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	<title>legge-402004 &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "legge-402004"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 03:56:38 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La moratoria sui cibridi]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/?p=174</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 09:15:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Lalli</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Le metafore dovrebbero servire a rendere alcuni concetti scientifici facilmente comprensibili: quan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://i207.photobucket.com/albums/bb94/KanYOUdig_it/Igor.jpg" alt="" width="340" height="255" /></p>
<p>Le metafore dovrebbero servire a rendere alcuni concetti scientifici facilmente comprensibili: quando diventano uno strumento di terrore, quando sono connotate negativamente (solo e sempre negativamente) c’è davvero qualcosa che proprio non va.<br />
Chimera era quel mostro un po’ capra un po’ leone un po’ serpente (l’iconografia è mutevole ma il risultato è sempre spaventoso), che vomitava fuoco e che non era mai un piacere incontrare.<br />
Mostri a parte, si definisce chimera qualcosa di inesistente, di distopico, di ingannevole.<br />
Oppure “scientificamente”, come si legge nell’ultimo documento presentato al <a href="http://www.governo.it/BIOETICA/">Comitato Nazionale per la Bioetica</a>, le chimere sono “organismi che contengono cellule con patrimonio genetico diverso, provenienti da due o più organismi geneticamente distinti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti” .<br />
Nello stesso documento si riconosce il peso della storia simbolica del termine (“Si può comprendere quindi come l’evocazione di un nome come Chimera generi timori profondi, che si radicano nel nostro inconscio collettivo e ci facciano pensare ad epoche lontane e minacciose, da cui l’uomo si è dovuto faticosamente affrancare”), ma si mette subito in guardia verso le derive della tracotanza umana (“Ma al tempo stesso è un termine che può, sempre a livello inconscio, suscitare ambizioni di rivalsa verso tutto quanto rimane misterioso, e non del tutto comprensibile scientificamente, come l’origine della vita”), calcandone i tratti spaventosi.<br />
Si capisce che la preoccupazione centrale del documento riguarda l’embrione e la sua sacralità. E rinsaldare le barriere morali contro la sua manipolazione e la sua distruzione, <em>soltanto</em> tramite la sperimentazione embrionale o la possibilità di effettuare (di fatto) la diagnosi genetica di preimpianto (nonostante il <a href="http://www.eintranet.it/public/amicacicogna/default.asp?id=121&#38;ACT=5&#38;content=649&#38;mnu=121">TAR</a> del Lazio si sia espresso a favore). Ciò che rimane infatti oscuro è l’accettazione della legge 40 del 2004 che permette il sacrificio di moltissimi di quei 3 embrioni (quanti se ne possono produrre ad ogni ciclo: di quei 3 la maggior parte non arriva alla nascita). Bisognerebbe prendere una decisione: o l’embrione è sacro e allora niente PMA; oppure non è sacro e allora perché imporre limiti tanti angusti? Non esiste la terza via che è un po’ sacro e un po’ no a seconda dell’umore.<br />
Puntualizza il documento: “Il problema cioè non sorge quando si mischiano tessuti e cellule umani ed animali, di per sé, ma quando le chimere umano/animale sono esseri viventi di identità incerta, nei quali non è più visibile il confine fra le specie umana ed animale” (poco più avanti si legge: “Il problema dell’identità del nuovo essere vivente si pone sempre, invece, quando le chimere umano/animale vengono formate nei primissimi stadi di sviluppo embrionale”).</p>
<p>Ma se si mischiano, come sarebbe visibile il confine? Il mulo mica c’ha un confine tra il suo essere cavallo e il suo essere asino... Non ha due identità distinte, una cavallina e una da somaro.<br />
Il problema non è il confine o l’identità, ma l’ossessione per l’embrione umano (e, verrebbe da aggiungere, quella di specismo e di ostinato essenzialismo).</p>
<p>Il documento del CNB si concentra sugli embrioni ibridi citoplasmatici (o cibridi, prodotti tramite trasferimento nucleare di cellule somatiche) perché <em>The Human Fertilisation and Embryology Authority</em> (<a href="http://www.hfea.gov.uk/">HFEA</a>) ha concesso l’autorizzazione a procedere – e in questo modo si rischia di superare le barriere tra specie...</p>
<p>Perché usare i cibridi? A scopo conoscitivo (per conoscere i meccanismi di riprogrammazione cellulare) e a scopo terapeutico (producendo linee cellulari e poi tessuti umani compatibili con il ricevente).<br />
Usare gli ovociti umani (oltre a porre un problema del loro reclutamento) per il CNB non va bene; non va bene nemmeno usare ovociti animali. Chissà perché non appare sorprendente.<br />
Tra le ragioni della condanna troviamo anche una vecchia conoscenza: che la ricerca non avrebbe dato alcun risultato. Sono impazienti, al CNB. Viene da pensare, però, che soffermarsi sulla inefficacia della sperimentazione sarebbe ridondante se gli ostacoli morali fossero tali da giustificarne il divieto.<br />
Invece la parte più debole è proprio quella bioetica.</p>
<p>“La produzione di ibridi citoplasmatici pone <em>gravi</em> questioni etiche in relazione ai mezzi utilizzati e agli obiettivi che si intendono raggiungere.<br />
[...]<br />
L’ipotesi bioetica che qui si intende avanzare è che la produzione di ibridi citoplamastici non sia assolutamente approvabile per almeno due ragioni: da una parte, infatti, essa implica una manipolazione totale dell’essere umano, dall’altra, ne programma e ne giustifica la distruzione.<br />
<!--more--><br />
La sola esistenza di un ragionevole dubbio sullo status degli ibridi citoplasmatici [come umani] dovrebbe quindi indurre gli scienziati (purché sensibili alle ragioni dell’etica) ad assumere come unico atteggiamento coerente quello di una prudenziale sospensione di ogni forma di sperimentazione su di essi. È questo uno dei casi in cui appare doveroso assumere come linea guida quel principio di precauzione da più parti invocato nella riflessione bioetica e sul quale il Cnb ha già redatto – nel 2004 – uno specifico documento dal titolo Principio di precauzione: profili bioetici, filosofici e giuridici”.</p>
<p>(Il corsivo è mio)</p>
<p>Ecco fatto: si richiama la posizione del CNB sugli embrioni umani; si invoca il principio di precauzione e il risultato è che nel dubbio che quegli embrioni siano umani è bene astenersi dalla sperimentazione. Il dubbio riguardo alla sacralità dell’embrione umano non è oggetto di discussione (d’altra parte per il CNB anche l’ootide è una persona, perché non il cibride?). Non basterebbe dimostrare che i cibridi tendono all’umano (o sono più umani) per avere dimostrato l’immoralità della sperimentazione: bisognerebbe giustificare, senza tautologie e senza ricorrere a formule vuote, il divieto alla ricerca sugli stessi embrioni umani. Né sembra bastare invocare documenti precedenti come dimostrazione.</p>
<p>Tuttavia il documento torna ad insistere sulla inutilità della ricerca sui cibridi: “A questa valutazione è possibile aggiungerne altre, che fanno riferimento a un criterio di valutazione delle sperimentazioni, tutto interno alla stessa logica della ricerca, il cui valore etico non può mai prescindere dal suo rilievo strettamente scientifico (in questo senso appare criticabile anche eticamente qualsiasi ricerca futile, scarsamente giustificata, altamente e inutilmente rischiosa o indebitamente costosa). Nel determinare il valore scientifico di una ricerca, bisogna valutare – oltre all’utilità o all’interesse di una ipotesi – anche il suo valore intrinseco, anche in rapporto a quanto è già scientificamente noto”.</p>
<p>Al di là della considerazione banale che non si farebbe ricerca se si avessero già le risposte, schiacciare la possibilità di fare ricerca sotto il peso del dover dimostrare (quasi a priori) la bontà e l’utilità della ricerca stessa appare esagerato e claustrofobico. Colpisce che la coercizione legale non deve sottostare nemmeno alla metà del peso che opprime la libertà di ricerca.<br />
La libertà (di scienza) deve dimostrare di essere innocente!</p>
<p>Il documento è sintetizzato in 5 punti finali: l’ultimo chiude in bellezza.</p>
<blockquote><p>5. il CNB, per le ragioni appena indicate, auspica una moratoria sulla produzione di ibridi uomo animale e, solo se adeguatamente giustificate, l’utilizzazione di tecniche di ricerca alternativa (ad es. concernenti l’ibridazione tra specie animali diverse).</p></blockquote>
<p>Perché la moratoria non si propone sull’uso libero da ideologie di termini e concetti? Forse perché i proponenti sarebbero costretti a tacere?</p>
<p>Chiara Lalli</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le nuove Linee Guida sulla Legge 40]]></title>
<link>http://progettogalileo.wordpress.com/?p=158</link>
<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 15:00:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Lalli</dc:creator>
<guid>http://progettogalileo.wordpress.com/?p=158</guid>
<description><![CDATA[Dopo una attesa di quasi 9 mesi (ricorda qualcosa?) il Ministero della Salute emana le nuove Linee G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una attesa di quasi 9 mesi (ricorda qualcosa?) il Ministero della Salute emana le nuove Linee Guida. I commenti oscillano tra entusiasmi affrettati e condanne pregiudiziali. Cosa cambia davvero con il nuovo testo?<br />
In sintesi si potrebbe dire che si apre uno angusto spiraglio (peraltro controverso) ma che permangono i principali problemi sollevati dalla Legge 40 (permanenza inevitabile, anche considerando che la Legge non potrebbe essere modificata da un testo meramente applicativo quali le Linee Guida).</p>
<p>Nel <a href="http://www.ministerosalute.it/dettaglio/phPrimoPianoNew.jsp?id=163">sito</a> del Ministero sono elencate le principali novità:</p>
<p>1. la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) viene estesa anche alla coppia in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus HIV e di quelli delle epatiti B e C, <em>riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla PMA</em>. In questi casi c’è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo. Un rischio che, di fatto, preclude la possibilità di avere un figlio a queste coppie;<br />
2. l’indicazione che ogni centro per la PMA debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore;<br />
3. l’eliminazione dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di indagine a quella di tipo osservazionale e ciò a seguito delle recenti sentenze di diversi tribunali e in particolare di quella del TAR Lazio dell’ottobre 2007. Questa sentenza come è noto ha infatti annullato le linee guida precedenti proprio in questa parte, ritenendo tale limite non coerente con quanto disposto dalla legge 40.<br />
(Il corsivo è mio; <a href="http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_primopianoNuovo_163_documenti_itemDocumenti_0_fileDocumento.pdf">qui</a> i testi del 2004 e del 2008 a confronto).</p>
<p>Si ribadisce quanto affermato dalla <a href="http://www.eintranet.it/public/amicacicogna/default.asp?id=121&#38;ACT=5&#38;content=649&#38;mnu=121">sentenza del Tar del Lazio</a> nel passato gennaio: è possibile effettuare la diagnosi genetica di preimpianto. Non comparendo un divieto esplicito nella Legge 40, ma solo nella precedente versione delle Linee Guida, è lecito richiedere l’esame che permette di riscontrare patologie genetiche nell’embrione prima dell’impianto. Ma rimane in piedi il requisito necessario per l’accesso alle tecniche: la certificazione di infertilità o sterilità che, come stabilito dal nuovo testo, subisce un lieve ampliamento includendo le persone colpite da malattie virali.<br />
Cade infatti l’impossibilità di accedere alle tecniche per tutte le persone con malattie virali: ed è senza dubbio una buona notizia, anche se potrebbe essere discutibile la motivazione.<br />
Nel testo delle nuove Linee Guida infatti si legge: “essendo l’uomo portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da HIV, HBV od HCV – l’elevato rischio di infezione per la madre o per il feto costituisce di fatto, in termini obiettivi, una causa ostativa della procreazione, imponendo l’adozione di precauzioni che si traducono, necessariamente, in una condizione di infecondità, da farsi rientrare tra i casi di infertilità maschile severa da causa accertata e certificata da atto medico, di cui all’articolo 4, comma 1 della legge n. 40 del 2004” (p. 7).<br />
<!--more--><br />
Sembra legittimo proporre le seguenti riflessioni.<br />
1. Non è chiaro come bisogna considerare le donne portatrici di analoghe malattie.<br />
2. Si dovrebbe parlare di ostacolo ad una riproduzione <em>responsabile</em>, perché la riproduzione non è necessariamente impedita da una malattia virale, anche se è schiacciata dal rischio di trasmissione al partner e al nascituro. Ma questo varrebbe anche per chi è affetto o portatore di una patologia genetica (l’unica differenza è che la patologia genetica non si trasmette al partner ma “solo” al nascituro). Se il rischio di trasmissione di una patologia può essere considerato come un impedimento alla riproduzione e quindi permette di far rientrare i portatori o i malati nell’insieme delle persone infertili, questa possibilità dovrebbe riguardare <em>tutte</em> le patologie. Perché i malati o i portatori di patologie genetiche dovrebbero essere esclusi dalla possibilità di evitare di dare alla luce un figlio ammalato?<br />
3. La definizione di “condizione di infecondità” per le patologie virali rischia di essere in contrasto con l’articolo 4 della legge 40 (Accesso alle Tecniche, che rimane in piedi e che non può essere scalfito da un testo, le Linee Guida, che hanno meno potere essendo soltanto applicative): “1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico”. La Legge non definisce la sterilità e sembra quantomeno discutibile e forzato definire una patologia virale come  intrinsecamente assimilabile ad una condizione di sterilità (fatta salva la “via italiana” che consentirebbe di rientrare tra le persone sterili dichiarando di avere da almeno 2 anni rapporti sessuali non protetti senza che si sia avviata una gravidanza).</p>
<p>L’unica risposta possibile potrebbe venire dal Parlamento. La Suprema Corte potrebbe infatti garantire la tutela dei cittadini (tutela che include l’uguaglianza di trattamento e la garanzia della salute e della salute riproduttiva – ed è garantita dalla Costituzione italiana), ma tali tutele dovrebbero essere previste dal Parlamento tramite una modifica della Legge 40.<br />
Colpisce, infatti, che la Legge 40 affermi l’intenzione di tutelare il concepito (come da articolo 1), ma poi sembra non considerare seriamente il rischio determinato dalle patologie genetiche, almeno in quei casi in cui non vi sia la possibilità di certificare la sterilità degli aspiranti genitori.</p>
<p>Chiara Lalli</p>
]]></content:encoded>
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