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	<title>bidelli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/bidelli/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "bidelli"</description>
	<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 03:02:16 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Evviva i collaboratori scolastici !]]></title>
<link>http://campibisenzio.wordpress.com/?p=540</link>
<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 16:29:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>campibisenzio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quasi sempre si identifica la scuola in una precisa cerchia di personaggi e spesso si parla solo di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Quasi sempre si identifica la scuola in una precisa cerchia di personaggi e spesso si parla solo di alunni, maestre, professori e genitori. Si raccolgono impressioni, consigli e modi educativi, ma non pensiamo a quante altre persone svolgono, all'interno di un'edificio scolastico, un ruolo altrettanto importante  come i<strong> collaboratori scolastici o custodi,</strong> anche volgarmente detti "bidelli", come si chiamavano ai miei tempi, ma non me ne vogliano adesso di questa affermazione che potrebbe suonare offensiva, coloro che svolgono con passione questo mestiere, dico solo che nutro un felice ricordo di queste persone che hanno animato i miei lontani giorni di scuola, consolando a volte momenti tristi ed elargendo sempre sorrisi e modi gentili; oggi gli rendiamo il giusto compenso, parlando di loro e del loro importante ruolo. Lo faccio attraverso un'articolo tratto dal giornale del Circolo Didattico di Campi Bisenzio a cura di Rita, che spesso vedo indaffarata nel suo lavoro.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Il collaboratore scolastico svolge, oggi, compiti che richiedono una maggiore qualificazione e un diverso livello di responsabilità rispetto al passato. Ciò comporta la necessità di attivare percorsi di arricchimento professionale, attraverso specifici corsi di formazione nei diversi campi, relativi alle proprie mansioni.<br />
I compiti attribuiti non sono solo quelli relativi alle attività di pulizia dei locali, ma soprattutto quelli relativi all’accoglienza e all’integrazione degli alunni, in particolare degli alunni disabili.<br />
Da molti anni svolgo questo lavoro nella scuola primaria, scuola che nel tempo è cresciuta nel numero degli alunni e nell’offerta formativa in genere.<br />
Parlo con i bambini, li aiuto nei momenti di difficoltà, con i colleghi organizzo il primo soccorso, cercando di assicurare interventi il più possibile efficaci e tempestivi.<br />
Ho stabilito rapporti professionali e di collaborazione con i docenti e con i colleghi, con i quali mi occupo di una scuola molto complessa nell’organizzazione e grande nei locali e per il numero di utenti.<br />
Svolgo anche un ruolo educativo, che esula dalle competenze disciplinari, ma che mi coinvolge perché sento i bambini come se… fossero tanti miei figli e a loro mi rivolgo con tutta l’attenzione possibile.<br />
Ho rapporti con molte famiglie, che chiedono spiegazioni, aiuto e soprattutto che hanno bisogno di essere orientate e di avere un filtro, un collegamento con i docenti, con la Direzione e l’Ente Locale.<br />
Collaboro inoltre con il responsabile della sicurezza nel controllo dei materiali e delle attrezzature tecniche di prevenzione dei rischi della scuola.<br />
È assai problematico doversi rapportare con tante persone diverse, ma tutto sommato è un lavoro stimolante e sempre nuovo, che mi arricchisce ogni giorno di più.<br />
Ho parlato in prima persona perché solo così sono riuscita ad esprimere con chiarezza ciò che compio quotidianamente e che penso svolgano gli altri 30 collaboratori scolastici in servizio nel mio Circolo Didattico.<br />
<strong>Rita Manetti</strong>
</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="../www.circolodidattico.campibisenzio.scuolaeservizi.it" target="_blank">Circolo Didattico di Campi Bisenzio</a>, Via Prunaia - 50013 Campi Bisenzio (FI), Tel/Fax: 055 8962201, email: fiee16000b@istruzione.it</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pedofilia: quando chi denuncia vive sotto protezione! ha fatto la cosa "giusta"!]]></title>
<link>http://mammadolce.wordpress.com/?p=78</link>
<pubDate>Mon, 26 May 2008 21:25:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>mammadolce</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Giustiziere degli Angeli
Oggi su Panorama compare un articolo che mi colpisce molto dal titolo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Il Giustiziere degli Angeli</strong></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Oggi su Panorama compare un articolo che mi colpisce molto dal titolo "Nuovi testimoni di giustizia: la nostra vita sotto protezione". Ad oggi sono 75 i testimoni che vivono sotto protezione vuoi per aver denunciato chi chiedeva il pizzo, vuoi per aver testimoniato contro un assassino, vuoi per aver denunciato abusi sessuali. Leggo e rileggo la storia di un bambino, che ha subito abusi sessuali a 7 anni: a 14 ha lasciato Torre Annunziata, sotto protezione con padre e sorella dopo avere incrociato sulle scale di casa il killer della madre, uccisa per aver denunciato le violenze patite dal piccolo. . Questa l'intervista:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Antonio: in fuga dai pedofili<br />
"A 7 anni mio figlio Diego faceva ancora la pipì a letto" racconta Antonio, manovale, 40 anni. "Era aggressivo. Andava in bagno solo se accompagnato da mamma o papà. Ma prima dei bisogni portava in corridoio tutti i soprammobili e persino lo spazzolone del wc. Abbiamo capito il perché solo mesi dopo: ci ha confessato che era vittima dei bidelli delle elementari al quartiere Poverelli di Torre Annunziata. In 19 hanno abusato dei piccoli in cantina, nei garage, nei bagni. Scoperti nel 1997, dopo che mia moglie e altre tre madri a testa alta li hanno denunciati, sono stati condannati fino a 14 anni di carcere.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><img src="http://www.gildalatina.org/grafica/tribunale.jpg" alt="" width="292" height="374" /></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><!--more--><br />
"Ma l'incubo era appena iniziato. Sette anni dopo, nel 2004, una delle madri coraggio, Matilde Sorrentino, viene assassinata con sei colpi di pistola sulla porta di casa. Suo figlio, Christian, salendo le scale incrocia il killer che scappa con il revolver infilato nella cintura. Christian gira le ultime due rampe e trova il corpo della madre senza vita sul pianerottolo. Da quel giorno lui con la sorella, noi con Diego e un'altra famiglia che aveva denunciato la banda di pedofili viviamo sotto protezione. Certo, in un paese normale dovrebbero essere i criminali a essere allontanati, non noi vittime. Qui invece funziona tutto al contrario. I delinquenti continuano i loro affari, vanno in giro per il paese. Lo Stato li tutela con permessi, premi extracarcerari e scappatoie. Noi insultati per strada, minacciati per convincerci a ritirare le denunce. Con mia moglie persino inseguita dai parenti dei pedofili. E il paese faceva finta di niente.<br />
"Prima siamo stati trasferiti in una residenza, quindi in un'odissea di casa in casa. All'inizio, i primi mesi, abbiamo vissuto come in vacanza: era estate, eravamo spensierati. Poi l'equilibrio della mia famiglia ha iniziato a traballare. Litigavamo per piccole cose. Gli psicologi ci seguivano e curavano: mia moglie per quasi 2 anni, mia figlia tuttora. Diego invece da quando ha compiuto 11 anni non parla più degli abusi. Ha come cancellato, messo in freezer quelle violenze: "Ho fatto il processo?" mi ha urlato una volta. "Ho incontrato gli psicologi? Adesso non ne parliamo più".<br />
"Durante il processo avevamo gli esperti in coda fuori la porta per sentirlo. Offrivano assistenza solo per accertare gli abusi, mica per guarire il piccolo. Lui oggi a 18 anni è chiuso, poco riflessivo, incapace di portare a termine un progetto, un lavoro, fra scatti d'ira e frequente perdita della concentrazione. Vive con il suo doppio trauma: prima la pedofilia poi il cambio di vita con perdita di amici, parenti, compagni. È solo".</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La storia avvenuta nella scuola del quartiere Poverelli diTorre Annunziata fu questa:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Fonte: Rai.it - </strong><strong><span style="text-decoration:underline;">"Quale sara' la parte migliore da mostrare ai nostri figli dopo quello che hanno subito, e dopo che la societa' se ne frega di loro, obbligando al silenzio e alle imposizioni chi combatte per il rispetto della persona umana?"</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration:underline;">Nel giugno del 1997 tre madri di Torre Annunziata denunciarono una banda di pedofili che abusava dei loro figli. L'inchiesta coinvolse una scuola elementare e diciannove furono le persone incriminate. A sette anni da quell'atto di coraggio, una di loro è stata uccisa. Il dramma di chi ha trovato la forza di ribellarsi mentre "tra mille difficoltà ci sentiamo perdute, abbandonate anche da Dio"</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Vivevano tutti nello stesso quartiere, a poche centinaia di metri. A sette anni da quell'atto di coraggio che portò tre madri a denunciare le violenze subite dai figli per mano di una banda di pedofili, si incontravano ancora, tutti i giorni, tra i palazzoni popolari di Torre Annunziata. Ogni giorno, le tre mamme, che sono state capaci di farli condannare, incrociavano le occhiate torve dei familiari di quegli uomini, si portavano appresso maledizioni e bestemmie al solo passare sotto la casa di gente come i Falanga o i Sansone. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Accadeva nel quartiere dei Poverelli, oggi tanto diverso da allora per via delle aiuole curate e dei parchi giochi per i bambini, ma abitato dall'odio e dalla sete di vendetta. Matilde Sorrentino era una di quelle madri. La sera del 26 marzo di quest'anno, Matilde, 49 anni, è stata freddata da sei colpi di pistola sulla porta di casa. A sparare, un malavitoso appena uscito di galera. Rapina o vendetta? Difficile a dirsi. </strong></p>
<p style="text-align:justify;">
<strong>La storia venne alla luce nel giugno del 1997. In una scuola elementare del rione dei Poverelli, chiamato così perché insediamento di mendicanti fino al boom edilizio dei primi anni Sessanta, si consumavano abusi e violenze nei confronti degli scolari, di eta' compresa tra i cinque e i sette anni. Luogo delle sevizie, un garage dove le vittime venivano legate e incatenate a un pannello di legno. Succedeva da tempo, nel silenzio colpevole di tanti, finché uno dei bambini si confido' con la madre e poi con i carabinieri: ''Non voglio piu' andare a scuola, ho paura, mi fanno del male''. Gli arresti furono ventuno: tre bambini, assistiti da uno psicologo, confermarono le accuse durante l'incidente probatorio, riconoscendo gli aguzzini al di là dei vetri schermati utilizzati di solito per le indagini di camorra. La sera del 10 giugno 1999 il Tribunale di Torre Annunziata emise la sentenza: 19 condanne e 2 assoluzioni. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Le pene piu' pesanti furono inflitte a Pasquale Sansone, bidello della scuola (15 anni di reclusione) e a Michele Falanga, titolare di un bar (13 anni), ma gli imputati furono scarcerati per scadenza dei termini di custodia cautelare. Trascorsero poche settimane e in due distinti agguati, il 26 e 27 luglio, Ciro Falanga e Pasquale Sansone furono uccisi. Due omicidi (rimasti irrisolti) con un unico movente: chi ha ammazzato - sostennero gli inquirenti - lo ha fatto per punire i seviziatori dei bambini. Le indagini furono indirizzate soprattutto negli ambienti della camorra locale, che in tal modo si sarebbe voluta anche accreditare agli occhi della gente - ipotizzarono gli investigatori - come antistato capace di applicare una giustizia sommaria, efficace e a suo modo esemplare rispetto a quella dello Stato. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tutti a Torre Annunziata sapevano tutto: di lei e delle altre mamme coraggio. A partire dall'autunno del 1996, quando Matilde e altre due decisero di denunciare le sevizie subite dai figli in un garage come nei bagni della scuola o in appartamenti non lontani da casa. Gli alunni della scuola elementare venivano ubriacati, drogati e poi violentati. Fino al giorno in cui alcuni di loro raccontarono delle siringhe con le quali venivano minacciati, degli angioletti appesi alle pareti, del copriletto rosso. Quel giorno d'autunno, Matilde e le altre presero il treno per Napoli dirette al Comando dell'Arma. Al processo furono insultate, spintonate, quasi aggredite dai familiari degli indagati. Si sfiorò la rissa, furono costrette nell'angolo più sicuro dell'aula, mentre gli altri inveivano. Intanto, altri genitori trovarono il coraggio di denunciare. Il primo processo si è chiuso nel maggio dell'anno scorso con sentenza della Cassazione: 14 imputati, tutti condannati. E per accuse analoghe pende un altro giudizio. I sospettati sono sempre gli stessi. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nei mesi scorsi, una delle madri di Torre Annunziata scrisse, a nome di tutte, una lettera a don Fortunato Di Noto, il prete diventato famoso per la sua lotta contro la pedofilia. ''Non e' facile convivere con loro- si leggeva- ci sentiamo deboli e incapaci, non abbiamo avuto sostegno di nessun tipo, anche se abbiamo collaborato tra mille difficolta'. Ci sono momenti che ci sentiamo perduti, abbandonati anche da Dio. Quale sara' la parte migliore da mostrare ai nostri figli dopo quello che hanno subito, e dopo che la societa' se ne frega di loro, obbligando al silenzio e alle imposizioni chi combatte per il rispetto della persona umana?''. E ancora: ''Non sempre tutti hanno la forza di continuare e andare avanti, c'e' chi si tira indietro per vergogna, per vigliaccheria, perche' si e' costretti a farlo, ci sono tante risposte che tante volte non riusciamo piu' a darci, c'e' una sola cosa che ci tiene ancora in piedi: la lealta' con la quale abbiamo iniziato; la verita' che hanno raccontato i nostri figli ci fa sperare ancora nella giustizia''. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il figlio di Matilde ora ha quasi 15 anni. Non ha amici, esce quasi mai, non lavora. Da quando è accaduto è sempre rimasto vicino alla madre. "Perché non ve ne andate lontano?" chiedevano i vicini a Matilde, che ha i fratelli a Milano. Ma il suo atto di coraggio non era stato solo l'aver sfidato i pedofili. Era anche l'aver scelto di restare e girare per strada a testa alta, pur tra le occhiate torve, le bestemmie e le maledizioni. Da un condominio all'altro, lavando androni e scale. Venerdì sera, alle otto e venti, Matilde è andata ad aprire la porta di casa pensando che fosse il figlio dall'infanzia violata. C'era invece quel balordo, quarantenne identificato e arrestato dalla polizia. La sua storia si è chiusa con sei pallottole sulla faccia e sul corpo.<br />
(Pubblicato il 30 marzo 2004) </strong><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Emergenza scuola]]></title>
<link>http://omniablog.wordpress.com/?p=342</link>
<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 23:00:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>ImMoRt4L</dc:creator>
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<description><![CDATA[In questo periodo, caratterizzato dalla campagna elettoralee da vari scontri politici, si dedica poc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo, caratterizzato dalla campagna elettoralee da vari scontri politici, si dedica poco spazio all'emergenze e ai problemi della scuola, perchè se c'è un'emergenze superiore ad ogni altra, da noi, è quella. Lo dicono i rapporti Ocse del P.i.s.a (Programme for international student assessment) che ogni tre anni valutano la preparazione degli studenti quindicenni di tutto il mondo, e che ci hanno visto affondare sempre più fino ad arrivare nelle scienze al 36° posto su 57 Paesi presi in analisi, coi ragazzi settentrionali che reggono il passo e quelli meridionali che sprofondano sempre più. Per fare un esempio, ad una domanda banale come "perchè sulla Terra c'è alternanza tra il giorno e la notte?" la risposta corretta ("la Terra gira intorno al suo asse") è data nelle isole da poco più di un allievo su quattro.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://img164.imageshack.us/img164/524/scuola20media20aula20diir8.jpg" alt="scuola" width="365" height="239" /></p>
<p>L'Italia ha smesso da un pezzo di credere nella scuola, tanto da aver tagliato da 1990 al 2006 addirittura un sesto dei finanziamenti. Il malcontento è espresso anche da specialisti del dossier "Tuttoscuola", che sono sconcertati dai silenzi sul tema nel dibattito elettorale. In un Paese serio questo problema non farebbe chiuder occhio agli aspiranti premier. Più che di una scuola italiana, si deve parlare di tante scuole, fiverse da Regione a Regione, da Provincia a Provincia. Infatti le differenze sono rilevanti. Vi sono provincie con 100 computer per instituto e altre con 30, zone dove la capità di trattenere i ragazzi che vogliono mollare è abissalmente diversa, infatti a Ravenna la dispersione nel biennio iniziale degli istituti professionali è dello 0.9%, a Crotone del 47,4%. Assurdo, soprattutto in un Paese come il nostro che, povero di spazi e risorse energetiche, dovrebbe puntare tutto sulle intelligenze. Gli studi dell'Ocse e della Commissione Europea non lasciano dubbi, occorre investire sulla testa delle persone. In Italia oltre la metà degli abitanti con più di sedici anni confida di non aver mai usato un computer. Dunque aumenta il divario sulle conoscenze tecnologiche tra una persona anziana e un adolescente, e questo divario risulta molto più consistente di quello che c'era una volta tra un anziano completamente analfabeta e uno studente.</p>
<p>Ci vorrebe una scuola all'altezza, ma i problemi sono tanti, troppi. Ogni tentativo di introdurre qualche incentivo per i più bravi è stato bloccato da rivolte di piazza dove si sosteneva il "Dopo vent'anni di scuola chi ha diritto di valutarmi?". Per non parlare poi dei bidelli, che sono la prova di come da decenni la precedenza non venga data agli studenti e alle loro famiglie, ma alla massa del personale scolastico. Infatti mentre in Paesi come la Finlandia o la Spagna il compito di tenere puliti i banchi, le aule e i corridoi delle scuole fa parte dei normali doveri degli stessi studenti, che così imparano subito a rispettare la propietà collettiva, ci sono da noi più bidelli che carabinieri nelle caserme: 167 mila. Ce ne sono uno ogni 2,2 classi, per un costo complessivo per lo Stato che sfiora i 4 miliardi di euro all'anno.</p>
<p>Forse per salvare la scuola bisognerebbe porre fine al lungo 68' italiano, che nell'ultimo decennio ha bandito dalla scuola rigore e merito, e bisognerebbe riproporre uniformità e omologazione.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[affreschi]]></title>
<link>http://vitadaprof.wordpress.com/2007/05/19/affreschi/</link>
<pubDate>Sat, 19 May 2007 13:02:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>vitadaprof</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quando si dice “lavoro di merda”&#8230;
Un bidello dell&#8217;istituto agrario è andato a lamen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si dice “lavoro di merda”...<br />
Un bidello dell'istituto agrario è andato a lamentarsi dal preside perché ha trovato i bagni imbrattati con materiale fecale.<br />
Io non ho visto. Ma ho subito ricordato quando facevo il bidello e trovavo i bagni femminili affrescati con i materiali poveri reperibili in loco.<br />
Ogni volta, pazientemente pulivo e non pretendevo una circolare della preside a tutta la scuola. Non potevo certo sorvegliare i servizi per giornate intere e non avrei saputo dire di chi fosse la responsabilità.<br />
Anche il nostro bidello non sa chi ringraziare, ma non condivide l'invito del preside a sorvegliare e vigilare per individuare i responsabili. Lo capisco, ma capisco anche il dirigente che vorrebbe discrete indagini invece che minacciosi proclami contro ignoti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vigilare...]]></title>
<link>http://vitadaprof.wordpress.com/2006/12/02/vigilare/</link>
<pubDate>Sat, 02 Dec 2006 13:03:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>vitadaprof</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quando facevo il bidello la preside non si vedeva quasi mai, per fortuna&#8230;
Allora, come oggi, a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Quando facevo il bidello la preside non si vedeva quasi mai, per fortuna...<br />
Allora, come oggi, a scuola non si poteva fumare e le ragazze si nascondevano in bagno per aspirare avide boccate.<br />
La preside lo sapeva ed insisteva perché io vigilassi. «E io vigilo» rispondevo. «<strong>NO!</strong> Lei non vigila abbastanza. Apra le porte e controlli quello che stanno facendo».<br />
Tentavo, timidamente, di spiegare quanti validi motivi si opponessero ad un simile controllo, ma diventava rossa in viso e mi ricordava che ero supplente temporaneo... Allora le dicevo che sì, certo, avrei aperto le porte e controllato. Così rassicurata, la pericolosa inquisitrice se ne andava e io potevo liberare i lavandini intasati dai mozziconi.<br />
E fu allora che decisi di non fare il preside...</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[vita da bidello]]></title>
<link>http://vitadaprof.wordpress.com/2006/12/01/vita-da-bidello/</link>
<pubDate>Fri, 01 Dec 2006 07:26:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>vitadaprof</dc:creator>
<guid>http://vitadaprof.wordpress.com/2006/12/01/vita-da-bidello/</guid>
<description><![CDATA[Ebbene sì, ho fatto anche il bidello! Ma non voglio fare il preside&#8230;
Ho fatto il bidello in u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, ho fatto anche il bidello! Ma non voglio fare il preside...<br />
Ho fatto il bidello in un liceo artistico nel lontano 1975, quando un posto da bidello non si negava a nessuno.<br />
Ero al quarto piano e gli alunni si stupivano vedendo i libri sul mio tavolo. Per ore non c'era nulla da fare e io studiavo per l'esame di storia greca.<br />
Ero un bidello privilegiato: mai dovuto portare una circolare! I bidelli più anziani rivendicavano il privilegio: il giro passava anche nell'aula di nudo... ed erano altri tempi.<br />
Il corridoio non diceva un granché, ma quando dovevo pulire i bagni femminili capivo di essere in un liceo artistico. Le pareti erano ampiamente affrescate con i materiali poveri che si trovavano a disposizione in loco: quando si dice la creatività...<br />
Peccato che le feroci disposizioni della preside imponessero la cancellazione di tanti capolavori.<br />
Ebbene sì, ho fatto anche il bidello! Ma non voglio fare il preside...</p>
]]></content:encoded>
</item>

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