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	<title>antropologia-culturale &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/antropologia-culturale/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "antropologia-culturale"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 00:03:10 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Antropologia Culturale  soppressa a Scienze della Comunicazione (Roma)]]></title>
<link>http://frammentinomadi.wordpress.com/?p=380</link>
<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 15:39:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>sparkaos</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217; Antropologia Culturale dal prossimo anno non sarà più materia di insegnamento per i trien]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>L' Antropologia Culturale dal prossimo anno non sarà più materia di insegnamento per i triennalisti.</p>
<p>La notizia non è di certo un bel segnale per la concezione dell'Università come luogo di elaborazione di un pensiero "critico", interdisciplinare  e libero.</p>
<p><a href="http://antropologiaculturale.wordpress.com/" target="_blank">Qui la lettera</a> del Professor Massimo Canevacci Ribeiro. (<a href="http://meltemieditore.blogspot.com/2008/06/ricevo-e-molto-pi-che-volentieri-posto.html" target="_blank">Qui per commentare</a>)</p>
<p><a href="http://oncommunity.ning.com/profiles/blog/show?id=2054003%3ABlogPost%3A7244" target="_blank">Qui un'intervista video del professore sul tema e oltre</a></p>
<p><a href="http://oncommunity.ning.com/events/event/show?id=2054003:Event:7103" target="_blank">Qui un incontro</a> sul tema</p>
<p><a href="http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=794" target="_blank">Qui una vecchia</a>intervista</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Antropologia Culturale deve restare a Scienze della Comunicazione]]></title>
<link>http://albertoparisi.wordpress.com/?p=56</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 15:39:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>ap</dc:creator>
<guid>http://albertoparisi.wordpress.com/?p=56</guid>
<description><![CDATA[Interrompo il mio silenzio (casini vari e lavori e progetti nuovi ma tornerò!) per dire una semplic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Interrompo il mio silenzio (casini vari e lavori e progetti nuovi ma tornerò!) per dire una semplice frase<br />
<a href="http://meltemieditore.blogspot.com/2008/06/ricevo-e-molto-pi-che-volentieri-posto.html" target="_blank"><strong>Antropologia Culturale deve restare a Scienze della Comunicazione</strong></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Attenzione!]]></title>
<link>http://lucio2008.wordpress.com/?p=30</link>
<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 22:07:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucio2008</dc:creator>
<guid>http://lucio2008.wordpress.com/?p=30</guid>
<description><![CDATA[IL RAZZISMO STRISCIANTE
 
Negli ultimi mesi, in seguito al ritorno della cosiddetta &#8220;emergen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size:large;font-family:Trebuchet MS;"><strong>IL RAZZISMO STRISCIANTE</strong></span></div>
<div> </div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">Negli ultimi mesi, in seguito al ritorno della cosiddetta "emergenza" (ormai permanente) dei rifiuti, nell'immaginario collettivo si è determinata una sorta di "maledizione", si è sviluppata una rappresentazione negativa che ha contribuito ad infamare e bollare il popolo partenopeo agli occhi dell'opinione pubblica nazionale ed internazionale come una plebe corrotta e malvagia: "brutti, sporchi e cattivi". </span><span style="font-family:Trebuchet MS;">Tanto per citare un esempio banale, in </span><span style="font-family:Trebuchet MS;">alcuni articoli apparsi su vari giornali e blog presenti su Internet, ho avuto modo di intercettare una forma di astio e di razzismo latente contro i Napoletani, un sentimento di biasimo e disprezzo che serpeggia anche in ambienti considerati "colti". </span><span style="font-family:Trebuchet MS;">Addirittura sembra aver preso piede un'assurda e deprecabile forma di autorazzismo dei meridionali verso le popolazioni campane e di una parte dei cittadini campani verso i Napoletani. Una situazione inquietante e controversa, che potrebbe provocare una pericolosa deriva che sarebbe opportuno prevenire e scongiurare in tempo, per evitare che degeneri completamente.</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">Personalmente, vorrei invitare ad usare una maggiore cautela prima di esprimere giudizi eccessivamente avventati e perentori che potrebbero scivolare facilmente nel razzismo più becero e sinistro. Nella fattispecie particolare mi riferisco ad una sorta di spirale autorazzista che potrebbe generare implicazioni perverse e conflittuali, difficili da gestire in modo razionale.</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">Non si può stigmatizzare e screditare, o addirittura detestare e maledire un intero popolo per quelli che sono le sue consuetudini e le sue caratteristiche  di tipo storico e antropologico-culturale. </span><span style="font-family:Trebuchet MS;">A tale proposito esorterei a leggere gli studi di antropologia culturale di Claude Lévi-Strauss. Da cui b</span><span style="font-family:Trebuchet MS;">isognerebbe imparare un approccio possibilmente storico-relativistico rispetto agli usi e costumi di popoli distanti ed estranei rispetto al nostro modo di vivere e di pensare, senza scadere in facili ed ignobili pregiudizi moralistici, derivanti da una presunta superiorità etico-spirituale, intellettuale, o addirittura etnica e "razziale", della cosiddetta civiltà occidentale.<br />
Non si può condannare e criminalizzare moralmente una popolazione ritenuta "primitiva" se questa pratica, ad esempio, riti pagani, sacrifici umani o il cannibalismo, per quanto tali comportamenti possano risultare abominevoli e ripugnanti ai nostri occhi. Così come non si può demonizzare e perseguitare il popolo Rom per le sue ataviche tendenze e disposizioni all'elemosina o al furto. Malgrado tali attitudini ci appaiano profondamente riprovevoli e detestabili, o addirittura perseguibili penalmente.</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">I nostri codici di valutazione e di comportamento, etico, civile e penale, non coincidono necessariamente con gli schemi e i parametri valoriali assunti da altri popoli ed altre culture. Ciò che per noi può rappresentare un "peccato" o una colpa esecrabile, o addirittura un reato da punire severamente, per altri popoli può essere un atto normale e naturale.</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">Se noi vogliamo considerarci e proclamarci "civili", "progrediti" e "tolleranti", dobbiamo dimostrarlo non a chiacchiere, ma nella sostanza degli atteggiamenti e dei gesti concreti, ponendoci anzitutto in modo corretto di fronte alle differenze antropologico-culturali.<br />
Le usanze e le tradizioni culturali, morali e sociali di un popolo sono difficili da modificare. I processi di mutamento innescati sul terreno antropologico-culturale possono essere lenti, difficili e complessi, ed esigono tempi di svolgimento estremamente lunghi. </span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">Tuttavia, mi risulta che le popolazioni napoletane, specialmente le giovani generazioni, stanno provando a cambiare radicalmente le insane abitudini "plebee" di cui sono tacciate. </span><span style="font-family:Trebuchet MS;">Durante l'ultima puntata di "Anno Zero", trasmessa lo scorso 5 giugno, ho ascoltato la preziosa testimonianza di un ragazzo di Chiaiano che spiegava come gruppi di giovani napoletani si fossero autonomamente organizzati per effettuare la raccolta differenziata, ma sono impossibilitati ad attuare le loro buone intenzioni in quanto gli amministratori locali hanno "le mani legate", così come hanno ammesso gli stessi amministratori. Quali considerazioni si possono trarre da questa situazione?</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">E' ormai evidente che si è imposta una volontà politica di matrice filo-camorrista, rivolta in una determinata direzione, tesa a privilegiare e tutelare non il bene comune delle popolazioni locali, bensì gli interessi economici privati delle cosche criminali, fiancheggiate da comitati affaristici conniventi e da alcuni esponenti del potere politico-istituzionale ed economico-imprenditoriale. </span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">E' ormai palese che tale "emergenza", che perdura ormai da oltre un decennio, è quanto meno strana e discutibile, direi che si tratta di un'emergenza innescata e pilotata da alcuni centri di potere di origine occulta e senza dubbio criminale, molto probabilmente collusi con alcuni rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali, ma anche (perché escluderlo) internazionali.</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;">Infatti, le autorità locali sembrano avere proprio le "mani legate" quando si accingono ad applicare soluzioni (inclini ad esempio alla realizzazione di alte percentuali di raccolta differenziata) che non sono gradite al sistema camorrista, in quanto poco funzionali agli scopi dei clan e di altri gruppi affaristici più o meno legalizzati. A cui invece conviene che si adottino altre risposte quali (appunto) le discariche e gli inceneritori, che evidentemente consentono di lucrare e di ottenere ingenti profitti economici. Ed è esattamente la linea politica che si sta cercando di imporre a scapito delle popolazioni campane. </span><span style="font-family:Trebuchet MS;">Sia con le buone che con le cattive.</span></div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;"><strong></strong></span> </div>
<div><span style="font-family:Trebuchet MS;"><strong>Lucio Garofalo</strong></span></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Fiera del libro e i boicotaggi contro Israele]]></title>
<link>http://politiche.wordpress.com/?p=72</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 07:50:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
<guid>http://politiche.wordpress.com/?p=72</guid>
<description><![CDATA[Il Consiglio delle nazioni Unite sui Diritti Umani ha le idee chiare. Da quando è nato, a partire d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Il Consiglio delle nazioni Unite sui Diritti Umani ha le idee chiare. Da quando è nato, a partire dal marzo del 2006, ha espresso una chiara condanna in merito al delicato tema dei diritti umani contro un solo Paese, a riprova dei propri giudizi equilibrati e realisti. Nonostante gli Stati nemici dei diritti umani abbandoni, purtroppo, nel globo, il Consiglio si esprimi <em>cum grano salis</em> e non si fa trascinare dagli umori. Potete essere sicuri del suo giudizio. Quale sarà mai questo Stato canaglia? Iran, dove ti arrestano se sei gay, Burma, dove ti imprigionano se sei dissidente, Pakistan, dove ti uccidono se sei democratico, Darfur, dove ti uccidono e basta? La lista è lunga, purtroppo. Bene, il Paese condannato è stato Israele. Oibò, Israele è il più cattivo di tutti. E, a quanto pare, i nazisti antisemiti che gli si rivolgono contro, pronti a lanciare boicottaggi, a firmare appelli, e via demagoggizando, non finiscono mai in minoranza. L’ultima odiosa riprova ci giunge da Torino.</p>
<p class="MsoNormal">L’idea della Fiera Internazionale del Libro di invitare lo Stato d'Israele come ospite d'onore, in occasione dei sessant'anni dalla sua fondazione, cosa, fra l’altro, che la Fiera fa ogni anno dedicando particolare attenzione alla letteratura di un Paese in particolare, ha comportato l’annuncio del boicottaggio della <em>kermesse</em> da parte di vari intellettuali arabi, Paesi arabi e dei nostrani forum per la Pace in Palestina e via marciando in <em>kefiah</em>. Non è una novità. Il <em>democratico boicottaggio</em>, o il <em>dissenso civile</em> degli intellettuali della <em>meglio gioventù</em> è quasi un riflesso pavloviano quando si parla di Israele. Ricorderete i casini all’università di Firenze quando doveva parlare l’ambasciatore israeliano o il boicottaggio proposto da Ken Loach contro il Festival del Cinema di Tel Aviv. Ha sottolineato Bertinotti che bisogna distinguere fra la politica del governo di Israele, discutibile, e lo Stato, con il suo fisiologico diritto all’esistenza; ma in realtà è proprio nel non voler riconoscere alcuna legittimità allo Stato che si annida il cancro antisemita, nascosto dietro la foglia di fico dell’antisionismo. Che colpa avrebbero i vari Oz, Yehoshua o Grossman per meritare un boicottaggio, se non la colpa fattuale e <em>deresponsabilizzata</em> di essere ebrei? Con il nazismo, la logica amico-nemico fa, per così dire, un salto qualitativo: dal nemico razionale, in quanto contrario ai miei interessi, si sostituisce il nemico ontologico: tu sei mio nemico solo perché sei comunista, nero, ebreo: e questo non dipende dalla tua volontà, ma dalla tua semplice esistenza.</p>
<p class="MsoNormal">Questa è la logica dell’antisemitismo che sopravvive pericolosamente nelle nostre società: purtroppo ammantata da una sorta di legittimità ideologica fatta a suon di intellettuali che firmano appelli.<br />
Mario Calabresi, allorquando intervistò i <em>maitre a pensee</em> che addossarono al padre la morte di Pinelli, riporta che quegli stessi intellettuali in parte ammisero di aver firmato per conformismo o perché “negli anni 70 così facevan tutti”. Ma possiamo ancora credere nella buona fede di questa casta di bramini che si legittima facendo comprare i propri libri agli studenti universitari, quando già dal 2003 l’Unione Europea <span> </span>- <span> </span>attraverso l’Osservatorio Europeo dei casi di razzismo e xenofobia ed il lavoro dei ricercatori Bergmann e Wetzel - ci ha dimostrato che il ruolo più pernicioso nelle attuali strategie antisemite è svolto, oltre che dai picchiatori nazisti, proprio da questa intellighenzia da <em>Rive Gauche</em> pronta a firmare gli appelli pro Chavez ed ad assistere alla nuova <em>lectio magisralis</em> di Oreste Scalzone?</p>
<p class="MsoNormal">Ritorniamo, infine, al Consiglio ONU: un grave disastro che mina alla base gli sforzi fin qui fatti per creare una cultura giuridica che renda azionabili universalmente i diritti umani; validi <em>erga omnes</em>, anche <em>contro</em> il proprio Stato d’origine, attraverso l’erosione di quel particolare aspetto della sovranità statuale che definiamo <em>domino riservato</em>. Ovvero la possibilità, per uno Stato, di fare quello che gli pare dei propri cittadini, anche imprigionarli ed ucciderli. La crema dei giuristi e dei politici a tutt’oggi si interroga ottimisticamente sulla possibilità che i diritti universali diventino subito azionabili, ad esempio, innanzi alla Corte di Giustizia Internazionale. Ma la speranza che il Consiglio ONU possa rappresentare un passo nell’edificazione di questa civiltà giuridica è vana. Il Consiglio fu istituito sulle ceneri della sputtanatissima Commissione ONU per i Diritti Umani, monopolizzata da un cartello di potenze sorte dalla decolonizzazione e largamente governati da dittature che orientavano i giudizi dell’esecutivo in termini politici. Oggi il Consiglio è nello scacco dell’Organizzazione della Conferenza Islamica che propone un giorno si e l’altro pure mozioni contro Israele. Contro i Qassam arabi sparati sugli israeliani non si solleva una voce. L’Islamic Conference ha il Consiglio in pugno: e l’Europa che fa? Nel migliore dei casi, si astiene. Forse, varrebbe la pena mandare in pensione anche il Consiglio.</p>
<p><em>Alessio Postiglione</em><br />
(pubblicato su <a href="http://www.notizieverdi.it">Notizie Verdi</a>)</p>
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<title><![CDATA[Turchia-Curdistan. Quali scenari?]]></title>
<link>http://politiche.wordpress.com/?p=62</link>
<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 12:12:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’è un’altra guerra nel globo? Forse. E, apparentemente, coinvolge proprio l’Iraq democratico]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">C’è un’altra guerra nel globo? Forse. E, apparentemente, coinvolge proprio l’Iraq democratico; ma non era stato sanato dalla terapia dei Bush?</p>
<p class="MsoNormal">Si intensificano, infatti, gli scontri fra esercito turco e i ribelli curdi al confine coll’Iraq.</p>
<p class="MsoNormal">Il presidente Abdullah Gul ed il premier Tayyip Erdogan parlano di una operazione chirurgica e mirata che non tocca civili, volta a rimuovere i focolai più sediziosi di rivolta sobillata dai combattenti legati al PKK. Non durerà più di 20 giorni: dicono. O sperano.</p>
<p class="MsoNormal">Robert Gates, segretario USA alla difesa, non sconfessa l’operazione ma sottolinea che deve essere di breve durata. La Turchia è un prezioso alleato USA: che già era stato offeso dalla mozione Democratica del Congresso sul genocidio armeno.</p>
<p class="MsoNormal">D’altro canto il governo iracheno è indispettito e parla di minaccia alla propria sovranità.</p>
<p class="MsoNormal">In questa settimana è programmata una visita di Erdogan a Bagdad per trovare un’intesa diplomatica e ricucire i rapporti; ma la situazione è difficile.</p>
<p class="MsoNormal">Bazhoz Erdal, uno dei leder del PKK, ha richiesto una sorta di resistenza dei Curdi; ed è stato appoggiato da Massud Barzani, presidente della regione autonoma del Curdistan iracheno.</p>
<p class="MsoNormal">Già; perché la grande minaccia curda alla Turchia proviene proprio dalla dissoluzione del regime di Saddam Hussein. Il Curdistan iracheno, dal 2003, ha potuto finalmente autorganizzarsi come Regione indipendente, con una propria bandiera ed una propria lingua ora riconosciuta e non più perseguitata. Le strategie principali di negazione dell’identità curda e di assimilazione forzata perseguita contro i Curdi, difatti, partivano proprio dal divieto all’utilizzo della lingua. L’obiettivo delle elites curde-irachene è, ovviamente, raggiungere un alto livello di auto amministrazione sulle risorse regionali; notevoli e, come sempre da queste parti, legate a grossi giacimenti di petrolio come quello localizzato a Kirkuk, nel Nord-Iraq.</p>
<p class="MsoNormal">Sono le Nazioni che alimentano il nazionalismo o, piuttosto, sono le Patrie un’invenzione di una elites interessata, come lasciano supporre eminenti studiosi come Eric Hobsbawm e George Mosse? Di certo, dal 2003 in poi, la crema dell’intellighentzia curda, semmai dispersa dalla diaspora, è tornata nel Curdistan iracheno per elaborare tradizione, cultura, musica e – se non per creare – almeno stabilire la <em>curdità</em>.</p>
<p class="MsoNormal">I turchi sono molto sensibili a questo tema e molto insensibili nel cercare di risolverlo. In Turchia ci sono circa 17 milioni di Curdi, anche se solo una minima parte ha appoggiato od appoggia partiti secessionisti come il PKK; che è, vale la pena ricordarlo, considerato fuorilegge dalla comunità internazionale.</p>
<p class="MsoNormal">Il nazionalismo curdo, come tutti i nazionalismi europei, incluso quello turco, si è sviluppato nell’Ottocento. A partire dagli anni 20 del Novecento, i Curdi incominciarono a vibrare una serie impressionante di ribellioni; famosa fu quella di Dersim a cui prese parte su sponda proturca, ovviamente, anche la figlioccia adottiva di Ataturk, Sabiha Gökçen, armena e primo pilota donna di aerei militari della storia.</p>
<p class="MsoNormal">Le sorti dei Curdi, insieme a quelle degli Armeni e dei Turchi erano, allora, legati agli interessi dei Paesi coloniali. L’autonomia dei Curdi turchi, infatti, fu soppressa proprio dal trattato di Losanna che stabiliva i confini turchi allo smembramento dell’Impero Ottomano. I Turchi, dal canto loro, hanno sempre avuto la sensazione che la questione curda, insieme a quella armena e a quella del Turkestan, regione storica turco fona che dal Mar Caspio arriva alla Cina, sia stata utilizzata anche per impedire ad Ankara di diventare subito una grossa potenza regionale, antagonista degli interessi europei; percezione avallata anche dal fatto che il PKK è stato più volte appoggiato da molti Paesi.</p>
<p class="MsoNormal">Ecco che l’Iraq democratico è diventata la spina del fianco di Ankara. Ma come giudicare l’operazione mirata di Erdogan? Si tratta, effettivamente, di una missione che viola la sovranità di Bagdad: eppure il PKK è riconosciuto come gruppo terroristico dalla comunità degli Stati e la situazione può richiamare la caccia che il Mossad faceva ai criminali nazisti sparsi per il globo. La  Turchia, se vuole mettersi in linea con i principi democratici, è bene che limiti la sua azione solo ed esclusivamente al PKK. Ma, soprattutto, è d’uopo che incominci ad affrontare il problema curdo seriamente, non limitandosi al risibile diritto di avere un’ora di programmazione al giorno sulla tv in lingua curda. Sicuramente continuare a blaterare di non aver sterminato né i Curdi né gli Armeni non giova ad un clima di verità necessario per la pacificazione e la risoluzione democratica di un conflitto. La situazione è ancora più paradossale se si pensa che il genocidio armeno ha alimentato il problema curdo, giacchè i governi turchi dell’epoca autorizzarono proprio i curdi a far mambassa e a popolare quella parte dell’attuale Turchia orientale che gli armeni chiamavano “Armenia occidentale”. I nodi vengono sempre al pettine.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><em>Alessio Postiglione</em><em></em></p>
<p>(pubblicato su <a href="http://www.notizieverdi.it" target="_blank">Notizie Verdi</a>)</p>
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<title><![CDATA[Padre Pio, Lenin e il corpo]]></title>
<link>http://politiche.wordpress.com/?p=52</link>
<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 15:29:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
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<description><![CDATA[Allo scienziato Aleksej Abrikosov non si ascrivono particolari meriti scientifici; ma almeno uno è ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Allo scienziato Aleksej Abrikosov non si ascrivono particolari meriti scientifici; ma almeno uno è stato tale da portare i malpensanti a credere stesse barando. Egli mummificò la salma di Lenin, esposta nel mausoleo suprematista di Aleksej Ščusev, dal 1924. Lo stato di conservazione del corpo era tanto perfetto da suscitare l’idea si trattasse di una statua di cera.</p>
<p class="MsoNormal">La cosa non deve stupire. Quando si è aperta la cripta di Santa Maria delle Grazie, anche l’arcivescovo Domenico D’Ambrosio, ha detto che il corpo di San Padre Pio era perfetto. Il corpo del campione, del leader, del santo, recano nella propria carne lo stigma della loro forza interiore, morale o fisica. Nella nostra mitologia dei corpi, è il corpo che dà forma alla bellezza e alla nobiltà dell’anima. E’ una cosa singolare. La nostra cultura crea i concetti di corpo e anima, dai quali discendono altre fondamentali categorie euristiche attraverso le quali pensiamo il mondo - come Ragione e Sentimento, Eros e Thanatos - ma sottomette la materia alla ragione dello Spirito, per provare attraverso l’unico dato certo, il corpo, l’esistenza del polo metafisico, il <i>pneuma</i>, il soffio vitale. Sembra, infatti, che l’invenzione dell’anima – e la sistematizzazione del polo opposto che in difetto precisa la prima, ovvero il corpo - risalga soprattutto a Sant’Agostino che importò nell’escatologia cristiana la distinzione di anima e corpo propria di Platone; ma ancora più probabilmente di Plotino.</p>
<p class="MsoNormal">Il termine ebraico con il quale si descriveva il corpo che rinasce con la Resurrezione, ad esempio, è <i>nefas</i> che descriveva, però, l’interezza dell’essere, non un corpo disgiunto dalla Spirito. Da quel momento in poi, però, la filosofia costruirà sempre di più la mitologia del corpo. Attorno alla quale, fra l’altro, in un incessante interscambio simbolico fra religione e politica, si struttureranno varie teofanie e teleologie. L’Eucarestia è il Corpo e il Sangue di Cristo che è consustanziale, cioè della stessa sostanza, rispetto al Padre e allo Spirito Santo. Il corpo eucaristico è tanto materico da poter essere manducato, mangiato simbolicamente dai fedeli. La manducazione del corpo (simbolico?) della divinità, d’altronde, si presenta come un archetipo universale, presente sia presso le mitiche popolazioni mediterranee pre-indoeuropee, come nell'antico rito miceneo della “manducazione del Re Saggio”, sia nelle popolazioni tribali, come attestano gli studi di Durkheim sull’intichiuma.</p>
<p class="MsoNormal"> L’esposizione del corpo di Padre Pio, quindi, scava nelle viscere della Storia e ripropone un fenomeno molto arcaico, eppure attuale. Con lo Stato moderno il potere politico diventa essenzialmente un potere sul corpo, biopolitico. Con questo termine si descrive un nuovo Stato che, piuttosto che controllare i sudditi attraverso la minaccia della morte, controlla e disciplina con una serie di pratiche che hanno per oggetto il corpo e la vita; è in questo solco che nascono la fisiognomica, la psichiatria e l’antropologia. Un esempio lampante e attuale di questo trend sono le leggi sulla procreazione, sull’aborto, sull’eutanasia. Il corpo, così, non esce mai di scena è afferma un primato politico. I cittadini sono riuniti nel corpo politico; e il corpo del politico veicola la forza dello Stato. Sia il Mussolini a torso nudo a trebbiar grano, che il maschio proletario dell’iconografia comunista, che lo scattante Cavaliere dopo il lifting, sono accumunati da una mitologia del Corpo che – quale paradosso! – vuole incarnare la giovinezza e l’immortalità della’anima, alla quale si contrapporrebbe.</p>
<p class="MsoNormal">E’ proprio in base al primato politico del corpo che si inscrive l’esposizione o il vilipendio del corpo. Dalla bellezza de I funerali di Togliatti di Renato Guttuso, all’obbrobrio del corpo del Duce, appeso come al macello dai partigiani. E’ proprio grazie a questa centralità che il corpo diventa un oggetto sociale, al centro di densi discorsi estetici ed etici. Il corpo va depilato, rasato, profumato, scolpito, isolato, separato, segregato, abbellito, colorato, vestito, mostrato. Non si dice, forse, che la seduzione è l’arte del celare? Per poi mostrare il corpo ad un fortunato partner?</p>
<p class="MsoNormal">La storia sociale degli odori di Alain Corbin, ad esempio, mette in relazione la fisiologia dell’ordine sociale con gli odori, le strategie di purificazione dello spazio pubblico attraverso la deodorizzazione dei corpi. Per il razzista, il meridionale, il nero e il rom puzzano. Il loro corpo è diverso, anormale, rozzo, deforme, sporco. Non hanno il lindore, il profumo, la freschezza, la sinuosità di un corpo di una pubblicità di Dolce e Gabbana o Benetton. Il paradosso dell’uso politico del corpo, per quanto irriverente possa suonare, è che le logiche di esposizione di Padre Pio e di un poster di moda sono simili. Anche se la Chiesa, come nel caso della malattia di Wojtyla, sottolinea l’importanza di mostrare la sofferenza, piuttosto che la potenza del corpo, per marcare la propria diversità, sarebbe preferibile fare una sola cosa. Occultare i corpi.</p>
<p>Alessio Postiglione<br />
(pubblicato su Notizie Verdi del 04/03/08)</p>
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<title><![CDATA[La società della gioventù]]></title>
<link>http://politiche.wordpress.com/?p=42</link>
<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 13:04:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
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<description><![CDATA[In quale età della vita noi ci troviamo? Giovinezza, maturità, vecchiaia? Cos’è la morte e quan]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">In quale età della vita noi ci troviamo? Giovinezza, maturità, vecchiaia? Cos’è la morte e quando accade inconfutabilmente? Non scambiate queste mie banali domande per delle fantasticherie New Age o solo per un mio improvviso inebetimento senile. Vari episodi di cronaca dimostrano che queste domande sono attuali. La Cassazione ha aperto, infatti, il caso di <b>Eluana Englaro</b>, creando uno spazio affinchè si ritorni a parlare di eutanasia. Il dibattito etico e scientifico dimostra che, incredibilmente, non c’è consenso sulla morte. Stato vegetativo, coma irreversibile, coma persistente? Un fatto apparentemente evidente è dibattuto.</p>
<p class="MsoNormal">E’ un paradosso della postmodernità. <b>Norberto Bobbio</b> notava come gli Stati Democratici moderni fossero, in pratica, più assoluti delle monarchie assolute seicentesche, proprio perché legislavano su aspetti della vita, un tempo, confinati nella sfera del privato: embrioni, staminali, morte. La politica estende la sua sfera di influenza sulla società e la assorbe interamente. Lo Stato contemporaneo esercita un potere sulla vita degli individui “biopolitico” che non può prescindere dalla determinazione del suo opposto: la morte. Anche l’età è un problema. Una determinazione storico-sociale, piuttosto che un dato biologico, si direbbe. Sorpresi? Padoa-Schioppa è recentemente scivolato sulla gaffe dei “bamboccioni”. Egli guardava attraverso le lenti di una società pre-moderna. I sociologi ci dicono che le difficoltà del mercato del lavoro, la lunghezza degli studi fra lauree di I e II livello, Specializzazioni, Master, Dottorati e Tirocini e l’impossibilità di emanciparsi economicamente dalle opulenti famiglie pasciute all’ombra di un paternalistico stato sociale keynesiano, espandono i confini dell’adolescenza<span>  </span>fino ad i trent’anni (!). Achille guerreggiava con Troia a 15 anni (ma era un semidio, in fondo), Alessandro Magno conquistava il suo impero a 21, ma la maggior parte dei “ragazzi” italiani trentenni, fra contratti a termine e a progetto, prende ancora i soldi dalla “borsetta di mammà”. I conti, però, tornano: se Veltroni viene salutato come “il nuovo” alla guida del PD, è ovvio che un trentenne sia un pischello. Già; e la vecchiaia dov’è? Ai nostri arzilli vecchietti non basta più di essere definiti eufemisticamente “terza età”. Cedere il posto ad un anziano su un bus può costarvi l’ira del beneficiato della gentilezza. Ottuagenari protagonisti dello spettacolo, tirati in lifting e sotto abuso di Viagra e pillolame vario, dichiarano alle riviste di gossip di sentirsi giovani, scattanti, pronti a tuffarsi in nuove avventure lavorative ed amorose. Le conseguenze di queste improvvide dichiarazioni è che l’età pensionabile verrà alzata e i giovani bamboccioni moriranno sul posto di lavoro, se ce l’avranno mai. In fin dei conti il lavoratore intellettuale può lavorare fin quando le sue facoltà lo consentono, e la terza età di oggi non è la vecchiezza di un tempo. Certo: l’età è una variabile dipendente dalla società in cui viviamo. Le fresche fanciulle in età da marito dell’Ottocento hanno poi studiato per emanciparsi (e ancora si devono emancipare completamente, con buona probabilità) e l’età dei matrimoni e schizzata <span> </span>più in là. Vent’anni per una donna non sono più l’età del matrimonio. Stante le difficoltà lavorative odierne, c’è da aspettarsi che anche l’età per avere figli si sposti; grazie alla scienza che muove le lancette dell’orologio biologico. Ma mentre l’età si dilata, fedele all’assunto che il tempo è relativo, la grande assente è la morte. Lo “scandalo” della morte è da sempre elaborato psicoanaliticamente dalle società umane attraverso il rito. Lo stesso “senso della morte” nelle nostre società ha subìto delle profonde trasformazioni. Philippe Aries parla del passaggio fra medioevo ed età moderna, dalla “morte addomesticata”, alla “morte proibita”. La prima è una morte pubblica e preparata ritualmente; dove il guerriero si eterna e il religioso si sacrifica come Cristo in croce, attraverso “mortificazioni”, cilici e martiri. Anche l’eroe romantico emula la simbologia cristiana, perché Cristo si immola per l’amore dell’umanità e Werther per amore dell’amata; la morte è percepita come un evento naturale, al centro del discorso pubblico. La “morte proibita” è, invece, privata, occultata e temuta. Allo stesso malato terminale l’equipe medica nasconde la verità. Il moribondo è sottratto al teatro della tragica rappresentazione della dipartita. Muore nell’asetticità di una stanza illuminata dal neon. Viene poi truccato affinchè non lo si mostri come morto. La morte non deve essere vista, anzi l’uomo tenta di ingannarla, dissimularla. La contemporaneità segna un ulteriore passaggio. Mentre lo Stato normativizza il concetto (morte celebrale, testamento biologico o patrimoniale), la società degli “adolescenti trentenni”, dei “giovani cinquantenni”, dove il culto della bellezza e della giovinezza è officiato, non solo dalla cultura bassa della TV, ma dalla cultura alta, borghese e legittima, dove anziani-biologici leader politici si sottopongono al lifting e si fanno ritrarre con maglioncini sportivi su barche a vela, bene, questo mondo espunge la morte da ogni narrazione. La morte dolorosa e sofferente di Wojtyla è un’eccezione. La morte semplicemente non c’è più.</p>
<p class="MsoNormal">Ma come può una società che non elabora la morte pensare la vita?</p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal"><i>Alessio Postiglione</i></p>
<p class="MsoNormal">(pubblicato su Notizie Verdi)</p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Grillo e lo sdegno di bramini]]></title>
<link>http://politiche.wordpress.com/2008/03/17/grillo-e-lo-sdegno-di-bramini/</link>
<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 12:58:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dal V-Day si sono susseguiti interminabili i commenti su Grillo ed il grillismo. Ritorno nuovamente ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Dal V-Day si sono susseguiti interminabili i commenti su Grillo ed il grillismo. Ritorno nuovamente sull’argomento, ma partendo da un altro punto di vista. Anche se non si parla più di Grillo in particolare, il comico genovese è diventato il riferimento metacontestuale che aleggia in parlamento, identificato con l’<i>antipolitica</i>. “Attenzione all’antipolitica”, “non cadiamo nell’Antipolitica”, “gli antidoti per l’antipolitica” e via dicendo. Si è abbandonato il campo della discettazione delle idee di Grillo; egli è l’epitome dell’antipolitica e questa identità è certa, aproblematica e reiterata. La gravità dell’accusa è rivelata dall’etimologia; l’anti politico (<i>polis</i>) è qualcosa che è<span>  </span><i>contra cives</i>, cioè incivile. Contro la barbarie dell’inciviltà – non solo politica –, tuona la crema del giornalismo! Sono rimasto stupito di quali e quanti canuti <i>maitre a pensèe</i> si siano lanciati nella requisitoria anti Grillo.</p>
<p class="MsoNormal">La sussunzione del comico con l’inciviltà, infatti, non è partita dal ceto politico – più preoccupato di edulcorare la realtà della propria condizione di privilegiati, chiamando in causa gli altri privilegiati che, in una società corporativa come quella italiana, ovviamente, non mancano - ma dagli intellettuali e dai giornalisti, custodi dell’ortodossia.</p>
<p class="MsoNormal">E’ la casta dei bramini legittimati ad esprimere <i>giudizi politici legittimi</i> che è scesa in campo.<span>  </span>E ora giungo al cuore della mia riflessione. Pierre Bourdieu, nel celebre “La Distinzione” rileva che “il campo di produzione ideologica [è] un universo relativamente autonomo in cui, nella concorrenza e nel conflitto, si elabora […] il campo del politicamente pensabile o, se preferiamo, la problematica politica legittima. […]. La competenza politica legittima [è] una capacità indisgiungibile da un senso più o meno forte di essere competente, nel senso vero della parola, cioè <i>socialmente riconosciuto come abilitato ad occuparsi degli affari politici</i>, ad esprimere un’opinione su di essi”.</p>
<p class="MsoNormal">Grillo non si è limitato a sbeffeggiare gli eccessi dei partiti, ma ha posto in risalto il rapporto fra sistema partitico e sistema dell’informazione nella costruzione di un consenso sociale che rende accettabile il deprecabile stato delle cose richiamato dalla Casta di Rizzo e Stella. I giornalisti dei grandi e rispettati mezzi d’informazione non potevano tollerare questa invasione di campo da chi non è socialmente legittimato ad esprimere giudizi politici: un comico, un saltinbanco, un buffone. Quale infamia!<span>  </span>Lo status quo, infatti, si conserva non tanto con la concentrazione del potere economico nelle mani di un’elite ma, soprattutto, col monopolio del sapere; sapere è potere, d’altronde. Benedetto Croce e Max Weber lodavano il carattere democratico e rivoluzionario del protestantesimo proprio perché spezzava il monopolio dell’interpretazione delle Scritture da parte della Chiesa Cattolica. Ma questo monopolio - secolare - è riesumato dagli intellettuali, moderni chierici. Lì è lo scandalo. L’attacco di Grillo, infatti, è un attacco che si è costituito al di fuori dei luoghi tradizionali di costruzione di <i>senso politico</i>: i blog, internet, un habitat liquido dove l’informazione è fatta da giornalisti non professionisti, o da piccoli operatori dell’informazione ai margini del sistema legittimo.</p>
<p class="MsoNormal">E’ rivelatore come la grande stampa marchi il comico genovese come antipolitico, mentre il web o i piccoli giornali l’abbiano appoggiato. Così come l’appoggiano giornalisti free lance al di fuori di questo universo legittimo come Travaglio o Gomez. Naturalmente mi è completamente aliena l’idea di liquidare il <i>sistema legittimo</i> d’informazione come funzionale alla casta. Ma credo che Grillo sia stata un’occasione perduta. Sulla quale i grandi mezzi d’informazione è bene che riflettano; per il bene della democrazia. E’ triste questo clima di sfiducia che si respira oggi in Italia. E se la sfiducia dovesse investire la grande stampa, stante la crisi del giornalismo cartaceo, ho la sensazione che i custodi dell’ortodossia si dovranno semplicemente limitare a commentare i dvd allegati ai giornali, piuttosto che pontificare sui massimi sistemi.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal"><i>Alessio Postiglione</i></p>
<p class="MsoNormal">(pubblicato su Notizie Verdi)</p>
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<title><![CDATA[Aborto: quando la società espropria l’individuo]]></title>
<link>http://brasseriefoucault.wordpress.com/2008/03/13/aborto-quando-la-societa-espropria-l%e2%80%99individuo/</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 13:22:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
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<description><![CDATA[La proprietà privata può essere espropriata in casi di pubblica utilità. Esiste una ragione per l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">La proprietà privata può essere espropriata in casi di pubblica utilità. Esiste una ragione per la quale possiamo espropriare la donna del suo corpo? Che ruolo hanno i saperi, le scienze e la morale nel controllo delle coscienze?</p>
<p class="MsoNormal">L’aborto, l’individuo e la morale hanno sempre combattuto una battaglia <i>biopolitica</i>, e non è un caso che il tema sia ancora al centro del dibattito.</p>
<p class="MsoNormal">Ferrara ha confessato che porterà avanti la sua campagna pro-life, anche senza il placet del Centro-Destra, perchè si tratta di una battaglia <i>superpolitica</i>, etica. Questa constatazione non fa che preoccuparci ancora di più, giacchè la subordinazione delle donne nelle nostre società è stata resa possibile e socialmente accettabile attraverso meccanismi di spersonalizzazione del dominio che, di volta in volta, assumevano i connotati di categorie trascendenti quali <i>morale</i>, <i>Stato</i>, <i>buon costume</i>, <i>Natura</i>. Ferrara dice di non essere <i>contro</i> le donne, ma di essere <i>contro</i> un modello culturale edonista che <i>rimuove</i> l’assassinio che si cela nell’aborto e ne tace le caratteristiche di selezione della razza<span>  </span>che sempre più spesso assume. L’abile polemista gioca con le parole: eu-ge-ne-ti-ca, scandisce; con-ce-pi-men-to, insiste. L’aborto, a suo dire, si è trasformato da lecito in moralmente legittimo e, soprattutto, in procedura eugenetica.</p>
<p class="MsoNormal"> Ferrara ha avuto buon gioco nel portare acqua al suo mulino informando i lettori del Foglio su cosa sia la sindrome di Klinefelter che affliggeva il feto abortito e poi sequestrato dalla polizia di Napoli. Si tratta di una alterazione cromosomica che fa nascere bambini affetti da ipogonadismo, ovvero testicoli piccoli. Esistono delle probabilità, stimabili intorno al 40%, che i soggetti affetti da questa sindrome sviluppino dei ritardi mentali; sono più inclini ad ammalarsi di diabete e di osteoporosi; ma è ancora più probabile che siano degli individui come tutti gli altri, anche se necessitano di un particolare supporto medico e psicologico. Ferrara incalza: è ammissibile abortire per non mettere al mondo un figlio che, forse, non è un malato cronico e disperato, ma solo un diverso, con meno muscoli e meno peli di un maschio normale? Sono argomentazioni interessanti: peccato che Ferrara, parlando di eugenetica e morale, operi quelle stesse <i>rimozioni</i> che imputa alle femministe.</p>
<p class="MsoNormal">L’aborto e l’infanticidio sono una pratica bi millenaria ed un campo di battaglia della guerra ombra, silenziosa, fra individuo, non solo le donne, e la società, al fine di determinare i <i>limes</i> fra pubblico e privato.</p>
<p class="MsoNormal">L’antropologia e la storia ci spiegano che esistono ed esistevano civiltà che permettevano e legittimavano queste pratiche, altre che le avversavano. Questo perché tutte le società tendono a rendere <i>pubblico</i> il sesso che deve essere sottratto alla sfera privata nella misura in cui dalla normazione delle attività sessuali individuali, dipendono i benefici collettivi della comunità. Nelle società della scarsità e della povertà – che sono tutte le società della Storia, con l’eccezione di quelle Occidentali dal Novecento in poi – c’erano gruppi che, in tempo di carestie, ricorrevano all’infanticidio come pratica volta a mantenere il controllo demografico. Per quanto la cosa possa essere repellente, era, ed ancora è lo stato delle cose, per chi vive nei loculi del Cairo o nelle favelas di Rio.</p>
<p class="MsoNormal">Il paradigma dominante, comunque, accolto nel Cristianesimo e nell’Islam, ad esempio, è quello della proibizione dell’aborto e dell’infanticidio; carestie e guerre mietono molte vittime nell’Europa del Medioevo. Fate dieci figli, tanto ne diventeranno adulti forse tre. La società, per sopravvivere, deve sconsigliare agli individui di sbarazzarsi dei nascituri. “I popoli forti, sono popoli fecondi”, diceva Mussolini: infatti, fino al Novecento, si è convinti che la quantità è la forza di una Nazione; gli uomini sono carne da cannone e anche ai proletari è resa più tollerabile la loro condizione nella misura in cui hanno una ricchezza: la prole, dalla quale prendono il nome.</p>
<p class="MsoNormal">La crescita democratica e liberale dello Stato e le trasformazioni sociali occorse nel dopoguerra, reintegrano le donne della responsabilità sul proprio corpo. Le logiche economiche favoriscono differenti politiche demografiche. Ma ciò non di meno, continuano ad esserci centri di produzione del sapere che, anche inconsciamente, non sono disponibili a cedere quello che avevano espropriato. Il controllo del corpo coincide con il controllo della mente e quello sociale. La controbattaglia sull’aborto è, quindi, parte di un progetto di restaurazione ad opera di quei gruppi che si sono indeboliti con l’avvento del liberalismo: che, d’altronde, fu avversato e anche scomunicato.</p>
<p class="MsoNormal">Ritorniamo, allora, al merito delle obiezioni di Ferrara. Quando nasca la vita, e l’aborto sia assimilabile ad un omicidio, pertiene al campo delle ipotesi. Ogni religione ha un’idea, e lo stesso dibattito è attivo fra gli scienziati. Parlare di assassinio è fuorviante ed è basato solo su una in-ter-pre-ta-zio-ne personale. La società compie aborti eugenetici? Io chiederei a Ferrara: può la società imporre morali, i cui costi ricadono sugli individui? Non dubito che ci siano gli imbecilli che sono pronti ad abortire bambini solo perché non siano belli e perfetti. Nelle nostre società, i bambini, come le mogli/mariti, come i cani e le macchine possono essere uno status symbol. Ferrara, però, prima di parlare di “assassinio a Napoli” dovrebbe chiedersi: le cure, l’impegno, i soldi e l’attenzione di cui un piccolo affetto dalla sindrome di Klinefelter necessita, erano nelle disponibilità della donna di Napoli? Che, fra l’altro, era sola; del padre non vi è traccia.</p>
<p class="MsoNormal">Nella nostra società iniqua, la maternità, qualsiasi maternità, è diventato un diritto che costa caro. Non è né può essere un dovere pubblico.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:288pt;"><i><span style="color:black;"><!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></span></i></p>
<p>Chi ha cuore i diritti dei nascituri, dovrebbe porre prima il problema dei diritti dei nati.<i><span style="color:black;"></span></i></p>
<p><i>“I cattolici rivendicano le loro libertà in base ai principi nostri e negano le nostre libertà in base ai principi loro”. Gaetano Salvemini</i></p>
<p class="MsoNormal"><!--[if !supportEmptyParas]--><i> <!--[endif]--></i></p>
<p class="MsoNormal"><i>Alessio Postiglione</i></p>
<p class="MsoNormal"><i>(pubblicato su <a href="http://www.notizieverdi.it">Notizie Verdi</a>)</i></p>
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<title><![CDATA[Quando la Chiesa sposava i gay]]></title>
<link>http://brasseriefoucault.wordpress.com/?p=14</link>
<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 17:18:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>brasseriefoucault</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fra l’esercizio più sfrenato della fantasia parlamentare nella composizione di acronimi, che fra ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Fra l’esercizio più sfrenato della fantasia parlamentare nella composizione di acronimi, che fra PACS, DICO e CUS dovrebbero consentire, anche in Italia, l’unione civile per i gay, e le reprimende omofobe di molti conservatori, può essere interessante soffermarsi su una parte del dibattito rimasta un po’ all’ombra dei riflettori: il rapporto fra cristianesimo ed omosessualità. Nonostante si dia per scontato che la chiesa debba avere un rapporto inconciliabile con l’omosessualità, nella misura in cui il gay è accettato fin quando si astiene dagli “atti impuri” e pratica una vita casta, la cosa sembra essere più complicata e problematica di quanto non ci sembri a prima vista. C’è una folta schiera di studiosi e teologi che mette in discussione l’assunto che il cristianesimo debba condannare inappellabilmente l’amore gay. E lo fa anche dall’interno e all’interno della tradizione cristiana cattolica, lontano dagli eccessi laicisti dei gay più radicali che, a volte, sembrano stretti fra una rinuncia alla propria sessualità od alla propria affiliazione religiosa.</p>
<p class="MsoNormal">Non è un caso, inoltre, che questo dibattito sia in fase molto avanzata in America, paese tradizionalmente religioso, dove molti prelati accettano apertamente di parlare del rapporto controverso fra gay e teologia, senza per questo essere oggetto di sospensioni a divinis od altre pratiche censorie. Insomma, un po’ come in Italia si impartisce la comunione ai divorziati pure se non si dovrebbe, in quanto le esigenze della “base” sono lontane dalle speculazioni altissime della teologia ufficiale, così il dibattito, senza censure, verte su temi che, a prima vista, potrebbero far sobbalzare dalla sedia il lettore. Negli anni 90 John Boswell, rinomato professore di Yale ha addirittura sostenuto (nel libro <i>The Marriage of Likeness: Same-Sex Union in Premodern Europe)</i> che la chiesa delle origini officiasse le nozze gay. Ed una celebre coppia sono stati nientepopodimenoche i Santi Sergio e Bacco!</p>
<p class="MsoNormal">Senza la presunzione di ricostruire l’intero dibattito scientifico e storico e consci che le discussioni sono ancora in corso, è certo che alcune letture eterodosse delle sacre scritture ci trasmettono un nuovo rapporto fra cristianesimo ed omosessualità. La chiese stesse, infatti, avrebbero praticato atteggiamenti tolleranti in passato. Gli studi di Philippe Aries e <span>Michel Foucault</span> hanno già svelato come la morale sessuale più rigorosa in occidente sia un’acquisizione piuttosto recente.</p>
<p class="MsoNormal">E’ certo che il cristianesimo abbia assunto un atteggiamento critico nei riguardi dell’amore omosessuale anche in contrapposizione identitaria con un mondo pagano molto promiscuo. Le osservazioni che sono state fatte a riguardo sono molteplici. Ad esempio Gesù mai si è espresso contro l’omosessualità. Sono altre le fonti della tradizione cristiana che costruiscono una prospettiva di rigore contro le pratiche gay. Nella società veterotestamentaria il rapporto omosessuale sarebbe stato riprovevole né più né meno come lo spreco di seme effettuato durante l’autoerotismo e il coitus interruptus. Con riferimento al peccato di Onan, all’epoca, si riteneva che il seme contenesse un omino in miniatura e la donna fosse un semplice nido. Anche il racconto biblico sul quale si è costruito l’assunto dell’opposizione di Dio verso gli omosessuali scricchiola: stiamo parlando della storia della distruzione della città di Sodoma per mano di Dio. Vari studiosi delle sacre scritture hanno evidenziato come il peccato della città, che scatena l’ira divina, sia il venir meno all’obbligo sacro dell’ospitalità; i riferimenti circa l’omosessualità dei cittadini sono, invece, labili. Il termine tradizionalmente inteso come “violenza sodomita” che i cittadini di Sodoma avrebbero praticato agli ospiti di Lot per ritorsione non è accettato da tutti i linguisti.</p>
<p class="MsoNormal">Vale la pena soffermarci su San Paolo ed il suo ruolo giocato nella costruzione di categorie base della nostra tradizione teologica.</p>
<p class="MsoNormal">Nel Nuovo Testamento, San Paolo si scaglia contro le pratiche omosessuali dei Romani; sono definite <i>contro natura</i>; un’espressione che diventerà ricorrente nella storia della Chiesa. Su questa idea si sono costruiti gli assunti dell’omosessuale come perversione rispetto alla legge naturale e<span>  </span>del gay-malato, la cui sessualità poteva essere medicalizzata al fine di una guarigione in chiave etero. Anche in questo caso la critica linguistica è foriera di sorprese. San Paolo utilizza in greco l’espressione <i>para jusin</i>; ma “contro” in greco si esprime meglio con <i>kata</i>. “Para” sembrerebbe significare, piuttosto, “oltre”. I rituali orgiastici-omosex dei latini sarebbero stati, allora, non contro la Natura, ma al di là della propria natura, nel compimento di un’azione riprovevole in quanto legata all’idolatria pagana. Insomma, la critica linguistica supporterebbe la tesi di Foucault per la quale solo dall'Ottocento in poi nasce l'omosessuale. Prima di allora esistevano solo <i>atti</i> omosessuali.</p>
<p class="MsoNormal">Boswell, inoltre, ha rintracciato, nel libro citato, casi di unioni gay. Come nel rito dell’<i>adelphopoiesis</i>, diffuso anticamente nel mondo ortodosso e slavo, ma non solo.</p>
<p class="MsoNormal">E’ ovvio che ci troviamo solo <i>in una fase</i> del dibattito. Ma fin quando si discute, c’è la possibilità di trovare una verità condivisa. Nonostante le certezze ostentate da alcuni nei dibattiti pubblici, rispettosi della posizione ufficiale del Vaticano, il rapporto fra cristianesimo ed omosessualità è ancora aperto e destinato a sorprenderci.</p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoNormal">Alessio  Postiglione</p>
<p class="MsoNormal"><i>(pubblicato su Notizie Verdi del</i><i><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> 17 07 07)</span></i></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[del recupero]]></title>
<link>http://lapupachasonno.wordpress.com/2008/01/03/del-recupero/</link>
<pubDate>Thu, 03 Jan 2008 11:29:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>lapupachasonno</dc:creator>
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<description><![CDATA[una delle cose collaterali che preferisco del lavoro che faccio, e del dove lo faccio, è il recuper]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>una delle cose collaterali che preferisco del lavoro che faccio, e del dove lo faccio, è il recupero delle vecchie riviste.<br />
inizialmente lo facevo proprio di mia sponte, ficcandomi dentro ai cestoni del riciclo della carta e ripescando a piene mani i numeri vecchi delle riviste aziendali e di quelle della concorrenza, adesso i colleghi della redazione e quelli del vicinato hanno capito e me li portano direttamente qui alla scrivania i giornali che buttano via. e così attorno alla mia scrivania sono cresciute almeno 6 pile di riviste di tutti i tipi che aspettano di essere portate a casa, dove con molta pazienza le riguardo, tengo le rece dei libri, le foto adv delle scarpe che mi piacciono, gli articoli che mi incuriosiscono. li classifico e li tengo via in un raccoglitore che prima o poi verrà riaperto e risezionato, fino a salvare proprio due o tre cose.<br />
quando ero all'università e studiavo sociologia la cosa che preferivo era lo studio delle pratiche sociali nelle culture non occidentali (anche in quelle occidentali, ma quelle un po' di meno): rileggendo un reportage dall'india di <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/">alessandro gilioli</a> su un espresso di quasi un anno fa (22 febbraio 2007), oggi mi è venuta la stessa gustosissima sensazione che noi come singoli non sapremo mai tutto di tutto, ma solo poco di poco e che il resto ce lo spiegheranno gli altri.</p>
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