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	<title>anna-maria-bonfiglio &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "anna-maria-bonfiglio"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 17:46:37 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[LA DONNA E LA MORTE NELLA POESIA DI CESARE PAVESE ]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3826</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 00:33:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel 1990, in occasione dei quarant&#8217;anni della morte di Cesare Pavese, il critico Lorenzo Mondo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/06/cesare20pavese1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3828" src="http://viadellebelledonne.wordpress.com/files/2008/06/cesare20pavese1.jpg?w=220" alt="" width="220" height="213" /></a>Nel 1990, in occasione dei quarant'anni della morte di Cesare Pavese, il critico Lorenzo Mondo divulgò alcune pagine dei taccuini del poeta, che aveva recuperati nel '62 nella casa di S.Stefano Belbo e che aveva tenuto conservati per quasi trent'anni. In quella circostanza si accesero molte polemiche per il fatto che da quelle pagine inedite veniva fuori una figura di intellettuale non propriamente schierato a sinistra, per come fino a quel momento era stato considerato e di fatto era, essendo esplicitamente iscritto al PC, ma l'essenza di un uomo che metteva in discussione l'ideologia comunista. Si parlò allora di un Pavese filofascista e scrittori e critici si chiesero come fosse possibile che l'autore de La bella estate, mandato al confino da Mussolini, potesse avere nutrito un'ammirazione per il regime.<!--more--> Di fatto lo scrittore torinese era stato confinato a causa di un errore, essendo state trovate nella sua casa le lettere che il partigiano Alberto Spinelli scriveva alla sua ex-fidanzata Tina Pizzardo, iscritta al partito comunista clandestino, di cui Pavese era stato innamorato.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">D'altra parte nell'attività del gruppo Giustizia e Libertà egli restò coinvolto più che per una dichiarata convinzione politica per restare nel gruppo degli amici, fra cui Leone Ginzburg e Giaime Pintor. A causa di un asma bronchiale di cui soffriva, Pavese venne dispensato dalla leva militare e all'avvento della repubblica sociale italiana, per sfuggire ai tedeschi e ai repubblichini si rifugiò al Collegio dei Padri Somaschi assumendo il nome di Carlo De Ambrogio. In quel convento conobbe Padre Giovanni Baravalle, un giovane sacerdote che insegnava filosofia, il quale in seguito raccontò delle conversazioni che avevano avuto e addirittura di una confessione dello scrittore.<br />
Da queste notizie, da tutto ciò che di scritto ci è pervenuto, dagli articoli, dalle biografie, è facile desumere come e quanto Pavese patisse le contraddizioni della sua natura e l'irrimediabile solitudine a cui si sentiva condannato.<br />
Due coordinate importanti nella vita e nell'opera di Pavese sono la donna e la morte.<br />
Nel 1949 Cesare Pavese conosce l'attrice americana Constance Dowling e con lei intreccia l'ultimo di una serie di infelici rapporti d'amore. Nella vita del poeta la donna è stata una presenza-assenza e nella sua scrittura un mito rivelato attraverso la simbologia del sesso e del sangue. E' stata il nodo emblematico della sua vicenda esistenziale sia sul piano del privato che su quello dell'arte, non soltanto come negazione di una realtà d'amore ma anche come scoglio su cui si arena l'idealità. In una lettera all'amico Davide Lajolo, Pavese chiama la Dowling "allodola" e scrive:"Essa si è fermata presso il mio covone di grano soltanto perché si sente sperduta, ma se ne andrà presto, lo sento, sentirò sbattere le sue ali, senza neppure la forza di alzare un grido per richiamarla".<br />
Tra l'undici marzo e il dieci aprile del 1950 il poeta scrive le poesie che verranno pubblicate postume con il titolo "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", e che si riferiscono alla sua breve storia con l'americana. La prima poesia porta come titolo To C. from C., verosimilmente "A Constance da Cesare", ed è scritta in inglese (ne do una mia sommaria traduzione):<br />
"Tu,<br />
variopinto sorriso<br />
sui ghiacciai-<br />
vento di marzo<br />
danza di rami<br />
bagnati<br />
che gemono e ardono<br />
i tuoi piccoli sospiri-<br />
bianca membrata daina<br />
gentile<br />
vorrei poter conoscere<br />
ancora<br />
la grazia insinuante<br />
dei tuoi giorni<br />
la spuma di merletto<br />
dei tuoi gesti.<br />
Domani sarà il gelo<br />
sotto la luce-<br />
tu, variopinto sorriso<br />
accesa risata"</p>
<p style="text-align:justify;">I versi "domani sarà il gelo sotto la luce" prefigurano lo stato d'animo del poeta che si prepara a penetrare il mistero della morte. Per lui donna, terra e morte si identificano:<br />
"Tu sei come una terra<br />
che nessuno ha mai detto<br />
tu non attendi nulla<br />
se non la parola<br />
che sgorgherà dal fondo<br />
come un frutto tra i rami"</p>
<p style="text-align:justify;">La morte dunque come frutto stesso della terra, come realtà archetipa assolutizzante. Le poesie di di questa raccolta sono un addio dolce e straziante, una partitura dove è segnata la musica perduta della vita.<br />
"Lo spiraglio dell'alba<br />
respira con la tua bocca<br />
in fondo alle vie vuote<br />
Luce grigia i tuoi occhi<br />
dolci gocce dell'alba<br />
sulle colline scure<br />
Il tuo passo e il tuo fiato<br />
come il vento dell'alba<br />
sommergono le case<br />
La città abbrividisce<br />
odorano le pietre<br />
sei la vita, il risveglio"</p>
<p style="text-align:justify;">Presenza fisica, dimensione temporale, luoghi, un'unità trinaria che si condensa e si manifesta nell'ultimo verso. La terra è il mallo che ha racchiuso il frutto pervenuto al poeta per un miracolo; la terra contiene la donna e ne è rappresentata( il tuo tenero corpo/una zolla nel sole), la donna "è" la terra che accoglierà la morte ( sei radice feroce/sei la terra che aspetta). Donna-sesso-morte, correlazione emblematica (il tuo passo leggero/ha violato la terra/Ricomincia il dolore): il poeta è la terra, fredda, immobile in un "torpido sogno come chi più non soffre", ma è arrivata la donna e ha "riaperto il dolore". E' una violazione che sa di speranza ma è anche la paura di una rinnovata solitudine.<br />
La poesia La casa è un'accorata seppure oggettiva invocazione ad un destino che non è mai appartenuto al poeta, quello di ogni uomo che costruisce il suo futuro accanto alla propria donna; in questo testo la presenza femminile è metaforizzata dal fonema voce, voce mai udita come costante presenza.<br />
La scrittura poetica di Cesare Pavese ha come apogeo la morte. Inutile ogni tentativo di indagare le ragioni del suo gesto finale; più utile soffermarsi sul dato letterario e considerare che le ferite di cui egli ha sofferto sono il presupposto delle due raccolte postume, La terra e la morte e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, dalle quali, con crudezza ed essenzialità, attraverso un dettato poetico che si rivolge all'interlocutore donna-morte, si leva una tensione di altissimo patos.</p>
<p>Anna Maria Bonfiglio</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL MIELE E LA SPIGA]]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=35</link>
<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 21:03:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Frutto di lievità assoluta
quell&#8217;avida scoperta che ti pose
sulle mie nudità a rischio zero]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/06/spighe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-36" src="http://nuska.wordpress.com/files/2008/06/spighe.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Frutto di lievità assoluta<br />
quell'avida scoperta che ti pose<br />
sulle mie nudità a rischio zero.</p>
<p>Fu la spiga ed il miele<br />
l'urlo appaiato<br />
che si scompone in eco.</p>
<p>Altro non seppi<br />
ma mi tradì l'esile verità<br />
che t'affidai.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dei "Diari Intimi" di Charles Baudelaire ]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3404</link>
<pubDate>Mon, 19 May 2008 06:38:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3404</guid>
<description><![CDATA[ 
 
 
Fondamentali per entrare pienamente nel cuore della poetica baudelairiana sono i Diari. Da ess]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"> <a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/05/baudel.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3407" src="http://viadellebelledonne.wordpress.com/files/2008/05/baudel.jpg?w=140" alt="" width="140" height="117" /></a><a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/05/baudelaire.jpg"></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"><span> </span></span></p>
<p style="text-align:justify;">Fondamentali per entrare pienamente nel cuore della poetica baudelairiana sono i Diari. Da essi viene fuori la personalità sostanzialmente dicotomica dell'autore. Se nella sua vita ha combattuto sulle barricate incitando gli insorti e perfino chiedendo la morte per il patrigno, militare fautore dell'ordine e della disciplina, nei suoi Diari egli mostra un'altra sua faccia: quella del dandy raffinato e reazionario, talvolta cinico nei confronti dei sentimenti amorosi, quasi crudele nella catalogazione delle tipologie femminili. In una di queste pagine egli consiglia a chi vuole intraprendere la carriera letteraria di stare lontano da tre tipi di donna: quella onesta, quella pedante e quella che esercita attività artistiche.<!--more-->Ma questi precetti sono da egli stesso disattesi giacché le donne della sua vita sono Marie Daubrun, un'attrice, Jeanne Duval, modesta comparsa in un piccolo teatro parigino e sua mantenuta, e Madame Sabatier, frequentatrice dei salotti intellettuali di Parigi. Ed ecco alcune annotazioni di Baudelaire: "La stupidità è sempre la conservazione della bellezza, allontana le rughe, è cosmetico divino che preserva i nostri idoli(le donne) dai morsi che il pensiero tiene in serbo per noi, brutti sapienti che siamo"; "C'è un po' di carità nell'amore di un uomo per una donna stupida, come c'è un po' di pederastia nell'amore dello stesso uomo per una donna intelligente". In queste due note c'è sicuramente una valutazione a dir poco ingenerosa nei confronti delle donne. In altri passi troviamo un atteggiamento in qualche modo derisorio e sprezzante nei confronti del sentimento d'amore: "Quest'orrore della solitudine,il bisogno di dimenticare il proprio io nella carne esteriore, l'uomo lo chiama nobilmente bisogno d'amore"; "L'intesa in amore è il risultato di un equivoco"; e ancora più graffiante e irriverente:"Voltaire scherza su quell'anima immortale che ha dimorato per nove mesi fra escrementi e orine. Voltaire, come tutti i pigri, odiava il mistero. Almeno avrebbe potuto indovinare in tale localizzazione una malizia o una satira della Provvidenza contro l'Amore e, nel modo di generare, un segno del peccato originale. Infatti non possiamo fare all'amore che con organi escremenziali. Non potendo sopprimere l'amore, la Chiesa ha voluto almeno disinfettarlo, e ha istituito il matrimonio".<br />
Ma, da altre pagine dei Diari, non è difficile rilevare la contrapposizione di molte affermazioni di Baudelaire: "Finora dei miei ricordi non ho goduto che da solo; bisogna goderne in due"; e ancora: "O Signore, dammi la forza e il coraggio di contemplare senza disgusto il mio corpo e il mio cuore".<br />
Il poeta dolente e terribile, pervaso dal senso dell'orrore nei confronti del peccato e al contempo attratto da esso coincide con l'uomo che ha bisogno di scavare in se stesso per mettere a nudo i propri vizi e guardare in faccia lo strazio della sua anima condannata alla necessità di una perpetua suddivisione di sé. In una lettera al notaio Ancelle, sotto la cui tutela il poeta era passato dopo aver dilapidato il patrimonio paterno, egli scrive:"C'è bisogno di dirlo a voi che come gli altri non l'avete indovinato, che in questo libro atroce( si riferisce alle Fleurs du mal, n.d.r. ) ho messo tutto il mio cuore, tutta la mia tenerezza, tutta la mia religione, tutto il mio odio? E' vero che potrei scrivere il contrario, che potrei giurare che è un libro di arte pura, di destrezza, ma mentirei spudoratamente".<br />
In realtà Baudelaire non scrisse mai i "Diari intimi", non almeno come progetto di diario, essi furono invece pubblicati postumi raccogliendo degli appunti che egli aveva lasciato. Si trattava di tre gruppi di note di cui uno era costituito da un elenco di conti e promemoria. Degli altri due, uno era contrassegnato dal titolo "Fusée" (Razzi) e l'altro dal titolo "Mon coeur mis à nude" (Il mio cuore messo a nudo) ed entrambi erano il progetto di due libri. I titoli erano manoscritti dal loro autore su parecchi fogli e si rifacevano alla lettura di alcuni scritti di Poe che egli aveva tradotto. Da questi frammenti, che sono pagine di dolore e di rancore, grido e confessione di un uomo solo, accerchiato, ferito, emerge l'angoscia che sta dietro alla perfezione delle sue poesie.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[MHINU']]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=31</link>
<pubDate>Mon, 12 May 2008 13:57:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mhinù ha pelle di castagno secco
e occhi luccicanti di giaietto,
un fiore dall&#8217;anima sgualcit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/05/cammello1-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-32" src="http://nuska.wordpress.com/files/2008/05/cammello1-2.jpg?w=240" alt="" width="240" height="180" /></a>Mhinù ha pelle di castagno secco<br />
e occhi luccicanti di giaietto,<br />
un fiore dall'anima sgualcita<br />
le trattiene i capelli.<br />
Cammina dondolando<br />
la tunica sgargiante<br />
e spinge la sedia con le ruote<br />
dove siede impettita la Signora.</p>
<p>"Attenta, puttanella di colore!"</p>
<p>Mhinù sorride, alle ingiurie<br />
la rende indifferente<br />
la paura di perdere il lavoro,<br />
continua a percorrere la strada<br />
e pensa alle monete<br />
che porterà a suo padre.<br />
Lui comprerà le pecore o i cammelli<br />
da offrire al suo promesso<br />
perché la prenda in moglie.<br />
Allora Mhinù non sarà più<br />
l'immigrata che vende la fatica,<br />
riposerà al fianco del suo sposo<br />
e non saprà nemmeno<br />
di essere rimasta ancora serva.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UNA POESIA INEDITA DI CRISTINA CAMPO]]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=29</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 16:56:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ma la tua formula sia fuoco-
solitudine.
Brucia i tuoi ginepri
azzurri e non dirlo. Nella fresca
gro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/05/cristina-campo-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-30" src="http://nuska.wordpress.com/files/2008/05/cristina-campo-2.jpg?w=282" alt="" width="282" height="300" /></a>Ma la tua formula sia fuoco-<br />
solitudine.<br />
Brucia i tuoi ginepri<br />
azzurri e non dirlo. Nella fresca<br />
grotta la fiamma si affila<br />
sul tempo, scalfisce le pareti<br />
di una nervosa, preistorica<br />
storia.<br />
Tu ribadisci la pietra del sepolcro<br />
nascondila di rosee<br />
casuali gramigne.<br />
Restino soli i tuoi segni<br />
le impronte dell'ultimo servo<br />
del re -<br />
sole ed insonni.Uomo non li veda, né<br />
donna.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA CAMPANA -Una  pagina di Cristina Campo]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3203</link>
<pubDate>Tue, 06 May 2008 07:55:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
<guid>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=3203</guid>
<description><![CDATA[
La campana - il cui nome ha origine in quello di Campania felix - nacque, si pensa, per ispirazione]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://viadellebelledonne.files.wordpress.com/2008/05/campana.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-3252" src="http://viadellebelledonne.wordpress.com/files/2008/05/campana.gif" alt="" width="454" height="291" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">La campana - il cui nome ha origine in quello di Campania felix - nacque, si pensa, per ispirazione di san Paolino, vescovo di Nola, che per primo avrebbe pensato di convocare i fedeli ai templi cristiani con uno strumento di solido bronzo anziché con le antiche raganelle.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Voce del tempio - per il popolo voce di Dio - la campana divenne mediatrice tra il cielo e la terra: strumento di lode e sollecitazione delle forze celesti e insieme oggetto esoreistico per eccellenza, le cui onde sonore creano e dilatano uno spazio privilegiato, spezzando le energie negative e i "tempestosi spiriti" che insidiano l'area del tempio e l'animo dei fedeli. È quindi naturale che la Chiesa cattolica abbia per secoli dedicato, battezzato, consacrato la campana con cura minuziosa e solenne, come una creatura vivente.</p>
<p style="text-align:justify;">È noto che ad ogni campana è legata una nota musicale: un gruppo di campane forma quindi un armonioso concerto, che varia di chiesa in chiesa e si presta a illimitate varietà di combinazioni. È forse meno noto che ogni campana è dedicata al Redentore, alla Vergine o a un santo, e ne assume il nome: la Redenta, la Gloriosa, la Giovanna. Su ogni campana è un'iscrizione latina in onore di colui o colei al quale è votata, insieme con una formula di intercessione. Nelle comunità monastiche la grande campana chiama alla messa, la seconda ai Vespri, le minori alle diverse ore canoniche. Per le campane nuove è usato quasi sempre anche il bronzo delle antiche, cosicché si può dire che ogni campana sopravviva nell'altra, di generazione in generazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Sin dalla sua nascita nella fonderia, la campana è circondata di cerimonie. La stessa arte di fonditore di campane è tramandata per secoli nelle famiglie come una vocazione religiosa. "Mentre nell'immane calore del forno di fusione il bronzo si liquefa, formando un lago d'oro, viene offerto nella fonderia il Divino Sacrificio. Poi sulla massa incandescente discende la benedizione sacerdotale e infine, dopo le invocazioni litaniche alle tre Divine Persone, nel momento in cui viene invocata la Madre di Dio - Sancta Maria - il torrente di fuoco comincia a scorrere ed a riempire la grande forma sepolta nel terreno, accompagnato dal mormorio delle preghiere, recitate da tutti i fonditori" (da un'Omelia per la consacrazione di una campana).</p>
<p style="text-align:justify;">Formata, liberata dalla sua cappa esterna e accuratamente rifinita, la campana è trasportata alla chiesa. Avanti che sia issata sul campanile viene sospesa in chiesa o all'aperto per esservi battezzata e consacrata dal vescovo con solenni orazioni ed esorcismi, le cui formule sono raccolte nel Pontificale romano.</p>
<p style="text-align:justify;">Si recitano cinque salmi penitenziali; il pontefice, a capo scoperto, esorcizza l'acqua e il sale, mischiandoli in modum crucis con lunga orazione: per la loro virtù purificatrice, alla voce della campana che ne sarà aspersa, "recedano le forze insidiose, l'ombra degli spettri, l'incursione dei turbini, la percossa delle folgori, la ferita del tuono, la calamità delle tempeste, l'infestazione dei rettili e ogni tempestoso spirito"; alla sua dolce voce si levino nella Chiesa dei santi "il cantico nuovo, le modulazioni del salterio, la soavità dell'organo, la giocondità dei cembali", e ne siano invitate "moltitudini d'Angeli". La campana viene poi interamente lavata all'interno e all'esterno: inizia la lustrazione il vescovo con l'olivo o l'issopo, la proseguono i ministri; dopo, con un lino mondo, la si asterge.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora, al canto di tre salmi di lode, il pontefice, mitrato, segna la campana di una croce con l'Olio degli Infermi, ricordando, con altra solenne preghiera, le argentee trombe che Mosè prescrisse nel tempo della immolazione sacerdotale; così durante il Divino Sacrificio, alla voce della campana, segnata dal vessillo della croce, pieghino il ginocchio il cielo, la terra e gli inferni. Altre sette croci vengono poi tracciate con lo stesso Olio all'esterno della campana, quattro all'interno col Sacro Crisma. È questa la vera e propria consacrazione della campana, la cui formula è la seguente:</p>
<p style="text-align:justify;">"Sia santificata e consacrata, Signore, questa campana. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In onore di san... Pace a te". La segue una breve preghiera nella quale si impetra che essa spezzi le frecce dei nemici e l'impeto delle pietre, che il mare possa risponderle, come il Mar Rosso nell'interrogazione profetica, volgendo indietro le sue onde e che, per il Sacro Crisma e l'Olio Santo su di essa effusi, chiunque oda il suono della campana sia liberato da ogni tentazione e resti fermo nella fede cattolica.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel turibolo vengono poi messi l'incenso, il rimiamo e la mirra: lo si pone sotto la campana, che ne riceva interamente il profumato vapore, e si invoca che, a somiglianza del Cristo addormentato nella barca, lo Spirito Santo, ridestato dalla melodia soave come dalla cetra di Davide, discenda sul popolo in celeste rugiada.</p>
<p style="text-align:justify;">Ora il diacono, parato di dalmatica bianca, legge il Vangelo di Marta e Maria - il Vangelo della preghiera contemplativa - che chiude la cerimonia della consacrazione della campana.</p>
<p style="text-align:justify;">[da: Cristina Campo, <em>Sotto falso nome</em>, a cura di Monica Farnetti, II ed., Milano, Adelphi, 1998, pp. 205-208]</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CANZONE DI OFELIA]]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=23</link>
<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 14:47:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sulle mie labbra il mormorio segreto
di una canzone d&#8217;ombra.
Il fiume mi accarezza sulle bracc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/04/upcaa3y6zdca0bgui8catht2yvcaivcj5dca7sp2q3cabdi5kvcazg1mcicax26obxcacyqqp2cafs4hsyca1y0f8qcaxntyu8capsjcpmcajzm1hxcapx4kpcca68m4i5ca8q1fx5cazv2v7qcala87a5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25" src="http://nuska.wordpress.com/files/2008/04/upcaa3y6zdca0bgui8catht2yvcaivcj5dca7sp2q3cabdi5kvcazg1mcicax26obxcacyqqp2cafs4hsyca1y0f8qcaxntyu8capsjcpmcajzm1hxcapx4kpcca68m4i5ca8q1fx5cazv2v7qcala87a5.jpg" alt="" width="137" height="104" /></a>Sulle mie labbra il mormorio segreto<br />
di una canzone d'ombra.<br />
Il fiume mi accarezza sulle braccia<br />
tu parli al tuo fantasma ed ignori<br />
il gelo che ricopre la mia fronte.<!--more--><br />
Sulla mia veste bianca<br />
il sangue sta versando il suo colore<br />
ed il ciliegio che muore sopra il colle<br />
mi avvolge coi suoi petali appassiti.<br />
Non senti che il mio canto è una preghiera?<br />
Lasciati amare figlio della notte<br />
prima che la follia mi adagi nuda<br />
sul letto di quest'acqua che ristagna.<br />
Odo perduti accordi di sirena<br />
dolcezze sfatte prive di calore<br />
ed il mio corpo va senza rimedio<br />
verso il silenzio estremo,<br />
laddove non sarà mai più carnale<br />
il grido del mio grembo<br />
e tacerà per sempre la mia pena.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dalla lanterna magica al cinerama: l’eterno fascino del cinema]]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=20</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 14:37:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
<guid>http://nuska.wordpress.com/?p=20</guid>
<description><![CDATA[ 
 Il 28 dicembre dell’anno 1895, nel Salon Indien del Gran Café, sul Boulevard des Capucines d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"> <a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/04/uccawgo93kcaxmb5y2ca67b7bucas3p30mcaeoz2kocauozl3icam3dgk1cabs17avcaz8zgvfcaj6jmv8caia77ldca9ogdz3ca9u610zca4o2dircahp456oca4olwwucal10x00cakqbat7can59m0k.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-21" src="http://nuska.wordpress.com/files/2008/04/uccawgo93kcaxmb5y2ca67b7bucas3p30mcaeoz2kocauozl3icam3dgk1cabs17avcaz8zgvfcaj6jmv8caia77ldca9ogdz3ca9u610zca4o2dircahp456oca4olwwucal10x00cakqbat7can59m0k.jpg" alt="" width="126" height="93" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"> <span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Il 28 dicembre dell’anno 1895, nel Salon Indien del Gran Café, sul Boulevard des Capucines di Parigi, Louis Lumière dava inizio ad una serie di rappresentazioni cinematografiche. Il programma era composto da una decina di brevi film di circa un minuto ciascuno che con gli intervalli arrivavano a coprire mezz’ora di spettacolo. Si trattava di soggetti che andavano dalle scene di attualità a quelle documentaristiche, da episodi di carattere familiare a brevi spettacoli comici. Uno di questi, <em>L’arroseur arrosé </em>(L’innaffiatore innaffiato), è considerato dagli storici del cinema il primo film comico in assoluto. Il pubblico che assistette a queste prime proiezioni venne letteralmente catturato dal nuovo fenomeno, che riproduceva la realtà con straordinaria verosimiglianza sia nella raffigurazione degli oggetti sia nei movimenti delle persone. <!--more--></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Questo effetto di “realismo” dava l’illusione della naturalezza e non importava che l’immagine riprodotta fosse nitida o che la rappresentazione rispettasse delle precise strutture formali, il fascino del film proiettato risiedeva nella dinamica della rappresentazione che non era più la statica immagine dei dagherrotipi né la successione discontinua<span>  </span>delle figure ottenuta con la “lanterna magica”, la vera antenata del cinematografo, che verso la metà del Settecento si arricchì di un nuovo dispositivo. Attraverso questo nuovo strumento era possibile ottenere il movimento delle immagini creando così <span> </span>una forma di dinamica delle figure che verrà a costituire il primo nucleo tecnico del cinema. Dalla lanterna magica di Athanasius Kircher al cinematografo dei fratelli Lumière intercorse un tempo durante il quale tentativi, esperimenti, ricerche ed invenzioni furono rivolti ad ottenere l’illusione del movimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Il primo ad intuire che la riproduzione della realtà in movimento avrebbe potuto costituire una forma di spettacolo redditizia fu Thomas Edison che progettò due apparecchi per la ripresa e la proiezione di immagini in movimento, chiamati rispettivamente kinetografo e kinetoscopio, realizzati sul piano tecnico da William Dickson. Sul kinetoscopio, grossa scatola all’interno della quale scorreva la pellicola, era praticato un oculare attraverso il quale il singolo spettatore osservava l’esibizione impressionata. Louis ed Auguste Lumière, che con il padre avevano un’industria fotografica a Lione, agli inizi del 1895 riuscirono a brevettare un apparecchio che univa le due funzioni, impressionare e proiettare: il ciclo delle sperimentazioni sulla cinetica delle immagini poteva considerarsi concluso. Il nuovo apparecchio, che con il tempo si sarebbe arricchito di altre tecniche pur conservando il principio di base, aveva reso possibile la nascita di una nuova arte: il cinema.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Sulla scia di quanto ottenuto dai Lumière, Edison e Dickson perfezionarono le loro apparecchiature per creare una vera e propria industria dello spettacolo, ciò che fu imitato ben presto da altri. Si generò così quella che fu chiamata “la guerra dei brevetti”: Edison intraprese un’azione per proteggere i propri brevetti sia contro i fratelli francesi sia contro altre case di produzione che nel frattempo andavano sorgendo. La lotta produsse un rallentamento nello sviluppo del cinema americano sotto il profilo artistico e mentre in Francia ed in altri paesi dell’Europa allo scopo commerciale si univa l’intento di creare prodotti filmici che tenessero conto di un contenuto d’arte, in America i primi dieci anni del cinema si mossero in una direzione che privilegiava l’aspetto del consumo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">I primi film del catalogo Lumière avevano come argomento prediletto la realtà urbana, ma progressivamente l’occhio degli operatori andava spostandosi verso obiettivi sempre meno circoscritti; nascevano così le pellicole che riproducevano le bellezze della natura o i monumenti artistici e quelle che narravano di viaggi esotici; dal documentario si passò alla cronaca mondana e politica, ai cinegiornali, dunque all’informazione. Nel volgere dei suoi primi quindici anni il cinema andava scoprendo tutte le sue possibilità tecniche ed espressive e interessava una massa di pubblico sempre più vasta ed eterogenea, in un’unità che non teneva conto né di classe sociale né di differenze culturali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Il primo film a presentare una narrazione cinematografica è individuato dagli storici del cinema in The life of an American Fireman (La vita di un pompiere americano) che il regista Edwin S. Porter realizzò nel 1902 per Edison e che raccontava per immagini il tema drammatico di un incendio nel quale erano coinvolti una madre e il suo bambino. Ma è il regista David Griffith il primo rappresentante di quel cinema d’autore che troverà la sua teorizzazione e la sua espressione più alta molti anni più tardi .</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Negli Anni Venti il cinema visse in America una stagione straordinariamente felice e tutto ciò che era ad esso connesso (luoghi, attori, registi) diede origine a quello che fu denominato “il mito di Hollywood”. Il pubblico di ogni parte del mondo, suggestionato dalle vicende narrate nei film ed abbagliato dalla luce dei tanti divi dello schermo, non riusciva più a fare una distinzione fra la realtà della vita privata degli attori e la finzione rappresentata sulla scena. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Nel 1926 la Warner Brothers, una grande casa di produzione che viveva una grave crisi economica, produsse il primo film sonorizzato. Si trattava di una pellicola mediocre, <em>Don Juan</em>, che portava registrato il commento musicale. Sull’onda dello scalpore suscitato, l’anno seguente la stessa casa mise in circolazione <em>Il cantante di Jazz</em>, un film di consumo musicato e parlato. L’era del film muto, accompagnato dal commento musicale di un pianista che suonava nella sala di proiezione e deturpato dalle didascalie che ne narravano il contenuto, tramontava per sempre. Il cinema andava assumendo un’identità sempre più definita, diventando un importante mezzo per rappresentare la realtà quotidiana, o per traslare quella letteraria, e tutti coloro che in esso si<span>  </span>producevano andavano formando una categoria a parte, mitizzata dalla massa di gente comune.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;">Con i suoi alti e bassi, con i suoi fulgori e le sue depressioni il cinema è stato ed è il fulcro di un’attività che è riuscita a diventare grande industria e nello stesso tempo si è intriso di forti valenze culturali raccogliendo nelle sue fila non solo registi che sono passati alla storia dello spettacolo, ma anche una considerevole parte di intellettuali e di scrittori. Il fenomeno “cinematografo”, nato dall’ingegno di geniali tecnici con l’intento di spettacolarizzare l’illusione ottica e di arrivare a produrre il movimento delle forme raffigurate, è diventato un’arte che ben s’accompagna a tutte le altre forme di arte figurativa e ha dato origine a quella che oggi viene identificata come “civiltà delle immagini”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Batang;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:18pt;text-align:right;margin:0;" align="right"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Batang;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Batang;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Batang;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ANNIVERSARIO]]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=17</link>
<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 17:12:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quando ritorna -tiepido- l&#8217;autunno
e nella luce obliqua
che taglia la mia stanza
ti rivedo ass]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>[gallery]Quando ritorna -tiepido- l'autunno<br />
e nella luce obliqua<br />
che taglia la mia stanza<br />
ti rivedo assopito<br />
dentro le braccia della tua poltrona,<br />
ripenso alla tua mano che mi cerca,<br />
all'amore che non ti seppi dire<br />
quando i tuoi occhi muti<br />
contavano i miei passi di distanza.<br />
In quel triste novembre d'abbandono<br />
sulle tue labbra d'ombra<br />
moriva la stagione mia migliore.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[WISLAWA SZYMBORSKA IN SICILIA]]></title>
<link>http://nuska.wordpress.com/?p=13</link>
<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 20:36:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per le &#8220;Giornate di Cultura Polacca&#8221; è arrivata in Sicilia la poetessa Wislawa Szymbors]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/04/nocazy83jsca16qijncadr0wo0cabwohn3caowfdsacaj5ah3ecaxkpzveca1alk49capgbyduca4uk8w2catb8cvscayw0ynscaukrjvecaqh6ntqcaya6hhbca0ywe9qcaoj0afzcav3l1y3cak1ab0k.jpg"></a><a href="http://nuska.files.wordpress.com/2008/04/nocazy83jsca16qijncadr0wo0cabwohn3caowfdsacaj5ah3ecaxkpzveca1alk49capgbyduca4uk8w2catb8cvscayw0ynscaukrjvecaqh6ntqcaya6hhbca0ywe9qcaoj0afzcav3l1y3cak1ab0k.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22" src="http://nuska.wordpress.com/files/2008/04/nocazy83jsca16qijncadr0wo0cabwohn3caowfdsacaj5ah3ecaxkpzveca1alk49capgbyduca4uk8w2catb8cvscayw0ynscaukrjvecaqh6ntqcaya6hhbca0ywe9qcaoj0afzcav3l1y3cak1ab0k.jpg" alt="" width="101" height="114" /></a>[gallery]Per le "Giornate di Cultura Polacca" è arrivata in Sicilia la poetessa Wislawa Szymborska, premio Nobel 1996 per la letteratura. L'evento è stato organizzato dall'Istituto Polacco di Roma ed era costituito da due giornate: lunedì 7 aprile a Catania per la quinta edizione del festival internazionale di poesia "Voci del mondo" e mercoledì 9 aprile a Palermo, dove nell'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia la poetessa ha incontrato studenti, intellettuali e pubblico per una lettura dei suoi testi. All'incontro era presente Jaroslaw Mikolajevski, direttore dell'Istituto Polacco di Roma.</p>
<p><!--more--><br />
Wislawa Szymborska è nata a Kòrnik il 2 luglio del 1923 ma nel 1931 la famiglia si trasferisce a Cracovia dove la giovane frequenta il liceo. Interrotti gli studi per problemi economici, inizia a lavorare presso le ferrovie dello stato riuscendo ad evitare la deportazione in Germania. Comincia a scrivere giovanissima e presto viene coinvolta nell'ambiente culturale polacco. La sua prima raccolta di poesie "Per questo viviamo", che doveva essere pubblicata nel 1949, non passa la censura perché ritenuta priva di "requisiti socialisti" e vede la luce solo nel 1952. Come molti altri intellettuali della Polonia post-bellica, nelle sue prime opere Szymborska resta fedele all'ideologia ufficiale della PRL ma in seguito ne prende le distanze, rinnegando anche i suoi due primi libri, di uno dei quali ha vietato la ristampa. Oggi è la poetessa polacca più conosciuta al mondo e nel suo Paese i suoi libri raggiungono vendite che superano qualsiasi altro genere di pubblicazione.<br />
"Sono sempre nervosa quando vengo all'Università. Voi non ci crederete ma io non ho alcun titolo di studio". Con questa affermazione Wislawa Szymborska spiazza gli ascoltatori. E' una frase che possiamo in un certo senso ricollegare a quanto disse nel discorso in occasione del premio Nobel: "(...) Non ci sono professori di poesia. Se così fosse, vorrebbe dire che si tratta d'una occupazione che richiede studi specialistici, esami sostenuti con regolarità, elaborati teorici arricchiti di bibliografia e rimandi, e infine diplomi ricevuti con solennità. E questo a sua volta significherebbe che per diventare poeta non bastano fogli di carta, sia pure riempiti dei versi più eccelsi - ma che è necessario, e in primo luogo, un qualche certificato con un timbro. Ricordiamoci che proprio su questa base venne condannato al confino il poeta russo, poi premio Nobel, Iosif Brodskij. Fu ritenuto un "parassita" perché non aveva un certificato ufficiale che lo autorizzasse ad essere poeta..."<br />
La poesia di Wislawa Szymborska parla la lingua della semplicità ma all'interno dell'immediatezza semantica vive la complessa realtà umana con le sue contraddizioni, le sue sfide, la sua rassegnazione e la sua coscienza. L'ironia e l'autoironia di cui porta la cifra non sono che il ribaltamento della prospettiva di lettura, il fine "filosofico" che si nutre della quotidiana vicenda antropica.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una comunicazione]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/?p=2857</link>
<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 11:11:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>viadellebelledonne</dc:creator>
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<description><![CDATA[In occasione della presentazione del suo libro di poesie Per tardivo Prodigio, è stato consegnato a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">In occasione della presentazione del suo libro di poesie Per tardivo Prodigio, è stato consegnato ad <strong>Anna Maria Bonfiglio</strong> il <strong>Premio Letterario</strong> <strong>“Salvatore Gotta”</strong> per i trent’anni di attività svolta nell’ambito culturale nazionale. L’evento ha avuto luogo presso l’Archivio Storico Comunale di Palermo.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[IL DRAMMA DELL'ATTESA di Anna Maria Bonfiglio]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/27/il-dramma-dellattesa-di-anna-maria-bonfiglio/</link>
<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 07:25:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[  
Per la stagione teatrale 2007/2008 il regista Massimo Castri ha messo in scena Le tre sorelle,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">  <img border="0" width="300" src="http://camaleonte.blogosfere.it/images/cecov1.jpg" height="407" style="width:219px;height:279px;" /></p>
<p align="justify">Per la stagione teatrale 2007/2008 il regista Massimo Castri ha messo in scena <b>Le tre sorelle</b>, uno degli ultimi drammi di Anton Cechov, autore che egli stesso ha definito "a rischio" per la particolarità dei suoi testi, designati come "punto di arrivo estremo del realismo ma anche suo superamento". E la versione che ne ha reso Castri ha ridotto all'osso questo realismo, spogliando la scena, esasperando i silenzi, caricando i personaggi di un sottile strato di grottesco per metterne in evidenza  l'inadeguatezza ad una realtà inaccettabile che essi vorrebbero cambiare ma che una sorta di accidia mentale impedisce loro di mutare. <!--more-->Le tre sorelle Prozorov, Olga, Mascia ed Irina, e il loro fratello Andrej, rifugiatisi in campagna in seguito alla morte del padre, vivono nell'attesa di potere ritornare a Mosca per nutrirsi di quel fervore intellettuale che in provincia non riescono a trovare. All'inizio la loro speranza è carica di vitalità, nutrono grandi progetti, nel lavoro e in una brillante carriera, e ne parlano con entusiasmo ai militari di stanza nel loro stesso paese, gli unici amici che frequentano la loro casa.  Andrej culla il sogno di una cattedra all'Università ma, in un impeto di esaltata allegria chiede in moglie Natalja, una rozza fanciulla del luogo che in breve mostrerà la sua natura fatua, e per mantenere la famiglia accetta un modesto impiego al Consorzio. In breve si rende conto che la moglie lo tradisce ma finge di non sapere e continua a vivere nella finzione, difendendo con le sorelle l'onestà e la bontà di Natalja. Solo al vecchio Ferapont riesce a confidare la sua infelicità, ma questi è sordo e i suoi sfoghi cadono nel nulla. Mascia, moglie insoddisfatta di un professore di ginnasio, finisce per tradire il marito con il colonnello Versinin, infelicemente coniugato e padre di due figlie. Irina, la più giovane, accetta di sposare il barone Tuzenbach, che non ama, con la promessa di trasferirsi a Mosca. Ma proprio quando il sogno della giovane sta per farsi realtà il futuro sposo muore in duello. Intanto i militari devono trasferirsi e alla notizia Mascia cade in preda alla disperazione. Nulla di tutto ciò che i Prozorov hanno sognato si invera, resta l'eco di quelle parole più volte pronunciate: "A Mosca! A Mosca!", come il triste ritornello di una canzone mai cantata. Dramma della quotidiana banalità della vita in cui si concentra l'attesa di ciò che non sarà mai raggiunto e che comunque si configura come unica risorsa umana, <b>Le tre sorelle</b> non è la tragedia di questo o quel personaggio, ma piuttosto la sostanza della tragedia che può essere la vita. Nello sfacelo dei Prozorov non c'è evento o personaggio dominante, ma una coralità di figure e di vicende minime rappresentate nel monotono fluire dell'esistenza.</p>
<p align="justify">Anton Cechov, magistrale scrittore di racconti, drammaturgo di grande statura, scrive <b>Le tre sorelle</b>, penultima opera della sua vasta produzione letteraria, quasi alla soglie della morte. Lo seguirà <b>Il giardino dei ciliegi</b> con il quale Cechov si congederà dalla vita. A soli quarantaquattro anni.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Recital - di Anna Maria Bonfiglio]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/01/13/recital-di-anna-maria-bonfiglio/</link>
<pubDate>Sat, 12 Jan 2008 23:00:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>viadellebelledonne</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
 immagine: Dalì - Rosa Meditativa
Il sole del pomeriggio filtra dai vetri appannati e illumina ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> <img border="0" width="320" src="http://occonline.occ.cccd.edu/online/jbarnard/dali_meditative_rose.jpg" height="411" /></p>
<p align="justify"><em> immagine: Dalì - Rosa Meditativa</em></p>
<p align="justify">Il sole del pomeriggio filtra dai vetri appannati e illumina il salone dell'Oratorio di Santa Scolastica. I suoi riflessi frugano fra i muri, riposano sugli affreschi, planano sugli austeri mattoni a scacchi bianchi e neri e rendono superflua la luce dei grandi lampadari di cristallo. Al centro del soffitto è disegnata la Stella di Davide. Forse l'artista che ha concepito e realizzato gli affreschi e i dipinti era ebreo o forse era un iniziato che manifestava attraverso l'arte i suoi legami con l'essoterismo. Penso ai costruttori di cattedrali, agli alchimisti, allo Zenone di Marguerite Yourcenar.<br />
Intanto il Critico ha iniziato il suo discorso sulla poesia, infarcito di francesismi, interrotto da pause e pardon ogni volta che la sua scarsa potenza ottica gli fa saltare qualche rigo del malloppo di fogli che tiene davanti. Cita Verlain e Baudelaire, compie incursioni nell'alta letteratura e ci definisce "minori". Ma senza malanimo, anzi con una sorta di predilezione atta a gratificarci. Minori, sì, facciamo parte di quella schiera di poeti che resteranno per sempre nell'oscurità. I nostri manoscritti non arriveranno mai sulle scrivanie della grande editoria, né figureranno mai fra i best sellers.</p>
<p><!--more-->
</p>
<p align="justify">
Il Critico continua il suo excursus. Prima di iniziare il suo discorso aveva chiesto a me, seduta casualmente al suo fianco, di concedergli una maggiore porzione di spazio. "Sono come gli orsi -ha detto- che hanno bisogno di molto spazio per muoversi" E ha scosso le braccia goffamente come quelle galline che starnazzano agitando le ali. Mi sono vergognata di questo paragone irriverente ma mi è salito alle labbra un risolino che ho cercato di mistificare alla meno peggio. Non so per quale stramba connessione sto pensando a mio padre. A lui che vada in giro a leggere i miei versi gliene importa poco o nulla, avrebbe preferito che fossi più pragmatica e meno astratta.<br />
Il Critico continua a dissertare: di letteratura europea, di milieu, di background culturale. Ci informa che Sciascia è lo scrittore che tutta l'Europa ci invidia e che Tomasi di Lampedusa è considerato il Manzoni del ventesimo secolo. Sui nostri versi poche sparute parole. Quando smette di concionare il pubblico non può fare a meno di emettere un impercettibile sospiro, credo che gli applausi siano più di sollievo che di ammirazione. Infine, tocca a noi. Dapprima timidamente, poi sempre più rinfrancati facciamo sentire le nostre voci di poeti. Il pubblico è attento, qualcuno scarabocchia qualcosa su un taccuino. Il sole si è definitivamente ritirato. Quando finiamo, i pazienti ascoltatori si affollano verso di noi. E' un grande stringere di mani, un sovrapporsi di frasi entusiastiche, un rosario di complimenti. Una ragazza in jeans e maglione cerca di farsi strada verso di noi. Me la ritrovo accanto, confusa ed eccitata. "Le tue poesie -dice- mi hanno emozionata, posso darti un bacio?" E avvicina le labbra alla mia guancia, scostando con una mano una ciocca dei bruni capelli che le arriva quasi agli occhi. L'abbraccio, grata per quel gesto che mi dice più di tante parole.<br />
Fra lo sgranocchiare di patatine e i brindisi col vermuth ci scambiamo impressioni. Il poeta-professore di liceo, poco soddisfatto del tempo che ci è stato concesso (tre poesie, via, sono troppo poco per dare una giusta visione della propria produzione), si concede una sfilza di citazioni latine. Nel salutarmi il Critico mi dice:"Spero di leggere il suo libro, ma purtroppo ho tempi lunghi". Beh, niente di male, sappiamo che la quantità di tempo a loro disposizione è inversamente proporzionale ai loro impegni e con ogni probabilità il mio libro non lo leggerà mai. Ma io risento sul viso la dolcezza lieve di quel bacio e mi pare di essere Leopardi.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[NOTTURNO DI POESIA di Anna Maria Bonfiglio]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/10/20/notturno-di-poesia-di-anna-maria-bonfiglio/</link>
<pubDate>Fri, 19 Oct 2007 22:01:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Era la seconda metà degli anni &#8216;70 quando esplose il boom delle radio libere. La modulazione]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img border="0" width="334" src="http://www.mytech.it/media/028001013056.jpg" height="250" /></p>
<p align="justify">Era la seconda metà degli anni '70 quando esplose il boom delle radio libere. La modulazione di frequenza, ancora poco o nulla occupata, permetteva che con un trasmettitore da pochi watt si potesse ottenere un raggio d'ascolto di diversi chilometri; bastavano più o meno un milione di lire e una cantina ed era nata un'emittente privata, dove senza filtri e censure, senza direttori editoriali ed editori in carriera, ognuno poteva dare sfogo alle proprie passioni, trasmettendo musica rock e dialogando con gli ascoltatori dei più vari argomenti. <!--more-->Mutuati da una trasmissione radiofonica di rete nazionale che faceva grandi ascolti, i programmi delle radio private si reggevano quasi esclusivamente sulle conversazioni con gli ascoltatori e, ahimé, nei casi più tamarri sulle dediche musicali. Ma presto fra gli interessi e gli slanci creativi più o meno importanti si inserì l'impulso di dedicare uno spazio alla poesia e ai suoi cultori. Nacquero allora molte trasmissioni, mandate in onda soprattutto nelle ore più tarde, in cui astro e regina fu la poesia e destinatari furono i suoi adepti. Uno dei principali protagonisti di questo tipo di trasmissioni fu il poeta Bruno Vilar che con la sua Radio Hanna esplose nell'etere coinvolgendo un gran numero di ascoltatori con i quali finiva per stabilire rapporti personali. Bruno Vilar, apprezzato poeta ma ricordato più che altro per il suo matrimonio con l'attrice Paola Borboni, dalla quale lo distanziavano quaranta e più anni di età, durante le sue trasmissioni leggeva poesie proprie e di altri autori, non disdegnando di invitare i suoi ascoltatori a leggere i propri versi. Bruno Vilar moriva in un incidente stradale nel 1978 ma la strada che aveva percorso con le sue trasmissioni di poesia aveva accolto altri viaggiatori.</p>
<p align="justify">A Palermo vi fu un brulicare di radio private ed un germogliare di trasmissioni dedicate alla poesia, la maggior parte delle quali andavano in onda di notte. Una folla di ascoltatori si riuniva ogni sera virtualmente davanti ad un apparecchio radio a modulazione di frequenza per questi "notturni di poesia", una folla che leggeva, dialogava, citava, litigava, moderata da un conduttore che aveva il compito di frenare quelli che alla fine potevano diventare sproloqui. Nacque il motto "tirate le poesie dai vostri cassetti". Tutti gli anni '80 furono segnati da queste esperienze radiofoniche che vissi personalmente. Oggi quel tempo può sembrare un'era jurassica e quelle esperienze archeologia letteraria, ma allora la radio e la sua potenza evocativa esercitavano un fascino indicibile. Tutto era giocato sulla voce, sui toni, e le parole avevano un peso rilevante per la loro capacità di suscitare interesse o noia. La "civiltà delle immagini" non aveva ancora preso il sopravvento, non dettava leggi e le location dove si effettuavano le trasmissioni non ponevano problemi di sorta. Poteva essere un sottoscala o un magazzino, un pianterreno o un attico oppure una piccola stanza ricavata in un qualsiasi appartamento borghese. Quasi "carbonari della poesia", ci si immetteva nei luoghi più disparati per incontrarsi con sconosciuti che condividevano un sogno, quello di far conoscere i propri versi. Né importava che chi conduceva la trasmissione fosse fototelegenico o avesse il profilo preferenziale, quello che bastava erano le parole o, come si diceva allora, il contenuto. Ah, l'emozione di trovarsi davanti ad un microfono, il suono della propria voce ascoltato attraverso le cuffie, i cursori che sfumavano la musica...Smile, Petit fleur, l'Adagio di Albinoni, Mozart...Tornavano e si diffondevano nell'etere i versi di Camillo Sbarbaro, Charles Baudelaire, Garcia Lorca, Francesco Guglielmino...</p>
<p align="justify">Di tutte le esperienze della mia vita quella della radio è stata la più emozionante. Le voci di ascoltatori sconosciuti entravano in empatia con la mia essenza più intima, mi donavano una piccola parte della loro vita e ricevevano il dono di accostarsi alla poesia dei Grandi, che per alcuni rappresentava una vera e propria scoperta. I "Notturni di poesia", oggi sepolti nella memoria di chi li visse, furono un ponte attraverso il quale molte mani riuscirono a congiungersi.</p>
<p align="justify"><em>Anna Maria Bonfiglio</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LE STANZE di Anna Maria Bonfiglio]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/09/22/le-stanze-di-anna-maria-bonfiglio/</link>
<pubDate>Sat, 22 Sep 2007 06:03:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Chissà chi verrà dopo di me
ad abitare queste stanze,
chi si sveglierà all&#8217;occhio dorato
d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" align="left" width="454" src="http://www.painsley.org.uk/gallery/images/bon2.jpg" height="473" style="width:245px;height:251px;" /></p>
<p>Chissà chi verrà dopo di me<br />
ad abitare queste stanze,<br />
chi si sveglierà all'occhio dorato<br />
del sole incastonato<br />
fra le foglie del gelsomino<br />
e s'addormenterà con lame<br />
di luna conficcate nel letto.<br />
Qualcuno girerà per la casa,<br />
dirà è bella o è brutta,<br />
ma non udrà le voci<br />
rimaste attaccate sui muri,<br />
non saprà che l'umido alle pareti<br />
è il segno lasciato dal pianto<br />
nei giorni dei tanti abbandoni.<br />
Spazzerà via le inutili orme<br />
di un passaggio qualunque<br />
e scrosterà le ombre<br />
di un tempo che non gli appartiene.<br />
Sarà utile allora<br />
svestirsi per tempo di tutti gli addobbi<br />
e lasciare che l'anima -nuda-<br />
si volga all'Eterno.</p>
<p>(11-7-2006) </p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[CHE N'E' STATO DI NOI di Anna Maria Bonfiglio]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2007/07/03/che-ne-stato-di-noi-di-anna-maria-bonfiglio/</link>
<pubDate>Tue, 03 Jul 2007 12:01:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>nuska</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp;

&#8221; Pronto, mi riconosci?&#8221;
 &#8221; No, chi sei?&#8221;
&#8221; Dai, pensaci su u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify"><img border="0" width="370" src="http://www.prolocoportopalo.org/pagine/tonnara/foto/tonnaraombra.jpg" height="245" /></p>
<p align="justify">" Pronto, mi riconosci?"</p>
<p align="justify"> " No, chi sei?"</p>
<p align="justify">" Dai, pensaci su un attimo..."</p>
<p align="justify">" Cavolo! Sei Fabio! E come potevo riconoscerti dopo tutto questo tempo. Sono passati...quanti anni? Tre, quattro..."</p>
<p align="justify">" Appena tre anni e nove mesi "</p>
<p align="justify">" Tre anni e nove mesi di silenzio...esattamente dal tuo matrimonio "</p>
<p align="justify">" Per carità, non ricordarmelo "<!--more--></p>
<p align="justify">" Cosa? Il silenzio o il matrimonio? "</p>
<p align="justify">" L'uno è causa dell'altro"</p>
<p align="justify">" Non mi dire! Sei già pentito?"</p>
<p align="justify">" Non proprio, ma non è facile, sai..."</p>
<p align="justify">La sua voce si è fatta seria. Improvvisamente lo sento svigorito e malinconico.</p>
<p align="justify">" Caterina mi ha isolato- dice -mi ha fatto il vuoto intorno"</p>
<p align="justify">Qualcosa avevo saputo. Dopo tanto attendere la donna giusta aveva finito per sposarne una nevrotica, gelosa e contraria alla maternità. Lui che aveva sempre detto di voler lasciare "un seme di sé" sulla terra.</p>
<p align="justify">" E tu reagisci, riallaccia i tuoi vecchi rapporti"</p>
<p align="justify">" Sono stanco di fare guerre "</p>
<p align="justify">"Addirittura!"</p>
<p align="justify">" Ma quello che mi pesa di più è la sua ostinazione a non volere bambini"</p>
<p align="justify">" Con lei scordatelo. Te l'ha messo come condizione al momento delle nozze, me l'hai detto tu, non ricordi? Pensi di poterle fare cambiare idea?"</p>
<p align="justify">" Sì, lo confesso...Ma dimmi di te, come stai?"  Ora cerca di glissare, come al solito quando non vuole mandare avanti un certo discorso.</p>
<p align="justify">"Direi bene, compatibilmente con i postumi dell'intervento"</p>
<p align="justify">" Che intervento?"</p>
<p align="justify">" Quadrantectomia. Carcinoma al seno"</p>
<p align="justify">" Mi spiace, non ho saputo nulla..." E' imbarazzato. Forse si sta chiedendo cosa si dice in queste circostanze.</p>
<p align="justify">" Lasciamo perdere- dico -non parliamo di cose tristi dopo tanto tempo che non ci sentiamo"</p>
<p align="justify">" Sono stanco", ripete. E mi pare di vederlo passarsi la mano sui capelli, ripetutamente, in quel suo gesto che è quasi un tic. E allora, come sempre quando approdiamo a problemi che sfuggono alla nostra volontà di risolverli, scivoliamo sul piano inclinato del passato.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">Per alcuni anni Fabio ed io siamo stati uniti da una forte amicizia e abbiamo trascorso molto tempo assieme. La nostra specialità erano le innocenti scorrerie notturne per la città vecchia. Sentivamo forte il legame con i luoghi antichi, anche i più popolari e degradati. Giravamo per le viuzze della Vucciria, di giorno affollate di banchi dove si vendeva di tutto, dal pesce alla mortella, e di notte deserte e silenziose, grevi di abbandono. Sui muri scrostati restava il retaggio arabo dell'abbanniata, e nell'aria permaneva l'odore dolciastro del gelsomino che i ragazzini vendevano per strada intrecciato in delicate stecche. Sulla piazza del vecchio Senato le nudità decorosamente impudiche delle statue sbeffeggiavano l'austerità del convento di Santa Caterina, dove le suore di clausura confezionavano i cannoli e la frutta martorana. Nei vicoli fioche luci segnalavano affollati catoi, intorno fontane secche come mammelle di donna sterile. Dal castello dei Chiaramonte, dove si consumarono gli oscuri processi dell'Inquisizione, i fantasmi delle streghe arse sul rogo come giunchi disseccati stridevano in invisibili catene. Fabio guidava allegramente e girava attorno all'antica cinta muraria in cerchi ampi e ripetuti che ci facevano ridere senza sapere il perché. L'amore per la nostra città era inquinato dall'amarezza per ciò che d'ignobile vi si perpetrava. Ma non pensavamo di andarcene. Ci aveva provato Maria Clara andando ad insegnare a Milano, ma dopo un anno era tornata.</p>
<p align="justify">" Hai notizie di Maria Clara?" Domanda Fabio, come se avesse in qualche modo avvertito che l'avevo evocata.</p>
<p align="justify">" Non molto recenti. Ha rotto con Gino. Adesso sta con un collega, divorziato, con due figli"</p>
<p align="justify">" Ma ci pensi a quella sera? I pesci non ascoltano/lo sciacquio del mare/sotto le chiglie/ né gli spari/ in quest'ultimo rantolo d'estate. La vecchia Tonnara..."</p>
<p align="justify">" E chi se la scorda?"</p>
<p align="justify">Alla Tonnara erano nate le nostre sfide poetiche. Dalla passerella di pietra guardavamo il mare dove la luna galleggiava come una grande moneta d'argento. Lanciavamo i sassolini in acqua sfidandoci a chi inventava il verso più armonioso. Le barche dondolavano, ormeggiate ai piloni, piccoli pesci guizzavano sotto le chiglie. "I pesci non ascoltano/lo sciacquio del mare/sotto le chiglie..."</p>
<p align="justify">La Tonnara un tempo era stata una grossa risorsa per l'economia della nostra città ma noi l'avevamo già trovata in disfacimento, la sua torre svettava nell'oscurità come un triste cimelio di guerra. Sotto di essa, nell'ampia sala di rappresentanza, un'elegante pizzeria accoglieva i clienti su prenotazione. Dalla Tonnara si passava a casa di Maria Clara dove davamo vita alle nostre performances di musica e poesia. Maria Clara si metteva al piano ed il piccolo appartamento di via del Carso si trasformava in un carillon di note. Talvolta si univa a noi Adriana, che studiava danza, e allora la musica e la poesia erano il pretesto per le sue raffinate evoluzioni.</p>
<p align="justify">" Adriana ha sposato Marco- dico - hanno due bimbe. Anche Ornella si è sposata"</p>
<p align="justify">" Già, Ornella..."</p>
<p align="justify">A Selinunte Fabio l'aveva corteggiata con insistenza, ma Ornella non lo prendeva sul serio. O non voleva, attaccata com'era ancora al ricordo del suo passato con Sandro.</p>
<p align="justify">" Allora ero innamorato di Ornella. Così come lo ero stato di te"</p>
<p align="justify">Questa è una rivelazione. O no? Sono stata forse io a non volermene accorgere?</p>
<p align="justify">" Ma tu inseguivi un fantasma che non si sarebbe mai materializzato..."</p>
<p align="justify">Sulla terrazza dell'albergo il tramonto barbagliava contro il vetro del bicchiere. Lo sguardo perso verso l'orizzonte, immaginavo di vedere comparire Livio. Non mi ero mai resa conto dell'attenzione che Fabio mi rivolgeva. Forse perché, mentre lui cercava uno scoglio sul quale finalmente fermarsi, io consumavo gli ultimi anni giovani in una relazione che non avrebbe mai avuto futuro.</p>
<p align="justify">Mentre Fabio continua a riversare parole nel mio orecchio sinistro, mi guardo attorno e penso che dopotutto la solitudine non è che una delle tante facce della libertà.</p>
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