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	<title>isaincucina &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/isaincucina/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "isaincucina"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 06:01:31 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Flädle (Minestra di frittatine)]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/12/10/fladle-minestra-di-frittatine/</link>
<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 18:52:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ora, questo, decisamente, non è un food blog, no. Non ci provo nemmeno. Questo blog contiene 304 ar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ora, questo, decisamente, non è un food blog, no. Non ci provo nemmeno. Questo blog contiene 304 articoli suddivisi in 19 categorie e la bellezza di 3115 commenti (e qualcosa come 35800 commenti spam). Di quei trecentoquattro post, ben otto sono ricette (semiserie). A guardare le statistiche riguardanti le chiavi di ricerca con cui arrivate qui dovrei dire: grazie al cielo che li ho scritti. Quindi ora ve ne beccate un altro (e sono nove).</p>
<p>I Flädle sono una specialità della Svevia. Il nome sta per piccole frittate, anche se, a dire il vero un Fladen (che è la versione grande del Flädle) è anche un'altra cosa brutta che fanno le mucche, ma è meglio che non scenda in particolari. Ora, che ci fanno, in Svevia, con le frittatine (o crespelle che dir si voglia)? Le arrotolano e le tagliano a striscioline, e poi le mettono in una bella scodella di brodo fumante. Sono buonissime e semplici da fare (tra l'altro si prestano anche per essere fatte con la farina senza glutine); se è buono anche il brodo, è un ottimo primo piatto per una cena invernale.<br />
<!--more leggi la ricetta &#62;&#62;--><br />
Per fare i Flädle vi servono:</p>
<ul>
<li>1/4 l di latte</li>
<li>mezz'etto di burro</li>
<li>3 uova</li>
<li>un etto di farina</li>
</ul>
<p>Poi, a piacere, prezzemolo, erba cipollina o quello che vi pare basta che sia verde (sminuzzato), noce moscata e sale.</p>
<p>Fate sciogliere il burro (io lo metto per un minuto nel microonde a 440 W, si può dire?) e mescolate tutti gli ingredienti (a parte le erbette) possibilmente con una frusta elettrica, così che venga fuori una pastella piuttosto liquida e, soprattutto, senza grumi. Ora aggiungete anche le erbette (se le mettete prima rischiate di fare le frittatine verdi). Con l'aiuto di una padella antiaderente e magari un filino d'olio fatene tante belle crespelle sottili. Arrotolatele su sé stesse e tagliatele a striscioline (come le tagliatelle). Poi ditemi se non sono buone.<br />
(Se non avete il brodo, potete anche lasciarle intere, farcirle con quello che più vi piace e gratinarle al forno con la besciamella... va be', lasciamo perdere).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vellutata di lenticchie]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/09/21/vellutata-di-lenticchie/</link>
<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 11:24:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/09/21/vellutata-di-lenticchie/</guid>
<description><![CDATA[Questa ve la vendo per come l&#8217;ho comprata, visto che ancora non ho avuto modo di verificare. D]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questa ve la vendo per come l'ho comprata, visto che ancora non ho avuto modo di verificare. Dicevo che sono stata in Umbria e che, tra le altre cose, ho visitato anche Castelluccio, che è famosissimo per le lenticchie, che dovrebbero essere di qualità eccezionale. Fatto sta che io le lenticchie le ho comprate, anche se faccio fatica a mangiare persino quelle d'obbligo per capodanno. Son qui che mi rigiro sto pacco di lenticchie portentose ed improvvisamente mi viene un'illuminazione: ma non avevo salvato da qualche parte la ricetta della leggendaria vellutata di lenticchie che servono nientedopodimeno che all'altrettanto leggendario Burj Al Arab di Dubai? </p>
<p>Detto: fatto. L'ho ripescata dai meandri dei miei portentosi archivi digitali (vorrei tanto citarvi la fonte, ma non ho la più pallida idea di dove l'abbia presa) e la proverò al più presto (anche perché prima devo procurarmi alcuni degli altri ingredienti...) Se volete provarla anche voi, la metto qui - buon appetito!<br />
<!--more continua se vuoi la ricetta &#187;--><br />
<strong>Ingredienti:</strong><br />
- 1 cipolla rossa, piccola<br />
- 2 spicchi d'aglio<br />
- 1 patata<br />
- 1 pomodoro<br />
- 1 cucchiaio di cumino<br />
- 1 cucchiaio di semi di coriandolo<br />
- 250 g di lenticchie<br />
- 1 l di brodo</p>
<p><strong>Preparazione:</strong><br />
Tritate la cipolla, e fatela appassire in olio insieme all'aglio, la patata ed il pomodoro tagliati a dadini. Mescolando, aggiungete il cumino ed i semi di coriandolo pestati nel mortaio. Aggiungete poi le lenticchie ed il brodo e portate ad ebollizione, dopodiché continuate a far sobbollire il tutto a fiamma bassa per quaranta minuti.<br />
Aggiustate di sale e pepe e passate tutto al mixer.<br />
Aggiungete una punta di panna acida e qualche goccia di succo di limone e servite con crostini di pane abbrustoliti.</p>
<p>A me sembra molto appetitosa! Fatemi sapere...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IsaCucina (meme)]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/07/18/isacucina-meme/</link>
<pubDate>Wed, 18 Jul 2007 21:10:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/07/18/isacucina-meme/</guid>
<description><![CDATA[Arriva un meme dalla carissima Placida che mi è subito piaciuto (io ho una discreta avversione per ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva <a href="http://www.placidasignora.com/?p=1568" target="_blank">un meme dalla carissima Placida</a> che mi è subito piaciuto (io ho una discreta avversione per catene e consorti, ma questo ha risvegliato la mia creatività). Nello specifico si tratta di fotografare la propria cucina. Io, che sono un'amante della sintesi, mi sono imposta di limitarmi alle tre cose a me più care. Sono diventate quattro, ma insomma, facciamo finta che.</p>
<p>La mia preferita, quella con cui mi scontro tutte le mattine, ma che, con la dovuta pazienza, sa regalarmi i migliori caffè: la peppina.</p>
<p><a href='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/peppina.jpg' title='La Peppina'><img src='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/peppina.thumbnail.jpg' alt='La Peppina' /></a></p>
<p>La compagna di tanti panini con salumi varî amorevolmenti nascosti nella valigia dall'Isamamma:</p>
<p><a href='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/affettatrice.jpg' title='Affettatrice'><img src='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/affettatrice.thumbnail.jpg' alt='Affettatrice' /></a></p>
<p>I mille libri di cucina che si affollano sugli scaffali (solo un paio, ché tutti, nella foto, non ci stavano):</p>
<p><a href='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/letteratura.jpg' title='Letteratura'><img src='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/letteratura.thumbnail.jpg' alt='Letteratura' /></a></p>
<p>Da ultimo, ma non per importanza, il vero totem della mia cucina: il forno/piano di cottura. Ha una storia travagliata, forse un giorno ve la racconterò. Ed è il miglior forno/piano di cottura che io abbia mai avuto.</p>
<p><a href='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/lui.jpg' title='Lui'><img src='http://isadora.wordpress.com/files/2007/07/lui.thumbnail.jpg' alt='Lui' /></a></p>
<p>Passo la palla, se vogliono coglierla, ad un paio di persone delle quali sarei curiosa di vedere la cucina: <a href="http://omfaloscopia.blogspot.com/" target="_blank">chiara</a>, <a href="http://alterminedelluniverso.wordpress.com/" target="_blank">perec</a>, <a href="http://www.untoccodizenzero.it/" target="_blank">gourmet</a>, <a href="http://www.chefblog.it/" target="_blank">christian</a> e <a href="http://eulinx.wordpress.com/" target="_blank">eulinx</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stoccarda per buongustai]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/06/22/stoccarda-per-buongustai/</link>
<pubDate>Fri, 22 Jun 2007 13:00:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/06/22/stoccarda-per-buongustai/</guid>
<description><![CDATA[Pierluigi Mennitti cura su ideazione una rubrichetta molto gustosa sulla Germania, intitolata Alexan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Pierluigi Mennitti cura su ideazione una rubrichetta molto gustosa sulla Germania, intitolata Alexanderplatz, in cui racconta la Germania vista da Berlino, dove mi sembra di capire che si trovi attualmente. Oggi è uscito su questa rubrica un bel pezzo intitolato "<a href="http://www.ideazione.com/alexanderplatz/22_giugno.htm" target="_blank">Il mondo in tavola</a>", che descrive il fenomeno qui molto diffuso della presenza di svariati ristoranti etnici.<br />
Parlando della cucina tedesca e delle possibili ragioni di questo fenomeno scrive una cosa che io condivido assolutamente:</p>
<blockquote><p>
In verità in Germania non è tanto la tradizione culinaria a mancare. Nel Sud si mangia molto bene, il Baden-Württemberg è una regione la cui cucina ha poco o nulla da invidiare alla vicina e più rinomata cucina francese.
</p></blockquote>
<p>Questa è una cosa che dico spesso anch'io e che provoca in alcuni miei conoscenti di lingua italiana un profondo stupore. Eppure non sono la sola ad affermarlo: nella sola zona di Stoccarda, il capoluogo del Baden-Württemberg, ci sono ben quindici stelle Michelin. A seguire, la lista dei ristoranti.<br />
<!--more continua a leggere &#187;--></p>
<ul>
<li><a href="http://www.speisemeisterei-stuttgart.com/" target="_blank">Speisemeisterei</a>, Stuttgart-Hohenheim (2)</li>
<li><a href="http://www.hotelschlossgarten.com/de/a7124fe8-e3cf-bd03-ccbaced0e8865767" target="_blank">Zirbelstube</a>, Hotel am Schlossgarten, Stuttgart-Mitte (1+)</li>
<li><a href="http://www.burg-staufeneck.de/" target="_blank">Burgrestaurant Staufeneck</a>, Salach (1)</li>
<li><a href="http://www.wielandshoehe.de/" target="_blank">Wielandshöhe</a>, Stuttgart-Degerloch (1)</li>
<li><a href="http://www.landhausfeckl.de/" target="_blank">Landhaus Feckl</a>, Ehningen (1)</li>
<li><a href="http://www.zumhirschen-fellbach.de/" target="_blank">Zum Hirschen</a>, Fellbach (1)</li>
<li><a href="http://www.stuttgart.steigenberger.de/go/id/cjfz/" target="_blank">Olivo im Hotel Zeppelin</a>, Stuttgart-Mitte (1)</li>
<li><a href="http://www.restaurant-delice.de/" target="_blank">Délice</a>, Stuttgart-Mitte (1)</li>
<li><a href="http://www.alte-sonne.de/" target="_blank">Alte Sonne</a>, Ludwigsburg (1)</li>
<li><a href="http://www.schassberger.de/index.php3" target="_blank">Ernst Karl</a>, Ebnisee, Kaisersbach (1)</li>
<li><a href="http://www.restaurant-top-air.de/restaurant.htm" target="_blank">Top Air</a>, Stuttgart-Flughafen (Aeroporto) (1)</li>
<li><a href="http://www.restaurant-breitenbach.de/internetauftritt/index.html" target="_blank">Breitenbach</a>, Stuttgart (1)</li>
<li><a href="http://www.adler-asperg.de/" target="_blank">Schwabenstube, Hotel Adler</a>, Asperg (1)</li>
<li><a href="http://www.landgasthof.com/" target="_blank">Landgasthof am Königsweg</a>, Kirchheim-Ohmden (1)</li>
</ul>
<p>Senza stelle Michelin, ma con altre decorazioni varie:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.friedrich-von-schiller.com/" target="_blank">Friedrich von Schiller</a>, Bietigheim-Bissingen</li>
<li><a href="http://www.faessle.de/" target="_blank">Fässle</a>, Stuttgart-Degerloch</li>
<li><a href="http://www.bachofer.info/index2.html" target="_blank">Bachofer</a>, Waiblingen</li>
<li><a href="http://www.malathounis.de/" target="_blank">Malathounis</a>, Kernen-Stetten</li>
<li><a href="http://www.schlossrestaurant-castello.de/index.htm" target="_blank">Castello</a>, Donzdorf</li>
<li><a href="http://www.kerns-pastetchen.de/index.php" target="_blank">Kern's Pastetchen</a>, Stuttgart-Mitte</li>
</ul>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pollo yaasa]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2007/02/19/pollo-yaasa/</link>
<pubDate>Mon, 19 Feb 2007 09:00:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2007/02/19/pollo-yaasa/</guid>
<description><![CDATA[È da un po&#8217; che non ho più avuto tempo (modo, occasione) di sbizzarrirmi in cucina: troppo l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>È da un po' che non ho più avuto tempo (modo, occasione) di sbizzarrirmi in cucina: troppo lavoro, poi anche il trasloco, ci è voluto un sacco di tempo (e di fatica) per arrivare al punto di poter nuovamente cucinare <em>come si deve</em>. Fatto sta che da settimane aspettavo di poter sperimentare un piatto gustato uno degli ultimi giorni dell'anno appena finito ad un'improbabile festa francese/senegalese alla quale sono capitata come ospite d'attracco in quel di Bologna: il pollo yaasa, un piatto tipico del Senegal a base di pollo (appunto), cipolle e limone; ipocalorico, gustoso e aromatico. E, per dirla tutta, anche facile da fare ed economico. Una specie di miracolo, insomma.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Gli ingredienti sono presto detti: ci vogliono un pollo (a pezzi), tre o quattro cipolle, quattro lime (alla peggio vanno bene anche i limoni, ma il lime è più aromatico) e peperoncino piccante.</p>
<p>Il bello di questo piatto, cosa che lo rende anche ideale da preparare in caso si aspettino ospiti, è che la preparazione comincia con ventiquattr'ore d'anticipo. Il pollo (a pezzi - e io consiglierei senza pelle) va infatti coperto dalle cipolle tagliate a rondelle fini ed immerso per ventiquattr'ore in una marinata fatta col succo dei lime, sale, peperoncino ed un cucchiaio d'olio.</p>
<p>Il giorno dopo, quando il vostro frigorifero sarà saturo dei vapori di cipolla ed eventuali conviventi avranno già fatto le valligie, dovrete solo estrarre i pezzi di pollo dalla marinata, farli rosolare in una padella, rimetterli nella marinata aggiungendo olio e acqua e far sobbollire il tutto ancora una mezz'ora. </p>
<p>Si serve con riso bianco bollito, ed è una meraviglia.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosa cucino oggi]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/07/26/cosa-cucino-oggi/</link>
<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 09:25:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/07/26/cosa-cucino-oggi/</guid>
<description><![CDATA[Eccoti là, fa un caldo che ti si sciolgono i neuroni impappinandosi insieme a quelle tre sinapsi su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoti là, fa un caldo che ti si sciolgono i neuroni impappinandosi insieme a quelle tre sinapsi superstiti, al solo pensiero di mangiare roba calda ti raddoppia la traspirazione, ti sta venendo la fobia da caprese e quando vedi prosciutto e melone ormai ti viene da fare un esorcismo e allora, che fai? Ecco, sì, cerchi una ricetta nuova <em>in internet</em>. Peggio per te, ché oggi mi prendeva così e ora te ne metto una che (forse) fa al caso tuo (o anche no, ma, insomma, provala prima, dai).<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Innanzitutto fai un salto alla rosticceria sotto casa (o a quella che preferisci) e procurati un mezzo pollo arrosto. E non cominciare con lagne del tipo: ma che ricetta è, se devo andare a comprarmi un pollo arrosto. Non so tu, ma io con queste temperature non ho voglia di mettermi a fare degli arrosti, comunque va bene anche se hai degli avanzi di arrosto (di vitello o di maiale) e non hai voglia di mangiare polpette. Ecco.</p>
<p>Finite le lamentele e risolto il problema carne, procurati una mozzarella buona e delle olive verdi. Snocciolate, ché si fa prima. Poi scegli la pasta che più ti piace (io oggi ho scelto le conchiglie rigate), comunque ti consiglio una pasta di formato grande, ma poi fai un po' come ti pare che è lo stesso.</p>
<p>Metti a bollire l'acqua per la pasta e, nel mentre, taglia a pezzetti non troppo minuti il pollo o l'arrosto e la mozzarella. Le olive sciacquale e tagliale a rondelle, ché sono più carine. Cuoci la pasta (devo proprio dirtelo io, che l'acqua per cuocere la pasta va salata?) al dente, ché se no poi fa la mappazza. Se hai fretta e vuoi mangiarla subito raffreddala dopo averla scolata, condisci aggiungendo un filo d'olio (d'oliva!) e porta in tavola. Se no mescolala a caldo con carne e olive e un po' d'olio e, quando sarà tiepida aggiungi la mozzarella a dadini, che nel frattempo avrà anche buttato fuori l'acqua (che è meglio).</p>
<p>Se ora ti stai chiedendo se non ci starebbero bene anche due capperi o magari dei peperoni al posto delle olive, o la feta al posto della mozzarella non chiedere e provaci. Se proprio ci devi mettere i peperoni vedi prima di spellarli, ma non rompere le scatole a me se è troppo lavoro, ché io non ce li avrei proprio messi. Ah, e buon appetito!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gli zucchini ripieni]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/06/25/gli-zucchini-ripieni/</link>
<pubDate>Sun, 25 Jun 2006 12:32:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/06/25/gli-zucchini-ripieni/</guid>
<description><![CDATA[Tempo fa, sul blog della Viss, si parlava di zucchini (è un argomento ricorrente) e Placida aveva p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa, sul blog della Viss, <a href="http://viss.splinder.com/post/7761635/qual'è+l'opposto+di+outing%3F" target="_blank">si parlava di zucchini</a> (è un argomento ricorrente) e Placida aveva promesso la ricetta degli zucchini ripieni. Placida <a href="http://placidasignora.splinder.com/1145874599" target="_blank">ha presto mantenuto la promessa</a>, mentre io (che poi non avevo promesso nulla) ho perso un attimo di vista l'argomento. Non so come, mi è tornato in mente stamattina e siccome gli zucchini a me piacciono in tutte le salse e la mia ricetta per gli zucchini ripieni è completamente diversa da quella di Placida, ho deciso di mettere qui la mia e mi sono riproposta di provare presto la sua, ché mi sembra dimolto appetitosa.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Io preferisco gli zucchini allungati, verdi (quelli bianchi sono poco coreografici) e cerco di sceglierli di dimensioni e forma simili. Se non sono ipertrofici è meglio, ché son più saporiti e per quattro persone se ne possono prendere otto. Li svuoto con un coltellino appuntito lasciandoli interi (anche l'occhio vuole la sua parte), poi trito finemente la polpa e la faccio soffriggere in un pochino d'olio d'oliva insaporendo con sale e pepe.<br />
Dopo averla fatta raffreddare, la mescolo a mezzo chilo di carne di maiale tritata, un uovo ed un po' di pane grattugiato. Aggiusto di sale e pepe, e se sono di buonumore ci metto anche un po' di parmigiano.<br />
Con questo ripieno, ben amalgamato, riempio gli zucchini (e di solito ne rimane anche un po' per fare un paio di polpettine) che poi faccio cuocere in padella con un po' d'olio d'oliva.</p>
<p>[Io cerco sempre di farne più del necessario, perché, quelli che rimangono, li taglio nel senso della lunghezza (a barchetta) e li metto al forno a gratinare con la besciamella. Un delirio.]</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Che si mangia?]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/06/24/che-si-mangia/</link>
<pubDate>Sat, 24 Jun 2006 12:08:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/06/24/che-si-mangia/</guid>
<description><![CDATA[Quand&#8217;ero ragazzina odiavo sentirmi chiedere alle otto del mattino che cosa avrei voluto mangi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quand'ero ragazzina odiavo sentirmi chiedere alle otto del mattino che cosa avrei voluto mangiare per pranzo o, ancora peggio, per cena. Era una delle prime domande che mia madre o mia nonna mi rivolgevano con apprensione ogni mattina ed io, che non riuscivo a capacitarmi del fatto che queste due donne non avessero altri pensieri più importanti o più interessanti per la testa, rispondevo un po' spazientita servendomi di un armamentario di risposte pronte che avevo assemblato e cesellato nel corso degli anni.<br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Era un rituale: in realtà il menù era inconsciamente già deciso in precedenza, si trattava di ottenere il benestare. L'importante era non rispondere quello che si sarebbe voluto ("chissenefrega", "non mi rompere le scatole", "che ne diresti di ordinare una pizza"), ma intavolare un veloce brainstorming buttando lì proposte a casaccio. Un semplice: "avrei proprio voglia di una bella lepre con la polenta e due porcini trifolati" detto in una torrida mattinata di luglio chiudeva la discussione in quattro e quattr'otto senza che nessuno si sentisse offeso.</p>
<p>Ora sono io quella che cucina e ogni tanto mi sorprendo a torturare il consorte con lo stesso giochino, aggravato nel nostro caso dal fatto che la spesa si fa una volta alla settimana, il che costringe a sedute divinatorie su ciò di cui si potrebbe avere voglia, che so io, cinque giorni dopo. Non funziona mai. Se c'è il tempo non c'è la voglia, se c'è l'appetito manca l'ingrediente chiave, se ci sono tutti gl'ingredienti si rompe il forno e comunque stasera non ho fame e poi la carne l'ho già mangiata a pranzo. Ieri sera, rovistando nel congelatore, ho trovato un sacchetto di petto di pollo tagliato a dadini risalente al giurassico superiore. In compenso non c'erano i cubetti di ghiaccio che stavo cercando, probabilmente sacrificati per fare posto a qualche vettovaglia acquistata nel momento sbagliato.</p>
<p>La domanda che a suo tempo così tanto m'infastidiva è quindi rimasta attualissima e, in tempo di web 2.0, me la ritrovo tra le chiavi di ricerca che portano a questo sito, insieme a "roast beef" una delle più gettonate. E ancora non so che cucinerò stasera…</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Strumento del male]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2006/05/07/strumento-del-male/</link>
<pubDate>Sun, 07 May 2006 19:11:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2006/05/07/strumento-del-male/</guid>
<description><![CDATA[
Immagine: Matt Flynn per Museo Cooper-Hewitt - Particolare

Leggiucchiando qua e là ho trovato la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://isadora.wordpress.com/files/2006/05/forks.jpg" alt="Matt Flynn per Museo Cooper-Hewitt - Particolare" /><br />
<em>Immagine: Matt Flynn per <a href="http://www.cooperhewitt.org/">Museo Cooper-Hewitt</a> - Particolare</em><br />
<!--more continua a leggere &#62;&#62;--><br />
Leggiucchiando qua e là ho trovato la notizia di una mostra un po' diversa dal solito che ha aperto le porte questo finesettimana al Museo Nazionale del Design Cooper-Hewitt di New York, dal titolo intrigante: <a href="http://www.cooperhewitt.org/EXHIBITIONS/feeding_desire/index.asp">"Feeding Desire"</a>. Questa mostra si occupa degli "attrezzi" da tavola – o più banalmente, delle posate – e della loro evoluzione dal XVI secolo ad oggi. Posate eccentriche, bellissime e bruttissime, dalle forme più fantasiose (non sempre a vantaggio dell'ergonomia) e di materiali disparati.</p>
<p>Interessante dal punto di vista dell'evoluzione del design, ma anche da quello squisitamente storico (il sito della mostra offre anche una piccola "timeline" delle singole posate): leggendo scopro infatti che un oggetto per me così scontato come la forchetta appare intorno all'anno mille tra le mani di una principessa bizantina che la utilizzava per mangiare i datteri, ma compare sulle tavole (italiane ed in seguito francesi) solo nel '500 con l'avvento della pasta e trova un'ampia diffusione solo due secoli dopo, superando la forte opposizione della Chiesa Cattolica, che la considerava un simbolo satanico e, di conseguenza, uno <em>strumento del male</em>.</p>
<p>Nell'Europa del Nord, dove la pasta non faceva parte dell'alimentazione, la forchetta fece la sua apparizione in epoca vittoriana, quando il coltello da tavola ottenne una punta arrotondata e non poté più essere utilizzato per infilzare il cibo da portare alla bocca.</p>
<p>Gli americani, invece, considerarono per molti secoli la forchetta un'affettazione della vecchia Europa, finché le grosse dinastie del XIX secolo, come i Rockefellers, i Morgans e i Carnegies non ne introdussero l'utilizzo abituale. </p>
<p>Chi l'avrebbe mai detto?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La notte di San Giovanni e il nocino]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2005/06/25/la-notte-di-san-giovanni-e-il-nocino/</link>
<pubDate>Sat, 25 Jun 2005 20:06:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
<guid>http://isadora.wordpress.com/2005/06/25/la-notte-di-san-giovanni-e-il-nocino/</guid>
<description><![CDATA[La notte di San Giovanni, appena passata, è una notte speciale, dicono che sia la notte propizia pe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La notte di San Giovanni, appena passata, è una notte speciale, dicono che sia la notte propizia per leggere il futuro ("San Giovanni non vuole inganni") e per raccogliere erbe officinali, che, nei pressi del solstizio d'estate, sono come non mai cariche di aromi e vitalità.<br />
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La tradizione dice che, sin dal Medioevo, proprio in questa notte, le streghe si dessero appuntamento sotto ad un noce per compiere riti magici. E con i frutti di quest'albero, raccolti ancora verdi e umidi di rugiada alla mezzanotte della notte di San Giovanni, ci si preparava e ci si prepara il "Nocino", un liquore che avrebbe offerto protezione nei momenti difficili dell'anno seguente.</p>
<p>Il nocino e queste tradizioni in generale mi riportano col pensiero alla mia nonna materna, una contadina forte e determinata, per la quale queste credenze non erano strane curiosità dal gusto un po' esoterico, ma parte integrante della sua vita quotidiana, il cui ritmo veniva scandito dal sole, dalle fasi lunari, da solstizî ed equinozî e da tutta una serie di conoscenze accumulatesi nel corso dei secoli e tramandate di generazione in generazione. E così anche preparare il nocino era una delle tante tappe obbligate nel corso dell'anno, e un bicchierino dopo pranzo non mancava mai.</p>
<p>Per chi volesse cimentarsi nella preparazione del nocino, ecco la ricetta tratta dal preziosissimo quadernetto segreto della zia Anna, depositario dei segreti culinarî di tutta la famiglia:</p>
<blockquote><p>- 15 noci verdi tagliate in 10 pezzi<br />
- 1 l di alcool puro<br />
- 1/2 kg di zucchero<br />
- una scorza di limone<br />
- 5 chicchi di caffè<br />
- 3 o 4 chiodi di garofano<br />
- 2 g di cannella<br />
- 500 g d'acqua<br />
- un bocciolo di rosa profumata</p>
<p>Lasciare gli ingredienti in infusione per 60 giorni e filtrare.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La torta di mele]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2005/11/19/la-torta-di-mele/</link>
<pubDate>Sat, 19 Nov 2005 11:11:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;autunno porta la pioggia, la nebbia, le giornate corte e tanti sapori, provenienti dall]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'autunno porta la pioggia, la nebbia, le giornate corte e tanti sapori, provenienti dall'estate appena passata. E ogni autunno, ormai da qualche anno, il contadino mi regala un paio di chili di mele, che mi mettono un po' in crisi, perché ho sempre paura di non riuscire a consumarle e mi spiacerebbe buttarle. Così la torta di mele è diventata ormai una piacevole consuetudine che riscalda, in compagnia di una tazzona di tè fumante, le mie domeniche d'autunno riempiendo la casa di un morbido ed accogliente profumo di mela e di cannella.</p>
<p>La ricetta è semplice ed il risultato fenomenale. Io, domani, la rifaccio. Così:<br />
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Comincio con la base, una pastafrolla fatta con due etti di farina, mezz'etto di zucchero, un rosso d'uovo, un etto di burro e una presa di sale. Con questa fodero una forma da crostata, lasciando un bordo di due o tre centimetri.<br />
Poi passo alla parte più noiosa: pelare e tagliare a fettine sottili le mele (che ce ne vogliono otto etti e se son piccole come quelle che mi dà il contadino ci vuole un sacco di tempo…). Nel frattempo faccio sciogliere mezz'etto di burro, mescolo mezz'etto di zucchero con un mezzo cucchiaino di cannella in polvere e spalmo uno strato sottile di confettura di mele al Calvados (una prelibatezza!) sulla pasta. Su questa base dispongo le fettine di mele a strati, spargendo qua e là chicchi di uva passa (avendone voglia e tempo, si possono far rinvenire prima in un bicchierino di qualcosa di alcolico, o anche solo di acqua, che sono ancor più buoni).<br />
A questo punto verso il burro fuso sulle mele, cospargo con lo zucchero aromatizzato alla cannella e con mandorle a fettine sottilissime.<br />
Metto in forno a 200 gradi per 30-35 minuti e lascio raffreddare nella tortiera (ma non ce la fa mai ad arrivare intonsa a temperatura ambiente…).</p>
<p>Per i più curiosi, questa torta ha anche un nome: si chiama "Badischer Apfelkuchen".</p>
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<title><![CDATA[Minestra di zucca]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2005/10/22/minestra-di-zucca/</link>
<pubDate>Sat, 22 Oct 2005 12:10:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[È una bella giornata d&#8217;autunno, e io, che adoro questa stagione, ne celebro l&#8217;inizio co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>È una bella giornata d'autunno, e io, che adoro questa stagione, ne celebro l'inizio con una minestra dal colore caldo e allegro che s'intona alla perfezione con le sfumature del paesaggio d'ottobre. Al mercato, in questi giorni, si trovano zucche di tutte le forme, colori e dimensioni. Per la minestra scelgo una zucca Hokkaido, quelle piccole, sode e tonde dal colore arancione acceso: sono le più saporite e poi non c'è bisogno di togliere la buccia, anche se poi finisce sempre che io la tolgo ugualmente.<br />
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Trovata la zucca ideale, me la porto a casa assaporandola già nel pensiero. La lavo con cura e la taglio a dadini. Nel frattempo faccio appassire nel burro (ci vuole il burro, qui, con l'olio non è la stessa cosa) un pochino di cipolla tritata finissima e ci aggiungo i dadini di zucca.<br />
Dopo aver lasciato insaporire la zucca nel burro, copro il tutto con brodo di carne, aggiungo un pochino di estratto di pomodoro (che arricchisce il colore) e lascio sobbollire per una ventina di minuti, finché la zucca non è diventata morbida. A questo punto non mi rimane che passare il tutto al setaccio, aggiustare di sale e pepe (bianco!) e aggiungere qualche cucchiaiata di parmigiano grattugiato.</p>
<p>Per completare l'opera, friggo dadini di pane bianco nel burro e li spargo sulla minestra un attimo prima di portare i piatti in tavola.</p>
<p>Quale modo migliore per festeggiare l'autunno?</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il roast beef di Isa]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2005/10/10/il-roast-beef-di-isa/</link>
<pubDate>Mon, 10 Oct 2005 20:10:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Caro lettore che sei arrivato fin qui alla ricerca di una ricetta per il roast beef, 
mi spiace un p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Caro lettore che sei arrivato fin qui alla ricerca di una ricetta per il roast beef, </p>
<p>mi spiace un po' che tu te ne sia dovuto andare a mani vuote, anche perché io il roast beef lo faccio proprio bene. Non so se ripasserai, magari, chissà, hai ugualmente trovato qualcosa d'interessante da leggere e hai deciso di tornare a trovarmi. </p>
<p>Dimentica tutto ciò che finora hai letto sulla preparazione del roast beef: per non farmi cogliere nuovamente impreparata, ti lascio qui la mia ricetta. Poi se la provi fammi sapere com'è andata, mi raccomando!<br />
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Fondamentale per la riuscita è la scelta accurata del pezzo: la carne dev'essere fresca, soda e bella rossa. Giù le mani dalla carne rosata del vitellone, non è la stessa cosa. A me piace la carne magra, il controfiletto è sempre un'ottima scelta. Per quattro persone fattene dare un bel pezzo di almeno otto etti e fai un bel sorriso al macellaio mentre gli chiedi di legarlo con lo spago, in modo che mantenga la forma. Se il macellaio è stronzo, o per qualche altro motivo non dovessi avere voglia di sorridergli, comprati un bel rotolo di spago da alimenti e facci un paio di giri.</p>
<p>Ora che ti sei procurato il tuo bell'arrostino tutto ben legato, prendi una casseruola d'acciaio a bordo alto e mettici dentro un filo d'olio d'oliva extravergine, un rametto di rosmarino (magari anche uno spicchio d'aglio schiacciato) e il pezzo di carne, a freddo. Fai rosolare bene la carne da tutte le parti e, mentre rosola, spremi il succo di un limone e mescolalo ad un cucchiaino da tè di sale e un bel po' di pepe nero macinato di fresco.</p>
<p>Quando la carne avrà preso colore metti il coperchio alla casseruola abbassando un po' la fiamma e fai andare a fuoco lento e coperchio chiuso per una ventina di minuti (o anche di più, se non ti piace troppo rosato: a me piace poco cotto). Passato questo tempo, spegni la fiamma e versa sulla carne il succo di limone di cui sopra. Metti il coperchio e lascia raffreddare (il roast beef è come la vendetta: va mangiato freddo).</p>
<p>Quando sarà il momento di servire, taglia il roast beef a fette sottilissime, filtra il sughetto e fallo scaldare leggermente. Come contorno: fagiolini al burro ed erbette e patate arrostite aglio e rosmarino.<br />
Ein Gedicht.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Pizza e ricordi]]></title>
<link>http://isadora.wordpress.com/2005/03/01/pizza-e-ricordi/</link>
<pubDate>Tue, 01 Mar 2005 21:03:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Isadora</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lavorare con le mani mi rilassa, gesti meccanici che lasciano libera la mente di viaggiare, di ricor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lavorare con le mani mi rilassa, gesti meccanici che lasciano libera la mente di viaggiare, di ricordare, di giocare.</p>
<p>Sbriciolo il lievito di birra nell'acqua e mescolo per farlo sciogliere.</p>
<p>Una serata di pioggerellina invernale, passeggiavamo senza meta e ci raccontavamo l'un l'altra... non so piú bene cosa, non erano le parole ad essere al centro dei nostri pensieri, certo non dei miei.<br />
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Preparo l'impasto con la farina e mi viene in mente che non riesco a ricordare come siamo finiti in quel pub - l'ho sempre odiato per via dei tavolini piccolissimi, giusto lo spazio per due birre.</p>
<p>Affondo le mani nell'impasto, morbido ed elastico, mi viene da sorridere pensando a quei tavolini piccoli. Alle volte non sono poi cosí male, i tavolini piccoli. Ricordi, quei due che sono entrati nella saletta e si sono seduti vicino a noi? Ci hanno messo poco a scegliersi un altro tavolo. Sorrido ancora.</p>
<p>Metto la pasta a lievitare, coperta, al calduccio, scotto i pomodori per pelarli.<br />
Spellare i pomodori, cosí bollenti, e cercare di non ustionarsi i polpastrelli mentre si sta pensando alla lingua di un uomo é un'operazione pericolosissima. Ecco, é successo, mi sono scottata.</p>
<p>Impreco sottovoce tra me e me, passo a togliere i semi dai pomodori, li faccio a pezzettini con dedizione. Guardo la lama del coltello affilato luccicare vicinissima alle mie dita, penso a quanti pericoli si nascondano anche dietro alle azioni piú banali.<br />
La pasta sta lievitando e non richiede la mia attenzione, taglio anche la mozzarella, tanti dadini tutti uguali.</p>
<p>Non riesco a fare a meno di chiudere gli occhi per un attimo, mi fermo, ricordo.<br />
Siamo usciti dal locale, la pioggerellina non voleva smettere, sembrava non finire mai. E tu, tu canticchiavi "Singin' in the rain" abbracciandomi con un gran sorriso.<br />
Il pomodoro é pronto, aggiusto di sale, manca solo il basilico. Il nostro tempo, invece, era ormai scaduto.</p>
<p>Lavoro un po' la pasta, la stendo, é morbida e liscia, mi dilungo a plasmarla per il semplice gusto di sentirla sotto le mie mani. Quegli ultimi attimi, gli ultimi baci sotto alla piogga ormai insistente, incollati come francobolli, la vita quotidiana che torna, prepotente, a fare capolino. Finisco di condire la pizza in fretta e furia, devo correre allo specchio per sincerarmi di non avere le tracce della tua barba sul mio viso...</p>
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