<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>ecologia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/ecologia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ecologia"</description>
	<pubDate>Tue, 13 May 2008 17:55:31 +0000</pubDate>

	<generator>http://wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Come e perchè i ricchi distruggono il pianeta. Hervé Kempf.]]></title>
<link>http://ikonovel.wordpress.com/?p=168</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 16:12:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>ikonovel</dc:creator>
<guid>http://ikonovel.wordpress.com/?p=168</guid>
<description><![CDATA[
Il Fatto: trovo in libreria, seminascosto, un libro finito di stampare nel mese di aprile da Garzan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ikonovel.files.wordpress.com/2008/05/liberte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-169" src="http://ikonovel.wordpress.com/files/2008/05/liberte.jpg?w=300" alt="" width="300" height="241" /></a></p>
<p>Il Fatto: trovo in libreria, seminascosto, un libro finito di stampare nel mese di aprile da Garzanti.<br />
<strong>Hervé Kempf, Perchè i ricchi distruggono il pianeta. Garzanti 2008.</strong><br />
Compratelo o fatevelo prestare. Leggetelo. Avrete uno choc. Rileggetelo e poi prestatelo, fatelo girare, scrivetene, moltiplicatelo.<br />
L’autore è un giornalista francese di Le Monde da anni dedito alla causa ecologista.<br />
Ma adesso non più. Adesso parla di politica, anzi parla di politica come un grande statista. Ancor di più, descrive  il come e il perchè la classe oligarchica mondiale sta distruggendo il pianeta, o meglio l’umanità, ovvero stia causando (aggiungo io “volutamente!”) l’eliminazione di più dei cinque sesti dell’attuale numero di uomini sul pianeta.<br />
E’ un pazzo?<br />
Certamente lo faranno passare per tale, come tutti i saggi del nostro tempo. Per sua fortuna è francese. Se fosse italiano sarebbe già disoccupato da molti anni, schiavo dell’umana pietà davanti le chiese.<br />
Invece è uno che, compreso come altri cosa sta succedendo, ha avuto il coraggio di scriverlo, pane al pane e vino al vino, senza tanti forse e ma, senza tanti distinguo. A quanto pare solo un francese, da tre secoli a questa parte, è capace di guardare in faccia la realtà socio-economico-politica e sbatterla in faccia alla gente.  Comincio a credere che sia una cosa resa possibile dalla lingua.<br />
Che dice il Sig. Kempf?<br />
<em>“Ma non si può comprendere la concomitanza delle emergenze economica e sociale se non le si analizza come due facce del medesimo disastro. Prodotto da un sistema pilotato da una casta dominante che oggi come oggi non ha altro movente che l’avidità, altro ideale che la conservazione, altro sogno che la tecnologia.<br />
Questa oligarchia predatrice è l’artefice principale della crisi globale.<br />
...<br />
Posta di fronte alla contestazione dei suoi privilegi, alle inquietudini degli ecologisti, alla critica del liberalismo economico, l’oligarchia riduce i diritti civili e lo spirito della democrazia”</em><br />
(Introduzione, pag. 15)”<br />
e poi<br />
“<em>dappertutto il potere d’acquisto si è staccato dai profitti della produttività, a differenza di quanto accadeva tra il 1945 ed il 1975. E le situazioni sociali si cristallizzano: ... si guadagna molto meno di altri, cosa di per sè sopportabile, ma si è perduta la speranza di raggiungerli, il che lo è molto meno. La mobilità sociale è in panne. Ne risulta una nuova ineguaglianza tra generazioni: i membri delle classi medie e modeste scoprono che non possono più garantire ai loro figli un livello di vita migliore rispetto al loro. ... l’economista Chauvel (sui poveri): Un tempo si trattava di vechi destinati ben presto a sparire. Oggi i poveri sono innanzitutto i giovani, CON UN LUNGO AVVENIRE DI POVERTA’ “</em> (pagina 57, maiuscolo mio).<br />
Dopo una lunga dimostrazione di quanto sta accadendo in tutto il mondo, finalmente l’autore si lancia (pag. 100):<br />
“<em>E’ così che succede che, più spesso di quanto non si pensi, certe notizie vere non raggiungono, se non con grande difficoltà, la coscienza collettiva. Che cosa potremmo stentare a credere, oggi come oggi? Questo: che l’oligarchia mondiale voglia sbarazzarsi della democrazia e delle libertà pubbliche che ne costituiscono la sostanza.<br />
L’affermazione è brutale. Formuliamola altrimenti: di fronte alle turbolenze che nascono dalla crisi ecologica e dalla crisi sociale mondiale, e al fine di preservare i propri privilegi, l’oligarchia sceglie di indebolire lo spirito e le forme della democrazia, ovvero la libera discussione sulle scelte che riguardano la collettività, il rispetto della legge e dei suoi rappresentanti, la protezione delle libertà individuali di fronte alla ragion di stato o agli interessi di altri gruppi costituiti”.</em><br />
Il fatto è che questo non è un romanzo di fantascienza, non è un film di James Bond, è la CERTEZZA DEL REALE.<br />
Anzi, come dice l’autore, l’oligarchia usa la fine delle grandi dittature di destra e di sinistra come alibi per sventolare una democrazia che non c’è più, che è lo scheletro di quello che era. Utilizza la Paura del terrorismo, della criminalità, dell’immigrazione  e della povertà per stringere ancora di più il cappio intorno al collo della democrazia e della gente.<br />
Insomma un grande libro, leggetelo e diffondetelo.<br />
Ne vale proprio la pena.<br />
<strong><em>Libertè, ecologie, fraternitè.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Auto-estrada eólica]]></title>
<link>http://giralda.wordpress.com/?p=626</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 15:40:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Edu</dc:creator>
<guid>http://giralda.wordpress.com/?p=626</guid>
<description><![CDATA[Um estudante da Universidade do Arizona, idealizou a colocação de turbinas de vento horizontais so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Um estudante da <a href="http://www.arizona.edu/" target="_blank">Universidade do Arizona</a>,<img class="alignright size-full wp-image-627" style="border:0 none;float:right;margin:5px 6px;" src="http://giralda.wordpress.com/files/2008/05/autoestrada.jpg" alt="" width="383" height="266" /> idealizou a colocação de turbinas de vento horizontais sobre as auto-estradas para assim gerar <a href="http://pt.wikipedia.org/wiki/Energia_e%C3%B3lica" target="_blank">energia eólica</a>.<br />
De acordo com o estudante, a energia não será somente gerada pela acção do vento, mas sim, também, pela turbulência criada pelos automóveis e caminhões. O projecto estima que a velocidade média dos veículos nas auto-estradas é de 110 km/h. Usando uma média de velocidade de vento anual de 16 km/h como base, cada turbina de vento podería produzir anualmente 9,600 kW/hora de energia (suficiente para satisfazer as necessidades energéticas de uma casa). Esta estimação de potência de producção será incrementado exponencialmente com um incremento na velocidade do vento criado pela turbulência.<br />
A proposta parece bastante interessante, além de que, conforme o desenho, vão duas turbinas em cada suporte pelo que haveria que multiplicar, não por dois, senão por todas as instalações que se façam na auto-estrada.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Non gasiamoci]]></title>
<link>http://lorenzocavicchioli.wordpress.com/?p=38</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 13:05:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>lorenzocavicchioli</dc:creator>
<guid>http://lorenzocavicchioli.wordpress.com/?p=38</guid>
<description><![CDATA[
A quanto pare il continuo crescere dei prezzi di benzina e gasolio ha portato, nella città di Tori]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lorenzocavicchioli.files.wordpress.com/2008/05/trafficjam.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-39" src="http://lorenzocavicchioli.wordpress.com/files/2008/05/trafficjam.jpg?w=300" alt="Ingorgo a Dacca, Bangladesh" width="300" height="187" /></a></p>
<p>A quanto pare il continuo crescere dei prezzi di benzina e gasolio ha portato, nella città di Torino, a un leggero calo del traffico privato e a un leggero aumento nell'utilizzo del mezzo pubblico (complice anche l'inaugurazione della prima, per quanto breve, linea di metropolitana).</p>
<p>Questo dato mi conferma in una convinzione: nel medio lungo periodo l'aumento dei prezzi degli idrocarburi è più un'opportunità da cogliere che una iattura da esecrare. Opportunità di sviluppare energie alternative e rinnovabili, di potenziare le politiche di risparmio energetico, di rivalutare l'utilizzo dei mezzi pubblici.</p>
<p>Come sempre, però, i dati forniti dai giornalisti sono del tutto incompleti: temo, sperando di essere smentito, che questo sia il primo calo del traffico privato  dopo decenni di continui aumenti. Inoltre (e questo i giornalisti lo dicono) il discorso riguarda solo Torino: nel resto d'Italia, nonostante il prezzo della benzina sia grosso modo passato da 1 a 1,5 euro dal 2002 ad oggi, assistiamo ancora a un lieve aumento del trasporto privato. Le politiche da mettere in atto per contrastare in modo sostanziale questo fenomeno sono ancora tutte da realizzare.</p>
<p><a href="http://lorenzocavicchioli.files.wordpress.com/2008/05/autoaddio.pdf" target="_blank">L'articolo di Repubblica Torino</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O que é Zootecnia? Principais Atividades, Futuro da Profissão]]></title>
<link>http://zootecniabrasil.wordpress.com/?p=282</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 12:46:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>delcio</dc:creator>
<guid>http://zootecniabrasil.wordpress.com/?p=282</guid>
<description><![CDATA[Parabéns Zootecnistas pelo seu dia!!! (13 de maio) 
 Zootecnistas são profissionais responsávei]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Parabéns Zootecnistas pelo seu dia!!! (13 de maio) </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;"> </span></span><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Zootecnistas são profissionais responsáveis pelo estudo e controle da reprodução, aprimoramento genético e nutrição de animais criados com fins comerciais, que visam a aumentar a produção e melhorar a qualidade dos produtos de origem animal. Realizam experiências com alimentação e pesquisam formas de garantir as condições de higiene e de prevenir e combater doenças e parasitas, para melhorar a saúde dos rebanhos e a qualidade dos produtos derivados. Trabalham também como administradores rurais e planejadores de fazendas e instalações rurais. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Ovos sem colesterol e carne de porco light são exemplos do que pode fazer a pesquisa genética em busca de alimentos mais saudáveis. O campo da ciência que se preocupa com aspectos com esse da produção animal é a zootecnia. Muitas vezes confundido com o veterinário, o zootecnista é, na verdade, o profissional voltado para o desenvolvimento da produção. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">O bacharel em zootecnia tem como principal função zelar pela criação de animais para abate, como bovinos, suínos, avestruzes e frangos, aplicando técnicas de criação, de aprimoramento e de melhoramentos genéticos, e manejo das raças para o consumo humano. Administra e planeja e economia rural de modo a organizar a criação de animais numa propriedade rural, com o objetivo de aumentar a produtividade, melhorando a qualidade e garantindo a sanidade dos rebanhos. Orienta o consumidor na compra e utilização de produtos, medicamentos e rações para rebanhos, em lojas especializadas. Formula e desenvolve suplementos alimentares, em indústrias de ração e vitaminas. Supervisiona a aplicação de vacinas e remédios. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Essencialmente ligada aos sistemas de produção, a Zootecnia está presente em todas as etapas que envolvem a criação de rebanhos para utilização na indústria alimentícia. Freqüentemente, a atividade do zootecnista é confundida com a do veterinário e mesmo com a do agrônomo, pois as três áreas disputam a mesma faixa de mercado. A diferença está no foco de cada profissional. O zootecnista é responsável por técnicas de aprimoramento genético, enquanto o veterinário se concentra mais na saúde dos animais. Já o agrônomo é um especialista no estudo dos rebanhos e na interação com o meio em que vivem. Na prática, essas atividades caminham juntas e se completam. Daí ser comum trabalhos em equipes que integrem os três profissionais. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Na raiz do trabalho do zootecnista está a busca pela eficiência produtiva. Nenhum outro profissional conhece tão bem técnicas de abate e de inseminação artificial quanto o zootecnista. Ele também atua na prevenção de doenças, cuida da nutrição e fiscaliza as condições sanitárias em que os animais são mantidos, até a fabricação de produtos de origem animal na indústria. Também é ao zootecnista que se costuma confiar a difícil tarefa de preservar espécies silvestres, selvagens ou nativas.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">As oportunidades de trabalho estão em cooperativas de criadores, fazendas, empresas de agropecuária, frigoríficos, órgãos de pesquisa e consultoria, universidades e instituições de extensão rural. As indústrias de ração e os laboratórios de medicamentos e vitaminas contratam o zootecnista, especialmente se ele tiver conhecimentos em agribusiness e promoção de vendas. O crescimento do consumo do leite longa vida e seus derivados, produzidos principalmente por empresas multinacionais, aumenta as chances de trabalho. Crescem também as oportunidades na área de piscicultura, graças à multiplicação de empresas do tipo "pesque e pague", que precisam de especialistas em produção. Numa escala menor, zoológicos buscam zootecnistas para cuidar do manejo e da nutrição dos animais e mesmo o turismo ecológico já começa a mostrar interesse por esse profissional. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Boa parte dos recém-formados, filhos de agricultores, acaba trabalhando por conta própria, em empresas familiares. Na área de suinocultura, que conta com as novas tecnologias para aumento de produção e oferta de trabalho. Estão estagnadas as áreas de criação de rãs, cuja carne é pouco consumida, e de bicho-da-seda, pela falta de cultura do consumo do produto no país. A caprinocultura, ovinocultura e criação de animais silvestres tendem a crescer, especialmente nas regiões Sul, Sudeste e Centro-Oeste.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Apesar das frentes que se abrem em tantas áreas, a Zootecnia passa por momentos difíceis. "Não há políticas governamentais que incentivem a transferência de tecnologia para o setor produtivo", diz Humberto Tonhati, chefe do Departamento de Zootecnia da Faculdade de Ciências Agrárias e Medicina Veterinária da Unesp, em Jaboticabal, São Paulo. "Com isso, os pequenos agricultores são os mais prejudicados", avalia.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">O crescimento da agropecuária é diretamente proporcional ao aquecimento da economia. Basta ver o que acontece com a avicultura: o aumento do consumo de carne de frango, de 8 quilos para 30 quilos per capita em um ano, provocou uma expansão no setor. "Se o país retomar o crescimento e oferecer empregos em todos os setores, aumentará o número de consumidores de produtos de origem animal, hoje restritos a apenas 30% da população", diz Tonhati.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Principais Atividades</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">De modo geral, as tarefas dos zootecnistas incluem: </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• estudar processos e regimes de criação; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• avaliar geneticamente o rebanho; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• selecionar os animais para formação do rebanho matriz para reprodução; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• determinar o sistema e as técnicas a serem usados em cruzamentos;</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• determinar o sistema e as técnicas a serem usados no pasto; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• pesquisar as necessidades nutricionais do rebanho e estabelecer a dieta adequada aos animais; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• planejar e avaliar as instalações utilizadas para a criação de animais; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• verificar as condições de higiene e da alimentação dos animais; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• supervisionar a vacinação, a medicação e inseminação dos animais; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• determinar e acompanhar formas padronizadas de abate, preparação e armazenamento. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Os que se dedicam à administração têm de: </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• organizar a produção animal da fazenda; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• planejar as instalações; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• estabelecer programas de qualidade; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• desenvolver novos métodos de exploração; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• acompanhar preços; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• comprar e vender animais. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">As atividades no campo de estudos e pesquisa são:</span></strong><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• fazer pesquisa genética em laboratório, para conseguir espécies de melhor qualidade, mais resistentes e mais férteis; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• estudar sistemas de cruzamento; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• estudar o aperfeiçoamento dos métodos de abate; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• pesquisar novos produtos de origem animal para os quais existe demanda; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• estudar novos tipos de alimento e complementos alimentares para os animais; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• aperfeiçoar métodos de armazenagem; </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">• aperfeiçoar métodos de tratamento e despejo de resíduos, para preservação do meio ambiente. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">O zootecnista exerce ainda a supervisão técnica das exposições oficiais de animais.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Áreas de atuação</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Órgãos públicos, cooperativas, aviários, associações de criadores, estações experimentais, instituições de pesquisas técnicas, indústrias de rações, estabelecimentos comerciais e de ensino, frigoríficos. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Ambiente de Trabalho</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Zootecnistas podem trabalhar em fazendas, granjas, fábricas de ração, empresas de laticínios, laboratórios, órgãos governamentais, instituições de pesquisa e escolas. Como qualquer atividade que envolva animais, o trabalho implica algum risco físico. Mordidas, chifradas, coices e bicadas não são incomuns na profissão. Com freqüência é preciso o uso de força para mover ou controlar animais. As tarefas do zootecnista podem ser desenvolvidas tanto em ambientes fechados e confortáveis - laboratórios, salas de estudo e administração - quanto ao ar livre, sujeito a sol e chuva, ou nas instalações dos animais, desconfortáveis e com odores fortes. A jornada de trabalho depende do setor em que trabalha: nas indústrias, instituições de pesquisa e órgãos governamentais costuma ser de 40 horas semanais; em fazendas é irregular.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Qualificação Necessária</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Para trabalhar como zootecnista, é requerido o diploma do curso superior em Zootecnia. A profissão é fiscalizada pelo Conselho Regional de Medicina Veterinária, onde o zootecnista deve registrar-se. Quem se propõe a trabalhar no gerenciamento de fazendas deve fazer cursos complementares de administração e economia rural.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Contratação</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Empresas normalmente buscam o profissional nas escolas para oferecer estágio. Algumas anunciam em jornais.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Futuro da Profissão</span></strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">O mercado de trabalho para zootecnistas ainda é restrito. Muitas empresas do setor rural são desinformadas sobre as vantagens de contratar profissionais com essa formação. Além disso, esses profissionais sofrem a concorrência de veterinários em atividades exclusivas da zootecnia, porque a lei não estabelece esse limite. Até 2000, de acordo com o Conselho Federal de Medicina Veterinária, havia 6.750 zootecnistas registrados e cerca de 4800 profissionais atuantes em todo o país, sendo 52% deste total atuando na região Sudeste. Há oportunidades na indústria de rações e complementos alimentares, vendendo produtos, treinando equipes e descobrindo tendências de mercado, ou, ainda, em frigoríficos, fazendas e empresas avícolas; outra fonte de oferta de emprego é o mercado de carnes exóticas, que se desenvolve principalmente na região Centro-Oeste. Há mercado também em cooperativas de criadores, laboratórios, empresas de consultoria, indústrias de abate, instituições de pesquisa, nutrição e saúde animal, instituições de ensino e zoológicos. Existem boas oportunidades para o especialista em administração e economia rural, que trabalha para aumentar e aperfeiçoar a produtividade do rebanho, além da área de melhoramento genético, que visa desenvolver novas técnicas para a melhoria das raças.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="font-family:Arial;">Currículo mínimo</span></strong><span style="font-family:Arial;"> </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Experimentação Física, Climatologia Animal, Biologia Geral, Botânica, Ciências Humanas e Sociais, Ciências do Meio Ambiente, Solos, Higiene dos Animais e de Instalações, Produção e Nutrição Animal, Instalações Zootécnicas, Pastagens e Plantas Forrageiras, Fisiologia da Reprodução, Zoologia, Economia e Administração Rural. </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Fonte:</span><a href="http://www.zootecniabrasil.com.br/"><span style="font-size:small;">www.zootecniabrasil.com.br</span></a></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Agradeço-lhes pela visitas e convido-lhes a participarem enviando artigos técnicos e científicos, fotos, curiosidades, pois os sites não possuem patrocinadores e conto com a colaboração de todos para estarmos sempre melhorando a atualizando. Envie um e-mail para </span><a href="mailto:brasilatual2007@yahoo.com.br"><span style="font-size:small;">brasilatual2007@yahoo.com.br</span></a><span style="font-size:small;"> .</span></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;">Délcio César Cordeiro Rocha</span></span></strong><span style="font-family:Arial;"><br />
<span style="font-size:small;">Zootecnista, Esp </span><span style="font-size:small;">em Ciências Biológicas<br />
Ms em Agronegócios, Doutor em Zootecnia-UFV<br />
na área de produção de animais silvestres.<br />
Coordenador dos sites:</span></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><a href="http://www.brasilatual.com.br/"><span style="font-size:small;">www.brasilatual.com.br</span></a></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><a href="http://www.faunabrasil.com.br/"><span style="font-size:small;">www.faunabrasil.com.br</span></a></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><a href="http://www.ambienteemfoco.com.br/"><span style="font-size:small;">www.ambienteemfoco.com.br</span></a></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-family:Arial;"><a href="http://www.zootecniabrasil.com.br/"><span style="font-weight:normal;"><span style="font-size:small;">www.zootecniabrasil.com.br</span></span></a></span></strong><strong><span style="font-family:Arial;"><br />
</span></strong><span style="font-family:Arial;"><a href="http://www.edubrasil.com.br/ead"><span style="font-size:small;">www.edubrasil.com.br/ead</span></a></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><a href="http://www.bibliotecasvirtuais.com.br/"><span style="font-size:small;">www.bibliotecasvirtuais.com.br</span></a></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Papa Sole: Fotovoltaico in Vaticano]]></title>
<link>http://newmediologo.wordpress.com/?p=41</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 12:38:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>newmediologo</dc:creator>
<guid>http://newmediologo.wordpress.com/?p=41</guid>
<description><![CDATA[
L&#8217;energia solare arriva in Vaticano. La azienda tedesca SolarWorld realizzera&#8217; un impia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://newmediologo.files.wordpress.com/2008/05/sala_nervi_fotovoltaica.jpg"><img src="http://newmediologo.wordpress.com/files/2008/05/sala_nervi_fotovoltaica.jpg" alt="la Sala Nervi o Aula Paolo VI con tetto fotovoltaico" width="399" height="377" class="alignnone size-full wp-image-42" /></a></p>
<p>L'energia solare arriva in Vaticano. La azienda tedesca <a href="http://www.solarworld.de">SolarWorld</a> realizzera' un impianto fotovoltaico che sostituira' la copertura in cemento della Aula Paolo VI, nota anche come Aula Nervi. Il progetto, che sara' realizzato quest'estate, prevede l'installazione di quasi duemila moduli solari fotovoltaici costruiti appositamente per rispettare la struttura dell'Aula. L'impianto consentira' la produzione di 315 mila Kw di energia pulita all'anno.</p>
<p>Ironia della sorte che a costruire questo impianto a Roma sia uno stato estero</p>
<p><img src='http://www.francocalise.com/public/images/aula%20nervi.JPG?0.9432355433094647' alt='Aula Nervi ad Energia Fotovoltaica' class='alignnone' /></p>
<p>[via <a href="http://tinyurl.com/6g5lwo" target="_blank">Repubblica.it</a>]</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zootecnistas comemoram seu dia nesta terça-feira]]></title>
<link>http://zootecniabrasil.wordpress.com/?p=281</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 12:28:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>delcio</dc:creator>
<guid>http://zootecniabrasil.wordpress.com/?p=281</guid>
<description><![CDATA[Nesta terça-feira, dia 13, é comemorado o Dia do Zootecnista, profissional que atua no desenvolvim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span>Nesta terça-feira, dia 13, é comemorado o Dia do Zootecnista, profissional que atua no desenvolvimento animal e que é diretamente responsável pela evolução de algumas espécies, como, por exemplo, os bovinos.<br />
Entre as principais habilidades deste profissional está o manejo correto, alimentação adequada e maior ganho de peso do animal. Assim, o zootecnista ganha cada vez mais a credibilidade e o respeito dos produtores rurais.Acompanhar a alimentação correta do rebanho, verificar o ganho de peso do gado e observar um a um os animais são algumas das funções que Flávio Taveira Sandim desempenha diariamente. Ele trabalha em uma fazenda em Campo Grande, Mato Grosso do Sul, e já apresenta resultados positivos. A média de ganho de peso dos animais subiu de 1 quilo para 1,3 quilos por dia. Um desempenho que anima o zootecnista, que se diz certo sobre profissão escolhida.</p>
<p>Foi em 1843, na França, que o termo zootechnie foi usado pela primeira vez. Anos mais tarde, a palavra, que designa o conjunto de conhecimentos relativos à criação de animais domésticos, daria origem ao nome da profissão que no Brasil foi regulamentada em 1968, e que atualmente é sinônimo de evolução na produção animal.</p>
<p><font>De lá para cá, a atividade avançou e passou a utilizar a tecnologia como ferramenta no desenvolvimento da profissão. Embalada pelo aumento no campo de trabalho, a procura pela zootecnia nas faculdades cresce gradativamente. No Brasil, hoje existem pelo menos 76 cursos direcionados.</p>
<p></font></span></p>
<p> </p>
<p align="justify">
<span style="font-size:small;"><strong>Zootecnista ou Médico Veterinário?</strong><br />
Em Mato Grosso do Sul, quatro universidades oferecem a disciplina. O acadêmico Júlio Wenzel cursa o penúltimo semestre em Campo Grande.<br />
A escolha de Wenzel pela profissão tem um motivo familiar: seu pai é criador de gado, e o estudante planeja dar continuidade aos trabalhos da família.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">E quem ainda não tem um emprego garantido, teme a concorrência com outro profissional: o médico veterinário. Segundo o estudante Thiago Abdo, muitos veterinários acabam atuando no campo do zootecnista, e isso traz dificuldades para os recém-formados. Além disso, queixa-se Abdo, é preciso criar um conselho específico para a profissão, que hoje está vinculada ao Conselho Federal de Medicina Veterinária (CFMV).</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Apesar da confusão que muitas pessoas fazem entre as duas profissões, é importante saber que cada uma exerce um papel diferente no dia-a-dia do campo. A melhor opção é apostar no trabalho em conjunto destes profissionais.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Em um país com a pecuária desenvolvida, a presença do zootecnista na propriedade tornou-se indispensável para quem aposta na criação de gado.<br />
Por: Luiz Patroni<br />
Fonte: Canal Rural </span></p>
<p><span style="font-size:small;"><a href="http://www.zootecniabrasil.com.br">www.zootecniabrasil.com.br</a></span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ens urgeix una agricultura més sostenible]]></title>
<link>http://espaiecosocialista.wordpress.com/?p=23</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 11:56:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Josep Antoni Moreno</dc:creator>
<guid>http://espaiecosocialista.wordpress.com/?p=23</guid>
<description><![CDATA[La crisi de la sequera ha posat en evidència, entre d’altres, la falta de modernització dels nos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://espaiecosocialista.files.wordpress.com/2008/05/arton9764-9e6761.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24" src="http://espaiecosocialista.wordpress.com/files/2008/05/arton9764-9e6761.jpg" alt="" width="220" height="175" /></a>La crisi de la sequera ha posat en evidència, entre d’altres, la falta de modernització dels nostres conreus i regadius. Optar per una política de producció agrària de qualitat i més sostenible seria una bona resposta en aquesta direcció, tal com urgeix <a href="http://www.lavanguardia.es/premium/publica/publica?COMPID=53462622364&#38;ID_PAGINA=22088&#38;ID_FORMATO=9&#38;turbourl=false" target="_blank"><strong>Carlo Petrini,</strong> president de <em><strong>Slow Food</strong></em>, cap a una agricultura més sostenible per a Catalunya. </a></p>
<p style="text-align:justify;">En canvi, Espanya es va dedicar a batre rècords com el de blat de moro genèticament modificat conreat a Espanya el 2007, amb xifres que poden arribar a les 70.000 ha (segons estimacions per falta de dades oficials clares), que suposaria una quantitat propera al 20% del total de la producció nacional de blat de moro (352.000 ha), i d’un 60% en el cas de Catalunya.</p>
<p style="text-align:justify;">El Govern Espanyol es va passar tota la legislatura recolzant la introducció de noves varietats de transgènics (per exemple: blat de moro RW 59122 (Herculex), 1507xNK603 i NK603xMON810) quan els estudis revelaven senyals de toxicitat que suposa un gran risc per la biodiversitat i per la salut, perquè en aquests moments cap autoritat científica pot garantir quins efectes tenen els organismes transgènics sobre la biodiversitat i els consumidors.</p>
<p style="text-align:justify;">A més, aquest elevat risc de contaminació <strong>impossibilita la coexistència a l’aire liure de cultius convencionals i ecològics amb cultius d’organismes genèticament modificats (OGM)</strong> i, per tant, qualsevol intent seriòs cap a una agricultura més sostenible.</p>
<p style="text-align:justify;">Com recorda <a href="http://blocs.mesvilaweb.cat/node/view/id/92613" target="_blank">avui <strong>Raül Romeva</strong> al seu post “<em><strong>Biocultura i Som lo que sembrem</strong></em>”</a>, des d’ICV venim treballant per derogar les autoritzacions de les varietats de cultius transgènics aprovats fins ara, paralizant els processos d’aprovació, com a pas previ per declarar tot l’estat espanyol territori lliure de transgènics.</p>
<p style="text-align:justify;">Segons Romeva, “<em>anem, penso, pel bon camí, tot i que sigui a 'ritme de cargol'. La prova és que fins i tot un mitjà tant anti-tota proposta provinent dels moviments ecologistes com La Vanguardia publica avui una entrevista amb Carlo Petrini, un dels fundadors del moviment Slow Food, i admet que aquest moviment està guanyant cada cop més força a Catalunya. No recordo ja quantes vegades he llegit a aquest i d'altres mitjans que això de proposar una Catalunya lliure de Transgènics era una involució, o quantes vegades m'he trobat sol, en debats amb col.legues d'altres formacions polítiques, de totes, defensant aquesta idea</em>.”</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Canibalismo entre os gafanhotos]]></title>
<link>http://ceticismo.wordpress.com/?p=1734</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 11:25:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>André</dc:creator>
<guid>http://ceticismo.wordpress.com/?p=1734</guid>
<description><![CDATA[Canibalismo seria a causa da formação de enxames de gafanhotos. Os gafanhotos são os insetos pert]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-230" style="float:right;border:4px solid black;margin:4px;" src="http://ceticismo.net/wp-content/uploads/gafanhoto1-300x250.jpg" alt="" width="266" height="222" />Canibalismo seria a causa da formação de enxames de gafanhotos. Os gafanhotos são os insetos pertencentes à subordem <em>Caelifera</em> da ordem <em>Orthoptera</em>, caracterizados por terem o fémur das pernas posteriores muito grandes e fortes, o que lhes permite deslocarem-se aos saltos. São eles polífagos, se alimentam de folhas de vários tipos de plantas tais como: citros, arroz, soja, pastagens, alfafa, eucalipto e outras.</p>
<p style="text-align:justify;">Todavia, cientistas americanos, ingleses e australianos, liderados por Iain Couzin (da Princeton University – Nova Jersey, EUA) recentemente publicaram, na revista científica Current Biology, um estudo que responderia à um velho questionamento: o que levaria tais insetos a formarem imensos enxames? <a href="http://ceticismo.net/2008/05/12/canibalismo-entre-os-gafanhotos/">Read more »</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O que cada um de nós pode fazer para ajudar.]]></title>
<link>http://livrepensar.wordpress.com/?p=170</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:53:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Henrique Miranda</dc:creator>
<guid>http://livrepensar.wordpress.com/?p=170</guid>
<description><![CDATA[Em meio a esta enxurrada de denúncias e fatos desastrosos sobre a questão ambiental planetária, m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Em meio a esta enxurrada de denúncias e fatos desastrosos sobre a questão ambiental planetária, muitas vezes ficamos preocupados por não sabermos o que fazer no nosso cotidiano (principalmente por não termos formação ambientalista, ecologista ou similar). E, em função disso, temos atitudes de indiferença ou de angústia, que em nada ajudam. Por isso, descobri um post na NET muito útil sobre o assunto, já que dá dicas práticas para, em nossa casa e em nosso dia-a-dia, tomarmos atitudes proativas. Ajuda naquilo que poderímos definir como <strong>ambientalismo doméstico</strong> e/ou <strong>ambientalismo cotidiano</strong>. Confiram pelo link a seguir, vale a pena:</p>
<p><a href="http://clubedolar.wordpress.com/2008/05/12/ajude-a-salvar-o-planeta-comece-pela-sua-casa/">http://clubedolar.wordpress.com/2008/05/12/ajude-a-salvar-o-planeta-comece-pela-sua-casa/</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La lobby dell'allarmismo inutile]]></title>
<link>http://sonno.wordpress.com/?p=209</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:31:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Johnny</dc:creator>
<guid>http://sonno.wordpress.com/?p=209</guid>
<description><![CDATA[Se c&#8217;è una cosa che prima o poi finisci per capire seguendo i media, è che il passo tra il c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Se c'è una cosa che prima o poi finisci per capire seguendo i media, è che il passo tra il cosiddetto giornalismo d'inchiesta e quello scandalistico è molto breve.<br />
Un'altra cosa di cui ti rendi conto dopo un po' di interesse verso il consumerismo è che in realtà la maggior parte delle cosiddette associazioni dei consumatori, o nuclei simili, sono meccanismi auto-alimentanti che hanno come unico scopo la propria sopravvivenza a ogni costo, anche se questo significa diffusione gratuita di baggianate tra le persone.<br />
Fateci caso: quello che dicono ha generalmente "senso", quando pero' toccano un argomento che voi conoscete presumibilmente meglio di loro, ecco che vi accorgete che dicono un sacco di imbecillità, e vi viene da pensare "ma se questi qui non capiscono niente della tal cosa X di cui io sono un esperto, vuoi vedere che non sanno una fava anche del resto ma io non riesco a rendermene conto ?".<br />
Ho realizzato questa cosa per la prima volta quando la rivista Altroconsumo (a cui i miei erano abbonati) ha cominciato a recensire computer e fotocamere digitali, o a parlare di automobili, piuttosto che limitarsi alle lavatrici e ai tostapane.</p>
<p>L'intersezione tra queste due osservazioni è il servizio di report che è andato in onda un paio di giorni fa sul WiFi. Non l'ho visto e non ho ancora avuto tempo di vederne una replica ma me l'hanno raccontato: pare sia andata in onda una massiccia dose di allarmismo e disinformazione, ovviamente tutto su temi non scientificamente provati quali la dannosità del WiFi.</p>
<p>Ora io credo che il wifi non faccia male, o almeno non tanto quanto mille altre cose che ci circondano tutti i giorni e sulle quali non viene puntato il riflettore dell'attenzione mediatica, ma non voglio mettermi a entrare nel dettaglio scientifico delle cose.</p>
<p>Mi limito dunque solo a fare qualche piccola osservazione sul presunto tema che "il wifi fa male" :<br />
- Le reti wireless casalinghe (802.11b/g) trasmettono sulla frequenza dei 2.4ghz, la stessa utilizzata ad esempio dalle reti telefoniche mobili di ultima generazione, ma con una potenza di emissione molto inferiore.<br />
- Un telefonino UMTS - di quelli che portiamo all'orecchio - puo' usare durante la chiamata circa 500mW di potenza di trasmissione, un impianto veicolare fino al quadruplo.<br />
Un router wireless casalingo non supera praticamente mai i 50milliwatt, la maggior parte di quelli che ho visto hanno tra i 10 e i 30mW in trasmissione. Dunque un decimo della potenza di un telefonino.<br />
E il router non lo portiamo neanche all'orecchio ma lo teniamo tipicamente in qualche punto della nostra casa, il che è particolarmente interessante considerato che la potenza dell'emissione elettromagnetica cade col quadrato della distanza, e più è alta la frequenza più cade velocemente (che è il motivo per cui il nostro router wireless non copre più che una decina di metri in casa nostra). Che significa che già a un metro di distanza la potenza è parecchi ordini di grandezza inferiore a quella a cui un telefonino cellulare sottopone il nostro cervello.<br />
- Tanto per rimanere sull'argomento una antenna BTS per la trasmissione del segnale mobile è un "grande" router WiFi (nel senso che ha una potenza fino a 1000 volte superiore e opera più o meno sulla stessa frequenza, se si parla di 3G), eppure non mi pare che noi tutti abbiamo smesso di usare i nostri telefonini o simili.</p>
<p>L'impressione mia è che sia facile alzare un polverone su una tecnologia marginale, che puo' essere facilmente sostituita da altre e dalla quale difficilmente la nostra vita dipende, incontrando il favore delle persone comuni: mentre è molto più facile tacere su cose ben più gravi.</p>
<p>Provate a bere l'acqua da un fiume per dire, e ditemi quante ore sopravvivete all'intossicazione e alla setticemia, e ditemi perchè poi - pur consapevoli di questa cosa - perdete tempo a preoccuparvi di qualche milliwatt di wifi. Prima di spegnere quest'ultimo già che ci siete vendete l'automobile diesel e acquistatene una a metano: buttate tutti i detersivi tossici che usate, utilizzate solo materiali biocompatibili in casa, e così via...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Wangari Maathai, la ablación genital es un patrimonio cultural]]></title>
<link>http://yahel.wordpress.com/?p=3987</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 08:04:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Augusto</dc:creator>
<guid>http://yahel.wordpress.com/?p=3987</guid>
<description><![CDATA[O es una genialidad ecologica? No lo tengo en claro pero supongo que la ganadora del premio Nobel co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-left:30px;">O es una genialidad ecologica? No lo tengo en claro pero supongo que la ganadora del premio Nobel considera que el ser humano es un ser cultural y cuando no tiéne que hacer con su genio y en sus manos hay una navaja nada mejor que expresar sus impulsos culturales cortando los clítores de las niñas indefensas.<br />
La cultura al igual que la ecología , son dogmas sagrados aunque no sepamos bien por qué.<br />
Dogmas de fe que no se discuten , solo hay que ceer en ellos.<br />
Y si no lo aceptas te vas al infierno de los racistas, los xenofobos y los contaminadores planetarios.</p>
<blockquote>
<p style="padding-left:30px;">A proposito: Porqué los ecologistas fuman? El humo el cigarrillo no tiéne CO²?</p>
</blockquote>
<p><img src="http://www.interpopular.com/pacotaco/fotomontajes/alianza_de_civilizaciones/images/delavegaablacion.jpg" alt="" width="480" height="600" /></p>
<div style="text-align:justify;">La keniata <span style="font-weight:bold;color:#ffcc33;">Wangari Maathai</span> ha ganado el Premio Nobel de la Paz. Fue la primera mujer de Africa oriental que consiguió un doctorado en Biología. Tuvo que elegir entre la investigación y el <span style="font-weight:bold;">activismo ecológico</span>, y escogió esto último. Luchó contra la privatización de los campos comunales y consiguió fondos para financiar viveros, cuidados por mujeres necesitadas. Ha plantado 30 millones de árboles.<a href="http://photos1.blogger.com/blogger/4770/1698/1600/maathai_award.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;margin:0 10px 10px 0;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/4770/1698/320/maathai_award.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<p>Otro aspecto no muy conocido de esta admirable mujer es su defensa de la práctica de la ablación del clítoris y la infibulación como parte de la cultura tradicional de su país. Nadie es perfecto. Puedes hacer mucho bien y mucho mal simultáneamente.</p>
<p>La Premio Nobel 2004 <strong><a href="http://www.malostratos.org/mujeres/maathai.htm">Wangari Maathai</a></strong>, defensora y propulsora de la <a href="http://www.pangea.org/%7Eariadna/ablacion-princ.htm">ablación del clítoris</a> (excision en inglés) en su país, pero <a href="http://www.blogger.com/href=%22http://www.elmundo.es/elmundo/2004/10/08/sociedad/1097221122.html">galardonada</a> por su lucha ecológica.</p>
<blockquote><p>El navegante que busca en Internet verá asociarse en su buscador dos vocablos: <a href="http://www.google.de/search?client=firefox-a&#38;rls=org.mozilla%3Ade%3Aofficial&#38;channel=s&#38;hl=de&#38;q=Maathai+y+excisi%C3%B3n&#38;meta=&#38;btnG=Google-Suche">Maathai y excisión</a>. Sabedor de que Wangari Maathai debe su reputación a la lucha contra la tala (excision, en inglés) de la selva africana, nada llamativo le aparecerá en ello. Se equivoca el navegante. Excision tiene dos usos semánticos muy distintos (aun cuando no metafóricamente extraños): el forestal, al cual toda la prensa alude; el genital (amputación ritual del clítoris), acerca del cual la prensa europea, tras la otorgación del Premio Nobel de la Paz a la ministra keniata, está siendo muy discreta.Y, sin embargo, las dos excisiones se cruzan en la biografía política de Maathai. Lucha contra la deforestación, en un país brutalmente desertizado: primero, mediante el fallido intento de repoblación con especies no autóctonas; luego, bajo el “abandono de la tierra a sí misma”, ancestral práctica sagrada de sus Kikuyu natales: “En mi etnia, la rebelión es natural. En el fondo, yo no soy más que una kikuyu”.Y, como tal kikuyu, la otra excisión, la que exige que la <a href="http://www.floriani.ch/source/041009LeMonde.pdf">amputación del clítoris ritualice el paso de las niñas a la edad adulta, es parte de esa defensa de la identidad étnica reivindicada por la ministra</a>.</p>
<p style="padding-left:30px;"><a href="http://profesordeeso.blogspot.com/2006/10/la-mujer-que-plantaba-rboles-wangari.html">De donde saqué la información dice que esta galardonada ya NO defiende la ablación del clítoris pero no explica por qué cambió de idea y que hace ahora para remediar el daño que le hizo a tantas niñas, cuando era ministra.</a></p>
<p style="padding-left:30px;">Además con todas las disculpas, eso de plantar arboles en la selva africana me suena a llevar arena al Sahara o echar sal en el mar.</p>
<p><a href="http://profesordeeso.blogspot.com/2006/10/la-mujer-que-plantaba-rboles-wangari.html"></a></p></blockquote>
<p><strong>Así que ya sabes si te portas mal, te damos el Premio Nobel</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ShineOn: Cristales limpios durante dos años]]></title>
<link>http://mmagnum.wordpress.com/?p=1188</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 07:24:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sergio</dc:creator>
<guid>http://mmagnum.wordpress.com/?p=1188</guid>
<description><![CDATA[
ShineOn es un producto desarrollado por la empresa danesa SCF Technologies que permite limpiar las ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1189" src="http://mmagnum.wordpress.com/files/2008/05/limpiacristales.jpg" alt="" width="395" height="152" /></p>
<p style="text-align:justify;"><em>ShineOn</em> es un producto desarrollado por la empresa danesa <a href="http://www.scf-technologies.com/default.asp?id=202" target="_blank"><em>SCF Technologies</em></a> que permite limpiar las ventanas y mantenerlas impolutas durante, aproximadamente, dos años.</p>
<p>El producto, desarrollado con nanotecnología y basado en el dióxido de titanio, crea un recubrimiento en la ventana que, al incidir la luz solar sobre él, quema y desprende la suciedad adherida al cristal que, posteriormente, será limpiada por la acción de la propia lluvia.</p>
<p>Antes de aplicar el producto se debe limpiar el cristal con otro preparado que elimina los posibles contaminantes que pueda tener el cristal.</p>
<p>Su comercialización para particulares puede estar lejana por su elevado coste, pero su aplicación en la limpieza de edificios con grandes superficies de cristal puede suponer un ahorro importante ya que, en este tipo de estructuras, los cristales pueden ser limpiados hasta 100 veces en dos años.</p>
<p style="text-align:justify;">Visto en el <a href="http://www.ecoperiodico.com/noticias/20080512/nanotecnologia-ecologica-para-limpiar-cristales" target="_blank">Ecoperiódico</a> y <a href="http://www.ecogeek.org/content/view/1628/" target="_blank">EcoGeek</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Animales en Chaiten]]></title>
<link>http://kabooom.wordpress.com/?p=31</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 01:43:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>pauloperezoltramari</dc:creator>
<guid>http://kabooom.wordpress.com/?p=31</guid>
<description><![CDATA[
Esta es una movilización aparentemente iniciada en distintos focos alrededor de Chile pero con cla]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://kabooom.files.wordpress.com/2008/05/animales-chaiten.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-32" src="http://kabooom.wordpress.com/files/2008/05/animales-chaiten.jpg?w=400" alt="por lo animales de Chaitén" width="400" height="270" /></a></p>
<p>Esta es una movilización aparentemente iniciada en distintos focos alrededor de Chile pero con claras intenciones de unirse y masificarse. <strong>Todos los días se juntan a las 12:00 personas en la plaza constitución,</strong> sin embargo y a pesar de la excelente cobertura periodística, ha tenido muy pocos adeptos.</p>
<p>Es por eso que se les invita a todos desde ya a que se unan este <strong>miércoles 14</strong> en la <strong>Iglesia San Francisco</strong> en Santiago y en la <strong>Plaza de la Victoria, Valparaiso</strong>, a las 20:00hrs en la gran velatón nacional a favor de los animales abandonados en Chaitén.</p>
<p>Es una buena causa ya que los animales los dejaron a sus suerte.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Calentamiento global causó la desaparición de glaciar en Perú]]></title>
<link>http://calentamientoglobal.wordpress.com/?p=353</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 21:57:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>impulsoverde</dc:creator>
<guid>http://calentamientoglobal.wordpress.com/?p=353</guid>
<description><![CDATA[Foto: Irena año 1932 Foto: Irena 2004
Otro nevado, el Pastoruri, también está retrocediendo rápi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.inrena.gob.pe/irh/imagenes/broggi1932.jpg" alt="" width="367" height="219" />Foto: Irena año 1932<img src="http://www.inrena.gob.pe/irh/imagenes/broggi2004.jpg" alt="" width="367" height="229" /> Foto: Irena 2004</p>
<p><strong>Otro nevado, el Pastoruri, también está retrocediendo rápidamente y ya no se considera un monto de hielos perpetuos, acusó el Instituto Nacional de Recursos Naturales.</strong></p>
<p>El cambio climático fue el responsable de la desaparición del glaciar Broggi, situado en la Cordillera Blanca peruana, aseguró el director de la Unidad de Glaciología del Instituto Nacional de Recursos Naturales (Inrena), Marco Zapata.</p>
<p>El Broggi habría desaparecido en 2005, pese a haber contado con una superficie superior a los 1,8 kilómetros cuadrados en 1995, según reseña la agencia oficial <em>Andina</em>.</p>
<p>El glacial se encontraba al este de la ciudad de Yungay, en la cabecera de la quebrada de la laguna de Llanganuco, en la provincia de Huaraz, unos 400 kilómetros al noreste de Lima.</p>
<p>Asimismo, Zapata informó que el glaciar Pastoruri también está retrocediendo rápidamente y ya no es considerado un nevado (montaña con nieves perpetuas), sino una simple cubierta de hielo debido a la pérdida de 700 kilómetros cuadrados de superficie glaciar.</p>
<p>"Vemos también que lo que era una sola masa de hielo se ha dividido en dos y continúa el proceso de retroceso y disminución glaciar. Además se han formado nuevas lagunas a consecuencia de ello", anotó el científico.</p>
<p>El experto comentó que la superficie de la Cordillera Blanca, la cadena montañosa cubierta de hielo que discurre por el centro de Perú, es de 535 kilómetros cuadrados, lo que representa una disminución de 25 por ciento respecto a 1970.</p>
<p>El científico recordó que entre 1948 y 1977 el promedio de retroceso anual de los frentes glaciares en la cordillera era de entre ocho y nueve metros por año, pero desde 1977 hasta la fecha el retroceso es del orden de 20 metros.</p>
<p>"Hace 30 años comenzó a producirse un retroceso bastante acelerado de los glaciares, indudablemente es consecuencia del incremento de temperatura global del ambiente, son muchos los factores, pero todos consecuencia del cambio climático", aseveró.</p>
<p>Según un informe de la Comunidad Andina (CAN), difundido la semana pasada, los países que forman parte del organismo supranacional tendrán pérdidas anuales conjuntas de 30.000 millones de dólares en 2025 a causa del cambio climático. (EFE)</p>
<p>Fuente: <a href="http://www.cooperativa.cl/p4_noticias/antialone.html?page=http://www.cooperativa.cl/p4_noticias/site/artic/20080511/pags/20080511174430.html">Radio Cooperativa</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ekozinemaldia (26-30 de mayo)]]></title>
<link>http://consumeycalla.wordpress.com/?p=319</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 21:05:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>killkeny</dc:creator>
<guid>http://consumeycalla.wordpress.com/?p=319</guid>
<description><![CDATA[Ekologistak Martxan organiza por segundo año consecutivo el Ekozinemaldia, una serie de documentale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ekologistakmartxan.org" target="_blank">Ekologistak Martxan</a> organiza por segundo año consecutivo el Ekozinemaldia, una serie de documentales y peliculas que tratan sobre la deuda ecologica. Este año se amplian los municipios en los que estará presente (Bilbo, Donosti, Tolosa, Arrasate, Gernika, Barakaldo, Gazteiz e Iruña), además varias de estas peliculas han recibido varios premios.</p>
<p>Destaca el día 30 de mayo, porque en Bilbao aparte del visionado de la pelicula "Tierra Violada", hay una charla en la que estará Gilda Roa, activista del MAP (Movimiento Agrario y Popular - Paraguay) y de <a href="http://www.lasojamata.org/" target="_blank">La Soja Mata</a>.</p>
<p style="text-align:center;"><img src="http://www.ekologistakmartxan.org/typo3temp/pics/ce1cf2f4ba.jpg" alt="" width="353" height="500" /></p>
<p><img src="/WINDOWS/TEMP/moz-screenshot.jpg" alt="" /></p>
<p>Tienen muy buena pinta y teneis toda la información en el pdf que os podeis descarga desde aqui mismo (más abajo).</p>
<p>Killkeny</p>
<p><a href="http://consumeycalla.files.wordpress.com/2008/05/ekozinemaldia2__aurkezpena2008.pdf">ekozinemaldia2__aurkezpena2008</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Desenvolvimento Endógeno e Arranjos Produtivos Locais - APL's]]></title>
<link>http://livrepensar.wordpress.com/?p=166</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 18:21:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Henrique Miranda</dc:creator>
<guid>http://livrepensar.wordpress.com/?p=166</guid>
<description><![CDATA[DESENVOLVIMENTO ENDÓGENO E ARRANJOS PRODUTIVOS LOCAIS: UMA POSSIBILIDADE PARA A AMAZÔNIA?
 
Henriq]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><span style="font-size:14pt;">DESENVOLVIMENTO ENDÓGENO E ARRANJOS PRODUTIVOS LOCAIS:<span> </span>UMA POSSIBILIDADE PARA A AMAZÔNIA?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;" align="right"><span> </span></p>
<p style="text-align:right;"><strong><span>Henrique Rodrigues de Miranda<a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><strong><span style="font-size:12pt;">[1]</span></strong></span></span></span></a></span></strong><span><a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:12pt;"><br />
henriquermiranda@yahoo.com.br</span></span></span></span></a></span></p>
<p><strong><span><a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><strong></strong></span></span></span></a></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><strong><span><a name="_ftnref1" href="#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[endif]--></span></span></a> </span></strong><strong><a name="_Toc191795745"><span style="color:black;">RESUMO</span></a></strong></p>
<p class="corpo" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"> A atual crise ambiental, que mobiliza as sociedades do planeta em busca de soluções sustentáveis para as questões sociais e econômicas, foi construída historicamente pelo etnocentrismo pragmático-utilitarista, com base no uso irresponsável dos recursos naturais e na lógica capitalista da concentração e da centralização. Nas últimas décadas, a aceleração dos processos de globalização agravou estes efeitos negativos, por tentar-se agrupar, na concepção de “aldeia global” (MC LUHAN, 1969), realidades territoriais profundamente desiguais em termos de desenvolvimento, promovendo uma visão de “desterritorialização” que agravou mais ainda as crises ambientais, sociais e econômicas nos cenários das coletividades menos desenvolvidas. Estas crises alimentaram rediscussões da visão desenvolvimentista local, acrescentando-lhe os ingredientes do <strong>desenvolvimento territorial e endógeno</strong> e da <strong>sustentabilidade</strong> ambiental, econômica e social, e consolidando-se no conceito de <strong>desenvolvimento territorial sustentável</strong>, uma concepção atualizada e mais qualificada do termo desenvolvimento local utilizado até recentemente. E dentro desta lógica, surgiu na última década a abordagem dos Arranjos Produtivos Locais – APL’s, como modelo de integração econômica territorial e de sua inserção na economia globalizada, considerando os interesses e demandas das economias locais. Na Amazônia Brasileira, todavia, tanto o conceito de desenvolvimento endógeno como dos APL’s, encontram-se limitados em suas perspectivas concretas, pela centralização e natureza classista do Estado (em qualquer de suas instâncias), pela incipiente organização social (notadamente nos seus segmentos mais fragilizados social, econômica e politicamente) e pela ausência objetiva de modelos sustentáveis para a exploração de suas riquezas naturais. Em face disso, as experiências locais de desenvolvimento sustentável, na região amazônica, têm apresentado resultados limitados, o que justifica uma análise específica dos tópicos relativos aos conceitos e ao modelo citados, e às características e possibilidades desta estratégia territorial de desenvolvimento nas paisagens sociais da Amazônia Brasileira, notadamente em sua parcela situada no Estado do Pará.<br />
No presente artigo, o autor procura descrever inicialmente os conteúdos dos principais conceitos, associando-os posteriormente, a guisa de conclusão, no cenário regional amazônico, onde se encontram em fase de discussões acadêmicas e esparsas experimentações empíricas.</span></span></p>
<p class="corpo" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><a name="_Toc191795746"><span style="color:black;">Palavras chave: Desenvolvimento; Desenvolvimento endógeno; Arranjos Produtivos Locais.</span></a></span><a name="_Toc191795746"><!--more--></a><span style="color:#000000;"><a name="_Toc191795746"></a></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong><span><span style="color:black;">INTRODUÇÃO</span></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Contemporaneamente, o fenômeno da globalização tem sido explicado em meio a controvérsias acadêmicas: definido como “processo historicamente construído” (CASTELS, 1996; SCOTT, 1998; WATERMAN, 1998, apud BARQUERO, 2002), como “mundo sem fronteiras” (OHMAE, 1990; 1995), como “fantasia alijada da realidade” (VESETH, 1998; WADE, 1998, apud BARQUERO, 2002), ou “forma atualizada do Liberalismo” (FUKUYAMA, 1992, apud BARQUERO, 2002), ou ainda como “mundialização dos intercâmbios de bens e serviços, do capital e da produção” (OMAN, 1994; FERRER, 1996; CHAISNAIS, 1994, apud BARQUERO, 2002). Porém, acima destas controvérsias conceituais, há relativo consenso em considerar-se a globalização como fenômeno constituído ao longo dos séculos, com base nos intercâmbios econômicos, culturais, políticos, ideológicos (e até mesmo religiosos), ocorridos entre os países, regiões e localidades. E que se ampliou e consolidou-se, notadamente nas últimas três décadas, dinamizado pelo desenvolvimento das tecnologias da informação e dos meios de transportes. Estes dois fatores, associados aos processos acelerados de inovação tecnológica, geraram a resultante denominada de <strong>globalização</strong> e que viabilizou forte integração da economia planetária e das empresas, em um cenário de permanente competitividade, inovação e mercados internacionalizados <span style="color:#000000;">(BARQUERO, 2002).</span> Este processo histórico, porém, embora tenha ampliado a acumulação econômica nos países mais desenvolvidos correspondeu, nos países mais pobres, ao enfraquecimento dos estados nacionais, regionais e locais, com ajustes e transformações problemáticos em suas economias (à divisão internacional do trabalho, à integração de blocos continentais específicos e mudanças culturais), com dificuldades de acumulação nas economias mais frágeis (<span style="color:#000000;">id ibid</span>). Assim, a universalização do mercado gerou a marginalização dos mercados internos; as políticas públicas macro-empresariais de cada nação e/ou região assumiram caráter casuístico e externamente influenciado; ao avanço inovador das grandes empresas correspondeu a estagnação tecnológica microempresarial; e as teorias econômicas tradicionais, tratando marginalmente o universo das pequenas empresas, reforçaram este contexto adverso às economias locais (<span style="color:#000000;">LIMA e LOPES, 2003</span>). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Porém, em contraposição à afirmada capacidade determinadora da globalização na “desterritorialização” das nações, regiões e localidades, Barquero (2002) argumenta que, embora este fenômeno afete as nações, regiões e locais, a sua dinâmica econômica depende das decisões de inversão e localização dos atores econômicos e dos fatores de atração de cada território. Assim, ao mesmo tempo em que condiciona a dinâmica econômica das cidades e regiões, é afetado pelo comportamento dos atores locais. Para ele, globalização é um processo que se caracteriza pelo aumento de competitividade nos mercados (o que implica na continuação dos ajustes do sistema produtivo dos países, das regiões e das cidades inseridas na globalização), mas que as empresas competem conjuntamente com os seus entornos produtivos e institucionais. E que este fato permite aos territórios nacionais, regionais e/ou locais, se devidamente organizados, assimilarem as transformações organizacionais de acordo com a nova divisão internacional do trabalho, sem perder de vista os seus interesses e potencialidades.</span><span> </span><span>E neste contexto de competitividade crescente entre empresas e territórios, os processos de acumulação de capital e desenvolvimento estão condicionados por um conjunto de fatores que atuam sinergicamente: a difusão das inovações e do conhecimento entre as empresas e organizações, a adoção de formas mais flexíveis de organização da produção, o desenvolvimento das economias, da urbanização e da densidade do tecido institucional. Assim, as cidades e regiões respondem às influências da globalização mediante ações que incidem sobre os fatores que determinam os processos de acumulação de capital, buscando um caminho de desenvolvimento duradouro. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Esta argumentação de Barquero (2002), então, inserida na recente discussão sobre “desterritorialização” versus “multiterritorialidade” (HAESBERT, 2004), encaminha a questão da internacionalização e seus efeitos danosos às economias mais frágeis, para a <strong>teoria do desenvolvimento endógeno</strong>, que ele delineia da seguinte forma:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>a)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>cada território (nacional e/ou regional e/ou local) pode e deve, a partir da utilização combinada das influências/demandas globais e suas específicas potencialidades e interesses, desenvolver suas instituições e seus capitais social, humano e produtivo;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>b)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>este desenvolvimento interno, se devidamente realizado, deverá afluir para uma organização flexível da produção, com base na diversificação produtiva e na produção de escala, gerando reduções de custos e efeitos modernizadores (internos e externos) em termos de eficiência e eficácia;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>c)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>estes efeitos, por decorrência, poderão gerar crescimento econômico (base do desenvolvimento territorial), com afirmação e ampliação da acumulação local.</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Para sua viabilização empírica, porém, Barquero apresenta como implicações necessárias, respostas a algumas indagações básicas: </span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>a)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>qual o papel predominante da interação entre tecnologia, organização da produção, desenvolvimento urbano e instituições, na dinâmica econômica?</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>b)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>que fatores explicam os processos de acumulação de capital e desenvolvimento, em tempos de globalização?</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>c)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>quais as relações que se estabelecem entre estes fatores? </span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>d)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>que papel desempenha o Estado nos processos de acumulação e desenvolvimento? </span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>e)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>em que medida as iniciativas locais permitem estimular os processos de acumulação de capital e de desenvolvimento das cidades e regiões?</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>f)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>quais são os aspectos específicos do desenvolvimento endógeno?</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Dentro desta teoria, Barquero deixa implícita a necessidade da <strong>aglomeração produtiva</strong>, processo que tem como uma de suas alternativas os Arranjos Produtivos Locais – APL’s, que Lima e Lopes (2003) conceituaram como <em>um aglomerado de empresas (constituído por unidades de pequeno e médio porte, com ou sem a presença de uma grande empresa), localizado em um território, com foco em um conjunto específico de atividades econômicas e que mantém vínculos de articulação entre as unidades participantes entre si e com outros atores institucionais (governo, associações, estabelecimentos de crédito, etc).</em> Nesse cenário, procurar-se-á, no presente artigo, relacionar os dois temas (desenvolvimento endógeno e APL’s), que a nosso ver são complementares e inter-decorrentes no contexto regional amazônico, onde ainda se busca modelos sustentáveis de exploração dos recursos naturais, considerando seus interesses internos e as suas potencialidades produtivas. Este exercício cognitivo se dará tendo como base principal os textos de Antonio Vasquez Barquero (<strong>Desenvolvimento Endógeno</strong>, 2002) e Adelaide Motta Lima/Vítor Lopes (<strong>Arranjos Produtivos Locais: conceito e experiências em discussão</strong>, 2003), com abordagens complementares de outros autores (ver bibliografia).</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>No primeiro momento, abordar-se-á a teoria do desenvolvimento endógeno, priorizando as características, fatores, processos e interações da mesma e suas perspectivas sócio-econômicas. Após, apresentar-se-á o modelo econômico dos Arranjos Produtivos Locais – APL’s, suas características e possibilidades. Por último, a guisa de conclusão, o autor comentará suas percepções pessoais sobre os temas abordados e suas possibilidades e implicações no desenvolvimento regional.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>1. desenvolvimento endógeno: a resistência local necessária e possível às determinações da “Aldeia global”.</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span> Vasquez Barquero, ao abordar a teoria do desenvolvimento endógeno, considera que a acumulação de capital e o desenvolvimento tecnológico são fundamentais no crescimento econômico, e que este crescimento se produz como decorrência dos processos que viabilizam a acumulação de capital (criação e difusão de inovações no sistema produtivo, organização flexível da produção, geração de economias de aglomeração, diversificação nas cidades e o desenvolvimento das instituições). Além disso, afirma um caminho de desenvolvimento sustentável, de caráter endógeno, ao argumentar que a acumulação de capital (gerada pelas variáveis citadas anteriormente), viabiliza economias de escalas (externas e internas), com base na redução de custos totais e de transações, favorecendo as economias diversificadas. E comenta, detalhadamente, as principais variáveis desta forma de desenvolvimento e suas respectivas influências nos processos de acumulação e crescimento econômico em territórios específicos.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>1. 1.  A difusão das inovações e do conhecimento</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>O desenvolvimento econômico e a sua dinâmica produtiva dependem da introdução e difusão das inovações do conhecimento. São estas duas variáveis básicas que fomentam a transformação e a renovação do sistema produtivo, pois a acumulação de capital, em síntese, é a acumulação de tecnologia e conhecimento. E para viabilizá-la, torna-se necessária a inserção dos atores e agentes do sistema produtivo local nos processos decisórios sobre as inversões adequadas em tecnologia e organização (MAILLAT,1995; FREEMAN e SOETE, 1997, apud BARQUERO, 2002). Isso implica na existência local de capital social proativo (laços sociais que possibilitam vantagens e oportunidades a indivíduos e comunidades, como resultante da participação coletiva (SANTOS, 1997; COSTA, 2003; BARQUERO, 2003; FARIAS, 2004), capaz de gerar agregados de recursos reais ou potenciais, ligados ao domínio de uma rede permanente de conexões institucionais de habilidades ou reconhecimento mútuo (id ibid).</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>1. 2.  A organização flexível da produção</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>A organização do sistema produtivo local e do seu entorno (relações entre as empresas, provedores e clientes) é que condiciona a produtividade e capacidade competitiva das economias locais, e não o tamanho das empresas nele inseridas. Assim, fica claro que uma determinada economia local ou regional pode apresentar bons resultados, mesmo abrigando no seu bojo apenas empresas de pequeno e médio porte.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>1. 3. O desenvolvimento urbano do território</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>As demandas da produção globalizada, mesmo sob a ótica endógena, implicam em intercâmbios produtivos, informativos e de serviços que por sua vez, carecem de infraestruturas somente existentes nos contextos urbanos (energia, insumos, meios de comunicação, crédito, fontes de conhecimento, etc.). Assim, as cidades tendem a aglutinar, em seu cerne ou no seu entorno, os aglomerados econômicos, tornado-se dessa forma os espaços preferenciais do desenvolvimento, já que nelas situam-se os focos do crescimento econômico, onde ocorrem as decisões de inversão produtiva. Ao mesmo tempo, estes contextos urbanos tornam-se centros irradiadores dos efeitos dos conteúdos do desenvolvimento (no fenômeno que se denomina de externalidades) e reforçando as suas relações com outras cidades. Neste sentido, inclusive, (Campanhola e Graziano (2000) detectaram, nas áreas em processo mais efetivo de desenvolvimento, a tendência de indefinição crescente entre o rural e o urbano, onde os espaços interioranos tradicionais passam, em função da modificação dos processos produtivos e sua interação com as cidades, a áreas transitivas. A agroindustrialização, as cooperativas, a comercialização e/ou exportações diretas, as tecnologias avançadas e outros fatores, aproximaram estes dois espaços sócio-geográficos para uma caracterização mais contemporânea, definida como território.</span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>1. 4.  A flexibilidade e complexidade do tecido institucional</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Os processos de desenvolvimento “têm profundas raízes institucionais e culturais” (LEWIS, 1955; NORTH, 1981 e 1994, apud BARQUERO, 2002). Os atores sociais têm cultura, formas e mecanismos próprios de associação, que geram formas específicas de organização e institucionalização que podem influenciar, positiva ou negativamente, no arranjo e gestão do cenário econômico do território (BARQUERO, 2002). Em face disso, mais uma vez se reforça a necessidade de utilizar, na configuração das alternativas produtivas territoriais, das instituições necessárias e da gestão, as experiências das redes sociais locais, como forma de legitimação político-social da organização sócio-econômica e de promoção do capital social.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span><span style="color:#003300;">Finalizando, Barquero, em suas considerações, considera possível e necessário contrapor-se aos efeitos entrópicos da globalização, aproveitando suas externalidades positivas na estruturação de modelos econômicos territoriais que levem em conta os interesses e potencialidades locais. Alerta, porém, que a permanência e consolidação dos processos locais de acumulação de capital requerem a ação combinada de todos os seus fatores determinantes, gerando efeitos multiplicadores. A sinergia entre esses fatores é que poderá levar as economias das cidades e territórios a um patamar de desenvolvimento sustentável.</span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>2. Arranjos Produtivos Locais – ApL’s: uma alternativa endógena em discussão.</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span> Segundo Adelaide Motta Lima e Vítor Lopes (2003), “a idéia de se estudar APL’s surgiu em meio a uma crise de sobrevivência das micros e pequenas empresas no Brasil, dada a situação conjuntural do país, e do reconhecimento da importância dessas unidades produtivas.” O tema passou a ser citado nas políticas públicas, inicialmente, no Plano Plurianual de Investimentos 2004 – 2007 do governo federal e, a partir daí, passou a constar de políticas públicas nas três instâncias do Estado Nacional, embora de forma desarticulada entre elas e apesar dos APL’s não possuírem ainda um conceito completamente delineado. A preocupação acadêmica com esta inserção precoce do tema na esfera pública provocou a organização do <strong>Workshop sobre Arranjos Produtivos Locais (APL’s), </strong><span>promovido pelo <strong>Instituto de Pesquisas Econômicas Aplicadas - IPEA, </strong>em 26 e 27 de agosto de 2003<strong>. </strong>E o artigo dos dois autores inicialmente citados representa uma síntese das discussões e consensos ocorridos neste evento.</span></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Partindo de uma conceituação preliminar e consensualizada entre as instâncias governamentais e acadêmicas, considerou-se como variáveis componentes de um APL o <strong>território</strong>, o <strong>mercado</strong> e as <strong>unidades de produção. </strong>Nessa concepção inicial, o conceito seria “[...] um aglomerado de empresas (constituído por unidades de pequeno e médio porte, com ou sem a presença de uma grande empresa), localizado em um território, com o foco em um conjunto específico de atividades econômicas e que mantém vínculos de articulação entre as unidades participantes entre si e com outros atores institucionais (governo, associações, estabelecimentos de crédito etc.)” (LIMA e LOPES, 2003). <strong></strong>A partir daí, as discussões do tema conduziram à introdução consensual de novas variáveis ou complementaridades à visão inicial, destacando-se entre elas:</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>a)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>o </span><strong><span>território </span></strong><span>não somente como espaço geográfico, mas também como dimensão econômica, social e política, historicamente construído e vivenciado, por isso ultrapassando os limites jurídico-políticos tradicionais (fronteiras municipais, regionais e nacionais, por exemplo);</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>b)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>o <strong>dinamismo</strong> das fronteiras, intercâmbios e parcerias,<strong> </strong>por serem construções políticas (LOCKE, Richard, Apud BARQUERO,2002);</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>c)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>os <strong>tipos de ligação </strong>existentes no APL (hierárquica, policêntrica e outras formas a estudar), ocorrentes em função das especificidades locais e suas imbricações externas (LOCKE, Richard, idi ibid);</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>d)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>o <strong>Capital Social</strong>, ou seja, as redes de relações existentes e formadas pelos atores locais, capazes de influenciar as tomadas de decisão e os processos de gestão das economias aglomeradas em APL;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>e)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>os <strong>mercados específicos, </strong>diretamente relacionados com produção local, seja em termos de produtos acabados, de matérias primas e outros insumos, e que representam intercâmbios indispensáveis entre produtores, fornecedores e clientes;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>f)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>as <strong>vantagens competitivas, vocações e oportunidades</strong>, pontos de partida destes intercâmbios e que têm de considerar, nas duas pontas do processo produtivo, as potencialidades externas e internas, compatibilizando interesses mútuos;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>g)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>a <strong>horizontalidade e/ou verticalidade produtiva</strong> dos APL’s, que caracterizam os mesmos ou são necessariamente implementadas localmente, de forma dinâmica, em função das especificidades locais e suas possibilidades em determinado momento, em relação a agregação de valor e suas relações com fornecedores e compradores, além produção em escala;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><span><span>h)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>a <strong>especialização </strong>tecnológica e produtiva, fundamental para o avanço da acumulação econômica com base na escala, na qualidade, nos baixos custos e na competitividade;</span></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><!--[endif]--><span style="color:#000000;"><span><span>i)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span><span>as <strong>tecnologias</strong>, eixos principais do sucesso empresarial e que podem<strong> </strong>trazer em si conhecimentos tradicionais, inovadores ou conhecimentos de ponta, dependendo das circunstâncias do contexto econômico considerado.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span><br />
Com essas considerações, novos elementos inserem-se na conceituação original de APL, exigindo a ampliação do conceito. Definido o conceito, as discussões do Workshop inicialmente citado foram encaminhadas para a identificação dos principais gargalos que podem limitar a implantação e a consolidação dos arranjos produtivos locais. Dentre eles foram destacados:</span><strong></strong></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong><span><span>a)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span></strong><strong><span>insuficiências de fomento, crédito, capacitação e infraestrutura</span></strong></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>A ausência ou insuficiência destes fatores (diretamente relacionados ao Estado e suas políticas públicas) podem estrangular o desenvolvimento produtivo, principalmente em territórios pouco desenvolvidos, onde a carência de capital próprio para investimentos reflete-se em infraestruturas incipientes, e práticas inadequadas de produção, com decorrências perniciosas nos resultados econômicos.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><strong><span><span>b)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span></strong><strong><span>marginalização do capital social</span></strong></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Por suas características associativas que incluem um amplo leque de parcerias entre os atores sociais, agentes econômicos e institucionais (empresas, universidades, poder público e organizações não-governamentais), torna-se intangível a presença das relações sociais, já que as parcerias são decididas entre pessoas (produtores, empresários, funcionários públicos e institucionais, etc.). Neste cenário, as redes sociais existentes tornam-se fundamentais para o sucesso dos APL’s, e sua marginalização nos processos de organização e gestão implicará em processos decisórios sem legitimidade e desagregadores do tecido social que, em primeira instância, é o fato gerador e o beneficiário final dos resultados.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong><span> </span></strong></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><strong><span><span>c)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span></strong><strong><span>omissões e/ou inadequações legais e normativas do Estado</span></strong></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Os processos produtivos formais dependem das normatizações e adequações legais estabelecidas pelo Estado para as atividades econômicas e a qualidade desta atuação estatal pode tornar o território atrativo ou não a investimentos externos e ao estímulo local à associação de empresas.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><strong><span> </span></strong></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><strong><span><span>d)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span></strong><strong><span>não inclusão da estratégia de APL´s em políticas públicas diferenciadas</span></strong></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Por serem mais limitados para atender as normas e exigências legais emanadas do Estado (em função do reduzido tamanho das empresas e pela maior vulnerabilidade às incertezas de custos e de mercado), os APL’s, necessariamente, devem ser amparadas (pelo menos em termos iniciais), por incentivos e/ou subsídios públicos diferenciados. E as políticas públicas estabelecidas neste sentido, têm que considerar que estas micros e médias empresas, exatamente por suas pequenas dimensões e por suas fragilidades que limitam a adoção de tecnologias altamente poupadoras de mão de obra, são muito mais capazes de gerar empregos diretos, aspecto importantíssimo na questão do desenvolvimento socialmente inclusivo.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><strong><span><span>e)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span></strong><strong><span>insuficiências de conhecimentos tecnológicos e acadêmicos específicos</span></strong></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Tendo na inovação tecnológica um dos principais fatores de crescimento da acumulação de capital, a ausência ou insuficiência de pólos aliados e geradores de conhecimento, inevitavelmente comprometerá o desenvolvimento do arranjo produtivo.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;text-align:justify;"><!--[if !supportLists]--><span style="color:#000000;"><strong><span><span>f)<span style="font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span></strong><strong><span>desarticulação na intervenção pelos atores envolvidos no APL</span></strong></span><!--[endif]--></p>
<p class="Normal12pt" style="margin-left:36pt;text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Qualquer fator entrópico, se não devidamente controlado, pode gerar a desarticulação entre os vários atores envolvidos, com reflexos comprometedores nos processos de gestão do arranjo local. E esta problemática envia a questão para a qualidade do capital social e o permanente conhecimento, acompanhamento e aperfeiçoamento das redes sociais existentes.</span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span>Ao final de tudo, as discussões afunilaram para três conclusões principais: primeiro, que o APL pode ser definido como <strong>um aglomerado dinâmico e solidário de pequenas empresas (associativas ou não), em um determinado território (geográfico, político, econômico e sócio-cultural), articulado com instituições públicas e/ou civis (e às vezes organizações macro-empresariais), gerando bens e/ou serviços especializados, mediante tecnologias tradicionais ou inovadas, para mercados específicos</strong>; segundo, que este modelo produtivo pode constituir-se em estratégia promissora em áreas menos dinâmicas, para uma maior inclusão sócio-econômica. E, por último, face ao seu surgimento recente, os APL’s precisam ser mais bem estudados e estruturados, como estratégia de desenvolvimento territorial sustentável.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:black;"><strong>3. Conclusão</strong></span></span></p>
<p class="Normal12pt" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span> </span></span><span style="color:#333300;"><span>O modelo histórico de desenvolvimento aplicado no Brasil e na Amazônia insere-se em um contexto mais amplo, onde os grandes projetos de infra-estrutura e produção de escala – bases necessárias para o avanço tecnológico da produção para um mercado globalizado – viabilizam a concentração do capital, os danos ambientais e as desigualdades sociais, com efeitos que ocorrem cada vez mais rapidamente e se fazem sentir cada vez mais intensamente nas esferas locais. Este contexto adverso tem alimentado, nas últimas décadas, discussões e ações que alimentam uma nova sociedade, com formas diferentes de organização e de representação dos diversos interesses, em função do próprio desenvolvimento organizacional e político das diversas camadas sociais. Esta nova sociedade, por sua vez, exige novos comportamentos da esfera pública, dos técnicos e das organizações civis, exigindo posturas mais dialógicas e consultivas em relação às necessidades de mudança e a escolha dos melhores caminhos para mudar. Concomitantemente, o espaço político passa a ser ocupado por grupos distintos e novas maneiras de atuação, que buscam substituir as formas antigas de representação dos diversos interesses de diferentes coletivos. Além disso, as circunstâncias da pobreza regional associada à devastação dos recursos naturais, necessariamente induz à discussão participativa do desenvolvimento local em bases ambiental, econômica e social sustentáveis (MIRANDA, 2007). </span></span></p>
<p class="corpo" style="text-align:justify;"><span style="color:#333300;"><span>Considerar a imperatividade de posturas inovadoras diante da atual paisagem social planetária, mas em especial na Amazônia (por ser ela o último grande reduto de recursos naturais e de função ambiental globalmente importante), é um forte sinal de bom-senso coletivo, em qualquer contexto territorial da região. E nesta percepção necessária, o desenvolvimento endógeno (conforme inicialmente conceituado) surge como estratégia importante de correção das distorções econômicas, sociais e ambientais construídas através dos séculos pelos modelos desenvolvimentistas tradicionais. E os Arranjos Produtivos Locais – APL’s, enquanto estratégia de aplicação empírica do desenvolvimento territorial e endógeno tem que ser seriamente considerada, por suas características associativas e inclusivas dos pequenos produtores. </span></span></p>
<p class="corpo" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:green;"><span style="color:#333300;">Apesar dessa constatação, não se pode ignorar as inúmeras dificuldades existentes na sociedade regional atual, originadas e perpetuadas na lógica da estratificação social e do Estado centralizador e classista, que carregam no seu âmago as profundas contradições inerentes a esta lógica. Na Amazônia Brasileira ainda predomina um ambiente desfavorável à sustentação política, social e institucional da prática do desenvolvimento territorial endógeno e sustentável: a <strong>dispersão social </strong>e o <strong>poder centralizado - </strong>historicamente constituído na predominância dos interesses individuais sobre os coletivos e na fragilidade organizacional dos segmentos produtivos tradicionais mergulhados em relações de clientelismo e dependência – e o <strong>imediatismo econômico </strong>que ameaça cada vez mais os recursos naturais ainda disponíveis. E compondo estes produtores tradicionais a fatia maior do universo produtivo, mas sobrevivendo predominantemente na informalidade (plena ou relativa), marginalizados pelos pólos regionais de conhecimento e inovação tecnológica, com restrita experiência associativa e de gestão, descrentes em relação ao Estado e à esfera política, as possibilidades mediatas de mudança econômica sustentável, sob qualquer ótica, apresentam-se como problemáticas. Analisada à luz dos pressupostos e gargalos apresentados pelos dois artigos analisados, a realidade sócio-econômica amazônica encontra-se em estágio muito aquém do necessário ao sucesso visibilizado pelos conteúdos revistos.</span></span></span></p>
<p class="corpo" style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="color:black;">Finalizando, deve-se considerar, dentro da proposta dos autores de estudar-se e estruturar-se mais sistematicamente os APL´s, a possibilidade de investigar-se a adequação dos mesmos à realidade das pequenas comunidades agroextrativistas, em uma iniciativa que poderia denominar-se como <strong>Arranjos Produtivos Locais de Subsistência</strong>. Esta iniciativa, a nosso ver, poderia tornar-se caminho adequado para viabilizar-se não somente resultados econômicos mediatos, como também promover a adequação da cultura sócio-produtiva regional ao cenário globalizado e o desenvolvimento do capital social existente para uma inserção promissora na lógica da acumulação econômica internacionalizada. A superação da informalidade econômica e organizacional, do distanciamento entre Estado e produtores, do individualismo e da desconfiança que minam o capital social, dos oportunismos políticos e econômicos, e da fragilidade das instituições civis, constituem tarefas difíceis e de realização em longo prazo. Entretanto, elas nos parecem mais facilmente superáveis, se iniciativas restritas a territórios específicos (mais integrados em termos sociais, políticos e econômicos), agrupando pequenos produtores locais em torno de processos produtivos potencialmente promissores em projetos-piloto que poderão, se bem sucedidos, serem replicados e inseridos nas políticas públicas.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size:14pt;text-transform:uppercase;"><br />
</span></strong></p>
<h1 style="text-align:center;">REFERÊNCIAS BIBLIOGRÁFICAS</h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><strong>(principais)</strong></p>
<p class="MsoNormal"><span>BAQUERO, Antonio Vázquez. </span><strong><span>Desarollo endogeno</span></strong><span>. </span><span>Universidad Autónoma de Madrid, Endogenous Development. Networking, innovation, institutions and cities. Routledge, Londres, 2002. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span style="color:#000000;">LIMA, Adelaide Motta e LOPES, Vítor. </span><strong><span style="color:#000000;">Arranjos produtivos locais: conceito e experiências em discussão. <span style="font-weight:normal;">Conj.</span><span style="font-weight:normal;"> &#38; Planej., Salvador: SEI, n.114, p.26-30, novembro, 2003.</span></span></strong> </span></p>
<h1 style="text-align:center;">REFERÊNCIAS BIBLIOGRÁFICAS</h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;" align="center"><strong>(complementares)</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>CAMPANHOLA, Clayton e GRAZIANO, José da Silva. <strong>Desenvolvimento local e a democratização dos espaços rurais</strong>. Cadernos de Ciência e Tecnologia, Brasília, v.17, n.1, p.11-40, jan/abr 2000. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>HAESBAERT, R. </span><strong><span>O mito da desterritorialização<span>: do “fim dos territórios” a multiterritoria-lidade.</span></span></strong><span> Rio de Janeiro, Bertand Brasil, 2004.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>MC LUHAN, Marshall. </span><strong><span style="color:black;">O meio é a mensagem</span></strong><span><span style="color:#000000;">. Rio de Janeiro, Record,1969.</span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>MIRANDA, Henrique e all<strong>. Diagnóstico Rápido Participativo das Reservas de Desenvolvimento Sustentável Alcobaça e Pucuruí-Ararão</strong>. Belém, convênio SECTAM / ELETRONORTE / POEMA, 2007.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>SANTOS, Maria Helena de Castro. <strong>Governabilidade, governança e democracia: criação de capacidade governativa e relações Executivo-Legislativo no Brasil pós-Constituinte.</strong> Brasília, UFPB/CIRAD/EMBRAPA, p. 113 – 128, 2002. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>COSTA, Maria Alice Nunes. <strong>Sinergia e Capital Social na construção de políticas sociais: A favela da Mangueira no Rio de Janeiro</strong>. Sociologia Política, Curitiba, n. 21, p. 147 – 163, nov. 2003.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>FARIAS, Regina Cláudia Gondim Bezerra.<strong> Controle social na regulação do setor elétrico</strong>. Instituto Serzedelo Corrêa, Brasília, set. 2004.</span></p>
<div><!--[if !supportFootnotes]--></p>
<hr size="1" /><!--[endif]--></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn1" href="#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span><!--[if !supportFootnotes]--><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:10pt;">[1]</span></span><!--[endif]--></span></span></a> Especialista em Gestão Sustentável de Recursos Naturais, mestrando do PPGEDAM<br />
<span> </span>henriquermiranda@yahoo.com.br</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La battaglia dei mulini a vento: Il parco eolico di Scansano appeso a una sentenza]]></title>
<link>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=2607</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 18:06:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>solleviamoci</dc:creator>
<guid>http://solleviamoci.wordpress.com/?p=2607</guid>
<description><![CDATA[
Legambiente: «Sarebbe una follia smantellare le torri eoliche e ci auguriamo che il Consiglio di S]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://byfiles.storage.live.com/y1pQPJJbFTcpOMtq7AfkATfOZxv2BxHjT9YDJDedn8HoDczEUcV1zBzlU0e2RVAK8CGBP9XG83QZBs" alt="" width="282" height="400" /></p>
<h1><span style="color:#ea0000;">Legambiente: «Sarebbe una follia smantellare le torri eoliche e ci auguriamo che il Consiglio di Stato non lo permetta». Domani la decisione.</span></h1>
<h1>.</h1>
<h3><span style="color:#666699;"><em><span style="font-size:xx-small;">la Repubblica, lunedì, 12 maggio 2008</span></em></span></h3>
<p>.</p>
<h2 class="webtesto"><em><span style="color:#666699;"><strong>Il sindaco: "Gli impianti a qualcuno sembrano brutti, mi dicano allora cos´è il bello"</strong></span></em></h2>
<p>.</p>
<p class="webtesto"><strong><span style="color:#666699;">di </span><span style="color:#ea0000;">ANTONIO CIANCIULLO</span></strong></p>
<p class="webtesto">
<hr size="2" />
<p class="webtesto">
<p class="webtesto"><span style="color:#ea0000;"><strong>ROMA - Regalano energia pulita a 40 mila persone,</strong></span> l´equivalente di una città grande come Avezzano. Tolgono dal cielo 27 mila tonnellate l´anno di anidride carbonica, il gas che sta minando la stabilità del clima. Aiutano l´Italia ad alleggerire la maxi multa che ci pioverà addosso per non aver rispettato gli impegni sottoscritti a Kyoto. Ma potrebbero fermarsi da un momento all´altro: il futuro dei dieci mulini a vento di Scansano, in provincia di Grosseto, dipende dalla decisione che il Consiglio di Stato prenderà domani per porre termine al lungo contenzioso che, come quasi ovunque in Italia, accompagna le fonti rinnovabili nel momento in cui da sogno si trasformano in realtà.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Nell´aprile 2007 il Tribunale </strong></span>amministrativo regionale della Toscana ha bocciato gli impianti accogliendo il ricorso presentato da <span style="color:#ea0000;"><strong>Jacopo Biondi Santi</strong></span>, la griffe del Brunello di Montalcino sbarcata nelle terre del Morellino dopo aver acquistato dalla moglie dello scrittore Graham Green una tenuta da 500 ettari con il castello medioevale di Montepò che si trova a un chilometro e mezzo, in linea d´aria, dalla torre eolica più vicina.</p>
<p class="webtesto"><span style="color:#ea0000;"><strong>«Il tram a Firenze per cacciar via lo smog</strong></span> non lo vogliono, gli impianti eolici gli sembrano brutti, ma vorrei sapere io cos´è il bello», si scalda il sindaco di Scansano,<span style="color:#ea0000;"> <strong>Flavio Morini</strong></span>. «Noi abbiamo cambiato tutta l´illuminazione pubblica mettendo le lampadine ad alta efficienza. Abbiamo regalato ai nostri cittadini il kit per il risparmio energetico. Abbiamo ridotto in tre anni di un terzo i consumi idrici per le attività comunali. Stiamo per costruire un impianto fotovoltaico da 2,2 megawatt, in una cava dismessa. E abbiamo creato, grazie a un accordo con la società Gamesa che ha investito 25 milioni di euro, un parco eolico in una zona dove già c´erano tralicci Enel alti 70 metri. È una colpa?»</p>
<p class="webtesto"><span style="color:#ea0000;"><strong>«La centrale eolica altera la canalizzazione del vento</strong></span> modificando il microclima dei miei vitigni», ribatte Biondi Santi. «Inoltre ho chiesto i danni al Comune e alla Regione perché l´impianto, con le pale che arrivano a 120 metri, incombe sul castello e lo deprezza: l´attività promozionale è diventata difficilissima. Se vanno avanti così finiranno per mettere queste torri orribili anche in piazza Signoria, a Firenze». Il ricorso è stato sostenuto da un comitato a cui aderiscono anche Italia Nostra e Mountain Wilderness, che si oppongono all´impianto perché «deturpa il paesaggio di una delle zone più belle e amate della Toscana, protetta da vincoli storico-ambientali».</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>Ma come risolvere il rebus energetico,</strong></span> con una domanda che continua a crescere e un vincolo sempre più rigido contro le emissioni di gas serra prodotte dai combustibili fossili? «Se vogliamo limitarci a rispondere usando formulette, possiamo continuare a ripetere solare ed eolico», risponde Biondi Santi. «Ma se il problema lo vogliamo risolvere davvero, allora dobbiamo pensare alle centrali nucleari».</p>
<p class="webtesto"><span style="color:#ea0000;"><strong>Opposto il parere di </strong><strong>Ermete Realacci</strong>,</span> ministro ombra per l´ambiente. «A marzo in Spagna si è registrato un sorpasso storico: il sole, il vento e le altre rinnovabili hanno prodotto più elettricità del nucleare. E stiamo parlando di un paese che ricava il 22,7 per cento della sua energia elettrica dall´atomo. Ebbene, l´assieme delle fonti pulite è arrivato al 28,4 per cento, soprattutto grazie all´eolico che da solo garantisce il 16,7 per cento superando anche il carbone».</p>
<p class="webtesto"><span style="color:#ea0000;"><strong>Un trend confermato dai dati del Kyoto Club, </strong></span>il cartello delle imprese impegnate in campo ambientale: negli ultimi anni, il vento ha superato su scala mondiale, dal punto di vista della potenza addizionale, l´atomo; e nel periodo 2008-2012, il nuovo eolico dovrebbe produrre una quantità di energia elettrica pari a due volte e mezza quella del nuovo nucleare.</p>
<p class="webtesto">.</p>
<p class="webtesto">fonte:<a href="http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=6333">http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=6333</a></p>
<p class="webtesto">...</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td class="categoryheadline2">
<h1><span style="color:#ea0000;"><strong>L’ “ebbrezza”  eolica  mette a rischio le terre del Morellino</strong></span></h1>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="small">Data di pubblicazione: 04.05.2006</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td class="articletext"><em>Un comunicato stampa di Italia Nostra (a difesa del paesaggio) e la posizione di Lega Ambiente (a difesa dell’eolico), con una <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/6531/0/152/#postilla" target="_self">postilla </a>di Eddyburg</em></p>
<p>.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>ITALIA NOSTRA:<br />
</strong><strong>PRONTE 10 MEGA TORRI EOLICHE<br />
</strong><strong>DA 110 METRI</strong></span></p>
<p><strong>Altro che sindrome Nimby</strong> (not in my backyard-non nel mio giardino). La guerra all’eolico ormai diffusa in tutta Italia con decine di comitati locali è, al contrario, una battaglia in difesa degli interessi nazionali.</p>
<p>L’arrivo dei padroni del vento con la multinazionale spagnola Gamesa in Maremma, è il sintomo più grave di un attacco generalizzato al patrimonio paesaggistico italiano. A Scansano(Gr), così come a Campobasso, si progettano centrali eoliche che vanno a turbare monumenti di valore nazionale, il cui valore è in larga parte determinato dall’essere ancora immersi nel contesto ambientale originario nel quale sono nati.</p>
<p>In Molise, 16 torri eoliche di 126 metri minacciano gli scavi archeologici dell’antica città di Saepinum, posta a cavallo del tratturo più famoso d’Italia (Pescasseroli - Candela), con effetti disastrosi pur essendo a sei chilometri e mezzo di distanza. E se ne è accorta anche la Regione Molise che su questo caso ha decretato una moratoria dell’eolico.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="4" width="250" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://eddyburg.it/imagecatalogue/imageview/4244/?RefererURL=/article/articleview/6531/0/152"> <img src="http://eddyburg.it/ezimagecatalogue/catalogue/variations/4244-250x250.jpg" border="0" alt="" width="250" height="198" /> </a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>A Scansano, invece, la distanza tra il Castello di Montepò e i più grandi apparati industriali mai costruiti dall’uomo, sarebbe di soli due chilometri e mezzo.</p>
<p>Non a caso, in questo comprensorio, il PTC (Piano Territoriale di Cordinamento) della Regione Toscana, prescrive che gli stessi interventi “legati all’attività agrituristica e alla valorizzazione della produzione vinicola saranno realizzati secondo criteri di rigorosa compatibilità con l’integrità del contesto ambientale[...]”.</p>
<p>“Se perfino in Maremma, fino ad oggi luogo esemplare di gestione del paesaggio italiano”, ha dichiarato Oreste Rutigliano, Coordinatore del Comitato Nazionale del Paesaggio “dovesse passare questa aberrazione, vuol dire realmente che siamo di fronte ad una emergenza nazionale. La Regione Toscana, bloccando questo insediamento ci riconfermi che vuole essere ancora un punto di riferimento di buon agire culturale”.</p>
<p>.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>LEGAMBIENTE CONTRO ITALIA NOSTRA</strong><br />
<strong>SI' A EOLICO SCANSANO (AGI)</strong><br />
</span><br />
<span style="color:#ea0000;"><strong>Legambiente si costituira' "ad adiuvandum"</strong></span> della Provincia di Siena - nonche' del comune di Scansano, della Regione Toscana e della Sopraintendenza di Siena - in difesa del parco eolico di Scansano, per ottenere che sia respinto il ricorso presentato da Italia Nostra che, se accolto, bloccherebbe la realizzazione dell'impianto. Come spiegano in una dichiarazione il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta e Fausto Ferruzza, segretario di Legambiente Toscana, questa scelta ha un obiettivo pratico e un significato simbolico: "Le dieci pale eoliche di Scansano - sottolineano i dirigenti di Legambiente - sorgeranno dove ci sono gia' i tralicci, di analoga altezza, di un grande elettrodotto, dunque il loro impatto paesaggistico sara' molto limitato. D'altra parte, esse consentiranno di approvvigionare con energia pulita quasi 50 mila persone, per un significativo risparmio di emissioni inquinanti". Per tutto questo, aggiunge Legambiente, battersi contro un intervento cosi' vuol dire negare le ragioni stesse dell'ambientalismo: "Dire no all'eolico, come alle metropolitane o agli impianti di compostaggio dei rifiuti - affermano Della Seta e Ferruzza -, e' ostacolare una vera riconversione ecologica dell'energia, dei trasporti, in generale dell'economia e della societa'. Nel caso di Scansano, dire no al parco eolico significa ostacolare 'la Maremma che vogliamo': senza nuova autostrada, con un'Aurelia finalmente sicura, ma anche con un modello di produzione e consumo di energia meno legato ai combustibili fossili e di piu' alle fonti pulite".</p>
<p>.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong><em>Postilla a Legambiente</em></strong></span></p>
<p><em>Chi non conosce il territorio pensa che se una soluzione tecnica buona lo è indifferentemente dappertutto. I pannelli solari sono buoni? Allora installiamoli anche sul Colosseo, e magari sotto i portici di San Pietro. Le torri eoliche sono buone? E allora fottiamocene del paesaggio, magari anche dove il vento è poco. </em></p>
<p><em>Che dire poi dell’affermazione “le dieci paleeoliche sorgeranno dove ci sono già i tralicci”? Ricordo che Chicco Testa, quando non era più presidente di Legambiente ma lo era dell’ENEL si propose di eliminare i tralicci dove disturbavano il paesaggio…</em></p>
<p>Nota: Qui su Eddyburg, per metodologie non arbitrarie di decisione riguardo al territorio e nuove tecnologie energetiche, anche due contributi recenti nei casi dell'<em><strong><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/2964/0/129/" target="_self">Australia</a></strong></em> e del <em><strong><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/2935/0/129/" target="_self">Regno Unito</a></strong></em> ; su Mall/Piani, anche alcune linee guida alla progettazione sostenibile (non solo per l'eolico) della <em><strong><a href="http://www.eddyburg.it/article/articleview/6101/0/202/" target="_self">East of England Regional Assembly</a></strong></em> (f.b.)</p>
<p>.</p>
<p>fonte:<a href="http://eddyburg.it/article/articleview/6531/0/152/">http://eddyburg.it/article/articleview/6531/0/152/</a></p>
<p>.</p>
<p><span style="color:#ea0000;"><strong>E VOI COSA NE PENSATE?</strong></span></p>
<p>...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ya estamos recliclando]]></title>
<link>http://chitiore.wordpress.com/?p=216</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 15:20:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>chitiore</dc:creator>
<guid>http://chitiore.wordpress.com/?p=216</guid>
<description><![CDATA[No así en serio, tenemos que reciclar!! La tierra se esta muriendo!!

]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>No así en serio, tenemos que reciclar!! <a href="http://chitiore.wordpress.com/2007/10/16/calentamiento-global-la-tierra-se-esta-muriendo/">La tierra se esta muriendo!!</a></p>
<p><a href="http://chitiore.wordpress.com/2008/05/12/reciclaje/"><img class="alignnone size-medium wp-image-218" src="http://chitiore.wordpress.com/files/2008/05/greenpeacerecyclingpreview1.jpg?w=300" alt="" width="435" height="305" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la vita che vorrei]]></title>
<link>http://ciclogatto.wordpress.com/?p=80</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 15:09:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>ciclogatto</dc:creator>
<guid>http://ciclogatto.wordpress.com/?p=80</guid>
<description><![CDATA[è esattamente questa:

]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;">è esattamente questa:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://ciclogatto.files.wordpress.com/2008/05/holly_pic3.gif"><img class="size-medium wp-image-81" src="http://ciclogatto.wordpress.com/files/2008/05/holly_pic3.gif?w=210" alt="" width="210" height="262" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Paese dalle belle parole...inutili...]]></title>
<link>http://tbtvecocommunity.wordpress.com/?p=43</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 14:59:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>tbtvecocommunity</dc:creator>
<guid>http://tbtvecocommunity.wordpress.com/?p=43</guid>
<description><![CDATA[Il periodo elettorale è terminato, ma continuano le polemiche sull&#8217;attuale stato ambientale d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo elettorale è terminato, ma continuano le polemiche sull'attuale stato ambientale del paese. Quando qualche settimana fa avevo scritto che la politica nostrana non mostra alcun interesse per gli argomenti ecologici, non era affatto falso. In Italia succede come in Cina, se non se ne parla non esiste. Non voglio fare catastrofismi, ma in quanto al nuovo governo, non c'è stato un ministro che abbia detto di voler fare dei cambiamenti epocali, o che abbia messo in luce gli "sporchi" problemi che ci attanagliano. I discorsi più impellenti riguardano Napoli, ma anche quest'argomento è diventato più una moda, infatti se ne parla, se ne parla ma non si fa nulla di reale e specifico per risolvere il problema. Cosa posso consigliare ai giovani come me? Combattete per ciò in cui credete! Ma non c'è nemmeno la voglia di farlo, perchè manca l'informazione e perchè siamo una generazione di deboli comodisti che non riescono a lottare per cambiare una società che si vede, si percepisce, sta andando a rotoli. Gli idealisti non ci sono più, c'è l'apatia di ragazzi che a 30 anni ne dimostrano 50 per la stanchezza psicofisica che dimostrano. Il nostro ambiente è in pericolo, ma tanto "che ce frega", come si dice a Roma, l'importante è che il proprio orticello vada avanti. Avremmo bisogno di uno Tsunami intelllettuale per risvegliare le coscienze e far capire che non è così che si andrà avanti. Non l'ho vissuto, ma mi manca il'68, mi manca uno Stato che aiuti i giovani a fare sognare, vorrei essere tutelata come donna, come giovane, come persona, vorrei avere un giorno dei figli che non debbano subire quello che sto passando io...L'incubo della precarietà e il desiderio di andare via da un Paese che invece amo...Non so come andrà, ma tranquilli ragazzi, tanto il nostro nuovo  MInistro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo,  troverà le soluzioni giuste per rispettare il Protocollo di Kyoto e diminuire le emissioni di Co2...Sperando che almeno lei conosca l'argomento...Povera Italia.</p>
<p>Per approfondire, una curiosità sul nostro futuro MInistro:</p>
<p><a href="http://blog.libero.it/Snorki/4671188.html">http://blog.libero.it/Snorki/4671188.html</a></p>
<p>(DDF)</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Consumo locale, risparmio globale!]]></title>
<link>http://tbtvecocommunity.wordpress.com/?p=44</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 14:47:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>tbtvecocommunity</dc:creator>
<guid>http://tbtvecocommunity.wordpress.com/?p=44</guid>
<description><![CDATA[Si parla tanto di consumo responsabile, filiera corta, menu a Km 0. Ebbene sì, basta solo un po’ ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span>Si parla tanto di consumo responsabile, filiera corta, menu a Km 0. Ebbene sì, basta solo un po’ di impegno personale per consumare cibi più genuini e ridurre i costi legati al trasporto. Senza considerare che così facendo guadagnano produttore e consumatore. A tale scopo si sono creati i gruppi d’acquisto, persone che decidono di unirsi per effettuare acquisti all’ingrosso di prodotti agroalimentari biologici o di uso comune che poi ridistribuiscono tra loro.  I gruppi hanno la possibilità di rivolgersi direttamente ai produttori recuperando un rapporto con il territorio, riducendo passaggi e intermediazioni con un conseguente vantaggio nei prezzi d’acquisto. E l'ambiente ci guadagna! Gran parte<strong> </strong>del merito nella diffusione di queste pratiche si deve alla rete dei <strong>G.A.S., Gruppi d acquisto solidale</strong>, presenti in tutta Italia e facilmente reperibili attraverso il sito <a href="http://www.retegas.org/">http://www.retegas.org/</a>. Una realtà alternativa a quella della grande distribuzione a cui siamo pigramente abituati che sta prendendo piede e a cui si aggiungono ulteriori canali informativi<strong><strong>: 15 sportelli informativi territoriali</strong></strong></span><span>, una newsletter bisettimanale<strong> IO Mangio Bio </strong>e<strong> un Numero verde</strong><strong><span style="color:black;"> </span></strong><span style="color:black;">(</span></span>800 655 504)<span>, tutte azioni di supporto al lavoro di <strong>AIAB</strong> (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal">(EP)</p>
<p class="MsoNormal">http://www.aiab.it/home/</p>
<p class="MsoNormal">http://biopertutti.info/sito/it/contatti/contattaci</p>
<p class="MsoNormal"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/VDEFjJuOJhg'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/VDEFjJuOJhg&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;"><strong></strong></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_4QZ7gMSqgQ'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/_4QZ7gMSqgQ&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[una mini Centrale eolica domestica]]></title>
<link>http://newmediologo.wordpress.com/?p=35</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 13:32:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>newmediologo</dc:creator>
<guid>http://newmediologo.wordpress.com/?p=35</guid>
<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/40isuE-f9oo'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/40isuE-f9oo&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Moral e Ciência]]></title>
<link>http://edsongil.wordpress.com/?p=1213</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 13:11:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Edson Dognaldo Gil</dc:creator>
<guid>http://edsongil.wordpress.com/?p=1213</guid>
<description><![CDATA[http://www.unisinos.br/_ihu/index.php?option=com_noticias&amp;Itemid=18&amp;task=detalhe&amp;id=1391]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.unisinos.br/_ihu/index.php?option=com_noticias&#38;Itemid=18&#38;task=detalhe&#38;id=13913</p>
<p>IHU</p>
<p>12/5/2008</p>
<p><strong> Ciência e moral, a utopia do diálogo</strong></p>
<p><em>Dois estudiosos de fama internacional se confrontam sobre a relação entre os desenvolvimentos da técnica e os limites propostos pela ética. O jornal Corriere della Sera, 23-04-2008, publicou um extrato do livro de Edoardo Boncinelli e Emanuele Severino  intitulado Diálogo sobre ética e ciência.  lançado na Itália pela Editora San Raffaele. O texto aqui apresentado compreende dois trechos distintos: o primeiro é relativo à parte inicial do confronto crítico entre os dois estudiosos, enquanto o segundo provém das conclusões tiradas pelos autores em forma de post scriptum no final do volume.</em></p>
<p><strong>Edoardo Boncinelli</strong>, cientista de fama internacional, foi presidente da Sociedade italiana de biofísica e biologia molecular.</p>
<p><strong>Emanuele Severino</strong>, filósofo e membro da Academia dos Liceus, ensina na Universidade Vita-Saulte San Raffaele de Milão.</p>
<p><strong>Ciência e ética</strong></p>
<p><strong>Boncinelli</strong>: Creio que sob nenhum ponto de vista possa subsistir um conflito entre ciência e ética, porque se trata de disciplinas que se ocupam de problemas diversos. O que costumeiramente é definido como conflito entre ciência e ética é, na realidade, o conflito entre éticas diversas, ou então, entre portadores de éticas diversas, onde a ciência é apenas a fornecedora dos argumentos. Há cinqüenta anos não se podia discutir sobre algumas coisas pelo simples motivo de que não eram possíveis; tomemos o exemplo da fecundação assistida. A ciência pôs sobre a mesa oportunidades que antes não existiam e que levaram a discussões; mas quem discute sobre elas não são os cientistas com os éticos; quem discute são os portadores de um tipo de ética com os portadores de outra ética. Ou melhor: os portadores de um tipo de ética com os portadores de muitas outras éticas, porque nos encontramos, de uma parte, ante um monólito que é a ética católica, e, de outra, ante toda uma vintena de posições bastante diversas, já que a assim chamada ética laica é, na realidade, unificada somente por uma tolerância maior pelo progresso, por maior atenção aos interesses do indivíduo e por um apelo reduzido ao magistério da