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	<title>errori-di-parallasse &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/errori-di-parallasse/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "errori-di-parallasse"</description>
	<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 10:18:42 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Il ruolo della parallasse]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/06/24/il-ruolo-della-parallasse/</link>
<pubDate>Sun, 24 Jun 2007 10:25:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Qualche giorno fa una mia collega se ne è uscita con &#8220;ci sono dei fidanzati che sono semplice]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa una mia collega se ne è uscita con "ci sono dei fidanzati che sono semplicemente errori di parallasse". Mia reazione: "cosa???" Poi mi sono ricordata di chi sono, cosa ho studiato e cosa faccio per lavoro, ed è giunta, inaspettata, l'<strong>illuminazione</strong>.</p>
<p>La parallasse è il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione - chi non ne è convinto provi a pensare quando, salendo su una bilancia analogica, ha cercato (e a tutti è capitato almeno una volta!) di spostarsi un po' a destra o a sinistra per "vedere" un peso più congeniale alle proprie aspettative...</p>
<p>L'errore di parallasse si verifica proprio in casi come quello della bilancia: il valore "vero" del risultato è compromesso dal punto di osservazione.</p>
<p>Beh, per i fidanzati - o innamorati, o ancora oggetti d'amore - vale più o meno lo stesso discorso. Quante volte ci è capitato di pensare: "credevo fosse diverso"? A me, tante; o comunque più di quante vorrei, adesso, dover trattenere nella memoria. Si tratta di quelle persone che, sino al momento in cui sono stata illuminata dall'<strong>errore di parallasse</strong>, avevo superficialmente classificato come <em>deludenti</em>.</p>
<p>C'è stato lo pseudo-fidanzato dei tempi del liceo, che mi ha scaricata al telefono dopo tre giorni di storia appassionata. Si noti che i tre giorni comprendono un'epica domenica sulla neve in cui, per fare bella figura con lui, aspirante maestro di sci, mi ero fatta prestare una tutona rosa che mi faceva tanto assomigliare al <a href="http://it.youtube.com/watch?v=XYPv3749hXM" target="_blank">Tenerone</a> del Drive In e mi ero buttata giù da un pendio investendo una decina di persone e facendo quasi morire di spavento chi si era immolato alla causa di insegnarmi a frenare con gli sci - non lo pseudo-fidanzato, ovviamente :)</p>
<p>C'è stata l'amica di anni, con la quale ho condiviso tantissime cose - o almeno ho creduto di "con"dividere fino al giorno in cui mi sono accorta che tanto le sue parole mi entravano nelle orecchie e, nel caso, mi arrivavano dritte al cuore, quanto le mie le sfioravano appena i capelli e da lì rimbalzavano lontano.</p>
<p>C'è stato il tizio di cui sono stata invaghita per settimane, e che quando si è sentito dire che la mia storia pluriennale era finita qualche giorno prima ha pensato bene dapprima di rovesciarsi addosso l'hamburger che stava addentando, per poi scomparire completamente dalla mia vita - a parte un grazioso sms di auguri in occasione del Natale, circa sei mesi dopo, di quelli che sanno tanto di "invia a tutti i nomi presenti nella rubrica".</p>
<p>C'è stata la compagna di università che nonostante gli splendidi gusti in fatto di scrittori e di locali in cui bere una birra come si deve era una purittana calzata e vestita.</p>
<p>Ce ne sono stati molti altri e molte altre - che fortunatamente non mi ricordo.</p>
<p>Non sono più sicura, adesso, di poter affermare "credevo fosse diverso"; erano errori di parallasse, <strong>era sbagliato il mio punto di osservazione</strong>. Erano persone alle quali chiedevo cose che non erano in grado di darmi. Perché non volevano farlo, perché non potevano farlo, addirittura in alcuni casi perché non sapevano neanche che io volessi qualcosa da loro.</p>
<p>Beh, volevo semplicemente spiegare il concetto - adesso mi sono riempita di dubbi e vaghi sensi di colpa per aver attribuito ad altri un errore che era soltanto mio. Uffa.  Non doveva finire così :-)</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La caccia all'Uomo]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=196</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 15:10:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
<guid>http://odiamore.wordpress.com/?p=196</guid>
<description><![CDATA[Oramai la mia vita sociale è troppo ricca: esco troppo spesso, vado in locali con troppe persone e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Oramai la mia vita sociale è troppo ricca: esco troppo spesso, vado in locali con troppe persone e torno a casa troppo tardi. E soprattutto, dopo ogni volta, <strong>penso troppo</strong>.</p>
<p>Venerdì sera sono stata in un locale all'aperto, in un luogo particolarmente fresco che amo molto perché ho legati a esso tanti bei ricordi; la musica era piuttosto bella e le lunghissime code al bar venivano fatte da altri per conto mio - soprattutto dal fidanzato di Candi, il quale, dal momento che <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/08/22/dove-gli-uomini-guardano-le-donne/" target="_blank">anche</a> questa estate andrà in vacanza con tre donne, si sta progressivamente abituando (rassegnando?) all'idea - uscendo in gruppi in cui lui è <em>l'unico uomo</em>.</p>
<p>Mentre aspettavo che qualcun altro si occupasse di procacciarmi da bere - e non c'è niente di meglio del fidanzato di un'amica, per questo genere di compiti - passavo il tempo osservando cosa accadeva intorno a me. Bene: gente che parlava, gente che ballava, gente che si divertiva oppure faceva finta, gente che a stento si reggeva in piedi e gente che si guardava attorno come la sottoscritta. In tutto questo pullulare di corpi, dopo qualche minuto (la coda al bar era davvero interminabile) mi si è palesato uno <strong>schema</strong>: uomini che guardano donne, donne che guardano uomini. Uomini che stanno fermi e donne che si muovono. <em>Uomini che <strong>aspettano</strong></em> e <em>donne che <strong>vanno loro incontro</strong></em>.</p>
<p>Ora. Io non sono né sono mai stata <em>niente di simile a una femminista</em> (e so di stare usando un termine improprio ma fa caldo quindi sono giustificata): non mi è mai piaciuto usare il termine "uguaglianza" quando ci si riferisce ai due sessi, preferendo a esso "<em>parità</em>" anche se è più svenevolmente politicamente corretto; mi fa soltanto piacere se un ragazzo mi cede il passo prima di una porta e, addirittura,  vado in sollucchero se qualcuno che lo fa sempre entra invece per primo in un locale pubblico - perché <em>è così che si fa</em>, l'uomo entra per primo a meno che la porta del locale non sia trasparente, di modo da consentire di vedere all'interno e di conseguenza permettere all'uomo di verificare che il locale non nasconda chissà quali insidie.</p>
<p>Non sono né sono mai stata, d'altra parte, neppure <em>niente di simile a una donna all'antica</em>: non mi aspetto che sia l'uomo a pagare il conto - e se succede casco dalle nuvole, anche perché ormai è un evento rarissimo, e mi imbarazzo anche un po'; non mi è mai passato per la testa di contare il numero di uscite o di tempo trascorso insieme prima di concedere, a seconda dell'età, il primo bacio oppure un primo qualcos'altro; preferirei un uomo che sa cucinare bene a uno che sa costruire una libreria (anche perché quest'ultima cosa la posso fare anche da sola, nonostante l'ultima l'abbia montata un po' storta). E per ultimo, ma non da ultimo: non ho mai stirato le camicie di nessuno, anche perché non so stirare.</p>
<p>Però sono cresciuta con l'idea che, <em>se proprio si deve usare la metafora della caccia</em>, l'uomo sia il <strong>cacciatore</strong> e la donna la <strong>preda</strong>. Sono convinta che in fondo in fondo <strong>ci si scelga a vicenda</strong>, però non mi dispiace neanche troppo la teoria secondo cui siano le donne a scegliere, in realtà, e gli uomini si limitino a fare il primo passo e diventino cacciatori sotto l'effetto di una malìa da parte della donna che li ha stregati.</p>
<p><em>A fare il primo passo</em>, ho scritto. Proprio così. Invece venerdì sera ho osservato donne che abbordavano uomini e, senza farsi troppi problemi, facevano <strong>loro</strong> il primo passo.</p>
<p>Ora. Personalmente trovo sia una cosa <em>buona e giusta</em> che le nipoti di donne nate in periodi in cui era usuale organizzare matrimoni combinati possano, al contrario delle loro nonne, prendere in mano la propria vita e non soltanto decidere da sé quale uomo vogliono accanto, ma proprio <em>andarselo a prendere</em>. Un piccolo passo per la donna ma un grande passo per l'umanità, se si vuole vederla così.</p>
<p>Ma c'è un aspetto che <em>mi perplime®</em> [NdR Il verbo <em>perplimere</em> non esiste, ma me ne infischio e lo uso lo stesso...]. Il fatto che tutti questi uomini si stiano progressivamente abituando a essere <strong>oggetto</strong>, e <em>non più soggetto</em>, della ricerca da parte delle donne, pone un problema per quelle che, tra queste ultime, non vogliono / possono / riescono ad andarsi a prendere gli uomini che interessano loro. E la sottoscritta, per indole ma anche un po' per convinzione, già non è proprio <em>buona</em> a interpretare il ruolo della preda - figurarsi quello del cacciatore!</p>
<p>Anche perché prede e cacciatori, a forza di adempiere alle proprie funzioni, si sono evoluti diversamente. Il <strong>cacciatore</strong> deve essere infatti <em>bravo a valutare le distanze</em>: per questo motivo, ha gli occhi in <strong>posizione frontale</strong>. La <strong>preda</strong>, al contrario, deve poter avere <em>un campo visivo il più ampio possibile</em>: ecco che saltano fuori gli occhi in <strong>posizione laterale</strong>.</p>
<p>Io, per di più, <a href="http://odiamore.wordpress.com/2007/10/10/io-porto-gli-occhiali/" target="_blank">porto gli occhiali</a>, quindi sono svantaggiata in partenza per entrambi i ruoli! Ma sono nondimeno sicura che una soluzione si possa trovare.</p>
<p><a href="http://odiamore.files.wordpress.com/2008/07/dcam1943.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-198" src="http://odiamore.wordpress.com/files/2008/07/dcam1943.jpg?w=300" alt="" width="226" height="170" /></a>Potrei fare anch'io come questa <em>capra</em>, che è arrivata sull'isola di Maiorca in cui non c'erano predatori interessati a lei e, grazie a questa assenza, ha potuto mantenere gli occhi in posizione frontale. A parte il fatto che la capra in questione si è estinta circa 50 milioni di anni fa (quella della foto è una ricostruzione) - significa forse che l'unico modo di poter rientrare anch'io nel novero delle <em>donne - che - si - prendono - l'uomo - che - vogliono</em> consiste nell'emigrare su un'isola in cui gli uomini sono assenti - per poi estinguermi?!?!</p>
<p>C'è qualcosa che non funziona. Penso che <em><a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/07/01/festa-apparenza/" target="_blank">continuerò</a> a stare seduta ad aspettare</em> con un sorriso sulle labbra. Il mio unico timore - ora più fondato che mai - è che ormai gli uomini, <strong>disabituati</strong> a interpretare il ruolo del cacciatore, che immagino essere divertente ma anche piuttosto faticoso, siano ben contenti di abbandonare la visione frontale per quella laterale - e di sedersi comodamente, in attesa che una <em>amazzone del XXI secolo</em> se li prenda e se li porti via.</p>
<p>Oggi però mi sono alzata alle sei per accompagnare un amico in aeroporto - e la mancanza di sonno mi rende incredibilmente propensa all'ottimismo. Il mio ruolo di preda, accompagnato com'è da una visione laterale ancestrale, combinato con la visione laterale maschile di recente acquisizione potrebbe facilitare il processo di <strong>scegliersi a vicenda</strong>: se hai gli occhi al posto delle tempie, infatti, e sei seduto contro un muro ad aspettare che passi Qualcuno, la persona che riesci a vedere meglio è proprio quella seduta accanto a te.</p>
<p><a href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="diggita!"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[diggita]" /></a> <a href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="fai informazione!"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[informazione]" /></a> <a href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="OkNotizie!"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[OkNotizie]" /></a> <a href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="Segnalo!"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[Segnalo]" /></a> <a href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="SEOTribu"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[SEOTribu]" /></a> <a href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&#38;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="segnala su technotizie.it"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" height="16" width="16" alt="[technotizie]" /></a> <a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;title=La%20caccia%20all'Uomo" title="vota questo post su wikio"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[wikio]" /></a> <a href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/&#38;t=La%20caccia%20all'Uomo" title="YahooMyWeb"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" width="16" height="16" alt="[YahooMyWeb]" /></a> <a href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/07/la-caccia-alluomo/" title="Add to my Technorati Favorites"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" width="16" height="16" alt="[Technorati]" /></a></p>
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<title><![CDATA[Non esattamente il primo che capita]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=195</link>
<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 16:37:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Qui da me, sabato mattina, iniziano i saldi. E dal momento che ho recentemente deciso di investire l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qui da me, sabato mattina, <em>iniziano i saldi</em>. E dal momento che ho recentemente deciso di investire l’equivalente di più di due stipendi nelle mie vacanze estive da un lato non ho più soldi ma, dall’altro, non potendo partire in costume da bagno devo assolutamente comprare un paio di pantaloni. Potere della dieta: i pantaloni dell’anno scorso mi stanno piacevolmente larghi e al contempo mi scivolano spiacevolmente giù per i fianchi lasciandomi il dubbio che non riescano più a fermarsi.</p>
<p>Il problema, con i saldi, è che non ci si può permettere di tentennare troppo tra un abito provato e l’altro: corri il rischio che nel giro di tre minuti quello che avevi indossato e non eri sicura ti stesse proprio bene-bene-bene ma che, in confronto al seguente tentativo, è diventato <em>semplicemente fatto su misura per te</em> se lo sia appena comprato la tua vicina di camerino. E resti a mani vuote, con la paura, tipicamente femminile, che non riuscirai mai più a trovare un indumento che ti sta <strong>così</strong> bene.</p>
<p>Date le disponibilità economiche limitate e una mia personale avversione allo shopping compulsivo quando i negozi sono più affollati di una spiaggia il giorno di ferragosto, ho deciso di affrontare il problema “scientificamente”.</p>
<p>Esiste in matematica un ramo che si occupa di <strong>decisioni sequenziali</strong>. Per chi non si sentisse toccato da saldi, pantaloni e portafogli semivuoto, un esempio più adeguato per capire di cosa si occupa questa disciplina potrebbe essere legato alle automobili. Donne e motori, quale meraviglioso <em>cliché</em>! E comunque.</p>
<p>E’ venerdì sera, stai arrivando in prossimità della tua destinazione e si libera un parcheggio: che fare, a parte chiederti perché sei uscito in auto anziché in scooter, moto, bici, triciclo? E’ possibile che ce ne sia un altro più vicino al luogo in cui devi andare, certo; ma sicuramente l’unica cosa sicura è che, se non occupi subito questo qui, ci penserà qualcun altro.</p>
<p>La probabilità che la prima cosa scelta sia la migliore è, nell’ipotesi di poter provare dieci paia di pantaloni (oh mio dio che noia!) oppure di poter trovare dieci parcheggi nel lasso di tempo sufficiente per non arrivare (troppo) in ritardo, del 10%. Non male. Scegliendo però la prima cosa che ci piace più di quella scartata, tuttavia, la probabilità che questa seconda scelta sia la migliore tra tutte quelle potenzialmente possibili sale al 20%. E’ però sempre possibile che in realtà la scelta migliore fosse proprio la prima e che dunque, persa quell’occasione, abbiamo anche <em>perso per sempre la nostra chance di essere il più soddisfatti che mai</em>. Ma tanto non c’è niente da fare, al proposito, quindi è <strong>inutile</strong> preoccuparsi troppo.</p>
<p>In realtà, se il numero <em>N</em> di oggetti è abbastanza alto, la cosa migliore consiste nello scegliere l’oggetto che, nell’ordine, compare al posto <em>N/e</em>. Dove <strong><em>e</em></strong> è un numero meravigliosamente intrigante, presente un po’ dappertutto nella natura; ma anche, come mi piace pensare e come mi sembra di aver mostrato, nella cultura. <em><strong>e</strong></em> vale 2,718 eccetera eccetera e, se <em>N</em> è abbastanza grande <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Secretary_problem" target="_blank">si può dimostrare</a> che la scelta andrebbe fatta dopo aver esaminato <em>1/e</em> ossia circa il 37% dei possibili candidati al premio per il parcheggio più comodo o il paio di pantaloni che più mi fanno assomigliare a una gazzella e meno a un’otaria. In altri termini, si può dimostrare che, su cento possibilità, la scelta migliore è proprio lì, dopo la possibilità numero 37 - ma non troppo.</p>
<p>D’accordo, lo ammetto. Non ho l’auto quindi se non vado a piedi <em>prendo un taxi</em> – e il problema dei parcheggi, ovviamente, non mi tocca. E i pantaloni <em>li ho già acquistati ieri</em> a prezzo pieno, perché tanto compro talmente pochi vestiti che potevo anche permettermi di spendere dieci euro in più.</p>
<p>Tutto questo altro non era che un patetico escamotage per cercare di non finire sempre <strong>lì</strong> - a quella che, per chi mi legge, sembra quasi la ricerca del Sacro Graal.</p>
<p>Supponendo di incontrare, nell’arco di tutta la mia vita, <em>quaranta persone potenzialmente adatte a stare bene con me e viceversa</em>... Sì, quaranta mi sembra un numero ragionevole: ho dei gusti <strong>difficili</strong>, è vero, ma neanche poi troppo. E soprattutto ho come l’impressione che il bacino da cui ho interesse ad attingere non sia perfettamente coincidente con quello da cui si rifornisce la maggior parte delle donne – il che rende non so esattamente <strong>cosa</strong> c’entri, ma ho l’impressione sia una considerazione che ha il suo peso. Forse relativamente al fatto che, rispetto agli esempi dei vestiti e dei parcheggi, posso prendermi un po’ di tempo per pensare prima che qualcuno me lo strappi via di mano senza che neanche me ne accorga.</p>
<p>Supponendo, pertanto, di incontrare nell’arco di tutta la mia vita quaranta <em>partner potenzialmente adatti a me</em>, dovrei fermarmi al quattordicesimo e, da allora, scegliere il primo che soddisfa la mie aspettative.</p>
<p>Ecco. Lo sapevo. E se lo dice anche la matematica, non riesco proprio più a trovare una ragione valida per non farlo: devo darmi una mossa.</p>
<p><a title="diggita!" href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" alt="[diggita]" width="16" height="16" /></a> <a title="fai informazione!" href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" alt="[informazione]" width="16" height="16" /></a> <a title="OkNotizie!" href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" alt="[OkNotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="Segnalo!" href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" alt="[Segnalo]" width="16" height="16" /></a> <a title="SEOTribu" href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" alt="[SEOTribu]" width="16" height="16" /></a> <a title="segnala su technotizie.it" href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&#38;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" alt="[technotizie]" width="16" height="16" /></a> <a title="vota questo post su wikio" href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;title=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" alt="[wikio]" width="16" height="16" /></a> <a title="YahooMyWeb" href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/&#38;t=Non%20esattamente%20il%20primo%20che%20passa"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" alt="[YahooMyWeb]" width="16" height="16" /></a> <a title="Add to my Technorati Favorites" href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/07/03/195/"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" alt="[Technorati]" width="16" height="16" /></a></p>
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<title><![CDATA[Ciò che non sai di me]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=128</link>
<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 15:48:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Eccola, l&#8217;ultima arrivata che si mette a dissertare su parallelismi e differenze tra la vita i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Eccola, l'ultima arrivata che si mette a dissertare su parallelismi e differenze tra la vita in rete e la vita fuori. Che è talmente ultima arrivata da non sapere neanche come chiamarle, come distiguerle, le due vite.</p>
<p>E comunque, come al solito sto divagando. Ho riflettuto su alcune implicazioni sollevate nei commenti a un vecchio <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/01/26/la-solitudine-sentimentale/" target="_blank">post</a>, tipo la classificazione di internet come <a href="it.wikipedia.org/wiki/Nonluoghi" target="_blank"><em>nonluogo</em></a> à la Marc Augé o anche "una fuga dalla realtà", un "luogo come un altro per"... Per fare un sacco di cose, ovviamente - a parte il tentativo di riempire supposte voragini di solitudine, come da me ipotizzato, il semplice fatto che mi ostini a scrivere sul blog, ad aspettare con ansia che i blog che seguo mi inviino via feed i contenuti dell'ultimo post e a lasciare commenti un po' ovunque è la dimostrazione del fatto che io, nel web 2.0, "credo" fermamente.</p>
<p>La prenderò un po' alla lontana. Mio padre, che nel proprio lavoro in cui carta e penna sono più che sufficienti sa il fatto suo, in quanto a tecnologia ancora si chiede come sia possibile che una persona (la sottoscritta) in grado di collegargli il computer a internet senza bisogno di un cavo sia il risultato di un incrocio tra il proprio DNA e quello di sua moglie.</p>
<p>Pur tuttavia, mio padre pochi giorni fa ha espresso in tema di <em>new media</em> un concetto oltremodo interessante: secondo lui, infatti, <strong>la rete è il nostro <em>nuovo corpo</em></strong>. Nel suo discorso, a dire il vero, non era soltanto la rete a essere oggetto di indagine, quanto più in generale tutte le cosiddette "nuove tecnologie" - che lui stesso conosce a malapena e utilizza soltanto perché gli strateghi del marketing sanno il fatto loro. Mi parlava infatti di cellulari (che per lui sono superflui, a parte quando va a camminare in montagna - ma tanto in cima ai monti tipicamente non c'è campo, quindi alla fine anche l'ultimo modello serve a ben poco), connessione ADSL wi-fi (la cui installazione per me invece è stata una vera rogna, soprattutto con la consapevolezza del fatto che per leggere la posta elettronica una volta ogni due giorni il buon vecchio modem a 56k era più che sufficiente) e via discorrendo.</p>
<p>La rete è il nostro nuovo corpo, pertanto. Perché cellulari, "ahi-pod", "blecberri" e compagnia bella sono degli strumenti - non molto diversi da <em>protesi</em> che possono ampliare i nostri sensi e facilitarci la comunicazione con gli altri. Internet, tuttavia, è non soltanto una protesi del corpo di carne e sangue, ma può diventare un vero e proprio corpo alternativo, e in alcuni casi più reale dell'involucro che ci portiamo dietro dal momento in cui apriamo gli occhi al mattino. Più reale, davvero: più consono ai nostri desideri, più aderente al modo in cui percepiamo noi stessi e in cui vorremmo essere percepiti dagli altri, più "nostro".</p>
<p>E, d'altro lato, la rete stessa mi pare stia subendo un processo di antropomorfizzazione (mi si passi il termine), o comunque si sta dotando di strumenti che rendano l'esperienza multisensoriale; un <a href="http://www.catepol.net/2008/01/26/vozme-e-il-tuo-blog-parla/" target="_blank">esempio</a> per tutti, la possibilità di ascoltare gli articoli del nostro blog preferito "attraverso la riproduzione vocale assistita". Sono soltanto fino a un certo punto d'accordo con l'idea di John Suler che "il cyberspazio sia uno spazio psicologico" (<a href="http://​www.playmonick.net/​2008/​01/​24/​la-psicologia-del-cyberspazio/​trackback/" target="_blank">via</a>): secondo me siamo ben oltre questa prospettiva.</p>
<p>Tuttavia, esiste un limite - invalicabile - alla nostra <em>costruzione di un sé alternativo</em>, un sé più "reale" in quanto più "nostro": l'esistenza di persone che conoscono il nostro corpo fisico, la nostra vita 0.0, come vorrei definirla (e come forse l'ha già definita qualcun altro prima di me?).</p>
<p>Persone che, per quanto ci nascondiamo dietro soprannomi, false verità e bugie veritiere, (gr)avatar evocativi, possono una mattina lasciare un commento - o un tweet, un plurk o quello che vi pare - con la dichiarazione: "ehi, ciao a tutti, ma lo sapete che odiamore in realtà si chiama pinco pallina, ha cinquant'anni e non xx come sostiene lei, e a dirla proprio tutta non è neanche una lei ma un lui?"</p>
<p>E a ben pensarci non sarebbe neanche necessario un gesto del genere, così eclatante, ma basterebbe molto meno perché il nostro corpo fisico prendesse il sopravvento sul nostro corpo nuovo. Basterebbe una parola di uno qualsiasi tra gli <em>Amici</em> citati nel blogroll; qualcuno che mi conosce personalmente potrebbe del tutto inavvertitamente scrivere in un commento, che ne so, "Ciao biondona!", quando magari io ci tenevo particolarmente al fatto che fosse impossibile connotarmi fisicamente in alcun modo.</p>
<p>Mmm. Non sono bionda. Non sono neanche bruna. Né, ora che ci penso, rossa. Non vi ho dato nessuna informazione su di me, cosa credevate?</p>
<p>PS Se siete arrivati qui grazie a "<em>una certa foto</em>", invece... sapete di che colore ho i capelli - e se vi piace come stanno i riccioli scrivetemi un'email, che vi dico la marca dello shampoo ;)</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Non potrei chiamarla "malinconia"]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=187</link>
<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 17:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sto riflettendo su un po&#8217; di argomenti di grande (?) interesse - almeno per me; se e quanto gl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sto riflettendo su un po' di argomenti di grande (?) interesse - almeno per me; se e quanto <em>gli sguardi</em> possano essere sinceri, i vari modi in cui <em>mascheriamo</em> i nostri scopi nel comunicare, se ho ragione a ritenere che l’amore sia un’<em>invenzione poco più vecchia di duecento anni</em> eccetera. Ne rifletto per scriverne qui, ovviamente; o meglio, il fatto di essere spinta a cercare cose di cui scrivere qui mi porta a rifletterne. Uovo o gallina che sia.</p>
<p>Intanto, mi è successa una cosa di cui so già che non riuscirò a scrivere. Né qui né altrove.</p>
<p>Perché ci sono persone che, pur avendo avuto un ruolo importante nella mia vita, sono facili e leggere <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/06/07/qualcosa-e-cambiato-un-po-di-tempo-fa/" target="_blank"><em>da scrivere</em></a>: è fluido il modo in cui i pensieri si riversano in parole, e le parole si articolano in frasi, e le frasi si collegano le une alle altre.</p>
<p>Ma ci sono persone che hanno avuto un ruolo ancor più che <strong>fondamentale</strong>; c'è una persona, in particolare, che è stata talmente importante che dopo più di dieci anni ancora mi specchio nelle parole che pronuncia su di me e percepisco chiaramente che il mio nucleo è quello che trapelava allora e, insieme, le mie sovrastrutture di adesso sono state costruite durante il mio tempo con lui.</p>
<p>E non riesco a parlarne – figurarsi scriverne. Sarebbe così bello, e liberatorio, e consolatorio insieme, se le parole potessero disaggrovigliare questo gomitolo di sensazioni e pensamenti che la parola “<em>malinconia</em>” non riesce nemmeno per errore a descrivere vividamente.</p>
<p>Al contrario, non riesco a liberarmi dalla sensazione di <em>quello che sarebbe successo se</em>: se non avessi fatto determinate scelte e, soprattutto, se non avessi pensato, allora, che l’amore è un dio sull’altare del quale vale la pena sacrificare ogni altra cosa, e se avessi avuto una fede che ormai temo proprio non mi abbraccerà mai.</p>
<p>E contrariamente alle apparenze non ne sto scrivendo affatto. Sto soltanto mettendo disordinatamente in fila parole e idee.</p>
<p>Scriverne significherebbe <strong>arrivare al cuore del problema</strong>, come provò a fare Graham Greene per <a href="http://www.anobii.com/books/The_Heart_of_the_Matter/9780099478423/0069fae72df8ab9f22/" target="_blank">qualcosa</a> di forse non molto diverso. Solo che lui era Graham Greene, insomma; non una giovane donna un po’ inquietata dal futuro e da un presente che non sembra corrispondere affatto ai sogni che aveva dieci anni prima e che le sono stati appena ricordati con una purezza e nitidezza tale da rasentare la violenza.</p>
<p>Non potrei chiamarla "<em>malinconia</em>", pertanto. Ma allora, come?</p>
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<title><![CDATA[Il soggetto e il suo complemento]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=159</link>
<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 16:28:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Qualche post fa, Sara scriveva in un commento di essere anche lei, come la sottoscritta, una grande ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche post fa, <a href="http://sarassita.wordpress.com" target="_blank">Sara</a> scriveva in un <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/02/26/la-sindrome-di-candy-candy/" target="_blank">commento</a> di essere anche lei, come la sottoscritta, una grande sostenitrice della <strong>complementarietà</strong> nei rapporti umani.</p>
<p>A livello <em>evolutivo</em>, l'accoppiamento tra due partner con geni molto simili non è una strategia molto azzeccata; per convincersene, basta pensare alle comunità molto chiuse, in cui alto è il numero di matrimoni tra consanguinei e altrettanto alto è il numero di malattie genetiche (più o meno rare) nella relativa prole - la correlazione, che salta all'occhio anche soltanto intuitivamente, è stata provata su basi scientifiche ormai da parecchio tempo.</p>
<p>Da un punto di vista evolutivo, pertanto, è chiaro che la frase di Catherine Earnshaw da me citata in <a href="http://odiamore.wordpress.com/2008/02/26/la-sindrome-di-candy-candy/" target="_blank">quel post</a> ("Lo amo perché è più me stesso di quanto non lo sia io; quale che sia la sostanza di cui sono fatte le nostre anime, la mia e la sua sono uguali.") va contro il benessere dell'individuo e, più in generale, della specie. La saggia Catherine, infatti, genererà i propri figli non con l'amato Heathcliff, ma con Linton ("mentre la mia anima e quella di Linton sono diverse quanto il fulmine dalla luce della luna, o il ghiaccio dal fuoco").</p>
<p>Bene: con buona pace della genetica, vorrei provare a spingermi <em>oltre.</em></p>
<p>In linguistica (più propriamente, nella grammatica) un <em><strong>complemento</strong></em> indica principalmente un <em>qualcosa</em> (parola o gruppo di parole) necessario a una frase per completarne il significato: io sono <em>stanca, </em>la mia dietologa costa <em>tanto, </em>i miei colleghi bevono <em>il caffè</em> eccetera eccetera. Vaghe reminiscenze delle scuole medie - condite con un controllo incrociato della voce su Wikipedia in italiano, inglese e francese più una sbirciatina sul sito dell'Accademia della Crusca. Più in generale, un <strong><em>complemento</em></strong> è una parte che, aggiunta a un'altra, formerebbe <em>un tutto</em>.</p>
<p>Necessario per completarne il significato: il <em>mio</em> complemento è qualcosa che completa il <strong>mio significato</strong>, il <strong>mio senso</strong>.</p>
<p>Etimologicamente, infatti, il sostantivo <strong>complemento</strong> deriva da còmpiere, a sua volta proveniente dal latino <em>complere</em> (riempire interamente, colmare). Còmpiere, a sua volta, è composto da <em>cum</em> ed <em>empìre</em> (o <em>èmpiere</em>) - termine arcaico che originariamente copriva l'aria semantica oggi occupata soltanto più  da riempìre (rièmpiere), con un <em>re</em> rafforzativo del quale non ci siamo più voluti liberare. Ed <em>empìre</em> - o <em>èmpiere</em> che dir si voglia - ha esattamente la stessa radice dell'aggettivo <em>pieno</em>.</p>
<p>Il mio complemento, pertanto, è <strong>qualcosa che mi rende piena</strong> quando è <em>proprio</em> lì con me.</p>
<p>Eppure. Eppure mi sto interrogando ripetutamente, negli ultimi tempi, su una questione che mi sta particolarmente a cuore e che mi chiedo se sia condivisa anche da altri esseri umani: quanto, nella persona "ideale" che vorremmo avere accanto, buttiamo dentro tutti quegli aspetti che noi vorremmo avere e che invece non ci appartengono?</p>
<p>Stamattina collegavo il discorso al rapporto genitore - figlio; non ne ho esperienza diretta se non come figlia, eppure trovo estremamente plausibile che un genitore, magari anche del tutto involontariamente - o anche volontariamente, ma senza alcuna cattiva intenzione (anzi, semmai il contrario, nonostante si sappia che la strada per l'inferno proprio di quelle è lastricata, delle buone intenzioni) -, voglia che il proprio figlio o la propria figlia realizzino le cose che lui non è riuscito a portare a termine - ossia che <em>riescano là dove lui ha fallito</em>.</p>
<p>Nelle cose eclatanti come il successo sociale, il benessere economico; ma anche nelle cose meno tangibili come il senso dell'umorismo, la passione per l'enogastronomia, una spiccata competenza riguardo le diverse tipologie di tessuti con cui è possibile confezionare un abito da uomo. Insomma: la qualsiasi.</p>
<p>A costo di essere tacciata di riduzionismo: perché non dovrebbe succede qualcosa di analogo nel momento in cui si sceglie il padre o la madre dei propri figli, allora? Cosa impedisce che, in realtà, la ricerca di un compagno o una compagna complementare possa essere semplicemente una strategia per andare a riempire i vuoti o le carenze che riteniamo di avere e che non vorremmo mai fossero trasmesse, pari pari, alla nostra prole? Perché cos'altro sarebbe, altrimenti, il <em>tutto</em> formato dalle due parti, in ultima analisi?</p>
<p>D'accordo, ho scritto "il momento in cui si sceglie <em>il padre o la madre dei propri figli</em>" anziché "<em>la persona di cui ci invaghiamo</em>", mentre non sempre le scelte sentimentali (o anche più prettamente sessuali) sono strettamente correlate al desiderio di procreare.</p>
<p>Però. Però, nonostante la (meritoria) rivoluzione sessuale, nonostante la (straordinaria) invenzione di metodi anticoncezionali completamente affidabili, nonostante la mia condizione di donna lavoratrice - indipendente - economicamente autonoma, impensabile ai tempi di mia nonna novantenne (la quale ancora non sa che vivo da sola); nonostante questo e nonostante quello...</p>
<p>Io non riesco proprio a prescindere dal fatto che il sesso sia, di base, il modo in cui la nostra specie (così come molte altre) <strong>perpetua se stessa</strong>; non riesco proprio a dimenticarmi che tutti quei consigli su "come raggiungere l'orgasmo in 5 minuti", "come fare miagolare di piacere il tuo lui / la tua lei" disseminati ormai non soltanto più nelle riviste femminili ma un po' dappertutto altro non siano che il modo contemporaneo di mascherare il fatto che il piacere collegato al sesso è, prima di tutto, uno <em>specchietto per le allodole</em> "messo a punto" dalla Natura per tenere alto il tasso di natalità.</p>
<p>E probabilmente chi mi legge da un po' l'aveva già capito ;-)</p>
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]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[It wasn't a date (was it?)]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=153</link>
<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 18:11:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lunedì scorso, per me, è stato un giorno di vacanza pura e semplice; al contrario di martedì e me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì scorso, per me, è stato un giorno di <b>vacanza</b> pura e semplice; al contrario di martedì e mercoledì, in cui ho avuto appuntamenti di lavoro incredibilmente faticosi ma non particolarmente coerenti rispetto a questo post, lunedì era libero di impegni di qualsiasi genere.</p>
<p>Proprio l’occasione giusta per trascorrere due ore a girovagare per una pinacoteca già visitata più e più volte, in passato, con in mano guide turistiche, con sulle orecchie cuffie di audioguide e con in testa brandelli di saggi di storia dell’arte. La libertà, pertanto, di passeggiare tra le sale fermandomi <b>soltanto</b> davanti ai quadri che attiravano la mia attenzione anche se di artisti ignoti ai più; la libertà di fermarmi circa quaranti minuti davanti a un olio di Van Eyck e, due sale dopo, snobbare dei girasoli di Van Gogh perché tanto dopo aver visto <a href="http://www.vangogh-vincent.info/campo_corvi.jpg" target="_blank">questo</a> <i>non c'è storia</i>; la malinconia agrodolce suscitata da Vermeer, in omaggio alla scommessa fatta tanti anni fa con il mio ex fidanzato di riuscire a vedere, nell'arco della nostra vita, <i>tutti</i> i 34 o 35 dipinti di quello che è uno dei miei [dei nostri] pittori preferiti.</p>
<p>L’occasione giusta per bighellonare in un negozio di vestiti tutto sommato più brutti di quelli che trovo in Italia oltre che decisamente più cari, soltanto per avere poi meno tempo da trascorrere in libreria - perché il conto in banca <i>rosseggia</i> ma nonostante ciò ci sono tentazioni alle quali non sono in grado di resistere.</p>
<p>E l’occasione giusta per incontrare un amico che conosco dagli anni delle scuole medie e che ho continuato a incrociare nei corridoi del liceo; una persona <b>trasversale</b> a più di metà della mia esistenza che, tuttavia, non ho mai frequentato se non in quelle rare occasioni in cui ci trovavamo a trascorrere qualche giorno di vacanza nello stesso periodo e nello stesso luogo.</p>
<p>Se però, da un lato, le pinacoteche non fanno altro che rispettare i propri orari di apertura e chiusura, <i>le persone hanno una vita</i> sociale, lavorativa e, a volte, anche segreta: tutte cose che richiedono comunicazioni preventive nel caso in cui tali persone si vogliano o possano incontrare in un lasso di tempo delimitato. Il giorno in cui sono atterrrata, pertanto, ho mandato a quest'amico un sms per fargli sapere che lo avrei incontrato volentieri il pomeriggio o la prima parte di serata di lunedì – prima, cioè, che Sole tornasse a casa dal lavoro intorno alle 23.</p>
<p>Le quattro sembrava a entrambi un orario ragionevole per incontrarsi e, proprio perché un lunedì non è normalmente un giorno di vacanza,  ho lasciato decidere a lui il luogo e i tempi.</p>
<p>Quando, con ancora impressi sulla retina i rossi di Hans Memling, mi sono trovata a fronteggiare manufatti artistici della seconda metà del novecento con i capelli disastrati (raccolti in una treccia tenuta insieme da una matita Ikea recuperata miracolosamente in borsa) e un piumino più adatto a un’escursione al polo nord che a una galleria di arte contemporanea, tuttavia, mi sono sentita un po’ fuori tempo, fuori luogo e fuori contesto.</p>
<p>Avrei voluto aver almeno riletto una volta quel volumetto sul dadaismo, essermi fatta uno shampoo (e magari anche un impacco lucidante) venti minuti prima e, soprattutto, indossare un microscopico cappottino a delineare una <i>silhouette</i> già definitivamente approvata dalla mia dietologa. In assenza di tutte queste cose, superato il primo momento di frustrazione e liberatami del senso di inadeguatezza, mi sono limitata a godermi la mostra – apprezzando in particolare una scatola di sigari ricoperta di molle chiamata <a href="http://www.artantide.com/museo/OperaMuseo.php?lng=2&#38;idOperaMuseo=3495" target="_blank"><i>It's Springtime</i></a>.</p>
<p>Il fatto è che ci sono uomini che non hanno mai fatto parte del mio <b>carnet sentimentale</b>: quelli che al ristorante ti chiedono cosa vuoi mangiare per essere <b>loro</b> a comunicarlo al momento delle ordinazioni; quelli che sono sempre vestiti nel modo <b>giusto</b> per l’occasione <b>giusta</b> e che, non so se <i>ciò nonostante</i> oppure proprio <i>di conseguenza</i>, ti fanno sentire bene anche se sei conciata nel modo meno consono possibile; quelli che sanno sempre e comunque <b>dove andare</b> nel momento in cui ti viene voglia di bere un caffé, un te o addirittura un improbabile liquore di bacche giamaicane e, immancabilmente, il luogo in cui servono ciò che tu desideri è incredibilmente bello e accogliente, per non parlare del fatto che <i>la lunghezza del percorso</i> per raggiungerlo è direttamente proporzionale alla comodità delle tue scarpe e inversamente proporzionale al livello di stanchezza; quelli che, addirittura, ti <i>consigliano</i> la strada da fare per raggiungere un posto perché da quel tratto si gode di una vista mozzafiato sulla città o, in alternativa, c’è uno scorcio architettonico così incantevole che ti chiedi <b>come sia possibile</b> tu non l’abbia mai notato prima. Quelli che, maledizione a loro, <i>si ricordano</i> di <i>tutte</i> le minuzie che hai detto sette mesi prima e te le restituiscono per innescare una lite senza fine o, al contrario, per farti sentire la persona più ricca di spunti e contenuti interessanti che abbiano mai incontrato nella loro vita.</p>
<p>E <i>lo fanno con tutti e con tutte</i>, e tu non soltanto lo intuisci, ma <b>lo sai</b>; ne sei perfettamente consapevole perché tali comportamenti sono frutto dell’educazione ricevuta e di abitudini acquisite con il tempo e l’esperienza: <i>non possono essere semplicemente innati</i> – non se presenti tutti insieme contemporaneamente nella stessa persona, per lo meno. Anche se, a voler proprio essere precisi, un assaggio di tutto questo era già presente quando la persona in questione ancora non aveva l’età per guidare un’automobile, ma tu eri forse troppo inesperta per renderti conto del fatto che nel resto della tua vita avresti sempre incontrato qualcos’altro, perché di qualcos’altro saresti sempre andata alla ricerca.</p>
<p>E ti chiedi come sia possibile che questi uomini, <i>nonostante l’assoluta</i> – se non addirittura esplicitamente dichiarata - <i>assenza di esclusività</i>, <b>riescano a farti sentire un’eletta.</b></p>
<p>Ed è di questo che si tratta: accompagnarmi per una mostra che mi sarei pentita di non essere riuscita a vedere; portarmi a cena in un posto da cui per quasi tre ore ho ammirato il <i>panorama</i> che, da quando lo scoprii per la prima volta tanti anni fa (e da dieci piani più in basso), <b>mi riempie il cuore di gioia</b> più di qualsiasi altro; <b>non</b> riempirmi di complimenti, ma dosarli nella quantità, nel tono, nel modo e soprattutto <i>nei contenuti</i> giusti; farmi sentire investita dell’unica responsabilità di assaporare il cibo, il vino e la conversazione senza dovermi (pre)occupare di nient’altro se non di impostare la modalità <i>comportamento da tenere in ristorante chic</i> maneggiando posate e bicchieri; e ancora e ancora e ancora.</p>
<p>Ma, per quanto scrivevo prima, era in me sempre presente un sottofondo di consapevolezza relativa al fatto che <b>io</b> non ero necessariamente <b>IO</b>, quanto piuttosto la persona con la quale si accompagnava quella particolare sera (e, se proprio devo raccontarla tutta, anche il pomeriggio del giorno dopo e di quello dopo ancora, ma questa è un’altra storia in cui la parte del leone la fa l<i>a migliore torta di mele</i> che abbia mangiato in vita mia. Però la prossima settimana io ho appuntamento con la dietologa, quindi faccio finta che non sia successo).</p>
<p>E poi, in fondo, non stavamo facendo altro che una simpatica <i>rimpatriata</i> tra compagni di scuola: pettegolezzi su antiche conoscenze comuni, una spruzzata di ricordi e qualche commento sulle coppie sedute nei tavoli accanto.</p>
<p>Checché ne pensi e ne dica Sole, non si trattava mica di un <i>appuntamento galante</i>.</p>
<p>Vero?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Walk like an Egyptian]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/?p=140</link>
<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 18:26:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
<guid>http://odiamore.wordpress.com/?p=140</guid>
<description><![CDATA[Quando avevo dodici, forse tredici anni smisi di andare in vacanza con i miei genitori. Appena comin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quando avevo dodici, forse tredici anni smisi di andare in vacanza con i miei genitori. Appena cominciai a sentire il profumo dell’adolescenza; appena provai l’ebbrezza di andare in vacanza da sola, con persone che non avevo mai visto prima di partire; appena iniziai a rendermi conto che dividere una stanza da letto è bello se chi è intorno a te è propenso – o per lo meno disposto – a trascorrere metà della notte a parlare.</p>
<p>Mi si prospettano otto giorni con loro, adesso – ma in stanze separate. Otto giorni di vacanza in un periodo in cui solitamente lavoro sino a sfinirmi. Otto giorni di sole e riposo e immersioni – non nel mare, bensì nel passato remoto. Otto giorni di viaggio organizzato (unica nota dolente): volo charter più crociera più hotel – con – piscina più negozi – di – souvenir.</p>
<p>Viaggio organizzato: concetto neutro, all’apparenza, che nasconde le peggiori insidie mai concepite dall’umano ingegno. Già immagino un gruppo composto di coppie di mezza età e coppie giovani in viaggio di nozze. Un gruppo di persone che emetteranno striduli gridolini alla vista del tempio di Abu Simbel e non smetteranno di scattare foto alla loro dolce metà appena giunti in prossimità della Sfinge.</p>
<p>L’ultimo – nonché unico – viaggio organizzato a cui abbia mai partecipato risale a quando ancora avevo i denti da latte; anzi, i due incisivi erano appena caduti, facendo sì che nelle foto compaia con un fantastico sorriso caratterizzato da due bei buchi proprio al centro della bocca.</p>
<p>Mio padre era in Australia per lavoro durante tutto il mese di Agosto e mia madre, con un coraggio che non le avrei mai attribuito, si caricò me e una montagna di valigie sulla Motonave <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Achille_Lauro_(nave)">Achille Lauro</a> proprio poche settimane prima del famoso dirottamento - o sequestro che dir si voglia.</p>
<p>Tra una festa in maschera e uno spettacolo di cabaret, tra i faraglioni di Capri e l’approdo a Cipro (<i>pun intended</i>), ricordo vagamente quest’uomo dall’aria sospetta (sono lombrosiana, lo so) che si aggirava negli anfratti più bui della nave – probabilmente, a posteriori, si trattava di qualcuno coinvolto nel sequestro impegnato nei sopralluoghi.</p>
<p>Ricordo inoltre con estremo rammarico e con rabbia acuta la sensazione di trascorrere, durante le escursioni, molto più tempo all’interno dei negozi di souvenir rispetto a quello passato a visitare i monumenti che lì vendevano in scala ridotta per pochi soldi (si fa per dire).</p>
<p>Chissà se le cose sono cambiate, dopo più di vent’anni. Me lo auguro – soprattutto, toccando ferro, per quanto riguarda uomini dall’aspetto losco che si aggirano per la nave con l’aria di chi sta prendendo nota di spazi e vie di fuga.</p>
<p>Farò come gli artisti dell’Antico Regno: guarderò la natura che mi circonda e ne rappresenterò ogni aspetto secondo il lato più esplicativo. Volto di profilo ma occhio di fronte, braccia viste di lato ma il busto da davanti. E soprattutto – chissà se mai ve ne eravate accorti – al fondo del corpo, là dove l’uomo si fonde con la terra che lo sorregge, due piedi uguali, sinistri o destri, con l’alluce sempre in primo piano. E farò come gli artisti del Nuovo Regno che, centinaia di anni dopo, nulla cambiarono rispetto ai loro maestri.</p>
<p>Oppure, in un impeto di voglia di vivere, avrò lo slancio di <a href="it.wikipedia.org/wiki/Akhenaton">Akhenaton</a>: unico, in migliaia di anni, a voler provare a cambiare le cose facendo rappresentare il dio Aton non in forma antropomorfa, ma come un sole i cui raggi terminano con delle mani, alcune delle quali reggono un simbolo della vita.</p>
<p>Perché l’immobilismo nell’arte può anche andare bene, ma nella vita no: si riproducono le cose belle, eppure allo stesso modo si portano avanti gli errori più marchiani, come nel caso dei piedi. Senza contare poi che anche le cose belle, in fondo, se ripetute sempre uguali a se stesse dopo un po’ perdono lo smalto che le caratterizzava inizialmente.</p>
<p>E subentra la noia, che non ci piace nemmeno un po'.</p>
<p>Buona settimana a tutti, e a presto ma non troppo :)</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[This Christmas]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/12/23/115/</link>
<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 17:51:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; ormai da diversi anni che non faccio più i regali di Natale - né, per contro, ne ricevo.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' ormai da diversi anni che non faccio più i regali di Natale - né, per contro, ne ricevo.</p>
<p>A dire il vero, è stato necessario un po' di tempo prima che gli amici (anzi, chiedo scusa: i conoscenti) capissero che le dichiarazioni più o meno esplicite iniziate a fine novembre non erano una <em>boutade</em>: non li avrei ricambiati e quindi era inutile continuare a farmi recapitare l'ennesimo portaritratti a forma di animale.</p>
<p>Sarà che sono <em>tirchi</em>a, come sostengono (tra gli altri) mia madre, awhile e sht - Mascalzone Latino no, lui no; credo che lui mi definirebbe "oculata", per empatia. Ma allora com'è che non mi perdo un compleanno? E che addirittura, a volte, mi invento delle ricorrenze <em>à la</em> Cappellaio Matto pur di poter fare un regalo?</p>
<p>Forse è dovuto al fatto che per tre anni consecutivi ho trascorso l'intero mese di Dicembre lavorando in una libreria; giornate trascorse facendo centinaia di pacchetti e nutrendo a poco a poco un disgusto sempre maggiore per il concetto stesso di <em>regalo-di-Natale.</em></p>
<p>Perché trovandomi a chiedere all'acquirente di una decina di libri - praticamente indistinguibili una volta incartati e infiocchettati - se voleva che attaccassi un post-it con il nome del destinatario (oh, benemerite librerie indipendenti!), troppe volte mi sono sentita rispondere "ma no, tanto li ho presi così, <em>è lo stesso</em> a chi va cosa". Perché ho visto uomini spossati entrare nel negozio alle 19.35 del 24 dicembre - quando persino la titolare era pronta a chiudere bottega e svenire sul bancone - e implorarmi di aiutarli a trovare un libro, "un libro <em>qualsiasi</em>", da regalare alla moglie.</p>
<p>Poi, alla fine, anche Scrooge si intenerisce. E mi capita di vedere cose come <a href="http://succedeacatepol.splinder.com/post/15203997/Albero+Blogger+-+Babel+Christm" target="_blank">questa</a>, che immagino richieda un certo impegno per essere realizzata - e anche una certa <em>attenzione</em> - e sorrido.</p>
<p>E colgo l'occasione per dedicare a me e a tutti quelli che la vogliono (ri)ascoltare una canzone un po' kitch ma che a me piace sempre un sacco - anche se il video non è che lo capisca proprio fino in fondo: perché George, <strong><em>This</em> christmas</strong>, non se ne è andato al mare invece di infognarsi in quella baita male arredata?</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/hUJeUAmfr6w'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/hUJeUAmfr6w&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[L'inquadratura mancante]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/12/11/linquadratura-mancante/</link>
<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 18:26:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato notte, nonostante fossero le tre e una lunga conversazione mi avesse in qualche modo stremata]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato notte, nonostante fossero le tre e una lunga conversazione mi avesse in qualche modo stremata, ho puntato la sveglia alle dieci della mattina dopo. Così fu che, per la prima volta dopo tantissimo tempo, <strong>alle undici meno un quarto di domenica</strong> ero per strada – tutto per andare a sentire la presentazione di un <a href="http://www.anobii.com/books/Se_consideri_le_colpe/9788806187194/011e35a52b4adfd719/" target="_blank">libro</a>.</p>
<p>Si consideri che <a href="http://www.festivalscienza.it" target="_blank">parte del mio lavoro</a> consiste anche nell’organizzare cose di questo tipo – e fino a quel momento avevo pensato che le undici di domenica mattina fosse tutto sommato un buon orario per chi vuole sedersi in una sala e ascoltare persone dire cose che si presume, o quanto meno si spera siano interessanti. Forse è così – fatto sta che avevo sonno e, intirizzita dal freddo, ero anche un po’ sulla difensiva.</p>
<p>Il mio brandello di conversazione con chi conoscevo nella libreria, pertanto, è stato imbarazzante per me stessa e (ottimisticamente) noioso per gli interlocutori. E mi ha fatto ricordare che negli ultimi giorni in ben tre occasioni mi era capitato di incontrare persone inaspettate – e in tutte e tre le occasioni non ero stata in grado di portare avanti i discorsi per più di uno, due minuti prima di accampare improbabili scuse di ritardi per impegni improrogabili: esaurite le domande sullo stato di salute, non sapevo assolutamente cosa dire.</p>
<p>Però <strong>i libri sono libri</strong> – soprattutto quando chi li ha scritti del tutto inconsapevolmente ha avuto un ruolo talmente decisivo nella mia vita che, non fosse stato per lui, non sarei mai entrata in possesso del computer sul quale sto scrivendo; con tutto ciò che questo significa e comporta.</p>
<p>L’autore, a un certo punto, ha raccontato che un regista italiano di sua conoscenza, esaurito il budget per girare un documento sull’Albania, si era comunque trovato a ripartire per Tirana con tutta la troupe, viaggiando sul ponte di una nave cargo o qualcosa di simile. Perché, ritornato in Italia, si era accorto che <strong><em>gli mancava un’inquadratura</em>.</strong></p>
<p>A volte capita proprio così: manca un pezzo per completare l’insieme. Come in un puzzle. E chi si è mai dilettato con i puzzle (come è successo a me l’ultima volta che ho passato più di due mesi senza un fidanzato ma con una gamba ingessata), conosce il senso di frustrazione che si accompagna quando <em>manca un pezzo</em>. Indipendentemente dalla sua posizione e dal suo ruolo. Può essere il punto di incontro tra gli indici di Adamo e di Dio nel Giudizio Universale, oppure un pezzettino di cielo proprio lì nell’angolo di una foto del Colosseo in un pomeriggio estivo, dove non se ne accorgerà mai nessuno.</p>
<p>Il fatto è che a un certo punto capisci che manca qualcosa. Io oggi l'ho capito. Non so ancora bene cosa, però. Ma neanche il regista lo sapeva, quando è partito per Tirana sulla nave cargo - però deve averlo scoperto, perché poi il documentario l'ha finito; quindi sono piena di speranza e di giacche pesanti, dal momento che sull'Adriatico, d'inverno e di notte, fa un freddo cane.</p>
<p><strong>Però quante stelle...</strong></p>
<p><a href="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/12/milkyway_hi.jpg" title="milkyway_hi.jpg"><img src="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/12/milkyway_hi.jpg" alt="milkyway_hi.jpg" height="359" width="524" /></a></p>
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<title><![CDATA[Il viaggio verso Sole]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/11/13/il-viaggio-verso-sole/</link>
<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 17:16:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ho passato l’intera giornata a prepararmi: bucati frettolosi e asciugature con il phon per avere i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ho passato l’intera giornata a prepararmi: bucati frettolosi e asciugature con il phon per avere i vestiti puliti e in ordine; rocamboleschi passaggi di file .avi dalla mia memoria esterna a quella comprata per portarla in dono a Sole; pensieri ossessivi sul lavoro scacciati grazie a una dose imbarazzante di coca cola light; avvolgimenti di confezioni di biscotti in maglioni di lana perché gli addetti aeroportuali, lanciando la mia valigia, non li riducessero (troppo) in frantumi; cinque piani di scale con valigia da temo più di 15 kg (tre kg di biscotti e mezzo kg di Lacie con cavetti e tutto contano pure qualcosa!!), computer e borsetta nuova; incontro casuale con amico da cui sono riuscita a farmi trascinare i pacchi sino alla fermata della navetta; 50 minuti di autobus in mezzo al nulla della periferia con la trepidazione del pre-partenza. E, finalmente, l’arrivo in aeroporto.</p>
<p>Il banco del check-in era proprio lì, cinque o sei metri davanti a me e alle mie masserizie. Ne vedevo i contorni stagliarsi contro il grigio anonimo dell’area partenze. Pregustavo il momento in cui avrei fatto il controllo ai raggi X completamente priva di sostanze liquide o affini a parte quel 60% di acqua che serve al mio corpo per sopravvivere.</p>
<p>Quando è squillato il telefono pensavo fosse Sole, chissà perché. Temevo volesse dirmi che non sarebbe riuscita a venire a prendermi come concordato e che avrei dovuto prendermi un taxi. Poco male, ho pensato mentre rovistavo nella borsetta (maledizione, <em>Martin</em>: perché l’hai fatta senza tasche?): con tutta la valuta estera che mi sono fatta cambiare stamattina potrei quasi comprarlo, un taxi. Pensavo volesse salutarmi prima della mia partenza e ricordarmi come arrivare al luogo in cui ci eravamo date appuntamento intorno all’una di notte insieme al suo amico che, tanti anni fa, conobbi mentre faceva uno spogliarello in occasione della festa della donna. Speravo fosse Sole pur senza sapere ancora che si trattava di una speranza.</p>
<p>Invece era il telegiornale. Il telegiornale di Rai1, per la precisione, che si palesava tramite la voce di mia madre. C’era stato un incendio, nella zona est della città verso la quale mi accingevo a volare. Un incendio che, secondo l’annunciatrice, aveva sparso una nube nera sul cielo della metropoli. Una nube che, sempre secondo l’annunciatrice, era portatrice di sostanze tossiche – in una parola: <em>amianto</em>.</p>
<p>Ma facciamo un passo indietro.</p>
<p>Io ho due nonne: una brava e una cattiva. <strong>La nonna brava</strong> è la mamma di mio papà, proviene da una famiglia piuttosto benestante e ha un’intelligenza tanto acuta e profonda da compensare la poca avvenenza. <strong>La nonna cattiva</strong>, invece, di estrazione contadina, era talmente bella prima che un ictus la rendesse invalida da richiamare ancora, a settant’anni suonati, i complimenti per la strada da parte di uomini di ogni età.</p>
<p>La nonna cattiva, una settimana fa, è stata ricoverata in ospedale. La sua stanza è al quarto piano e si affaccia sulle montagne. La sua camicia da notte mette in risalto le braccia pallide che non vedevo più da anni, perché di solito vive in alta montagna e nonostante le oggettive difficoltà a vestirla le suore, ogni mattina, le fanno indossare i maglioni di lana che era solita intrecciare quando ancora le sue dita funzionavano come bacchette magiche. La sua lucidità è ormai intermittente, ma la salute è tornata buona e, soprattutto, non soffre: questo lo dice lei e lo confermano le cartelle cliniche – insieme ai medici che, con le sue parole, “sono proprio due bei ragazzi”.</p>
<p>Quando ho avuto dal medico l’annuncio del ricovero, ho pensato che il viaggio verso Sole poteva dover essere annullato. Quando, qualche giorno dopo, ho visto la mia nonna cattiva sorridere e ingurgitarsi senza quasi fiatare una pasta alla panna montata, ho riflettuto che forse partire per un luogo distante da casa meno di due ore di aereo poteva non essere un problema. Quando mia madre, nonostante la mia insistenza, si è raccomandata di non rinunciare a una settimana di vacanza insieme a una persona che poteva aver bisogno, e non soltanto voglia, di avere qualcuno accanto, ho deciso che valeva la pena rischiare.</p>
<p>Invece è arrivato il telegiornale. E, con lui, il dover scegliere tra il senso di colpa e il dispiacere. Sapendo che tanto qualsiasi scelta sarebbe stata quella sbagliata.</p>
<p>Fortunatamente, almeno, l’autista dell’autobus che mi ha riportato a casa non era lo stesso dell’andata. Il fatto che la macchinetta dei biglietti facesse le bizze mi ha, se non altro, salvato dall’imbarazzo di essere fissata da un uomo che, un’ora prima, non soltanto mi aveva vista in procinto di partire con valigie, borsette e borsoni, ma si era sorbito un mio quarto d’ora al telefono in cui raccontavo tutte le cose che avrei fatto e non fatto durante la permanenza all’estero.</p>
<p>Un viaggio, il mio, durato giusto il tempo di un paio di pause per riflettere e trenta minuti di sigarette in attesa della navetta per il centro città. Una traslazione limitata al percorso dallo spazio partenze allo spazio arrivi – dove si ferma l’autobus – per poi riuscire dall’aeroporto insieme a quanti scendevano dallo stesso volo che, ironia della sorte, avrei dovuto prendere io mercoledì prossimo per ritornare :-)</p>
<p>Essere figli unici, d'altronde, comporterà pure qualche svantaggio, no?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il triangolo sì - no - forse]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/11/04/il-triangolo-si-no-forse/</link>
<pubDate>Sun, 04 Nov 2007 20:43:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per quanto strano possa sembrare, di primo acchito, il triangolo potrebbe anche &#8220;avere un suo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto strano possa sembrare, di primo acchito, il triangolo potrebbe anche "avere un suo perché".  E non mi riferisco alla figura geometrica pura e semplice<i>, </i>né tantomento allo strumento musicale - che peraltro mi ha sempre affascinato per l'apparente semplicità di esecuzione che contrasta con la sua efficacia e necessità - bensì proprio al triangolo da tutti più paventato: io, te e un altro. Il <b>triangolo amoroso</b>; quello, per intendersi, formato da:</p>
<p>- Antonio, Cleopatra e Giulio Cesare,</p>
<p>- Jules, Jim e Kate,</p>
<p>- Paperino, Paperina e Gastone,</p>
<p>tanto per fare alcuni esempi estrapolati da contesti differenti ;)</p>
<p>Questo pomeriggio, per puro caso, ho avuto la fortuna di trascorrere all'incirca un paio d'ore con Aldo Naouri. Il pediatra e analista, invece di farsi intervistare da <a href="http://blogfestivalscienza.net/il-programma-dei-blogger/">loro</a>, si è fatto offrire un caffè dalla sottoscritta e le ha raccontato cosa si nascondeva dietro la <a href="http://festivalscienza.it/it/programma/evento.php?id=196">conferenza</a> che si accingeva a tenere davanti a un pubblico di oltre trecento persone. Il tutto senza consentirmi di estrarre una sigaretta dalla borsa prima di avermi offerto e acceso una delle sue Malboro Lights così poco francesi - l'unica cosa, in lui, poco francese.</p>
<p>"Lei fin dalla nascita è inserita in un triangolo - mi ha raccontato - i cui vertici sono costituiti da sua madre, suo padre e lei stessa". Già, perché i francesi già quando avevo diciott'anni mi davano del voi e mi chiamavano <i>Madame</i>.  E intanto disegnava suddetto triangolo proprio sotto i miei occhi affascinati.</p>
<p>"Se il triangolo funziona - e vi ha disegnato intorno un cerchio poco giottesco ma molto denso di significato - lei, da adulta, tenderà a trovare un marito e gli sarà fondamentalmente fedele."</p>
<p>"Se, al contrario, il triangolo non funziona, da adulta farà di tutto per <i>ripararlo</i>, trovandosi a imbastire relazioni con uomini a loro volta sposati con un'altra donna."</p>
<p>Ora: io una volta il francese lo parlavo molto bene. Monsieur Naouri, <i>charmant</i> come soltanto un parigino settantenne che ha appena pubblicato un libro intitolato <a href="http://www.codiceedizioni.it/view.php?folder=4&#38;table=catalog_pubblicazione&#38;ID=78" target="_blank"><b>Adulteri</b></a> può essere, si è addirittura complimentato con me per la proprietà di linguaggio - ma io di me stessa non mi fido molto, e gli ho chiesto se, anziché <i>réparer </i>(riparare), non avesse piuttosto detto <i>répéter </i>(ripetere).</p>
<p><i>"Mais non, ma chère Madame: le mot est <b>réparer</b>.</i>" Eppure il mio <i>malentendu</i> non era casuale, almeno dal mio punto di vista: nel tentativo di riparare ciò che si potrebbe definire il triangolo originale, se ne ripetono coattamente altri - tutti, però, estremamente malfunzionanti.</p>
<p>Vorrei provare a portare oltre la metafora geometrica chiedendomi se, di volta in volta, un triangolo malfunzionante dopo l'altro, la posizione del soggetto permanga invariata nel vertice del triangolo originale o se, al contrario, la simmetria intrinseca alla figura non celi piuttosto rotazioni avvenute di nascosto.</p>
<p>Perché io questa storia del triangolo e del complesso di Edipo eccetera eccetera me la sento raccontare da quando ero bambina - e ci credo non tanto per atto di fede nei confronti di Siegmund Freud e di tutti quelli venuti dopo di lui, quanto perché è una chiave di lettura che, sin dalla prima adolescenza, mi ha consentito di interpretare correttamente i fatti miei e di chi mi circonda.</p>
<p>Ma il triangolo di cui Monsieur Naouri mi parlava tra una sigaretta e l'altra è qualcosa di sottilmente differente. Il triangolo inscritto in una circonferenza è buono e giusto, e non va riparato. Un triangolo lasciato solo a se stesso è un triangolo rotto, che si cercherà di aggiustare - con esiti fallimentari sinché... sinché? Sinché non si riesca a rompere lo schema precostitutito: trovando qualcuno che non sia disposto a ripetere lo stesso gioco rifiutandosi di tradire il proprio consorte diventando a sua volta parte di un ennesimo triangolo bisognoso di cure.</p>
<p>Come sospettavo, dunque, infiniti triangoli ci legano, almeno potenzialmente, gli uni agli altri. Triangoli corretti e triangoli scorretti; alcuni traballanti, altri ben poco equilateri, altri ancora fortemente scaleni... Escher troverebbe pane per i suoi denti, a voler ricoprire il piano con tutti questi garbugli affettivi.</p>
<p>Ma soprattutto: io, adesso, in quale vertice di quale triangolo mi trovo mai?<br />
<a href="http://www.diggita.it/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="diggita!"><img src="http://www.diggita.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[diggita]" /></a>&#160;<a href="http://fai.informazione.it/submit.aspx?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="fai informazione!"><img src="http://fai.informazione.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[informazione]" /></a>&#160;<a href="http://oknotizie.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="OkNotizie!"><img src="http://oknotizie.alice.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[OkNotizie]" /></a>&#160;<a href="http://segnalo.alice.it/post.html.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="Segnalo!"><img src="http://segnalo.alice.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[Segnalo]" /></a>&#160;<a href="http://www.seotribu.com/submit.php?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="SEOTribu"><img src="http://www.seotribu.com/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[SEOTribu]" /></a>&#160;<a href="http://www.technotizie.it/posta_ok?action=f2&#38;url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="segnala su technotizie.it"><img src="http://www.technotizie.it/icotech2.ico" height="16" width="16" alt="[technotizie]" /></a>&#160;<a href="http://www.wikio.it/vote?url=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;title=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="vota questo post su wikio"><img src="http://www.wikio.it/favicon.ico" height="16" width="16" alt="[wikio]" /></a>&#160;<a href="http://it.myweb2.search.yahoo.com/myresults/bookmarklet?u=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/&#38;t=Il%20triangolo%20s%C3%AC%20-%20no%20-%20forse" title="YahooMyWeb"><img src="http://us.i1.yimg.com/us.yimg.com/i/us/myweb_favicon.ico" width="16" height="16" alt="[YahooMyWeb]" /></a>&#160;<a href="http://technorati.com/faves?add=http://odiamore.wordpress.com/2008/03/24/il-triangolo-si-no-forse/" title="Add to my Technorati Favorites"><img src="http://technorati.com/favicon.ico" width="16" height="16" alt="[Technorati]" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Tra la sabbia e il mare]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/09/27/tra-la-sabbia-e-il-mare/</link>
<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 16:45:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
<guid>http://odiamore.wordpress.com/2007/09/27/tra-la-sabbia-e-il-mare/</guid>
<description><![CDATA[
&#8220;Le parole arrivano fino alla spiaggia, poi occorre cambiare mezzo per arrivare laddove il te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/09/dcam1125.JPG" title="dcam1125.JPG"><img src="http://odiamore.wordpress.com/files/2007/09/dcam1125.JPG" alt="dcam1125.JPG" border="7" height="339" width="449" /></a></p>
<p>"<em>Le parole arrivano fino alla spiaggia, poi occorre cambiare mezzo per arrivare laddove il terreno è più leggero - o, meglio, è acqua.</em>"</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tutti i letti della mia vita]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/08/24/tutti-i-letti-della-mia-vita/</link>
<pubDate>Fri, 24 Aug 2007 14:44:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
<guid>http://odiamore.wordpress.com/2007/08/24/tutti-i-letti-della-mia-vita/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; da quando sono tornata che, al mattino (beh, mattino per me ma non necessariamente per gli ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' da quando sono tornata che, al mattino (beh, mattino per me ma non necessariamente per gli altri italiani), ho una sensazione stranissima: subito prima di aprire gli occhi, in quel momento che sta tra il sonno e la veglia e in cui sembra si stiano per realizzare tutti i tuoi desideri più nascosti e i tuoi incubi peggiori, ho l'impressione di essere nel letto della casa di Via delle Rane.</p>
<p>Ora: non ho cambiato molte case, nella mia vita. La casa in cui vivo ora è, sostanzialmente, la mia <em><strong>casa n°4</strong></em>. Se con cambiare casa si intende proprio traslocare tutti i propri beni materiali da un luogo all'altro senza possibilità alcuna di tornare indietro - e anche questa è una posizione discutibile. Ma cominciamo dal principio.</p>
<p><em><strong>Casa n°1.</strong></em> Da bambinissima stavo in un posto molto piccolo in affitto al primo piano, sopra l'appartamento di un tizio che, credo proprio  mentre mia mamma era incinta, ha pensato bene di sparare alla sua amante sul balcone. <strong>Letto n°1:</strong> un finto cassettone di finto legno dal quale mia madre, ogni sera, tirava fuori una specie di brandina.</p>
<p><em><strong>Casa n°2.</strong></em>Quando avevo due o al massimo tre anni ci siamo spostati in Via delle Rane, dove ho trascorso infanzia, adolescenza, post adolescenza e gli anni dell'università.  <strong>Letto n°2: </strong>un normalissimo letto bianco a una piazza con il materasso ortopedico, sul quale ho divorato il 90% dei libri della mia vita, ho pianto per il 90% degli uomini della mia vita e ho fatto sesso per la prima volta - con l'uomo per cui, in assoluto, ho pianto più che per tutti gli altri. Ora che ci penso, non saprei quantificare quanto sesso ho fatto lì, su quel letto, rispetto al totale; potrebbe essere un calcolo interessante da provare a fare la prossima volta in cui io e Lamponcina ci troviamo a bere (troppo, sempre troppo) Pastis.</p>
<p>Abbiamo traslocato da via delle Rane due mesi dopo che ho discusso la tesi di Laurea, e ho trovato la coincidenza particolarmente significativa. La casa in cui sono andata ad abitare è dunque la <em><strong>casa n°3</strong></em>: 250 metri quadri di parquet, marmi e stucchi sul soffitto in una zona particolarmente snob; l'ho sempre vissuta come casa di transizione anche se, per un motivo o per l'altro, ho continuato a viverci per una manciata di anni - fino a quando, cioè, non me ne sono andata a vivere da sola nel posto delle cinque tremendissime rampe di scale che affronto ogni qual volta decido di rientrare nel mondo dell'altro da me. <strong>Letto n°3: </strong>un fantastico letto a una piazza e mezzo che era del mio bisnonno, altissimo, a barca, di legno scuro e con due colonnine asimmetriche. L'ho rimpianto ogni singola notte di quelle dormite a casa mia, dal momento che il <strong>letto n°4</strong> è a una piazza (che percepisco come mezza) ed è ubicato proprio sotto il punto più basso dello spiovente - e vivere in mansarda è molto romantico, però non c'è nulla come un bel bernoccolo in testa appena sveglia per mettermi di pessimo umore.</p>
<p>Durante gli ultimi giorni di vacanza, trascorsi in un malinconico languore, ho riflettuto insieme a Peggy (che ha una storia di case un po' diversa dalla mia, ma non troppo, nel profondo) su cosa significasse per noi <strong>tornare a casa</strong>. E per entrambe l'immagine che si presentava era <em>un misto dei posti in cui abbiamo vissuto</em>.</p>
<p>Ogni tanto ci aggiungo dettagli dell'appartamento in cui abitavo quando ero a Parigi (<strong>n°3a</strong>, divano letto o, in alternativa, materasso sul soppalco per sentire meglio il rumore della pioggia contro l'abbaino prima di addormentarmi), o la meravigliosa terrazza che aveva quello in cui ho vissuto con il mio ex fidanzato (<strong>n°3b/d, </strong>dato che nel mezzo c'è stato il <strong>n°3c</strong> della casa dei nonni in quegli otto mesi della mia vita in cui ho lavorato in un'altra città presso un assessorato regionale). A seconda dell'umore. E ogni tanto ci finisce dentro anche la scala che portava al patio dell'appartamento in cui sono stata a Barcellona, in un'estate di tanti anni fa, o il letto in cui dormivo quando andavo a trovare un mio fidanzato nel castello di campagna - fidanzato recentemente ricomparso nella mia vita dopo dieci anni di silenzio e soprannominato da Awhile <em>Castelletto</em>, per ovvi motivi.</p>
<p><a href="http://www.deezer.com/?urlIdSong=15349" target="_blank">Tornare a casa</a>... Avrei detto "svegliarsi in un luogo e ancora prima di avere aperto gli occhi, sapere tutto di ciò che ti circonda", ma forse non è così semplice, se adesso mi ritrovo a svegliarmi pensando di essere in una stanza in cui appesi alle pareti ci sono manifesti di Tom Cruise, Ralph Macchio (quello di Karate Kid, lo ammetto) e di quell'attore di cui non ricordo il nome che recitava in Genitori in Blue Jeans...</p>
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<title><![CDATA[Dove gli uomini guardano le donne]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/08/22/dove-gli-uomini-guardano-le-donne/</link>
<pubDate>Wed, 22 Aug 2007 16:24:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[I cubani guardano le donne. Tutti i cubani guardano tutte le donne - le eccezioni non sono ammesse.
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>I cubani guardano le donne. <em>Tutti</em> i cubani guardano <em>tutte</em> le donne - le eccezioni non sono ammesse.</p>
<p>Non si tratta soltanto di qualcosa che abbiamo riscontrato Candi, Peggy e io in quanto turiste che non fanno niente per nasconderlo (Peggy, ad esempio, era solita aggirarsi con un'enorme macchina fotografica appesa al collo e un cappellone azzurro sopra i capelli biondi, e mi si dica se questo non è il noumeno della turista fattosi persona fisica!). Ho avuto diverse occasioni di trascorrere anche ore di fila seduta in un ottimo punto di osservazione - in spiaggia all'ombra di una mangrovia o al tavolo di un bar sorseggiando bevande a base di rum (e adesso basta, non lo scrivo più!); ho girato Cuba dall'estremo est all'estremo ovest, passando per città e per paesi di duemila abitanti, per località turistiche e in luoghi in cui probabilmente noi eravamo i primi turisti nel senso moderno del termine; ho rispolverato il mio spagnolo attaccando bottone con ogni genere di persone, dal contadino-mandriano al <a href="http://digilander.libero.it/Frankiejazz/Cocotaxi.jpg" target="_blank">cocotaxista</a> al suonatore di maracas dell'hotel Inglaterra dell'Avana.</p>
<p>E' una realtà: gli uomini cubani guardano le donne (cubane o no che siano, sembra importi poco), le squadrano dalla testa ai piedi e in molti casi fanno dei cosiddetti <em>apprezzamenti</em> tipo "Qué linda", "Hola mujer" o il semplice "Psst" che sibilano i meno loquaci - tipicamente seduti in gruppetti sui gradini delle case.</p>
<p>I primi giorni, prima di prendere atto della realtà oggettiva, la cosa era abbastanza inquietante: in Italia (per non parlare del resto dell'Europa) non mi è mai successo di riscontrare niente del genere. D'accordo: a volte capita per strada che gruppi di uomini, proprio in quanto forti dell'essere in gruppo, ululino apprezzamenti non molto originali a gruppi di donne, o al limite a donne sole (ma è più raro); a volte capita, sempre per strada, che lo facciano anche uomini soli, ma si tratta di uomini - come esprimerlo in modo politicamente corretto? - con i quali non prenderesti mai neanche in considerazione l'idea di scambiare due parole, uomini ai quali non chiederesti informazioni, uomini che preferiresti fossero cancellati all'istante dalla faccia della terra e i cui supposti complimenti in realtà ti mortificano profondamente.</p>
<p>A Cuba le cose invece vanno un po' diversamente. Il modo migliore con il quale posso descrivere la percezione che se ne ha (o che, comunque, ne ho avuto io) è il seguente: mai, neanche una volta, ho avuto paura. Neppure quando, una sera, mi è capitato di percorrere circa cinquecento metri da sola in una strada non illuminata e i commenti e i vari psst non si sono certo sprecati. Ho più paura, o comunque mi sento più a disagio, le volte in cui mi capita di tornare a casa da sola la sera - con tutto che abito a un isolato dalla piazza principale della mia città.</p>
<p>Sempre, quando giravamo in gruppo, gli uomini attaccavano sì discorso con noi, ma non con noi donne bensì con il fidanzato di Candi. Sempre, nei locali da ballo, gli uomini venivano a chiederci di ballare, però anche in questo caso il primo contatto era stabilito con il fidanzato di Candi; e se, in quel momento, lui era assente, era comunque interpellato al suo ritorno.</p>
<p>Un'unica volta mi è successo che un uomo (beh, un ragazzo che sarebbe forse più appropriato definire ragazzino, ma fa lo stesso) parlasse direttamente con me; durante una escursione in un parco naturale siamo stati accompagnati lungo il percorso da una guida - peraltro caratterizzato da una ostinata propensione al silenzio, del tutto insolita  per i cubani - e, sorpresi da un temporale, ci siamo riparati sotto il portico di una casa abbandonata insieme ad altri escursionisti. E lì abbiamo iniziato a parlare, e mi ha invitato a uscire la sera per andare a ballare. Ora che ci penso, il primo appuntamento galante che potevo avere dopo circa... beh, dopo un certo numero di mesi che preferisco non definire con chiarezza.</p>
<p>Bene: sicura di aver ormai ben assimilato le usanze del luogo - ossia: gli uomini guardano le donne però parlano con gli uomini - ho chiesto al fidanzato di Candi, al ritorno, di andare dal giovane ballerino di salsa + guida naturalistica + primo uomo che mi ha chiesto di uscire dopo un tempo imprecisato e di chiedergli ora e luogo dell'appuntamento, a cui ho dato per scontato fossero comunque tenuti in conto anche i miei amici.</p>
<p>Lui gli ha parlato un po', mi ha guardato ancora una volta con uno sguardo pieno di sottointesi e, la sera, non si è presentato.</p>
<p>Dove ho sbagliato?????</p>
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<title><![CDATA[Opportunità di incontro: chi va con lo zoppo impara a zoppicare?]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/07/23/opportunita-di-incontro-chi-va-con-lo-zoppo-impara-a-zoppicare/</link>
<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 14:00:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sabato sera, caso più unico che raro, ho partecipato a un evento decisamente mondano: festa glitter]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato sera, caso più unico che raro, ho partecipato a un evento decisamente mondano: festa glittering in collina. Traducendo, trattasi della festa di compleanno di una cara amica nella sua casa con giardino (più che altro un "piccolo parco") e vista sulla città, con richiesta esplicita di un abbigliamento scintillante.</p>
<p>Io, ovviamente, non ho nessun capo d'abbigliamento che si possa considerare <em>scintillante</em>; sono solita vestirmi a tinta unita, e l'ultima volta che ho messo qualcosa con delle paillettes era carnevale e ancora non avevo perso tutti i denti da latte. Allora ho ripiegato su un vestito anni '40 di mia nonna, pensando che il <em>vintage</em> in fondo va bene per tutte le occasioni. Come mi accade un po' troppo spesso, ho commesso un gravissimo errore di valutazione: uno degli invitati, debitamente istruito dalla festeggiata, ha ritenuto di dovermi adeguare allo spirito della festa, e il mio vestito a fiori vecchio di sessant'anni è ora pieno di brillantini (non quelli cosmetici, ma proprio quelli che usano alle scuole d'arte), così come praticamente tutta la casa e il mio cuoio capelluto - sul corpo sono riuscita a estirparli quasi tutti, dopo essermi a lungo spazzolata con un guanto di crine che mi ha tolto qualcosa come tre strati di pelle. Chissà cosa direbbe mia nonna.</p>
<p>E comunque, bando alle ciance. Ho trascorso buona parte della serata a parlare con un'amica di Candi sulle <em>opportunità offerte oggi a una giovane donna di conoscere giovani uomini</em>.</p>
<p>1. <strong>Le feste</strong>.  E' stato il primo esempio a venirci in mente, dal momento che ci trovavamo proprio a una festa - per di più molto bella e piena zeppa di gente che non si conosceva. Pur tuttavia, considerando che siamo state sedute per più di un'ora in una zona di passaggio obbligato sul percorso che dal buffet portava al tavolo con gli alcolici; io ero talmente piena di brillantini sulla testa che brillavo più di tutto l'impianto luci dello Studio 54; lei portava un vestito scollato di pizzo nero e, a tratti, un cappello da cowboy pieno di paillettes viola e, <em>nonostante questo</em>, l'unica persona che ci ha rivolto la parola era una ragazza barcollante in cerca di un accendino, direi che il <em>rating</em> è un bel <strong>3-</strong>.</p>
<p>2. <strong>Amici comuni</strong>. Essendo uomini, ti parlano di lui prima di fartelo incontrare, tanto per capire se potreste per lo meno andare d'accordo. Venerdì scorso il mio amico di vecchissima data 3C - con cui ho un appuntamento al mese per scoprire se l'altro ha conosciuto qualcuno di nuovo che arricchisca il carnet - mi ha parlato di un certo Gigi, e sono subito partite le domande a raffica: "Legge Harry Potter?", "Sa cucinare?", "Che lavoro fa?",  "Che lavoro vorrebbe fare se non facesse il lavoro che fa?", "Gli piace il cinema? l'arte contemporanea? gli origami?"... Quando mi sono sentita chiedere "E' automunito?", però, mi sono resa conto del fatto che stavo, almeno in teoria, chiedendo informazioni su un possibile <em>giovane uomo con il quale uscire</em> - non stavo facendo un colloquio di selezione per un possibile stagista.</p>
<p>Voto: <strong>7+</strong>, almeno per la fase di selezione a tavolino - sempre che l'amico comune sia simpatico, spiritoso e ti offra dell'ottima birra. <strong>N.C.</strong> per quanto riguarda i risultati - mi sa che dovrò aspettare settembre prima di conoscere il fantomatico Gigi (che, per la cronaca, <em>è</em> automunito).</p>
<p>3. <strong>Amiche comuni</strong>. Essendo donne, cercano più o meno consapevolmente di <em>rifilarti i loro scarti</em>. Solitamente, gli scarti si dividono tra ex fidanzati e corteggiatori indesiderati. I primi sono tipicamente attraenti, indisponenti e aggressivi; i secondi, terribilmente malinconici. In entrambi i casi, non può funzionare, dal momento che gli ex fidanzati non vogliono altro che vendicarsi dell'amica, e i corteggiatori indesiderati pure.</p>
<p>Voto: <strong>6</strong>, perché comunque si tratta quasi sempre di tipi tutto sommato piuttosto simpatici - e tipicamente l'appuntamento galante diventa un'occasione per tirarsi un sacco di pacche sulle spalle mentre - il più delle volte a ragione - si parla male della comune conoscenza.</p>
<p>4. <strong>Coppie di amici</strong>. Non mi è (ancora?) mai successo di fare "uscite a quattro" con coppia di amici + amico scoppiato. Mi racconta però l'amica di Candi che la situazione peggiore che possa capitare è l'invito a cena a casa della coppia di amici in cui soltanto quando entri in cucina scopri che il tavolo è in realtà apparecchiato per quattro, e tu <strong>non hai idea</strong> di chi sia il quarto finché non suona il campanello e non mandano te ad aprire con qualche scusa improbabile. Tipicamente, il quarto è amico di Lui, ed è zoppo, gobbo o comunque misogino. Nel caso in cui sia amico di Lei, è gay, infelicemente fidanzato o innamorato di lei da una vita - e in questo caso Lui passa la serata a fare battute a sfondo sessuale "tanto per incentivare un po' l'intimità".</p>
<p>Voto: <strong>5/6</strong>, perché può capitare, se non altro, di mangiare bene.</p>
<p>Resta comunque irrisolto l'interrogativo che dà il nome al post - lei si è sempre rifiutata di uscire con chiunque le sia stato proposto con questa modalità a parte un unico caso: lui però non soltanto non era zoppo, ma era un appassionato di corsa ad alta quota. Dopo averla portata a camminare (bontà sua) a 1500 metri di altitudine nel mese di febbraio, mentre la riaccompagnava a casa le ha proposto di rivedersi il giorno dopo: "Sai, mia madre sostiene che se non faccio un figlio adesso probabilmente non avrò più occasione. Ti andrebbe di venire a cena da me?" Lei fortunatamente era talmente stanca che non ha nemmeno replicato.</p>
<p>Questo racconto ha posto fine alla nostra conversazione, e siamo andate a ballare - tappa obbligata, il tavolo con i superalcolici. Dopo il tavolo non ricordo più molto, se non che, tornata a casa barcollante sui tacchi alle sei del mattino, ho lasciato sulle scale del mio condominio una striscia di brillantini che neanche Pollicino...</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Prima dell'inizio - tre domande che non posso non pormi]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/07/10/prima-dellinizio-tre-domande-che-non-posso-non-pormi/</link>
<pubDate>Tue, 10 Jul 2007 12:40:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Qualche sera fa, al telefono con un&#8217;amica lontana, è emerso un discorso annoso (= vecchio com]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche sera fa, al telefono con un'amica lontana, è emerso un discorso annoso (= vecchio come il cucco) e ricco di domande senza risposta. Il tema è molto semplice e, credo, di ampio interesse: cosa succede, all'inizio? All'inizio di una "storia", intendo.</p>
<p>Forse la questione non è neanche questa, se ci penso bene; ma, piuttosto: cosa succede subito prima dell'inizio?</p>
<p>Prima domanda: quando si supera quella che non saprei in che altro modo definire se non <strong>linea di confine</strong>? Mi riferisco a quel sottile filo che tiene distinto l'innamoramento da tutto ciò che innamoramento <em>non</em> è.</p>
<p>Seconda domanda: come definire <strong>tutto ciò che innamoramento non è</strong>?</p>
<p>A volte si sente parlare di "amicizia erotica", "amico di letto", "amicizia-sesso"... Io, personalmente, reagisco a tali espressioni con una smorfia che esprime soltanto marginalmente il mio profondo raccapriccio.</p>
<p>Per carità, a volte succede. A me è successo, ad esempio. Mi è capitato, e più di una volta, di innamorarmi di una persona che inizialmente definivo "amica" (beh, amic<strong>o</strong>, ma non sottilizziamo). Però non è proprio <strong>così</strong>, ossia non era proprio un'amicizia.  A posteriori, una volta messe le carte sul tavolo, salta sempre fuori che almeno uno dei due, se non entrambi, aveva avvertito sin dall'inizio della reciproca conoscenza una sorta di <em>attrazione</em>, una vena di <em>ambiguità</em>.</p>
<p>Terza domanda, dunque: <strong>cosa distingue</strong> un'amicizia-amicizia da una amicizia-nonamicizia? La mia Amica Lontana si interrogava sul significato del seguente episodio. A un pranzo il ragazzo accanto a lei, poco più di un conoscente, le offriva di continuo le parti migliori dei suoi piatti: un boccone di carne scelto tra i più gustosi, una fetta di mela adeguatamente sbucciata e così via. Non si tratta di amicizia - ossia di un rapporto definito, durevole, costruito da entrambi i soggetti in un arco di tempo significativo e caratterizzato da reciprocità, affetto e privo di altre finalità se non quella di stare bene insieme - ma di semplice conoscenza poco più che superficiale. E' un corteggiamento? Basta così poco - una fetta di mela a cui è stata tolta la buccia - per essere legittimati a pensare che il donatore della mela + sbucciatore della stessa abbia - come si dice nella mia città - messo in atto una <em>strategia di baccaglio</em>?</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il fico strangolatore]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/07/05/il-fico-strangolatore/</link>
<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 13:07:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il fico strangolatore è una pianta terribile. Già il nome, di per sé, non promette niente di buon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il fico strangolatore è una pianta terribile. Già il nome, di per sé, non promette niente di buono. Mi ricordo chiaramente la prima volta che ho letto della sua esistenza: avevo circa otto anni e ne sono stata completamente affascinata.</p>
<p><i>Il fico strangolatore sorge come una pianta aerea e, mentre cresce, si avvolge al tronco di un albero, si prolunga fino a penetrare nel terreno e prendere lentamente il posto dell’albero ospite. L'esito è normalmente quello della morte dell'albero ospite, che sopraggiunge per soffocamento e oscuramento della chioma. A prima vista, le foglie del fico strangolatore mascherano il delitto e anche le radici aeree sono così saldate e aderenti da sembrare il vero tronco anziché le appendici del parassita.</i></p>
<p><img src="http://it.geocities.com/fiordan54/immagini/piante_strangolatrici.jpg" align="absmiddle" height="139" width="360" /></p>
<p>Nei rapporti interpersonali (e, prima ancora, in quelli  <i>intra</i>personali), il ruolo del fico strangolatore è impersonato, con la perizia di un Lawrence Olivier emotivo, dal <b><i>senso di colpa</i></b>.</p>
<p>Io sono una grande esperta di sensi di colpa - per questo mi arrogo il diritto di scriverne pubblicamente. Sono talmente oberata dai sensi di colpa, a volte, che mi capita di urtare un oggetto come un tavolo o addirittura un cestino dell'immondizia (è successo stamattina) e chiedere scusa. Come se avessi sbattuto contro  un anziano. Come se mi fossi scontrata con un bambino.</p>
<p>E ci tengo a sottolineare che non sono un'animista, o comunque si dica quando credi che anche gli oggetti "abbiano un'anima - a volte mi chiedo se alcune <i>persone</i> ne siano dotate! e resto dell'idea che, molto semplicemente, la risposta sia no.</p>
<p>Figurarsi nei confronti degli esseri umani ai quali tengo, dunque. Il senso di colpa, mutatis mutandis, è proprio come il fico strangolatore - basta sostituire alla definizione qualche parola qua e là:</p>
<p><i>Il </i>senso di colpa<i> sorge come una pianta aerea e, mentre cresce, si avvolge al tronco di un </i>rapporto<i>, si prolunga fino a penetrare nell'</i>intimo delle persone coinvolte<i> e prendere lentamente il posto del</i> rapporto stesso.<i> L'esito è normalmente quello della morte del </i>rapporto,<i> che sopraggiunge per soffocamento e oscuramento di </i>tutto quello che c'era di bello<i>. A prima vista, il </i>retaggio morale che il senso di colpa si porta dietro a mo' di giustificazione<i> maschera il delitto e anche le radici aeree sono così saldate e aderenti da sembrare il vero tronco anziché le appendici del parassita.</i></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Narcisamente]]></title>
<link>http://odiamore.wordpress.com/2007/06/27/narcisamente/</link>
<pubDate>Wed, 27 Jun 2007 17:23:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>odiamore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Qualche giorno fa A. ha scritto, in un commento: &#8220;Sai negli strumenti analogici come hanno ris]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa <a href="grilliperlatesta.blogspot.com" target="_blank">A.</a> ha scritto, in un commento: "Sai negli strumenti analogici come hanno risolto per evitare gli errori di lettura dovuti alla parallasse? Hanno messo sullo sfondo uno specchio."</p>
<p>Tecnicamente, la cosa funziona più o meno così - almeno da quanto mi ricordo. Sempre con l'esempio della bilancia, immaginiamo di avere sotto le tacche della scala uno sfondo a specchio: nel momento in cui l'osservatore vede la tacca di riferimento allineata con la sua immagine riflessa, l'errore di parallasse è stato sconfitto.</p>
<p><em>Mutatis mutandis</em>, torniamo a noi. Usare uno specchio per  evitare gli errori di parallasse nella scelta delle persone può avere due interpretazioni.</p>
<p>La prima, se consideriamo lo specchio in relazione all'oggetto osservato - ossia la persona, l'altro-da-sé - posso considerarla un tentativo di guardare la persona anche alle spalle, ossia, grazie allo specchio, anche da una differente angolazione. E questo rientra nello spirito con cui scrissi il post in questione.<br />
La seconda, invece - che è stata la prima a venirmi in mente - collega lo specchio all'osservatore, ossia a me. Narcisamente, tento di correggere l'errore attraverso uno specchio, ossia vedo la persona - sulla quale sto nutrendo dei dubbi - tramite la mia immagine riflessa.</p>
<p>Azzarderei addirittura un (altro, ennesimo) neologismo: <em>egobaricentro</em>, vale a dire un punto di equilibrio incentrato su se stessi. Non va bene, però, non va mica bene. Eppure succede così tanto spesso.</p>
<p>Ha senso tutto questo? Ci devo pensare un po' - un aperitivo al tramonto sicuramente aiuterà :-)</p>
<h6><em>Oh! how I love, on a fair summer's eve,<br />
When streams of light pour down the golden west,<br />
And on the balmy zephyrs tranquil rest<br />
The silver clouds, far--far away to leave<br />
All meaner thoughts, and take a sweet reprieve<br />
From little cares:--to find, with easy quest,<br />
A fragrant wild, with Nature's beauty drest,<br />
And there into delight my soul deceive.<br />
There warm my breast with patriotic lore,<br />
Musing on Milton's fate--on Sydney's bier--<br />
Till their stern forms before my mind arise:<br />
Perhaps on the wing of poesy upsoar,--<br />
<u>Full often dropping a delicious tear,<br />
When some melodious sorrow spells mine eyes.</u> </em></h6>
]]></content:encoded>
</item>

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