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	<title>farmacognosia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/farmacognosia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "farmacognosia"</description>
	<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 09:02:23 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Lo speziale ed il mangimista]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=177</link>
<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 08:13:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Leggi e norme non sempre vietano e chiudono porte. O meglio, se lo fanno spesso ne aprono altre e cr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Leggi e norme non sempre vietano e chiudono porte. O meglio, se lo fanno spesso ne aprono altre e creano spazi altrimenti preclusi. Per il settore delle piante officinali, dove da anni è in atto una battaglia tra lobby farmaceutica ed erboristica per la definizione di una nuova legge che regolamenti un settore assai poco normato, una nuova frontiera si sta aprendo per effetto della diffusione dell'agricoltura biologica e soprattutto della zootecnia biologica. In molti casi, poi, l'adozione di disciplinari con specifiche precise circa l'uso di additivi di sintesi nella filiera di alcuni prodotti certificati sta creando dei veri e propri mercati applicativi per i prodotti di origine naturale.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/rosma2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-180" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/rosma2.jpg" alt="" width="296" height="300" /></a>Ad esempio, il<a href="http://www.parmigiano-reggiano.it/" target="_blank"> Consorzio del Formaggio Parmigiano-Reggiano</a> ha recentemente emanato una serie di normative assai restrittive circa le caratteristiche dei mangimi da destinare all'allevamento delle bovine da latte. In tale normativa (<a href="http://www.parmigiano-reggiano.it/sotto_sezione/14262/Regolamento_di_alimentazione_delle_bovine.aspx" target="_blank">Regolamento di alimentazione delle bovine per il Consorzio Parmigiano-Reggiano</a>) viene esplicitamente sancito che "<em>Non possono essere somministrati alle vacche da latte mangimi che contengano: additivi appartenenti al gruppo degli antibiotici; gli antiossidanti butil-idrossi-anisolo (BHA), butil-idrossi-toluolo (BHT) ed etossichina</em>". Ciò ha determinato numerosi problemi alle industrie mangimistiche, che impiegano abbondantemente antiossidanti di sintesi per prevenire l'irrancidimento dei mangimi, soprattutto di quelli a base di mais integrato con metalli ed oligoelementi. Queste sostanze, specialmente in mangimi ricchi di olio come quelli ottenuti dal mais, catalizzano infatti la perossidazione degli acidi grassi insaturi già dopo poche ore di insilamento. Il mangime rancido somministrato alle vacche aumenta considerevolmente il rischio di insorgenza dello spauracchio numero uno: la mastite.</p>
<p>Tale problema è stato risolto a livello industriale ad esempio grazie all'impiego di estratti deodorizzati di <em>Rosmarinus officinalis</em>, ricchi in acido rosmarinico, carnosolo ed acido carnosico, la cui azione antiossidante è caratterizzata in particolare da un'inibizione molto forte della perossidazione lipidica (<a href="http://152.1.118.33/Files/Journal%20of%20Agricultural%20and%20Food%20Chemistry%201996%2044%20(1)%20131-135.pdf" target="_blank">qui il pdf </a>di uno dei tanti articoli sull'argomento). Facile osservare come in questo caso l'industria erboristica abbia tratto giovamento e impulso dall'interazione con una realtà industriale e commerciale differente.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anche gli angeli mangiano fagioli]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=152</link>
<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 09:57:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;argomento si presta ad osservazioni salaci e può facilmente degenerare in bieche divagazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'argomento si presta ad osservazioni salaci e può facilmente degenerare in bieche divagazioni <em>grossier</em> da commedia all'italiana, ma quello del meteorismo è un tema nient'affatto <em>trash</em> tanto in erboristeria quanto nell'alimentazione e come argomento serio va trattato. Provandoci, almeno. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/beanzz.jpg"><img class="size-medium wp-image-223 alignleft" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/beanzz.jpg?w=300" alt="" width="300" height="214" /></a></p>
<p>Non essendo classificabile come patologia <em>senso strictu</em> (perlomeno quando occasionale e non sintomo di malattie o sindromi come quella del colon irritabile) non ha pertinenza esclusivamente medica, anche se può costituire un effetto collaterale di trattamenti farmacoterapici, come vedremo di seguito. Indubbiamente però per chi ne soffre può costituire un problema alquanto sgradevole e fastidioso, spesso imbarazzante da affrontare.</p>
<p>Proprio per la combinazione di questi motivi il meteorismo rappresenta una di quelle disfunzioni per cui il ricorso all'intervento medico-terapico è considerato quasi istintivamente eccessivo e si opta per automedicazione o autocura. Questo implica che gli attori sulla scena, dall'erborista, al farmacista, al consumatore devono essere informati <em>ad hoc</em>. I primi per competenza, gli ultimi per poter selezionare e capire le scelte. Che alcuni alimenti predispongano al problema è dato diffuso, il motivo magari meno ma aiuta a capire il perchè dell'esistenza di determinati rimedi. Cibi ricchi in certi oligofruttosaccaridi come i legumi possano infatti dare luogo a fermentazioni incontrollate a livello intestinale a causa dell'<a href="http://www.fao.org/agris/search/display.do?f=./1997/v2324/US9742690.xml;US9742690" target="_blank">assenza del pool di enzimi</a> responsabili della degradazione non gassosa di queste  fibre idrosolubili nell'intestino umano. Il nostro intestino infatti non ospita le alfa-galattosidasi, <em>alias</em> gli enzimi deputati alla scomposizione degli oligosaccaridi della famiglia del raffinosio (trisaccaridi come anche <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/beans.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-224" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/beans.jpg?w=247" alt="" width="247" height="300" /></a>il verbascosio e stachiosio, a base di fruttosio, glucosio e galattosio per la precisione). Questi zuccheri arrivano indenni all'intestino crasso dove divengono substrato di fermentazione anaerobia, ovvero sono digeriti "nel posto sbagliato" da una parte della flora intestinale producendo grossi volumi di gas, principalmente idrogeno, anidride carbonica e, per la gioia di Alvaro Vitali, metano (scusate non ho resistito).  Il problema non è tanto nel tipo di zuccheri semplici che costituiscono l'oligosaccaride quanto nel fatto che il galattosio sia legato agli altri tramite un legame 1,6 e come nel caso della cellulosa basta un legame diverso per stravolgere la digeribilità enzimatica.</p>
<p>Per completezza va detto che non è completamente chiaro se raffinosio &#38; co siano gli unici assisi sul palco degli imputati, in quanto esistono studi nei quali legumi privati di queste sostanze hanno continuato ad esercitare la loro poco gradita azione. Potrebbero ad esempio essere presenti anche polisaccaridi a catena più lunga, nei quali permane l'indigesto legame galattosidico 1,6.</p>
<p>I rimedi classici al meteorismo ed al gonfiore intestinale fanno leva sul potere adsorbente del carbone vegetale (che limita i danni ma non limita la fermentazione, agendo in buona sostanza solo sul sintomo) o sull'azione di droghe vegetali come il finocchio (il cui meccanismo è da definire ma potrebbe coinvolgere una modulazione dell'attività dei batteri anaerobi che operano la farmentazione). Oppure ancora viene impiegata con un certo successo la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chlorophyllin" target="_blank">clorofillina</a>, un derivato semisintetico della clorofilla ottenuto per idrolisi basica in presenza di rame.</p>
<p>Proprio per l'esistenza di un meccanismo enzimatico sono stati sviluppati negli ultimi decenni prodotti che non si limitano alla tradizionale azione adsorbente  ma operano un''integrazione enzimatica. Questi prodotti propongono infatti di assumere <em>per os</em> quegli stessi enzimi o un pool di enzimi equivalenti a quelli che ci deficitari a livello intestinale, in maniera tale da scomporre gli oligosaccaridi non digeribili prima dell'avvio della fermentazione. Uno di questi prodotti si chiama <a href="http://www.beanogas.com/" target="_blank">Beano</a> e contiene alfa-galattosidesi. La logica sottesa  a questo tipo di prodotti può essere compresa leggendo online<a href="http://www.google.com/patents?id=9GIbAAAAEBAJ&#38;dq=beano" target="_blank"> l'intero brevetto di un prodotto simile</a>. Non si tratta di un prodotto di origine vegetale, in quanto gli enzimi che contiene hanno origine <em>biotech</em> e sono estratti da colture di <em>Aspergillus niger</em>. A differenza di beano questo prodotto non contiene un unico enzima, ma un pool composto da emicellulasi, cellulasi e fruttofuranosidasi. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/beanz.jpg"><img class="size-medium wp-image-227 alignleft" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/beanz.jpg?w=300" alt="" width="300" height="198" /></a>Questo per allargare lo spettro d'azione anche ad altre fibre poco digeribili, che possono determinare problemi analoghi a quelli citati per i legumi.</p>
<p>Spigolando qua e là amergono studi clinici direttamente legati a Beano uno dei quali riguarda un arbomento interessante ed un'applicazione specifica in quanto valuta gli effetti combinati della somministrazione simultanea (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Effects_of_Beano_on_the_tolerability_and_pharmacodynamics_of_acarbose.pdf" target="_blank">qui il pdf</a>) di beano ed acarbose, un farmaco per il trattamento del diabete mellito che ha nel meteorismo un effetto collaterale importante. L'<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Acarbose" target="_blank">acarbose</a> è difatti un inibitore enzimatico che, limitando l'idrolisi a glucosio dei carboidrati nell'intestino, non solo contiene l'assorbimento di tale zucchero ma altera in parallelo i processi di demolizione sopra citati, causando meteorismo. I risultati del trial suggeriscono che l'integrazione enzimatica causi una parziale riduzione dell'efficacia del farmaco ma un netto miglioramento del quadro collaterale.</p>
<p>E per l'immancabile angolo della curiosità: come fanno alcuni produttori di birra a diminuire le calorie nei loro prodotti o ad ottenere birre più alcooliche? Aggiungono gli stessi enzimi di cui sopra durante la fermentazione: questi digeriscono i carboidrati complessi rendendoli disponibili ai lieviti con conseguente incremento il tasso alcolico e diminuzione del contenuto in carboidrati totali. Pare si possa fare <a href="http://www.breworganic.com/tips/carbs-calories.htm" target="_blank">anche in casa</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Santi Licheni]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=309</link>
<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 08:21:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=309</guid>
<description><![CDATA[I licheni sono specie simbiontiche, cooperative biologiche nate dalla stretta collaborazione tra alg]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I <a href="http://www.cisniar.it/il_mondo_dei_licheni.htm" target="_blank">licheni </a>sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Simbiosi_%28ecologia%29" target="_blank">specie simbiontiche</a>, cooperative biologiche nate dalla stretta collaborazione tra alghe e funghi, probabilmente derivata dall'evoluzione di una parassitosi. Sono longevi, spesso centenari, crescono lentamente e questo li obbliga a difendersi da e competere con altri microrganismi con cui spartiscono habitat e nicchie ecologiche particolarmente ostili (temperature rigide,  stress ambientale elevato, scarsità di nutrienti). Questo li ha portati a sviluppare composti difensivi specializzati nella difesa ed offesa verso microrganismi di vario tipo e tra i più efficaci a riguardo si trovano i derivati dibenzofuranici. Noi, da bravi approfittatori, ci limitiamo ad utilizzare per i nostri scopi queste sostanze, tra cui una delle più facili (o meno difficili) da recuperare è l'acido usnico. Il nome non individua una singola struttura molecolare in quanto gli estratti meno purificati sono caratterizzati da una miscela di più isomeri ed enantiomeri, tra i quali il più efficaci come antimicrobici sono gli acidi (+)- e (-)-usnico.</p>
<p>Uno di questi tuttavia è particolarmente rilevante per il suo uso come conservante funzionale in fitocosmesi ed è l'acido usnico, di cui sono disponibili due esaustive review (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/usnicodue.pdf" target="_blank">pdf numero uno</a> e <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Usnic_acid.pdf">pdf numero due</a>) datate 2002 che coprono  caratteristiche salienti ed usi possibili (non solo cosmetici) della sostanza che viene dal freddo, spiegando come in realtà si tratti di una molecola dall'impiego più comune di quanto non si creda. L'utilizzo dell'acido usnico è limitato all'uso come conservante cosmetico o al massimo come ingrediente funzionale per prevenire aggressioni fungine della pelle ma non si estende all'ambito medico-terapico (fatte salve frequenti eccezioni  non sostenute da evidenze sperimentali solide) ed i trial clinici disponibili sono pochissimi.  Sebbene i due isomeri non presentino uguale efficacia, per entrambi l'azione è limitata ai batteri Gram+ ed agli anaerobi, mentre risultano inattivi sia nei confronti dei Gram- che verso lieviti e funghi, a meno di modifiche. Questo va tenuto in conto da parte dei formulatori, in quanto offre una copertura antimicrobica solo nei confronti di categorie specifiche ed in diversi casi ha indirizzato l'utilizzo del nostro acido nella preparazione di deodoranti, dato che proprio i batteri Gram+ sono tra i principali cause dello sviluppo di cattivi odori corporei. Sebbene le indicazioni nei confronti di patogeni fungini siano scarse e poco rilevanti sono comunque presenti in commercio creme a base di acido usnico per il trattemento topico di infezioni cutanee (<em>Tinea pedis</em> ad es.). <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/unsic.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-268" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/unsic.gif?w=257" alt="" width="257" height="150" /></a></p>
<p>Come ingrediente funzionale i risultati disponibili offrono garanzie nel controllo della placca batterica orale già all'1% in formulazioni  destinate alla prevenzione delle carie, dentifrici inclusi, in quanto soprattutto l'acido (+)-usnico garantisce una inibizione selettiva a carico di <em>Streptococcus mutans</em>, uno dei principali agenti eziologici delle carie dentali. L'impiego come conservante cosmetico è suffragato da alcune evidenze sperimentali la cui applicabilità può interessare anche applicazioni non industriali ma artigianali. Ad esempio estratti glicolici di lichene standardizzati al 10% in acido usnico sono risultati efficaci come conservanti in creme cosmetiche idratanti, sebbene in commercio siano disponibili in genere estratti di solito idroalcolici con un titolo inferiore, attorno al 5%. Un plus del suo impiego, non ancora approfondito a pieno ma interessante è quello della possibile azione antinfiammatoria mendiante inibizione della sintesi delle prostaglandine, attivatori della cascata infiammatoria acuta ma soprattutto cronica.</p>
<p>Un valore aggiunto che in cosmesi è sempre ritenuto pregiato. Come molti principi attivi isolati usati come ingredienti in cosmesi, molto è stato fatto per aumentare efficacia e stabilità dell'acido usnico. Pur trattandosi di pratiche non sempre accettate dai sostenitori della fitocosmesi <em>kosher</em>, migliori risultati si sono ottenuti grazie a trattamenti con trietanolammina, vari tipi di idrazidi o complessazione con rame. Quest'ultima in associazione con acido undecilenico è in grado di aumentare considerevolmente l'azione antimicotica, come nel caso di <em>Tinea pedis</em>; in generale le informazioni sull'azione contro funghi patogeni sono tuttavia abbastanza datate. Per contro altri tipi di trasformazioni della struttura chimica dell'acido usnico si sono rivelate infruttuose. Le proiezioni d'impiego nell'ambito più medico-terapeutico, come accennato, sono minori. Una riguarda l'applicazione topica in caso di <em>Papillomavirus</em> genitale come coadiuvante la riepitelizzazione a seguito delle lesioni causate dalla radiochirurgia.</p>
<p>Sussiste qualche problema di reperibilità: l'acido usnico è estraibile solo da alcuni generi di licheni (<em>Usnea, Cladonia, Evernia, Lecanora, Parmelia, Ramalina</em>) con una resa massima che non supera il 6% nel genere più ricco,<em> Alectoria</em>. Non esistono altre fonti nel Regno Vegetale. Il lichene d'Islanda (<em>Cetraria islandica</em>), uno dei licheni più comunemente reperibili in erboristeria non contene quantità significative di acido usnico, per cui non è da considerare come fonte adeguata di conservanti, nonostante i vari riferimenti presenti su internet.  Dato il lento sviluppo e le condizioni particolari di crescita dei licheni la loro produzione industriale è complicata, difficilmente sostenibile dal punto di vista economico e ci si limita alla raccolta spontanea di risorse forestali, fattore che attualmente limita il diffuso utilizzo dell'acido usnico su grande scala. La specie più utilizzata come fonte di acido usnico da destinare all'uso cosmetico e <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/usneabarbata.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-281" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/usneabarbata.jpg?w=295" alt="" width="295" height="264" /></a> farmaceutico è <em>Usnea barbata</em>, in quanto offre la migliore combinazione tra contenuto in principio attivo, facilità di crescita e produzione di biomassa con un picco di produzione tra inverno e primavera. Come sempre in questi casi il tema del rapporto tra volumi di consumo e sostenibilità è critico e va tenuto presente sia nel prezzo del prodotto finito che nella sua promozione commerciale in assenza di un piano di gestione delle risorse naturali.</p>
<p>L'acido usnico ha anche un utilizzo "extracurricolare" nel controllo del peso corporeo da parte dei maniaci del body-building, presumibilmente dato da una interpretazione estremamente letterale di alcuni studi sull'inibizione esercitata dall'acido usnico a carico di enzimi coinvolti nel metabolismo lipidico (e da una deriva farmacocentrica basata sull'esaltazione del superfluo). I dosaggi segnalati in maniera del tutto estemporanea ed empirica su vari forum ed anche inseriti in alcuni prodotti commerciali come il <a href="http://www.functionalingredientsmag.com/fimag/articleDisplay.asp?strArticleId=468&#38;strSite=FFNSite" target="_blank">famigerato Lipokinetix</a> (fortunatamente ritirato dal mercato per le sue multiple tossicità, qui <a href="http://ntp.niehs.nih.gov/ntp/htdocs/Chem_Background/ExSumPdf/UsnicAcid.pdf" target="_blank">un pdf che riassume la vicenda</a>) risultano totalmente al di fuori dei <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6W7C-4CXHGDK-6&#38;_user=5674537&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000027764&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=5674537&#38;md5=3c91f49b7e429832c1d1496870bd6c3e" target="_blank">limiti di sicurezza</a> tossicologica ed <a href="http://www.blackwell-synergy.com/doi/abs/10.1111/j.1572-0241.2004.04165.x" target="_blank">esiti infausti di epatotossicità fulminante non mancano</a>. I dosaggi topici previsti dagli impieghi cosmetici citati in precedenza sono invece da considerarsi sicuri, così come lo è il quadro dermotossicologico dato che i patch test effettuati con l'acido usnico sono risultati negativi anche in soggetti con ipersensibilità ai licheni (e causata da altre sostanze).</p>
<p>-------------------------------------------</p>
<p>A review on usnic acid, an interesting natural compound<br />
Moreno Cocchietto · Nicola Skert · Pier Luigi Nimis Gianni Sava<br />
Naturwissenschaften (2002) 89:137–146</p>
<p>Lichens are a world-widespread consortium of fungal and photosynthetic partners. Usnic acid is one of the most common and abundant lichen metabolites, well known as an antibiotic, but also endowed with several<br />
other interesting properties. This review summarises the most relevant studies on usnic acid, focusing on a number of biological activities in different fields. On the basis of the existing literature, usnic acid seems to be an exclusive lichen product. No synthetic derivatives more effective than the natural form are known. Both the (+) and (–) enantiomers of usnic acid are effective against a large variety of Gram-positive (G+) bacterial strains, including strains from clinical isolates, irrespective of their resistant phenotype. Of particular relevance is the inhibition of growth of multi-resistant strains of Streptococcus aureus, enterococci and mycobacteria. The (+)-usnic acid enantiomer appears to be selective against Streptococcus<br />
mutans without inducing perturbing side effects on the oral saprophyte flora. On the other hand, the (–)-usnic acid enantiomer is a selective natural herbicide because of its blocking action against a specific key plant enzyme. Other recognised characteristics of usnic acid are ultraviolet absorption and preserving properties. The toxicology, the in vitro anti-inflammatory effects and the mechanism of action of usnic acid need to be investigated in greater detail in order to reach clinical trials and to allow further applications. Furthermore, more research is needed to make possible intensive lichen culture, in order to produce large quantities of lichen substances for pharmaceutical, cosmetic and agricultural purposes. Some biological aspects, i.e. the possible biological roles of usnic acid, are discussed.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La figura del citrullo]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=316</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 20:55:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con luglio siamo ufficialmente entrati nella stagione balneare. Balneare è sinonimo di quisquilie s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/angu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-317" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/angu.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>Con luglio siamo ufficialmente entrati nella stagione balneare. Balneare è sinonimo di quisquilie sotto all'ombrellone tra mamme con un occhio al pargolo e l'altro al rotocalco, di ammiccamenti sul bagnasciuga, di storie effimere dall'alba al tramonto. Di disimpegno, insomma. Per bagnini di Romagna e vitelloni professionisti da Porto Cervo a Fregene è invece una stagione impegnativa. Col caldo poi, si sa, la passione può venire meno ed ogni aiuto all'<em>ars amatoria</em>, meglio ancora se fresco, è ben accetto nonchè argomento <em>evergreen</em> di chiacchiericcio estivo.</p>
<p>Allo <a href="http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/anguria-viagra/anguria-viagra/anguria-viagra.html" target="_blank">sciagurato redattore di Repubblica</a> non deve quindi esser parso vero quando stamattina si è ritrovato per le mani la velina di Sciencedaily che titolava, testuale: "<a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/06/080630165707.htm" target="_blank"><em>Watermelon May Have Viagra-effect</em></a>". Estate+anguria+Viagra+argomento da ombrellone=pezzo fatto. Così il tapino ha tradotto il lancio, vi ha aggiunto due richiami rapidi al mercato di Viagra e Cialis, un <em>vistosistampi</em> e via, alle rotative. Lo sventurato non si è però accorto (o non ha approfondito, o non ha capito) che nella velina non si parlava di risultati sperimentali validati da una pubblicazione, ma si presentavano le attività di un ricercatore americano. Niente elementi accettati e riconosciuti dalla comunità scientifica ma sostanzialmente un promo (o se preferite, una marchetta) del <a href="http://vfic.tamu.edu/" target="_blank">Vegetable and Fruit Improvement Center,</a> un istituto di ricerca agroalimentare (e non medica) dell'Università di Texas A&#38;M di cui il Dr. Bhimu Patil è direttore.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/07/anguman.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-318" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/07/anguman.jpg?w=195" alt="" width="195" height="300" /></a>Non ha fatto neppure quella rapida ricerchina, il disgraziato, che gli avrebbe mostrato come il buon Dr. Patil non sia un medico, un farmacologo o un fisiologo umano bensì un fisiologo vegetale che in vita sua si è sempre occupato <a href="http://http://phytochemicals.tamu.edu/Patillab/Director.html" target="_blank">solo e probabilmente con grande competenza di alimenti ed agrumi</a>. Analogamente non si è curato di spendere un minimo di tempo a guardare cosa se ne scriveva in rete della marchetta di cui sopra, già a pochi minuti dalla sua comparsa, <a href="http://scienceblogs.com/effectmeasure/2008/07/is_there_a_watermelon_viagra_c.php" target="_blank">stigmatizzando l'<em>hype</em></a><em> </em>che queste operazioni creano senza partire da basi scientifiche concrete e reali. Non si è neppure accorto, ahilui ed ahinoi, di come un servizio analogo, WebMD, <a href="http://www.webmd.com/erectile-dysfunction/news/20080701/watermelon-a-natural-viagra?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">avesse trattato il medesimo tema con un'arguzia ed un criticismo</a> che lampeggiava di <em>caveat</em> fluorescenti, riportando gli scettici pareri di persone più qualificate a parlare di disfunzioni erettili, adombrando il dubbio della quantità e spiegando bene come giungere a conclusioni tramite sillogismo* sia un'operazione ad "alto rischio figuraccia". Probabilmente il nostro sfortunato redattore ha visto che effettivamente la l-citrullina è tra le sostanze naturali in via di studio per il trattamento dell'impotenza (<a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6TH7-47RJDS4-8&#38;_user=10&#38;_rdoc=1&#38;_fmt=&#38;_orig=search&#38;_sort=d&#38;view=c&#38;_acct=C000050221&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=10&#38;md5=0b4b37ef8c8508a6a97eac15fa9af127" target="_blank">qui una bella review in pdf per chi vuole saperne di più</a>), ma non si è avveduto del fatto che la l-citrullina è contenuta principalmente nella buccia e che per riuscire assumerne una quantità significativa a partire dalla polpa si può star certi solo di due cose: si passerà la nottata in bagno e non a letto. Lo stesso Patil del resto candidamente dichiara <a href="http://www.webmd.com/erectile-dysfunction/news/20080701/watermelon-a-natural-viagra?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">in un'altra intervista</a> che in circa 120g di succo di cocomero sono contenuti 150mg di l-citrullina ma che "non sa quanta ne serve per determinare un'erezione" (ammesso che ne sia in grado realmente e non solo in termini speculativi, la reale efficacia è tuttora non verificata).</p>
<p>Non ha neanche realizzato, il poveretto, che un composto che si chiama citrullina potrebbe prestarsi a facili boomerang di parole, se non si sta attenti a quel che si scrive.</p>
<p>--------</p>
<p>* Il sillogismo del caso è: "Il cocomero contiene citrullina, che promuove la produzione di ossido nitrico, l'ossido nitrico è coinvolto nella dilatazione dei vasi, anche di quelli che governano i corpi cavernosi -- Ergo, il cocomero è un simil-Viagra"</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Definizione di "incensare"]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=282</link>
<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 14:29:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I fattori che portano alla ribalta una pubblicazione scientifica possono essere vari: il risultato è oggettivamente rivoluzionario, l'argomento trattato è di particolare attualità o presenta uno specifico <em>appeal</em> mediatico, oppure l'articolo entra in una delle casse di risonanza di Internet e di rimbalzo in rimbalzo il suo segnale si amplifica sino a superare la soglia del rumore bianco <em>mainstream</em>. Questi eventi spesso si presentano in combinazione tra loro, o meglio in catena. Le agenzie di stampa scientifica, come <a href="http://www.eurekalert.org/" target="_blank">Eurekalert</a>, <a href="http://www.sciencedaily.com/" target="_blank">Sciencedaily</a>, <a href="http://www.webmd.com/" target="_blank">Webmd</a> ed altre che io stesso quotidianamente spulcio, rappresentano il primo filtro e la prima fionda per dare visibilità planetaria a pubblicazioni estremamente settoriali come in genere sono quelle scientifiche. Soprattutto grazie alla loro meritoria opera catalizzatrice, una pubblicazione raggiunge l'energia di attivazione sufficiente a diventare cibo palatabile per <em>science-blogger</em> e giornalisti. In un certo senso però da questo punto essa smette di essere un sistema ordinato e logico di numeri e concetti e diventa gradualmente "una storia" per effetto dell'inevitabile (e giustissimo, sulla carta) processo caratteristico della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vulgata" target="_blank">vulgata</a>.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/incenso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-287" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/incenso.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Queste settimane uno degli articoli più rimbalzati sulla rete e sulla carta stampata è stato quello riguardante l'azione ansiolitica ed antidepressiva di un sesquiterpene dell'incenso (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Frankincense" target="_blank"><em>Boswellia serrata</em></a>) chiamato incensol-acetato. <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/05/080520110415.htm" target="_blank">Rilanciato dai <em>newsfeeds</em></a> citati poc'anzi, l'articolo è stato discusso in <a href="http://www.scienceblog.com/cms/incense-psychoactive-scientists-identify-biology-behind-ceremony-16483.html" target="_blank">diversi blog</a> che contano nella blogosfera scientifica internazionale ed hanno ripreso la notizia vari quotidiani di tutto il mondo <a href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/scienza_e_tecnologia/incenso-fedeli/incenso-fedeli/incenso-fedeli.html" target="_blank">(Repubblica</a>), agenzie di stampa e giù di <a href="http://melomane-news.blogspot.com/2008/05/ricerca-lincenso-allevia-ansia-e.html" target="_blank">rimbalzo</a> in <a href="http://notizie.it.msn.com/scienza/articolo.aspx?cp-documentid=8352112" target="_blank">rimbalzo</a> <a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2008/05/22/e-la-chiamano-estasi/" target="_blank">fino ai blog </a>che raramente trattano temi scientifici ed anche sino a quelli di personaggi noti, come<a href="http://www.jacopofo.com/node/4794" target="_blank"> Jacopo Fo.</a> Tutti, chi più chi meno, suonando un certo tasto "culturale" nella traduzione del dato "tecnico".</p>
<p>Purtroppo, come di rotine in questi casi, <a href="http://leggidimurphy.blog.dada.net/post/457658/Seconda+legge+di+Finagle" target="_blank">la seconda legge di Finagle</a> agisce implacabile e si rende necessaria un minimo di rilettura più o meno in stile <a href="http://progettogalileo.wordpress.com/" target="_blank">Progetto Galileo</a>.</p>
<p>L'articolo (<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>) ha tutti i crismi elencati sopra: è passato dal Table of Contents di una rivista di buon prestigio (<a href="http://www.fasebj.org/" target="_blank">FASEB Journal</a>) ai <em>newsfeed</em> di chi si occupa della materia e trattando con una buona dose di appeal un tema mediaticamente spendibile come quello degli ansiolitici, ha fatto il salto. Non guasta, ovviamente, che al contenuto sperimentale sia abbinabile per l'appunto una "storia", quella del possibile legame tra scoperta scientifica attuale e pratiche religiose e di meditazione secolari. Tutti link corretti e leciti, anzi virtuosi nelle intenzioni. Chi ha trattato la materia ha infatti posto forte enfasi sul fatto che i risultati dei ricercatori, così come descritti nei lanci d'agenzia, indicherebbero un effettivo <em>trait d'union</em> tra l'uso cerimoniale dell'incenso ed una sua reale funzione psicoattiva, che porrebbe le basi per una rilettura moderna di usi codificati da religioni e tradizioni. L'oppio dei popoli, l'incenso dei re Magi e la loro rilettura farmacologica sono infatti tra i mantra più ripetuti nei commenti un pò supini alla ricerca. Qualche <a href="http://scienceblogs.com/twominds/2008/05/hippies_might_have_something_g.php" target="_blank">blogger attento</a> ha poi evidentemente letto con cura il manoscritto completo ed ha sollevato alcune ineccepibili eccezioni non al contenuto ed al rigore sperimentale, ma alla presentazione dell'articolo. A leggere bene il testo questi legami sono infatti in parte azzardati.</p>
<p>Va detto che gli stessi autori dell'articolo hanno un pò ciurlato nel manico su questo aspetto, enfatizzando non solo  nell'introduzione e nelle conclusioni (le parti in genere più comprensibili ai non addetti ai lavori) ma anche nelle dichiarazioni ai media: esiste un legame tra il bruciare dell'incenso, il suo predisporre alla meditazione ed all'ascesi ed i meccanismi fisiologici del rilassamento, grazie alla mediazione dell'incensol-acetato e di alcuni specifici recettori nervosi, i TRPV3.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/incen.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-288" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/incen.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Cosa hanno realmente fatto i ricercatori? Hanno estratto (<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>) dalla resina di <em>Boswellia carterii</em> un singolo componente isolato, l'incensolo acetato appunto, e lo hanno iniettato per via intraperitoneale a ratti. Successivamente sono stati effettuati test comportamentali mirati alla valutazione dello stato nervoso a breve termine degli animali ed una serie di misurazioni farmacologiche a carico di una serie di recettori, tra i quali il più influenzato è risultato essere il TRPV3. Questo recettore regola la temperatura corporea (dando una piacevole sensazione di calore se attivato), la vasocostrizione, il dolore, è presente anche a livello cutaneo ed orofaringeo ed appartiene ad una classe di nocicettori (percettori di eventi dannosi) ben nota per la relazione con altre sostanze naturali come la capsaicina o il mentolo (<a href="http://edab.dana.org/publications/eurobrain/eurobrain0604_it.pdf" target="_blank">qui una bella trattazione in italiano su questo argomento</a>). Dello stesso TRPV3 è nota <a href="http://www.nature.com/neuro/journal/v9/n5/abs/nn1692.html;jsessionid=ABA678E1E907544EAEC276EB9C042F74" target="_blank">la sua modulazione ad opera di altri terpeni</a> più piccoli come il timolo ed il carvacrolo presenti ad esempio negli oli essenziali di origano e timo. Nel caso di queste ultime sostanze, esse hanno mostrato attività per applicazione topica sulla lingua, senza combustione o iniezione. Questo tipo di azione ha peraltro un nome bellissimo, <a href="http://www.distam.unimi.it/news/2005/06/oltre-sapore-ed-aromi-la-chemestesi.htm" target="_blank">chemestesi</a>, e comprende la traduzione in stimolo fisico di un segnale indotto chimicamente.</p>
<p>Tornando all'articolo di FASEB, l'approccio sperimentale utilizzato permette di dire con certezza alcune cose (interessanti), di ipotizzarne altre (molto interessanti) ma non garantisce la verità su altre ancora (quelle della "storia"). Ad esempio suggerisce che la struttura chimica dell'incensol-acetato possa essere utilizzata come base di partenza per farmaci di derivazione naturale attivi come ansiolitici ed evidenzia la possibilità di considerare il recettore TRPV3 in modo nuovo, come un modulatore di stati emotivi e non solo come veicoli di chemestesi. Inoltre, ha permesso di inserire l'incensol-acetato nel novero delle sostanze attive in modo estremamente selettivo nei confronti di questo recettore, cosa importante per limitare possibili effetti collaterali e reazioni avverse, ad esempio. Per contro, è tuttavia abbastanza intuitivo realizzare che l'estrazione di un singolo componente e la sua somministrazione in forma pura tramite iniezione è cosa ben diversa dalla combustione di una miscela complessa di sostanze e dall'inalazione "aromaterapica" del fumo che si produce quando nei luoghi di culto si brucia l'incenso. Non solo è diversa la via di assorbimento e di metabolizzazione del principio attivo, ma la sua stessa presenza non è più certa. A seguito della lenta combustione, ad esempio, l'incensol-acetato potrebbe degradarsi in qualcosa di diverso e diversamente attivo.</p>
<p>In sintesi, l'articolo in questione non si riferisce in alcuna sua parte sperimentale all'assunzione di incenso in forma aromaterapica o meglio, non tratta minimamente l'assunzione di incensol-acetato per via olfattiva previa combustione. L'uso tradizionale e religioso dell'incenso prevede una combustione e non è dato sapere se l'incensolo acetato è termicamente stabile o se a seguito della combustione si trasformi in qualcos'altro. L'articolo ha diversi punti suo favore, sia in termini metodologici che di risultato, ma la storia che racconta è più farmacologicamente complicata e meno storico-antropologicamete legata alla tradizione del'incenso rispetto a quella che si può percepire ad una prima lettura.</p>
<p>-------------------------------</p>
<p>Incensole acetate, an incense component, elicits psychoactivity by activating TRPV3 channels in the brain<br />
Arieh Moussaieff, Neta Rimmerman, Tatiana Bregman, Alex Straiker, Christian C. Felder, Shai Shoham, Yoel Kashman, Susan M. Huang, Hyosang Lee, Esther Shohami, Ken Mackie, Michael J. Caterina, J. Michael Walker, Ester Fride, and Raphael Mechoulam</p>
<p>(<a href="http://mybloop.com/go/fna8S9" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Burning of Boswellia resin as incense has been part of religious and cultural ceremonies for millennia and is believed to contribute to the spiritual exaltation associated with such events. Transient receptor potential vanilloid (TRPV) 3 is an ion channel implicated in the perception of warmth in the skin. TRPV3 mRNA has also been found in neurons throughout the brain; however, the role of TRPV3 channels there remains unknown. Here we show that incensole acetate (IA), a Boswellia resin constituent, is a potent TRPV3 agonist that causes anxiolytic-like and antidepressive-like behavioral effects in wild-type (WT) mice with concomitant changes in c-Fos activation in the brain. These behavioral effects were not noted in TRPV3-/- mice, suggesting that they are mediated via TRPV3 channels. IA activated TRPV3 channels stably expressed in HEK293 cells and in keratinocytes from TRPV3+/+ mice. It had no effect on keratinocytes from TRPV3-/- mice and showed modest or no effect on TRPV1, TRPV2, and TRPV4, as well as on 24 other receptors, ion channels, and transport proteins. Our results imply that TRPV3 channels in the brain may play a role in emotional regulation. Furthermore, the biochemical and pharmacological effects of IA may provide a biological basis for deeply rooted cultural and religious traditions.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Amo l'odore del caffè la mattina. Ha il profumo della vittoria]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=300</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 12:16:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chiaro, nell&#8217;originale era il napalm. Ma per un buon risveglio senza traumi è senza dubbio mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/coffee.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-301" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/coffee.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Chiaro, nell'originale era il napalm. Ma per un buon risveglio senza traumi è senza dubbio molto meglio un buon caffè. Strano che i quotidiani abbiano lisciato la notizia, ma <a href="http://pubs.acs.org/cgi-bin/abstract.cgi/jafcau/2008/56/i12/abs/jf8001137.html" target="_blank">un recentissimo studio</a> ha individuato un'interessante correlazione tra l'aroma del caffè e l'espressione di alcuni geni e proteine. In particolare ad essere influenzati sono sistemi che nei ratti regolano a livello cerebrale la produzione di proteine antiossidanti e soprattutto <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/06/080616092116.htm" target="_blank">riducono lo stato di stress</a> in animali privati del sonno (<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Caffe.pdf" target="_blank">scarica il pdf</a>). Geni e proteine verrebbero soppressi dalla carenza di sonno e l'aroma del caffè ne faciliterebbe un ripristino accelerato agendo soprattutto sulla fase di trascrizione. Non sarebbe solo una <a href="http://www.webmd.com/brain/news/20080613/coffees-aroma-stirs-the-brain?src=RSS_PUBLIC" target="_blank">questione di caffeina</a>, quindi, anche se i dati non garantiscono un'equivalenza nell'uomo (nel quale i geni coinvolti potrebbero essere differenti). Il consumo di caffè risponderebbe quindi ad un duplice meccanismo: tramite la caffeina si risponde all'esigenza di aumentare la veglia tramite un aumento dello stato di eccitazione, mentre grazie all'aroma lo stress causato dalla deprivazione viene alleviato, rendendo l'esperienza nel complesso più tollerabile. Prima che qualche avventato redattore travisi, l'articolo non dice che l'aroma aiuta a star svegli contribuendo all'eccitazione ma che permette di tollerare meglio la fatica legata alla carenza di sonno.</p>
<p>Il risultato tuttavia è interessante non solo perchè può dare un senso all'effetto quasi pavloviano della tazzina mattutina, ma anche per implicazioni su scala più ampia: quali profumi ed aromi possono produrre effetti analoghi e con quali ricadute sul nostro organismo? Quali pool di geni sono modulati a livello cerebrale dalla percezione olfattiva e quali processi mediano? La capacità di influenzare l'espressione genica da parte di sostanze assorbite per via olfattiva è inoltre estremamente rilevante per approfondire meccanismi d'azione sin qui poco esplorati. Penso ad applicazioni come l'aromaterapia o all'influenza dei profumi e delle essenze sul comportamento umano, suggerendo che la genomica e la proteomica possano avere diverse risposte da dare su questi argomenti sino ad ora esplorati secondo diverse interpretazioni.</p>
<p>Certo, una delle prospettive applicate suggerite dai ricercatori è <a href="http://www.newscientist.com/channel/health/mg19826604.700-is-a-sniff-of-coffee-as-good-as-a-sip.html?feedId=health_rss20" target="_blank">orwelliana a dir poco</a> e da veri giapponesi <em>workaholic</em>: insufflare l'aroma del caffè nelle fabbriche per facilitare la veglia dei lavoratori, senza interrompere le attività per la pausa-caffè.</p>
<p>------------------</p>
<p>Effects of Coffee Bean Aroma on the Rat Brain Stressed by Sleep Deprivation: A Selected Transcript- and 2D Gel-Based Proteome Analysis<br />
Han-Seok Seo, Misato Hirano, Junko Shibato, Randeep Rakwal, In Kyeong Hwang,Yoshinori Masuo<br />
<em>J. Agric. Food Chem.,</em> <em>56</em> (12),  4665–4673, 2008.</p>
<p>(<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Caffe.pdf" target="_blank">Scarica il pdf</a>)</p>
<p>The aim of this study was 2-fold: (i) to demonstrate influences of roasted  coffee bean aroma on rat brain functions by using the transcriptomics and  proteomics approaches and (ii) to evaluate the impact of roasted coffee bean  aroma on stress induced by sleep deprivation. The aroma of the roasted coffee  beans was administered to four groups of adult male Wistar rats: 1, control  group; 2, 24 h sleep deprivation-induced stress group (the stress group); 3,  coffee aroma-exposed group without stress (the coffee group); and 4, the stress  with coffee aroma group (the stress with coffee group). Reverse  transcriptase-polymerase chain reaction (RT-PCR) analysis of some known genes  responsive to aroma or stress was performed using total RNA from these four  groups. A total of 17 selected genes of the coffee were differently expressed  over the control. Additionally, the expression levels of 13 genes were different  between the stress group and the stress with coffee</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Geranio (ancora)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=294</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 00:55:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tempo fa ho parlato di Pelargonium sidoides sia per quanto riguarda l&#8217;accesso alla fonte e la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa ho parlato di <em>Pelargonium sidoides</em> sia per quanto riguarda l'accesso <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/19/il-geranio-della-discordia/" target="_blank">alla fonte e la gestione dei saperi tradizionali</a> sia relativamente alla suo uso<a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/03/22/il-geranio-non-teme-le-gelate/" target="_blank"> nel trattamento delle malattie da raffreddamento</a>. Su Journal of Family Practice di questo mese il secondo punto è ulteriormente sviscerato a seguito di alcune osservazioni fatte al trial clinico già citato a suo tempo. Oggetto del contendere, la <a href="http://www.jfponline.com/Pages.asp?AID=6272&#38;issue=June_2008&#38;UID=" target="_blank">possibile presenza di reazioni avverse </a>in termini di aggregazione piastrinica (sempre possibili quando la droga contiene cumarine) e la precisione dello studio nel <a href="http://www.jfponline.com/Pages.asp?AID=6273&#38;issue=June_2008&#38;UID=" target="_blank">confronto tra estratto e placebo</a>. Domande e <a href="http://www.jfponline.com/Pages.asp?AID=6314&#38;issue=June_2008&#38;UID=" target="_blank">risposte</a> sono disponibili gratuitamente.</p>
]]></content:encoded>
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<item>
<title><![CDATA[Biblioteca odorosa, biblioteca longeva]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=302</link>
<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 16:11:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
<guid>http://meristemi.wordpress.com/?p=302</guid>
<description><![CDATA[Dice: &#8220;la scienza e la letteratura non si possono concliare&#8221;. Mica vero. Prendiamo la co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/fffr.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-303" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/fffr.jpg?w=300" alt="" width="300" height="201" /></a>Dice: "la scienza e la letteratura non si possono concliare". Mica vero. Prendiamo la conservazione dei libri antichi, specialmente nelle biblioteche storiche, che non può prescindere da trattamenti contro funghi e muffe. Lo sanno i bibliotecari, i collezionisti e gli antiquari librari. Se infatti l'umidità degli ambienti non è ridotta al minimo, la carta diventa un ottimo terreno di crescita per microrganismi eterotrofi di ogni sorta e purtroppo spesso la ventilazione non è sufficiente, dato che alcuni funghi possono prosperare anche con ridotte disponibilità d'acqua, anche inferiori all'8%. Lo stato iniziale del libro d'epoca inoltre non aiuta affatto e risulta sovente già compromesso al momento dell'acquisizione, dato che in genere arriva da vecchie case o da lunghe inenarrabili peripezie (abbandoni, bancarelle, alluvioni, tre-quattrocento anni di bookcrossing...). Non bastassero macchie e degradazioni dirette, le infezioni determinano anche drastiche riduzioni del pH della carta, un parametro che a lungo termine causa fragilità e rotture nei fogli, rendendo i libri quasi impossibili da consultare senza far danni. Sebbene possa sembrare strano, questo problema è più sentito per i libri di fabbricazione recente, in quanto la qualità della carta impiegata è di gran lunga inferiore a quella dei secoli passati.</p>
<p>Non tutti i trattamenti disponibili per evitare o bloccare le infestazioni salvano capra e cavoli e la scelta deve tenere presenti diverse necessità: le sostanze utilizzate devono essere atossiche per gli operatori e soprattutto non devono arrecare danno alla cellulosa o agli inchiostri nè a breve nè a lungo termine: nessuna alterazione cromatica, nessun invecchiamento accelerato, nessuna variazione di pH. <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/aold.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-304" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/aold.jpg?w=300" alt="" width="300" height="254" /></a>L'ossido di etilene ad esempio non danneggia la carta, è efficace, ma <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ossido_di_etilene#Tossicit.C3.A0" target="_blank">a causa della sua tossicità</a> può essere utilizzato solo <em>una tantum</em> ed in condizioni di sicurezza elevate. Il timolo (uno dei fenoli più abbondanti negli oli essenziali di timo ed origano) è per contro non atossico ma meno nocivo però alla lunga rovina le pagine, <a href="http://palimpsest.stanford.edu/byorg/abbey/an/an21/an21-3/an21-308.html" target="_blank">ingiallendole ed accelerandone l'invecchiamento</a>.</p>
<p>Cosi' al <a href="http://www.crcc.cnrs.fr/" target="_blank">CRCDG</a>, emerito centro studi francese sulla conservazione libraria, si sono dati da fare per <a href="http://www.crcc.cnrs.fr/spip.php?rubrique11" target="_blank">valutare altre soluzioni</a>. Ad esempio hanno provato alcuni oli essenziali per fumigare libri sia in ambiente aperto che in camera chiusa, ovvero ponendo testi aggrediti da muffe in un'atmosfera satura di vapori di terpeni. Lavoro, metodologia e risultati sono disponibili <a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Screening_for_antifungal.pdf" target="_blank">leggendo questo articolo</a>.</p>
<p>In sintesi, il linalolo si è dimostrato il miglior agente nel bloccare e ritardare (ma non uccidere) i microrganismi inoculati sulle pagine dei libri, anche in condizioni di elevata umidità relativa. La qualità della carta in termini di polimerizzazione cellulosica non è risultata intaccata, sebbene il pH sia leggermente calato dopo invecchiamento. Il suo uso nella disinfezione delle aree di stoccaggio, ad esempio attraverso diffusori appositi inseriti nei sistemi di ventilazione forzata, non sembra poter causare danni significativi alla cellulosa e presenta un quadro tossicologico accettabile.</p>
<p>Nelle prove dei bibliotecari francesi sia il linalolo che l'olio essenziale di lavanda sono risultati più attivi per esposizione atmosferica che per contatto. Questa non è una novità, anche se spesso sull'azione antimicrobica degli oli essenziali si generalizza: ne esistono di più attivi per contatto e di più attivi per via aerea, dipende dalla loro funzione eco-fisiologica e dal tipo struttura in cui sono secreti nelle specie vegetali.</p>
<p>-----------------------</p>
<p>Screening for antifungal activity of essential oils and related compounds to control the biocontamination in libraries and archives storage areas<br />
M.S. Rakotonirainy, B. Lavedrine<br />
International Biodeterioration &#38; Biodegradation 55, 2005, 141-147</p>
<p>(<a href="http://www.mybloop.com/pignaverde/Screening_for_antifungal.pdf" target="_blank">Scarica il pdf</a>)</p>
<p>The vapours of nine essential oils and five of their major constituents were investigated for their antifungal activity against a range of mould species commonly found on library and archival materials. The different compounds were preliminarily screened by a microatmosphere method. The inhibitory activities of vapour phase of essential oils of armoise, clove, boldo, eucalyptus, ravensare, lavender, tea tree, thuya, wormseed and their main components against the fungal species tested were demonstrated. The action of linalool appeared the most interesting. In a second series of experiments, the preventive and curative action of linalool on inoculated books was investigated. Results indicated that the action of linalool is fungistatic rather than fungicidal at the tested concentrations. The potential use of linalool as an alternative to chemical fungicide to disinfect mouldy documents is difficult to assess, but its use may be beneficial as a complement to controlled environment measures in preventing fungal contamination in storage areas of<br />
cultural properties. Linalool vapours did not affect the brightness of two types of paper tested or the degree of polymerisation of cellulose, but did reduce the pH of the paper.</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Finestra sulla realtà degli altri n°7]]></title>
<link>http://ortodicarta.wordpress.com/?p=118</link>
<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 23:54:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola</dc:creator>
<guid>http://ortodicarta.wordpress.com/?p=118</guid>
<description><![CDATA[Mi sono assentato un&#8217;attimo. Torno qui con un marchettone!  
Tempo fa lessi l’articolo di un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono assentato un'attimo. Torno qui con un marchettone! :)</p>
<p>Tempo fa lessi l’articolo di un ricercatore (di cui non ricordo il nome e neanche il titolo dell’articolo) in cui si sosteneva, non senza ottime motivazioni, che il web 2.0 e la blogsfera fossero l’inizio del declino della civiltà dell’informazione.</p>
<p>Leggendo l’articolo non si poteva non riconoscere che effettivamente la produzione di “rumor bianco” della rete è veramente impressionante e disinformante. Su ogni argomento si trova tutto ed il contrario di tutto, ed io potrei essere una biondona platinata che scrive da una soffitta in centro a Tunisi. Provatemi il contrario!</p>
<p>E, in effetti, guidato da puro spirito nichilista, questo è uno dei motivi per cui attualmente ho una dependance nel web… il mio personale supporto al collasso dell’informazione.</p>
<p>Detto questo. E in palese contraddizione. Ogni tanto si trovano cosine di valore.<br />
Le famose “perle ai porci”, dove, oggi, nella parte del porco (felice) c’è il sottoscritto e nella parte della perla (e qui sconfiniamo un po’, ma la letteratura vuole la sua parte di enfasi) c’è <a href="http://meristemi.wordpress.com/">Meristemi</a>.</p>
<p><a href="http://meristemi.wordpress.com/">Meristemi </a>ha un blog. Assurdo. Su tematiche assolutamente di nicchia e settoriali come farmacognosia, farmacologia, agronomia, botanica, fitochimica, nutraceutica (non sapevo neanche fosse una parola), erboristeria ecc… ecc… Tutte cose di cui, dal mio basso non capisco assolutamente niente. Ma <a href="http://meristemi.wordpress.com/">Meristemi </a>ha due vantaggi: scrive in maniera assolutamente godibile e comprensibile infarcendo gli articoli di migliaia di riferimenti incrociati trasformando alcuni post in veri e propri portali ma soprattutto, lui  c’è (?! E se fosse anche lui una biondona?!), dialoga. Ed in maniera assolutamente pertinente ed efficace. E poi, beve vodka liscia...</p>
<p>Perché tutto sto pippone su <a href="http://meristemi.wordpress.com/">Meristemi</a>? Perché mi passa sottobanco delle chicche imperdibili! Perché sapendo la mia propensione verso tecniche di orticoltura ed agricoltura a basso impatto e basso costo (solitamente applicate nei paesi in via di sviluppo) amplia la mia ristretta possibilità di ricerca. E quindi lo ringrazio, anche così… </p>
<p>L’ultima cosa passatami è un gioiellino di progetto di una ONG Inglese, <a href="http://www.sendacow.org.uk/schools.asp?active_page_id=272">Sendacow</a>, al suo interno si trovano immagini e progetti per la realizzazione degli orti Keyhole (il mio orto è composto da una serie di keyhole ma senza sponde) nonché una sezione per gli orti didattici fenomenale!<br />
Numa (il <a href="http://ortodicarta.wordpress.com/2008/05/17/diario-di-campagna-n%c2%b087/">comandante Kirk</a> di qualche post fa) sta ergendo Mr Tomato a suo idolo.</p>
<p>PS.<br />
Per Gianluca… forse questa può essere una soluzione accettabile per avere un orto in cui non ti devi chinare per raccogliere l’insalata… ma ti prego: dopo averli montati butta via pala e zappa.</p>
<p>Per <a href="www.direfarefantasticare.it">labobimbi… </a>gli spunti per i lavori con i bambini sono veramente tantissimi! E il materiale didattico eccellente.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Vorrei un'anestesia calabra]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=244</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 12:17:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ad Harvard hanno dato un nuovo uso alla capsaicina, l&#8217;ammide piccante del peperoncino: come co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/06/peper.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-266" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/06/peper.jpg?w=200" alt="" width="94" height="133" /></a>Ad <a href="http://www.mgh.harvard.edu/nprg/" target="_blank">Harvard</a> hanno dato un nuovo uso alla capsaicina, l'ammide piccante del peperoncino: come coadiuvante per un anestetico  odontoiatrico. Una formula a base di un derivato della <a href="http://www.mdc-berlin.de/en/news/2008/20080514-pain_free_without_numbness___substance_com/index.html" target="_blank">lidocaina e di capsaicina</a> sembra infatti in grado di generare anestesia mirata, senza causare la fastidiosa paralisi generalizzata con cui in genere si esce dal dentista. La capsaicina agisce più o meno da <em>chaperon</em>, aprendo la porta dei neuroni del dolore all'anestetico vero e proprio, ma ha un difetto tuttora irrisolto e non trascurabile: all'inizio brucia dannatamente, come <a href="http://www.thesimpson.it/episodio/codice/3F24/il_viaggio_misterioso_di_homer.html" target="_blank">gli spietati peperoncini del Guatemala</a> di Homer Simpson.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Scuole salernitane]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=278</link>
<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 13:31:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per l&#8217;angolo degli appuntamenti, è uscito il programma delle comunicazioni e delle letture pl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per l'angolo degli appuntamenti, è uscito il <a href="http://www.fitomed2008.com/programma.htm" target="_blank">programma delle comunicazioni e delle letture plenarie</a> di Fitomed 2008, il congresso congiunto delle società italiane di fitochimica (SIF), di fitoterapia (SIPhar), di scienze erboristiche (SISE) e del Gruppo Piante Officinali della Società Botanica Italiana che si terrà <a href="http://www.fitomed2008.com/default.htm" target="_blank">a fine giugno</a> a Salerno.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Plants+People (=Culture)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=252</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 06:58:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ai Kew Gardens non ci sono solo le magnifiche serre e le collezioni di Botanical Art, ma si può vis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ai<a href="http://expomuseums.blogspot.com/2008/05/kew-gardens-kew-london-giardino.html" target="_blank"> Kew Gardens </a>non ci sono solo le magnifiche serre e le collezioni di <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/05/05/ars-botanica/" target="_blank">Botanical Art</a>, ma si può visitare anche il museo della storica scuola britannica di <a href="http://www.kew.org/scihort/ecbot/index.html" target="_blank">Economic Botany</a>, chiamato <a href="http://www.kew.org/collections/ecbot/exhibition.html" target="_blank">Plants+People</a>. Sebbene spesso sovrapposto, il concetto di Economia Botanica racchiude un insieme di applicazioni più ampio di quelle legate alla Farmacognosia. Non comprende infatti solo utilizzi farmaceutici, cosmetici e voluttuari di piante e droghe ma qualunque applicazione umana di derivati vegetali, dal sughero per i tappi alle essenze in liuteria, dalle fibre per tessuti ai coloranti naurali alle lacche, dai combustibili agli ornamenti.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/barks.jpg"><img class="size-medium wp-image-253" style="vertical-align:middle;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/barks.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Il museo ospita una parte dei circa 80.000 reperti disponibili, è raccolto e forse un pò buio ma sintetizza egregiamente la miriade di impieghi dati dall'uomo ai vegetali ed esprime l'idea della forza del legame tra uomini e piante, senza risultare prolisso. L'esibizione permanente ha anche <a href="http://www.kewbooks.com/asps/ShowDetails.asp?id=33" target="_blank">un catalogo a colori</a> assai economico ed ordinabile online (il mio è arrivato in meno di una settimana), dal costo più che abbordabile: 3,5 sterline più spese di spedizione. Online sono invece disponibili immagini ed informazioni su <a href="http://www.kew.org/collections/ecbot/collection.html" target="_blank">alcune collezioni</a> non completamente esposte in Plants+People ma altrettanto interessanti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Tejate on the rocks?]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=258</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 00:15:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Questi sono i giorni delle ciliegie e dell&#8217;agrobiodiversità, grazie a  COP9 in corso a Bonn, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Questi sono i giorni delle ciliegie e dell'agrobiodiversità, grazie a <a href="http://www.cbd.int/cop9/" target="_blank"> COP9 in corso a Bonn</a>, grazie alla giornata mondiale della biodiversità celebrata il 22 maggio e grazie a morette o duroni a fine maturazione. Gustare questi ultimi è facile, portafogli alla mano. Per gustare l'agrobiodiversità invece bastano una buona connessione e scaffali buoni a cui far spesa, come quelli di <a href="http://agro.biodiver.se/" target="_blank">Agricultural Biodiversity</a> e di <a href="http://cabiblog.typepad.com/hand_picked/2008/05/biodiversity--.html" target="_blank">Hand Picked</a> (blog dell'editore CABI)<a href="http://agro.biodiver.se/" target="_blank"></a>. Come per le ciliegie, su questi blog un link tira l'altro e l'indigestione biodiversa è sempre dietro l'angolo, ad esempio quando si scopre che tutti gli interventi di COP9 sono disponibili <a href="http://unfccc.meta-fusion.com/kongresse/CBD2008_2/templ/ovw_cbd.php?id_kongressmain=47" target="_blank">live in streaming</a> o che è stato reso disponibile in download un libretto dal contenuto snello e dal nome allettante: <a href="http://www.cbd.int/doc/bioday/2008/ibd-2008-booklet-en.pdf" target="_blank">Biodiversity and Agriculture: Safeguarding Biodiversity and Securing Food for the World.</a></p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/tejate.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-259" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/tejate.jpg?w=199" alt="" width="199" height="300" /></a>Proprio dal booklet, estraggo una dichiarazione del 2002 che ben sottolinea la valenza non solo ambientale del concetto di agrobiodiversità: "<em>Neglected and underutilized species can become valuable commodities for the poor, who have used them to survive for centuries as subsistence crops in difficult and low-input production environments</em>" e da questa parto per celebrare a modo mio questa finestra sulla biodiversità agroalimentare parlando di tejate.</p>
<p>Il <a href="http://www.aboutoaxaca.com/oaxaca/tejate.asp" target="_blank">tejate</a> è una <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2008-05/uocp-afd052108.php" target="_blank">bevanda nutriente e rinfrescante tipica</a> della regione di Oaxaca, nel Messico meridionale, preparata con varietà autoctone di mais, semi di diverse specie Theobroma (<em>T. cacao</em> e <em>T. bicolor</em>), semi di Sapote (<em><a href="http://www.hort.purdue.edu/newcrop/morton/sapote_ars.html" target="_blank">Pouteria sapota</a></em>) e fiori di <a href="http://www.rareflora.com/quararibea.html" target="_blank"><em>Quararibea funebris</em>,</a> una Malvacea nota anche come Cacahuaxochitl o <em>rosita de cacao</em> in quanto tradizionalmente usata per aromatizzare l'amaro cacao in Mesoamerica. Oltre al bel mix di aromi e specie vegetali scarsamente usate (il sapote è buonissimo anche come frutto, peraltro), <a href="http://www.go-oaxaca.com/newsletter/tejate.html" target="_blank">il tejate</a> ha con la biodiversità un legame a doppio filo a causa del numero enorme di varietà di mais addomesticate e selezionate nel corso dei secoli dai contadini di quelle zone. Il tipo di granturco utilizzato per <a href="http://www.mexonline.com/amigonews/03september.htm" target="_blank">il tejate cambia di valle in valle</a> ed anche le specie <em>Theobroma</em> coinvolte possono variate, come la ricetta del ripieno del tortellino tra i comuni emiliani. Tradizione etnica e biodiversità da sempre vanno a braccetto e da sempre faticano quando la modernità si affaccia dalle loro parti.</p>
<p>La lavorazione del tejate è lunga ed impegnativa, affidata alle donne ed in alcuni casi considerata un'arte manuale come il tirare la sfoglia, al punto che esiste il termine <a href="http://www.oaxacatimes.com/html/tejate.html" target="_blank">tejateras</a> e nella zona d'origine non mancano concorsi per eleggere la migliore. <a href="http://es.answers.yahoo.com/question/index?qid=20080316173720AACak3z" target="_blank">Nella ricetta</a> originale la farina di mais previa decantazione con cenere e le fave tostate di cacao vengono macinate assieme ed impastate con poca acqua, sino ad ottenere una pasta densa a cui si incorporano gradualmente aromi ed altri ingredienti.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/T1b5cFc-dQg'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/T1b5cFc-dQg&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Successivamente vengono aggiunti acqua fredda e ghiaccio sino ad ottenere una bevanda liquida della consistenza di un frappè, agitata energicamente e costantemente a mani nude per produrre un'abbondante schiuma, considerata elemento distintivo della qualità di un buon tejate.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/vlFTbPAk-4s'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/vlFTbPAk-4s&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Oltre che per riflettere sulla reale attualità dei cibi energizzanti di oggi, il tejate si presta bene a considerazioni su interculturalità e biodiversità e su come flussi migratori, globalizzazione e mercato possano in alcuni casi diventare una via di salvezza per utilizzi tradizionali di piante locali. Difatti, sulla storia etnografica del Tejate e sui suoi sviluppi in bilico tra erosione della biodiversità messicana, legami tra tradizioni popolari e nuovi scenari di riscatto globalizzato <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2008-05/uocp-afd052108.php" target="_blank">sono disponibili due articoli</a>, che impastano ingredienti culturalmente distanti ma eccellenti, specialmente se ben amalgamati. Nel primo (<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2007b_theobroma&#38;tejate.pdf" target="_blank">qui il pdf</a>) si parla delle bevande tradizionali della zona meridionale del Messico e di come mais e cacao siano <em>leit-motiv</em> ricorrenti nelle ricette e nei reperti archeologici della zona. Tascalate in Chiapas, <a href="http://www.intheknowtraveler.com/362" target="_blank">Tejate</a> in Oaxaca e Chorote in Tabasco hanno tutti in comune una base amilacea proveniente dal mais ed una lipidica proveniente dai semi tostati di cacao, utilizzati per creare non solo un cibo gradevole, ma fortemente e rapidamente energetico e saziante. Il loro scopo era quello di dare forma ad un <em>energy drink ante litteram</em>, senza dubbio. Il cacao tuttavia non era strettamente autoctono di queste zone e vi giunse solo a seguito di scambi e contatti commerciali, quegli stessi scambi e flussi che ora sembrano minare -in apparenza- la sopravvivenza della tradizione del tejate.</p>
<p>Ora difatti il tejate sta vivendo una fase strana della sua storia, come illustra in maniera più puntuale il secondo articolo (<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2008b_tejate&#38;global&#38;div" target="_blank">qui il pdf</a>)., pubblicato su<a href="http://www.journals.uchicago.edu/toc/ca/current" target="_blank"> Current Anthropology</a>. Come funzionino le dinamiche sociali nelle realtà rurali che si affacciano alla società dei consumi lo sappiamo, basta riflettere sulle nostre nonne e zie, prontissime ad abbandonare un <em>evergreen</em> come la madia di noce per il più <em>fashionable</em> impiallicciato in fòrmica caleiodscopica: la tradizione cede il passo alla modernità e diviene fardello di conoscenza di cui liberarsi in fretta in nome di una nuova immagine. I tejate non fa eccezione a questa regola ed il suo consumo da alcuni anni risulta in calo nelle zone d'origine, dove le abitudini alimentari cedono il passo a prodotti commerciali. Tuttavia per la prima volta da secoli la sua richiesta è in forte crescita altrove, ad esempio grazie alle pressioni delle richieste degli emigrati negli USA, che nella bevanda vedono un elemento di indentità sociale e di riconoscimento etnico ed un tratto distintivo d'improvviso divenuto rilevante e, in termini sociali, essenziale. Nascono cosi' forme di<a href="http://www.oaxacatimes.com/html/tejate.html" target="_blank"> tejate esportabile</a>, preconfezionato o disidratato ed il mestiere della tejatera diventa trendy in California e nel <a href="http://www.uniondelbarrio.org/11points.html" target="_blank"><em>Aztlan (</em>o <em>Mexico ocupado</em></a>), come da sud del Rio Grande chiamano Colorado, New Mexico, Texas. E gli ingredienti-base come <em>Theobroma bicolor </em>o <em>Quararibea funebris</em> ma soprattutto le varietà iper-localizzate di mais stanno trovando una seconda giovinezza ed un nuovo senso produttivo, commerciale e di conservazione, trainate dalle richieste de "<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/La_Raza" target="_blank"><em>la raza</em></a>".</p>
<p>In altre parole, grazie alla passione dei migranti messicani sparsi per il mondo il milkshake senza latte di Oaxaca rischia di diventare un prodotto internazionale ed i commerci globalizzati che potevano decretare la morte della ricetta e della coltivazione dei suoi ingredienti biodiversi possono offrire anche una via di salvezza. E nessuno ha ancora iniziato a studiarne le caratteristiche nutrizionali per gli sportivi o il potere antossidante per i salutisti...</p>
<p>------------------------------------------------</p>
<p>TEJATE: THEOBROMA CACAO AND T. BICOLOR IN A TRADITIONAL BEVERAGE FROM OAXACA, MEXICO<br />
Food &#38; Foodways, 15:107–118, 2007<br />
DANIELA SOLERI, DAVID A. CLEVELAND<br />
(<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2007b_theobroma&#38;tejate.pdf" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Although cacao is most familiar in industrialized Western societies in the form of a processed solid confection, for most of its history the seeds of <em>Theobroma cacao</em> have been most commonly used as ingredients in beverages. Today, in some of the more traditional communities of Mesoamerica, cacao continues to be used primarily in traditional local beverages. One such beverage is tejate, from the Central Valleys of Oaxaca, Mexico. Tejate is a culturally and socially significant beverage, and because it is made with maize and frequently consumed in some rural households, its nutritional contribution may be meaningful. However, tejate preparation is labor intensive and this, combined with changes in the Central Valleys, is leading to changes in the persistence and geographic distribution of this important form of cacao consumption.</p>
<p>-------------------------------------------</p>
<p>Food Globalization and Local Diversity - The Case of Tejate<br />
Daniela Soleri, David A. Cleveland, and Flavio Aragon Cuevas<br />
CA Online-Only Material: Supplements A–C (<a href="http://www.es.ucsb.edu/faculty/cleveland/CV/2008b_tejate&#38;global&#38;div" target="_blank">scarica il pdf</a>)</p>
<p>Globalization is often assumed to lead to a reduction in cultural and biological diversity, but a view from the beginning of plant domestication suggests that the interaction of foods with forces along the global-local continuum has outcomes for biological and cultural diversity that are contingent and difficult to predict. This phenomenon is apparent in the case of tejate, one of a family of beverages made with maize and<br />
cacao that have a very long history in Mesoamerica. Today, tejate is arguably the most important traditional drink in the Central Valleys region of Oaxaca, in southern Mexico. It is commonly made with maize, seeds of one or two species of cacao, seeds of mamey, and rosita de cacao blossoms. Analysis of tejate’s current role and its relationship with farmer-named maize diversity in two communities of the Central Valleys, one less and one more indigenous, reveals that the preparation of tejate is positively associated with greater local maize diversity. At the same time, it suggests that this relationship could change as a result of contemporary globalization, in which tejate has become more popular with urban consumers and has moved to the United States with Oaxacan migrants. Tejate is an example of the persistence and change of an important traditional food over time—its origins in indigenous America made possible by interregional migration and trade, its persistence and change through European colonization and independence, its decline during late-twentiethcentury economic globalization, and its current change and expansion in an era of intensified globalization.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Storie di alberi in Africa]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=232</link>
<pubDate>Sun, 25 May 2008 20:29:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parallelismi divergenti sui binari di una stazione dall&#8217;Africa nera. Al primo binario la stori]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Parallelismi divergenti sui binari di una stazione dall'Africa nera. Al primo binario <a href="http://www.new-ag.info/08/03/focuson/focuson6.php" target="_blank">la storia raccontata da New Agriculturist</a>. In Kenia la produzione di <em>Moringa oleifera</em>, anche sulla scia di un successo commerciale discusso in un <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/04/30/moringa-zeta/" target="_blank">post precedente</a>, sta dando nuove risorse all'agricoltura di sussistenza nelle aree del paese climaticamente più svantaggiate. La sua coltivazione, inoltre, si sta dimostrando efficace anche in coltura forestale integrata, garantendo un minimo d'ombra ideale per la crescita di altre piante utili e limitando l'erosione del suolo.  La diversificazione dei prodotti che se ne ottengono (foglie, semi) e dei mercati (cosmetico, alimentare, allevamento) garantisce vantaggi non solo ecologici ma anche economici nella zona. Molti contadini hanno infatti iniziato a coltivare la pianta, che non viene più solo raccolta allo stato spontaneo, aumentando quindi i volumi di produzione e facilitando la creazione di un microtessuto produttivo per la lavorazione delle materie prime.</p>
<p>La storia della Moringa potrebbe iniziare ad assomigliare a quella del Karitè, per il quale già si parla di "karitè belt" con riferimento all'area geografica di produzione e commercializzazione, come descritto in <a href="http://www.watradehub.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=939&#38;Itemid=234&#38;lang=en" target="_blank">questo bell'articolo (in francese) </a>di Tradewinds - <a href="http://www.watradehub.com/index.php?option=com_frontpage&#38;Itemid=1" target="_blank">West Africa Trade Hub</a>.</p>
<p>Al binario due <a href="http://allafrica.com/stories/200805070624.html" target="_blank">la storia raccontata da AllAfrica</a>. Come da tempo noto la raccolta eccessiva di una risorsa quasi esclusivamente forstale come la corteccia di <em>Pygeum africanum</em> sta aumentando esponenzialmente il rischio di estinzione della specie, sebbene questa sia nella <a href="http://www.cites.org/eng/notif/1998/19.doc" target="_blank">lista CITES</a> da un decennio. La droga, usata come rimedio erboristico l'ipertrofia prostatica benigna sia in Africa che in Occidente e considerata un possibile afrodisiaco a livello popolare, ha vissuto un immediato boom di vendite senza che venisse creato un minimo di piano di sostenibilità per la sua raccolta. La pianta non viene coltivata se non in rari casi ma scortecciata direttamente in foresta. Un'eccessiva asportazione della corteccia, condotta con sistemi rudimentali e senza controllo forestale determina infatti la morte dell'albero, sebbene siano possibili <a href="http://www.wwf.org.uk/filelibrary/pdf/pafricana.pdf" target="_blank">tecniche di raccolta meno distruttive</a> ma anche meno redditizie nell'immediato.</p>
<p>Da un lato un minimo di pianificazione della produzione e del mercato sta permettendo di ottenere vantaggi in termini di ricaduta economica e di sostenibilità, dall'altro invece un approccio rapace e privo di regole sta creando più danni che ritorni.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Just my Cup of Tea]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=245</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 00:18:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Commodity dal mercato fiorente e globale ed al tempo stesso bandiera dell&#8217;erboristeria no-age,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/tea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-246" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/tea.jpg?w=210" alt="" width="210" height="300" /></a>Commodity dal mercato fiorente e globale ed al tempo stesso bandiera dell'erboristeria <em>no-age</em>, il tè verde è da tempo una delle piante medicinali più studiate nei laboratori di mezzo mondo. Solo nelle ultime settimane sono andati a stampa un bel numero di pubblicazioni su attività in vitro e su animali, più che altro indicative di possibili ed eventuali futuri sviluppi.</p>
<p>Poco alla volta ad esempio si affinano le conoscenze sulla <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/04/080407172713.htm" target="_blank">biochimica della digestione delle catechine</a> del tè verde ed anche sugli <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2007/11/071113163016.htm" target="_blank">effetti positivi dell'aggiunta del limone</a>, con ricadute sulla prevenzione della carcinogenesi in sistemi modello. Il consumo orale di tè verde sembrerebbe essere poi collegato ad un minore rischio ossidativo causato dalle apnee notturne (e qui siamo al confine tra ricerca e curiosità), con conseguente miglioramento delle capacità cognitive e mnemoniche in animali da laboratorio (<a href="http://mybloop.com/go/J5aJNu" target="_blank">qui il pdf</a>). E' invece disponibile solo un <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2008/03/080330200640.htm" target="_blank">lancio d'agenzia</a> relativo ad una comunicazione a congresso, ma sarebbe bello avere presto maggiori dettagli circa una sinergia positiva osservata tra trattamento antibiotico e polifenoli di<em> Camellia sinensis</em>, che a quanto si evince <a href="sembra derivare da sperimentazioni in humano" target="_blank">dall'abstract</a> (ma non dal lancio di cui sopra) si riferisce a studi <em>in vitro</em> e non su pazienti reali. Estratti ricchi in polifenoli del tè verde hanno dato poi esito positivo come <a href="http://www.biomedcentral.com/1741-7015/4/28" target="_blank">trattamento coadiuvante</a> per contrastare effetti collaterali della radioterapia, limitando per via topica i fenomeni infiammatori e promuovendo la rigenerazione della cute lesionata. In questo caso una parte delle evidenze viene da prove dirette sull'uomo. Passando dagli utilizzi fitoterapici futuribili a quelli più concreti, il numero di aprile della newsletter della <a href="http://www.mayoclinic.org/" target="_blank">Mayo Clinic</a> offre una panoramica complessiva su limiti ed efficacia. La versione completa è a pagamento, ma <a href="http://www.mayoclinic.org/news2008-mchi/4749.html" target="_blank">un riassunto si può leggere qui</a>.</p>
<p>Ed infine, per il settore tossicità, sembra sempre più definito il quadro tossicologico, grazie alla recente definizione del livello effettivo di genotossicità di catechine e relativi gallati (<a href="http://mybloop.com/go/oMcY6L" target="_blank">qui il pdf</a>) ed alla definizione del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NOAEL" target="_blank">NOAEL</a> (No-observed adverse effect level) per le catechine del tè verde, pari a (763.9 mg/kg al giorno per i maschi e  820.1 mg/kg per le femmine). (<a href="http://mybloop.com/go/vILxyU" target="_blank">qui il pdf</a>).</p>
<p>A fronte di questo fermento di ricerca, il mercato globale del tè sembra tuttavia attraversare un fase di <em>impasse</em>: l'offerta cresce più in fretta della domanda ed i ritorni per i produttori alla base della piramide commerciale iniziano a contrarsi. Anche dietro la spinta salutistica, i volumi di vendita del tè verde sono in crescita, mentre quelli del tè tradizionale si contraggono e si contrarranno ulteriormente in futuro. Nei giorni scorsi a Hangzou in Cina <a href="http://www.fao.org/newsroom/en/news/2008/1000836/index.html" target="_blank">un meeting organizzato dalla FAO</a> ha fatto il punto sulle nuove strategie per allargare il mercato del tè. Si è parlato anche di qualità e di una più diffusa adozione della <a href="http://www.iso.org/iso/iso_catalogue/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber=9201" target="_blank">certificazione ISO 3720</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Marketing Vintage?]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=255</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 09:36:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chi sostiene che la pesante influenza del marketing sul mondo dell&#8217;erboristeria e della nutriz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pabst.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-256" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pabst.jpg?w=210" alt="" width="210" height="300" /></a>Chi sostiene che la pesante influenza del marketing sul mondo dell'erboristeria e della nutrizione funzionale sia un fenomeno recente, può divertirsi a consultare la galleria di immagini e booklets d'epoca del<a href="http://www.bonkersinstitute.org/" target="_blank"> Bonkers Institute</a>. In <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/remedies.html" target="_blank">Truly Marvelous Mental Medicine - Early remedies</a> sono riportate pagine di giornali ormai d'antiquariato con pubblicità e descrizioni di prodotti d'uso medico che a posteriori fanno sorridere o spesso rabbrividire (basti pensare <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/bayerheroin1901.html" target="_blank">all'eroina venduta come antitussivo</a> ad inizio secolo).</p>
<p>I miei preferiti sono però quelli più borderline, come i <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/brainfood.html" target="_blank">Krause's Phosphorets</a>, antesignani della comunicazione in tema di integratori per l'affaticamento mentale e soprattutto il Pabst Extract, presentato con sottile machismo nella <a href="http://www.bonkersinstitute.org/medshow/pabstonic.html" target="_blank">pagina pubblicitaria vintage di Harper's Magazine</a>, che tra l'altro negli anni 10-20 era una delle prestigiose vetrine dell'illustrazione modernista americana e da sempre rivista di taglio progressista.</p>
<p>Il <a href="http://www.gono.com/museum2003/museum%20collect%20info/pabst%20extract/p42.jpg" target="_blank">Pabst Extract</a> è stato venduto sicuramente per oltre trent'anni, come testimonia questa <a href="http://www.gono.com/museum2003/museum%20collect%20info/pabst%20extract/pabst.htm" target="_blank">galleria monotematica a cura del Museum of Beverage Containers and Advertising</a> da cui ho tratto l'illustrazione qui a lato. Veniva proposto come un estratto ideale come sedativo e calmante, ricostituente tonico per madri nevrasteniche e bimbi irrequieti, per lavoratori stressati con problemi di insonnia. Un incrocio mediatico tra la melatonina ed il Ritalin, da assumere prima dei pasti e prima di dormire. Venne promosso con una campagna mediatica convergente e molto simile a quelle a tutt'oggi utilizzate nel settore dell'integrazione alimentare. In ambito generalista vennero creati un gran numero di gadgets ed imposto il <em>brand</em> tramite un ampio <em>battage</em> pubblicitario sui principali media dell'epoca, con attenta selezione dei termini e precisa individuazione di un target. I copywriters della Pabst si diedero da fare coniando slogan a raffica sino ad ottenere l'accettazione del prodotto non più come semplice rimedio da <a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pabst2.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-257" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pabst2.jpeg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>collegare ad uno stato di malessere ed alla terapia medica ma come elemento culturalmente e socialmente integrato al punto da essere percepito non più come un tonico, ma come un "<em>liquid food</em>". Nel contesto professionale l'azienda investì nella promozione sulle riviste di settore per farmacisti, droghieri e medici e si avvalse del sostegno diretto di una parte della classe medica, che sosteneva l'efficacia dell'estratto. I venditori all'ingrosso ed al dettaglio vennero stimolati ad esporre il prodotto e vennero garantiti premi qualora si superasse un certo volume di vendita.</p>
<p>La storia della scalata dell' estratto della Pabst Brewery di Milwaukee è ben riassunta in <a href="http://books.google.it/books?id=FU3eIxYAyFUC&#38;pg=PA36&#38;lpg=PA36&#38;dq=pabst+extract&#38;source=web&#38;ots=J2kRo00Li0&#38;sig=cx2I5GbBtZ9WSfoot4vYqh2MdEE&#38;hl=it#PPA28,M1" target="_blank">Deconstructing Public Relations</a>, al terzo capitolo, quello emblematicamente chiamato Alcohol as Medicine. Già, perchè il Tonico in questione era un fermentato di malto e luppolo, ovvero nient'altro che una birra particolarmente forte, una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Porter_(beer)" target="_blank"><em>porter</em></a> simile all'odierna Guinness, resa ancora più efficace dalla disabitudine al consumo di alcolici imposta alle donne dal puritanesimo imperante nella società americana di inizio secolo. La transizione da birra scura a tonico per creare un mercato, la successiva trasformazione da tonico medico a cibo funzionale per riestendere il mercato stesso e la creazione di un'immagine di prodotto sicuro ed efficace era stata dettata e costruita esclusivamente sulla base della forza mediatica dell'azienda produttrice.</p>
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<title><![CDATA[Avvinta come l'edera...]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=250</link>
<pubDate>Tue, 20 May 2008 11:17:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un altro pezzo di cultura pop di origine vegetale trova il suo prosaico perchè: la capacità adesiv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/ivy.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-251" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/ivy.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>Un altro pezzo di cultura pop di origine vegetale trova il suo prosaico perchè: la capacità adesiva dell'edera, così tenace nell'avvolgere tronchi d'albero e così abile nell'aggrapparsi a muri e superfici di ogni tipo è dovuta a <a href="http://www.newscientist.com/channel/life/dn13931-climbing-ivy-reveals-secret-superglue.html?feedId=online-news_rss20" target="_blank">nanoparticelle di bostik vegetale</a>, secrete da vescicole poste all'apice delle radici aeree avventizie della pianta. Le radici a loro volta hanno forma discoidale e sono attraversate da minuscole "dita", aventi doti di ventose del tutto simili a quelle delle ciglia lamellari delle zampe dei gechi. Chi ha cercato di eliminare l'edera e le sue ventose da una parete ha ben presente il concetto di "pervicace tenacia".</p>
<p>Le ridottissime dimensioni delle goccioline (circa 70 nanometri) consentono una penetrazione in qualunque irregolarità delle superfici più levigate e sebbene i legami prodotti siano verosimilmente deboli il loro numero spropositato genera un effetto cooperativo alquanto efficace. La combinazione dell'effetto ventosa con quello adesivo consente alla pianta di adottare una morfologia semplice e flessibile, priva di nodi e tale da garantire una distribuzione uniforme delle sollecitazioni meccaniche. Lo <a href="http://pubs.acs.org/cgi-bin/abstract.cgi/nalefd/2008/8/i05/abs/nl0725704.html" target="_blank">studio della composizione</a> della colla è ancora preliminare (apparentemente si tratta di una base cerosa ma con presenza di azoto e zolfo organicati non si sa bene come) e si suppone che il meccanismo si basi sulla creazione di un gran numero di <a href="http://www.itg-rondani.it/dida/chimica/modulo3/ud3_2/ud3_2pag4.htm" target="_blank">ponti idrogeno</a>. Le informazioni chimiche possono essere rilevanti per due motivi: usare la formulazione per produrre adesivi universali biodegradabili e mettere a punto solventi idonei alla rimozione delle tracce lasciate dalla pianta.</p>
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<title><![CDATA[Il geranio della discordia]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=242</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 07:49:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[A Modem, rotocalco radiofonico d&#8217;informazione della RTSI-Rete uno (la Radio della Svizzera Ita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/pela.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-243" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/pela.jpg?w=195" alt="" width="195" height="300" /></a>A <a href="http://www.rtsi.ch/trasm/modem/welcome.cfm?IDc=29737" target="_blank">Modem</a>, rotocalco radiofonico d'informazione della <a href="http://www.rtsi.ch/Rete1/welcome.cfm" target="_blank">RTSI-Rete uno</a> (la Radio della Svizzera Italiana) la scorsa settimana hanno parlato di biopirateria. L'ennesimo <em>casus belli</em> è legato alle denunce di appropriazione indebita di saperi tradizionali avanzate nei confronti di un'azienda tedesca, la <a href="http://www.schwabepharma.com/" target="_blank">Willmar Schwabe</a>, rea di aver brevettato l'uso di <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/03/22/il-geranio-non-teme-le-gelate/" target="_blank"><em>Pelargonium sidoides</em></a> di origine africana (Umckaloabo) in fitoterapia. Qualche settimana fa ne aveva parlato anche <a href="http://www.grain.org/bio-ipr/?id=539" target="_blank">Grain</a>.</p>
<p>La <a href="http://real1.xobix.ch/ramgen/rsi/modem/2008/modem_05162008.rm?start=0:20.60" target="_blank">trasmissione è disponibile in podcast</a> e dura circa una mezz'oretta. Il tema, assai spinoso per i vari risvolti che offre se affrontato con rigore, è trattato con molto equilibrio e completezza, qualità che solo un mezzo di comunicazione meraviglioso e <em>demodè</em> come la radio può attualmente permettersi. Tutte le possibili parti coinvolte sono presentate senza preclusioni ideologiche: ONG, azienda, ufficio brevetti, legislatori. Ospiti in studio l'esperto di brevetti industriali Marco Zardi e Massimo Ruggero, antropologo culturale.</p>
<p>Il tema della biopirateria da sempre divide e rappresenta una delle questioni più accese nella protezione della biodiversità e nella sua valorizzazione. Spesso (leggasi, sempre) la discussione cade nel manicheismo ideologico da ambo i lati della barricata e sfugge la realtà delle cose, per cui mi riservo di tornare sull'argomento quanto prima. Anticipo due elementi che ritengo rilevanti e che nella trasmissione non sono stati approfonditi, per inevitabili imiti temporali. Il primo è la concezione spesso distorta che si ha nei PVS e da parte di alcune ONG del significato di brevetto, di ricerca e di ricaduta legata alla commercializzazione di una droga di origine tradizionale. Esiste una perniciosa tendenza a sovrastimare il valore reale delle conoscenze tradizionali, a ritenere che il loro ritorno economico sia qualcosa di garantito senza rischio ed esiste un'ambiguità sul loro impiego commerciale, che si traduce in un controproducente ostracismo verso la nascita di un mercato per i prodotti naturali (la storia virtuosa del Jojoba di ieri dice niente?).</p>
<p>Il secondo elemento è la limitata attenzione delle aziende che operano in questo settore, le quali ben poco fanno per sperimentare forme alternative di protezione dei diritti di proprietà che siano più vicine non solo alle loro istanze ma anche a quelle delle comunità. Il mondo industriale troppo poco e spesso solo per questioni di facciata si adopera per trovare un punto d'incontro tra le proprie esigenze commerciali e quelle culturali e sociali delle popolazioni con cui opera. Anzi, spesso non si preoccupa minimamente di capirle e semplicemente cerca di imporre la sua visione culturale alla loro, sfruttando in maniera perticolare la diversità biologica senza riguardo per quella culturale.</p>
<p>Il risultato di questi due approcci unidirezionali mi ricorda sempre una delle migliori battute di Danny de Vito in <em>La guerra dei Roses</em>: "Non c'è mai un vincitore in un divorzio, ci sono solo gradazioni di sconfitte".</p>
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<title><![CDATA[Una mela al giorno...]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=211</link>
<pubDate>Wed, 14 May 2008 16:26:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo aver citato il professore di scienze del liceo, è il turno di un professore dell&#8217;univers]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/mela.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-212" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/mela.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>Dopo aver citato il professore di scienze del liceo, è il turno di un professore dell'università, il quale durante le pause pranzo all'epoca della tesi asseriva che "la scienza è la lenta scoperta di quel che c'è già". Una osservazione senza dubbio non universale, ma che per le scienze naturali e per quelle legate alle medicine tradizionali può talvolta presentare un accettabile grado di verità. Può tornare buona anche per alcuni adagi nella nonna, come nel caso del poco originale titolo di questo post, che prende le mosse da <a href="http://www.eurekalert.org/pub_releases/2008-05/uaa-aaj050208.php" target="_blank">un articolo</a> pubblicato su Molecular Nutrition and Food Research nel quale non solo le mele e l'uva ma anche e soprattutto il loro succo sono stati valutati in uno studio a lungo termine su animali nella prevenzione dell'ateroscerosi.</p>
<p>Le indicazioni (al solito preliminari e lungi dall'essere relative all'efficacia sull'uomo) suggerirebbero una maggiore efficacia del succo rispetto al frutto intero nell'accrescere la capacità antiossidante ematica, -verosimilmente in virtù di una maggiore biodisponibilità dei principi attivi- ed una diminuzione dell'incidenza di occlusioni arteriose da parte del succo di mela, analoga a quella ottenibile con estratti e prodotti ricchi in polifenoli dell'uva. Da sottolineare come il dato sia relativo ad animali nutriti con una dieta altamente lipidica, ergo è da verificare se la risposta ottenuta vale solo quando si assumono cibi altamente aterogenici o anche quando la dieta è controllata. Ovvero, se una medesima efficaciam non sia ottenibile tramite semplice, attenta gestione alimentare. Questo fatto inoltre non implica automaticamente che dall'evidenza ottenuta discenda direttamente un'applicabilità in persone con colesterolo e trigliceridi fisiologicamente alti non per cause alimentari. Da rivedere la scelta di somministrare agli animali uguali volumi di frutto e di succo, forse sarebbe stato più indicativo somministrare un dato volume di frutto ed il succo che da quel volume si può ottenere. Di incoraggiante e positivo nello studio, la durata della sperimentazione: 12 settimane sono un bel periodo.</p>
<p>Saranno contente le aziende agroalimentari, che potranno pensare di spingere con più decisione i loro succhi.</p>
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<p>Phenolics from purple grape, apple, purple grape juice and apple juice prevent early atherosclerosis induced by an atherogenic diet in hamsters<br />
Kelly Décordé, Pierre-Louis Teissèdre, Cyril Auger, Jean-Paul Cristol, Jean-Max Rouanet<br />
Molecular Nutrition &#38; Food Research 2008, 52, 400 - 407.</p>
<p>Knowledge of the effects of processing on the antioxidant properties of fruits is limited. We investigated the processing of apple (A) and purple grape (PG) and their juices (AJ and PGJ) in hypercholesterolemic hamsters. Five groups of eight hamsters each were fed an atherogenic diet for 12 wk. They received daily by gavage either 7.14 mL/(kg.day) of mashed A or PG, or the same volume of AJ or PGJ, or water as control. Plasma cholesterol, non-HDL cholesterol, liver superoxide dismutase and glutathione peroxidase activities, and thiobarbituric acid reactive substances were efficiently reduced by the fruits and their juices compared with controls, whereas plasma antioxidant capacity was increased and aortic fatty streak area was decreased from 48 to 93%. For each of these parameters, the efficacy was PGJ &#62; PG &#62; AJ &#62; A. The results show for the first time that long-term consumption of antioxidants supplied by apple and purple grape, especially phenolic compounds, prevents the development of atherosclerosis in hamsters, and that processing can have a major impact on the potential health benefits of a product. The underlying mechanism is related mainly to increased antioxidant status and improved serum lipid profile.</p>
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<title><![CDATA[Gojilla vs. Superfood]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=175</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 00:07:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Altro giro di giostra sugli ingredienti nutraceutici di recente introduzione. Ospite odierno Lycium ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/04/lycium.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-176" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/04/lycium.jpg" alt="" width="182" height="242" /></a>Altro giro di giostra sugli <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/03/28/nutraceutica-giro-di-presentazioni/" target="_blank">ingredienti nutraceutici di recente introduzione</a>. Ospite odierno <a href="http://it.articlesbase.com/article_49028.html" target="_blank"><em>Lycium barbarum</em></a>, Famiglia Solanaceae, per gli amici Goji o Chinese Wolfberry o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lycium" target="_blank">Boxthorn</a>, elegante arbusto i cui frutti rossi assomigliano a piccoli pomodori datterini. Da non confondere con i dolci e succosi <a href="http://www.melissas.com/catalog/index.cfm?product_ID=469&#38;info=Yes" target="_blank">Lychees</a>, che di nome fanno <em>Litchi chinensis</em> ed apparengono a tutt'altra parrocchia. Oltre a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lycium_barbarum" target="_blank"><em>L. barbarum</em></a> usi e caratteristiche simili sono attribuiti a <em>Lycium chinense</em> ed entrambi vengono spesso indicati come prodotti himalayani o tibetani, sebbene il loro areale di crescita e coltivazione sia in realtà ben più ampio e ben poca parte della droga presente in commercio viene da quelle zone, anzi.  Come ben spiegato già nella voce corrispondente di Wikipedia,  la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lycium_barbarum#Cultivation" target="_blank">coltivazione</a> di Goji in Cina è di tipo industriale massificato (dell'ordine di decine di milioni di tonnellate all'anno, per capirci) e non si tratta quandi di un effettivo prodotto di agricoltura di nicchia o di raccolta spontanea. Su base puramente teorica questo può determinare l'esigenza di controllare il livello di antiparassitari o l'assenza di un marchio biologico adeguato nella materia prima d'origine. Chi volesse optare per la produzione autarchica, sempre di soddisfazione, può provare seguando le indicazioni dei giardinieri inglesi: <em>L. barbarum</em> cresce anche <a href="http://www.telegraph.co.uk/gardening/main.jhtml?xml=/gardening/2007/10/12/garden-superfruit-superfood-goji112.xml" target="_blank">alle nostre latitudini</a> specie se le temperature invernali non sono troppo rigide.</p>
<p>Negli ultimi tempi diversi <a href="http://publications.mediapost.com/index.cfm?fuseaction=Articles.showArticleHomePage&#38;art_aid=82133" target="_blank">report internazionali</a> sembrano indicare queste bacche come la droga vegetale <a href="http://www.itmonline.org/arts/lycium.htm" target="_blank">più <em>trendy</em></a> per il mercato, probabilmente anche in conseguenza della abbondante disponibilità in termini produttivi e di varie informazioni circa la loro possibile azione salutistica, che possono essere utilizzate come leva di marketing del prodotto. Già ora nei paesi anglosassoni il succo è in vendita negli <em>health food stores</em> ed i frutti essiccati sono disponibili da soli o miscelati a frutta secca e semi, anche per il loro sapore dolce che ricorda vagamente quello del dattero. In rete, a primo acchito, sono disponibili svariati <a href="http://www.health-goji-juice.com/blog/labels/goji%20juice.html" target="_blank">siti tipicamente <em>infomercial</em> </a> espressamente dedicati al Goji, con la solita gran profusione di rassicuranti signori in camice. Alcuni di questi sono anche <a href="http://www.gojijuiceguide.com/italian.php" target="_blank">grottescamente tradotti</a> in italiano (operazione che ispira tutt'altro che fiducia).</p>
<p>Le informazioni bibliografiche, a differenza di molte altre piante promosse recentemente, tuttavia abbondano e spaziano nelle applicazioni più disparate. Per avere una panoramica sintetica è possibile scaricare <a href="http://mybloop.com/go/TPz9O2" target="_blank">da qui l'elenco delle pubblicazioni</a> su riviste internazionali indicizzate in lingua inglese. Sono circa un centinaio ed in rapida crescita negli ultimi anni. Il numero degli articoli in lingua cinese, ergo difficilmente valutabili ed interpretabili, è più del doppio mentre se ci si sposta in zona brevetti (anche loro quasi tutti in cinese), il numero decuplica letteralmente. In genere questa letteratura viene impiegata a sostegno dell'uso nutrizionale e salutistico del Goji, sebbene le possibilità di accedervi e di interpretarla criticamente siano scarse o nulle. Volendo essere pignoli questo facilita l'azione di chi vuole promuovere a tutti i costi un ingrediente vegetale facendo leva su aspetti scientifici: la traduzione e l'interpretazione dei dati può essere più "libera" dato che pochissimi possono poi davvero controllare rigore scientifico e veridicità del dato</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/goji.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-218" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/goji.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a>Le informazioni sono quindi sparse ed una loro organizzazione coerente è impresa ardua. Si può partire dal fatto che <em>L. barbarum</em> appartiene all'ampia riserva di droghe vegetali della Medicina Tradizionale Cinese, che la consiglia per la consueta pletora di applicazioni: dal sostegno all'attività renale ed epatica alla riduzione della glicemia sino all'immunomodulazione. Più che come rimedio medico-terapico il suo utilizzo pare storicamente radicato in pratiche alimentari, fattore che ne facilita anche a livello mediatico la trasposizione nel contesto nutraceutico (assunzione continuata di quantità alimentari e non farmaceutiche). Questo significa però che le quantità di frutto o succo da assumere per ottenere un possibile effetto saranno verosimilmente lontane da quelle farmaceutiche, ovvero che 2-300 ml di succo al giorno potrebbero avere più senso di pochi frutti miscelati a semi di zucca e girasole, come ho visto fare in Inghilterra recentemente. In quest'ultimo caso il goji più che altro svolge il ruolo di ingrediente-civetta o se preferite di specchietto per le allodole.</p>
<p>Gli studi fitochimici e farmacologici sono comunque numerosi ed hanno permesso di circoscrivere le attività confermabili <em>in vitro</em> e su animali alla riduzione della glicemia, all'immunomodulazione, alla riduzione del danno ossidativo. Trial clinici e nutrizionali di spessore adeguato brillano però per la loro assenza e purtroppo buona parte di quelli sin qui condotti è in lingua cinese ed ha un design abbastanza limitato. Molto recentemente è stato pubblicato il primo trial internazionale (<a href="http://mybloop.com/go/hTeftS" target="_blank">qui il pdf</a>), mirato a valutare sull'uomo gli effetti di un estratto commerciale standardizzato in polisaccaridi (non se ne esprime però una quantificazione, solo un'uniformità). Il periodo di studio è abbastanza breve (solo 14 giorni) e la valutazione semplicemente soggettiva (benessere percepito dai pazienti, percezione soggettiva del funzionamento gastrointestinale ed intellettuale) ma è tutto quel che concretamente abbiamo sull'uomo per ora. Per somministrazioni limitate nel tempo non sembra comunque che si verifichino alterazioni di peso e pressione mentre la percezione della qualità della vita appare migliorata.</p>
<p>Scorendo la bibliografia la frazione più considerata sembra essere quella zuccherina e buona parte dell'attività sembra imputabile all'abbondante presenza (circa il 30%) di miscele di polisaccaridi basati su D-rhamnosio, D-xilosio, D-arabinosio, D-fucosio, D-glucosio, and D-galattosio, indicati come LBP. Questi polimeri, in vitro e su animali, sembrano avere una buona azione antiossidante in un discreto pool di saggi (non di prima qualità, va detto), anche nei confronti del danno ossidativo indotto dal diabete . Oltre a polisaccaridi semplici, tuttavia, la frazione ricca in carboidrati contiene anche numerosi glicoconiugati, in letteratura definiti attraverso una serie di sigle da LbGp1 o LbGp5, nei quali i monomeri più frequenti sono arabinosio e galattosio legati a residui aminoacidici. Per questa frazione l'azione principale sembra essere nella modulazione del sistema immunitario.</p>
<p>La caratterizzazione completa  e precisa dei polisaccaridi del Goji non è tuttavia disponibile, ma è stato messo a punto recentemente <a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6TFD-4SBY4V8-1&#38;_user=5674537&#38;_coverDate=04%2F24%2F2008&#38;_alid=738279451&#38;_rdoc=5&#38;_fmt=high&#38;_orig=search&#38;_cdi=5224&#38;_sort=d&#38;_docanchor=&#38;view=c&#38;_ct=31&#38;_acct=C000027764&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=5674537&#38;md5=dcdba29d7982e6839f4a647af08adaa5" target="_blank">un metodo</a> per ottenere estratti di <em>L. barbarum</em> genericamente ricchi in polisaccaridi totali che prevede 5 successive estrazioni di una stessa matrice per 5-6 ore ciascuna in acqua bollente con un rapporto solvente-droga pari a circa 31. Anche il metodo tradizionale risulta facile da trasferire su scala industriale: viene preparato un decotto ponendo le bacche essiccate in acqua bollente lasciando riposare per alcuni minuti. Dopo aver lasciato raffreddare e dopo filtrazione il liquido può essere consumato o, se l'esigenza è industriale, concentrato o liofilizzato. Questo significa che sia il liofilizzato che i frutti essiccati possono essere acquistati dalla Cina in funzione delle esigenze delle industrie europee, che hanno quindi l'opzione di acquistare un prodotto finito oppure effettuare in Europa la lavorazione, ottenendo maggiori garanzie di sicurezza. Un estratto di questo tipo non conterrà però i costituenti più apolari, come ad esempio gli abbondanti carotenoidi e xantofille tra cui la zeaxantina. Quest'ultima, sia libera che esterificata con acido palimitico sembra essere particolarmente abbondante nel frutto secco o spremuto. In alcuni casi ad esempio si sono ottenuti valori superiori ai 2 mg/g (e sarebbe un mezzo record) ma esiste una forte variabilità dovuta alla fonte ed al metodo di estrazione: ad esempio la presenza di uno step di saponificazione e la capacità del metodo scelto di discriminare tra differenti isomeri di zeaxantina possono determinare sensibili differenze. L'abbondanza di queste sostanze potrebbe essere legata alla possibile ma non sperimentalmente confermata azione contro la degenerazione della vista, in accordo con quanto <a href="http://meristemi.wordpress.com/2008/01/16/vederci-chiaro/" target="_blank">già scritto su queste pagine</a>. Gli studi più recenti ed accurati (<a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6TGX-4S7J5FK-1&#38;_user=5674537&#38;_coverDate=04%2F08%2F2008&#38;_alid=738279451&#38;_rdoc=6&#38;_fmt=high&#38;_orig=search&#38;_cdi=5266&#38;_sort=d&#38;_docanchor=&#38;view=c&#38;_ct=31&#38;_acct=C000027764&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=5674537&#38;md5=5e44fce9208e679e8d148a87e9f910fe" target="_blank">un</a><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/tafel_029_small.jpg"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-219" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/tafel_029_small.jpg?w=191" alt="" width="191" height="300" /></a><a href="http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&#38;_udi=B6TGX-4S7J5FK-1&#38;_user=5674537&#38;_coverDate=04%2F08%2F2008&#38;_alid=738279451&#38;_rdoc=6&#38;_fmt=high&#38;_orig=search&#38;_cdi=5266&#38;_sort=d&#38;_docanchor=&#38;view=c&#38;_ct=31&#38;_acct=C000027764&#38;_version=1&#38;_urlVersion=0&#38;_userid=5674537&#38;md5=5e44fce9208e679e8d148a87e9f910fe" target="_blank"> articolo in pre-press</a>) indicano comunque un contenuto <em>trans</em>-zeaxantina oscillante tra 400 e 1000 microgrammi/grammo ed una presenza di carotenoidi totali dello 0,5% circa sul secco di cui quasi la metà zeaxanthina palimitato (<a href="http://mybloop.com/go/VS9DXD" target="_blank">articolo in pdf</a>). Per comodità non riporto poi tutti i valori in termini di RDI dei micronutrienti, che per un vegetale d'uso semi-alimentare come il Goji possono essere rilevanti. Chi è interessato può andarseli <a href="http://naturmama.wordpress.com/2007/10/13/naturfoods%E2%84%A2-the-nutritional-power-of-the-chinese-wolfberry-or-goji-berry/" target="_blank">a leggere qui con calma</a>. 100 grammi di bacche garantiscono comunque la copertura dell' RDI per ferro e vitamina B2. In alcuni casi anche per la Vitamina C, ma anche qui esiste una notevole fluttuazione della quantità presente.</p>
<p>Oltre a caroteni, vitamina C e polisaccaridi vari, le nostre bacche rosse sembrano contenere altrettanto abbondanti antiossidanti più tradizionali come flavonoidi, come kaempferolo (135 microg/g), quercetina (296 microg/g) e miricetina (247 microg/g) ed in generale anche la frazione flavonoidica sembra contribuire sensibilmente all'azione antiradicalica ed antiossidante (<a href="http://www.mybloop.com/go/YTWs27" target="_blank">qui un pdf a riguardo</a>). Come visto altre volte, uno scenario fitochimicamente così complesso complica non poco la definizione della "miglior droga" o del "miglior prodotto" ed ancora di più quella del "miglior estratto", in quanto tutto dipende da cosa si vuole monitorare e da quale è la finalità ultima del prodotto ottenuto. L'indicazione che ne emerge è che l'uso della matrice intera o di un suo succo ottenuto per spremitura possono essere più idonee rispetto ad un estratto, se vogliamo in linea con il concetto <em>superfood</em>.</p>
<p>Come spesso avviene per questi prodotti, particolare enfasi in bibliografia è stata data agli aspetti anti-aging. Nello specifico il riassunto più completo e recente della letteratura è in una review del 2007 intitolata "<em>Use of Anti-aging Herbal Medicine, Lycium barbarum, Against Aging-associated Diseases. What Do We KnowSo Far?</em>" e <a href="http://mybloop.com/go/ec59H4" target="_blank">scaricabile qui in pdf</a>.</p>
<p>Per completezza, va segnalata l'esistenza di alcuni <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18281140" target="_blank"><em>case report</em></a> (non indicazioni universali, ma segnalazioni di possibile allerta) riguardanti interferenze tra assunzione combinata di succo di <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11675844" target="_blank"><em>Lycium barbarum</em> e Warfarin</a> (uno degli anticoagulanti più comunemente somministrati a chi ha problemi di trombosi). Per cautela, come riportato<a href="http://www.farmacovigilanza.org/fitovigilanza/servizi-fitovigilanza/articoli/letture_47.asp" target="_blank"> anche da Fitovigilanza</a>, la sua somministrazione a persone sotto terapia anticoagulante sarebbe da evitare. Appartenendo alla famiglia delle Solanacee, che contempla pomodoro e peperone ma anche le meno salutari <em>Atropa belladonna</em> e D<em>atura stramonium</em>, ai frutti di <em>Lycium barbarum</em> è stata anche associata con un pò di allarmismo la possibile presenza di alcaloidi tropanici tossici come atropina e scopolamina. In questo caso siamo più dalla parte delle Solanacee edibili, dato che il contenuto in atropina è <a href="http://www3.interscience.wiley.com/journal/112695464/abstract?CRETRY=1&#38;SRETRY=0" target="_blank">di gran lunga inferiore a quello nocivo</a>.</p>
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<title><![CDATA[Dazibao etnobotanico]]></title>
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<pubDate>Mon, 12 May 2008 13:28:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un po&#8217; all&#8217;ultimo minuto, ho recuperato la scaletta degli interventi per la giornata ded]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Un po' all'ultimo minuto, ho recuperato <a href="http://www.societabotanicaitaliana.it/detaileventi.asp?IDN=478&#38;IDSezione=4" target="_blank">la scaletta degli interventi</a> per la giornata dedicata all'etnobotanica il prossimo 15 maggio presso il Dipartimento Biologia dell'Università "Roma Tre", con il patrocinio della Società Botanica Italiana.</p>
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<title><![CDATA[Salone del libro (stand fitochimico virtuale)]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=217</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 12:08:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Non l&#8217;ho letto e per ora neppure sfogliato, ma uno degli ultimi libri nel prolifico catalogo d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Non l'ho letto e per ora neppure sfogliato, ma uno degli ultimi libri nel prolifico catalogo della <a href="http://www.crcpress.com/default.asp" target="_blank">CRC Press</a> sembra interessante per approfondire alcuni aspetti della nutrizione funzionale e della nutraceutica applicata alla prevenzione di malattie e disfunzioni tipiche dell'invecchiamento (il grande <em>babau</em> della società occidentale). Il testo si chiama <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=61372&#38;isbn=9781420061376&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Phytochemicals - Aging and Health</a>.  Tra i capitoli, uno è dedicato a possibili differenze nella cinetica dei flavonoidi in funzione dell'età, altri all'efficacia di Melograno, Tè verde e luteina nei confronti di problemi cardiovascolari, della pelle e della retina rispettivamente. Ce n'è anche uno sui prodotti vegetali nel trattamento dei sintomi delle allergie.</p>
<p>Sempre per i tipi della CRC sono stati dati recentemente alle stampe due testi sulla nutrigenomica e sulle interazioni tra geni e sostanze vegetali in genere, in pieno filone epigenetico. L'<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epigenetica" target="_blank">epigenetica</a> è una disciplina assai recente, dedita alle modifiche che i geni e la loro espressione possono subire durante la vita di un essere vivente per effetto di vari agenti. E' considerata la <em>next big thing</em> in ambito biomedico. I testi in questo caso sono intitolati <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=4180&#38;isbn=9780849341809&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Phytochemicals - Nutrient-Gene Interactions</a> e <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=DK3047&#38;isbn=9780824726638&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Nutrigenomics</a>. Più recente rispetto a questi è <a href="http://www.crcpress.com/shopping_cart/products/product_detail.asp?sku=7289&#38;isbn=9780849372896&#38;parent_id=&#38;pc=" target="_blank">Epigenetics in Biology and Medicine</a>, che tuttavia è focalizzato su aspetti generali e più strettamente medici e meno vegetali.</p>
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<title><![CDATA[Sabbie mobili, digestioni, carenze d'azoto e formiche]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=213</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 22:58:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ovvero quando la bistrattata ricerca di base fa il suo dovere e suggerisce nuove applicazioni (oltre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero quando la bistrattata ricerca di base fa il suo dovere e suggerisce nuove applicazioni (oltre a scoprire le meraviglie dell'evoluzione).</p>
<p>Nei <em>motivational speech</em> e nelle riunioni di <em>self-help</em> non manca quasi mai la storia dei due animaletti caduti nel secchio di latte. A volte sono topi o ranocchi, altre volte insetti. L'altro giorno in metropolitana un grosso signore di colore con in testa un basco alla Che Guevara e gli occhiali da sole alla Morpheus ne stava leggendo una versione a me nuova, nella quale le protagoniste erano due cavallette. Le bestiole cadono in un secchio pieno di latte. Una resta passiva, si lamenta ed annega nella sua resa di fronte alle avversità. L’altra invece si dimena indomita al punto da riuscire a trasformare il latte in burro, salvandosi grazie alla forza d'animo, alla caparbia, eccetera.</p>
<p><a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/nepenthes.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-214" style="float:left;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/nepenthes.jpg?w=198" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
<p>Passiamo ora dal secchio di latte ad un posto meno piacevole e più <em>gore</em>: <a href="http://www.aipcnet.it/Pagine/specie_nepenthes.html" target="_blank">un ascidio di Nepenthes</a>. Il genere <a href="http://www.giardinaggio.it/carnivore/nepenthes/nepenthes.asp" target="_blank">Nepenthes</a> è uno di quelli volgarmente classificati tra le "<a href="http://www.bio.unipd.it/sarrazins/intro.html" target="_blank">piante carnivore</a>", i vegetali <em>splatter</em> che avendo scelto di vivere in una nicchia evolutiva sgradita a tutte le altre piante o quasi (i terreni poveri d'azoto come torbe, sfagni, o addirittura <a href="http://web.unife.it/progetti/ortobot/epifite.htm" target="_blank">spazi epifiti</a>) ha messo a punto una batteria di stratagemmi assai ingegnosi per integrare le carenze alimentari.  Assumendo ad esempio l'azoto non dal suolo ma dalle proteine degli insetti (e se gli capita anche da piccoli vetebrati poco accorti), che catturano e digeriscono tramite apposite trappole.</p>
<p>Per poter raggiungere il loro scopo, gli adattamenti evolutivi necessari alle Nepenthes sono stati assai numerosi e terribilmente mirati. Senza farla troppo lunga, innanzitutto si è dovuto formare l'ascidio, una foglia profondamente modificata a forma di sacchetto, conformata in maniera tale da  soddisfare diverse esigenze oltre a quella fotosintetica.  L'insetto, ad esempio, deve essere attratto verso l'ascidio, ragion per cui la trappola è colorata e secerne una sostanza zuccherina in nettarii extrafiorali. Deve entrare facilmente ma non deve riuscire a fuggire, per cui esistono sia barriere fisiche (l'apertura a margine revoluto, talvolta internamente spinificata) sia chimico-fisiche (la parete interna è squamata e spesso ricoperta di cera, che impedisce la presa alle zampe degli insetti) sia chimiche (la base dell'ascidio è piena di un liquido digestivo con doti particolari, come vedremo tra poco. Inoltre, dato che questo genere è tipico di foreste tropicali umide (sud-est asiatico, Borneo e dintorni), è necessario evitare che troppa acqua entri nell'ascidio, diluendo il liquido digestivo e limitandone l'efficacia. Ecco quindi che sopra l'apertura troviamo un opercolo a mò di ombrellino.</p>
<p>Fino a qui, si tratta di informazioni reperibili su <a href="http://digilander.libero.it/Richard79/Coltura/nepenthe.htm" target="_blank">qualunque sito</a> di appassionati di carnivore. La parte che ci interessa di più ora è relativa al liquido digestivo, che solo digestivo non è, a quanto emerge leggendo un articolo apparso su PLoS One (<a href="http://www.plosone.org/home.action" target="_blank">Public Library of Science</a>, un editore <em>open access</em>). La pubblicazione, dal titolo  <a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0001185" target="_blank">A Viscoelastic Deadly Fluid in Carnivorous Pitcher Plants</a>, mostra una serie d<a href="http://meristemi.files.wordpress.com/2008/05/netenthe.jpg"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-216" style="float:right;" src="http://meristemi.wordpress.com/files/2008/05/netenthe.jpg?w=200" alt="" width="200" height="300" /></a>i dettagli molto interessanti circa il comportamento del liquido digestivo, fatti a partire da specie come <em>Nepe</em><em>nthes rafflesiana</em>, nelle quali il rivestimento interno degli ascidi non è scivoloso. Quello presente nelle trappole digestive è un liquido molto vischioso, che avvolge rapidamente la preda, tanto più rapidamente ed efficacemente quanto più questa si agita in preda al panico nel tentativo di fuggire. Non solo il movimento accelera l'imbibizione e blocca zampe ed ali, ma determina anche variazioni di consistenza nel fluido, che per effetto del minimo calore prodotto e dell'azione meccanica assume una consistenza sempre più collosa e rigida. La sfortunata preda non annega (quasi tutti gli insetti camminano letteralmente sull'acqua grazie al loro esoscheletro idrofobo o nuotano per brevi periodi e facilmente sfuggirebbero se il liquido avesse le medesime proprietà dell'acqua), ma viene letteralmente avvolta e soffocata come in una pozza di sabbie mobili, dando tempo alle sostanze digestive di fare il loro dovere. Nella <a href="http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0001185" target="_blank">versione online</a> dell'articolo sono presenti anche alcuni filmati in Quicktime (editoria telematica vs. editoria cartacea, uno a zero) che mostrano la dinamica dell'intrappolamento. Abbastanza agghiacciante, ma la Natura non accetta buonismi.</p>
<p>E l'esergo al titolo del post? L'esistenza di un polimero viscoelastico naturale e biodegradabile ma resistente all'acqua (il liquido mantiene queste proprietà anche se viene diluito del 90% in acqua, altra ottimizzazione evolutiva visto il clima molto piovoso) è terribilmente promettente nella produzione di antiparassitari biologici in grado, as esempio, di bloccare o interferire con la colonizzazione di afidi, bruchi e formiche sulle piante da fiore e da frutto. Oppure ancora per aumentare l'adesione e la permanenza di altri insetticidi nebulizzati. Qualcuno ci lavorerà.</p>
<p>Per gli insetti disgraziatamente finiti negli ascidi di <em>Nepenthes rafflesiana </em>vale dunque un altro adagio più cinico: se finisci nella sabbie mobili non agitarti, affonderesti più in fretta. La lezione a riguardo potrebbero averla imparata alcuni simbionti delle Nepthentes come un ragnetto, <em>Misumenops nepenthicola</em>, che entra negli ascidi e muovendosi al rallentatore, si ciba di prede della pianta o dei loro resti senza restare intrappolato. Pianino pianino, in <em>slow motion</em>, anche il ragnetto si è fatto strada verso la sua nicchia evolutiva.</p>
<p>-------------------------------</p>
<p>A Viscoelastic Deadly Fluid in Carnivorous Pitcher Plants<br />
Laurence Gaume, Yoel Forterre</p>
<p>Background. The carnivorous plants of the genus Nepenthes, widely distributed in the Asian tropics, rely mostly on nutrients derived from arthropods trapped in their pitcher-shaped leaves and digested by their enzymatic fluid. The genus exhibits a great diversity of prey and pitcher forms and its mechanism of trapping has long intrigued scientists. The slippery inner surfaces of the pitchers, which can be waxy or highly wettable, have so far been considered as the key trapping devices. However, the occurrence of species lacking such epidermal specializations but still effective at trapping insects suggests the possible implication of other mechanisms.</p>
<p>Methodology/Principal Findings. Using a combination of insect bioassays, high-speed video and rheological measurements, we show that the digestive fluid of Nepenthes rafflesiana is highly viscoelastic and that this physical property is crucial for the retention of insects in its traps. Trapping efficiency is shown to remain strong even when the fluid is highly diluted by water, as long as the elastic relaxation time of the fluid is higher than the typical time scale of insect movements.</p>
<p>Conclusions/Significance. This finding challenges the common classification of Nepenthes pitchers as simple passive traps and is of great adaptive significance for these tropical plants, which are often submitted to high rainfalls and variations in fluid concentration. The viscoelastic trap constitutes a cryptic but potentially widespread adaptation of Nepenthes species and could be a homologous trait shared through common ancestry with the sundew (Drosera) flypaper plants. Such large production of a highly viscoelastic biopolymer fluid in permanent pools is nevertheless unique in the plant kingdom and suggests novel applications for pest control.</p>
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<title><![CDATA[Il motore a biodiversità infinita]]></title>
<link>http://meristemi.wordpress.com/?p=174</link>
<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 09:01:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Meristemi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dalle nostre parti sono i &#8220;frutti dimenticati&#8221; o le varietà fortemente regionali come l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle nostre parti sono i "<a href="http://www.fruttidimenticati.org/frutti/frutti_ind.htm" target="_blank">frutti dimenticati</a>" o le varietà fortemente regionali come la <a href="http://www.maisazi.com/2006/11/la_mela_annurca.php" target="_blank">mela annurca</a> o la <a href="http://www.peracocomerina.it/" target="_blank">pera cocomerina</a> o ancora sono le infinite cultivar e variazioni clonali di una stessa specie (olivo e vite, ad esempio, ma anche ca