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	<title>boicottaggio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/boicottaggio/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "boicottaggio"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 06:47:21 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Con l'Iran non gioco!]]></title>
<link>http://mondocalcio.wordpress.com/?p=94</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 13:42:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>cmm</dc:creator>
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<description><![CDATA[
di Carlo M. Miele
 
L’ostilità della comunità internazionale nei confronti della Repubblica is]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mondocalcio.files.wordpress.com/2008/07/ahmadinejad-gioca-a-calcio.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-95" src="http://mondocalcio.wordpress.com/files/2008/07/ahmadinejad-gioca-a-calcio.jpg?w=226" alt="" width="226" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">di Carlo M. Miele</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">L’ostilità della comunità internazionale nei confronti della Repubblica islamica e del suo presidente, Mahmoud Ahmadinejad, fa sentire i suoi effetti anche nel calcio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Secondo l’agenzia di stampa <em>Isna</em>, che oggi ha riportato la notizia, tre squadre europee hanno appena comunicato di avere annullato delle amichevoli precedentemente fissate con la nazionale iraniana, proprio per protestare contro il programma nucleare di Tehran.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Marbella e Malaga, due club della Liga spagnola, hanno annullato gli incontri per “ragioni tecniche”, mentre i dirigenti del Charlton Athletic, militante in Premier League, sono stati più espliciti, affermando che la decisione è stata presa in seguito alle pressioni del governo britannico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Nei giorni scorsi l’Iran ha respinto nuovamente la richiesta della comunità internazionale per sospendere il suo programma di arricchimento dell’uranio e ha anzi testato dei nuovi missili, compreso uno a lunga gittata, che secondo le autorità di Tehran sarebbe in grado di raggiungere Israele. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Adesso la Federcalcio iraniana sembra intenzionata a citare in giudizio il Charlton Athletics davanti alla Fifa per l’annullamento non consensuale dell’accordo, mentre la squadra nazionale, allenata da Ali Daei, sta sta tentando di programmare nuove amichevoli per prepararsi alle qualificazioni per i Mondiali del 2010 in Sud Africa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Problema non da poco, visto che dall’inizio del 2006 a oggi molte squadre europee – anche su pressioni dei rispettivi governi – hanno preferito non affrontare l’Iran. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La prossima tappa per la nazionale della Repubblica islamica, che adesso si sta allenando a Marbella, è la Repubblica Ceca, dove sono previsti due match con lo Sparta Praga e i Bohemians. Pressioni internazionali permettendo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">(fonte: </span></em><em><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"><a href="http://www.monstersandcritics.com/news/middleeast/news/article_1416662.php/European_football_teams_cancel_friendlies_with_Iran_over_tensions"><span lang="IT">Monster and Critics</span></a></span></em><em><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">)</span></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Boicotta boicotta!]]></title>
<link>http://ciofeca.wordpress.com/?p=18</link>
<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 18:44:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>il netturbino</dc:creator>
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<description><![CDATA[Come al solito in Italia veniamo trattati da pozzi senza fondo quando invece non abbiamo neanche i s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Come al solito in Italia veniamo trattati da pozzi senza fondo quando invece non abbiamo neanche i soldi per comprarci un tozzo di pane al mercato.<br />
E' incredibile che negli altri paesi le tariffe comprendano il traffico dati ILLIMITATO mentre da noi un pari abbonamento costerebbe 200€ AL MESE!</p>
<p>Se siete appassionati o se soltanto pensate che è l'ora di dire basta alle speculazioni che fanno le nostre aziende (a partire da quella ortofrutticola fino a quelle telefoniche) mettete una firma sulla petizione che non servirà a nulla, ma già ha conquistato spazio in telegiornali e carta stampata e magari quando Tim e Vodafone vedranno che quei 5000 firmatari non hanno comprato l'iPhone ci penseranno 10 volte la prossima volta a sparare cifre esorbitanti. 5000 su 60 milioni di abitanti non sono certo molti...ma aumentiamo,firmiamo sempre di più! Fate girare questo link ovunque,blog,forum,spaces,msn,sms,fogliettini,scrivetelo sui muri,non importa come...ma fatelo girare! Finiamola con queste speculazioni!</p>
<p><a href="http://www.iphoneaffossato.com/">http://www.iphoneaffossato.com/</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sei morto, paga]]></title>
<link>http://isoladeilotofagi.wordpress.com/?p=525</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 13:24:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>upuaut</dc:creator>
<guid>http://isoladeilotofagi.wordpress.com/?p=525</guid>
<description><![CDATA[
Questa notizia ha dell&#8217;incredibile, se non fosse che siamo in Italia e la faccia di bronzo va]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-571" style="margin-left:4px;margin-right:4px;" src="http://isoladeilotofagi.wordpress.com/files/2008/07/censura.jpg" alt="" width="215" height="123" /></p>
<p style="text-align:justify;">Questa notizia ha dell'incredibile, se non fosse che siamo in Italia e la faccia di bronzo va di moda e si porta su tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">Alle famiglie dei quattro morti nel rogo dell'oleificio umbro del 2006, e all'unico superstite, i legali della <strong>Umbria Olii</strong> chiedono ora <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/morti-in-fabbrica-spoleto/morti-in-fabbrica-spoleto/morti-in-fabbrica-spoleto.html" target="_blank"><strong>35 milioni di euro di danni</strong></a>. E questo mentre la procura di Spoleto sta procedendo contro l'amministratore delegato della societa' per <em>«<strong>disastro colposo con l'aggravante "della colpa con previsione dell'evento"</strong>, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui l'<strong>omissione dolosa dei mezzi di prevenzione</strong>) e <strong>omicidio colposo plurimo</strong>». </em></p>
<p style="text-align:justify;">Secondo i legali della ditta gli operai "avrebbero dovuto sapere" che i silos contenevano un gas infiammabile e che la fiamma ossidrica non andava usata. L'avrebbero usata per "risparmiare tempo" e perche' "erano stanchi". E come no. Lo sapevano cosi' bene che <a href="http://www.tuttoggi.info/articolo-6719.php" target="_blank">lo stesso titolare della ditta che stava facendo i lavori e' morto nel rogo</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Non so voi, ma a me questa cosa disgusta. Mi disgusta cosi' tanto che evitero' accuratamente di comprare <a href="http://www.umbriaolii.com/portfolio.html" target="_blank">l'olio prodotto da loro e commercializzato sotto diverse marche</a>. 'Fanculo.</p>
<hr />
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Aggiornamento 2 luglio 2008</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Ricevo nei commenti <strong>il seguente intervento da parte dell'azienda Monini</strong>, nella persona di Maria Flora Monini:</p>
<div class="comment_text">
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Buona sera, sono MariaFlora Monini, leggo con molta sorpresa e disappunto questo coinvolgimento completamente errato ed estraneo della nostra Azienda nella vicenda Umbria Olii. Non c’è assolutamente nessuna attinenza tra il disastro che purtroppo è accaduto nel nostro territorio, del quale siamo tutt’ora costernati, e la produzione del nostro olio extravergine di oliva. Ci tengo a voler chiarire ed informare che la Umbria Olii raffina sansa ( residuo della lavorazione delle olive ) e in quanto tale non è coinvolta assolutamente nel ciclo produttivo dell’ olio extravergine di oliva Monini o di qualsiasi altro nostro prodotto. Quindi, nell’ esprimere ancora una volta il nostro cordoglio alle famiglie coinvolte nel disastro, vi chiediamo cortesemente di voler eliminare dalla news ogni riferimento riguardante la nostra Azienda, compreso il nostro logo - la spremuta di olive - che campeggia in cima alla news. Per qualsiasi chiarimento sono a vostra disposizione via email sul sito <a rel="nofollow" href="http://www.monini.com/">http://www.monini.com</a><br />
Cordialmente,</p>
<p style="text-align:justify;">MariaFlora Monini</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">E a seguito riporto anche la mia risposta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Gentile Signora,<br />
nel fare il nome della vostra azienda mi sono basata su cioe’ che dichiara la stessa Umbria Olii in questa pagina:<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.umbriaolii.com/portfolio.html">http://www.umbriaolii.com/portfolio.html</a><br />
<strong> Al primo posto tra le aziende e’ citata proprio la Monini. Se cio’ non corrisponde al vero, vi invito a muovervi presso la Umbria Olii affinche’ tolgano dalla pagina ogni riferimento alla Monini.</strong> Quando cio’ avverra’, saro’ ben lieta di aggiornare ulteriormente il post. Nel frattempo, pubblichero’ come update la sua risposta affinche’ i lettori ne siano informati.</p></blockquote>
<hr>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Aggiornamento 3 luglio</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Le stanno tentando proprio tutte, sembra. <a href="http://www.tuttoggi.info/articolo-7104.php" target="_blank">Questa e' fresca fresca</a>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><em>Nuovo colpo di scena nella vicenda relativa all'esplosione verificatasi alla Umbria Olii il 25 novembre 2006 nella quale morirono quattro lavoratori di una ditta esterna. Dopo la richiesta di risarcimento chiesta dal legale rappresentante dell'azienda di Campello sul Clitunno, Giorgio Del Papa, alle famiglie delle vittime e all'unico superstite della strage, il suo avvocato difensore, Giuseppe La Spina, nelle ultime ore <strong>ha ricusato il giudice, chiedendo alla Cassazione di trasferire il processo in un altra sede</strong>. Il gip ha quindi sospeso l'udienza preliminare che l'11 luglio avrebbe dovuto vedere il pronunciamento sull'eventuale rinvio a giudizio, in attesa della decisione della Cassazione. </em></p>
<p><em><strong> Ma se venerdì prossimo non ci sarà l'udienza, il 15 luglio, invece, al Tribunale di Spoleto il giudice Carmine Pinelli sarà chiamato a decidere sulla richiesta di risarcimento presentata da Del Papa</strong>.</em></p></blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tax credit, i produttori cinematografici minacciano il boicottaggio]]></title>
<link>http://ogear.wordpress.com/?p=14</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 20:51:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>ogear</dc:creator>
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<description><![CDATA[Boicottaggio di tutti i festival nazionali: nessun film italiano sarà presente a Venezia, Roma, Tor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Boicottaggio di tutti i festival nazionali: nessun film italiano sarà presente a Venezia, Roma, Torino. È quanto hanno stabilito le associazioni industriali del cinema Anica, Agis e Api ,riunite mercoledì a Roma, invitando tutto il mondo dell'industria culturale a unirsi a questa forte protesta contro l'abolizione del Tax credit.   «Deve essere chiaro a tutti che il Governo, venendo meno a impegni precisi, ha deciso di infliggere un colpo mortale al cinema italiano nel momento in cui dimostra appieno, anche a livello internazionale, la sua vitalità artistica e industriale. Ulteriori azioni saranno decise al più presto» dice un loro comunicato congiunto.   «Le rappresentanze dell'industria cinematografica italiana, Anica, Api, Agis - continua il comunicato - sono unite nel manifestare lo sgomento per l'eliminazione delle misure di incentivo fiscale per il cinema decisa dal Governo, in incomprensibile contraddizione con la dichiarata volontà di abbandonare le politiche assistenzialistiche del passato per dar vita a un circolo virtuoso di nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi film».   «Nonostante le più ampie rassicurazioni al riguardo fornite dal Ministro Bondi, anche a nome del Governo, viene quindi abrogata una legge decisiva per il futuro del nostro cinema. È incredibile che tale abrogazione passi attraverso il divieto di presentazione di emendamenti di parlamentari della maggioranza stessa che, tra l'altro, avevano individuato con precisione l'adeguata copertura finanziaria. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76593</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tax credit, i produttori cinematografici minacciano il boicottaggio]]></title>
<link>http://tousata.wordpress.com/?p=25</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 20:48:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>tousata</dc:creator>
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<description><![CDATA[Boicottaggio di tutti i festival nazionali: nessun film italiano sarà presente a Venezia, Roma, Tor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Boicottaggio di tutti i festival nazionali: nessun film italiano sarà presente a Venezia, Roma, Torino. È quanto hanno stabilito le associazioni industriali del cinema Anica, Agis e Api ,riunite mercoledì a Roma, invitando tutto il mondo dell'industria culturale a unirsi a questa forte protesta contro l'abolizione del Tax credit.   «Deve essere chiaro a tutti che il Governo, venendo meno a impegni precisi, ha deciso di infliggere un colpo mortale al cinema italiano nel momento in cui dimostra appieno, anche a livello internazionale, la sua vitalità artistica e industriale. Ulteriori azioni saranno decise al più presto» dice un loro comunicato congiunto.   «Le rappresentanze dell'industria cinematografica italiana, Anica, Api, Agis - continua il comunicato - sono unite nel manifestare lo sgomento per l'eliminazione delle misure di incentivo fiscale per il cinema decisa dal Governo, in incomprensibile contraddizione con la dichiarata volontà di abbandonare le politiche assistenzialistiche del passato per dar vita a un circolo virtuoso di nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi film».   «Nonostante le più ampie rassicurazioni al riguardo fornite dal Ministro Bondi, anche a nome del Governo, viene quindi abrogata una legge decisiva per il futuro del nostro cinema. È incredibile che tale abrogazione passi attraverso il divieto di presentazione di emendamenti di parlamentari della maggioranza stessa che, tra l'altro, avevano individuato con precisione l'adeguata copertura finanziaria. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76593</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tax credit, i produttori cinematografici minacciano il boicottaggio]]></title>
<link>http://zoo10.wordpress.com/?p=13</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 12:46:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>zoo10</dc:creator>
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<description><![CDATA[Boicottaggio di tutti i festival nazionali: nessun film italiano sarà presente a Venezia, Roma, Tor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Boicottaggio di tutti i festival nazionali: nessun film italiano sarà presente a Venezia, Roma, Torino. È quanto hanno stabilito le associazioni industriali del cinema Anica, Agis e Api ,riunite mercoledì a Roma, invitando tutto il mondo dell'industria culturale a unirsi a questa forte protesta contro l'abolizione del Tax credit.   «Deve essere chiaro a tutti che il Governo, venendo meno a impegni precisi, ha deciso di infliggere un colpo mortale al cinema italiano nel momento in cui dimostra appieno, anche a livello internazionale, la sua vitalità artistica e industriale. Ulteriori azioni saranno decise al più presto» dice un loro comunicato congiunto.   «Le rappresentanze dell'industria cinematografica italiana, Anica, Api, Agis - continua il comunicato - sono unite nel manifestare lo sgomento per l'eliminazione delle misure di incentivo fiscale per il cinema decisa dal Governo, in incomprensibile contraddizione con la dichiarata volontà di abbandonare le politiche assistenzialistiche del passato per dar vita a un circolo virtuoso di nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi film».   «Nonostante le più ampie rassicurazioni al riguardo fornite dal Ministro Bondi, anche a nome del Governo, viene quindi abrogata una legge decisiva per il futuro del nostro cinema. È incredibile che tale abrogazione passi attraverso il divieto di presentazione di emendamenti di parlamentari della maggioranza stessa che, tra l'altro, avevano individuato con precisione l'adeguata copertura finanziaria. <br><br>Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76593</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Abiti Puliti]]></title>
<link>http://arcanopennazzi.wordpress.com/?p=732</link>
<pubDate>Sun, 22 Jun 2008 06:29:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Arcano Pennazzi</dc:creator>
<guid>http://arcanopennazzi.wordpress.com/?p=732</guid>
<description><![CDATA[
La campagna Abiti Puliti presenta la traduzione italiana del rapporto &#8220;Vincere gli ostacoli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:justify;"><img style="vertical-align:top;" src="http://arcanopennazzi.files.wordpress.com/2008/06/logobckgrnd.png" alt="" width="178" height="198" /></h3>
<h3 style="text-align:justify;">La campagna <a href="http://www.abitipuliti.org/" target="_blank">Abiti Puliti</a> presenta la traduzione italiana del rapporto "Vincere gli ostacoli" sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche di materiale sportivo per le Olimpiadi di Pechino.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Una mostra di abiti ed accessori sportivi, dagli anni '20-'30 ad oggi, con fotografie e pubblicazioni d'epoca, narrerà il nostro rapporto con lo sport e il tempo libero. Potremo così vedere come lo sport da tempo dello svago si sia trasformato in una delle attività economiche più lucrose e spietate.</h3>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<h3 style="text-align:justify;">Programma della giornata:</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Ore 12.00: apertura della mostra</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Ore 15.00: presentazione del rapporto</h3>
<h3 style="text-align:justify;">Segue una breve rassegna di abiti puliti, dal successo del made in no alle proposte di Particelle Complementari.</h3>
<h3 style="text-align:justify;">In chiusura è previsto un tavolo di discussione, che si propone di raccogliere idee e contributi per nuovi progetti.</h3>
<h3 style="text-align:justify;"><a href="http://www.fridaisola.it/" target="_blank">Spazio Frida</a>, via Pollaiuolo 3, Milano</h3>
<p style="text-align:justify;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alcune riflessioni sull'Electrolux di Scandicci che chiude...]]></title>
<link>http://unpodimondo.wordpress.com/?p=57</link>
<pubDate>Fri, 30 May 2008 21:16:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>unpodimondo</dc:creator>
<guid>http://unpodimondo.wordpress.com/?p=57</guid>
<description><![CDATA[
foto by Roger Stephens - flickr
La Electrolux di Scandicci chiude (leggi questo articolo da Nove da]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm2.static.flickr.com/1256/1473297858_a5f625a834.jpg" alt="electrolux" width="500" height="375" /></p>
<p><em>foto by Roger Stephens - flickr</em></p>
<p>La Electrolux di Scandicci chiude (leggi <a href="http://www.nove.firenze.it/vediarticolo.asp?id=a8.05.28.00.26" target="_blank">questo articolo da Nove da Firenze</a>) e entro Giugno del prossimo anno andranno a casa 450 operai, tra cui circa 70 nuclei familiari in cui sia il padre che la madre lavorano entrambi alla Electrolux. A nulla sono serviti gli scioperi, le manifestazioni e tutte le iniziative per evitare la chiusura.</p>
<p>Per capire lo stato in cui si trovano queste famiglie basta leggere questo articolo di Ilaria Ciuti apparso su "La repubblica" del 22/05/2008 e intitolato drammaticamente <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/22/fi_030come.html" target="_blank">'Come facciamo a mangiare se mamma perde il lavoro?'.</a></p>
<p>Continua l'iniziativa delle 30.000 cartoline con le foto dei figli dei dipendenti della Electrolux da inviare ai vertici dell'azienda e alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Sabato della scorsa settimana ho firmato una delle cartoline reali presso uno dei supermercati dove si raccoglievano le firme e nei giorni scorsi ho inviato anche la mia cartolina virtuale dal sito della Regione Toscana. Vi invito a fare altrettanto cliccando sul banner qui sotto:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.regione.toscana.it/electrolux" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://servizi.intoscana.it/electrolux/images/electrolux_banner.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Penso che gli ultimi sviluppi lascino presagire che anche questa iniziativa da libro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cuore_%28romanzo%29" target="_blank">Cuore</a> non smuoverà l'insensibilità della multinazionale svedese. Purtroppo, come riportato nell'articolo sopra citato, l'azienda ha giustificato i licenziamenti dicendo:</p>
<blockquote><p>“La capacità di produzione di frigoriferi è cresciuta rapidamente in Europa nel corso degli ultimi anni, specialmente in Europa dell’Est, e in aree dell’Asia. Questo sviluppo, unito ad un aumento della competizione globale ha portato ad una forte pressione sui prezzi e ad un conseguente <strong>declino dei margini</strong>”. <em>Tratto dall'articolo "Electrolux: chiusura per lo stabilimento di Scandicci" su "Nove da firenze".</em></p></blockquote>
<p>Gli operai ormai hanno perso il lavoro, la multinazionale è sensibile solo al "declino dei margini", cioè alla massimizzazione del profitto e allora io mi chiedo (nella mia massima ignoranza): "Visto che ormai non avete più niente da perdere, perchè  non  colpire i vertici della multinazionale proprio sul loro punto sensibile, ovvero sul profitto, boicottando tutti i loro marchi e i loro prodotti?"</p>
<p>Non saprei dire quali mosse faranno adesso i lavoratori, i sindacati o le istituzioni, ma io un bel boicottaggio lo lancerei, soprattutto su quei marchi molto famosi anche in Italia.  Se in un prossimo futuro io dovessi acquistare un nuovo elettrodomestico cercherei di evitare con cura i marchi che fanno capo alla Electrolux (purtroppo allo stato attuale ho una lavastoviglie Rex).</p>
<p>Giusto per fare un po' di informazione, vi lascio l'elenco di tutti i marchi del gruppo Electrolux, presi dal loro sito web aziendale. Fatene quel che vi pare....</p>
<p><strong>Brand Electrolux </strong>(<a href="http://www.electrolux.com/brands.aspx" target="_blank">dal sito aziendale</a>)</p>
<blockquote><p><strong>Electrolux master brand</strong></p>
<p>Electrolux<br />
Electrolux-Arthur Martin<br />
Rex-Electrolux<br />
Juno-Electrolux<br />
Electrolux-Chef<br />
Electrolux-Dishlex<br />
Electrolux-Kelvinator<br />
Zanussi-Electrolux<br />
AEG-Electrolux<br />
Electrolux Professional</p>
<p><strong>National consumer brands</strong><br />
BEAM<br />
Elektro Helios<br />
Eureka<br />
Frigidaire<br />
Faure<br />
Gibson<br />
Husqvarna<br />
Kelvinator<br />
Marijnen<br />
Progress<br />
Rosenlew<br />
Simpson<br />
Tornado<br />
Tricity Bendix<br />
Volta<br />
Volta - Sweden<br />
Volta - Switzerland<br />
Volta - Finland<br />
Voss-Electrolux<br />
Westinghouse<br />
Zanker<br />
Zanussi<br />
Zoppas</p>
<p><strong>Special brands</strong></p>
<p>Electrolux Professional<br />
Dito-Electrolux<br />
Molteni<br />
Zanussi Professional</p>
<p><em>tratto dal sito http://www.electrolux.com/brands.aspx</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il boicottaggio dei singoli...]]></title>
<link>http://melanio80.wordpress.com/?p=5</link>
<pubDate>Sun, 18 May 2008 08:54:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>melanio80</dc:creator>
<guid>http://melanio80.wordpress.com/?p=5</guid>
<description><![CDATA[Il terribile sisma che ha colpito la regione del Beichuan in Cina  e il ciclone che ha devastato il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Il terribile sisma che ha colpito la regione del <span><span>Beichuan in Cina  e il ciclone che ha devastato il Myanmar, fanno capire quanto siano vulnerabili i Paesi di fronte alle catastrofi naturali. Se poi si tratta di dittature, il senso di impotenza che pervade gli animi delle persone colpite dalla calamità è forse maggiore.<br />
</span></span></p>
<p>Sia per la Cina che per il Myanmar si è messa in moto la macchina degli aiuti umanitari. Il mondo, giustamente, sta offrendo il suo aiuto  e sta portando la propria solidarietà  alle popolazioni  di quei Paesi. Ma al di là di questa immane disgrazia, può il mondo civile e democratico fare <strong>veramente </strong>qualcosa per i cinesi e i birnami? Può il mondo fare qualcosa per liberare quei popoli dalle dittature militari e mercatistiche che li opprimono? Probabilmente si. Ma il senso e la voglia di giustizia si scontrano con la potenza economico-finanziaria di un Paese da cui dipendono la prosperità e il benessere di molte aziende occidentali (multinazionali e non).</p>
<p>Può il mondo occidentale lanciare un segnale forte di rottura con il passato che faccia capire non solo alla Cina, ma a tutte le dittature del mondo, che esse non sono più tollerate neanche in nome del dio Denaro? La risposta è SI. Ma come? Boicottando le Olimpiadi ad esempio?</p>
<p>Se uno Stato non invia i propri atleti alle Olimpiadi, lancia si un segnale forte, ma non tanto efficace. Se questa decisione fosse suffragata da un Referendum, ad esempio, il messaggio sarebbe molto più forte, ma non abbastanza.</p>
<p>Se invece <strong>il singolo cittadino decidesse di boicottare le Olimpiadi</strong> <strong>ad esempio non guardandole alla TV</strong>, allora si che si lancerebbe un messaggio fortissimo. Un messaggio contro le Dittature, contro la violazione dei diritti umani, e contro la corruzione e la mercificazione dello sport.</p>
<p>Melanio</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Israele e il fronte della menzogna]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1240</link>
<pubDate>Fri, 16 May 2008 09:30:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Israele e il fronte della menzogna

Israele è sotto assedio intellettuale e morale, in Europa, nei ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Israele e il fronte della menzogna</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/cox3.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/cox3.jpg" alt="" width="384" height="288" class="aligncenter size-full wp-image-1241" /></a></p>
<p align="justify">Israele è sotto assedio intellettuale e morale, in Europa, nei giorni del suo sessantesimo compleanno. Minoranze faziose e rumorose contestano brutalmente il suo diritto alla festa, alla presenza come stato ospite, dunque come paese e come popolo, come identità nazionale, in manifestazioni culturali come le fiere del libro di Torino e di Parigi. C’è diritto al dissenso, sebbene il «boicottaggio» e il rogo delle bandiere siano livelli di rottura delle convenzioni polemiche, e di odio, duri da sopportare. <strong>Ma la questione vera è: che cosa significa questo dissenso?</strong></p>
<p align="justify">Siamo sempre allo stesso punto, sebbene proprio questo punto sia futilmente, ipocritamente negato: <strong>è in discussione il diritto all’esistenza di uno stato ebraico in Medio Oriente.</strong> Alcuni tra gli odiatori di Israele negano che questa sia la posta in gioco e si rifugiano nella distinzione fra la critica della politica dei governi, legittima, e l’inimicizia verso lo stato. Altri, più duri ma più chiari e sinceri, stanno sulla scia di Tariq Ramadan, il controverso predicatore e agitatore islamista euro-occidentale che vuole uno stato senza radici ebraiche al posto di Israele, cioè la scomparsa del sionismo, del focolare nazionale degli ebrei. </p>
<p align="justify">Teoricamente Israele potrebbe voltarsi dall’altra parte e occuparsi della vera minaccia alla sua sicurezza, che è la minaccia nucleare dell’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. A 60 anni quel paese benedetto, quella democrazia unica in quelle forme in Medio Oriente, quello stato-guarnigione uscito dalle tragedie del Novecento e da sogni plurisecolari gode per certi aspetti di buona salute, ha fatto immensi progressi. Nell’analisi del Financial Times, gli israeliani «hanno molte ragioni per guardare con soddisfazione alla loro storia e con fiducia al loro futuro». Il loro è un paese ricco, robusto, con una rete di alleanze solida, a partire da quella con il paese più potente del mondo, gli Stati Uniti; e hanno un esercito non invulnerabile ma che torreggia sui vicini, come d’altra parte primeggiano le loro tecnologie, il loro grado di felice integrazione di etnie, lingue ed esperienze diverse, la forza delle istituzioni e della cultura laica e religiosa. <strong>Ma Israele non si volta dall’altra parte, e ha ragione di non farlo, davanti alle provocazioni ideologiche delle élite e dei gruppi militanti antisionisti in Europa.</strong> </p>
<p align="justify">Quando Gianni Vattimo, un filosofo che ama scherzare con le proprie idee nichiliste, rivaluta i Protocolli degli anziani savi di Sion, cioè il clamoroso falso antisemita che l’Europa ha esportato in terra islamica e ora reimporta dopo nuovi nutrimenti e consolidamenti in lingua araba, il veleno della delegittimazione e dell’odio ricomincia a circolare e il disagio prenucleare di Israele, quello che conta come pericolo imminente e chiaro, si ripropone in tutta la sua portata. <strong>Gli ayatollah e Ahmadinejad hanno giocato la carta del negazionismo e dell’antigiudaismo in modo chiaro, hanno costruito ponti con la comunità intellettuale europea invitando i suoi studiosi antisemiti a convegni storici parodistici ma insidiosi, l’assedio di Israele stringe insieme un fronte molto più robusto e ampio di quanto non sembri, da Teheran a Torino, a Oxford, alla Rive gauche: il fronte della menzogna.</strong> </p>
<p align="justify"><strong>Israele può essere minacciato esistenzialmente perché non esiste nelle carte geografiche su cui studiano generazioni di arabi e di iraniani, e può essere messo in stato d’assedio perché la sua storia viene negata in Europa.</strong> Negata come vicenda umana fatta di emigrazione, di guerre contro il rifiuto arabo, di lotta per l’indipendenza sotto il mandato britannico. Negata come fatto e come diritto sancito dalle Nazioni Unite</p>
<p><em><strong>Giuliano Ferrara</strong></em></p>
<p>(<em>Fonte: Panorama, 14 Maggio 2008</em> )</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stupidi sì, ma stupidi anonimi ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1217</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 08:14:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Stupidi sì, ma stupidi anonimi 

Bruciare bandiere israeliane è il metodo più veloce e sicuro per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Stupidi sì, ma stupidi anonimi </strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/bandierebruciate01g1.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/bandierebruciate01g1.jpg" alt="" width="300" height="230" class="aligncenter size-full wp-image-1218" /></a></p>
<p align="justify">Bruciare bandiere israeliane è il metodo più veloce e sicuro per ottenere l'attenzione dei media, dichiara candidamente ai giornalisti uno degli autori del rogo dei giorni scorsi. Ci permettiamo di dissentire, ne esistono altri: spogliarsi nudi in piazza San Pietro durante un'udienza generale del Papa, sfregiare la Gioconda, sparare con un fucile sulla gente che passeggia. Ma siamo lì. Oltre a domandarci come cercare, sul lungo periodo, di mettere riparo  a questa deformazione mediatica, per cui esisti solo se appari in televisione, potremmo intanto cominciare a spegnere le luci del palcoscenico e ad oscurare questi aspiranti protagonisti. Stupidi sì, ma stupidi anonimi.</p>
<p><em><strong>Anna Foa</strong></em></p>
<p><a href="http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/post/1902747.html">Liberali per Israele</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Dario Fo segue il solito copione pro Palestina]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1209</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 06:07:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dario Fo segue il solito copione pro Palestina 

Il premio Nobel mette da parte il suo libro «L ‘]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dario Fo segue il solito copione pro Palestina </strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/foindivisaxmas.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/foindivisaxmas.jpg" alt="" width="144" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-1210" /></a></p>
<p align="justify"><em><strong>Il premio Nobel mette da parte il suo libro «L ‘apocalisse rinviata» e attacca Israele. Usando una lettera di Nelson Mandela </strong></em></p>
<p>di <em><strong>Caterina Soffici</strong></em></p>
<p align="justify">Torino -  Dario Fo l'affabulatore, l'istrione, il «giullare di corte dell'ultrasinistra», come lo defluiva Montanelli, il pacifista, quello a cui gli Usa hanno vietato il visto d'ingresso, il nuovo crociato ecologista, ha fatto lo show che tutti si aspettavano. Accompagnato dall'inseparabile Franca Rame, hanno dato in pasto al pubblico ciò che il pubblico voleva sentirsi dire. </p>
<p align="justify"><strong>Fo doveva presentare il suo ultimo libro L'apocalisse rinviata (fantaecologia, dove si immagina che cosa succederà quando il petrolio finirà), pubblicato da Guanda, e invece ha parlato dell'Apocalisse Perpetua della Palestina: «Mi ha infastidito il silenzio assordante sui palestinesi». </strong>Nell'incontro più atteso della giornata con gente in coda e molti rimasti fuori, usando toni mélto pacati, per la verità, senza le solite iperboli verbali, Fo ha criticato gli organizzatori della Fiera per l'invito a Israele. La parola «boicottaggio» non è mai stata pronunciata, ma aleggiava. Fo ha detto che non parteciperà oggi alla manifestazione organizzata dai gruppi antagonisti in favore della Palestina, ma solo per problemi di salute (deve andare in ospedale e poi in tv da Crozza). </p>
<p align="justify">Ma il messaggio è forte e chiaro: Primo: non si può dividere la cultura e la letteratura di un popolo dalla politica del suo paese: «Prendete Shakespeare, Molière, la storia della letteratura va sempre appresso alla politica, non si può far finta di dividerle». Secondo: a Torino si è persa un'occasione di pace, perché l'invito a Israele nell'anno della celebrazione dei 60 anni della fondazione dello Stato significa umiliare i palestinesi come popolo di serie B rispetto agli ebrei, di serie A. «Israele ha tutti i diritti di essere una nazione, ma anche i palestinesi hanno diritto di vivere, o almeno di sopravvivere». Terzo: <strong>Franca Rame ha letto una lettera di Nelson Mandela al giornalista israeliano Thomas Friedman, molto dura, dove si paragona l'apartheid del Sudafrica a quanto succede in Israele e nei territori occupati parlando di discriminazione razziale e pulizia etnica</strong>: «L'apartheid è un crimine contro l'umanità, i palestinesi non lottano perché vogliono uno Stato ma per liberare le loro terre occupate nel 1967. I sondaggi dicono che unteizo degli israeliani è razzista». </p>
<p align="justify">Il direttore editoriale della Fiera, Ernesto Ferrero, ha preso le difese della sua iniziativa e ha a sua volta spiegato. Primo: non è stato il governo israeliano a chiedere di essere invitato, ma l'idea è partita da alcune associazione italo-israeliane. Sono stati invitati non lo Stato d'Israele e i suoi politici, ma gli scrittori. <strong>Anche gli scrittori palestinesi erano invitati, ma hanno detto di no perché Israele era il Paese ospite d'onore.</strong> Secondo: non c'è alcun intento propagandistico o celebrativo, perché non c'è niente da festeggiare con una guerra in corso che chissà quanto durerà. Questi 60 anni di Israele sono una sconfitta per tutti. Terzo: abbiamo invitato gli scrttori israeliani e la loro letteraura, la meno governativa del mondo. L'anno prossimo i cosiddetti tre tenori (Yehoshua, Grossman e Oz) saranno presenti e stringeranno la mano ai palestinesi e l'ospite d'onore sarà l'Egitto perché la letteratura è un ponte tra le culture e i libri non hanno bandiere e noi agli scrittori non chiediamo il passaporto. </p>
<p align="justify">La spiegazione non convince però il premio Nobel. Che parla di bambini sparati, donne massacrate, dei campi profughi palestinesi oppressi dall'esercito più potente del mondo, snocciola e legge i dati: 3.112 morti, 1.365 case abbattute, 18.500 privi di casa... Dice Fo: «Le mie critiche sono legate a quello che si può fare di meglio. Però le proteste hanno creato una tensione positiva». Dalla platea un volontario di Emergency dice: «Provate a Immaginare che cosa sarebbe successo se si fosse scelto di ospitare a pari grado con gli israeliani letterati, poeti e scrittori palestinesi». Ferrero s'indispettisce: «Qui gli invitati sono tutti alla pari. Non esistono figli e figliastri. Facciamo finta che quest'anno era un numero zero, di prova, l'anno prossimo faremo meglio». </p>
<p align="justify">Alla fine tutti d'accordo con la fantasia evocata da Fo: «Due Paesi e due popoli con pari dignità e allo stesso livello». Quando nel 1997 gli assegnarono il Nobel per la Letteratura, la motivazione dell'Accademia di Svezia fu «perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi». Tutto come da copione.</p>
<p>(<em>Fonte: Il Giornale, 10 Maggio 2008</em> )</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Agli orfani di Arafat ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1203</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 08:34:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cari orfani di Arafat prima di carbonizzare pensate (al Tibet)

di Francesco Bonami
I carbonari dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cari orfani di Arafat prima di carbonizzare pensate (al Tibet)</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/exlibrisarafat-x.gif"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/exlibrisarafat-x.gif" alt="" width="400" height="297" class="aligncenter size-full wp-image-1204" /></a></p>
<p>di <em><strong>Francesco Bonami</strong></em></p>
<p align="justify">I carbonari della bandiera, ovvero quelli che raggiungono l’orgasmo politico nel carbonizzare una bandiera, con massimo godimento se la bandiera è a stelle e strisce o con la stella di David, fanno parte di quel relativismo moralista che ha finito per rendere inefficace il linguaggio della sinistra italiana appiattitosi su posizioni tanto superficiali quanto ambigue. <strong>Oggi la cravatta del presidente palestinese Mahmoud Abbas non riesce a prendere il posto della famosa kefiah bianca e nera di Arafat nel look dei carbonari dei centri sociali. Mentre la barba di Khaled Meshad leader di Hamas è troppo curata per poter stimolare le nostre fantasie erotiche di machi selvaggi ma profumati.</strong> In questo vuoto d’icone e di accessori è più semplice allora dar fuoco alle bandiere come segno di solidarietà e al tempo stesso come dimostrazione di ignoranza verso una tragedia, quella palestinese prima e quella israeliana dopo, troppo complicate per essere analizzate con obbiettività e attenzione. Bruciare la bandiera israeliana perché la fiera del libro di Torino è dedicata a Israele significa dimenticare o peggio ignorare il fatto che sono proprio tre scrittori, Amos Oz, A.B.Yehoshua e David Grossman, a rappresentare la critica più dura alla politica del governo israeliano nei territori occupati, a Gaza e durante l’ultima invasione del Libano. </p>
<p align="justify">La Fiera del libro di Torino, onorando la letteratura israeliana, sottolinea la forza delle parole, non delle armi, nelle questioni politiche di questo tormentato paese. Se la realtà fosse bianca e nera, come la kefiah, tutto sarebbe più facile. Ma le sfumature medioorientali sono infinite e consentono a due tragedie, quella israeliana e quella palestinese, di convivere senza che una riesca a risolvere l’altra. Se proprio non resistiamo a bruciare qualche bandiera insieme a quelle d’Israele e degli Usa buttiamo nel falò anche quella iraniana, quella siriana, quella giordana e pure quella palestinese, perché tutti questi soggetti hanno una responsabilità in una crisi che pare irrisolvibile. Gianni Vattimo ci spieghi poi perché trova più simpatici i palestinesi rispetto ai tibetani e più simpatici i cinesi rispetto agli israeliani. In fondo poco più di 60 anni fa il 33% del popolo cinese non fu ammazzato mentre quello ebraico sì. </p>
<p align="justify">Le televisioni, se esistono, tibetane non mandano in onda documentari che negano la lunga marcia di Mao, mentre il canale di Hamas Al-Aqsa Tv il 18 aprile scorso ha trasmesso un documentario dove si affermava che fu Ben Gurion, uno dei padri dello stato israeliano, ad aver organizzato l’olocausto per eliminare i disabili ebrei che sarebbero stato un peso per la nuova nazione. Inoltre secondo lo stesso canale televisivo l’idea di dare la colpa ai nazisti dello sterminio fu sempre una trovata pubblicitaria di Ben Gurion che cercava di stimolare compassione e simpatia nei confronti degli ebrei. Immaginate una televisione tedesca che dichiara che il massacro delle Fosse Ardeatine fu una trovata dei partigiani per screditare Hitler.</p>
<p align="justify">Prima di accendere il fiammifero e prima di versare benzina sulle bandiere gli orfani diArafat diano un occhiata alla copertina del numero di questo mese della rivista americana «TheAtlantic». I colori sono quelli della bandiera palestinese. Il titolo. Is Israel finished?, (Israele è finito?) l’articolo di Jeffrey Goldberg, ebreo. Prima di incendiare; ascoltare, poi se uno ha voglia leggere. La realtà è a colori, purtroppo come il sangue, non in bianco e nero come la kefiah, facile da indossare non sempre così semplice da giustificare. </p>
<p>(<em>Fonte: Il Riformista, 7 Maggio 2008 </em>)</p>
<p>Thanks to <a href="http://esperimento.ilcannocchiale.it/">Esperimento</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Freccia Rossa attenta a Facebook]]></title>
<link>http://saraluppe.wordpress.com/?p=141</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 07:27:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>saraluppe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Proprio così, su Facebook hanno dato vita ad un gruppo che si propone il boicottaggio di Freccia Ro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio così, su <strong><a href="http://www.facebook.com">Facebook</a></strong> hanno dato vita ad un <strong><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=16164755727">gruppo </a></strong>che si propone il boicottaggio di <strong><a href="http://saraluppe.wordpress.com/2008/04/22/1%c2%b0-martedi-al-centro-commerciale-freccia-rossa/">Freccia Rossa</a></strong>, se vi siete dimenticati cos' è, è il nuovo <strong><a href="http://www.freccia-rossa.it">Centro Commerciale</a></strong> di <strong>Brescia</strong>. L'ideatrice è <strong>Ilaria Boghi</strong> e le adesioni sono state già parecchie: 72.</p>
<p>L'idea della <strong>protesta</strong> è:</p>
<p>BOICOTTIAMO LA FRECCIA ROSSA</p>
<p>boicottiamo la Freccia Rossa...perchè?</p>
<p>perchè è stato l'ultimo scempio della scorsa giunta</p>
<p>perchè non si può dir di voler salvere il centro storico e poi costruire un mostro simile a pochi passi dalle splendide vie di Brescia</p>
<p>perchè di centri commerciali ce ne sono già abbastanza, mentre di amanti delle storiche vie di Brescia ce ne sono sempre meno</p>
<p>perchè è assurdo che si paghi il parcheggio</p>
<p>perchè Via Fratelli Ugoni era già abbastanza trafficata...</p>
<p>perchè... chiunque può aggiungere il suo personale perchè!</p>
<p>Questo è il messaggio lanciato, voi che ne pensate??</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Napolitano alla Fiera del Libro: ''Luogo di dialogo non di contese'']]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1178</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 21:57:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Napolitano alla Fiera del Libro: &#8221;Luogo di dialogo non di contese&#8221;

Il presidente della ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Napolitano alla Fiera del Libro: ''Luogo di dialogo non di contese''</strong></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/napolitano_folla_inf-200x150.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/napolitano_folla_inf-200x150.jpg" alt="" width="200" height="150" class="aligncenter size-full wp-image-1179" /></a></p>
<p align="justify"><em><strong>Il presidente della Repubblica dopo la cerimonia farà un breve giro tra gli stand e poi ripartirà per Roma. Israele ospite d'onore della XXI edizione del Salone. All'esterno contestazione di 'Free Palestine' </strong></em></p>
<p align="justify">Torino, 8 mag. (Adnkronos) - Il capo dello Stato Giorgio Napolitano è giunto al Lingotto di Torino per inaugurare la 21esima edizione della Fiera del Libro. Israele è l'ospite d'onore della manifestazione, una scelta oggetto nei giorni scorsi di polemiche. </p>
<p align="justify">Si registra, infatti, già la prima contestazione davanti al Lingotto da parte di un gruppetto di esponenti dell'assemblea 'Free Palestine'. I manifestanti sono stati allontanati di qualche centinaio di metri dalle forze dell'ordine. I dimostranti hanno srotolato uno striscione con la scritta 'No al colonialismo sionista Stato unico per arabi e ebrei in Palestina boicotta Israele boicotta la Fiera del Libro 2008'.</p>
<p align="justify">"Siamo in una situazione vergognosa - attacca Anna Musini, rappresentante di 'Free Palestine' - in cui stanno restringendo gli spazi di democrazia. E' gravissimo che Israele possa tirare fuori i suoi simboli, mentre i palestinesi no. Ai palestinesi che sono gli oppressi è impedito tutto mentre agli oppressori tutto è concesso". Oltre allo striscione si vede anche una bandiera del Partito comunista dei lavoratori. </p>
<p align="justify">Ad accogliere il capo dello Stato, al suo arrivo, il ministro uscente alle Politiche giovanili Giovanna Melandri e le massime autorità locali, il sindaco Sergio Chiamparino e i presidenti di Provincia e Regione Antonio Saitta e Mercedes Bresso insieme al presidente della Fiera Rolando Picchioni.</p>
<p align="justify">Il presidente della Repubblica dopo la cerimonia di inaugurazione farà un breve giro tra gli stand della Fiera e poi ripartirà per Roma.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fiera del Libro di Torino: Contestazione pro Palestina davanti al Lingotto ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1168</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 19:45:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fiera del Libro di Torino: Contestazione pro Palestina davanti al Lingotto 
(ANSA) – 10:30 - TORIN]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Fiera del Libro di Torino: Contestazione pro Palestina davanti al Lingotto</strong> </p>
<p align="justify">(ANSA) – 10:30 - TORINO, 8 MAG - Un gruppo di simpatizzanti dell'associazione Free Palestine ha cercato di esporre uno striscione davanti al Lingotto di Torino, ma le forze dell'ordine lo hanno impedito per ragioni di sicurezza. Ci sono stati attimi di tensione verbale e poi una decina di manifestanti è stata spostata in una via laterale, in via Spotorno, dove è stato possibile aprire lo striscione su cui c'é scritto "No al colonialismo sionista, stato unico per arabi ed ebrei in palestina. Boicotta Israele, boicotta la fiera del libro 2008". </p>
<p align="justify">Durante la contestazione, un simpatizzante di Israele ha lanciato imprecazioni contro il gruppo filopalestinese ma è stato subito bloccato dalla polizia che non gli ha permesso di raggiungere i manifestanti di Free Palestine</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Buon risultato i colloqui con Pechino, presto incontri formali]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/?p=835</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 13:56:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
<guid>http://indonapoletano.wordpress.com/?p=835</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; cominciata a Dharamsala, nel nord dell&#8217;India, sede del governo tibetano in esilio, la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' cominciata a Dharamsala, nel nord dell'India, sede del governo tibetano in esilio, la conferenza stampa dei due inviati del Dalai Lama, Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen, tornati tre giorni fa dalla Cina dove hanno incontrato le autorità di Pechino per discutere di Tibet. Lodi Gyari ha detto che nonostante ci fossero grandi divergenze fra le parti, il dialogo è stato sereno. Gli inviati hanno chiesto a Pechino il rilascio dei prigionieri arrestati durante i moti di Lhasa del marzo scorso così da poter garantire loro assistenza medica, e hanno rigettato le accuse secondo le quali sarebbe il Dalai Lama a organizzare le manifestazioni anti cinesi, confermando che il leader tibetano sostiene le Olimpiadi di Pechino. Gyari e Gyaltesn hanno inoltre chiesto la fine della rieducazione culturale in Tibet che sta totalmente annullando la cultura e le tradizioni tibetane nella regione a scapito di quelle cinesi. Gli inviati hanno parlato di volontà espressa da entrambe le parti di risolvere la situazione. Presto verranno decise le date per altri incontri. Saranno formali i prossimi incontri tra il governo tibetano in esilio e il governo cinese. Lo scrivono in un comunicato i due inviati del Dalai Lama che hanno incontrato lo scorso fine settimana a Shenzen esponenti del goveno di Pechino in colloqui informali, sulla situazione in Tibet dopo i fatti di Lhasa del marzo scorso. ''Nonostante divergenze sostanziali - scrivono Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen - le parti hanno dimostrato volonta' di trovare un approccio comune. Abbiamo entrambi fatto proposte concrete che faranno parte dell'agenda futura. Come risultato dell'incontro, abbiamo deciso di incontrarci nuovamente per un giro formale di discussioni. La data per il settimo giro di consultazioni sara' finalizzata presto''. Dal 2002 al 2007 il governo tibetano in esilio e quello cinese si sono incontrati sei volte in modo formale senza giungere a risultati. Intanto il governo cinese è "onesto e sincero" nei colloqui sul futuro del Tibet con i rappresentanti del Dalai Lama, che sono ripresi domenica scorsa dopo un anno di interruzione. Lo ha affermato oggi il portavoce cinese Qin Gang. aggiungendo che Pechino si augura che il leader tibetano mostri "la stessa sincerità". In un comunicato sull' incontro avvenuto domenica nel sud della Cina i due inviati del Dalai Lama, Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen , scrivono che "nonostante divergenze sostanziali le parti hanno dimostrato volontà di trovare un approccio comune". Da quasi due mesi è in corso in Tibet una rivolta anticinese che in alcuni casi è sfociata in violenze. Gli esuli tibetani affermano che almeno duecento persone hanno perso la vita mentre il governo di Pechino parla di 22 vittime, in grande maggioranza cittadini uccisi dai rivoltosi. La stampa cinese ha continuato a rivolgere pesanti attacchi al leader tibetano, accusandolo di aver organizzato le proteste e di puntare, al contrario di quello che dichiara, all' indipendenza del Tibet.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La fiaccola sull'Everest e' una mossa politica]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/?p=834</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 13:54:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
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<description><![CDATA[La scalata con la fiaccola olimpica sulla cima dell&#8217;Everest è stata denunciata oggi come ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La scalata con la fiaccola olimpica sulla cima dell'Everest è stata denunciata oggi come "una mossa politica per riaffermare il controllo della Cina sul Tibet" dal gruppo tibetano in esilio Students for a Free Tibet (Stf). In un documento inviato via fax ai mezzi d'informazioni stranieri in Cina, Tenzin Dorjee, vice direttore di Stf, aggiunge che "l'ossessione del governo cinese di mettere la fiaccola delle Olimpiadi sulla cima dell'Everest (che è in territorio tibetano) tradisce l'insicurezza della sua presa sul Tibet, che tanto chiaramente è stata sfidata dai tibetani in marzo e aprile". La fiaccola è stata portata oggi sulla cima più alta del mondo, a 8.848 metri, da un gruppo di 36 alpinisti cinesi, alcuni dei quali di etnia tibetana. Secondo il programma del Bocog, il Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino, la fiaccola tornerà a passare dal Tibet il 20 e 21 giugno prossimi. La rivolta tibetana è iniziata il 10 marzo scorso con manifestazioni a Lhasa, capitale della Regione Autonoma del Tibet, e poi si è estesa ad altre zone a popolazione tibetana della Cina. Gli esuli tibetani affermano che almeno 200 persone hanno perso la vita mentre il governo di Pechino parla di 22 vittime, in grande maggioranza cittadini uccisi dai rivoltosi. Fonti tibetane affermano che circa 5.000 persone sono state arrestate, mentre le autorità cinesi non hanno fornito cifre.</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Rassegna Stampa di Giovedì 8 Maggio 2008]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1167</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 12:59:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rassegna Stampa di Giovedì 8 Maggio 2008
Impossibile citare tutti gli articoli apparsi oggi sull’]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rassegna Stampa di Giovedì 8 Maggio 2008</strong></p>
<p align="justify">Impossibile citare tutti gli articoli apparsi oggi sull’apertura della Fiera del Libro di Torino, in mezzo a boicottaggi, indignazione, elogi e critiche.</p>
<p align="justify">Da non perdere Il Riformista, che coraggiosamente esce avvolto nella bandiera di Israele, e <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089625795.pdf">dedica pagina 2, con testi di Anna Momigliano, alla fondazione dello Stato di Israele</a>, e pagina 4 e 5 alla manifestazione torinese, con un <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089623530.pdf">editoriale di pesante critica di Luca Mastrantonio</a> a commento delle esternazioni di Vattimo ieri, che ha elogiato i Protocolli di Sion. “Un pensiero debole ma pesante come il piombo” lo definisce <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089623548.pdf">Giorgio Ferrari sull’Avvenire</a>, rimarcando come Israele alla Fiera del Libro non si autocelebra, ma, “nel solco della miglior tradizione ebraica srotola le proprie contraddizioni e la propria straordinaria cultura, che non è mai a senso unico”.</p>
<p align="justify">Interessante sul <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089625345.pdf">Corriere della Sera le lettera di Walter Veltroni</a>. Il presidente del Pd manifesta preoccupazione che il vero bersaglio è “esattamente lo Stato di Israele” e che le posizioni di chi boicotta la Fera nascono da un pregiudizio “e possono avere conseguenze pericolose” perché viene chiamato in causa l’intero popolo ebraico. Veltroni sottolinea che nell’identità del Pd non c’è posto per alcuna forma di ostilità e pregiudizio verso Israele e riprende l’editoriale di Pierluigi Battista apparso ieri sul Corriere, e citato da molti altri giornali, sul diritto alla normalità di Israele, al quale viene invece sempre riservato un “trattamento speciale”.</p>
<p align="justify">La manipolazione che spesso viene fatta dai titoli dei giornali, a caccia di sensazionalismo, è evidente oggi su <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089624762.pdf">Repubblica</a>, che parla di “scolaresche in fuga” dalla Fiera del Libro e “ondate di disdette da scolaresche” nel titolo e nell’occhiello del bell’articolo di Concita de Gregorio.
<p align="justify">La quale invece precisa che si tratta solo di “poche decine” sui 27.000 mila ragazzi che risono prenotati tramite le scuole, e che quest’anno il numero è ben superiore al passato, 2.000 in più dello scorso anno!</p>
<p align="justify">La De Gregorio denuncia come si parli di politica e non degli editori e scrittori presenti, delle bandiere bruciate e non della ricchezza del programma e dell’interesse degli incontri, e sottolinea come gli scrittori palestinesi e arabi, che spesso stimano e sono in contatto con gli israeliani, non siano potuti intervenire, perché “non hanno scelta libera”. Intervista Ernesto Ferrero, il direttore della Fira, che denuncia i “professionisti del conflitto perpetuo” e Angelo Pezzana, tra i promotori dell’invito a Israele, che accusa di “fascismo” “una certa sinistra che avendo problemi di visibilità e dubitando della sua stessa esistenza” cerca di sfruttare l’occasione della Fera del Libro per rendersi visibile:</p>
<p align="justify">Parole implicitamente confermate sul <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089624762.pdf">Corriere della Sera da Marco Imarisio</a>, inviato tra gli squatter torinesi, che gli confessano come di Israele importi loro ben poco, ma sia un pretesto per contestare il sistema…</p>
<p align="justify">Emozionante e da non perdere l’articolo di <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089624953.pdf">Stefano Zecchi sul Giornale</a> che parla di Israele come il Paese fondato sulla Bellezza e spiega come la nascita dello Stato sia stata preceduta dal quella dell’Accademia delle Belle Arti, perché per i padri fondatori l’identità culturale era la base su cui edificare la struttura istituzionale. Zecchi sostiene inoltre che gli ebrei sono “l’ultimo vero popolo rimasto sulla terra”.</p>
<p align="justify">E sul <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089624584.pdf">Sole 24 ore Stefano Salvi</a> parla di “crescita senza precedenti” della Fiera del Libro, nonostante le contestazioni. Sono infatti attesi 300.000 visitatori, gli editori presenti sono 1.500 (75 in più dell’anno scorso, un aumento senza precedenti,e molti sono dovuti rimanere esclusi), 800 gli incontri e i dibattiti.</p>
<p align="justify"><a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089625803.pdf">La Stampa</a> sottolinea la presenza in forze della Santa Sede, che ha un proprio stand, e della CEI: Giacomo Galeazzi parla di una svolta politica “interventista” nella cultura, voluta da Ratzinger.</p>
<p align="justify">Scorrendo i giornali oggi, e nei giorni scorsi, si ha l’impressione che le polemiche stiano contribuendo, al contrario di quanto era nella mente dei contestatori, al successo mediatico della manifestazione. Mai si era tanto parlato, in Italia e all’estero, della Fiera del Libro, che, come tutte le manifestazioni culturali, era stata prima d’ora relegata nelle pagine della cultura, poche lette dagli italiani, i quali, come sottolinea oggi il Sole 24 ore, leggono pochissimo e acquistano ancor meno libri. La Fiera quest’anno invece ha raggiunto le prime pagine di tutti i quotidiani, viene inaugurata dal Presidente della Repubblica, nonostante il momento politico di formazione e insediamento del nuovo governo, e ha portato politici, intellettuali, opinion leaders a esprimersi in merito e a difendere pubblicamente Israele e il suo diritto a esistere, mettendo finalmente in luce la matrice antisemita nell’atteggiamento antisionista di molti esponenti della sinistra radicale, matrice già denunciata da molti esponenti dell’intelighenzia ebraica italiana ma sottaciuta dai mass media italiani.</p>
<p align="justify">Tant’è vero che le polemiche sulla Fiera del Libro hanno praticamente oscurato sulla stampa italiana due avvenimenti importanti. La riprese del dialogo di pace con la Siria, annunciata solo dall’<a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089628232.pdf">Osservatore Romano</a>: Mark Regev, portavoce del governo israeliano, ha annunciato ieri la ripresa deli colloqui, che da otto anni erano stati interrotti. E la grave situazione in cui si trova Olmert, a rischio di impeachment per i misteriosi finanziamenti di un “amico americano”, come ricorda il Giornale.</p>
<p align="justify">Le Figaro dedica molti articoli alla celebrazione del 60° anniversario di Israele, e l’<a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-07/200805079626945.pdf">editorialista Patrick St. Paul</a> si esprime criticamente per le dimostrazioni di forza militare programmate e ribadisce la difficoltà della situazione politica con la credibilità di Olmert ai minimi storici.</p>
<p align="justify">E infine, una notizia mondano-culturale, che troviamo sulle pagine romane del <a href="http://80.241.231.25/ucei/PDF/2008/2008-05-08/200805089624299.pdf">Tempo</a>: questa sera all’Opera di Roma sarà presentata per la prima volta in Italia, alla presenza di Napoletano e Alemanno, l’opera lirica “Viaggio alla fine del millennio” tratta dall’omonimo romanzo di Yehoshua, che è anche l’autore del libretto, e messa in scena dalla Tel Aviv Opera. Serata a inviti.</p>
<p><em><strong>Viviana Kasam</strong></em></p>
<p><a href="http://www.ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/home.asp">Ucei.it</a></p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La torcia è arrivata sull'Everest]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/?p=833</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 04:21:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
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<description><![CDATA[La torcia olimpica è arrivata alla sommità dell&#8217;Everest. E&#8217; stata accesa alle 9 ora di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>La torcia olimpica è arrivata alla sommità dell'Everest. E' stata accesa alle 9 ora di pechino agli 8848 metri della vetta più alta del mondo. Spero illumini la speranza di un mondo libero. Ma temo che non sia così.</p>
<p>Ecco il lancio dell'Ansa</p>
<p><em>La fiaccola olimpica e' stata portata oggi sulla cima piu' alta del mondo, quella del monte Everest (Qomolangma in tibetano), a 8.848 metri di altezza. Le fasi finali dell'ascesa di un gruppo di alpinisti cinesi sono state trasmesse dalla televisione di Stato cinese, la Cctv. Per compiere l'impresa la fiaccola e' stata divisa in due, e gli alpinisti hanno atteso per due settimane al campo base sul versante cinese della montagna che si verificassero le opportune condizioni atmosferiche. Il viaggio della fiaccola per il mondo, che, secondo le autorita' cinesi, avrebbe dovuto essere un ''viaggio dell'armonia'' e' stato segnato dalle contestazioni degli attivisti dei gruppi per i diritti umani. La fiaccola sta ora viaggiando per tutte le province della Cina e arrivera' a Pechino nel giorno dell'apertura delle Olimpiadi, l'8 agosto.</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E Vattimo «rivaluta» i Protocolli di Sion]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1160</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 22:43:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[Provocazione choc
E Vattimo «rivaluta» i Protocolli di Sion 
TORINO (d.m.) Qui a Torino è nata un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Provocazione choc</strong></em></p>
<p><strong>E Vattimo «rivaluta» i Protocolli di Sion </strong></p>
<p align="justify">TORINO (d.m.) Qui a Torino è nata un'altra categoria, «la sinistra soft», in cui il poeta israeliano Aaron Shabtai fa rientrare Amos Oz, Abraham Yehoshua e David Grossman. Questi grandi scrittori, secondo Shabtai «sono responsabili non soltanto di aver firmato una lettera di sostegno all'ultima guerra di Israele contro il Libano, ma di farsi garanti presso l'opinione pubblica europea e occidentale della politica di aggressione di Tel Aviv». Sicuramente gli scrittori israeliani che verranno domani alla Fiera del libro, dove il loro Paese è ospite d'onore, risponderanno a queste parole, così come non rimarranno senza replica gli interventi dei due filosofi che hanno aperto la giornata conclusiva del convegno alla facoltà di Scienze politiche su «Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina»: <strong>Domenico Losurdo e Gianni Vattimo, che anni fa duellarono su Nietzsche, oggi difendono assieme la causa della Palestina e dell'antisionismo</strong>. «Giorgio Napolitano ed io — ha detto Losurdo — proveniamo dalla stessa famiglia politica (il Pci), anche se il presidente ha compiuto una evoluzione più radicale. La mia è una critica rispettosa, ma equiparare, come ha fatto Napolitano, l'antisionismo all'antisemitismo mi sembra proporre una verità di Stato. Così facendo si cade nell'errore che malauguratamente compivano i regimi del socialismo reale». Chi ha il cuore forte si prepari adesso alle parole di Gianni Vattimo, che nonostante un piccolo malore ha voluto concludere ieri pomeriggio il seminario antagonista: <strong>«Oggi — ha detto Vattimo — è diventato scandaloso manifestare la propria solidarietà ai palestinesi. Persino Napolitano ha equiparato antisionismo e antisemitismo. Allora mi dico: non ho mai creduto alla menzogna dei Protocolli degli anziani di Sion. Ora comincio a ricredermi, visto il serviismo dei media». Parole testuali</strong>, forse pronunciate con un filo di ironia. Infine Vattimo commenta l'uscita di Fini sul paragone tra il delitto di Verona e le bandiere israeliane bruciate il Primo Maggio a Torino: «La terza carica dello Stato ha detto che è più grave bruciare una bandiera che uccidere un ragazzo. Ma che Paese siamo diventati? Non è che si sta preparando un nuovo G8? Forse il fascismo era meglio». Fino a ieri l'estremista era considerato Tariq Ramadan. </p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 7 Maggio 2008</em> )</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Di un salone e del suo boicottaggio]]></title>
<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=82</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 14:06:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Davide Picatto
Giovedì 8 maggio si apre a Torino la Fiera Internazionale del Libro, edizione 2008. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Davide Picatto</span></p>
<p style="text-align:justify;">Giovedì 8 maggio si apre a Torino la Fiera Internazionale del Libro, edizione 2008. Cinque giorni di incontri, scambi, presentazioni, letture pubbliche, pubblicità, interventi paralleli, stand, acquisti librari e case editrici. Un evento che da anni attira sempre più persone (302.830 visitatori nel 2007) e che ha sempre più successo, al di là delle polemiche nostrane sulla quantità di lettori presenti nello stivale. Una delle più importanti manifestazioni europee legate all'editoria assieme alle sorelle di Parigi e Francoforte.<br />
Si apre la ventunesima Fiera del Libro di Torino, e sale la tensione. Non a tutti va a genio il paese ospitato quest'anno: Israele. Se ne parla da qualche mese, sulla <a title="Forum Palestina" href="http://www.forumpalestina.org/news/2008/Gennaio08/DibattitoFieraLibro/DibattitoFieraLibro.htm" target="_blank">rete</a> si diffondono discussioni e appelli al boicottaggio, alcuni intellettuali italiani cancellano la loro partecipazione, e così fanno alcuni intellettuali israeliani. Il motivo è semplice: l'invito di Israele nel sessantennale della sua nascita è di natura politica, è l'invito di una <!--more continua--> nazione nata nel 1948 per volere dell'ONU e della comunità internazionale in Terra Santa, nazione fondata con le armi, il sangue e la colonizzazione.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Al-Nakba</em>, "la catastrofe": è così che arabi e palestinesi si riferiscono alla proclamazione dell'indipendenza di Israele, avvenuta il 15 maggio 1948 dopo il ritiro delle truppe inglesi e la fine del protettorato britannico sulla Palestina. La nascita ufficiale dei due stati in Palestina, uno a maggioranza araba, uno ebraica, era stata fissata dall'ONU nel 1948, ma essa non ebbe mai luogo. Infatti, non appena i britannici ebbero lasciato la zona, la Lega Araba, che non aveva accettato la risoluzione dell'ONU (in base alla quale gli ultimi arrivati, in numero di seicentomila contro il milione e ottocentomila degli arabi, avrebbero occupato il 56% del territorio) scatenò una guerra "di liberazione" contro Israele. Il neonato esercito israeliano, in cui erano confluiti i gruppi paramilitari e le organizzazioni d'impronta terroristica che per trent'anni avevano agito nella zona, grazie anche alla forte immigrazione e ai veterani della Seconda Guerra Mondiale, riuscì a resistere ed a contrattaccare occupando tutto il territorio palestinese, eccetto la striscia di Gaza, in mani egiziane, e la Cisgiordania, in mano di quello che diventerà il Regno di Giordania. A questo punto l'ONU intervenne proponendo una nuova ripartizione del territorio, rifiutata da entrambe le parti in causa, e il 17 settembre il conte Folke Bernadotte, il mediatore delle Nazioni Unite inviato nella regione, venne assassinato dal LEHI, gruppo sionista terroristico meglio noto come Banda Stern. Gli assassini furono arrestati due mesi dopo, mentre i sospetti coinvolti furono rilasciati ed in seguito amnistiati il 14 febbraio del 1949.<br />
Il risultato della guerra arabo-israeliana fu la presenza di un unico stato, Israele, impegnato militarmente a difendere le conquiste territoriali e ad estendere il controllo su tutte le terre palestinesi mediante la distruzione di villaggi e vari massacri perpetrati ai danni della popolazione araba. Oltre la metà di questa si ritirò in campi profughi costituiti nei paesi limitrofi, costretta a dipendere per lo più dagli aiuti inviati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per i Rifugiati, mentre il clima creatosi provocò l'emigrazione di ottocentomila ebrei residenti da generazioni in diversi paesi arabi verso Israele. La risoluzione 194 emessa dall'ONU l'11 dicembre 1948, per larga parte disattesa, prevedeva la demilitarizzazione di Gerusalemme, il cui controllo doveva passare alle Nazioni Unite, e la restituzione dei beni e delle proprietà dei rifugiati che volessero tornare a casa.<br />
La storia successiva di Israele è una storia di guerra: nel 1956 conquista all'Egitto il Sinai (poi restituito per intervento dell'ONU); il 1967 vede la Guerra dei Sei Giorni, durante la quale, a causa della inferiorità aerea, Siria, Giordania ed Egitto videro decimate le loro truppe mentre Sinai, Striscia di Gaza, Cisgiordania e alture del Golan passarono sotto dominio israeliano. La penisola venne restituita nel 1978, le altre terre costituirono invece i cosiddetti Territori Occupati e videro un'attività di colonizzazione che mise in fuga parte della popolazione originaria. Le Nazioni Unite dovettero intervenire un'altra volta, richiedendo ad Israele la restituzione delle conquiste in cambio del suo riconoscimento da parte degli stati Arabi. Ma le cose non potevano andare lisce: se a Tel Aviv le frange nazionaliste rifiutavano il dialogo, la Lega Araba fondò l'OLP, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, gruppo che doveva rappresentare gli interessi della popolazione palestinese e che presto si svincolerà dalla Lega.<br />
Nel 1973 scoppia la Guerra del Kippur con l'attacco a sorpresa di Siria ed Egitto e la controffensiva di Israele guidata da Ariel Sharon che attraverserà il Canale di Suez prima di essere bloccata dai caschi blu. Sarà l'ultimo scontro armato con la Lega Araba e l'inizio dell'uso della diplomazia per risolvere le crisi internazionali della regione. Nel 1979, con gli accordi di Camp David, Israele ed Egitto firmano il trattato di pace. Il Sinai torna ad essere definitivamente egiziano, in cambio Israele verrà riconosciuto ufficialmente. Intanto, nel 1978, Tel Aviv aveva invaso il sud del Libano e l'ONU era intervenuta creando nella regione uno stato cuscinetto controllato dai suoi caschi blu, ma nel 1982 l'esercito tornò all'offensiva giungendo fino a Beirut e costringendo l'OLP a trasferire la propria sede in Tunisia.<br />
La politica aggressiva degli israeliani volta a provocare l'abbandono da parte degli arabi delle loro terre, la gestione delle risorse idriche dell'area a nord dello stato ebraico e la distruzione sistematica di abitazioni arabe ad opera dell'esercito spinsero l'ONU, che accusava Israele di violare i diritti umani nei confronti dei Palestinesi, a formare una commissione di indagine. Dal canto suo, la popolazione palestinese, nel tentativo di contrastare la presenza nemica nei Territori Occupati, diede inizio ad un moto di sollevazione popolare. Era il 1987 quando scoppiò l'<em>Intifada</em> (dall'arabo per brivido, scossa), caratterizzata da una strategia di disobbedienza civile basata sull'uso dello sciopero e di una forma di lotta volutamente primitiva: il lancio di pietre. L'anno successivo l'OLP cominciò una politica di avvicinamento e di cauto dialogo con il nemico, provocando la nascita di gruppi estremistici di matrice islamica che non si riconoscevano nella sua guida e che trovarono un riferimento nel movimento Hamas e nell'uso di tecniche terroristiche.<br />
I primi anni Novanta videro i tentativi di un processo di pace portati avanti dallo stato israeliano e dall'OLP, riconosciuta come unica rappresentante del popolo palestinese, processo chiuso con gli Accordi di Oslo, ratificati a Washington nel 1993. In base al trattato, lo stato ebraico doveva ritirarsi dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania per permettere, attraverso l'Autorità Palestinese, l'autogoverno arabo di quei territori. Le due parti dovevano riconoscersi ufficialmente e l'OLP doveva rinunciare al terrorismo ed al desiderio di distruzione di Israele. Non tutti erano però d'accordo: in Israele i partiti di destra, nei Territori Occupati Hamas, la Jihad Islamica Palestinese ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina che rifiutavano allo stato ebraico il diritto di esistere. La situazione peggiorò, l'espansione degli insediamenti israeliani accelerò e gli attentati terroristici aumentarono. Il 4 novembre 1995 il Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin, uno dei firmatari dell'Accordo, venne assassinato da un attivista di estrema destra. La fiducia reciproca crollò e il 28 settembre del 2000, dopo che il premier israeliano Ariel Sharon fece una passeggiata a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee, luogo sacro musulmano ed ebraico, passeggiata intesa a sottolineare la sovranità di Israele, scoppiò la Seconda Intifada. Attacchi suicidi palestinesi contro obbiettivi civili, demolizioni di edifici arabi nella Striscia di Gaza ed in Cisgiordania, ritorsioni e uccisioni mirate da parte dell'esercito israeliano ed il confino di Arafat a Ramallah, da cui uscirà nel 2004 per andare a morire a Parigi. Nel 2005, un anno prima di essere destituito per motivi di salute, Sharon sgombrò la Striscia di Gaza e la consegnò all'Autorità Nazionale Palestinese.<br />
Alle ore 16 del 29 aprile 2008, il numero di vittime dall'inizio della Seconda Intifada è di 5232 palestinesi e di 1075 israeliani (fonte Afp, <em>Internazionale</em> n.742).</p>
<p style="text-align:justify;">Impossibile descrivere in un breve articolo 60 anni di storia così complessi (senza considerare il periodo precedente alla costituzione dello stato d'Israele). Difficile farsi un'idea, prendere una posizione, soprattutto da parte di chi sta seduto comodamente a grande distanza, di anni e di chilometri. Ma questo non toglie che sia giusto tentare, interessarsi, schierarsi.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Salone del Libro ha invitato Israele come ospite d'onore, cosa molto interessante se si fosse in tempo di pace. Ma siamo nel mezzo della Seconda Intifada, i fatti di cronaca sono noti a tutti, anche se pochi cercano o riescono a districarsi nei meandri storici di una lotta pluridecennale in cui è difficile distinguere il giusto dal sbagliato, il buono dal cattivo, il bene dal male. Se mai queste dicotomie esistano veramente.<br />
Forse, proprio per questo motivo, l'organizzazione della fiera avrebbe dovuto pensarci due volte prima di invitare Israele nel periodo dei festeggiamenti del sessantennale della sua fondazione: creazione di un'entità statale che ha causato la perdita di terre, vite, speranza per un futuro dignitoso e migliore per un intero popolo che la guerra non l'ha voluta. Come minimo, si potevano invitare ufficialmente alcuni scrittori e poeti palestinesi e creare un confronto culturale e pacifico e lanciare un messaggio, se non di unione, almeno di rispetto reciproco.<br />
Questo però non è avvenuto, e l'invito di Israele prende l'aspetto di un invito politico, è una presa di posizione a senso unico, una celebrazione di uno stato che fin dalla sua nascita, con il beneplacito dell'Occidente ed in contrasto alle molte risoluzioni ONU, ha attuato una politica di affermazione autoritaria e violenta, ricorrendo all'uso del proprio esercito per occupare e colonizzare altri territori e rinchiudere una popolazione in piccoli territori-ghetto frammentati e limitati da un muro in cemento armato. L'aspetto politico della scelta è anche evidenziato dal fatto che in origine l'ospite d'onore sarebbe dovuto essere l'Egitto, così come deciso nel 2007 al termine della Fiera del Libro del Cairo, in cui l'ospite d'onore era stata l'Italia. Ed è curioso notare che al contrario della norma, non sono stati gli organizzatori o lo stato ospitante della fiera i primi promotori dell'invito, ma sia stato lo stesso stato d'Israele a proporsi. Qui, come alla precedente kermesse di Parigi.<br />
Un peccato, perché fra i cittadini israeliani, ed in questo caso fra gli autori, ci sono molte voci di dissenso, critiche nel confronto della politica dello stato e propositive nel tentativo di creare un dialogo, e sarebbe giusto ed istruttivo andare ad ascoltare tali voci. Ma attenzione ai falsi-miti: c'è la tendenza, qui da noi, a considerare Yehoshua un dissidente. Curioso, dato che si è dichiarato favorevole alla costruzione del <em>muro della vergogna</em>, e che in un'intervista disse di non volere un arabo come vicino di casa. Assieme a lui, anche Grossmann (con qualche ripensamento) ed Oz erano stati a favore dei bombardamenti in Libano. Non dovrebbe sorprenderci quindi che in una kermesse celebrativa voluta dal loro governo partecipino anche questi "dissidenti". Beh, ce ne saranno altri, no? Non molti: figure veramente critiche come Hamira Hass, Ury Avnery, Gideon Levy (solo per citarne alcuni) non sono state invitate, mentre altri, in aperta protesta, hanno annunciato la loro assenza o il declino dell'invito. Come il poeta Aharon Shabtai che, rispondendo alla richiesta della sua presenza al Salone di Parigi di un mese e mezzo fa, scrisse una lettera alla responsabile della manifestazione, Edga Degon, dicendo: "Io non ritengo che uno Stato che mantiene un'occupazione, commettendo giornalmente crimini contro civili, meriti di essere invitato ad una qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale; è un atto barbaro mascherato da cultura in maniera cinica. Manifesta un sostegno ad Israele, e forse anche alla Francia che appoggia l'occupazione. Ed io non voglio partecipare."<br />
Benny Ziffer, responsabile del supplemento culturale del quotidiano <em>Haaretz</em>, si è scagliato contro Oz e gli altri "big" ed ha incitato a boicottare sia Parigi che Torino. Jamil Hilal, scrittore di cui è stata annunciata la presenza, ha invece negato la sua partecipazione con poche semplici parole: "Non parteciperei in alcun modo a un evento che legittima l'occupazione coloniale di Israele e lo strangolamento dei palestinesi della Striscia di Gaza, e in un'occasione che segna la sottrazione della terra e la pulizia etnica del popolo palestinese."<br />
Io, che non sono nessuno, boicotterò il Salone del Libro per motivi politici, perché l'invito non è volto alla prolifica cultura ebraica, ma allo stato d'Israele e ai suoi scrittori accreditati. Boicotterò la fiera perché mancano molti dissidenti e perché, anche se tutti gli autori invitati fossero in netto contrasto con la politica del loro paese, e non lo sono tutti, non sono stati invitati scrittori palestinesi. Boicotterò anche in appoggio di quelli che hanno declinato l'invito per integrità morale ed intellettuale, e per tutti quegli scrittori palestinesi uccisi da Israele, e non sono pochi: fra i tanti Ghassan Kanafani, giornalista, scrittore e portavoce del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, morto nel 1972 in un attentato incendiario, a quanto si dice opera del Mossad, il servizio segreto israeliano, assieme alla nipote sedicenne, e Wael Zwaiter, traduttore in italiano de <em>Le mille e una notte</em> ed assassinato dal Mossad a Roma nel 1972, in quanto ritenuto membro dell'organizzazione terroristica Settembre Nero (mai provato). Infine, boicotterò il Salone perché non mi va di celebrare la nascita di uno stato sulle spoglie di un altro popolo, di celebrare un compleanno nello stesso giorno di un lutto ad esso connesso.</p>
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<title><![CDATA[Israele e Fiera del Libro: il trattamento speciale]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1158</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 11:39:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[ISRAELE E FIERA DEL LIBRO

Il trattamento speciale
Israele è una società pluralista, dove si scont]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>ISRAELE E FIERA DEL LIBRO</strong></em></p>
<p align="center"><a href="http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/05/fiera-del-libro-torino.jpg"><img src="http://focusonisrael.wordpress.com/files/2008/05/fiera-del-libro-torino.jpg" alt="" width="250" height="160" class="aligncenter size-full wp-image-1159" /></a></p>
<p><strong>Il trattamento speciale</strong></p>
<p><em><strong>Israele è una società pluralista, dove si scontrano idee, giornali, partiti. Perché è così difficile ammetterlo?</strong></em></p>
<p>di <em><strong>Pierluigi Battista </strong></em></p>
<p align="justify">È destino di Israele accendere sempre smodate passioni di ostilità. Spesso si deplora che sia brutalmente liquidata come antisemita qualsiasi critica alle politiche israeliane. Lo ha anche insinuato, riferendosi maldestramente al capo dello Stato, Tariq Ramadan, che ha già ricevuto una risposta esemplarmente chiara da parte del presidente Napolitano, e che invece pare non abbia nulla da obiettare al rogo delle bandiere con la stella di Davide inscenato a Torino, lugubre antefatto coreografico del boicottaggio alla Fiera del libro. <strong>Ma se non è antisemitismo, come definire allora quella sistematica dismisura di giudizio, quell’eccesso lessicale, quel sovrappiù di concitazione che assegna da sempre a Israele il ruolo di bersaglio privilegiato dell’odio collettivo? Si può criticare Israele senza passare ipso facto per nemici degli ebrei, ci mancherebbe. Ma non suona già un po’ singolare che passi come ovvia l’espressione «criticare Israele»? </strong></p>
<p align="justify">Cosa diremmo di un commentatore straniero che criticasse «l’Italia», oppure lo «Stato italiano» (o francese, o tedesco, o un altro qualsiasi)? <strong>Ricorderemmo l’elementare distinzione tra Stato e governo</strong>. Obietteremmo che un conto è l’Italia intesa come Nazione democratica che non spezza la sua continuità storica malgrado il variare delle sue (provvisorie) compagini governative. Tutt’altra le specifiche e circostanziate politiche attuate da un particolare governo. Si critica il governo Berlusconi, o il governo Prodi, non lo Stato italiano. <strong>Perché allora, nel caso di Israele, questa distinzione politica e lessicale è destinata a saltare? Certo che si può criticare il governo Olmert, o il governo Begin, o il governo Barak. Ma non lo si dice mai, o quasi mai, in questo modo. Le critiche si trasferiscono invece sullo Stato israeliano in quanto tale. Un trattamento speciale.</strong> </p>
<p align="justify">Che peraltro allude obliquamente al cuore della «specialità» di Israele: il suo precario diritto all’esistenza, il pregiudizio che delegittima alla radice Israele come il frutto di un sopruso, di una mostruosa violenza storica. Uno dei pilastri dell’antisionismo. <strong>Ma davvero l’antisionismo non ha nulla da spartire con l’antisemitismo?</strong> E non è inoltre molto strano che, almeno dal ’67 ad oggi, non ci sia stata una volta, una sola volta in cui un qualunque governo israeliano (di destra o di sinistra, dei laburisti o del Likud) abbia meritato il consenso di chi è vigorosamente impegnato a sottolineare la distinzione tra antisemitismo e legittima «critica dello Stato di Israele»? <strong>Possibile che ogni governo israeliano commetta lo stesso errore, si macchi degli stessi crimini, affronti la questione palestinese nello stesso, catastrofico modo?</strong> E’ possibile perché nella dismisura anti-israeliana è impossibile riconoscere che Israele sia una democrazia ricca di conflitti e diversità, a differenza di tutti i dispotismi da cui è circondato. </p>
<p align="justify">Una società libera dove sono per primi gli storici israeliani a frugare negli archivi, per svelare anche le pagine meno luminose della nascita dello Stato che oggi gli incendiari torinesi delle bandiere vorrebbero impedire di celebrare. <strong>Nei libri di testo che circolano nei territori controllati dall’Autorità nazionale palestinese, Israele è cancellato dalle carte geografiche e si ricalcano tutti i luoghi comuni della propaganda antisemita.</strong> Israele è invece una società pluralista, dove si scontrano idee, giornali, partiti. Perché è così difficile ammetterlo? È questa realtà che l’eccesso polemico anti-israeliano cancella drasticamente. <strong>Il trattamento speciale riservato a Israele consente una spietata radicalità di linguaggio impossibile da usare verso qualsiasi altra Nazione</strong>. La condizione degli arabi di Israele diventa per forza di cose raccapricciante «apartheid». La barriera difensiva antiterroristica che ha fortunatamente fatto crollare il numero di attentati suicidi in Israele si trasforma nella vulgata in un terrificante «muro» di segregazione e di infamia. Avallata persino da premi Nobel come José Saramago, la grottesca equiparazione tra Gaza ed Auschwitz diventa luogo comune, immagine che acquista addirittura una sua plausibilità. </p>
<p align="justify">La politica verso i palestinesi viene ribattezzata «pulizia etnica», come l’apocalisse in Ruanda e il furore antialbanese di Milosevic. <strong>Non è antisemitismo? Ma come definire allora questo insieme di pregiudizi che fornisce agli intolleranti impegnati nel boicottaggio della Fiera del libro il carburante ideologico ospitato da università come quella di Torino dove, ospite Tariq Ramadan, si spacciano falsità storiche come se fossero vere e si altera alla radice l’intera vicenda dello Stato di Israele lungo un arco di sessant’anni?</strong> Giustamente Lucia Annunziata sulla Stampa esorta chi difende Israele a non lasciarsi afferrare dallo stesso demone della faziosità esibita dai suoi nemici. Eppure la cultura democratica occidentale dovrà pur spiegare come si fa a commuoversi per Schindler’s list e contemporaneamente restare indifferenti al negazionismo minaccioso di Ahmadinejad che, cancellando il primo, auspica un secondo Olocausto degli ebrei. </p>
<p align="justify">Come si fa a conciliare le visite solenni nei campi di sterminio con l’imbarazzato silenzio che circonda la martellante diffusione nei media arabi di serial tv ricavati dai Protocolli dei savi anziani di Sion? <strong>È questo silenzio che incoraggia i nemici di Israele a bruciarne i vessilli. A dare per scontato che contro Israele si possa dire tutto e che persino i suoi scrittori siano maltrattati come la personificazione del Male assoluto meritevole di boicottaggio. Altro che questione di ordine pubblico.</strong></p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 7 Maggio 2008 </em>)</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Ramadan insiste: dal Colle gesto politico ]]></title>
<link>http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1163</link>
<pubDate>Wed, 07 May 2008 08:29:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
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<description><![CDATA[La contromanifestazione Al convegno alla facoltà di Scienze politiche su «La pulizia etnica della ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><strong>La contromanifestazione Al convegno alla facoltà di Scienze politiche su «La pulizia etnica della Palestina» Vattimo assente per un malore </strong></em></p>
<p><strong>Ramadan insiste: dal Colle gesto politico</strong> </p>
<p align="justify"><em><strong>L'intellettuale islamico: venendo qui aiuta a soffocare le voci di opposizione</strong></em> </p>
<p align="justify"><em><strong>Ernesto Ferrero: Ramadan è un'anguilla. Lo puoi definire sia fondamentalista sia uomo del dialogo </strong></em></p>
<p align="justify">TORINO — Tariq Ramadan arriva per ultimo, ma come i veri divi subito riesce a rubare la scena agli altri. Perché è abile nell'argomentazione e non ha paura della polemica. «Il vostro presidente, Giorgio Napolitano, ha commesso un duplice errore nello scegliere di inaugurare la Fiera internazionale del libro di Torino: innanzitutto con la sua presenza conferma che quella del Lingotto è una manifestazione politica; inoltre la presenza del capo dello Stato italiano a Torino avalla l'equiparazione tra critici di Israele e antisemiti. Un gesto che contribuisce a mettere tutti sullo stesso piano e a soffocare le voci dell'opposizione. Nel seminario cui sto per partecipare ci sono anche poeti e scrittori israeliani. Gente che la pensa in maniera diversa dai sostenitori del governo ufficiale». </p>
<p align="justify">Proviamo a contraddire il ciclone Ramadan: guardi, professore, che il presidente Napolitano ha deciso di venire a Torino quando ha saputo delle iniziative di boicottaggio, è un gesto di solidarietà verso Israele, Paese ospite della Fiera a sessant'anni dalla fondazione. «Lo vede che mi dà ragione? — obietta Ramadan —. Quello del vostro presidente è un gesto politico». </p>
<p align="justify">Ma perché, Ramadan, l'anno scorso ha tranquillamente partecipato e questa volta ha deciso di non accettare l'invito della Fiera di Torino? «Non sono stato invitato» risponde sicuro il professore ginevrino, autore di tanti libri sull'Islam, al centro di una controversia internazionale. Da un lato c'è chi lo giudica un paladino del dialogo, dall'altro chi lo ritiene ambiguo e nemico della democrazia. Obiettiamo a Ramadan: Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni qualche mese fa lo hanno invitat9 anche con un appello pubblico. «E vero — si corregge a questo punto Ramadan —, mi hanno invitato ma volevano che cambiassi le mie posizioni. Cosa per me inaccettabile. ho ringraziato e ho declinato l'invito». </p>
<p align="justify">E quali sono le posizioni di Ramadan? «Sostenere le organizzazioni che boicottano Israele: a Parigi è stato deciso di fare una contromanifestazione all'interno del salone del libro. Qui a Torino è stata scelta la linea del boicottaggio esterno: io mi sono adeguato nell'uno e nell'altro caso». Tentiamo un'ultima domanda: Ramadan non ritiene sterile ha scelta di chi si chiude nel suo orto e rifiuta il dialogo, il confronto con chi la pensa diversamente? Non sarebbe stato meglio confrontarsi apertamente con gli scrittori israeliani che parteciperanno da giovedì alla Fiera internazionale del libro? «Gli organizzatori — risponde Ramadan — prima hanno invitato soltanto scrittori ebrei, quando monta- va la protesta hanno fatto marcia in- dietro e hanno invitatoqualche palestinese. Troppo tardi. E questa la dimostrazione che la Fiera del libro è una manifestazione culturale ma soprattutto politica. La cultura pura non esiste». </p>
<p align="justify">Sono già le cinque del pomeriggio. Il convegno su «Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina», organizzato nell'aula delle lauree della facoltà di Scienze politiche, è in corso da due ore. Gianni Vattimo non ha potuto partecipare per un malore. Ha aperto il seminario Alfredo Tradardi. Poi lo storico Angelo D'Orsi ha elogiato la controversa opera del suo collega israeliano Ilan Pappe, La pulizia etnica della Palestina. D'Orsi ha paragonato Pappe, che si è trasferito dall'università di Haifa a quella di Exeter, in Gran Bretagna, al nostro Gaetano Salvemini, in fuga dal fascismo. D'Orsi ha precisato che, bontà sua, non considera Israele uno Stato fascista. Però due minuti dopo <strong>ha definito Ben Gurion «duce di Israele»</strong>. </p>
<p align="justify">Sulle posizioni di Ramadan interviene seccamente Ernesto Ferrero, il direttore scientifico della Fiera del libro: «Ramadan è un uomo molto intelligente e astuto, ma è un'anguilla che si adatta alle circostanze. Lo puoi definire contemporaneamente un pericoloso fondamentalista e un uomo del dialogo. Ma certo non capisce che le posizioni aventiniane sono sterili oltre che perdenti». </p>
<p align="justify">Oggi il convegno per ricordare la Nakba (la catastrofe) palestinese, in contrapposizione alle celebrazioni per i sessant'anni dello Stato di Israele, continua. </p>
<p><em><strong>Dino Messina </strong></em></p>
<p>(<em>Fonte: Corriere della Sera, 6 Maggio 2008 </em>)</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Inviati Dalai Lama ritornati in India]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/?p=827</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 15:38:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
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<description><![CDATA[Riferiranno domani al Dalai Lama i due inviati di ritorno dalla Cina dove hanno avuto colloqui con i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Riferiranno domani al Dalai Lama i due inviati di ritorno dalla Cina dove hanno avuto colloqui con il governo di Pechino sulla situazione tibetana. Kasur Lodi Gyaltsen Gyari e Kelsang Gyaltsen, atterrati stamattina all'aeroporto di New Delhi, arriveranno domani a Dharamsala, la città del nord dell'India sede del governo tibetano in esilio e residenza del Dalai Lama. Qui i due inviati metteranno al corrente il leader buddista degli incontri cominciati il 4 maggio scorso a Schenzen, nella Cina meridionale, e incontreranno poi la stampa giovedì presso il ministero dell'informazione e delle relazioni internazionali del governo in esilio</p>
]]></content:encoded>
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