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	<title>industria-culturale &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/industria-culturale/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "industria-culturale"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 14:53:41 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[La sub - cultura Punk: uno stile che diventa moda]]></title>
<link>http://riccardoesposito.wordpress.com/?p=6</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 17:32:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>riccardoesposito</dc:creator>
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<description><![CDATA[Riccardo Esposito, Maria Elena Indelicato
Dalla prima metà del Settecento l’Europa occidentale in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Riccardo Esposito, Maria Elena Indelicato</p>
<p align="justify">Dalla prima metà del Settecento l’Europa occidentale iniziò a credere nell’idea incondizionata che il continuo progresso del sapere scientifico, economico e tecnologico avrebbe portato a un sicuro miglioramento dell'umanità. Grazie ad una concezione positivista della realtà, secondo la quale era possibile calcolare qualsiasi aspetto della vita terrena, l’essere umano ha posto fiducia nella sua capacità di possedere la natura stessa. Col tempo, invece, abbiamo capito che il progresso indistinto, cieco e selvaggio, non è per nulla facile da gestire: l’instabilità dei paesi medio-orientali, le incognite che sorgono dalla pratica dell'ingegneria genetica, dalle scorie nucleari e l'effetto serra (solo per citarne alcuni) sono tutti problemi causati proprio da un avanzamento incauto e sconsiderato della nostra stessa civiltà. Oggi, quindi, siamo consapevoli che un progresso cumulativo e lineare non porta sempre al miglioramento dell'umanità: mentre nell’epoca moderna le forze umane erano protese verso quel principio positivista della ragione come <em>conditio sine</em> <em>qua non </em>della vita, oggi, nella tardo (o post-) modernità, facciamo un passo indietro. Ovviamente questo cappello introduttivo non è altro che una rapida sintesi di un apparato teorico ben più consistente, ma ci è utile per contestualizzare l’argomento di nostro interesse: la moda. O meglio, la moda punk.</p>
<p>Leggi l'intero saggio su <a href="http://www.mediazone.info/site/it-IT/TEMI/Temi/punkmoda.html">Mediazone</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[HOLLYWOOD UBER ALLES di Carlo Gambescia]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/?p=431</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 10:55:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Qual è il fattore di fondo che ha differenziato lo sviluppo storico e politico americano da quello]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://geno.com.sapo.pt/coisasblog/2006.03.05.hollywood.sign.sized.jpg" alt="hollywood" /></p>
<p>Qual è il fattore di fondo che ha differenziato lo sviluppo storico e politico americano da quello europeo? In molti si sono interrogati da Tocqueville a Marx, da Maritain a Molnar. E tutti, pur partendo da posizioni diverse, hanno ricondotto la diversità americana a un preciso fattore storico: l’assenza di feudalesimo, dello stato assoluto e delle altre istituzioni di ancien régime.</p>
<p>Continua qui, sul blog di Carlo (che spero non si arrabbierà se gli ho cambiato il titolo) <a href="//carlogambesciametapolitics.blogspot.com/2008/04/europa-e-stati-uniti-alle-origini-delle.html">Metapolitics</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Riflessioni su un viaggio americano. Terza parte.]]></title>
<link>http://mragnedda.wordpress.com/?p=40</link>
<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 09:44:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>mragnedda</dc:creator>
<guid>http://mragnedda.wordpress.com/?p=40</guid>
<description><![CDATA[L’America ci incanta sempre. Ah in America si trova questo; ah se fossimo in America; ah l’Ameri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://mragnedda.files.wordpress.com/2008/04/route-66.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-41" style="float:left;" src="http://mragnedda.wordpress.com/files/2008/04/route-66.jpg?w=400" alt="" width="322" height="241" /></a>L’America ci incanta sempre. Ah in America si trova questo; ah se fossimo in America; ah l’America… Ce l’abbiamo proprio nelle teste. E nel cuore. Anni e anni passati di fronte alla TV a sognarne i miti e a desiderare quello che gli adolescenti americani desiderano, a gioire o disperarci quando loro si disperano, a sentirci tutti americani. Anni e anni dicevamo: e tutto quel tempo ti forma. Siamo esseri sociali perché immersi nella società che ci circonda. Siamo esseri mediali, perché ci formiamo, anche, in relazione ai media. Più tempo si trascorre in compagnia dei media e più informazioni riceviamo da loro e più probabilità che ci formino abbiamo. Pensiamo ad MTV: milioni di ragazzi trascorrono il proprio tempo libero guardando le sue trasmissioni. Clip musicali, che altro non sono che semplici operazioni commerciali, vengono trasmessi in continuazione, veicolando immagini e spaccati della vita statunitense. In MTV troviamo un concentrato di postmodernità. Lo so, lo so: la discussione su cosa sia e cosa no la postmodernità è tutt’altro che finita. Ma io, dovendo prendere parte, patteggio per la postmodernità. E gli USA sono un paese postmoderno. Caspita se lo sono. Ritorniamo ad MTV però. Già perché lì ci siamo fermati. Se ci pensiamo bene non offre giudizi e non crea punti di riferimento. Tratta argomenti che Bourdieu avrebbe definito “omnibus”, senza cuore, senza anima e sui quali non si deve, e non si può, prendere parte.<!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Le molteplici sfaccettature dell’esperienza umana sono livellate ed appiattite in un’unica dimensione fatta di pure immagini che si susseguono velocemente in una sorta di estasi della comunicazione. MTV è postmoderno perché è acontestuale, parla del presente come se fosse diverso e distaccato dal resto, dal passato, ma anche dal luogo. Infatti milioni di ragazzi in tutto il mondo, a prescindere dalla loro locazione fisica e geografica, guardano MTV. Ho provato a guardare alcuni clip. Donne seminude, da avere, da conquistare e scartare: immagini sessiste, ai confini della volgarità (in alcuni casi la superano abbondantemente…non sono un moralista, ma la volgarità e volgarità….) Velocità, ritmo assordante, saccheggio e a volte disprezzo della cultura, alla ricerca di immagini che vengono poi tritate e mescolate. Ero disorientato, smarrito, non seguivo il filo, perché un filo non c’è: è puro divertimento onirico. L’unico obiettivo è la conquista dello “sguardo”. L’unico obiettivo è disorientare lo spettatore, rapirlo, portarlo in una dimensione diversa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Gli adolescenti, pardon i teenagers, in tutto il mondo (occidentale) crescono bevendo coca cola, mangiando dai Mac Donalds, sognando Beverly Hills, parlando dei college come se li avessero visti e visitati. Conoscono molto bene quel medico americano (di cui ignoro il nome. I’m sorry…) conoscono (o misconoscono) quanto successo in Vietnam o nella guerra tra sudisti e nordisti. Conoscono gli Apache (pensateci un attimo: come si può dare ad un elicottero da guerra il nome di un popolo sterminato dagli stessi? E come se i tedeschi chiamassero i propri carri armati David o Israel…), e tutte le altre tribù, costrette a vivere ancora oggi in dei lager, dei nativi americani. Magari ignorano uno dei più grandi genocidi della storia, quello appunto contro gli indiani d’America. Da bambini, abbiamo giocato tutti ad indiani e cow boy: nessuno ha mai giocato a guelfi e ghibellini. Ah l’America, suadente ed affascinante, che conosciamo meglio dei nostri paesi vicini e spesso anche del nostro. Questo perché siamo cresciuti con la televisione, con i telefilm americani, con i film americani, con i loro prodotti, con la loro musica. Il sogno americano, quello che ci accompagna sin da bambini, che ci crea e che spesso ci impedisce di analizzare le cose obiettivamente. Società violenta (una delle società con il più alto numero di morti violente e rapine), libero possesso delle armi, guerre (più di cento in un secolo), pena di morte, carceri strapiene, società classista, che sino agli anni settanta combatteva per eliminare leggi razziali. Un paese con il più alto numero di astensionisti durante le elezioni, con un sistema elettorale antiquato (si vota ogni due anni, tra elezioni presidenziali e a medio termine) e si inizia la campagna elettorale più di un anno prima, con il risultato che i senatori non lavorano quasi mai, ma fanno tutto i tecnici e le lobby. Un paese dove prima di entrare ti chiedono, in una scheda consegnata sull’aereo, se sei un terrorista o sei hai collaborato con Hitler dal 1933 al 1945 (?), e poi fanno arrestare cinque cubani, che ancora marciscono nelle carceri statunitensi senza giusto processo, per aver individuato alcuni terroristi che a Miami organizzavano attentanti terroristici a Cuba. Premiati? Macchè in carcere. A marcire. E allora perché l’amiamo così tanto? Perché viviamo nell’iperrealtà, ovvero in una realtà che pur non essendo reale è più reale del reale (non è un gioco di parole…). I mass media ci fanno vedere una cosa e quella diventa per noi realtà. A prescindere dalla sua veridicità….</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;" align="right"><span> </span>Continua….</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Marcuse e la Revisione della Rivoluzione]]></title>
<link>http://fiak.wordpress.com/2007/10/07/marcuse-e-la-revisione-della-rivoluzione/</link>
<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 11:40:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiak</dc:creator>
<guid>http://fiak.wordpress.com/2007/10/07/marcuse-e-la-revisione-della-rivoluzione/</guid>
<description><![CDATA[Premetto che non è mia intenzione fare un quadro completo di tutta la filosofia di Marcuse qui, in ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non è mia intenzione fare un quadro completo di tutta la filosofia di Marcuse qui, in quanto penso che un lavoro del genere abbia bisogno di più spazio e quindi di più post, premetto già dall'inizio che forse questo post è un pò troppo lungo ma quasi  tutta la filosofia di Marcuse è incentrata verso la rivoluzione. Dal titolo si evince che Marcuse si rifà a Marx, chiedo venia per non aver già trattato Marx, porrò rimedio a breve.</p>
<p><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/marcuse.jpg" alt="marcuse" height="254" width="176" />     <img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/buecherwand-marcuse.jpg" alt="marcuse 1" height="254" width="288" /></p>
<p><!--more-->Herbert Marcuse (1898 - 1979) è uno degli esponeti di spicco de La Scuola di Francoforte, e forse, nell'ambito della Scuola è l'autore che più si rifà a Marx. Già nei primi scritti evince l'intento di fondare l'azione del proletariato sul <em>"concetto di esistenza autenticamente storica, determinata da Marx e ripresa da Heidegger" (Rusconi, La Scuola di Francoforte).</em> Successivamente l'interesse di Marcuse si sposta su Hegel e nel saggio <em>Sui Fondamenti Filosofici del Concetto di Lavoro nella Scienza Economica </em>(1933) Marcuse analizza filosoficamente il lavoro rifacendosi ad Hegel in quanto:<em>"Nell'ambito della filosofia Hegel è l'ultimo a fondare l'essenza del lavoro." </em></p>
<p>Secondo Marcuse il lavoro non è semplicemente una determinata attività, bensì è <em>"la prassi specifica dell'esistenza umana nel mondo"</em> ovvero il lavoro è il darsi da fare attraverso il quale l'uomo diventa ciò che egli è, acquistando in questa maniera la forma del suo esser-ci. Dunque il senso primo del lavoro non è la produzione di beni bensì l'autoproduzione dell'esistenza medesima.</p>
<p>Approfondendo il concetto di lavoro Marcuse si trova a cozzare con una massima del marxismo, infatti per il marxismo il lavoro non è oggettivante ed alienante in quanto tale, ma ad essere alienante è solo il lavoro salariato, in quanto in questo tipo di lavoro l'uomo è separato dai frutti della propria attività. Marcuse vede invece negatività originaria e una ineliminabile alienazione nel lavoro. Alienante non è il lavoro in quanto tale, ma il lavoro vigente nella società capitalistica: <em>"L'uomo può giungere al suo proprio essere soltanto passando attraverso l'altro da se stesso, egli può conquistare se stesso attraverso l'alienazione e l'estraneazione." </em></p>
<p>Da quest'analisi deriva il compito storico-rivoluzionario dell'uomo, ovvero quello di far si che <em>"il lavoro, liberato dalla estraneazione e dalla reificazione, ridiventi ciò che in esso è nella sua essenza: la realizzazione piena e libera dell'uomo intero nel suo mondo storico." </em></p>
<p>Conclusa la trattazione del lavoro con l'ipotesi di una rivoluzione di stampo marxista Marcuse si distacca da quest'argomento. In questo periodo è molto famoso il libro <em>Eros e Civiltà</em> (1955) in cui il filosofo analizza come la repressione degli istinti sessuali sia necessaria per portare avanti la società capitalista. In questa analisi il concetto di felicità si lega, per la prima volta, a quello di rivoluzione in quanto: <em>"Ciò che assume importanza non è che il processo di lavoro sia regolato e pianificato, ma la questione di quali interesse determini la pianificazione, e se in questo interesse saranno conservati la libertà e la felicità delle masse. L'inosservanza di questo elemento toglie alla teoria qualcosa di essenziale, eliminando dall'immagine dell'umanità liberata l'idea della felicità, che dovrebbe distinguerla da ogni altra forma di umanità realizzata finora. Senza libertà e felicità nei rapporti sociali tra gli uomini, anche il più grande incremento della produzione</em> <em>e l'abolizione della proprietà</em> <em>individuale dei mezzi di produzione rimangono ancora legati alla vecchia ingiustizia."</em></p>
<p>In <em>Ragione e Rivoluzione. Hegel e il Sorgere della Teoria Sociale </em>(1941) è presente un tentativo di separare Hegel dal totalitarismo. Secondo Marcuse Hegel avrebbe anticipato molte delle tesi del marxismo ma Hegel si sarebbe limitato a risolvere questi problemi teoricamente. In Marx si verifica il passaggio dalla filosofia alla critica socio-politica. Marx è visto come un autore utopico, la rivoluzione marxista non è un semplice mutamento delle strutture economiche, ma una trasformazione radicale dell'uomo. E' per questo che Marx e tutto il marxismo sono separati dal comunismo sovietico.</p>
<p align="center"><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/marcuse-h_uomo0.gif" alt="L’uomo a una dimensione" /></p>
<p>L'opera fondamentale di Marcuse è <em>L'Uomo</em> <em>a una Dimensione </em>(1964), opera che si propone di dimostrare come la società industriale contemporanea tenda ad essere totalitaria. <em>"Il totalitarismo non si applica soltanto ad una organizzazione politico-terroristica della società, ma anche ad una organizzazione economico-tecnica, non terroristica, che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti." </em>Il totalitarismo consiste nel fatto che la società impone le sue esigenze sul lavoro e sul tempo libero. Questo concetto si lega fortemente a quello dell'<a href="http://fiak.wordpress.com/2007/09/23/lindustria-culturale/" target="_blank">Industria Culturale</a>. Questo totalitarismo porta falsi bisogni, la soddisfazione di questi falsi bisogni porta aggressività, miseria, infelicità e quindi rivoluzione.</p>
<p>In principio Marcuse è negativo verso la possibilità di una rivoluzione, in quanto se nel periodo precedente al capitalismo il proprietario, essendo una bestia da soma, aveva <em>"il bisogno e la necessità assoluti di rovesciare condizioni di vita intollerabili" </em>l'odierno proletario è integrato nel sistema di valori della società odierna. Dunque il popolo non può più essere il soggetto rivoluzionario. Ne <em>L'Uomo a una Dimensione </em>i nuovi soggetti rivoluzionari sono coloro che bensì operando dentro il sistema, di diritto sono al di fuori del sistema stesso: questi sono i disoccupati, gli extracomunitari, i reietti della società. Tuttavia le capacità economiche e tecniche della società sono abbastanza sviluppate da poter permettere concessioni a favore dei sottoproletari e le forze dell'ordine sono abbastanza equipaggiate da poter far fronte a situazioni d'emergenza. Dunque Marcuse appare scettico su una futura rivoluzione.</p>
<p>Ne <em>La Fine dell'Utopia </em>(1967) il pessimismo di Marcuse si mitiga, infatti il libro ha lo scopo di passare dall'utopia alla strategia. Il libro vuole essere una serie di indicazione rivolte alla Sinistra mondiale. Marcuse, convinto che la forza del sistema sia venendo meno, focalizza tre possibili soggetti rivoluzionari:</p>
<ol>
<li>I gruppi del dissenso attivi nei paesi industrialmente avanzati (minoranze raziali, studenti ed intellettuali);</li>
<li>Le forze di liberazione nazionale agenti nel Terzo mondo;</li>
<li>Il proletario metropolitano occidentale legato alle tradizioni di sinistra (operante soprattutto in Francia e in Italia).</li>
</ol>
<p><em>"Tutte le forze di opposizione servono alla preparazione , e solo alla preparazione, di una possibile crisi del sistema."</em> Marcuse non crede in una rivoluzione spontanea, bensì crede in una rivoluzione preparata.</p>
<p><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/10/pugno.jpg" alt="pugno" height="269" width="269" /></p>
<p>Fiducioso che l'opera più importante sia quella dell'organizzazione nell'72 il nostro scrive <em>Controrivoluzione e Rivolta </em>in cui si spiega come al nuovo stadio di sviluppo del capitalismo tenda a corrispondere una controrivoluzione mondiale. La rivoluzione ora appare  necessaria e improbabile. Necessaria poichè il sistema esistente si mantiene solo attraverso la distruzione delle risorse della natura e della vita umana; improbabile in quanto il dominio del capitale controlla la base popolare attraverso i beni e i servizi che dispensa e attraverso le istituzioni politiche, militari e polizische. Nonostante questo, secondo Marcuse <em>"la forza senza precedenti del capitalismo del XX secolo genererà la rivoluzione del XX secolo." </em>Questo accade perchè un numero crescente della classe media prima indipendente passa al servizio del capitale. Questo allargamento della classe al servizio del capitale è, insieme ad un più elevato tenore di vita, la realtà unificatrice della società consumista. Tuttavia il neocapitalismo alimenta bisogni trascendenti rispetto ad esso. L'insoddisfazione di questi bisogni porta <em>"una trasformazione radicale dei bisogni e delle aspirazioni stesse, sia culturali che materiali, della coscienza e della sensibilità, del lavoro e del tempo libero." </em>Ciò crea una classe di potenziali soggetti rivoluzionari.</p>
<p>Qui Marcuse auspica la nascita di una Nuova Sinistra che dovrebbe farsi interprete e guida di tale potenziale rivoluzionario. La Nuova Sinistra dovrebbe preferire alla lotta frontale contro il sistema una lotta nel sistema istituzionale stesso; <em>"bisogna addivenire a dei compromessi: è finito il tempo del rifiuto globale dei democratici, o meglio, non è ancora venuto. La sinistra ha molto da guadagnare dalla protesta legale contro la guerra, l'inflazione, la disoccupazione, dalla difesa dei diritti civili e forse anche dal male minore dei risultati elettorali."</em></p>
<p>Vorrei concludere questa disgregazione con un' ultima citazione di Marcuse: <em>"La prossima rivoluzione terrà... occupate generazioni e generazioni, e la crisi finale del capitalismo potrà durare anche un secolo."</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Industria Culturale]]></title>
<link>http://fiak.wordpress.com/2007/09/23/lindustria-culturale/</link>
<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 18:40:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiak</dc:creator>
<guid>http://fiak.wordpress.com/2007/09/23/lindustria-culturale/</guid>
<description><![CDATA[Il termine Industria Culturale viene creato da Adorno ed Horkeimer per definire la produzione del ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine <em>Industria Culturale</em> viene creato da Adorno ed Horkeimer per definire la produzione del materiale d'intrattenimento della società massificata.</p>
<p><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/09/horkheimer1.png" alt="Horkheimer" height="254" width="194" /><img src="http://fiak.wordpress.com/files/2007/09/adorno.gif" alt="adorno" height="257" width="256" /></p>
<p>Il tema dell'<em>Industria Culturale </em>ritorna in quasi tutta la produzione dei due filosofi, ed è presente anche in alcuni interventi dell'altro grande esponente della Scuola di Francoforte Marcuse, ma l'argomento viene trattato con maggiore chiarezza nella terza parte di <em>"Dialettica dell'Illuminismo" </em>intitolata <em>"L'Industria Culturale - Quando l'Illuminismo Diventa Mistificazione di Massa." </em>(1947) del già citato Adorno.</p>
<p><!--more--><br />
Agli albori della sua ricerca Adorno utilizza il termine <em>cultura di massa </em>ma in seguito, per rendere meglio la posizione dell'utente - oggetto e non soggetto di tale cultura, conia la famosa espressione <em>Industria Culturale</em>. Carattere base dell'<em>Industria Culturale</em> è una <em>"preordinata integrazione, dall'alto, dei suoi consumatori."</em></p>
<p>Adorno inserisce nella propria critica anche i <em>Mass-Media </em>essi sono fondamentali allo sviluppo dell'<em>Industria Culturale.</em> Infatti i <em>Mass-Media</em> non sono degli strumenti neutrali, riempiti, in seguito, di contenuti ideologici ma sono degli strumenti ideologici per definizione. Infatti l'<em>Industria Culturale</em> contemporanea (Adorno scrive nel lontanissimo 1947) risulta qualificata dalle tecniche espressive usate.</p>
<p>Imperativo categorico dell'<em>Industria Culturale </em>è: <em>"Devi adattarti , senza specificare a che cosa; adattarti a ciò che immediatamente è, ed a ciò che, senza riflessione tua, come riflesso della potenza e onnipotenza dell'esistente, costituisce la mentalità comune." </em>Infatti, secondo Adorno, il cinema contemporaneo (ovvero dell'47) provoca un blocco delle facoltà critico-riflessive dello spettatore, il quale è portato ad identificarsi totalmente con il film.</p>
<p>Il divertimento è <em>"una sorta di prolingamento del lavoro nell'epoca del tardo capitalismo" </em>poichè il blocco delle facoltà critico-riflessive porta ad un'estraneazione simile a quelle provocata dal lavoro. In questo modo l'atrofia mentale assale il lavoratore - spettatore provocando uno stordimento psichico-funzionale alle esigenze del sistema capitalistico. In questo sistema, infatti, <em>"divertirsi significa essere d'accordo." </em></p>
<p>Climax e male tra i mali dell'<em>Industria Culturale</em> è la pubblicità che circonda l'oggetto in questione di una serie di qualità e simboli per lo più illusori, che non hanno nulla a che fare con l'oggetto stesso, ma che il consumatore, inevitabilmente, confonde con esso.</p>
<p>Secondo Adorno, l'intero sistema capitalistico, continua a sopravvivere solo grazie alla massificazione <em>istupidente</em> dei media, in quanto l'<em>Industria Culturale </em>non fa altro che trasmettere le ideologie vitali per il sistema stesso.</p>
<p>Il grande mostro dell'<em>Industria Culturale</em> viene così descritto da Adorno nel lontano 1947. Adorno parla dei film in bianco e nero prodotti dalle grandi major americane e dei caroselli che avevano luogo prima deei film al cinema. Nell'analisi di Adorno sono completamente assenti la televisione, i dischi in vinile, i films a colori, le VHS, i cd-audio, internet, i dvd e gli mp3. Per non parlare poi dei talk-show, dei reality-show e delle fiction. Adorno definì istupidente l'operazione dei mass-media dell'47, non oso pensare cosa avrebbe detto della nostra televisione o, peggio ancora, di coloro che parlano solo della nostra televisione.</p>
]]></content:encoded>
</item>

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