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	<title>how-to-e-guide &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/how-to-e-guide/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "how-to-e-guide"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 12:27:45 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Configurare il tasto di spegnimento del menu Start di Windows Vista]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=161</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 15:24:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non di certo per mia scelta, mi sono trovato a mettere le mani su un portatile con pre-installato Wi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non di certo per mia scelta, mi sono trovato a mettere le mani su un portatile con pre-installato Windows Vista. Ho notato che il tasto del menu avvio che serve per spegnere il computer, in realtà, invece che fermare effettivamente la macchina la metteva in una sorta di stato di "ibernazione", per ottenere un avvio più veloce nel momento dell'accensione.</p>
<p>Ora, io non so come funzioni, non mi sono voluto informare con più precisione né ho fatto numerose prove. Quello che so è che la cosa più desiderabile per un utente è quella che il computer si comporti "normalmente", cioè che quando si clicca il pulsante di spegnimento il computer si spenga.</p>
<p>In realtà per configurare questa opzione bisogna navigare non poco tra le tante e complicate opzioni di configurazione offerte dalla casa di Redmond. Per facilitare il compito a chi si trovasse alle prese con un problema di questo tipo ecco come fare.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Navigate il Pannello di Controllo fino a raggiungere la sezione "Modifica combinazioni per il risparmio di energia" (questa voce può essere trovate nell'insieme delle configurazioni relative al risparmio energetico, mi dispiace ma non ricordo la dicitura esatta).</p>
<p><a href="http://docjek.files.wordpress.com/2008/07/vista1.jpg"><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/07/vista1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="219" class="alignnone size-medium wp-image-162" /></a></p>
<p>A questo punto clicchiamo su "Cambia impostazioni avanzate risparmio energia".</p>
<p>Si aprirà un'altra finestra nella quale possiamo divertirci a cambiare i settaggi a nostro piacere, in relazione ai nostri bisogni. Per cambiare l'azione di default del pulsante di spegnimento dobbiamo ricercare la voce: "Pulsante di alimentazione menu Start" e impostare "Arresta il sistema" per ottenere il comportamento desiderato.</p>
<p><a href="http://docjek.files.wordpress.com/2008/07/vista2.jpg"><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/07/vista2.jpg?w=300" alt="" width="300" height="277" class="alignnone size-medium wp-image-163" /></a><br />
<em>Ecco il menu di configurazione incriminato!</em></p>
<p>Ecco fatto, da questo momento il pulsante si comporterà proprio come vogliamo noi!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ridimensionare PDF con Anteprima in Leopard]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 14:08:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=152</guid>
<description><![CDATA[Per motivi di lavoro o di interessi personali utilizzo una quantità incredibile di file PDF. Questo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per motivi di lavoro o di interessi personali utilizzo una quantità incredibile di file PDF. Questo mi serve per incrementare incredibilmente la compatibilità del mio lavoro, in quanto posso produrre documenti con qualsiasi applicazione e facilmente condividerli con i miei collaboratori.</p>
<p>Utilizzando un Mac questa procedura è ancora più semplice, in quanto per rimediare alla mancanza da parte di alcune applicazioni della funzionalità di salvataggio in PDF, interviene l'interfaccia per la stampa di documenti. Se siete utenti Mac, avrete infatti sicuramente notato la possibilità mostrata nell'immagine qui sotto:</p>
<p><a href="http://docjek.files.wordpress.com/2008/06/print-interface.png"><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/06/print-interface.png?w=300" alt="Si osserva la possibilità di salvare in PDF" width="300" height="187" class="alignnone size-medium wp-image-153" /></a><br />
<em>Potete osservare nel cerchio la possibilità di salvare ciò che vogliamo salvare direttamente in PDF.</em></p>
<p>Questo quindi permette di salvare qualsiasi tipo di file in formato PDF.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Chi lavora molto con strumenti di questo tipo sa benissimo che la semplice possibilità di salvare files in formato PDF a volte non basta, soprattutto per chi utilizza la rete per condividere le informazioni con i propri colleghi, amici e collaboratori. Per esempio, nessuno vuole ricevere un file di 30 MegaBytes nella propria casella di posta elettronica!</p>
<p>Non ho trovato alcuna possibilità integrata direttamente in Leopard per il salvataggio di file PDF a diversa qualità, perciò ho fatto una piccola ricerca, e sono incappato in <a href="http://discussions.apple.com/thread.jspa?messageID=6109445&#38;tstart=0">questo</a> articolo nel forum Apple che mi ha illuminato la via.</p>
<p>È infatti disponibile all'indirizzo <a href="http://idisk.mac.com/jcolas-Public">http://idisk.mac.com/jcolas-Public</a> un piccolo plugin per Anteprima, che consente di salvare file PDF a diverse risoluzioni (e quindi con diverse dimensioni).</p>
<p>Per installare questo plugin è sufficiente scaricarlo dall'indirizzo citato sopra e copiare la cartella che verrà scaricata all'interno della cartella Library della vostra home. Questa operazione può essere effettuata da terminale con la seguente istruzione (non necessita dei permessi di amministratore di sistema):</p>
<p><code>$: mv ~/Download/Filter ~/Library/</code></p>
<p>In questo modo installerete il plugin solamente per l'utente con il quale siete collegati al momento dell'operazione. Se invece volete installare il plugin per tutti gli utenti, invece, sono necessari i permessi di amministratore e l'operazione può essere fatta da terminale in questo modo:</p>
<p><code>$: sudo mv ~/Download/Filter /Library/</code></p>
<p>In seguito è necessario ri-eseguire il login (nel caso abbiate utilizzato il primo metodo) oppure riavviare il sistema (nel caso che abbiate utilizzato il secondo metodo).</p>
<p>A questo punto, per ridimensionare un file PDF sarà sufficiente aprirlo con Anteprima, scegliere "Archivio -&#62; Registra col nome" (<code>maiusc+cmd+s</code>) e selezionare "Formato: PDF" ed aprire la tendina relativa a "Filtro Quartz", scegliendo la risoluzione desiderata.</p>
<p>Naturalmente ad una risoluzione maggiore corrisponderanno files di dimensione maggiore e ad una risoluzione minore corrisponderanno files di dimensione minore.</p>
<p><a href="http://docjek.files.wordpress.com/2008/06/printing-resolution-pdf.png"><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/06/printing-resolution-pdf.png?w=300" alt="Impostare una diversa risoluzione nel salvataggio di files PDF" width="300" height="187" class="alignnone size-medium wp-image-154" /></a><br />
<em>Il ridimensionamento di un file risulta molto semplice.</em></p>
<p>Ecco come l'abilità di qualcuno ha risolto in un modo molto elegante un problema che poteva essere non banale.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Compilatore Fortran per Leopard]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=138</link>
<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 07:44:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=138</guid>
<description><![CDATA[Ora, non questioniamo sull&#8217;utilità e la bellezza del Fortran, non è questo o scopo. Chi per ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ora, non questioniamo sull'utilità e la bellezza del Fortran, non è questo o scopo. Chi per piacere o per dovere si dovesse trovare a che fare con la necessità di utilizzare un compilatore Fortran su Leopard, non troverebbe soddisfazione nella utility XCode, in quanto questo compilatore non è fornito nel pacchetto.</p>
<p>Il rimedio è moto semplice: visitate <a href="http://hpc.sourceforge.net/">http://hpc.sourceforge.net/</a> dove potete trovare una lista dettagliata di compilatori (liberi e a pagamento). Se siete per la soluzione free potete scegliere tra un compilatore per Fortran95, ed uno per Fortran77 (questo il mio caso). La procedura per l'installazione è piuttosto semplice. Qui il teso dell'autore:</p>
<p><!--more--></p>
<blockquote><p>Recently compiled using source code from the GNU CVS servers. This is the FINAL release of g77 (version 3.4 compiler). Future versions of GCC will have gfortran (see above). Download my binaries, and cd to the download folder. Then gunzip g77-bin.tar.gz (if your browser didn't do so already) and sudo tar -xvf g77-bin.tar -C /. It installs everything in /usr/local. Try it! You will need to have Apple's Developer Tools installed. They are included on a separate CD in the retail version of OS X and also available as a free download from Apple's Developer Site. Please install the most current version of Developer Tools. Thanks to James Wookey for the Intel Mac version of g77.</p></blockquote>
<p>I passi da fare sono qui raccolti e tradotti in italiano:</p>
<ol>
<li>Installate l'ultima versione degli Apple Developers Tool.</li>
<li>Download dei binari: <a href="http://sourceforge.net/project/downloading.php?groupname=hpc&#38;filename=g77-bin.tar.gz&#38;use_mirror=garr">PowerPC</a> oppure <a href="http://sourceforge.net/project/downloading.php?groupname=hpc&#38;filename=g77-intel-bin.tar.gz&#38;use_mirror=surfnet">Intel</a>.</li>
<li>Apriamo un terminale. Collochiamoci nella Directory dove abbiamo effettuato il download. Scompattiamo il tutto:<br />
<code>$: gunzip g77-bin.tar.gz<br />
$: sudo tar -xvf g77-bin.tar -C /</code><br />
Il primo passo potrebbe non essere necessario in quanto browser come Safari si preoccupano di estrarre gli archivi non appena il download è terminato. Per il secondo passo è necessario avere i diritti di amministratore sulla macchina su cui si lavora.</li>
<li>Ora potete compilare in Fortran77 attraverso il comando, da terminale:<br />
<code>$: g77 -o nome_output -c nome_input</code></li>
</ol>
<p>La procedura è andata liscia come l'olio sulla mia macchina, fatemi sapere se avete problemi.</p>
<p><a href='http://docjek.files.wordpress.com/2008/04/professional-programmers-guide-to-fortran-77.pdf'>Questo</a> è un buon manuale di Fortran77 (in inglese). Il manuale è distribuito sotto la licenza GNU FDL (Free Documentation License) e <a href="http://www.star.le.ac.uk/~cgp/">questa</a> è l'homepage dell'autore (<a href="http://www.star.le.ac.uk/%7Ecgp/fortran.html">qui</a> il riferimento alla documentazione su Fortran).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Personalizzare il Finder]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=137</link>
<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 09:51:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=137</guid>
<description><![CDATA[Questo articolo è il naturale seguito di &#8220;Fare amicizia con il Finder&#8220;. Solo dopo aver ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo è il naturale seguito di "<a href="http://docjek.wordpress.com/2008/04/21/fare-amicizia-con-il-finder/">Fare amicizia con il Finder</a>". Solo dopo aver fatto amicizia con il Finder, questo ci permetterà di personalizzarlo (battuta di terza categoria, potevo risparmiarmela ma è stato più forte di me).</p>
<p>Forte del nuovo commento di <a href="http://bigo72.blogspot.com/">Alex</a> (che quoto e ringrazio!), ecco un nuovo video per farvi capire meglio. Questo il commento di <a href="http://bigo72.blogspot.com/">Alex</a>:</p>
<blockquote><p>Alternativa: click tasto destro sulla barra in alto (non sul titolo), personalizza la barra strumenti, ed aggiungi il tasto con su scritto “percorso”…molto più intuitivo e usabile.<br />
Con la personalizzazione della barra ho scoperto che esistono un po’ di altri tasti utili, come per esempio “masterizza”, che ti masterizza la directory corrente con un click, oppure “ottieni informazioni” (alternativo a mela-i).<br />
Se aggiungiamo la possibilità di aggiungere alla barra praticamente ogni applicazione che usiamo di frequente, col semplice trascinamento, ecco che ci rendiamo conto che il finder ha potenzialità illimitate.</p></blockquote>
<p>E qui abbiamo il video (grazie a YouTube):</p>
<p><!--more--><br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/2G-x0o_LPvE'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/2G-x0o_LPvE&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>I punti fondamentali di questo procedimento sono davvero pochi (riprendo sempre <a href="http://bigo72.blogspot.com/">Alex</a>):</p>
<ol>
<li>Cliccando con il tasto destro (o equivalente) sulla barra degli strumenti di una finestra del Finder abbiamo la possibilità di scegliere la voce "Personalizza la barra strumenti..." ed in questo modo accedere alla possibilità di inserire nuove funzionalità alla barra.</li>
<li>Scegliendo le varie opzioni si possono aggiungere diverse tipologie di funzionalità ed ottenere la disposizione che più ci aggrada.</li>
<li>Trascinando le applicazioni dalla cartella Applicazioni sulla barra, inoltre, è possibile avere un link diretto ad una applicazione da tutte le finestre del Finder. Carino eh?</li>
</ol>
<p>Ora mi chiedo fino a che punto queste possibilità possono essere sfruttate. Mi chiedo per esempio se sia possibile creare applicazioni e script che interagiscano direttamente con il contenuto del Finder e richiamarli semplicemente con la pressione di un tasto sulla barra. Questo idea aprire un nuovo modo di concepire quella particolare categoria di operazioni che interessano l'organizzazione e la gestione dei file (per esempio applicazioni che rinominano file multipli).</p>
<p>Sarò un nerd, o un esaltato, ma sono sempre più affascinato da queste possibilità.</p>
<p>Vi consiglio, se siete capitati qui, di visitare il blog di Alex, che potete trovare su <a href="http://bigo72.blogspot.com/">http://bigo72.blogspot.com/</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 8.4 su Ubuntu Gutsy - Installazione]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=132</link>
<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 09:55:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=132</guid>
<description><![CDATA[Ho deciso di non continuare il pesante lavoro di copia/incolla per ogni versione nuova dei driver, f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso di non continuare il pesante lavoro di copia/incolla per ogni versione nuova dei driver, fino al momento in cui non ci sarà un cambiamento significativo.</p>
<p>Potete trovare la guida dettagliata per l'installazione dei driver al post <a href="http://docjek.wordpress.com/2008/03/06/catalyst-83-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 8.3 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a>; ricordatevi solo di fare attenzione al numero di versione quando date i comandi dalla shell. Se comunque avete altri problemi basta commentare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cambiare icone in Leopard - video e altri commenti]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=130</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 12:11:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=130</guid>
<description><![CDATA[Riprendo in questo post un argomento già trattato in precedenza nel post Cambiare icone in Leopard.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo in questo post un argomento già trattato in precedenza nel post <a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/08/cambiare-icone-in-leopard/">Cambiare icone in Leopard</a>. Ho deciso di riprendere questo argomento considerato l'interesse a esso suscitato e considerato anche il fatto che ho fatto un piccolo screen-take nel quale mostro come fare.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/5rc5MEBZkOA'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/5rc5MEBZkOA&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span><br />
<em>Sto ancora lavorando sulla qualità del video, spero di poterla migliorare.</em></p>
<p>Non sto qui a spiegare a parole la procedura con la quale effettivamente si deve agire per cambiare un icona in Mac OS X. Per questo c'è il video ed il post precedente.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Voglio semplicemente cogliere l'occasione per chiarire il mio punto di vista, dopo quasi 6 mesi di utilizzo di Leopard come piattaforma principale di studio e lavoro. Quando dico che avrei preferito un metodo più semplice ed intuitivo per il cambiamento di icone su Leopard intendo dire che non compare da nessuna parte, in nessun menu del Finder, una voce che esprima chiaramente "Cambia Icona". Per esempio sarebbe interessante la possibilità di selezionare un file in una finestra del Finder, cliccare su "Archivio" e trovarsi una voce con scritto "Cambia Icona", e poter in seguito sfogliare tutto il file system per scegliere l'icona che preferiamo.</p>
<p>Detto questo, non ho mai detto, e non penso assolutamente, che la procedura per il cambiamento di icona prevista da Leopard sia più complicata o più "difficile" rispetto a quella prevista da sistemi Linux o da Windows (XP o Vista che sia). Penso invece che Leopard metta a disposizione un grande mezzo, con il quale è possibile prendere una qualsiasi icona che ci piace, sia essa assegnata ad un file di testo, ad una directory o ad una applicazione, ed assegnarla ad una qualsiasi altro "oggetto" del file system. Questa particolarità rappresenta una caratteristica molto potente che permette di personalizzare nelle maniere più molteplici il nostro ambiente di lavoro.</p>
<p>Come questo avvenga è un processo ancora a me ignoto. Sfogliando il file system attraverso il terminale ho notato che ciascuna directory alla quale ho cambiato icona contiene un file <code>Icon?</code> di dimensione nulla (forse una specie di puntatore?).</p>
<p><a href='http://docjek.files.wordpress.com/2008/04/icons-terminal.png'><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/04/icons-terminal.png?w=468" alt="File Icon? from the terminale" width="468" height="297" class="alignnone size-full wp-image-131" /></a></p>
<p>Se qualcuno ne sapesse qualcosa di più sarei curioso di impararlo anche io.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il cestino di Leopard non si vuota più... Come fare?]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=127</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 09:14:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=127</guid>
<description><![CDATA[Forse è capitato qualcosa del genere anche a qualcuno di voi. Stavo giocando con il mio MacBook e m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Forse è capitato qualcosa del genere anche a qualcuno di voi. Stavo giocando con il mio MacBook e mi divertivo ad installare e disinstallare applicazioni che in effetti non mi servono a molto. Tutto procedeva molto tranquillamente, quando ad un tratto, provando a svuotare il mio cestino, ho ricevuto un terribile messaggio che mi informava che l'operazione non era possibile, poiché i file potevano essere ancora in uso.</p>
<p><a href='http://docjek.files.wordpress.com/2008/04/cestino.png'><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/04/cestino.png" alt="Cestino nel Dock" width="150" height="115" class="alignnone size-full wp-image-128" /></a></p>
<p>Ho quindi pensato che riavviare il computer potesse essere una buona idea per risolvere il problema, ma neanche in questo modo sono riuscito a scaricare la spazzatura.</p>
<p>Come fare allora? L'unica soluzione era fare quindi marcire i file?</p>
<p><!--more--></p>
<p>Niente affatto, molto più semplice.</p>
<p>Come spesso accade, il terminale è venuto in mio aiuto. Aprendo il terminale, questo si posiziona di default nella nostra home directory (se non avete configurazioni particolari questa è posizionata in <code>/Users/</code>). Digitando il comando <code>ls -la</code> otterrete la lista dettagliata di tutti i files e directories (anche nascosti) contenuti nella vostra home.</p>
<p><a href='http://docjek.files.wordpress.com/2008/04/home-ls-la.png'><img src="http://docjek.wordpress.com/files/2008/04/home-ls-la.png?w=468" alt="La mia home" width="468" height="107" class="alignnone size-full wp-image-129" /></a><br />
<em>Dovreste ottenere qualcosa di questo tipo...</em></p>
<p>Ecco vedete quella splendida cartella <code>.Trash</code>? Questo è il luogo dove finiscono i vostri files prima di morire definitivamente. Ora il gioco è anche troppo facile. Entriamo nella cartella ed eliminiamo tutto:</p>
<p><code>$: cd ~/.Trash<br />
$: sudo rm -Rf *</code></p>
<p>Dovremo inserire la password ed essere amministratori.</p>
<p>Il nostro compito termina qui. Il nostro ambiente è di nuovo pulito. Peccato non si possa fare lo stesso anche nel mondo reale (per esempio per pulire casa...).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 8.3 su Ubuntu Gutsy - Installazione]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=113</link>
<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 11:22:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=113</guid>
<description><![CDATA[La release mensile dei driver ATI, come al solito attesissima, è arrivata questo mese con alcuni gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La release mensile dei driver ATI, come al solito attesissima, è arrivata questo mese con alcuni giorni di anticipo rispetto alle uscite nei mesi precedenti. Come al solito la mia piccola guida serve per rimanere aggiornati, ma le modalità di installazione non variano notevolmente rispetto ai casi dei driver precedenti. Per le modalità di disinstallazione e per eventuali problemi con Compiz vi consiglio sempre di fare riferimento ai miei vecchi post, che vi elenco qui in seguito:</p>
<ul>
<li><a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a></li>
<li><a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-compiz/">Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Compiz</a></li>
<li><a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/11/catalyst-712-su-ubuntu-disinstallazione/">Catalyst 7.12 su Ubuntu - Disinstallazione</a></li>
<li><a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/19/catalyst-81-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 8.1 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a></li>
<li><a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/21/catalyst-81-su-ubuntu-gutsy-compiz/">Catalyst 8.1 su Ubuntu Gutsy - Compiz</a></li>
<li><a href="http://docjek.wordpress.com/2008/02/14/catalyst-82-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 8.2 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a></li>
</ul>
<p><a href="https://a248.e.akamai.net/f/674/9206/0/www2.ati.com/drivers/linux/catalyst_83_linux.html">Qui</a> potete trovare le release note, mentre <a href="http://ati.amd.com/support/drivers/linux/linux-radeon.html">qui</a> potete scaricare i driver (51 MB).</p>
<p><!--more--></p>
<p>Prima di partire con l'installazione assicuriamoci di avere correttamente disinstallato versioni precedenti dei driver, e di aver disattivato i driver con restrizioni per la nostra scheda video. Le modalità per farlo sono descritte nei post precedenti, non le ripeto anche in questa sede.</p>
<p>Aggiorniamo il sistema e controlliamo che tutte le dipendenze siano rispettate:</p>
<p><code>$: sudo apt-get update<br />
$: sudo apt-get upgrade<br />
$: sudo apt-get install -f<br />
</code></p>
<p>Ora installiamo i pacchetti necessari per l'installazione dei driver. È sufficiente digitare da terminale:
<p>
<code>$: sudo aptitude install dkms build-essential fakeroot dh-make libstdc++5</code></p>
<p>Vi ricordo che ci sono due modi per installare i driver: eseguire lo script di installazione oppure creare pacchetti specifici per la nostra distribuzione. Io ho scelto quest'ultima strada, in quanto consente di mantenere un sistema più pulito e più consistente; inoltre l'installazione e la disinstallazione possono essere gestite tramite synaptic, il che mi semplifica notevolmente la vita. Inoltre l'in</p>
<p>Creiamo quindi i pacchetti per la nostra distribuzione. Supponendo di avere scaricato l'installer dei driver in <code>~/Desktop</code>:</p>
<p><code>$: cd ~/Desktop<br />
$: chmod +x ati-driver-installer-8-*.run<br />
$: sudo ./ati-driver-installer-8-*.run --buildpkg Ubuntu/gutsy<br />
</code></p>
<p>A questo punto è possibile installare i pacchetti generati, semplicemente facendoci doppio click sopra (in questo caso fate attenzione ad installare come primo pacchetto <strong><code>xorg-driver-fglrx_*.deb</code></strong>), oppure da terminale digitando:</p>
<p><code>$: sudo dpkg -i xorg-driver-fglrx_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i fglrx-kernel-source_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i fglrx-amdcccle_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i xorg-driver-fglrx-dev_*.deb</code></p>
<p>Durante l'installazione del pacchetto <code>xorg-driver-fglrx_*.deb</code> è possibile ottenere una richiesta di questo genere:</p>
<p><code>File di configurazione `/etc/xdg/compiz/compiz-manager'<br />
 ==&#62; Cancellato (da te o da uno script) dopo l'installazione.<br />
 ==&#62; Il distributore del pacchetto ha fornito una versione aggiornata.<br />
   Cosa decidi di fare?  Le tue opzioni sono:<br />
    Y o I  : per installare la versione del responsabile del pacchetto<br />
    N o O  : per mantenere la versione correntemente installata<br />
      D    : per mostrare le differenze tra le versioni<br />
      Z    : per sospendere questo processo ed esaminare la situazione<br />
 L'azione di default è di mantenere la tua versione corrente.<br />
*** compiz-manager (Y/I/N/O/D/Z) [default=N] ?<br />
</code></p>
<p>Rispondiamo <strong><code>Y</code></strong> alla domanda, in modo da installare il corretto pacchetto per il compiz-manager gestito dai nuovi driver.</p>
<p>Passiamo ora alla rimozione di qualsiasi driver vecchio e alla verifica che tutti i pacchetti siano stati installati correttamente:</p>
<p><code>$: sudo rm /usr/src/fglrx-kernel*.deb<br />
$: sudo rm /lib/modules/$(uname -r)/volatile/fglrx.ko<br />
$: sudo apt-get -f install<br />
</code></p>
<p>Concludiamo infine attivando i driver con restrizioni dal menu grafico (Sistema -&#62; Amministrazione -&#62; Gestore Driver con restrizioni). Questa operazione può essere effettuata anche da riga di comando attraverso il comando:</p>
<p><code>$: sudo restricted-manager --enable=fglrx</code></p>
<p>A questo punto riavviamo e speriamo che tutto sia andato correttamente.</p>
<p>Possiamo controllare che il sistema stia utilizzando effettivamente i driver attraverso il comando <code>fglrxinfo</code>. Dovremmo ricevere come output qualcosa di questo genere:</p>
<p><code>display: :0.0  screen: 0<br />
OpenGL vendor string: ATI Technologies Inc.<br />
OpenGL renderer string: ATI Radeon 9550 / X1050 Series<br />
OpenGL version string: 2.1.7412 Release<br />
</code></p>
<p>Se volete un idea delle prestazioni (a mo' di benchmark) di questi driver potete utilizzare il comando <code>fgl_glxgears</code> che vi mostrerà in una finestra un cubo tridimensionale contenente al suo interno degli ingranaggi ruotanti e sul terminale i valori dei frame per secondo. In questo modo è facile considerare semplicemente le prestazioni (a livello numerico, non a livello di utilizzo quotidiano) dei driver, e confrontarle versione per versione.</p>
<p>Il changelog dei driver afferma di avere risolto i seguenti problemi, già messi in evidenza nei mesi scorsi anche su questo blog:</p>
<ul>
<li>On workstation hardware 3D applications will no longer be corrupted if the screen width is not an integer multiple of 64 pixels, for example with a 1680x1050 wide screen display. Further details can be found in topic number 737-31720</li>
<li>Display flicker is no longer be noticed when the gnome screen-saver starts</li>
<li>Several image brightness and gamma-correction issues were resolved. Setting the gamma correction using xgamma, fglrx_xgamma, xorg.conf and in OpenGL games will all work as expected now</li>
<li>Diagonal tearing will no longer be noticed when playing a video file using a video player that utilizes the XVideo extension</li>
<li>Video playback will no longer look blocky when playing a video file using a video player that utilizes the XVideo extension</li>
</ul>
<p>Per chi è poco pratico con l'inglese: l'accelerazione 3D dovrebbe funzionare anche in particolari risoluzioni (widescreen), l'immagine non dovrebbe più "sbalenare" (flicker) quando parte lo screen saver di Gnome, risoluzione di problemi di luminosità e di correzione di gamma (comporta il funzionamento di giochi OpenGL), altri fix su problemi legati alla riproduzione dei video.</p>
<p>Sono felice di questi miglioramenti dei driver, in quanto è evidente come, di release in release, la qualità dei driver anche per sistemi antiquati (ricordo che io ho una ATI Radeon 9550) stia notevolmente migliorando.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aggiungere una directory alla path di sistema di Leopard]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=95</link>
<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 18:13:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=95</guid>
<description><![CDATA[Questo è davvero un piccolo aspetto, che a volte può risultare davvero utile.
I normali sistemi UN]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è davvero un piccolo aspetto, che a volte può risultare davvero utile.</p>
<p>I normali sistemi UNIX presentano la possibilità, per l'utente, di utilizzare diversi tipi di shell per interagire con il sistema stesso. Ogni shell definisce una certa path di sistema, che rappresenta le diverse directory nelle quali il sistema andrà a ricercare i comandi che vengono passati. Normalmente la path di sistema include directory come <code>/bin/</code> e <code>/usr/bin/</code>.</p>
<p>Solitamente le diverse shell vengono inizializzate attraverso file di configurazione diversi, e solitamente ogni utente all'interno dello stesso sistema ha la possibilità di personalizzare la propria shell. Un classico esempio di questo tipo di utilizzo si ha nel momento in cui si desidera impostare i colori all'interno della visualizzazione della shell, in modo da ricevere un effetto più gradevole e più efficace per la distinzione dei diversi tipi di file.</p>
<p><!--more--><br />
<a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/03/coloured-shell.png' title='Col Shell'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/03/coloured-shell.png' width='100%' alt='Col Shell' /></a><br />
<em>Ecco come appare la mia shell colorota!</em></p>
<p>Per ottenere questo risultato è sufficiente seguire una delle tante guide che potete trovare in rete (<a href="http://www.mactips.org/archives/2005/08/02/color-your-os-x-command-prompt/">qui</a> una). L'aspetto interessante sta nel fatto che le modifiche possono essere effettuate (per ogni tipologia di shell) sia a livello di utente, modificando il file di configurazione della shell, sia a livello di sistema, in modo che le modifiche abbiano effetto su tutti gli utenti del sistema, modificando il file di configurazione che si trova all'interno della directory <code>/etc/</code>.</p>
<p>Per esempio, se si utilizza la shell <code>bash</code> è possibile modificare il file <code>~/.bash_profile</code> se si desidera che le modifiche abbiano effetto soltanto sull'utente corrente, mentre occorre agire sul file <code>/etc/bashrc</code> per ottenere dei "settaggi globali", validi per tutti gli utenti.</p>
<p>Tutto questo non rappresenta però nulla di diverso per l'ambiente Mac OS X da come si presenta un qualsiasi sistema UNIX/Linux.</p>
<p>L'aspetto interessante, per Mac OS X sta nel fatto che è possibile configurare la path di sistema globalmente a tutti le shell, in modo da non dover intervenire sui singoli file di configurazione di queste. Questa operazione è banalmente resa possibile dalla presenza del file <code>/etc/paths</code> e dalla directory <code>/etc/paths.d</code> che contiene le path di sistema e che viene in qualche modo letto all'apertura di qualsiasi tipo di shell (credo che questo avvenga attraverso lo script /usr/libexec/path_helper, maggiori informazioni si possono trovare al link in fondo al post)</p>
<p>Aggiungendo un file nella directory <code>/etc/paths.d</code> contenente il percorso che si desidera aggiungere alla path di sistema. Per esempio per aggiungere la path di MySQL a tutte le shell del nostro sistema sarà sufficiente aprire un nuovo file con i permessi di amministratore in questo modo:</p>
<p><code>$: sudo nano /etc/paths.d/mysql</code></p>
<p>Ed in seguito inserire all'interno di questo file la riga contenente la path desiderata:</p>
<p><code>/usr/local/mysql/bin</code></p>
<p>E la nuova path sarà riconosciuta su qualsiasi shell e qualsiasi utente del sistema.</p>
<p>A riguardo di questo argomento vi consiglio di leggere <a href="http://littlesquare.com/2008/01/24/upgraded-to-leopard-making-use-of-etcpathsd-and-path_helper/">questo</a> interessante post (in inglese).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Usare un display esterno su un MacBook "chiuso"]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=109</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 23:13:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=109</guid>
<description><![CDATA[Interrompo il mio silenzio dovuto alla &#8220;crisi&#8221; di notizie che sveglino il mio interesse ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Interrompo il mio silenzio dovuto alla "crisi" di notizie che sveglino il mio interesse informatico per una piccola e brevissima guida, che può risultare utile in alcuni casi. Le informazioni che ho trovato sono reperibili nella docbase di Apple, più precisamente <a href="http://docs.info.apple.com/article.html?artnum=86286">qui</a>.</p>
<p>Se siete proprietari di uno schermo e di un MacBook, potrebbe essere interessante utilizzare questi due strumenti insieme, in primo luogo per estendere il vostro desktop. Avere un dual monitor può essere infatti molto utile, e potrete facilmente scoprire la stupenda integrazione degli Spaces con la configurazione a doppio monitor.</p>
<p>Ciò che mi sono chiesto è se fosse possibile utilizzare il MacBook anche con lo schermo "chiuso", considerato il fatto che appena il coperchio viene abbassato il computer entra in stand by, e non c'è alcuna configurazione per impedirglielo. Esistono applicazioni di terze parti (per esempio <a href="http://semaja2.net/insomniaxinfo/">InsomniaX</a>) che permettono di modificare queste preferenze, in modo da disattivare lo stop alla chiusura dello schermo, ma come al solito io sono alla ricerca, se possibile, di qualcosa di più integrato.</p>
<p><!--more--></p>
<p>La soluzione esiste, anche se non è delle più scontate. Per poter utilizzare il portatile anche quando è chiuso è necessario connettere una periferica USB o bluetooth (tastiera o mouse), collegare lo schermo secondario e chiudere il coperchio del portatile. A questo punto il MacBook entrerà in stop. A questo punto sarà sufficiente risvegliare il computer premendo un tasto della tastiera o del mouse ed il vostro schermo principale diventerà proprio lo schermo esterno, mentre quello interno rimarrà spento anche se una volta aperto.</p>
<p>Per tornare alla normalità, a questo punto, dovrete rimettere il computer in stop, e aprire tradizionalmente il MacBook per farlo uscire dallo stop.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 8.2 su Ubuntu Gutsy - Installazione]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=106</link>
<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 23:47:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=106</guid>
<description><![CDATA[Come al solito, eccoci alla release mensile per i driver ATI, usciti sia per Windows, sia per Linux.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito, eccoci alla release mensile per i driver ATI, usciti sia per Windows, sia per Linux. La procedura di installazione rimane sostanzialmente invariata. <a href="https://a248.e.akamai.net/f/674/9206/0/www2.ati.com/drivers/linux/catalyst_82_linux.html">Qui</a> potete trovare tutte le note relative a questa release.</p>
<p>Vi avviso subito che ottimi riferimenti per questo argomento sono rappresentati dalla guida ufficiale (<a href="https://a248.e.akamai.net/f/674/9206/0/www2.ati.com/drivers/linux/linux_cat82-inst.html">qui</a>) e da quella non ufficiale (<a href="http://wiki.cchtml.com/index.php/Ubuntu_Gutsy_Installation_Guide">qui</a> la versione per Ubuntu 7.10).</p>
<p>Come ormai ben sapete, scaricate i driver dal sito ufficiale ATI, qui il <a href="http://ati.amd.com/support/drivers/linux/linux-radeon.html">link</a>.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Per "pulire" il sistema da versioni precedenti di driver ATI vi rimando alle istruzioni che ho elencato nel post relativo alla versione 8.1 (<a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/19/catalyst-81-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 8.1 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a>) oppure al più dettagliato post relativo alla rimozione della versione 7.12, che mi ha causato diverse rogne (<a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/11/catalyst-712-su-ubuntu-disinstallazione/">Catalyst 7.12 su Ubuntu - Disinstallazione</a>).</p>
<p>I pacchetti necessari per l'installazione dei driver rimangono invariati. Installiamoli da linea di comando:</p>
<p><code>$: sudo aptitude install dkms build-essential fakeroot dh-make libstdc++5</code></p>
<p>Passiamo ora alla creazione dei pacchetti specifici per la nostra distribuzione. Supponendo di avere scaricato l'installer dei driver in <code>~/Desktop</code>:</p>
<p><code>$: cd ~/Desktop<br />
$: chmod +x ati-driver-installer-8-*.run<br />
$: sudo ./ati-driver-installer-8-0*.run --buildpkg Ubuntu/gutsy<br />
</code></p>
<p>A questo punto è possibile installare i pacchetti generati, semplicemente facendoci doppio click sopra (in questo caso fate attenzione ad installare come primo pacchetto <strong>xorg-driver-fglrx_*.deb</strong>), oppure da terminale digitando:</p>
<p><code>$: sudo dpkg -i xorg-driver-fglrx_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i fglrx-kernel-source_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i fglrx-amdcccle_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i xorg-driver-fglrx-dev_*.deb</code></p>
<p>Passiamo ora alla rimozione di qualsiasi driver vecchio e alla verifica che tutti i pacchetti siano stati installati correttamente:</p>
<p><code>$: sudo rm /usr/src/fglrx-kernel*.deb<br />
$: sudo rm /lib/modules/$(uname -r)/volatile/fglrx.ko<br />
$: sudo apt-get -f install<br />
</code></p>
<p>Concludiamo infine attivando i driver con restrizioni dal menu grafico (Sistema -&#62; Amministrazione -&#62; Gestore Driver con restrizioni). Questa operazione può essere effettuata anche da riga di comando attraverso il comando:</p>
<p><code>$: sudo restricted-manager --enable=fglrx</code></p>
<p>A questo punto riavviamo e speriamo che tutto sia andato correttamente.</p>
<p>Possiamo controllare che il sistema stia utilizzando effettivamente i driver attraverso il comando <code>fglrxinfo</code>. Questo comando deve ritornare qualcosa di questo genere:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/fglrx.png' title='fglrxinfo 8.2'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/fglrx.png' width='350px' alt='fglrxinfo 8.2' /></a></p>
<p>Se al posto di ATI, leggete MESA, allora qualcosa è andato storto, ed è bene che rimuovate i pacchetti appena installati e ripetiate la procedura di aggiornamento.</p>
<p>Se volete un idea delle prestazioni (a mo' di benchmark) di questi driver potete utilizzare il comando <code>fgl_glxgears</code> che vi mostrerà in una finestra un cubo tridimensionale contenente al suo interno degli ingranaggi ruotanti e sul terminale i valori dei frame per secondo. In questo modo è facile considerare semplicemente le prestazioni (a livello numerico, non a livello di utilizzo quotidiano) dei driver, e confrontarle versione per versione.</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/glxgears.png' title='glxgears 8.2'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/glxgears.png' width='300px' alt='glxgears 8.2' /></a></p>
<p>Per quanto riguarda l'abilitazione di Compiz potete fare riferimento al post relativo ai driver precedenti (<a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/21/catalyst-81-su-ubuntu-gutsy-compiz/">Catalyst 8.1 su Ubuntu Gutsy - Compiz</a>), in quanto non credo che ci dovrebbero essere particolari problemi. A me è stato sufficiente attivare il Composite nel file <code>/etc/X11/xorg.conf</code>. Comunque sia nel post indicato trovate tutte le indicazioni a riguardo.</p>
<p>Per quanto mi riguarda le prestazioni sono migliori rispetto ad i driver tradizionali, ed, al momento, non ho ancora verificato quei fastidiosi tremolii dello schermo o schermate impazzite. Naturalmente i driver sono installati da poco meno di un'ora, ma ricordo che le altre volte il sistema mi ha dato l'idea di essere molto più inchiodato. Spero che il lavoro fatto da ATI serva anche a me.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Creare alcune caselle smart davvero "intelligenti"]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=92</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 23:35:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=92</guid>
<description><![CDATA[Per chi non sapesse che cosa sono le caselle smart vi rimando a Cartelle e Caselle Smart…una bella]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi non sapesse che cosa sono le caselle smart vi rimando a <a href="http://docjek.wordpress.com/2008/02/09/cartelle-e-caselle-smartuna-bella-invenzione/">Cartelle e Caselle Smart…una bella invenzione!</a>. Vediamo ora come creare un paio di caselle smart parecchio intelligenti per il nostro Mail.</p>
<p>Utilizzo Mail per leggere sia la posta, sia come lettore di RSS. Trovo strano che una casella smart per evidenziare tutti i nuovi elementi (RSS e posta) o per gli elementi contrassegnati come importanti, non fosse già presente. Risolviamo questa piccola mancanza!</p>
<p><!--more--></p>
<p>Apriamo Mail ed andiamo su "Casella-&#62;Nuova casella smart", oppure clicchiamo sul piccolo "+" nella parte in basso a sinistra della finestra e selezioniamo "Nuova casella smart". Si aprirà un piccolo pannello nella parte alta della finestra. Inseriamo le impostazioni come indicato nell'immagine:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/mail01.png' title='creazione casella smart 1'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/mail01.png' width='300px' alt='creazione casella smart 1' /></a><br />
<em>Creazione di una semplice casella smart in Mail.</em></p>
<p>Scegliamo un nome a piacere, io ho messo "Nuovi Messaggi e RSS", e nei criteri selezioniamo "Il messaggio non è stato letto". Ecco fatto. Premendo "OK" vedremo comparire la casella smart nell'elenco delle caselle smart nella barra di sinistra di Mail.</p>
<p>Dopo aver fatto questa semplice operazione prendiamoci gusto e continuiamo nella creazione delle caselle. Per esempio sarebbe carino avere una casella contenente tutti i feed RSS che abbiamo contrassegnato, in modo da poterli ritrovare facilmente (Piccola parentesi: ricordo che Liferea ha qualcosa del genere integrato, è stato utilizzando quel software che ho scoperto l'importanza di mantenere organizzati i feeds contrassegnati!). Questa operazione è molto semplice. Creiamo una nuova casella smart e inseriamo le seguenti impostazioni:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/mail02.png' title='Creazione casella smart 2'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/mail02.png' width='300px' alt='Creazione casella smart 2' /></a><br />
<em>Complichiamo di poco le cose!</em></p>
<p>In questo caso inseriamo un nome (io ho messo "RSS contrassegnati", voi mettete quello che volete) e assicuriamoci di selezionare "corrisponde a tutte le condizioni". In questo modo potremo inserire condizioni multiple per l'appartenenza alla casella smart, e solo gli elementi che risponderanno a tutte le condizioni saranno appartenenti alla casella. In seguito selezioniamo "Tipo di messaggio" e successivamente il valore "Articolo RSS" a questo proposito da notare un piccolo difetto nella traduzione: nel mio Leopard tra la voce "Tipo di messaggio" e la voce "Articolo RSS" e stato dimenticato un "is", al posto di un "è". Piccolezze, è la prima dimenticanza che trovo. Per aggiungere un'ulteriore condizione clicchiamo sul "+" a destra e per la nuova condizione selezioniamo "Il messaggio è contrassegnato". Diamo OK e godiamo della nuova casella.</p>
<p>Una volta capito il procedimento potete esplorare le infinite possibilità di questo strumento, che mi sembra utilissimo, soprattutto se applicato al campo della posta elettronica, in quanto permette una gestione razionale dei propri messaggi, senza dover ricorrere alla reale creazione di cartelle.</p>
<p>Proprio questo è il punto chiave delle caselle smart, che le differenzia da strumenti come filtri e regole. I filtri e le regole di ricezione smistano la posta elettronica in diverse cartelle reali, mentre le caselle smart permettono una gestione virtuale, dinamica e (soprattutto) auto-aggiornante dei messaggi di posta.</p>
<p>Se nel mio post precedente ho invitato alla cautela nell'utilizzo delle cartelle smart, a favore di un'organizzazione razionale del filesystem, non sono della stessa opinione per quello che riguarda le caselle smart. Infatti credo che chi ha diversi account di posta elettronica, ai quali accedere tramite POP (per IMAP il discorso è leggermente diverso a mio avviso), possa essere attratto dall'idea di mantenere tutti i messaggi in un unica cartella, per poi gestire la loro organizzazione tramite ricerche (velocissime in Mail) e caselle smart.</p>
<p>Provare per credere. Anche io ero tra gli scettici. Ora gestisco tre account di posta elettronica (al momento 1200 messaggi) e una ventina di feed che sfornano feed a batter d'occhio. Le ricerche sono sempre nell'ordine di tempo del secondo, e si aggiornano mentre completo la scrittura del termine di ricerca. In questo caso, ottimo lavoro Apple!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cartelle e Caselle Smart...una bella invenzione!]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=91</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 23:04:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=91</guid>
<description><![CDATA[Le caselle smart e le cartelle smart erano un elemento da me inimmaginabile prima del mio passaggio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le caselle smart e le cartelle smart erano un elemento da me inimmaginabile prima del mio passaggio a OS X. Sono state introdotte in Tiger e potenziate in Leopard e personalmente ritengo che le caselle smart siano qualcosa di davvero furbo ed intelligente (altrimenti non le avrebbero chiamate smart :)).</p>
<p>Vediamo di capire meglio cosa sono le caselle smart. Le caselle smart (smart mailboxes) sono casi particolari di cartelle smart (smart folders) che sono in definitiva delle cartelle virtuali contenenti delle entità che corrispondono a determinati criteri. Il vantaggio di utilizzare le smart folders sta nel fatto che esse sono "auto-aggiornanti", cioè che non hanno bisogno di manutenzione. È possibile, per esempio, creare una cartella smart che contenga tutti i file modificati nell'ultima ora, o nell'ultima giornata, oppure tutti i file di un certo tipo.</p>
<p>Come è possibile questa magia? La risposta è semplice. <strong>Spotlight</strong>.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Spotlight è il sistema utilizzato da Mac OS X (anch'esso a partire da Tiger) per la ricerca dei file e delle entità all'interno del sistema. Esso si basa su un metadata server, che gestisce appunto gli indici dei metadata del filesystem. Esso raccoglie informazioni riguardanti le dimensioni, il nome ed il tipo dei files, ed anche alcune informazioni riguardanti il contenuto per alcuni files particolari.</p>
<p>Questo sistema di indicizzazione del filesystem permette a Spotlight di gestire semplicemente files e directory. Questo significa che esso può gestire cartelle virtuali, che non contengono realmente i file che visualizzano. Queste particolari cartello sono infatti in realtà documenti XML (con più precisione, sul filesystem sono salvate come &#60;nome_cartella_smart.savedSearch) che istruiscono il Finder sul modo in cui esso deve interrogare Spotlight per ottenere il contenuto della cartella virtuale.</p>
<p>In definitiva all'utente è permesso di creare cartelle che in realtà non esistono, il cui contenuto è residente in un altro punto del filesystem ed è auto-aggiornante. Ciò rappresenta uno strumento di incredibile flessibilità e semplicità di organizzazione, in quanto, con un po' di esperienza, è semplice utilizzare appropriate cartelle e caselle smart che rendano più semplice l'utilizzo di tutti i giorni del proprio sistema operativo.</p>
<p>Solo alcune cose sono da dire riguardo all'utilizzo di questo strumento: il loro utilizzo va ponderato con cautela. In primo luogo vorrei sottolineare che le caselle sono virtuali, ma il loro contenuto no! Operando su un file che si trova all'interno di una casella smart si opera effettivamente sul file reale, e non su un file virtuale. Cancellandolo, modificandolo, si modifica la copia originale del file. Questo richiede una certa attenzione per le operazioni che si compiono su determinati tipi di file. La cancellazione di una cartella o di una casella smart, non comporta invece l'eliminazione di tutti i file che essa contiene nel momento in cui essa viene cancellata. L'unico file che viene eliminato è il riferimento fisico (il file XML) relativo alla cartella smart, il che è proprio il risultato che si vuole ottenere, perché tutti i file rimangono intatti.</p>
<p>Inoltre, proprio perché le caselle smart non si sostituiscono alle caselle tradizionali, è consigliabile farne un uso mirato, ed utilizzarle solo nei casi in cui esse siano realmente necessarie, per non creare troppa "confusione" all'interno del filesystem reale. Sarebbe pensabile un sistema in cui le uniche cartelle che esistono siano cartelle smart! Non sarebbe per esempio possibile avere lo stesso nome per due file (perché non esisterebbe un percorso relativo) ed il rischio di creare confusione sarebbe molto alto.</p>
<p>Perciò utilizzate alla grande questo strumento, ma, come di tutto, non abusatene!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come utilizzare SSH senza password]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/?p=81</link>
<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 10:44:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/?p=81</guid>
<description><![CDATA[SSH (Secure SHell) è un protocollo che permette di stabilire una connessione cifrata tra due host, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>SSH (Secure SHell) è un protocollo che permette di stabilire una connessione cifrata tra due host, attraverso una interfaccia a linea di comando. È tipico nei sistemi UNIX, l'utilizzo di un client SSH (solitamente OpenSSH) per l'amministrazione remota di sistemi. Cercherò in primo luogo di descrivere come SSH funziona, ed in seguito vi fornirò un modo per utilizzare SSH senza dover immettere la password ad ogni connessione.</p>
<p>La sicurezza nelle comunicazioni via SSH è resa disponibile da tre diverse fasi che avvengono prima che l'utente possano stabilire la vera e propria connessione con l'host remoto:</p>
<ul>
<li><strong>Identificazione dell'host</strong>: in questa fase ci si deve assicurare che l'host con il quale si sta tentando di comunicare sia davvero chi afferma di essere. L'identificazione è effettuata attraverso tecniche di autenticazione RSA, che è un algoritmo di cifratura pubblica. LA prima volta che ci si connette ad un host si memorizza la sua chiave pubblica in corrispondenza del suo indirizzo, in modo tale da verificare, per le connessioni successive, la corretta identificazione dell'host. Nessun altro host infatti potrà decodificare i messaggi criptati attraverso la chiave pubblica corrispondente.</li>
<li><strong>Criptazione</strong>: è necessario stabilire una comunicazione punto a punto nella quale il trasferimento dei dati avviene previa criptazione, in modo tale che, nel caso qualcuno stia osservando la comunicazione, questo non sia in grado di capire il significato della stessa. Questa fase avviene prima dell'autenticazione, in modo tale che ogni informazione legata a questa fase (password, o generali informazioni di autenticazione) vengano trasmesse in modo sicuro. La criptazione dei dati avviene solitamente attraverso sistemi a chiave simmetrica, molto più efficienti rispetto a meccanismi a chiave pubblica. In definitiva la chiave simmetrica utilizzata è diversa da sessione a sessione e viene trasmessa tra i due host attraverso la chiave pubblica e quella privata.</li>
<li><strong>Autenticazione</strong>: in questa fase è necessario autenticarsi, cioè provare la propria identità presso l'host remoto. Questo può essere fatto inserendo la propria password oppure utilizzando i certificati, come vedremo più avanti.</li>
</ul>
<p>La cosa "bella" di SSH è che tutte queste operazioni sono per lo più trasparenti all'utente e permettono un reale incremento della sicurezza nell'accesso remoto ad un host.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Passiamo ora al metodo per autenticarsi via SSH senza l'inserimento di una password. Per chiarire meglio i concetti userò <code>local$:</code> per stabilire i comandi che vanno immessi sulla macchina locale e <code>remote$:</code> per i comandi che vanno immessi sulla macchina remota. Inoltre <code>remoteusername</code> rappresenta lo username del nostro utente sulla macchina remota, mentre <code>remoteaddress</code> l'indirizzo di questa macchina. Analogamente con <code>localusername</code> e <code>localaddress</code> indicherò utente ed indirizzo della macchina locale.</p>
<p>Passiamo ora alle operazioni da compiere sull'host locale.</p>
<p><code>local$: rm -fR ~/.ssh</code></p>
<p>Questa istruzione "pulisce" la vostra directory .ssh, che contiene tutte le informazioni riguardanti le connessioni remote che avete effettuato fino a questo momento. Cancellatela solo se sapete cosa state facendo, altrimenti lasciatela dove sta. Creiamo ora una coppia di chiavi pubblica e privata per il nostro host locale, che ci serviranno per connettersi senza password all'host remoto.</p>
<p><code>local$: ssh-keygen -t dsa -f ~/.ssh/id_dsa -C "localusername@localaddress"</code></p>
<p>In questo caso la parte <code>localusername@localaddress</code> è un commento, possiamo inserire la stringa che desideriamo. Tuttavia una stringa di questo tipo ci tiene a mente a chi fa riferimento la coppia di chiavi pubblica e privata.</p>
<p>Questo comando richiederà l'inserimento di una "passphrase". Inseriamo una frase che ricordiamo facilmente. Attenzione: questa stringa ci verrà richiesta quando tenteremo di connetterci nuovamente all'host remoto. In Mac OS X in questo caso interviene l'aiuto del portachiavi che ricorderà questa password per noi, e dopo il primo login via SSH ci permetterà di effettuare login senza dover inserire la password. Nel caso in cui il vostro sistema operativo non consenta questa possibilità, allora, per ottenere l'effetto desiderato (cioè il login via SSH senza il bisogno di inserire la password) dovrete inserire passphrase nulla, cioè <strong>non inserite alcuna passphrase</strong>. L'output finale del programma sarà una cosa di questo genere:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/ssh_nopwd.png' title='SSH no password on Mac'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/02/ssh_nopwd.png' alt='SSH no password on Mac' /></a></p>
<p>A questo punto procediamo a copiare la chiave pubblica sull'host remoto. Sfruttiamo il comando <code>scp</code>:</p>
<p><code>local$: scp ~/.ssh/id_dsa.pub <strong>remoteusername</strong>@<strong>remoteaddress</strong>:/<strong>homedirectory</strong>/.ssh/<br />
</code></p>
<p>Ci verrà richiesto di inserire l'indirizzo nella lista degli host conosciuti (se è la prima volta che ci connettiamo a questo host remoto) e naturalmente la password dell'utente remoto, cioè la password del nostro account sull'host remoto. <code>homedirectory</code> indica naturalmente la directory di home per l'utente sull'host remoto. Su sistemi Mac solitamente la directory home sta in <code>Users/</code>, mentre su sistemi UNIX in genere le home si trovano nella directory <code>home/</code>.</p>
<p>In seguito accediamo all'host remoto. Ciò può essere fatto semplicemente attraverso SSH:</p>
<p><code>local$: ssh <strong>remoteusername</strong>@<strong>remoteaddress</strong></code></p>
<p>Anche in questo caso ci verrà ancora richiesta la password (Abbiate ancora un po' di pazienza..).</p>
<p>Ora, appendiamo il contenuto del file che abbiamo appena copiato sul file che contiene tutte le chiavi autorizzate, e cambiamo i permessi di questo file. Poi effettuiamo il logout.</p>
<p><code>remote$: cat .ssh/id_dsa.pub &#62;&#62; .ssh/authorized_keys<br />
remote$ chmod 644 .ssh/authorized_keys<br />
remote$ exit</code></p>
<p>A questo punto è possibile effettuare login senza inserire la password (nel caso in cui non abbiate inserito alcuna passpharse al momento della generazione delle chiavi pubblica e privata sul vostro host), oppure inserendo la vostra passphrase.</p>
<p>Per ciò che riguarda chi vuole sfruttare questo metodo su Mac OS X consiglio di inserire la passphrase, che poi vi verrà richiesta solo al primo login, e poi sarà ricordata dal vostro portachiavi.</p>
<p>Come al solito, questa non è la Bibbia. Per qualsiasi chiarimento, dubbio, delucidazione, siete invitati a commentare, criticare, portare i vostri contributi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 8.1 su Ubuntu Gutsy - Compiz]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2008/01/21/catalyst-81-su-ubuntu-gutsy-compiz/</link>
<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 08:52:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2008/01/21/catalyst-81-su-ubuntu-gutsy-compiz/</guid>
<description><![CDATA[Ecco qui la soluzione ad un problema che tanti come me hanno avuto.
Ad ogni release dei driver ATI s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco qui la soluzione ad un problema che tanti come me hanno avuto.</p>
<p>Ad ogni release dei driver ATI spuntano nuovi problemini con compiz, cerchiamo di capire come fare a risolverli "da soli", senza impazzire troppo.</p>
<p><!--more--></p>
<p>La prima cosa che dobbiamo fare è controllare che il file<code>/etc/X11/xorg.conf</code> sia "a posto", cioè che tutti i vari settings necessari al corretto funzionamento del sistema X con i nuovi driver ATI siano presenti. Per far questo è sufficiente controllare la presenza delle seguenti parti all'interno di questo file:</p>
<p><code>Section "Extensions"<br />
	Option        "Composite"     "1"<br />
EndSection<br />
</code></p>
<p>Necessarie per abilitare il supporto a composite.</p>
<p>Nela sezione <code>Device</code>, controllare che sia presente la riga:</p>
<p><code>Driver "fglrx"</code></p>
<p>E che il valore tra apici di questa riga non sia <code>"ati"</code>.</p>
<p>Ancora, se persistessero altri problemi, potete inserire nella sezione <code>ServerLayout</code>, la linea:</p>
<p><code>Option "AIGLX" "true"</code></p>
<p>Fatto questo, però, potrebbe succedere che ancora compiz non parte. Allora, la prima cosa da fare è lanciarlo manualmente, da linea di comando, attraverso:</p>
<p><code>$: compiz --replace</code></p>
<p>e stare a vedere che cosa succede. Comparirà un messaggio di errore, che dobbiamo cercare di interpretare. Il primo modo per farlo è sicuramente leggere attentamente le informazioni che ci fornisce l'output. In secondo luogo si possono alcune ricerche sui forum di Ubuntu (internazionale ed italiano) e solo dopo avere ricercato per più di qualche decina di minuti possiamo decidere di effettuare una richiesta di aiuto su un blog. Ricordiamoci che lo stesso problema che abbiamo può essere capitato a decine di persone che hanno già scritto a riguardo, quindi, prima di arricchire i blog ed i forum di informazioni inutili e ridondanti è opportuno effettuare attentamente alcune ricerche.</p>
<p>Detto questo potrebbero essere necessarie alcune operazioni da compiere sullo script di avvio di compiz. Innanzitutto apriamo il file <code>/usr/bin/compiz</code> (naturalmente servono i permessi di amministratore) e correggiamo la whitelist, inserendo anche fglrx. Quindi cambiamo la linea:</p>
<p><code>WHITELIST="nvidia intel ati radeon i810"</code></p>
<p>in:</p>
<p><code>WHITELIST="nvidia intel ati radeon i810 fglrx"</code></p>
<p>In seguito commentiamo anche le linee relative alla blacklist. Quindi passiamo da:</p>
<p><code>T="   1002:5954 1002:5854 1002:5955" # ati rs480<br />
T="$T 1002:4153" # ATI Rv350<br />
T="$T 8086:2982 8086:2992 8086:29a2 8086:2a02 8086:2a12"  # intel 965<br />
T="$T 8086:2972" # i965 (x3000)<br />
T="$T 1002:3152 1002:3150 1002:5462 1002:5653 " # ati X300 X600,X600 X700</code></p>
<p>a:</p>
<p><code>#T="   1002:5954 1002:5854 1002:5955" # ati rs480<br />
#T="$T 1002:4153" # ATI Rv350<br />
#T="$T 8086:2982 8086:2992 8086:29a2 8086:2a02 8086:2a12"  # intel 965<br />
#T="$T 8086:2972" # i965 (x3000)<br />
#T="$T 1002:3152 1002:3150 1002:5462 1002:5653 " # ati X300 X600,X600 X700<br />
</code></p>
<p>Questo era sufficiente a risolvere i problemi per i driver Catalyst 7.12. La nuova release mi ha creato qualche problema in più. In questo caso è necessario modificare anche alcune altre righe più in alto. In questo caso non ho ancora capito perché da una release all'altra il comportamento è cambiato. Comunque le righe sono:</p>
<p><code>COMPIZ_BIN_PATH="/usr/local/bin/" # For window decorators and compiz<br />
PLUGIN_PATH="/usr/local/lib/compiz/"</code></p>
<p>e più sotto:</p>
<p><code>COMPIZ_NAME="compiz" # Final name for compiz (compiz.real)</code></p>
<p>da cambiare nelle linee:</p>
<p><code>COMPIZ_BIN_PATH="/usr/bin/" # For window decorators and compiz<br />
PLUGIN_PATH="/usr/lib/compiz/"</code></p>
<p>e più sotto:</p>
<p><code>COMPIZ_NAME="compiz.real" # Final name for compiz (compiz.real)<br />
</code></p>
<p>Ecco fatto, ora compiz dovrebbe smettere di infastidirvi.</p>
<p>Queste, per ora sono le mie esperienze. Cercherò di tenere questo post aggiornato per condividere i problemi che possono presentarsi in relazione a compiz e ad i driver ATI.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 7.12 su Ubuntu - Disinstallazione]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2008/01/11/catalyst-712-su-ubuntu-disinstallazione/</link>
<pubDate>Thu, 10 Jan 2008 23:02:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2008/01/11/catalyst-712-su-ubuntu-disinstallazione/</guid>
<description><![CDATA[Perfetto, eccoci arrivati al punto-del-non-ritorno. Diciamo che ne ho avuto a basta per adesso di qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Perfetto, eccoci arrivati al punto-del-non-ritorno. Diciamo che ne ho avuto a basta per adesso di questi driver. I "qualche sfarfallamenti di troppo" avvistati già in <a href="http://docjek.wordpress.com/2008/01/09/catalyst-712-su-ubuntu-altre-valutazioni-e-piccolo-excursus-su-dkms-e-module-assistant/">Catalyst 7.12 su Ubuntu - Altre Valutazioni (e piccolo excursus su dkms e module-assistant)</a> sono diventati decisamente più di qualche e danno parecchio fastidio. Il sistema soffre di una lentezza cronica che non mi piace per niente. Credo che questo sia un prezzo decisamente troppo alto da pagare per l'utilizzo di questi driver.</p>
<p>Tutte queste argomentazioni hanno provocato la decisione di rimuovere i driver Catalyst 7.12 dal mio sistema. E come al solito sono intervenuti alcuni piccoli problemi.</p>
<p>Spero che questo piccolo post possa essere di aiuto a qualcuno che si è trovato o che si troverà nelle mie stesse condizioni.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Dunque, tanto per iniziare, questa procedura di disinstallazione è valida per chi come me (<a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a>) ha scelto di installare i driver creando appositi pacchetti per la propria Ubuntu. Per chi ha scelto di utilizzare l'installer la procedura è leggermente diversa, se avrò tempo e modo di testarla nei prossimi giorni la aggiungerò a questo post.</p>
<p>Rimuoviamo i pacchetti relativi ai driver:</p>
<p><code>$: sudo aptitude remove fglrx-amdcccle<br />
$: sudo aptitude remove fglrx-kernel-source<br />
$: sudo aptitude remove xorg-driver-fglrx-dev<br />
$: sudo aptitude remove xorg-driver-fglrx<br />
</code></p>
<p>La disinstallazione dell'ultimo pacchetto ha creato alcuni problemi per me. Qui sotto c'è il problema con il quale ho dovuto scontrarmi:</p>
<p><code>dpkg-divert: il cambio del nome comporta la sovrascrittura di `/etc/xdg/compiz/compiz-manager' con un file diverso `/etc/xdg/compiz/compiz-manager.ubuntu', che non è consentito<br />
dpkg: errore processando xorg-driver-fglrx (--remove): il sottoprocesso post-removal script ha restituito un codice di errore 2<br />
</code></p>
<p>Ecco qua visivamente (clicca sull'immagine per ingrandire):</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/01/errore.png' title='error_removing_fglrx'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/01/errore.png' width='300px' alt='error_removing_fglrx' /></a><br />
<em>Un piccolo problema durante la rimozione dei driver</em></p>
<p>Per risolvere questo genere di problema è sufficiente dare il seguente comando:</p>
<p><code>$: sudo mv /etc/xdg/compiz/compiz-manager.ubuntu /etc/xdg/compiz-manager.ubuntu.back<br />
$: sudo aptitude -f install<br />
</code></p>
<p>In questo modo il pacchetto può procedere alla disinstallazione correttamente.</p>
<p>A questo punto completiamo la pulizia del sistema con i seguenti comandi:</p>
<p><code>$: sudo rm /usr/src/fglrx-kernel*.deb<br />
$: sudo rm /lib/modules/$(uname -r)/volatile/fglrx.ko<br />
</code></p>
<p>E concludiamo disattivando i driver con restrizioni dal menu grafico (Sistema -&#62; Amministrazione -&#62; Gestore Driver con restrizioni). Ora possiamo riavviare.</p>
<p>Questo ultimo passo è molto importante, in quanto se i driver con restrizioni non vengono disattivati al riavvio successivo del sistema il file <code>/etc/X11/xorg.conf</code> conterrà dei settaggi inappropriati che impediranno al vostro sistema di essere caricato correttamente. Vi ritroverete nella situazione descritta nella prima parte di <a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a>, situazione nella quale un messaggio vi informerà che non è stato possibile caricare i vostri settaggi. In questo caso non fatevi prendere dal panico: è sufficiente rientrare nel sistema (per una volta dovrete farlo con una risoluzione pessima) e disattivare i driver con restrizioni (ancora, Sistema -&#62; Amministrazione -&#62; Gestore Driver con restrizioni). Vi suggerisco solo di fare attenzione al login, perché la "modalità provvisoria" in cui si trova il sistema a causa del fatto che non è riuscito a caricare il file <code>/etc/X11/xorg.conf</code> determina che sia usato un file di configurazione di default, nel quale la localizzazione della tastiera non è italiana. Per questo se il vostro nome utente o la vostra password contengono caratteri speciali dovrete ricercarli nella nuova combinazione della tastiera.</p>
<p>Inutile dire che tutto questo è completamente un discorso inutile nel caso in cui seguiate alla lettera i passi indicati per la procedura di disinstallazione.</p>
<p>Spero di essere stato abbastanza chiaro, comunque sia, nel caso qualcuno avesse bisogno di alcune delucidazioni posso provare ad aiutare.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Calibrare la batteria del MacBook (e altri portatili Mac)]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2008/01/02/calibrare-la-batteria-del-macbook-e-altri-portatili-mac/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 08:58:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2008/01/02/calibrare-la-batteria-del-macbook-e-altri-portatili-mac/</guid>
<description><![CDATA[Un classico problema a cui si va incontro quando si acquista un computer portatile è quello di mant]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un classico problema a cui si va incontro quando si acquista un computer portatile è quello di mantenere la durata della batteria costante nel tempo. Quando ho deciso di comprare un MacBook, un punto a favore di questo sistema è arrivato dalla durata della batteria, che è davvero notevole, e mi permette di utilizzare il computer per diverse ore anche senza alimentazione.</p>
<p>La normale vita di una batteria porta ad un decadimento della sua durata, qualsiasi siano le nostre precauzioni a riguardo, ma credo che un po' di attenzioni in questo campo possano aiutare a mantenere le prestazioni alte per un arco di tempo piuttosto lungo.</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2008/01/istatpro.png' title='iStat Pro'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2008/01/istatpro.png' alt='iStat Pro' /></a><br />
<em>iStat Pro di iSlayer. Ci dà molte informazioni riguardo allo stato della batteria</em></p>
<p>Personalmente utilizzo il iStat Pro di <a href="http://www.islayer.com/">iSlayer</a> per monitorare lo stato della batteria. Oltre alla carica attuale della batteria ci fornisce parecchie informazioni interessanti, come il numero di cicli e la "salute" (health). Questo parametro indica proprio lo stato in cui si trova la batteria, e da questo parametro dipende la durata della sua carica.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Ho scoperto che è possibile effettuare una calibratura della batteria qualora questo parametro scendesse pericolosamente. Le informazioni sono fornite in <a href="http://docs.info.apple.com/article.html?artnum=86284">questo articolo</a> (in inglese) della docbase di Apple, ma le riporterò per i più pigri e per chi non mastica bene l'inglese.</p>
<p>Queste informazioni sono valide per i seguenti modelli: <strong>PowerBook G4</strong> (15" Double-Layer SD), <strong>MacBook</strong> (tutti i modelli), <strong>MacBook Pro</strong> (tutti i modelli), <strong>MacBook Pro</strong> (17" tutti i modelli). Per altri modelli vedi più sotto nell'articolo.</p>
<ol>
<li>Caricare la batteria fino a che la carica è completa (il led dell'alimentatore diventa verde ed il segnalatore sullo schermo indica che la carica è al 100%).</li>
<li>Lasciare l'alimentatore collegato per almeno altre 2 ore dopo che la carica è stata completata. È possibile utilizzare il computer in questo periodo.</li>
<li>Disconnetere l'alimentazione e lasciare che il computer utilizzi l'energia caricata nella batteria. Anche in questo caso è possibile continuare ad utilizzare il computer. Quando il livello di batteria diventa molto basso, comparirà un messaggio sullo schermo.</li>
<li>Continuare ad utilizzare il computer finché esso non va in sospensione (sleep). Salvare i documenti quando il livello di batteria diventa molto basso, prima della sospensione (sleep).</li>
<li>Spegnere il computer o lasciarlo in sospensione (sleep) per 5 o più ore.</li>
<li>Connettere l'alimentatore e lasciare che la batteria si carichi completamente. Non è specificato se in questa fase è possibile utilizzare il computer, quindi è preferibile lasciarlo spento.</li>
</ol>
<p>Alcune informazioni: Quando il livello di batteria termina, il computer è forzato in sospensione. La batteria mantiene effettivamente una riserva oltre allo stato di "batteria vuota", per mantenere il computer in sospensione per un periodo di tempo. Una volta che la batteria è effettivamente terminata il computer è forzato a spegnersi. A questo punto, con la funzione di "safe sleep" introdotta nei PowerBook G4 (15" Duble-Layer SD), i contenuti della memoria del computer vengono salvati nel disco rigido. Quando l'alimentatore viene nuovamente collegato, il computer ritorna allo stato in cui era prima della sospensione, utilizzando l'immagine di "safe sleep" del disco rigido.</p>
<p>Per chi invece ha altri modelli, meno recenti, come iBook o altri PowerBook G4 che non siano il già citato PowerBook G4 (15" Double-Layer SD), il procedimento è differente, in quanto la batteria è diversa rispetto ai modelli più recenti.</p>
<ol>
	li&#62;Caricare la batteria fino a che la carica è completa (il led dell'alimentatore diventa verde ed il segnalatore sullo schermo indica che la carica è al 100%).</li>
<li>Disconnetere l'alimentazione e lasciare che il computer utilizzi l'energia caricata nella batteria. Quando il livello di batteria diventa molto basso, comparirà un messaggio sullo schermo. Continuare ad usare il computer finché non va in sospensione (sleep). A questo punto la batteria è stata sufficientemente scaricata per la calibrazione.</li>
<li>Collegare l'alimentatore e lasciare che carichi completamente la batteria.</li>
</ol>
<p>Per calibrare la batteria in questi modelli è sufficiente il semplice scaricamento completo seguito da una ricarica completa. Dopodiché è possibile connettere e disconnettere l'alimentatore a qualsiasi livello della batteria.</p>
<p>Alcune informazioni: Quando il livello di batteria termina, il computer è forzato in sospensione. La batteria mantiene effettivamente una riserva oltre allo stato di "batteria vuota", per mantenere il computer in sospensione per un periodo di tempo. Una volta che la batteria è effettivamente terminata il computer è forzato a spegnersi. A questo punto tutti i files aperti saranno persi. Per questo è importante trovare una fonte di energia elettrica alla quale connettere l'alimentatore prima che il computer sia forzato a spegnersi.</p>
<p>Spero di essere stato utile.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aggiungere uno splashscreen per GRUB]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/31/aggiungere-uno-splashscreen-per-grub/</link>
<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 13:38:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/31/aggiungere-uno-splashscreen-per-grub/</guid>
<description><![CDATA[A chi piace lo spashscreen di GRUB? A nessuno. È possibile fare qualcosa per renderlo più &#8220;b]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A chi piace lo spashscreen di GRUB? A nessuno. È possibile fare qualcosa per renderlo più "bello"? Certo. Come si fa? Ecco qui come si fa.</p>
<p>Ci sono due modi per ottenere una schermata migliore nel nostro GRUB: agire direttamente sul file <code>menu.lst</code> oppure utilizzare programmi come <a href="http://web.telia.com/~u88005282/sum/index.html">StartUp Manager</a> o<a href="http://www.qt-apps.org/content/show.php/QGRUBEditor?content=60391"> QGRUB Editor</a>. L'uso di questi programmi è abbastanza semplice e non richiede particolari discussioni. Spieghiamo quindi come modificare direttamente il file di configurazione di GRUB.</p>
<p>Per prima cosa (questo è valido anche per le appicazioni che sfruttano delle GUI) dobbiamo trovare una immagine che corrisponda alle richieste di GRUB, cioè immagini in formato xpm.gz, 640x480 a 14 colori. Potete cercarle su <a href="http://www.gnome-look.org/">GNOME-look</a> o <a href="http://www.kde-look.org/">KDE-look</a>.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Per aggiungere lo splashscreen a GRUB è sufficiente aprire il file <code>/boot/grub/menu.lst</code></p>
<p>Ora aggiungiamo queste righe, prima che inizi la sezione dedicata alla lista delle immagini avviabili:</p>
<p><code><br />
foreground = 0000ff<br />
background = ffffff<br />
splashimage=(hd0,0)/path_to_image/image.xpm.gz<br />
</code></p>
<p>La partizione dove l'immagine risiede deve essere corrispondente a quella dove grub è installato, cioè alla partizione di avvio del sistema (ricordo che questa può essere diversa dalla partizione di root del sistema) ed il percorso deve essere indicato relativamente a quella partizione. Per esempio, se la partizione <code>sda1</code> è montata in <code>/boot</code>, allora questa sarà la partizione di avvio. In questo caso conviene creare una sottocartella di <code>/boot</code> contenente tutte gli splashscreens che potremmo utilizzare, per esempio in <code>/boot/grub/splashscreen</code>. Per questo esempio la riga sopra sarà modificata come segue:</p>
<p><code>splashimage=(hd0,0)/grub/splashscreen/image.xpm.gz</code></p>
<p>Da notare che nel percorso assoluto non è presente la directory <code>/boot</code>, perché il percorso fa riferimento ala sola partizione.</p>
<p>Le istruzioni <code>foreground</code> e <code>background</code> servono per determinare i colori rispettivamente del teso e dello sfondo. In questo caso può essere utilizzata la notazione HTML standard.</p>
<p><strong>Nota bene</strong>: Per chi avesse seguito "<a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/31/configurare-grub-per-installare-due-o-piu-distribuzioni-linux/">Configurare GRUB per installare due (o più) distribuzioni Linux</a>" o comunque avesse più di una distribuzione Linux installata sul proprio sistema, consiglio caldamente di fare attenzione nell'eventualità voleste installare un'utilità grafica per la configurazione di GRUB. I pacchetti per la configurazione dell'utilità grafica dipendo infatti dal pacchetto di GRUB, ed installando (tramite il vostro gestore dei pacchetti) un utilità di questo tipo, è richiesta l'installazione di GRUB. Se la vostra configurazione prevede l'esistenza di un solo GRUB tra tutti i vostri sistemi, e se volete installare l'utilità grafica in uno dei sistemi che nei quali non è installato GRUB, allora potreste andare incontro a risultati indesiderati, in quanto il gestore dei pacchetti installerebbe automaticamente "un altro GRUB" che comprometterebbe quello già presente nel vostro sistema. In questo caso l'unica possibilità è quella di intervenire direttamente sui file di configurazione.</p>
<p>Un post molto interessante, da cui ho preso spunto per questa guida, può essere trovato <a href="http://natonelbronx.wordpress.com/2007/05/03/abbellire-grub-colori-e-immagini">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Configurare GRUB per installare due (o più) distribuzioni Linux]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/31/configurare-grub-per-installare-due-o-piu-distribuzioni-linux/</link>
<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 10:59:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/31/configurare-grub-per-installare-due-o-piu-distribuzioni-linux/</guid>
<description><![CDATA[GRUB (GRand Unified Bootloader) è il bootloader che attualmente va per la maggiore. Le funzionalit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gnu.org/software/grub/">GRUB</a> (GRand Unified Bootloader) è il bootloader che attualmente va per la maggiore. Le funzionalità di un bootloader sono semplici: presentare all'avvio della macchina una lista di sistemi operativi e permettere all'utente di avviarne uno, selezionandolo.</p>
<p>Una cosa particolarmente interessante che ho notato quando ho iniziato ad avere a che fare con sistemi Linux, è il fatto che essi "preferiscano" la presenza contemporanea ad ambienti Windows, piuttosto che ad altre distribuzioni Linux. Nel caso infatti sulla mia macchina io abbia installato una qualsiasi versione di Windows, l'installer della mia distribuzione in questione si accorge solitamente di questo fatto e configura automaticamente GRUB apportunamente per il mio sistema. Questo non avviene se nel mio sistema sono presenti una (o più) altre distribuzioni Linux che io voglio affiancare a quella che sto installando.</p>
<p>In questo caso può succedere molto spesso che l'ultima distribuzione installata prenda il controllo dell'intera macchina, sovrascrivendo il bootloader installato in precedenza.</p>
<p>Ecco allora in alcuni passi un metodo per configurare semplicemente il vostro bootloader GRUB e configurarlo su una macchina che presenta diversi sistemi operativi linux differenti.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Naturalmente ci sono diverse soluzioni di configurazione possibili per ottenere il funzionamento di GRUB per gli scopi necessari e allo stesso modo ci sono diversi modi di gestire il/i vostri dischi nel momento in cui si trattano diversi sistemi operativi. È per esempio possibile, qualora si disponga di una macchina con più di un disco, dedicare a ciascun MBR di ciascun disco un bootloader differente e gestirlo in maniera autonoma. In questo caso Non è neanche necessario che tutti i bootloader siano dello stesso tipo. Si può benissimo utilizzare GRUB per un MBR e LILO per un altro. In questo caso è necessario "istruire" il bootloader principale, quello appartenente al MBR del primo disco che si avvia, su come raggiungere gli altri dischi attraverso l'istruzione <code>chanloader</code> (un po' come avviene per Windows).</p>
<p>Tuttavia quella appena citata non mi sembra una soluzione per nulla "elegante": non mi sembra giusto installare due bootloader quando in realtà ne serve soltanto uno, sia perché non intendo sporcare il MBR di un disco se non è strettamente necessario, sia perché penso che se ho bisogno di avviare diversi sistemi operativi non capisco il motivo per cui mi trovo costretto a dover installare ed occupare memoria per più bootloader. So che è questione di pochi MegaBytes, e a giorno d'oggi di memoria ce n'è tanta, ma è più una questione di principio. Non capisco perché sprecare memoria quando ci sono soluzioni alternative.</p>
<p>Per l'esempio che farò supponiamo di avere due dischi (<code>sda</code> ed <code>sdb</code>). Questo è il numero minimo di partizioni che serviranno:</p>
<ul>
<li><code>sda1</code>: Sistema A;</li>
<li><code>sda2</code>: Swap</li>
<li><code>sdb1</code>: Sistema B</li>
</ul>
<p>In questo caso supponiamo di installare per prima cosa il sistema A. In questo caso possiamo utilizzare un'utilty di partizionamento automatico, utilizzando tutto il disco sda per l'installazione del sistema A. In questo modo verranno create automaticamente una partizione per il filesystem ed una per lo spazio di swap. Durante l'installazione potrebbe venirci chiesto anche dove posizionare il bootloader, in questo caso rispondiamo pure che lo vogliamo posizionare nel MBR del primo disco, (<code>/dev/sda</code>). Al termine dell'installazione proviamo il nostro sistema, e verifichiamo che tutto funzioni correttamente. Non c'è ragione per cui a questo punto ci siano dei problemi.</p>
<p>Ora procediamo con l'installazione del sistema B. Al momento di partizionare i dischi, scegliamo di utilizzare un partizionamento manuale piuttosto che una procedura automatica. Formattiamo tutto il secondo disco (<code>sdb</code>) per il filesystem del nuovo sistema e indichiamo di voler utilizzare come swap la partizione già creata in <code>/dev/sda2</code>; perché sprecare tanto spazio per diverse partizioni swap, quando solo una di esse alla volta è richiesta? Terminiamo l'installazione, ponendo particolare attenzione a <strong>non installare alcun bootloader</strong>. In questo momento non dobbiamo sovrascrivere il bootloader installato in precedenza, altrimenti rischieremmo di perdere la possibilità di avviare il sistema A.</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/screenshot.png' title='Ubuntu_installation'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/screenshot.png' width='100%' alt='Ubuntu_installation' /></a><br />
<em>Questo è quello che si deve fare nell'installazione di Ubuntu Gutsy</em></p>
<p>Una volta terminata l'installazione del sistema B riavviamo la macchina e ci accorgeremo che il bootloader ci permette di avviare il solo sistema A. Entriamo quindi nel sistema A e preoccupiamoci di modificare opportunamente il file che "controlla" GRUB: apriamo <code>/boot/grub/menu.lst</code> (servono i permessi di amministratore) e noteremo che nella parte finale ci sono alcuni gruppi di righe come queste:</p>
<p><code><br />
title		Nome sistema, versione kernel<br />
root		(hd0,0)<br />
kernel	/vmlinuz-v.v.vv-v-vvv root=path<br />
initrd		/initrd.img-v.v.vv-v-vvv<br />
savedefault<br />
</code></p>
<p>Dobbiamo aggiungere un gruppo di linee proprio come queste, ma prima di farlo bisogna capire come GRUB identifica le nostre partizioni. Questo è molto semplice: il primo hard disk (<code>sda</code>, o <code>hda</code> che sia, a seconda del sistema in cui vi trovate) sarà identificato da GRUB come hd0, il secondo hd1 e così via. Per identificare le partizioni la procedura è analoga: la partizione indicata con <code>(hd0,0)</code> sarà la prima partizione del primo disco, <code>(hd0,1)</code> la seconda del primo disco. Quindi le partizioni del sistema che stiamo utilizzando saranno così identificate da GRUB:</p>
<ul>
<li><code>sda1 -&#62; (hd0,0)</code>: Sistema A</li>
<li><code>sda2 -&#62; (hd0,1)</code>: Swap</li>
<li><code>sdb1 -&#62; (hd1,0)</code>: Sistema B</li>
</ul>
<p>A questo punto è piuttosto semplice configurare GRUB in modo da poter avviare entrambi i sistemi. Ciò che ci serve sono i file <code>initrd.img-version</code> e <code>vmlinuz-version</code> di ciascuna distribuzione che vogliamo avviare. Più correttamente ciò che ci serve sapere è la loro locazione all'interno della partizione di avvio del sistema. Messa in questo modo può sembrare abbastanza complicato, ma con alcuni esempi il concetto si semplifica notevolmente.</p>
<p>Per inserire una nuova partizione, inseriamo una nuova riga <code>title</code>. Tutti i comandi inseriti tra questa riga e la prossima riga <code>title</code> faranno quindi riferimento al sistema che stiamo definendo. Il testo da scrivere a fianco di <code>title</code> è personalizzabile e serve a identificare il sistema che stiamo definendo nella lista che GRUB presenta all'avvio della macchina.</p>
<p><code>title 	 Sistema B GNU/Linux, kenrel 2.x.xx-xxx</code></p>
<p>Successivamente è necessario indicare quale è la partizione contenente i file per l'avvio del sistema per quel sistema. Non sempre questa partizione coincide con quella di root del sistema. Per esempio, in un sistema in cui alla directory <code>/boot</code> è stata dedicata una partizione riservata la partizione di boot e quella del filesystem di sistema non coincidono. Non è questo il nostro caso, ma giusto per sapervi adeguare nel caso aveste un sistema personalizzato. Per questo sistema la partizione di boot per il sistema B è <code>sdb1</code>, quindi, nella dicitura di GRUB, <code>(hd1,0)</code>:</p>
<p><code>root  	 (hd1,0)</code></p>
<p>Ora indichiamo a GRUB dove si trova il file <code>vmlinuz</code>, che corrisponde ad un'immagine eseguibile del kernel di sistema. Nell'indicare la posizione di questa immagine è anche necessario stabilire la partizione di root, cioè la partizione relativa sulla quale è posizionato il filesystem. Ancora, nel nostro caso questa corrisponde alla partizione di boot, ma nel caso il vostro sistema fosse configurato diversamente potrebbe essere necessario prendere effettuare gli opportuni cambiamenti. La posizione da indicare è relativa alla partizione di boot. Il valore di questi parametri varia notevolmente a seconda della configurazione del vostro sistema.</p>
<p><code>kernel  	  /boot/vmlinuz-v.v.vv-vvv root=/dev/sdb1 ro splash</code></p>
<p>L'ultima istruzione da dare a GRUB è relativa al file <code>initrd</code>, che corrisponde al "initial ramdisk" e permette al sistema di utilizzare i driver necessari per l'avvio del file <code>vmlinuz</code></p>
<p><code>initrd  	  /boot/initrd.img-v.v.vv-vvv</code></p>
<p>Concludiamo quindi la sezione con:</p>
<p><code>savedefault</code></p>
<p>Ecco la sezione in un unico blocco di testo, senza i miei commenti in mezzo:</p>
<p><code><br />
title 	 Sistema B GNU/Linux, kenrel 2.x.xx-xxx<br />
root  	 (hd1,0)<br />
kernel  	  /boot/vmlinuz-v.v.vv-vvv root=/dev/sdb1 ro splash<br />
initrd  	  /boot/initrd.img-v.v.vv-vvv<br />
savedefault<br />
</code></p>
<p>Inoltre, per avere un migliore controllo del file <code>menu.lst</code> da entrambi i sistemi operativi, vi consiglio di creare un link simbolico nella directory <code>/boot</code> del sistema B sulla directory <code>boot</code> del sistema A, secondo il percorso sul quale questa è montata nel vostro filesystem. Se per esempio sul sistema B la partizione di root del sistema A (<code>/dev/sda1</code>) è montata sotto <code>/dischi/sistemaA</code>, allora il link sarà creato, sul sistema B, in questo modo:</p>
<p><code>$: sudo ln --symbolic /dischi/sistemaA/boot/grub /boot/grub</code></p>
<p>In questo modo è possibile controllare i file relativi al bootloader da entrambi i sistemi con estrema semplicità.</p>
<p>È molto difficile fare una guida generale per questo genere di problemi, perché quando si parla di installazione di un sistema le procedure potrebbero cambiare a seconda della distribuzione. Qui ci sono le linee generali per come comportarsi nel caso di una nuova installazione. Ogni consiglio ed integrazione di questa guida è il benvenuto. Maggiori informazioni possono essere comunque reperite sulla <a href="http://www.gnu.org/software/grub/manual/grub.html">guida ufficiale</a> di GRUB.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come impostare sudo su una distribuzione che non lo prevede]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/30/come-impostare-sudo-su-una-distribuzione-che-non-lo-prevede/</link>
<pubDate>Sun, 30 Dec 2007 21:23:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/30/come-impostare-sudo-su-una-distribuzione-che-non-lo-prevede/</guid>
<description><![CDATA[Sarà perché in campo Linux/UNIX sono abituato a muovermi con Mac OS X ed Ubuntu, ma trovo piuttost]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà perché in campo Linux/UNIX sono abituato a muovermi con Mac OS X ed Ubuntu, ma trovo piuttosto gradevole la possibilità di utilizzare il comando <code>sudo</code> per poter eseguire istruzioni con il privilegio di amministratore senza però essere effettivamente l'amministratore. Per quanto mi riguarda lo ritengo un modo semplice e sicuro per quel che riguarda la gestione dei permessi all'interno del mio sistema.</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/sudo.gif' title='sudo.gif'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/sudo.gif' alt='sudo.gif' /></a><br />
<em>Questa vignetta è semplicemente fantastica!</em></p>
<p>Sono talmente abituato ad utilizzare questa tecnica che nel momento in cui mi trovo a che fare con sistemi che prevedono il login per l'utente root, mi sento a disagio. Ecco il modo per utilizzare il comando sudo anche in sistemi in cui questo non è previsto.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Ho provato questa guida su una Debian Etch, ma credo si possa applicare a qualsiasi distribuzione, con le opportune correzioni per ciò che riguarda i comandi che si riferiscono ai gestori dei pacchetti.</p>
<p>Effettuiamo il login come root (è naturale, per modificare questo genere di cose servono i permessi dell'amministratore) e per prima cosa installiamo il comando <code>sudo</code>:</p>
<p><code>#: aptitude install sudo</code></p>
<p>A questo punto procediamo con la creazione del gruppo <em>admin</em> che dovrà contenere tutti gli utenti con i permessi di amministratore. Assegniamo il nostro utente (sostituite ad <em>user</em> il vostro username) al gruppo creato:</p>
<p><code>#: groupadd admin</code><br />
<code>#: usermod -G admin user</code></p>
<p>Ora apriamo il file /etc/sudoers ed aggiungiamo la seguente riga:</p>
<p><code>%admin ALL=(ALL) ALL</code></p>
<p>In questo modo diamo il permesso di utilizzare <code>sudo</code> a tutti gli appartenenti al gruppo admin. Si può avere un maggior controllo sulle operazioni permesse modificando questo file, leggete le pagine di manuale o effettuate un ricerca su Google per trovare materiale a riguardo.</p>
<p>Una volta eseguite queste semplici operazioni effettuiamo il logout (basta digitare <code>exit</code>) e successivamente il login con l'utente "normale", e testiamo subito il corretto funzionamento del comando tramite un semplice:</p>
<p><code>$: sudo aptitude update</code></p>
<p>Ora tutto dovrebbe essere andato come desiderato. Se invece non è possibile eseguire questo comando ci verrà comunicato dal sistema e ciò significa che dobbiamo tornare indietro e rivedere uno dei passaggi precedenti.</p>
<p>Ora passiamo ad eliminare la possibilità di login da parte di root.</p>
<p><code>$: sudo passwd -l root</code></p>
<p>In questo modo la password di root viene settata ad un valore che è impossibile da inserire e il login viene di fatto impedito. L'utente root rimane effettivamente presente nel sistema (questo è necessario per proteggere i file importanti).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scaricare e riprodurre filmati di YouTube su Leopard]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/24/scaricare-e-riprodurre-filmati-di-youtube-su-leopard/</link>
<pubDate>Mon, 24 Dec 2007 13:01:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/24/scaricare-e-riprodurre-filmati-di-youtube-su-leopard/</guid>
<description><![CDATA[Questo è un semplice ma efficace trucchetto che permette di scaricare semplicemente i file di YouTu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un semplice ma efficace trucchetto che permette di scaricare semplicemente i file di YouTube su Leopard. Credo che la cosa più importante di questo metodo sia il fatto che non è richiesta l'installazione di alcune software o plugin addizionale, se non per la riproduzione dei file .flv scaricati con QuickTime.</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/perian.png' title='Perian on System Preferences'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/perian.png' width='100%' alt='Perian on System Preferences' /></a></p>
<p>Come prima cosa, vi consiglio di installare Perian (open source, reperibile <a href="http://perian.org/">qui</a>) che vi permette la riproduzione di molti tra i formati multimediali (DivX, Xvid, Flash, eccetera) con QuickTime. Questo sotware è ben integrato con Mac OS X e può essere gestito attraverso l'icona che viene creata al momento della sua installazione in "Preferenze di Sistema".</p>
<p><!--more--></p>
<p>A questo punto, scaricare i contenuti di YouTube è piuttosto semplice.</p>
<p>È sufficiente aprire con Safari la pagina di YouTube desiderata, contenente il video desiderato, e premere la combinazione "cmd+alt+a" oppure selezionate dal menu "Finestra-&#62;Attività". In questo modo aprirete la finestra attività, nella quale vengono mostrate tutte le attività in corso di Safari. In particolar modo ciò che interessa per questa guida è la pagina di YouTube aperta.</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/youtube.png' title='Get YouTube video'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/youtube.png' width='100%' alt='Get YouTube video' /></a></p>
<p>Per scaricare il filmato osserviamo che tra i componenti che compaiono al di sotto del nome della pagina ce ne è uno dalle dimensioni piuttosto "corpose", sicuramente superiori a qualche MB (le dimensioni dipendono dalla lunghezza del video). Questa componente corrisponde al video di YouTube che vogliamo scaricare. Facendo doppio click su di esso si dà inizio al download del file, che sarà posto nella cartella di download, solitamente con il nome <code>getvideo</code>. A questo punto è sufficiente cambiare il nome al file (ricordatevi l'estensione .flv) ed avviarlo come un normale video.</p>
<p><strong>Nota bene</strong>: Non conosco i dettagli "legali" relativi allo scaricare contenuti da YouTube, credo che ogni autore possa scegliere la propria licenza per i propri contenuti e non so, da questo punto di vista, se sia consentito il download dei contenuti di YouTube. Questa guida è puramente esemplificativa e coloro che la seguono sono invitati a rispettare tutte le norme vigenti in relazione a questo argomento.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Compiz]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-compiz/</link>
<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 17:47:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-compiz/</guid>
<description><![CDATA[UPDATE (03 Gen 00:25): Aggiunte alcune precisazione ed alcune correzioni. Completata la guida con le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>UPDATE (03 Gen 00:25)</em>: Aggiunte alcune precisazione ed alcune correzioni. Completata la guida con le istruzioni per installare il Compiz Setting Manager.</p>
<p>Dopo l'installazione (vedi <a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-installazione/">Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Installazione</a>) ci sono ancora alcuni problemi con i nuovi driver.</p>
<p>Per esempio non mi sembra per niente carino che dopo che io ho installato i driver mi compaia una schermata di questo genere:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/catalyst710-02.png' title='catalyst 7.10'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/catalyst710-02.png' width='100%' alt='catalyst 7.10' /></a><br />
<em>I Catalyst sembrano non essere in grado di funzionare con Compiz.</em></p>
<p>Ad essere sincero questo è molto seccante. Diciamo che non voglio un desktop con milioni di effetti, ma il cubo, le trasparenze sono ormai necessarie. In fondo anche l'occhio vuole la sua parte.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Non voglio arrendermi immediatamente, non mi sembra opportuno, quindi decido di approfondire e tentare una migliore configurazione che porti al funzionamento di compiz.</p>
<p>Per prima cosa apro il file <code>/etc/X11/xorg.conf</code></p>
<p><code>$: sudo nano /etc/X11/xorg.conf</code></p>
<p>È sicuramente necessario cambiare le righe:</p>
<p><code>Section "Extensions"<br />
	Option        "Composite"     "0"<br />
EndSection<br />
</code></p>
<p>in:</p>
<p><code>Section "Extensions"<br />
	Option        "Composite"     "1"<br />
EndSection<br />
</code></p>
<p>Inoltre, nella sezione <code>Device</code> potrebbe essere necessario cambiare la linea</p>
<p><code>Driver "ati"</code></p>
<p>in</p>
<p><code>Driver "fglrx"</code></p>
<p>Se ci sono ancora problemi, provare anche ad inserire, nella sezione <code>ServerLayout</code>, la linea:</p>
<p><code>Option "AIGLX" "true"</code></p>
<p>Queste modifiche non sono però sufficienti per raggiungere il risultato desiderato. Compiz ancora non riesce a partire. Ricordo allora di aver letto qualcosa a proposito di whitelist e blacklist per compiz in Ubuntu Gustsy. Whitelist e blacklist servono a prevenire la partenza di compiz per determinate schede video, che non erano supportate al momento della release di Ubuntu Gutsy Gibbon. Naturalmente con il passare del tempo le cose cambiano, e le schede che prima non riuscivano a funzionare correttamente con Compiz, ora lavorano correttamente.</p>
<p>Per modificare quindi whitelist e blacklist dobbiamo aprire il file <code>/usr/bin/compiz</code>:</p>
<p><code>$: sudo nano /usr/bin/compiz</code></p>
<p><del datetime="2008-01-02T23:25:56+00:00">Le operazioni che io ho fatto sono state quella di aggiungere <code>fglrx</code> alla whitelist e di commentare completamente le blacklist.</del></p>
<p>In questo file ho semplicemente commentato le righe della blacklist relative alle schede ATI. Quindi sono passato da:</p>
<p><code># blacklist based on the pci ids<br />
# See http://wiki.compiz-fusion.org/Hardware/Blacklist for details<br />
T="   1002:5954 1002:5854 1002:5955" # ati rs480<br />
T="$T 1002:4153" # ATI Rv350<br />
T="$T 8086:2982 8086:2992 8086:29a2 8086:2a02 8086:2a12"  # intel 965<br />
T="$T 8086:2972" # i965 (x3000)<br />
T="$T 1002:3152 1002:3150 1002:5462 1002:5653 " # ati X300 X600,X600 X700<br />
BLACKLIST_PCIIDS="$T"<br />
unset T<br />
</code></p>
<p>a:</p>
<p><code># blacklist based on the pci ids<br />
# See http://wiki.compiz-fusion.org/Hardware/Blacklist for details<br />
#T="   1002:5954 1002:5854 1002:5955" # ati rs480<br />
#T="$T 1002:4153" # ATI Rv350<br />
T="$T 8086:2982 8086:2992 8086:29a2 8086:2a02 8086:2a12"  # intel 965<br />
T="$T 8086:2972" # i965 (x3000)<br />
#T="$T 1002:3152 1002:3150 1002:5462 1002:5653 " # ati X300 X600,X600 X700<br />
BLACKLIST_PCIIDS="$T"<br />
unset T<br />
</code></p>
<p>Finalmente, dopo un riavvio, questo ultimo tentativo ha prodotto risultato positivo:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/compiz-working.png' title='compiz_working'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/compiz-working.png' width='100%' alt='compiz_working' /></a><br />
<em>Finalmente Compiz anche sul mio Gutsy Gibbon</em></p>
<p>Per il momento il sistema mi sembra fluido, sicuramente non più lento di quando gli effetti erano disabilitati. Fra qualche giorno magari darò i primi giudizi su come questi driver funzionano. Per il momento, grazie ATI!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Installazione]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-installazione/</link>
<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 16:45:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-installazione/</guid>
<description><![CDATA[UPDATE (03 Gen 2007 @ 00:10): Aggiunta la lista delle dipendenze, aggiunto il dettaglio della sequen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>UPDATE (03 Gen 2007 @ 00:10)</em>: Aggiunta la lista delle dipendenze, aggiunto il dettaglio della sequenza in cui i pacchetti devono essere installati, aggiunti alcuni passi finali.</p>
<p>Lo stato dei fatti è: ho un computer desktop senza pretese, piuttosto datato, con un Pentium4 2,4 GHz e scheda video ATI Radeon 9550. Su questo computer gira Ubuntu Gutsy, ma naturalmente gli effetti grafici di Compiz sono per me un miraggio, direi a causa del mancato supporto dei driver alla mia scheda video. Non voglio appesantire il sistema con XGL per ottenere gli effetti a tutti i costi, quindi aspetto che arrivi il supporto.</p>
<p>Leggo con piacere (<a href="http://www.phoronix.com/scan.php?page=article&#38;item=947&#38;num=1">qui</a>) che anche questo mese siamo alla release dei nuovi driver ATI, e mi accingo ad installarli.</p>
<p>Questa procedura è piuttosto semplice la posto per qualcuno che potesse averne la necessità. Non è una guida ufficiale e non mi prendo le responsabilità per quello che potrebbe accadere ai vostri computer seguendola passo a passo. È la mia esperienza che riporto con piacere a chiunque ritenesse opportuno leggerla.</p>
<p>Scaricare i driver (46 MB) da <a href="http://ati.amd.com/support/drivers/linux/linux-radeon.html">qui</a>.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Passiamo ora a "pulire" il nostro sistema. Se avete installato manualmente precedenti versioni dei driver ATI è necessario rimuoverli tramite (da terminale):</p>
<p><code>$: cd /usr/share/ati<br />
$: sudo sh ./fglrx-unistall.sh<br />
</code></p>
<p>Se invece avete installato i driver tramite pacchetti è necessario digitare da terminale:</p>
<p><code>$: sudo apt-get remove xorg-driver-fglrx</code></p>
<p>Oppure rimuovere il pacchetto <code>xorg-driver-fglrx</code> dal gestore Synaptic.</p>
<p><strong>Nota bene</strong>: è necessario rimuovere anche i pacchetti <code>xorg-driver-fglrx_*.deb fglrx-kernel-source_*.deb fglrx-amdcccle_*.deb xorg-driver-fglrx-dev_*.deb</code> qualora siano state installate precedenti versioni dei driver proprietari ATI.
</p>
<p>Ora è opportuno riavviare il sistema.</p>
<p>Al riavvio del sistema, dopo la fase di caricamento (per intenderci, dopo che la barra nello splash screen si è riempita), è comparsa una finestra che mi informava che le informazioni relative allo schermo non erano corrette. Se anche a voi capita niente paura: è una buona occasione per capire meglio come funziona la vostra macchina. Le informazioni relative alla configurazione delle vostre periferiche Input/Output sono contenute in <code>/etc/X11/xorg.conf</code>. Questo file determina la configurazione del vostro sistema ed interagisce con i driver di sistema. Naturalmente al momento della disinstallazione dei driver della vostra scheda video è possibile che qualcosa vada "storto" e che venga ripristinato un file non corretto al posto di <code>/etc/X11/xorg.conf</code>. Se questo accade al caricamento del sistema Xorg ci informerà che ci sono dei problemi. Per risolvere questi problemi siamo costretti ad interagire con il terminale. Premiamo Ctrl+Alt+F1, inseriamo nome utente e password e digitiamo:</p>
<p><code>$: sudo dpkg-reconfigure xserver-xorg</code></p>
<p>A questo punto seguiamo le istruzioni in base alla configurazione del nostro sistema e riavviamo il sistema, e tutto dovrebbe essere a posto. Per riavviare:</p>
<p><code>$: sudo shutdown -r now</code></p>
<p>Ora dovremmo avere un sistema pulito e possiamo procedere all'installazione dei nuovi driver.</p>
<p>Installiamo i pacchetti necessari all'installazione dei driver:</p>
<p><code>$: sudo aptitude install dkms build-essential fakeroot dh-make libstdc++5</code></p>
<p>Anche in questo caso ci sono principalmente due soluzioni: creare un pacchetto specifico per Ubuntu, oppure installare direttamente i driver. Installare direttamente i driver è un'operazione forse più semplice, ma creando un pacchetto specifico per la nostra distribuzione è possibile un controllo migliore del software contenuto nel nostro sistema, attraverso utilità come Synaptic.</p>
<p>Supponiamo di aver scaricato i driver sulla scrivania. Apriamo un terminale e digitiamo:</p>
<p><code>$: cd ~/Desktop<br />
$: chmod +x ati-driver-installer-8.443.1-x86.x86_64.run<br />
</code></p>
<p>In questo modo abbiamo assegnato i permessi per l'esecuzione del file. A questo punto dobbiamo generare i pacchetti per la versione appropriata di Ubuntu che stiamo utilizzato. Per avere una lista completa di tutte le versioni supportate è sufficiente dare il comando:</p>
<p><code>$: sudo ./ati-driver-installer-8.443.1-x86.x86_64.run --listpkg</code></p>
<p>Nel nostro caso la versione interessata è Ubuntu/gutsy. Passiamo quindi alla creazione dei pacchetti:</p>
<p><code>$: sudo ./ati-driver-installer-8.443.1-x86.x86_64.run --buildpkg Ubuntu/gutsy</code></p>
<p>Questo creerà i pacchetti necessari per l'installazione dei driver. I pacchetti si troveranno nella stessa directory dalla quale avete lanciato il comando e saranno di proprietà di root, in quanto è stato root a generarli. Se volete cambiare il proprietario di questi pacchetti è sufficiente dare (sostituite nome_utente e nome_gruppo_utente con il vostro nome utente ed il vostro gruppo):</p>
<p><code>$: sudo chown nome_utene:nome_gruppo_utente fglrx-* xorg-driver-fglrx*</code></p>
<p>A questo punto è possibile installare i pacchetti generati, semplicemente facendoci doppio click sopra (in questo caso fate attenzione ad installare come primo pacchetto <strong>xorg-driver-fglrx_*.deb</strong>), oppure da terminale digitando:</p>
<p><code>$: sudo dpkg -i xorg-driver-fglrx_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i fglrx-kernel-source_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i fglrx-amdcccle_*.deb</code><br />
<code>$: sudo dpkg -i xorg-driver-fglrx-dev_*.deb</code></p>
<p>Potreste essere informati che è disponibile una versione del pacchetto meno recente in un canale software. In effetti questo è vero, i repositories contengono una versione dello stesso pacchetto meno aggiornata, ma più affidabile. Ma se avete seguito questa guida fino a qui, significa che non volete utilizzare il pacchetto dei repositories!</p>
<p><del datetime="2008-01-02T23:20:20+00:00">Durante l'installazione potrebbero occorrere degli errori, dovuti alla mancanza di alcuni pacchetti nel vostro sistema. Per correggere questi errori è sufficiente correggere gli errori di dipendenza dando un:</del></p>
<p><code><del datetime="2008-01-02T23:20:20+00:00">$: sudo apt-get install -f</del></code></p>
<p><del datetime="2008-01-02T23:20:20+00:00">Infine è possibile concludere l'installazione inserendo la configurazione base di xorg:</del></p>
<p><code><del datetime="2008-01-02T23:20:20+00:00">sudo aticonfig --initial</del></code></p>
<p>Passiamo ora alla rimozione di qualsiasi driver vecchio e alla verifica che tutti i pacchetti siano stati installati correttamente:</p>
<p><code>$: sudo rm /usr/src/fglrx-kernel*.deb<br />
$: sudo rm /lib/modules/$(uname -r)/volatile/fglrx.ko<br />
$: sudo apt-get -f install<br />
</code></p>
<p>Concludiamo infine attivando i driver con restrizioni dal menu grafico (Sistema -&#62; Amministrazione -&#62; Gestore Driver con restrizioni)</p>
<p>A questo punto riavviamo e speriamo che tutto sia andato correttamente.</p>
<p>Per verificare il corretto riconoscimento da parte dei driver della vostra scheda video è sufficiente digitare:</p>
<p><code>$: fglrxinfo</code></p>
<p>Dovreste ottenere qualcosa di questo tipo:</p>
<p><a href='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/catalyst710-01.png' title='fglrxinfo'><img src='http://docjek.wordpress.com/files/2007/12/catalyst710-01.png' width='100%' alt='fglrxinfo' /></a></p>
<p>Per maggiori informazioni vi consiglio di consultare l'how to ufficiale di ATI, reperibile <a href="https://a248.e.akamai.net/f/674/9206/0/www2.ati.com/drivers/linux/linux_cat712-inst.html">qui</a>.</p>
<p>Questa procedura è generica e può essere adattata a qualsiasi versione dei driver o qualsiasi distribuzione, con le opportune modifiche determinate dal numero di versione o dal nome della distribuzione e dal relativo software per la gestione dei pacchetti.</p>
<p><em>UPDATE (22 Dec 2007 @ 18:48)</em>: Per la configurazione di Compiz in combinazione a questi driver vi consiglio <a href="http://docjek.wordpress.com/2007/12/22/catalyst-712-su-ubuntu-gutsy-compiz/">Catalyst 7.12 su Ubuntu Gutsy - Compiz</a>.</p>
<p><em>UPDATE (24 Dec 2007 @ 00:05)</em>: È sicuramente più opportuno seguire una guida più completa e precisa, che potete trovare <a href="http://wiki.cchtml.com/index.php/Ubuntu_Gutsy_Installation_Guide">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Installare MySQL su Leopard]]></title>
<link>http://docjek.wordpress.com/2007/12/18/installare-mysql-su-leopard/</link>
<pubDate>Tue, 18 Dec 2007 15:00:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>jekbau</dc:creator>
<guid>http://docjek.wordpress.com/2007/12/18/installare-mysql-su-leopard/</guid>
<description><![CDATA[UPDATE (31 Gen 2008 09:45): Inserita la procedura per inserire la path nelle variabili di ambiente.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em>UPDATE (31 Gen 2008 09:45)</em>: Inserita la procedura per inserire la path nelle variabili di ambiente.</p>
<p>Leopard è distribuito con equipaggiato Apache 2, PHP e supporto a MySQL. Non è presente MySQL stesso. Attualmente non è ancora stata rilasciata un installer di MySQL specifico per Leopard.</p>
<p>Avere un sistema Apache+PHP+MySQL sul proprio computer può essere utile nel caso si debbano sviluppare siti web dinamici. Inoltre, le funzionalità di MySQL possono essere sfruttate anche da altri programmi e altri linguaggi di programmazione (Java, C++, eccetera...). È indiscutibile che sia utile avere MySQL installato sul proprio sistema.</p>
<p>Ci sono essenzialmente due modi per installare MySQL su Leopard. Il primo è quello di utilizzare i pacchetti preparati per Tiger, mentre il secondo è quello di compilare la propria versione di MySQL.</p>
<p>Al momento in cui scrivo la versione stabile di MySQL è la 5.0.45, scaricabile da <a href="http://dev.mysql.com/downloads/">qui</a>. Naturalmente ognuno deve scegliere la versione corrispondente all'architettura del proprio computer (PowerPC o Intel).</p>
<p><!--more--></p>
<p>L'installazione di MySQL attraverso l'installer per Tiger non presenta particolari: l'unico accorgimento da prendere serve per poter utilizzare la funzionalità di controllo di MySQL dalle Preferenze di Sistema. Questa utilità non funziona in Leopard. Perché essa possa essere utilizzata è necessario cambiare i permessi della cartella /usr/local/mysql/data in modo che l'utente che deve eseguire il demone abbia i permessi in lettura e scrittura su questa cartella. Ciò può essere fatto semplicemente con il seguente comando da terminale:</p>
<p><code>sudo chown -R nomeutente /usr/local/mysql/data</code></p>
<p>In questo modo potrete utilizzare MySQL in combinazione con Apache2 e PHP su Leopard.</p>
<p>Se deciderò di avventurarmi anche nell'avventura della compilazione manuale posterò qualcosa, per il momento godo dello stato in cui è i Mac attualmente.</p>
<p>Ricordatevi, se avete in mente di utilizzare MySQL in combinazione con PHP ed Apache, di controllare che nel file /etc/apache2/httpd.conf il modulo per php 5 sia decommentato.</p>
<p>Inseriamo ora la path di MySQL nelle variabili di ambiente del nostro terminale. Questo ci permette di poter utilizzare i comandi di mysql anche se non ci troviamo nella directory in cui esso sono localizzati. La procedura è molto semplice, ma dipende dal tipo di shell che utilizziamo. Se come me utilizzate <code>bash</code>, aprite il file <code>~/.bash_profile</code> ed inserite la seguente riga:</p>
<p><code>export PATH="$PATH:/usr/local/mysql/bin"</code></p>
<p>Se invece utilizzate <code>tcsh</code> aprite il file <code>~/.tcshrc</code> ed aggiungete queste righe:</p>
<p><code>set path = ( $path /usr/local/mysql/bin )</code></p>
<p>Per altri tipi di shell potete facilmente ricercare su Google la modalità per la modifica della PATH</p>
<p>Importante!!!!! In questo modo aggiungerete la directory alla path del solo utente che state utilizzando. Per aggiungere la directory alla path di tutti gli utenti è necessario modificare il file corrispondente alla configurazione generale della shell, che solitamente si trova nella directory <code>/etc</code>. Per questo vi serviranno però i permessi di amministratore.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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