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	<title>liberta &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "liberta"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 07:35:57 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[A Roma, il museo della Liberazione «inutile»]]></title>
<link>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3130</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 05:45:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>solleviamoci</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 

Il museo della Liberazione, in via  Tasso, rischia di sparire perché inserito tra gli enti «inu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" align="justify"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;color:#000080;"><span style="font-size:12pt;"> </span></span></p>
<p><img src="http://www.viatasso.eu/img/logo.gif" alt="http://www.viatasso.eu/img/logo.gif" /></p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:12pt;"><span style="color:#000080;">Il museo della Liber</span></span></span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:12pt;"><span style="color:#000080;">azione, in via  Tasso, rischia di sparire perché inserito tra gli enti «inutili» che tra 60  giorni dovranno chiudere. Alemanno smentisce anche se il provvedimento è  previsto dal decreto legge del 25 giugno 2008 con il quale il ministro Brunetta  «taglia» una lunga serie di enti pubblici non economici sotto i 50 dipendenti.  L’allarme è stato lanciato dal direttore del museo, Antonio Parisella, ai  microfoni di Radio Popolare Roma. ‘«I suoi beni, le sue attività e le sue  risorse finanziarie–ha detto–andrebbero ad un ufficio dell’amministrazione dei  Beni culturali che lo trasformerebbe in un qualsiasi museo gestito come un  ufficio pubblico, togliendogli gran parte del suo significato, che sta proprio  nell’essere un’istituzione parte della società civile. Ci sono due possibilità:  una è che durante la discussione per la conversione del decreto si creino degli  spazi per riuscire a sopravvivere come soggetti autonomi, l’altra è che alcuni  enti vengano ripescati con decreto del ministro».  Parisella annuncia che  convocherà il direttivo del museo e le associazioni dei  partigiani.</span></span></span></p>
<p>Non ci volevo credere... ma ho trovato conferma alla notizia su <!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0 14   &#60;![endif]--> <span style="font-size:12pt;font-family:Arial;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Lazio.php?id=1.0.2305664143">adnkronos</a></span></p>
<p><img src="http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/provvisori_1/roma_museo_via_tasso_facciata--200x150.jpg" alt="L'ingresso del Museo di Via Tasso" width="200" height="150" /></p>
<p>Da <!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0 14   &#60;![endif]--> <span style="font-size:12pt;font-family:Arial;"><a href="http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=8401">aprileonline</a></span> del 2 luglio, a firma Matilde Giovenale, riporto:</p>
<h4 class="abstract">La crociata di Brunetta contro gli sprechi rischia di cancellare lo storico museo della Resistenza. Nel decreto legge 112 approvato il 25 giugno, precisamente all'articolo 26, si afferma infatti la volontà di sopprimere gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità. Il centrosinistra si oppone e l'esecutivo tenta di tranquillizzare sul futuro dell'istituto</h4>
<div style="clear:left;"><!-- --></div>
<p>E' stridente il contrasto tra l'esterno dell'edificio, così sobrio, quasi anonimo, e ciò che esso accoglie al suo interno; tra una facciata normale, banale, da palazzo qualunque di una qualunque strada romana, e quello che dietro di essa si è consumato, oggi custodito come memoria storica. Via Tasso 145 è un indirizzo che richiama alla mente altri numeri e altre strade, ben più tragici. Per esempio 1943-1944, ovvero i nove mesi di "Roma città aperta", oppure via delle Fosse Ardeatine o Forte Bravetta. E' proprio qui, da questo edificio trasformato in fortino della Gestapo di Herbert <strong>Kappler</strong>, durante la fase dell'occupazione nazista, che partirono tra i tanti anche Don Pietro Pappagallo e Carlo Zaccagnini per essere trucidati nel massacro del 24 marzo. E' qui che furono rinchiusi Bruno Buozzi e Giuliano Vassali. <span style="color:#ff0000;"><strong>E' qui che si consumarono torture e prigionia di partigiani, ebrei, dissidenti, militari, uomini e donne civili, allo scopo di far tradire loro il patto di fedeltà giurato contro il nemico nazista, di rivelare un indirizzo, un nascondiglio, un nome che mettesse la Gestapo sulle tracce di coloro resistevano alla presenza tedesca. Tutto questo, trasformato in museo dove ogni anno si recano in visita 15mila persone, in maggioranza studenti, rischia di essere cancellato, azzerato, reso superfluo dal governo.</strong></span></p>
<p>Nel decreto legge 112 approvato il 25 giugno, precisamente all'articolo 26, si afferma infatti la volontà di sopprimere gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità. Una decisione che rientra nella crociata lanciata dal ministro della P.A. Renato Brunetta contro gli sprechi che caratterizzano il settore, ormai vera ossessione del persecutore dei fannulloni. Ma la possibilità che via Tasso rientrasse in questo giro di vite ha provocato un fuoco di fila dell'opposizione: dal Pd alla Sinistra, passando per le istituzioni locali, attuali ed ex, è stato un coro unitario di "giù le mani da via Tasso", puntando l'indice contro il governo. Tanto che lo stesso leader democratico Walter <strong>Veltroni</strong> ha presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo all'esecutivo di rivedere le misure previste. "Un affronto inaccettabile ed inqualificabile", così Veltroni ha definito l'intenzione del governo di sciogliere l'ente, soprattutto perché colpirebbe "la nostra memoria collettiva e di tutti quegli italiani che hanno pagato con la loro vita il prezzo della nostra libertà". L'ex presidente della Provincia Enrico <strong>Gasbarra</strong>, invece, ha scelto di prendere carta e penna e di chiedere un'inversione di rotta ai ministri Brunetta, Bondi e Calderoli, ricordando come questo patrimonio viva "grazie alla passione e all'impegno del suo presidente e dei numerosi volontari, in gran parte insegnanti in pensione, che svolgono per tutto l'anno attività didattica e storica all'interno dell'ex carcere nazista". Stesse considerazioni sono state espresse dall'attuale inquilino di Palazzo Valentini, Nicola <strong>Zingaretti</strong>, che si è recato al museo: "era doveroso essere presente e portare una totale solidarietà politica e istituzionale", ha detto Zingaretti incontrando il direttore della struttura e impegnandosi a coprirne le necessità economiche rilanciandone le attività.  In campo è sceso anche l'ex sindaco Francesco <strong>Rutelli</strong>, il quale da ministro della Cultura lo scorso 31 gennaio ha consegnato ai responsabili del museo le chiavi dell'appartamento che ne ospita le sale. Per lui il provvedimento dell'esecutivo non può che essere stigmatizzato come "un orrore burocratico". <span style="color:#ff0000;"><strong>Levata di scudi naturalmente anche dall'Anpi, in primis Armando Cossutta</strong></span>: "una notizia assurda", ha detto il membro del comitato nazionale dell'Associazione, chiedendo anche come si possa definire "ente inutile" il patrimonio di via Tasso che, ha sottolineato, "certo non rende profitti di sorta, ma coltiva la memoria, educa le coscienze, le fa vigili e consapevoli, inumidisce gli occhi di chi lo va a visitare accendendo il loro animo, la loro intelligenza".</p>
<p>Partito il fuoco di fila del centrosinsitra, è arrivata inevitabile la specificazione del governo alle 15: "la misura riguarda esclusivamente gli enti pubblici che svolgono attività strumentali per un ministero, e quindi non riguarda per tanto i musei, tanto meno il museo storico della Liberazione di Roma in via Tasso", hanno chiarito dal dicastero di Brunetta. Il collega per la Semplificazione Roberto Calderoli ha invece precisato che la norma "non determina la soppressione automatica e immediata degli enti pubblici non economici con meno di 50 unità di personale ma rinvia tale effetto a una data successiva". "Entro tale periodo di tempo" i ministri Brunetta e Calderoli "individueranno una lista di enti comunque da confermare e a tal fine hanno già avviato un'istruttoria con tutti i ministri di settore per verificare i motivi e le ragioni che giustifichino l'eventuale mantenimento in vita di singoli enti". "Pertanto -conclude la nota- ogni illazione giornalistica su presunte volontà del governo di sopprimere alcuni enti sono del tutto infondate" perchè "la decisione politica sulla loro eventuale soppressione verrà infatti assunta solo al termine di tale istruttoria". Il coinvolgimento dello storico monumento alla Resistenza nella lotta agli sprechi è apparso comunque discutibile perfino a Gianni <strong>Alemanno</strong>: "penso che si stato un equivoco", "parlerò con il ministro Brunetta", <strong>"il comune è contrario a questo taglio", ha dichiarato il sindaco, che si è impegnato anche a visitare il museo il prossimo 22 luglio.</strong></p>
<p>La risposta non appare completamente tranquillizzante perchè, come ha ricordato il direttore di via Tasso, Antonio <span style="color:#ff0000;"><strong>Parisella</strong></span>, pur valutando "positivamente e con attenzione il comunicato del Ministero", comunque non è avvenuto nessun fraintendimento rispetto alla norma: <span style="color:#ff0000;"><strong>"non ci siamo sbagliati: in realtà un'attenta lettura dell'articolo 26 del decreto legge confermerebbe il rischio concreto di scioglimento"</strong></span>. Pertanto la preoccupazione che ha dominato fino alle 15 di oggi non sembra scalfita di molto dalle specificazioni dell'esecutivo: del resto, in quel "al termine di tale istruttoria" si cela una posizione ambivalente che non fa abbassare la guardia ai "resistenti" di via Tasso.</p>
<h2><span style="color:#ff0000;"><strong>ORA E SEMPRE RESISTENZA!</strong></span></h2>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Controllo ed oppressione]]></title>
<link>http://editorepuro.wordpress.com/?p=12</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 17:58:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>matierno</dc:creator>
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<description><![CDATA[
MASSIMO VILLONE- Senatore DS
Allora supponiamo che io sia uno eletto a funzione di governo, un sind]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-4FECKW8H_8'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/-4FECKW8H_8&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>MASSIMO VILLONE- Senatore DS<br />
Allora supponiamo che io sia uno eletto a funzione di governo, un sindaco, un presidente di provincia, un governatore, ho avuto una campagna elettorale complicata, difficile, costosa, ho avuto i miei ambienti di riferimento, amici, sostenitori, squadre di volontari, imprenditori vicini a me, adesso si aspettano che io dia delle risposte, <strong>niente di illecito</strong>, beninteso, ma c'è l'imprenditore che vuole il sostegno all'impresa, l'associazione di volontari che vuole l'affidamento del servizio sociale, tutta allora io che faccio, mi rivolgo al dirigente, dirigente messo là da una giunta precedente, persona per bene, rigorosa, onesta, pignolo, spacca il capello in quattro, osserva le virgole, dice che la Pubblica Amministrazione non deve fare nessun favoritismo, dirigente come tutti i cittadini vorrebbero naturalmente, però per me è un problema. Che cosa posso fare? Lascio lì il dirigente però riorganizzo l'amministrazione. Prendo pezzi degli uffici, li sposto, faccio un altro dipartimento, un'altra area. Le cose che mi interessano le metto da un'altra parte quindi il dirigente sta là ma non si occupa più delle cose mie. A capo di questa nuova struttura metto un nuovo dirigente, un esterno assunto a contratto, <strong>naturalmente un amico mio</strong>. Nei procedimenti che mi interessano, che producono gli atti che mi interessano metto un comitato di esperti. Naturalmente, nel comitato di esperti lì sono <strong>tutti amici miei</strong>. Posso fare ancora un'altra cosa: prendo un pezzo di attività che mi interessa, lo esternalizza per così dire. Lo metto in una società a partecipazione pubblico -privato, in una spa nella quale io partecipo come ente. <strong>Mi nomino il presidente</strong>, mi nomino i consiglieri di amministrazione, in tutto o in parte, revisori, sindaci e quindi sempre amici miei, beninteso, gente di cui mi fido e poi come effetto collaterale se devono svolgere questa attività magari fanno un pò di assunzioni, faccio assumere quei <strong>30/40 giovanotti</strong> che mi hanno dato una mano ad attaccare i manifesti in <strong>campagna elettorale</strong>. In tutto questo <strong>non c'è nessun illecito</strong> diciamo. Io non firmo una carta, non tocco nessuno, non ci sono tangenti, non ci sono mazzette, si orienta l'amministrazione verso un risultato che quello della <strong>produzione del consenso</strong>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[APPELLO IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE. FIRMA ANCHE TU!]]></title>
<link>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3117</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 11:51:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>solleviamoci</dc:creator>
<guid>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3117</guid>
<description><![CDATA[  

In difesa della Costituzione


Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale espr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:14px;"> <img style="margin-right:10px;" src="http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/costituzionalisti/01.jpg" alt="" width="280" height="191" align="left" /> </span></p>
<h1><span style="color:#ea0000;"><span style="font-size:14px;"></p>
<p style="font-size:25px;"><strong>In difesa della Costituzione</strong></p>
<p></span></span></h1>
<p><span style="font-size:14px;"><br />
<span style="color:#666699;"><strong>Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale" sull'emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull'immunità temporanea per le alte cariche dello Stato. E chiedono di aderire al loro appello "in difesa della Costituzione"</strong></span><br />
</span></p>
<p>_____</p>
<h1><span style="color:#ea0000;">IL TESTO DELL'APPELLO</span></h1>
<p>.</p>
<p><!--[if gte mso 9]&#62; Normal   0   14 &#60;![endif]--><!--  --></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale</strong></span> e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l'immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell'assunzione della carica, già prevista dall'art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004, premesso che l'art. 1, comma 2 della Costituzione, nell'affermare che "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione", esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale, rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché: a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall'art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell'uomo); c) pregiudicano l'obbligatorietà dell'azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt'al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d'udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti; rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini "sono eguali davanti alla legge".</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Osservano, a tal proposito, </strong></span>che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell'immunità "funzionale", bensì come mero pretesto per sospendere l'ordinario corso della giustizia con riferimento a reati "comuni".<br />
<span style="color:#ea0000;"><strong><br />
Per ciò che attiene all'analogo art. 1,</strong></span> comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l'incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto - e cioè dei reati a cui l'immunità andrebbe applicata - e l'altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell'ipotesi dell'immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ma ciò la Corte </strong></span>fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Infine, date le inesatte notizie</strong></span> diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l'immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell'ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.</p>
<p>.</p>
<p><!--[if gte mso 9]&#62; Normal   0   14 &#60;![endif]--><!--  --></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#ea0000;"><strong>L'elenco dei firmatari</strong></span></span><br />
<span style="color:#666699;"><strong>Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D'Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D'Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi. </strong></span></p>
<p>.</p>
<div style="margin-top:20px;text-align:left;"><img src="http://www.repubblica.it/speciale/2003/calcio/images/i_freccia.gif" alt="" hspace="3" align="absmiddle" /> <a href="http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/costituzionalisti/firme_raccolte.html"><strong>Vai alle firme </strong></a></div>
<div style="margin-top:20px;text-align:left;"><span style="color:#ea0000;"><strong>PER FIRMARE ANCHE TU, VAI<a href="http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/costituzionalisti/index.html"> QUI</a></strong></span></div>
<div style="margin-top:20px;text-align:left;">.</div>
<div style="margin-top:20px;text-align:left;">__________________________________________________________________________________________________</div>
<div style="margin-top:20px;text-align:left;"><img src="http://www.fabriziotarizzo.org/images/costituzione.png" alt="http://www.fabriziotarizzo.org/images/costituzione.png" /></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I MIGLIORI PERSEGUITATI: I PRECURSORI RIFIUTATI DALLA SOCIETA' CIVILE]]></title>
<link>http://domenicoschietti.wordpress.com/?p=39</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 09:58:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Motore di Schietti</dc:creator>
<guid>http://domenicoschietti.wordpress.com/?p=39</guid>
<description><![CDATA[ALL&#8217;UNDICESIMO CENTRO CONSECUTIVO TI SPARANO ADDOSSO ANCHE GLI AMICI

Mi spiegheresti il mecca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/06/allundicesimo-centro-consecutivo-ti.html">ALL'UNDICESIMO CENTRO CONSECUTIVO TI SPARANO ADDOSSO ANCHE GLI AMICI</a></h3>
<p><a title="io1.jpg" href="http://powerenergy.wordpress.com/files/2007/10/io1.jpg"><img src="http://powerenergy.wordpress.com/files/2007/10/io1.jpg" alt="io1.jpg" width="400" /></a></p>
<p><strong>Mi spiegheresti il meccanismo psicologico che ha portato anche molti tuoi amici come me che ti volevano aiutare a non credere alle tue iniziative, giudicarti male e in buona fede disconoscerti?</strong></p>
<p>E' semplicissimo ed è già studiato in tutti i settori professionali da millenni tant'è che i precursori spesso vengono riconosciuti e valorizzati dopo centinaia di anni o, come Archimede, millenni.</p>
<p>Non sto parlando di nemici dell'umanità che ostacolano le iniziative altrui per gusto sadico, per questioni sessuali di leadership nel branco, o per lucro.... (CONTINUA...)</p>
<p><span style="font-weight:bold;">PER SAPERNE DI PIU’ LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO CLICCA SU:<br />
</span></p>
<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/06/allundicesimo-centro-consecutivo-ti.html">ALL'UNDICESIMO CENTRO CONSECUTIVO TI SPARANO ADDOSSO ANCHE GLI AMICI</a></h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Settant'anni fa le leggi razziali. Nuove vittime e vecchi razzismi]]></title>
<link>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3116</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 09:37:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>solleviamoci</dc:creator>
<guid>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3116</guid>
<description><![CDATA[  
di Corrado Giustiniani

ROMA (5 luglio) - Quella Bmw grigia le sta incollata dietro, con il clacs]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27220&#38;sez=HOME_INITALIA#"> <img style="margin-right:8px;margin-bottom:2px;" src="http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/HIGH/20080705_11111.jpg" border="0" alt="" width="300" align="left" /></a><span style="color:#ea0000;"><strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27220&#38;sez=HOME_INITALIA#"> </a></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>di Corrado Giustiniani</strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><br />
ROMA (5 luglio) - Quella Bmw grigia</strong></span> le sta incollata dietro, con il clacson che sembra impazzito. Betty Amadin imbocca allora Viale Ungheria: l’auto continua a seguirla. Fa inversione a U. Ma è inutile, è sempre lì. Alla fine si ferma davanti al negozio di un’amica, nigeriana come lei, e abbassa il finestrino. L’uomo scende dalla Bmw e la riempie di pugni. Il volto di Betty adesso è una maschera di sangue, la sua bimba di un anno piange a dirotto sul seggiolino posteriore, mentre lui urla «Tornate in Africa! Andate via, non vi vogliamo!». La gente dalle finestre applaude e ripete quel barbaro incitamento. «La bambina non ha più dormito per una settimana» racconta Betty, in Italia da dieci anni e moglie di un friulano. Già, perché l’episodio, raccolto da un giornale locale, si è svolto in giugno nel centro di Udine. Scene di caccia nell’Alto Nordest. E anche nel Basso, con quel capotreno bolognese dell’Espresso Palermo-Milano che dà della «sporca negra» a una donna ghanese e all’altezza di Reggio Emilia le scaraventa i bagagli giù dal treno, strattonandola e insultandola.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E’ razzismo percepito o razzismo reale,</strong></span> quello che serpeggia nel Belpaese? Estrapolando due episodi fra i tanti della vita quotidiana, commettiamo lo stesso errore in cui sguazzano i media quando parlano degli automobilisti ubriachi e omicidi, ma solo se immigrati? O quando, rispetto alle 4.663 violenze sessuali consumate in Italia ogni anno (13 al giorno: se registrate tutte dai giornali, ci trasformerebbero in un popolo di stupratori), ci si concentra su quelle commesse dai romeni?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Domanda complessa,</strong></span> da girare a sei testimoni privilegiati. Il prete di strada (don Ciotti), il sociologo dell’immigrazione (Maurizio Ambrosini) l’esperto di discriminazioni razziali (Pietro Vulpiani) la sinti che ora studia le sue origini (Eva Rizzin) il ballerino albanese (Kledi Kadiu) e il ricercatore di Demos Fabio Bordignon, dal quale iniziamo, per avere il conforto dei dati. «Non saprei se chiamarlo razzismo - commenta - ma è certo che le inquietudini e le paure attorno agli immigrati si sono moltiplicate negli ultimi due anni. Stiamo tornando al picco toccato nel 1999». L’indagine Demos-Coop sul capitale sociale degli italiani, condotta a fine maggio da Bordignon e Ilvo Diamanti, ha segnalato anzitutto che 9 italiani su 10 percepiscono un aumento del crimine nel nostro paese, la cui causa viene poi ricondotta in buona parte alla presenza straniera. Questo, mentre gli omicidi si sono ridotti a un terzo nell’arco degli ultimi sei anni (dati del Viminale), i delitti in generale sono stati 20 mila in meno a Roma nel secondo semestre 2007 rispetto al primo (ancora il Viminale) e, per i furti, l’Inghilterra doppia l’Italia, come ci ricorda il centro di ricerche Vision.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>I cittadini che si sentono</strong></span> in vario modo minacciati dalla presenza straniera aumentano (dell’1,2 per cento nel 2007, secondo Demos) ma non sono ancora la maggioranza degli italiani, perché ammontano al 44,5 per cento. Assai inquietante è la percezione dei rom: il 75 per cento chiede di sgomberare i campi nomadi. Il quadro è confermato dai dati di Eurobarometro: il 47 per cento degli italiani avverte disagio all’idea di avere un rom come vicino, due volte la media europea (24 per cento).</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>«Difficile non parlare di razzismo</strong></span> in casi come quello di Ponticelli - ammette don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele - Ma la parola è una semplificazione che non aiuta a capire. Dove manca uguaglianza di diritti e di opportunità, l’altro viene sempre percepito come un antagonista. Ci si accanisce contro chi è più indifeso. Gli stranieri sono i primi. Un tempo gli albanesi, poi i marocchini, poi i musulmani, poi i romeni, oggi il popolo rom. La logica del capro espiatorio trova sempre nuove vittime». Concorda Pietro Vulpiani, l’antropologo anima dell’Unar, l’Ufficio contro le discriminazioni razziali di Palazzo Chigi: «Il razzismo è un fenomeno a geometria variabile, e le sue vittime cambiano nel corso del tempo». Intanto, un italiano su tre non vuole più moschee, secondo il Viminale.<br />
<span style="color:#ea0000;"><strong><br />
«I dati non sono così univoci</strong></span> - avvisa Maurizio Ambrosini, fresco autore per Il Mulino di Un’altra globalizzazione - attraverso colf e badanti, è aumentata nelle famiglie l’accettazione degli stranieri. Non dimentichiamo che all’inizio degli anni ’90 si leggevano manifesti del tipo ”la barca è piena” e che la maggioranza degli italiani, oggi, darebbe la cittadinanza a chi lavora da tempo con noi». Certo, ci sono inquietudini e paure. «Più diffuse tra chi sta barricato in casa e guarda la tv, e sintomatiche di un processo di invecchiamento e timore del futuro. Ma l’elaborazione di un’idea di razza inferiore, non c’è. E comunque i media hanno gravi responsabilità. Per esempio per la lapidazione dei rom». ne sono convinti anche don Ciotti, e Bordignon.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>L’8 agosto del 1991</strong></span> un piroscafo con 11 mila immigrati, il Vlora, attraccò nel porto di Bari e quel formicaio umano divenne l’icona della “sindrome da assedio albanese”, che vivevamo allora. Dentro c’era il diciassettenne Kledi Kadiu, oggi ballerino di successo. Una presunta aggressione razzista, da lui subita a fine maggio, era in realtà solo per ragioni di lavoro: «Ma il vento è cambiato in peggio. Anche in Europa, dove vado spesso in tournée. Pochi anni fa mi chiedevano parole in albanese, notizie sulle tradizioni, sulla cucina. Ora sembra che si sia alzato un muro».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Sotto a chi tocca.</strong></span> Oggi agli zingari. La mamma di Eva Rizzin chiedeva l’elemosina. Era una sinti, etnia di giostrai e gente di circo, proveniente dall’India come i rom. La figlia ha potuto studiare, laurearsi e fare una tesi di dottorato sull’anti-ziganismo. «Sembrano tornati gli anni del fascismo e della guerra mondiale - sospira - quando in Italia c’erano più di 50 campi di internamento per i rom. I 160 mila rom d’Italia, sono la metà di quelli di Francia e un quarto di quelli spagoli. Inoltre, il 60 per cento ha cittadinanza italiana. Ci sono rom neurologi, rom elettricisti, rom poliziotti. Ma invece di capire si preferiscono le spranghe, le molotov, le impronte». Ma se la geometria è variabile, un giorno torneremo almeno ad ammirare in tv una fascinosa zingara che ci scopre le carte. Un programma finito sei anni fa, che oggi proprio nessuno si permetterebbe di riproporre.</p>
<p>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27220&#38;sez=HOME_INITALIA">http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=27220&#38;sez=HOME_INITALIA</a></p>
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<h1><span style="color:#ea0000;"><strong>Quella Grande Vergogna firmata dallo Stato</strong></span></h1>
<p>.</p>
<p><strong>di <span style="color:#ea0000;">Fabio Isman</span></strong><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=8138&#38;sez=HOME_INITALIA&#38;npl=N&#38;desc_sez=In_Italia#"> <img style="margin-right:15px;margin-bottom:2px;" src="http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews_App/HIGH/20080705_523%5B1%5D.jpg" border="0" alt="" width="300" align="left" /> </a><br />
<span style="color:#ea0000;"><strong>ROMA (5 ulglio) - Il 14 luglio 1938, giusto 70 anni fa,</strong></span> la Francia celebrava per la 149ª volta la presa della Bastiglia; l’Italia invece cominciava a vergognarsi della sua “menzogna della razza”. Quel giorno, viene infatti pubblicato il Manifesto degli scienziati razzisti, in realtà scritto però da un solo assistente universitario, e anzi nemmeno: a Guido Landra l’aveva dettato Mussolini, che lo aveva convocato a febbraio, a dimostrazione di un programma non del tutto improvvisato. I 58.412 ebrei italiani, un sesto con tessera fascista, diventano così minacciosi stranieri: «Sovvertitori della comunità», «cospiratori plutogiudeomassoni».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Espulsi da impieghi,</strong></span> scuole, accademie, forze armate. Interdetti dalle professioni liberali, dal lavoro in banche e assicurazioni. Una serie di odiose discriminazioni: patrimoni limitati e il di più confiscato; idem per le case; ai piloti, vietato volare; a tutti, di avere colf ariane; presto perfino l’obbligo di consegnare le radio (per non divertirsi troppo con i Concerti Martini &#38; Rossi?). Negli atenei, nascono cattedre di razzismo; alle amministrazioni pubbliche è proibito ogni affare con ebrei; cancellati tutti i libri di non ariani; presto non potranno avere più impieghi nello spettacolo; essere pescatori dilettanti, o autisti di piazza; allevare colombi viaggiatori; iscriversi tra i poveri per un sussidio; appartenere alla Protezione animali; recarsi nelle località turistiche. E’ proibito macellare kasher. Eliminati pure dagli elenchi del telefono, e dalla memoria: un avvocato si becca un anno di confino, a Bologna, per avere onorato un collega scomparso, però non ariano. E’ solo un caso che due mesi prima Hitler fosse venuto in visita solenne a Roma?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Settant’anni or sono, </strong></span>nasce il sistema antiebraico più articolato dopo quello tedesco; con alcune norme ancora più persecutorie di quelle del Reich: l’espulsione dagli studi, o degli stranieri. Pochi lo ricordano, ma in quelle leggi è scritto anche che un italiano può sposare una straniera soltanto con il placet dello Stato; e non può se è dipendente pubblico. Tante famiglie sul lastrico. Espulsi 3.057 ufficiali, 400 professori e maestri, 240 docenti e assistenti dagli atenei (6 su cento); revocate 200 libere docenze; al bando 114 autori. Esclusi il figlio del sindaco Ernesto Nathan da Banca d’Italia, e l’allenatore del grande Torino di calcio Egri Erbstein. Invece nasce Didimo, il primo giornalista scientifico su Corriere della Sera e Stampa negli Anni 50 e 60: Rinaldo De Benedetti Sagredo, agnostico, si scopre ebreo nel ’38; campa inventando (senza nome) le Garzantine. Dalla Ghirlandina, a Modena, si suicida l’editore Angelo Fortunato Formiggini (funerali notturni: 5 parenti e 30 agenti). La Scala obbliga i non ariani a restituire l’abbonamento: potranno acquistare i biglietti; Erich Kleiber, «come cristiano e musicista», si infuria, rifiuta di dirigere un’opera che (ironia del caso) è un inno di libertà: il Fidelio. Il fratello del rabbino Toaff, chirurgo, è interrotto a metà intervento: non può più curare ariani; va in Palestina.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Nasce il razzismo di Stato, </strong></span>«di inescusabile nefandezza e gravità» per citare Renzo De Felice. La persecuzione dei diritti è prodromo della persecuzione delle vite; s’innesta sul consolidato antisemitismo cattolico: fino all’ultimo Concilio, cioé quasi l’altro ieri, i “giudei” erano «perfidi» e «deicidi».Padre Agostino Gemelli, fondatore della Cattolica, scriveva 20 anni prima: «Se tutti morissero, sarebbe una liberazione»; e il primo atto di un Papa, la Presa di possesso, processione dal Laterano a San Silvestro, passava sotto l’arco di un “Cristo miracoloso”: percosso da un ebreo, aveva sanguinato. Eppure, Papa e Re sono gli unici eventuali oppositori del duce. Pio XI a settembre afferma: «Siamo spiritualmente tutti semiti»; i 29 articoli del 17 novembre 1938 e gli altri decreti, re Vittorio li sottoscrive senza fiatare. Anni fa, Maria Pia di Savoia, rileggendoli a Ginevra, chiedeva stupita alla sorella Maria Gabriella: «Dis donc, ma il nonno ha davvero firmato un’infamia simile?». I deputati, assenti quelli ebrei, approvano unanimi; al Senato, 10 contrari. In tanti hanno studiato questa infamia: fino a Marie-Anne Matard-Bonucci (L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, del Mulino, è recentissimo). Perché capirla non è facile.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Nel Dna degli italiani il razzismo non c’era.</strong></span> Mussolini, in pochi mesi, compie un’incredibile escalation. Nel 1937, con tanto di fanfara, giovani fascisti e fez, a Firenze, nel giardino della sinagoga, s’era celebrata la presa di Addis Abeba: un «artistico ceppo», una frase del duce incisa. E dal 1934 al ’38, quella della Marina a Civitavecchia ospita la Scuola dei futuri esperti navali di Israele: un accordo con Jabotinsky, sionista e revisionista. A Roma, fino al ’35, ministro delle Finanze è l’ebreo Guido Junk; sei senatori sono “giudei” nel ’38 (cesseranno di inviare loro gli atti; i commessi invitati a dissuaderli dall’entrare). Gli ebrei “padroni” d’azienda sono 5.782 (82 su 100 commercianti; appena lo 0,5 in banche e assicurazioni), e 466 i dirigenti. Ma già dal ’35 abbondano le vignette sull’ebreo avaro, naso adunco e labbra grosse; magari (Marc’Aurelio ’36), un banchiere con le ghette. La stampa fa da “pesce-pilota”: il senatore Ettore Conti parla di «un crescendo di canea»; De Felice di «sconcio». In un anno di Travaso, 114 vignette; perfino Leonardo è un «pittore razzista»; sul Corriere della Sera, il tema è in prima pagina ogni due giorni. Arturo Carlo Jemolo si indigna: «Esempi di viltà e bassezze a non finire».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Però il razzismo di Stato parte da lontano.</strong></span> Nel ’34 il duce fa pubblicare il Mein Kampf (come, dal ’21 al ’37, farà con I protocolli di Sion); esce da Bompiani, senza il nome del traduttore: perché, spiega Giorgio Fabre, è ebreo. Nel ’38, Mussolini pensa di sistemarli tutti in Africa; e nel ’40, spiega al loro presidente Dante Almansi che dovranno «lasciare, gradualmente ma definitivamente, la Penisola». Già prima delle leggi, alcuni previdenti le applicano: i Ministeri “arianizzati”, alcuni licenziati; da aprile, basta permessi a chi commerci.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>La follia dell’Europa sferza</strong></span> anche l’Austria annessa, l’Ungheria, la Romania. Un terzo degl’italiani ebrei cerca di salvarsi con la discriminazione, cioé il riconoscimento di meriti speciali: alla fine, saranno seimila in tutto. Bottai e Starace non sapevano; De Bono, Federzoni e Balbo erano contrari. La Società delle Scienze radia uno straniero: Albert Einstein. Dopo la guerra, ma questa è anche un’altra storia, dei 58.412 che erano nel 1938 (al momento del primo atto di persecuzione: un censimento volto «più a sottomettere che a conoscere»), ne rimangono circa 30 mila. Oggi, 70 anni dopo, un pensiero a chi non c’è più. Ma, per favore, anche a chi ha sofferto la persecuzione.</p>
<p>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=8138&#38;sez=HOME_INITALIA&#38;npl=N&#38;desc_sez=In_Italia">http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=8138&#38;sez=HOME_INITALIA&#38;npl=N&#38;desc_sez=In_Italia</a></p>
<p>...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA SFIGA E LA FORTUNA: SCHIETTI PORTA BENE O MALE?]]></title>
<link>http://domenicoschietti.wordpress.com/?p=33</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 08:34:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Motore di Schietti</dc:creator>
<guid>http://domenicoschietti.wordpress.com/?p=33</guid>
<description><![CDATA[SCHIETTI PORTA SFIGA: VERITA&#8217; O FANTASIA? LA MALEDIZIONE DEL MINGONE


E&#8217; vero che porti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/07/schietti-porta-sfiga-verita-o-fantasia.html">SCHIETTI PORTA SFIGA: VERITA' O FANTASIA? LA MALEDIZIONE DEL MINGONE</a></h3>
<p><a href="http://bp1.blogger.com/_93xJMxKxl8k/RzQG2jJJBkI/AAAAAAAAASk/fm9SSZneWqY/s1600-h/la-serpentina-nel-bosco.jpg"><img style="cursor:pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_93xJMxKxl8k/RzQG2jJJBkI/AAAAAAAAASk/fm9SSZneWqY/s400/la-serpentina-nel-bosco.jpg" border="0" alt="" /></a><br />
<span style="font-weight:bold;"><br />
E' vero che porti sfiga?</span></p>
<p>E' vero, hai azzeccato, lo sanno tutti, però porto anche tanto bene.</p>
<p>E' una strana cosa, se qualcuno mi vuole male o mi cerca di fare del male, gli ritorna amplificato almeno di mille volte.</p>
<p>Però è vero anche che se qualcuno mi vuole aiutare, mi vuole bene, gli ritorna beneficio almeno mille volte di più di quello che ha fatto.</p>
<p>A volte faccio il duro con chi mi sembra mi voglia male, avvertendolo che mi vendico, che ho le spalle coperte, che non gli conviene. Lo faccio proprio per questo motivo, non finiscono più le sofferenze per chi mi voleva far del male, è una cosa atroce, te lo giuro.... ( CONTINUA...)</p>
<p><strong>PER SAPERNE DI PIU’ LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO CLICCA SU:</strong></p>
<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/07/schietti-porta-sfiga-verita-o-fantasia.html">SCHIETTI PORTA SFIGA: VERITA' O FANTASIA? LA MALEDIZIONE DEL MINGONE</a></h3>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Dream with BlackAngel..]]></title>
<link>http://fragileglare.wordpress.com/?p=29</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 02:09:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>&gt;Black_Angel&lt;</dc:creator>
<guid>http://fragileglare.wordpress.com/?p=29</guid>
<description><![CDATA[Esiste un luogo ove il cuor non può più sanguinare..
io ci sono stata in sogno..mi ci ha portato c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000080;"><em>Esiste un luogo ove il cuor non può più sanguinare..<br />
io ci sono stata in sogno..mi ci ha portato colui che vive nel buio,<br />
e ci si nasconde,con le vesti color pece e le ali di piume morbide,ma nere che accecano..<br />
e i suoi occhi..non li puoi vedere..ma li puoi sentire che scrutano le tue sofferenze..<br />
dentro di sè non ci sono parole,non ci sono emozioni..forse così marchiato<br />
dal dolore anch egli che comprende e ti guida con solenne silenzio..<br />
Eppure..era bellissimo..lo avrei voluto toccare,prenderlo per mano..<br />
ma sembrava così distante..e aspettava i miei passi,lenti e insicuri..<br />
Lo sto aspettando qui,nella cruda realtà..vorrei che non mi salvasse<br />
più solo in sogno..vorrei andare ove il cuor non può sanguinare..</em><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gli scontri al G8 di Genova, il Pm: «Alla Diaz fu un massacro» ]]></title>
<link>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3109</link>
<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 15:53:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>solleviamoci</dc:creator>
<guid>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3109</guid>
<description><![CDATA[
.
«È stato un massacro», queste le parole con cui il pubblico ministero Francesco Cardona Albini]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lamiaterraan.it/images/diaz05.jpg" alt="http://www.lamiaterraan.it/images/diaz05.jpg" /></p>
<p>.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>«È stato un massacro»,</strong></span> queste le parole con cui il pubblico ministero Francesco Cardona Albini ha definito, durante la requisitoria nel processo per i fatti del G8 di Genova, l'irruzione delle forze di Polizia nei locali della scuola Diaz. Cardona ha ricordato i numerosi filmati, le testimonianze e i documenti che dimostrerebbero come l'intera operazione delle forze dell'ordine sarebbe stata decisa e condotta in modo del tutto arbitrario e privo di qualsiasi giustificazione di ordine pubblico.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>«Non ci fu lancio di oggetti </strong></span>- ha sostenuto Cardona Albini - né è stata ritrovata alcuna prova della presenza di armi all'interno della scuola». Il riferimento è alle due bottiglie molotov ritrovate nei locali della Diaz e di cui, secondo l'accusa, sarebbe stata accertata «la provenienza esterna». Alla prova dei fatti non reggerebbe neanche l'ipotesi difensiva di «un'origine pregressa» delle ferite riscontrate sui manifestanti. La mole di immagini e documentazione medica prodotta dalle 98 vittime del pestaggio smentirebbe quanto sostenuto dai legali degli agenti, provando invece che all'interno della scuola «non c'erano né armi, né bastoni o oggetti contundenti come quelli visti durante gli scontri con i black block».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>L'irruzione nella scuola </strong></span>di via Cesare Battisti viene descritta dal Pm come un vero e proprio assalto: gli agenti hanno prima sfondato il portone centrale e poi sono entrati da un ingresso secondario. E all'irruzione avrebbero assistito anche gli imputati Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca rispettivamente direttore dello Sco e vicedirettore dell'Ucigos e oggi ai vertici di antiterrorismo e servizi segreti.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>L'elenco delle accuse </strong></span>a carico dei 29 indagati è lungo quasi quanto quello delle ferite dei manifestanti. Si va dalla perquisizione arbitraria alla calunnia, dal falso alle lesioni e alla violenza privata, per finire con il porto illegale di armi da guerra, unico reato che sarebbe ancora perseguibile se verrà approvato il decreto "blocca-processi". I pubblici ministeri Cardona Albini ed Enrico Zucca, torneranno a parlare in aula il 9 e il 10 luglio prossimi, mentre il 17 settembre sarà il turno delle parti civili.</p>
<p>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/07/processo-scontri-g8-genova.shtml?uuid=abbc0604-4a5f-11dd-9e1c-57ebb30ae515&#38;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/07/processo-scontri-g8-genova.shtml?uuid=abbc0604-4a5f-11dd-9e1c-57ebb30ae515&#38;DocRulesView=Libero</a></p>
<p>__________________________________________________________________________________________________</p>
<p><img src="http://isole.ecn.org/agp/g8genova/immagini/dasa4/g.jpg" alt="http://isole.ecn.org/agp/g8genova/immagini/dasa4/g.jpg" /></p>
<h2><span style="color:#666699;">Roma, 16:10</span></h2>
<h1><!-- inizio TITOLO --> <span style="color:#ea0000;"><strong>G8: GIORDANO, A DIAZ VERGOGNOSA SOSPENSIONE DEMOCRAZIA</strong></span></h1>
<p>.</p>
<p><!-- inizio TESTO --><span style="color:#ea0000;"><strong>"La requisitoria del pm </strong></span>per i fatti del G8 a Genova conferma ancora una volta la spaventosa e drammatica gravita' di quel che accadde nel luglio 2001: una sospensione della democrazia incompatibile con l'etica politica di un paese democratico". Lo dice l'ex segretario del Prc, Franco Giordano, che aggiunge: "Far piena luce su quei fatti e punire i responsabili non e' solo un obbligo politico e morale verso le vittime di quella mattanza: e' anche condizione imprescindibile perche' l'Italia possa definirsi a pieno titolo un paese europeo e non un paese dove i diritti democratici possono essere sospesi a piacimento dal potere. Non e' certo un caso se oggi, con le stesse forze politiche di allora al governo, l'Italia si e' imbarcata, con la schedatura dei Rom, in una nuova impresa che viola diritti fondamentali, copre il paese di vergogna e provoca le giuste proteste e l'indignazione dell'intera Europa". Giordano conclude: "Per Rifondazione Genova ha rappresentato un punto di svolta irreversibile. E' partito li' il percorso che ci ha portato a scelte determinanti come quella della non violenza e di un'internita' ai movimenti che rifiuta in blocco la logica egemonica che aveva in precedenza sempre contrassegnato ogni rapporto tra i partiti comunisti e i movimenti".</p>
<p>.</p>
<p>fonte:<a href="http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3201835.html?ref=hpsbdx1"> http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3201835.html?ref=hpsbdx1</a></p>
<p>___________________________________________________________________________________________________</p>
<p><strong>ALCUNE TESTIMONIANZE</strong></p>
<p>.</p>
<p><img src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/40786000/jpg/_40786603_injuredcovell203.jpg" alt="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/40786000/jpg/_40786603_injuredcovell203.jpg" />Mark Covell</p>
<h1><span style="color:#ea0000;"><strong>Diaz, il freelance accusa: «Mi hanno massacrato»</strong></span></h1>
<p>.</p>
<div class="heading_notes"><strong><span style="color:#666699;">di </span><span style="color:#ea0000;">Emanuela Del Frate e Marina Pagliuzza </span></strong></p>
<div><span style="color:#666699;"><strong>Fonte: Liberazione, 26 gennaio 2006</strong></span></div>
<div><span style="color:#666699;"><strong>26 gennaio 2006</strong></span></div>
<div>.</div>
</div>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Otto costole rotte, denti spezzati, una mano fratturata, un polmone bucato, 4 giorni di coma.</strong></span> Questo il ricordo che ha Mark Covell, il ferito più grave del G8 di Genova, a parte Carlo Giuliani, della notte cilena della scuola Diaz. Questo l'elenco che ha snocciolato di fronte ai giudici genovesi.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E' ripreso ieri mattina</strong></span> il processo per il massacro avvenuto nel dormitorio del GSF la notte del 21 luglio 2001. Quella di ieri era la ventunesima udienza, durante la quale sono stati ascoltati tre testi dell'accusa, primo tra tutti proprio Mark Covell, il mediattivista inglese che, in uno dei video più importanti presentati in aula, viene ripreso mentre soccombe alle manganellate e ai calci degli agenti che lo pestano ripetutamente nonostante lui fosse già a terra.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>«Io urlavo "stampa, press, giornalista"</strong></span> - ha detto in aula Mark Covell - ma un poliziotto, agitando il manganello, mi disse in inglese che non ero un giornalista ma un black block, aggiungendo 'noi ammazziamo i black block».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Mark Covell venne letteralmente placcato</strong></span> dai poliziotti mentre usciva dalla scuola Diaz per tornare nel mediacenter nella scuola Pascoli. Lì venne picchiato finchè non perse conoscenza.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>«Mi diedero manganellate alle ginocchia</strong></span> e poi collassai - ha spiegato ai giudici -; cominciai a notare i poliziotti, mi sembravano circa duecento e temetti per la mia vita. Mi chiedevo se sarei sopravvissuto». «Poi - ha aggiunto - un poliziotto si staccò dalla fila e mi diede un colpo alla spina dorsale. Urlai per il dolore. Mi ruppero otto costole, una mano e alcuni denti, avevo il sangue dentro e non riuscivo a respirare. Ricordo che i poliziotti ridevano e mi sembrava di essere trattato come un pallone da calcio. Poi un poliziotto mi tastò il polso; mi sembrava che stesse cercando di evitare ulteriori attacchi su di me, ma poi si allontanò. In seguito i colpi continuarono».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Alla fine, dopo l'ennesimo colpo,</strong></span> ma stavolta alla testa, Mark perse i sensi per risvegliarsi dopo 4 giorni di coma, piantonato all'ospedale San Martino e in stato di arresto. Il mediattivista ha ancora problemi di salute causati dal pestaggio di quella notte e, nel suo immediato futuro, dovrà sottoporsi ad altre operazioni alle dita della mano e alla spina dorsale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Dave J. il secondo teste di ieri, </strong></span>è un mediattivista giornalista free lance britannico. Alla fine della tremenda giornata del 21 luglio andò a prendersi una birra in via Trento. Mentre tornava verso il complesso della Diaz, venne affiancato dai blindati della polizia. Dave ha raccontato di aver visto i poliziotti scendere ed incordonarsi. A quel punto scappò rifugiandosi al terzo piano del della scuola Pascoli. La sua testimonianza è continuata con la ricostruzione di ciò che è accaduto in quella parte del mediacenter: poliziotti che sequestravano VHS e minidisc, un giornalista della BBC portato via e persone minacciate con i manganelli. Il minimo che poteva accadere nella notte cilena della Diaz.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Il terzo teste è stato il tedesco Steffen S.</strong></span> che, durante l'irruzione, si trovava al primo piano, proprio davanti alle scale. Una posizione che gli permise di vedere chiaramente l'arrivo dei poliziotti che subito dopo avrebbero pestato tutti i presenti. La testimonianza di Steffen risulta essere importantissima ai fini processuali in quanto ha un preciso ricordo delle divise e dei manganelli usati dai poliziotti.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Riguardo alle prime ricorda </strong></span>perfettamente che non avevano alcun accessorio bianco. Tutti i reparti mobili hanno la cintura e la fondina bianca, tranne il settimo nucleo, quello di Canterini, i cui agenti hanno entrambi gli accessori scuri. Riguardo ai manganelli invece Steffen sembra essere ben informato: li riconosce infatti come tonfa per aver visto questo modello su una rivista americana. Tonfa che sono in dotazione soltanto del settimo nucleo, l'ormai tristemente famoso reparto di Canterini.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Steffen racconta inoltre </strong></span>di aver visto arrivare un ufficiale, anch'esso vestito di scuro che ha iniziato a gridare "Basta! Basta! ", mettendo così fine ai pestaggi.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>La testimonianza di Steffen</strong></span> è identica sin nei particolari ai racconti degli altri testi ascoltati nelle precedenti udienze, presenti anch'essi al primo piano della scuola Diaz. Una testimonianza che permette, quindi, di delineare in modo definito la successione degli eventi in quella parte della famigerata scuola. Il processo per la Diaz continua oggi al Tribunale di Genova.</p>
<p>.</p>
<p>fonte: <a href="http://www.reti-invisibili.net/veritaegiustizia/articles/art_5608.html">http://www.reti-invisibili.net/veritaegiustizia/articles/art_5608.html</a></p>
<p>....</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA CONFUTAZIONE DELLA LEGGE DI GRAVITAZIONE UNIVERSALE DI NEWTON]]></title>
<link>http://domenicoschietti.wordpress.com/?p=27</link>
<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 13:03:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Motore di Schietti</dc:creator>
<guid>http://domenicoschietti.wordpress.com/?p=27</guid>
<description><![CDATA[LEGGE SULLA FORZA DI GRAVITA&#8217; DI NEWTON: LA CONFUTAZIONE DI SCHIETTI

Dopo la confutazione del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/04/confutazione-delle-legge-sulla-forza-di.html">LEGGE SULLA FORZA DI GRAVITA' DI NEWTON: LA CONFUTAZIONE DI SCHIETTI</a></h3>
<p><a href="http://bp1.blogger.com/_93xJMxKxl8k/R_sl7C3YzkI/AAAAAAAAAmg/Z8vc6-qc1YI/s1600-h/salto+mortale+triplo+in+spiaggia+forza+di+gravit%C3%A0.JPG"><img style="cursor:pointer;" src="http://bp1.blogger.com/_93xJMxKxl8k/R_sl7C3YzkI/AAAAAAAAAmg/Z8vc6-qc1YI/s400/salto+mortale+triplo+in+spiaggia+forza+di+gravit%C3%A0.JPG" border="0" alt="" /></a></p>
<p><span style="font-weight:bold;">Dopo la confutazione della legge di </span><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/03/modello-botta-di-culo-la-confurazione.html">Boyle - Mariotte</a><span style="font-weight:bold;"> mi sarei aspettato la confutazione della legge di Newton o altri colpi a sorpresa, che mi dici?</span></p>
<p>Non mi metto a confutare 100 leggi perchè non è mio interesse far casino. Nel momento che ho confutato <a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/03/modello-botta-di-culo-la-confurazione.html">Boyle - Mariotte</a> è già evidente che tutta la fisica sia basata su fondamenti falsi. Se vuoi ti confuto in 5 minuti la legge di Newton giusto per darti un altro spunto.</p>
<p>Se la legge di Newton avesse un briciolo di validità la Luna cadrebbe sulla Terra.</p>
<p>La Terra cadrebbe sul Sole e il Sole sul centro della Via Lattea.</p>
<p>Le legge di Newton  altrimenti detta  legge di gravitazione universale asserisce:</p>
<p>"<span style="font-style:italic;">Qualsiasi oggetto dell'Universo attrae ogni altro oggetto con una forza diretta lungo la linea... (CONTINUA....)</span></p>
<p><span style="font-weight:bold;">PER SAPERNE DI PIU’ LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO CLICCA SU:</span></p>
<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://comitati-autonomi.blogspot.com/2008/04/confutazione-delle-legge-sulla-forza-di.html">LEGGE SULLA FORZA DI GRAVITA' DI NEWTON: LA CONFUTAZIONE DI SCHIETTI</a></h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher]]></title>
<link>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=162</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 22:38:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
<guid>http://equilibrismi.wordpress.com/?p=162</guid>
<description><![CDATA[Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher
€ 12,00  Pg. 116
Einaudi  Stile libero extra ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-163 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/07/consigliaungiovaneribelle.jpg" alt="" width="200" height="308" />Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher<br />
€ 12,00  Pg. 116<br />
Einaudi  Stile libero extra 2008</p>
<p><em><strong>De Omnibus disputandum  - Tutto deve essere messo in dubbio </strong></em>(Karl Marx)</p>
<p>Questo libricino nasce dalla sfida che si è posto l'autore, di offrire, ai molti irrequieti, giovani e meno giovani,  che ancora conservano la speranza fuori moda di migliorare il mondo, e / o quantomento di vivere una vita autodeterminata, qualche consiglio per evitare di finire disillusi.</p>
<p>Hitchens è un giornalista noto per le sue posizioni indipendenti e radicali e, suo malgrado noto soprattutto per essere descritto come colui che ha "sparato a zero" su Bill Clinton, Lady D, Maria Teresa di Calcutta e che non si risparmia mai acide critiche nei confronti di qualunque religione.  Suo è infatti il recente "<strong>Dio non è grande - come la religione avvelena ogni cosa</strong>".<br />
A Hitchens però non dispiace essere così descritto se non fosse per la parzialità e riduttività di tali giudizi. Nessuno, precisa lui nella prefazione del libro ha mai scritto che ha sì criticato Madre Teresa ma non per le sue opere caritatevoli quanto per il suo sostegno al regime haitiano di Duvalier...</p>
<p>Se vogliamo possiamo definire questo libricino come <strong>un piccolo manuale del bastian contrario</strong>,<!--more--> nonostante la sua presa di posizione contro l'autorità e contro i dogmi non sia espressione di una ribellione fine a se stessa o di violento nichilismo.  Al contrario, l'approccio di Hitchens è tanto radicale quanto costruttivo, e nella sua convinzione che la bellezza e la nobiltà risiedano anche e soprattutto nella capacità di dissentire e di <strong>non essere mai d'accordo 'a priori' su nulla</strong>, si presta ad insegnare alle nuove generazioni a tenersi alla larga dal conformismo cosi come dalle persone che sanno cosa è giusto.</p>
<p>Ovviamente, come nel libro "Dio non è grande", anche in questo mini-manifesto del dissenso, Hitchens non si risparmia nessun attacco alla religione, qualsiasi religione.  Lui, battezzato come anglicano, che ha studiato in un convitto metodista, con una madre ebrea e una moglie greca ortodossa, vede nei dogmi della religione i peggiori nemici della libertà intellettuale.  <em>La religione, e la mentalità servile e masochistica che si porta appresso da millenni è infatti da sempre strumento di potere e di controllo sull'individuo. </em> Nonostante tutti i suoi attacchi alla religione però riconosce la grandezza di alcuni eminenti personaggi come Martin Luther King o Dietrich Bonhoeffer e di tutte le grandi opere artistiche, architettoniche e letterarie compiute con finalità religiose.</p>
<p>Quello che nella religione, come nella politica e nella vita di tutti giorni sostiene l'autore è<strong> il combattimento perenne contro coloro che pensano di possedere ciò che non può essere posseduto, la Verità Ultima ed Assoluta.</strong></p>
<p>Vuole spingere il giovane destinatario di questo suo immaginario scambio epistolare a fare ogni sforzo per combattere l'atrofia e la routine, l'Ovvio e il Dato, evitando lo snobismo e la misantropia ma senza farsi risucchiare dalle opinioni della maggioranza per paura di delusioni, sconfitte o solitudine.<br />
Senza ombra di dubbio infatti <strong>la vita</strong> del piantagrane, del dissidente, del ribelle, del contestatore, del libero pensatore, insomma, <strong>di chi è contro, è difficile</strong>; La maggior parte delle persone, quasi sempre, preferisce cercare approvazione, consenso e sicurezza e spesso questo atteggiamento le spinge ad accettare di buon grado qualunque cosa.</p>
<p>E' necessario quindi un elevato <em>coraggio,  che se non è di per sè una delle virtù fondamentali, è però la qualità che spesso rende possibile l'esercizio delle altre virtù</em>, e una grande spinta morale. Senza rinunciare ad un senso dell'umorismo, acuminato ed intelligente ma senza temere a volte di passare per noiosi quando in gioco c'è una causa seria o un argomento profondo.<br />
Soprattutto però, per non finire disillusi e non affogare nella depressione il proprio spirito critico è necessario, purtroppo, non aspettarsi risultati immediati, i cambiamenti, negli uomini e nella società, tanto più sono radicali, tanto più sono lunghi e travagliati quindi nel frattempo è bene cercare la disputa e la discussione per il piacere intellettuale che arrecano e vivere al massimo la propria libertà.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher]]></title>
<link>http://equazioni.wordpress.com/?p=156</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 22:38:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>equilibrismi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher
€ 12,00  Pg. 116
Einaudi  Stile libero extr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-163 alignleft" style="float:left;" src="http://equilibrismi.wordpress.com/files/2008/07/consigliaungiovaneribelle.jpg" alt="" width="200" height="308" />Consigli a un giovane ribelle - Hitchens Christopher<br />
€ 12,00  Pg. 116<br />
Einaudi  Stile libero extra 2008</p>
<p><em><strong>De Omnibus disputandum  - Tutto deve essere messo in dubbio </strong></em>(Karl Marx)</p>
<p>Questo libricino nasce dalla sfida che si è posto l'autore, di offrire, ai molti irrequieti, giovani e meno giovani,  che ancora conservano la speranza fuori moda di migliorare il mondo, e / o quantomento di vivere una vita autodeterminata, qualche consiglio per evitare di finire disillusi.</p>
<p>Hitchens è un giornalista noto per le sue posizioni indipendenti e radicali e, suo malgrado noto soprattutto per essere descritto come colui che ha "sparato a zero" su Bill Clinton, Lady D, Maria Teresa di Calcutta e che non si risparmia mai acide critiche nei confronti di qualunque religione.  Suo è infatti il recente "<strong>Dio non è grande - come la religione avvelena ogni cosa</strong>".<br />
A Hitchens però non dispiace essere così descritto se non fosse per la parzialità e riduttività di tali giudizi. Nessuno, precisa lui nella prefazione del libro ha mai scritto che ha sì criticato Madre Teresa ma non per le sue opere caritatevoli quanto per il suo sostegno al regime haitiano di Duvalier...</p>
<p>Se vogliamo possiamo definire questo libricino come <strong>un piccolo manuale del bastian contrario</strong>,<!--more--> nonostante la sua presa di posizione contro l'autorità e contro i dogmi non sia espressione di una ribellione fine a se stessa o di violento nichilismo.  Al contrario, l'approccio di Hitchens è tanto radicale quanto costruttivo, e nella sua convinzione che la bellezza e la nobiltà risiedano anche e soprattutto nella capacità di dissentire e di <strong>non essere mai d'accordo 'a priori' su nulla</strong>, si presta ad insegnare alle nuove generazioni a tenersi alla larga dal conformismo cosi come dalle persone che sanno cosa è giusto.</p>
<p>Ovviamente, come nel libro "Dio non è grande", anche in questo mini-manifesto del dissenso, Hitchens non si risparmia nessun attacco alla religione, qualsiasi religione.  Lui, battezzato come anglicano, che ha studiato in un convitto metodista, con una madre ebrea e una moglie greca ortodossa, vede nei dogmi della religione i peggiori nemici della libertà intellettuale.  <em>La religione, e la mentalità servile e masochistica che si porta appresso da millenni è infatti da sempre strumento di potere e di controllo sull'individuo. </em> Nonostante tutti i suoi attacchi alla religione però riconosce la grandezza di alcuni eminenti personaggi come Martin Luther King o Dietrich Bonhoeffer e di tutte le grandi opere artistiche, architettoniche e letterarie compiute con finalità religiose.</p>
<p>Quello che nella religione, come nella politica e nella vita di tutti giorni sostiene l'autore è<strong> il combattimento perenne contro coloro che pensano di possedere ciò che non può essere posseduto, la Verità Ultima ed Assoluta.</strong></p>
<p>Vuole spingere il giovane destinatario di questo suo immaginario scambio epistolare a fare ogni sforzo per combattere l'atrofia e la routine, l'Ovvio e il Dato, evitando lo snobismo e la misantropia ma senza farsi risucchiare dalle opinioni della maggioranza per paura di delusioni, sconfitte o solitudine.<br />
Senza ombra di dubbio infatti <strong>la vita</strong> del piantagrane, del dissidente, del ribelle, del contestatore, del libero pensatore, insomma, <strong>di chi è contro, è difficile</strong>; La maggior parte delle persone, quasi sempre, preferisce cercare approvazione, consenso e sicurezza e spesso questo atteggiamento le spinge ad accettare di buon grado qualunque cosa.</p>
<p>E' necessario quindi un elevato <em>coraggio,  che se non è di per sè una delle virtù fondamentali, è però la qualità che spesso rende possibile l'esercizio delle altre virtù</em>, e una grande spinta morale. Senza rinunciare ad un senso dell'umorismo, acuminato ed intelligente ma senza temere a volte di passare per noiosi quando in gioco c'è una causa seria o un argomento profondo.<br />
Soprattutto però, per non finire disillusi e non affogare nella depressione il proprio spirito critico è necessario, purtroppo, non aspettarsi risultati immediati, i cambiamenti, negli uomini e nella società, tanto più sono radicali, tanto più sono lunghi e travagliati quindi nel frattempo è bene cercare la disputa e la discussione per il piacere intellettuale che arrecano e vivere al massimo la propria libertà.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In Coerenza vi dico che ]]></title>
<link>http://61cygni.wordpress.com/?p=212</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 20:51:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>61cygni</dc:creator>
<guid>http://61cygni.wordpress.com/?p=212</guid>
<description><![CDATA[surfando fra tag, ho trovato questo post che mi ha colpito, in qualche misura potrebbe essere la con]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>surfando fra tag, ho trovato questo post che mi ha colpito, in qualche misura potrebbe essere la continuazione del precedente "rialzati Italia", partendo da quando l'allora portavoce del governo prodi (Silvio Sircana) usava fare delle trans-ferte nei viali di Roma.</p>
<blockquote><p>Interviene oggi una controfigura di Di Pietro, tal Donadi facendo allusioni</p>
<p>E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo, la vicenda sarebbe diventata di rilevanza politica oppure no? Il dirimente tra pubblico e privato nella politica nel caso di un capo di governo è molto labile, credo che l’informazione debba prevalere.</p>
<p>Ma guardate cosa diceva Di Pietro ai tempi dello scandalo Sircana</p>
<p>Di Pietro: “Cambiamo la legge sulle intercettazioni” - Sul caso Sircana interviene anche il ministro delle Infrastrutture che chiede di modificare e approvare con urgenza la norma ferma in Parlamento sulle intercettazioni. “Uno può andare a letto con chiunque - ha detto il ministro - basta che questo non configuri estorsione, prostituzione o ricatto. Queste notizie - ha proseguito il ministro, riferendosi alle indiscrezioni sul portavoe di Prodi - vengono usate o abusate per gossip o strumentalizzazione politica. Ci vuole una norma, che è ferma in Parlamento e che va modificata e approvata al più presto. Ci sono tre tipi di documenti giudiziari: segreti, pubblici e riservati. Su questa terza tipologia manca una norma che impedisca a chiunque di spargerli nell’etere”. Link</p>
<p>Quindi il buon Di Pietro ai tempi di Sircana era contro la strumentalizzazione politica, i gossip e pro legge sulle intercettazioni ora che ci sono retroscena (e ancora nessuna intercettazione o foto pubblicata) su Berlusconi manda i suoi scagnozzi a cercare di spargere veleni e dicerie di quarto livello ed è contrario a qualsiasi legge sulle intercettazioni.</p>
<p>Per la serie: la coerenza di Di Pietro</p></blockquote>
<p>letto qui: <a href="http://marcobg.wordpress.com/2008/07/03/cosa-diceva-di-pietro-ai-tempi-di-sircanacomplimenti-x-la-coerenza-tonino/">http://marcobg.wordpress.com/2008/07/03/cosa-diceva-di-pietro-ai-tempi-di-sircana</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Usciamo dalla gabbia]]></title>
<link>http://controstorie.wordpress.com/?p=176</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 18:49:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>controstorie</dc:creator>
<guid>http://controstorie.wordpress.com/?p=176</guid>
<description><![CDATA[In questo nostro mondo siamo un po’ tutti dei folli, cioè agiamo senza troppo buon senso, special]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In questo nostro mondo siamo un po’ tutti dei folli, cioè agiamo senza troppo buon senso, specialmente a livello spirituale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ci è stato insegnato a considerare noi stessi come dei contenitori vuoti, che hanno bisogno di essere gradualmente riempiti. A questo pensano la religione, l’educazione e i tanti condizionamenti che riceviamo in continuazione dalla società e, in generale, dall’ambiente che ci circonda. “Non far questo perché è peccato”. “Non dire quello perché non sta bene”. “Non fare quell’altro perché è sconveniente”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Quante proibizioni riceviamo fin dall’infanzia! E quante ingiunzioni a fare invece tante altre cose, soltanto perché la morale comune, la moda, l’etichetta, gli usi e costumi richiedono quel determinato comportamento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Siamo come ingabbiati, imprigionati in una rete di “fare” e “non fare”, “dire” e “non dire”, perfino “pensare e “non pensare”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Questa rete è stata costruita da altri esseri umani che si sono arrogati il diritto di decidere, stabilire certe norme e sono stati poi così in gamba da farsi ubbidire un po’ da tutti. Cosi sono nate le consuetudini di vita comune, sia a livello fisico che psicologico e perfino spirituale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Siamo in prigione e ci siamo ormai abituati cosi bene al nostro stato di prigionieri che non pensiamo neppure alla possibilità di essere liberi di noi stessi e delle nostre scelte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Se capita ogni tanto che qualcuno si rende conto della pania in qui si trova avviluppato, comincia a smaniare per liberarsene. E allora soffre per tutte le costrizioni cui deve sottostare e disperatamente cerca la forza di spezzare le sbarre della gabbia. Non si rende conto che essa è inesistente, è cioè una creazione psicologica e intellettuale che esiste solo in quanto la nostra accettazione le dà vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nel momento in cui dico: “Non ci credo più”, essa si dissolve istantaneamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Cerco in mille modi di liberarmi, di aprire la porta e non mi accorgo che è già aperta. Se riesco a convincermi che tutto ciò che devo fare è provare a girare la maniglia, vedrò che non è mai stata chiusa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Basta che io dica con convinzione “no”, oppure “si”, “voglio”, “posso”, e la mia potenzialità di spirito libero e creatore si innalzerà al di sopra della gabbia delle convinzioni e dei condizionamenti, li attraverserà come fosse nebbia che si scioglie al sole della conoscenza, della consapevolezza, della verità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Rendiamoci finalmente conto che la porte è aperta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Proviamo a bussare, o a tentare di girare la maniglia e vedremo che i battenti dell’autodeterminazione e dell’illuminazione si spalancheranno dinnanzi alla nostra coscienza.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Los periodistas  cubanos en la batalla por la liberación de los Cinco]]></title>
<link>http://heroescubanos.wordpress.com/?p=77</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 18:14:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>sabdiel123</dc:creator>
<guid>http://heroescubanos.wordpress.com/?p=77</guid>
<description><![CDATA[Periodistas exigen libertad para los Cinco
El combate por la liberación de los Cinco Héroes prisio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[wp_caption id="attachment_78" align="alignright" width="159" caption="Periodistas exigen libertad para los Cinco"]<a href="http://heroescubanos.wordpress.com/files/2008/07/cinco_heroes_cubanos_antiterroristas2.jpg"><img class="size-medium wp-image-78" src="http://heroescubanos.wordpress.com/files/2008/07/cinco_heroes_cubanos_antiterroristas2.jpg?w=180" alt="Periodistas exigen libertad para los Cinco" width="159" height="114" /></a>[/wp_caption]
<p class="MsoNormal"><span lang="ES">El combate por la liberación de los Cinco Héroes prisioneros del imperio ha tenido amplia presencia en la prensa cubana, tanto impresa, televisiva, radial como digital. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="ES">Los periodistas estamos de lleno en esta batalla por el triunfo de la verdad y la justicia sobre la sucia política que tiene presos a cinco cubanos cuyo delito es luchar contra el terrorismo y proteger a nuestro pueblo de la mafia anticubana de Miami. </span><!--more--></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="ES">Cada día los medios cubanos reflejan en sus ediciones comentarios que denuncian el injusto proceso, la manipulación del caso, la hostilidad de la prensa miamense contra nuestros compatriotas y el ensañamiento contra sus familiares, en especial las negativas de visa del gobierno norteamericano para que Adriana Pérez y Olga Salanueva visiten a sus esposos. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="ES">También los periodistas escribimos sobre la solidaridad internacional con los Cinco, que crece constantemente en muchos países, con la constitución de nuevos comités y la realización de acciones para pedir su libertad. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="ES">Entrevistas con familiares de René, Gerardo, Antonio, Ramón y Fernando sobre la situación de ellos en la cárcel, sobre la ayuda de personas y organizaciones solidarias, y con abogados y entendidos sobre la marcha del proceso hacen posible la información a nuestra población y a los amigos en el mundo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="ES">Las acciones a favor de la libertad de los Cinco están presentes en los delegados al VIII Congreso de la Unión de Periodistas de Cuba, que desde hoy y hasta el día 5 se celebra en Ciudad de La Habana.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">(Fuente: <a href="http://www.invasor.cu/" target="_blank">Invasor</a>)</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Appello in difesa della Costituzione]]></title>
<link>http://grandefata.wordpress.com/?p=333</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 17:44:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>grandefata</dc:creator>
<guid>http://grandefata.wordpress.com/?p=333</guid>
<description><![CDATA[Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono &#8220;insuperabili perplessi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono "insuperabili perplessità di legittimità costituzionale" sull'emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull'immunità temporanea per le alte cariche dello Stato. E chiedono di aderire al loro appello "in difesa della Costituzione".</p>
<p>La Grande Fata aderisce: potete firmare a questo indirizzo</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/costituzionalisti/index.html">http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/costituzionalisti/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mia Turchia ancora senza libertà]]></title>
<link>http://aniahaefer.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 17:37:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>aniahaefer</dc:creator>
<guid>http://aniahaefer.wordpress.com/?p=18</guid>
<description><![CDATA[Sebnem Isiguzel 
La Turchia è un paese che dovrebbe provare vergogna: nel 2008 non è ancora uno st]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sebnem Isiguzel </p>
<p>La Turchia è un paese che dovrebbe provare vergogna: nel 2008 non è ancora uno stato democratico. È un paese che si adopera in ogni modo per avvelenare la storia con le menzogne, proteggendo la laicità con il velo sotto la parrucca e facendo seguire colpi di stato a colpi di stato.</p>
<p>Chiariamo innanzitutto questa storia della vergogna: quale paese al mondo è senza vergogna? Il problema del mio paese rispetto ad altri, risiede nell'aver paura di guardare in faccia questa vergogna. Ci sono questioni che tutto il mondo accetta, salvo il mio paese. L'impero ottomano, che della Turchia è l’origine, ha mandato in esilio, impiccato e giustiziato delle persone ritenute responsabili del genocidio armeno. Oggi i nazionalisti non vedono questi crimini scritti nella loro storia, nei firman. Si dicono l'un l'altro: «Non guardare da quella parte, guarda dall'altra», lo dicono sussurrando e guardando l'orizzonte, guardando la menzogna che afferma che «gli armeni hanno tradito i turchi nel 1915». In Turchia di questi argomenti si è appena cominciato a discutere. E ad ogni dibattito si uccide un uomo con la coscienza pulita. I nazionalisti, tra cui si trovano anche militari, hanno ucciso Hrant Dink per questo motivo. Un'altra vergogna per la Turchia è la questione curda. Altra vergogna ancora sono i colpi militari e gli ultimatum.</p>
<p>In qualche modo la Turchia non riesce a crescere e a salvarsi dalla brutalità di suo padre - il nostro padre esercito -, dalla brutalità dei colpi di stato. <br><br>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273579</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se la storia la scrivono i vincitori i Vinti non possono scrivere di Storia]]></title>
<link>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=3106</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 16:05:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>solleviamoci</dc:creator>
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<description><![CDATA[

&#8230;
LA LETTERA
Prof. Carlo Spagnolo - Università di Bari
.
Siamo un gruppo di 60 storici e ve]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.doxaliber.it/wp-uploads/images/censura.jpg" alt="http://www.doxaliber.it/wp-uploads/images/censura.jpg" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.chip.it/wp-content/uploads/2008/04/flanco.png" alt="http://www.chip.it/wp-content/uploads/2008/04/flanco.png" /></p>
<p style="text-align:center;">...</p>
<p><span style="color:#666699;"><strong>LA LETTERA</strong></span></p>
<p><strong>Prof. <span style="color:#ea0000;">Carlo Spagnolo</span> - Università di Bari</strong></p>
<p>.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Siamo un gruppo di 60 storici</strong></span> e vediamo con preoccupazione la sentenza di condanna, emessa da Tribunale di Modica, per<span style="color:#ea0000;"> <strong>'stampa clandestina' </strong></span>di un sito web di informazione e documentazione quale Accadeinsicilia.net, curato da Carlo Ruta, del quale si è imposta la chiusura.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Come fruitori</strong></span> delle tecnologie informatiche, crediamo che non si possa applicare ai siti digitali una normativa originariamente pensata per la carta stampata e formulata in un clima segnato dalla transizione dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda. Non può essere etichettato come stampa clandestina un sito liberamente accessibile a chiunque, autorità comprese.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Come studiosi,</strong></span> pensiamo che la chiusura di un sito, con dossiers sulla storia della Sicilia in età contemporanea, rischia di costituire un precedente che potrebbe un domani influire sulla libertà di discussione ediffusione di informazioni sulla storia contemporanea italiana. Come cittadini, riteniamo importante che la libertà di ricerca e documentazione sia tutelata specie in una materia delicata come i <span style="color:#ea0000;"><strong>rapporti tra mafia, politica e affari</strong></span>.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Mentre troviamo </strong></span>che debbano esistere responsabilità civili, ed a volte penali, per eventuali informazioni false e lesive della dignità altrui, riteniamo incongrua una condanna penale per il solo fatto di pubblicare notizie sul web.</p>
<p><span style="color:#666699;"><strong>(seguono le firme di 60 professori di storia e ricercatori delle università italiane)</strong></span></p>
<p>___________________________________________________________________________________________________</p>
<h2><span style="color:#ea0000;"><br />
</span></h2>
<h2><span style="color:#ea0000;"><strong>CHI E' CARLO SPAGNOLO</strong></span></h2>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Times New Roman;"> <span style="font-family:TimesNewRomanPSMT;"><span style="font-size:medium;">C</span></span></span><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman;">arlo  Spagnolo, ricercatore di storia contemporanea, insegna storia dell’integrazione  europea presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Bari. È  membro del Comitato dei garanti della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. </span></span><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:medium;"> <span style="font-family:Times-Roman;">Ha insegnato storia dell’integrazione  europea alle Università di Milano (1992-93) e di Bielefeld (1996-97) e storia  economica alla Libera Università Mediterranea, Bari (1999-2000). </span></span> <span style="font-family:TimesNewRomanPSMT;"><span style="font-size:medium;">Ha conseguito il  dottorato di ricerca in storia e civiltà europea all’Istituto Universitario  Europeo di Fiesole nel 1998. È stato borsista CNR presso l'Università di Liegi  (Belgio), nel 1988 e 1989, e „Gastwissenschaftler“ all’ Università di Bielefeld  e al „Max-Planck-Institut für Europäische Rechtsgeschichte“ di Francoforte.  Primo europeo vincitore di una „Dissertation Year Fellowship“ della Truman  Library, USA (1996-97), ha conseguito il Premio „Pier Paolo D’Attorre“ (2000).</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal">___________________________________________________________________________________________________</p>
<p align="center">
<p align="center"><img src="http://mariangelamaritato.blog.espresso.repubblica.it/senza_veli/images/2007/10/26/giornalismo_2.jpg" alt="http://mariangelamaritato.blog.espresso.repubblica.it/senza_veli/images/2007/10/26/giornalismo_2.jpg" /></p>
<p align="center"><span style="font-size:x-large;font-family:Arial,Helvetica,sans-serif;"><strong><span style="color:#ff0000;">Per  un'informazione pulita</span></strong></span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&#62; Normal   0   14 &#60;![endif]--><!--  --></p>
<p align="center">di Carlo Gubitosa</p>
<p><span style="color:#666699;"><em><strong>Tre piccoli cambiamenti nel sistema culturale italiano sarebbero sufficienti per smuovere i piccoli feudi di potere dell'informazione: libertà di scelta per l'uso dei soldi pubblici destinati all'editoria, libero accesso all'ordine dei giornalisti, libere elezioni del consiglio di amministrazione della Rai.</strong></em></span></p>
<p>__________________________________________________________________________________________________</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>"Tutti a casa!" </strong></span>Pensando ai giornali, alle radio e alle televisioni italiane, a volte si e' tentati di pensare che la qualita' del nostro giornalismo si possa facilmente ottenere mandando in pensione alcuni personaggi che si sono distinti per la loro vocazione di mosche cocchiere del potere.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>I finanziamenti pubblici all'editoria,</strong></span> denunciati con dovizia di particolari nel libro "La Casta dei giornali" di Beppe Lopez, sono solo la punta dell'iceberg di una situazione molto piu' complessa. I soldi che escono dalle nostre tasse per finire nelle tasche di chi fa cattiva informazione sono un problema sicuramente grave e serio, ma purtroppo non l'unico: le malattie dell'informazione si intrecciano e aggrumano in una metastasi culturale ormai molto difficile da curare. Proviamo ad elencarne alcune.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Non c'e' piu' da anni,</strong></span> ad esempio, un contratto di categoria per chi scrive su giornali e riviste, i professionisti garantiti nelle redazioni sono una specie in via di estinzione, gradualmente rimpiazzata da precari che lavorano all'esterno, senza rappresentanti nelle redazioni, pagati con comodo e a volte non pagati. Il sindacato unico (ma tutt'altro che unitario) dei giornalisti e' ormai allo sbando, lontano da un orizzonte ampio di proposta culturale per il paese, focalizzato sull'orticello delle piccole battaglie di categoria e al tempo stesso lacerato da conflitti interni che lo rendono inoffensivo e leggero come una piuma sulla bilancia della trattativa con gli editori.</p>
<p><strong><span style="color:#ea0000;">Le nuove tecnologie</span></strong> hanno aperto nuove possibilita', ma hanno anche fatto precipitare sul mercato il valore di fotografi e giornalisti di mestiere, costretti ad una guerra tra poveri con i ragazzi che usano le fotocamere digitali anziche' la camera oscura, e ti mandano via email un pezzo anche gratis o per pochi euro perche' vogliono affermarsi nel settore e non hanno famiglie da mantenere o mutui da pagare.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>L'ordine dei giornalisti </strong></span>e' ormai un centro di potere che si occupa di tutto tranne che di deontologia, cieco e muto anche di fronte a casi conclamati di pubblicita' occulta travestita da informazione o davanti alla collaborazione tra servizi segreti e giornalisti che rivendicano un ruolo di "difensori della patria" mentre dovrebbero essere cacciati via a pedate dall'ordine professionale, come si farebbe in qualunque paese normale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Dall'altra parte,</strong></span> di fronte ad un ordine professionale nato all'ombra del fascismo che fa di tutto per rimanere una casta chiusa l'opinione pubblica fa fatica a cogliere la necessita' di un organismo che mantenga il rigore deontologico obbligando i giornalisti a tenere la schiena dritta, e si chiede l'abolizione dell'ordine dei giornalisti buttando il bambino con l'acqua sporca, quando molte cose si potrebbero risolvere sbattendo fuori a calci chi infrange le regole base della professione e garantendo al tempo stesso l'accesso libero e incondizionato all'ordine.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Per aprire un bar chiunque</strong></span> puo' iscriversi alla camera di commercio, assumendo l'obbligo di non avvelenare i clienti e di tenere pulito il locale. Analogamente, lo status di giornalista potrebbe e dovrebbe essere riconosciuto automaticamente, indipendentemente dal mezzo utilizzato per fare giornalismo, a chiunque si assuma pubblicamente l'impegno esplicito di rispettare i criteri base della professione, senza avvelenare i lettori con informazioni inquinate, pilotate o non verificate e accettando le conseguenze previste per chi gioca sporco.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Anche sul tema delle regole</strong></span> da rispettare ci sarebbe da discutere. La Society of Professional Journalists negli Usa, la BBC in Inghilterra, Al Jazeera in Qatar, la Canadian Broadcasting Corporation in Canada, la Japan Newspaper Publishers and Editors Association in Giappone e molte altre serie organizzazioni di professionisti dell'informazione hanno messo nero su bianco delle linee guida per distinguere quello che e' giornalismo da altre forme di scrittura o di esternazione radiotelevisiva che vanno catalogate diversamente.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>In Italia, invece,</strong></span> non esiste un "giuramento di Ippocrate" dei giornalisti, ma solo una confusa collezione di carte e codici di autoregolamentazione: la Carta dei Doveri del giornalista, la Carta di Treviso a tutela dei minori, la Carta Informazione e Pubblicità, la Carta Informazione e Sondaggi, la Carta dei Doveri dell'Informazione economica, il Codice Deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica. L'elenco e' destinato ad allungarsi, perche' ogni convegno a tema sull'informazione e' potenzialmente in grado di produrre una carta di principi, che verra' puntualmente ignorata o disattesa da molti professionisti, per diventare argomento di dotte discussioni nei circoli chiudi degli addetti ai lavori.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">IL LUSSO DI FARE INCHIESTE </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Le inchieste serie</strong></span> sono ormai diventate un hobby per ricchi, riservato a chi puo' permettersi di sostenere per anni pesantissime spese legali e per chi puo' cambiare computer ogni volta che la magistratura decide di sequestrarlo per esaminarlo e scoprire se hai diffamato qualcuno, chi ti ha passato delle intercettazioni o se hai fatto altre marachelle.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Cio' nonostante </strong></span>nel nostro paese c'e' ancora chi ha provato e prova a fare giornalismo onesto anche senza avere le spalle coperte e le tasche piene rischiando in prima persona lontano dai riflettori e dalla solidarieta' popolare. Possibile - dovremmo chiederci - che in Italia ci siano solo tre o quattro persone di cui potersi fidare quando scrivono articoli o confezionano programmi?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Il problema e' proprio questo: </strong></span>se alcuni giornalisti ci sembrano piu' virtuosi di altri, mosche bianche in mezzo a un deserto di venduti, non e' solo perche' loro sono piu' bravi, ma anche perche' altri come loro non hanno gli stessi soldi e le stesse capacita' di autodifesa davanti ai potenti, sempre pronti a querelarti anche e soprattutto quando hanno torto. La querela civile e' una brutta bestia: se perdi in primo grado intanto paghi, poi si vedra' in appello se i soldi ti vanno restituiti o meno. E intanto, volente o nolente, scatta l'autocensura che ti invita alla prudenza e al basso profilo per evitare di inanellare troppe denunce una dietro l'altra.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Se i comunicatori bravi</strong></span> e famosi che hanno conservato un minimo di onesta' intellettuale si contano sulla punta delle dita di una mano, e' anche perche' il sottobosco dei censurati di serie B, l'esercito dei militi ignoti della libera informazione, i caduti sotto la scure delle querele in fondo in fondo ci interessano di meno, e per noi non valgono nemmeno i 30 euro di un abbonamento annuale ad una rivista sconosciuta ma coraggiosa.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Un caso concreto di "censura giudiziaria"</strong></span> e' quello che ha coinvolto il giornalista freelance Paolo Barnard e la sua ex-direttrice Milena Gabanelli. L'oggetto del contendere e' un servizio di Barnard realizzato per "Report" sulle aziende farmaceutiche che corrompono i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro prodotti. Senza scomodare gli studi legali delle Big Pharma, per mettere in difficolta' Barnard e' bastata la denuncia di un semplice informatore scientifico. La Rai si chiama fuori dalla vicenda, scarica ogni responsabilita' legale su Barnard e dimentica che i suoi avvocati hanno visionato il programma prima della messa in onda e della successiva replica, senza avere nulla da ridire. E mentre Petruccioli gongola soddisfatto dietro le quinte, la Gabanelli e Barnard fanno una guerra tra poveri sui forum della Rai perche' la prima e' convinta che sul piano giudiziario le battaglie in tribunale (anche da soli e senza il sostegno dell'azienda che ti ha contrattato) facciano parte del mestiere, mentre il secondo considera gravissimo sul piano etico che la direttrice di un programma coraggioso non abbia il coraggio di denunciare pubblicamente la faccia oscura dell'informazione di stato.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Il grande assente dalla polemica </strong></span>e' la Rai, che spende milioni per gli spettacoli di varieta' ma non ha soldi per difendere in tribunale le inchieste di Report, mostrate come fiore all'occhiello (o foglia di fico) quando vengono messe in onda, ma subito rinnegate come figlie bastarde quando ottengono il loro scopo, che e' quello di mettere un dito impietoso nelle piaghe aperte del potere. Quello di Barnard sembra un caso isolato, ma in realta' la censura delle carte bollate e' all'ordine del giorno in Italia, un cancro silenzioso che fa morire le cellule vive dell'informazione libera.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ci meritiamo qualcosa </strong></span>di meglio dalla Rai? Se si potesse chiedere ai cittadini quali sono le voci di spesa prioritarie per l'informazione pubblica, in cima alla classifica troveremmo gli addobbi floreali di Sanremo? Piu' probabilmente una Rai amministrata dai cittadini e non da pedine dei partiti darebbe priorita' alla difesa legale dei giornalisti di Report (anche e soprattutto in quanto precari, freelance e non assunti ufficialmente come dipendenti Rai) per tutte le conseguenze dei servizi approvati e messi in onda con il marchio dell'azienda.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">GIORNALISTI INVISIBILI E BERLUSCHINI </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Gli invisibili dei media,</strong></span> i giornalisti con la schiena dritta, le formiche che lottano contro il potere che plasma l'informazione asservita sono uomini e donne che non conosciamo (e quindi non possiamo sostenere), magari solo perche' la loro azione non avviene su scala nazionale sbugiardando i grandi Berlusconi, ma si e' focalizzata con coraggio su una dimensione locale o regionale, per scavare nel torbido dei piccoli Berluschini e dei loro feudi, esplorando zone oscure e sconosciute del giornalismo.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Un esempio per tutti: </strong></span>Catania, dove Mario Ciancio Sanfilippo fa il bello e il cattivo tempo. Tutti sanno chi e' Berlusconi, ma pochi conoscono "Zio Mario", come e' affettuosamente soprannominato nelle redazioni siciliane. Testimone di nozze di Pippo Baudo, vicepresidente dell'Ansa, quote di proprieta' in Mtv, La7, Telecom, Tiscali e il gruppo L'Espresso/Repubblica, padrone di un variegato arcipelago di emittenti locali siciliane, ex presidente della Fieg fino a quando Montezemolo non ha deciso di prendere in mano anche le redini dell'editoria, ma soprattutto editore de "La Sicilia", unico quotidiano locale di Catania.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Da buon imprenditore,</strong></span> Ciancio riesce a tutelare gli interessi delle sue aziende anche quando sono in contrasto con l'interesse collettivo di una informazione pluralista. Ad esempio le aziende collegate a Ciancio stampano l'edizione di Palermo de "La Repubblica", ma lo fanno a Catania, e per ricambiare il favore il quotidiano fondato da Scalfari ha finora evitato di pubblicare a Catania delle pagine di cronaca locale, che avrebbero inutilmente confuso i lettori con un atroce dilemma: per sapere qualcosa sulla citta' in cui vivo e' meglio comprare "La Sicilia" o "La Repubblica"? Molto piu' facile e comodo vivere in un regime di "quotidiano unico".</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Di Ciancio Wikipedia scrive </strong></span>che "negli anni ha costruito un gruppo editoriale di dimensioni notevoli, che comprende i più importanti mass media della Sicilia e una parte di quelli presenti in altre regioni dell'Italia meridionale".</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Nel libro "La mafia comanda a Catania",</strong></span> Claudio Fava ha descritto il ruolo del giornale di Ciancio nel disegnare il panorama culturale siciliano. Il quotidiano "La Sicilia", racconta Fava, "al di là di ogni pudore, riuscì per molti anni a sopprimere dai propri scritti la parola mafia: usata raramente, e solo per riferirla a cronache di altre città, mai a Catania. Nell'ottobre del 1982, quando tutti i quotidiani italiani dedicheranno i loro titoli di testa all'emissione dei primi mandati di cattura per la strage di via Carini, l'unico giornale a non pubblicare il nome degli incriminati sarà La Sicilia. Un noto boss, scriverà il quotidiano di Ciancio: Nitto Santapaola, spiegheranno tutti gli altri giornali della nazione. Il nome del capomafia catanese resterà assente dalle cronache della sua città per molti anni ancora: e se vi comparirà, sarà solo per dare con dovuto risalto la notizia di una sua assoluzione. O per ricordarne, con compunto trafiletto, la morte del padre".</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>In Sicilia nessuno puo' fare</strong></span> il "cane da guardia" di Ciancio cosi' come Marco Travaglio ha fatto con Berlusconi potendo contare sulla rete di attenzione e solidarieta' che lo circonda. Ma la stessa societa' civile che solidarizza con Travaglio purtroppo ignora chi sia Ciancio, ne' e' interessata alle sue manovre.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E' impossibile per i giornalisti siciliani</strong></span> conquistare credito professionale e un rapporto diretto col pubblico scegliendo con coraggio un attivita' di giornalismo e saggistica che sveli le magagne di Ciancio, non perche' quest'ultimo sia piu' potente di Berlusconi, ma perche' a noi interessa di meno.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Se qualcuno iniziasse a denunciare</strong></span> apertamente la connivenza de "La Repubblica" con il regime mediatico catanese, non ci sarebbe sostegno da parte del pubblico, non ci sarebbe risonanza mediatica, non si venderebbero abbastanza libri. Un libro su Ciancio sarebbe impossibile da presentare in televisione: la gente, anche quella perbene, non lo comprerebbe perche' e' molto piu' interessata alle malefatte dei pezzi grossi.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E allora di chi e' la colpa se a Catania</strong></span> c'e' un regime di quotidiano unico per l'informazione locale? Di chi compra "Repubblica" pur sapendo che e' intenzionalmente monca di informazioni su Catania? Di chi compra "La Sicilia" conoscendo gli interessi molteplici e diversificati del suo proprietario? Di chi non compra niente pensando che tanto fannno tutti schifo uguale? Dei giornalisti seri di "Repubblica" che ogni tanto scendono a Catania per protestare sull'autocensura del loro quotidiano, ma poi ritornano a Roma senza che si sia mossa una foglia?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>L'unico sistema per smuovere</strong></span> questi equilibri di potere sarebbe l'incontro tra un editore "puro", che voglia offrire alle edicole un prodotto alternativo in grado di creare lavoro e profitti, e un pubblico informato che vuole premiare il giornalismo estraneo ai giochi di potere. Non bastano le piazze, gli appelli, le sollevazioni popolari, le indignazioni estemporanee e il mal di fegato che ci prende ogni volta che accendiamo la TV. Solo con un'editoria sana, e un pubblico critico che la fa fiorire, gli invisibili dell'informazione potrebbero rialzare la testa e tornare a fare il loro mestiere, diventando i cani da guardia del potere in mille feudi come Catania e tenendo a bada mille "Berluschini" come Ciancio.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">L'ABOLIZIONE DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>A chi farebbe comodo </strong></span>la scomparsa di un ordine professionale che (almeno in teoria) dovrebbe difendere l'autonomia dei giornalisti e imporre loro il rispetto delle regole di fronte alle pressioni dei politici, dei pubblicitari e dei poteri forti?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>I baroni del giornalismo italiano,</strong></span> pedine disposte con cura dai partiti, da Confindustria, dalla Mafia, dalla Massoneria e dai poteri clericali sullo scacchiere dei media, saranno ben contenti dell'assenza di un organismo di controllo. Finora questo organismo e' stato di fatto sordo, cieco e muto di fronte a qualsiasi violazione, ma qualcuno vorrebbe che diventasse addirittura inesistente per avere mano libera e cancellare ogni residuo di professione e professionalita' all'interno delle redazioni, archiviando come vezzi obsoleti principi deontologici come l'incompatibilita' tra il ruolo civile di giornalista e l'attivita' militare nei servizi segreti. L'assenza di un ordine professionale non cambiera' la faccia del giornalismo italiano ne' la piaggeria delle testate giornalistiche e televisive, semplicemente lascera' briglia sciolta a chi sapra' vendersi meglio, senza nemmeno lo spauracchio di una sanzione o dell'espulsione da una categoria professionale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>I pennivendoli asserviti</strong></span> saranno solamente contenti della scomparsa dell'Ordine dei Giornalisti, un controllo inesistente che non emana sanzioni e' sicuramente meglio del controllo leggero e bonaccione che comunque c'e' stato finora, e l'assenza totale di questo controllo permettera' a chi di dovere di continuare a fare gli interessi dei suoi padroni senza muovere nemmeno di un centimetro la sua poltrona.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Gli editori saranno molto piu' contenti</strong></span> della scomparsa di questa categoria professionale, perche' di fronte ad un gruppo di professionisti che non si aggrega, non ha regole e non si riconosce in nessuna deontologia sara' molto piu' facile sbarazzarsi dei giornalisti contrattualizzati che lavorano in redazione e rimpiazzarli con precari che lavorano da casa e mandano i pezzi via internet, per i quali non ci sara' bisogno di pagare l'affitto dei locali, la connessione Adsl e la bolletta della luce. Le ferie diventeranno licenziamenti temporanei (gia' ora lo sono per molti) e scomparira' del tutto la rappresentanza della categoria nei confronti delle aziende (gia' adesso i sindacati tutelano pienamente solo i giornalisti contrattualizzati, con iniziative per i freelance tanto sporadiche quanto velleitarie e prive di risultati concreti).</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Questo "cognitariato",</strong></span> la nuova "classe operaia" dell'informazione che viene sfruttata intellettualmente anziche' nella sua forza lavoro come accadeva per il proletariato, sara' piu' debole e fragile in assenza di un ordine professionale, e dovra' scordarsi anche i contributi previdenziali: se e quando verranno versati, saranno quelli minimi a norma di legge, giusto per accontentare i sindacati e rimpolpare le casse degli istituti di previdenza che si limitano a battere cassa ogni anno minacciando chi non paga, senza pero' garantire a chi versa i contributi una concreta prospettiva di tranquillita' economica per il futuro.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E io? Cosa accadra' a me</strong></span> quando l'ordine dei giornalisti sara' scomparso? Non saro' piu' costretto per legge a rispettare la deontologia professionale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Continuero' a farlo </strong></span>anche senza essere obbligato, solo perche' mi piace scrivere e mi piace farlo bene, ma non posso garantire anche per gli altri, ne' potro' invocare il rispetto delle regole se accanto a me ci sara' un collega che prende bustarelle dai partiti o e' pagato per fare il depistatore.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Non potro' piu' essere sanzionato </strong></span>se faccio marchette infilando pubblicita' occulta nei miei pezzi, ne' potro' essere rimproverato se i servizi segreti mi metteranno sul libro paga come hanno fatto con Renato Farina. Non avro' problemi nemmeno se usero' il giornalismo come arma politica per favorire qualcuno come ha fatto Bruno Vespa, intercettato mentre progettava di "confezionare addosso" a Gianfranco Fini una puntata del suo show.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Finora l'ordine dei Giornalisti</strong></span> ha sempre avuto la mano leggera verso questi episodi, limitandosi ad ammonimenti verbali o sospensioni temporanee, ma ora oltre a non esserci le sanzioni qualcuno vuole che non ci siano piu' nemmeno le regole. Un po' come abolire la magistratura perche' alcuni giudici "confezionano sentenze" addosso agli imputati.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Senza l'appartenenza </strong></span>ad un ordine professionale, oltre al dovere di rigore deontologico perdero' il diritto di cronaca che mi consente di fare il giornalista anche quando qualcuno vorrebbe impedirmelo, un diritto che ho dovuto rivendicare in piu' occasioni facendo valere la mia condizione professionale di fronte a chi voleva negarla.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Questo mi e' accaduto,</strong></span> ad esempio, quando ho incontrato Carabinieri che non volevano farmi fotografare una base USA dall'esterno e in una strada pubblica, quando un controllore voleva impedirmi di scattare una foto ad un adesivo razzista nella metropolitana di Milano, quando ho chiesto di accedere ad atti parlamentari che sarebbero stati negati al "normale" cittadino e che io ho potuto utilizzare come materiale di inchiesta garantendo alle mie fonti la tutela dell'anonimato.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Anche il problema della tutela</strong></span> delle fonti sfugge ai non addetti ai lavori: le stesse persone che infiammano le platee nei dibattiti sulla libera informazione sono pronte all'autocensura e a tirarsi indietro quando si tratta di assumersi responsabilita' in prima persona, giocandosi la faccia o il posto di lavoro per denunciare un abuso, una violazione o una illegalita'.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Per questa ragione e' importante</strong></span> che chi raccoglie per mestiere brandelli sparsi di verita' contraddittorie possa garantire sicurezza e protezione a chi gli da' fiducia affidandogli notizie e dichiarazioni che potrebbero danneggiarlo o esporlo al rischio di ritorsioni.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>In maniera analoga </strong></span>anche altri professionisti hanno il diritto di tutelare chi gli racconta qualcosa, come fanno ad esempio i medici e gli avvocati, ed essere riconosciuto dalla legge come giornalista mi permette di difendere chi trova il coraggio di dirmi cio' che non potrei sapere da nessun altro.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Mi e' successo pochi giorni fa:</strong></span> una dipendente di una struttura pubblica voleva raccontare che nel suo ufficio stava accadendo qualcosa di storto, ma senza rischiare ritorsioni da parte dei suoi superiori o peggio ancora la perdita del posto.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Sono riuscito a pubblicare l'articolo</strong></span> perche' ho potuto difendere, tutelare e rassicurare la mia fonte offrendo la garanzia dell'anonimato. Chi pretende l'esercizio eroico delle virtu' di denuncia da parte dei giornalisti dovrebbe chiedersi se nella situazione opposta sarebbe disposto a dire a un giornalista quello che sa, rischiando tutto pur di denunciare qualche magagna.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Detto questo, io non mi sento un eroe,</strong></span> non credo che il giornalismo sia un mestiere riservato agli eroi e so che non posso pretendere di incontrare sempre degli eroi quando faccio una intervista. E' per questo che ho fatto piu' volte ricorso alle prerogative che derivano dalla mia appartenenza ad un ordine professionale, riuscendo ad ottenere informazioni di interesse generale per le quali ho svolto un ruolo di doppia garanzia: ai lettori ho garantito che quelle informazioni, anche se anonime, erano vere e non me le ero inventate io, mentre alle mie fonti ho garantito che non avrei fatto i loro nomi nemmeno davanti a un tribunale, non perche' sono un eroe ma perche' mi era legalmente possibile in quanto membro di una determinata categoria di professionisti. E' lo stesso principio per cui il prete puo' difendere anche di fronte a un tribunale i segreti che gli vengono affidati nel confessionale: altrimenti nessuno andrebbe piu' a confessarsi se ha fatto qualcosa che oltre ad essere peccaminoso e' anche illegale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">I PANNI SPORCHI DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Dopo aver elencato</strong></span> i potenziali vantaggi legati al ruolo di un ordine professionale che dovrebbe tutelare giornalisti e cittadini contro interferenze esterne, e' importante fare nomi e cognomi per cercare di capire quali sono le persone e le azioni che contribuiscono a spingere la categoria professionale dei giornalisti verso un disprezzo sempre piu' intenso e generalizzato, ma purtroppo in molti casi legittimo.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Continuo a non capire</strong></span> come mai Franco Abruzzo, ex presidente dell'Ordine dei giornalisti della Lombardia e tuttora consigliere regionale, nei giorni pari attacca la commistione tra informazione e pubblicita' con nobili dichiarazioni di indipendenza, mentre in quelli dispari si arrampica sugli specchi per salvare i colleghi beccati con le mani nella marmellata. Come Renato Farina, nome in codice "Betulla", indagato per favoreggiamento di inquinamento probatorio dopo aver intascato dal Sismi oltre trentamila euro in due anni: una megamarchetta finalizzata all'inquinamento delle prove di responsabilita' dei servizi italiani nel sequestro dell'Imam egiziano Abu Omar ad opera della Cia.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>In un paese normale </strong></span>Farina sarebbe stato dichiarato incompatibile con la professione di giornalista, ma in Italia l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha deciso che un operatore dell'informazione pubblica puo' fare anche disinformazione segreta, e Franco Abruzzo ha salvato Farina da una meritata radiazione, convertita in una sospensione per 12 mesi. Senza piu' nessun pudore, Farina si e' fatto beffe della sospensione continuando a scrivere articoli spacciati per "Lettere al direttore"</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ma non tutti sono cosi' fortunati </strong></span>da sguazzare nell'oro fornito dal Sismi: Maria Chiara, aspirante giornalista conosciuta a Modena, scrive da anni per la stampa locale, ma la pagano solamente quattro euro a pezzo, e di conseguenza anche con dozzine di articoli al suo attivo non ha raggiunto quei 2000 euro in due anni che l'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna considera il guadagno minimo necessario per fregiarsi del titolo di giornalista e poter conquistare un meritato riconoscimento professionale che le permettera' di garantire meglio, se lo vorra', le sue fonti e i suoi lettori.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E qui nasce la domanda:</strong></span> dopo la sensazione piu' o meno legittima di sfogo liberatorio che attraversera' l'opinione pubblica per l'eliminazione di una casta, abolire l'ordine dei giornalisti fara piu' comodo a Renato Farina o ai giornalisti precari e onesti come Maria Chiara?</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#ea0000;"><strong>PUBBLICITA', MARCHETTE E DEONTOLOGIA </strong></span></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Non credevo alle mie orecchie</strong></span> quando ho sentito parlare Vittorio Roidi, durante l'edizione 2002 del seminario "Redattore Sociale" promosso dalla comunita' di Capodarco.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Roidi, all'epoca segretario nazionale </strong></span>dell'Ordine, ha trasmesso ad un pubblico di giornalisti molto giovani, ancora pieni di ideali e di energie, il pericoloso e cinico dogma delle aziende editoriali: "non ci puo' essere giornalismo senza pubblicita'", arrivando a sostenere che la free press, cioe' la totale dipendenza dei giornali dalla pubblicita', rappresenta una naturale evoluzione del settore.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Io non mi rassegno</strong></span> a tutto questo, e sono ancora convinto che sia possibile fare buon giornalismo senza dipendere dagli inserzionisti e che sia meglio pagare i giornali direttamente in edicola anziche' pagarli quando facciamo la spesa. La free press non e' un benemerito servizio pubblico, ma uno strumento di marketing per aziende che finanziano con i nostri soldi un finto giornalismo fatto del copia e incolla di notizie di agenzia, dove non hanno diritto di cittadinanza le inchieste e la cultura, inevitabilmente troppo "politiche" e apprezzate da un pubblico che non fa gola ai pubblicitari.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ma di tutto questo nessuno parla,</strong></span> e l'Ordine dei Giornalisti, che dovrebbe sanzionare imbrogli e scorrettezze tutelando i cittadini e i giornalisti per bene, si e' trasformato in una corporazione che mette i bastoni tra le ruote a chi fa giornalismo serio, rende la vita piu' difficile a chi e' senza tessera, e fa il gioco delle scimmiette mute, cieche e sorde di fronte al degrado della professione anche e soprattutto per i condizionamenti sempre piu' pesanti della pubblicita'.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Per non generalizzare, </strong></span>parliamo di un caso concreto e facciamo altri nomi: la sera del 28 agosto, il Tg2 e il Tg5 decidono di celebrare l'uscita della nuova Fiat Punto in diretta nazionale e a mezz'ora di distanza l'uno dall'altro, con due servizi di Lamberto Sposini e Maria Concetta Mattei, caratterizzati dalle medesime immagini e dallo stesso tono trionfalistico e acritico. Credendo che un telegiornale fosse diverso da una cassa di risonanza di comunicati aziendali, e che un giornalista avesse compiti diversi da quelli di un concessionario di automobili, provo ad inoltrare un esposto all'Ordine dei Giornalisti per segnalare quella che sembrava una palese violazione della deontologia professionale. Il seguito della vicenda ricorda da vicino la barzelletta del pazzo che andava contromano credendo che fossero gli altri a sbagliare direzione: il pazzo ero io, che da solo cercavo di andare contro la corrente del giornalismo asservito, e non chi ha "normalmente" aperto gli spazi dell'informazione e del servizio pubblico televisivo alla pubblicità (neanche tanto occulta) della Fiat.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>In risposta alla mia lettera di protesta</strong></span> Bruno Tucci, presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, ha messo nero su bianco che "quando un'azienda lancia sul mercato una nuova auto tutti indistintamente, i giornali, oltre la radio e la Tv sono portati a illustrare le caratteristiche della nuova auto. Non avendo quindi riscontrato nessuna violazione delle norme deontologiche, il consiglio ha deciso all'unanimità di archiviare il caso". Preso atto di queste nuove tendenze nella deontologia professionale, rimangono alcuni dubbi: perché due Tg nazionali usano le stesse immagini? Chi gliele ha date? I telegiornali sono una vetrina di prodotti? Un'auto nuova e' una notizia? Se sì, perché annunciare solo le auto Fiat e non vetture di altre marche, auto ad aria compressa o biciclette? Ma soprattutto, perché l'Ordine dei Giornalisti e' arrivato così in basso?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">UN RIMEDIO EFFICACE </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Cio' nonostante, l'abolizione dell'ordine </strong></span>dei giornalisti non mi sembra la soluzione piu' efficace. Ci sono dei casi, e la crisi dell'informazione in Italia e' uno di questi, in cui un rimedio poco ragionato diventa peggiore del male che si vorrebbe curare.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Osservando chi dovrebbe tutelare </strong></span>la dignita' e il rigore di una professione mentre tutela la Fiat, Bruno Vespa, i Servizi Segreti e gli pseudogiornalisti che li appoggiano, la tentazione di dire "ma allora chiudiamo la baracca" e' davvero forte. Di fronte a questo scenario pero' puo' farsi strada anche un'altra proposta, meno istintiva e forse piu' efficace nel perseguire l'obiettivo di un giornalismo pulito. Visto che l'informazione e' ormai un bene pubblico, un servizio fondamentale e un tratto caratteristico di una nazione, perche' non proporre l'elezione diretta dei rappresentanti dell'Ordine dei Gionalisti a livello locale e nazionale?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Qualcuno potrebbe obiettare </strong></span>che negli altri ordini professionali le elezioni avvengono su base interna: i medici eleggono i vertici dell'ordine dei medici, e anche gli avvocati e i notai fanno lo stesso. Se dovessimo coinvolgere tutti i cittadini nella democrazia interna degli ordini professionali dovremmo votare un giorno si' e l'altro pure.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ma perche' non proporre </strong></span>un meccanismo democratico almeno per l'elezione del Consiglio di Amministrazione della Rai e delle altre cariche direttive nella Tv di stato? In questo modo sarebbero i cittadini a decidere chi dovra' tutelare il loro diritto all'informazione, esattamente come avviene per l'indicazione dei rappresentanti nei consigli comunali.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Certo, lavorare e ragionare</strong></span> sull'ipotesi di un controllo diretto dei cittadini sulla Rai e sull'Ordine dei Giornalisti e' molto piu' faticoso e meno coinvolgente di una bella festa per abolire un ordine professionale e abbattere un muro che separa chi e' dentro da chi e' fuori. Poco importa se le macerie di questo muro cadranno su professionisti seri e su cittadini che non sapranno di aver perso dei diritti con la scomparsa di una struttura che, almeno in teoria, dovrebbe cacciare via a pedate i Brunivespa di turno e tutti quelli che "confezionano" articoli e trasmissioni addosso ai potenti.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">NESSUNO PUO' CHIAMARSI FUORI </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Per rinnovare il nostro panorama culturale</strong></span> e lo scenario italiano dei media la controinformazione che passa attraverso la satira e i "vaffanculo" di massa e' sicuramente utile, forse necessaria, ma decisamente non sufficiente. Non possiamo affidare ad altri una delega in bianco per disegnare da soli il futuro dell'informazione mentre noi aspettiamo a braccia conserte il trionfo della verita'. Al contrario, ora piu' che mai c'e' bisogno di ognuno di noi, di una piena assunzione di responsabilita' a partire dal livello individuale, iniziando a boicottare non solo i prodotti alimentari di aziende che sostengono modelli devastanti di sviluppo economico, ma anche i prodotti dei grandi gruppi editoriali che alimentano modelli altrettanto distruttivi di sviluppo culturale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Affidare ad altre persone, </strong></span>siano esse comici, giornalisti o saggisti, il compito esclusivo di compilare la "lista dei buoni e dei cattivi" dell'informazione porta a gravi omissioni nella lista dei "buoni", e anche qualche "cattivo" l'ha fatta franca per vuoti di memoria e di attenzione. E' quello che e' accaduto a Gad Lerner, trasformato nell'alfiere di Prodi durante la campagna elettorale che nel 2006 ha preceduto il ritorno della sinistra al caviale.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Proprio Lerner, nella sua breve parabola </strong></span>come direttore del Tg1, ha buttato nel cestino l'ultima intervista di Paolo Borsellino, proprio quella sdoganata a fatica da Sigfrido Ranucci e Roberto Morrione a tarda notte su Rai News 24 e successivamente portata in prima serata da Luttazzi e Travaglio, che hanno scatenato l'"editto bulgaro" non per aver trasmesso una intervista inedita, ma solo per averla portata in prima serata fuori dal ristretto circolo dei gia' informati e dei telenottambuli. E' possibile combattere la mafia che tappa la bocca a Borsellino da vivo col tritolo con una informazione che ignora Borsellino anche dopo morto, censurando una intervista che ha segnato la storia del paese?</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Dopo anni di silenzio,</strong></span> il 14 dicembre scorso Gad Lerner ha ricordato questa vicenda sul suo blog, rivendicando la sua scelta e raccontando che il coraggio della verita' a volte deve lasciare spazio a considerazioni piu' personali per tutelare se stessi anche a danno del pubblico, difendendo la verita' solo dopo aver difeso la poltrona da direttore.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>"Non sono per niente coraggioso </strong></span>- ha scritto Gad -. Vivo nella bambagia e non l'ho mai nascosto. Non ho trasmesso (e neppure con il senno di poi trasmetterei) un'intervista che mi venne recapitata, opera di giornalisti francesi, già montata e confezionata, dal direttore di un altro canale Rai [il serio e onesto Roberto Morrione di RaiNews24, ndr], pochi giorni dopo il mio insediamento. Celli e Zaccaria mi avevano nominato all'insaputa del governo e delle forze politiche abituate a dire la loro sul direttore del Tg1. Intorno a me c'era già molta diffidenza per questo. Ho avuto l'impressione mi si chiedesse una sorta di preventivo schieramento interno su una materia che non ero in grado di controllare. Chiamala prova del fuoco, o polpetta avvelenata. A più di sette anni di distanza è ormai evidente che quella intervista non conteneva notizie fondamentali su Berlusconi. Non modificherei in alcun modo la mia scelta di allora".</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ma anche in uno scenario</strong></span> dove nemmeno i direttori del Tg1 hanno il tempo di dire la verita', occupati come sono a difendersi dalle polpette avvelenate del potere, c'e' chi, a differenza di Lerner, ha avuto il coraggio di dire cose scomode senza vivere nella bambagia, rischiando molto piu' dell'ex direttore del TG1 e pagando in prima persona il prezzo delle verita' che hanno sdoganato.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">VOCE A CHI NON HA VOCE </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Nel nostro paese la lotta alla censura</strong></span> e' un gioco simile al Risiko, dove vince e ottiene piu' solidarieta' chi e' gia' ben piazzato nel palcoscenico mediatico. Se sei famoso e conosciuto, basta fare un piccolo passo indietro dalla tua posizione per ricevere la solidarieta' nazionale e il titolo onorifico di vittima della censura, anche se la tua voce raggiunge migliaia di persone nei teatri di tutta Italia, se l'espulsione dalla Rai non ti condanna all'oblio ma ti apre le porte del Parlamento Europeo, o se a dispetto dei bavagli televisivi continui a scrivere editoriali sui piu' diffusi quotidiani nazionali, che tutto sommato non sono poi cosi' male per potersi esprimere liberamente.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Se invece sei un signor nessuno,</strong></span> se parti da zero e ti schiacciano per mandarti sottozero, la societa' civile ti passera' sopra con indifferenza qualunque cosa ti accada, e resterai nell'ombra anche se perdi il posto, se vieni schiacciato dalle querele o decidi di fare un altro mestiere perche' non hai abbastanza soldi per pagare gli avvocati. E' quello che succede puntualmente a tanti bravissimi giornalisti, abbandonati a se stessi perche' il loro pubblico non e' abbastanza vasto.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Si tratta di persone </strong></span>che prima ancora di essere private del diritto di parola, o perseguitate per l'esercizio del pensiero libero, hanno perso il diritto di essere ascoltati, senza il quale la liberta' di espressione si trasforma in un vuoto gridare al vento.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Per togliere il bavaglio ai piu' deboli</strong></span> e' necessario riflettere sulle responsabilita' che ci assumiamo ogni volta che paghiamo il canone RAI senza pretendere il rispetto del contratto di servizio, quando compriamo libri di finta sinistra gonfiando il portafoglio degli editori di vera destra, quando sosteniamo con i nostri acquisti i tre grandi colossi che uccidono la diversita' culturale del paese: il gruppo Mondadori/Fininvest/Mediaset, il gruppo L'Espresso, il gruppo RCS, quando ci sentiamo alternativi comprando da Feltrinelli che sta togliendo l'ossigeno alle piccole librerie indipendenti che danno vitalita' culturale al Paese, quando abbandoniamo al loro destino persone colpite solo per aver fatto il loro mestiere di giornalisti.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>I problemi dell'informazione</strong></span> hanno un lato oscuro, fatto dei piccoli bavagli che hanno tappezzato l'Italia con storie di ordinaria censura a cui ormai abbiamo fatto il callo.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><span style="text-decoration:underline;">ESPERIENZE DA VALORIZZARE </span></strong></span></p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E' per questo che ogni tanto </strong></span>sarebbe magnifico rubare un po' di spazio ai soliti "cattivi", per permettere alla gente di scoprire che in Italia c'e' molta gente onesta e dimenticata, che per poter esercitare il proprio gusto per la verita' e' capace di rischiare in prima persona.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Sono d'accordo nel denunciare</strong></span> un'informazione che fa cultura neoliberista esaltando la libera impresa e la concorrenza nei mercati con soldi e sistemi impregnati del piu' squallido assistenzialismo statalista. Mi piacerebbe che i cittadini venissero in qualche modo consultati o interpellati per stabilire la destinazione delle enormi provvidenze destinate all'editoria.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Sarebbe magnifico poter inserire </strong></span>nella dichiarazione dei redditi un codice simile a quello p