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	<title>fitocosmesi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/fitocosmesi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "fitocosmesi"</description>
	<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 07:58:55 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Dell'Amazzonia sostenibile non si butta via niente]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=353</link>
<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 09:45:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parlando di Amazzonia, dire che la selva è la farmacia delle popolazioni indigene rappresenta un to]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/amazbusi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-354" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/amazbusi.jpg?w=258" alt="" width="258" height="300" /></a>Parlando di Amazzonia, dire che la selva è la farmacia delle popolazioni indigene rappresenta un<em> topos</em> che trascura come la foresta possa costituire un emporio dagli scaffali ben più vari, affollati. Ricchi di spunti e materiali utili non solo per le popolazioni che la abitano ma anche per chi vive altrove.</p>
<p>Il sito di <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/" target="_blank">Amazon your business</a> è un pò bulgaro e costituisce una specie di ossimoro rispetto al libro che il sito promuove ed alla filosofia del suo contenuto, <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/pfd/AYB%20ENG%20Preface.pdf" target="_blank">che invece è ben sintetizzata nella prefazione</a>. La tesi del libro è chiara e consiste nel sottolineare come la protezione della biodiversità tropicale possa (debba?) passare attraverso una valorizzazione sostenibile dei prodotti delle foreste, dando ad essi un valore commerciale preciso,  obbligatoriamente vincolato a qualità, perfezione, eleganza, alta professionalità, l'attenzione per il consumatore e non solo per il produttore. Per centrare l'obiettivo della protezione ambientale  questi prodotti devono nascere con certificazione etica, ambientale e tutti i crismi dell'equità sociale ma devono avere le carte in regola, per forma e sostanza, per competere anche con l'alta gamma del commercio tradizionale, in tutto il mondo, per tutte le tasche.</p>
<p><a href="http://www.cbd.int/doc/newsletters/news-biz-2008-02/?articleid=27" target="_blank">Amazon your business</a> non è un saggio tecnico ma un intelligente <em>pastiche </em>di interviste dal taglio giornalisito ad ONG, attori istituzionali dalla vocazione produttiva e soprattutto cooperative ed aziende attive in svariati comparti. Domande, risposte ed approfondimenti si susseguono in bilico leggero e comprensibilissimo tra la rivista patinata e la brochure socio-ambientale. Il formato scelto è quello delle dieci  domande, con descrizione dei prodotti e degli indicatori di equità e sostenibilità socio-ambientale che i produttori si prefiggono di monitorare, il tutto farcito da storie in presa diretta che amplificano l'empatia tra il lettore ed volto umano di queste esperienze di lavoro. Solidali, attente all'ambiente ma non per questo scarse in professionalità ed ambizioni.</p>
<p>Le classi merceologiche trattate spaziano dagli sciccosissimi fitocosmetici eco-equo-sostenibili dei brasiliani di <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/" target="_blank">Natura</a> ai saponi più <em>rugged</em> di<a href="http://www.tawaya.com.br/english/home_ing.php" target="_blank"> Tawaya</a>, ottenuti da palme locali spontanee come buriti e muru-muru, dal cacao boliviano di <a href="http://www.rainforest-products.com/" target="_blank">REPSA</a> alla linea da toeletta della <a href="http://www.altromercato.it/it/produttori/schede_produttori/sud_america/ecuador/FQB" target="_blank">Fundacion Chankuap'</a> in Ecuador sino alla nutraceutica, con i <a href="http://www.cedecam.org/camucamu_informacion.htm" target="_blank">produttori di camu-camu</a> legati a Cedecam ed attivi nella zona di Iquitos in Perù. Rispondono presente anche fonti che potrebbero far alzare un sopracciglio ad alcuni, come il legname pregiato ma sostenibile di <a href="http://www.pwamazon.com.br/Pwa_fIng.html" target="_blank">Precious Woods Amazon</a>, le pelli di caimano prodotte in Bolivia sotto l'egida della <a href="http://www.fan-bo.org:9090/fan/es/inicio/index_html" target="_blank">Fundacion Amigos de la Naturaleza</a> ed i gioielli in oro di <a href="http://www.communitymining.org/perfil_chocoeng.html" target="_blank">Green Gold-Community Mining</a> dalla Colombia, perchè dell'Amazzonia sostenibile non si butta via niente. Della scheda di Treetap, produttori di borse e borsette in caucciù vegetale da estrattivismo, vagamente à la <a href="http://www.orlakiely.com/uk/" target="_blank">Orla Kiely</a>, è <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/pfd/AYB%20Treetap%20Wild%20Rubber.pdf" target="_blank">disponibile una preview</a>.</p>
<p>Il libro, edito nel 2007 in un formato quadrato molto sexy, patinato il giusto e conseguentemente non economico (45 euro se includiamo le spese di spedizione), è <a href="http://www.amazonyourbusiness.nl/order/" target="_blank">acquistabile online</a> ed arriva a casa in pochi giorni. Il curatore, che dev'essere un tipo da conoscere, probabilmente vi contatterà direttamente per sapere come accidenti avete fatto a scoprire il suo libro.</p>
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<title><![CDATA[Il protettore del bagnante]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=335</link>
<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 13:00:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per chi come il sottoscritto è impegnato nel frenetico inseguimento delle ferie e di un posto al so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/sun.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-337" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/sun.jpg?w=225" alt="" width="225" height="300" /></a>Per chi come il sottoscritto è impegnato nel frenetico inseguimento delle ferie e di un posto al sole, un approfondimento a tema. L'<a href="http://www.ewg.org/" target="_blank">Environmental Working Group</a> ha reso disponibili <a href="http://www.cosmeticsdatabase.com/special/sunscreens2008/summary.php" target="_blank">risultati e metodologie di uno studio comparativo</a> condotto  per valutare sicurezza ed efficacia su oltre 900 filtri e protezioni solari (con fattore superiore a 15) presenti sul mercato americano. Solo 28 hanno passato a pieni voti l'esame e molte marche leader hanno preso la sveglia, come si suol dire. <em>Claims</em> errati in termini di durata ed efficacia della protezione, di resistenza all'acqua, protezione inadeguata contro UVA o UVB o addirittura verso entrambi, formulazioni a rischio allergenico, ingredienti in grado di essere assorbiti a livello transdermico i principali problemi evidenziati dalla ricerca (qui l'<a href="http://www.cosmeticsdatabase.com/special/sunscreens2008/report_claims.php" target="_blank">elenco completo</a> delle rogne). Lo studio usa come riferimento la normativa americana (a quanto pare oggetto di ampie critiche dato che non è stata aggiornata dal 1978 ) e tratta prodotti non sempre disponibili sul mercato italiano, ma una comparazione degli INCI può essere utile anche per fare la scelta giusta dalle nostre parti.</p>
<p>Sullo stesso sito, una pratica e sintetica <a href="http://www.cosmeticsdatabase.com/special/sunscreens2008/ewg_sunscreen.pdf" target="_blank">guida alla scelta della protezione solare</a> ed alla lettura dei relativi ingredienti. Anche Scientific American <a href="http://www.sciam.com/article.cfm?id=are-sunscreens-safe&#38;sc=rss" target="_blank">ha da poco ripreso e commentato</a> i risultati divulgati da EWG.</p>
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<title><![CDATA[Santi Licheni]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=309</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 08:21:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[I licheni sono specie simbiontiche, cooperative biologiche nate dalla stretta collaborazione tra alg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I <a href="http://www.cisniar.it/il_mondo_dei_licheni.htm" target="_blank">licheni </a>sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simbiosi_%28ecologia%29" target="_blank">specie simbiontiche</a>, cooperative biologiche nate dalla stretta collaborazione tra alghe e funghi, probabilmente derivata dall'evoluzione di una parassitosi. Sono longevi, spesso centenari, crescono lentamente e questo li obbliga a difendersi da e competere con altri microrganismi con cui spartiscono habitat e nicchie ecologiche particolarmente ostili (temperature rigide,  stress ambientale elevato, scarsità di nutrienti). Questo li ha portati a sviluppare composti difensivi specializzati nella difesa ed offesa verso microrganismi di vario tipo e tra i più efficaci a riguardo si trovano i derivati dibenzofuranici. Noi, da bravi approfittatori, ci limitiamo ad utilizzare per i nostri scopi queste sostanze, tra cui una delle più facili (o meno difficili) da recuperare è l'acido usnico. Il nome non individua una singola struttura molecolare in quanto gli estratti meno purificati sono caratterizzati da una miscela di più isomeri ed enantiomeri, tra i quali il più efficaci come antimicrobici sono gli acidi (+)- e (-)-usnico.</p>
<p>Uno di questi tuttavia è particolarmente rilevante per il suo uso come conservante funzionale in fitocosmesi ed è l'acido usnico, di cui sono disponibili due esaustive review (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/usnicodue.pdf" target="_blank">pdf numero uno</a> e <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Usnic_acid.pdf">pdf numero due</a>) datate 2002 che coprono  caratteristiche salienti ed usi possibili (non solo cosmetici) della sostanza che viene dal freddo, spiegando come in realtà si tratti di una molecola dall'impiego più comune di quanto non si creda. L'utilizzo dell'acido usnico è limitato all'uso come conservante cosmetico o al massimo come ingrediente funzionale per prevenire aggressioni fungine della pelle ma non si estende all'ambito medico-terapico (fatte salve frequenti eccezioni  non sostenute da evidenze sperimentali solide) ed i trial clinici disponibili sono pochissimi.  Sebbene i due isomeri non presentino uguale efficacia, per entrambi l'azione è limitata ai batteri Gram+ ed agli anaerobi, mentre risultano inattivi sia nei confronti dei Gram- che verso lieviti e funghi, a meno di modifiche. Questo va tenuto in conto da parte dei formulatori, in quanto offre una copertura antimicrobica solo nei confronti di categorie specifiche ed in diversi casi ha indirizzato l'utilizzo del nostro acido nella preparazione di deodoranti, dato che proprio i batteri Gram+ sono tra i principali cause dello sviluppo di cattivi odori corporei. Sebbene le indicazioni nei confronti di patogeni fungini siano scarse e poco rilevanti sono comunque presenti in commercio creme a base di acido usnico per il trattemento topico di infezioni cutanee (<em>Tinea pedis</em> ad es.). <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/unsic.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-268" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/unsic.gif?w=257" alt="" width="257" height="150" /></a></p>
<p>Come ingrediente funzionale i risultati disponibili offrono garanzie nel controllo della placca batterica orale già all'1% in formulazioni  destinate alla prevenzione delle carie, dentifrici inclusi, in quanto soprattutto l'acido (+)-usnico garantisce una inibizione selettiva a carico di <em>Streptococcus mutans</em>, uno dei principali agenti eziologici delle carie dentali. L'impiego come conservante cosmetico è suffragato da alcune evidenze sperimentali la cui applicabilità può interessare anche applicazioni non industriali ma artigianali. Ad esempio estratti glicolici di lichene standardizzati al 10% in acido usnico sono risultati efficaci come conservanti in creme cosmetiche idratanti, sebbene in commercio siano disponibili in genere estratti di solito idroalcolici con un titolo inferiore, attorno al 5%. Un plus del suo impiego, non ancora approfondito a pieno ma interessante è quello della possibile azione antinfiammatoria mendiante inibizione della sintesi delle prostaglandine, attivatori della cascata infiammatoria acuta ma soprattutto cronica.</p>
<p>Un valore aggiunto che in cosmesi è sempre ritenuto pregiato. Come molti principi attivi isolati usati come ingredienti in cosmesi, molto è stato fatto per aumentare efficacia e stabilità dell'acido usnico. Pur trattandosi di pratiche non sempre accettate dai sostenitori della fitocosmesi <em>kosher</em>, migliori risultati si sono ottenuti grazie a trattamenti con trietanolammina, vari tipi di idrazidi o complessazione con rame. Quest'ultima in associazione con acido undecilenico è in grado di aumentare considerevolmente l'azione antimicotica, come nel caso di <em>Tinea pedis</em>; in generale le informazioni sull'azione contro funghi patogeni sono tuttavia abbastanza datate. Per contro altri tipi di trasformazioni della struttura chimica dell'acido usnico si sono rivelate infruttuose. Le proiezioni d'impiego nell'ambito più medico-terapeutico, come accennato, sono minori. Una riguarda l'applicazione topica in caso di <em>Papillomavirus</em> genitale come coadiuvante la riepitelizzazione a seguito delle lesioni causate dalla radiochirurgia.</p>
<p>Sussiste qualche problema di reperibilità: l'acido usnico è estraibile solo da alcuni generi di licheni (<em>Usnea, Cladonia, Evernia, Lecanora, Parmelia, Ramalina</em>) con una resa massima che non supera il 6% nel genere più ricco,<em> Alectoria</em>. Non esistono altre fonti nel Regno Vegetale. Il lichene d'Islanda (<em>Cetraria islandica</em>), uno dei licheni più comunemente reperibili in erboristeria non contene quantità significative di acido usnico, per cui non è da considerare come fonte adeguata di conservanti, nonostante i vari riferimenti presenti su internet.  Dato il lento sviluppo e le condizioni particolari di crescita dei licheni la loro produzione industriale è complicata, difficilmente sostenibile dal punto di vista economico e ci si limita alla raccolta spontanea di risorse forestali, fattore che attualmente limita il diffuso utilizzo dell'acido usnico su grande scala. La specie più utilizzata come fonte di acido usnico da destinare all'uso cosmetico e <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/usneabarbata.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-281" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/usneabarbata.jpg?w=295" alt="" width="295" height="264" /></a> farmaceutico è <em>Usnea barbata</em>, in quanto offre la migliore combinazione tra contenuto in principio attivo, facilità di crescita e produzione di biomassa con un picco di produzione tra inverno e primavera. Come sempre in questi casi il tema del rapporto tra volumi di consumo e sostenibilità è critico e va tenuto presente sia nel prezzo del prodotto finito che nella sua promozione commerciale in assenza di un piano di gestione delle risorse naturali.</p>
<p>L'acido usnico ha anche un utilizzo "extracurricolare" nel controllo del peso corporeo da parte dei maniaci del body-building, presumibilmente dato da una interpretazione estremamente letterale di alcuni studi sull'inibizione esercitata dall'acido usnico a carico di enzimi coinvolti nel metabolismo lipidico (e da una deriva farmacocentrica basata sull'esaltazione del superfluo). I dosaggi segnalati in maniera del tutto estemporanea ed empirica su vari forum ed anche inseriti in alcuni prodotti commerciali come il <a href="http://www.functionalingredientsmag.com/fimag/articleDisplay.asp?strArticleId=468&#38;strSite=FFNSite" target="_blank">famigerato Lipokinetix</a> (fortunatamente ritirato dal mercato per le sue multiple tossicità, qui <a href="http://ntp.niehs.nih.gov/ntp/htdocs/Chem_Background/ExSumPdf/UsnicAcid.pdf" target="_blank">un pdf che riassume la vicenda</a>) risultano totalmente al di fuori dei <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6W7C-4CXHGDK-6&#38;_user=5674537&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000027764&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=5674537&#38;md5=3c91f49b7e429832c1d1496870bd6c3e" target="_blank">limiti di sicurezza</a> tossicologica ed <a href="http://www.blackwell-synergy.com/doi/abs/10.1111/j.1572-0241.2004.04165.x" target="_blank">esiti infausti di epatotossicità fulminante non mancano</a>. I dosaggi topici previsti dagli impieghi cosmetici citati in precedenza sono invece da considerarsi sicuri, così come lo è il quadro dermotossicologico dato che i patch test effettuati con l'acido usnico sono risultati negativi anche in soggetti con ipersensibilità ai licheni (e causata da altre sostanze).</p>
<p>-------------------------------------------</p>
<p>A review on usnic acid, an interesting natural compound<br />
Moreno Cocchietto · Nicola Skert · Pier Luigi Nimis Gianni Sava<br />
Naturwissenschaften (2002) 89:137–146</p>
<p>Lichens are a world-widespread consortium of fungal and photosynthetic partners. Usnic acid is one of the most common and abundant lichen metabolites, well known as an antibiotic, but also endowed with several<br />
other interesting properties. This review summarises the most relevant studies on usnic acid, focusing on a number of biological activities in different fields. On the basis of the existing literature, usnic acid seems to be an exclusive lichen product. No synthetic derivatives more effective than the natural form are known. Both the (+) and (–) enantiomers of usnic acid are effective against a large variety of Gram-positive (G+) bacterial strains, including strains from clinical isolates, irrespective of their resistant phenotype. Of particular relevance is the inhibition of growth of multi-resistant strains of Streptococcus aureus, enterococci and mycobacteria. The (+)-usnic acid enantiomer appears to be selective against Streptococcus<br />
mutans without inducing perturbing side effects on the oral saprophyte flora. On the other hand, the (–)-usnic acid enantiomer is a selective natural herbicide because of its blocking action against a specific key plant enzyme. Other recognised characteristics of usnic acid are ultraviolet absorption and preserving properties. The toxicology, the in vitro anti-inflammatory effects and the mechanism of action of usnic acid need to be investigated in greater detail in order to reach clinical trials and to allow further applications. Furthermore, more research is needed to make possible intensive lichen culture, in order to produce large quantities of lichen substances for pharmaceutical, cosmetic and agricultural purposes. Some biological aspects, i.e. the possible biological roles of usnic acid, are discussed.</p>
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<title><![CDATA[Il futuro roseo dell'Afghanistan]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=295</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 09:31:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il profumo è l&#8217;oppio dei popoli, ma per una volta è un oppio che inebria nella miglior manie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/papav.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-296" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/papav.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Il profumo è l'oppio dei popoli, ma per una volta è un oppio che inebria nella miglior maniera. L'Afghanistan martoriato che tutti abbiamo imparato a conoscere dalle cronache degli ultimi trent'anni è crocevia ed epicentro della produzione mondiale di papavero da oppio. Come noto questa coltivazione ad elevatissimo reddito da decenni finanzia i signori della guerra della zona (e non solo), costituisce l'unica fonte di reddito per i contadini delle valli ed il suo mantenimento illegale è per buona parte sia causa che effetto dell'ingovernabilità dell'area. Complessivamente nel 2007 oltre 180.000 ettari afghani erano coltivati ad oppio con una produzione stimata di circa 7000 tonnellate, pari a circa un terzo dell'intero PIL nazionale. Un record, nonostante la presenza militare internazionale. Tale produzione è mantenuta e garantita da un sistema repressivo e totalitario eufemisticamente definibile come feudale, raccontato nel bel reportage sull'argomento leggibile sul <a href="http://www.peacereporter.net/button/preview/upload/documenti/DEFINITIVO_web.pdf" target="_blank">numero di luglio 2007</a> di <a href="http://www.peacereporter.net/" target="_blank">Peace Reporter</a>. Nelle vallate afghane così come negli altipiani colombiani con la coca, lo stato di guerra permanente è uno status necessario e funzionale al mantenimento di affari proibiti ma lucrosi, che <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/02/12/piante-perdute/" target="_blank">sempre ed ovunque</a> si conducono a scapito di chi in quelle terre avrebbe il diritto di vivere liberamente, avendo accesso ad un minimo sindacale di benessere, scegliendo ad esempio cosa coltivare e per chi.</p>
<p>Eppure da quelle zone possono arrivare anche anche storie intrise di bellezza resistente, di profumo e di vita. Da qualche anno alcune ONG tedesche stanno stimolando la nascita di aziende afghane operative nel settore bio-cosmetico, spingendo giustamente non verso un intervento isolato d'assistenza ma mirato all'inserimento sul mercato di prodotti ad elevatissimo valore aggiunto, in grado di fornire a contadini e produttori un rientro competitivo con i margini dell'oppio. Qualcosa che possa entrare in concorrenza con <em>Papaver somniferum</em> in termini di introito netto e vantaggi derivati (maggiore libertà di produzione, minor impegno fisico, minore sfruttamento delle risorse naturali, meno rischi nella commercializzazione, ecc.).</p>
<p>Un prodotto che si avvicina a queste richieste è la <em>Rosa</em> x <em>damascena</em>, l'ibrido tra <em>Rosa gallica</em> e <em>Rosa moschata</em> che da secoli è coltivato in Bulgaria, Turchia e soprattutto nel vicino Iran.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/rose.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-297" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/rose.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p>La produzione biologica di rose da destinare all'estrazione di acqua di rose ed assoluta di rosa si può giovare in Afghanistan di alcuni vantaggi. Le condizioni climatiche ad esempio sono ideali per la coltivazione di qualità della Rosa damascena: le temperature elevate in corrispondenza del periodo di fioritura permettono di massimizzare la resa e la simultanea fase di siccità consente di produrre un'assoluta ed un'acqua di rose di altissimo pregio. Se sostenuto dall'esterno grazie all'inserimento nei canali commerciali del settore profumiero (preferibilmente bio) la produzione di assoluta di rosa può permettersi di competere come redditività con quella del papavero da oppio. In base ai prezzi del 2006, un ettaro di papavero permette di produrre 30kg di oppio pari a 9000 dollari. Una stessa superficie a Rosa damascena produce in loco 6000 rose che con il know-how adeguato garantiscono circa 1,5 kg di olio di rosa, da cui si ricavano circa 7-8000 dollari. Le cifre sono simili, non identiche, ma le rose hanno bisogno di quantità molto minori di acqua, vero fattore limitante (al contrario della superficie coltivabile) nell'agricoltura afghana. E la loro coltivazione è legale. L'esistenza di una tradizione locale nella produzione dell'olio di rosa risalente agli anni 70 e  vicinanza con un produttore storico come l'Iran, inoltre, facilitano il trasfrimento di competenze e l'inserimento dei prodotti sul mercato internazionale.</p>
<p>Le tracce in rete sul sogno del passaggio dal rosso dei campi di papavero da oppio al rosso dei campi di Rosa damascena, si infilano come i sassolini di Pollicino: dall<a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m2742/is_369/ai_n24989924/pg_1" target="_blank">'articolo del 2006</a> apparso su The Middle East <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m2742/is_369/ai_n24989924/pg_3" target="_blank">(in particolare l'ultima pagina</a>) alla <a href="http://www.welthungerhilfe.de/hilfsprojekt-afghanistan-rosen.html" target="_blank">pagina di descrizione del progetto</a> (in tedesco) a cura di Deutsche Welthungerhilfe (German Agro Action), l'ONG tedesca che più ha promosso l'iniziativa. Dopo i primi passi, fatti importando piante dalla Bulgaria già nel 2004 <a href="http://www.asianews.it/index.php?art=1896&#38;l=it" target="_blank">come testimoniato su Asianews</a> (in italiano) anche sotto l'egida <a href="http://www.undp.org.af/News/2004/20040602_pr_afghan_rose_oil.pdf" target="_blank">dall'UNDP</a>, attualmente la filiera ha iniziato a funzionare completamente, giungendo al suo sbocco più giusto ed auspicabile, quello legato alla biocosmesi. Come spiegato su <a href="http://www.smartplanet.com/" target="_blank">Smartplanet</a>, le fragranze a base di Rosa damascena prodotte in Afghanistan a partire dal progetto citato <a href="http://www.smartplanet.com/news/people/10001390/afghan-farmers-see-rosy-future-in-organic-roses.htm" target="_blank">sono entrate nelle formulazioni</a> di una <a href="http://www.dr.hauschka.de/english/news/kaviar-gauche-cosmetic-bag/backgrounds/roseproject.php" target="_blank">nota azienda tedesca</a> molto attiva nel settore dei cosmetici bio.</p>
<p>Un'eccellente sintesi è offerta da questa intervista ad un produttore locale di rose, che riassume la realtà locale, gli sbocchi di mercato e le relazioni con la cooperazione tedesca.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_H09vkKJOLE'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/_H09vkKJOLE&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
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<title><![CDATA[A latere]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=292</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 13:23:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[A margine delle attività del convegno IFOAM che si tiene a Modena in questi giorni, mercoledi 18 ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>A margine delle attività del <a href="http://www.modenabio2008.org/" target="_blank">convegno IFOAM</a> che si tiene a Modena in questi giorni, mercoledi 18 maggio presso il <a href="http://www.baluardodellacittadella.it/?page_id=4" target="_blank">Baluardo della Cittadella</a> la si terrà <a href="http://www.equo.it/site/news/080605.html" target="_blank">un convegno</a> sull'utilizzo della biodiversità come stimolo per il mercato nei PVS. Titolo: "<em>Lo sviluppo rurale contro la povertà attraverso la sostenibilità dell'agricoltura, la biodiversità e l'equità</em>".</p>
<p>A giudicare dalla <a href="http://www.ifoam.org/events/ifoam_conferences/owc/modules/wed_international_cooperation.html" target="_blank">scaletta degli interventi</a> prevedo contenuti più istituzionali che tecnici specialmente nella sessione mattutina, con forse più fumo che sugo. Si entra ad invito (ottenibile via email, nel link i dettagli), non si dovrebbe pagare e può essere una buona occasione per capire come si muovono ONG, Slow Food e Fair Trade nella valorizzazione della biodiversità.</p>
<p>Molto interessante invece <a href="http://www.modenabio2008.org/allegato.asp?ID=114091" target="_blank">la scaletta</a> della già annunciata <a href="http://www.modenabio2008.org/page.asp?IDCategoria=160&#38;IDSezione=3114" target="_blank">Conferenza sulla Cosmesi Naturale</a> che avrà luogo il giorno 20 a Sassuolo presso le <a href="http://www.termesalvarola.it/home.htm" target="_blank">Terme della Salvarola</a>: quasi tutti gli interventi sembrano offrire spunti degni di essere approfonditi.</p>
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</item>
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<title><![CDATA[Facendo le pulci ai conservanti naturali]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=133</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 09:46:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se c&#8217;è uno spauracchio per il consumatore consapevole di fitocosmetici, questo ha il cappello]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/cosme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-200" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/cosme.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Se c'è uno spauracchio per il consumatore consapevole di fitocosmetici, questo ha il cappello storto dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paraben" target="_blank">parabeni</a>, la giacca sdrucita del <a href="http://www.unipro.org/Clienti/Unipro/Dettaglio.asp?fCodInf=1695&#38;fInfTip=PRI" target="_blank">fenossietanolo</a> ed è imbottito di paglia alla<a href="http://www.dors.it/pag.php?idcm=661" target="_blank"> formaldeide</a>. L'<em>habitus</em> dello spaventapasseri è quello dei conservanti di sintesi, visti <a href="http://lola.forumup.it/about10703-lola.html" target="_blank">a torto o a ragione</a> come ingredienti non solo sgraditi ma potenzialmente pericolosi per la salute nostra e del nostro pianeta, come ciclicamente ricordato anche dalle <a href="http://luzzo.blogspot.com/2008/02/shampoo-dentrifici-e-sostanze-sospette.html" target="_blank">associazioni di consumatori</a>. La formaldeide, ad esempio, è classificata da tempo come potenziale carcinogeno dall'EPA, la sua tossicità ed <a href="http://dermnetnz.org/dermatitis/formaldehyde-allergy.html" target="_blank">allergenicità</a> non sono dubbie ma certe ed il suo impiego risulta vietato in forma pura e normato per quanto riguarda le sostanze che la possono generare indirettamente, i cosiddetti "<a href="http://ec.europa.eu/food/fs/sc/sccp/out187_en.pdf" target="_blank">cessori di formaldeide</a>". Non tutti i conservanti di sintesi (non tutti i parabeni indiscriminatamente, ad esempio) sono tuttavia mostri trinariciuti, sia chiaro, ma per alcuni di essi la puzza di zolfo si sovrappone ad una certa dose di dubbi e di rischi che -la prevenzione d'innanzi al dubbio non guasta mai- porta i formulatori più coscienziosi (e/o attenti ad una certa nicchia di mercato, se volete) a cercare alternative. E induce diversi consumatori a voler scegliere consapevolmente di non rischiare. Il tutto contribuisce a definire, ed una panoramica anche rapida ai link riportati lo testimonia, un argomento su cui esistono posizioni differenti, visioni spesso preconcette da ambo i lati ed una conseguente leggera confusione al momento della scelta.</p>
<p>Lo stato di conservazione di creme e prodotti cosmetici, però, non guarda in faccia a nessuno e richiede formulazioni a prova di bomba o l'utilizzo di conservanti in special modo se gli ingredienti sono tutti naturali, ovvero deperibili secondo Natura. Se infatti un conservante può essere sgradito, un cosmetico degradato o mal conservato può essere causa e vettore di problemi altrettanto gravi e quasi sempre si tratta di trovare una soluzione di compromesso tra la presunta tossicità del conservante ed il rischio certo del mal conservato.</p>
<p>Questo, nel corso degli ultimi lustri, ha aperto la strada a numerosi ingredienti fitocosmetici dalle reali o presunte doti conservanti, con storie liete ed altre meno. Ad esempio, ha portato ad una immeritata ribalta l'uso del GSE, l'estratto di semi di pompelmo (<em>Citrus grandis</em>), la cui efficacia era (ed è) tuttavia dovuta alla conclamata <a href="http://www.saicosatispalmi.org/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=25&#38;Itemid=12" target="_blank">presenza di conservanti di sintesi</a> negli estratti commerciali testati inizialmente e <a href="http://www.jstage.jst.go.jp/article/shokueishi/49/1/49_56/_article" target="_blank">più volte confermata</a> anche in tempi recenti.</p>
<p>Gradualmente le strategie cosmetologiche si sono via via affinate e prevedono spesso un approccio integrato al problema: materie prime più stabili, uso di ingredienti funzionali alla conservazione oltre che all'attività, creazione di prodotti che presentino un habitat il più possibile sgradito a lieviti, muffe e batteri (meno acqua possibile o alta concentrazione di certi ingredienti, ad esempio, oppure attenta modulazione del pH), sino ad arrivare alla scelta di contenitori magari scarsamente sexy ma poco o nulla propensi a favorire la contaminazione del loro contenuto (lunga vita ai tubetti, pollice verso ai vasetti in cui infilare le dita mai sterili).</p>
<p>Per una panoramica in chiave professionale (intesa come rissunto divulgativo della ricerca applicata, non come ineffabile giacimento di <em>hard-science</em>) uno schematico quadro della situazione lo offre questo articolo apparso su <a href="http://www.personalcaremagazine.com/" target="_blank">Personal Care Magazine</a> nel 2005 (<a href="http://www.dweckdata.com/Published_papers/Natural_Preservatives_update.pdf">scarica il pdf</a>). Quello descritto dall'autore è un tipico approccio "ad ostacoli", in cui una serie di ingredienti opportunamente dosati producono un effetto conservante sinergico complessivamente maggiore di quello che avrebbero se usati da soli. E' una prospettiva più sistematica, che ha bisogno di maggiore cura e studio del prodotto e degli ingredienti rispetto a quella semplicistica, che risolve il problema draconianamente tramite l'aggiunta di relativamente grosse quantità di conservanti di sintesi. Seppur <em>cum grano salis</em> (alcune delle sostanze suggerite hanno un background di efficacia conservante da rivedere) l'articolo rappresenta una buona porta d'ingresso per chi volesse saperne di più, con l'intento di approfondire in seguito.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/honeysuckle.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-201" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/honeysuckle.jpg?w=300" alt="" width="300" height="195" /></a>Uno dei conservanti citati nel testo e degno di una lettura dettagliata è ad esempioi un estratto commerciale di caprifoglio giapponese (<em>Lonicera japonica</em>), che essendo anche blandamente antinfiammatorio potrebbe permettere di cogliere i proverbiali due piccioni con una fava. Si tratta di una formulazione proprietaria, messa in commercio inizialmente da una ditta di Singapore, la <a href="http://www.campo-research.com/" target="_blank">Campo Research</a>. L'azienda produce una vasta gamma di estratti ed additivi per l'industria cosmetica ed in particolare ha lanciato alcuni anni fa una miscela conservante chiamata <a href="http://www.campo-research.com/campo/products/plant.html" target="_blank">Plantservative</a>, di cui è disponibile una scheda abbastanza esaustiva. Spigolando per la rete sono apparsi tuttavia alcuni alert: il caprifoglio -si dice- produce formaldeide e contiene parabeni, per cui fare un poco di chiarezza sulla questione può essere utile.</p>
<p>Ci sono indicazioni, ma non è disponibile una vera e propria conferma inconfutabile, che <em>Lonicera japonica</em> possa contenere sostanze che a determinate condizioni di pH acido, solventi o altri ingredienti molto polari, presenza di metalli, luce e temperatura potrebbero degradarsi e rilasciare formaldeide. La combinazione di eventi che porta alla formazione della formaldeide pare <a href="http://lola.forumup.it/post-2470-lola.html" target="_blank">abbastanza cabalistica</a>, ovvero rara per una normale applicazione cosmetica ed in teoria evitabilissima se il formulatore sa il fatto suo.  Non è neppure chiara la quantità di formaldeide eventualmente rilasciata, in quanto non risulta chiara la quantità di idrossimetil glicinato, ovvero del presunto precursore. Del quale, a completare uno scenario ingarbugliato, non è chiara neppure l'origine: già presente naturalmente nella pianta o ben più probabilmente <a href="http://www.truthinskincare.com/2008/01/ingredient-watch-sodium.html" target="_blank">aggiunto artificialmente nell'estratto</a> come il benzetonio cloruro nel GSE? A leggere le indicazioni presenti <a href="http://mblau.free.fr/forum/viewtopic.php?t=391&#38;postdays=0&#38;postorder=asc&#38;start=15" target="_blank">su questo forum francese</a> (purtroppo mancano dati bibliografici precisi ed a rigor di garantismo quanto scritto va comunque preso con le molle), il sospetto è forte e se, come si sospetta, gli estratti di Lonicera effettivamente contengono idrossimetil glicinato questo non può essere endogeno. Sia il sale sodico dell'idrossimetilglicinato che il fenossietanolo citati sono ottimi, ma non atossici, conservanti già a concentrazioni attorno all'1%.</p>
<p><a class="alignleft" href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/paraben.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-228" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/paraben.jpg?w=77" alt="" width="77" height="135" /></a>Sull'<em>affaire</em> parabeni, la situazione non appare più chiara. I parabeni in fondo sono fenoli sostituiti, esteri dell'acido <em>para</em>-idrossi-benzoico come quello schematicamente raffigurato in figura, ed in teoria possono essere presenti in Natura (difficilmente identici ma omologhi a quelli di sintesi). Se si osservano bene le molecole illustrate nell'articolo di Personal Care, molti degli ingredienti naturali citati hanno una struttura molto vicina a quella dei parabeni. Stando all'articolo citato, che a sua volta riporta informazioni rilasciate dalla Campo Research, il caprifoglio contiene un flavonoide, la lonicerina, che può presentarsi sia in forma di glicoside semplice (aglicone luteolina normalmente legato ad uno zucchero e come tale strutturalmente identificata e classificata CAS [25694-72-8] con sinonimo Veronicastroside) che esterificata in uno dei suoi idrossili con l'acido para-idrossi benzoico, formando quello che per la nomenclatura chimica sarebbe definibile come un <em>paraben</em>. Si tratta comunque di un parabene sebbene molto diverso da quelli sintetici, nei quali l'acido è legato ad alcoli a corta catena (butanolo, metanolo, propanolo ecc.). Per sapere se esistono gli stessi punti interrogativi dei suoi fratelli sintetici occorrerebbero studi di tossicità specifici per questa molecola, che essendo un estere tra l'acido citato sopra ed un flavonoide è in realtà molto diversa da un parabene sintetico anche in termini di solubilità, assorbimento, stabilità, eccetera.</p>
<p>Mancano però, o almeno non è dato trovarle da nessuna parte, indicazioni definitive ed indipendenti sulla reale intensità dell'azione antimicrobica degli estratti di <em>Lonicera japonica</em>, per tacere della lonicerina isolata. Anzi, a quanto risulta spulciando la bibliografia non sono disponibili neppure dati sulla identificazione strutturale degli esteri tra lonicerina ed acido <em>p</em>-idrossibenzoico e tanto meno una quantificazione precisa della loro presenza negli estratti di Lonicera (qualcosa c'è <a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/109932466/abstract?CRETRY=1&#38;SRETRY=0" target="_blank">in termini di flavonoidi semplici</a>, non esterificati con l'acido <em>p</em>-idrossibenzoico). Abbondanti invece le informazioni su <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18069743" target="_blank">altri metaboliti secondari</a>, a causa dell'impiego della droga chiamata Jin Yin Hua o <em>Flos Lonicerae</em> in Medicina Tradizionale Cinese. I dati di attività batteriostatica disponibili <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6T6R-4S03RKK-1&#38;_user=606283&#38;_coverDate=10%2F15%2F2008&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000031458&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=606283&#38;md5=c71e93f063e868831931212f99a012de#secx14" target="_blank">non sembrano distanti da quelli di altri estratt</a>i o sono presenti su <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9208561" target="_blank">pubblicazioni virtualmente inaccessibili, </a>ergo è difficile capire che estratto è stato usato e su che matrice testato. Ho quindi il sospetto (desideroso solo di essere smentito) che quella delle proprietà batteriostatiche della Lonicera sia una indicazione deduttiva, con diversi elementi dubbi e non derivata da evidenze inconfutabili, anzi abbastanza fragile. Ovvero, visto che si dice possa contenere un presunto simil-paraben si è supposto che i suoi estratti siano antimicrobici e questa infilata di supposizioni è nel tempo lievitata sino a diventare qualcosa da presentare come un dato di fatto, senza reali evidenze concrete.</p>
<p>Nello stesso articolo si citano alcuni componenti di profumi vegetali come l'acido anisico e la perillaldeide, oltre a frazioni dell'olio di Melaleuca e del piccante Wasabi. L'acido usnico estratto dai licheni e l'esotico hinokitiol completano il quadro dei possibili conservanti naturali usati in cosmesi. Tra tutti l'acido usnico è quello che merita un approfondimento specifico, che seguirà a breve.</p>
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<title><![CDATA[Storie di alberi in Africa]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=232</link>
<pubDate>Sun, 25 May 2008 20:29:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parallelismi divergenti sui binari di una stazione dall&#8217;Africa nera. Al primo binario la stori]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Parallelismi divergenti sui binari di una stazione dall'Africa nera. Al primo binario <a href="http://www.new-ag.info/08/03/focuson/focuson6.php" target="_blank">la storia raccontata da New Agriculturist</a>. In Kenia la produzione di <em>Moringa oleifera</em>, anche sulla scia di un successo commerciale discusso in un <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/04/30/moringa-zeta/" target="_blank">post precedente</a>, sta dando nuove risorse all'agricoltura di sussistenza nelle aree del paese climaticamente più svantaggiate. La sua coltivazione, inoltre, si sta dimostrando efficace anche in coltura forestale integrata, garantendo un minimo d'ombra ideale per la crescita di altre piante utili e limitando l'erosione del suolo.  La diversificazione dei prodotti che se ne ottengono (foglie, semi) e dei mercati (cosmetico, alimentare, allevamento) garantisce vantaggi non solo ecologici ma anche economici nella zona. Molti contadini hanno infatti iniziato a coltivare la pianta, che non viene più solo raccolta allo stato spontaneo, aumentando quindi i volumi di produzione e facilitando la creazione di un microtessuto produttivo per la lavorazione delle materie prime.</p>
<p>La storia della Moringa potrebbe iniziare ad assomigliare a quella del Karitè, per il quale già si parla di "karitè belt" con riferimento all'area geografica di produzione e commercializzazione, come descritto in <a href="http://www.watradehub.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=939&#38;Itemid=234&#38;lang=en" target="_blank">questo bell'articolo (in francese) </a>di Tradewinds - <a href="http://www.watradehub.com/index.php?option=com_frontpage&#38;Itemid=1" target="_blank">West Africa Trade Hub</a>.</p>
<p>Al binario due <a href="http://allafrica.com/stories/200805070624.html" target="_blank">la storia raccontata da AllAfrica</a>. Come da tempo noto la raccolta eccessiva di una risorsa quasi esclusivamente forstale come la corteccia di <em>Pygeum africanum</em> sta aumentando esponenzialmente il rischio di estinzione della specie, sebbene questa sia nella <a href="http://www.cites.org/eng/notif/1998/19.doc" target="_blank">lista CITES</a> da un decennio. La droga, usata come rimedio erboristico l'ipertrofia prostatica benigna sia in Africa che in Occidente e considerata un possibile afrodisiaco a livello popolare, ha vissuto un immediato boom di vendite senza che venisse creato un minimo di piano di sostenibilità per la sua raccolta. La pianta non viene coltivata se non in rari casi ma scortecciata direttamente in foresta. Un'eccessiva asportazione della corteccia, condotta con sistemi rudimentali e senza controllo forestale determina infatti la morte dell'albero, sebbene siano possibili <a href="http://www.wwf.org.uk/filelibrary/pdf/pafricana.pdf" target="_blank">tecniche di raccolta meno distruttive</a> ma anche meno redditizie nell'immediato.</p>
<p>Da un lato un minimo di pianificazione della produzione e del mercato sta permettendo di ottenere vantaggi in termini di ricaduta economica e di sostenibilità, dall'altro invece un approccio rapace e privo di regole sta creando più danni che ritorni.</p>
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<title><![CDATA[Gang green]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=204</link>
<pubDate>Fri, 02 May 2008 09:50:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mi trovo provvisoriamente in Inghilterra e spulciando un free press londinese (The London Paper, un ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Mi trovo provvisoriamente in Inghilterra e spulciando un free press londinese (<a href="http://www.thelondonpaper.com/cs/Satellite/london/home" target="_blank">The London Paper</a>, un giornalaccio) sono capitato su un articoletto dedicato alle aziende che marciano un pò troppo disinvoltamente sull'onda verde del marketing, riempiendosi la bocca di termini come sostenibile, biologico &#38; co. Senza averne le credenziali, ovviamente. La tecnica di mercato è del resto codificata da tempo come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greenwash" target="_blank">greenwash</a> ovvero più o meno "lavaggio del cervello verde".</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/green.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-205" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/green.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Pare che opportunamente il garante britannico per la pubblicità (<a href="http://www.asa.org.uk/asa/" target="_blank">Advertising Standards Authority</a>) abbia deciso di metterci una pezza, regolamentando la materia e ponendo una serie di <em>benchmarks</em>. Ad esempio <a href="http://www.asa.org.uk/NR/rdonlyres/C3D4C394-B01D-4D2A-BE57-47F896F7A0DF/0/organic_food.pdf" target="_blank">qui è disponibile in pdf</a> la normativa per il marketing degli<em> organic foods</em>, ivi inclusi cibi funzionali e nutraceutici, per i quali la questione del biologico e del sostenibile è particolarmente topica.</p>
<p>Curiosamente poi, proprio ieri, Smart Planet ha distribuito <a href="http://www.smartplanet.com/news/people/10001112/10-ways-to-spot-greenwash.htm" target="_blank">un sintetico decalogo</a> per il consumatore critico, dedicato ai trucchetti da applicare per riconoscere o almeno saper interpretare i claim dei produttori in tema ambientale in senso lato. Stringato com'è rischia di essere più un simpatico esercizio di stile, pur restando un utile promemoria dei <em>caveat</em> da seguire. Molto più approfondita e dettagliata (praticamente l'approccio opposto anche in termini di pregi e difetti comunicativi) la <a href="http://www.futerra.co.uk/downloads/Greenwash_Guide.pdf" target="_blank">Greenwash Guide</a> edita da <a href="http://www.futerra.co.uk/home" target="_blank">Futerra</a> in cui sono elencati e descritti pieghe e risvolti delle tecniche di ricostruzione della verginità ambientale.</p>
<p>In tema mi viene in mente all'istante il problema di molti cosmetici e prodotti erboristici, descritti come naturali o a produzione sostenibile per avere, assieme ad altre dozzine di ingredienti, un componente minoritario di origine vegetale o vagamente legato ad una filiera di produzione fair trade. Un esempio sono gli shampoo ed i bagnoschiuma  "naturali", quelli nei quali in realtà l'unico ingrediente vegetale è un estratto 2:1 (due parti di solvente per una di droga) inserito come 1% rispetto a tutta la formulazione. Nel complesso una quantità risibile, che oltre alle sostanze attive contiene numerosi inerti come clorofilla, proteine, ecc. Inoltre, a cosa potrà servire dal punto di vista dermofunzionale lo 0,5% sul totale per un tempo di applicazione che massimo arriva a 2 minuti?</p>
<p><span style="font-size:x-small;">Diversi anni fa poi mi era capitata per le mani una crema alla clorofilla più o meno descritta cosi': "<em>La pelle del viso va protetta ogni giorno per tutto l'anno. La nostra ditta ha creato una crema a base di clorofilla, che in natura esercita un'azione anti-inquinamento grazie alla capacità di trasformare l'anidride carbonica in carboidrati</em>". Una descrizione alquanto creativa, per la quale c</span>hiunque avesse avuto una minima formazione in biologia avrebbe forse riso per l'ingenuità della frase o pianto per come si stava cercando di giocare sulla credulità altrui. Elementi scientifici come la fotosintesi clorofilliana e l'importanza delle piante verdi come elemento di restituzione ambientale erano usati come pedine di greenwashing in modo subdolo e fraudolento rispetto allo scopo del prodotto. Inutile spiegare, ad esempio, che la fissazione dell'anidride carbonica da parte della clorofilla avviene solo ed esclusivamente in un sistema vitale come il cloroplasto e che l'anidride carbonica, pur essendo arcinota per le problematiche ambientali non è nociva per la pelle. Anzi, in teoria un eccesso di CO2 rispetto all'ossigeno può paradossalmente essere considerato protettivo nei confronti dello stress ossidativo...</p>
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<title><![CDATA[Almanacco Erboristico Globale]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=203</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 10:29:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Eventi più o meno raggiungibili sparsi per il pianeta:
A fine giugno a Tarapoto in Perù si tiene i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Eventi più o meno raggiungibili sparsi per il pianeta:</p>
<p>A fine giugno a Tarapoto in Perù si tiene il 11° <a href="http://www.andes.org.pe/english/web/welcome-1.php" target="_blank">International Congress Of Ethnobiology.</a></p>
<p>A settembre in California il simposio "<a href="http://harlanii.ucdavis.edu/index.htm" target="_blank">Biodiversity in Agriculture: Domestication, Evolution, &#38; Sustainability</a>"</p>
<p>Ancora più lontano, in Cina, è il <a href="http://www.ziziphus.net/2008/" target="_blank">congresso monografico sul genere Ziziphus</a>, pianta che recentemente sta godendo di buona esposizione sul mercato erboristico.</p>
<p>A novembre a Città del Capo in Sudafrica è il turno del 4° <a href="http://www.wocmap2008.com/home/view.php" target="_blank">World Congress on Medicinal and Aromatic Plants–Using Plants to benefit people.<br />
</a></p>
<p>Più vicino nello spazio e nel tempo, ovvero a maggio a Bonn in Germania, si tiene la <a href="http://www.biodiv-network.de/front_content.php?idcatart=7&#38;changelang=2" target="_blank">Agricultural Biodiversity Fair</a>, uno degli eventi collegati al <a href="http://zfmk.de/preCOP9/index.html" target="_blank">9° Meeting sulla CBD</a> (Convenzione per la Biodiversità).</p>
<p>Dalle nostre parti invece c'è attesa per il <a href="http://www.ifoam.org/events/ifoam_conferences/owc/Organic_World_Congress.html" target="_blank">congresso mondiale IFOAM a Modena</a> in giugno. All'interno del programma di <a href="http://www.modenabio2008.org/" target="_blank">Modenabio2008</a> è prevista per il 20 giugno anche una <a href="http://www.modenabio2008.org/page.asp?IDCategoria=160&#38;IDSezione=3114" target="_blank">conferenza sulla cosmesi naturale</a>, che a giudicare dalla presentazione deve essere indubbiamente interessante.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Moringa zeta]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=169</link>
<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 10:06:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Piaccia o non piaccia, Body Shop ha lanciato con grande forza una nuova linea fitocosmetica a base d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Piaccia o <a href="http://www.equonomia.it/articolo.asp?articolo_codice=115" target="_blank">non piaccia</a>, Body Shop ha lanciato con grande forza una <a href="http://www.thebodyshop.com.sg/Moringa.html" target="_blank">nuova linea fitocosmetica a base di <em>Moringa oleifera</em></a>: con scrub, crema da corpo, gel, saponi, eccetera. La conoscenza degli ingredienti aiuta, in molti casi, a capire le strategie scelte dalle aziende e permette di scegliere con maggiore consapevolezza, ponendosi due domande. Da dove salta fuori questo nuovo ingrediente e che caratteristiche ha? Perchè è stato scelto?</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/morin.jpg"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-182" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/morin.jpg" alt="" width="239" height="300" /></a>Innanzitutto non si tratta di una novità assoluta. Del resto è molto meno rischioso e complicato creare una linea basata su una materia prima disponibile in abbondanza e con costanza sul mercato. Soprattutto se i volumi di produzione previsti sono elevati e si desidera una forte uniformità dei batch di produzione. <a href="http://www.luciolongo.it/semi%20e%20piante/Moringa%20Oleifera%20-%20Moringa%20Pterygosperma.htm" target="_blank"><em>Moringa oleifera</em></a> o <em>Moringa pterygosperma</em> è un alberello indiano dai fiori profumati diffuso poi in buona parte dei tropici aridi e tanto le foglie quanto i semi hanno svariati impieghi anche nell'alimentazione e nell'allevamento (<a href="http://www.acra.it/modules/wfsection/download.php?fileid=175" target="_blank">qui una rapida sintesi</a>). L'olio estratto dai semi è dolce ed inodore ed ha un uso storico in campo cosmetico come emolliente, ove è noto come olio di Ben o di Behen, fattore che ne ha peraltro favorito la diffusione in tutti i tropici, come testimonia questa <a href="http://www.le.ac.uk/engineering/staff/Sutherland/moringa/oil/oil.htm" target="_blank">citazione in un decreto giamaicano</a> dell'800. Nella stessa pagina è disponibile una composizione in acidi grassi dell'olio stesso, che descrive una grande abbondanza (prossima o superiore al 70%) di acido oleico (C18:1), alla base delle proprietà emollienti.</p>
<p>Molte le similitudini con l'olio d'oliva, di cui rappresenta un potenziale succedaneo, non solo in termini alimentari, in virtù della analoga resistenza a temperature e perossidazione. Proprio la buona stabilità dell'olio è un plus per il formulatore, che deve gestire un ingrediente meno propenso di altri all'irrancidimento, con conseguenti minori necessità di aggiungere antiossidanti e stabilizzanti. Ad esempio, anche l'olio di mandorle dolci, da sempre visto come un must in fitocosmesi, contiene circa il 75% di acido oleico, ma  la contemporanea presenza di un 20% di  acido linoleico (C18:2, polinsaturo) richiede poi una certa protezione.</p>
<p>Va tuttavia ricordato che l'olio di Moringa non è l'unico lipide presente in questi cosmetici, anzi, non è neppure il più abbondante, come si evice ad esempio <a href="http://www.thebodyshop.com/bodyshop/browse/product_detail.jsp?categoryId=productRelatedItems&#38;productId=prod718990#detailtabs" target="_blank">dall'INCI di Moringa Body Butter</a>. Ai fini dell'espressione della funzione cosmetica quindi, il suo ruolo non è esclusivo e caratterizzante quanto il marketing lascia ad intendere. Niente di male in tutto questo, solo si tenga presente che la Moringa è un ingrediente assieme a molti altri.</p>
<p>I fiori di<em> Moringa oleifera</em> sono alquanto e gradevolmente profumati e la polvere dei frutti presenta una consistenza tale da rendera utilizzabile in uno scrub. Questo offre un duplice vantaggio: la linea può contenere più ingredienti della stessa fonte, caratterizzandosi così in maniera più netta in termini di immagine ed al tempo stesso è sufficiente controllare una singola filiera commerciale per reperire più materie prime: i produttori sono sempre gli stessi, ci sono più garanzie. Per le aziende è una semplificazione gradita. Questo elemento poi può costituire un ulteriore vantaggio se si desidera porre particolare enfasi sulla base della produzione nei PVS (<a href="http://www.thebodyshop.com/bodyshop/values/support_community_trade.jsp?cm_re=default-_-Footer-_-ValuesCommunityTrade" target="_blank">un marchio di fabbrica</a>, per Body Shop), che a parità di produzione diversifica ed aumenta i volumi di vendita.</p>
<p>Ad uso del formulatore e non solo, qualche dettaglio sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche di Moringa è disponibile in <a href="http://mybloop.com/go/V71Hh0" target="_blank">questo articolo</a>. Tra gli altri dati, una discreta presenza di Vitamina E (circa 250 mg/kg di tocoferoli totali, più che nell'olio di palma ma molto meno che in quello di soia e mais) ed un insaponificabile pari a circa l'1%, non "bello" ed abbondante come quello dell'olio d'oliva.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/moring.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-197" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/moring.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a>Perchè non optare per una linea a base di olio d'oliva, allora? Indubbiamente sarebbe più facile da reperire. Credo che le motivazioni siano più di immagine che di contenuto e di proprità fitocosmetiche. <em>Moringa oleifera</em> ha un appeal più esotico, ha un'origine percepita più forestale e più tropicale e con ogni probabilità la sua produzione è maggiormente in mano a piccoli produttori con meno sbocchi di mercato, per i quali un aumento degli acquirenti e della richiesta i mercato ha un effetto molto maggiore nell'aumento della qualità della vita. Nella strategia dell'azienda e nella filosofia che intende seguire questi fattori sono evidentemente molto rilevanti.</p>
<p><em>Moringa oleifera</em> infatti cresce particolarmente in fretta anche in climi aridi e su terreni abbastanza poveri, garantendo reddito e cibo in aree assai difficilmente redditizie con altre colture. Essa tuttavia ha prevalentemente un impiego locale e la sua presenza in un cosmetico di ampia diffusione favorisce mercati e produttori che non possono godere dei bacini d'utenza che già l'Olivo possiede. Da ricordare che la presenza di olio di Moringa in una linea così in vista come quella di Body Shop implica anche, con orgni probabilità, una maggiore richiesta di questa materia prima anche da parte di altri produttori di cosmetici, con un conseguente stimolo alla produzione ed all'allargamento della nicchia di mercato.</p>
<p>Fin qui, tutto bene. L'ingrediente ha un senso per il tipo di prodotto che se ne ottiene, offre vantaggi per il formulatore/produttore, ha un buon appeal per il target di mercato dell'azienda ed apparentemente anche per l'economia di zone del mondo altrimenti disagiate o poco sviluppate. La pianta è già coltivata e usata, semplicemente si è ricavata una nuova nicchia di mercato complementare alla produzione esistente e questo aumenta le possibilità di reddito dei piccoli produttori. A questo riguardo pero' la comunicazione è scarsa e l'ingrediente "verde" può non essere automaticamente anche "onesto" o "equo" se si preferisce.  La resa tradizionale di estrazione, ad esempio, non è adeguata nè a garantire una qualità adeguata nè ad ottenere una resa economicamente sostenibile, per cui occorre impiegare sistemi estrattivi industriali centralizzati (<a href="http://www.google.it/url?sa=t&#38;ct=res&#38;cd=4&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.moringanews.org%2Factes%2Fsutherland_en.doc&#38;ei=GgQXSNnrMYKgeZfqpKEC&#38;usg=AFQjCNGaAMr54Lf2HSGldfhOrKh63c5JKg&#38;sig2=leMtL-Ksv7WuGZyGYVl9lQ" target="_blank">qui un bell'articolo sui principali problemi della filiera della Moringa</a>). Spesso tali attrezzature sono in mano ad intermediari della produzione che raccolgono la materia prima dai contadini e la processano, di solito agendo da filtro (usiamo questo eufemismo) ai guadagni ottenuti realmente sul mercato. Purtroppo una descrizione trasparente dei passaggi di mano degli ingredienti e della distribuzione dei guadagni tra i diversi attori (produttori alla base, processatori, traders, ec..) non è quasi mai disponibile nel commercio, sebbene spesso questa sia la differenza reale tra un ingrediente vegetale attento all'uomo ed all'ambiente e tutti gli altri.</p>
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<p>Per l'angolo del "forse non sapevate che": il materiale di scarto della lavorazione dei semi e delle foglie di <em>Moringa oleifera</em> ha un diffuso impiego nella purificazione delle acque, grazie alle proprietà flocculanti di alcune proteine e come tale viene usato in diversi paesi in via di sviluppo.</p>
<p><span style="font-family:Trebuchet MS;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong></span></span></p>
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<title><![CDATA[Liberté, Egalité, Karité]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=107</link>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 22:06:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non potendo accorciare la filiera di certi prodotti in termini di chilometri, una soluzione è ridur]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non potendo accorciare la filiera di certi prodotti in termini di chilometri, una soluzione è ridurne almeno il numero di passaggi portando sul web l'antico claim "dal produttore al consumatore". E' quello che hanno pensato e messo in pratica all'<a href="http://www.iicd.org/" target="_self">International Institute for Communication and Development</a> (IICD) promuovendo un <a href="http://www.iicd.org/articles/logon4d/burkina-faso2019s-shea-butter-producers-go-online" target="_blank">progetto sul burro di Karitè in Burkina Faso</a> che ha previsto, tra le altre cose, la creazione di un sito di <em>e-commerce</em> direttamente gestito dalle comunità locali per vendere ed esportare in autonomia materie prime e semilavorati d'uso cosmetico.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/XLEImW-cXc4'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/XLEImW-cXc4&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Il video viene invece dall'esperienza simile di <a href="http://www.burkinakarite.com/karite.php?item=1" target="_blank">Burkina Karitè</a> e riassume piccoli e grandi risultati ed emozioni attorno a questo tipo di progetti (dall'uso di un semplice mulino all'aumento del reddito annuo per le donne), mentre il sito di <a href="http://www.songtaaba.net" target="_blank">Songtaaba</a> ospita, oltre allo shopping online una sottopagina dedicata espressamente a <a href="http://www.songtaaba.net/miproka/miproka.html" target="_blank">Miproka</a>, Maison d'Information et de Promotion du Karité nata <em>ad hoc</em> per promuovere in loco ed all'estero l'immagine dei <em>Butyrospermum parkii</em> (o <em>Vitellaria paradoxa</em> che dir si voglia). Tutta la filiera del burro di karité, dalla produzione all'informazione ed alla distribuzione nel mondo è gestita al femminile e la produttività è stata elevata sino a 60 tonnellate/mese, con una capacità di gestione commerciale su scala industriale dell'ordine delle tonnellate.</p>
<p>La filosofia di questi ed altri progetti attivi nel Sahel è ben riassunta in <a href="http://www.fao.org/docrep/008/y5918e/y5918e11.htm" target="_blank">questo bel documento della FAO</a>, che copre i temi della produzione, della sostenibilità ambientale, della ricaduta sociale del commercio e non ultimo delle strategie tecnologiche e commerciali più opportune per garantire il buon esito della filiera e la massimizzazione del rapporto qualità/prezzo per il produttore locale e per il consumatore finale. Lo si può considerare un ottimo vademecum per chi vuole capire il lato buono del commercio fitocosmetico.</p>
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</item>
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<title><![CDATA[Metterci la faccia]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=164</link>
<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 13:53:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da una rapida scorsa ai dati sul mercato cosmetico pubblicati in questi giorni in occasione del Cosm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Da una rapida scorsa ai dati sul mercato cosmetico <a href="http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/2008/04/03/77552-mondo_della_cosmesi_sente_crisi.shtml" target="_blank">pubblicati in questi giorni</a> in occasione del <a href="http://www.cosmoprof.com/en/" target="_blank">Cosmoprof</a> traggo due conclusioni. Uno, anche in erboriseria il cosmetico tira (e non può che essere un fitocosmetico, direi). Due, la rapida contrazione dell'acquisto online suggerisce l'importanza della competenza dell'operatore e del suosaperci "mettere la faccia".</p>
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<title><![CDATA[Ingredienti fitocosmetici]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=111</link>
<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 17:34:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Korres è un produttore greco di fitocosmetici, con un bouquet completo in linea con il trend di mer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.korres.com/" target="_blank">Korres</a> è un produttore greco di fitocosmetici, con un bouquet completo in linea con il trend di mercato <i>eco-bio</i> (anche se in realtà alcuni ingredienti usati sono semisintetici o considerati alla stregua di solventi, come alcuni glicole-derivati). I suoi prodotti sono distribuiti in Italia da Coin, ma filosofia e catalogo sono consultabili interamente online, per chi volesse farsi un'opinone. Curiosando tra gli INCI ho trovato, oltre ad una gran mole di ingredienti ricorrenti ed alcune scelte tipicamente "mediterranee" come l'uso del coriandolo, del melograno, del miele e dello yoghurt, anche due materie prime meno usuali: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cydonia_oblonga" target="_blank"><i>Cydonia oblonga</i></a> e <a href="http://www.fao.org/ag/agA/AGAP/FRG/AFRIS/Data/519.htm" target="_blank"><i>Shorea robusta</i></a>.</p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/cydo.jpg" title="cydo.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/cydo.jpg" alt="cydo.jpg" align="left" height="320" width="202" /></a>La prima è il comune cotogno (sinonimo botanico <i>Pyrus cydonia</i>) ed in cosmesi se ne usa prevalentemente l'estratto idroalcolico dei semi, ricchi in fenoli antiossidanti (soprattutto <a href="http://www.ingentaconnect.com/content/tandf/gnp/2005/00000019/00000003/art00010" target="_blank">derivati caffeoilquinici</a> e flavoni glicosilati) e mucillagini idrosolubili leggermente acide (formate per la precisione da cellulosa abbinata a xilani fortemente sostituiti con acido glucuronico e concentrate nel tegumento del seme, così chiudiamo il siparietto <i>tech-talk</i>), presenti nell'ordine del 20% e stabili in ambiente acquoso<font size="-1">. </font>I semi contiengono anche un olio (15% circa)  costituito come in  altre Rosacee soprattutto da acido linoleico. Un articolo recente ha definito l'abbondanza di acido citrico ed ascorbico nei semi, che sono invece risultati poveri di altri acidi organici come malico e fumarico. E' stata anche descritta l'azione antiossidante dell'estratto dei semi, sebbene il test impiegato sia uno solo e neanche particolarmente solido dal punto di vista dei risultati (<a href="http://mybloop.com/go/wl4UO4" target="_blank">scarica il pdf</a>). Riguardo alle mucillagini esiste invece <a href="http://www.haworthpress.com/store/ArticleAbstract.asp?sid=3EPE6XT7B5LU9PWP0MFWTKB2S7K55HXB&#38;ID=45397" target="_blank">uno studio in vivo</a> sull'azione cicatrizzante negli animali. La mucillagine viene ottenuta tradizionalmente per bollitura dei semi (interi o meglio in polvere) in acqua e veniva usata nella medicina eclettica americana nel trattamento topico del mal di gola e delle irritazioni oculari.</p>
<p>Sebbene le indicazioni specifiche e dirette siano limitate, il loro razionale d'impiego cosmetico è nel miglioramento della percezione tattile della pelle (morbidezza) e nell'azione filmante, emolliente e reidratante, protettiva contro i danni ossidativi e blandamente antinfiammatoria. Questo è in linea con quanto indicato in diverse formulazioni brevettate come ad esempio <a href="http://v3.espacenet.com/textdoc?DB=EPODOC&#38;IDX=JP2005068034&#38;F=0" target="_blank">questa</a>, in cui tra l'altro si suggerisce l'uso di polialcoli come l'1,3-butandiolo per ottimizzare l'estrazione. L'estratto ha colore scuro e viene usato in percentuali variabili. Ad esempio per un estratto al 2,5% <a href="http://www.in-cosmetics.com/ExhibitorLibrary/75/GfN_Delivery_Program_e10_C_1.pdf" target="_blank">si consiglia</a> l'utilizzo nei formulati finali di concentrazioni variabili tra il 3 e l'8%.</p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/sal.jpg" title="sal.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/03/sal.jpg" alt="sal.jpg" align="right" height="303" width="221" /></a><a href="http://www.haryana-online.com/Flora/sal.htm" target="_blank"><i>Shorea robusta</i></a> è invece nota col nome comune di Sal o Salwood ed ha origine esotica.  Si tratta difatti di una pianta forestale originaria del subcontinente indiano ed anche in questo caso se ne usano i semi, che contengono un burro composto principalmende da acido stearico (40-45%) ed oleico (40-45%), che lo rendono una buona base di partenza per la fabbricazione industriale di margarina o saponi. Per la sua composizione rientra ta i burri <a href="http://ec.europa.eu/agriculture/eval/reports/chocolate/sum_en.pdf" target="_blank">consentiti come succedanei</a> del burro di cacao nella produzione di cioccolata (assieme ad illipe, palma, karitè, <i>Garcinia indica</i> e nocciolo di mango, per la cronaca). <i>Shorea robusta</i> non va confusa con <i>Shorea stenoptera</i> da cui si ottiene il butto di illipe, che contiene più acido palmitico ed ha un punto di fusione ancora più elevato, talvolta superiore a 38 °C. La frazione insaponificabile è abbastanza ricca ma meno abbondante di quella del burro di cacao (numerodi saponificazione circa 150-180 contro i 200 del burro di cacao) e contiene oltre a steroli e triterpeni abbastanza comuni anche un 20% circa di triterpeni chetonici. La loro applicabilità cosmetica non risulta studiata.</p>
<p>Dal punto di vista cosmetico può essere considerato un'alternativa di minor costo al burro di cacao (il suo punto di fusione è leggermente superiore) in formulazioni che necessitano di una certa consistenza e di un'azione ammorbidente la cute. La ridotta presenza di acidi grassi polinsaturi lo rende abbastanza stabile alla perossidazione. Sarebbe interessante vedere se l'insaponificabile presente può avere un ruolo funzionale come filtro UV o come attivatore del microcircolo.</p>
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<title><![CDATA[Babelgum alla clorofilla]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=112</link>
<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 23:29:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le vie della divulgazione sono infinite. Ed in Rete di più. Babelgum è una piattaforma web-tv prof]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Le vie della divulgazione sono infinite. Ed in Rete di più. <a href="http://www.babelgum.com/" target="_blank">Babelgum</a> è una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Babelgum" target="_blank">piattaforma web-tv</a> professionale on-demand, lanciata da pochissimo, che tramite un plugin leggero diffonde in Rete contenuti televisivi ad accesso gratuito. Il concetto è quello di Youtube, ma l'archivio è esclusivamente professionale e selezionato anzichè amatoriale: interviste, servizi di telegiornale, special d'approfondimento prodotti per il piccolo schermo, documentari, corti cinematografici.</p>
<p>C'è naturalmente spazio per qualche contributo erboristico, come un reportage sull'attività di un <a href="http://www.babelgum.com/16211/herbs-and-spirits.htm" target="_blank">etnobotanico tedesco in Messico</a>. Carino, ma con un non so che di surrealismo britannico alla Monty Python il servizio sul <a href="http://www.garlic.mistral.co.uk/" target="_blank">Garlic Information Center</a>, un centro di ricerca inglese centrato alle proprietà medicinali dell'aglio. Attualità ambientale e mercato erboristico sono invece argomento del <a href="http://www.babelgum.com/101939/afp-kenyas-sex-tree-flagging-14-december.htm" target="_blank">breve servizio</a> su <i><a href="http://www.smh.com.au/news/health/viagra-tree-almost-extinct/2007/12/31/1198949733704.html" target="_blank">Citropsis articulata</a></i>, pianta di origine ugandese e keniana a rischio estinzione a causa del suo eccessivo sfruttamento come viagra naturale.</p>
<p>Sono infine dedicate ai temi della fitocosmesi e dell'igiene naturale le puntate di <a href="http://artscentral.mediacorptv.sg/2007/barebeauty/index.htm" target="_blank">Bare Beauty</a>, magazine dell'emittente singaporiana Arts Central sulla bellezza naturale in declinazione asiatica. Gli episodi sono tutti integralmente disponibili su Babelgum (il copy che ha creato il nome è un genio), ma ad esempio nella <a href="http://www.babelgum.com/16057/bare-beauty-episode-5.htm" target="_blank">quinta puntata</a> si è parlato di dentiftici e neem, <a href="http://www.babelgum.com/16055/bare-beauty-episode-3.htm" target="_blank">nella terza</a> di spezie in cosmesi, <a href="http://www.babelgum.com/16060/bare-beauty-episode-8.htm" target="_blank">nell'ottava</a> di white tea. Non mancano, per gli appasionati del cosmetico homemade, ricette ad hoc, <a href="http://artscentral.mediacorptv.sg/2007/barebeauty/recipes.htm" target="_blank">anche sul sito</a>.</p>
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<title><![CDATA[Get Smart]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=104</link>
<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 21:42:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il consumo individuale e spontaneo di prodotti biologici o equi è sufficiente? No. Un mercato di ni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il consumo individuale e spontaneo di prodotti biologici o equi è sufficiente? No. Un mercato di nicchia non favorisce l'abbassamento dei prezzi, non permette l'avvento di una reale inversione di tendenza nella cultura dei nostri consumi. Placa l'occidentalissimo senso di colpa nei confronti dell'ambiente e dell'altrui povertà, ma non sposta di una virgola lo stato delle cose. Quello che occorre è un allargamento della base, rendere <i>smart</i> e <i>fashionable</i> le azioni virtuose del consumatore e del produttore consapevole. Il boom del biologico in Gran Bretagna ed in altri paesi può far storcere il naso ai puristi della nicchia (che con un certo compiacimento sembrano talvolta crogiolarsi nella della loro diversità più che farne reale promozione), ma è nella direzione delle armi di "eticizzazione" di massa che occorre andare. La costante crescita della varietà dell'offerta sul mercato del bio e del fair trade (sempre bello vederli a braccetto come approccio integrato ad uno stesso problema) è un ottimo viatico. Tanto che diventa non solo possibile, ma sensato, utile ed importante un confronto tra marche, una vetrina globale che metta in aperta concorrenza linee diverse e prodotti simili, in maniera tale da stimolare ed accrescere la percezione della qualità di questo mercato.</p>
<p>Nato da pochi mesi, <a href="http://www.smartplanet.com/">Smartplanet.com</a> vuole essere di questo: un <a href="http://www.smartplanet.com/news/people/10000842/what-s-this-whole-smartplanet-thing-eh.htm" target="_blank">portale globale totale universale</a> di ogni categoria merceologica (molte delle quali inimmaginabili sino a pochi mesi fa) legata al biologico ed al fair trade. Ibrido editoriale tra la rivista online, il portale d'opinione e la community di consumatori, Smartplanet raccoglie notizie di settore, interviste e soprattutto <a href="http://www.smartplanet.com/reviews/" target="_blank">recensioni mirate</a> di prodotti e servizi provenienti da tutte le sfaccettature del fair trade e del biologico, incluse tisane, alimenti e fitocosmetici. Ci sono arrivato tramite <a href="http://www.smartplanet.com/news/beauty/10000122/interview-susan-curtis-of-neal-s-yard-on-natural-skincare-dos-and-don-ts.htm" target="_blank">un'intervista</a> a Susan Curtis, <i>medicines director</i> di <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/02/26/backpackers-guide-to-herbalism-london/" target="_blank">Neal's Yard Remedies</a>, segno di come anche un certo uso delle piante può avere uno spazio.</p>
<p>Uno dei cardini del sito sono le recensioni ed i <a href="http://www.smartplanet.com/reviews/food/roundups/10000753/best-fairtrade-coffee.htm" target="_blank">confronti diretti</a>, con tanto di punteggio in funzione di qualità, valore, eticità, progettualità ambientale ed umana ed impatto ecologico. E critiche, quando serve, per aiutare il consumatore consapevole a scegliere anzichè ad essere scelto. Alla luce del taglio editoriale immagino che a breve inizieranno a comparire anche prodotti più tipicamente erboristici come integratori alimentari e fitoterapici.</p>
<p>Obiettivo di Smartplanet: contribuire ad allargare il mercato etico ed incrementare il livello della competitività al suo interno, presentandone (finalmente!) i prodotti anche sulla base della qualità intrinseca e della presentazione: non si è mai capito perchè i prodotti eco-bio o da commercio equo debbano essere tristi e privi di appeal, come se chi li consuma dovesse espiare non si sa bene quale colpa nei confronti del pianeta Terra. Devono essere buoni, devono essera gradevoli, devono piacere. La gente deve rivolgersi al biologico ed al fair perchè li reputa migliori sotto ogni punto di vista, non perchè deve espiare qualche forma di peccato originale.</p>
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<div> 		<a href="http://www.smartplanet.com/aboutus/" target="_blank">About Smartplanet</a><br />
Our mission, our people and our content</div>
<p>Our purpose in life is simple -- deliver news, reviews and tools to make it easier to create a greener and fairer world. We're passionate about new products and services that cut carbon emissions, make global trade more equitable and preserve environmental resources. Especially if the organic t-shirt or electric car in question looks nice too.</p>
<p>Like life, we're varied. We don't just cover eco holidays or green gadgets in isolation, we comprehensively cover ten channels in News and eight in Reviews, including beauty, business, fashion, finance, food, household (interiors and gardens), leisure and travel, people, tech and transport. While we cover business news, our focus is on consumer lifestyles.</p>
<p>We don't believe in buying green and ethical just because it's the right thing to do. We think it's the smart thing to do -- the products are often better designed, usually better for your health and wealth, and always better for the planet. With that in mind, we rate stuff in the round, scoring it on quality, value, ethics and its eco impact. Learn more on our How We Rate Products page.</p>
<p>We know buying and living green can be confusing. Where once there was one organic coffee, today there are dozens. We're here to look beyond the hype and the buzz words, read the reports, weigh up the evidence and steer you to the smart choice.</p>
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<title><![CDATA[Il fascino discreto del cosmeceutico]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=76</link>
<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 22:42:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il termine cosmeceutica indica una categoria merceologica specifica ma sfuggente e frutto di diverse]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine cosmeceutica indica una categoria merceologica specifica ma sfuggente e frutto di diverse ambiguità. Per i più critici è uno degli abiti nuovi dell'imperatore o una zona franca per eco-furbi, per altri un buon mezzo di penetrazione sul mercato, per altri ancora una forma ibrida in grado di garantire prevenzione o trattamento soft contro inestetismi o invecchiamento cutaneo. Per soffiare via un pò di nebbie, iniziamo col dire che il termine è più figlio di esigenze commerciali che strettamente scientifiche e che la quantità di informazioni direttamente ottenute testando prodotti cosmeceutici è attualmente limitata.</p>
<p>Nello specifico è definito come <a href="http://www.benessere.com/bellezza/arg001/cosmeceutici.htm" target="_blank">cosmeceutico</a> un prodotto che abbina un elemento strettamente cosmetico (quindi nella sua definizione <i>casher</i> non curativo, solo con finalità estetiche su pelle sana e contenente sostanze non in grado di passare la barriera cutanea, quindi virtualmente non attive sul derma profondo) ad uno funzionale, diciamo "attivo". Se ne ottiene un prodotto non solo cosmetico ma in grado di svolgere una funzione <i>parzialmente</i> attiva ed in questo senso spostato più verso il "farmaco", destinato ad una pelle <i>borderline</i> tra salute ed ingresso nella patologia . Il corsivo e le vigolette non sono casuali: la distinzione tra stato patologico e salute è sempre labile ed al cosmeceutico non è richiesta una garanzia di efficacia; qualora le sostanze attive fossero conclamatamente efficaci, la loro concentrazione sarà inferiore a quella terapeuticamente riconosciuta, in maniera tale da non rientrare in una classificazione farmaceutica (con limitazioni commerciali e normative più rigide). La <a href="http://www.cfsan.fda.gov/%7Edms/cos-217.html" target="_blank">definizione non ufficiale</a> della FDA americana è chiara a riguardo: "<i>cosmetic products that have medicinal or drug-like benefits</i>". Simile, ma non uguale.</p>
<p>Questo, è facile da intuire, crea una zona grigia in cui molte cose sono possibili ed i confini tra il certo e l'incerto si fanno più labili. E come dice il tenente Holden in <a href="http://www.imdb.com/title/tt0053143/" target="_blank">Operazione Sottoveste</a>, "<i>nel torbido si pesca meglio</i>", che poi nella versione originale è l'ancor più esplicito e calzante "<i>in confusion their is profit</i>". A dire il vero nello stesso film c'è un'altra battuta in topic, stavolta per bocca di Cary Grant: "<i>certe cose sono come lo spogliarello, non indagare come lo fanno ma goditi il risultato</i>". Per il cosmeceutico possono valere entrambe, anche se l'entità del risultato è difficile da stabilire con adeguata certezza. L'uso di dosaggi limitati ottempera infatti a due esigenze: la riduzione del rischio di effetti collaterali e la possibilità a livello di immagine di sfruttare il traino mediatico di ingredienti noti per la loro efficacia, restando però nel seminato di un prodotto <i>over-the-counter</i>, in grado di arrivare direttamente al consumatore senza mediazione di un terapeuta e senza troppi vincoli legali e normativi. Che questa finestra permetta operazioni non sempre garantite è evidente. E soprattutto, andando questi prodotti ad intervenire, seppure in forma blanda, su uno stato fisiologico alterato il loro impiego andrebbe comunque mediato da una persona con un minimo di competenze dermatologiche e cosmetologiche.</p>
<p>Ad esempio, una ipotetica crema contro le smagliature a base di <i>Centella asiatica</i> o una pomata a base di alfa e beta idrossiacido o retinolo sarebbero classificabili come cosmeceutici, ma per esserlo non possono contenere una quantità di asiaticosidi o idrossiacidi superiori ad un determinato valore (quello a cui si sono ottenuti risultati terapeuticamente apprezzabili per via topica). Ma se la quantità è inferiore e l'effetto benefico ha una logica dose-dipendente (usiamo il caso più semplice) la garanzia del risultato non è la medesima, sebbene a livello di percerzione l'utente applichi l'associazione centella-efficace-prodotto valido. Idem per qualunque altro fitocosmetico, per il quale è solo la quantità e non la tipologia di ingrediente a porre un confine tra l'uso terapeutico e quello cosmetico.</p>
<p>In altre parole i cosmeceutici possono essere visti come i cugini cosmetici dei <a href="http://www.bellezza.it/uomini/ali/principi/ualinutr.html" target="_blank">nutraceutici </a>(loro controparte nell'alimentazione, anche se non proprio speculare) e possono contenere quantità controllate di principi attivi come vitamine e retinoidi, sostanze vegetali in grado di esercitare un'azione ad esempio a livello dei capillari, sostanze antiossidanti o capaci di penetrare nel derma, enzimi come la superossido dismutasi, da soli o in miscela. Messa così, praticamente qualunque fitocosmetico è potenzialmente classificabile come cosmeceutico, se la droga d'origine o il principio attivo non è classificato come farmaco e questo già rende difficile la distinzione tra cosmeceutico e cosmetico, creando ulteriori ambiguità.</p>
<p>Di fronte alla domanda-topos "ma funzionano?" la risposta è ardua: i dati <i>evidence-based</i> in genere disponibili in bibliografia si riferiscono ad ingredienti testati singolarmente ed a dosi differenti, per cui risulta possibile solo un'estrapolazione, un'ipotesi di massima e non una risposta specifica. Purtroppo gli studi effettuati direttamente sulle formulazioni cosmeceutiche sono poche. Sperimentazioni su formulazioni proprietarie probabilmente avvengono, ma spesso restano nei cassetti blindati dei settori R&#38;D delle aziende, che li tirano fuori più per il sostegno di eventuali brevetti o per spingere ad hoc le loro creazioni che per sottoporle a scrutinio imparziale.</p>
<p>Negli ultimi anni alcuni dermatologi hanno tentato di fare il punto della situazione sui cosmeceutici a base di estratti vegetali, chi volesse approfondire può leggersi i seguenti pdf (<a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/02/cosmeceuticierbe.pdf" title="cosmeceuticierbe.pdf">uno</a><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/02/cosmeceuticierbe.pdf" target="_blank"></a>, <a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/02/cosmeceuricals.pdf" target="_blank">due</a>, <a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/02/cosme.pdf" target="_blank">tre</a>).  Un buon libro sull'argomento è <a href="http://www.amazon.com/Cosmeceuticals-Active-Cosmetics-Cosmetic-Technology/dp/0824759435" target="_blank"><span class="sans"><span>Cosmeceuticals and Active Cosmetics: Drugs vs. Cosmetics</span></span></a>, recentemente edito in versione aggiornata e riveduta. L'edizione precedente del testo è <a href="http://books.google.com/books?id=zwYTsxFqZ1MC&#38;pg=PP1&#38;dq=cosmeceuticals&#38;sig=Ts0Ai_pknAD6obAJ82lGnFBNKZY" target="_blank">consultabile quasi interamente</a> su Google Books.<br />
<a href="http://www.amazon.com/Cosmeceuticals-Active-Cosmetics-Cosmetic-Technology/dp/0824759435" target="_blank"></a></p>
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<title><![CDATA[Backpackers guide to herbalism - London]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=70</link>
<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 02:31:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ovvero un ipotetico capitolo londinese per una Lonely Planet erboristica. O  un post eco-fashionista]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero un ipotetico capitolo londinese per una <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/02/01/47/" target="_blank">Lonely Planet erboristica</a>. O  un post eco-fashionista per <a href="http://www.elle.it/elle/beauty" target="_blank">Elle Beauty</a>.</p>
<p>Al consumatore curioso ed all'erborista in cerca di nuovi prodotti, magari diversi da quelli già presenti sul circuito nazionale, la frequentazione delle fiere e la consultazione compulsiva delle riviste di settore non possono bastare. Guardarsi in giro alla ricerca di nuove marche, nuovi prodotti e nuove idee è (e deve essere) un must. Chi si ferma è perduto. In questo Londra è da alcuni anni diventata "the most organic city in the world": il biologico è sempre più trendy lungo le sponde del Tamigi e spunta da ogni vetrina, da ogni caffè, in ogni supermercato. Non è ben chiaro quanto questa attenzione sia una deriva narcisistica autoprotezionista (consumo biologico perchè fa bene alla MIA salute) o quanto sia una effettiva assunzione di coscienza verso gli altri (beati gli ultimi se i primi hanno fatto a modo), ma prendiamolo come un'ecologia evidence-based. Al tempo stesso Londra è una metropoli che può permettersi di offrire il giro del mondo in bus a due piani e basta una Oyster Card per spaziare tra farmacie cinesi, drogherie indiane e spacci di prodotti africani, che si innestano su un lascito coloniale composto da un tripudio di ogni varietà e sorta di tè, caffè e spezie di ogni tipo. Il terreno è di quelli fertili per trovare nuove idee o scovare nuove nicchie.</p>
<p>Proprio per il tessuto commerciale del Commonwealth e per le britanniche tradizioni, non mancano le catene dedicate a tè ed altri infusi  (la struttura policentrica di Londra favorisce la replicazione di punti vendita e la trasformazione di un negozio di buon successo in una catena metropolitana). Due esempi in merito sono <a href="http://whittard.co.uk/" target="_blank">Whittard of Chelsea</a> e <a href="http://www.shopdrury.com/default.asp?" target="_blank">Drury's</a>, ma ce ne sono altri. Il primo è senza dubbio più commerciale ma con un pò di fortuna si può trovare il <a href="http://www.whittard.co.uk/ProductDetailsList.aspx?pid=teanest&#38;cid=t1060&#38;language=en-GB" target="_blank">Tuocha Tea Nest</a> a buon prezzo. Il secondo invece ha un negozio nei pressi di Covent Garden in cui oltre ai <a href="http://www.shopdrury.com/prodtype.asp?strParents=&#38;CAT_ID=102&#38;numRecordPosition=1" target="_blank">prodotti della casa</a> vengono vendute anche le tisane di <a href="http://www.drstuarts.com/" target="_blank">Dr Stuart's</a>, gradevoli esempi di miscele erboristiche commerciali. Design accattivante per il packaging e cura per il gusto e l'aroma (condivido l'opinione secondo cui una tisana confezionata deve essere in primis buona, poi benefica se vuole sperare di vendere), questi infusi non inventano niente dal punto di vista della combinazione delle erbe (vedasi <a href="http://www.drstuarts.com/functionalteas_echinaceaplus.htm" target="_blank">Echinacea Plus</a>, <a href="http://www.drstuarts.com/functionalteas_ginkgoplus.htm" target="_blank">Gingko Plus</a> o <a href="http://www.drstuarts.com/functionalteas_throatrelief.htm" target="_blank">Throat Relief</a>), ma lo fanno con stile. Prima o poi qualcuno le distribuirà in Italia.</p>
<p>Una visita a <a href="http://expomuseums.blogspot.com/2008/02/liberty-of-london-london-liberty-non-un.html" target="_blank">Liberty of London</a> è sempre un'esperienza estetica di alto cabotaggio,  con risvolti interessanti per alcuni prodotti erboristici e di fitocosmesi. Innanzitutto a piano terra è possibile provare, grazie alla generosa presenza di tester, buona parte dei prodotti di <a href="http://www.renskincare.com/" target="_blank">Ren Skincare</a>, che cavalca al trotto ed al galoppo il trend del cosmetico ecobiocompatibile di fascia alta e dal forte appeal tecnologico, con un uso esteso di estratti purificati e principi attivi isolati da specie botaniche non ancora totalmente affermate sulla scena fitocosmetica (esempi: il <a href="http://www.renskincare.com/cat_id/FACEEYE/product-REN-Active-7-Radiant-Eye-Maintenance-Gel-REN0939.htm" target="_blank">contorno occhi</a> a base di <span class="binomial"><i>Gynostemma pentaphyllum </i>e l'<a href="http://www.renskincare.com/cat_id/FACEMOIST/product-REN-Sirtuin-Phytohormone-Replenishing-Cream-%E2%80%93-pre-and-post-menopausal-skin-31131.htm" target="_blank">idratante anti-age</a> a base di fitormoni di <i>Dioscorea villosa</i>). Roba per mamme cool. </span></p>
<p><span class="binomial">Ai piani superiori di Liberty, ed in un contesto meno hi-tech sono disponibili le tisane di <a href="http://www.todaywasfun.com/manifesto.htm" target="_blank">Today Was Fun</a>, alcune delle quali hanno vinto nel 2005 il <a href="http://www.naturalproductsonline.co.uk/home.asp?ItemID=1710&#38;pcid=69&#38;cid=70&#38;archive=yes" target="_blank">Best New Organic Food Product</a> Prize. La spinta del responsabile marketing ed il lavoro del copywriter e dell'art director dell'azienda <a href="http://www.todaywasfun.com/tea.htm" target="_blank">si fanno sentire</a> più di quelle del formulatore ed i prezzi, <i>alas</i>,  sono pienamente in linea con la media di Liberty. In Italia i prodotti di Today Was Fun dovrebbero essere distribuiti da <a href="http://www.debondt.it/" target="_blank">Debondt</a>.</span></p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/02/neals.jpg" title="neals.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/02/neals.jpg" alt="neals.jpg" align="middle" height="216" width="422" /></a><span class="binomial"></span></p>
<p><span class="binomial">I prodotti di <a href="http://www.nealsyardremedies.com/" target="_blank">Neal's Yard Remedies</a> si trovano anche da Liberty ma è ben più gradevole recarsi nell'ombelico del consumo eco-biologico-consapevole di Covent Garden, tra <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&#38;hl=en&#38;geocode=&#38;q=neal's+yard+london&#38;sll=37.0625,-95.677068&#38;sspn=31.509065,82.265625&#38;ie=UTF8&#38;ll=51.514311,-0.125828&#38;spn=0.006036,0.020084&#38;z=16" target="_blank">Monmouth e Shorts Gardens</a>. Riempire la pancia da <a href="http://www.urbanpath.com/london/vegetarian/food-for-thought.htm" target="_blank">Food for Thought</a> o se la coda è troppo lunga per la vostra fame da <a href="http://www.christianlindholm.com/christianlindholm/2006/03/world_food_caf_.html" target="_blank">World Food Cafè</a> (che sta proprio sopra alla bottega di NYR) può aiutare a calarsi nell'atmosfera. Per gli oltranzisti della fitocosmesi ecobiosostenibile NYR è il nuovo baluardo dell'ortodossia eco-radical-chic dopo <a href="http://theretailer.blogosfere.it/2006/03/lacquisizione-d.html" target="_blank">la cessione di The Body Shop a L'Oreal</a>, per i riformisti basta che sia un'ottimo posto dove trovare cosmetici eccellenti (non orribilmente plasticosi ne nient'affatto a prova di <a href="http://www.visitlondon.com/attractions/detail/228635" target="_blank">Biodizionario</a> come quelli di <a href="http://www.kiehls.com/_us/_en/home/index.aspx" target="_blank">Kielh's</a>, dietro l'angolo in Monmouth), di stampo classico ed al contempo attenti all'eticità ed alla sostenibilità delle fonti. Quei cosmetici  in cui la parte vegetale è sempre ai primi posti dell'INCI e nessun ingrediente è lì a sbrilluccicare per attirare le gazze ladre. Highlights di un negozio in cui il servizio è deliziosamente competente, la <a href="http://shop.nealsyardremedies.com/product/1782/Organic_Frankincense_Toning_Body_Cream" target="_blank">crema da corpo con Centella e Boswellia</a> ed il <a href="http://shop.nealsyardremedies.com/product/1788/Organic_Orange_Flower_Nourishing_Decollete_Gel" target="_blank">gel da decolletè al Neroli</a>. Pochi fronzoli e molta sostanza anche nel packaging, che trasmette lo spirito della tradizione sia per le linee di cosmesi che per quelle <a href="http://shop.nealsyardremedies.com/index.html?action=search&#38;submit=go&#38;searchtype=catID&#38;quicksearch=10" target="_blank">erboristiche</a>. Il brand non è ancora sbarcato sul continente (immagino sia una questione di tempo, data la velocità con cui stanno aprendo punti vendita in tutta la Gran Bretagna), ma sono possibili <a href="http://shop.nealsyardremedies.com/" target="_blank">ordini online</a>.<br />
</span><br />
Infine, nell'ormai frusto e trito mercatino di Portobello, una piccola meraviglia per lo speziale è <a href="http://thespiceshop.co.uk/index.htm" target="_blank">The Spice Shop</a>, all'angolo tra Portobello Road e Blenheim Crescent. In poco più di 10 metri quadri sono concentrate un numero impressionante di varietà di <a href="http://thespiceshop.co.uk/acatalog/The_Spice_Shop_Chillies_6.html" target="_blank">peperoncino</a>, di <a href="http://thespiceshop.co.uk/acatalog/The_Spice_Shop_Peppers_9.html" target="_blank">pepe</a>, di <a href="http://thespiceshop.co.uk/acatalog/The_Spice_Shop_Herb___spice_blends_10.html" target="_blank">miscele aromatiche</a>  e spezie di ogni tipo dal Nordafrica, dal Medio Oriente e dall'Asia, dall'Europa. L'intero catalogo è <a href="http://thespiceshop.co.uk/acatalog/index.html" target="_blank">consultabile ed ordinabile online</a>, anche se prezzi sono purtroppo inversamente proporzionali alle dimensioni della bottega. La miscela degli aromi è però inerbiante al punto da lasciare almeno una dozzina di sterline alla cassa tutte le volte.</p>
<p>Dietro alla lavagna delle delusioni, il <a href="http://www.visitlondon.com/attractions/detail/228635" target="_blank">Bramah museum of tea and coffee</a>.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Quanti punti esclamativi?]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=74</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 10:27:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una lettura leggera ma ineccepibile: sul Times online, un gradevole vademecum terra-terra per impara]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una lettura leggera ma ineccepibile: sul Times online, un gradevole <a href="http://women.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/women/body_and_soul/article3334294.ece" target="_blank">vademecum terra-terra</a> per imparare a muoversi nei tranelli del marketing (e del suo sconfinare nella programmazione neuro linguistica) in tema di salute.</p>
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<title><![CDATA[La palma della cuccagna]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=45</link>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 13:26:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si pensa che lo sfruttamento indigeno delle risorse naturali sia sostenibile sempre e comunque ed in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/seje.jpg" title="seje.jpg"><img border="0" align="right" width="1" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/seje.jpg" alt="seje.jpg" height="1" /></a><img border="0" align="right" width="1" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/seje.jpg" alt="seje.jpg" height="1" />Si pensa che lo sfruttamento indigeno delle risorse naturali sia sostenibile sempre e comunque ed invece, come al solito, quando si generalizza si rischia grosso. Come gli eventuali lettori di <a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788806176389/diamond-jared/collasso-come-societa.html">Collasso</a> di Jared Diamond hanno appreso, la sostenibilità è un'arte, ma si avvale di alcuni vantaggi oggettivi, legati allo sbilanciamento verso le risorse ambientali dell'equilibrio ecosistema/consumo umano. In altre parole, lo sfruttamento indigeno è sostenibile fino a che la popolazione è contenuta ed i suoi consumi sono ridotti ed accorti, legati alla sussistenza della comunità. Lungi da me avviare un dibattito sul <a target="_blank" href="http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/m/m038.htm">malthusianesimo</a>, voglio invece portare un esempio semplice di come lo sfruttamento di risorse forestali per scopi commerciali possa essere vantaggioso e sostenibile solo se si opera una sintesi culturale equilibrata tra antico e moderno, tra aspettative e realtà. O, in ultima analisi, tra natura e mercato.</p>
<p align="justify"><i><a target="_blank" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Jessenia_bataua">Jessenia bataua</a></i> (o <i>Oenocarpus bataua</i>) è una palma amazzonica, molto usata dalle popolazioni indigene di Ecuador, Colombia e zone limitrofe, presso le quali è nota come Ungurahua o Sejè. Dai frutti si ottiene un olio utilizzato a scopo <img border="0" align="right" width="400" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/seje.jpg" height="323" style="width:282px;height:229px;" />alimentare o cosmetico, per ammorbidire i capelli. I frutti sembrano grosse e lucide olive, scure a maturità e contengono un unico seme, durissimo. Curiosamente, forma e contenuto hanno un punto in comune: l'olio ha una composizione simile a quella dell'olio d'oliva. Tuttavia è abbastanza sensibile alla perossidazione e la sua lavorazione ai fini produttivi ha bisogno di una serie di accorgimenti tecnologici e trattamenti particolari atti a stabilizzarlo. L'olio ha un interesse cosmetico, è attualmente impiegato come ingrediente in <a target="_blank" href="http://www.altromercato.it/it/prodotti/COS/C02/203/755/030261">alcune formulazioni </a>della linea <a target="_blank" href="http://www.altromercato.it/it/prodotti/COS">Natyr</a>, nella fabbricazione di saponi ed inizia ad essere esportato anche <a target="_blank" href="http://www.biocomercioecuador.org/cgi-bin/biocomercio/index.cgi?seccion=base_datos_productos">verso altri paesi</a>. Il metodo tradizionale di raccolta dell’ungurahua prevede però l’<a target="_blank" href="http://www.tesaf.unipd.it/pettenella/tesi/Maso.htm">abbattimento della palma</a>, una prassi sostenibile fino a che le palme abbattute sono legate alle esigenze di una popolazione indigena numericamente scarsa e tradizionalmente nomade. Lo spostamento ciclico permette infatti alle zone sfruttate di "ripredersi" dal punto di vista ecologico. Ma le dinamiche sociali, così come i consumi, fanno il loro corso. Al termine degli anni ’70, con l’invasione dell'Amazzonia orientale (soprattutto quella ecuadoriana) ad opera di coloni della Sierra, inizia lo scontro per i diritti sul territorio e le comunità indigene vengono confinate in spazi definiti, che ne limitano le caratteristiche nomadi. In pochi anni si passa dalla tradizione di cacciatori – raccoglitori, dove le comunità erano seminomadi e cambiavano zona ogni 5 – 10 anni, alla pratica dell’allevamento e dell’agricoltura di sussistenza. Quindi le comunità si trasformano in stanziali ed in pochi anni le risorse nell’immediato intorno della comunità iniziano a scarseggiare, tra queste la palma dell’ungurahua. Lo sfruttamento commerciale dell'olio di ungurahua e le necessità economiche che queste nuove società stanziali hanno (la stanzialità induce bisogni nuovi e favorisce la nascita dei commerci non più basati sullo scambio) rischiano di impoverire eccessivamente la popolazione di <em>Jessenia bataua</em>, rendendo necessario operare un cambio di mentalità nelle popolazioni indigene. Obiettivo: cercare un nuovo metodo di raccolta sostentibile per i frutti di Ungurahua.</p>
<p align="justify">La soluzione è stata trovata grazie ad un metodo di raccolta alternativo che prevede di non sacrificare la palma. Il sistema è denominato “bicicletta” e consiste in un insieme di attrezzature che permettono letteralmente di scalare la palma in sicurezza, tagliare l’infruttescenza e scendere, come fosse un palo della cuccagna. L’attrezzatura da arrampicata non prevede punte o ramponi e quindi non danneggia la corteccia della palma, che diventa quindi una risorsa produttiva in modo continuato nel tempo. Il metodo alternativo è stato introdotto da circa un anno nell'area popolata dagli indigeni Achuar dell'Oriente Ecuadoriano ed a tutt'oggi grazie alla collaborazione di alcuni tecnici italiani specializzati ed all'attivita dell'ONG Ecuadoriana <a target="_blank" href="http://www.camari.org/chankuap/EN/100000706.html">Fundacion Chankuap' </a>sono stati addestrati 20 formatori Achuar che insegneranno alle diverse comunità come utilizzare il nuovo strumento.</p>
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<title><![CDATA[Fitocosm-Etica, Sacha Inchi]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/16/fitocosm-etica-sacha-inchi/</link>
<pubDate>Wed, 16 Jan 2008 23:46:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[La costante attenzione del mercato cosmetico per materie prime vegetali esotiche porta continuamente]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/3677-sacha-inchi-1.jpg" align="left" />La costante attenzione del mercato cosmetico per materie prime vegetali esotiche porta continuamente alla ribalta nuove piante. Come ogni evento non è un bene nè un male <i>per se</i>, ma senza dubbio è un fenomeno che rende indispensabile un aggiornamento permanente. Si tratta anche di una dinamica con valenze più ampie, perchè a cascata innesca riflessioni sulla sostenibilità (quante delle piante usate in fitocosmesi sono coltivate? Quante e quali vengono raccolte allo stato spontaneo? Con che potenziali rischi di impatto ambientale?), sull'eticità (nella filiera fitocosmetica, nella quale così forti sono le istanze bio e l'attenzione etico-ambientale, quale ritorno è garantito ai produttori, spesso contadini o piccole cooperative di Paesi in Via di Sviluppo? Come si muovono gli operatori del settore?), sul mercato (questi nuovi ingredienti esotici non diventeranno un nuovo strumento coloniale?) sul senso (l'uso di un ingrediente esotico è motivato sul piano funzionale o è solo uno specchietto per le allodole rivolto ad un consumatore tradizionalmente curioso e sensibile alle novità?).</p>
<p>Ed il consumatore consapevole (o il professionista responsabile) come può rispondere a queste domande? Cercando nei posti giusti e dedicando tempo e senso critico alla sua informazione, come sempre.</p>
<p>In questo contesto di ordine generale si inserisce la comparsa sul mercato europeo di specie botaniche ancora poco note al mercato italiano come <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Plukenetia_volubilis" target="_blank"><i>Plukenetia volubilis</i></a> (Euphorbiaceae), altrimenti conosciuta come Sacha Inchi. Si tratta di una pianta peruviana il cui abbondante olio (resa estrattiva attorno al 50%) risulta assai ricco in omega-3 (acido alfa-linolenico, anche oltre il 50%) ed omega-6 (acido alfa-linoleico, circa il 35%) ed in generale è costituito quasi esclusivamente da insaturi (93-98%). Nel 2006 l'olio si è aggiudicato il premio come miglior olio commestibile al <a href="http://www.elcomercioperu.com.pe/EdicionOnline/Html/2006-08-25/onEcLima0565594.html" target="_blank">World Ethnic &#38; Specialty Food Show</a>, ma i suoi utilizzi più che alimentari presentano potenzialità nel settore della cosmesi naturale e dell'integrazione, in analogia con altri oli fissi altamente insaturi come quelli di<a href="http://lifegate.it/salute/articolo.php?id_articolo=1467" target="_blank"> Rosa mosqueta e di Borragine</a>. Ulteriori e più precise informazioni sulla composizione sono disponibili in <a href="http://www.incainchi.es/pdf/1358.pdf" title="Coltivazione, trattamento e composizione chimica" target="_blank">questo documento</a> del Ministero peruviano per l'Agricoltura (in spagnolo) o lanciando una ricerca sull'ottimo <a href="http://sofa.bfel.de/suche-pflanzen.htm" target="_blank" title="Plukenetia">Seed Oil fatty Acids Database</a>, dove sono reperibili anche i dati relativi ad insaponificabile e vitamina E.</p>
<p>La pianta cresce nella zona andina, è coltivabile anche su piccola scala e processabile senza necessità di know-how e tecnologie d'avanguarda. Presenta un <i>habitus</i> perenne e la sua fruttificazione continua e non stagionale garantisce una produzione costante durante il tempo (<a href="http://www.fao.org/AG/aGL/agll/rla128/inia/inia-i5/inia-i5-02.htm" target="_blank">interessante questo report della FAO</a>). E' redditizia anche non in regime di monocoltura, ovvero in regime di coltivazione misto (policoltura) all'ombra di alberi ad alto fusto o inframezzata con orticole, nel rispetto delle migliori tradizioni della chacra andina. Inoltre, potendosi inserire in settori merceologici ad alto valore aggiunto come quello cosmetico, garantisce un adeguato ritorno economico ai produttori. Elemento importante, in risposta alle domande precedenti, è che attualmente molte delle materie prime innovative in fitocosmesi giungono a noi tramite i canali <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commercio_equo_e_solidale" target="_blank">fair trade</a> (che sta iniziando finalmente a muovere passi decisi anche nel settore cosmetico-funzionale), che garantiscono uno standard etico elevato nelle relazioni con i produttori e nell'attenzione ambientale. In particolare, l'azienda francese <a href="http://savoirsdespeuples.com/Accueil.html" target="_blank">Savoirs des Peuples</a> ha fatto del Sacha Inchi un proprio <a href="http://savoirsdespeuples.com/actualite.php?id_article=18" target="_blank">lead</a> e si è spesa negli ultimi anni anche a difesa del mantenimento della proprietà intellettuale degli indios peruviani. Grazie all'iniziativa di Savoirs des Peuples si è ad esempio ottenuto, alla fine del 2007, il rifiuto di due brevetti realizzati in Francia su <i>Plukenetia volubilis</i> a partire dal sapere tradizionale di popolazioni andine, in conclusione di un processo iniziato alcuni anni prima (<a href="http://www.wipo.org/edocs/mdocs/tk/fr/wipo_grtkf_ic_11/wipo_grtkf_ic_11_13.doc" target="_blank">dettagli su WIPO</a>). Una bella storia.</p>
<p>Cosa manca? Per costruire una filiera reale e completa mancano ancora molti passaggi (sia commerciali che produttivi e di ricerca) e gli studi sulla pianta sono decisamente agli albori: le pubblicazioni scientifiche sono <a href="http://scholar.google.it/scholar?q=sacha+inchi&#38;hl=it&#38;lr=&#38;btnG=Cerca" title="Sacha Inchi su Scholar" target="_blank">poche decine</a> e molte di esse riguardano aspetti botanico-floristici. Innanzitutto le conoscenze farmacognostiche<a href="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/semillas.jpg" title="semillas.jpg"><img src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/01/semillas.jpg" alt="semillas.jpg" align="right" height="205" width="277" /></a> sono ancora limitate, mancano ad esempio indicazioni sulla variabilità fitochimica della specie o sull'ottimizzazione della fase di post-raccolta. Lacunosa è anche la parte strettamente tecnico-cosmetica (siccatività, resistenza all'ossidazione e stabilità, espressione di azioni funzionali sul derma, eccetera) e molto è demandato ad informazioni ottenute su oli di composizione simile, ma differenti (enotera, borragine, lino ecc.).</p>
<p>La ricchezza in acidi grassi insaturi è tale da rendere agevole l'uso fitocosmetico funzionale dell'olio di Sacha Inchi, rigorosamente spremuto a freddo, come emolliente e riepitalizzante topico. Nulla invece è stato fatto per valutare il possibile uso dell'olio nel'integrazione alimentare e nella prevenzione (per cui ad essere rigorosi le <a href="http://www.incainchi.es/sp/enlaces.htm" target="_blank">molte indicazioni reperibili in internet</a> sul controllo del colesterolo o delle disfuzioni cardiovascolari sono non ancora giustificate a pieno e frutto di deduzione a partire dalle proprietà dei singoli costituenti o di oli analoghi anzichè di riscontro oggettivo). Poco, inoltre, si sa circa i possibili usi della frazione proteica (circa il 30% del seme) e dei cascami della spremitura, il cui sfruttamento potrebbe rendere ancora più sostenibile la coltivazione.</p>
<p>L'intero genere Plukenetia, infine, sembra essere un'interessante fonte di oli fissi ricchi in proteine ed in acidi grassi polinsaturi, come si può evincere dalle informazioni realtive a <i>Plukenetia conophora</i> di origine africana, il cui contenuto in omega-3 risulta essere ancora superiore (attorno al 70%), come descritto in <a href="http://www.sendspace.com/file/35u312" title="Characterisation and some possible uses of Plukenetia conophora" target="_blank">questo articolo</a>.</p>
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<title><![CDATA[Come la biblioteca di Trantor]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/2008/01/15/come-la-biblioteca-di-trantor/</link>
<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 13:02:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[La scienza corre, il mercato ancora di più. L&#8217;operatore fatica a seguire e tenersi aggiornato]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La scienza corre, il mercato ancora di più. L'operatore fatica a seguire e tenersi aggiornato. Non bastasse, le droghe, i prodotti, le piante, le sindromi, le discipline aumentano in continuazione. Il Web aiuta, ma dispersivo ed incontrollato come è rischia più di contribuire alla mitopoiesi delle leggende metropolitane che a diventare strumento formativo, soprattutto in assenza della giusta chiave di lettura critica.</p>
<p>Una fonte ordinata e puntuale di informazioni <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Evidence_based_medicine" target="_blank">evidence-based</a> è <a href="http://www.naturaldatabase.com" title="Natural Database" target="_blank">Natural Database</a>, banca dati gestita ed aggiornata da professionisti per professionisti. Come ogni risorsa di livello è a pagamento (è disponibile sia online che in cartaceo e su cd-rom. La versione online oltre a costare meno è però costantemente aggiornata), ma il costo annuo è inferiore a quello di qualsiasi libro scientifico: 92 dollari, pari a circa 62 euro al cambio odierno. Una miseria, se si considera la mole di informazioni selezionata ed organizzata per rispondere le esigenze del medico, dell'erborista, del farmacista e non solo.</p>
<p>Una parte del sito è di libero accesso e consta della descrizione di sindromi e patologie e del livello di intervento nel loro trattamento mediante l'uso di derivati naturali (qui un esempio sulla <a href="http://www.naturaldatabase.com/(S(vob5srnb521sxi55x1ptsxmq))/ce/ceCourse.aspx?s=ND&#38;cs=&#38;st=0&#38;li=0&#38;pc=07%2D22&#38;cec=1&#38;pm=5" title="Natural Medicines in the Clinical Management of Allergic Rhinitis" target="_blank">rinite allergica</a>) e di interventi sulla dinamica del consiglio dei prodotti (<a href="http://www.naturaldatabase.com/(S(vob5srnb521sxi55x1ptsxmq))/ce/ceCourse.aspx?s=ND&#38;cs=&#38;st=0&#38;li=0&#38;pc=07%2D33&#38;cec=1&#38;pm=5" title="How to Help Consumers Select Dietary Supplements" target="_blank">un esempio qui</a>). Il meglio però è riservato alle monografie che, va assolutamente rimarcato, non riguardano solo droghe singole ma anche preparati commerciali ad ingredienti misti. Esse coprono lo scibile in maniera cioncisa ma circostanziata, impiegando solo le fonti e le informazioni più rilevanti e fornendo dettagli razionali sul grado di approfondimento disponibile. Ogni aspetto legato al consiglio ed alla somministrazione è coperto: tossicità, evidenza di efficacia, problemi di interazione con farmaci, con test medico-clinici, con altre patologie concomitanti,  con alimenti. E poi reazioni avverse, descrizione delle ipotesi sul meccanismo d'azione proposto per ogni attività ascritta alla droga e -fatto unico- indicazione dei dosaggi che hanno dato i risultati positivi nei trials clinici.</p>
<p>Sul sito di Natural Database trovate un'esemplificativa pagina, corrispondente alla <a href="http://www.naturaldatabase.com/(S(vob5srnb521sxi55x1ptsxmq))/nd/Search.aspx?cs=&#38;s=ND&#38;sample=1&#38;rh=1" target="_blank">monografia completa di <i>Gingko biloba</i></a><i>.</i> Qui invece, potete osservare quella relativa ad <a href="http://www.sendspace.com/file/dzfrh4" target="_blank"><i>Uncaria tomentosa</i></a>, in pdf zippato). Non solo l'aspetto terapeutico-preventivo è considerato, ma anche quello nutraceutico e fitocosmetico.</p>
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