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	<title>giornalismo-scientifico &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/giornalismo-scientifico/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "giornalismo-scientifico"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Jul 2008 06:43:07 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[La figura del citrullo]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=316</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 20:55:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con luglio siamo ufficialmente entrati nella stagione balneare. Balneare è sinonimo di quisquilie s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/angu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-317" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/angu.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>Con luglio siamo ufficialmente entrati nella stagione balneare. Balneare è sinonimo di quisquilie sotto all'ombrellone tra mamme con un occhio al pargolo e l'altro al rotocalco, di ammiccamenti sul bagnasciuga, di storie effimere dall'alba al tramonto. Di disimpegno, insomma. Per bagnini di Romagna e vitelloni professionisti da Porto Cervo a Fregene è invece una stagione impegnativa. Col caldo poi, si sa, la passione può venire meno ed ogni aiuto all'<em>ars amatoria</em>, meglio ancora se fresco, è ben accetto nonchè argomento <em>evergreen</em> di chiacchiericcio estivo.</p>
<p>Allo <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/anguria-viagra/anguria-viagra/anguria-viagra.html" target="_blank">sciagurato redattore di Repubblica</a> non deve quindi esser parso vero quando stamattina si è ritrovato per le mani la velina di Sciencedaily che titolava, testuale: "<a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/06/080630165707.htm" target="_blank"><em>Watermelon May Have Viagra-effect</em></a>". Estate+anguria+Viagra+argomento da ombrellone=pezzo fatto. Così il tapino ha tradotto il lancio, vi ha aggiunto due richiami rapidi al mercato di Viagra e Cialis, un <em>vistosistampi</em> e via, alle rotative. Lo sventurato non si è però accorto (o non ha approfondito, o non ha capito) che nella velina non si parlava di risultati sperimentali validati da una pubblicazione, ma si presentavano le attività di un ricercatore americano. Niente elementi accettati e riconosciuti dalla comunità scientifica ma sostanzialmente un promo (o se preferite, una marchetta) del <a href="http://vfic.tamu.edu/" target="_blank">Vegetable and Fruit Improvement Center,</a> un istituto di ricerca agroalimentare (e non medica) dell'Università di Texas A&#38;M di cui il Dr. Bhimu Patil è direttore.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/anguman.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-318" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/anguman.jpg?w=195" alt="" width="195" height="300" /></a>Non ha fatto neppure quella rapida ricerchina, il disgraziato, che gli avrebbe mostrato come il buon Dr. Patil non sia un medico, un farmacologo o un fisiologo umano bensì un fisiologo vegetale che in vita sua si è sempre occupato <a href="http://http://phytochemicals.tamu.edu/Patillab/Director.html" target="_blank">solo e probabilmente con grande competenza di alimenti ed agrumi</a>. Analogamente non si è curato di spendere un minimo di tempo a guardare cosa se ne scriveva in rete della marchetta di cui sopra, già a pochi minuti dalla sua comparsa, <a href="http://scienceblogs.com/effectmeasure/2008/07/is_there_a_watermelon_viagra_c.php" target="_blank">stigmatizzando l'<em>hype</em></a><em> </em>che queste operazioni creano senza partire da basi scientifiche concrete e reali. Non si è neppure accorto, ahilui ed ahinoi, di come un servizio analogo, WebMD, <a href="http://www.webmd.com/erectile-dysfunction/news/20080701/watermelon-a-natural-viagra?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">avesse trattato il medesimo tema con un'arguzia ed un criticismo</a> che lampeggiava di <em>caveat</em> fluorescenti, riportando gli scettici pareri di persone più qualificate a parlare di disfunzioni erettili, adombrando il dubbio della quantità e spiegando bene come giungere a conclusioni tramite sillogismo* sia un'operazione ad "alto rischio figuraccia". Probabilmente il nostro sfortunato redattore ha visto che effettivamente la l-citrullina è tra le sostanze naturali in via di studio per il trattamento dell'impotenza (<a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6TH7-47RJDS4-8&#38;_user=10&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000050221&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=10&#38;md5=0b4b37ef8c8508a6a97eac15fa9af127" target="_blank">qui una bella review in pdf per chi vuole saperne di più</a>), ma non si è avveduto del fatto che la l-citrullina è contenuta principalmente nella buccia e che per riuscire assumerne una quantità significativa a partire dalla polpa si può star certi solo di due cose: si passerà la nottata in bagno e non a letto. Lo stesso Patil del resto candidamente dichiara <a href="http://www.webmd.com/erectile-dysfunction/news/20080701/watermelon-a-natural-viagra?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">in un'altra intervista</a> che in circa 120g di succo di cocomero sono contenuti 150mg di l-citrullina ma che "non sa quanta ne serve per determinare un'erezione" (ammesso che ne sia in grado realmente e non solo in termini speculativi, la reale efficacia è tuttora non verificata).</p>
<p>Non ha neanche realizzato, il poveretto, che un composto che si chiama citrullina potrebbe prestarsi a facili boomerang di parole, se non si sta attenti a quel che si scrive.</p>
<p>--------</p>
<p>* Il sillogismo del caso è: "Il cocomero contiene citrullina, che promuove la produzione di ossido nitrico, l'ossido nitrico è coinvolto nella dilatazione dei vasi, anche di quelli che governano i corpi cavernosi -- Ergo, il cocomero è un simil-Viagra"</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Definizione di "incensare"]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=282</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:29:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=282</guid>
<description><![CDATA[I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato è oggettivamente rivoluzionario, l'argomento trattato è di particolare attualità o presenta uno specifico <em>appeal</em> mediatico, oppure l'articolo entra in una delle casse di risonanza di Internet e di rimbalzo in rimbalzo il suo segnale si amplifica sino a superare la soglia del rumore bianco <em>mainstream</em>. Questi eventi spesso si presentano in combinazione tra loro, o meglio in catena. Le agenzie di stampa scientifica, come <a href="http://www.eurekalert.org/" target="_blank">Eurekalert</a>, <a href="http://www.sciencedaily.com/" target="_blank">Sciencedaily</a>, <a href="http://www.webmd.com/" target="_blank">Webmd</a> ed altre che io stesso quotidianamente spulcio, rappresentano il primo filtro e la prima fionda per dare visibilità planetaria a pubblicazioni estremamente settoriali come in genere sono quelle scientifiche. Soprattutto grazie alla loro meritoria opera catalizzatrice, una pubblicazione raggiunge l'energia di attivazione sufficiente a diventare cibo palatabile per <em>science-blogger</em> e giornalisti. In un certo senso però da questo punto essa smette di essere un sistema ordinato e logico di numeri e concetti e diventa gradualmente "una storia" per effetto dell'inevitabile (e giustissimo, sulla carta) processo caratteristico della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vulgata" target="_blank">vulgata</a>.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/incenso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-287" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/incenso.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Queste settimane uno degli articoli più rimbalzati sulla rete e sulla carta stampata è stato quello riguardante l'azione ansiolitica ed antidepressiva di un sesquiterpene dell'incenso (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Frankincense" target="_blank"><em>Boswellia serrata</em></a>) chiamato incensol-acetato. <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/05/080520110415.htm" target="_blank">Rilanciato dai <em>newsfeeds</em></a> citati poc'anzi, l'articolo è stato discusso in <a href="http://www.scienceblog.com/cms/incense-psychoactive-scientists-identify-biology-behind-ceremony-16483.html" target="_blank">diversi blog</a> che contano nella blogosfera scientifica internazionale ed hanno ripreso la notizia vari quotidiani di tutto il mondo <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/incenso-fedeli/incenso-fedeli/incenso-fedeli.html" target="_blank">(Repubblica</a>), agenzie di stampa e giù di <a href="http://melomane-news.blogspot.com/2008/05/ricerca-lincenso-allevia-ansia-e.html" target="_blank">rimbalzo</a> in <a href="http://notizie.it.msn.com/scienza/articolo.aspx?cp-documentid=8352112" target="_blank">rimbalzo</a> <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/05/22/e-la-chiamano-estasi/" target="_blank">fino ai blog </a>che raramente trattano temi scientifici ed anche sino a quelli di personaggi noti, come<a href="http://www.jacopofo.com/node/4794" target="_blank"> Jacopo Fo.</a> Tutti, chi più chi meno, suonando un certo tasto "culturale" nella traduzione del dato "tecnico".</p>
<p>Purtroppo, come di rotine in questi casi, <a href="http://leggidimurphy.blog.dada.net/post/457658/Seconda+legge+di+Finagle" target="_blank">la seconda legge di Finagle</a> agisce implacabile e si rende necessaria un minimo di rilettura più o meno in stile <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/" target="_blank">Progetto Galileo</a>.</p>
<p>L'articolo (<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>) ha tutti i crismi elencati sopra: è passato dal Table of Contents di una rivista di buon prestigio (<a href="http://www.fasebj.org/" target="_blank">FASEB Journal</a>) ai <em>newsfeed</em> di chi si occupa della materia e trattando con una buona dose di appeal un tema mediaticamente spendibile come quello degli ansiolitici, ha fatto il salto. Non guasta, ovviamente, che al contenuto sperimentale sia abbinabile per l'appunto una "storia", quella del possibile legame tra scoperta scientifica attuale e pratiche religiose e di meditazione secolari. Tutti link corretti e leciti, anzi virtuosi nelle intenzioni. Chi ha trattato la materia ha infatti posto forte enfasi sul fatto che i risultati dei ricercatori, così come descritti nei lanci d'agenzia, indicherebbero un effettivo <em>trait d'union</em> tra l'uso cerimoniale dell'incenso ed una sua reale funzione psicoattiva, che porrebbe le basi per una rilettura moderna di usi codificati da religioni e tradizioni. L'oppio dei popoli, l'incenso dei re Magi e la loro rilettura farmacologica sono infatti tra i mantra più ripetuti nei commenti un pò supini alla ricerca. Qualche <a href="http://scienceblogs.com/twominds/2008/05/hippies_might_have_something_g.php" target="_blank">blogger attento</a> ha poi evidentemente letto con cura il manoscritto completo ed ha sollevato alcune ineccepibili eccezioni non al contenuto ed al rigore sperimentale, ma alla presentazione dell'articolo. A leggere bene il testo questi legami sono infatti in parte azzardati.</p>
<p>Va detto che gli stessi autori dell'articolo hanno un pò ciurlato nel manico su questo aspetto, enfatizzando non solo  nell'introduzione e nelle conclusioni (le parti in genere più comprensibili ai non addetti ai lavori) ma anche nelle dichiarazioni ai media: esiste un legame tra il bruciare dell'incenso, il suo predisporre alla meditazione ed all'ascesi ed i meccanismi fisiologici del rilassamento, grazie alla mediazione dell'incensol-acetato e di alcuni specifici recettori nervosi, i TRPV3.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/incen.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-288" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/incen.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Cosa hanno realmente fatto i ricercatori? Hanno estratto (<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>) dalla resina di <em>Boswellia carterii</em> un singolo componente isolato, l'incensolo acetato appunto, e lo hanno iniettato per via intraperitoneale a ratti. Successivamente sono stati effettuati test comportamentali mirati alla valutazione dello stato nervoso a breve termine degli animali ed una serie di misurazioni farmacologiche a carico di una serie di recettori, tra i quali il più influenzato è risultato essere il TRPV3. Questo recettore regola la temperatura corporea (dando una piacevole sensazione di calore se attivato), la vasocostrizione, il dolore, è presente anche a livello cutaneo ed orofaringeo ed appartiene ad una classe di nocicettori (percettori di eventi dannosi) ben nota per la relazione con altre sostanze naturali come la capsaicina o il mentolo (<a href="http://edab.dana.org/publications/eurobrain/eurobrain0604_it.pdf" target="_blank">qui una bella trattazione in italiano su questo argomento</a>). Dello stesso TRPV3 è nota <a href="http://www.nature.com/neuro/journal/v9/n5/abs/nn1692.html;jsessionid=ABA678E1E907544EAEC276EB9C042F74" target="_blank">la sua modulazione ad opera di altri terpeni</a> più piccoli come il timolo ed il carvacrolo presenti ad esempio negli oli essenziali di origano e timo. Nel caso di queste ultime sostanze, esse hanno mostrato attività per applicazione topica sulla lingua, senza combustione o iniezione. Questo tipo di azione ha peraltro un nome bellissimo, <a href="http://www.distam.unimi.it/news/2005/06/oltre-sapore-ed-aromi-la-chemestesi.htm" target="_blank">chemestesi</a>, e comprende la traduzione in stimolo fisico di un segnale indotto chimicamente.</p>
<p>Tornando all'articolo di FASEB, l'approccio sperimentale utilizzato permette di dire con certezza alcune cose (interessanti), di ipotizzarne altre (molto interessanti) ma non garantisce la verità su altre ancora (quelle della "storia"). Ad esempio suggerisce che la struttura chimica dell'incensol-acetato possa essere utilizzata come base di partenza per farmaci di derivazione naturale attivi come ansiolitici ed evidenzia la possibilità di considerare il recettore TRPV3 in modo nuovo, come un modulatore di stati emotivi e non solo come veicoli di chemestesi. Inoltre, ha permesso di inserire l'incensol-acetato nel novero delle sostanze attive in modo estremamente selettivo nei confronti di questo recettore, cosa importante per limitare possibili effetti collaterali e reazioni avverse, ad esempio. Per contro, è tuttavia abbastanza intuitivo realizzare che l'estrazione di un singolo componente e la sua somministrazione in forma pura tramite iniezione è cosa ben diversa dalla combustione di una miscela complessa di sostanze e dall'inalazione "aromaterapica" del fumo che si produce quando nei luoghi di culto si brucia l'incenso. Non solo è diversa la via di assorbimento e di metabolizzazione del principio attivo, ma la sua stessa presenza non è più certa. A seguito della lenta combustione, ad esempio, l'incensol-acetato potrebbe degradarsi in qualcosa di diverso e diversamente attivo.</p>
<p>In sintesi, l'articolo in questione non si riferisce in alcuna sua parte sperimentale all'assunzione di incenso in forma aromaterapica o meglio, non tratta minimamente l'assunzione di incensol-acetato per via olfattiva previa combustione. L'uso tradizionale e religioso dell'incenso prevede una combustione e non è dato sapere se l'incensolo acetato è termicamente stabile o se a seguito della combustione si trasformi in qualcos'altro. L'articolo ha diversi punti suo favore, sia in termini metodologici che di risultato, ma la storia che racconta è più farmacologicamente complicata e meno storico-antropologicamete legata alla tradizione del'incenso rispetto a quella che si può percepire ad una prima lettura.</p>
<p>-------------------------------</p>
<p>Incensole acetate, an incense component, elicits psychoactivity by activating TRPV3 channels in the brain<br />
Arieh Moussaieff, Neta Rimmerman, Tatiana Bregman, Alex Straiker, Christian C. Felder, Shai Shoham, Yoel Kashman, Susan M. Huang, Hyosang Lee, Esther Shohami, Ken Mackie, Michael J. Caterina, J. Michael Walker, Ester Fride, and Raphael Mechoulam</p>
<p>(<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Burning of Boswellia resin as incense has been part of religious and cultural ceremonies for millennia and is believed to contribute to the spiritual exaltation associated with such events. Transient receptor potential vanilloid (TRPV) 3 is an ion channel implicated in the perception of warmth in the skin. TRPV3 mRNA has also been found in neurons throughout the brain; however, the role of TRPV3 channels there remains unknown. Here we show that incensole acetate (IA), a Boswellia resin constituent, is a potent TRPV3 agonist that causes anxiolytic-like and antidepressive-like behavioral effects in wild-type (WT) mice with concomitant changes in c-Fos activation in the brain. These behavioral effects were not noted in TRPV3-/- mice, suggesting that they are mediated via TRPV3 channels. IA activated TRPV3 channels stably expressed in HEK293 cells and in keratinocytes from TRPV3+/+ mice. It had no effect on keratinocytes from TRPV3-/- mice and showed modest or no effect on TRPV1, TRPV2, and TRPV4, as well as on 24 other receptors, ion channels, and transport proteins. Our results imply that TRPV3 channels in the brain may play a role in emotional regulation. Furthermore, the biochemical and pharmacological effects of IA may provide a biological basis for deeply rooted cultural and religious traditions.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dare i numeri (scientificamente, però)]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=102</link>
<pubDate>Sat, 31 May 2008 20:23:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gli studi (scientifici) dimostrano&#8230;

Lo fanno sempre di più in questi anni, e in tanti ci cre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Gli studi (scientifici) dimostrano...</p>
<p><a href="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/06/dilibert_cifre-e-studi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-103" src="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/06/dilibert_cifre-e-studi.jpg" alt="" width="510" height="158" /></a></p>
<p>Lo fanno sempre di più in questi anni, e in tanti ci credono.</p>
<p>Purtroppo sono pieni i giornali di cifre che spesso non stanno in piedi (percentuali che complessivamente non fanno cento, giusto per citare uno di quelli davvero banali), ma anche quando stanno apparentemente in piedi  non portano da nessuna parte, se non da quella desiderata da chi ha finanziato "lo studio" e pagato l'agenzia di pubbliche relazioni che ha preparato e diffuso un bel comunicato stampa in una bella conferenza stampa cui sono stati invitati tutti i giornalisti ma hanno partecipato solo quelli non abbastanza svegli da capire il trucco (o talmente svegli da approfittarne...).</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quanti neuroni nuovi, se fossi un uistitì]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=98</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 17:29:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=98</guid>
<description><![CDATA[Da alcuni giorni sono solo in casa con le bimbe, perché mia moglie se n&#8217;è andata a Goettinge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni giorni sono solo in casa con le bimbe, perché mia moglie se n'è andata a Goettingen, in Germania, approfittando del programma <a href="http://www.eicos.mpg.de/" target="_blank">EICOS</a> (European Initiative for Communicators of Science), che io avevo seguito nella sua seconda edizione, nel lontano 1994 (sul loro sito compaio anche in una fotina, qui accanto: qualcuno mi ha trovato talmente significativo da metterci al posto della classe inaugurale, di cui parla la <a href="http://www.eicos.mpg.de/3_1.php" target="_blank">didascalia</a>).</p>
<p><img class="alignleft" style="vertical-align:middle;float:left;" src="http://www.eicos.mpg.de/img_photo/history_gruppe_thumb.jpg" alt="" width="100" height="160" /></p>
<p>L'idea, molto bella, è quella di far fare a un gruppo di giornalisti di tutta Europa una settimana di esperienza in laboratorio ("hands on") e un sacco di incontri e discussioni con ricercatori giovani e meno giovani, sconosciuti e molto affermati: spesso ne consegue una contaminazione incrociata che soddisfa molto sia gli uni sia gli altri, riducendo le distanze e favorendo il dialogo.</p>
<p>Mia moglie, che dopo la prima settimana sta iniziando la seconda "organizzata su misura" sui suoi intressi per le neuroscienze, <a href="http://ovadia-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/05/25/nuove-esperienze-nuovi-neuroni/" target="_blank">ha scritto un post</a> sul blog che tiene nel sito delle Scienze/Mente e Cervello, raccontando di come un premio Nobel si è aggregato alla loro discussione in un caffè (sono ben 16 i vincitori di Nobel residenti a Goettingen, ho scoperto da lei) e altre cose belle che sta vivendo e imparando.</p>
<p>La parte del suo post che mi ha fatto, egoisticamente, più piacere è quella in cui descrive alcuni studi che fanno pensare che il nostro cervello possa continuare a crescere con nuovi neuroni:</p>
<blockquote><p>Kozorovitskiy è riuscita a dimostrarlo nei primati, sfruttando le proprietà della microscopia a fluorescenza: in pratica, ha verificato che nel cervello dei uistitì maschi (una piccola specie di scimmie), la paternità provoca non solo un aumento dei dendriti e delle sinapsi, ma anche del numero degli assoni (ovvero della parte terminale della cellula nervosa) e dei neuroni nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale, che ha un ruolo importante nella programmazione di nuovi movimenti. Tra queste scimmie sono i padri a curare la prole, a causa del peso dei neonati: la paternità è quindi una fase di intenso apprendimento di nuovi comportamenti, un po’ come accade, peraltro, anche a noi umani.</p></blockquote>
<p>Siccome in questi giorni vivo intensamente la responsabilità della paternità (doccia, capelli, phon, pappa, nanna, sveglia, vestiti, scuola, sacchetta per la danza, danza, doccia, pappa e così via) trovo queste ricerche molto consolanti...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ma che bell'ambientino che c'è all'EPA...]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=75</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 15:58:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=75</guid>
<description><![CDATA[In Italia ci si lamenta spesso del fatto che gli scienziati non vengono consultati dal legislatore, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia ci si lamenta spesso del fatto che gli scienziati non vengono consultati dal legislatore, che spesso prende decisioni ignorando totalmente il punto di vista e le valutazioni di chi dedica la vita alle ricerche su un dato argomento. E non di rado si invidiano gli Stati Uniti, dove un profondo amore diffuso per scienza e tecnologia fa sì che il parere ufficiale delle agenzie scientifiche del governo sia in genere molto ascoltato.</p>
<p>Ora però un rapporto denuncia il fatto che se è vero che i ricercatori dell'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente (La <a href="http://www.epa.gov/" target="_blank">Environmental Protection Agency</a>, in sigla EPA) continuano a condurre ricerche fatte come si deve, le pressioni politiche sono talmente forti da far sì che molte verità "scomode" scompaiano dalla versione ufficiale dei rapporti diffusi al pubblico.</p>
<p>In sostanza, al momento di trasformare le raccomandazioni degli scienziati in direttive politiche la scienza viene messa in un cantuccio, e la politica ha il sopravvento.</p>
<p><!--more--></p>
<p>La denuncia viene da un'indagine della <a href="http://www.ucsusa.org/news/press_release/hundreds-of-epa-scientists-0112.html" target="_blank">Union of Concerned Scientists</a>, che ha chiesto ai ricercatori dell'agenzia di compilare in forma anonima un dettagliato questionario online, scoprendo che oltre metà dei 1.600 scienziati che si sono presi la briga di rispondere ha subìto interferenze di carattere politico.</p>
<div>
<p>L'indagine è stata ripresa dalla stampa (e merita una segnalazione il <a href="http://www.chicagotribune.com/news/nationworld/sns-ap-epa-scientists,1,1627419.story" target="_blank">dettagliato articolo del Chicago Trubune</a>) e ha suscitato immediatamente alcuni atti da parte di deputati e senatori, tra cui il presidente del comitato parlamentare sulle riforme governative <a href="http://oversight.house.gov/story.asp?ID=1899" target="_blank">Henry Waxsman</a>, che  ha preannunciato di voler ascoltare l'Amministratore dell'EPA Stephen Johnson in merito alla "ampia e diffusa interferenza politica nel lavoro degli scienziati dell'EPA".</p>
<p>Tra le tante differenze con l'Italia: lo ha annunciato e lo farà.</p>
</div>
<p><!--x-Instance-Name: i6s08n1--></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sesso a scuola: astenersi perditempo]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=72</link>
<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 10:14:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=72</guid>
<description><![CDATA[Mentre da noi si dedicano articoli scandalizzati al caso di cinque preadolescenti che a Sant&#8217;A]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre da noi si dedicano articoli scandalizzati al caso di cinque preadolescenti che a Sant'Antimo, nel napoletano <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/04_Aprile/23/gara_genitali_classe.shtml" target="_blank">giocavano in classe a chi ce l'ha più lungo</a>, negli Stati Uniti si discuteva sui programmi di educazione sessuale nelle scuole.</p>
<p>In particolare, si discuteva del fatto che i programmi che propugnano la sola astinenza non riescono a incidere minimamente sul numero di infezioni a trasmissione sessuale né sulle gravidanze indesiderate nell'adolescenza, certo indicativi di un grave problema.</p>
<p>Numerosi esperti hanno <a href="http://news.yahoo.com/s/nm/abstinence_usa_dc&#38;printer=1;_ylt=AokfoJ_Yq1UeJoy2AJ1Tk9IiANEA" target="_blank">testimoniato ieri davanti al Congresso</a> che i programmi fortemente voluti dai religiosi conservatori - quelli in cui si propugna la sola astinenza e  ci si astiene dal fornire una vera educazione sessuale agli studenti, che dagli anni Novanta in poi stanno ricevendo cospicui finanziamenti federali - non funzionano.</p>
<p>E' ovvio che in casi come questo non si tratta solo di buttar soldi pubblici in cose inutili, ma anche di distogliere i fondi, e l'attenzione degli studenti, da programmi che invece potrebbero avere un impatto positivo nel prevenire malattie e sofferenze.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Purtroppo, le richieste di molti deputati democratici di togliere almeno i finanziamenti a questi programmi (proibirli non è pensabile) si scontrano con la volontà del Presidente Bush, che ha già fatto sapere che i programmi continueranno a essere finanziati dal governo federale.</p>
<p>La motivazione profonda l'ha fornita il deputato repubblicano John Duncan del Tennessee, che ha detto di considerare "piuttosto elitista" il fatto che persone con qualifiche accademiche in tena di salute pubblica pretendano di sapere meglio dei genitori quale tipo di educazione sessuale è appropriato.</p>
<p>Purtroppo, in Italia ancor più che negli Stati Uniti appare da tempo elitista - rivoluzionario, come scrivevo in un post precedente - pretendere che l'ideologia prenda almeno atto dei fatti concreti, in questo caso la salute fisica e psichica degli adolescenti che si pretende di proteggere.</p>
<p>Si beccano una malattia venerea a 14 anni? Si vede che non erano buoni Cristiani. Rimangono incinte a 13? Che si tengano il bambino: avranno tempo di espiare i loro peccati.</p>
<p>Sarebbe tragico perfino se questi profeti dell'altrui sofferenza fossero in buona fede. Peccato che siano quasi tutti degli ipocriti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Oxygen, la scienza per tutti. Come comunicare ricerca e innovazione &ndash; dal Festival del Giornalismo]]></title>
<link>http://bloguepol.wordpress.com/?p=222</link>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 18:00:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fab-Blogue Pol</dc:creator>
<guid>http://bloguepol.wordpress.com/?p=222</guid>
<description><![CDATA[Il grande pubblico, su tutti i media, dimostra un interesse crescente verso le tematiche della scien]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il grande pubblico, su tutti i media, dimostra un interesse crescente verso le tematiche della scienza e le loro ricadute nella vita quotidiana. Il giornalismo di settore deve dunque permettere anche ai “non addetti ai lavori” di avvicinarsi alla ricerca e all’innovazione, creando un canale di comunicazione diretto fra scienza e società reale. La sfida per il giornalista scientifico sta nel rendere comprensibili le meraviglie del mondo scientifico pur rispettandone la complessità. Il caso della rivista Oxygen.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ne parlano:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 39pt;"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span>         </span></span></span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:11pt;">Vittorio Bo</span></strong><span style="font-size:11pt;">, presidente Codice Edizioni e direttore editoriale <em>Oxygen</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 39pt;"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span>         </span></span></span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:11pt;">Marco Cattaneo</span></strong><span style="font-size:11pt;">, direttore della rivista <em>Le Scienze</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 39pt;"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span>         </span></span></span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:11pt;">Gianluca Comin</span></strong><span style="font-size:11pt;">, direttore relazioni esterne ENEL e direttore responsabile <em>Oxygen</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 39pt;"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span>         </span></span></span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:11pt;">Giuseppe O. Longo</span></strong><span style="font-size:11pt;">, professore ordinario di Teoria dell’Informazione all’Università di Trieste<em></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 39pt;"><span style="font-size:11pt;font-family:Symbol;"><span>·<span>         </span></span></span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:11pt;">Michael Specter</span></strong><span style="font-size:11pt;">, giornalista e inviato scienze e salute del <em>The New Yorker</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;margin:0 0 0 39pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:11pt;"><em></em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><br />
Marco Cattaneo</span></strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> introduce il dibattito chiarendone i motivi e le finalità: parlare di <strong>educazione</strong> <strong>scientifica</strong>, comunicare la scienza in maniera accessibile al grande pubblico ed esporre come questo viene fatto da <em>Oxygen</em>, una rivista di divulgazione scientifica a cura dell’Enel. Le riviste di settore attraversano da anni una crisi, aggravatasi dalla chiusura di alcune tra le più rinomate, come <em>Newton</em> che ha recentemente terminato le pubblicazioni. Lo stesso dicasi per i format televisivi, solo alcuni resistono con difficoltà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Gianluca Comin</span></strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> parte dalla constatazione di un anomalo deficit italiano per spiegare le motivazioni che hanno spinto l’Enel a creare una <strong>rivista di divulgazione scientifica</strong>, anche in lingua inglese per avere un’apertura internazionale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">In effetti, interviene <strong>Vittorio</strong> <strong>Bo</strong>, in Italia dove esiste una tradizione di cultura d’impresa anche nell’ambito dell’editoria, prevalgono pubblicazioni a stampa dal carattere sensazionalistico, il cosiddetto gossip, che risultano essere di più facile lettura ed interesse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Michael Specter</span></strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> spiega che anche negli Usa prevalgono taluni aspetti di sensazionalismo. In America, dice, sarebbe difficile finanziare una rivista di settore di tal genere; le aziende editoriali non sarebbero interessate poiché non crederebbero in un buon ritorno economico. Nell’ambito statunitense esistono comunque riviste che si occupano di scienza ed esistono anche figure particolari di correttori (fact-checkers), come al <em>New Yorker</em>, persone ossessionate dalla ricerca dei fatti reali e che <strong>controllano l’esattezza</strong> perfino delle singole parole nell’articolo sia scientifico sia di altro genere. Avere i fact-checkers è importante, afferma Specter, ma bisogna tener conto che va lasciato uno spazio a chi scrive, un margine di espressione che non sia costituita solo da precisione ma che possa rivelarsi come informazione interessante, attrattiva per il lettore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Dal punto di vista accademico e culturale, <strong>Giuseppe Longo</strong> spiega la prevalenza della tecnologia sulla scienza e invita a riflettere <strong>sul rapporto tra scienza diffusa e cultura</strong> e sull’impatto culturale della scienza. Sta agli esperti esercitare la funzione di divulgazione ma il loro ruolo è contraddittorio perché più il pubblico diventa informato meno crede ipse dixit negli esperti; questo timore frena a volte la vera e più ampia divulgazione scientifica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Certo, la scienza non è mai facile, mai si o no, mai bianco o nero, commenta <strong>Specter</strong> e un punto fondamentale è che dobbiamo essere meglio educati ad essa, non relegarla acriticamente agli esperti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Anche <strong>i Festival della scienza</strong> che hanno uno scopo divulgativo non possono supplire ad un’insufficienza di base sulla cultura della scienza, spiega <strong>Bo</strong>. Il Festival, quando ha successo, è un media ma, sulla base dei dati sull’iscrizione all’università degli ultimi 10 anni, non è sufficiente ad incrementare le immatricolazioni alle facoltà scientifiche, in netto calo tendenziale sia in Italia quanto negli Usa, conferma <strong>Specter</strong>. La contaminazione tra culture, quella umanistica e quella scientifica si rende necessaria, come una sorta di aggancio. Questo farebbe si che anche la scienza possa divenire comprensibile ai più, se comunicata efficacemente al grande pubblico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Tornando al tema dell’approccio della rivista al mondo editoriale, <strong>Comin</strong> sottolinea che pur essendo questa il prodotto di un’azienda e che potrebbe essere considerato di parte e a scopo promozional-aziendale, non è per il solo credo aziendale che essa si presenta. La credibilità e l’apprezzamento che va incontrando è dovuto anche alla preparazione specifica dei vari <strong>contributori, che non provengono tutti dal mondo tecno-scientifico in senso stretto</strong>.<span>  </span></span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Lo scienziato che contribuisce con un suo scritto alla divulgazione deve essere capace, per effetto della contaminazione di cui sopra, di parlare ad un pubblico di non addetti ai lavori ed ecco l’utilità di un approccio di contaminazione tra la cultura scientifica e quella umanistica. </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></strong></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Longo</span></strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> ribadisce che bisogna fare uno sforzo per <strong>contaminare queste culture</strong>. </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">E critica gli specialisti che credono che la divulgazione sia una perdita di tempo. Spesso la <strong>tecnoscienza è percepita come un soggetto arido</strong> ed il compito di comunicarla è utile proprio per renderla più leggibile da tutti, in modo da combattere l’analfabetismo scientifico di massa. </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Specter</span></strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> denuncia che l’analfabetismo scientifico in America è molto basso, più di quanto si credi al di qua dell’Atlantico e che gli <strong>scienziati sono spesso chiusi nel proprio sapere</strong>, il che costituisce l’approccio contrario al concetto di divulgazione.</span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Seguono interventi sulla presentazione e la qualità della rivista, che cerca un linguaggio non paludoso, avvalendosi anche di immagini e di uno stile grafico apprezzato dai lettori. </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p class="MsoListBullet" style="text-indent:0;margin:0;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Il linguaggio e lo stile</span></em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> <em>comunicativo sono le carte vincenti per comunicare scienza, ricerca e innovazione, utilizzando la comunicazione di tipo divulgativo non per indottrinare accademicamente ma per condividere conoscenza, incontrando così l’interesse del grande pubblico</em> <em>anche dei non addetti ai lavori.</em> <em><span>   </span></em></span></p>
<p> </p>
<div class="wlWriterSmartContent" style="display:inline;margin:0;padding:0;">Technorati Tag: <a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Oxygen"><span style="color:#008000;">Oxygen</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/scienza"><span style="color:#008000;">scienza</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/comunicare%20la%20scienza"><span style="color:#008000;">comunicare la scienza</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/comunicare%20ricerca%20e%20innovazione"><span style="color:#008000;">comunicare ricerca e innovazione</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Festival%20del%20Giornalismo"><span style="color:#008000;">Festival del Giornalismo</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/giornalismo%20scientifico"><span style="color:#008000;">giornalismo scientifico</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Vittorio%20Bo"><span style="color:#008000;">Vittorio Bo</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Marco%20Cattaneo"><span style="color:#008000;">Marco Cattaneo</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Gianluca%20Comin"><span style="color:#008000;">Gianluca Comin</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Giuseppe%20O.%20Longo"><span style="color:#008000;">Giuseppe O. Longo</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Michael%20Specter"><span style="color:#008000;">Michael Specter</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/educazione%20scientifica"><span style="color:#008000;">educazione scientifica</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/divulgazione%20scientifica"><span style="color:#008000;">divulgazione scientifica</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Enel"><span style="color:#008000;">Enel</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/rivista%20Enel"><span style="color:#008000;">rivista Enel</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/editoria%20scientifica"><span style="color:#008000;">editoria scientifica</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/The%20New%20Yorker"><span style="color:#008000;">The New Yorker</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/New%20Yorker"><span style="color:#008000;">New Yorker</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/Festival%20della%20scienza"><span style="color:#008000;">Festival della scienza</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/tecnoscienza"><span style="color:#008000;">tecnoscienza</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/comunicazione"><span style="color:#008000;">comunicazione</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/giornali"><span style="color:#008000;">giornali</span></a><span style="color:#008000;">,</span><a rel="tag" href="http://technorati.com/tags/giornalismo"><span style="color:#008000;">giornalismo</span></a></div>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La scomparsa delle nanoparticelle mette in allarme la polizia di Matera]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=51</link>
<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 08:57:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=51</guid>
<description><![CDATA[Questo filmato mostra quanto la politica italiana (in questo caso il Comune di Matera, nella persona]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questo filmato mostra quanto la politica italiana (in questo caso il Comune di Matera, nella persona del Senatore Avvocato Emilio Nicola Buccico) sia allergica al dibattito onesto sui temi delicati sui quali la popolazione dovrebbe essere messa in condizione di decidere consapevolmente, e scelga spesso la strada della menzogna (o delle mezze verità, altrettanto gravi) e dell'intimidazione, assistita in questo da accondiscendenti rappresentanti della comunità scientifica e da "solerti" responsabili dell'ordine pubblico.</p>
<p>Il mio plauso agli autori di questa battaglia, appartenenti al gruppo Qui Matera Libera e al Meetup Matera 2 di Beppe Grillo:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/LYKCOdU0A30'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/LYKCOdU0A30&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Poveri pesci, avvelenati fin da piccoli dal DHMO]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=48</link>
<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 13:35:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=48</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; un killer invisibile, che penetra ovunque e  di cui si trovano quantitativi più o meno abb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' un killer invisibile, che penetra ovunque e  di cui si trovano quantitativi più o meno abbondanti in ogni angolo del pianeta.  Il complesso nome chimico è Monossido di Diidrogeno, in sigla inglese DHMO.<br />
Come spiega nel suo blog Dario Bressanini, citando il "<a href="http://www.stcloudstate.edu/osh/msds/documents/DihydrogenMonoxide.pdf"><i>Material Safety Data Sheet</i></a>":</p>
<blockquote><p><i>Il Monossido di Diidrogeno è un prodotto non regolamentato, ma reagisce violentemente con alcuni metalli, come il sodio e il potassio. Con il fluoro e con alcuni agenti disidratanti come l’acido solforico. Forma un gas esplosivo con il carburo di calcio. Si raccomanda di evitare il contatto con materiali di cui non si sia prima verificata la compatibilità.</i></p></blockquote>
<p>E più avanti:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>E’ il componente principale delle piogge acide.</li>
<li>Contribuisce all’effetto serra</li>
<li>Contribuisce all’erosione del suolo e dei paesaggi naturali</li>
<li>Viene usato ampiamente negli impianti di produzione dell’energia nucleare</li>
<li>Viene utilizzato come solvente industriale</li>
<li>E’ stato ritrovato nelle cellule tumorali di pazienti terminali</li>
<li>Può causare ustioni anche di terzo grado</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Raccomando a tutti la lettura dell'<a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/04/01/il-killer-invisibile/" target="_blank">ampio e circostanziato post</a> di Bressanini, capace di togliere finalmente il velo da questa minaccia ubiqua e in grado di evocare scenari talmente inquietanti da far scorrere un brivido gelido lungo la schiena: una vera doccia fredda.</p>
<p>In Nuova Zelanda - in cui la sostanza è stata trovata in enormi quantità in molti prodotti ittici venduti liberamente nei supermercati - <a href="http://www.scoop.co.nz/stories/PA0110/S00444.htm" target="_blank">una parlamentare ha già aderito</a> alla campagna per la messa al bando, e sarebbe bello sapere che cosa ne pensano i candidati premier nostrani.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gli eccessi sugli iceberg aprono la strada al business?]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=46</link>
<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 23:01:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=46</guid>
<description><![CDATA[La vicenda dell&#8217;Iceberg che si è staccato dalla banchisa suscitando preoccupazione, e in qual]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda dell'Iceberg che si è staccato dalla banchisa suscitando preoccupazione, e in qualche caso allarmismi sproporzionati, come spesso accade in tutto il mondo, Italia compresa, ha dato al "Giornale" l'occasione per ospitare un articolo critico, che merita però una critica assai più severa.</p>
<p>Scrive infatti <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=250948" target="_blank">Franco Battaglia</a> nelle prime righe:</p>
<blockquote><p>È bene avvisare subito i lettori che la scienza ha già dimostrato che col riscaldamento globale l'uomo non c'entra, come fa fede il Rapporto del N-Ipcc - presentato a New York lo scorso 3 marzo e naturalmente ignorato dal Tg1 - dall'inequivocabile titolo: «È la natura e non le attività umane a governare il clima». L'N-Ipcc è un organismo scientifico internazionale, simile all'Ipcc ma privo del controllo politico dei governi (la «N» sta per «non-governativo»), di cui fanno parte fisici dell'atmosfera, geologi, climatologi e scienziati di scienze affini.</p></blockquote>
<p>L'articolo l'ho trovato grazie a una segnalazione pubblicata a commento di <a href="//progettogalileo.wordpress.com/2008/03/26/paura-e-delirio-in-antartide/" target="_blank">un post del blog "Progetto Galileo"</a>, che giustamente aveva fatto notare varie incongruenze nelle corrispondenze dei quotidiani sull'argomento.</p>
<p>Lì si faceva notare che l'articolo è categorico, ma la frase che ho citato non è solo categorica: è una boiata pazzesca (non so se in buona fede).</p>
<p>E' assai raro che la scienza dimostri o smentisca in modo inequivocabile nulla, e davvero è difficile accettare l'idea che possa averlo fatto su un argomento controverso come il mutamento climatico.</p>
<p>Io premetto che non ho competenze in tema di clima, ma ne ho qualcuna in tema di manipolazione della stampa e della pubblica opinione, in cui tipicamente chi vuole difendere interessi economici minacciati da una teoria scientifica utilizza un paravento con credenziali scientifiche molto più apparenti che reali, e che spesso vive di finanziamenti provenienti da parti in causa.</p>
<p><!--more--><br />
Consiglio (anche a Franco Battaglia, che non conosco) la lettura della pagina dedicata al report pubblicato da questo "panel" dal sito <a href="http://www.sourcewatch.org/index.php?title=The_2008_International_Conference_on_Climate_Change" target="_blank">SOURCEWATCH - Your guide to the names behind the news (la tua guida ai nomi che stanno dietro le notizie)</a>, che scrive, tra le altre cose (la traduzione è mia):</p>
<blockquote><p>La conferenza internazionale sui mutamenti climatici del 2008 si è tenuta al Marriott New York Marquis Times Square Hotel di New York tra il 2 e il 4 marzo. La conferenza è stata organizzata e "sponsorizzata" dall'Heartland Institute, una  "think tank" statunitense che negli scorsi anni ha ricevuto sostanziosi finanziamenti dalla Exxon per il suo lavoro nello sminuire il significato del riscaldamento globale.</p></blockquote>
<p>Poi cita due articoli del <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/03/03/AR2008030302781.html" target="_blank">Washington Post</a> e del <a href="http://www.nytimes.com/2008/03/04/science/earth/04climate.html" target="_blank">New York Times</a> che guarda caso non sono giunti alla conclusione di Battaglia, e al contrario hanno sottolineato come questo Panel sia composto da una ventina di persone appena, neanche tutte con competenze scientifiche.</p>
<p>E qui viene da chiedersi se sia solo ingenuità quella che porta alcuni a trasformare - come fa l'articolo del Giornale - la legittima critica sui toni esagerati usati da tanti mass-media su uno specifico iceberg in una critica che presenta come non scientifiche le posizioni più diffuse e condivise in tema di riscaldamento globale e viceversa come "dimostrazione scientifica" il documento prodotto in un week-end in un costoso hotel di Manhattan da una ventina di speaker invitati a presenziare con soggiorno pagato e gettone di 1.000 dollari a testa.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spaghetti: scienza o religione?]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=42</link>
<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 16:10:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un interessante e assai divertente post di Dario Bressanini mi ha permesso di scoprire che il compor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante e assai divertente post di <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/03/26/lequazione-degli-spaghetti" target="_blank">Dario Bressanini</a> mi ha permesso di scoprire che il comportamento meccanico degli spaghetti è studiato da sempre in modo più o meno scientifico.</p>
<p>Dario riferisce di uno studio in cui due ricercatori parigini hanno spiegato con un elegante modello matematico perché gli spaghetti sottoposti a una flessione assai spesso si spezzano in tre o più pezzi.</p>
<blockquote><p><a href="http://www.lmm.jussieu.fr/spaghetti/index.html">Basile Audoly e Sebastien Neukirch</a> dell’università parigina Pierre e Marie Curie, in un <a href="http://www.lmm.jussieu.fr/spaghetti/audoly_neukirch_fragmentation.pdf">recente articolo pubblicato sul <i>Physical Review Letters</i></a>, sostengono di aver risolto il problema, costruendo un modello matematico della dinamica di uno spaghetto.</p>
<p>I due ricercatori hanno scoperto che, quando la curvatura dello spaghetto raggiunge un valore critico, questo si rompe, proprio come ci si aspetterebbe, in due pezzi.</p>
<p>A questo punto si potrebbe immaginare che i due frammenti si “raddrizzino”. Invece sorprendentemente, questa prima rottura genera un’onda che si diffonde lungo i due frammenti. Invece di smorzarsi rapidamente, l’onda aumenta la curvatura dei due frammenti generando ulteriori fratture, che a loro volta possono generare delle altre onde e produrre altri frammenti.</p></blockquote>
<p>I molti commenti fioccati, in cui parecchi lettori hanno fatto pubblico "coming out" ammettendo di aver passato lunghe ore a spezzare spaghetti per diletto, con un atteggiamento tra lo scientifico e il mistico, mi hanno fatto pensare a un misconosciuto culto che ha molti adoratori in tutto il mondo: la <a href="http://www.venganza.org/about/open-letter/" target="_blank">Chiesa del Flying Spaghetti Monster</a>.</p>
<p><a href="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/03/immagine-1.png" title="Flying spaghetti Monster"><img src="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/03/immagine-1.png" alt="Flying spaghetti Monster" /></a></p>
<p><!--more-->Un'ennesima contrapposizione tra scienza e religione?</p>
<p>Una volta tanto no, o meglio non è nuova: è una simpatica parodia creata qualche anno fa per sottolineare l'infondatezza scientifica del cosiddetto "<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Intelligent_design" target="_blank">Disegno Intelligente</a>", la teoria pseudo-scientifica creata negli Stati Uniti per cercare di imporre l'insegnamento del creazionismo nelle scuole, accanto alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Evoluzione" target="_blank">teoria dell'evoluzione</a> di Darwin.</p>
<p>Un aspetto religioso, però, lo si può ancora trovare nell'eresia evidentemente commessa da Barilla per soddisfare i gusti dei consumatori francesi (che in maggioranza sono abituati alla pasta di grano tenero, e in molti casi amano stracuocere quella di grano duro): l'esperimento è stato fatto non solo con spaghetti n° 7, ma anche n° 5 e addirittura n° 1 (che forse noi chiameremmo "capelli d'angelo", e ricaschiamo nel culto...).</p>
<p>Per uno come me che a Milano soffre perché non si trovano gli assai più consistenti vermicelli (n° 8), l'idea che si chiamino spaghetti dei fili di pasta così impalpabili è una vera bestemmia...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'impact factor ha cinquant'anni, e qualche ruga]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=37</link>
<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 11:48:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=37</guid>
<description><![CDATA[Ho già citato l&#8217;iniziativa del Progetto Galileo, che trovo interessante e meritevole di atten]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho già citato l'iniziativa del Progetto Galileo, che trovo interessante e meritevole di attenzione nonostante ci siano stati alcuni attriti con alcuni dei suoi promotori, che a mio avviso nella loro critica alla bassa qualità dell'informazione scientifica sbagliano a puntare il dito così decisamente e indiscriminatamente sui giornalisti.</p>
<p>Uno degli ultimi post pubblicati sul loro sito, in particolare, ha suscitato molte reazioni interessate da parte di altri lettori, anche se secondo me fornisce in tema di <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/2008/03/20/impact-factor-blogbabel-degli-scienziati" target="_blank">Impact Factor</a> solo una parte della storia, riassunta così nella conclusione:</p>
<blockquote><p>Per concludere, anche se a prima vista l’IF sembra una cazzatella alla BlogBabel o alla Technorati, la comunità scientifica sa prendere contromisure adeguate per mantenere un livello serio - e aggiungo commisurato all’impegno intellettuale - della misura dell’autorevolezza.</p></blockquote>
<p>Siccome mi pare utile interloquire su questi argomenti con tutti gli "uomini di buona volontà", ma il mio tono è sembrato ad alcuni supponente e sgradevole, opto per riproporre qui un articolo sullo stesso argomento - ma con conclusioni a dir poco dissonanti - che ho scritto circa due anni fa.</p>
<p>Per inciso, ho appena notato che il sito di BlogBabel che come <a href="http://www.technorati.com/" target="_blank">Technorati</a> stilava una sorta di classifica dei blog <a href="http://it.blogbabel.com/basta/" target="_blank">ha chiuso per eccesso di polemiche</a>.</p>
<p><i>(Una versione di questo mio articolo è stata pubblicata nel 2006, con un altro titolo, sul "Sole 24 Ore Medici").</i></p>
<p><b>L'impact factor ha cinquant'anni, e qualche ruga</b></p>
<p>Ha da poco superato i cinquant’anni, ma in paesi come l’Italia l’impact factor ha impiegato talmente tanto tempo ad affermarsi da finire per arrivare forse troppo tardi: mentre in altri paesi, con in testa gli Stati Uniti, suona oggi molto naif pensare di applicarlo alla valutazione del singolo, non sono rari i casi in cui i ricercatori nostrani lo riportano con risalto nel curriculum. “Gli indici come l’impact factor e il citation index sono diventati quasi dei feticci” spiega Francesca Pasinelli, direttore scientifico della <a href="http://www.telethon.it/" target="_blank">Fondazione Telethon</a> e responsabile della selezione degli studi destinati a ricevere finanziamenti “anche se da tempo è diffusa la convinzione che non siano adatti a riassumere in una cifra il curriculum di un ricercatore”.<br />
Concorda pienamente anche l’ideatore, Eugene Garfield, nel <a href="http://jama.ama-assn.org/cgi/content/full/295/1/90" target="_blank">lungo articolo pubblicato sul “Journal of the American Medical Association”</a>: ripercorrendo l’evoluzione della sua idea espressa per la prima volta nel 1955 sulle pagine di “Science” (<a href="http://garfield.library.upenn.edu/essays/v6p468y1983.pdf" target="_blank">scarica il pdf dell'articolo</a>) e descrivendo le molte e sofisticate elaborazioni successive, che sono da tempo oggetto di specifiche discipline che vanno sotto nomi esoterici come “bibliometrica”, “scientometrica” o “giornalologia” (vedi box), rievoca anche le distorsioni, in parte ineliminabili.</p>
<p><!--more--><br />
Tra le molte opinioni contrastanti, Garfield riporta quella espressa da C. Hoeffel nel 1998: “L’impact factor non è uno strumento perfetto per misurare la qualità degli articoli, ma non c’è niente di meglio. Esso ha il vantaggio di essere già disponibile e costituisce quindi una buona tecnica per la valutazione scientifica. L’esperienza ha dimostrato che in ogni ambito specialistico le migliori riviste sono quelle in cui è più difficile pubblicare un articolo, e queste sono anche quelle che hanno un impact factor elevato. La maggioranza di queste riviste esisteva molto prima che l’impact factor fosse ideato. L’uso dell’impact factor come misura della qualità è così diffuso perché esso combacia con l’opinione che in ciascuna specialità abbiamo dei giornali migliori”.<br />
Secondo i critici, questo effetto è un po’ figlio di meccanismo “dell’uovo e della gallina”, ma resta il fatto che l’uso di questo indicatore per decidere a quale rivista inviare il proprio articolo appare ai più efficace sul piano pratico. Altro discorso vale quando si pensa di applicarlo alla valutazione della qualità della ricerca dei singoli: “L’uso dell’impatto delle riviste per valutare gli individui ha i suoi pericoli. In un mondo ideale, i valutatori leggerebbero ogni articolo e potrebbero dare giudizi personali” conclude infatti Garfield, che però aggiunge. “Il recente congresso internazionale sulla peer review e le pubblicazioni biomediche ha dimostrato la difficoltà di riconciliare i giudizi dei revisori. La maggioranza degli individui non ha il tempo di leggere tutti gli articoli più significativi. Persino se lo fanno, il loro giudizio sarebbe influenzato dall’osservazione dei commenti di coloro che hanno citato lo studio”.<br />
Certo non si può non pensare che almeno saprebbero tenere nel debito conto il fatto che alcuni articoli tra i più citati sono poi smentiti da studi successivi (il Sole 24 Ore Medici ne ha parlato nel numero di   a pagina ), ma non per questo smettono di “fare punteggio” in termini di impact factor e anche di citation index . In alcuni casi, paradossalmente, gli studi controversi ricevono un picco di citazioni proprio nel momento in cui si scopre che le loro conclusioni erano sbagliate (o che erano frutto di frode scientifica, come è capitato più volte in tempi recenti).<br />
“Anche per questi motivi la Fondazione Telethon non utilizza gli indici bibliometrici in sede di valutazione delle richieste di finanziamento, che vengono valutate con un processo basato sulla peer review” spiega Francesca Pasinelli. “Solo così si riesce anche a valutare la competenza nello specifico ambito di ricerca, cosa che impact factor e citation index non rivelano”. Occorre sottolineare il fatto che le procedure di peer review utilizzate nel caso della valutazione di una ricerca sono diverse da quelle delle riviste: “Oltre a verificare che non ci siano legami personali o professionali tra i revisori e i ricercatori che richiedono il finanziamento, c’è l’aspetto della sessione plenaria in cui ciascun revisore deve motivare pubblicamente ai colleghi la propria valutazione, che riduce per quanto possibile i rischi di errore, in buona o cattiva fede”.<br />
Altro discorso vale per le valutazioni sulla qualità della produzione di istituzioni scientifiche: “E’ chiaro che l’impact factor, che dipende dalla quantità degli studi pubblicati, premia i grandi centri a discapito di quelli piccoli la cui ricerca è magari migliore, ma il citation index medio sull’arco di cinque anni fornisce un quadro significativo, seppure inevitabilmente a grandi linee” riprende la Pasinelli. “Anche per questo noi verifichiamo, a posteriori, la bontà delle nostre scelte valutando gli indici cumulativi ottenuti dagli studi pubblicati sotto l’egida di Telethon, con risultati lusinghieri che ci rassicurano sulla bontà di meccanismi di selezione basati sulla peer review”.</p>
<p><b>BOX Bibliometria, scientometria e giornalologia</b><br />
Continua a crescere a un ritmo inarrestabile il numero degli articoli pubblicati – che si tratti di case report, trial clinici multicentrici o revisioni sistematiche della letteratura - e al di là dei timori suscitati dai recenti casi di frode scientifica sfuggita agli usuali controlli è diventato sempre più difficile capire quale parte della immensa mole di studi prodotta merita attenzione.<br />
E’ quindi inevitabile che, nonostante i loro limiti, continuino a essere usati in tutto il mondo gli indici riassuntivi, con in testa l’impact factor.<br />
L’impact factor si ottiene dividendo il numero delle citazioni ottenute dagli articoli pubblicati su un dato giornale negli ultimi due anni per il numero degli articoli totali pubblicati nello stesso periodo. Chi riesce a pubblicare un articolo può attribuire ad esso l’impact factor del giornale (che in alcuni casi contribuisce con auto-citazioni a far salire i numeri).<br />
Tra i molti altri parametri più sofisticati figurano l’”<a href="http://http://en.wikipedia.org/wiki/Immediacy_index" target="_blank">immediacy index</a>” (che valuta la rapidita con cui un articolo della rivista è in media citato altrove) e la “cited half life”, che dà una misura della longevità degli articoli di quel periodico.<br />
Ma in generale l’analisi delle citazioni è diventata una disciplina a se stante, con società scientifiche come la <a href="http://www.issi-society.info/" target="_blank">International Society of Scientometrics</a> and Informetrics, e con una propria ampia letteratura, che ha fatto coniare al BMJ la felice definizione di “journalology”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Viva la vita, viva l'eutanasia! (Caro suicidio, grazie!)]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=26</link>
<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 10:24:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=26</guid>
<description><![CDATA[Era parco di punti esclamativi, il mio papà. A me, che sarei diventato giornalista come lui, spiega]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Era parco di punti esclamativi, il mio papà. A me, che sarei diventato giornalista come lui, spiegava che andavano usati con molta parsimonia, perché quelle rare e selezionate volte in cui lo si poneva in fondo alla frase riuscisse davvero a sottolineare l'importanza dell'eccezione.</p>
<p>Le due frasi coronate dal punto esclamativo che ho messo nel titolo sono entrambe sue, ma le scrisse in ordine cronologico inverso: l'inno alla vita lo vergò nel suo ultimo biglietto, in cui lasciandoci dichiarava il suo amore per me, mio fratello e mia sorella, in qualche modo a chiusura del periodo della sua vita inaugurato con la scrittura dell'articolo con cui ringraziava - anche nel titolo urlato - la forza che riceveva dalla consapevolezza di poter usare la prospettiva del suicidio come un'arma per difendere la vita.</p>
<p>Mio papà Sergio è morto, ha deciso di andarsene nel suo letto, nel novembre del 1995, a 65 anni, prima che la malattia prendesse il sopravvento su di lui, su quello che lui sentiva di essere e voleva continuare a essere, almeno nel ricordo di quelli a cui teneva. Ho ripensato a queste cose leggendo in questi giorni le vicende per certi versi simili del poeta belga <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_20/eutanasia_per_lo_scrittore_claus_48cb4f02-f64d-11dc-a713-0003ba99c667.shtml" target="_blank">Hugo Claus</a> che ha potuto fare appello a una legge e della signora francese <a href="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/casi-eutanasia/casi-eutanasia/casi-eutanasia.html" target="_blank">Chantal Sebire</a> che ha dovuto violarla.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Mio padre aveva maturato la sua decisione negli anni, e aveva pensato anche ad aiutare i colleghi che in fretta e furia avrebbero scritto il suo "coccodrillo", affidando a una cara amica i "lanci" d'agenzia da fare avere all'ANSA (li ho recuperati anni dopo, e li allego in fondo: purtroppo non so più dove sono tante altre cose che avevo di lui; sono troppo poco metodico in queste cose, e mi scuso). Ancora fra parentesi, proprio questa parentesi mi fa venire in mente che anche in questo il biglietto d'addio e di amore di mio padre era del tutto particolare: non ha chiesto scusa, perché ci aveva preparato all'idea nel tempo e perché era convinto che fosse la cosa giusta da fare, anche se certo portava con sé anche dolore.</p>
<p><a href="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/03/turone_carosuicidio.jpg" title="“Caro suicidio, grazie!” di Sergio Turone"></a></p>
<div style="text-align:center;"><a href="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/03/turone_carosuicidio.jpg" title="“Caro suicidio, grazie!” di Sergio Turone"><img src="http://presenteduepuntozero.wordpress.com/files/2008/03/turone_carosuicidio.jpg" alt="“Caro suicidio, grazie!” di Sergio Turone" height="479" width="520" /></a></div>
<div align="center">(<i>clicca sull'immagine per ingrandire</i>)</div>
<p>Ero negli Stati Uniti quando mi arrivò la notizia, e dei convulsi giorni seguenti ho memorie confuse: ricordo però molto bene la lettura su "Repubblica" (o forse era ancora "La Stampa") di un articolo in cui Gabriele Romagnoli  dopo aver accennato un parallelo con Alex Langer scriveva di mio padre: "Onore a un uomo che se ne va inneggiando alla vita".</p>
<p>Tutto  questo mi è tornato in mente leggendo oggi su Repubblica l'editoriale di Francesco Merlo (che purtroppo non trovo online) sul fatto che in Francia la magistratura e la stampa stanno trattando il caso di Chantal Sebire con una civiltà che in Italia purtroppo non esiste, soprattutto in questi casi in cui la pacatezza dovrebbe essere istintiva. Anche senza arrivare all'approccio, che a me è parso un po' troppo "tecnico", che ha spinto <a href="http://www.bmj.com/cgi/eletters/334/7583/9" target="_blank">un medico inglese</a> a criticare perché "sensazionalistico" l'<a href="http://www.bmj.com/cgi/content/full/334/7583/9" target="_blank">articolo con cui ho raccontato sul British Medical Journal</a> l'angosciosa e sofferta fine dell'agonia di Piergiorgio Welby, favorita dalla compassionevole assistenza di Mario Riccio.</p>
<p>Magari tornerò sull'argomento, e magari racconterò qualcosa di più su mio padre, che fra le altre cose scrisse molti bellissimi racconti di fantascienza. Intanto, metto qui in coda i dispacci dell'ANSA che annunciavano la sua morte.</p>
<p>10-NOV-95 22:30 NNNN<br />
ZCZC0681/RMA<br />
R CRO S0A S41 QBXA<br />
MORTE TURONE: BIOGRAFIA<br />
(V. 'MORTO GIORNALISTA E SCRITTORE...' DELLE 20,35 CIRCA)<br />
(ANSA) - L' AQUILA, 10 NOV - Sergio Turone, nato a Milano il<br />
10 giugno del 1930, era residente a Roma e domiciliato a Villa<br />
Rosa di Martinsicuro (Teramo), dove trascorreva gran parte del<br />
suo tempo. Era noto come scrittore, giornalista, docente<br />
universitario e uomo politico di sinistra.<br />
Come giornalista e' stato ed era tuttora collaboratore ed<br />
editorialista per numerose testate nazionali, quotidiane e<br />
periodiche, dall' Unita' all' Espresso. Come docente<br />
universitario e' stato ordinario di ''Istituzione dei movimenti<br />
sindacali'' e nel febbraio prossimo avrebbe preso la docenza di<br />
''Storia del giornalismo'' e ''Storia del sindacato'' all'<br />
Universita' di Teramo dove si fece anche promotore di una<br />
cattedra per Di Pietro, all' indomani delle sue dimissioni.<br />
Come politico, e' stato prima consigliere comunale a Milano<br />
nel Psi negli anni '60, poi a Martinsicuro, poi consigliere<br />
provinciale a Teramo e, dal 1990 al 1995, consigliere regionale<br />
abruzzese. Al Consiglio regionale fu eletto come indipendente<br />
nelle liste del Pci con 9.043 preferenze. Aderi' poi al Pds sin<br />
dalla fondazione, e ne fu componente del Consiglio nazionale.<br />
Dal Pds si dimise nel settembre del 1992, in contestazione con<br />
l' ingresso del partito nell' internazionale socialista. Nel<br />
consiglio regionale dell' Abruzzo, conflui' prima nel Gruppo<br />
Misto come indipendente; poi aderi' al Movimento 'La Rete' dal<br />
quale si distacco' poco prima di fine legislatura. (SEGUE).</p>
<p>GO<br />
10-NOV-95 21:54 NNNN<br />
ZCZC0682/RMA<br />
R CRO S0A S41 QBXA<br />
MORTE TURONE: BIOGRAFIA (2)<br />
(ANSA) - L' AQUILA, 10 NOV - Studioso di Silone, esperto di<br />
politica e di storia del sindacato, Sergio Turone ha pubblicato<br />
numerosi libri per le maggiori case editrici italiane (tra cui<br />
Mondadori e Laterza): ''Storia del sindacato in Italia'' (Premio<br />
Tobagi 1985); ''Imprenditori e sindacati in Italia''; ''Il<br />
paradosso sindacale''; ''Come diventare giornalisti senza<br />
vendersi''; ''Politica ladra, storia della corruzione in Italia.<br />
1861-1992''; e il piu' recente ''Agonia di un regime: il caso<br />
Abruzzo'', che tratta della storia di tangentopoli e della sua<br />
esperienza di consigliere regionale abruzzese quando, nel<br />
settembre del '92, fu arrestata l' intera Giunta regionale dell'<br />
Abruzzo per presunte spartizioni clientelari dei fondi<br />
comunitari 'Pop'.<br />
Nella sua storia di scrittore, ci fu anche una parentesi,<br />
peraltro felice, nella narrativa, con il romanzo ''1994'',<br />
premio ''Forte dei Marmi'' per la satira politica nel 1986.<br />
(ANSA).</p>
<p>GO<br />
10-NOV-95 21:55 NNNN</p>
<p>Documento: 19951111 01200<br />
ZCZC0188/RMA<br />
R POL S0A QBXB<br />
MORTE TURONE: MESSAGGIO DI D'ALEMA<br />
(ANSA) - ROMA, 11 NOV - Il segretario del Pds, Massimo D'<br />
Alema, ha inviato ai familiari di Sergio Turone un telegramma<br />
nel quale rivolge ''i sentimenti del piu' profondo cordoglio''<br />
suo e della direzione del Pds.<br />
''Sergio Turone - e' scritto nel telegramma - e' stato una<br />
figura di grande rilievo nel mondo dell' informazione e uno dei<br />
protagonisti delle maggiori battaglie democratiche e civili del<br />
Paese. Lo ricordiamo anche per il suo impegno diretto nel<br />
partito, proprio nel delicato periodo della trasformazione del<br />
Pci in Pds. Ci manchera'''. (ANSA)<br />
TG/BIM<br />
11-NOV-95 15:06 NNNN</p>
<p>Documento: 19951113 04280<br />
ZCZC0449/RMB<br />
R CRO S0B QBXB<br />
MORTE TURONE: FUNERALI SEMPLICI E POI LA CREMAZIONE<br />
(ANSA) - MARTINSICURO (TERAMO), 13 NOV - Con una cerimonia<br />
semplice, alla quale hanno partecipato i parenti e gli amici<br />
piu' cari, si sono svolti nel pomeriggio a Martinsicuro i<br />
funerali del giornalista e scrittore Sergio Turone, morto<br />
suicida venerdi' scorso. Nella sala consiliare del Comune di<br />
Martinsicuro - cittadina nella quale Turone viveva da una decina<br />
d' anni - vi era un centinaio di persone; altre trecento erano<br />
fuori per rendergli l' ultimo saluto.<br />
Dopo la breve cerimonia civile, il feretro e' stato<br />
trasportato all' obitorio di San Benedetto del Tronto (Ascoli<br />
Piceno), dove domani si procedera' alla cremazione, secondo le<br />
ultime volonta' del giornalista scomparso. Le ceneri saranno poi<br />
seppellite nel cimitero di Villa Rosa di Martinsicuro, vicino<br />
alle tombe del padre di Turone, Mario Antonino, e della madre,<br />
Luigia Toma.<br />
Nei discorsi commemorativi sono state rilevate le grandi doti<br />
umane e le riconosciute capacita' politiche e professionali -<br />
come docente universitario, giornalista e scrittore - di Sergio<br />
Turone. E' stato anche letto un messaggio del ''Secolo XIX'',<br />
quotidiano sul quale, proprio il giorno del suicidio, era<br />
apparso l' ultimo articolo di Turone, nel quale il giornalista,<br />
che e' stato anche editorialista di ''Avvenimenti'', parlava del<br />
dolore e dell' eutanasia. (ANSA).<br />
M04-AND<br />
13-NOV-95 18:25 NNNN</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Piccolo omaggio a Arthur C. Clarke]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=25</link>
<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 16:26:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=25</guid>
<description><![CDATA[Un amico americano, giornalista scientifico appassionato come me di fantascienza, mi ha inviato una ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un amico americano, giornalista scientifico appassionato come me di fantascienza, mi ha inviato una lista di belle citazioni del geniale autore di fantascienza appena scomparso.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/3qLdeEjdbWE'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/3qLdeEjdbWE&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Ne riporto alcune  tra quelle che mi paiono più geniali:</p>
<p><!--more--></p>
<p><b>Le leggi di Clarke:</b></p>
<p>1. "Quando un apprezzato scienziato avanti con gli anni afferma che qualcosa è possibile ha quasi certamente ragione. Quando afferma che qualcosa è impossibile ha quasi certamente torto".</p>
<p>2. "Il solo modo per scoprire i limiti del possibile è avventurarsi un pochino oltre, nell'impossibile"</p>
<p>3. "Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia"</p>
<p>Le nuove idee passano attraverso tre periodi:</p>
<p>* non si può fare;</p>
<p>* probabilmente si può fare ma non ne vale la pena;</p>
<p>* ho sempre saputo che era una buona idea.</p>
<p><b>Per ogni esperto c'è un esperto uguale e contrario.</b></p>
<p>(Non posso non lasciarla in inglese) I don't believe in God, but I'm very interested in her.</p>
<p>Gli UFO non ci dicono assolutamente nulla sull'intelligenza altrove nell'Universo, ma dimostrano quanto sia rara sulla Terra.</p>
<p>Sono sicuro che non avremmo avuto un uomo sulla Luna se non fosse stato per Wells e Verne e le persone che hanno scritto di questo e che hanno fatto sì che la gente ci pensasse.</p>
<p>Sono abbastanza fiero di conoscere alcuni astronauti che sono diventati astronauti leggendo i miei libri.</p>
<p><i>E quando gli chiesero di dire quale evento del 20° secolo non avrebbe mai potuto prevedere, rispose: </i>"Che saremmo andati sulla Luna e ci saremmo fermati lì"</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dottore, dottore, mi scrive un articolo scientifico?]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=21</link>
<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 17:48:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
<guid>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=21</guid>
<description><![CDATA[Proprio mentre mi &#8220;accapigliavo&#8221; cordialmente con chi nel Manifesto del lodevole Progett]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre mi "accapigliavo" cordialmente con chi nel Manifesto del lodevole <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/2008/03/07/organismi-giornalisticamente-modificati-2/#comments" target="_blank">Progetto Galileo</a> ha magnificato l'informazione che arriva al grande pubblico senza essere passata attraverso le grinfie dei giornalisti, da una delle <a href="http://www.nasw.org/listservs/index.htm" target="_blank">mailing list della National Association of Science  Writers</a> mi sono arrivati numerosi messaggi, su due argomenti distinti ma per alcuni versi contigui.</p>
<p>La mailing list è quella dedicata alle chiacchiere informali, per cui non di rado appaiono messaggi su qualsiasi argomento. In questo caso, sono partite quasi contemporaneamente due discussioni, una sullo scandalo sessuale che ha coinvolto il Governatore dello Stato di New York Elliot Spitzer e un'altra sui diplomi in giornalismo scientifico visti come "boutique degree" (una definizione che alle mie orecchie suona più o meno come "laurea fighetta" ).</p>
<p><!--more--></p>
<p>Il tema della prostituta di alto bordo è stato toccato solo molto superficialmente, con il sorriso: siccome molto del lavoro di science writing e di medical writing è pagato negli States all'ora, alcuni colleghi  hanno scherzato sulle tariffe orarie delle "meretrici di stralusso" citate dai giornali, di 5.500 dollari ("talk about freelancing!"). Il tema ricorre, perché la vita lavorativa del free-lance anche molto bravo e qualificato non è sempre in discesa né ben remunerata.</p>
<p>Parallelamente, in molti hanno commentato il post di un giovane <i>science writer</i> che è rimasto interdetto quando a un aperitivo - a Boston - si è sentito spiegare da un collega più anziano (che scrive rapporti e comunicati stampa per un'Università) che i programmi in giornalismo scientifico sono più facciata che sostanza, "boutique degreees" appunto. Lo spiegava dall'alto della sua laurea in Inglese, per cui il giovane  chiedeva alla lista se ci fosse una qualche contrapposizione storica tra giornalisti scientifici con o senza un background scientifico.</p>
<p>Sono fioccate molte risposte interessanti: da quello che diceva che qualsiasi vantaggio legato agli studi universitari di medicina in genere va scomparendo nel giro di pochi anni, perché un giornalista intelligente che legga la letteratura, frequenti i congressi più importanti e sappia sempre più fare le domande giuste alle persone giuste può recuperare appunto in due-tre anni; a quello che invece raccomanda un graduate program in giornalismo scientifico, ritenendolo se non sempre necessario comunque utile, anche per via degli stage che è possibile effetuare nelle redazioni; a quello - laureato in inglese - che non condivide la spocchia ma ricorda che era comune ai tempi dell'Università: "C'è un sub-set di studenti di inglese (principalmente studenti di scrittura creativa) che deride qualsiasi educazione alla scrittura che non sia finalizzata al perfezionamento della propria arte. La scrittura pratica (per esempio quella per uno stipendio) viene guardata dall'alto in basso".</p>
<p>Poi è arrivata una testimonianza di un giornalista che ha vissuto in Australia, dove c'è - dice - una gerarchia visibile tra colleghi, secondo la formazione di provenienza: dai non laureati, ai laureati in materie letterarie o comunque extrascientifiche su su fino a quelli che si prendono nientemeno che una laurea in medicina con lo scopo dichiarato di fare i giornalisti scientifici.</p>
<p>Infine un ex redattore scientifico di "Time Magazine" (settimanale molto apprezzato per la qualità degli articoli di scienza e medicina) ha svelato un retroscena:  l'ex caporedattore scientifico  ha studiato inglese (e perdipiù solo fino al livello undergraduate), mentre quello attuale è laureato in legge; e una collega con formazione biologica ha concluso la discussione rammentando la volta in cui ha scambiato due chiacchiere con il famoso scrittore e divulgatore  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Quammen" target="_blank">David Quammen</a>, mentre lui le firmava uno dei suoi libri, al termine di una conferenza nel corso della quale aveve accennato al fatto di avere un PhD in Letteratura.</p>
<p>Lei gli ha detto scherzando di aver sbagliato tutto, visto che era partita dalla laurea in biologia.</p>
<p>Al che lui ha risposto: "Per carità, per fare il giornalista scientifico ha molto più senso una laurea in biologia", e le ha gentilmente consegnato il libro autografato con un sorriso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Senza filtro, please (ricerca a km zero)]]></title>
<link>http://presenteduepuntozero.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 22:30:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Turone</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi mi sono imbattuto in un blog interessante, caratterizzato da un titolo molto impegnativo.
Ci so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi sono imbattuto in un blog interessante, caratterizzato da un titolo molto impegnativo.</p>
<p>Ci sono arrivato seguendo uno di quei percorsi creati dalle "tag clouds", ovvero quei raggruppamenti di parole-chiave in cui le più usate appaiono più grandi (le ho messe anche qui nella colonna a destra), mentre cercavo aggiornamenti sulla scandalosa vicenda a seguito della quale la nomina dello stimatissimo fisico Luciano Maiani alla direzione del CNR è da tempo bloccata in attesa della ratifica. In estrema sintesi, il fatto che Maiani abbia sottoscritto il documento con cui un gran numero di ricercatori dell'Università "La Sapienza" di Roma ha chiesto al Rettore di non invitare il Papa per il discorso inaugurale dell'anno accademico ha innescato un'incredibile e vergognosa corsa alla delegittimazione delle sue credenziali, non solo come gestore della ricerca ma addirittura come ricercatore (a dispetto di un curriculum apprezzato da tutta la comunità scientifica internazionale), in cui si è distinta la ex-soubrette Gabriella Carlucci, nella sua attuale veste - ahimè - di deputato di Forza Italia. Comunque, la notizia è stata trattata poco e male dai giornali, ma molti blog hanno seguito l'incredibile botta e risposta tra la Carlucci e diversi esponenti di spicco della comunità scientifica internazionale, che a quanto pare non sono riusciti in alcun modo a farla dubitare delle proprie conoscenze di Fisica.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Io sull'argomento ho visto dapprima il <a href="http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/29/i-professionisti-della-disinformazione/" target="_blank">blog di Marco Cattaneo</a>, direttore del settimanale "Le Scienze", poi - appunto seguendo un percorso strano  - ho scoperto il blog <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/2008/03/06/una-lezione-per-tutti/#more-95" target="_blank">"Progetto Galileo"</a> , che sull'argomento ha raccolto e messo a disposizione documenti e informazioni.</p>
<p>Ho memorizzato il loro indirizzo nel mio "Blog roll" (a destra) e commentato un post con cui facevano a fettine un trafiletto (che nessuno o quasi ha notato) che per l'ennesima volta accennava in toni un po' apocalittici agli OGM  (e ho segnalato un articolo molto dettagliato e chiarificante sulle bufale che circolano in materia, in cui mi ero imbattuto ancora in un blog delle Scienze, <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/09/13/logm-che-non-e-mai-esistito/" target="_blank">quello sulla cucina tenuto dal simpatico Dario Bressanini</a>).</p>
<p>Solo dopo ho letto il loro "Manifesto" (ancora <i>understatement</i>, come nel nome... ;) ).</p>
<p>E qui mi è venuto da sorridere (e ho lasciato un altro commento):</p>
<blockquote><p> <b>Progetto Galileo</b> nasce come reazione a tutto questo e punta innanzitutto a fare informazione scientifica d’alta qualità direttamente dalla “fonte”, cioè i ricercatori-autori del blog spiegheranno in modo semplice ma dettagliato, corretto e verificabile, le notizie di scienza e tecnologia . Questo approccio ha un discreto vantaggio rispetto a tutte le altre fonti di notizie che trovate nei media: <b>Progetto Galileo</b> non ha filtri, non ci sono agenzie di stampa, né giornalisti, né ordini politici o di lobbies che cercano di piegare le notizie a proprio vantaggio.</p></blockquote>
<p>Ancora uno scienziato (in effetti un gruppo di scienziati: giovani ricercatori) che pensa che gli scienziati siano diversi.</p>
<p>Da un lato si pretende di affermare che gli scienziati sono puri (e sono i soli); dall'altro si trascura un elemento determinante: il punto è che nel momento in cui si mette a spiegare lavori altrui e discipline non sue, qualsiasi scienziato si trova nella situazione del giornalista/divulgatore.</p>
<p>Può avere una competenza di partenza - che in alcuni ambiti è fondamentale, in altri utile, in altri ancora fa risparmiare tempo - ma quello che è sicuro è che la sua competenza sarà inferiore a quella della persona di cui descrive le ricerche, e starà a lui capire se e fino a che punto ha capito e se e fino a che punto deve indagare ancora e magari chiedere aiuto.</p>
<p>Se poi da fisico si addentrerà a divulgare la biologia o la chimica, o magari la medicina, la sua competenza sarà sempre meno di merito e sempre più solo di metodo (terreno sul quale anche un giornalista non stupido può capire abbastanza, dopo un po').</p>
<p>Infine - beata ingenuità - prima si invoca l'eliminazione dei filtri e poco dopo si parla di "piegare la notizia", come se nell'indistinto fluire delle pubblicazioni scientifiche (sulle decine di migliaia di riviste  con peer-review di ogni disciplina) ci fossero alcune "notizie" che affiorano, pronte per essere pubblicate su un giornale.</p>
<p>Nella realtà, il filtro esiste a ogni livello: la peer-review è il primo, poi c'è un filtro editoriale per cui alcune ricerche hanno più risalto di altre poi - nella "catena alimentare" che nutre il pubblico dei giornali - ce ne sono svariati altri, spesso assemblati a casaccio.</p>
<p>Chi è che legge tutte le riviste, o anche solo tutti i sommari di tutti i numeri di tutte le riviste? Ed è possibile scrivere di tutto senza applicare un filtro assai selettivo?</p>
<p>A me viene in mente il paradosso di Jorge Luis Borges:</p>
<blockquote><p>“In quell’Impero, l’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa d’una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’Impero, tutta una Provincia. Col tempo, codeste Mappe Smisurate non soddisfecero e i Collegi dei Cartografi eressero una Mappa dell’Impero che uguagliava in grandezza l’Impero e coincideva puntualmente con esso.</p></blockquote>
<p>Comunque il loro impegno mi sembra meritevole di incoraggiamento; mi fa tornare in mente la bella esperienza di <a href="http://www.mail-archive.com/laser%40inventati.org/" target="_blank">e-laser</a>, che aveva un ricco sito e un'attiva mailing list, di cui ho perso le tracce da un bel po'. Il dominio non è più attivo: qualcuno ne sa qualcosa?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Integratori: tra mercato ed efficacia]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/21/integratori-tra-mercato-ed-efficacia/</link>
<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 18:13:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/21/integratori-tra-mercato-ed-efficacia/</guid>
<description><![CDATA[Nel suo ultimo numero il magazine Body di Scientific American ha dedicato ampio spazio alla nutraceu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo ultimo numero il magazine <a href="http://www.sciam.com/sciambody/" target="_blank">Body</a> di <a href="http://www.sciam.com/" title="Sci.am." target="_blank">Scientific American</a> ha dedicato ampio spazio alla nutraceutica, con un <a href="http://www.sciam.com/article.cfm?id=getting-to-know-nutraceut&#38;page=1" title="Vai all'articolo completo" target="_blank">limpido report</a> relativo alla situazione di mercato ed alla reale efficacia dei principali integratori alimentari. L'articolo è un bell'esempio di giornalismo scientifico, lontano dal sensazionalismo a cui spesso siamo abituati, in grado di tradurre i concetti ostici ed i tecnicismi della ricerca in spiegazioni immediate, ma competenti e precise. Una lettura attenta illustra due punti chiave: a) lo scenario è dolce-amaro, ma in costante approfondimento e b) il marketing estremo e la banalizzazione conseguente mascherano un aspetto fondamentale: la risposta ad ogni domanda che ci facciamo sul funzionamento del nostro corpo e sul suo controllo non può essere generalista, ma specifica.</p>
<p>Getting to know nutraceuticals<br />
Claims for some of these food-based dietary supplements stand up to scientific scrutiny, but others falter<br />
Thomas Hayden<br />
Scientific American Body, January 2008.</p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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