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	<title>cyberspazio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/cyberspazio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "cyberspazio"</description>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 14:04:12 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Cyber Droghe]]></title>
<link>http://zorapide.wordpress.com/?p=439</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 06:55:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>zorapide</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rinvenuto adolescente &#8220;strafatto&#8221; davanti al computer.
Si presumeva che la causa del mal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Rinvenuto adolescente "strafatto" davanti al computer.<br />
Si presumeva che la causa del malessere fosse stata provocata dall'uso incontrollato del sito "<a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26943&#38;sez=HOME_SCIENZA">I-Doser</a>", ed invece si è scoperto che il giovane si è imbattuto, per puro caso, nel sito di <a href="http://www.ninodangelo.com/">Nino D'Angelo</a>.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[.:: Oltre il banalismo del web // avatar]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=51</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 21:22:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Nell&#8217;ormai consolidato gergo di Internet, svariati lemmi sono di estremo interesse per chi si]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-97" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/05/mappa-avatar.jpg" alt="" width="510" height="382" /></p>
<p>Nell'ormai consolidato gergo di Internet, svariati lemmi sono di estremo interesse per chi si avvicina alla progettazione di architetture virtuali. Se noi considerassimo l'intero sistema <em>internet</em> come una sorta di mondo degeografizzato (l'unica indicazione geografica è il dominio) parallelo al nostro, nelle più banali delle ipotesi, niente ci vieta di ricondurre la metafora delle città a quello che ora chiamiamo <em>portali</em>. Dunque, perseguendo per analogia, potremmo andare ad aggettivare i singoli edifici come quello che ora sono i siti, facenti parte magari di portali dedicati, alla stregua di un'abitazione che condivide il condominio con altre abitazioni. Scendendo ancora di scala, si arriva al singolo <em>abitante/avatar</em>. Questa schematizzazione della gerarchia sociale di un possibile territorialismo del web è funzionale ad una alfabetizzazione alla cultura visiva di cui si dovrà sensaltro far pratico il transarchitetto che non vorrà far scadere la propria disciplina nella pura masturbazione formale, ma affiancando la sperimentazione alla comprensione dei problemi fruitivi e di uso di questi spazi. Con ciò non voglio dire assolutamente che si può prescindere dai problemi formali, tutt'altro: in quanto virtuoso mi sento di dire che anche nel costruito è assolutamente necessaria il più ardito tra gli aneddoti formali. Ma bisogna riflettere sul fatto che, a distanza di 5-6 anni dalle ultime sperimentazioni visive degli studi più trasgressivi, come quelli di Novak Kovak ad esempio, gli esempi di riflessioni pertinenti sull'architettura digitale sono di una pochezza teorica sconfortante.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-98" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/05/newblood-1-4_marcos-novak.jpg" alt="" width="523" height="523" /></p>
<p>Il perchè di questo ha una facile risposta: il perdersi in congetture, fumose quanto all'atto pratico niente più che poetiche, ha fatto sì che l'intera disciplina perdesse di vista l'obiettivo per cui è nata: la gestione della fruizione, da parte di avatar, di architetture fruibili via web, le quali avranno una destinazione d'uso diversa da quella unicamente ludica ricreativa. Avatar che hanno possibilità e bisogni ben precisi e sicuramente diversi dalle persone che nascondono. Dunque, la ricerca deve ripartire da quì: comprendere a quali funzioni possano adempiere queste transarchitetture, che indirizzo stilistico avranno e in che maniera sarà possibile una fruizione attiva da parte degli avatar. Le problematiche si ritrovano da loro di rimbalzo, dunque è impossibile dare una definizione per ogni problema separatamente: in base alla transarchitettura, ogni avatar dovrà comportarsi diversamente, e dunque avrà questa o quella possibilità, questo o quel vincolo.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-102" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/05/ultrasound-of-new-baby1.jpg" alt="" width="509" height="389" /></p>
<p>C'è da dire che lo stesso concetto di <em>avatar</em>, già nella sua origine tribalistica/indiana, non è altro che l'assunzione di caratteri fisico/spirituali di entità altre. Quindi, oltre a tutte le considerazioni di tipo funzionalistico, dobbiamo considerare l'anima trasformista nella rete come uno sviluppo naturale del tema antropologico . In altre parole, il mutamento sognato dai transumanisti parte in primo luogo da un riadattamento comportamentale, insito negli archetipi mentali che ci appartengono. Dunque, il processo di evoluzione umana, o per dirla con Lèvy, di ominazione, proseguirà proprio con la comprensione dei fenomeni <em>extraumani </em>appartenenti a quelle entità create per assumere il ruolo di nostro personalissimo alias: l'avatar. Che l'avatar/design possa essere l'ultima deriva di una prossima futura psico/industrial-design?</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-103" src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/05/avatar.jpg" alt="" width="510" height="648" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La separazione delle conoscenze]]></title>
<link>http://kaeso.wordpress.com/2008/03/18/la-separazione-delle-conoscenze/</link>
<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 21:05:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaeso</dc:creator>
<guid>http://kaeso.wordpress.com/2008/03/18/la-separazione-delle-conoscenze/</guid>
<description><![CDATA[«Per guidare la costruzione del cyberspazio, per aiutare la scelta tra i diversi orientamenti possi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«<i>Per guidare la costruzione del cyberspazio, per aiutare la scelta tra i diversi orientamenti possibili, anzi per immaginarne di nuovi, proponiamo un criterio di scelta etico-politico, una visione organizzatrice. Dovranno essere incoraggiati i dispositivi che contribuiscono alla produzione di un'intelligenza o di un'immaginazione collettiva.<br />
In materia di creazione e gestione dei segni, di trasmissione delle conoscenze, di strutturazione degli spazi di vita e di pensiero, la migliore propedeutica si colloca senza dubbio dalla parte della letteratura, dell'arte, della filosofia, della cultura alta in genere. La barbarie nascerebbe -nasce già- dalla separazione: contrariamente a quanto credono, i tecnici hanno molto da imparare dagli umanisti. Simmetricamente, le persone di cultura devono fare lo sforzo di impadronirsi dei nuovi strumenti, poiché essi ridefiniscono il lavoro dell'intelligenza e della sensazione. In mancanza di un simile incontro, otterremmo, in fin dei conti, solo una tecnica vuota e una cultura morta.</i>»</p>
<div class="postentry">
<div class="snap_preview">
<p align="right"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Levy">Pierre Levy</a>, <i>L’intelligenza collettiva</i></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'informazione torrentizia]]></title>
<link>http://kaeso.wordpress.com/2008/03/16/linformazione-torrentizia/</link>
<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 11:27:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaeso</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Le forme di governo attualmente in uso si sono stabilizzate in un&#8217;epoca in cui i cambiamenti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«<i>Le forme di governo attualmente in uso si sono stabilizzate in un'epoca in cui i cambiamenti tecnici, economici e sociali erano molto meno rapidi di oggi.<br />
Le procedure di decisione e valutazione attualmente in uso sono state pensate per un mondo relativamente stabile e all'interno di una ecologia della comunicazione semplice. Oggi, ormai, l'informazione è di natura torrentizia o oceanica. Lo scarto tra il flusso diluviale dei messaggi e le forme tradizionali di decisione e orientamento si fa sempre più ampio.</i>»</p>
<p align="right"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Levy">Pierre Levy</a>, <i>L’intelligenza collettiva</i></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[.:: Psicologia della Forma]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/?p=57</link>
<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 15:56:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp;

&nbsp;
In un paio di anni le periferiche input mente-computer verranno commercializzate, e p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&#160;</p>
<p align="center"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/hQWBfCg91CU'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/hQWBfCg91CU&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p align="center">&#160;</p>
<p>In un paio di anni le periferiche <i>input </i>mente-computer verranno commercializzate, e probabilmente sostituiranno le attuali periferiche di interazione, come tavole grafiche, muose e tastiere.</p>
<p>Probabilmente entro una decina di anni verranno testate le prime periferiche <i>output </i>computer-mente, e saranno sviluppati parallelamente i primi software che possano sfruttare le potenzialità delle nuove macchine.</p>
<p>Sarà probabilmente la fine dell'esperienza video, essendo l'informazione, in qualunque forma venga distribuita, direttamente fornita alle terminazioni nervose, e quindi vissuta dall'<i>interno</i>, in un'esperienza assolutamente immersiva. Alcuni esperimenti si stanno già conducendo in questa direzione, come quelli del professor Anil Raj ha ottenuto risultati straordinari connettendo cavie umane a piccoli sistemi di rilevazione. Connessione avvenuta senza alcun cavo collegato direttamente al cranio, ma una semplice striscia di plastica da posizionare sulla lingua. Attraverso il collegamento all'interfaccia, alcuni soggetti completamente ciechi sono riusciti ad orientarsi autonomamente, trovando porte, individuando persone nelle vicinanze o afferrando oggetti. Dunque queste periferiche, nel caso specifico dei ciechi, non vanno a ricreare una <i>protesi sensoriale</i>, capace cioè di riparare il senso danneggiato, ma disegna un <i>sesto </i>senso, indescrivibile se non lo si è provato. Simile, più che alla vista o l'udito, al <i>sònar </i>dei pipistrelli, dove la posizione degli ostacoli sono <i>avvertiti</i>. Uno spazio del tutto personale, quello del pipistrello. Ma come è possibile simulare un senso diverso da quelli a cui siamo predisposti, è probabile che sarà possibile simulare direttamente la navigazione web ed il controllo di dati, in modo che l'uso internet si trasformi in un'<i>esperienza</i>, più che in una <i>fruizione. </i>In questo senso la transarchitettura potrebbe ritrovare nuovi significati, in una sorta di pianificazione urbana del cyberspazio. Il ruolo che dovrebbe assumersi il transarchitetto diventerebbe sempre più delicato, in quanto l'<i>esperienza</i> dei dati (ricordate? Non si può ora parlare di fruizione!) dovrà essere <span style="font-style:italic;">guidata </span>in modo da non dover far affrontare lo shock del singolo di fronte all'impossibilità di capire effettivamente cosa sta succedendo i questa nuova tipologia di spazi.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/03/gh.jpg" style="width:517px;height:387px;" alt=".:: PEJA // Psicologia della Forma_ Città (indi)visibile" /></div>
<p>Ritornano attuali gli studi sulla psicologia della forma condotti dagli artisti, grafici e designer dalle avanguardie fino alla fine della fiducia delle discipline nel tardo '70. Ritornano attuali gli studi sull'emotività delle composizioni, della scientificità dell'impressione sulla retina dei complementari dei colori (anche se è stato dimostrato che il colore complementare non rimane impressa sulla retina, ma i nervi ottici tendono a compensare con il suo complementare, il colore che osserviamo distrattamente) . Ritornano Munari, Kandisky, Klee. Non come moda, ma come una ripresa di studi dal quale ripartire, senza ideologismi questa volta, ma considerando anche questa come strada necessaria da battere.</p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://piliaemmanuele.wordpress.com/files/2008/03/opt-kitaoka.gif" style="width:444px;height:394px;" alt="Psicologia della Forma" /></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il trittico infernale]]></title>
<link>http://kaeso.wordpress.com/2008/03/13/il-trittico-infernale/</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 20:32:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaeso</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Notiamo innanzitutto che sono proprio i governi attuali, cioè i rappresentanti eletti, ad adeguar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«<i>Notiamo innanzitutto che sono proprio i governi attuali, cioè i rappresentanti eletti, ad adeguarsi al tempo breve e frammentato dei media. L'assenza di visione e di politica a lungo termine proviene dalla combinazione di rappresentatività (forma politica molare) e televisione (dispositivo di comunicazione). Il sistema è tale che i rappresentanti puntano solo a farsi rieleggere utilizzando, a questo fine, i media che li sottomettono alla propria istantaneità, alla propria assenza di memoria e di progetto. La politica-spettacolo personalizza spaventosamente le promesse, affascina i cittadini, li atomizza, li massifica, non offre loro alcune presa sugli affari della città. Bisogna dunque distinguere in modo molto netto la democrazia in tempo reale, che potrà dispiegarsi nel cyberspazio, e la politica mediatica che si basa sul trittico infernale televisione/sondaggi/elezioni. La democrazia in tempo reale non ha nulla a che vedere con la trasmissione televisiva seguita dal voto attraverso videotel.</i>»</p>
<p align="right">  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Levy">Pierre Levy</a>, <i>L’intelligenza collettiva</i></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Democrazia rappresentativa e democrazia diretta]]></title>
<link>http://kaeso.wordpress.com/?p=156</link>
<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 20:20:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaeso</dc:creator>
<guid>http://kaeso.wordpress.com/?p=156</guid>
<description><![CDATA[«Non possiamo basarci sull&#8217;esperienza storica o sulla tradizione per fronteggiare problemi ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«<i>Non possiamo basarci sull'esperienza storica o sulla tradizione per fronteggiare problemi che non hanno precedenti. La filosofia politica non può aver già verificato e discusso la democrazia diretta in tempo reale nel cyberspazio perché la sua possibilità tecnica si è presentata solo dopo la metà degli anni ottanta. La democrazia ateniese riuniva alcune migliaia di cittadini che incontravano e discutevano insieme in un luogo pubblico nel quale potevano recarsi a piedi. Quando sono nate le democrazie moderne, alcuni milioni di cittadini erano dispersi su un territorio esteso. Fu dunque <b>praticamente</b> impossibile far viverre una democrazia diretta su vasta scala. La democrazia rappresentativa può essere considerata come una soluzione tecnica alla difficoltà di coordinamento. Ma nel momento in cui si presentano soluzioni tecniche migliori, non c'è alcuna ragione per non prenderle seriamente in considerazione. I regimi pluralisti e parlamentari classici sono certamente preferibili alle dittature e il suffragio universale è sicuramente superiore al suffragio censitario. Tuttavia non bisogna feticizzare alcune procedure socio-tecniche particolari. L'ideale della democrazia non è l'elezione dei rappresentanti, ma la partecipazione del popolo alla vita della città. Il voto classico non è che uno strumento. Perché non immaginarne altri, basati sull'uso delle tecniche contemporanee, che permettano una partecipazione dei cittadini qualitativamente superiore a quella assicurata dallo spoglio delle schede depositate nelle urne?»</i></p>
<div align="right"> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Levy">Pierre Levy</a>, <i>L’intelligenza collettiva</i></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'elemento relazionale]]></title>
<link>http://kaeso.wordpress.com/2008/02/18/lelemento-relazionale/</link>
<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 19:49:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaeso</dc:creator>
<guid>http://kaeso.wordpress.com/2008/02/18/lelemento-relazionale/</guid>
<description><![CDATA[«Al di là delle loro diversità, le professioni contemporanee hanno quasi tutte in comune certe at]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«<i>Al di là delle loro diversità, le professioni contemporanee hanno quasi tutte in comune certe attività di cooperazione, relazione, formazione e apprendimento permanente. Gli industriali producono oggetti? Certo, ma passano la maggior parte del tempo ad ascoltare i propri clienti, a negoziare con loro, a informarli, a stabilire accordi di produzione, a rinnovare le proprie competenze... Le infermiere e i medici curano i corpi? Senz'altro. Ma l'elemento relazionale ha un'importanza sempre crescente. Si guarisce meglio in ospedali umanizzati, in cui i malati vengono considerati come persone. Si curano più efficacemente i pazienti introducendoli alla dietetica, all'igiene, al riconoscimento preciso dei sintomi, all'autonomia sanitaria in generale.<br />
La produzione antropica del futuro si basa su due elementi indissolubili: la cultura delle qualità umane -  di cui fanno parte, com'è noto, le competenze - e l'edificazione di una società vivibile.</i>»</p>
<div align="right"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Levy">Pierre Levy</a>, <i>L’intelligenza collettiva</i></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'altro è qualcuno che sa]]></title>
<link>http://kaeso.wordpress.com/?p=153</link>
<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 14:20:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaeso</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Poniamo esplicitamente, apertamente e pubblicamente l&#8217;apprendimento reciproco come mediazion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>«<i>Poniamo esplicitamente, apertamente e pubblicamente l'apprendimento reciproco come mediazione dei rapporti tra gli uomini. Le identità diventano allora identità di sapere. Le conseguenze etiche di questo nuovo assetto della soggettività sono immense: chi è l'altro? È qualcuno che sa. E sa cose che io non conosco. L'altro non è più un'entità spaventosa e minacciosa: come me, ignora molte cose e padroneggia alcune conoscenze. Ma poiché i rispettivi ambiti di inesperienza non coincidono, egli rappresenta una possibile fonte di arricchimento per la mia conoscenza. Può aumentare le potenzialità del mio essere quanto più è diverso da me. Io potrei associare le mie competenze con le sue in modo tale da far meglio insieme che separatamente.<br />
Ma la trasparenza non sarà mai totale, e non deve esserlo. Il sapere dell'altro non può ridursi a una somma di risultati o di dati. Ecco perchè, anche se devo informarmi e dialogare, anche se posso imparare dall'altro, io non saprò mai tutto ciò che egli sa.</i>»</p>
<div align="right"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pierre_Levy">Pierre Levy</a>, <i>L'intelligenza collettiva</i></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Marco Lobietti, Ram 2002]]></title>
<link>http://giovaniartisti.wordpress.com/?p=109</link>
<pubDate>Mon, 06 May 2002 08:52:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>gianlucacostantini</dc:creator>
<guid>http://giovaniartisti.wordpress.com/?p=109</guid>
<description><![CDATA[
Marco Lobietti D3z!gn Remix*
di Vanni Brusadin
 
Progetti Bombboogie / Armin Linke / Lady Godiva
0 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://giovaniartisti.files.wordpress.com/2008/05/lob02.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-110" src="http://giovaniartisti.wordpress.com/files/2008/05/lob02.jpg" alt="" width="450" height="450" /></a></p>
<p><strong>Marco Lobietti D3z!gn Remix*<br />
</strong><em>di Vanni Brusadin</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Progetti Bombboogie / Armin Linke / Lady Godiva</p>
<p>0 .<br />
Nel 1981 non erano praticamente disponibili computer di dimensioni e prezzo appetibili per il pubblico, che per altro non avrebbe saputo bene cosa farsene. Nel 1984 i computer avevano tutti un'interfaccia a caratteri, il che vuol dire che qualunque tipo di comando da parte dell'utente veniva impartito attraverso combinazioni di tasti. Nel 1990 la rete che chiamiamo World Wide Web non esisteva e i pochi che potevano accedere alle varie reti di computer lo facevano di solito attraverso terminali universitari e, di nuovo, scambiando dati sotto forma di testo. Fino al 1993 non esisteva il sito della Casa Bianca e nel 1995 era ancora un problema creare pagine web con immagini di qualità accettabile.</p>
<p>1 .<br />
The Boss: Definisci i tuoi obiettivi!<br />
Anti-Boss: La bellezza applicata con intelligenza aumenta la funzionalità.<br />
B: Conosci il tuo pubblico!<br />
Anti-B: La Rete è uno strumento di comunicazione, non solo l'ultima facciata di un database.<br />
B: Tieni conto delle convenzioni!<br />
Anti-B: Siti differenti hanno ambizioni differenti.<br />
B: Rispetta gli utenti e i tuoi clienti!<br />
Anti-B: I visitatori della Rete non sono come i cani di Pavlov.</p>
<p>2 .<br />
C'è un aspetto che distingue l'attuale web design dal disegno industriale o dalla grafica: il web designer - attraverso un software come Flash basato su una cronologia di azioni - progetta oggetti immersi nel tempo. Come gli altri progettisti, il web designer costruisce un'architettura dell'informazione sotto forma di file depositati su un server, ma l'oggetto finale non è facilmente rappresentabile su carta. (...) Ma in generale il web design è un'operazione di gestione del tempo anche in un altro senso: un progetto di comunicazione Web è raramente concluso ed evolve con continue aggiunte modifiche esperimenti.</p>
<p>3 .<br />
Il software è uno strumento di produzione intellettuale (anche quando è finalizzato alla produzione di oggetti) pensato per garantire efficacia senza perdere in flessibilità d'uso. Ogni software è in realtà una macchina estremamente complessa e allo stesso tempo molto semplice in superficie, che - se non è un software a codice aperto (nelle due varianti free sofware e open source) - mette sotto controllo le possibilità di azione di chi lo usa sui meccanismi interni. In generale, il software commerciale di massa (come per esempio Flash) è per le masse degli utenti un oggetto allo stesso tempo di uso quotidiano e automatico (di cui spesso l'utente non conosce neanche i potenziali concorrenti); mentre dal punto di vista industriale si trova al centro di singolari dinamiche di standardizzazione e distribuzione: per uno stesso tipo di compito la maggioranza degli utenti usa un ristretto numero di programmi.</p>
<p>4 .<br />
L'economia dell'attenzione che sta emergendo è radicalmente diversa da ogni precdente forma di economia, e sicuramente da quella del mercato industriale. Nella sua forma più pura non coinvolge alcun tipo di danaro, né un mercato o qualsiasi altra cosa che a rigore gli possa assomigliare. Coinvolge uno schema di vita piuttosto differente da quello basato sulla routine produttiva industriale con le sue dicotomie lavoro/casa, lavoro/gioco e produzione/consumo. Quello che conta è cercare, ottenere e prestare attenzione.</p>
<p>5 .<br />
In parole povere, l'importanza del design delle interfacce ruota intorno a questo apparente paradosso: viviamo in una società che viene modellata sempre di più da eventi che avvengono nel cyberspazio, e tuttavia il cyberspazio rimane ai fini pratici invisibile, al di fuori della nostra possibilità di afferrarlo. Il nostro unico accesso a questo universo parallelo di zeri e di uni passa attraverso il condotto dell'interfaccia del computer. Il che significa che la regione più dinamica e innovativa del mondo contemporaneo si rivela solo attraverso quel mediatore anonimo che è il design dell'interfaccia.<br />
Gli artigiani della cultura dell'interfaccia sono diventati una sorta di nuova fusione fra artisti e ingegneri - progettisti, cyberpunk, Web master - con il compito di dimensioni epiche di rappresentare le nostre macchine digitali, dando senso all'informazione ancora allo stato grezzo.</p>
<p>6.<br />
[Per il web design innovativo e creativo] è tempo di ripensare e ridefinire la propria posizione. O dichiara una guerra totale ai portali mainstream nord-americani tecnologici e di informazione, il che è improbabile. Oppure potrebbe diventare oscuro e sviluppare un proprio universo parallelo di bellezza. Più credibile è l'ipotesi della creazione di una classe di designer esclusiva e globale (simile e vicina a quelle che già esistono nella moda, nell'architettura e nel mercato dell'arte). Una classe professionale di esperti di questa high/hype culture (cultura alta + cultura di tendenza), che viene alimentata dal mondo dell'istruzione professionale e dal mercato di nicchia delle riviste (web) di design.<br />
FINAL REPORT:<br />
Numero di serie: XY9<br />
Certificato di usabilità Nielsen: non disponibile<br />
Modulo K10K: portatore sano</p>
<p><em>* Manfred D3z!gn Remix messo in azione da vanni brusadin con idee proprie e di Bo McFarland, Curt Cloninger, Michael Goldhaber, Steven Johnson, Geert Lovink.</em></p>
]]></content:encoded>
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