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	<title>antonietta &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/antonietta/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "antonietta"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 00:28:13 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Prossimi Eventi]]></title>
<link>http://soulstigma.wordpress.com/?p=13</link>
<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 20:48:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>soulstigma</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo un periodo di ritiro in studio per montare 2 nuove canzone (eh si&#8230; ora sono addirittura 3]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un periodo di ritiro in studio per montare 2 nuove canzone (eh si... ora sono addirittura 3: "Soul Stigma" - "Il Mondo in Una Mando" - "Lavaggio Del Cervello") inizia una breve serie di concerti della Band.</p>
<p>Primo appuntamento è Domenica 11/05 (pomeriggio) in Piazza Maggiore, al festival musicale bolognese, dove i Soul esibiranno il loro omonimo cavallo di battaglia. Riguardo all'orario, faremo in modo di farvelo pervenire al più presto.</p>
<p>Secondo appuntamento è invece Sabato 24/05 verso le 3.30 presso il giardino delle scuole Jussi di San Lazzaro.. Verranno comunicate in seguito aggiornamenti fra cui la scaletta..</p>
<p>Inoltre con grande preavviso vi annunciamo che vi sarà un evento al vicolo Bolognetti il mesi di Giugno dove i Soul Stigma suoneranno assieme alla cantautrice bolognese Antonietta Laterza..</p>
<p>A breve le nuove informazioni</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pedofilia, tutela dell'infanzia e campagna elettorale]]></title>
<link>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=44</link>
<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 10:45:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
<guid>http://wildgretapolitics.wordpress.com/?p=44</guid>
<description><![CDATA[Pedofilia, tutela dell&#8217;infanzia e campagna elettorale


di Roberta Lerici  
Riporto questo a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2>Pedofilia, tutela dell'infanzia e campagna elettorale</h2>
<div class="node">
<div class="content">
<h3 class="post-title entry-title"><font size="2">di Roberta Lerici  </font></h3>
<h3 class="post-title entry-title"><font size="2">Riporto questo articolo del 2007 per la sua estrema attualità e perchè ne condivido appieno i contenuti. In una fase di "impegni elettorali" in tema di tutela dei minori, sarebbe giusto sottolineare i guasti di una società alla quale è un po' come se la situazione fosse sfuggita di mano. Non ci si è accorti dove stava andando, non si è fatto nulla per indirizzarne il percorso su binari diversi, e ora si promettono leggi e impegno maggiore a tutela dell'infanzia perchè ci si è accorti che siamo entrati in una fase di emergenza. Ma la battaglia per la tutela dell'infanzia  è, a mio avviso, innanzitutto una battaglia culturale che la società deve combattere nella sua interezza. Siamo noi tutti che dobbiamo avere voglia di combatterla: all'interno delle nostre case, nei luoghi di lavoro, sui giornali, nella politica e nelle Istituzioni. Non possiamo più delegare ad altri, perchè "gli altri", oggi, siamo tutti noi. Per questo, ho deciso di accettare l'offerta di candidarmi al senato con l'Italia dei Valori.Vorrei poter mettere la mia esperienza e le mie conoscenze  a disposizione di tutti, e fare qualcosa di concreto per i bambini. So che nulla sarà facile, ma almeno, non potrò mai rimproverarmi di aver rinunciato a combattere per loro.</font></h3>
<div class="post-body entry-content"><strong> Quando l'orco è analfabeta</strong>di Stefania Cantatore (UDI-Napoli)(Napoli) “Su alcune fonti di stampa è riportato un commento degli inquirenti, con qualche accentuazione giornalistica, a proposito dell’arresto del presunto violentatore della piccola Antonietta, morta per “un rigurgito”.<br />
Il commento avanzato – denuncia Stefania Cantatore, dell’UDI di Napoli - ha un sapore antico: l’orco è analfabeta, colpa del disagio sociale.<br />
È il sapore di sempre, tagliare la testa al toro sulle responsabilità collettive e ridurle a qualcosa che è un pò colpa di tutti ed un pò di nessuno.<br />
Il conteggio giornalistico del femminicidio e delle violenze sessuate occupa molte pagine dell’informazione dell’ultimo triennio, questo va sottolineato, perché rappresenta la risposta minima al movimento d’opinione femminile intorno al modo di fare giornalismo su quello che fondatamente, in larghissima parte, risulta il reato meno punito e più diffuso.<br />
Quello che si legge e si ascolta, quando non si vede nei plastici di Vespa, è semplicemente quel minimo sforzo di non tacere, non di rado con uso di enfasi verbale sproporzionata alla reale indignazione emotiva e culturale avvertita da chi fa informazione.<br />
L’atteggiamento di consapevolezza, spesso si ferma al conteggio parziale delle morti e dei reati: la complessa altra parte che non riesce a farsi strada nella” rappresentazione condivisa” è la carne non occasionale di una strage prevista.<br />
Quell’orco è analfabeta, ma tutti gli orchi sono analfabeti e privi del codice della reciprocità. Se questo non può , come ancora troppi vorrebbero,stemperare le responsabilità personali, rappresenta un segno, che dopo i numeri, dovrebbe cominciare ad informare di se la comunicazione pubblica e la disposizione politica.<br />
L’analfabetismo relazionale, come quello di tipo scolastico, colma l’assenza di propri codici con quelli della “lettura precostituita dal contesto”. È questa la responsabilità collettiva nel femminicidio e nelle violenze sessuate: l’aver precostituito un codice comportamentale dove la morte e il reato sono semplicemente eccessi di attitudini relazionali connaturate all’uomo.<br />
Gli uomini di buona coscienza che sanno d’essere lontani da questo paradigma, devono ancora riconoscere, veramente, in che modo quel paradigma può essere cambiato.<br />
Cambiare non può che partire dalla carne degli eventi, che da sola e immediata nel vero senso della parola (senza mediazioni) mostra come la parola autorevole può concorrere alla condanna e al destino imposto alle vittime.<br />
Antonietta è morta per le ripetute violenze che ha subito, la sua morte non è stata la casualità rivelatrice. È morta vomitando il suo dolore: Non ne poteva più, ha vomitato perché il grido che forse tante volte aveva pronunciato era stato insufficiente e difforme da quanto ammissibile. Antonietta è invece stata frantumata, da una parte lo stupro, dall’altra la sua morte tragica. Va detto qui che la parola abuso va semanticamente eliminata, perché in se significa che potrebbe esistere un “uso corrispondente” ammissibile. Uso ed abuso nella realtà esistono sulla carne di donne, bambine, e bambini a sono ugualmente inammissibili. Nella violenza sessuata implicita ha origine l’orrore segretamente condiviso nell’attuale patto, dove l’uso ammissibile è diffuso e commette strage lenta.<br />
Nel patto c’è quella responsabilità politica che ha nome e si identifica nei poteri attuali agli eventi.<br />
La campagna mediatica promossa dal Governo, senza per altro destinare diversamente risorse, pone l’accento sul coraggio della denuncia, affidandosi alla taumaturgia dell’immagine-parola. Nella realtà, la denuncia ha risonanza ambigua, come ha sperimentato letalmente Antonietta, essendo il suo grido inammissibile vera denuncia.<br />
È questa, la denuncia, propria del sottoposto (cioè di chi in altra condizione avrebbe possibilità di salvaguardarsi e non di chiedere protezione), è azione di reclamo che presuppone fiducia nell’efficacia della risposta, se non nell’obbligatorietà della stessa.<br />
Le madri di Rignano Flaminio lo sanno, perché a loro volta sono imputate di aver loro, non certa stampa, acceso i riflettori sul disagio dei figli. Come a dire che non si può pretendere equilibrio e rispetto dai media, perché loro sono così, o tacciono o esagerano. Lo sapeva bene Matilde Sorrentino che è morta per essersi macchiata di denuncia in difesa di suo figlio. Denunciare è importante, ma va detto che resta questo, nell’assenza di un sostegno pubblico e carico delle attuali ambivalenze, un atto unilaterale e di grande solitudine. Il discredito e le punizioni di cui sono vittime in tante, è una prigione dalla quale si esce per merito della solidarietà politica: che non deve e non può essere più soltanto “spontanea”; perchè ad offrirla competentemente possono essere le donne in un ottica di restituzione della libertà, ma spesso sono istituzioni confessionali, finanziate con denaro pubblico, e che attraverso l’aiuto veicolano le loro imposizioni.<br />
L’assunzione della responsabilità politica collettiva, di fronte alla morte di Antonietta, consiste nella certezza e nella qualità delle risposte, ma consiste anche nel guardare dentro a tutto ciò che ha resa possibile e indisturbata una tragedia che oggi porta il suo nome . Sono le scuole materne che non rispondono alle esigenze del lavoro delle donne, sono le mura familiari impenetrabili al diritto. E ci sono in aggiunta i modelli forti che suggeriscono che le donne servono a questo, o che addirittura arrivano a pubblicizzare libri con le passerine ignoranti (sic) dell'assessore provinciale alla Cultura di Ravenna Massimo Ricci Maccarini.<br />
La responsabilità politica, in una tale asimmetria culturale, non è un punto d’arrivo, è un’urgenza, l’unica possibilità di cambiare. Bisogna che ognuno agisca magari denunciando che l’orco ignorante è colpevole, non meno, ma insieme ai poteri che mettono nel conto la morte e il dolore di Antonietta.<br />
Al suo addio non c’è rimedio, c’è da impedire che succeda ancora”.<br />
Stefania Cantatore – Udi di NapoliFonte <a href="http://www.bambinicoraggiosi.com/">www.bambinicoraggiosi.com</a></div>
</div>
</div>
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</item>
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<title><![CDATA[Pedofilia, tutela dell'infanzia e campagna elettorale]]></title>
<link>http://wildgreta.wordpress.com/?p=806</link>
<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 10:41:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>wildgreta</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Roberta Lerici  


Riporto questo articolo del 2007 per la sua estrema attualità e perchè ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h2><font size="2">di Roberta Lerici  </font></h2>
<div class="node">
<div class="content">
<h3 class="post-title entry-title"><font size="2">Riporto questo articolo del 2007 per la sua estrema attualità e perchè ne condivido appieno i contenuti. In una fase di "impegni elettorali" in tema di tutela dei minori, sarebbe giusto sottolineare i guasti di una società alla quale è un po' come se la situazione fosse sfuggita di mano. Non ci si è accorti dove stava andando, non si è fatto nulla per indirizzarne il percorso su binari diversi, e ora si promettono leggi e impegno maggiore a tutela dell'infanzia perchè ci si è accorti che siamo entrati in una fase di emergenza. Ma la battaglia per la tutela dell'infanzia  è, a mio avviso, innanzitutto una battaglia culturale che la società deve combattere nella sua interezza. Siamo noi tutti che dobbiamo avere voglia di combatterla: all'interno delle nostre case, nei luoghi di lavoro, sui giornali, nella politica e nelle Istituzioni. Non possiamo più delegare ad altri, perchè "gli altri", oggi, siamo tutti noi. Per questo, ho deciso di accettare l'offerta di candidarmi al senato con l'Italia dei Valori.Vorrei poter mettere la mia esperienza e le mie conoscenze  a disposizione di tutti, e fare qualcosa di concreto per i bambini. So che nulla sarà facile, ma almeno, non potrò mai rimproverarmi di aver rinunciato a combattere per loro.</font></h3>
<div class="post-body entry-content"><strong> Quando l'orco è analfabeta</strong>di Stefania Cantatore (UDI-Napoli)(Napoli) “Su alcune fonti di stampa è riportato un commento degli inquirenti, con qualche accentuazione giornalistica, a proposito dell’arresto del presunto violentatore della piccola Antonietta, morta per “un rigurgito”.<br />
Il commento avanzato – denuncia Stefania Cantatore, dell’UDI di Napoli - ha un sapore antico: l’orco è analfabeta, colpa del disagio sociale.<br />
È il sapore di sempre, tagliare la testa al toro sulle responsabilità collettive e ridurle a qualcosa che è un pò colpa di tutti ed un pò di nessuno.<br />
Il conteggio giornalistico del femminicidio e delle violenze sessuate occupa molte pagine dell’informazione dell’ultimo triennio, questo va sottolineato, perché rappresenta la risposta minima al movimento d’opinione femminile intorno al modo di fare giornalismo su quello che fondatamente, in larghissima parte, risulta il reato meno punito e più diffuso.<br />
Quello che si legge e si ascolta, quando non si vede nei plastici di Vespa, è semplicemente quel minimo sforzo di non tacere, non di rado con uso di enfasi verbale sproporzionata alla reale indignazione emotiva e culturale avvertita da chi fa informazione.<br />
L’atteggiamento di consapevolezza, spesso si ferma al conteggio parziale delle morti e dei reati: la complessa altra parte che non riesce a farsi strada nella” rappresentazione condivisa” è la carne non occasionale di una strage prevista.<br />
Quell’orco è analfabeta, ma tutti gli orchi sono analfabeti e privi del codice della reciprocità. Se questo non può , come ancora troppi vorrebbero,stemperare le responsabilità personali, rappresenta un segno, che dopo i numeri, dovrebbe cominciare ad informare di se la comunicazione pubblica e la disposizione politica.<br />
L’analfabetismo relazionale, come quello di tipo scolastico, colma l’assenza di propri codici con quelli della “lettura precostituita dal contesto”. È questa la responsabilità collettiva nel femminicidio e nelle violenze sessuate: l’aver precostituito un codice comportamentale dove la morte e il reato sono semplicemente eccessi di attitudini relazionali connaturate all’uomo.<br />
Gli uomini di buona coscienza che sanno d’essere lontani da questo paradigma, devono ancora riconoscere, veramente, in che modo quel paradigma può essere cambiato.<br />
Cambiare non può che partire dalla carne degli eventi, che da sola e immediata nel vero senso della parola (senza mediazioni) mostra come la parola autorevole può concorrere alla condanna e al destino imposto alle vittime.<br />
Antonietta è morta per le ripetute violenze che ha subito, la sua morte non è stata la casualità rivelatrice. È morta vomitando il suo dolore: Non ne poteva più, ha vomitato perché il grido che forse tante volte aveva pronunciato era stato insufficiente e difforme da quanto ammissibile. Antonietta è invece stata frantumata, da una parte lo stupro, dall’altra la sua morte tragica. Va detto qui che la parola abuso va semanticamente eliminata, perché in se significa che potrebbe esistere un “uso corrispondente” ammissibile. Uso ed abuso nella realtà esistono sulla carne di donne, bambine, e bambini a sono ugualmente inammissibili. Nella violenza sessuata implicita ha origine l’orrore segretamente condiviso nell’attuale patto, dove l’uso ammissibile è diffuso e commette strage lenta.<br />
Nel patto c’è quella responsabilità politica che ha nome e si identifica nei poteri attuali agli eventi.<br />
La campagna mediatica promossa dal Governo, senza per altro destinare diversamente risorse, pone l’accento sul coraggio della denuncia, affidandosi alla taumaturgia dell’immagine-parola. Nella realtà, la denuncia ha risonanza ambigua, come ha sperimentato letalmente Antonietta, essendo il suo grido inammissibile vera denuncia.<br />
È questa, la denuncia, propria del sottoposto (cioè di chi in altra condizione avrebbe possibilità di salvaguardarsi e non di chiedere protezione), è azione di reclamo che presuppone fiducia nell’efficacia della risposta, se non nell’obbligatorietà della stessa.<br />
Le madri di Rignano Flaminio lo sanno, perché a loro volta sono imputate di aver loro, non certa stampa, acceso i riflettori sul disagio dei figli. Come a dire che non si può pretendere equilibrio e rispetto dai media, perché loro sono così, o tacciono o esagerano. Lo sapeva bene Matilde Sorrentino che è morta per essersi macchiata di denuncia in difesa di suo figlio. Denunciare è importante, ma va detto che resta questo, nell’assenza di un sostegno pubblico e carico delle attuali ambivalenze, un atto unilaterale e di grande solitudine. Il discredito e le punizioni di cui sono vittime in tante, è una prigione dalla quale si esce per merito della solidarietà politica: che non deve e non può essere più soltanto “spontanea”; perchè ad offrirla competentemente possono essere le donne in un ottica di restituzione della libertà, ma spesso sono istituzioni confessionali, finanziate con denaro pubblico, e che attraverso l’aiuto veicolano le loro imposizioni.<br />
L’assunzione della responsabilità politica collettiva, di fronte alla morte di Antonietta, consiste nella certezza e nella qualità delle risposte, ma consiste anche nel guardare dentro a tutto ciò che ha resa possibile e indisturbata una tragedia che oggi porta il suo nome . Sono le scuole materne che non rispondono alle esigenze del lavoro delle donne, sono le mura familiari impenetrabili al diritto. E ci sono in aggiunta i modelli forti che suggeriscono che le donne servono a questo, o che addirittura arrivano a pubblicizzare libri con le passerine ignoranti (sic) dell'assessore provinciale alla Cultura di Ravenna Massimo Ricci Maccarini.<br />
La responsabilità politica, in una tale asimmetria culturale, non è un punto d’arrivo, è un’urgenza, l’unica possibilità di cambiare. Bisogna che ognuno agisca magari denunciando che l’orco ignorante è colpevole, non meno, ma insieme ai poteri che mettono nel conto la morte e il dolore di Antonietta.<br />
Al suo addio non c’è rimedio, c’è da impedire che succeda ancora”.<br />
Stefania Cantatore – Udi di NapoliFonte  <a href="http://www.bambinicoraggiosi.com/">www.bambinicoraggiosi.com</a></div>
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<title><![CDATA[Pane e rose]]></title>
<link>http://leinonsachiemiofratello.wordpress.com/?p=91</link>
<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 22:07:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>fbungaro</dc:creator>
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<description><![CDATA[


Valfenera d&#8217;Asti primavera 1930. Prima comunione per le bambine del 1923. C&#8217;e&#8217; ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/14093516@N04/2318882589/" title="mamma_e_zia_Cristina di fbungaro, su Flickr"></a></p>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/14093516@N04/2318882589/" title="mamma_e_zia_Cristina di fbungaro, su Flickr"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2263/2318882589_cfe9f4ee6d_b.jpg" alt="mamma_e_zia_Cristina" height="384" width="512" /></a></div>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valfenera" title="Valfenera d'Asti" target="_blank">Valfenera d'Asti</a> primavera 1930. Prima comunione per le bambine del 1923. C'e' Antonietta (la quarta in basso da destra, quella con l'aria trucibalda) e Cristina (la sua migliore amica, la seconda da destra sorpresa dal fotografo a bocca aperta). Davanti a loro la piazza Roma certo stracolma di parenti e conoscenti (tutto il paese, credo) alle loro spalle la chiesa di Giovanni Battista. E una piccola intrusa, là sulla destra, che il fotografo non è riuscito a escludere del tutto.<br />
Matilde, la sorella di Cristina.<br />
Mia madre, mia zia.</p>
<p>----</p>
<p>Venti giorni fa Cristina è caduta pesantemente mentre era in bagno. Un collasso improvviso e definitivo. Quell'insieme di funzioni  che chiamiamo organismo non è più stato in grado di organizzare Cristina, di tenerla in vita. Succede.<br />
E' rimasto mio zio. Poco in sé, ma allegro, a volte ilare. Lo mantiene in vita l'attesa che il competente ufficio gli riconosca la medaglia di partigiano combattente. Fu combattendo al Marmau, una frazione di Valfenera vicina alla più grande Villata, nella squadra comandata dal fidanzato di Antonietta che conobbe Cristina. Destini incrociati. Il suo capo gli salvò la pelle quando uno dei suoi compagni tolse maldestramente la sicura a una bomba a mano. Sembra sia entrato come una furia nel capanno, abbia afferrato l'ordigno e sia uscito sull'aia.<br />
Ma non aveva calcolato bene i tempi o forse si era trovato impacciato da tutte le maledette cose sudicie che affollavano le aie nel 1944.Così non la lanciò abbastanza in fretta né abbastanza lontano. Da bambino ricordo il rigido guanto nero che spuntava dalla manica destra della sua giacca. Mi impressionava un poco. Lui però aveva un'aria risoluta, e mi piaceva.<br />
Anche lui non c'e' più da parecchio tempo.<br />
Spero che l'ufficio competente faccia lo sforzo di inviare la medaglia al partigiano combattente (il risparmio determinato da ulteriori indugi sarebbe minimo e si tenga conto che lo zio per quanto un po' rincoglionito fa ancora tutti i giorni dieci chilometri a piedi).</p>
<p>Mia zia riposa in un loculo sotterraneo, nel cimitero di una frazione di Cuneo. Il giorno del funerale lì sotto eravamo intorno allo zero, ma, grazie all'umidità relativa, la temperatura percepita era assai più bassa.</p>
<p>Mi piacerebbe chiudere con la frase che usava Gianni Brera: "Ti sia lieve la terra".<br />
Ma di terra intorno alla sua bara non ce n'e' nemmeno una manciata.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Getta i rifiuti nel giorno sbagliato, una lettera lo "incastra"]]></title>
<link>http://feliciano1979.wordpress.com/?p=133</link>
<pubDate>Mon, 28 Jan 2008 17:27:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>feliciano1979</dc:creator>
<guid>http://feliciano1979.wordpress.com/?p=133</guid>
<description><![CDATA[
Incastrato da una lettera gettata nell&#8217;immondizia, un pensionato di Agropoli dovrà pagare un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://img167.imageshack.us/img167/9288/immo4jp4.jpg" alt="spazzatura" border="10" height="300" width="435" /></p>
<p><font face="verdana" size="1">Incastrato da una lettera gettata nell'immondizia, un pensionato di Agropoli dovrà pagare una multa di cinquanta euro. A scoprirlo sono stati due vigili urbani particolarmente zelanti, il luogotenente Antonio Cantarella e la vigilessa Antonietta Imbembo. I due erano stati avvertiti dai residenti di Via Mazzini, nei pressi del porto turistico, della presenza di alcuni sacchetti dell’immondizia depositati per strada durante la giornata di sabato, giorno per il quale non è prevista la raccolta “porta a porta”, cui è soggetta la zona. Decisi a scoprire ad ogni costo il responsabile dell’illecito, che tra l’altro si ripeteva da tempo, i vigili hanno quindi indossato dei guanti di lattice e, turandosi il naso, hanno avviato una scrupolosa ricerca all’interno dei sacchetti dell’immondizia con l’ausilio di un paio di pinzette, fino a risalire al “colpevole”, tradito da una lettera con il nome, il cognome e l’indirizzo del ricevente, gettata tra rifiuti praticamente integra. Una prova schiacciante, grazie alla quale all’uomo, A.B., un pensionato della zona, è stata elevata una contravvenzione di cinquanta euro per il deposito dell’immondizia fuori dall’ orario previsto.</font></p>
]]></content:encoded>
</item>

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