<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>gianni-de-martino &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/gianni-de-martino/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gianni-de-martino"</description>
	<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 21:03:49 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[IL CORPO DEL SANTO  di Gianni De Martino]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/?p=429</link>
<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 10:17:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
<guid>http://valterbinaghi.wordpress.com/?p=429</guid>
<description><![CDATA[
Difficile trovare, specialmente in Rete, un testo che abbia in sè la profondità teologica e l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.teleradioerre.it/public/articoli/img/34893a.jpg" alt="padre pio salma" /></p>
<p><em>Difficile trovare, specialmente in Rete, un testo che abbia in sè la profondità teologica e l'ampiezza culturale di questo. Il mio amico <a href="http://giannidemartino.splinder.com/post/16884912/Il+corpo+del+santo">Gianni De Martino</a>, prendendo spunto dalla cronaca e da certi suoi risaputi commentatori, riesce a mostrare quale sia il senso mistico della condizione carnale che la Chiesa di Cristo custodisce.</em></p>
<p>Il corpo del santo è nella cripta dove ha riposato per quarant’anni, soltanto due metri più in alto, circondato da rose. La maschera di silicone è verosimile e il frate è vestito con un saio tessuto dalle suore clarisse di san Giovanni e con gli accessori (mezzi guanti e calze) che il frate di Pietralcina  non aveva ancora utilizzato prima di morire.<br />
Anche oggi, nel terzo giorno dell’ostensione, centinaia di fedeli sono in fila dall’alba per vedere la salma del santo, il cui video, visibile su Youtube, solo venti minuti dopo l’ostensione pare sia  stato cliccato per 42mila volte in giro per il mondo. Tra i presenti alla cerimonia eucaristica celebrata tre giorni fa dal cardinale José Saraiva Martins e ripresa da numerose televisioni c´era anche  Nichi Vendola, governatore della Puglia. “Io sono il presidente di questa regione - ha detto emozionato  - e in un giorno come questo non posso che essere con il mio popolo, non posso che essere a San Giovanni Rotondo per un evento che ha uno straordinario fascino e un richiamo mondiale”.<br />
Presumibilmente, in quanto poeta, oltre che politico, Nichi Vendola è sensibile al sacro ( per esempio, rivolgendosi ai suoi compagni arcobaleno allo sbando, privi del loro vecchio simbolo , la falce e il martello, ed esauriti dal flusso elettorale, li invita spesso a "prendersi per la mano" e ad "attraversare il deserto" : metafora biblica, poeticamente potente, ma politicamente inefficace ).<br />
D'altra parte il "moralmente superiore" Michele Serra, crede di sapere, come ha scritto per "la Repubblica" di qualche giorno fa, "che in parecchi considerano suggestivo e vibrante questo sprofondare in massa nelle viscere arcaiche, pre-razionali e pre-moderne del nostro paese". E confessa che questo "sprofondare in massa", a lui mette invece  "più modestamente una tristezza sconfinata". Facendo quindi l'occhiolino ai credenti "razionali", in nome del Progresso ci confida il suo parere e il suo pensiero:" Mi pare il segno di una irrimediabile arretratezza culturale e di conseguenza sociale, tra l’altro assai malsopportata anche da molti credenti. Penso alla fragilità intellettuale, alla ricattabilità umana e politica di tante persone credule e sottomesse. Penso, infine, che esista anche uno 'snobismo popolare': un arroccarsi ostinato, contro ogni evidenza, ogni conoscenza razionale, ogni progresso scientifico, nella propria identità, senza mai chiedersi se essa sia migliore o peggiore di quanto sarebbe possibile". Alla fine dell'articolo, non potendone più di questo "sprofondare nel pre-moderno" del popolo intellettualmente fragile e bue, refrattario al Progresso e ovviamente sfruttato e ricattato da chissà quale oscuro potere, sbotta: " Per dirla brutalmente: potrà mai cambiare un paese che venera un cadavere?"<br />
<!--more--><br />
Perché è importante venerare le reliquie di un santo?<br />
E’ fin dall’inizio che la comunità cristiana fa oggetto di devoto ossequio il corpo dei santi, ma la Chiesa non obbliga nessuno a venerarne le reliquie.<br />
La vista di un cadavere – osservava Georges Bataille – è insostenibile come la vista del sole: non lo si può guardare a lungo. Tuttavia questo resto “ingombrante” esiste, è quel che resta del corpo umano avviato alla putrefazione, a un avvenire non proprio brillante di scheletro e polvere… A chi – sulla base di un’etica astratta, condizionata da proibizioni e divieti - giudica piuttosto macabra questa venerazione, o addirittura “antievangelica” , occorre ricordare che questa venerazione non è un ritorno al Medioevo o all’ “idolatria feticista”, come ha detto qualcuno (Claudio Magris sul Corriere della Sera );  e non è neanche un culto spurio,  o il frutto di deviazioni: era ben presente fin dall’inizio nella primitiva comunità cristiana, che venerava le reliquie degli apostoli e dei martiri.<br />
Più in generale, la fede cattolica ha acquisito dai Greci una cultura visiva, apollinea, con complementari tratti dionisiaci presenti specialmente della Chiesa-popolo del Sud.  Come sosteneva non a caso nel suo <em>La luce e il mezzo </em> Marshall McLuhan, lo studioso dei mass media convertito al cattolicesimo – la fede cattolica ha caratteristiche di concretezza e di “carnalità”, intese come rispetto del tenero corpo umano, amore per la vita e il piacere sensuale, al punto che il gioco e la filosofia, la poesia e la musica, l’allegria e l’amicizia, l’arte sacra e lo stesso rito eucaristico della messa possono apparire affini alla radio , alla televisione e, più in generale, alla modernità tecnologica. In altre parole, nella società ormai mondiale delle immagini e delle evanescenze, oltre allo "spettacolo", anche la fede passa attraverso Internet e la  Tv .<br />
Potrà sembrare una stranezza, ma è solo una specie di rovesciamento della prospettiva sociologica tradizionale (quella sostenuta da Max Weber). “ Il profeta della modernità tecnologica – spiega Dario Fertilio ( <em>Il villaggio celeste oltre la tv: l’ultima ipotesi di McLuhan</em> , “Corriere della Sera”, 11 febbraio 2003 ) - ripudiava l’etica capitalista protestante, astratta, basata sulle idee e sui concetti più che sulle emozioni sensuali, condizionata dalle proibizioni e dai divieti. E invece esaltava la modernità del cattolicesimo, in cui gli sembrava di ritrovare il paradigma perfetto della sua scoperta più importante: ‘il mezzo è il messaggio’. E la spiegava così: gli uomini non possono cogliere il ‘messaggio’ se lo separano dalle sue manifestazioni concrete, a cominciare dai dogmi, dai riti, dalla capacità tutta cattolica di amare le cose concrete e le immagini. ‘La fede è un tipo di percezione, un senso come la vista, l’udito o il tatto ed è tanto reale e concreta quanto i sensi’ “. Il corpo ( medium) resta  il mediatore indispensabile dello spirito (messaggio).<br />
A parte il lascito di Marshall McLuhan e il senso di quel "messaggio" che a un quarto di secolo dalla scomparsa oggi può forse finalmente essere compreso sino in fondo, per il cristianesimo, anche il cadavere - “l’umile resto di terra”, come lo chiamava Freud - ha una dignità, una terribilità e una bellezza che vanno oltre la morte, nella speranza della Resurrezione dei corpi mortali e dell’intera creazione in Cristo Gesù, il Crocifisso-Risorto.<br />
Attraverso il suo amore ( e cos'è l'amore se non una follìa divina? ), non siamo liberi  solo per la morte ( com'è ovvio e come voleva Heidegger), ma siamo stati resi liberi per un reale più largo e per l'aldilà della morte. Naturalmente  nel punto intenso e feroce in cui la vita va al di là, c'è molta angoscia, e anche l'uomo più intelligente è come uno scemo davanti alla morte. In ogni caso,  se il Figlio di Dio  è risorto con un corpo, significa che - nonostante tutto - non si sta poi così male in una pelle umana. A patto di non ridursi a un mucchietto di spazzatura piagnucolante ( come appariamo tutti, o quasi tutti, alla fine) e di non perdere mai la speranza, tenace, come le erbacce dei campi di sterminio e dei numerosi cimiteri - letteralmente quegli interminati "dormitori" che cattolicamente chiamiamo camposanti, campo dei santi.<br />
Attraverso l’ostensione in diretta mondiale, del corpo mortale del frate di Pietralcina,  il cattolicesimo ricorda, ancora una volta, visivamente, che anima e corpo costituiscono uno stesso mistero, e che “carne” e “spirito” non sono in opposizione radicale – come accade invece nel manicheo disprezzo del corpo umano, che conduce o all’ipocrisia puritana tipica dell’astratta etica capitalistica oppure al libertinismo post-moderno, ideologico e gnostico, se non New age, riduttivo, privo di concretezza e incapace di venerazione, di meraviglia e di speranza di fronte alla bellezza, al mistero e alla terribilità della vita.<br />
 “I santi – come peraltro precisa cardinale José Saraiva Martins , prefetto della Congregazione delle cause dei santi - sono stati uomini come noi, che hanno seguito Gesù nella via della perfezione quotidiana. Sono stati, come ognuno di noi è chiamato ad essere, templi dello spirito santo, docili all’azione della grazia di Dio. Il cristianesimo, fondato sull’avvenimento dell’incarnazione, morte e resurrezione del Figlio di Dio su questa terra, ha sempre avuto molta attenzione e rispetto per i corpi. Anche le membra mortali dei santi sono state pervase dalla grazia. Per questo noi veneriamo le reliquie dei santi”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da: “L’interprete delle passioni” di IBN ‘ARABI ]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=4423</link>
<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 15:00:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
<guid>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=4423</guid>
<description><![CDATA[  
XVIII
1. Férmati alle dimore,
piangi sulle rovine,
e alle abbattute abitazioni chiedi:
2. “G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2008/03/ibnarabimuhy.jpg" title="ibnarabimuhy.jpg"><img src="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2008/03/ibnarabimuhy.thumbnail.jpg" alt="ibnarabimuhy.jpg" /></a>  </div>
<p><strong>XVIII</strong></p>
<p><em>1. Férmati alle dimore,<br />
piangi sulle rovine,<br />
e alle abbattute abitazioni chiedi:<br />
2. “Gli amati, dove sono?<br />
I lor cammelli, dove sono andati?”<br />
“Guardali, nel deserto<br />
traversano i vapori:<br />
3. Tu come dei giardini<br />
li vedi, nel miraggio:<br />
la calura dilata<br />
negli occhi la figura.”<!--more--><br />
4. Bramosi d’al-`Udàyb,<br />
andavan là per bere<br />
un’acqua fresca che ridà la vita.<br />
5. Ed io gli andavo dietro,<br />
di lor chiedendo al vento dell’oriente:<br />
“Han piantato le tende,<br />
o stanno all’ombra delle piante dal?”<br />
6. E il vento mi rispose:<br />
“Lascia Zarud e il loro accampamento<br />
mentre si lamentavano i cammelli<br />
per la stanchezza del notturno viaggio.<br />
7. Essi han fatto calare<br />
sopra le loro tende coperture<br />
perché la lor beltà fosse protetta<br />
dal caldo meridiano.<br />
8. Alzati, dunque, e va’ verso di loro,<br />
le loro impronte cerca,<br />
e verso loro guida<br />
i tuoi cammelli, in fretta.<br />
9. Quando ti fermerai<br />
ai termini di Hagir,<br />
ed attraverserai valli e colline,<br />
10. Vicine ti saran le lor dimore,<br />
e il loro fuoco diverrà visibile:<br />
un fuoco che ha causato il divampare<br />
della fiamma d’amore.<br />
11. Fa’ inginocchiare i tuoi cammelli in esso!<br />
E non farti atterrir dai suoi leoni<br />
perché l’amore ardente li offrirà<br />
sotto forma di cuccioli al tuo sguardo”.</em></p>
<p>1. L’autore dice alla voce di Dio che chiama dal suo cuore: “Férmati<br />
alle dimore” (che sono le stazioni alle quali coloro che sanno<br />
salgono nel loro viaggio verso l’infinita conoscenza dell’oggetto<br />
del loro culto), e: “Piangi sulle rovine” (cioè le tracce lasciate<br />
da quei conoscenti).<br />
“abbattute abitazioni”: non c’è gioia nelle dimore che sono state<br />
disertate; la loro vera esistenza dipende dai loro abitatori.<br />
2. “I lor cammelli”: sono le aspirazioni.<br />
“il deserto”: è la stazione dell’Astrazione (tagrid).<br />
“i vapori”: sono le tracce di ciò che essi cercano; le sue tracce<br />
sono legate al suo essere che si trova dentro loro stessi.<br />
3. “dilata”: diventano grandi perché mettono in risalto la grandezza<br />
di ciò che cercano. Di qui è detto: “Perciò quello che non fu<br />
mai (cioè tu) può svanire, ed Egli che mai non fu (cioè Dio) può<br />
sussistere per sempre”. E Dio dice: “Come un miraggio nella<br />
pianura (cioè nella stazione dell’Umiltà), quando egli lo rag-<br />
giunge trova che non è nulla, ma trova Dio presso di lui” (Corano,<br />
24,39) dal momento che tutte le cause secondarie gli sono<br />
state tolte. Perciò l’autore dice che la calura dilata, intendendo<br />
che la superiorità dell’uomo su tutti gli altri esseri contingenti<br />
consiste (essendo l’organismo più perfetto) nel suo dare più forte<br />
testimonianza di Dio, come disse il Profeta: “Invero fu creato<br />
ad immagine del Misericordioso”.<br />
4. “Bramosi d’al-`Udàyb”: cioè ricercando il segreto della vita<br />
nella stazione della Purezza dalla fonte della generosità.<br />
“per bere”: bere (surb) è il secondo grado della manifestazione<br />
divina (tagalli). Il primo è il gustare, il terzo è bere copiosamente,<br />
il quarto è l’ebbrezza.<br />
5. “Han piantato le tende”: si riferisce alla conoscenza acquisita<br />
da essi.<br />
“all’ombra delle piante dal”: si riferisce alla conoscenza infusa<br />
da Dio, nella quale le loro azioni non hanno parte. “Dal” etimologicamente<br />
implica una nozione di perplessità, smarrimento.<br />
6. “Zarud”: vasta plaga desertica. Dal momento che la sabbia del<br />
deserto è spesso agitata dal vento e portata da un luogo all’altro,<br />
l’autore intende dire che essi sono in uno stato di irrequietezza,<br />
poiché stanno cercando ciò che non è immaginabile, e del quale<br />
si possono trovare nell’anima solo le tracce.<br />
7. “perché la lor beltà fosse protetta”: se le loro facce, cioè le loro<br />
realtà, non fossero velate, l’intenso irraggiamento di questa stazione<br />
consumerebbe la loro bellezza, così come il sole sciupa la<br />
bellezza del viso.<br />
8. “le loro impronte cerca”: significa: “Cerca di avvicinarti al grado<br />
profetico con la tua aspirazione (simboleggiata dai cammelli),<br />
non per esperienza immediata (hal), dal momento che solo il<br />
Profeta ha esperienza immediata di questa stazione. Comunque<br />
non c’è nulla che allontani dall’aspirazione di ciò, benché di fatto<br />
sia inattingibile.<br />
9. “Hagir”: si riferisce all’ostacolo che ci rende impossibile l’esperienza<br />
immediata di questa stazione. Vedi Corano, 29,69: “Quelli<br />
che si sforzeranno per noi li dirigeremo per le nostre vie”:<br />
10. “il loro fuoco diverrà visibile”: si riferisce ai pericoli che dovranno<br />
attraversare prima di arrivare alle predette dimore, secondo<br />
il Detto: “Il Paradiso è circondato di azioni odiose”. Uno<br />
degli illuminati di Mosul mi disse che aveva scorto in sogno<br />
Ma`ruf al-Karkhi che sedeva in mezzo al fuoco infernale. Il sogno<br />
lo atterrì, e non ne capiva il significato. Io gli dissi: “Quel<br />
fuoco è la chiusura che custodisce la dimora in cui l’hai visto<br />
seduto. Che ognuno che voglia raggiungere quella dimora attraversi<br />
la fiamma!” Il mio amico fu contento della spiegazione e<br />
la riconobbe vera.<br />
11. “leoni”: se tu sei un vero amante non scoraggiarti dei pericoli da<br />
affrontare.</p>
<p>*</p>
<p><strong>XX</strong></p>
<p><em>1. Il mio male d’amore è per colei<br />
che ha palpebre malate:<br />
parlandomi di lei deh consolatemi!<br />
2. Volando sui giardini grige tortore<br />
levavano lamenti:<br />
ed una sola causa<br />
avevano la mia e la loro pena.<br />
3. Possa mio padre essere il riscatto<br />
di una tenera e amabile fanciulla,<br />
una di quelle giovani<br />
che sopra i palanchini si conducono,<br />
e ondeggiando procedon fra le spose!<br />
4. Come un sole ella sorse,<br />
lo si vedeva chiaramente, e quando<br />
alla fine svanì<br />
splendette all’orizzonte del mio cuore.<br />
5. O dimore di Rama diroccate!<br />
Quante ragazze dai fiorenti petti,<br />
e belle, in voi trovarono riparo!<br />
6. Io insieme a mio padre<br />
possa esser riscatto<br />
d’una gazzella che Dio stesso nutre,<br />
d’una gazzella che fra le mie costole<br />
si pasce stando stabile e sicura!<br />
7. Il loro fuoco su di loro è luce:<br />
così la luce è<br />
ciò che estingue le fiamme.<br />
8. Tirate, o miei due amici, le mie redini,<br />
dimodoché possa veder la forma<br />
della loro dimora chiaramente.<br />
9. Scendete, quando poi siate là giunti;<br />
e là, miei due compagni,<br />
pianto per me spargete.<br />
10. State con me fra le rovine, un poco,<br />
e si tenti di piangere;<br />
che mi sia dato piangere<br />
per ciò che mi è accaduto.<br />
11. La brama mi colpisce senza frecce,<br />
la passione mi uccide senza lancia.<br />
12. Parlatemi e piangete insieme a me<br />
quand’io presso di lei lacrimo e piango.<br />
Aiutatemi a spandere il mio pianto!<br />
13. Riditemi la storia<br />
di Hind e di Lubna,<br />
di Sulaima, di Zàynab e di `Iman!<br />
14. E narratemi pure di Zaìd,<br />
di Hagir e Zarud,<br />
delle gazzelle ditemi, e dei pascoli!<br />
15. E condoletevi per me coi versi<br />
di Qays e di Laylà,<br />
e con Mayya, e con Gaylan l’afflitto!<br />
16. Mi sono consumato lungamente<br />
per un’amabile fanciulla, adorna<br />
di prosa e di poesia,<br />
dotta nell’arte di parlar dal pulpito,<br />
dotata di favella ricca e chiara.<br />
17. Ella è una principessa<br />
della terra di Persia,<br />
e dalla più gloriosa<br />
delle città proviene, da Isfahan;<br />
18. È figlia dello `Iraq,<br />
è figlia del mio Imam,<br />
mentr’io sono il suo opposto,<br />
un figlio dello Yemen.<br />
19. O miei signori, avete udito o visto<br />
di due opposti che mai si sian riuniti?<br />
20. Se invero voi ci aveste scorti a Rama<br />
offrirci l’uno all’altro<br />
coppe di brama senza usare dita,<br />
21. Intanto che la brama<br />
faceva sì che dolci e lievi motti<br />
fra noi fossero detti senza lingua,<br />
22. Avreste avuto conto d’uno stato<br />
in cui l’intelligenza disparisce:<br />
Yemen e `Iraq uniti in un abbraccio.<br />
23. Disse parole false quel poeta<br />
che prima del mio tempo così disse<br />
(della sua intelligenza<br />
colpendomi coi sassi):<br />
24. “O tu che dài le Pleiadi<br />
in matrimonio a Suhàyl,<br />
Iddio ti benedica!<br />
Come si incontrerebbero altrimenti?<br />
25. Ché sorgendo le Pleiadi si trovano<br />
verso la direzione della Siria,<br />
mentre Suhayl sorgendo<br />
si trova in direzione dello Yemen”.</em></p>
<p>1. “colei che ha palpebre malate”: si riferisce alla Presenza che è<br />
oggetto di desiderio di coloro che sanno. Sebbene essa sia troppo<br />
elevata per essere conosciuta, si piega (movimento simboleggiato<br />
dalla malattia) verso di loro pietosa e gentile, discendendo<br />
nei loro cuori in una sorta di manifestazione.<br />
“parlandomi di lei”: la sola cura per la sua malattia è la menzione<br />
(dikr).<br />
“consolatemi”: in originale la parola è ripetuta due volte, riferendosi<br />
al suo ricordo di Dio, e al ricordo che Dio ha di lui (confronta<br />
Corano, 2,147).<br />
2. “grige tortore”: sono gli spiriti del mondo intermedio.<br />
“levavano lamenti”: perché le loro anime non potevano riunirsi<br />
agli spiriti liberati dal carcere del corpo terreno.<br />
3. “una tenera e amabile fanciulla”: è una forma della Sapienza<br />
divina, essenziale e santa, che colma i cuori di gioia.<br />
“una di quelle giovani che sopra i palanchini si conducono”: ella<br />
è vergine, poiché nessuno l’ha mai conosciuta prima; e durante<br />
tutto il suo viaggio dalla Presenza divina fino al cuore dello<br />
gnostico è rimasta pudicamente e gelosamente velata.<br />
“le spose”: le forme della Sapienza divina già realizzate dallo<br />
gnostico, e che lo precedevano.<br />
4. “quando alla fine svanì”: quando tramontò nel mondo dell’apparenza<br />
e sorse nel mondo dell’invisibile.<br />
5. “O dimore di Rama diroccate”: sono le facoltà fisiche. Rama<br />
deriva dal verbo rama, cercare; si allude al fatto che la ricerca<br />
fu vana.<br />
“Quante ragazze”: forme divine sottili, da cui le facoltà fisiche<br />
furono annichilate.<br />
7. Il verso significa che i fuochi naturali sono estinti dalla luce celeste<br />
nel suo cuore.<br />
8. “la forma della loro dimora”: la Presenza da cui la dimora stessa<br />
è sorta. Qui sembra che l’autore desideri giungere alla stazione<br />
della Contemplazione, ma soprattutto per amore di Quello a<br />
cui conduce.<br />
9. “pianto per me spargete”: perché “il dolce frui” di questa Presenza<br />
annichilisce chiunque la raggiunga e la contempli.<br />
10. “che mi sia dato piangere”: per la perdita degli amanti e di ogni<br />
cosa che non sia le rovine della loro dimora.<br />
11. “senza frecce”: cioè da distante. Si riferisce allo stato chiamato<br />
sauq, passione.<br />
“senza lancia”: cioè da vicino, corpo a corpo. Si riferisce allo<br />
stato detto istiyaq, analogo al precedente.<br />
13. Hind era la donna di Bisr; Lubna di Qays Ibn ad-Darih; `Iman<br />
era una schiava appartenente a an-Natifi; Zaynab era una delle<br />
donne di `Umar Ibn Abi Rabi`a; Sulayma era una schiava conosciuta<br />
dall’autore, la quale pure aveva un innamorato. I nomi di<br />
queste donne sono interpretati misticamente: quello di Hind è<br />
spiegato in riferimento al luogo in cui cadde Adamo (l’India);<br />
quello di Lubna in riferimento al desiderio; quello di `Iman in<br />
riferimento alla scienza dei doveri e della politica; quello di<br />
Zaynab in riferimento al passaggio dalla stazione della Santità a<br />
quella della Profezia; quello di Sulayma in riferimento alla saggezza<br />
di Salomone e di Balqis.<br />
16. “amabile fanciulla”: una conoscenza essenziale.<br />
“adorna di prosa e di poesia”: cioè assoluta rispetto all’essenza<br />
ma limitata rispetto al possesso.<br />
“pulpito”: è la scala ai Nomi più belli, la cui salita comporta essere<br />
investiti delle qualità dei Nomi divini.<br />
“dotata di favella ricca e chiara”: si riferisce alla stazione<br />
dell’Apostolato. Si allude enigmaticamente ai vari tipi di conoscenza<br />
mistica che vanno sotto il velo di an-Nizam, la sorella<br />
del nostro saykh.<br />
17. “Ella è una principessa”: a motivo del suo ascetismo, poiché gli<br />
asceti sono i sovrani della terra.<br />
“della terra di Persia”: cioè, lei è araba d’eloquio e straniera<br />
d’origine.<br />
18. “`Iraq”: lo `Iraq indica la scaturigine di tutte le cose, perciò si<br />
vuole indicare che questa conoscenza è di provenienza nobile.<br />
“un figlio dello Yemen”: in riferimento alla fede, alla sapienza,<br />
alla mitezza di cuore e al respiro del Misericordioso. Queste<br />
qualità sono l’opposto di quelle attribuite all’`Iraq, la rudezza,<br />
la ferocia e l’infedeltà. Geograficamente invece l’opposto dello<br />
`Iraq è il Magrib, e l’opposto dello Yemen è la Siria. L’antitesi<br />
qui posta è fra le qualità dell’Amato e quelle dell’amante.<br />
19. “due opposti”: si riferisce alla storia di Gunayd. Un uomo sternutì<br />
in sua presenza e disse: “Lode a Dio!” (Corano, 1,1) e Gunayd<br />
completò: “Che è il Signore degli esseri creati”. L’altro replicò:<br />
“E chi è mai l’essere creato, che tu lo menzioni nel medesimo<br />
respiro con Dio stesso?”. “Fratello – spiegò Gunayd – l’effimero,<br />
quando è congiunto con l’Eterno, svanisce senza lasciare<br />
tracce dietro di sé: quando Egli è presente non ci sei tu, e<br />
quando ci sei tu non c’è Lui”.<br />
20. “Yemen e `Iraq”: identificazione degli attributi della collera e<br />
della pietà. Si riferisce alla risposta di Abu Sa`id al-Kharraz, il<br />
quale, richiesto di come conoscesse Dio, disse: “Attraverso la<br />
sua facoltà di riunire gli opposti, poiché Egli è il Primo e l’Ultimo,<br />
il Visibile e l’Occulto (vedi Corano, 57,3).<br />
24. “le Pleiadi”: i sette attributi divini dimostrati dalla filosofia di<br />
scuola.<br />
“Suhayl”: stella che simboleggia l’Essenza divina.<br />
25. “verso la direzione della Siria”: al nord, che simboleggia il<br />
mondo dei fenomeno. Gli attributi divini si manifestano nella<br />
creazione, ma l’Essenza divina non vi prende parte.</p>
<p>*</p>
<p><strong>XLVI</strong></p>
<p><em>1. Fra i grandi occhi e i visceri<br />
c’è una guerra d’amore,<br />
a causa della quale<br />
il cuore soffre pena.<br />
2. Le sue labbra son scure, è bruna lei,<br />
ma la bocca ha di miele:<br />
quello che delle api<br />
si mostra è il chiaro miele che producono.<br />
3. Caviglie forti, un’ombra sulla luna,<br />
sulle sue guance un vivido rossore:<br />
ella è un ramo che cresce sopra i colli.<br />
4. È bella e tutta adorna; è senza sposo,<br />
e ha denti quali chicchi<br />
di grandine, per lustro e per freschezza.<br />
5. Tiene a distanza con il tratto serio,<br />
benché per scherzo faccia l’amorosa;<br />
e c’è la morte, a mezzo<br />
fra quella serietà e quello scherzo.<br />
6. La notte non divenne mai oscura,<br />
e tuttavia là venne,<br />
seguendola, il respiro dell’aurora:<br />
e questo è risaputo da gran tempo.<br />
7. E i venti del Levante<br />
mai passano sui prati<br />
9. Chiesi al vento dell’Est loro notizie,<br />
e il vento disse: “Che bisogno hai?<br />
10. Quando ho lasciato i pellegrini stavano<br />
presso ad al-Abraqan,<br />
ed a Birk-al-Gimad,<br />
ed a Birk-al-Gamim,<br />
dov’è l’accampamento:<br />
11. Essi non sono fermi in alcun luogo”:<br />
Ed io risposi al vento:<br />
“Dove mai troverebbero rifugio<br />
quando i corsieri del mio desiderio<br />
l’inseguono e li cercano?”.<br />
12. Lungi il pensiero! Essi<br />
non han dimora che nella mia mente.<br />
Nel luogo in cui io sono,<br />
lì sta la luna piena. Guarda, e vedi!<br />
13. Non è la mente mia<br />
il luogo dove sorge, e ove tramonta<br />
non è forse il mio cuore?<br />
Poiché la malasorte<br />
del ban e del garàb ora è cessata:<br />
14. Il corvo più non gracchia<br />
sui nostri accampamenti,<br />
offese più non reca<br />
all’armonia della nostra unione.</em></p>
<p>1. Il senso del verso è il seguente: “C’è una guerra d’amore fra il<br />
mondo della commistione e della coesione e le Idee divine, per-<br />
ché questo mondo le desidera e le ama in quanto la sua vita deriva<br />
completamente dal loro sostegno. Ma null’altro che questo<br />
mondo naturale allontana i cuori dei conoscenti dal percepire le<br />
Idee divine; perciò il cuore è in pena e in ambasce a causa della<br />
continua guerra tra essi”.<br />
2. “Le sue labbra son scure, è bruna lei”: si riferisce a una delle<br />
Idee divine, che descrive con le labbra scure in riferimento ai<br />
misteri che contiene.<br />
“quello che delle api si mostra”: menziona le api poiché hanno<br />
esperienza immediata dell’ispirazione che i cuori dei conoscenti<br />
desiderano.<br />
3. “Caviglie forti”: potente e temibile, con riferimento a Corano,<br />
68,42 e 75,29.<br />
“un’ombra sulla luna”: cioè è nascosta, eccetto che agli occhi<br />
della contemplazione.<br />
“un ramo che cresce sopra i colli”: si riferisce alla qualità<br />
dell’autosussistenza che si rivela nelle manifestazioni divine.<br />
4. “tutta adorna”: dei Nomi divini.<br />
“è senza sposo”: nessun essere umano l’ha mai conosciuta.<br />
“denti quali chicchi di grandine”: si riferisce alla purezza della<br />
sua manifestazione.<br />
5. “Tiene a distanza”: è realmente inaccessibile.<br />
“morte”: l’angoscia di quelli che l’amano.<br />
6. “La notte non divenne mai oscura”: ogni mistero esoterico ha la<br />
sua corrispondente manifestazione essoterica: Dio è sia l’Interiore<br />
che l’Esteriore.<br />
“i venti del Levante”: sono le influenze spirituali della manifestazione<br />
divina.<br />
“prati”: sono i cuori.<br />
“belle giovani”: forme sottili della Saggezza divina e della conoscenza<br />
sensibile derivate dalla stazione del Pudore e della<br />
Bellezza.<br />
8. “piegano le fronde”: l’autosussistenza si piega verso ciò che<br />
sussiste nei fenomen<br />
10. “Gimad”, “Gamim”: località della Penisola Arabica.<br />
11. “in alcun luogo”: essi non permangono in alcun stato: Si riferisce<br />
alla sistemazione nella stazione del Mutamento, che i teosofi<br />
considerano la più elevata di tutte.<br />
13. L’albero ban rimanda a bayn, separazione, e l’albero garab rimanda<br />
a gurbat, esilio.</p>
<p><strong>“L’interprete delle passioni” di Ibn ‘ARABI<br />
Urra (Milano), 2008<br />
A cura di Roberto Rossi Testa e Gianni De Martino</strong></p>
<p>                                                                                                        ***</p>
<p>La lettura di quest’opera suscita un sentimento di ammirazione mista a intimo compiacimento: per la fresca bellezza che resiste, da oltre otto secoli, e per il trionfo del lettore ed estimatore sull’oblio e l’indifferenza.<br />
Abu Bakr Muhammad Ibn ‘Ali, più noto con il nome di Ibn ‘Arabi – nato in Andalusia il 28 luglio 1165 e morto a Damasco il 16 novembre 1240) – fu soprattutto filosofo, letterato, poeta e maestro sufi, scrivendo circa cento opere. Egli compose questo canzoniere a partire dal 1201 in occasione di un pellegrinaggio alla Mecca dove conobbe Nizam, una giovane iraniana figlia del suo maestro Zahir ibn Rostan, alla cui attraente bellezza si ispirò. Rimandando alla lettura del saggio di Gianni De Martino (“L’eccedenza mistica”), prefatore e curatore dell’opera assieme a Roberto Rossi Testa, a cui va il merito di averla tradotta per primo, in Italia, dalla versione inglese di Reynold A. Nicholson (The Tarjumàn al-ashwàq: a collection of mystical odes by Muyiddin ibn al – ‘Arabi, Royal Asiatic Society, London, 1911), si segnalano due aspetti, in particolare, tra quelli evidenziati dai curatori, che non mancheranno di sorprendere i lettori. Il primo, storico-religioso, rilevato da Gianni De Martino, riguarda il “sesso e il posto del femminile nella civilizzazione islamica”, attestato dal confluire, nel canzoniere, di “poesia, erotismo e misticismo”, inducendo ad un confronto, immancabilmente, con la situazione attuale. Ibn ‘Arabi fu accusato “di aver composto poesie d’amore sensuale”, e minacciato di conseguenze legali al punto da costringerlo a scrivere, di fretta, il commentario che accompagna i testi; un apparato che se da un lato suscita il sorriso, per l’improponibile, se non canzonatoria, spiegazione ai passaggi erotico-mistici contenuti nel testo, d’altro lato, invece, ci mostra l’estesa cultura del suo autore, la brillante, duttile intelligenza.<br />
Il secondo aspetto, di natura storico-filologica, è l’interrogativo sollevato da Roberto Rossi Testa nella sua nota: “…se e quanto Ibn ‘Arabi e il suo mondo, indipendentemente dalla possibilità materiale di contatto e passaggio, possano essere davvero stati dei precursori dello Stilnovismo in generale e di Dante in particolare, come da parecchie fonti e con varia fortuna si è sostenuto.”<br />
Il successo di quest’opera – al di là delle premesse fatte – si deve naturalmente alla qualità alta del testo, sotto il profilo stilistico e inventivo, alla sua sorprendente rispondenza al gusto e al sentimento dei molti lettori succedutisi nelle varie in epoche e paesi diversi; e al fascino di luoghi ed atmosfere – reali e visionarie – che s’intrecciano con la sensualità pulsante della vicenda amorosa e una sensibilità e una cultura sotto il profilo storico e soggettivo. Ma il lettore è trascinato e attratto anche dai versi essenziali e persuasivi, nello stile e nel discorso.<br />
I primi, bellissimi versi della XVIII canzone – “Fermati alle dimore,/piangi sulle rovine,/e alle abbattute abitazioni chiedi: “Gli amati, dove sono?/I lor cammelli, dove sono andati?” – ci introducono nell’atmosfera soffusa del canzoniere tra miraggio, allucinazione psichedelica e visionarietà mistica. Immagini che ricorrono e si figgono nel lettore conducendolo e trattenendolo “in un deserto (dove) traversano i vapori”, dove “calma dilata” nel “caldo meridiano”, “un fuoco che ha causato il divampare della fiamma (d’amore)”.<br />
Altri versi ci dicono invece dell’amore appassionato e/o sofferente del poeta per la bella Nizam: “Il mio male d’amore è per colei/che ha palpebre malate:/parlandomi di lei deh consolatemi!”; “la brama mi colpisce senza frecce,/la passione mi uccide senza lancia”; “mi sono consumato lungamente/per un’amabile fanciulla, adorna/di prosa e di poesia.” L’amata ci viene descritta a volte con qualità o tratti che presumiamo reali, altre volte in modo trasfigurato, o per metafora: “dotta nell’arte di parlar dal pulpito,/dotata di favella ricca e chiara”; “le sue labbra son scure, è bruna lei,/…/caviglie forti, un’ombra sulla luna,/sulle sue guance un vivido rossore:/…/ella è un ramo che cresce sopra i colli”.<br />
Nel canzoniere di Ibn ‘Arabi sono indubbiamente presenti alcuni connotati che saranno propri del Dolce Stil Novo: la dolcezza e la cantabilità dei versi - tenendo però a mente le scelte operate dal traduttore e dichiarate nella nota, e cioè “la resa (di ogni verso) dell’originale con un numero variabile di settenari e endecasillabi”, e il ricorso a “calchi stilnovistici” quando è parso al traduttore che il testo autorizzasse a farlo) – la concezione dell’amore e di una donna capace di elevare l'animo dell'uomo, di farlo ascendere a Dio.</p>
<p><em>Giovanni Nuscis</em></p>
<p><em></em></p>
<p><em>(<a href="http://" title="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/23/ibn%e2%80%99-arabi-%e2%80%93-l%e2%80%99interprete-delle-passioni-%e2%80%93-urraapogeo-15-euro/">Leggi anche la recensione, su questo blog, di Valter Binaghi</a>)</em><em> </em></p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
