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	<title>centralismo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/centralismo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "centralismo"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 19:58:18 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Pdci: conferma per Oliviero Diliberto e la linea del centralismo]]></title>
<link>http://bloews.wordpress.com/?p=26</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 21:25:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>bloews</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rieletto segretario del partito Oliviero Diliberto.  Confermate anche le cariche del presidente, Antonino Cuffaro, e del tesoriere Roberto Soffritti. I componenti della minoranza guidata da Katia Bellillo hanno deciso di non entrare nel Comitato centrale, per protestare, spiega Luca Robotti, uno dei promotori della seconda mozione congressuale, contro il «mancato rispetto del pluralismo».  Nel Pdci sarà severamente vietato formare correnti e fare propaganda o assumere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. È questa la novità del quinto congresso del Pdci. Ieri sera i delegati, in seduta segreta, hanno confermato la validità della norma statutaria sul centralismo democratico.   Nel suo intervento conclusivo, Oliviero Diliberto ha sottolineato che questa regola dovrà essere «assolutamente rispettata da tutti», pena sanzioni severe. Lo stesso segretario del Pdci ha ammesso che negli ultimi anni questo principio del comunismo non era di fatto più rispettato. «Fino a quando sarò segretario del partito intendo - ha sottolineato - far rispettare questa regola, anche perchè non potremo andare all'incontro con il Prc in ordine sparso. In questo dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista e leninista».  Un altro giro di vite è stato annunciato da Diliberto sul tesseramento: «I militanti che non verseranno la quota annuale verranno 'damble' espulsi dal partito. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77304</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Pdci: conferma per Oliviero Diliberto e la linea del centralismo]]></title>
<link>http://crediutuel.wordpress.com/?p=19</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 20:16:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>crediutuel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rieletto segretario del partito Oliviero Diliberto.  Confermate anche le cariche del presidente, Antonino Cuffaro, e del tesoriere Roberto Soffritti. I componenti della minoranza guidata da Katia Bellillo hanno deciso di non entrare nel Comitato centrale, per protestare, spiega Luca Robotti, uno dei promotori della seconda mozione congressuale, contro il «mancato rispetto del pluralismo».  Nel Pdci sarà severamente vietato formare correnti e fare propaganda o assumere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. È questa la novità del quinto congresso del Pdci. Ieri sera i delegati, in seduta segreta, hanno confermato la validità della norma statutaria sul centralismo democratico.   Nel suo intervento conclusivo, Oliviero Diliberto ha sottolineato che questa regola dovrà essere «assolutamente rispettata da tutti», pena sanzioni severe. Lo stesso segretario del Pdci ha ammesso che negli ultimi anni questo principio del comunismo non era di fatto più rispettato. «Fino a quando sarò segretario del partito intendo - ha sottolineato - far rispettare questa regola, anche perchè non potremo andare all'incontro con il Prc in ordine sparso. In questo dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista e leninista».  Un altro giro di vite è stato annunciato da Diliberto sul tesseramento: «I militanti che non verseranno la quota annuale verranno 'damble' espulsi dal partito. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77304</p>
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<title><![CDATA[Iraq, kamikaze a Baquba: uccise almeno 20 reclute dell'esercito]]></title>
<link>http://consevave.wordpress.com/?p=20</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 14:51:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>consevave</dc:creator>
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<description><![CDATA[È salito ad almeno 20 persone il numero di reclute dell&#8217;esercito iracheno uccise questa matti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>È salito ad almeno 20 persone il numero di reclute dell'esercito iracheno uccise questa mattina in un doppio attentato suicida avvenuto nei pressi di Baquba, capoluogo della provincia irachena di Diyala, 60 chilometri a nord di Bagdad. Almeno 55 i feriti. Lo riferiscono fonti mediche e della polizia.Il kamikaze ha preso di mira un centro di reclutamento dell'esercito iracheno che si trova 10 chilometri a est di Baquba, una delle roccaforti irachene di al Qaida e capoluogo di una delle province più pericolose del paese.    <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77158</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pdci: conferma per Oliviero Diliberto e la linea del centralismo]]></title>
<link>http://defauldex.wordpress.com/?p=20</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 14:47:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>defauldex</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comitato centrale, riunitosi a seguito della conclusione del congresso nazionale del Pdci, ha rieletto segretario del partito Oliviero Diliberto.  Confermate anche le cariche del presidente, Antonino Cuffaro, e del tesoriere Roberto Soffritti. I componenti della minoranza guidata da Katia Bellillo hanno deciso di non entrare nel Comitato centrale, per protestare, spiega Luca Robotti, uno dei promotori della seconda mozione congressuale, contro il «mancato rispetto del pluralismo».  Nel Pdci sarà severamente vietato formare correnti e fare propaganda o assumere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. È questa la novità del quinto congresso del Pdci. Ieri sera i delegati, in seduta segreta, hanno confermato la validità della norma statutaria sul centralismo democratico.   Nel suo intervento conclusivo, Oliviero Diliberto ha sottolineato che questa regola dovrà essere «assolutamente rispettata da tutti», pena sanzioni severe. Lo stesso segretario del Pdci ha ammesso che negli ultimi anni questo principio del comunismo non era di fatto più rispettato. «Fino a quando sarò segretario del partito intendo - ha sottolineato - far rispettare questa regola, anche perchè non potremo andare all'incontro con il Prc in ordine sparso. In questo dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista e leninista».  Un altro giro di vite è stato annunciato da Diliberto sul tesseramento: «I militanti che non verseranno la quota annuale verranno 'damble' espulsi dal partito. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77304</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Corte Ue condanna il condono fiscale di Tremonti: è frode]]></title>
<link>http://bonslans.wordpress.com/?p=17</link>
<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 14:33:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>bonslans</dc:creator>
<guid>http://bonslans.wordpress.com/?p=17</guid>
<description><![CDATA[Nuova condanna europea per l&#8217;Italia, questa volta sul vecchio condono fiscale di Tremonti, que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nuova condanna europea per l'Italia, questa volta sul vecchio condono fiscale di Tremonti, quello che con la Finanziaria 2003 condonava l'Iva non pagata per gli anni 1998-2001. Una misura molto propagandata dall'allora governo Berlusconi, molto contrastata dall'allora opposizione e che ora si scopre effettivamente in violazione delle norme che presiedono al buongoverno. La Corte di giustizia europea ha condannato infatti l'Italia perchè «la rinuncia generale e indiscriminata all'accertamento delle operazioni imponibili favorisce i contribuenti di frode». Insomma era una frode al fisco, una ruberia legalizzata alle casse dello Stato. In pratica a entrare nel mirino della Corte europea è la legge del 27 dicembre 2002 che prevede per gli anni 1998-2001 la possibilità per i soggetti passivi per l'Iva di rettificare le dichiarazioni presentate attraverso una «dichiarazione integrativa».    La procedura di «definizione automatica» inventata da Tremonti consentiva ai soggetti passivi, che non avevano presentato la dichiarazione, di versare un importo corrispondente (o inferiore) al 2% dell'Iva dovuta sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi, ed un importo pari al 2% dell'Iva detratta nel medesimo periodo. Insomma una autoriduzione massiccia.   Attraverso il meccanismo non si pagava nessuna 'multa', anzi c'era l'estinzione delle sanzioni amministrative tributarie, l'esclusione dell'applicazione al contribuente di sanzioni penali e come se non bastasse l'esclusione di ogni accertamento tributario, anche se fino al doppio dell'importo Iva che risultava nella dichiarazione integrativa riguardo a questa procedura. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=77225</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La directora del Museo Arqueológico español dice que la Dama no volverá a Elche ]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=451</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 18:12:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
<guid>http://loburromasque.wordpress.com/?p=451</guid>
<description><![CDATA[
 
Según Sanz Gamo no es bueno &#8216;dispersar el patrimonio&#8217;
La directora del Museo Arqueo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://loburromasque.files.wordpress.com/2008/07/dama20de20elche.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-452" src="http://loburromasque.wordpress.com/files/2008/07/dama20de20elche.jpg?w=240" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p> </p>
<p>Según Sanz Gamo no es bueno 'dispersar el patrimonio'</p>
<p>La directora del Museo Arqueológico español, Rubí Sanz Gamo, ha criticado la 'dispersión incontrolada del patrimonio' por el territorio estatal y ha asegurado que la Dama no volvería a Elche (Baix Vinalopó) 'porque no se puede devolver aquello que es propio'. 'La Dama de Elche no es una pieza de Elche', sino parte del patrimonio público del estado y, como tal, ya no pertenece al lugar dónde apareció, ha dicho. Para ella, los museos provinciales tienen una visión sesgada del patrimonio.</p>
<p>'El estado debe tener sus signos de identidad y el museo arqueológico representa los intereses arqueológicos del estado.' Y ha criticado los ayuntamientos que no quieran dejar salir sus piezas. 'Dispersar el patrimonio no es bueno', ha sentenciado. <a href="http://www.vilaweb.cat/www/noticia?p_idcmp=2924217">vilaweb</a></p>
<p><span style="color:#ff6600;">Un modo como cualquier otro de defender el centralismo patrimonial. Todo lo que se encuentre en cualquier lugar del territorio patrio va directamente a los museos de Madrid. Elche se queda sin su Dama, y el beneficio económico y turístico que podría proporcionar a la ciudad se lo lleva Madrid. Así como la parte de los presupuestos del estado para los Museos. Acojonante.</span></p>
<p><span style="color:#ff6600;">También se debería saber que, cuando algún ciudadano paga a hacienda con piezas de arte, estas van directamente a los museos de Madrid, sea de donde sea el ciudadano. </span></p>
<p><span style="color:#ff6600;">Claro que esta visión expoliadora del centralismo patrimonial es el punto de vista de un catalán y quizás a los demás ya les está bien eso de que se les lleven su patrimonio a la capital del Estado.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Centralismo Burocrático em todo o esplendor]]></title>
<link>http://fjsantos.wordpress.com/?p=402</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 09:19:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>fjsantos</dc:creator>
<guid>http://fjsantos.wordpress.com/?p=402</guid>
<description><![CDATA[Este governo Pinto de Sousa constitui um caso que mereceria um estudo aprofundado.
Se admitirmos que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Este governo Pinto de Sousa constitui um caso que mereceria um estudo aprofundado.</p>
<p>Se admitirmos que existe um pensamento e uma linha política que determina a sua acção, só a poderíamos bapizar como estando para lá da 4ª Via, i.e., uma mistura verdadeiramente explosiva entre a defesa de valores neo-liberais potenciadores do mercado, regulados com mão férrea por uma estrutura burocrática, que em nada fica atrás das estruturas stalinistas do tempo dos planos quinquenais.</p>
<p>O recentíssimo despacho, assinado a 8 de Julho pelo inefável VL, sobre as ACND (Área de Projecto, Estudo Acompanhado e Formação Cívica) é um exemplo acabado de como a tentação reguladora centralista e burocrática se sobrepõe à retórica autonómica do discurso governamental.</p>
<p>Ainda por cima a maior parte das injunções contidas no despacho não introduzem alterações no quotidiano da generalidade das escolas, pelo que se trata de regulamentação desnecessária uma vez que pretende regular o que já está regulado. O problema é que tanto VL como a sua chefe desconfiam da regulação horizontal, apesar de serem confessos admiradores do mercado. Por isso acham necessário cunhar a regulação vertical e burocrática enquanto garante de que a nível local todos vestem o mesmo figurino.</p>
<p>Tomemos o exemplo da Formação Cívica. Embora a legislação nunca o tivesse imposto, na generalidade (talvez até mesmo na totalidade) das escolas é uma área atribuída à direcção de turma (pessoalmente discordo de tal facto, parecendo-me que deveria ser atribuída a professores com formação específica e elevados padrões de comportamento cívico). Ora o nosso estimadíssimo VL não só vem agora determinar que passa a ser obrigatório aquilo que já é uma prática generalizada, como ainda por cima esvazia o conceito de formação para a cidadania que devia presidir à planificação desta área. É que, ao determinar que: <em>«a área disciplinar da Formação Cívica deve ser atribuída aos Directores de Turma e o seu tempo curricular utilizado para, através da participação dos alunos, regular os problemas de aprendizagem e da vida da turma»</em>, mais não se faz do que propor a extensão do trabalho do DT no âmbito das tarefas de regulação disciplinar da turma. Trata-se de um convite claro para que o DT faça com toda a turma o trabalho de orientação e correcção de comportamentos individuais que, como tal, deviam ser tratados em conversas individuais ou em pequeno grupo.</p>
<p>E que dizer das orientações para o Estudo Acompanhado? Para VL a área de Estudo Acompanhado deve passar a ser uma extensão das "disciplinas centrais" do currículo. Claro que não tem o descaramento de explicitar o conceito no seu despacho, mas ao determinar a atribuição desta área aos professores de Matemática e Português VL passa a ideia subliminar da centralidade destas matérias e destes professores no currículo do ensino básico. Não passa pela cabeça de VL que, no âmbito da autonomia entretanto outorgada e praticada, muitas escolas tenham encontrado soluções muito mais criativas e úteis para a ultrapassagem das dificuldades que os alunos apresentam nestas áreas disciplinares. Não lhe pode passar pela cabeça (até porque a sua prática de professor do ensino básico é o que é) que em muitas escolas o desenho curricular tenha determinado a atribuição do tempo de oferta de escola a actividades de enriquecimento relacionadas com o Português e a Matemática, como as Oficinas de Leitura e Escrita ou os Clubes de Matemática. Como também não lhe passa pela cabeça que um professor de Educação Física possa fazer leitura recreativa com os seus alunos, ou um professor de EVT ou de Música possa ajudar um aluno a melhor entender a resolução de um problema.</p>
<p>O que nos vale e consola é que antes de nos reformarmos ainda veremos entrar e sair muitos VL, muitos JP e muitas MLR pelas portas da 5 de Outubro. Dias mais claros virão, com a nossa ajuda e a nossa determinação!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La chulería de la “antes rota que partia” no ha solucionado los problemas de Cercanías de RENFE]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=420</link>
<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 20:09:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
<guid>http://loburromasque.wordpress.com/?p=420</guid>
<description><![CDATA[  
 
Ahora que el AVE ya ha llegado a Barcelona, los medios de comunicación hacen escaso eco de ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="margin:0;"><a href="http://loburromasque.files.wordpress.com/2008/06/renfe.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-421" src="http://loburromasque.wordpress.com/files/2008/06/renfe.jpg?w=237" alt="" width="237" height="300" /></a>  </p>
<p style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;">Ahora que el AVE ya ha llegado a Barcelona, los medios de comunicación hacen escaso eco de las continuas averías que siguen teniendo las Cercanías de RENFE. Día si y día también, el sistema ferroviario de RENFE en Catalunya sigue fallando, por no decir que es una mierda. En este país, aunque algunos lo piensen, la chulería no arregla nada.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p>Seguimos en ese bucle español en el que se parlotea y prometen muchas cosas, pero nunca se soluciona nada</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prometer no es hacer.]]></title>
<link>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=754</link>
<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 18:53:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudio Scabuzzo</dc:creator>
<guid>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=754</guid>
<description><![CDATA[ 
Los pobres siempre son una buena herramienta política. Su situación los hace maleable al deseo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/cristina-k-asuncin.jpg"></a><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/cristina-k-asuncin1.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/cristina-k-asuncin-thumb.jpg" alt="cristina K asunción" width="300" height="337" /></a> </h5>
<h5>Los pobres siempre son una buena herramienta política. Su situación los hace maleable al deseo del poder, y como carne de cañón, serán puestos en el frente de batalla. No es que sean ingenuos, pero sobrevivir en esta sociedad tiene sus concesiones. La presidenta Cristina Kirchner anunció una batería de obras para los necesitados financiadas con parte de las polémicas "retenciones" agropecuarias. Pero ya hace algunos años que la recaudación y las exportaciones han permitido ingresos importantes al estado, sin que se haya volcado visiblemente a resolver la falta de vivienda y hospitales. Las retenciones iban a ser derogadas, según prometieron en campaña. Serían numerosas las escuelas y viviendas sociales si en verdad se hubiesen construído.</h5>
<p><!--more-->Nadie resiste un archivo. Hubo siempre mensajes alentadores y llenos de esperanza en boca de políticos. Pero fueron deseos, nada más. ¿Habrán prometido para endulzar los óidos de los argentinos, o creían que realmente podían cumplir con lo que decían?. Cada uno interpretará lo que quiera, pero no hubo cumplimientos. Y los Kirchner, en su versión comando simple y doble comando, no fueron la excepción.</p>
<p>El tema de los derechos a la exportación o retenciones, (un impuesto disfrazado de otras cosas), está provocando en el país el mayor paro  del sector agropecuario en su historia. Mientras la presidenta Cristina Kirchner asegura que esas retenciones son parte de la distribución justa de la riqueza, el sector agropecuario las considera confiscatorias.</p>
<p>Sectores afines al gobierno, vinculado al punterismo político de las zonas marginales, están participando de un enfrentamiento social contra aquellos que apoyan la postura del campo. No solo acusan de golpistas al campo, sino de quitarles alternativas de futuro. Lo cierto es que no es culpa de los contribuyentes la ausencia de obras y planes que reviertan la pobreza y la marginalidad, sino de políticas nunca implementadas y recursos distraídos en otras cuestiones.</p>
<p>Lo más insólito es descubrir que la cuestión de las retenciones estaba en la plataforma electoral del Frente para la Victoria en el año 2003. El partido gobernante había prometido que  "Una vez alcanzado el equilibrio fiscal y en la medida de las posibilidades presupuestarias, se comenzará un proceso de eliminación de las retenciones a las exportaciones".</p>
<p>Lamentablemente la historia demostró lo contrario.  No solamente no cambió el régimen de retenciones sino que se amplió en algunos rubros (hidrocarburos, lácteos, carnes, granos). Y estos recursos nunca se han coparticipado. El campo había apoyado inicialmente el proyecto político de Kirchner, y pese a las retenciones del 35% (hoy ampliadas), también respaldaron  electoralmente a la actual presidenta.</p>
<p>Pero hay otras promesas que quedaron en el tintero, y que resuenan otra vez, como si se renovara el compromiso de cumplirlas. Tomo algunos escritos de Marcelo López Macía, un colega rosarino que supe encontrarlo en  los mismos pasillos que transité y que ahora en Buenos Aires recorre la agitada historia de los Kirchner.</p>
<p><em><strong>Viviendas sin construir.</strong></em></p>
<p>Cristina Kirchner anunció recientemente la firma del decreto 904, que crea el "programa de redistribución social". El texto establece que lo que se recaude por las retenciones móviles superiores al 35 por ciento se destinará en un 60 por ciento a la construcción de más de 300 centros de asistencia primaria de salud y 30 hospitales, un 20 por ciento para viviendas populares y lo restante para caminos rurales.</p>
<p>El anuncio de los hospitales es interesante, tomando en cuenta que en mi región ningún hospital nuevo ha sido inaugurado por el estado nacional desde hace por lo menos seis años, y los que se han remodelado o construído a nuevo han sido financiados por las provincias y municipios. Así que el extraordinario superavit no contribuyó en absoluto en mejorar las condiciones sanitarias de la población.</p>
<p>Con respecto a las viviendas, este anuncio, que a diferencia de otros queda escrito en un decreto, ya retumbó en otros ámbitos.</p>
<p>Durante el lanzamiento del Programa Federal de Construcción de Viviendas, el Presidente Kirchner prometió que se levantarían 120.000 unidades habitacionales antes del año 2007, con una inversión del Estado Nacional por $ 3.900 millones. Kirchner fue tajante: "Dicen que en la Argentina se acostumbran a lanzar planes y después no se llevan adelante. Tenemos que hacer un claro compromiso con nuestra sociedad y con toda la gente que nos está mirando por televisión. La plata está, el Estado Nacional hace el aporte del dinero".</p>
<p>La realidad es que tantos ladrillos nunca se apilaron. Sólo se construyeron 17.853 unidades habitacionales, el 15% del total comprometido.</p>
<p><strong><em>Discursos sin vergüenza. </em></strong></p>
<p>Promesas. Promesas. Aquí algunas que también quedaron en el olvido.</p>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">En agosto de 2003, junto a Daniel Fernando Filmus, ministro de Educación de la Nación, Néstor Kirchner anunció el programa 'Más Escuelas - Mejor Educación'. El Presidente prometió que, durante los 4 años de su mandato, construiría 700 establecimientos educativos en el país. Kirchner aclaró: "4.000 aulas, 500.000 m2, US$ 600 millones". Antes de concluyera el año 2004, Kirchner decidió ampliar su promesa y dijo que serían 896 los nuevos establecimientos escolares que dejaría al final de 2007.  Sólo se habrían construido 261 establecimientos educativos nuevos en el período de mayor superávit fiscal de la historia argentina.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">En el Coloquio de Idea de 2004, el ministro del Interior, Aníbal Fernández, anunció una iniciativa de reforma política integral, proyecto en el que se incluyó "la eliminación de las listas 'sábana'". El Ejecutivo envió al Legislativo un proyecto de ley que incluía no solamente la eliminación de las listas 'sábana' sino se aprobaba el voto electrónico y se avanzaba en un régimen de transparencia en el financiamiento de los partidos políticos.  ¿Qué ocurrió? Pese a la amplia mayoría de legisladores conque cuenta Kirchner en el Senado y en Diputados, no se eliminó el sistema de listas 'sábana'. No se cambió profundamente la legislación electoral.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">En mayo de 2004, el Presidente Néstor Kirchner se juramentó a combatir el 'clientelismo' y por ello los beneficiarios de planes sociales cobrarían a través de una tarjeta magnética. Dijo Kirchner: "Estoy seguro de que, en los 3 municipios que comienza esta tarea, se va a implementar con absoluta corrección y creo que va a ser un verdadero ejemplo para que podamos seguir ncorporando más gente y más municipios a esta tarea, para que en marzo, abril o mayo del 2005, definitivamente todos los planes sociales estén en manos de las tarjetas". ¿Qué ocurrió? Los planes sociales siguen en manos de los 'punteros', intendentes municipales y amigos del Frente para la Victoria. La distribución es discrecional y carece de criterios sociales, prevaleciendo la asignación política.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">Néstor Kirchner planteó, en el año 2004, que hacía falta "un trabajo coordinado entre la Nación y las provincias, para instrumentar, definitivamente, tal como lo manda la Constitución de 1994, la sanción de la nueva Ley de Coparticipación Federal. La Argentina de la pluralidad y de la lucha contra la corrupción nos va a posibilitar construir el país que todos nosotros soñamos". ¿Qué ocurrió? En el año 2007 no hay nueva Ley de Coparticipación Federal y la situación de las provincias se agravó por la no coparticipación de los nuevos gravámenes de mayor recaudación. Hoy la Nación concentra más del 70% de los recursos fiscales que recauda, dejando a las provincias en una situación desventajosa.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">En julio de 2004, Néstor Kirchner presentó un Plan Estratégico de Justicia y Seguridad, que había diseñado el por entonces ministro de Justicia, Seguridad y Derechos Humanos, Gustavo Béliz. Según Kirchner, se trataba de "la reforma más profunda del sistema judicial argentino". Proyectaba disolver el fuero federal porteño -que investiga las causas sobre corrupción de funcionarios del Gobierno Nacional- y unificarlo con el fuero penal ordinario. ¿Qué ocurrió? Kirchner despidió a Béliz, luego designó ministro de Justicia y Derechos Humanos a Horacio Rosatti, a quien le quitó Seguridad, y terminó renunciando por discrepancias en la administración de negocios públicos.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">En agosto de 2005, junto al entonces gobernador Sergio Acevedo, Néstor Kirchner anunció que apoyaba la repatriación de los más de US$ 500 millones de la Provincia de Santa Cruz que él había ordenado depositar en el exterior años antes. Ante la prensa, Kirchner dijo: "Por eso, Sergio, querido gobernador, acompaño y respeto la decisión que ustedes han tomado, de radicar los fondos en la Argentina, hagan muchas obras, sigan administrando como están administrando hasta ahora". ¿Qué ocurrió? Poco después, Acevedo renunció a la Gobernación, disconforme con exigencias de Kirchner en materia de licitaciones y contrataciones. Nunca se rindió cuentas de lo ocurrido con ese dinero, y donde se encuentra depositado.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">A comienzos de su mandato, y luego de la aprobación legislativa correspondiente, Néstor Kirchner promulgó la creación de la empresa Energía Argentina Sociedad Anónima (Enarsa). Según el texto de la legislación fundacional, Enarsa actuaría como "una firma testigo en el mercado" de energía no renovable, para evitar "el abuso de posición dominante" de compañías privadas y "oligopólicas" (petroleras extranjeras). Enarsa también pasaba a ser titular de los derechos de exploración y explotación de las áreas marítimas no concesionadas. Se dijo que había un enorme interés en el mercado global petrolero por conseguir acuerdos con Enarsa pero se privilegiaría el interés de Petróleos de Venezuela S.A., Petrobras y Repsol YPF. ¿Qué ocurrió? Hasta ahora, Enarsa nunca realizó una exploración de hidrocarburos.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">Semanas antes de que el Presidente chino, Hu Jintao, llegara de gira regional (noviembre de 2004) con el propósito de solicitar el reconocimiento de la Argentina a China como nación que practica el libre comercio, requisito para ingresar a la Organización Mundial de Comercio, colaboradores del Presidente afirmaron que China invertiría masivamente en el país. Dirigentes y funcionarios especularon con hasta US$ 20.000 millones destinados a modernizar la infraestructura argentina. El discurso gubernamental fue que con ese dinero se podría pagar parte de la deuda pública externa que se encontraba en 'default' (parte de esas obligaciones siguen en 'default' y se mantienen demandas contra el Gobierno argentino en los tribunales estadounidenses).  ¿Qué ocurrió?  Néstor Kirchner le concedió a Hu Jintao lo que China necesitaba pero las inversiones nunca ocurrieron.</span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="color:#ff6600;">Tras una reunión entre Néstor Kirchner, representantes de la AMIA y del Comité Judío Americano, el titular de la mutual, Abraham Kaul, anunció que el Presidente les había comunicado el hallazgo de 45 casetes de la Policía Federal con escuchas telefónicas sobre la conexión local del atentado. Al otro día, Kirchner desmintió a Kaul al decir que se había hallado "la ruta de los casetes", es decir, los recibos "de quienes se llevaron" los audios del archivo policial. Por el papelón, el Gobierno recibió críticas de familiares de víctimas del atentado por "hacer anuncios para los medios".</span></li>
</ul>
<p>Algo más. Lo leí en La Nación a través de la opinión de Carlos Pagni. Eran las promesas anteriores a las elecciones que le brindaron la posibilidad de continuar la gestión de su esposo.</p>
<p><a href="http://www.lanacion.com.ar/edicionimpresa/suplementos/enfoques/nota.asp?nota_id=1019320">http://www.lanacion.com.ar/edicionimpresa/suplementos/enfoques/nota.asp?nota_id=1019320</a></p>
<blockquote><p><span style="color:#0000ff;">Cristina Kirchner había prometido, con gestos y palabras, ensayar un giro respecto del desempeño de su esposo. Se inauguraría "un tiempo de diálogo, donde hay que escuchar más que hablar", adelantaba él a interlocutores de confianza. Se pondría énfasis en las reformas institucionales pendientes. Se regresaría de posiciones internacionales en las que Kirchner había llegado demasiado lejos. Se extendería una mano amigable hacia el mercado para que la iniciativa privada fuera sustituyendo en su rol preponderante a un superávit fiscal con signos de agotamiento. En síntesis, se emprendería el regreso del populismo al progresismo, para recuperar el impulso originario de una regeneración política. </span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">El jefe de Gabinete, Alberto Fernández, fue el mentor de esta reorientación. Con la señora de Kirchner llegaría al poder la versión más lograda de la transversalidad, entendida como una fuerza de centro izquierda a la que el PJ sólo aportaría "los fierros" de la "gobernanza". Las víctimas que debían ser sacrificadas en el altar de esta reconversión eran, para esa visión, Julio De Vido, Ricardo Jaime y, sobre todo, Guillermo Moreno. </span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">Lo que viene ocurriendo hasta ahora es la negación de todo cambio. Es curioso, pero el orden político-institucional es el que menos novedades alumbró. Al contrario, la administración de Cristina Kirchner superó a la de su esposo para empeorarla. Produjo una foto de la que cualquier administración pluralista debería avergonzarse: un par de dirigentes políticas con los dedos pintados por la policía por haberse sumado al conflicto rural en contra del gobierno. </span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">El Congreso está sumido en el letargo de un oficialismo tan extenso como gris, garantizado por la delegación de facultades de una Ley de Emergencia Económica que la senadora Kirchner se negaba a votar pero que la presidenta Kirchner utiliza para sí. Las Cámaras ya no cuentan siquiera con aquella animación que la Presidenta les imprimía cuando ocupaba una banca. </span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">La única iniciativa parlamentaria nacida en el Ejecutivo que alcanzó, en lo que va del mandato, alguna resonancia, fue el proyecto de Ley de Radiodifusión. Pero se trató de un arma apuntada hacia la prensa para forzar una negociación. No de un impulso de reforma.</span></p></blockquote>
<p><strong><em>Claudio Scabuzzo</em></strong></p>
<p><strong><em>La Terminal </em></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A la teoría de la existencia del bucle español, ahora se añade una nueva: la dilatación del tiempo]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=406</link>
<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 21:08:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
<guid>http://loburromasque.wordpress.com/?p=406</guid>
<description><![CDATA[Las promesas y las leyes, no solo se dilatan en España, sino que además se modulan de tal manera q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Las promesas y las leyes, no solo se dilatan en España, sino que además se modulan de tal manera que se han de negociar de nuevo, con los cual, se entra en un bucle-espacio-caradura-tiempo interminable donde los años trascurren y todo sigue igual. Nada cambia. Es el gran truco de todos los gobiernos de España y sus funcionarios del vuelva-usted-mañana modernizado. Esta ley paranormal tan española nos tiene atrapados en la inmovilidad absoluta, como el perro del hortelano, ni hace, ni te deja hacer, ni te deja ir, ni te deja quedar.</p>
<p>Los papeles de Salamanca (expolio de Catalunya por las tropas franquistas) a pesar de un Ley de devolución del 2005 aún  están por devolver. Y no solo eso, encima se tiene que negociar de nuevo con el ministro de turno. “Derecho de conquista” dijo uno desde el balcón del Ayuntamiento de Salamanca.  </p>
<p>La publicación de las balanzas fiscales no se harán públicas en la fecha que prometió Zapatero en el debate de investidura, sino en un futuro cercano... ¿Vuelve a mentir Zapatero?</p>
<p style="margin:auto 0;">El Estut de Catalunya, la otra gran promesa de Zapatero, recortada hasta lo inimaginable. No solo está pendiente de otro recorte por parte del Tribunal Constitucional, sino que además también se tendrá que pactar con el Gobierno de España su contenido. De nuevo, se dilatará el tiempo de tal modo que el nuevo Estatut coincidirá en el tiempo-espacio con la demanda de independencia de los catalanes.</p>
<p>Y no hablemos de la financiación. ¡Que los catalanes solo saben que pedir!, ¡que si tal!, ¡que si cual!… En el 1760, después de una política deliberada de castigo fiscal a todos los países que formaban la Corona de Aragón, sometidos al “justo derecho de conquista”, se convocaron Cortes para la coronación de Carlos III. Los representantes de Barcelona, València, Palma y Zaragoza, reclamaron al nuevo monarca, la devolución de la soberanía fiscal que habían tenido antes del Decreto de Nueva Planta. Nada de nada, aún seguimos esperando.</p>
<p><span style="color:#000000;font-family:Verdana;"> </span></p>
<p>Y es porqué en España el mañana no existe. El hoy se conecta directamente con el ayer en una dilatación infinita y repetitiva del espacio-tiempo, devorando cualquier intento de cambio y evolución. Es la maldición de la España Eterna. Nos tiene atrapados en un holograma falsificado de un pasado inventado.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[elefantes brancos em anos de vacas magras?]]></title>
<link>http://novomundo3.wordpress.com/?p=275</link>
<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 19:54:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>pepe</dc:creator>
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<description><![CDATA[
As opções por novos aeroportos, novas pontes, sempre é motivo de polémica. É natural, é bom q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://novomundo3.files.wordpress.com/2008/06/aeroporto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-276" src="http://novomundo3.wordpress.com/files/2008/06/aeroporto.jpg" alt="" width="482" height="394" /></a></p>
<p>As opções por novos aeroportos, novas pontes, sempre é motivo de polémica. É natural, é bom que seja assim. Mas <a href="http://www.maquinistas.org/pdfs_ruirodrigues/slotsform.pdf">assim</a> não dá.</p>
<p>Depois de <a href="http://www.tvi.iol.pt/informacao/noticia.php?id=960047">se saber isto</a>, como podem pretender convencer alguém da seriedade dos suas decisões?</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[&iquest;Que pasar&iacute;a si nos independizamos de Buenos Aires?]]></title>
<link>http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/06/02/que-pasara-si-nos-independizamos-de-buenos-aires/</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 18:04:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudio Scabuzzo</dc:creator>
<guid>http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/06/02/que-pasara-si-nos-independizamos-de-buenos-aires/</guid>
<description><![CDATA[
El término “oligarquía” se siente en Bolivia, un país que sufre divisiones internas. Allí g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/pais-dividido.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/pais-dividido-thumb.jpg" alt="pais dividido" width="382" height="288" /></a></p>
<h5>El término “oligarquía” se siente en Bolivia, un país que sufre divisiones internas. Allí gobierna el Movimiento Al Socialismo (MAS) que tiene a Evo Morales como el primer mandatario indígena de esa nación. Regiones ricas que no comparten la política oficial, están presentando sus reclamos a ser autónomos económicamente. Los oligarcas quieren separarse de los “indios”. No se trata de la independencia de esos territorios, pero algunas creen que es un paso previo. En Bolivia hay un debate sobre la obligación que tiene una comunidad de someterse a un régimen que lo perjudica, tras no obtener el consenso sobre sus demandas. Argentina no vive una escisión, pero la postura oficial está marcando un límite entre una nación y otra. ¿Qué pasaría si el interior agropecuario decidiera separarse de Buenos Aires?.</h5>
<p><em><!--more--></em></p>
<p><em>Con permiso, voy a imaginar con libertad.</em></p>
<p>Los gobiernos deben bregar por unir su territorio, por gobernar igual para todos, por establecer reglas que beneficien a la mayor cantidad posible de habitantes, a escuchar críticas, propuestas y establecer políticas que potencien todas las regiones. Tienen que respetar las características regionales, sus modos de producción, su riqueza y esfuerzo.</p>
<p>Un mandatario podrá pertenecer a un partido político, a una raza o religión, pero esos perfiles no deben impedir llegar a todos por igual, sin privilegios ni preferencias. El partido político al que pertenece ya no tendría que tener injerencia en las decisiones del poder, porque el debate sobre las cuestiones críticas pasaría por un parlamento que la gente no votó.</p>
<p><em>En Bolivia Oligarcas e Indios, en Argentina Oligarcas y Negros.</em></p>
<p>Parece que ese viejo anhelo de los patriotas sudamericanos de unir a todos bajo una bandera, no se encuentra totalmente vigente. Los discursos no unen y las políticas separan.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/oligarquia-boliviana.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/oligarquia-boliviana-thumb.jpg" alt="oligarquia boliviana" width="209" height="158" align="left" /></a> Cuando referentes del gobierno estampan el término “oligarquía” a un sector de la población, y califica de “negros” al otro, se establece el criterio de distinguir exactamente a que se refieren.</p>
<p>Oligarquía, según el diccionario de la lengua española es una forma de gobierno según la cual el poder es ejercido por un reducido grupo de personas y por extensión la autoridad que ejercen en su provecho un pequeño número de personas. Otra aceptación es “conjunto de poderosos negociantes que se aúnan para que todos los negocios dependan de su arbitrio”. Quizás lo último sea aplicable a un conflicto con el campo, y lo primero a un gobierno que se enriquece.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/oligarquia-personaje.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/oligarquia-personaje-thumb.jpg" alt="oligarquia personaje" width="199" height="244" align="right" /></a> El término en la Wikipedia recibe estas apreciaciones: “La oligarquía surgirá cuando la sucesión de un sistema aristocrático se perpetúe por transferencia sanguínea o mítica, sin que las cualidades éticas y de dirección de los mejores surjan como mérito reconocido por la comunidad, siendo esta definición muy cercana a la de monarquía y más todavía a la de nobleza. Los oligarcas dueños de propiedades, de tierras o de grandes acumulaciones de dinero, son poseedores de fuerza en la dirección política gracias a sus fuertes influencias económicas. Poseen estándares éticos posiblemente dudosos, con diversos medios de legitimación, que tienen como piso el poder acumulado y el símbolo histórico que haya significado la sucesión que les dio fuerza”.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/25may-020.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/25may-020-thumb.jpg" alt="25may 020" width="244" height="184" align="right" /></a> Muchos de los productores agropecuarios que protestan por el avance del gobierno sobre su renta no tiene linaje oligárquico, ni siquiera sus dirigentes. Posiblemente la presencia de la Sociedad Rural Argentina agite reminiscencias del pasado, pero no se trata de la mayor representación del campo argentino. sociedades rurales del interior no comparten su afiliación con la Sociedad Rural Argentina con sede en Buenos Aires, ya que pertenecen a nivel nacional a Confederaciones Rurales Argentinas. Hecha la salvedad, no hay que confundir la oligarquía terrateniente de principios de siglo, con decenas de miles de productores que hoy trabajan su campo desde el llano.</p>
<p>Quizás haya una oligarquía política que se sucede en cargos públicos y que asumen el control de la nación gracias a su enorme aparato partidario. El término es aplicable de varias maneras, podríamos decir que se trata de un división ideológica ¿pero tiene fundamento?. </p>
<p>Tratar de oligarcas al interior agropecuario no resulta simpático. Ni siquiera decirles golpistas. Bautizarlos así significa establecer una categoría que no ostentan, pero que divide. Muchos de ellos votaron por el gobierno de Cristina Kirchner, y no representan una oposición política.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/centro-de-bell-ville.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/centro-de-bell-ville-thumb.jpg" alt="centro de bell ville" width="244" height="184" align="left" /></a> Esos argentinos viven en pueblos mucho menos ostentosos que Buenos Aires, con necesidades concretas de inversiones y políticas que les permitan crecer. El esquema de retenciones no los favorece como comunidad y tienen derecho a que se los escuche.</p>
<p>Sin embargo el congreso nacional, alineado al oficialismo, no debate sobre estas cuestiones. Sin una representación que exprese en el seno del estado sus problemas, el interior agropecuario aparece como otro país y se encuentra aislado. El país federal es un reclamo que no se escucha.</p>
<p>¿Qué pasaría si estos dirigentes, que hoy circunstancialmente son voceros de millones de argentinos, proponen separarse de Buenos Aires?. Voy a imaginar sucesos, que jamás espero que sucedan.</p>
<p><em>Un país partido al medio.</em></p>
<p>Si el resultado fuera de aprobación nos hundiríamos en un problema institucional de proporciones, con actos de violencia inusitados. Porque del otro lado aparecerían las voces que acusarían a los “separatistas” de oligarcas (igual que hoy), de querer quedarse con territorios ricos en contra del resto que no tiene la misma suerte. Sería una lucha entre supuestas clases antagónicas por los recursos naturales y su valor monetario.</p>
<p>Quienes tienen el poder no van a permitir semejante sublevación, ni siquiera si los rebeldes son civiles desarmados que llegaron a esa instancia por no ser escuchados. La lucha por “disciplinarlos” podría ser sangrienta, porque esas decisiones independentistas no están permitidas dentro del derecho de las comunidades que integran la nación.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/1gendarmes.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/1gendarmes-thumb.jpg" alt="1gendarmes" width="244" height="184" align="right" /></a> Sería una lucha por el dinero y la riqueza. No se trata de un motivo tan distinto a otras luchas entre regiones o países, donde el dinero se transforma en el objeto a defender u obtener como botín. Pero también sería una rebelión en contra de los excesivos pagos que se deben hacer al poder central y que representa una forma de dominación injusta. Sería un planteo al enorme centralismo, a la voracidad de un estado ineficiente que no tiene límites en sus gastos y que patrocina con su dinero a grupos de choque dispuestos a defenderlo.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/policias.png"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/policias-thumb.png" alt="policias" width="244" height="167" align="left" /></a> Constituir una nación independiente en un país soberano provocaría enormes problemas internacionales. Quizás algunas naciones limítrofes avanzarían sobre zonas rebeldes y las anexarían a sus territorios. Las potencias se aliñarían detrás de estas naciones dispuestas a colaborar con uno u otro bando, haciendo un conflicto territorial en una contienda internacional. Otros países de la región solventarían con sus recursos y armas el mantenimiento del “statu quo” del poder central.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/guerra-libano-300-72.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/guerra-libano-300-72-thumb.jpg" alt="guerra_libano_300_72" width="244" height="244" align="right" /></a> ¿Y los militares?. Las Fuerzas Armadas podrían ser utilizadas aunque su verticalidad estaría en juego. El descrédito del pasado no los hace funcionales a formar parte de un nuevo gobierno, por lo que quedarían descartados en el reparto del país.</p>
<p>El resultado es incierto. Los años de luchas podrían transformar una tierra rica en un desierto. El sufrimiento no nos abandonaría por mucho tiempo.</p>
<p><em>Sumar y no restar.</em></p>
<p> Cuando se intenta dividir al país con actitudes, políticas y discursos se provocan situaciones inesperadas. Nadie tiene escrito el futuro. Jamás se debe jugar con fuego, ni provocar gratuitamente, ni pretender más de lo que corresponde.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/pais-dividido-efec.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/pais-dividido-efec-thumb.jpg" alt="pais dividido efec" width="244" height="184" align="left" /></a>Aunque el dicho asegure que “divide y reinarás”, la aplicación práctica de esas palabras son catastróficas.</p>
<p>La historia demuestra que fuimos “Provincias Unidas”, con referentes regionales que no se sometían fácilmente, tuvimos dos capitales y dos países, éramos unitarios y federales, luchamos en guerras internas sangrientas, perdimos recursos, asesinamos a nuestros aborígenes, a nuestros opositores, nos quedamos con el esfuerzo de otros… y seguimos viendo a otros argentinos como enemigos.</p>
<p>¿A dónde queremos llegar?.</p>
<address>  </address>
<address>Claudio Scabuzzo </address>
<address>La Terminal </address>
<h6>Foto principal: C.Scabuzzo / Otras: WEB</h6>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cifras que marcan el camino hacia la independencia ]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=403</link>
<pubDate>Thu, 29 May 2008 21:55:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
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<description><![CDATA[· De los 140 m. recaudados para fines sociales en Catalunya, el 91% (127 m.) se lo queda España y ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>· De los 140 m. recaudados para fines sociales en Catalunya, el 91% (127 m.) se lo queda España y solo el 9% se queda Catalunya. Los catalanes no reciben nada del dinero recaudado fuera de Catalunya, y sólo un 9% del que pagan ellos.</p>
<p>· La renta por cápita de los catalanes es el 116% de la media estatal, pero tras la 'solidaridad' baja al 104'6% en el 2006. Las familias catalanas transfieren fondos y tienen menos poder de compra que las de las regiones españolas receptoras. De la posición cuarta antes de la 'solidaridad' baja a la novena, por debajo Melilla.</p>
<p>· La frecuencia de los trenes de cercanías Madrid-Alcalá es un 30% más que los trenes de cercanías Barcelona-Mataró. Siendo la misma distancia, el precio del billete Barcelona-Mataró es un 40% más caro.</p>
<p>· El 39% de las obras presupuestadas por el Ministerio de Fomento en Catalunya no se hacen. Y el 19% de las obras se ejecutan con un porcentaje inferior a la cantidad presupuestada.</p>
<p>· El Estado español ha hecho en la provincia de Barcelona 20 km. de autovías entre 1985 y 2005, en Madrid ha hecho 600 km.</p>
<p>· El ministerio de Fomento, construye en el 2008, 1.321 km. de autovía de los cuales solo 78 km. se harán en Catalunya, un 9% del total.</p>
<p><span style="color:#000000;"> </span></p>
<p><span style="color:#ff6600;">Y encima se nos tacha de insolidarios.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La desigualdad y el estado corrupto.]]></title>
<link>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=647</link>
<pubDate>Wed, 28 May 2008 16:48:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudio Scabuzzo</dc:creator>
<guid>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=647</guid>
<description><![CDATA[
El crecimiento del P.B.I. no se condice con la reducción de la pobreza.  Muchos países del terce]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h5><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/z-indigencia-argentina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-652" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/z-indigencia-argentina.jpg" alt="" width="360" height="250" /></a><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/z-chicos.jpg"></a></h5>
<h5>El crecimiento del P.B.I. no se condice con la reducción de la pobreza.  Muchos países del tercer mundo entraron en la senda del desarrollo económico pero la brecha entre pobres y ricos persiste. Latinoamérica todavía no ha superado la desigualdad. Por eso se habla en algunos discursos de “redistribución de la riqueza”. Pero ese reparto no es solo sacarle al que más tiene y darle al pobre, sino que el Estado debe contribuir con su eficiencia y transparencia, invirtiendo en planes que erradiquen la miseria. No se debería usar a los pobres para fines políticos. Los gobiernos corruptos son los que más pobres tienen en sus países.</h5>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span><!--more--> </span>¿Es posible crecer y eliminar la pobreza?. La experiencia en latinoamérica no muestra un resultado alentador. El boom económico que impulsa la producción y las exportaciones de la región no alcanza para atacar la marginalidad social. Los barrios pobres persiten alrededor de las ciudades latinoamericanas, y poco se hace para erradicarlos.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Precisamente esa marginalidad urbana es la generadora de graves conflictos con la sociedad a partir de que allí se escuda la delincuencia y el narcotráfico, utilizando como mano de obra a los jóvenes desesperanzados. Estas mafias operan bajo protección de fuerzas de seguridad o políticos.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/04/jovenes-delito.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-446" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/04/jovenes-delito.jpg?w=156" alt="" width="156" height="140" /></a>El clientelismo político ha transformado a las zonas marginales en reenes de los llamados punteros (operadores barriales de figuras políticas) que se presentan como los únicos que puedan solucionar sus problemas. En verdad el engaño se descubre cuando las elecciones pasaron y las promesas no se cumplen.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Perú es otro país que exhibe números increíbles en crecimiento, pero demasiados pobres. Jaime Cordero escribió un artículo en el diario El País de Madrid sobre la floreciente economía peruana y sus consecuencias sociales.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">(<a href="http://www.elpais.com/articulo/internacional/Dorado/peruano/pocos/elpepuint/20080526elpepiint_5/Tes">http://www.elpais.com/articulo/internacional/Dorado/peruano/pocos/elpepuint/20080526elpepiint_5/Tes</a> )</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span> </span></p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">En algunas zonas, como Huancavelica, la pobreza llega al 80% de la población "La desigualdad se reduce a un ritmo menor al deseable", afirma un experto.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">Los centros comerciales se multiplican en los barrios populosos de Lima, e incluso llegan a ciudades del interior del país donde, hasta hace nada, no existían instalaciones de este tipo. Son un símbolo del crecimiento económico, como también lo es que las exportaciones estén alcanzando cifras récord y que el pujante sector de la construcción crezca a un ritmo anual del 15% anual. En la reciente cumbre UE-América Latina, que tuvo lugar en Lima, el presidente, Alan García, lanzó como desafío "superar a Chile", el antagonista histórico, considerado un modelo de desarrollo económico en la región.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">No ha sido la única propuesta ambiciosa que se ha escuchado en la capital peruana en los últimos días. A instancias del presidente, el jefe del Instituto Peruano del Deporte señaló la semana pasada que el país debería prepararse para organizar unos Juegos Olímpicos. "No se trata de una broma. Perú tiene capacidad competitiva", dijo la ministra de Comercio Exterior, Mercedes Aráoz, a los que pensaban que se trata de un delirio.</span></em></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><em>Argentina rica, Argentina pobre.</em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">El crecimiento económico del país ha incrementado la desigualdad, en especial entre los jóvenes que no se insertan en el sistema educativo ni en el mercado laboral. ¿Existen políticas nacionales que planteen que hacer con los chicos?. No se ven…. Lo que si se nota es la enorme cantidad de menores y adolescentes que viven en las calles, que, incluso de noche, están lejos de su padres, cuidando autos, limpiando vidrios, pidiendo una moneda… La droga y los delitos no le son ajenos.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Bernardo Kliksberg creó el concepto de gerencia social, que cambió radicalmente el manejo de los planes contra la marginalidad en el mundo. Es un especialista en pobreza. Habla en esta nota sobre las trampas de la pobreza, esas que hacen que un chico pobre, morirá pobre si no existen políticas que cambien su realidad.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">(<a href="http://www.ajintem.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=361&#38;Itemid=88">http://www.ajintem.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=361&#38;Itemid=88</a>)</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">  </p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/z-chicos.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-650" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/z-chicos.jpg" alt="" width="122" height="96" /></a>Argentina pasó de un 58 por ciento de pobreza en 2000 a un 26 por ciento ahora. Una mejora fenomenal, que a nivel internacional registra pocos antecedentes. Pocos países redujeron tanta pobreza en tan poco tiempo. Se ha aumentado la inversión en salud pública y en educación. Se ha logrado la alfabetización casi total. Y la esperanza de vida ha aumentado casi un año en el último tiempo. Es un dato impresionante. Hubo avances importantes en términos de calidad de la política social, luego de una primera etapa de respuesta inmediata a la crisis. Se incorporó la descentralización, los consejos comunales. Hay resultados, en Argentina y en otros países. Pero la magnitud del problema es tan grave, la combinación de pobreza con la peor desigualdad del planeta es tan explosiva, que crea un problema muy complejo. Y eso que estamos en un período de bonanza económica de todo el continente, desde hace unos años.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">Argentina, igual que la mayoría de los países de la región, crece a buen ritmo. ¿El crecimiento económico no alcanza para combatir la pobreza?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">El crecimiento del PBI incide en la pobreza, pero de forma muy limitada si persisten grandes desigualdades. La desigualdad permea todo. En cambio, una mejora en los índices de desigualdad, aunque sea leve, tiene un enorme impacto sobre la pobreza, mucho más que el crecimiento.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">¿Qué ocurre con la pobreza extrema, la marginalidad, la pobreza más dura?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/z-pobreza2.jpg"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-651" style="float:right;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/z-pobreza2.jpg" alt="" width="106" height="147" /></a>Es lo que yo llamo las trampas de la pobreza, los destinos marcados. Un chico que nace en una villa, en una favela, en un pueblo joven de Perú, está virtualmente condenado si no hay políticas públicas agresivas que lo saquen de esa trampa. No va a terminar la primaria, no va a conseguir un empleo estable y va a sobrevivir toda la vida haciendo changuitas. Uno de los grandes desafíos de los nuevos gobiernos, que tienen apoyo popular, un mandato social claro y líderes con una trayectoria de preocupación por estos temas, donde no se han logrado avances hasta ahora, es el de los jóvenes. Es hoy una de mis grandes preocupaciones. Hoy en América latina hay un 25 por ciento de jóvenes que está fuerza del mercado de trabajo y del sistema educativo, totalmente excluidos. Son más de 50 millones. Si quieren saber de dónde viene la inseguridad, hay que mirar en esa dirección.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">¿Allí está la causa de la inseguridad?</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="color:#993300;">Claro. La cifra de homicidios por año en América latina es el doble que en los ‘60. Pasó de 12 a 26 por cada 100 mil habitantes. América latina ha sido invadida y dominada por el paradigma de la mano dura, que propone un enfoque policial: si se pasa la policía de un lugar a otro, si se les dan armas largas, si se baja la edad de imputabilidad. Y la evidencia en todos los países en que se ha aplicado la mano dura es que no funciona. Por ejemplo, en El Salvador, donde hubo un plan mano dura, que por supuesto falló, ahora hay otro, al que llaman "super mano dura". En El Salvador basta tener un tatuaje para poder ser detenido legalmente, porque se supone que esos tatuajes son los que usan las bandas, las maras. La población carcelaria creció geométricamente. Y las tasas de criminalidad siguen creciendo. No hay correlación estadística entre llenar las cárceles de gente y bajar la criminalidad. El foco tiene que estar puesto en ese 25 por ciento de jóvenes que no trabaja ni estudia. La desocupación juvenil en América latina es el doble que la general: 8,5 contra 20 por ciento. De cada 10 jóvenes, solo 4 terminan la secundaria. Y hoy, sin secundaria, no hay posibilidad entrar al mercado laboral, incluso para trabajos no calificados. Y luego el tema de la familia desarticulada. No me refiero a la familia nuclear, o las nuevas formas de familia, en esa discusión no me meto. Hablo de tener un entorno familiar, que es el mejor tutor para que los jóvenes no caigan en la delincuencia. Una investigación indica que el 67 por ciento de los jóvenes delincuentes de Uruguay vienen de familias desarticuladas. La alternativa es un enfoque integral, porque es el sistema social el que genera inclusión. Los países nórdicos tienen la tasa de delincuencia más baja del planeta y también la proporción más baja de policías por habitante.</span></em></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><em>¿Cómo la política atiende a los necesitados?</em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">La pregunta se responde con los hechos. El caso de Luis D'elía, el <a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/delia-trompadas.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-649" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/delia-trompadas.jpg?w=300" alt="" width="199" height="171" /></a>dirigente de la Federación de Tierra y Vivienda, vinculado al kirchnerismo, muestra de que forma las entidades "sin fines de lucro" que nacen para la asistencia social se transforman en delegaciones políticas y partidistas, funcionales al gobierno. Pasan a formar parte del aparato político, pero la realidad de su gente no cambia.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Esta nota se publicó el 24 de mayo en el diario Crítica de la Argentina, y la transcribe el portal  de noticias Nuevoencuentro.com.   <a href="http://www.nuevoencuentro.com/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6478">http://www.nuevoencuentro.com/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6478</a> </p>
<blockquote><address><span style="color:#993300;"><em><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/z_ftv.jpg"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-653" style="float:right;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/z_ftv.jpg" alt="" width="210" height="139" /></a>Hasta hace tres meses, Jorge Núñez era el número dos de la Federación Tierra y Vivienda en el ámbito nacional. Y aunque durante veintidós años estuvo junto a Luis D’Elía en tomas de tierras, cortes de rutas y manifestaciones de apoyo al gobierno kirchnerista, decidió <span style="color:#993300;">romper y tomar otro camino. “Está haciendo caja. Anda de rodillas con este Gobierno; es su fuerza de choque. Y ya no le importa si los negros comen o no”, dispara con una mezcla de bronca y dolor. Acaba de bajarse de un escenario frente al Congreso, donde hizo pública la conformación de la FTV disidente, en la que están confluyendo todos los que dijeron “basta”. </span></em></span></address>
<address><span style="color:#993300;"><em></em></span></address>
<address><span><em><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#993300;"></span></span></em></span></address>
<address><span><em><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#993300;"></span></span></em></span></address>
<address><span><em><span style="font-size:x-small;"><span style="color:#993300;"><span style="font-family:Verdana;">Además de abrirse de D’Elía, el Mono, como le dicen en La Matanza, decidió salir a denunciar “los kioscos políticos y el manejo de los planes” que realiza el dirigente que sale en defensa del Gobierno “cada vez que lo llama Néstor”. Consultado por este diario D’Elía prefirió no opinar sobre su ex compañero de ruta. “Milité muchos años con él, no quiero hablar, que diga lo que quiera”, dijo. El siguiente es el tramo más importante del reportaje de Crítica de la </span><br /><span style="font-family:Verdana;">Argentina a Núñez: </span></p>
<p><strong>–¿Por qué recién ahora decidió romper con D’Elía?</strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Cuando asumió Néstor Kirchner decidimos acompañar el proceso, creyendo que sería un gobierno popular. Teníamos una luz de esperanza. Pero desde 2005 hasta hoy vimos que esa idea se fue debilitando. Al principio las críticas las hacíamos hacia adentro y aguantábamos, éramos flexibles entendiendo que es un proceso. Pero Kirchner prometió la redistribución de la riqueza y no pasó nada. La gente, si no recibe el bolsón de comida se muere de hambre, ya no tenemos más tiempo para esperar la política macro. Mientras tanto, D’Elía siempre espera un llamado del Gobierno, y va a Balcarce 50, de rodillas, siempre de rodillas.</span></p>
<p><strong>–¿El Gobierno les prometió cosas que no cumplió?</strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Nos dijeron que ya no hablemos de planes ni alimentos sino de trabajo genuino. Así se abrieron talleres con máquinas de coser para los jefes y jefas. Pero no teníamos insumos ni marco de comercialización. Nos hicieron el cuento del tío y no pudimos seguir trabajando. Ahí empezamos a ver que este Gobierno no era lo que creíamos.</span></p>
<p><strong>–¿Qué pasó con las viviendas que estaban construyendo?</strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–En 2003 nos prometieron que nos iban a dar para construir 500 viviendas a través de 25 cooperativas. Íbamos a ir haciendo de a 100. Nos pagaban 20 mil pesos por cada casa de 43 m2 mientras que al sector privado el Estado le pagaba 55 mil, desigualdad. A cinco años de eso, no se terminaron ni las primeras 100 porque no se bajó la plata. Eso fue llenando el vaso. Nosotros le decíamos a D’Elía: “Esto no está bien, las cosas así no funcionan...”, y él prometía que iban a cambiar.</span></p>
<p><strong>–¿Y cambiaron? </strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–No. Otras cinco cooperativas construyeron veredas y ahora, como esas cooperativas se abrieron de D’Elía, hace tres meses que no cobran. </span></p>
<p><strong>–¿La plata pasa por D’Elía? </strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Sí, como apoderado de la Federación, él tiene que cobrar lo que el gobierno nacional le da al municipio para, por ejemplo, estas cinco cooperativas. Ahora hay treinta familias que esperan esa plata que él no distribuye. </span></p>
<p><strong>–¿No distribuye porque se abrieron de la FTV?</strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Claro, lo mismo ocurrió con la mercadería. La FTV retira 100 mil kilos por mes de mercadería para el conurbano. A los 36 barrios de La Matanza que rompimos con D’Elía nos corresponden 20 mil kilos, pero hace dos meses que no nos dan nada. Estoy conteniendo a la gente que le quiere hacer una pueblada en su casa o en el galpón de San Justo donde tiene toda la comida.</span></p>
<p><strong>–¿Y los planes? </strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–En La Matanza teníamos 2.400 planes de 150 pesos y a nosotros nos quedaron 1.100, pero él puede tocar una tecla y meter a 1.100 nuevos. En el Gobierno me dijeron que después del 25 de mayo hablamos. Nadie nos garantiza nada. </span></p>
<p><strong>–¿D’Elía sigue viviendo en el barrio?</strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Sí, con dos patrulleros que lo custodian en la puerta de su casa. Antes podía salir a caminar y todos lo saludaban. Hoy no puede. Él amenaza con que va a ir con 30 mil compañeros a Entre Ríos, pero no tiene a nadie. Treinta y seis de los cincuenta referentes barriales en La Matanza se vinieron conmigo. Otros seis distritos se abrieron. Les mandó a decir que no le pusieran FTV disidente así él podía seguir negociando con el Gobierno. Nosotros somos la FTV original, el trucho es él. Hoy a D’Elía sólo le queda el apellido. Por eso, hace tres semanas le dieron 10 mil planes para que reclutara soldados y así enfrentar a los del campo. Ladran sancho, señal que D’Elía recibe planes.</span></p>
<p><strong>–¿Quién le dio planes?</strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Alberto Fernández. D’Elía salió a defender al Gobierno cuando nosotros desde siempre defendimos a la Federación Agraria de Eduardo Buzzi. Su xenofobia le hace creer que en el campo está la oligarquía y que en Balcarce 50 está el pueblo. Me da vergüenza, veintidós años trabajando juntos y ahora anda de rodillas, como fuerza de choque del Gobierno, olvidándose de si los negros comen o no. Dijimos basta.</span></p>
<p><strong>–¿Anda de rodillas por planes? </strong></p>
<p><span style="font-family:Verdana;">–Le dan kioscos políticos para que no salga a pegarle al Gobierno. Por ejemplo, le dieron una sucursal nueva de la ANSES en Virrey del Pino y puso de gerente a su hijo de 23 años y de tesorera a la hija, que ni es contadora. También colocó al otro hijo y a dos sobrinos más. Antes salió contra Blumberg, ahora contra el campo... Néstor lo llama para que diga lo que el Gobierno no puede, lo usan. Mucha gente me dice: “Sacate la venda, a D’Elía le están dando mucha plata”. Y creo que sí... D’Elía está haciendo caja.</span></span></span> </em></span></address>
<address><span style="color:#993300;"> </p>
<p></span></address>
<address></address>
<address><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong></strong></span></address>
</blockquote>
<address><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Claudio Scabuzzo</strong></span></address>
<address><strong></strong></address>
<address><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>La Terminal</strong></span></address>
<h6 class="MsoNormal" style="margin:0;">Fotos: Web</h6>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Parece mentira, pero la República jacobina francesa reconoce como patrimonio de la nación las “lenguas regionales”]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=400</link>
<pubDate>Tue, 27 May 2008 22:30:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
<guid>http://loburromasque.wordpress.com/?p=400</guid>
<description><![CDATA[La Asamblea Nacional de Francia aprueba por sorpresa, una enmienda en el proyecto de Ley para reform]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;">La Asamblea Nacional de Francia aprueba por sorpresa, una enmienda en el proyecto de Ley para reformar las instituciones que obliga a hacer constar en la Constitución todas las lenguas de la República. La lengua catalana, la bretona, el occitano y otras 70 lenguas minoritarias propias del territorio regido por el Estado francés.</span></p>
<p>La gran mayoría de los diputados de la Asamblea aprobaron la introducción en la Constitución de la frase: “Las lenguas regionales pertenecen al patrimonio de la nación”.</p>
<p>Hace dos semanas en un duro debate monográfico sobre las lenguas llamadas “regionales” o “minoritarias” dentro del Estado francés, numerosos diputados de la cámara pidieron que se levantara el techo legal de estas lenguas y que se protegieran jurídica y legalmente aun que se tuviera que modificar la constitución. La ministra de cultura Christine Albanel dejo claro, en aquel momento, que el gobierno francés no tenía intención de variar el estatus legal y jurídico de estas lenguas. Por eso ha sorprendido la aprobación de esta enmienda.</p>
<p><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;"><span style="color:#ff6600;">Parece poca cosa, pero tratándose de la República francesa, la república jacobina por excelencia, es un gran paso.</span> </span></p>
<p> </p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Beni quiere superar votación del refendum autonómico de Santa Cruz y Pando se suma al desafío]]></title>
<link>http://abnoticias.wordpress.com/?p=57</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 19:24:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>DV</dc:creator>
<guid>http://abnoticias.wordpress.com/?p=57</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Llegó la hora de romper las cadenas del centralismo&#8221;
 A cinco días del referéndum de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="font-family:Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;font-size:xx-small;">"Llegó la hora de romper las cadenas del centralismo"</span></p></blockquote>
<p><a href="http://abnoticias.wordpress.com/files/2008/05/autonomia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-58" style="border:1px solid black;float:left;" src="http://abnoticias.wordpress.com/files/2008/05/autonomia.jpg?w=230" alt="" width="230" height="220" /></a> A cinco días del referéndum del primero de junio, continúa con ímpetu la campaña por el sí a los estatutos autonómicos en Beni y Pando. Con el apoyo de autoridades prefecturales y cívicas de Santa Cruz que se han desplazado hasta estos departamentos del oriente boliviano con el propósito de ayudar a sus pares en esta lucha por implementar las autonomías departamentales en Bolivia, dentro del marco del respeto de la libertad y el estado de derecho.</p>
<p align="justify">Para hoy los prefectos Ernesto Suárez y Rubén Costas tienen previsto visitar las localidades de Magdalena, Huacaraje, Baures y Santa Ana, acompañados de sendas caravanas de autonomistas que están entusiamados con lograr un rotundo triunfo este domingo próximo. Suárez, prefecto del Beni, aceptó el desafío del gobernador cruceño, Rubén Costas, de superar la votación lograda el 4 de mayo en el referendo autonómico cruceño, oportunidad en la que se consigiuó 85,6% de los votos por el Sí.</p>
<p align="justify"><!--more--></p>
<p>En su tercer día de campaña por el Sí en el referéndum por el Estatuto del Departamento Autónomo de Beni, el gobernador de Santa Cruz, Rubén Costas, desafió al prefecto del beniano, Ernesto Suárez, a superar el 85,6% que obtuvo Santa Cruz en el referéndum por Estatuto Autónomo el 4 de mayo pasado.<br />
En la gira por las provincias del Beni, Costas manifestó estar celoso porque este "hermano departamento beniano ganó el Referéndum por autonomía del 2 de julio de 2006 con el 75% sobre el 71,14% de Santa Cruz". No obstante, ante los miles de habitantes de Santa Rosa del Yacuma -como testigos-, retó a Suárez a sobrepasar el 85,6% que lograron los cruceños el 4 de mayo pasado en el Referéndum por Estatuto Autónomo.<br />
De forma inmediata Suárez reconoció que la victoria de Santa Cruz fue espectacular, sin embargo: "los benianos vamos a ir el 1 de junio a las urnas decididos a vencer el desafío con fe, porque llegó la hora de romper las cadenas del centralismo. Lo haremos con decisión en las urnas y no con las armas", respondió Suárez.<br />
Este domingo ambas autoridades estuvieron en Santa Rosa, Riberalta, Guayaramerín, San Joaquín y San Ramón, compartiendo en las multitudinarias concentraciones y caravanas formadas a pie, a caballo y cientos de vehículos.<br />
Coincidiendo en eufóricos discursos Costas y Suárez le dijeron no al dedazo de la imposición y postergación. Sí a la autonomía, la libertad para decidir el futuro de los pueblos y de sus hijos. "La revolución del Patujú no es de Santa Cruz, no es del Beni, es de los hombres y mujeres libres del país que no permitieron que nos dividan. Les traigo un mensaje de los cruceños para los benianos: si no fuera por ustedes no haya avanzado la esperanza para los hombres libres de este país. Que viva la nueva Bolivia autonómica que surge desde el oriente para todo el país con unidad", concluyó Costas.<br />
"Santa Cruz lidera la nueva Bolivia unida y autonómica. El Beni hará lo propio para acabar con el dedazo, para que decidamos nuestro desarrollo, de esta forma no permitiremos más que nos quiten nuestros recursos como el IDH", dijo Suárez al lamentar la postergación de proyectos por la ausencia de estos recursos.<br />
De igual forma, el presidente del Comité Cívico de Santa Rosa del Yacuma, Selsi Guzmán, felicitó al Gobernador de Santa Cruz y al Prefecto del Beni por llevar adelante el proceso autónomo pese a las amenazas. "En ustedes confiamos porque llevan la autonomía como bandera social, democrática y nacional. Pero no confiamos en aquellos gobiernos centralistas de turno que siempre nos postergaron y que ahora nos robaron nuestros recursos (del IDH) que eran para el desarrollo de las provincias", arengó.<br />
Por su parte las autoridades de pandinas, pese a la campaña sucia que ha desplegado el gobierno repartiendo dinero donado por Venezuela, continúan con las caravanas por los barrios de Cobija sin descuidar la socialización en las comunidades rurales y provincias.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dos actos, un solo pa&iacute;s.]]></title>
<link>http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/05/26/dos-actos-un-solo-pas/</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 03:19:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudio Scabuzzo</dc:creator>
<guid>http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/05/26/dos-actos-un-solo-pas/</guid>
<description><![CDATA[  
El bicentenario de la Revolución de Mayo está cerca. Tanto años y seguimos divididos, conden]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25may-bandera-la-terminal-rosario.jpg"><img style="border:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25may-bandera-la-terminal-rosario-thumb.jpg" alt="25may bandera la terminal rosario" width="280" height="335" /></a>  </p>
<h5>El bicentenario de la Revolución de Mayo está cerca. Tanto años y seguimos divididos, condenados a repetir nuestros errores. El 25 de mayo de 2008 hubo dos actos patrios, <a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/06/acampe-011.jpg"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-661" style="float:right;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/06/acampe-011.jpg" alt="" width="221" height="178" /></a>uno oficial y otro con la gente del campo. Hubo uno donde se presentaron sectores carenciados subsidiados por el gobierno y otro con productores agropecuarios prósperos. Uno montado para la televisión y otro absolutamente espontáneo. Uno teñido de pancartas políticas y el otro de banderas argentinas. Uno con reclamos al gobierno, el otro con promesas de difícil cumplimento y frases hechas. Mientras tanto algunos pobres son empujados por dirigente políticos a protestas exigiendo lo que nunca recibieron en retenciones. Los "acampes" son una modalidad que desplazó a los "piquetes", ahora propiedad de la "puta oligarquía".¿Estamos a tiempo de salvar nuestro futuro?</h5>
<p><!--more--></p>
<p><em><strong>Hace 198 años el país buscaba su destino. </strong></em></p>
<p>El 25 de mayo de 1810 se declaró el primer gobierno patrio, pero no éramos independientes todavía. Hablar de revolución es algo ampuloso. Ese día fue la culminación de muchos acontecimientos impregnados de intereses personales y populares. Manoseos ocultos que iban en contra de lo que esperaba la gente.</p>
<p>Cuenta el historiador Felipe Pigna sobre el 25 de mayo de 1810:</p>
<blockquote><p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25-de-mayo.jpg"><em><span style="color:#993300;"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25-de-mayo-thumb.jpg" border="0" alt="25 de mayo" width="244" height="184" align="left" /></span></em></a><em><span style="color:#993300;">La mayoría de la gente se fue yendo a sus casas y el síndico del Cabildo salió al balcón y preguntó "¿Dónde está el pueblo?". En esos momentos Antonio Luis Beruti irrumpió en la sala capitular seguido de algunos infernales y dijo "Señores del Cabildo: esto ya pasa de juguete; no estamos en circunstancias de que ustedes se burlen de nosotros con sandeces, Si hasta ahora hemos procedido con prudencia, ha sido para evitar desastres y efusión de sangre. El pueblo, en cuyo nombre hablamos, está armado en los cuarteles y una gran parte del vecindario espera en otras partes la voz para venir aquí. ¿Quieren ustedes verlo? Toque la campana y si es que no tiene badajo nosotros tocaremos generala y verán ustedes la cara de ese pueblo, cuya presencia echan de menos. ¡Sí o no! Pronto, señores decirlo ahora mismo, porque no estamos dispuestos a sufrir demoras y engaños; pero, si volvemos con las armas en la mano, no responderemos de nada." Poco después se anunció finalmente que se había formado una nueva junta de gobierno .El presidente era Cornelio Saavedra; los doctores Mariano Moreno y Juan José Paso, eran sus secretarios; fueron designados seis vocales: Manuel Belgrano, Juan José Castelli, el militar Miguel de Azcuénaga, el sacerdote Manuel Alberti y los comerciantes Juan Larrea y Domingo Matheu. Comenzaba una nueva etapa de nuestra historia.</span></em></p></blockquote>
<p>Ciento noventa y ocho  años después el pueblo espera definiciones que contribuyan a esclarecer el futuro. La mayor protesta contra un gobierno desde 1983 sucedió en Rosario, un 25 de mayo de 2008, pero el mensaje no ha llegado a movilizar a los funcionarios que se atrincheran corporativamente acusando de golpistas a trabajadores rurales.  El yuyo maldito parece narcotizar al gobierno.</p>
<p>Los políticos que prometieron sin cumplir fueron condenados en el 2001 por los cacerolazos, pero algunos lograron el indulto. La voracidad del estado se mantiene intacta y nadie sabe que plan económico está vigente, que programa agropecuario diseñó Cristina para el futuro. El campo sacó al país del default, pero el estado quiere más.</p>
<p><strong><em>Aplausos pagos y gratuitos.</em> </strong></p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25may-movilizacion-la-terminal-rosario.jpg"><img src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25may-movilizacion-la-terminal-rosario-thumb.jpg" border="0" alt="25may movilizacion la terminal rosario" width="244" height="184" align="left" /></a> Mientras el gobierno de Cristina Kirchner movilizó hacia Salta a su aparato partidario, los productores agropecuarios se convocaron en Rosario para pedirle al gobierno definiciones concretas sobre la política agropecuaria errática que han exhibido.</p>
<p>Es verdad, en el Monumento a la Bandera no había pobres. Tampoco abundancia. Había muchas banderas, muchas más que en Salta, donde desaparecieron de las pantallas tapadas por enormes letreros de agrupaciones políticas funcionales al gobierno.<a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25may-rosario-la-terminal.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/25may-rosario-la-terminal-thumb.jpg" border="0" alt="25may rosario la terminal" width="270" height="204" align="right" /></a></p>
<p> En Rosario se habrían reunido más de 200 mil personas, en Salta muchos menos ¿15 mil, 30 mil?. Ni la procesión del cristo milagroso reúne tan pocas personas. Era un teatro del absurdo.</p>
<p>En Rosario, las banderas y pancartas fueron pagadas por los que la llevaban. Los ómnibus solventados con recursos individuales.</p>
<p>El acto, según los organizadores, generó un gasto de poco más de 50 mil pesos que pagaron las entidades agropecuarias.</p>
<p>Para el acto oficial del gobierno en <a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/acto-salta.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/acto-salta-thumb.jpg" border="0" alt="acto salta" width="319" height="214" align="left" /></a>la ciudad de Salta, solamente Luis D’elía, el dirigente piquetero, movilizó 200 colectivos. Habrían pagado $ 200,- a cada participante. Ese dirigente habría tenido un gasto de 2 millones de pesos para instalar frente a la presidenta a su gente.</p>
<p>No va a existir rendición de gastos para este despliegue político oficial. No nos corresponde saber como el dinero del estado se utiliza para fines políticos y partidarios.</p>
<p><strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Un país dividido, a propósito.</em> </strong></p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/acto-salta-2.jpg"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/acto-salta-2-thumb.jpg" border="0" alt="acto salta 2" width="276" height="196" align="right" /></a> Hoy el país sigue con convicciones ambivalentes. Ese viejo principio que hablaba sobre el trabajo como generador de riqueza y bienestar se encuentra alterado. El buen pasar del hombre de campo se justifica por su trabajo y no debería ser motivo para mostrarlos como una clase privilegiada. Su renta movilizó el comercio, la construcción y la industria agro-metalúrgica, y generó muchos puestos de trabajo indirectos. Es evidente y Rosario es una muestra de ello.</p>
<p>En vez de diseñar un reparto equitativo de la riqueza, elevando la calidad de vida de los que menos tienen, se “retiene” a los que lograron buenos resultados su ganancia legítima y merecida, para solventar al estado “benefactor”.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/acampe-en-plaza-san-martin.png"><img style="border-right:0;border-top:0;border-left:0;border-bottom:0;" src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/acampe-en-plaza-san-martin-thumb.png" border="0" alt="acampe en plaza san martin" width="244" height="179" align="left" /></a> Sin embargo los pobres siguen allí, igual o peor que antes, lo que demuestra que ese método no nos permite crecer, ni cambiar el horizonte de las clases más desposeídas. Hoy ya están instalados en una plaza del centro rosarino exigiendo al gobierno la parte que no reciben de las "retenciones" al campo.</p>
<p>El éxito económico del que habla el gobierno no mejoró la situación de millones de argentinos. Ni siquiera el excedente permite que el estado solvente viviendas para erradicar los cinturones de pobreza. Tampoco hay créditos para la compra de casas accesibles al trabajador. De eso no se habla.</p>
<p>Es difícil, por no decir imposible, el acceso al crédito de quienes desean realizar un emprendimiento para generar una alternativa productiva: los intereses usurarios, incluso en la banca oficial, no hablan bien de un país que defienda a los que menos tienen.</p>
<p>El estado recauda, subsidia y fomenta la miseria, y nada más. “Quién más tiene, más debe pagar” es un principio justo, pero debería ser equitativo. Muchas fortunas no pagan más que los desafortunados y eso es evidente. Personas que en las crisis más profundas ampliaron su capital sin sobresaltos, en general, apañadas por el poder político que sustentan. A veces también fueron partícipes de los gobiernos que le garantizaron su bienestar.</p>
<p>Eso lo ve la gente. Lo sabe. Quienes trabajan no ven justo que deban pagar tanto a un estado que muestra ineficiencia en muchos aspectos. Que no garantiza un servicio de justicia adecuado, o seguridad, para citar dos aspectos que el descuido desacreditó notablemente.  </p>
<p>Incluso quienes son empleados ven desaparecer su salario: los impuestos suman una buena parte de sus ingresos y otra parte se la deglute la inflación. Esa es la agresión oficial contra el ciudadano común.</p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/villa-31.jpg"><img src="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/villa-31-thumb.jpg" border="0" alt="villa 31" width="271" height="238" align="right" /></a>Los empleadores pagan demasiado por emplear, y eso desalienta el progreso. El estado no resigna ingresos y prefiere el dinero en sus arcas que en el bolsillo del ciudadano. Así sustenta planes asistenciales indignos, punteros políticos y un aparato de apoyo que no trabaja, ni produce.</p>
<p>Esta protesta en Rosario no fue más que un acto legítimo de quienes también forman el pueblo de la patria. Merecen ser escuchados y atendidos. Sus reclamos alcanzan a buena parte del país, la que no soporta más el despojo gratuito.</p>
<p>Este tiempo de tanta incertidumbre puede ser superado con dignidad y humildad. No está mal volver sobre los pasos errados, ni plantear con sinceridad los errores cometidos. Pero nuestros gobernantes deben dejar de lado la soberbia y la prepotencia.</p>
<p>El gobierno no debería ver al campo como un puñado de enemigos. Ellos son una parte del país que trabaja en silencio y que requiere de un futuro previsible. Igual que muchos otros que no vivimos de un sueldo público, ni de un subsidio, y que votamos con conciencia un futuro mejor.</p>
<p>¿Sobrevivirá el país a esta historia?. Muchas veces situaciones de desinteligencias políticas nos sumieron en crísis que logramos superar. El costo siempre fue pagado por quienes tienen poco, y no será la excepción. Y así repetiremos la historia de tumbos que estimula el éxodo y la desesperanza, con consecuencias que nunca dejaremos de pagar.</p>
<address> Claudio Scabuzzo </address>
<address>La Terminal </address>
<p> </p>
<h6>Cita histórica: <a title="http://www.elhistoriador.com.ar/articulos/independencia/antecedentes_de_la_revolucion_de_mayo.php" href="http://www.elhistoriador.com.ar/">http://www.elhistoriador.com.ar/</a></h6>
<h6>Foto principal y acto de Rosario: Claudio Scabuzzo</h6>
<h6>Foto acto Salta: Telam</h6>
<h6>Foto Villa 31:  <a title="http://weblogs.clarin.com/plaza-publica/archives/2007/09/sigue_el_debate_las_villas_aportan_a_la_economia_urbana_1.html" href="http://weblogs.clarin.com/plaza-publica/archives/2007/09/sigue_el_debate_las_villas_aportan_a_la_economia_urbana_1.html">http://weblogs.clarin.com/plaza-publica/archives/2007/09/sigue_el_debate_las_villas_aportan_a_la_economia_urbana_1.html</a></h6>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Subterráneos de Rosario, un sueño siempre postergado.]]></title>
<link>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=600</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 02:32:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudio Scabuzzo</dc:creator>
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<description><![CDATA[

Alguien encontró entre sus cosas viejas dos volantes de la década del 70 reclamando trenes subte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/subterraneos-panfleto-decada-del-70-ii.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-602" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/subterraneos-panfleto-decada-del-70-ii.jpg" alt="" width="500" height="368" /></a></p>
<p><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/subterraneos-panfleto-decada-del-70.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-603" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/subterraneos-panfleto-decada-del-70.jpg" alt="" width="500" height="337" /></a></p>
<h5>Alguien encontró entre sus cosas viejas dos volantes de la década del 70 reclamando trenes subterráneos en Rosario, y los puso en venta en un sitio de subastas. El hallazgo muestra que algunas cosas que hoy se debaten tienen años de espera o demora. Cuando el interior plantea sus necesidades, Buenos Aires las califica como "obras faraónicas". Sin embargo sus propios proyectos no reciben los mismos calificativos.</h5>
<p><!--more-->Así promociona sus necesidades la Ciudad Autónoma de Buenos Aires (Diario Perfil, 16/5/2008 )</p>
<h1> </h1>
<blockquote>
<h1><span style="color:#993300;">Las nuevas líneas de subte ya tienen vía libre</span></h1>
<h3><span style="color:#993300;">Con apenas dos votos en contra, se aprobó la construcción de la F <strong>(Retiro-Pte Pueyrredón)</strong>, G <strong>(Cid Campeador-Retiro)</strong> e I <strong>(Plaza Italia-Parque Chacabuco-Pompeya).</strong></span></h3>
<h4><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/0719_subte_468_ced_jpg_687088226.jpg"><span style="color:#993300;"><img class="alignnone size-medium wp-image-601" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/0719_subte_468_ced_jpg_687088226.jpg?w=300" alt="" width="506" height="201" /></span></a></h4>
<h4><span style="color:#993300;"> Buenos Aires necesita más subtes de manera imperiosa. &#124; Foto: Cedoc</span></h4>
<div id="cuerpo" class="cuerpo1">
<div class="cuerpoSuperior"><strong> </strong></div>
</div>
<div class="cuerpoSuperior"><span style="color:#993300;">La Legislatura porteña aprobó la denominada <strong>Ley de Subtes</strong>, que prevé <strong>modificaciones en trayectos y la construcción de tres líneas</strong>, pero cuyo análisis había sido pospuesto en dos oportunidades (...)<strong>"Estamos a favor de los subtes pero siempre hay que garantizar la transparencia de la operatoria"</strong>, expresó Enrique Olivera, presidente del bloque del partido que, a nivel nacional, conduce Elisa Carrió. La Ley de Subtes <strong>prevé la construcción de las líneas F, G e I, y las obras de ampliación de la H</strong>, que en la actualidad tiene el trayecto de Plaza Miserere a Pompeya. La iniciativa autoriza al Poder Ejecutivo a efectuar los llamados a licitación para la construcción de las nuevas redes por medio de la empresa del gobierno de la Ciudad, Subterráneos de Buenos Aires Sociedad del Estado (SBASE).La norma también avala a que el Ejecutivo local realice los aportes del valor total de las inversiones que la obra demande y a prestar los servicios o licitar la operación de las líneas mediante los mecanismos de concesión o gerenciamiento (...)  Fuente: DYN         </p>
<p> </p>
<p></span></div>
</blockquote>
<div class="cuerpoSuperior">El municipio de Rosario no descarta avanzar en un estudio pormenorizado de factibilidad para la construcción de líneas de trenes subterráneos. La idea no es nueva, y ya tiene muchas décadas de postergación.  Esos dos volantes que encabezan este post son una muestra del interés que el tema despertaba hace más de 30 años. Pero nada cambió.</div>
<div class="cuerpoSuperior"> </div>
<p class="cuerpoSuperior">El centralismo porteño ha vedado al interior de un desarrollo equilibrado, ha limitado sus recursos y a trasladado los beneficios a la capital nacional. Fueron legisladores de Elisa Carrió los que apoyaron la extensión del subterráneo de Buenos Aires, una actitud que sus pares nacionales nunca van a tener con los proyectos del interior.</p>
<p class="cuerpoSuperior">Pero no toda la culpa es de Buenos Aires. Políticos y funcionarios locales han contribuido a frenar el desarrollo, si el interés público no pasaba por sus propios intereses.</p>
<p class="cuerpoSuperior">En estos días pudimos leer declaraciones del concejal rosarino del Frente para la Victoria Arturo Gandolla, que critica la idea de los subterráneos, pero no tiene la misma visión del tren bala. ¿Cómo se entiende?.</p>
<p class="cuerpoSuperior"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/gandolla.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-604" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/gandolla.jpg?w=205" alt="" width="171" height="105" /></a></p>
<p class="cuerpoSuperior">El edil manifestó que la construcción del subte resulta inviable en el marco de la política de recortes que está llevando adelante la Municipalidad.</p>
<p>"Es inviable en este momento en el que se están recortando los servicios de recolección de la basura, se suspenden las horas extras, se disminuyen los espectáculos de cultura, la verdad que hablar de los subtes en Rosario me parece una tomada de pelo", apuntó Gandolla.</p>
<p>Pero el tren bala no merece la misma consideración. "El dinero del tren bala viene solo para eso, no se puede decir con ese dinero quiero solucionar el transporte del Gran Buenos Aires, la inversión la hace el estado francés para promocionar el tren bala en América latina, y en ese marco se puede tomar o dejar". En el mismo sentido indicó que si bien el proyecto "puede parecer faraónico, aparece como una tentación para cualquier gobernante porque se comienza a pagar ocho años después, tres de construcción y cinco de gracia".  ¿Y si los subterraneos se pudieran construir por el mismo mecanismo, Gandolla cambiaría de idea?</p>
<p>Lo que ocurre aquí (y este es solo un ejemplo), las disputas políticas superan al sentido común. No importa si la idea es buena, pero el mensajero es un enemigo.</p>
<p>Cuando se promueven inversiones y nuevos desarrollos, el entorno social recibe un impacto favorable. Es la famosa "sinergia" que se traslada de un ámbito a otro. Son opotunidades de trabajo que se generan, nuevas alternativas comerciales y renovadas espectativas futuras. Cambia la calidad de vida de todas clases sociales.</p>
<div class="cuerpoSuperior"> Pero algunos prefieren ver estos desarrollos como un despojo a los necesitados, un acto de corrupción para los gobernantes de turno o un logro que por ser de un partido distinto no les corresponde recibir.</div>
<div class="cuerpoSuperior"> </div>
<div class="cuerpoSuperior">¿Se puede pensar en una ciudad para dentro de 10 años o más?. Parece que en estos tiempos, hasta los sueños son peligrosos....</div>
<div class="cuerpoSuperior"> </div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><em>Lea otros artículos de este blog sobre el mismo tema:</em></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/05/01/el-tren-bala-una-decisin-audaz-en-el-peor-momento/" target="_blank"><em>Tren Bala: Una decisión audaz en el peor momento</em></a><em>.</em></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/04/16/subterrneos-o-trenes-metropolitanos-anuncios-y-promesas/"><em>Subterraneos y trenes metropolitanos, anuncios y promesas.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/03/18/apunten-al-tren-bala/" target="_blank"><em>Apunten al tren bala.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/03/09/estacion-multimodal-para-el-tren-bala/" target="_blank"><em>Estación multimodal para el tren bala.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/02/05/un-debate-sobre-el-tren-bala/" target="_blank"><em>Un debate sobre el tren bala.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/02/03/plan-circunvalar-orden-y-progreso/" target="_blank"><em>Plan circunvalar: Orden y progreso.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/01/21/tren-bala-pisabrotes-en-los-medios/" target="_blank"><em>Tren Bala: Pisabrotes en los medios.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior" style="text-align:right;"><a href="http://http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/01/16/el-progreso-siempre-trae-polemica/" target="_blank"><em>El progreso siempre trae polémica.</em></a></div>
<div class="cuerpoSuperior"> </div>
<address>Claudio Scabuzzo</address>
<address>La Terminal</address>
<div class="cuerpoSuperior"><strong><br />
 </strong></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El “Dèjá vu” hispánico o la historia se repite hasta el hastío]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=387</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 22:30:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
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<description><![CDATA[Después del largo vía crucis que supuso la perdida de las constituciones catalanas el 1714. El 191]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Después del largo vía crucis que supuso la perdida de las constituciones catalanas el 1714. El 1913 se creó <strong>La Mancomunidad de Catalunya</strong> promovida por Prat de la Riba. Desde su cargo en la presidencia de la Diputación Provincial de Barcelona, que asumió en 1907, impulsó un proyecto de integrar por primera vez las cuatro diputaciones provinciales en un instrumento de autogobierno. Las negociaciones con el gobierno central se iniciaron en 1911 y en 1913, el político conservador Eduardo Dato promulgó el Real Decreto por el cual se autorizaba la unión de las diputaciones con fines puramente administrativos. El 18 de diciembre de 1913 el rey firmó el Decreto de Mancomunidades Provinciales. A pesar de que la ley era aplicable a todas las provincias españolas, finalmente sólo las cuatro provincias catalanas hicieron uso de la ley, formando la Mancomunidad de Cataluña.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p style="margin:0;">Ante cualquier asomo de autogobierno, aunque sea legal y con la firma del rey incluida, siempre pasa algo. El 12 de septiembre de 1923, el capitán general de Catalunya, <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Dictadura_de_Primo_de_Rivera">Miguel Primo de Rivera</a> da un golpe militar.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Lo primero que hace la dictadura de Primo de Rivera es disolver las Cortes y publicar un decreto que prohibía el uso de otra lengua que no fuera el español, así como la prohibición de símbolos como la bandera vascas o catalana. La <a title="Mancomunidad de Cataluña" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Mancomunidad_de_Catalu%C3%B1a">Mancomunidad de Cataluña</a> fue intervenida con el nombramiento del conservador Alfons Solà y se disolvieron las Diputaciones Provinciales.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<ul>
<li>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;">Lo que ha hecho (Primo de Rivera) es llevar la bandera de España y el idioma español a Cataluña , de donde eran expulsados ambos .<br />
Artículo publicado en «La Correspondencia Militar» , 10 de octubre de 1923</div>
</li>
</ul>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> El dictador se va y los catalanes ya no piden una Mancomunidad, ahora quieren un <a href="http://ca.wikipedia.org/wiki/Estatut_d%27Autonomia_de_Catalunya">Estatuto de autonomía</a> impulsado por Francesc Macià y redactado en Núria. El Estatut es presentado a las Cortes españolas. Durante este periodo, hay un intento de golpe de estado del general Sanjurjo. Después de recortar el Estatuto en las Cortes generales se presenta en referéndum el 2 de agosto de 1931. La participación es del 75% de la población y obtiene un 99% de votos a favor, a esto hay que añadir las 400.000 firmas de las mujeres de Catalunya que entonces no podían votar.</p>
<p>El ambiente en la calle, el de siempre</p>
<ul>
<li>Se impone a nuestra consciencia patriótica la necesidad de formar la unión sagrada contra el Estatuto catalán, que vulnera la estructura política de España y hiere alevosamente la dignidad de nuestra nación. ¡Viva España! ¡Viva Cataluña española!<br />
Diario «El Imparcial», 4 de marzo de 1932</li>
</ul>
<p>Durante el gobierno de la <a href="http://ca.wikipedia.org/wiki/CEDA">CEDA</a> (Confederación Española de Derechas Autónoma) en la Segunda Republica Española el Estatuto de Catalunya es anulado. Pero, la CEDA es derrotada en las elecciones de 1936 que dio el triunfo al Frente Popular.</p>
<ul>
<li>
<div>Si una mayoría de los catalanes se empeñan en perturbar la ruta hispánica, habrá que plantearse la posibilidad de convertir esa tierra en tierra de colonia y trasladar allí los ejércitos del Norte de África . Todo menos lo otro. <br />
Ramiro Ledesma Ramos , Revista «La conquista del Estado» , 4 de julio de 1931</div>
</li>
</ul>
<p>Y el ciclo vuelve a comenzar. Un nuevo golpe de estado desemboca en una guerra atroz. <a href="http://ca.wikipedia.org/wiki/Guerra_Civil_Espanyola">La rebelión Fascista </a>del 18 de julio de 1936 aniquila la Segunda República y el Estatuto catalán.  El “habla en cristiano”, el “si eres español habla en castellano” y el “hablo en castellano porque es más fino” de la burguesía franquista catalana se hizo muy largo. Se quemaron o expoliaron bibliotecas, archivos y todo lo que oliera a catalán. No eran solo libros de política, habían estudios científicos, geográficos, históricos, arqueológicos… Todo a la hoguera. Y lo más terrible de todo, los fusilamientos continuados en el Campo de la Bota y en tantos otros lugares de la geografía española.  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;">Después de esta larga noche se murió el dictador en la cama.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span> </span></p>
<p style="margin:auto 0;">La lucha por la libertad, amnistía y Estatut de autonomía dio sus primeros frutos en la <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Transici%C3%B3n_espa%C3%B1ola">España</a><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Transici%C3%B3n_espa%C3%B1ola"> de la transición</a>. Después de las primeras elecciones, con los resultados en Cataluña y País Vasco, el gobierno permitió la creación de instituciones preautonómicas. Concedió autonomía provisional a las regiones cuyos diputados, constituidos en asambleas parlamentarias, así lo solicitaron. Era el primer eslabón de la estructura territorial que ya estaba pactada en la nueva Constitución.</p>
<p>La primera preautonomía concedida fue la de Cataluña, el 29 de septiembre se restableció la Generalidad de Cataluña, la creación de un Consejo General Vasco, se aprobó el 6 de enero de 1978, y Galicia se sumó a la preautonomía con la creación de la Junta de Galicia, en marzo de 1978.</p>
<p>Por arte de magia, en la Constitución de 1978 se concedieron autonomías a diestro y siniestro. Muchos españoles se encontraron con un autogobierno que jamás habían solicitado y por el cual jamás habían luchado. Pero en fin, lo que pedían las nacionalidades históricas ha resultado ser bueno para todos.</p>
<p>Pero, eso de la ”España se rompe” se lleva en los genes y el 23 de febrero de 1981, otro golpe militar intenta frenar el progreso. <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/23-F">Tejero</a> no fracaso del todo. Después del Tejerazo se inició un proceso de involución autonómica con la aprobación de la Ley Orgánica de Armonización del Proceso Autonómico (LOAPA), posteriormente declarada inconstitucional. Pero el daño ya estaba hecho.   </p>
<p>El 2006, Catalunya decide hacer un nuevo Estatuto de acuerdo con lo establecido en el título octavo de la Constitución española de 1978. Aprobado por el Parlament de Catalunya el 30 de septiembre y limado (como diría el Guerra) en el Congresos de los Diputados, igual que ocurrió con el Estatut de 1931. Después de una substancial modificación fue aprobado en referéndum por el pueblo de Catalunya el 18 de junio de 2006.  </p>
<p>Después de insultos, agravios, boicots y otras lindezas a las que ya nos tienen acostumbrados desde 1714, el Estatut de Catalunya está en el tribunal Constitucional. Un tribunal  en que los políticos han intentado manipular con todo tipo de martingalas. También se ha de negociar con el Gobierno de España las nuevas disposiciones que marcan el nuevo Estatut.</p>
<p>No creo que el Tribunal Constitucional de una sentencia de Constitucionalidad del Estatut de Catalunya, sino más bien que se pacte un acuerdo entre los jueces del PP y los jueces del PSOE. Y tampoco creo que el Gobierno de España sea justo y respete la legalidad del Estatuto.</p>
<p><span style="color:#ff6600;">Gato escaldado del agua huye. Cuando no son cañonazos, son martingalas y así siempre estamos en el mismo lugar.</span> <span style="color:#ff6600;">Por lo tanto solo hay un camino para salir de esta rueda sin fin. La independencia.</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pregunta con nota]]></title>
<link>http://loburromasque.wordpress.com/?p=386</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 18:22:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>loburromasque</dc:creator>
<guid>http://loburromasque.wordpress.com/?p=386</guid>
<description><![CDATA[Sabéis quien dijo:
No tengo autoridad ninguna , ni quizá derecho para hablar de Cataluña , porque]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sabéis quien dijo:</p>
<p>No tengo autoridad ninguna , ni quizá derecho para hablar de Cataluña , porque no soy catalán ; pero vivo allí y tengo hijos y nietos catalanes , y grandes afectos , y por ello me duele señores diputados , la atmósfera caldeada que hay aquí contra aquella región . <strong>Sí , Señores Diputados . Aquí hay prejucios contra Cataluña .</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p> <br />
<span style="color:#ff6600;">Eso lo dijo Peris Mencheta el 19 de noviembre de 1901. No me he equivocado, <strong>1901.</strong> Este país no ha evolucionado nada en 107 años</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zeitgeist: ¿El espíritu de Google?]]></title>
<link>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=584</link>
<pubDate>Wed, 14 May 2008 23:28:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudio Scabuzzo</dc:creator>
<guid>http://laterminalrosario.wordpress.com/?p=584</guid>
<description><![CDATA[
En el post &#8220;Zeitgeist: El espírituo del tiempo&#8221;   hago referencia a un artículo de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/googlebot2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-587" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/googlebot2.png" alt="" width="372" height="279" /></a><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/google-imagen.jpg"></a></h4>
<h5>En el post<span> <a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/05/12/zeitgeist-el-espiritu-del-tiempo/" target="_blank">"Zeitgeist: El espírituo del tiempo"</a>   </span>hago referencia a un artículo del Director General mundial de Google Inc. , Eric Schmidt, que publicó el diario El País de Madrid en el año 2006. El ejecutivo se refiere a la “democratización de la información”. <span> </span>El tema es polémico y representa uno de los objetivos empresariales de Google.</h5>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><!--more--></span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Cuando<span>  </span>Sergey Brin y Larry Page, un ruso y un norteamericano, fundaron<span>  </span>Google introdujeron en la red una filosofía que son el fundamento de una de las empresas más rentables del mundo:<span>  </span>el derecho que todos deben tener de acceder libremente a internet y a su contenido.<span>  Hoy su corporación es una de las más grandes del mundo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><span><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/google-imagen.jpg"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-585" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/google-imagen.jpg" alt="" width="169" height="159" /></a>Esa premisa trata de imponerse sobre criterios de censura en algunas naciones, y lo que no pueden los organismos internacionales, lo puede Google. ¿Van a la conquista del planeta o pretenden humanizarlo?.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">No solo desarrollaron el motor de búsqueda más poderoso del planeta, sino que incursionan en utilidades gratuitas (la línea StarOffice, la más destacada), herramientas geográficas (Google Earth) y su biblioteca virtual (un proyecto ambicioso que pretende digitalizar la literatura de todo el mundo).  Han comprado muchas empresas con servicios on line, y concentran la cartera de "puntos com" más cotizada.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">El negocio se sostiene, principalmente, gracias a los clics que se realizan en los anuncios dispersos en páginas de internet y que conectan al internauta con empresas. Esos anunciantes pagan por cada clic.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">La operatoria, de la que son líderes,  genera un beneficio anual de <span> </span>4200 millones <span> </span>de dólares (2007), con una facturación de más de 16 mil millones de dólares ese mismo año. </span><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Con poco más de un década de vida, sus acciones quintuplicaron su precio en los últimos cuatro años,<span>  </span>y transformó en millonarios no solo a sus propietarios, sino a sus empleados.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><strong><em><span> </span>Sus mandamientos. </em></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/logo-google.gif"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-586" style="float:right;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/logo-google.gif" alt="" width="276" height="110" /></a>Las premisas de Google exhiben su política mundial. Son un decálogo que permitió el enorme crecimiento y penetración a nivel global. Estos son sus mandamientos:</span></p>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">Lo más importante es pensar en el usuario. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">Es mejor especializarse en algo y hacerlo realmente bien. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">La velocidad es un valor seguro. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">La democracia en la web funciona. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">No tiene por qué estar en su despacho para obtener una respuesta. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">Es posible obtener ingresos actuando de forma ética. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">Es imposible abarcar toda la información disponible. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">La necesidad de información supera todas las fronteras. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Calibri;"><span style="color:#339966;">Es posible ser profesional sin llevar traje. </span></span></span></div>
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<div class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#339966;font-family:Calibri;">No nos conformamos con unos resultados estupendos.</span></div>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><strong><em>El derecho a la información.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/google-libertad.jpg"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-588" style="float:right;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/google-libertad.jpg" alt="" width="213" height="119" /></a>Una empresa privada se transforma en generadora de democracia, de igualdad, de tolerancia y respeto. Ni siquiera los países a los que llega tienen sus mismos valores.<span>  </span>¿La democracia es un <a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/zeitgeist.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-574" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/zeitgeist.jpg?w=225" alt="" width="121" height="155" /></a>buen negocio?. Para Google, sí. Se plantea una lucha sobre las políticas que pueden limitarla, y crecen en dinero y en poder.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;">Fue en su sitio de videos donde se exhibió la polémica película<span>  </span>Zeitgeist , <a href="http://laterminalrosario.wordpress.com/2008/05/12/zeitgeist-el-espiritu-del-tiempo/" target="_blank">a la que me refiero en un post anterior</a>. Con ese título (Zeitgeist, el espíritu actual) Eric Schmidt, director general de Google aborda el delicado tema del derecho a la información. Allí anuncia el predominio futuro de las conexiones inalambricas y la transformación del internernauta en activo realizador de contenidos.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><span style="font-size:small;font-family:Calibri;"><a href="http://www.elpais.com/articulo/semana/Zeitgeist/espiritu/actual/elpportec/20060622elpciblse_3/Tes/">http://www.elpais.com/articulo/semana/Zeitgeist/espiritu/actual/elpportec/20060622elpciblse_3/Tes/</a></span></span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">La digitalización permitirá que los habitantes de los países en desarrollo tengan acceso a la misma información que tiene Occidente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Con un gesto tan sencillo como teclear un par de palabras clave, podemos obtener información prácticamente sobre cualquier tema. En unos minutos cualquiera puede comparar precios, productos o políticas, por lo que no es sorprendente que los consumidores estén aprovechando esta capacidad para comprar mejores productos y servicios, para denunciar responsabilidades y, sobre todo, para expresarse libremente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/blogs.jpg"><img class="alignright alignnone size-full wp-image-590" style="float:right;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/blogs.jpg" alt="" width="215" height="200" /></a>La democratización de la información ha potenciado las individualidades. Ya no tenemos que fiarnos a ciegas de lo que las empresas, los medios o los políticos nos cuentan. Mientras que antes la gente tenía que esperar a que le contasen las noticias, ahora es precisamente esa gente la que decide qué noticia es relevante para ellos. Por otra parte, cada vez son más los que deciden comentar ellos mismos los acontecimientos, y buena prueba es que se crea un blog cada segundo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Le gente tiene mucho que decir. Ese es el primer principio de Internet. Ya no se conforman con ser receptores pasivos de información, ahora quieren controlar los medios y no al contrario.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Los detractores de Internet cuestionan si tener acceso a tanta información es realmente beneficioso para nosotros, así como dónde radica la bondad de que los usuarios puedan desarrollar fácilmente sus propios contenidos siendo muchos de estos de dudosa calidad. Estas inquietudes son totalmente legítimas. De hecho, el uso de Internet que hacen algunas personas es, cuando menos, decepcionante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Sin embargo, la gente en general es una verdadera experta en diferenciar los productos buenos de los malos o, en su caso, la información verdadera de la falsa. De hecho, ha sido precisamente la liberación del usuario final la que ha propiciado el éxito actual de Internet.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Hace poco me di cuenta del nivel de ingenio del hombre cuando descubrí que casi una cuarta parte de las búsquedas que se realizan en Google son nuevas. Lejos de atolondrar nuestra inteligencia, tal como algunos afirman, este increíble dato demuestra que, en realidad, Internet está alimentando nuestra curiosidad, promoviendo así que nos planteemos más preguntas cuyas respuestas no hacen sino ampliar las fronteras de nuestro conocimiento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Cuanto más acceso a la información tengamos, mayor uso haremos de ella. Hoy en día hay más de 1.000 millones de usuarios de Internet que contactan, comunican y comparten información. Pero no hay que olvidar que esta cifra representa sólo una quinta parte de la población mundial y que la mayor parte de ellos viven en países desarrollados.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;"><a href="http://laterminalrosario.files.wordpress.com/2008/05/internet-inalambrica.gif"><img class="alignleft alignnone size-full wp-image-589" style="float:left;" src="http://laterminalrosario.wordpress.com/files/2008/05/internet-inalambrica.gif" alt="" width="144" height="194" /></a>Con el tiempo, la digitalización posibilitará que los habitantes de los países en vías de desarrollo tengan acceso a la misma información de la que disfrutamos en Occidente. Un estudiante de África podrá, por ejemplo, consultar trabajos de investigación de cualquier parte del mundo o ver los manuscritos antiguos conservados en alguna biblioteca de Oxford. No obstante, el aislamiento digital existente en la actualidad hace imposible que esto suceda de forma inminente. La penetración de Internet en los países desarrollados es casi 10 veces superior a la de los países en vías de desarrollo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">En los países en vías de desarrollo, las líneas fijas de teléfono sólo son accesibles para los más ricos establecidos en las áreas urbanas. En la África subsahariana, por ejemplo, menos del 1% de los hogares tiene teléfono fijo, e incluso en el supuesto de que todos los hogares contasen con conexión de banda ancha, la mayoría de las familias no podrían permitirse el lujo de comprar un ordenador cuyo coste es varias veces superior a sus ingresos anuales medios. Por este motivo, estoy convencido de que el acceso a Internet a través de la telefonía móvil va a desempeñar un papel crucial a la hora de reducir las barreras de acceso al conocimiento que separan a ricos y pobres.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Los teléfonos móviles son más baratos que los PC, el número de móviles triplica al de ordenadores, su penetración crece al doble de velocidad que la de éstos y cada vez son más los que incorporan acceso a Internet. Es más, el Banco Mundial calcula que más de dos tercios de la población global viven dentro del área de cobertura de alguna red de telefonía móvil. Los móviles van a protagonizar el nuevo fenómeno de Internet. Son la llave de un mayor acceso para todos, con todos los beneficios que esto supone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Sólo han sido necesarios algunos años para que Internet se haya instalado en el epicentro de nuestras vidas. Desde la invención de la televisión, no había surgido ninguna tecnología de comunicación que supusiera un cambio de esta magnitud en nuestro vida cotidiana. Consecuentemente, muchas veces olvidamos que Internet es prácticamente un bebé (tan sólo el 10% de la información está en la Red). Y, como cualquier niño, Internet intenta ampliar los límites establecidos por el sistema: modelos de negocio del siglo pasado, los medios tradicionales, la noción históricamente aceptada en jurisdicción nacional e incluso el arraigado concepto sobre centralización del control.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">Nos enfrentamos a un reto colectivo. Algunas de las presiones, en su mayoría provenientes de aquellos gobiernos con el poder de regular y legislar, caerán por su propio peso y tendrán que desaparecer. Y en lugar de centrarse en cómo controlar la web, los legisladores deberían concentrar sus esfuerzos en cómo facilitar el acceso a Internet a más gente en más países.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10pt;"><span style="font-size:small;color:#993300;font-family:Calibri;">La recompensa es vivir en un mundo en que todas las personas empiezan su vida con acceso a la misma información, con las mismas oportunidades para aprender y con la misma capacidad de comunicación. Y, en mi opinión, merece la pena luchar por un mundo así.</span></p>
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<p class="MsoNormal" style="margin:0 0 10