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	<title>argentina-reportage-e-articoli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "argentina-reportage-e-articoli"</description>
	<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 04:41:49 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[A 80 anni dalla nascita del "Che" Guevara]]></title>
<link>http://barbarameoevoli.wordpress.com/?p=29</link>
<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 22:50:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nella sua città natale è stata eretta una statua realizzata con il bronzo donato da 15 mila person]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span>Nella sua città natale è stata eretta una statua realizzata con il bronzo donato da 15 mila persone</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.meoevoli.eu/Foto/statua%20che_Q.jpg" alt="Inaugurazione della statua al 'Che'" width="315" height="226" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>15 giugno 2008<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Il Che Guevara: un simbolo, un ideale, un modello. Il 14 giugno avrebbe compiuto 80 anni se non fosse stato ucciso nelle montagne della Bolivia dall’esercito boliviano che represse la guerriglia comandata dallo stesso “Che”. Una figura che a 40 anni dalla sua morte risveglia ancora gli animi intorpiditi dal consumismo, fa sorgere aspirazioni e iniziative concrete, riesce a unire formalmente in una grande manifestazione i movimenti di sinistra di tutta l’America latina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-align:justify;"><span style="font-family:Arial;"><!--more--></span></p>
<p><span>In occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita del Che, da tutte le regioni dell’Argentina e da numerosi paesi del Sudamerica, migliaia di giovani sono andati a Rosario (centro dell’Argentina), la città natale del Che Guevara, per rendergli omaggio con una grande manifestazione patrocinata dal governo della regione e dal municipio della città.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Il giorno della nascita del “Che”, al termine della marcia, si è inaugurata la statua, realizzata dallo scultore argentino Andres Zerneri, che rappresenta il Comandante vestito da guerrigliero. La statua di bronzo di quattro metri di altezza è stata installata nella Piazza battezzata “Che Guevara”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>A 40 anni dalla sua morte, Ernesto riesce ancora a mobilitare la gente, ed infatti l’idea della statua è stata di varie organizzazioni di base. Sono stati gli stessi cittadini a rendere possibile la realizzazione e il trasporto del monumento a Rosario, non c’è stato bisogno né di un finanziamento dall’alto, né di uno sponsor. Sono servite tre tonnellate di bronzo per la costruzione e tutto è stato donato dai cittadini che hanno portato 15 mila chiavi e piccoli oggetti di bronzo nella casa dello scultore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>“Questo argentino, nato a Rosario, non si stanca mai di essere un esempio” ha detto Aleida Guevara, la figlia del “Che” durante l’inaugurazione in cui è stata scoperta la statua dinanzi a circa 50 mila persone. “Come persona è così completa – ha continuato commossa - che non riusciamo a eguagliarlo; sicuramente cerchiamo di farlo, però la maggior parte di noi poi si riduce solo a parlare, e disgraziatamente non facciamo nulla di concreto. E a che servono i discorsi e i monumenti, se non concretiamo i suoi ideali e le sue convinzioni? Abbiamo bisogno di unità, una parola magica che sempre usiamo ma che non mettiamo in pratica”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Alla manifestazione hanno partecipato 96 organizzazioni, fra cui sindacati, partiti politici, collettivi studenteschi e organizzazioni sociali e dei diritti umani. Tutte le organizzazioni sfilavano con la propria bandiera e quella della famosa foto di Korda del volto del “Che”,<span> </span>ma poche organizzazioni hanno abbassato la propria bandiera dinanzi alla statua quando Aleida Guevara chiedeva unione fra tutti i movimenti di sinistra e i popoli dell’America latina per sconfiggere l’imperialismo. Nelle manifestazioni in Argentina infatti quasi tutti i partecipanti sfilano sotto la bandiera e con l’organizzazione di cui fanno parte. Spesso ogni organizzazione è preceduta da persone che sono incaricate di non permettere infiltrazioni e che difficilmente tollerano l’ingresso nella zona da loro controllata di soggetti non affiliati al movimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>L’omaggio a Ernesto Guevara si è tenuto in un momento di forte tensione fra le confederazioni agricole che rappresentano i medi e grandi produttori di alimenti della pampa e il governo progressista di Cristina Fernandez Kirchner. Tre mesi fa il governo ha annunciato l’aumento delle imposte che avrebbero colpito in particolare i piccoli, medi e grandi esportatori di soia del paese, da quel momento sono iniziate le serrate patronali e i blocchi stradali organizzati dalla Confederazione agricola che hanno portato alla scarsezza di alimenti nelle città ed a un aumento dell’inflazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Nel discorso in omaggio al Comandante, il militante pacifista argentino Adolfo Perez Esquivel (premio Nobel della pace nel 1980) ha criticato sia l’arresto della produzione imposta dai produttori agricoli in protesta contro la manovra finanziaria del governo che l’autismo del governo che non intavola un dialogo con l’opposizione. Ha denunciato inoltre la strumentalizzazione della manifestazione da parte dei partiti politici che l’hanno promossa e che non attuano per niente secondo il pensiero del comandante guerrigliero. “Che penserebbe il Che? – si è chiesto l’attivista dei diritti umani sopravissuto alle torture inflittegli durante la dittatura argentina – vedendo che nel giorno del suo omaggio le grandi imprese argentine devastano l’economia del proprio paese e che i politici dicono una cosa e ne fanno un’altra”. Ha inoltre fatto appello al pubblico “per recuperare la vera figura del “Che” e essere rivoluzionari ogni giorno. Il “Che” non sarebbe stato orgoglioso di una celebrazione dedicata a lui quando in Argentina muoiono di fame 25 bambini al giorno”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Il poeta cubano Miguel Barnet ha fatto omaggio a Ernesto Guevara con il poema da lui composto “Il poeta sei tu” e ha denunciato la commercializzazione dell’immagine del “Che”. Il suo volto infatti è uno dei più riprodotti al mondo dopo quello di Cristo, un fenomeno a cui lo stesso Guevara si sarebbe opposto se fosse stato in vita, essendo stato iconoclasta e sicuramente contrario a che la sua immagine potesse rappresentare un profitto per qualcuno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Come avrebbe voluto il “Che”, al grido dell’ “unione dell’America latina”, l’omaggio per il suo anniversario si è concluso con un concerto nella piazza principale di Rosario dinanzi a migliaia di persone. Sovrastati da un’immensa stella rossa luminosa, tutti i musicisti latinoamericani presenti sul palco hanno cantato l’immancabile “Hasta siempre” composta da Victor Jara.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Barbara Meo Evoli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span><a title="Sito Barbara Meo Evoli" href="http://www.meoevoli.eu/">http://www.meoevoli.eu</a></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[XXXI anniversario delle "Madri de la Plaza de Mayo"]]></title>
<link>http://barbarameoevoli.wordpress.com/?p=15</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 18:45:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le madri dei desaparecidos argentini continuano a denunciare le ingiustizie del mondo
Intervista all]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size:14pt;">Le madri dei <em>desaparecidos</em> argentini continuano a denunciare le ingiustizie del mondo</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;"><span style="font-family:Arial;">Intervista alla presidente dell’Associazione Hebe de Bonafini</span></span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><img style="border:2px solid black;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/Foto/Distribuzione%20della%20ricchezza%20immediata_I.jpg" alt="" width="200" height="115" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Intorno all’obelisco della Plaza de Mayo di Buenos Aires sfilano una ventina di donne con sguardo fiero. In testa hanno un fazzoletto di mussola bianca e in mano una bandiera blu con scritto “Mai un passo indietro!” <!--more-->un giovedì alle 15:30.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Sono le madri dei <em>desaparecidos </em>argentini, sequestrati, torturati e assassinati durante la dittatura militare (1976-1983)</span><span>.</span><span style="font-family:Arial;"> Le organizzazioni di diritti umani parlano di 30 mila <em>desaparecidos, </em>uomini e donne scomparsi dagli anni anteriori al colpo di stato di Jorge Videla fino al restauro della democrazia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Ogni giovedì da più di 30 anni si riuniscono sotto il sole, la pioggia e nelle intemperie sulla piazza da cui prendono il nome. Quella piazza la scelsero come luogo di riunione il 30 aprile del 1977 quando intuirono che solo con l’unione avrebbero potuto raggiungere dei risultati e decisero di chiedere un’udienza all’ex dittatore Videla, che però non gli fu mai concessa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Scelsero la Plaza de Mayo perché su di essa si affacciano la cattedrale e l’imponente Casa Rosada, la sede di governo, e lì hanno deciso di andare a esprimere il loro dolore e esigere che gli fossero restituiti i figli fatti sparire per essersi opposti al regime militare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><img class="alignleft" style="float:right;margin:5px;" src="http://WWW.MEOEVOLI.EU/fOTO/Hebe de Bonafini legge un messaggio dinanzi alla statua di San Martin_i.jpg" alt="" width="160" height="106" /><span style="font-family:Arial;">La tenacia che hanno dimostrato le Madri nella lotta per scoprire dove erano i loro figli <em>desaparecidos</em> è stata esemplare per tutte le donne del mondo. Le Madri hanno lottato contro un regime che puniva duramente, a volte con la vita, chi esprimeva un pensiero diverso da quello imposto dalla giunta militare. Sono perfino riuscite a sconfiggere il silenzio di coloro che hanno taciuto durante e dopo la dittatura gli orrori di cui sono stati testimoni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">La condizione di madre di famiglia non ha evitato che, all’epoca della dittatura, molte Madri di Plaza de Mayo subissero una dura repressione. Le Madri sono state infatti, come gli uomini, perseguitate, picchiate e torturate per aver fatto sentire la propria voce contro il regime militare, e perfino tre sono state rapite e uccise. <span> </span>Non si sono mai arrese nella ricerca dei propri figli e della verità su ciò che era successo loro, ancora oggi si battono affinché sia fatta giustizia contro i colpevoli dei delitti commessi prima, durante e dopo la dittatura. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">La lotta delle Madri non si e’ fermata a organizzare le marce intorno all’obelisco, ma si è concretata dalla costruzione dell’Associazione che porta il nome della piazza, alle numerosissime mobilitazioni e proteste portate avanti per le strade di tante città del paese, dalle lettere inviate a personalità internazionali, intellettuali e politici denunciando le violazioni dei diritti umani compiute nel paese, alla redazione di un giornale e l’edizione di libri, dalla organizzazione delle 25 “Marce della resistenza” con cadenza annuale, alla creazione dell’Università’ popolare Madres de la Plaza de Mayo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">La loro protesta e’ sempre stata rivolta in particolare contro i governi insediati nella Casa Rosada, fino a dicembre del 2006 quando hanno annunciato che il governo dell’ex presidente Nestor Kirchner “non era più il nemico”. Questo radicale cambiamento è stato dovuto alla nuova linea adottata dal governo che, tra l’altro, ha disposto l’abrogazione delle leggi che garantivano la non imputabilità dei delitti commessi durante la dittatura ai militari: le leggi di “obbedienza dovuta” e di “punto finale” emanate dagli ex presidenti Raul Alfonsin e Carlos Menem.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><img class="alignright" style="float:right;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/foto/Parlano Bonafini e Petrini dinanzi alla Casa Rosada un giovedì_I.jpg" alt="" /><span style="font-family:Arial;">Le Madri continuano a camminare ancora oggi stringendosi l’una contro l’altra dietro uno striscione in cui e’ scritto “Distribuzione della ricchezza immediata!”, poi si dirigono a proclamare il proprio discorso sotto la statua di San Martin dinanzi alla sede di governo. Inoltre sulla storica piazza che le rappresenta, le Madri non si limitano più alle marce e alle parole espresse in pubblico, ma utilizzano la propria fama nata, cresciuta e consolidatasi lì, per finanziare l’Associazione. Sotto l’obelisco hanno installato dei tavoli in cui vendono ai turisti venuti da tutto il mondo clip, libri, cappelletti, bandiere, cartoline, riviste: tutto con il marchio del simbolico fazzoletto bianco.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">In un’intervista, la vicepresidente dell’Associazione, Evel Petrini, interrogata sugli obiettivi a lungo termine dell’Associazione ha sostenuto che “la lotta che portano avanti le Madri ormai da anni non si limita più alla ricerca dei propri figli ma a svolgere azioni dirette alla costruzione di una realtà in cui tutti abbiano gli stessi diritti, dove non ci sia miseria e sia garantita una vita dignitosa a tutti gli argentini”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Per il 2008, Petrini ha poi specificato che l’obiettivo è “garantire l’istruzione a tutti” e che uno degli strumenti creati a tal fine dall’Associazione è l’Università popolare Madres de Plaza de Mayo (Upmpm) fondata nel 1999. L’Università, con i suoi 800 studenti e 140 docenti, è nata con l’idea di fornire corsi in tanti ambiti del sapere (psicologia, giurisprudenza, scienze della comunicazione e altri) per promuovere un pensiero critico della realtà politica e sociale non solo argentina, ma anche mondiale. “L’Upmpm - ha aggiunto Petrini – è uno spazio dove settori popolari e nascenti movimenti sociali possono esprimere la propria voce e ha come finalità creare una nuova coscienza politica fra i giovani”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Dal canto suo la presidente Hebe Maria Pastor de Bonafini, ha dichiarato che uno dei grandi risultati dell’Associazione è “che la Piazza di Maggio è nostra, e ogni giovedì con la nostra marcia si produce la risurrezione dei nostri figli. Così abbiamo vinto la morte. Siamo riuscite a mantenerci presenti nella Piazza per 31 anni, senza mancare neanche una settimana, non pensavamo di poterci riuscire”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Oltre alla storica Plaza de Mayo, Bonafini, a cui durante la dittatura sono stati fatti sparire i due figli e la nuora, ha menzionato un altro importante simbolo delle Madri, che le identifica a livello internazionale, “il fazzoletto bianco – che ha sostituito il pannolino che avevano portato nelle prime marce di protesta - lo portiamo sempre in testa stretto, come portiamo con noi i nostri figli” <em>desaparecidos</em> tanti anni fa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">In omaggio al XXXI anniversario dell’Associazione, il 30 aprile le Madri hanno inaugurato il Centro culturale “I nostri figli” all’interno delle installazioni dell’ex liceo navale della Scuola meccanica della marina (Esma), il famigerato centro di detenzione clandestino dove a Buenos Aires furono detenuti, torturati e uccisi centinaia di oppositori al regime.<span> </span>“Siamo sbarcate con la vita nella Esma – ha detto Bonafini in un’intervista per Rainews - abbiamo vinto contro la morte. Dove prima venivano addestrati gli uomini più perversi, più sadici, più assassini, funzionerà un centro culturale delle Madri, lì si impartiranno lezioni ai giovani di musica, teatro, canto, scrittura, insomma tutte le arti”.e questa concessione “è stata resa possibile dal governo di Kirchner che ha mostrato un’attitudine totalmente diversa dai governi precedenti”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://www.meoevoli.eu/foto/Vendendo libri e souvenir dell'Associazione Madres de la Plaza de Mayo_I.jpg" alt="" width="109" height="160" /><span style="font-family:Arial;">Per quanto riguarda invece un successo in particolare del 2007, Bonafini ha indicato “il progetto sociale ‘Sogni Condivisi’ (Sue</span><span style="font-family:Arial;">ños compartidos)</span><span style="font-family:Arial;">, attraverso cui la gente dei quartieri emarginati – delle cosiddette “villas” di Buenos Aires, che corrispondono alle “favelas” brasiliane – costruisce con le proprie mani la propria casa che abiterà con un contratto in regola e un’assicurazione sul lavoro. Questa gente non sta costruendo ‘case sociali’, questa parola a un significato discriminatorio, sta costruendo delle case, come sono casa mia e casa tua”. Bonafini ha inoltre puntualizzato che la donna è implicata nel lavoro di costruzione delle case, infatti “nelle opere lavorano al 50% donne e al 50% uomini”. Ed il progetto, che è finanziato dall’attuale governo, “prevede anche che gli abitanti del quartiere ricevano la formazione professionale necessaria per la costruzione” in modo così da fornire, non solo una casa dignitosa, ma anche le conoscenze tecniche specifiche di un mestiere per il futuro e un salario durante il tempo che durano i lavori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">“Nel 2007 essere riuscite ad andare avanti con il progetto ‘Sogni condivisi’- ha aggiunto Bonafini – è stato molto importante e la prova è che adesso ci sono tante province argentine che vogliono applicare questo sistema di ristrutturazione dei quartieri marginali”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">La presidente dell’Associazione ha affermato che la lotta dell’Associazione delle Madri, composta unicamente da donne, “è stata sempre portata avanti non solo in nome delle donne, ma di tutti gli argentini e degli oppressi del mondo”. Comunque ha precisato che ”abbiamo lavorato moltissimo con il tema della discriminazione della donna, con il tema dell’aborto (che è tuttora illegale in Argentina), con il tema dei transessuali, degli omosessuali, li abbiamo appoggiati, infatti hanno pubblicato molti libri attraverso la nostra casa editrice”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">In particolare per quanto riguarda l’aborto, Bonafini ha specificato che “le donne hanno il diritto di disporre del proprio corpo” e che la posizione dell’Associazione “è indipendente da quella del governo” di Cristina Fernandez, che è contrario alla depenalizzazione dell’aborto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Rispetto alle relazioni fra Associazione e governo, che sono state sempre molto tese fino al 2006, Bonafini ha dichiarato che sono cambiate radicalmente perché “adesso la Casa Rosada ci apre le porte per andare a discutere e protestare su molti argomenti. E inoltre Kirchner ha detto che i nostri figli, che hanno lottato contro la dittatura, erano i suoi ‘compagni’ in gioventù (infatti i figli <em>desaparecidos</em> delle madri sono della stessa generazione dell’ex presidente), e che noi quindi siamo come delle madri virtuali. Poi ci sembra meraviglioso che, da quando sono state abrogate le leggi che garantivano l’impunità’ ai militari della dittatura, siano cominciati, tutti i processi penali contro i colpevoli del genocidio attuato contro gli oppositori al regime”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><img class="alignleft" style="float:left;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/foto/Hebe de Bonafini marciando insieme alle altre madri_I.jpg" alt="" width="138" height="160" /><span style="font-family:Arial;">Riguardo agli obiettivi generali del 2008, Bonafini ha affermato che “continueremo a marciare ogni giovedì con il cartello ‘Distribuzione della ricchezza immediata!’ – lo stesso usato negli ultimi due anni – Abbiamo detto alla presidente che ci piacerebbe non usarlo più, ci ha fatto tante promesse, ma ci pare che oggigiorno la ricchezza non sia ben distribuita, c’è ancora molto da fare. Non dobbiamo cambiare il cartello se tuttora in realtà le cose non sono cambiate. Questo governo è il migliore che ci poteva capitare in Argentina, anche se ci sono tante posizioni che assume che non condividiamo. Comunque non c’era altra scelta, l’obiettivo alla fine per noi è il socialismo”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">“Fondamentale adesso è costruire scuole – ha precisato relativamente agli obiettivi specifici del 2008 - creare spazi in cui si possano formare uomini e donne. Stiamo cercando nuovi luoghi nei quartieri poveri in cui costruire licei, istituti professionali, università popolari, dare corsi di formazione tecnica. E stiamo cercando di impiantare un’orchestra, affinché la musica sia uno strumento di espressione e possibilmente anche di lavoro alla portata anche dei più umili”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Bonafini ha concluso dicendo che la lotta dell’Associazione delle Madri, composta unicamente da donne, “è stata sempre portata avanti, non solo in nome delle donne, ma di tutti gli argentini e degli oppressi del mondo”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;">Barbara Meo Evoli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><a href="http://www.meoevoli.eu/Reportages/reportages.asp?l=I" target="_self">www.meoevoli.eu</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;text-indent:18pt;"><span style="font-family:Arial;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Storie di donne]]></title>
<link>http://barbarameoevoli.wordpress.com/?p=13</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 17:35:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>barbarameoevoli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Abbandonata dalla madre e adottata da una famiglia del quartiere della Boca, è stata abusata del pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/Foto/IMG_0443_I.jpg" alt="Stella Maris Todaro" width="160" height="107" />Abbandonata dalla madre e adottata da una famiglia del quartiere della Boca, è stata abusata del patrigno, poi ha sopportato la violenza fisica e morale anche del primo e del secondo marito. Ha preso cura dei figli quando erano dipendenti del crack e malati di AIDS, ed è stata accanto a loro quando la morte li ha portati via, lei a 24 e lui a 26 anni. Ha perso un occhio per un colpo ricevuto per gelosia da un’altra donna. Da vent’anni è siero positiva per contagio del suo ex marito.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em>Stella Maris Todaro, 54 anni, oggi è la responsabile di un programma di prevenzione contro l’AIDS, organizza un programma settimanale nella Radio comunitaria Grafica e ha organizzato campagne di sensibilizzazione contro il Crack.</em></p>
<p><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img class="alignright" style="float:right;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/Foto/IMG_0446_I.jpg" alt="Marcela Veronica Morales" width="160" height="107" />Si è ritrovata sola a otto anni, dopo aver perso la madre e la nonna. Ha cominciato a vendere fiori all’entrata di un cimitero per procurarsi da mangiare, ha lavorato tutti i giorni tutta la vita e non è potuta andare a scuola. Ha una sorella malata con tre figli, perciò ne deve mantenere sei in totale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em>Marcela Veronica Morales, 37 anni, ha messo in piedi una mensa per i bambini poveri del quartiere della Boca da sola senza l’aiuto e il finanziamento di nessuno. Oggi la mensa si chiama “Pancia piena, cuore contento” in ricordo della sensazione che provava lei stessa da piccola. La mattina all’alba passa per tanti piccoli negozi, la frutteria, l’alimentari, la panetteria…, e così raccoglie gratis gli ingredienti necessari per preparare da mangiare ai bambini della mensa.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="float:left;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/Foto/IMG_0452_I.jpg" alt="Cristina Mangravide" width="160" height="107" />Ha voluto studiare tutta la vita ma non ha mai potuto poiché nella sua famiglia l’insegnamento era esclusivamente per i figli maschi. Si è battuta rischiando la pelle contro la dittatura militare (1976-82) e poi per i diritti delle donne.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em>Cristina Mangravide, 57 anni, ha creato nel quartiere della Boca la cooperativa “Porteñol” di alfajores, il tipico pasticcino che si produce solo in Argentina. Oggigiorno prende i ragazzi che vivono per la strada in condizioni di necessità e li insegna a cucinare gli alfajores rendendoli parte attiva del progetto della cooperativa. Poi vende i prodotti artigianali ai turisti con una piccola casetta di cartone itinerante per la zona turistica vicina di Caminito.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><img class="alignright" style="float:right;margin:5px;" src="http://www.meoevoli.eu/Foto/IMG_0459_I.jpg" alt="Claudia Patricia Bombace" width="160" height="107" />Sono morti i suoi due fratelli, che le facevano da genitori, in uno scontro con la polizia quando era adolescente. È stata militante prima, durante e dopo la dittatura militare. Ha capeggiato molte proteste per i diritti delle donne a Buenos Aires. Ha un figlio adolescente tossicodipendente.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em>Claudia Patricia Bombace, 46 anni, è stata la prima segretaria donna del Partito giustizialista (peronista) nel quartiere de La Boca, oggigiorno svolge corsi di alfabetizzazione nelle zone più povere della città e si occupa della formazione e del reinserimento nella società dei ragazzi di strada della Boca.</em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Di storie così ce ne sono tante…</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Barbara Meo Evoli</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><a href="http://www.meoevoli.eu/Reportages/reportages.asp?l=I">www.meoevoli.eu</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">
]]></content:encoded>
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