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	<title>camillo-ruini &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/camillo-ruini/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "camillo-ruini"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 14:05:30 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[IL CARDINALE AGOSTINO VALLINI È IL NUOVO VICARIO DELLA DIOCESI DI ROMA ]]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/?p=432</link>
<pubDate>Sun, 29 Jun 2008 11:33:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
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<description><![CDATA[
CITTA&#8217; DEL VATICANO - La nomina è stata annunciata dal Papa. Succede al cardinale Camillo Ru]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignnone" src="http://www.papaboys.it/news/img.asp?IDFile=2009" alt="" /></p>
<p align="justify">CITTA' DEL VATICANO - La nomina è stata annunciata dal Papa. Succede al cardinale Camillo Ruini, del quale Benedetto XVI ha accettato le dimissioni per raggiunti limiti di età. Il cardinale Agostino Vallini, finora prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, è il nuovo vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma. Succede al cardinale Camillo Ruini, del quale Benedetto XVI ha accettato le dimissioni per raggiunti limiti di età. La nomina è stata annunciata dal Papa venerdì 27 giugno -, poco dopo mezzogiorno, in Vaticano, mentre la notizia veniva diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede. Il Santo Padre ha anche nominato il cardinale Vallini arciprete della papale arcibasilica di San Giovanni in Laterano e gran cancelliere della pontificia Università Lateranense.</p>
<p>Nato a Poli (provincia di Roma e diocesi di Tivoli) il 17 aprile 1940, illustre canonista, già docente alla pontificia Università Lateranense, il cardinale Vallini è stato vescovo ausiliare di Napoli (1989-1999) e vicario generale della diocesi partenopea, dove curò la preparazione della visita pastorale di Giovanni Paolo II (9-11 novembre 1990); è stato quindi alla guida della Chiesa suburbicaria di Albano, per cinque anni. Il 27 maggio 2004 Giovanni Paolo II lo ha nominato prefetto del Tribunale della Segnatura, promuovendolo alla dignità di arcivescovo. Benedetto XVI lo ha creato cardinale nel Concistoro del 24 marzo 2006.
</p>
<p align="justify">fonte: <a href="http://www.papaboys.it">www.papaboys.it</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caro Ruini, siamo noi l'opinione pubblica]]></title>
<link>http://derivantropologica.wordpress.com/?p=88</link>
<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 10:04:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wallace Henry Hartley</dc:creator>
<guid>http://derivantropologica.wordpress.com/?p=88</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;uscita di scena - relativa e momentanea, non temete - di Camillo Ruini ha il merito di squar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L'uscita di scena - relativa e momentanea, non temete - di Camillo Ruini ha il merito di squarciare il velo su ciò che sta accadendo nella politica, non solo quella italiana. Il cardinale, congedandosi dalla diocesi di Roma dopo averla guidata per diciassette anni, si è lasciato scappare una santa verità: «<strong>I vescovi</strong> - ha detto - <strong>non cedano all'opinione pubblica</strong>". Un'affermazione che, dopo la crisi delle ideologie e l'incapacità di buona parte della politica di leggere il mondo di oggi, offre nell'immediato una bussola.</p>
<p>Ruini ha, con questo epitaffio, ridato all'opinione pubblica - entità che in Italia ha sempre faticato a trovare un'identità ed un peso - dignità di esistenza e ruolo politico. Gli antagonisti delle gerarchie ecclesiastiche, insomma, non sono i miscredenti o gli atei, ma genericamente "l'opinione pubblica", intollerabile perché imprevedibile, multiforme e laica, nel senso più ampio possibile.</p>
<p>La volontà di ignorarne sentimenti e orientamenti definisce da sola cosa sia oggi la Chiesa - e in generale il potere - nell'anno del signore 2008.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Wallace Henry Hartley</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ai confini della laicità]]></title>
<link>http://chiccodisenape.wordpress.com/?p=103</link>
<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 16:30:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>dome</dc:creator>
<guid>http://chiccodisenape.wordpress.com/?p=103</guid>
<description><![CDATA[
di Gad Lerner - Repubblica 23 aprile 2008
Ogni giorno che passa, fra i difensori della laicità si ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span class="12_nero"><em><img src="http://www.archimick.com/country/campanili.jpg" alt="" width="446" height="295" /></em></span></p>
<p><span class="12_nero"><em>di Gad Lerner - Repubblica 23 aprile 2008</em></span></p>
<p><span class="12_nero">Ogni giorno che passa, fra i difensori della laicità si accentua la sensazione desolante di presidiare una frontiera già attraversata in lungo e in largo dalle incursioni nemiche. Ma saranno poi sempre nemiche, tali incursioni? Se il "vescovo rosso" Fernando Lugo vince le elezioni in Paraguay ponendo fine a oltre mezzo secolo di regime di destra, salutiamo in lui un´avanzata della democrazia.<br />
E se all´altro capo del mondo, in Polonia, un politico come Lech Walesa dichiara che "sarebbe una disgrazia" la nomina del reazionario monsignor Slawoj Leszek Glodz alla guida della diocesi di Danzica, apprezziamo il coraggio con cui - da cristiano - interferisce pubblicamente in una scelta del suo papa.<br />
Gli esempi potrebbero essere numerosi. Basti per tutti l´importanza che l´argomento religioso riveste nella campagna elettorale di Barack Obama. Bisognerà pure che i suoi numerosi estimatori laici riconoscano quanto Gesù è presente nei suoi discorsi. Fin da quando gli ultraconservatori lo attaccavano: «Gesù Cristo non voterebbe per Barack Obama, perché Obama si è comportato in modo inconcepibile per Cristo». Sollecitandolo a invadere il loro stesso terreno con le motivazioni bibliche del suo impegno pubblico: «Dopo la stagione dei condottieri come Mosè, capaci di sfidare il faraone affermando i diritti degli afroamericani, io sento di appartenere alla generazione di Giosuè, dei continuatori». Dovremmo forse accusarlo di integralismo?<br />
Al contrario, temo che il ritardo con cui la politica italiana si è emancipata dall´egemonia di partiti fondati su un´appartenenza religiosa, oggi ci stia giocando un brutto scherzo. La nascita del Partito democratico, inteso dai suoi fondatori come superamento degli steccati identitari, è stata così faticosa da sollecitarli a una cautela eccessiva. Tra i democratici italiani prevale tuttora l´idea anacronistica che la motivazione religiosa dell´impegno politico vada sottaciuta. Pena il rischio di urtare le suscettibilità altrui o, peggio, di evidenziare le divisioni culturali esistenti nel campo cattolico.<br />
Naturalmente un tale scrupolo è ben lungi dallo sfiorare la destra, protesa nel tentativo di appropriarsi in toto dell´argomento religioso, ma nel frattempo svelta ad accusare di tradimento i pochi pastori d´anime che osano criticare la sua politica. Mentre i benpensanti laici restano appostati in trincea a denunciare ogni sconfinamento tra politica e religione, i leghisti milanesi non hanno esitato un minuto a rivendicare il "loro" Vangelo (in ruvido, discutibile stile padano) volantinando di fronte alle chiese contro l´arcivescovo Tettamanzi, colpevole di eccessiva sensibilità per i diritti degli immigrati senzatetto. Quarant´anni fa, nel 1968, era il dissenso cattolico a osare simili contestazioni pubbliche nei confronti della gerarchia. Trattenuto da una malintesa concezione della laicità, oggi il cattolicesimo di sinistra mugugna stordito nell´attesa che si levi, sempre più rara, la voce di un cardinale amico a rappresentarne il malessere.<br />
Il problema italiano non è infatti che Camillo Ruini parla troppo di politica. Il problema è che nessun esponente politico gli risponde sul suo medesimo terreno della testimonianza, della prossimità, della misericordia, della coerenza, della spiritualità. I vari Prodi, Rutelli, Marini, Bindi, Parisi se lo sono proibiti, come se la sfida culturale fosse ancora delegabile ai loro riferimenti conciliari, quasi tutti scomparsi se non altro per ragioni anagrafiche.<br />
Così si consolida il luogo comune che nel mondo contemporaneo il messaggio religioso sia appannaggio della destra. E viceversa che non possa più esistere una sinistra religiosa.<br />
Tale rinuncia produce l´effetto di una vera e propria mutilazione. Posti di fronte alla ripetuta, frequente violazione del comandamento («Non invocherai il nome di Dio falsamente»); e di fronte allo stravolgimento dello spirito evangelico riguardo a tante persone di cui viene negata la stessa umanità, molti politici religiosi si autocensurano e con ciò si diminuiscono. Evitano di significare pubblicamente le motivazioni più profonde del loro impegno civile.<br />
Attardandosi sulla frontiera colabrodo della laicità, rischiamo di esagerare l´importanza dei nuovi compagni di viaggio "teodem", faticando a riconoscerli membri a pieno titolo del Partito democratico. Il fastidio diffuso nei confronti di Paola Binetti si alimenta di un equivoco. Tutt´altro che un retaggio clericale d´altri tempi, né impiccio né residuo, col suo cilicio e la sua affiliazione all´Opus Dei, la Binetti è figura politica modernissima. Il futuro ce ne riserverà sempre di più, non necessariamente agganciate come lei a una relazione fiduciaria con la gerarchia ecclesiale. Del resto il passato del cattolicesimo democratico è ricco di figure capaci di esprimere sé stesse per intero, senza che ciò violi alcun imperativo di laicità.<br />
Vale la pena citare un ricordo di Raniero La Valle, estensore trent´anni fa del fondamentale articolo 1 della legge 194 sulla tutela sociale della maternità e l´interruzione volontaria della gravidanza. Intervenendo al Senato in difesa della legge, il cattolico di sinistra La Valle non esitò a citare il fiat evangelico di Maria al concepimento del figlio di Dio come episodio di autodeterminazione imprescindibile della donna, riconosciuta titolare inaggirabile del rapporto col nascituro anche nel Vangelo. La scelta politica e la scelta religiosa si sovrappongono più di quanto certi guardiani retrogradi della laicità siano disposti a riconoscere. Negarlo regala spazio a chi pratica l´ostentazione dei valori come strumento di potere.<br />
Come il resto del mondo, è facile prevedere che anche l´Italia sarà palcoscenico in futuro di una sfida tra destra e sinistra religiosa, anche se baldanzosamente la destra s´illude di averla già vinta. Tale sfida rischia ovunque di logorare la tenuta del sistema democratico e il principio di laicità dello Stato. Aggrediti pure dalla miscela di fede, nostalgia, sessuofobia, pregiudizio antiscientifico, disagio esistenziale, cui ricorrono gli integralismi. Ma l´antidoto non sarà mai il divieto di una pulsione incomprimibile. Semmai è la reciproca interferenza, la contestazione dell´oscurantismo sullo stesso terreno della spiritualità.<br />
Perché il confronto avvenga proficuamente va preservata una cornice di regole pubbliche, quelle sì da difendere in trincea. La scuola statale di tutti, per prima, come luogo formativo e d´integrazione nei valori democratici. E poi le norme laiche di un codice civile che non s´illuda di replicare mai il modello di convivenza già fallito nella democrazia ex-imperiale britannica: un comunitarismo - per dirla con Amartya Sen - che frantuma la cittadinanza in affiliazioni separate, il cui destino è finire in rotta di collisione.<br />
Salvaguardata la laicità dello Stato. Conseguito un sistema democratico moderno i cui partiti ospitano senza distinzioni credenti, non credenti, diversamente credenti. Nel nostro tempo impaurito la politica tornerà a nobilitarsi solo rappresentando una speranza globale, e dunque - perché no - anche religiosa.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Repubblica: Quanto ci costa la chiesa cattolica? - 6 ]]></title>
<link>http://lampidipensiero.wordpress.com/?p=411</link>
<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 20:50:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>stratex</dc:creator>
<guid>http://lampidipensiero.wordpress.com/?p=411</guid>
<description><![CDATA[Dopo la puntata del 25 ottobre 2007, avevo immaginato che l&#8217;inchiesta di Repubblica sul costo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.superherostuff.com/bush_sucks_tshirts/images/buddy_jesus.jpg" align="right" height="205" hspace="10" vspace="10" width="205" />Dopo la <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/10/25/inchiesta-di-repubblica-sull8x1000-4-puntata/" target="_blank">puntata del 25 ottobre 2007</a>, avevo immaginato che l'inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica in Italia fosse finita. Invece, in una chiacchierata veloce con Sergio Rovasio, scopro che è andata avanti e me ne ero perso qualche pezzo. Cerco di rimediare, pubblicando quello che ho trovato.</p>
<p>Ecco la puntata del 26 gennaio 2008, in cui in sintesi si apprende che:</p>
<ul>
<li>Lo Ior detiene depositi stimati (per difetto) di 5 miliardi di euro e offre rendimenti superiori ai migliori hedge fund.</li>
<li>La totale segretezza è un elemento distintivo dello Ior, che lo rende più incontrollabile delle isole Cayman e  più riservato delle banche svizzere. Insomma un paradiso fiscale a due passi  dal parlamento e dalla Banca d'Italia.</li>
<li>Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.</li>
<li>Il crac di 20 anni fa è costato 406 milioni di dollari, meno di un quarto del dovuto (secondo Beniamino Andreatta).</li>
<li>L'ombra dello Ior è evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.</li>
<li>Qualunque indagine che lo riguardi deve passare per il nostro Ministero degli Esteri e una rogatoria internazionale, poiché si tratta "ente fondante della Città del Vaticano" protetto dal Concordato.</li>
<li>Le Isole Cayman sono state scorporate dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per essere proclamate "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidate al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.</li>
<li>Il potere dello Ior è  enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. La "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni, in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei.</li>
<li>Considerato il potere che oggi ha la finanza in Italia, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.</li>
</ul>
<p><!--/inserto--></p>
<p>Per saperne di più, leggi l'<a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/documenti/maltese-curzio-scandali-affari-e-misteri-tutti-i-segreti-dello-ior-260108/" target="_blank">articolo originale</a>. Tutta l'inchiesta è disponibile nella sezione Docs.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quello che Ruini non dice (della sua segretaria)]]></title>
<link>http://carlomelina.wordpress.com/?p=467</link>
<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 22:32:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>carlomelina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Soddisfatto per essere parso equilibratissimo e squisitamente efficace, uscendo dallo studio di “O]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Soddisfatto per essere parso equilibratissimo e squisitamente efficace, uscendo dallo studio di “Otto e mezzo” il cardinale Camillo Ruini dice ai giornalisti che sì, anche la sua segretaria lo apostrofa affettuosamente “eminenz”. Quello che non dice, purtuttavia, è che lei, la segretaria, diversamente dalla più nota figurante, oltre che puntuale è giovane, mora, slanciata e a un passo dall'essere conturbante, quando, parcheggiata l'auto davanti al palazzo del Capitolo, richiude la portiera e sfida coi tacchi la rampa che l'innalzerà sin dentro al  cavedio illuminato dal sorriso della venerata porpora – della cui rettitudine, beninteso, garantisce la mia zucca d'asino.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I fatti della Sapienza negli articoli di Panorama n. 4 del 2008]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=123</link>
<pubDate>Sat, 26 Jan 2008 12:02:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=123</guid>
<description><![CDATA[

 CITTA’ DEL VATICANO – Sabato 26 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Riportiamo gli articoli del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class="article-text">
<div class="article-whole">
<div class="headline-text"> CITTA’ DEL VATICANO – Sabato 26 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Riportiamo gli articoli del settimanale n. 4/2008 di "Panorama" sulla vicenda della Sapienza.</div>
<div class="article-whole">
<div style="text-align:center;"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/001_pa04_2008.jpg" alt="Panorama nr. 4 - 2008" /></div>
<div style="text-align:center;">***</div>
<div class="headline-text"><b><span class="headline-small"><span class="headline-text"></p>
<h3>LIBERO PENSIERO E LIBERTÀ NEGATA</h3>
<p></span> </span></b></div>
<p><span class="byline-text">L’ARCITALIANO</span></p>
<p>di GIULIANO FERRARA</p>
<p>È ridicolo difendere il Papa, che si difende da solo. È inutile insultare i cattivi maestri che gli hanno tolto la parola in università, perché si insultano da soli. Preferisco dire come la penso da ateo devoto (l’espressione è autoironica, e mi tocca specificarlo in un Paese privo di ironia).</p>
<p>Ci dovevamo aspettare un atto di violenza censoria verso il vescovo di Roma. Da anni sostengo che laicismo e secolarismo si vanno trasformando in tutto il mondo in pensiero unico, conformismo coatto, rifiuto di un vero dialogo, ideologia e cioè falsa coscienza della realtà. Da anni sostengo che abbiamo sostituito la religione come rivelazione e fede nella trascendenza con la religione dell’immanenza e del vuoto. E penso che i preti di questa religione, abissalmente lontana da laicità vera e da carità, da democrazia liberale e tolleranza, siano perfettamente rappresentati da quel folto gruppo di professori ignoranti che hanno frainteso per sciatteria intellettuale un vecchio discorso di Joseph Ratzinger su Galileo, una volta smascherati gli hanno fatto dire il contrario di quel che pensa e infine hanno preso a pretesto quelle parole per impedirgli di parlare in un’università fondata da un papa secoli fa e oggi degradata dal settarismo laicista a luogo di esclusione del confronto intellettuale.</p>
<p>Ezio Mauro, direttore della Repubblica, dovrebbe prendere atto che questo fatto mi dà ragione. Invece parte un’altra operazione di mascheramento ideologico della realtà. E il direttore della Repubblica scrive che gli atei devoti, cosiddetti (ironia, autoironia), sguazzano felici nelle nuove divisioni della coscienza occidentale, perché nessuno chiede loro di credere (chiedere di credere? Conversione forzata?) e loro prendono dalla cultura cristiana ciò che vogliono per riflettere sull’etica come problema moderno, degradando il Cristianesimo.</p>
<p>Ma un laico non credente il quale non aderisca alla Chiesa ultrasecolarista di Mauro che cosa deve fare? Mettersi in ginocchio e pregare nel privato? Stare zitto ed evitare di fare l’operazione più laica di tutte, quella che gli offre il laico Ratzinger e gli nega il chierico Mauro, cioè scegliere nel deposito di cultura e di fede del Cristianesimo gli elementi su cui dialogare con il mondo, in nome di una ragione che sia capace di comprendere lo spazio pubblico della religione?</p>
<p>È così, purtroppo. Si comincia a non poter più discutere liberamente, nel teatro di guerra del nuovo anticlericalismo, che è un clericalismo secolarista contro l’apertura razionale dei papi. Un bell’affare. Perfino un uomo intelligente come Adriano Prosperi, lo storico di Pisa, a uno come me che dice di essere contro l’aborto e di voler mettere un codicillo favorevole a una nozione più forte di ciò che è vita nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo, risponde che non si tocca la legge 194, cioè una legge che nessuno vuole toccare e, novità laica positiva, la Chiesa stessa dice di voler applicare in tutta la sua portata. Perché fa così un uomo di scienza? Perché, non avendo argomenti, usa quello violento, ideologico: sei contro le donne e contro la libertà. L’uomo di scienza fa una crociata incurante del valore laico dei pensieri diversi dal suo.</p>
<p>Non sono vittimista per natura. Sono laico sul serio e amo l’ironia e l’autoironia, l’ho detto. Sono testardo e cerco di parlare con tutti coloro che hanno l’uso dell’intelletto libero. Escludo dal dialogo soltanto chi usa attribuirsi il libero pensiero come il polveroso blasone che gli consente di impedire agli altri di pensare e di parlare. Ma beato quel paese in cui i professori non sono ignoranti come ciuchi, in cui la gente seria sa che per parlare bisogna essere in due, non deforma le posizioni dell’interlocutore, capisce anche senza condividerle le idee e le passioni dell’altro. Difficile la beatitudine in un Paese la cui maggiore universittà cacciò il filosofo Lucio Colletti, lo storico Renzo De Felice, il sindacalista Luciano Lama, e ora manda metaforicamente al rogo il sapiente e mite vescovo di Roma.</p>
<div style="text-align:center;" align="left"> <a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/037_pa04_2008.jpg" title="Articolo Panorama nr.4/08 pag. 37"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/037_pa04_2008.thumbnail.jpg" alt="Articolo Panorama nr.4/08 pag. 37" /></a></div>
<div style="text-align:center;">***</div>
</div>
<div class="article-whole"><span class="byline-text"></p>
<h3><b>Quante divisioni crea il Papa</b></h3>
<p>di MARIO SECHI</p>
<p><b>CHIESA E STATO. La «cacciata» di Ratzinger dalla Sapienza riapre antiche polemiche. Ed esaspera le contraddizioni fra laici e credenti nel Pd.<br />
</b></p>
<p></span><b> 				</b></div>
<div class="edigi_text">
<div class="edigi_text">
<div class="edigi_text">«Libera Chiesa in libero Stato»: mai come oggi la formula di Camillo Benso conte di Cavour appare una chimera. La rinuncia del Papa alla visita all’Università La Sapienza è il picco di un fenomeno che sta scavando un fossato tra il mondo dei credenti e la politica, tra una Chiesa sempre meno libera e uno Stato troppo lontano dall’essere liberale.</p>
<p>È una storia che ha il suo prologo in un documento oggi quasi dimenticato. Si intitola «Per il bene dell’Italia», era il programma del l’Unione per il 2006-2011. Paragrafo dedicato alle unioni civili, pagina 72: «L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà». È la scelta di imitare il modello Zapatero. Scelta coerente con le dichiarazioni dei suoi leader, che però non avevano soppesato la reazione della Chiesa, del suo nuovo Pontefice e le contraddizioni interne che poi sarebbero esplose: il conflitto tra cattolici e non credenti, l’emersione di un movimento di opinione, gli «atei devoti» (vedere a pagina 47), trasversale ai partiti.</p>
<p>Quel che il palazzo non si aspetta accade nella fase di gestazione del Pd: la Chiesa e la società civile scendono in campo. È il 12 maggio 2007, giorno del Family day. Un milione di persone si ritrovano in piazza San Giovanni a Roma per contestare la politica della famiglia annunciata dal governo.</p>
<p>Preceduto da una serie di interventi di Benedetto XVI sul tema della vita e della famiglia e da una nota della Cei (guidata allora dal cardinale Camillo Ruini) sui Dico, il Family day è il segnale che frena i cattolici democratici, incoraggia la costituzione del gruppo dei teodem dentro la Margherita e sposta la partita interna del Pd sul piano dei valori. Il Pd porta con sé, oltre al cilicio della senatrice Maria Paola Binetti, il segno di questo peccato originale e si ritrova diviso su un codice etico che dovrebbe conciliare la fede dei teodem con il laicismo della sinistra. Impresa ciclopica che blocca ogni provvedimento sui temi della vita e della famiglia.</p>
<p>I lavori parlamentari sono la cartina di tornasole del conflitto. Le norme sulle unioni civili sono in secca, la legge sulla libertà religiosa è chiusa a chiave, quella sul testamento biologico giace in commissione. La polemica sui privilegi della Chiesa è declinata al passato remoto e i provvedimenti fiscali (Ici) sugli immobili sono stati cancellati dalla Finanziaria. Il divorzio breve è rinviato alle calende greche, il testo sull’omofobia ha diviso la maggioranza, la sperimentazione della pillola del giorno dopo (Ru486) è un caos legislativo tra Stato e regioni.</p>
<p>Perfino un organo consultivo della presidenza del Consiglio, il Comitato nazionale per la bioetica, è nel pieno della bufera: qualche mese fa il presidente Francesco Paolo Casavola (nominato da Romano Prodi e considerato vicino al Vaticano) ha sostituito i tre vicepresidenti per arrivare a una composizione più equilibrata del collegio, con inevitabili ricorsi al tar. Dulcis in fundo, ciò che sembrava un totem, la legge sull’aborto, viene rimessa in discussione, al punto da mettere in serio imbarazzo la sinistra quando lo stato maggiore del Pd apre al dialogo con chi quella legge vuole cambiare.</p>
<p>È una babele che nel Pd può diventare un impeachment per Walter Veltroni, il leader altalenante tra il postcomunismo dalemiano e un riformismo che tenga nel partito anche i cattolici. Questi ultimi, se dentro il Pd si organizzano in correnti, in mare aperto continuano come il capitano Achab a inseguire la Balena bianca.</p>
<p>È una situazione molto pericolosa che influenza il dibattito sulla legge elettorale e determina le mosse della Cosa bianca, quello che nelle intenzioni del gruppo neodc guidato da Savino Pezzotta dovrebbe essere il nuovo partito di riferimento dei cattolici in politica: centro mobile, con le mani libere, alfiere del proporzionale, partito fuori dalla Chiesa ma dentro il Vaticano.</p>
<p>La «cacciata» di Benedetto XVI dalla Sapienza mina questo equilibrio instabile, non a caso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto al Pontefice. Il Papa alla Sapienza era pronto a fare un discorso sul rapporto tra scienza e fede, conoscenza e verità, non nella veste del «già professore della mia università» (come a Ratisbona), ma «come vescovo di Roma» in quella che, dice Ratzinger nel testo inviato al rettore, «era un tempo l’Università del Papa», il luogo dove sta «la brama di conoscenza propria dell’uomo».</p>
<p>Il testo scritto dal Santo padre racconta la disputa tra Socrate ed Eutifrone dove il filosofo greco per il Papa è l’esempio dell’uomo che «ricerca il Dio veramente divino». Il Pontefice avrebbe spiegato agli studenti l’importanza del «diritto come presupposto della libertà, non il suo antagonista» e in un passaggio cruciale ribadito che «teologia e filosofia formano (...) una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall’altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il suo compito e la propria identità», lezione che viene da Tommaso d’Aquino. Un discorso alto che nel suo passaggio finale è un memento per chi ha chiuso le porte a quel Papa che all’università «sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà».</p>
<p>È passato quasi inosservato, ma la parte centrale del discorso del Santo padre sulla città di Roma, quello che poi è stato interpretato come un attacco alla gestione del sindaco Veltroni, puntava sull’importanza della «formazione della persona» e spiegava che «siamo di fronte a una vera e propria emergenza educativa». Era il preludio dell’intervento pubblico successivo, quello programmato alla Sapienza.</p>
<p>Evento tanto importante da meritare una regia sui media vaticani. E in particolare l’attenzione del periodico più importante e influente della Chiesa, la rivista dei gesuiti La Civiltà cattolica, le cui bozze vengono riviste dalla segreteria di Stato.</p>
<p>Nell’ultimo numero infatti si possono leggere due saggi. Uno firmato di Seamus Murphy, docente di filosofia al Milltown institute di Dublino, intitolato «La falsa guerra della scienza contro la religione». L’altro del gesuita Giandomenico Mucci dal titolo più che mai profetico «Competenze o interferenze nel magistero?» e dall’incipit degno di una cronaca in presa diretta: «La cultura laicista non ha di solito grandi difficoltà a riconoscere nel Cristianesimo una riserva di utopia e un sistema di valori simbolici con elevata capacità di agire come forte collante sociale. A patto però che si lasci (…) mettere da parte, come si fa con un archivio che conserva una gloriosa storia passata. È il motivo per il quale si impone alla Chiesa di tacere».</p>
<p>È anche questo un complotto universale dei gesuiti?</p></div>
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<p align="center"><a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/quante-divisioni.jpg" title="Articolo Panorama nr.4/08 pagg.38 e 39"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/quante-divisioni.thumbnail.jpg" alt="Articolo Panorama nr.4/08 pagg.38 e 39" /></a></p>
<p align="center"> <a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/040_pa04_2008.jpg" title="Articolo Panorama nr.4/08 pag. 40"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/040_pa04_2008.thumbnail.jpg" alt="Articolo Panorama nr.4/08 pag. 40" /></a></p>
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<div class="article-whole"><span class="byline-text"></p>
<h3><b>Anticlericali e arrabbiati</b></h3>
<p>di IGNAZIO INGRAO</p>
<p><b>NEOGHIBELLINI. In principio gay, lesbiche, trans. Poi, anche grazie a internet, no global e anarchici. Infine i docenti universitari. Tutti con un solo nemico: il Papa.</b><br />
</span></p>
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<div class="edigi_text">Un nome, un destino: Porpora Marcasciano. È stata lei a lanciare il movimento anti Ratzinger. Porpora contro i cardinali e il Papa. Sociologa, leader del movimento gay-lesbico-trans (lgbt) e autrice di un libro cult (Tra le rose e le viole. La storia e le storie di transessuali e travestiti, Manifestolibri), la transpasionaria bolognese nell’ottobre 2005 lancia una «caliente stagione di devaticanizzazione» contro le ingerenze del Papa e l’omofobia della Chiesa. Adesioni arrivano dai circoli lgbt e dai collettivi femministi: il circolo Azione gay-lesbica di Firenze, il collettivo Mai state zitte di Milano, il circolo Pink di Verona, Open mind di Catania, l’associazione Libellula di Roma, poi Padova, Pisa, Palermo, Bari.</p>
<p>Un’onda montante che coinvolge anche circoli etero e collettivi studenteschi, amplificata dal tam tam di internet. Nasce così il coordinamento Facciamo breccia, fondato su «autodeterminazione, laicità e antifascismo».</p>
<p>Nemico numero uno è «l’integralista Ratzinger». Icona di lotta: Giordano Bruno, condannato al rogo per eresia. L’11 febbraio 2006, anniversario dei Patti lateranensi, la prima grande manifestazione pubblica a Roma, «No Vat, più autodeterminazione, meno Vaticano».</p>
<p>No Vat diventa un appuntamento annuale accompagnato da decine di iniziative parallele: seminari, convegni e manifestazioni in tutta Italia, più la campagna di autofinanziamento «Lotto per mille». È il miracolo di Porpora: il movimento anti Ratzinger coagula forze molto distanti, dall’estrema sinistra all’ala radicale, passando per i gruppi atei e razionalisti.</p>
<p>Alcune sigle sembrano riemergere dal buio degli anni di piombo, altre sono nuove: Cobas, collettivi femministi, circoli gay-lesbiche e trans, centri sociali. Sta nascendo persino una casa di produzione cinematografica indipendente. Testo guida è la monumentale Storia criminale del Cristianesimo di Karl-Heinz Deschner, in dieci volumi, curata da Carlo Pauer Modesti (edizioni Ariele).</p>
<p>«Sta nascendo un movimento vasto e trasversale che vuole il Vaticano fuori dalle nostre vite» spiega a Panorama Monica Petri, tra le fondatrici del coordinamento con Nicoletta Poidimani e Graziella Bertozzo.</p>
<p>Da Facciamo breccia parte l’ispirazione delle proteste studentesche contro la visita di Benedetto XVI alla Sapienza il 17 gennaio, poi annullata. Anzitutto l’idea della Layca frocessione di fronte all’università, organizzata in collaborazione con collettivo Tlgb Sui Generis, Mela di Eva, Ribellule, Collettivi universitari romani; quindi il pranzo anticlericale, le proteste con slogan e striscioni preparati in vista del passaggio del corteo papale. E altre rumorose iniziative seguiranno nei prossimi giorni: il No Vat PartyRatzy, il 1° febbraio, e l’edizione 2008 del No Vat il 9 febbraio in contemporanea con Londra.</p>
<p>Si risvegliano i collettivi universitari: primo fra tutti la Rete per l’autoformazione, capeggiata da Francesco Raparelli. Romano, 29 anni, dottorando in filosofia, Raparelli si mette alla testa degli studenti che occupano il senato accademico. Tratta con il rettore Renato Guarini e ottiene uno spazio dentro la città universitaria per manifestare contro il Papa. Nel frattempo Benedetto XVI ha già deciso di annullare la visita, ma è quanto basta per consegnare Raparelli alla fama della stampa internazionale.</p>
<p>«Ratzinger è una personalità forte e dogmatica, che poco ha a che fare che il pensiero debole e il razionalismo scientifico. Dice di voler dialogare con la cultura contemporanea, ma in realtà non accetta il contraddittorio. Per tenergli testa occorrono iniziative forti e clamorose» dichiara a Panorama il leader degli studenti.</p>
<p>A fianco della Rete per l’autoformazione ci sono i collettivi delle facoltà di fisica, lettere, scienze politiche. Poche centinaia di studenti, ma capaci di coagulare al momento opportuno anche numerosi gruppi di anarchici e no global, secondo quanto riferito dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato, al segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone.</p>
<p>L’azione di Facciamo breccia e dei collettivi studenteschi ha dato visibilità mediatica anche al lavoro che da anni sta svolgendo l’Unione degli atei e degli agnostici tradizionalisti (Uaar): oltre 3 mila iscritti e altrettanti simpatizzanti in tutta Italia. La campagna per chiedere alla Chiesa cattolica di essere «sbattezzati»; la battaglia per togliere i crocifissi dai tribunali, le aule scolastiche e gli ospedali; la richiesta di abolire il concordato e l’8 per mille alla Chiesa cattolica sono alcuni dei fronti di lotta dell’Uaar.</p>
<p>«Subito abbiamo detto no alla visita del Papa alla Sapienza, ma ci siamo rifiutati di aderire a manifestazioni che potevano degenerare in scontri e atti di vandalismo. Non ce la siamo presa con il Papa ma con Guarini che non doveva invitarlo» spiega Francesco Paoletti, responsabile del circolo Uaar di Roma. Ora Paoletti esulta per «la grande vittoria laica» e invita il Vaticano a non fare del «vittimismo».</p>
<p>Esultano anche i 67 docenti, quasi tutti di fisica, firmatari della lettera inviata al rettore per chiedere di annullare la visita del Papa. Capofila Marcello Cini, 84 anni, docente emerito ed ex militante del Pci. In una lettera aperta, pubblicata dal Manifesto a novembre, Cini contesta la visita di Benedetto XVI, seguito da altri colleghi, tra i quali Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli, Andrea Frova, con i quali condivide le simpatie politiche. Uno scontro ideologico, certo, ma anche un regolamento di conti all’interno della Sapienza.</p>
<p>Da una parte il gruppo che controlla la facoltà di fisica, schierato fin dagli anni 70 con la sinistra e i collettivi studenteschi. Dall’altra il gruppo di fisici e matematici che ha sempre mal tollerato lo strapotere della sinistra in facoltà: tra questi Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia accademia delle scienze, Fabio Pistella, costretto alle dimissioni da presidente del Cnr perché vicino a Pier Ferdinando Casini, Giorgio Israel, ordinario di matematiche complementari, e lo stesso Guarini, che è stato preside della facoltà di statistica. In mezzo Luciano Maiani, designato dal Consiglio dei ministri come nuovo presidente del Cnr: prima ha firmato l’appello contro la visita del Papa, poi ha preso le distanze.</p>
<p>La sua nomina, per il momento, è congelata. C’è persino chi sospetta che l’iniziativa dei docenti di fisica sia stata ispirata dal ministro dell’Università, Fabio Mussi, per mettere in difficoltà il rettore e creare imbarazzo nel Pd. Ma, come nella favola dell’apprendista stregone, la situazione gli sarebbe sfuggita di mano.</p></div>
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<p align="center"><a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/anticler.jpg" title="Articolo Panorama nr.4/08 pagg.43 e 44"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/anticler.thumbnail.jpg" alt="Articolo Panorama nr.4/08 pagg.43 e 44" /></a></p>
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<h3><b>Atei devoti e molto influenti</b></h3>
<p>di IGNAZIO INGRAO</p>
<p><b>NEOGUELFI. L’esplodere sui media della campagna per una moratoria sull’aborto rivela il profilo di una nuova intellighenzia. Che coniuga la dottrina di Joseph Ratzinger con il pensiero liberale. E non nasconde i propri obiettivi. Ambiziosi.<br />
</b><br />
La riscossa del mondo cattolico sembra appena cominciata, ma la bandiera della rivincita è in mano a un non credente. Proprio così. L’appello di Giuliano Ferrara per una moratoria sull’aborto non solo ha dato una scossa sismica di forte intensità all’edificio della Chiesa, non solo ha provocato l’intervento favorevole del Papa e ha fatto cambiare idea all’ex capo della Cei, Camillo Ruini, che un paio di anni fa, durante il referendum sulla fecondazione assistita, aveva dichiarato: «La legge 194 non si tocca».</p>
<p>L’appello di Ferrara ha fatto molto di più. Ha spaccato il fronte laico riportando la Chiesa al centro del palcoscenico mediatico. E ha talmente innervosito alcuni maître-à-penser di quello schieramento da far perdere le staffe a Eugenio Scalfari, che nell’editoriale sulla Repubblica del 13 gennaio ha definito «ateo devoto» nientemeno che Benito Mussolini per avere firmato il Concordato con la Santa sede.</p>
<p>Atei devoti: ecco la definizione che pesa oggi nella battaglia delle idee e nel confronto politico. Chiamati anche teocon (secondo il termine americano che indica gli intellettuali cristiani schierati su posizioni conservatrici, fenomeno in voga negli Stati Uniti), gli atei devoti sono ormai una realtà influente all’interno della Chiesa. Ma chi sono veramente? Perché hanno deciso di investire risorse ed energie sul piano culturale? Come si sviluppa la loro linea?</p>
<p>Ferrara fa storia a sé. Ma nella galassia compaiono altri nomi eccellenti. Oriana Fallaci ne è divenuta l’icona con il suo discusso La rabbia e l’orgoglio (Rizzoli) contro il pericolo dell’Islam estremista dopo l’attentato alle Torri gemelle.</p>
<p>Marcello Pera lo si potrebbe definire l’alfiere: è stato il primo ad accettare il confronto con Joseph Ratzinger sulle radici cristiane dell’Europa, quando nessuno osava pensare che il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede sarebbe divenuto papa (Marcello Pera e Joseph Ratzinger, Senza radici, Mondadori).</p>
<p>Gaetano Quagliariello ne è lo storico: in Cattolici, pacifisti, teocon. Chiesa e politica in Italia dopo la caduta del muro (Mondadori) offre un’approfondita ricognizione sulla genesi e sugli sviluppi del fenomeno. E nel gruppo c’è anche Ernesto Galli della Loggia: «Io sto con gli atei devoti» ha dichiarato in un’intervista il politologo e studioso dell’identità italiana (La morte della patria, Laterza). E l’elenco potrebbe continuare con l’antropologa Ida Magli e altri.</p>
<p>A prima vista la matrice culturale sembra quella dei teocon americani: movimento nato da una costola del Partito repubblicano e ispirato dalla Hoover Institution, il centro studi dell’Università di Stanford schierato a difesa dell’identità religiosa e paladino dell’intervento in Iraq come guerra giusta. Punti di riferimento cattolici nella galassia dei teocon americani sono lo storico George Weigel, biografo ufficiale di Giovanni Paolo II (La cattedrale e il cubo. Europa, America e politica senza Dio, Rubbettino), il politologo Michael Nowak (L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo, Edizioni di Comunità), il filosofo Robert Royal (Il Dio che non ha fallito, Rubbettino, tra qualche settimana in libreria).</p>
<p>La biblioteca degli atei devoti è ben fornita. E alcuni testi di riferimento importanti riguardano proprio i teocon americani: Dio benedica l’America. Le religioni della Casa Bianca di Sébastien Fath (Carocci), Neocon e teocon. Il ruolo della religione nella vita pubblica statunitense di Marco Nese (Rubbettino), La democrazia di Dio di Emilio Gentile (Laterza). In realtà, spiega Quagliariello, gli atei devoti sono un’altra cosa: «La definizione di teocon è piuttosto ampia e incerta» mentre gli atei devoti sono semplicemente coloro che hanno deciso di vivere «come se Dio ci fosse, pur non avendo fede» («Veluti si Deus daretur»), ispirandosi al famoso discorso pronunciato da Ratzinger a Subiaco pochi giorni prima dell’inizio del conclave e ripubblicato dalla Cantagalli (L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture).</p>
<p>Obiettivo degli atei devoti è ripensare le radici del liberalismo rifiutando la secolarizzazione come approdo definitivo della nostra società e, allo stesso tempo, rivendicare il ruolo della religione nello spazio pubblico. In Italia, tra i centri studi più apprezzati in questa area ci sono la Fondazione Magna Carta, animata da Quagliariello, la sezione italiana dell’Acton institute promosso dal padre Robert Sirico e il Tocqueville-Acton Centro studi e documentazione fondato da Flavio Felice, docente alla Pontificia Università Lateranense.</p>
<p>L’11 settembre 2001 segna il battesimo degli atei devoti: «È la data nella quale molti liberali si sono posti la questione dell’identità dell’Occidente» osserva Pera. «Proprio mentre appariva vincente sulle ideologie del Novecento, il liberalismo entrava in crisi: davanti al terrorismo di matrice islamica, ma anche di fronte alle sfide dell’immigrazione e della bioetica».</p>
<p>Vera bibbia degli atei devoti è divenuto il Manifesto dei conservatori del filosofo inglese Roger Scruton (Cortina), che sull’ultimo numero della rivista dell’Università Cattolica di Milano, Vita e pensiero, fa l’apologia del sacro contro i «nuovi atei». Da mandare al rogo il teorico del contrattualismo liberale, John Rawls, il teologo Hans Küng, il genetista James Watson e il biologo evoluzionista Richard Dawkins. Polemici sull’evoluzionismo (Il processo della scimmia, Lindau, di Giulio Meotti), gli atei devoti appoggiano infatti le ragioni dei «creazionisti» secondo le indicazioni del cardinale Christoph Schönborn.</p>
<p>Che cosa pensa la teologia cattolica degli atei devoti? Vito Mancuso (in libreria con L’anima e il suo destino, Cortina) risponde così: «Per la sensibilità teologica contemporanea, che è succube della teologia protestante, dire ateo devoto è come pronunciare una bestemmia. Ma per una mentalità serenamente cattolica, che crede nella capacità della ragione umana di conoscere Dio, la presenza degli atei devoti è positiva, perché aiuta a superare la frattura tra fede e ragione. L’importante è che la Chiesa sia disponibile a dialogare anche con la ragione non devota».</p>
<p>Curioso il fatto che l’avversione agli atei devoti unisca intellettuali cattolici che militano su fronti opposti. Raniero La Valle ha appena mandato alle stampe Se questo è un Dio (Ponte alle Grazie): «La religione senza Dio è mostruosa» dice. «Gli atei devoti usano il sacro e riducono la religione a semplice supporto sociale. Una Chiesa alleata con gli atei devoti è una Chiesa che accetta di sostituire il Vangelo con una religione civile».</p>
<p>Vittorio Messori, invece, accumuna Ferrara al francese Charles Maurras e avverte: «Il suo ateismo devoto, che propugnava l’unione fra il trono e l’altare, ha finito per essere condannato dal Papa». Ma il direttore del Foglio non si allarma per l’accusa di «abuso politico della religione». Anzi, promette di portare in piazza 5 milioni di persone contro l’aborto.</p>
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<p align="center"><a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/ateid.jpg" title="Articolo Panorama nr.4/08 pagg.47 e 48"><img src="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/files/2008/01/ateid.thumbnail.jpg" alt="Articolo Panorama nr.4/08 pagg.47 e 48" /></a></p>
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<p align="left"> © Panorama - Edizione digitale - n. 4 del 2008</p>
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<title><![CDATA["La ragione e il coraggio della verità": il cardinale Ruini commenta il discorso mai pronunciato del papa alla Sapienza]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/23/la-ragione-e-il-coraggio-della-verita-il-cardinale-ruini-commenta-il-discorso-mai-pronunciato-del-papa-alla-sapienza/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 14:26:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
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<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 23 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Di seguito per il quotidi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 23 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Di seguito per il quotidiano “Avvenire” il commento del card. Camillo Ruini sul discorso mai pronunciato dal papa alla Sapienza.</p>
<p align="center"> <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/dc/Pope_Benedictus_XVI_january%2C20_2006_%2819%29.JPG" align="absmiddle" height="372" width="438" /></p>
<p align="center">* * *</p>
<h3><b><i>“La ragione e il coraggio della verità”<br />
</i></b></h3>
<p>DI CAMILLO RUINI</p>
<p>Il discorso di Benedetto XVI per l’università 'La Sapienza' prosegue e sviluppa ulteriormente due sue grandi riflessioni: quella tenuta a Monaco di Baviera, in dialogo con il filosofo tedesco Jürgen Habermas, il 19 gennaio 2004, e quella del celebre discorso di Ratisbona.</p>
<p>La prima riguardava piuttosto il versante etico­politico, la seconda era dedicata anzitutto al rapporto tra fede e ragione, nel contesto del compito dell’università.</p>
<p>Il testo preparato per 'La Sapienza' è densissimo e però molto chiaro, frutto di un pensiero e di un’esperienza della vita e della storia quanto mai maturi e insieme giovani e aperti; sorretto inoltre da una profonda certezza e al tempo stesso ricco di interrogativi e di stimolazioni a pensare ancora.<br />
Non possiamo tentare di approfondirlo qui. Cercherò semplicemente di riassumerne alcuni nodi che toccano più immediatamente il sentire comune.<br />
Benedetto XVI si rivolge alla più antica università di Roma, come Vescovo di Roma: a questo titolo infatti è «stato invitato». Perciò egli si pone in primo luogo la domanda: qual è la natura e la missione del papato? Il Papa è colui che da un punto di osservazione più elevato guarda all’insieme, prendendosi cura dell’intera comunità credente. Questa comunità però vive nel mondo, le sue buone condizioni o il suo degrado si ripercuotono perciò, inevitabilmente, su tutto il resto della comunità umana. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre più anche una voce della ragione etica dell’umanità.</p>
<p>All’obiezione che il Papa parla alla luce della fede, e quindi non può pretendere che le sue parole valgano per quanti non condividono questa fede, Benedetto XVI risponde, in dialogo con il grande filosofo della politica americano John Rawls, che l’esperienza dei secoli, il fondo storico del sapere umano, quale si esprime nelle grandi tradizioni religiose, contiene, assai più che una ragione a­storica, concezioni etiche preziose anche oggi per l’umanità.</p>
<p>Tutto ciò senza integralismi e chiusure difensive che non guardino in faccia la realtà: infatti molte affermazioni dei teologi e dell’autorità ecclesiastica sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono.</p>
<p>Allo stesso tempo però la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla base della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica.<br />
La seconda domanda intorno a cui ruota il discorso di Benedetto XVI riguarda la natura e la missione dell’università. In base al suo stesso concetto fondativo, l’università deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità, e perciò libera e autonoma da altre autorità sia politiche sia ecclesiastiche. La vera, intima origine dell’università sta infatti nel desiderio, anzi in quella autentica brama di conoscere che è propria dell’uomo: egli vuole sapere chi sia egli stesso e cosa sia tutto ciò che lo circonda, vuole verità. L’interrogarsi di Socrate può dunque essere considerato l’impulso dal quale è nata l’università occidentale. Socrate, accusato di empietà, era invece alla ricerca del Dio veramente divino: da questo punto di vista i cristiani dei primi secoli si sono riconosciuti in lui. La loro fede, pertanto, non poteva prendere le distanze dall’interrogarsi della ragione, e così l’università poteva nascere nel mondo cristiano del medioevo.<br />
La verità è anzitutto ricerca e comprensione del vero, non è mai però soltanto teorica. La conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. La verità ci rende buoni e la bontà è vera: è questo l’ottimismo tipico della fede cristiana, che crede nella Ragione creatrice fattasi uomo per amore dell’uomo. Come possiamo però individuare quei criteri di giustizia che rendono possibile vivere insieme la nostra libertà in maniera positiva e buona? In concreto, per quanto riguarda la sfera pubblica, si tratta dei processi democratici di formazione del consenso, che hanno il loro presupposto, come giustamente osserva Habermas, nella partecipazione pubblica egualitaria di tutti i cittadini e nella forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti, attraverso «un processo di argomentazione sensibile alla verità».<br />
Proprio questo però è di fatto assai difficile, perché nella lotta politica gli interessi particolari spesso prevalgono sulla sensibilità per la verità e per il bene comune.<br />
In ogni caso, rientra così in campo la domanda: che cos’è la verità? E come la si riconosce? Una tale domanda rimanda inevitabilmente a quelle discipline, come la filosofia e la teologia, che insieme alla medicina e alla giurisprudenza costituivano l’università medievale e che, riguardando la ricerca sulla totalità del nostro essere, hanno il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Il rapporto reciproco tra filosofia e teologia deve essere «senza confusione e senza separazione»: ciascuna delle due deve conservare cioè la propria identità e in concreto la filosofia deve rimanere una ricerca compiuta dalla ragione nella propria libertà e responsabilità, mentre la teologia deve continuare ad attingere a un tesoro di conoscenza che essa non ha inventato, ma ricevuto in dono, e che sempre la supera e proprio perciò sempre di nuovo rilancia il pensiero.<br />
Al tempo stesso, la filosofia non ricomincia ogni volta da capo con il singolo pensatore: sta infatti nel grande dialogo della sapienza storica, che essa accoglie e sviluppa criticamente. Non deve dunque chiudersi davanti a ciò che le religioni, e in particolare la fede cristiana, hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino. Molti contenuti della fede cristiana rimangono certamente inaccessibili alla ragione, e quindi non possono presentarsi come esigenze della ragione, ma il messaggio della fede è anche una forza purificatrice che aiuta la ragione ad essere più e meglio se stessa.</p>
<p>Nell’epoca moderna si sono aperte nuove dimensioni del sapere, che si riconducono a due grandi ambiti universitari: quello delle scienze naturali, che si sviluppano attraverso la sinergia tra sperimentazione e matematica, che presuppone la razionalità della materia, e quello delle scienze storiche e umanistiche, attraverso le quali l’uomo cerca di conoscere meglio se stesso. Si è dischiusa così per l’umanità una misura immensa di sapere e di potere e sono anche cresciuti la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo.</p>
<p>Il cammino dell’uomo, però, non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai del tutto scongiurato, come mostra purtroppo la storia del nostro tempo. Per il mondo occidentale il pericolo è oggi che l’uomo si arrenda di fronte alla questione della verità e così la ragione si pieghi davanti alla pressione degli interessi e accetti come suo criterio ultimo quello dell’utilità. Nell’ambito dell’università, il pericolo è che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi nel positivismo e che la teologia venga confinata nella sfera privata di un gruppo, sia pure grande come la Chiesa. Allora però la ragione inaridisce e diventa non più grande ma più piccola: così la cultura europea, se vuole autocostruirsi soltanto in base alle proprie argomentazioni e intende la sua laicità come distacco dalle radici delle quali vive, non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.</p>
<p>Benedetto XVI conclude tornando alla domanda iniziale: che cosa ha da fare o da dire il Papa all’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritativo la fede, che può essere solo donata in libertà. È suo compito, invece, mantenere desta la sensibilità per la verità e sollecitare la ragione a scorgere le luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia e aiuta a trovare la via verso il futuro.</p>
<p>La conclusione di questo riassunto, che ha cercato di essere soltanto fedele, è chiaramente una sola: un caldo invito a leggere il testo integrale di un discorso che è un contributo duraturo a quel desiderio di conoscere e di vivere bene che ciascuno di noi porta dentro di sé.</p>
<p>© Copyright Avvenire, 23 gennaio 2008</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Chiesa militante]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=132</link>
<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 14:50:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
<guid>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/?p=132</guid>
<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 22 gennaio 2008 (il Giornale).
di Gianni Baget Bozzo
Questo è i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 22 gennaio 2008 (il Giornale).</p>
<p>di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Baget_Bozzo">Gianni Baget Bozzo</a></p>
<p><a href="http://www.chiesacattolica.it/cci_new/news_images/2008-01/21/prolusionecardbagnasco.doc">Questo è il primo testo programmatico del nuovo presidente della Cei</a>. Colpisce il tono molto chiaro del discorso che parte dal <a href="http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/16/il-testo-integrale-del-discorso-che-il-papa-avrebbe-pronunciato-alla-sapienza/">mancato intervento del Papa alla Sapienza</a> e fa di esso la base del cambiamento di approccio della <a href="http://www.chiesacattolica.it">Conferenza Episcopale del nostro Paese</a>. È il rapporto scienza e fede che viene affrontato come il tema dominante, nella convinzione che la modernità, giunta alla sua eclisse, non possa rinnovare ciò che di vero c’è in essa senza un’apertura alla fede. Vi è il sentimento di una crisi di civiltà che determina, con questo intervento, un nuovo approccio della Chiesa italiana ai problemi del tempo. La Chiesa è in dialogo con la modernità per principio e vuole salvarne il legato: ma sa che esso non potrà essere fatto se non in collaborazione con la Chiesa.</p>
<p>Le questioni perciò assumono uno stile di confronto diretto che riguardano anche la sfera politica. E sono proprio i temi dell’omosessualità e dell’aborto che divengono centrali in un conflitto che non è più di politiche, ma che riguarda l’essenza della civiltà. Bagnasco non considera più i temi che la Chiesa propone nella politica italiana come questioni ecclesiastiche, ma come problemi che riguardano la sua missione nel mondo come difesa di ciò che il Cristianesimo vi ha apportato.</p>
<p>Per questo i temi su cui alcuni cattolici potevano pensare a un compromesso, come appunto il matrimonio omosessuale, divengono una questione di principio. Lo si vede nel tema dell’aborto in cui viene accettato il tema della moratoria. Ciò che sembrava oggetto di dibattito viene ora risolto in termini di principio.</p>
<p>Con <a href="http://www.vatican.va/news_services/press/documentazione/documents/cardinali_biografie/cardinali_bio_bagnasco_a_it.html">Bagnasco</a> la Chiesa cattolica italiana diviene militante in forma molto più netta di quello che era avvenuto con il cardinale Ruini. Bagnasco indica la sua adesione alla posizione del Papa sulla connessione essenziale tra Chiesa e Cristianità, tra Chiesa e civiltà cristiana. Il tema delle radici cristiane non diviene oggetto di desiderio e di supplica, ma bandiera di combattimento.</p>
<p>Evidentemente la condizione dei cattolici in politica muta. Non sono più i tempi in cui le condizioni della collaborazione tra cattolici e laici possano essere lasciate alle scelte dei partiti anche se di cattolici. Ma le posizioni dei cattolici in politica devono essere parte dell’impegno della Chiesa per la salvezza della Cristianità, quindi del ruolo sociale e politico del Cristianesimo nella storia del mondo occidentale e orientale. Che cosa sarà dei teodem non sappiamo. I tempi dei cattolici democratici sono finiti quando è tramontato il comunismo nella storia. Oggi contro la visione laicista e scientista del mondo vi è una Chiesa italiana che fa della Cristianità non dimenticata il segno della sua battaglia e apre una prospettiva verso il futuro.<br />
© il Giornale, 22 gennaio 2008, articolo disponibile anche <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235659">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[I suggerimenti del Viminale: il Papa si finga malato]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/22/i-suggerimenti-del-viminale-il-papa-si-finga-malato/</link>
<pubDate>Tue, 22 Jan 2008 10:49:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
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<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 22 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Riportiamo per intero un ar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 22 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Riportiamo per intero un articolo del quotidiano "il Giornale".</p>
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<p><i><b><br />
I suggerimenti del Viminale: si finga malato </b></i></p>
<p>di Redazione</p>
<p>Doveva essere, nelle previsioni, una presidenza Cei dal profilo meno accentuato, per lasciare alla Segreteria di Stato la gestione dei rapporti con la politica italiana: con la prolusione di ieri, invece, il mite arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il successore di Ruini, scende in campo da vero protagonista. E lo fa con un intervento dirompente, i cui temi sembra siano stati concordati con l’appartamento pontificio. È come se, con le pagine consegnate ieri, l’arcivescovo di Genova avesse chiuso l’era Ruini, inaugurandone però una altrettanto forte e in piena sintonia per quanto riguarda i contenuti, con la rivendicazione della libertà di intervento quando sono in gioco valori fondamentali o scelte che riguardano la vita di tutti. Respingendo al mittente le quotidiane accuse di ingerenza, seppur ripetendo che la Chiesa non ha «alcuna intenzionalità bellica» sui temi eticamente sensibili, né ha «un disegno egemonico» né «cerca o vuole il potere».</p>
<p>Proprio all’inizio del suo <a href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=78855&#38;idCat=75"><b>discorso</b></a>, nel paragrafo dedicato alla mancata visita alla Sapienza, Bagnasco ha autorevolmente confermato le indiscrezioni: la decisione era stata presa dal Papa e dai suoi collaboratori dopo una telefonata del titolare del Viminale, avvenuta nella serata di lunedì 14 gennaio.</p>
<p><b>Parlando con il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il ministro dell’Interno Giuliano Amato, d’accordo con il premier, aveva suggerito al porporato di consigliare a Benedetto XVI l’annullamento della visita, paventando incidenti. </b></p>
<p><i><b>Non solo, ma, apprende il Giornale, il ministro avrebbe persino suggerito che il Papa s’inventasse un’indisposizione «diplomatica». Ratzinger avrebbe cioè dovuto annunciare solo la mattina di giovedì 18 gennaio che l’influenza gli impediva di tenere la lezione all’università.</b></i></p>
<p>Il giorno dopo, davanti alle dichiarazioni pubbliche del ministro che assicurava non solo l’incolumità del Papa (da nessuno mai messa a rischio) ma sembrava smentire pure l’esistenza di preoccupazioni per l’ordine pubblico, i principali collaboratori del Papa coinvolti nella decisione (Bertone, Ruini e Bagnasco) sono trasaliti. Lo stesso Benedetto XVI è rimasto molto amareggiato, perché proprio «i suggerimenti» delle autorità italiane lo avevano fatto desistere per evitare incidenti. Palazzo Chigi ieri pomeriggio ha smentito con una nota le parole del cardinale presidente della Cei. Anche questo un fatto senza precedenti.</p>
<p>© Copyright Il Giornale, 22 gennaio 2008 consultabile online anche <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235686"><b>qui</b></a></p>
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</item>
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<title><![CDATA[De Cillis per "il manifesto": Papa Benedetto XVI esce vincente nella vicenda della Sapienza]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/19/de-cillis-per-il-manifesto-papa-benedetto-xvi-esce-vincente-nella-vicenda-della-sapienza/</link>
<pubDate>Sat, 19 Jan 2008 13:18:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
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<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’articolo d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:justify;"></span><span style="text-align:justify;"></span>CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’articolo di Mimmo De Cillis per "il manifesto".</p>
<p align="center">&#160;</p>
<p align="center">* * *</p>
<h3><b>Il Vaticano scopre il piacere della sconfitta</b></h3>
<p>Mimmo De Cillis</p>
<p>Venerdi' 18 Gennaio 2008</p>
<p>Il grande assente era presente spiritualmente. Papa Benedetto XVI esce comunque da vincitore nella vicenda che lo ha visto rinunciare alla visita alla Sapienza. In fin dei conti le sue parole sono risuonate ugualmente nell’ateneo romano; ha incassato la stima delle più alte autorità accademiche e politiche (e anche un nuovo invito); ha dato a tutto il mondo un’immagine di dignità e umiltà; ha ricevuto tributi e riconoscimenti da tutte le istituzioni. Domenica prossima sarà il popolo dei suoi fedeli, più numeroso che rumoroso che mai, a stringersi attorno a lui per manifestargli calore, affetto e solidarietà. Cosa desiderare di più?<br />
Il giorno dopo, in Vaticano si fa il bilancio di una vicenda che ha dato dei grattacapi e fatto vivere giornate molto concitate nei sacri palazzi. Ore di tensione, decisioni critiche da prendere in men che non si dica. Il bilancio è certo positivo, in quanto la Santa sede esce rafforzata da una storia che l’ha vista nell’occhio del ciclone. La diplomazia vaticana ha funzionato questa volta, e soprattutto è stata abbastanza unita e coerente. Non come in occasione del discorso del papa a Veltroni e agli amministratori laziali, quando si era verificato uno scontro al vertice fra il vicario del papa Camillo Ruini (favorevole a usare la clava) e il segretario di stato Tarcisio Bertone (più morbido, autore della nota di puntualizzazione).<br />
Questa volta i suggerimenti al Benedetto XVI sono andati in un’unica direzione: tirarsi fuori dalla mischia, evitare di diventare occasione di episodi incresciosi. E così è stato. Anche sullo stile e i contenuti del discorso, al quale Ratzinger ha lavorato di persona, senza affidarlo ad alcun teologo o curiale, sono giunti sulla scrivania del papa appunti che gli chiedevano di non sbilanciarsi, ma di restare su un piano di principio. Le ipotetiche deviazioni verso la moratoria sulla pena di morte o, piuttosto, una presa di posizione che toccasse la moratoria sull’aborto sono state ben presto accantonate. Meglio concentrarsi su un ragionamento di alto profilo filosofico e spirituale, quello, d’altronde, su cui Ratzinger si sente a suo agio, il terreno dove si muove con maggiore familiarità.<br />
Tutto è andato per il verso giusto. “Iddio scrive dritto anche sulle righe storte”, commentava un monsignore di curia a conclusione di una vicenda che ha visto il papa assente ma vincitore morale. Altri citavano l’insegnamento evangelico “degli ultimi che saranno i primi”, il paradosso della croce che è salvezza, dell’umiliazione che diventa esaltazione, dei perseguitati che saranno beati. Insomma, per una volta il papa ha fatto l’esperienza della debolezza, della resa, non della potenza e del trono di gloria. Ed è stato osannato. A pensarci, è la stessa dinamica che si generava al ritratto di un Wojtyla sofferente, circondato da affetto e simpatia. Oggi un papa percepito come assertivo, statuario, integralista, arrogante riscopre la vicinanza dei fedeli e della pubblica opinione quando fa un passo indietro. Su questo Benedetto XVI e il suo entourage curiale stanno meditando. Un buon insegnamento per il futuro.</p>
<p>© Copyright Il <b><b>Manifesto</b></b>, 18 gennaio 2008  <span style="text-align:justify;"></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista con il cardinale Camillo Ruini]]></title>
<link>http://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/01/18/intervista-con-il-cardinale-camillo-ruini/</link>
<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 10:19:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>vaticandiplomacy</dc:creator>
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<description><![CDATA[CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’intervista]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’intervista rilasciata dal card. Camillo Ruini a Marco Bellizzi de L'Osservatore Romano.</p>
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<p align="center">* * *</p>
<h3><b>Domenica non sarà un comizio</b></h3>
<p>L'<i>Angelus</i> di domenica prossima rimarrà quello che è:  una preghiera. Qualsiasi altro intento che animasse la partecipazione di quanti saranno a piazza San Pietro sarebbe non gradito e comunque fuori luogo. Il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma, torna a chiarire le motivazioni e lo spirito dal quale nasce l'invito rivolto ai fedeli ad accorrere in gran numero domenica all'<i>Angelus </i>recitato dal Papa. Un appuntamento che, precisa il cardinale, per sua natura non può essere scambiato per alcun tipo di manifestazione politica, neanche così a ridosso dei noti fatti che hanno portato alla mancata visita del Papa alla Sapienza. Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato a superare le polemiche e a guardare avanti, dopo aver inviato una lettera personale a Benedetto XVI. Un gesto molto apprezzato, spiega il vicario di Roma. E altrettanto apprezzabile è la preoccupazione, espressa in queste ore da Napolitano, di evitare che si verificassero alla Sapienza "gravi incidenti o manifestazioni di dileggio con caratteristiche di offese gravi". Considerazioni che hanno portato alla decisione di mercoledì.</p>
<p><i>Quale messaggio si può dare in vista di domenica per evitare che una manifestazione di affetto e di preghiera possa essere l'occasione di nuove polemiche o strumentalizzazioni?</i></p>
<p>Il messaggio è già contenuto nel mio comunicato, dove dico che sarà un gesto d'affetto e di serenità, espressione della gioia che proviamo nell'avere Benedetto XVI come nostro vescovo e nostro Papa. Quindi non è rivolta assolutamente contro nessuno, non è una manifestazione di protesta per la mancata accoglienza alla Sapienza. È un gesto che vuole esprimere l'animo profondo dei romani e anche certamente della grandissima maggioranza della comunità universitaria di Roma, della Sapienza, della altre università, che ben sappiamo essere vicine al Papa ed essere molto aperte alla pastorale universitaria. Tutto il tono dell'incontro con il Santo Padre sarà il tono classico dell'<i>Angelus </i>che è un tono di ascolto della parola del Papa, di preghiera, e anche espressione del desiderio che ha la nostra gente di sentire, di ascoltare il Papa, di vederlo, di essere con lui. Quindi in tal senso è proprio il tipo d'incontro che mette al riparo da questo rischio. Non è un comizio. È la nostra partecipazione alla preghiera dell'<i>Angelus.</i> Se qualcuno vorrà interpretare questo appuntamento in altro modo lo interpreterà in maniera del tutto sbagliata. Ma certamente non avrà appigli per una interpretazione di questo genere che sarebbe completamente fuori dal senso della recita dell'<i>Angelus,</i> della preghiera dell'<i>Angelus</i> e dello spirito con il quale sono stati invitati i romani ad essere particolarmente presenti domenica.</p>
<p><i>Che notizie ha di domenica, quante persone ci potranno essere, quale sarà in particolare la partecipazione di esponenti della Sapienza?</i></p>
<p>Non ho notizie precise. Le notizie che ho sono quelle di una grande partecipazione. Ci saranno moltissimi giovani che verranno, credo anche tanti professori, personalità. Non seguo io personalmente gli sviluppi di questa iniziativa. Le notizie che ho vanno tutte quante nel senso di una grande partecipazione. Una partecipazione composta e gioiosa:  tutti quelli che vengono sanno che sarà per partecipare all'<i>Angelus.</i> Tutti sanno ovviamente che cos'è:  è una preghiera. Ci saranno quindi una riflessione del Papa e una preghiera.</p>
<p><i>Una manifestazione composta e gioiosa che fa da contrasto a quella minoranza chiassosa di cui ha parlato recentemente riferendosi agli studenti che all'università hanno festeggiato l'annullamento della visita del Papa.</i></p>
<p>Direi di sì:  ci muoviamo secondo una logica completamente diversa.</p>
<p><i>Ma come mai questa minoranza è, o appare essere, così determinante, così, per usare le sue parole, "chiassosa"?</i></p>
<p>Non è certo una novità. In questo caso lo abbiamo notato in maniera particolare perché c'era l'invito al Santo Padre ma è una cosa che capita molto spesso, purtroppo nella società, e in tante altre sedi. Basta guardare i giornali e le televisioni. Non è una cosa insolita, non è che si sia creata una "minoranza chiassosa" in questa circostanza. Queste minoranze chiassose ci sono in Italia e ci sono anche in altri Paesi. In Italia direi che sono specialmente chiassose.</p>
<p><i>E come mai?</i></p>
<p>Questo dipende anche da chi dà loro visibilità. È una scelta. Si capisce:  ciò che esprime protesta, che esprime contrasto viene di solito privilegiato perché si pensa che rispetto alla <i>routine</i> quotidiana possa essere più interessante, mentre in realtà è molto interessante far vedere tutto il positivo che c'è, la gente che spende bene la propria vita, che la spende in modo costruttivo. E pacifico.</p>
<p><i>Oltre alla "minoranza chiassosa", c'erano però anche sessantasette docenti schierati con chi contesta. Cosa ha portato a questa alleanza?</i></p>
<p>Questo bisognerebbe chiederlo a loro. Io penso che abbiano equivocato su una questione alla fine non tanto importante:  se si trattasse di una prolusione accademica o se invece di un intervento come poi avrebbe dovuto essere, come lo stesso testo del Papa poi mostra bene. Al di là di questo aspetto formale, c'è comunque una concezione chiusa della laicità, la laicità come rifiuto della presenza pubblica del fatto religioso, della dimensione religiosa.</p>
<p><i>Eppure, proprio a questo proposito il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, già nel messaggio di fine anno e poi nelle parole ribadite nelle ultime ore ha ricordato anche i riferimenti costituzionali alla libertà religiosa e i principî del confronto e della collaborazione fra Stato e Chiesa. Come ha accolto la notizia della lettera personale inviata dal Capo dello Stato a Benedetto XVI?</i></p>
<p>Il gesto è certamente apprezzabile. Molto apprezzabile. E penso che il Santo Padre lo abbia veramente molto gradito. Io, personalmente, l'ho molto apprezzato.</p>
<p><font size="2">© L'Osservatore Romano - 18 gennaio 2008</font></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ORRORE ]]></title>
<link>http://edoardobaraldi.wordpress.com/2008/01/03/orrore/</link>
<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 16:57:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Edoardo Baraldi</dc:creator>
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<description><![CDATA[
]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://picasaweb.google.com/edoardo.baraldi/Satira/photo#5151287362363722034"><img src="http://lh4.google.com/edoardo.baraldi/R30MkDmmCTI/AAAAAAAABQk/EG5TioKbzbY/s400/ruinati.jpg" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Buon 1563]]></title>
<link>http://negroski.wordpress.com/2008/01/02/buon-1563/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 14:39:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>negroski</dc:creator>
<guid>http://negroski.wordpress.com/2008/01/02/buon-1563/</guid>
<description><![CDATA[La richiesta di moratoria sull&#8217;aborto lanciata da Giuliano Ferrara, cavalcata da Forza Italia,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La richiesta di <strong>moratoria</strong> sull'aborto lanciata da <a href="http://www.camilloblog.it/archivio/2007/12/22/l%e2%80%99appello-per-la-moratoria-sull%e2%80%99aborto/" target="_blank"><strong>Giuliano Ferrara</strong></a>, cavalcata da <a href="http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=77226" target="_blank"><strong>Forza Italia</strong></a>, solennizzata dal cardinale<strong> <a href="http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_01/aborto_legge_bcd13d34-b891-11dc-bd8b-0003ba99c667.shtml" target="_blank">Camillo Ruini</a></strong> e abbeverata dalla senatrice <a href="http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=71789" target="_blank"><strong>Paola Binetti</strong></a> mi sembra (giudizio personale!) anacronistica e fuori luogo (come quel cappellino rosso e buffo che indossa quell'omino vestito di bianco che parla con quel simpatico accento tedesco!).<br />
"La <strong>legge 194</strong> è datata" dice la Paola Binetti, anche la Binetti è datata dico io. Rimembro alla <strong>vetusta senatrice</strong> e agli adepti di quella setta della quale non ricordo mai il nome (Cattolicesimo forse? o Scientology?) che gli aborti ci sono sempre stati e sempre ci saranno (ahinoi... e nessuno ha mai brindato dopo un aborto!); <strong>una legge</strong> che contribuisca a combattere l'<strong>aborto clandestino</strong> e che fornisca alle donne le <strong>tutele</strong> e gli aiuti per una maternità consapevole c'è solo da <strong>trentanni</strong>.</p>
<p><strong>PS:</strong> nel <strong>1563</strong> termina il <strong>Concilio di Trento</strong> ed inizia la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Controriforma" target="_blank"><strong>Controriforma</strong></a>. Lo so, sono ripetitivo anche nei link!</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tonache rosse alla riscossa: parte l'offensiva contro l'aborto]]></title>
<link>http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/01/02/tonache-rosse-alla-riscossa-parte-loffensiva-contro-laborto/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jan 2008 11:48:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>stratex</dc:creator>
<guid>http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/01/02/tonache-rosse-alla-riscossa-parte-loffensiva-contro-laborto/</guid>
<description><![CDATA[In un precedente post dedicato a Veltroni-piglia-tutto accennavo alla necessità di recueprare lo sp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.fundacion.telefonica.com/at/tem/tem051.jpg" align="left" height="285" hspace="10" vspace="10" width="195" />In un <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/12/18/v-come-veltroni-no-come-vergognati/" target="_blank">precedente post</a> dedicato a Veltroni-piglia-tutto accennavo alla necessità di recueprare lo spirito della constestazione degli anni '60, la capacità di sparigliare e di mettere in crisi i valori tradizionali per nuove conquiste.</p>
<p>Invece, in discussioni private proprio sul tema dell'ingerenza del Vaticano negli affari dello stato, avevo più volte accennato al fatto che a mio parere da almeno un anno si erano manifestate le avvisaglie di quella che sarebbe stata una controffensiva a tutto campo del Vaticano, per rimettere in discussione tutto il sistema delle norme che toccano gli interessi primari della Curia: salvaguardia della  famiglia, tutela della vita dall'istante del concepimento fino alla morte naturale, normativa economico fiscale, moralizzazione del costume, ecc.</p>
<p>Alcuni obiettivi sono stati centrati in pieno, grazie al <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/11/19/il-partito-delle-sottane-rosse-in-parlamento/" target="_blank">patto scellerato </a>che lega una cospicua porzione del Parlamento alla curia di Pietro:</p>
<ul>
<li>la massima limitazione dell'applicabilità della fecondazione assistita</li>
<li>il blocco di fatto, sul territorio italiano, delle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali</li>
<li>il mantenimento delle esenzioni in materia di ICI</li>
<li>l'esclusione dei reati di omofobia dal pacchetto straordinario di norme sulla sicurezza dei cittadini</li>
<li>il blocco totale di ogni possibilità di dare pieno riconoscimento alle famiglie e alle unioni di fatto</li>
</ul>
<p>Sicuramente dimentico qualcosa, ma è già molto. Ora, come avevo già immaginato ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita, l'offensiva passa sull'aborto. La prossima tappa sarà il divorzio.</p>
<p>Ma per adesso limitiamoci ai fatti sull'aborto.</p>
<p>Subito dopo l'approvazione della moratoria planetaria sulla pena capitale Giuliano Ferrara ha pubblicato un <a href="http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=GIULIANO_FERRARA_-_Gli_editoriali_11&#38;id=1521" target="_blank">appello per la moratoria degli aborti</a>, una pena di morte legale, una strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti, come al definisce Ferrara (il testo è anche riportato in calce al post.</p>
<p>Poco importa commentare il contenuto dell'appello di Ferrara, che mi sembra scritto dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ministero_della_Cultura_popolare" target="_blank">MinCulPop </a>e con il quale sono in disaccordo su tutta la linea. Quel che conta sono gli eventi successivi. Infatti, in un recente lancio ANSA (ripreso da <a href="http://fainotizia.radioradicale.it/2008/01/01/effetti-collaterali-della-moratoria-sulla-pena-di-morte-il-solito-boomerang-delle-iniziative-di-pannella" target="_blank">Radio Radicale</a> e <a href="http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_01/aborto_legge_bcd13d34-b891-11dc-bd8b-0003ba99c667.shtml" target="_blank">Corriere della Sera</a>), il famigerato Cardinale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Ruini" target="_blank">Camillo Ruini</a> alza abilmente la palla lanciata da Ferrara: «... dopo il risultato felice ottenuto riguardo alla pena di morte è molto logico richiamare il tema dell’aborto e chiedere una moratoria quantomeno per stimolare, risvegliare le coscienze di tutti, per aiutare a rendersi conto che il bambino in seno alla madre è davvero un essere umano e che la sua soppressione è inevitabilmente la soppressione di un essere umano. In secondo luogo si può sperare che da questa moratoria venga anche uno stimolo per l’Italia, quantomeno per applicare integralmente la legge sull’aborto che dice di essere legge che intende difendere la vita, quindi applicare questa legge in quelle parti che davvero possono essere di difesa della vita e forse, a 30 anni ormai dalla legge aggiornarla al progresso scientifico che ad esempio ha fatto fare grandi passi avanti alla sopravvivenza dei bambini prematuri. Diventa veramente inammissibile procedere all’aborto ad una età del feto nella quale egli potrebbe vivere anche da solo».</p>
<p>Ed ecco che, subito dopo l'alzata del Perfido Ruini, la Falange Crociata in Parlamento trova un autorevolissimo appoggio, che schiaccia il servizio del Cardinale. Bondi, coordinatore di ciò che resta di Forza Italia,  esprime <a href="http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/legge-194/legge-194/legge-194.html" target="_blank">piena concordanza con le parole del cardinale Camillo Ruini</a>. Sandro Bondi dichiara in una nota di raccogliere la richiesta titolo personale, ma con la convinzione di dover rappresentare le ragioni dei laici come dei credenti di Forza Italia, uniti dalla difesa della dignità della persona e del valore sacro della vita. E' per questo nobile compito che Bondi ha presentato una mozione parlamentare per "rivedere le linee guida della legge 194, sulla base della necessità di tenere conto delle nuove possibilità tecnologiche che rischiano di inficiarne i principi ispiratori".</p>
<p>Le elezioni si avvicinano, la mozione sarà presentata e probabilmente approvata in Parlamento con il placet anche del PD. Probabilmente il governo non ne terrà conto, e comunque non avrebbe i tempi tecnici per effettuare la modifica. Ma poco importa. Il segnale è chiaro: se nelle prossime elezioni, come è molto probabile, trionferà la Falange Crociata, non faremo uno, ma molti passi indietro, rispetto alle conquiste che sono state ottenute in passato.</p>
<p>A noi irriducibili laici, laicisti e mangiapreti (non tutti!), non resterà che dedicarci alla pallavolo, sperando di emulare l'abilità di gioco di Ferrara, Ruini e Bondi.</p>
<h3>Appello, ora la moratoria per l’aborto</h3>
<h4>Editoriale di Giuliano Ferrara, 20/12/2007.<br />
C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti</h4>
<p>Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.<br />
Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio. La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri. Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.</p>
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<title><![CDATA[Detto &amp; Detti]]></title>
<link>http://fresko.wordpress.com/2007/11/06/detto-detti-2/</link>
<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 08:34:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marcello</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Non bisogna aver paura di testimoniare la nostra fede cristiana, ovviamente nel rispetto della li]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://fresko.wordpress.com/files/2007/11/ruini.jpg" style="margin-right:15px;" align="left" border="0" />“Non bisogna aver paura di testimoniare la nostra fede cristiana, ovviamente nel rispetto della libertà di ciascuno, perché la fede si propone e non s'impone a nessuno. Ma non dobbiamo aver timori, non possiamo tirarci indietro nella testimonianza: altrimenti come avrebbero potuto fare i primi cristiani, che hanno iniziato a evangelizzare il mondo antico? Si può proporre e testimoniare la fede cristiana anche ai musulmani, così come loro ritengono di poter proporre a noi il loro credo. C'è un dovere dell'accoglienza degli immigrati anche sotto il profilo propriamente religioso, nel pieno rispetto della libertà e della coscienza di ciascuno, ma anche con il coraggio e la fiducia del mandato ricevuto dal Signore.”</p>
<p>Cardinale Camillo Ruini, Vicario del Papa per la diocesi di Roma [Via <a href="http://blog.ilgiornale.it/tornielli/2007/11/06/ruini-laccoglienza-non-va-separata-dalla-legalita/" target="_blank">Andrea Tornielli</a>]</p>
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<title><![CDATA[Repubblica: Quanto ci costa la chiesa cattolica? 28/09/07]]></title>
<link>http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/09/28/quanto-ci-costa-la-chiesa-cattolica/</link>
<pubDate>Fri, 28 Sep 2007 14:40:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>stratex</dc:creator>
<guid>http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/09/28/quanto-ci-costa-la-chiesa-cattolica/</guid>
<description><![CDATA[ 
Ci è arrivata anche Repubblica, finalmente, ad aprire gli occhi su quanto ci costa la Chiesa, olt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/files/2007/03/8x1000.GIF" title="8×1000"><img src="http://www.superherostuff.com/bush_sucks_tshirts/images/buddy_jesus.jpg" alt="da superherostuff.com" align="right" border="2" height="200" hspace="4" vspace="4" width="200" /></a></p>
<p>Ci è arrivata anche Repubblica, finalmente, ad aprire gli occhi su quanto ci costa la Chiesa, oltre che la Casta. Certo, c'è chi lo va dicendo da anni (basta ricercare l categoria <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/category/8x1000/" target="_blank">8x1000</a> in questo blog per averne un'idea), ma non possiamo che essere contenti se l'autorevole occhio si è aperto!</p>
<p>L'inchiesta di Repubblica è curata da Curzio Maltese con la collaborazione di Carlo Pontesilli e Maurizio Turco ed è partita il 28 settembre con un articolo intitolato <a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html" target="_blank">I conti della Chiesa</a>. Per comodità e per mantenerne traccia, l'articolo è riportato in calce al post.</p>
<p>Per quanto riguarda il commento, vorrei sottolineare l'"alterigia altezzosa" con cui gli autori, in questo caso con un'evidente caduta di autorevolezza, si peritano di trattare "libelli e certi siti anticlericali" che avevano già fatto i conti in tasca alle sottane d'oltretevere evidenziando non cifre da capogiro, ma una realtà concreta.</p>
<p><b>La Chiesa di Roma, costa a TUTTI gli italiano almeno quanto la Casta. </b></p>
<p>Una bella scoperta, grazie, ma noi ce n'eravamo accorti prima. Speriamo che questa "scoperta tardiva", che non accresce il prestigio degli autori, serva comunque ad innescare un dibattito risolutivo sul tema, che inchiodi governo e Vaticano alle loro evidenti responsabilità.</p>
<p>Vai alle puntate successive: <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/10/05/inchiesta-di-repubblica-sull8x1000-2-puntata/" target="_blank">3 ottobre 2007</a>, <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/10/14/inchiesta-di-repubblica-sull8x1000-3-puntata/" target="_blank">25 ottobre 2007</a>, <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2007/10/25/inchiesta-di-repubblica-sull8x1000-4-puntata/" target="_blank">25 ottobre 2007 - seconda parte</a>, <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/02/11/repubblica-quanto-ci-costa-la-chiesa-cattolica-5/" target="_blank">10 novembre 2007</a>, <a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/02/11/repubblica-quanto-ci-costa-la-chiesa-cattolica-6/" target="_blank">26 gennaio 2008</a>.</p>
<p align="center"><b> __________________________</b><!-- fine OCCHIELLO --></p>
<h1><!-- inizio TITOLO --></h1>
<h2>I conti della Chiesa: ecco quanto ci costa</h2>
<h1><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3>L'otto per mille, le scuole, gli ospedali, gli insegnanti di religione e i grandi eventi. Ogni anno, dallo Stato, arrivano alle strutture ecclesiastiche circa 4 miliardi di euro</h3>
<p><!-- inizio TESTO -->                      															                    <!-- inizio FIRMA --><span class="txt12"><i>di CURZIO MALTESE</i></span><!-- fine FIRMA --><br />
"Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati". Camillo Ruini non esagera. A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera. Un anno dopo l'arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall'arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La crisi economica è la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale. Poche scelte si riveleranno più azzeccate. Nel "ventennio Ruini", segretario dall'86 e presidente dal '91, la Cei si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica. In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all'interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI.<br />
Le ragioni dell'ascesa di Ruini sono legate all'intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un'altra chiave per leggerne la parabola si chiama "otto per mille". Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull'Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all'anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l'ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari.<br />
<!--inserto--></p>
<p><!-- OAS_RICH('Middle'); //--></p>
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Dall'otto per mille, la voce più nota, parte l'inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica per gli italiani. Il calcolo non è semplice, oltre che poco di moda. Assai meno di moda delle furenti diatribe sul costo della politica. Il "prezzo della casta" è ormai calcolato in quattro miliardi di euro all'anno. "Una mezza finanziaria" per "far mangiare il ceto politico". "L'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno".</p>
<p>Alla cifra dello scandalo, sbattuta in copertina da Il Mondo e altri giornali, sulla scia di La Casta di Rizzo e Stella e Il costo della democrazia di Salvi e Villone, si arriva sommando gli stipendi di 150 mila eletti dal popolo, dai parlamentari europei all'ultimo consigliere di comunità montane, più i compensi dei quasi trecentomila consulenti, le spese per il funzionamento dei ministeri, le pensioni dei politici, i rimborsi elettorali, i finanziamenti ai giornali di partito, le auto blu e altri privilegi, compresi buvette e barbiere di Montecitorio.</p>
<p>Per la par condicio bisognerebbe adottare al "costo della Chiesa" la stessa larghezza di vedute. Ma si arriverebbe a cifre faraoniche quanto approssimative, del genere strombazzato nei libelli e in certi siti anticlericali.</p>
<p>Con più prudenza e realismo si può stabilire che la Chiesa cattolica costa in ogni caso ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni.</p>
<p>La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico. Soltanto agli italiani, almeno in queste dimensioni. Non ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi, agli americani, che pure pagano come noi il "costo della democrazia", magari con migliori risultati.</p>
<p>Si può obiettare che gli italiani sono più contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno. In parte perché forse non lo sanno. Il meccanismo dell'otto per mille sull'Irpef, studiato a metà anni Ottanta da un fiscalista all'epoca "di sinistra" come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosità giuridica la definì già nell'84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini.</p>
<p>Ma pur considerando il meccanismo "facilitante" dell'otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio "ritorno sociale". Una mezza finanziaria, d'accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre più evidenti del welfare, senza contare l'impegno nel Terzo Mondo. Tutti argomenti veri. Ma "quanto" veri?</p>
<p>Fare i conti in tasca al Vaticano è impresa disperata. Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sarà pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa Cei e il suo bilancio annuo sull'otto per mille. Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all'estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all'autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all'interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come "esigenze di culto", "spese di catechesi", attività finanziarie e immobiliari. Senza contare l'altro paradosso: se al "voto" dell'otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.</p>
<p>Nella cultura cattolica, in misura ben maggiore che nelle timidissime culture liberali e di sinistra, è in corso da anni un coraggioso, doloroso e censuratissimo dibattito sul "come" le gerarchie vaticane usano il danaro dell'otto per mille "per troncare e sopire il dissenso nella Chiesa". Una delle testimonianze migliori è il pamphlet "Chiesa padrona" di Roberto Beretta, scrittore e giornalista dell'Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Al capitolo "L'altra faccia dell'otto per mille", Beretta osserva: "Chi gestisce i danari dell'otto per mille ha conquistato un enorme potere, che pure ha importantissimi risvolti ecclesiali e teologici". Continua: "Quale vescovo per esempio - sapendo che poi dovrà ricorrere alla Cei per i soldi necessari a sistemare un seminario o a riparare la cattedrale - alzerà mai la mano in assemblea generale per contestare le posizioni della presidenza?". "E infatti - conclude l'autore - i soli che in Italia si permettono di parlare schiettamente sono alcuni dei vescovi emeriti, ovvero quelli ormai in pensione, che non hanno più niente da perdere...".</p>
<p>A scorrere i resoconti dei convegni culturali e le pagine di "Chiesa padrona", rifiutato in blocco dall'editoria cattolica e non pervenuto nelle librerie religiose, si capisce che la critica al "dirigismo" e all'uso "ideologico" dell'otto per mille non è affatto nell'universo dei credenti. Non mancano naturalmente i "vescovi in pensione", da Carlo Maria Martini, ormai esiliato volontario a Gerusalemme, a Giuseppe Casale, ex arcivescovo di Foggia, che descrive così il nuovo corso: "I vescovi non parlano più, aspettano l'input dai vertici... Quando fanno le nomine vescovili consultano tutti, laici, preti, monsignori, e poi fanno quello che vogliono loro, cioè chiunque salvo il nome che è stato indicato". Il già citato Vittorio Messori ha lamentato più volte "il dirigismo", "il centralismo" e "lo strapotere raggiunto dalla burocrazia nella Chiesa". Alfredo Carlo Moro, giurista e fratello di Aldo, in uno degli ultimi interventi pubblici ha lanciato una sofferta accusa: "Assistiamo ormai a una carenza gravissima di discussione nella Chiesa, a un impressionante e clamoroso silenzio; delle riunioni della Cei si sa solo ciò che dichiara in principio il presidente; i teologi parlano solo quando sono perfettamente in linea, altrimenti tacciono".</p>
<p>La Chiesa di vent'anni fa, quella in cui Camillo Ruini comincia la sua scalata, non ha i soldi per pagare gli impiegati della Cei, con le finanze scosse dagli scandali e svuotate dal sostegno a Solidarnosc. La cultura cattolica si sente derisa dall'egemonia di sinistra, ignorata dai giornali laici, espulsa dall'universo edonista delle tv commerciali, perfino ridotta in minoranza nella Rai riformata. Eppure è una Chiesa ancora viva, anzi vitalissima. Tanto pluralista da ospitare nel suo seno mille voci, dai teologi della liberazione agli ultra tradizionalisti seguaci di monsignor Lefebrve. Capace di riconoscere movimenti di massa, come Comunione e Liberazione, e di "scoprire" l'antimafia, con le omelie del cardinale Pappalardo, il lavoro di don Puglisi a Brancaccio, l'impegno di don Italo Calabrò contro la 'ndrangheta.<br />
Dopo vent'anni di "cura Ruini" la Chiesa all'apparenza scoppia di salute. È assai più ricca e potente e ascoltata a Palazzo, governa l'agenda dei media e influisce sull'intero quadro politico, da An a Rifondazione, non più soltanto su uno. Nelle apparizioni televisive il clero è secondo soltanto al ceto politico. Si vantano folle oceaniche ai raduni cattolici, la moltiplicazione dei santi e dei santuari, i record di audience delle fiction di tema religioso. Le voci di dissenso sono sparite. Eppure le chiese e le sagrestie si svuotano, la crisi di vocazioni ha ridotto in vent'anni i preti da 60 a 39 mila, i sacramenti religiosi come il matrimonio e il battesimo sono in diminuzione.</p>
<p>Il clero è vittima dell'illusoria equazione mediatica "visibilità uguale consenso", come il suo gemello separato, il ceto politico. Nella vita reale rischia d'inverarsi la terribile profezia lanciata trent'anni fa da un teologo progressista: "La Chiesa sta divenendo per molti l'ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo". Quel teologo si chiamava Joseph Ratzinger.</p>
<p>(<i><!-- inizio DATA -->28 settembre 2007<!-- fine DATA --></i>)</p>
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