve avvisare il Segretario di Stato vaticano. Il che lascia supporre che, per indagare eventualmente sul Segretario di Stato, si debba chiedere il permesso al Papa; e per indagare - Dio non voglia - sul Papa, rivolgersi direttamente al Padreterno. Ecco, <strong>basterebbe estendere il Lodo a preti, vescovi, segretario di Stato e Papa </strong>per risparmiare fatica. Si dirà: ma il Segretario di Stato, il Papa e la stragrande maggioranza dei preti e dei vescovi non commettono reati. Embè? Nemmeno i presidenti delle Camere, della Repubblica e della Consulta hanno processi. Ma li si immunizza lo stesso, perché <strong>non si noti troppo che l’unico autoimmune è Al Tappone</strong>. Altrimenti, come per la legge bloccaprocessi, lo si costringe al triplo salvo mortale carpiato con avvitamento: farsi le leggi per sé e poi a dichiarare che chiederà di non beneficiarne (ben sapendo, peraltro, che <strong>le leggi valgono per tutti, anche per lui</strong>).</p>
<p>E dire che negli anni 80, liquidata la prima moglie, il Cainano aveva accarezzato una soluzione che tagliava la testa al toro: come rivela il suo confessore, don Antonio Zuliani da Conegliano Veneto, aveva pensato di “chiedere l’abolizione delle prime nozze alla <strong>Sacra Rota</strong>. Ma poi non ha voluto”. Si sa com’è questa Sacra Rota: <strong>infestata di toghe rosse</strong>. Peccato, perché all’epoca era ancora in piena attività l’avvocato Previti, che per vincere le cause perse aveva un sistema infallibile. Senza bisogno di cambiare le leggi.</p>
<p style="text-align:left;">marco travaglio</p>
<p style="text-align:left;">
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da sinistra a dipietrista]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=182</link>
<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:46:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pd e Prc
L&#8217;interesse del centro destra è fin troppo evidente. Se il governo supera  l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pd e Prc</strong></p>
<p>L'interesse del centro destra è fin troppo evidente. Se il governo supera  l'ostacolo del “blocca-processi” e dell'immunità per le massime cariche dello stato non con un colpo di mano ma con una intesa con Pd ed Udc, supera l'estate in piena tranquillità e può ragionevolmente prevedere che l'autunno non sarà caldo e la prima parte della legislatura in discesa. Altrettanto evidente, sul fronte opposto, è l'interesse di Antonio Di Pietro. <!--more-->Più rispolvera lo spauracchio del Cavaliere Nero, più cavalca le manifestazioni girotondine, più torna ad interpretare il ruolo del più duro ed intransigente sostenitore dell'antiberlusconismo, più occupa lo spazio politico lasciato vuoto dalla sinistra massimalista e più mette in difficoltà il Partito Democratico bollandolo come “inciucista” e “collaborazionista” agli occhi di quell'elettorato che per troppo tempo è stato educato al verbo del giustizialismo.<br />
Gli interessi della maggioranza e di questa parte dell'opposizione sono chiari. Ed è logico che ognuno faccia la sua parte. Berlusconi nel cercare di risolvere una volta per tutte il conflitto tra politica e giustizia di cui è vittima e simbolo. Di Pietro nello sfruttare al massimo l'iniziativa del Cavaliere per lucrare sulle difficoltà e le debolezze del Pd e della sinistra antagonista.<br />
In questo quadro di interessi dovrebbero essere evidenti anche quelli del Pd e quelli della galassia massimalista uscita dal Parlamento ma sempre presente nel paese. Invece su questo fronte di chiaro non c'è un bel nulla. I dirigenti del Partito Democratico non hanno ancora digerito e metabolizzato la sconfitta. Non si fidano di Berlusconi di cui, però, condividono senza ammetterlo l' “ossessione” per certi magistrati (i casi Forleo e De Magistris insegnano). Al tempo stesso temono la concorrenza di Di Pietro. E quindi si muovono in equilibrio precario lungo il crinale di queste due opposte preoccupazioni. Un po' giocando la carta ambigua del “si fa ma non si dice”. Ed un po' nascondendo anche a se stessi che al momento il loro principale nemico è Di Pietro e che il loro unico interesse è isolarlo nel suo giustizialismo estremista.<br />
Addirittura più grave è la condizione dei dirigenti della sinistra massimalista. Che non sono ambigui ed ipocriti non perché hanno posizioni nette e chiare ma perché non hanno proprio posizioni. Cioè sono politicamente assenti. Come se l'uscita dal Parlamento dei propri rappresentanti avesse provocato l'automatica scomparsa dei loro partiti e dei loro militanti. O, peggio, come se fossero ormai rassegnati a consegnare la loro storia e la loro tradizione nelle mani di chi non ha nulla a che spartire con il movimento dei lavoratori e pensa di usare la categoria dei Pm al posto della classe operaia per il proprio vantaggio personale.<br />
Questa doppia debolezza favorisce la soluzione del “nodo-giustizia”. Ma apre un interrogativo inquietante per l'opposizione. Resterà di sinistra, riformista o massimalista che sia, o diventerà solo dipietrista, cioè  a vocazione minoritaria e marginale?<br />
 </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'occasione della riforma]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=178</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 15:44:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giustizia
L&#8217;auspicio è che l&#8217;azione mediatrice del Presidente della Repubblica Giorgio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Giustizia</p>
<p>L'auspicio è che l'azione mediatrice del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sortisca l'effetto voluto. E che dopo i giorni dello scontro frontale tra governo da una parte e magistratura ed opposizione dall'altra , si arrivi rapidamente alla definizione di un compromesso sulla materia del contendere che ponga finalmente termine al conflitto in corso. Nessuno è in grado di prevedere se , come ha praticamente chiesto il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini , il punto d'intesa consisterà nel baratto  tra la rinuncia del centro destra al provvedimento “blocca processi” ed il via libera del Csm alla misura sull'immunità per le cinque massime cariche dello stato. O se , invece, l'intesa assumerà una forma meno grossolana e più raffinata . Di sicuro l'operazione non sarà immediata. Sarà caratterizzata da un attento sincronismo tra l'attività del Parlamento e quella del Consiglio Superiore della Magistratura (  è facile prevedere che la Camera  ritoccherà il pacchetto-sicurezza approvato ieri dal Senato rivedendo la norma blocca-processi solo se contestualmente il Csm rivedrà il suo pregiudizio contro il provvedimento sull'immunità). E , soprattutto, richiederà un grande sforzo di mediazione costante ed attenta da parte del Capo dello Stato per evitare che un qualche accidente, magari non voluto, possa ridare fuoco alle polveri.<!--more--><br />
Ribadita la speranza che l'azione di Napolitano abbia successo, va però rilevato come  non rientri nella normalità democratica che l'unica possibilità di evitare lo scenario apocalittico ipotizzato da Francesco Cossiga ( Csm e Corte Costituzionale che bocciano lo “ slitta-processi” e l'immunità, il Tribunale di Milano che condanna Berlusconi ed il governo che va in crisi con il conseguente ricorso ad elezioni anticipate in un clima da guerra civile) dipenda dalla mediazione del Capo dello Stato e dal senso di responsabilità dei soggetti in campo.<br />
Non c'è bisogno di tornare a tirare in ballo il colpo di stato mediatico-giudiziario della prima metà degli anni novanta o , sul fronte opposto, la presunta “ossessione” del Cavaliere nei confronti dei magistrati. Se il paese è ad un passo dal precipitare verso una crisi di modello sudamericano e se l'unica possibilità di evitare un esito del genere passa attraverso lo sforzo di mediazione del Quirinale, vuol dire che l'equilibrio dei poteri dello stato di diritto è saltato. E che se non si corre immediatamente ai ripari curando non il sintomo contingente ma affrontando una volta per tutte la malattia, l'eventuale compromesso di questi giorni non servirà a nulla. Lo squilibrio dei poteri tornerà a manifestarsi fino a provocare l'ultimo e definitivo terremoto delle istituzioni repubblicane.<br />
L'auspicio, allora, è che insieme al compromesso Napolitano riesca a strappare ai suoi interlocutori l'impegno ad affrontare il nodo che da oltre quindici anni minaccia di strangolare la vita democratica del paese. Si tratta di ridefinire il rapporto tra politica e giustizia e di farlo avviando quella grande riforma istituzionale che viene inutilmente invocata da decenni.<br />
A dispetto delle apparenze le condizioni ci sono tutte. La magistratura è nella stragrande maggioranza consapevole che le forzature delle frange ideologizzate ed estremiste danneggiano il paese e l'intera categoria. L'opposizione riformista può isolare e rendere inoffensivo Antonio Di Pietro solo alzando la posta e puntando sulla grande riforma. Silvio Berlusconi ed il centro destra hanno la forza e la compattezza necessari per ridare stabilità allo stato di diritto e dare vita ad una nuova e più solida Repubblica .</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Apocalisse di Cossiga]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=175</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 13:46:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Scenari
É credibile l&#8217;ipotesi apocalittica disegnata da Francesco Cossiga a proposito dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scenari</strong></p>
<p>É credibile l'ipotesi apocalittica disegnata da Francesco Cossiga a proposito dell'ultimo conflitto della serie tra Silvio Berlusconi ed i magistrati politicizzati?<br />
Quella secondo cui il Parlamento approverà il “lodo Schifani”, la Corte Costituzionale piena di esponenti di sinistra lo dichiarerà incostituzionale, il Tribunale di Milano condannerà il Presidente del Consiglio ai sei anni promessi (e non smentiti) dalla magistrata Gandus, il Cavaliere sarà costretto a dimettersi e si andrà alle elezioni anticipate in un clima da stato d'assedio che saranno gestite da un governo d'emergenza del Presidente?<!--more--><br />
Sulla carta l'ipotesi dell'ex Capo dello Stato non fa una grinza. Nessuno mette in dubbio che, sulla base dell'esperienza del passato, gli avvenimenti possano dipanarsi secondo la linea drammatica da lui indicata. Nella realtà, però, c'è una precisa controindicazione alla visione di un anno di Apocalisse di Francesco Cossiga. Quella che il passato è passato e che le condizioni che nella prima metà degli anni '90 fecero saltare la classe politica della Prima Repubblica ed il primo governo Berlusconi e nella legislatura tra il 2001 ed il 2006 resero impossibile una completa riforma della giustizia, sono completamente diverse da quelle di allora.<br />
Intendiamoci, la  maggioranza della Corte Costituzionale è sempre di sinistra, il Tribunale di Milano continua ad essere pieno di magistrati ideologizzati ed una eventuale condanna del Premier potrebbe sempre provocare un sommovimento del quadro politico nazionale.<br />
Ma, prima ancora della forza e della compattezza della attuale maggioranza, della popolarità di Berlusconi, dell'assenza di una forte opposizione, delle divergenze esistenti all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati, delle difficoltà del Csm e del fatto che al Quirinale c'è un personaggio come l'ex “migliorista” Giorgio Napolitano ben consapevole dell'uso politico della giustizia, c'è un'altra e molto più determinante differenza rispetto al passato. Quella che all'interno della stragrande maggioranza del paese si è formata la consapevolezza che la società italiana non può più permettersi di dedicare un altro anno di tempo al dissidio tra politica e magistratura lasciando da parte tutte le emergenze che nel frattempo si sono accumulate pericolosamente. Da questo punto di vista l'Italia è ormai una immensa Napoli. Nella città campana ad accumularsi ed a marcire c'è l'immondizia. Ma tutte le altre città sono a loro volta traboccanti di altri generi di “monnezza”. Dal gigantesco buco di bilancio di Roma alla sicurezza del Nord e delle regioni meridionali abbandonate a mafia, camorra e 'ndrangheta, dal problema dell'inflazione programmata imposta dall'Unione Europea che minaccia gli stipendi ma rende improrogabile la riforma dei contratti di lavoro ad una produzione industriale che continua a languire, dal disagio crescente non solo dei ceti più bassi, ma anche di tutto il gigantesco ceto medio, alla arretratezza assurda e criminale delle infrastrutture, dal peso sempre più insostenibile dei costi energetici al rischio di collasso generale della società nazionale sull'esempio di quanto avvenuto in passato nel paese sudamericano più vicino al nostro, l'Argentina.<br />
Ecco, rispetto al “pericolo Argentina” incombente e di cui è crescente la piena e preoccupata consapevolezza degli italiani, chi può assumersi la responsabilità di buttare al vento un altro anno nel conflitto tra politica e magistratura?<br />
La vera e più grande emergenza è di non perdere un solo istante nell'affrontare le tante emergenze. Chi può permettersi di ignorarlo? La vera e più grande novità rispetto al passato è che Berlusconi può porre il paese di fronte a questo interrogativo. I suoi nemici no. Per questo è difficile che l'Apocalisse di Cossiga possa verificarsi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[tomtom x orso]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=107</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 14:08:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
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<description><![CDATA[Potrebbe rivelarsi decisivo anche per monitorare i movimenti dell&#8217;orso che in questi giorni va]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Potrebbe rivelarsi decisivo anche per monitorare i movimenti dell'orso che in questi giorni vaga per le pealpi Orobiche e che proprio giovedì sarebbe stato stato avvistato da un pastore. È il Gps Lombardia (Global Positioning System), il servizio di posizionamento satellitare, basato su una rete di 18 stazioni permanenti, attive 24 ore su 24, dislocate omogeneamente su tutto il territorio lombardo.</p>
<p>Il sistema permette di aggiornare e definire - con precisione centimetrica - la cartografia regionale e comunale: individua le zone del territorio interessate da frane e smottamenti, tiene sotto controllo le potenziali fonti di inquinamento, i bacini idrografici, controlla gli spostamenti delle zolle continentali e l'estensione dei ghiacciai. Ed è utilissimo anche per il tempo libero e lo sport, aggiornando le mappe dei sentieri e i percorsi ciclo-pedonali.</p>
<p>"Un primato nazionale - ha ricordato oggi l'assessore al Territorio e Urbanistica, Davide Boni, che ne ha illustrato le caratteristiche insieme all'assessore alle Reti e Servizi di Pubblica Utilità, Massimo Buscemi - uno strumento indispensabile per realizzare compiutamente l'informazione territoriale, attraverso una vera e propria infrastruttura grazie alla quale poter condividere dati e servizi tra soggetti pubblici e privati".</p>
<p>"Basti pensare - ha aggiunto - che con il Sit, il Sistema di informazione territoriale, basato su queste tecnologie, abbiamo individuato 2 milioni di metri quadri aree dismesse in più rispetto ai 10 milioni di metri quadri già censiti. Un progetto all'avanguardia che potremmo già offrire a partner italiani e internazionali".</p>
<p>"Regione Lombardia - ha detto l'assessore Buscemi - ha stanziato 1.2 milioni di euro per potenziare la tecnologia nelle 18 postazioni fisse della Fondazione Irealp. Questo ci consente di essere tra le Regioni d'Italia che hanno un monitoraggio particolarmente avanzato del nostro territorio per poter controllare 24 ore su 24 non solo le falde acquifere, gli alvei fluviali e gli smottamenti del terreno ma anche lo spostamento del traffico dei rifiuti e delle merci pericolose ed in particolare di quelle liquide e di quelle gassose".</p>
<p>Questo sistema di controllo satellitare, come afferma il Presidente di Irealp, Fabrizio Ferrari "ci vede all'avanguardia e in anticipo sul resto del Paese poiché consente di rilevare in tempo reale e con elevatissima precisione la collocazione sul territorio. Si presta quindi a innumerevoli applicazioni, tra cui quella nell'ambito della sicurezza in montagna , di fondamentale importanza se si pensa che due terzi del territorio lombardo è montano".</p>
<p>Creato nel 2003, il servizio Gps Lombardia nasce da un accordo tra la Fondazione regionale Irealp (Istituto di Ricerca per l'Ecologia e l'Economia Applicate alle Aree Alpine) e Regione Lombardia con il supporto tecnico-scientifico del Polo di Como del Politecnico. Il servizio è in grado di garantire con precisione e accuratezza le rilevazioni di punti la cui collocazione è ignota nell'elaborazione dei dati. I dati acquisiti dalle varie stazioni, una volta elaborati da un centro di calcolo gestito da Irealp, vengono distribuiti attraverso un collegamento internet agli utenti collegati; un servizio attualmente utilizzato da enti pubblici, istituzioni, università, privati e grandi società come l'Eni e la Compagnia Generale Riprese Aeree.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://alrovi.files.wordpress.com/2007/06/orso-2.jpg" alt="" width="217" height="290" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Senza strategia]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=173</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 14:31:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pd
La tragedia del Partito democratico è che non aveva una strategia politica quando il suo segreta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pd</strong></p>
<p>La tragedia del Partito democratico è che non aveva una strategia politica quando il suo segretario Walter Veltroni sosteneva che era arrivato il momento di dialogare con la maggioranza di governo sulle riforme. E non ha una strategia politica oggi che lo stesso Veltroni annuncia la fine del dialogo a causa della legge salva-premier e preannuncia una grande manifestazione di protesta in autunno contro Berlusconi e la sua coalizione.<!--more--><br />
La linea passata, quella del dialogo per il dialogo, quella della legittimazione del Cavaliere in cambio del bipartitismo, non aveva una prospettiva strategica perché non definiva quale avrebbe dovuto essere l'obbiettivo politico di fondo dell'operazione.<br />
Questo obbiettivo non potevano essere solo le riforme istituzionali. E neppure la prospettiva dell'alternanza tra i due partiti maggiori. Per la semplice ragione che se le riforme avrebbero dovuto istituzionare il bipartitismo e la regola dell'alternanza tra Pdl e Pd, non sarebbe stato affatto necessario dialogare per accordarsi su qualsiasi argomento sul tappeto. Una democrazia articolata su due partiti antagonisti si fonda non sui compromessi ma sulla competizione. E, fatte salve le questioni legate alle riforme, la regola avrebbe dovuto essere non il dialogo ma lo scontro sempre più vivace tra maggioranza ed opposizione. Non era questo l'obbiettivo perseguito da Veltroni? In realtà il leader del Pd aveva in testa lo schema del centro sinistra della Prima Repubblica e pensava che il Pd avrebbe dovuto seguire l'esempio del Psi e rompere con la sinistra estrema per approdare, nei tempi e nei modi da definire, ad un accordo di governo con il Cavaliere?<br />
Nessuno, tanto meno Veltroni, ha mai sostenuto che il dialogo su tutto servisse a favorire una prospettiva strategica del genere. Anzi, tutti i dirigenti del Pd hanno sempre respinto ogni suggestione del genere. Per cui appare evidente che la linea seguita prima e dopo le elezioni dall'ex sindaco di Roma non puntava né al bipartitismo, né alle larghe intese ma solo, con il beneplacito di Berlusconi per la durata della fase elettorale, a cannibalizzare l'estrema sinistra e contenere le dimensioni della inevitabile sconfitta.<br />
La stessa totale assenza di un qualsiasi respiro strategico caratterizza la fine del dialogo ed il ritorno all'opposizione dura e pura annunciati ieri da Veltroni. Il segretario del Pd  ha escluso il ritorno ala sinistra plurale, all'ulivismo di Romano Prodi ed all'alleanza tra riformisti e massimalisti. E non poteva fare altrimenti visto che sulla rottura con Rifondazione e sulla vocazione maggioritaria del Pd aveva giocato la propria partita fino a quel momento. Ha solo cercato di ripararsi dalle contestazioni interne e dalla concorrenza esterna di Antonio Di Pietro calandosi nei panni dei vecchi girotondini e preannunciando per l'autunno la solita manifestazione di piazza in difesa dei magistrati e contro il Cavaliere Nero.<br />
Nel frattempo Berlusconi affronta concretamente le emergenze dell'economia, della sicurezza, dell'immondizia, cioè le questioni che riguardano la vita pratica dei cittadini. E mentre il Pd filosofeggia sul nulla raggiunge punte di consenso, (come si è visto in Sicilia) di tipo bulgaro.<br />
Contento Veltroni, contenti tutti! </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se il problema è la comunicazione]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=170</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 14:53:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Governo
Il pacchetto-sicurezza è presentato all&#8217;opinione pubblica come un unico provvedimento]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Governo</strong></p>
<p>Il pacchetto-sicurezza è presentato all'opinione pubblica come un unico provvedimento. Quello salva-premier. E la manovra economica subisce la stessa sorte. Viene dipinta come un coacervo di banalità che il Consiglio dei Ministri approva in nove minuti e che rischia di reintrodurre l'odiata misura dei ticket per le prestazioni sanitarie. Grazie a questa presentazione la stessa Robin Tax perde l'aspetto di un freno all'eccesso di speculazione sullo spaventoso aumento dei prodotti petroliferi per diventare una misura demagogica se non, addirittura, le vendetta del milanista Berlusconi contro il petroliere presidente dell'Inter Massimo Moratti.<!--more--><br />
Tutto questo dimostra che il governo sta correndo un grave pericolo, lo stesso in cui è incappato dal 2001 al 2006. Quello di veder vanificata la grande vittoria politica ottenuta alle ultime elezioni perdendo la successiva battaglia sul terreno della comunicazione e dell'informazione.<br />
Questo non significa chiedere che la maggioranza soffochi di valanghe di comunicati inneggianti alle proprie misure le redazioni dei giornali e delle televisioni. Non significa nemmeno auspicare, all'insegna di quel presunto gramscismo di destra che alcuni stenterelli del centro destra vanno riscoprendo in questi giorni, occupare e lottizzare tutti gli organi d'informazione del paese.<br />
Significa, al contrario, ricordare che nella società dell'immagine e della comunicazione non basta andare incontro alle richieste dell'opinione pubblica con provvedimenti che affrontano concretamente le emergenze. E non è neppure sufficiente avviare concretamente a soluzione i problemi che marciscono sul tappeto da anni ed anni. Si deve obbligatoriamente imparare a presentare nel modo più efficace possibile all'opinione pubblica l'attività di governo. E farlo tenendo nel debito conto che l'informazione positiva ha un impatto sul pubblico decisamente minore di quella negativa e catastrofista, che la vecchia egemonia della sinistra è ancora attiva ed operante all'interno di una categoria di informatori professionali per troppi anni ignorata ed abbandonata a se stessa dai dirigenti del centro destra  e che questa egemonia ideologica è affiancata, se non addirittura sopravanzata, dall'egemonia di quella parte del mondo della comunicazione che fa capo ai cosiddetti “poteri forti”.<br />
Non è normale, infatti, che di fronte ad un elettorato maggioritario che ha chiesto a gran voce misure per la sicurezza si subisca passivamente la vulgata prevalente di chi cerca di avallare la tesi che il governo alza un gigantesco polverone solo per nascondere una improvvisata operazione di salvataggio personale del Cavaliere. Non è concepibile che un piano triennale destinato a rappresentare l'atto più significativo<br />
dell'attività del governo e che suscita interesse e consensi anche all'interno delle forze dell'opposizione, venga sminuito a livello di una trovata estemporanea destinata al massimo a far ridurre lo stipendio a Mourinho o la liquidazione a Mancini.<br />
Gli esponenti della maggioranza sono stati da sempre abituati a considerare normali, scontate, immodificabili queste distorsioni e queste strumentalizzazioni informative.<br />
Se non vogliono ripetere gli errori del quinquennio 2001-2006 debbono incominciare a considerare come una emergenza d'importanza pari a tutte le altre la necessità di correggere le distorsioni e combattere le strumentalizzazioni.<br />
Come? Non con il gramscismo di destra, con le lottizzazioni indiscriminate o, peggio, con l'idea che venire a patti con gli uomini ed i gruppi delle egemonie forti sia sempre meglio che accettare la loro sfida. Basta incominciare ad essere consapevoli del problema. Ed imparare che nelle democrazie liberali la questione è stata sempre risolta puntando sul pluralismo. Quello che in Italia è zoppo da anni.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Aventino dei masochisti]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=168</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 14:08:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sinistra imballata
Molti pensano che i partiti antifascisti persero a suo tempo la battaglia dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sinistra imballata</strong></p>
<p>Molti pensano che i partiti antifascisti persero a suo tempo la battaglia dell'Aventino a causa della decisione di abbandonare il Parlamento. Non pochi storici sostengono che se Giovanni Amendola ed i suoi amici e colleghi di lotta contro Benito Mussolini avessero continuato a presidiare l'aula di Montecitorio, il corso della storia italiana sarebbe cambiato. Ma questa tesi è sbagliata. Perché l'errore non fu di disertare il luogo del confronto democratico ma di non sapere mettere a punto una strategia politica per l'opposizione diversa dalla condanna morale nei confronti dell'allora Presidente del Consiglio e futuro dittatore.<!--more--><br />
Il paragone di allora con oggi, dell'Aventino di Amendola con la scelta del Pd di Walter Veltroni e dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro di uscire dall'aula di Palazzo Madama al momento del voto sul decreto sicurezza, è sicuramente azzardato. Quantomeno perché Veltroni non è Amendola, Berlusconi non è Mussolini e, soprattutto, non c'è alcuna similitudine tra la situazione politica del 2008 con quella della prima metà degli anni '20. Ma ricordare il passato serve per indicare una tendenza che da quegli anni ormai lontani ad oggi caratterizza la sinistra quando si trova a svolgere un ruolo d'opposizione. Quella di evitare di elaborare una strategia politica concretamente alternativa a quella della maggioranza e puntare sulla scorciatoia della condanna esclusivamente morale.<br />
Questa scelta, che troppo spesso si è ripetuta nei sessant'anni della democrazia repubblicana contro i governi centristi di De Gasperi o quelli di centrosinistra a guida Dc od a guida socialista, non ha mai prodotto risultati positivi. Perché il ricorso alla condanna morale è sempre servito a nascondere l'assenza di un qualsiasi progetto politico. E l'opinione pubblica, che è sempre molto più smaliziata di quanto non si possa pensare, ha sempre intuito che dietro le vesti stracciate in nome della moralità infranta c'era solo l'assenza di una qualsiasi idea su come affrontare i reali problemi del paese.<br />
L'aventinismo, in sostanza, serve solo a danneggiare chi lo usa. In particolare, nel caso di attualità del pacchetto sicurezza, è riuscito esclusivamente a dimostrare che il Pd è troppo diviso e lacerato per poter resistere al grido della foresta dell'opposizione pregiudiziale lanciato da Di Pietro e non è in grado di confrontarsi con il Pdl sulle misure concrete che dovrebbe riportare fiducia e tranquillità nelle città italiane.<br />
L'aspetto più singolare della vicenda è che una parte dei provvedimenti del governo Berlusconi era già stata preparata ai tempi del governo Prodi e non aveva visto la luce solo per l'opposizione della sinistra massimalista. I riformisti del Pd, quindi, proprio per rimanere fedeli alla scelta di andare da soli fatta in campagna elettorale, avrebbero dovuto rivendicare il lavoro svolto, confrontarsi con la maggioranza sugli aspetti condivisi e polemizzare su quelli in contrasto. Invece hanno bocciato in blocco  le misure governative negando implicitamente l'urgenza e la drammaticità del problema da affrontare, hanno rinunciato ad evidenziare la propria identità e si sono accodati a quel “tanto peggio, tanto meglio” di Antonio Di Pietro che costituisce la giustificazione più efficace e convincente dei provvedimenti ad personam di Silvio Berlusconi.<br />
Ora, grazie all'ultimo esempio di aventinismo masochistico, il Cavaliere può presentarsi agli italiani. E chiede loro se preferiscono che i problemi del paese vengano affrontati e risolti nel rispetto delle norme democratiche o se vogliono che basti ancora una volta l'intervento di un qualche segmento della magistratura per compromettere il presente ed il futuro del paese in nome di una mal intesa legalità.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'OPINIONE|Se non capisco il mio nemico, chi combatto?]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/?p=135</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 07:17:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; ancora utile continuare a guardare indietro, rifacendosi alle ideologie di 60 anni fa? Esse]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color:#000080;">E' ancora utile continuare a guardare indietro, rifacendosi alle ideologie di 60 anni fa? Essere antifascisti vuol dire guardare oltre, non dare importanza a singoli fatti perpetrati da bande di teppisti di quartiere. Il pericolo di un ritorno del fascismo è legato alla nostra voglia di farlo essere ancora una moda</span></h3>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;margin-left:5px;margin-right:5px;" src="http://elezioni2008.agi.it/uploads/elezioni2008/BG/5y/BG5yATQXn0ji5aWblw0qHQ/700_dettaglio2_BossiBerlusconi.jpg" alt="" width="200" /></p>
<p style="text-align:justify;">Lascia a dir poco perplessi la superficialità con cui vengono affrontati dei periodi storici come fossero delle trame da film thriller. La paura di un ritorno al fascismo, male depauperato e reso inoffensivo da  una costituzione rigida e dall'adesione dell'Italia ai più importanti e libertari trattati internazionali (Convenzione di Ginevra, Onu, Unione Europea, solo per citar i più importanti) che combattono qualsiasi forma di totalitarismo, dovrebbero far dormire agli italiani sonni più tranquilli al riguardo.</p>
<p style="text-align:justify;">Quello che fa paura semmai è un ritorno di fiamma di un modus operandi, di un etichetta identitaria  che, fondando le sue radici in quell'ideologia ormai tramontata, anche per molti dei suoi attuali seguaci, torna a volersi affermare imponendo misure che, per un paese democratico quale pretende di essere l'Italia, non possono essere seguite. Alla stessa stregua di come guadagna terreno sul consenso popolare fomentando l'odio verso lo straniero di turno o ancor peggio istigando la gente a una ricerca spasmodica di una sicurezza che non è mai troppa.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo questa nuova ideologia non serve più essere dei cittadini italiani per avere eguali diritti, ma occorre anche dimostrare di potersi mantenere, con un lavoro che certifichi che si è regolari. Per non parlare dell'alloggio. Secondo questa nuova ideologia, rom equivale a romeno, romeno a mascalzone e mascalzone a persona indegna e rimovibile. Sia pure fisicamente. Dimenticando che esiste un nuovo concetto di cittadinanza, quella comunitaria.</p>
<p style="text-align:justify;">Non si mette più mano a fucili e carabine come si faceva sessant'anni fa. Oggi ci pensano la Polizia, i Carabinieri. Si vuole perfino armare la Polizia Municipale, anziché rinforzarla con mezzi e personale assai carenti in molte delle zone periferiche dei grandi centri metropolitani.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Occorre da parte delle forze democratiche, progressiste, riformiste, da parte delle sinistre (ormai ridotte al lumicino dalle ultime elezioni), prendere coscienza di un male maggiore di una semplice ideologia. Non si tratta di un manipolo di seguaci esaltati dalla violenza e dal canebastonatismo. Occorre sì continuare a tenere ben alta la guardia verso il cameratismo stile agguato a La Sapienza o raid Pigneto, ma occorre analizzarlo sotto altro profilo che non quello semplicistico della matrice fascista.</p>
<p style="text-align:justify;">Inutile rimanere ancorati al passato credendo ancora di stare a fare la guerra alla Repubblica di Salò.</p>
<p style="text-align:justify;">In ballo sono i valori più alti della nostra Unità nazionale. Occorre non dimenticare che il fautore numero uno di questa nuova ideologia non è Fini, che sebbene attaccato a modi piuttosto burberi di fare il super partes è rimasto legato a quel fascismo fin quando non ha raggiunto lo scranno più alto del Parlamento, né Berlusconi, di cui dovremmo temere di più le sue pluricondanne cadute in prescrizione e i suoi subdoli obiettivi di interesse personale, ma un certo signor Umberto Bossi, in questi giorni impegnato a seguire la sua nazionale, la Padania, al mondiale per nazioni non riconosciute, in Lapponia, e dei suoi rozzi scagnozzi - vedi Borghezio, Calderoli e Tosi.</p>
<p style="text-align:justify;">Espulsioni, militarizzazione, bavaglio ai giornali sulla pubblicazione delle intercettazioni, questa è la nuova ideologia da combattere.</p>
<p style="text-align:justify;">Il fascismo, quello vero, è dietro l'angolo, ed è in mano solo a chi ha la forza di volerlo rievocare. Non è morto, no. È dormiente e occorre non svegliarlo, ma farlo morire nel sonno. Rievocarlo significherebbe soltanto farlo tornare a essere una moda da bulletti di quartiere - non a caso la maggior parte degli pseudo fascisti vanno dai quindici ai venti anni, età in cui è facile affinare valori quali la mascolinità e la violenza gratuita - compiacendo quei pochi dannati che ancora lo ascoltano. Meglio ignorarlo.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Simone Di Stefano</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il quadrato dei disperati]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=166</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 13:57:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[La sinistra
Da un lato ci sono le vedove inconsolabili di un dialogo che sarebbe stato improvvisamen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sinistra</strong></p>
<p>Da un lato ci sono le vedove inconsolabili di un dialogo che sarebbe stato improvvisamente ed ingiustificatamente ucciso dalla decisione di Silvio Berlusconi di puntare sulla solita leggina ad personam per sfuggire al giudizio del processo Mills. Dall'altro ci sono gli antiberlusconiani viscerali che salutano con gioia la scelta del Cavaliere di riaprire le ostilità contro i magistrati perché in questo modo possono ricompattare la sinistra all'insegna della lotta contro il neofascismo risorgente.<!--more--><br />
Solo in apparenza il Partito Democratico appare diviso tra queste due diverse posizioni. In realtà le vedove del dialogo sono già virtualmente in piazza a rinnovare i girotondi con quelli per cui la guerra con il Cavaliere Nero non si è mai conclusa e potrà finire solo con la scomparsa politica (ma anche fisica) dell'odiato nemico.<br />
Walter Veltroni non ha perso tempo ad allinearsi alle indicazioni di Eugenio Scalfari e di Furio Colombo. E quei pochi che cercano di frenare questa deriva verso l'estremismo antiberlusconiano sono destinati o a rincorrere la massa già rientrata nelle vecchie trincee della guerra che va avanti dal '94 ad oggi o ad essere abbandonati al loro destino.<br />
Tutti dicono che si tratta di un ritorno all'antico, di un film già visto, di un libro già scritto. Ma questa valutazione è vera solo in parte. Perché le condizioni politiche in cui il breve armistizio post-elettorale tra maggioranza ed opposizione sfocia nella ripresa delle ostilità sono completamente diverse da quelle del passato. Queste condizioni sono segnate dall'incredibile divario di forze attualmente esistente tra il Pdl ed i suoi avversari. Nel '94, nel '96, nel 2001, nel 2006 i due schieramenti antagonisti avevano una consistenza numerica molto simile. Le vittorie del centro destra del passato non hanno mai segnato la disfatta del centro sinistra. E lo stesso è avvenuto quando a vincere è toccato al centro sinistra.<br />
Adesso, invece, il quadro è completamente diverso. Le dimensioni reali del successo del Pdl stanno cominciando a manifestarsi solo ora. E, conseguentemente, solo in questo momento appare in tutta la sua gravità la disfatta del centro sinistra. Il risultato delle amministrative siciliane non è una semplice conferma del voto del 14 aprile. E' la dimostrazione più eloquente della incredibile dimensione della rotta dell'intera opposizione e di tutte le sue diverse componenti.<br />
Ma il quadro generale non ha nulla a che spartire con quelli del passato non solo per la diversità dei numeri e dei rapporti di forza in campo. Ma anche e soprattutto perché mentre il Pdl appare spinto dalla volontà della maggioranza del paese ad avviare un ciclo destinato ad affrontare e risolvere tutte le grandi questioni lasciate marcire in anni di colpevole immobilismo, il centro sinistra risulta incapace di elaborare una qualsiasi strategia diversa da quella del semplice arroccamento nel disperato quadrato dell'ultimo antiberlusconismo.<br />
In queste condizioni, allora, non stupisce affatto che il Cavaliere abbia deciso di seppellire una volta per tutte la speranza dei suoi avversari di liquidarlo non con le armi della politica ma per via giudiziaria. Colpisce, semmai, che la sinistra rinunci a fare la propria parte nel processo di grande riforma del paese come se non avesse nulla da proporre. E lo faccia tornando a sventolare quelle bandiere del giustizialismo spicciolo che da quindici anni hanno prodotto solo sconfitte sempre più pesanti.<br />
 </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["arrestateci tutti"]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=103</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 07:43:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Marco Travaglio scrive:
Disobbedire se resterà l’ultima strada. Se il futuro che ci aspetta sanc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/52530/vignetta_su_me_2.JPG" alt="" width="320" height="412" /></p>
<p style="text-align:left;"><em>Marco Travaglio scrive:</em></p>
<p>Disobbedire se resterà l’ultima strada. Se <strong>il futuro che ci aspetta </strong>sancirà le nuove leggi del terzo governo Berlusconi, che è uguale al primo e al secondo, con buona pace di chi (non noi) si aspettava la stagione dello statista da consegnare alla Storia. Come se un miliardario di 72 anni potesse cambiare qualcosa, una virgola o un capello, delle proprie <strong>ossessioni e privilegi e prepotenze</strong>.</p>
<p><strong>Dunque niente intercettazioni e niente notizie</strong>. Magistrati nella rete. Giornalisti in galera. Politici schermati dalla legge. Periferie presidiate. Campi nomadi circondati. Clandestini passibili di arresto. Carceri sempre più piene di soli poveracci: tossici, extracomunitari, gli ultimi dell’ultimo girone.</p>
<p><strong>Mai più un banchiere molestato da indagini</strong>. Mai più un primario, né una clinica. Mai più un fabbricante di strade e di ponteggi pericolanti. Mai più i trafficanti di calciatori, di bond argentini e di sub prime. Mai più scalatori di banche e di assicurazioni.</p>
<p><strong>Giornali e giornalisti obbligati al silenzio. Editori passibili di immediati ricatti</strong>, con perigliose battaglie legali, ritorsioni economiche, guerriglie normative senza fine. Oppure gentilmente  blanditi dalle dolcezze del quieto vivere. E dal veleno di dossier (veri o falsi) ma ugualmente clandestini e clandestinamente compilati per allestire ricatti ideati da tutti gli spioni disponibili nei sottofondi della repubblica.</p>
<p>Disobbedire.<strong> Scrivere quel che si riesce (e riuscirà) a sapere</strong>. Usando i propri giornali se ci stanno, oppure l’ovunque planetario della Rete, oppure il ciclostile. Non piegare la schiena. Non rinunciare neanche un po’ a essere liberi.</p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No al decisionismo intermittente]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=164</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 15:46:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Governo e militari

Il rischio che grava sul governo non è quello della politica degli annunci. Nel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Governo e militari<br />
</strong></p>
<p>Il rischio che grava sul governo non è quello della politica degli annunci. Nella società della comunicazione e dell'immagine non si può operare senza dare segnali forti all'opinione pubblica delle proprie intenzioni e della propria direzione di marcia. Chi sostiene il contrario o lo fa perché non riesce a trovare altri argomenti di critica e di contestazione nei confronti dell'esecutivo, oppure perché vine nel passato e non riesce  ad accettare la realtà del tempo presente.</p>
<p><!--more--><br />
Il rischio che grava come un macigno sul Cavaliere, invece, è diverso. Molto più grave e pericoloso di quello della politica degli annunci. Lo stesso che segnò negativamente l'esperienza di governo del centro destra dal 2001 al 2006 e contribuì in maniera determinante a favorire alla fine di quella legislatura la vittoria elettorale del centro sinistra.<br />
Questo pericolo si chiama il decisionismo intermittente, quello che un giorno è caratterizzato da una fuga in avanti ed il giorno appresso da una precipitosa corsa all'indietro, da un annuncio in positivo a cui segue la correzione e la smentita in negativo.<br />
Nella società dell'immagine e della comunicazione il decisionismo intermittente è il modo peggiore che un governo può adottare per sottoporre il proprio operato al giudizio dell'opinione pubblica. A dispetto dell'antico proverbio è meglio perseverare nell'errore piuttosto che manifestare una incertezza che non riesce a soddisfare chi aveva avversato l'annuncio del governo e provoca solo l'irritazione di chi lo aveva salutato con soddisfazione.<br />
Questa regola è stata applicata con successo nei confronti dell'emergenza dei rifiuti campani. Il governo ha mantenuto dritta la barra della rotta senza farsi condizionare dalle manifestazioni di piazza e dai soliti sabotaggi della magistratura. E se l'altro ieri l'ex Commissario straordinario Gianni De Gennaro ha potuto rilevare che il problema è avviato a soluzione e che grazie all'intervento dei militari sono state scoperte tracce di materiale radioattivo che avrebbero potuto nuovamente bloccare lo smaltimento dei rifiuti in Germania, lo si deve alla linea ferma seguita da Berlusconi.<br />
Lo stesso dovrebbe valere per ogni altra questione. A partire dall'impiego delle Forze Armate per ridare sicurezza alle città italiane. Che sarà pure una misura “spot”, come ha giustamente rilevato Pier Ferdinando Casini, ma che, proprio perché è rivolta non a risolvere un problema (non è con 2500 soldati che si scioglie il nodo sicurezza) ma ha rappresentare un segnale, va mantenuta e non sconfessata. Il governo è convinto che far vedere un po' di tute mimetiche in giro per il paese contribuisce a ridare all'opinione pubblica la speranza di battere la criminalità? Bene, mandi in giro i soldati e non faccia marcia indietro. Perché se si rimangiasse la decisione, il rimedio sarebbe peggiore del male.<br />
Questa valutazione non riguarda il merito del provvedimento. Che può essere considerato legittimamente utile o del tutto inutile. Riguarda la forma e la sostanza dell'azione di governo. Che sono strettamente intrecciate (ed alle volte s'identificano) e che non possono essere condizionate dai timori di certi settori della maggioranza di essere messi in cattiva luce dalle critiche dei media nazionali ed internazionali.<br />
Subire un condizionamento del genere, infatti, è del tutto ingiustificato. Perché non è l'opposizione che porta avanti questa battaglia contro le scelte decisioniste del governo. E' soprattutto la stampa della sinistra oltranzista che occupa il posto lasciato vuoto dal Pd e dalla sinistra massimalista, ormai allo sbando. E, un po' per ragioni di mercato, un po' perché le ultime sacche di resistenza paleo-marxista si annidano nella categoria dei giornalisti, sono i media che prendono lucciole per lanterne ed evocano Bava Beccaris, le derive autoritarie ed i fascismi di ritorno. Ma perché farsi condizionare dagli ultimi dei mohicani rossi? Forse perché si è ancora subalterni alla antica egemonia? Quella stessa che spinge la destra a riscoprire Gramsci piuttosto che ad aprirsi alla cultura liberale? </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Kebab Città Alta]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=100</link>
<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 16:49:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
<guid>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=100</guid>
<description><![CDATA[
per quanti sanno apprezzare il gustoso e ricco insieme di sapori che solo il kebab sa ricreare
per ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.ananova.com/images/web/416945.jpg" alt="" width="410" height="308" /></p>
<p>per quanti sanno apprezzare il gustoso e ricco insieme di sapori che solo il kebab sa ricreare</p>
<p>per quanti pensano che aprire in città alta un piccolo bistrò che ci permetta di assaporare questo caratteristico piatto arabo non significhi una nuova lepanto e l'inizio dell'invasione musulmana nella nostra acropoli e non giustifichi frasi come:via i musulmani da città alta</p>
<p>per chi ha la testa per saper distinguere tra un integralista islamico e un qualsiasi arabo in gamba che ci consente di stimolare in maniera nuova i piaceri del palato</p>
<p>per chi è stanco di passeggiare lungo la corsarola e trovarsi di fronte a cinque gelaterie...</p>
<p><span>per chi semplicemente ha voglia di mangiarsi un kebab seduto in piazza mercato delle scarpe senza tirarsi troppi pacchi economico-politico-cultura</span>li.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.melodymecca.com/news/n_kebab1.jpg" alt="" width="167" height="215" /></p>
<p>per chi non lo sapesse, cioè circa il 99,6%della popolazione bergamasca, hanno aperto un modesto e carino kebab in città alta. come dove!!in piazza mercato dellle scarpe, di fronte alla funicolare e accanto al botticelli!!<br />
ma vi consiglio di affrettarvi se non ci siete ancora andati<br />
perchè vogliono chiuderlo...<br />
perchè?bella domanda!!e io che trovavo così piacevole l'idea di andare a mangiare fuori un kebab nel vecchio borgo!<br />
eh no!!come ho potuto pensarlo!!!forse non cii rendiamo conto del dramma politico culturale che la nascita di questo piccolo kebab può causare!<br />
forse non ci rendiamo conto che le 5 gelaterie di città alta (ah già, forse il 99,6% dei bergamaschi non sa che hanno aperto una nuova gelateria in piazza mercato delle scarpe) ora dovranno dividere i loro clienti con questo nuovo concorrente.<br />
a chi come me continua a non rendersene conto o anche solo se ne frega consiglio di andare là a fare uno spuntino per mostrare un po' di sostegno al negoziante e magari opporsi alla manifestazione antikebab che vogliono organizzare...come?semplicemente gustando di fronte alla faccia dei manifestanti un ricco doner!</p>
<p><em>da facebook-salviamo il nuovo kebab di città alta</em></p>
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<title><![CDATA[Una bocciatura sacrosanta]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=162</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 15:00:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ue
E&#8217; facile prevedere che adesso si scatenerà un inferno di sdegno, condanna ed esecrazione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ue</strong></p>
<p>E' facile prevedere che adesso si scatenerà un inferno di sdegno, condanna ed esecrazione per la decisione della maggioranza degli irlandesi di bocciare con il referendum il Trattato di Lisbona, cioè la versione riveduta, corretta ed alleggerita di quella Costituzione Europea che francesi ed olandesi bocciarono nel 2005. I sostenitori non dell'Unione Europea ma di quel simulacro di unità europea che si è venuta a costituire negli ultimi vent'anni, si stracceranno le vesti per la scelta irlandese. E, tra i tanti argomenti a cui aggrapparsi, di sicuro preferiranno quello secondo cui è bastato l'un per cento di tutti i cittadini dei 26 paesi che fanno parte dell'Unione Europea per cancellare in un colpo solo una Costituzione che era stata messa a punto in tanti anni di confronti, bocciature, revisioni ed accomodamenti.<!--more--><br />
La delusione e l'irritazione degli europeisti ortodossi sono fin troppo comprensibili.<br />
L'effetto esplosivo del voto irlandese non può essere contenuto in alcun modo. Né con un voto del Parlamento di Dublino e neppure con qualsiasi altra gabola di tipo giuridico o politico. Se si vuole continuare a perseguire l'obbiettivo della Costituzione Europea si deve ripartire dal punto iniziale. Considerare che dal 2005 ad oggi, cioè dai referendum francesi ed olandesi, non si è fatto un solo passo in avanti. E dalla constatazione che il Trattato di Lisbona è morto e seppellito.<br />
Ma di fronte a questa crisi, giustamente indicata dal Presidente della Camera Gianfranco Fini come la più grave dai tempi del Trattato di Roma che diede vita all'Unione Europea, è profondamente sbagliato reagire con la semplice criminalizzazione della maggioranza dei cittadini d'Irlanda. Cioè limitarsi a denunciare la loro paura di perdere i vantaggi di un sistema fiscale privilegiato rispetto a tutti gli altri paesi europei od il loro cattolicesimo intransigente che non ha perdonato l'assenza del nome di Dio e delle radici giudaico-cristiane nella carta costitutiva dell'Unione.<br />
Bisogna, al contrario, incominciare a domandarsi perché mai i Parlamenti approvino la Costituzione Ue ed i referendum popolari la boccino ed affrettarsi a capire la ragione di una così clamorosa differenza tra Europa formale ed Europa reale.<br />
La risposta è forse che la gente comune non riesce a comprendere ciò che invece la propria classe politica sembra avere ben chiaro? Cioè che solo una Ue compatta ed unita può affrontare con speranze di successo la gravissima crisi economica in cui versa l'intero Occidente? Oppure la risposta è ancora più semplice. E stabilisce che ai cittadini dell'Europa non importa un fico secco dell'Unione Europea?<br />
Queste tesi care agli europeisti ortodossi sono, però, completamente sbagliate. I cittadini europei non sono affatto più arretrati e conservatori dei propri rappresentanti politici. E non sono neppure degli antieuropeisti legati solo alla vecchia dimensione nazionale, regionale o municipale.<br />
Il vero significato del voto irlandese è che quell'uno per cento dei cittadini europei ha interpretato alla perfezione l'opposizione crescente tra tutti i popoli dell'Europa nei confronti della Ue dei burocrati e dei banchieri. Non è il vento dell'antipolitica quello che ha spirato a Dublino. E' il vento esattamente contrario di chi chiede una Europa federale ma con una forte anima politica.<br />
Per questo il voto irlandese non è un punto di arrivo. Ma, per fortuna, di partenza.</p>
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<title><![CDATA["grazie george", grazie un cazzo]]></title>
<link>http://simoc78bg.wordpress.com/?p=98</link>
<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 07:33:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>simoc78bg</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Il sentimento che permane, sia per quanto riguarda me che gli italiani» è quello della «riconos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Il sentimento che permane, sia per quanto riguarda me che gli italiani» è quello della «riconoscenza» verso un Paese che «ha sacrificato molte vite per la difesa della libertà e della democrazia» ha affermato silvio berlusconi durante la conferenza stampa con george w. bush, in visita a Roma.</em></p>
<p>sinceramente a me quel sentimento non permane, dovrei essere riconoscente a bush perchè mi ha mentito sull'Iraq per potergli fare la guerra, dovrei dirgli grazie per i bombardamenti sui villaggi afghani, per le torture compiute nelle carceri irachene? incarcerare senza processo nel carcere di guantanamo (territorio cubano!!!) lo definiamo difesa della libertà? un uomo morto col fucile in mano è un sacrificio, un bambino morto sotto le bombe è un effetto collaterale. strano concetto di democrazia.</p>
<p>signor berlusconi, la prossima volta, per favore, non parli anche a nome mio</p>
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<title><![CDATA[La giustizia senza refuso]]></title>
<link>http://orsodipietra.wordpress.com/?p=160</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 13:34:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>orsodipietra</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dl o Ddl
Refuso o non refuso? Per la stampa italiana questo è stato il problema. Se fosse mai possi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dl o Ddl</strong></p>
<p>Refuso o non refuso? Per la stampa italiana questo è stato il problema. Se fosse mai possibile che gli uffici tecnici di Palazzo Chigi potessero aver scambiato il decreto legge per un disegno di legge. Oppure se la precisazione venuta da Silvio Berlusconi fosse il tentativo di nascondere una gaffe istituzionale provocata dall'intenzione di varare al più presto un provvedimento di legge destinato a bloccare chissà quale processo.<!--more--> Per molti giornali il dilemma è ancora aperto. Anche perché chi, come Antonio Di Pietro, cercava di individuare il processo che preoccupava il Cavaliere e che andava stoppato dal decreto legge, non è riuscito a trovare alcunché. E chi pensava che in tanto trambusto, dalla visita di Bush all'emergenza rifiuti napoletani, l'ipotesi del refuso non fosse così tanto peregrina, si è reso conto che avallare la tesi del caso provocato dalla confusione avrebbe attribuito al governo un marchio di pressapochismo forse addirittura più dannoso della solita accusa di usare le leggi per interessi personali.<br />
Nel dubbio su quale sia l'ipotesi peggiore è meglio stendere un velo pietoso sull'intera faccenda. Non per coprire il presunto dilettantismo del governo o i soliti pregiudizi infondati dell'opposizione. Ma perché la questione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali è troppo importante e grave per essere ridotta ad una delle tante sciocchezze di cui è costellata la vita pubblica italiana.<br />
Delle dimensioni drammaticamente macroscopiche del fenomeno se n'è parlato fin troppo. Neppure i più decisi difensori dell'uso indiscriminato delle intercettazioni possono nascondere che solo in Italia si assiste ad una violazione così clamorosa del diritto alla riservatezza dei cittadini. Lo stesso è avvenuto per i costi, che pesano per circa un terzo sul bilancio della giustizia. E su tutti quegli altri aspetti negativi che rendono l'abuso delle intercettazioni e la violazione del segreto che dovrebbe gravare sugli ascolti un problema di stretta attualità. Primo fra tutti il freno che un fenomeno del genere provoca agli investimenti stranieri nel nostro paese ed alla sua ripresa economica.<br />
Nell'ampio dibattito che si è svolto sulla questione è passato però in secondo piano, come se si trattasse di un aspetto marginale, un tema di estrema importanza. Quello che, per le conseguenze che produce, aggrava più di ogni altro aspetto il fenomeno delle intercettazioni. Cioè, la modifica sostanziale che esso produce sul processo penale a dispetto di tutte le norme previste dalla Costituzione e dai Codici.<br />
Chi vuole comprendere questo tipo di conseguenze non deve far altro che esaminare con un minimo di attenzione la vicenda che domina in questi giorni le prime pagine dei giornali e che sembra giustificare in pieno l'uso ed anche l'abuso delle intercettazioni, quella della Clinica Santa Rita di Milano.<br />
Il caso, gravissimo, è esploso e diventato di pubblico dominio grazie alla pubblicazione sui quotidiani di brani delle intercettazioni di medici, infermieri e manager della clinica inquisiti dalla magistratura. Bene, esaminiamo le conseguenze. La prima è che i media hanno già celebrato il processo e che la giuria popolare rappresentata dall'opinione pubblica ha già emesso una sentenza di condanna. Si dirà che si tratta di una condanna solo morale visto che il processo reale verrà celebrato effettivamente chissà quando. Ma gli effetti di una condanna morale e di una gogna pubblica possono essere peggiori di quelli di una condanna materiale tutta ancora da decidere. E questo rappresenta comunque una gravissima violazione  della presunzione d'innocenza sancita dalla Costituzione. I medici del Santa Rita saranno pure dei mascalzoni ma hanno diritto, come tutti, ad un processo regolare.<br />
La seconda conseguenza riguarda la evidente sproporzione tra accusa e difesa, e quindi lo stravolgimento delle più elementari regole di giustizia, che viene provocata dalla pubblicazione delle intercettazioni. Il processo mediatico è sempre e solo incentrato a sostegno dell'impianto accusatorio del Pubblico Ministero. In questo modo l'intercettazione non è più uno strumento d'indagine ma diventa l'arma decisiva per il trionfo mediatico della pubblica accusa, lo strumento indispensabile per condizionare i magistrati del Gip e del Gup ed arrivare al processo reale con un vantaggio che garantisca all'accusa la vittoria in prima istanza. Non importa se poi in Appello, ad effetto mediatico affievolito, le sentenze vengano ridimensionate o ribaltate. La distorsione della giustizia è compiuta e risulta comunque irreparabile.<br />
Per questo è bene archiviare al più presto il tema del refuso. Per evitare di rendere ridicolo il tema terribilmente serio della giustizia da rendere giusta. <br />
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