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	<title>alcamo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "alcamo"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 14:19:01 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Andreotti e il Processo Rimi]]></title>
<link>http://senzamemoria.wordpress.com/?p=66</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 16:17:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
 
Cosa c’entra Andreotti con il processo Rimi, il processo a carico dei vecchi boss di Alcamo?D]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><a href="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/06/rimi-badalamenti-andreotti-buscetta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-67" src="http://senzamemoria.wordpress.com/files/2008/06/rimi-badalamenti-andreotti-buscetta.jpg?w=207" alt="" width="207" height="300" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Cosa c’entra Andreotti con il processo Rimi, il processo a carico dei vecchi boss di Alcamo?<!--more-->Domanda ancora più difficile se prima non si guarda il contesto siciliano e italiano degli anni 70-80. Da notare subito i tanti legami tra la parte di politica siciliana collusa con la mafia degli anni 70-80 (soprattutto la DC siciliana) e i diversi misteri del nostro paese. Nessuno inoltre può negare quell’immenso potere che aveva una certa politica di incidere in modo diretto sulla magistratura e sulle sentenze della Corte di Cassazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Limitiamoci però in questo articolo alla trattazione del processo Rimi e al presunto coinvolgimento dell’allora onorevole Andreotti.  <strong>Presentiamo subito i principali protagonisti:</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>Vincenzo e Filippo Rimi</strong>, capi del mandamento di Alcamo (TP). Il vecchio boss Vincenzo aveva degli ottimi rapporti con la politica siciliana (soprattutto con la DC di cui era esponente locale) e fitte relazioni con esponenti politici anche di livello nazionale. Il figlio Filippo destinato a succedere al padre aveva già la strada spianata e prenderà poi il suo posto.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>Gaetano Badalamenti,</strong> cognato di Filippo Rimi. Era il boss di Cinisi e uno dei capi indiscussi di Cosa Nostra e membro negli anni ‘70 anche della cupola. Sposò Teresa Vitale, la cui sorella sposò </span></span><a title="Filippo Rimi (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Filippo_Rimi&#38;action=edit&#38;redlink=1"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Filippo Rimi</span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">, il capomafia di Alcamo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>Nino e Ignazio Salvo</strong> hanno fatto parte, fino alla loro morte della famiglia mafiosa di Salemi. Hanno avuto un rapporto privilegiato prima con Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti e, successivamente, con Salvatore Riina, mettendosi a disposizione, pur facendo parte della famiglia di Salemi, direttamente di costoro.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>Giulio Andreotti</strong> diventa presidente del consiglio la prima volta nel 1972 ma, dalla prima legislatura, è presente ininterrottamente sia in parlamento sia in vari esecutivi. In Sicilia la corrente andreottiana della DC è rappresentata dall’On. <strong>Salvo Lima</strong>, uomo che ha numerose relazioni con Cosa nostra, la stessa che poi nel 1992 lo ucciderà. In quegli anni Salvo Lima è uno dei politici più fortemente appoggiati da Cosa Nostra (in particolare da Stefano Bontate), ed è legatissimo ai cugini Salvo, dei quali è il principale candidato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Veniamo ora al processo a carico dei Rimi. </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Con sentenza della <strong>Corte di Assise di Perugia del 16 febbraio 1968 </strong>Vincenzo Rimi e Filippo Rimi erano stati condannati alla pena dell’ergastolo perché ritenuti colpevoli per omicidio premeditato in danno di Giovanni Giangreco, ucciso il 5 settembre 1960 in Villabate, e del delitto di omicidio premeditato, in concorso con Rocco Semilia, anch’egli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">condannato all’ergastolo, in danno di Salvatore Lupo Leale, ucciso a colpi di arma da fuoco il 30 gennaio 1962. Lupo Leale era figlio adottivo di Serafina Battaglia e di Stefano Leale, anch’egli assassinato a Palermo il 9 aprile 1960. <strong>Il 18 marzo 1969</strong> <strong>la sentenza</strong> <strong>di primo grado era stata confermata dalla Corte di Assise di Appello di Perugia.</strong> Le due Corti di merito avevano posto a fondamento della pronuncia di condanna le dichiarazioni di accusa della madre della vittima, Serafina Battaglia. Secondo la ricostruzione dei fatti compiuta dai giudici di merito, l’omicidio di Salvatore Lupo Leale era stato deciso e commissionato dai Rimi perché <span> </span>il giovane meditava nei loro confronti propositi di vendetta, ritenendoli i mandanti dell’uccisione del padre. Tali propositi di vendetta si erano positivamente concretizzati in una notte dell’estate del 1960. L’attacco però non aveva sortito esiti a causa del tradimento di qualcuno dei correi che aveva per tempo rivelato ai Rimi il progetto di vendetta. A seguito del ricorso proposto dagli imputati, <strong>la Prima Sezione</strong><strong> Penale della Corte di Cassazione, con sentenza del 3 dicembre 1971,</strong> <strong>aveva annullato per difetto di motivazione la condanna</strong> di Vincenzo e Filippo Rimi, disponendo il rinvio del processo ad altra Corte di Assise di Appello. Il procedimento si era, quindi, concluso con la sentenza della <strong>Corte di Assise di Appello di Roma del 13 febbraio 1979</strong>, <strong>con la quale Filippo Rimi era stato assolto per insufficienza di prove</strong> (il padre Vincenzo era invece deceduto nel 1975): la sentenza era diventava definitiva il <strong>5 febbraio 1982</strong>, allorquando la <strong>Corte</strong><strong> di Cassazione</strong> aveva rigettato i ricorsi di Filippo Rimi e del Procuratore Generale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>Fin qui sembrerebbe un normale, anche se travagliato, iter processuale ma le dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta hanno messo altra carne al fuoco.</strong> Purtroppo le su dichiarazioni, come emergerà a breve, sono molto contraddittorie. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Questi in un interrogatorio del 1993 aveva riferito che:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">– nel 1982/83, mentre si trovava in Brasile, nel contesto di una conversazione vertente sull’omicidio del giornalista Carmine Pecorelli intrattenuta con <strong>Gaetano Badalamenti</strong>, costui gli <strong>aveva confidato di essersi personalmente incontrato con Giulio Andreotti a Roma «in relazione all’interessamento svolto da quest’ultimo per un processo in Cassazione riguardante Rimi Filippo», cognato dello stesso Badalamenti;</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– Rimi era stato «nella fase di merito del processo condannato all’ergastolo, ma poi in effetti il giudizio della Corte di Cassazione era stato a lui favorevole»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">– <strong>Badalamenti, Filippo Rimi ed uno dei cugini Salvo (ma Buscetta non ricordava quale dei due) si erano recati nell’ufficio del senatore Andreotti, dove lo avevano incontrato;</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– Badalamenti aveva riferito al Buscetta che il senatore gli aveva manifestato tutta la sua stima dicendo che di uomini come lui «ce ne voleva uno per ogni strada di ogni città italiana».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il Tribunale evidenziava che <strong>le dichiarazioni di Buscetta</strong> sin dall’origine apparivano però viziate da una <strong>estrema contraddittorietà</strong> e da una manifesta genericità in quanto, dopo avere affermato che l’incontro a Roma con Giulio Andreotti era avvenuto <em>«in relazione all’interessamento svolto da quest’ultimo per un processo in Cassazione riguardante Filippo Rimi»,</em> nel contesto del medesimo verbale, aveva affermato che il Badalamenti gli aveva parlato dell’incontro avuto personalmente a Roma con l’imputato <em>«allo scopo di interessarlo per il processo riguardante Filippo Rimi</em>». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Era evidente, pertanto che <strong>Buscetta non era stato in grado di precisare</strong>, a causa di un ricordo assai approssimativo del dialogo con il Badalamenti, se l’incontro avesse avuto come scopo il ringraziare il senatore Andreotti per un interessamento già positivamente esplicitato oppure quello di «interessarlo» affinché si attivasse per aggiustare un processo ancora da celebrare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’approssimazione nelle dichiarazioni di Buscetta trovava conferma nelle sue successive dichiarazioni quando:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– al PM di Roma, dopo meno di due mesi (il 2 giugno 1993), aveva riproposto alternativamente le due versioni affermando che «l’incontro era finalizzato ad interessare Andreotti per un processo che riguardava Rimi o per ringraziarlo per un interessamento già avvenuto»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">– solo in occasione delle dichiarazioni rese, il 24 aprile 1995, nell’ambito del procedimento a carico degli autori dell’omicidio dell’on. Salvo Lima, egli aveva abbandonato le precedenti incertezze <strong>scegliendo definitivamente la tesi del «ringraziamento».</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;">I primi giudici sottolineavano che proprio in occasione di quest’ultima deposizione Buscetta aveva spontaneamente aggiunto un particolare che assumeva significativo di rilievo ai fini della valutazione della attendibilità della sua propalazione. Il Tribunale ricordava che la incertezza dei ricordi di Buscetta, almeno nella fase iniziale delle sue dichiarazioni, non aveva riguardato solo il fine del preteso incontro con il senatore Andreotti, ma aveva investito anche la fase processuale nella quale il presunto interessamento era avvenuto o avrebbe dovuto avvenire e che era stata definita espressamente come <em>« un processo in Cassazione riguarda</em></span><em><span style="font-size:11.5pt;font-family:AdvP6F0B;">nte </span><span style="font-size:small;">Filippo Rimi ».</span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La indicazione del Buscetta circa una decisione della Corte di Cassazione che aveva ribaltato l’esito del giudizio di merito <strong>aveva originariamente orientato la collocazione temporale</strong> <strong>dell’incontro di Badalamenti con il senatore Andreotti nel 1971 o 1972 (a seconda che si scegliesse la tesi dell’interessamento o del ringraziamento),</strong> risalendo al 4 dicembre 1971 la pronuncia dei giudici di legittimità che aveva annullato con rinvio la condanna all’ergastolo inflitta ai Rimi nel processo di appello definito con la sentenza della Corte di Assise di Appello di Perugia del 18 marzo 1969.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Posto ciò, veniva evidenziato che nella deposizione del 24 aprile 1995 il collaboratore, dopo avere precisato che il Badalamenti gli aveva parlato «di un incontro avuto nello studio del senatore Andreotti per ringraziarlo per l’assoluzione del cognato e del padre che erano stati assolti in Cassazione», aveva aggiunto significativamente che <strong>era stato «costretto a correggere» la sua dichiarazione sul punto a causa delle dichiarazioni rese dal medesimo Badalamenti.</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il Tribunale rimarcava che nell’occasione Buscetta aveva ribadito che Badalamenti gli aveva riferito di avere ringraziato il senatore Andreotti «per l’assoluzione del cognato e del padre che erano stati assolti in Cassazione», cosicché la tesi del PM, secondo cui detto ringraziamento, collocato nel 1979, aveva riguardato esclusivamente Filippo Rimi (essendo Vincenzo Rimi deceduto il 28 marzo 1975) confliggeva irrimediabilmente con le testuali parole del collaboratore, che aveva fatto menzione di un’unica sentenza di «assoluzione» pronunciata dai giudici di legittimità nei confronti di entrambi i Rimi, intervenuta nel dicembre del 1971. A seguito dell’interrogatorio reso dal Buscetta il 6 aprile 1993, il PM di Palermo aveva sentito Badalamenti ed era emerso come la ricostruzione del collaboratore fosse in insanabile contrasto con le date: <strong>risultava, infatti, del tutto illogico che l’incontro fosse avvenuto, come successivamente avrebbe affermato categoricamente Buscetta, nel 1979 in relazione ad un interessamento o ad un ringraziamento riferibile all’aggiustamento di una sentenza pronunciata nel dicembre del 1971 e, dunque, circa otto anni dopo. </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Inoltre, ove l’incontro fosse stato collocato in data vicina alla sentenza della Cassazione verso la fine del 1971, lo stesso non avrebbe potuto avere luogo proprio perchè Badalamenti – così come gli stessi Rimi – all’epoca era detenuto (Badalamenti aveva ottenuto la libertà provvisoria solo in data 15 febbraio 1972 ed era ritornato in carcere un anno dopo).Buscetta, per giustificare i reiterati, espliciti riferimenti al processo in Cassazione, aveva asserito che Badalamenti, nel riferirgli in Brasile l’episodio, non aveva fatto alcun cenno alla Cassazione, essendosi limitato a parlare di un processo a Roma. Era stata, pertanto, solo frutto di una deduzione</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">dello stesso Buscetta («dovuta alla poca esperienza per quanto riguarda i Fori») la dichiarazione inerente la Corte di Cassazione (perchè «essendo Roma la sede della Cassazione, per me è la Cassazione»). Questo assunto veniva ritenuto assai dubitabile in quanto dall’esame delle dichiarazioni rese dal Buscetta il 6 aprile 1993 emergeva che il predetto era perfettamente a conoscenza dell’iter del processo subito dai due Rimi, tanto che aveva precisato che Filippo Rimi era stato condannato all’ergastolo nelle fasi di merito e che il giudizio della Corte di Cassazione</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">era stato a lui favorevole. Del resto, Buscetta ancora nell’aprile del 1995 aveva continuato a parlare di un incontro in occasione del quale Badalamenti aveva ringraziato il senatore Andreotti «per l’assoluzione del cognato e del padre che erano stati assolti in Cassazione».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Gaetano Badalamenti, in un interrogatorio reso al PM di Palermo il 14 dicembre 1994, aveva fatto rilevare che dal mese di febbraio del 1979 egli era rimasto immobilizzato a causa della frattura di una gamba e della conseguente ingessatura, situazione che gli avrebbe impedito di partecipare ad un incontro di ringraziamento a Roma con il senatore Andreotti dopo la sentenza del 13 febbraio 1979.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In dibattimento Tommaso Buscetta, a parziale rettifica delle versioni precedentemente fornite, aveva riferito che:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– egli era a conoscenza «dell’aiuto» che l’onorevole Andreotti aveva fornito «al cognato di Gaetano Badalamenti nel processo dove lui era imputato»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– Gaetano Badalamenti gli aveva riferito di tale aiuto «in Brasile nel 1982» aggiungendo che aveva ricevuto «l’elogio del Senatore, perchè di gente come lui l’Italia ne aveva bisogno uno per ogni strada d’Italia»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– Badalamenti gli aveva confidato che era andato a trovare il senatore Andreotti «nel suo ufficio a Roma» insieme ad uno dei Salvo ed al cognato Filippo Rimi «per ringraziarlo perchè ha ottenuto quella sentenza che sperava per il cognato e per ringraziarlo»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– «il cognato di Badalamenti, insieme al padre, negli anni ‘60, alla fine degli anni ‘60, era stato condannato in primo grado ed anche in appello alla pena dell’ergastolo insieme al padre... per l’omicidio di un ragazzo, credo che si chiamasse Leale»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– «nel 1971 incontrando il Rimi all’Ucciardone mi dicono che stanno aspettando per una sentenza che possa andare in Cassazione e prosciogliersi per questa cosa»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– aveva in seguito appreso che erano stati «prosciolti dall’omicidio» e che poi dovevano «essere nuovamente processati»;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">– Badalamenti gli aveva detto che era andato a «ringraziare l’onorevole Andreotti ... negli anni 1979».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nella versione fornita al Tribunale di Palermo Buscetta qualificava in modo meno circostanziato l’asserito incontro e affermava che Badalamenti gli aveva confidato di aver ringraziato nel 1979 l’imputato, perchè aveva «ottenuto quella sentenza che sperava per il cognato», senza più alcun riferimento nè ad una sentenza della Cassazione, né ad un ringraziamento per l’assoluzione del padre di Filippo Rimi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nel corso dell’interrogatorio reso al PM di Roma il 2 giugno 1993 <strong>Buscetta aveva esplicitamente affermato di non sapere «dire in quale epoca sia avvenuto l’incontro, forse anche prima del ‘79»,</strong> offrendo una ulteriore conferma della incertezza dei propri ricordi. Per contro, già nel corso dell’esame reso al dibattimento per l’omicidio di Salvo Lima, Buscetta aveva riferito che Badalamenti gli aveva detto espressamente e chiaramente che era andato a trovare il senatore Andreotti nel 1979.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il Tribunale evidenziava, ancora, che Buscetta, nel corso dell’esame reso il 9 gennaio 1996, aveva, tra l’altro, dichiarato che aveva incontrato i Rimi all’Ucciardone nel 1971: era pero` risultato documentalmente provato che Buscetta non avrebbe potuto colloquiare in carcere con i Rimi prima della sentenza della Cassazione intervenuta il 4 dicembre 1971 in quanto il medesimo non era a quell’epoca detenuto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">«Ma la prova piu` eloquente della assoluta incertezza del ricordo mantenuto dal Buscetta sul contenuto del colloquio avuto con Badalamenti in termini di semplici cenni, gesti e ammiccamenti era offerta, secondo i primi giudici, dalla deposizione resa nel dibattimento di Perugia, laddove il collaboratore era giunto a smentirsi nel volgere di pochi secondi». Nel corso del controesame da parte della Difesa, subito dopo avere ancora una volta affermato – nonostante tutte le precedenti spiegazioni e rettifiche – che l’interessamento del senatore Andreotti era avvenuto per favorire il processo «a livello di Cassazione» – e dunque un processo la cui sentenza del dicembre 1971 aveva interessato entrambi gli imputati Vincenzo Rimi e Filippo Rimi –, aveva dichiarato che l’interessamento in questione era avvenuto in favore di uno solo dei Rimi «perche´ l’altro era</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">morto». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Nel tentativo di sostenere le dichiarazioni di Buscetta il PM aveva ritenuto di trovare taluni riscontri in altri collaboranti escussi al dibattimento. <strong>Il solo dato comune a tutte le dichiarazioni raccolte era, infatti, costituito dalla conoscenza, da parte di molti «uomini d’onore», della pressante</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>attivita` che Cosa Nostra aveva svolto nel tempo nel tentativo di conseguire l’«aggiustamento» del processo a carico dei Rimi.</strong> Il Tribunale analizzava gli apporti dei collaboratori Salvatore Cancemi, Vincenzo Sinacori, Antonino Calderone, Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cucuzza, Francesco Di Carlo e Giovanni Brusca, rilevando che i predetti, sebbene avessero parlato della vicenda del processo a carico di Vincenzo e Filippo Rimi e del presunto «aggiustamento» intervenuto, non avevano addotto alcun elemento di supporto alla dedotta conoscenza tra Gaetano Badalamenti e l’imputato ed all’asserito accordo intervenuto tra i due ai fini della «sistemazione» del processo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’unico dato acquisito in termini di ragionevole certezza era quello di una consistente attivita` posta in essere dai capimafia al fine di conseguire l’«aggiustamento» del processo a carico di Vincenzo e Filippo Rimi, in stato di detenzione e con una condanna all’ergastolo confermata in appello.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">In proposito veniva richiamata la dichiarazione del Cucuzza, secondo cui <strong>si era fatto di tutto per non fare morire in carcere il Rimi, con un chiaro riferimento alla fase anteriore al dicembre del 1971, quando i Rimi erano detenuti. </strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La «svolta» del processo era intervenuta proprio in quella fase processuale, allorché, in luogo della definitiva conferma delle condanne all’ergastolo, i giudici di legittimita` avevano adottato una pronuncia di annullamento «per difetto di motivazione», con rinvio alla Corte di Assise di Appello di Roma per nuovo esame, rilevando «gravi omissioni e contraddizioni» ed argomentazioni «poggiate su circostanze di fatto non dimostrate».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Era stata proprio la Corte di Cassazione, nel dicembre del 1971, a mettere in discussione sul piano logico la credibilita` della versione dei fatti offerta dalla Battaglia e soprattutto delle sue fonti de relato, con la conseguenza che la Corte di Assise di Appello di Roma, quale giudice di rinvio (dinanzi alla quale il processo si era celebrato otto anni dopo), si era limitata a prendere atto delle vincolanti indicazioni dei giudici di legittimita`, sviluppando proprio l’analisi critica sui punti oggetto di censura da parte della Suprema Corte. Il giudice di rinvio aveva concluso che le affermazioni della Battaglia «postulano le piu` ampie riserve» e che – in riferimento all’omicidio di Salvatore Lupo Leale – le varie indicazioni della donna non si presentavano affatto precise e concordanti, ma assai problematiche. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Riepilogando, il Tribunale rilevava che le dichiarazioni – tutte de relato – di Tommaso Buscetta erano intrinsecamente contraddittorie, in piu` punti inattendibili e smentite da varie risultanze processuali e dalle dichiarazioni di numerosi altri collaboratori escussi nel corso del processo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><strong>CONCLUSIONI:</strong> Non si ha nessuna certezza su questo fantomatico incontro tra Rimi, Badalamenti, Andreotti e uno dei cugini Salvo, però una frase celebre di Andreotti sta bene in questo contesto: <strong>" A pensar male si fa peccato, ma qualche volta si azzecca ".</strong></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La donna che sfidò i Rimi]]></title>
<link>http://senzamemoria.wordpress.com/?p=56</link>
<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 08:11:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[SERAFINA BATTAGLIA, MADRE CORAGGIO CONTRO I BOSS DI ALCAMO

 
È sera. Manifesti stropicciati dal ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;color:#000080;font-family:Times New Roman;"><a href="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/06/serafina_battaglia.jpg"></a>SERAFINA BATTAGLIA, MADRE CORAGGIO CONTRO I BOSS DI ALCAMO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;color:#000080;font-family:Times New Roman;"><a href="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/06/ombre.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-57" src="http://senzamemoria.wordpress.com/files/2008/06/ombre.jpg?w=256" alt="" width="193" height="125" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">È sera. Manifesti stropicciati dal vento brillano sulle pareti delle case riflettendo la luce giallognola dei lampioni comunali. Un turbinio di cartacce rallegra invece il tetro marciapiede di Corso Olivuzza. Serafina Battaglia cammina con fermezza proprio su quei mattoncini scuri, nonostante non è più tanto giovane e nonostante qualche dolorino le fa rallentare il passo. </span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Tanti pensieri affollano la sua mente, mentre voci e urla continue rimbombano per tutta la strada. Proprio sul marciapiedi di fronte gli strilloni dell’ORA, il famoso quotidiano della sera di Palermo, urlano a squarcia gola: <strong><em>"</em></strong><em>Una donna accusa i boss … una donna accusa i boss". <!--more--></em>Neanche questo fracasso insistente distrae però l’anziana donna. Si, perchè quella donna di cui tutti parlano è proprio lei. È Serafina Battaglia. Poche ore prima in un processo di mafia dopo aver baciato il crocifisso aveva recitato un lucido preambolo: <em>"I mafiosi sono pupi. Fanno gli spavaldi solo con chi ha paura di loro, ma se si ha il coraggio di attaccarli e demolirli diventano vigliacchi. Non sono uomini d'onore ma pezze da piedi".</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Avvolta da uno scialle nero, che le lascia scoperto solo parte del viso, è finalmente arrivata a casa. Accende la luce, ripone nel cassetto la colt nascosta nel corpetto e dirige<span>  </span>il suo sguardo verso il piccolo altare che ha realizzato in casa. Drappi di velluto bianco e nero, candelabri, fiori di plastica e le foto del compagno Stefano e del figlio Totuccio, due mafiosi come tanti nella Sicilia a cavallo tra gli Anni Cinquanta e Sessanta. Due morti ammazzati da una mafia, che non era ancora quella dei corleonesi, ma era ugualmente sanguinaria e violenta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Erano altri tempi quelli e la nostra Serafina possiede anche un’altra particolarità che desta scalpore: è separata e convive con un altro uomo. Aveva infatti lasciato il marito dopo due anni di matrimonio, per mettersi con Stefano Leale, mafioso acclarato e di solide tradizioni. I due non si erano mai sposati perché sarebbe stato il massimo della "trasgressione" anche se l’adozione di Tore aveva consolidato ancora di più il loro rapporto. Il piccolo Totuccio prende inoltre un doppio cognome: Lupo (il cognome del marito di Serafina) e Leale (quello del compagno). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Passano veloci quei pochi anni tranquilli e arrivano presto invece quelli delle “Giuliette” imbottite di tritolo e delle sparatorie tra membri di famiglie avverse. L’aria diventa pesante. Un brutto giorno del 1960 è il turno di Stefano Leale, il compagno di Serafina. Fu ucciso, secondo la donna, su ordine dei Rimi di Alcamo, quegli stessi mafiosi che trascorrevano con lui lunghi pomeriggi nella sua bottega di caffè. Serafina conosceva bene i Rimi. Sia il vecchio boss Vincenzo, mammasantissima di Alcamo, sia il figlio Filippo. Il primo anche esponente della DC e amico di numerosi politici del tempo, il secondo tipo particolarmente estroverso e ironico anche nelle situazioni più disperate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;color:#ffffff;font-family:Times New Roman;">-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><a href="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/06/v-rimi-f-rimi.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-58" src="http://senzamemoria.wordpress.com/files/2008/06/v-rimi-f-rimi.jpg?w=300" alt="" width="242" height="153" /></a></p>
<h6 class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#ff0000;"> VINCENZO RIMI E FILIPPO RIMI</span></h6>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#ffffff;">-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Inizialmente la donna aveva tentato di resistere al dolore. Ogni sera un padrenostro, dieci avemaria e un gloria in ricordo dell’uomo che amava. Non era facile però andare avanti. Passavano i mesi e il desiderio di vendetta era sempre più forte. I boss di Alcamo dovevano essere ripagati con la stessa moneta!<span>  </span>Totuccio intanto si era fatto grande e per quasi un anno Serafina aveva tentato di convincerlo a regolare i conti con i Rimi. Il giovane aveva prima tentennato, poi si era finalmente deciso a impugnare le armi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L'attentato contro i presunti mandanti, Vincenzo e Filippo Rimi, era però fallito mentre la rappresaglia sarebbe di lì a poco arrivata puntuale. L'omicidio del figlio Salvatore Lupo Leale, il 30 gennaio 1962, convinse Serafina Battaglia a imboccare un’altra strada. Non si poteva risolvere una questione di mafia ricorrendo alla mafia! Era iniziata la grande rivoluzione di Serafina, madre coraggio e prima donna collaboratrice di giustizia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><a href="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/06/serafina_battaglia.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-62" src="http://senzamemoria.wordpress.com/files/2008/06/serafina_battaglia.jpg?w=300" alt="" width="220" height="177" /></a></p>
<h6 class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#ff0000;">SERAFINA BATTAGLIA</span></h6>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Serafina non aveva nemmeno un avvocato. Nessuno voleva difenderla! Soltanto il giornalista Mario Francese (poi ucciso dalla mafia) si diede da fare per trovarle un avvocato. Non era facile però nemmeno mettersi contro i boss di Alcamo. Erano mafiosi talmente potenti che potevano contare sempre sull’intervento di numerosi esponenti politici per raddrizzare i processi. La donna fu così aiutata da un grande magistrato del tempo: Cesare Terranova (anche lui verrà ucciso dalla mafia). Serafina depose a Perugia, a Catanzaro, a Bari, a Lecce, in tutti quei tribunali dove per "legittima suspicione" si celebrarono centinaia e centinaia di processi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Purtroppo tutti i furono assolti tra il primo e l’ultimo grado per insufficienza di prove. Era la classica formula di quei processi aggiustati da celebri avvocati che andavano a braccetto con giudici prudenti e prezzolati. Erano per lo più processi farsa dove si negava perfino l’esistenza di quella cosa che qualcuno chiamava sottovoce “mafia”.<span>  </span>Serafina non ha vinto la sua lotta contro i Rimi ma ha dato loro del filo da torcere per decenni. Condanne all’ergastolo si sono alternate con assoluzioni e cavilli. Da evidenziare perfino un rapporto di un procuratore della Repubblica di Palermo inviato in Cassazione che scagionava gli intoccabili Rimi in modo a dir poco sospetto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Oggi cosa ci resta di questa storia? Una sua celebre frase ci può aiutare a capire: <em>«Mio marito era un mafioso e nel suo negozio si radunavano spesso i mafiosi di Alcamo. Parlavano, discutevano e io perciò li conoscevo uno ad uno. So quello che valgono, quanto pesano, che cosa hanno fatto. Mio marito poi mi confidava tutto e perciò io so tutto. Se le donne dei morti ammazzati si decidessero a parlare così come faccio io, non per odio o per vendetta ma per sete di giustizia, la mafia in Sicilia non esisterebbe più da un pezzo».</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Seminario Taiji Chen Xiaojia (piccola struttura) del 25-05-2008]]></title>
<link>http://taijispot.wordpress.com/?p=73</link>
<pubDate>Wed, 21 May 2008 14:57:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>taijispot</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; stato confermato per il 25 maggio 2008 il seminario di Taijiquan stile Chen che sarà tenut]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>E' stato confermato per il 25 maggio 2008 il seminario di Taijiquan stile Chen che sarà tenuto dal maestro Vito Marino <a title="Google Map" href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&#38;ie=UTF8&#38;msa=0&#38;ll=37.987098,12.556558&#38;spn=0.063453,0.1157&#38;z=13&#38;om=1&#38;msid=106078163427938137138.000441777e318f44c7aff" target="_blank">presso la palestra Bodyline di Paceco (Trapani)</a>. Il seminario si svolgerà in mattinata, dalle ore 10.00 alle ore 13.00.</p>
<p>Per maggiori informazioni sarà possibile contattare la palestra Bodyline telefonando allo <strong>(+39) 0923526017</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Racconto: La morte di Frà Diavolo]]></title>
<link>http://senzamemoria.wordpress.com/?p=13</link>
<pubDate>Thu, 15 May 2008 08:20:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Cosa c’entra il bandito Giuliano con il boss di Alcamo Vincenzo Rimi e numerosi rapporti dei serv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-size:x-small;font-family:Tahoma;"><span style="color:#000000;"><img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/giallombardo-ferreri-rimi.jpg" alt="" /></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">Cosa c’entra il bandito Giuliano con il boss di Alcamo Vincenzo Rimi e numerosi rapporti dei servizi segreti inglesi e americani sulla strage di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portella_della_Ginestra">Portella della Ginestra</a>? E’ una lunga e misteriosa storia, e una parte di questa si svolge ad Alcamo (TP). E’ un anno particolare. E’ il 1947. Ecco un mio personale racconto per narrare quei giorni bollenti che seguirono la strage del primo maggio. Protagonisti: il capitano dei carabinieri di Alcamo Giallombardo, il boss locale Vincenzo Rimi e Fra’ Diavolo, spia della mafia prima, e della polizia dopo, nella banda del bandito di Montelepre.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Faceva caldo nella stanza del capitano dei carabinieri di Alcamo. La città era un forno in quei giorni e la caserma, </span><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">forse anche per questo, era molto tranquilla con<!--more--> i lunghi corridoi vuoti pieni solo di mallopponi di carte sparsi qua e là. Il capitano portò una mano alla fronte per asciugarsi il sudore e di tanto in tanto guardava alcune foto della strage di Portella della Ginestra che riempivano la sua scrivania. Non erano passati molti giorni da quel primo maggio e l’aria, complice il forte scirocco, era sempre più calda. Poco lontano dalla caserma <strong>una macchina con 5 uomini</strong> andava a tutta velocità verso la nostra città. Finestrini abbassati e qualche mozzicone di sigaretta buttato nelle “trazzere”di campagna.  Non si sapeva da dove venivano ma avevano fretta, molta fretta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Ad Alcamo intanto <strong>il boss Vincenzo Rimi</strong> passeggiava nervosamente in una stradina stretta e poco illuminata con due uomini che gli camminavano accanto. Sui muri ondulava qualche manifesto ingiallito della democrazia cristiana, di cui sarebbe diventato presto segretario locale, e poco distante nei pressi della “cantunera” un ragazzino gli consegnò una lettera. Mittente: <strong>Salvatore Giuliano.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Erano ormai mesi che il bandito di Montelepre aveva una costante  corrispondenza con i boss locali. Vincenzo Rimi prese la busta, la mise in una tasca insieme a molte altre e lasciò la stradina con un’ espressione poco felice. Cosa conteneva quella busta marroncina? La macchina scura era intanto arrivata nelle campagne nei pressi di Alcamo. A un certo punto imboccata una curva tortuosa e il successivo rettilineo rallenta e velocemente  scende un uomo. “ Datemi un minuto, non ho avuto nemmeno il tempo di pisciare” esclamò un ragazzo con occhi castani e fisico gracile. Si chiamava <strong>Salvatore Ferreri</strong>, alcamese puro sangue e uomo da una vita non di certo noiosa. Neanche 24 anni, ma dal viso sembrava che avesse visto e conosciuto  tutto del mondo. <strong>Era uno degli uomini di Giuliano. Lo chiamavano Frà Diavolo. In macchina lo aspettava il padre di questi Vito, lo zio Antonio Coraci e i fratelli Salvatore e Fedele Pianelli di Montelepre.</strong> Questi uomini conoscevano bene i nomi dei mandanti della strage di Portella. Fra’ Diavolo, forse, era stato anche  lì quel maledetto primo maggio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Davanti la caserma il capitano intanto guardava un venditore ambulante di pesce che urlava ininterrottamente dall’alba. Mentre stava rientrando, stanco di sentire le urla e la puzza di pesce, <strong>un uomo coperto da una coppola grigia</strong> richiamò la sua attenzione. “ Capitano, verranno stanotte. Mi hanno detto di dirle che ormai manca poco. Sono dentro una macchina scura. Entreranno da contrada Canapè.”. “Un momento” esclamò il capitano. “ Chi c’è con lui?”. L’informatore, allontanatosi, sembrava parecchio impaurito. “ Lei sa che deve fare! Devo andare”. Erano passate un paio di ore e lo scirocco finalmente si stava placando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Il capitano,  immerso sempre più nei suoi pensieri, stava seduto su una poltroncina sotto un grosso stemma dei carabinieri che riempiva la parete di fondo della sua stanza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Osservava il vuoto, quando all’improvviso il suono del telefono lo fece tornare subito con i piedi per terra. “Pronto, con chi parlo?” rispose di impulso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">“ Capitano, sono il <strong>colonnello Paolantonio</strong>”. “Comandi”, rispose il capitano. “ <em>Ho appena finito di parlare con  l’ ispettore generale di polizia,<strong> Ettore Messana</strong>. Guardi che Salvatore Ferreri , detto Frà Diavolo, è ad Alcamo. Forse siamo vicini a catturare Giuliano. Frà Diavolo presto ci porterà a lui</em>”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Il capitano entrò in crisi. La collaborazione di quel poco di buono di  Ferreri con la polizia lo impauriva più di qualsiasi altra cosa al mondo. Sapeva che <strong>quell’uomo era un pozzo di segreti</strong>. Era sempre più sudato. Pensava alle parole del colonnello e  pensava pure a quell’uomo con la coppola che aveva incontrato vicino al pescivendolo. Cha fare, si domandava continuamente. In più aveva fisse nella memoria le parole scambiate col colonnello poco tempo prima nella caserma di Alcamo. “<em>Capitano se per te catturare Ferreri è un merito, tanto per farti dare un encomio, per noi è una pedina che ci deve portare a un obiettivo molto più importante?”.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Intanto il boss Vincenzo Rimi guardava la misteriosa lettera ricevuta  e in più strani personaggi affollavano la sua abitazione rendendolo sempre più nervoso. “<strong>Se Fra’ Diavolo parla, ci fotte a tutti</strong>”,esclamò il boss seduto a capo-tavola. Salvatore Ferreri infatti era stato nel recente passato uomo di collegamento tra la mafia alcamese e la banda di Giuliano. Non si sapeva se c’era proprio una vera collaborazione ma di certo Giuliano aveva il benestare di Rimi, di suo  cognato <strong>Tano Badalamenti</strong> e di numerosi altri boss locali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Ma le ore passano. Si fa tardi, il capitano esce dal suo afoso ufficio e chiama i suoi uomini. “Cosa c’è capitano?”, esclamò il maresciallo. "Riunione" rispose.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">La notte era vicina e il capitano dei carabinieri di Alcamo sapeva che quel giorno non lo avrebbe più dimenticato. <strong>Salvatore Ferreri, detto Frà Diavolo stava arrivando. Il braccio destro di Giuliano era ormai molto vicino</strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Alcamo era già immersa nelle tenebre e bisognava prepararsi per affrontare la banda. Il capitano sempre più teso chiama i suoi uomini. Un maresciallo entra per primo nell’ufficio ancora caldo dalla terribile giornata di scirocco, si siede e nota subito sul tavolo le diverse foto di Giuliano e della strage di Portella della Ginestra. Sa che la notte non la passerà in caserma e che ci sarà da sudare. Non è affatto un periodo tranquillo quello che si sta vivendo dal primo maggio in tutta la Sicilia. Piano piano la stanza si riempe e una ventina di uomini sono attorno al tavolo. Il capitano, si alza e  con voce apparentemente sicura spiega il piano: “<em>Ad aspettare i fuori legge ci saranno due squadriglie di carabinieri armati di fucili da caccia, pistole, moschetti e bombe; la prima sotto il mio comando con il compito di affrontare direttamente i banditi e l’altra, comandata dal brigadiere, con il compito di chiudere ogni via di fuga ai criminali</em>”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">I carabinieri vanno a prepararsi e dopo una veloce perlustrazione ormai tutto è pronto. <strong>Il 26 giugno è ormai trascorso e ora sono le 2.45 della notte. Il corso dei Mille del tempo, estrema periferia della città, appare completamente deserto e buio.</strong> I carabinieri si nascondono nelle vie vicine e aspettano con impazienza. L’adrenalina è a mille e anche la paura non li lascia in pace. Ecco improvvisamente spuntare le sagome dei banditi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"><strong>Il capitano grida: “Alt, mani in alto!”,</strong> ma la banda non si preoccupa minimamente. In pochissimi secondi scende una vera e propria guerra. Frà Diavolo e i compagni lanciano le prime bombe a mano che feriscono sette militari. I carabinieri e il capitano intanto armati di mitra e di bombe a mano rispondono al fuoco senza pietà. E’ una vera strage. Ci vuole un po’ di tempo prima che la situazione torni alla calma. Polvere, puzza di esplosivo, paura e agitazione spariscono lentamente ma non si vede ancora nulla. Il capitano decide di tornare in caserma per prendere l’auto di servizio. Serve luce!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Una volta ritornato in contrada Canapè i fari dell’auto mostrano le tragiche conseguenze del conflitto a fuoco. <strong>Quattro cadaveri dei malfattori sono a terra e poco lontano un ragazzo si trovava acquattato e immobile sulla soglia di un magazzino</strong> riparandosi dietro un gradino. E’ ferito ma riesce lo stesso ad alzarsi tenendo le mani ben in alto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">“<em>Non mi toccate, sono ferito, portatemi subito a Palermo, sono un agente segreto al servizio dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza. Debbo parlare subito all’ispettore Messana, perchè debbo fare arrestare Giuliano</em>” <strong>urlò tutto di un fiato Frà Diavolo</strong>. Nessuno, o quasi, lo aveva però riconosciuto e ai carabinieri sembrò un semplice brigante. Fu portato così in macchina e non gli furono messe neppure le manette . <strong>Ma è proprio nella caserma dei carabinieri</strong> di Alcamo, proprio dove l’auto dei carabinieri si sta dirigendo, <strong>che la nostra storia si fa ancora più misteriosa</strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Dai primi accertamenti intanto risulta che nessuno dei 4 cadaveri è Ferreri. Il capitano ha allora il sospetto che l’uomo che stanno portando in caserma è proprio Frà Diavolo. “ Subito in caserma, presto!” dice a un militare. Nella sua mente ritornano di nuovo le parole del colonnello Paolantonio. In quei pochi minuti in macchina guarda le strade deserte di Alcamo, vuote di persone e di vita e si sofferma con uno sguardo preoccupato sul luogo dove aveva incontrato l’informatore della mafia. Quell’uomo dalla coppola grigiastra  non dava pace ai suoi pensieri. <strong>Come faceva la mafia a sapere dei banditi e il luogo preciso dal quale sarebbero arrivati? E come fanno a sapere che Ferreri collabora con la giustizia?</strong> I Rimi, la polizia, il bandito Giuliano affollavano continuamente la sua testa e tanti interrogativi non gli davano pace. “ Capitano siamo arrivati”, disse con tono disteso il carabiniere alla guida dell’auto riportandolo con i piedi per terra. Il capitano torna lucido, ora ha negli occhi una strana luce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"><strong>Entra in caserma, vuole vedere la faccia di Frà Diavolo. Dopo pochi attimi ci sono solo loro in una stanza della caserma</strong>: il capitano da un lato e il bandito alcamese, ferito, dall’altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;"><strong>Passano pochi minuti e due colpi di arma da fuoco a breve distanza mettono la parola fine alla vita di Salvatore Ferreri</strong>, spia alcamese, della mafia prima e della polizia dopo, nella banda di  Giuliano. Prima della sparatoria nella caserma, mentre il bandito era rimasto fermo a causa della ferita, <strong>vi era stata una conversazione telefonica con Palermo, di cui era stato informato lo stesso Giuliano</strong>. Telefonata di cui non si sa nulla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="color:#000000;font-family:Tahoma;">Ferreri viene così ucciso in quello strano conflitto a fuoco dal capitano nonostante questi fosse stato avvertito dal col. Paolantonio della sua funzione di confidente per la cattura di Giuliano. E quando il bandito ferito, nella caserma di Alcamo, chiese di essere portato a Palermo, e spiegò che era un “agente segreto” al servizio dell’ispettore Messana, perché venne ugualmente ucciso?”. Sono tante le possibili interpretazioni dei fatti perché ormai solo la storia custodisce i segreti di quanto accaduto. Quasi tutti però concordano con il fatto che <strong>Vincenzo Rimi era fiduciario per l’uccisione di Ferreri da parte dei carabinieri perché temeva che il bandito parlasse e chissà cosa sarebbe potuto venir fuori.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p align="justify"><em><span style="font-size:10pt;color:#333399;font-family:Arial;">[ Gli articoli sono frutto di un lavoro di fantasia nel racconto di molti dettagli ma si basano sulle testimonianze rese durante il processo di Viterbo contro Salvatore Giuliano. Molti fatti sono esplicitamente narrati dai protagonisti stessi e sono consultabili nella sentenza del processo Giallombardo-Casarrubea emessa dal giudice Salvatore Flaccovio e in numerosi libri di storia sul bandito Giuliano. ]</span></em></p>
<h1><span style="font-size:10pt;color:#333399;font-family:Arial;">-  <a href="http://robertoscurto.files.wordpress.com/2008/01/documentazione-salvatore-ferreri.pdf" target="_blank"><span style="color:#ff0000;">SCARICA I DOCUMENTI UFFICIALI  (pdf)</span></a></span></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giuseppe Tarantola, ammazzato perchè?]]></title>
<link>http://senzamemoria.wordpress.com/?p=15</link>
<pubDate>Tue, 13 May 2008 09:25:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Ci troviamo nella periferia di Alcamo (Trapani) . E&#8217; notte ed è da poco passato il 10  feb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/tarantola.jpg" alt="" width="368" height="187" /></p>
<p style="text-align:justify;">Ci troviamo nella periferia di Alcamo (Trapani) . E' notte ed è da poco passato il 10  febbraio del 1976. Ci troviamo  a pochi giorni  dalla strage di Alcamo Marina del 27 gennaio. Non si respira affatto un'aria tranquilla. Quando le tenebre sono ormai scese i carabinieri intercettano un’auto su cui viaggiano 4 ragazzi. All’alt dei militari il conducente però prosegue la corsa e non si ferma. Dopo un lungo inseguimento  l’auto però termina la sua corsa contro un muro. <!--more-->I militari dell’arma raccontarono allora che un giovane ladro alcamese di 25 anni, Giuseppe Tarantola, era sceso di fretta dalla macchina e si era lanciato contro i carabinieri con una pistola in pugno pronto a far fuoco. I militari a quel punto furono costretti a sparare e il giovane morì, ucciso da dei colpi di mitra sparati da un carabiniere. L’arma del giovane, una pistola calibro trentotto, fu effettivamente rinvenuta dopo la sparatoria sull’asfalto. Dopo qualche accertamento l’auto su cui viaggiavano i ragazzi risultò rubata e i 3 complici furono subito arrestati. Ma questa vicenda era veramente andata così?</p>
<p style="text-align:justify;">Questa tragica morte, come molte ad Alcamo, ben presto venne dimenticata perché l’attenzione dei cittadini alcamesi di allora si spostò subito su Giuseppe Vesco, arrestato qualche giorno dopo, principale protagonista dell’eccidio di Alcamo marina.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo più di trent'anni un ex brigadiere dell’Arma, lo stesso che ha fornito particolari agghiaccianti sulla tragica fine dei 2 carabinieri ad Alcamo Marina, ha fatto delle rivelazioni che hanno fatto riaprire le indagini nei primi mesi del 2008.</p>
<p style="text-align:justify;">Sul giornale locale di Trapani, Quarto Potere , l’ex carabiniere ha ammesso che in realtà quel giovane non era armato ma che fu lui stesso a collocare la pistola sull’asfalto. L’ordine era arrivato da un ufficiale prima dell’arrivo del magistrato. La ricostruzione dei fatti sembrerebbe dunque costruita ad hoc dai militari e la magistratura in buona fede allora archiviò il caso ritenendo che l’operato dei carabinieri era stato legittimo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il giovane ladro alcamese morì quindi per un errore del carabiniere, fu vittima del periodo del terrore o la causa della sua morte la si deve solo ai nervi tesi dei carabinieri che volevano vendicare i 2 colleghi uccisi giorni prima? Questo ancora oggi non lo sappiamo ma si prevedono importanti rivelazioni.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La strage di Alcamo Marina]]></title>
<link>http://senzamemoria.wordpress.com/?p=27</link>
<pubDate>Sun, 11 May 2008 17:17:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[VERSIONE AGGIORNATA

Correva l&#8217;anno1976. Nel bel mezzo della notte del 27 gennaio un piccolo c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h6><span style="color:#000080;">VERSIONE AGGIORNATA</span></h6>
<p><img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/carmine-apuzzo-salvatore-falcetta.jpg" alt="" /></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">Correva l'anno1976. Nel bel mezzo della notte del 27 gennaio un piccolo commando fece irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina. Due carabinieri, <strong>Carmine Apuzzo </strong>e<strong> Salvatore Falcetta</strong> (nella foto) furono uccisi barbaramente nelle loro stanze durante il sonno. <!--more--></span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">E' necessario però fin da subito collocare la città di Alcamo nel contesto storico del tempo: il pericolo terrorismo, le brigate rosse e tantissimi omicidi di mafia erano la triste e quotidiana attualità.</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;"><strong>Tante furono le ipotesi </strong>vagliate dagli inquirenti, molte delle quali </span><span style="color:#000000;">legavano la vicenda al terrorismo di quei famosi anni 70, detti gli anni della tensione. Oggi sembra però che la vicenda sia relazionata a ben altre motivazioni e a scenari ben più  complicati che forse coinvolgono personaggi di spicco della mafia e che si allontano  dalla pista della semplice bravata di gioventù e da quella di ispirazione terroristica.</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">Le brigate rosse dunque non c’entravano nulla con l’accaduto e nemmeno vari gruppi terroristici siciliani sembrarono allora coinvolti. Anzi, questi ultimi smentirono fin da subito il loro coinvolgimento e le stesse BR il 30 gennaio dichiararono la loro estraneità ai fatti di Alcamo. A capo delle indagini fu posto <strong>il colonnello Giuseppe Russo</strong>, braccio destro del generale Dalla Chiesa, che poi sarà ucciso dalla mafia nel 1977 nell'agguato di Ficuzza.</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/giuseppe-russo-colonnello-carabinieri.jpg" alt="" /></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;">Colonnello dei carabinieri  G. Russo</span></strong></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">Ma chi era stato  ad uccidere Apuzzo e Falcetta? La svolta avvenne</span><span style="color:#000000;"> <!--continua-->il 13 febbraio. A un posto di blocco fu fermato un giovane alcamese, <strong>Giuseppe Vesco</strong>, su un’auto rubata con una targa di cartone. Questi aveva in mano una pistola (si pensa che fosse scarica dato che il giovane aveva un arto amputato) e dopo una perquisizione ne venne trovata una seconda. Era una Beretta in dotazione ai carabinieri, probabilmente rubata durante l’omicidio della casermetta. Dopo una perquisizione a casa del ragazzo e attente analisi si dimostrò che Vesco era in possesso dell’arma del delitto. Troppo poco però per condannarlo per omicidio volontario. Fu dunque interrogato dai carabinieri ma questi negò in modo deciso la sua partecipazione all’agguato dicendo che doveva solo consegnare le armi a qualcuno.</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">La situazione stava diventando sempre più critica. Alle indagini collaboravano ora molte persone, anche esponenti dell'antiterrorismo di Napoli. <strong>Giuseppe Vesco fu bendato e legato</strong>. L’obiettivo iniziale era conoscere a tutti i costi il luogo dove erano tenute le armi e le divise trafugate dalla casermetta. Probabilmente non si svlse però un normale interrogatorio. </span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><span style="color:#f49300;"><strong><em><a href="http://senzamemoria.wordpress.com/wp-admin/stragealcamomarina.htm"></a></em></strong></span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong></strong></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;"><img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/logo-misteri-sfondo.jpg" alt="Giuseppe Vesco" width="119" height="161" /></span></strong></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;">Giuseppe Vesco</span></strong></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">Un ex brigadiere dei carabinieri, dopo 30 anni, ha confessato nel settembre del 2007 al giornale trapanese Quarto Potere che furono usati dei mezzi poco leciti per far parlare il giovane alcamese e costringerlo ad ammettere le sue colpe. In quei famosi 30 minuti gli venne posto un imbuto in bocca  e versata acqua e sale diverse volte. Nonostante ciò Vesco non cambiò versione. Si proclamava innocente. (La descrizione delle  torture subite è ampiamente descritta nelle famose <strong>lettere di Giuseppe Vesco</strong> dal carcere di Trapani)</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">Dopo ulteriori torture Vesco si dichiarò  disponibile a far ritrovare armi e divise. In poco più di un'ora in una stalla di proprietà di un partenicese, <strong>Giovanni Mandalà</strong>, fu finalmente trovato quello che si cercava.</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">Ai carabinieri non bastava però il ritrovamento di armi, divise e tesserini. Chi faceva parte del commando? A questa domanda Vesco si rifiutava di rispondere ma ben presto, dopo ulteriori torture (come ha confermato l'ex brigadiere), il ragazzo cambiò strategia. Firmò infatti una dichiarazione in cui confessava di aver partecipato all’uccisione dei carabinieri insieme ad altri tre ragazzi: <strong>Gaetano Santangelo, Giuseppe Gulotta, Vincenzo</strong> <strong>Ferrantelli.</strong> </span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"> <img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/i-4-ragazzi-strage-alcamo.jpg" alt="" width="252" height="343" /></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;">Le persone accusate da Giuseppe Vesco di far parte del commando</span></strong></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;">Santangelo, Gulotta, Ferrantelli e Mandalà (in senso orario dall'alto)</span></p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="color:#000000;">I tre ragazzi alcamesi più il partenicese Mandalà furono poi tutti tratti in arresto per omicidio e costretti a confessare con le solite modalità, secondo la ricostruzione dell’ex brigadiere. Così tutti e quattro firmarono un verbale di riconoscimento di colpevolezza.</span></p>
<div id="page0">
<div id="content0" class="widecolumn">
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;"><strong>La versione accertata dei fatti fu la seguente:</strong> Giovanni Mandalà, il bottaio di trentotto anni di Partinico, avrebbe forzato la porta della caserma con la fiamma ossidrica e  a sparare invece sarebbero stati  Giuseppe Gulotta e Gaetano Santangelo, due giovani alcamesi di diciannove e diciassette anni, mentre Vincenzo Ferrantelli, uno studente di sedici anni di Alcamo, avrebbe solo messo a soqquadro le stanze. </span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;">La nostra storia non finisce però qui. Dopo qualche mese, un altro colpo di scena. <strong>Giuseppe Vesco ritrattò tutto e scagionò i presunti complici. </strong></span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;">Purtroppo <strong>fu ritrovato morto il 26 ottobre del 1976, pochi giorni prima di essere ascoltato dagli inquirenti.</strong> Nelle sue lettere ha affermato piùvolte di aver accusato persone innocenti per consentire ai veri complici di fuggire. Risulta comunque incredibile come un uomo privo di una mano possa impiccarsi legandosi alle barre di una finestra alta più di 2 metri. Questo particolare inoltre non fu mai chiarito. Nuovi misteri si aggiungono così alla vicenda, di per se già molto complessa. <strong>Quasi nessuno crede dunque al suicidio di Vesco</strong> nel carcere San Giuliano di Trapani.</span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><strong><span style="color:#000000;">Fra i quattro ragazzi indicati come complici da Giuseppe Vesco</span></strong><span style="color:#000000;"><strong> solo Giuseppe Gulotta e Giovanni Mandalà hanno conosciuto il carcere</strong> pur dichiarandosi sempre innocenti. Gli altri due ragazzi (Santangelo e Ferrantelli) invece riuscirono a scappare all’estero e, una volta al sicuro, anche loro hanno negato di essere coinvolti nella strage. Mandalà ha fatto 21 anni di carcere e una volta uscito è morto appena dopo 3 mesi, invece Gulotta dopo 17 anni di carcere attualmente risulta in semi-libertà.</span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;">Le stranezze di questo caso sono proprio tante. Cerchiamo di capire però chi erano i due carabinieri uccisi e a cosa stavano lavorando. </span></p>
<p class="snap_preview" style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong></strong></p>
<p class="snap_preview" style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;"><img src="http://senzamemoria.files.wordpress.com/2008/05/casermetta.jpg" alt="casermetta aclcamo marina" width="271" height="171" /></span></strong></p>
<p class="snap_preview" style="margin-top:0;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="font-size:x-small;color:#0066cc;">La casermetta di Alcamo Marina, luogo della strage</span></strong></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;">La caserma in cui è avvenuto l’agguato è ancora oggi in un territorio strategico che in quel periodo era di grande importanza per la mafia. Non è vero, come hanno sostenuto tanti nel corso di questi anni, che si trattava di una zona tranquilla. Da quel territorio partivano infatti enormi carichi di droga diretti al mercato americano e c'erano numerosi depositi di armi. Una prima ipotesi potrebbe essere questa: <strong>"Che qualcuno abbia deciso di ucciderli per tappargli la bocca?"</strong></span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;"><strong>Carmine Apuzzo</strong>, diciannove anni, originario di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, in servizio da circa un anno, era arrivato da poco ad Alcamo Marina. L’appuntato <strong>Salvatore Falcetta</strong> invece attendeva il trasferimento con ansia, vista la grave malattia che aveva colpito la madre. Contava i giorni, l’appuntato, per avvicinarsi al paese natale ed assistere l’anziana donna, costretta a letto da un enfisema polmonare. “<em>Dovrò sostituite un collega che ha chiesto un periodo di licenza più lungo del previsto, poi andrò a Buseto</em>”, disse ai familiari in una delle ultime telefonate dopo l’Epifania di quel ‘76. Per molti però i due carabinieri erano solo <strong>ufficiali con licenza di contravvenzionare automobilisti indisciplinati o venditori ambulanti abusivi. I</strong>n quel freddo inverno del 1976, nel territorio di Alcamo Marina, località di villeggiatura presa d’assalto durante la stagione estiva da villeggiati e turisti, non c’erano automobilisti indisciplinati. Non c’erano neanche venditori abusivi. C’erano invece pericolosi criminali. L’appuntato Salvatore Falcetta ed il carabiniere Carmine Apuzzo, durante i servizi di controllo del territorio, potrebbero aver visto qualcosa che doveva restare segreto e per questa ragione sarebbero stati uccisi.</span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;"><strong>Le prime ipotesi,</strong> come abbiamo detto,  furono diverse. Si vagliò l’ipotesi di <strong>una vendetta organizzata </strong>contro i due militi che avrebbero intralciato, forse casualmente, un illecito affare di un non meglio precisato clan mafioso della zona; venne seguita anche <strong>la tesi del disegno terroristico del delitto per creare confusione politica nel Paese</strong>; inoltre <strong>non si escluse il movente per questioni d’onore</strong>”. Gli interrogativi sono purtroppo tanti. </span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;">Perché i sicari decisero di fare irruzione all’interno della caserma? Perché correre dei rischi quando sarebbe stato possibile colpire i due carabinieri in qualunque altra parte del territorio? Chi ha compiuto questa strage voleva lanciare forse un segnale? Ciò indurrebbe a riconsiderare la pista politica, quella pista che gli inquirenti avevano vagliato nelle prime fase delle indagini e che avevano repentinamente abbandonato dopo la confessione di Giuseppe Vesco.</span></p>
<h5 class="entry"><span style="color:#333399;">SINGOLARI VICENDE LEGATE ALLA STRAGE DI ALCAMO MARINA:</span></h5>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;"><strong>Giovanni Mandalà</strong> è protagonista di altre tristi vicende legate a questa strage. Ha sostenuto infatti fin dall'inizio che il locale in cui sono state ritrovate le divise dei due militari uccisi era stato preso in affitto proprio da Giuseppe Vesco e che lui non era a conoscenza dei piani di Vesco. La moglie ha raccontato sempre al giornale trapanese Quarto Potere che la giacca di Mandalà su cui sono state ritrovate delle macchie di sangue era stata manomessa. Ha raccontato che quando questa fu sequestrata non c'era alcuna macchia di sangue. Dopo il sequestro il fratello di Mandalà si recò presso la caserma di Partinico. Gli fu assicurato che non c'era alcuna macchia e che potevamo stare tranquilli. Successivamente, attraverso i giornali, la famiglia Mandalà scoprì invece che erano state rilevate delle tracce. Sempre il cognato andò allora dal maresciallo con un registratore. Quest' ultimo, secondo la versione della difesa, ancora una volta ammise che sulla giacca c'era la presenza di due sole macchioline che però non erano di sangue ma solo di semplice vino. Sempre la moglie di Mandalà ha dichiarato su Quarto Potere che consegnarono successivamente la bobina ai giudici e nel corso del processo furono inoltre sollevati molti dubbi in relazione all'attendibilità dei risultati della perizia effettuata sulla giacca. I giudici decisero così di disporre ulteriori esami ma quando andarono a cercare la giacca e la bobina erano entrambe scomparse. Il maresciallo, chiamato a deporre, non si presentò mai in aula adducendo motivi di salute e così i giudici, in assenza di ulteriori prove contrastanti, decisero di condannare Giovanni Mandalà all'ergastolo.</span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000000;">Anche <strong>Peppino Impastato</strong> è stato coinvolto nella vicenda. Questi, la cui casa fu inoltre oggetto di perquisizone pochi giorni dopo la strage di Alcamo,  riteneva invece che l'uccisione dei due carabinieri fosse maturata in un contesto diverso da quello in cui si inserisce Vesco e i 4 complici accusati. In una delle registrazioni di Radio Aut, Peppino Impastato dice letteralmente: "<em>Il duplice omicidio di Alcamo era un avvertimento sanguinoso dato ai carabinieri per la loro conduzione delle indagini sul rapimento e l'uccisione di <strong>Luigi Corleo</strong>, gabelliere ed erede del potentato di Bernardo Mattarella nel trapanese</em>". I carabinieri erano vicini all'individuazione del mandante e quindi è possibile che la strage della casermetta si collochi come espediente per distrarre l'arma dei carabinieri dalle indagini su questo caso. Emergerebbe a questo punto un possibile legame con l'avvocato <strong>Vito Guarrasi,</strong> uno degli uomini più potenti della Sicilia negli anni settanta.</span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span style="color:#000080;"><strong>DOCUMENTI E VIDEO ESCLUSIVI:</strong></span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span><a href="http://robertoscurto.files.wordpress.com/2008/01/giuseppe-vesco-le-lettere-dal-carcere-san-giuliano.pdf" target="_blank"><span style="color:#000080;">- SCARICA LE LETTERE DI GIUSEPPE VESCO CON ANALISI E COMMENTO DI ROBERTO SCURTO</span></a></span></p>
<p class="snap_preview" align="justify"><span><span style="color:#000080;"><span style="color:#000000;">- <span style="color:#000080;">VIDEO: </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CowoXrOQ7A4" target="_blank"><span style="color:#000080;">tg3 </span></a><span style="color:#000080;">- </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fvQ-RyWEPdc&#38;feature=related" target="_blank"><span style="color:#000080;">blu notte</span></a><span style="color:#000080;"> - </span><a href="http://www.youtube.com/watch?v=FbyJEPdbLd4"><span style="color:#000080;">telejato</span></a></span><br />
</span></span></p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un "Parco Sempione" in ogni città]]></title>
<link>http://gemanuele.wordpress.com/?p=5</link>
<pubDate>Sat, 03 May 2008 13:01:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>gemanuele</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Sebbene gli Elio e le Storie Tese non siano abbastanza conosciuti ed apprezzati, io sono un fan sfe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://gemanuele.files.wordpress.com/2008/05/copertina.jpg"><img class="size-medium wp-image-6" src="http://gemanuele.wordpress.com/files/2008/05/copertina.jpg?w=300" alt="la copertina del singolo omonimo" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Sebbene gli Elio e le Storie Tese non siano abbastanza conosciuti ed apprezzati, io sono un fan sfegatato di questo simpatico complessino e, approfittando di questo spazio, vorrei parlavi di loro e di tutte quelle piccole verità che cercano di trasmetterci, ma che nessuno di noi ha mai recepito.<br />
Vuoi perché i loro testi sono molto volgari, vuoi perché ci si aspetta da loro una canzonetta con un testo ridicolo, vuoi perché in effetti non vengono molto pubblicizzati... insomma, non li conosce nessuno, ma sono amati da molti.</p>
<p style="text-align:justify;">Cominciano il loro cammino nel 1980 come classica band da quattro soldi, ma, nel 1988, senza aver mai pubblicato un disco, riescono a richiamare oltre 4.000 spettatori pronti a sborsare bei soldini per uno spettacolo al Teatro Ciak. Fu una settimana di concerti da tutto esaurito!<br />
Nel 1989 esce "Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu", il loro primo album, che vende di botto 100.000 copie, seguito nei 14 anni successivi da 7 album ufficiali tra cui 2 live.<br />
Nel 1990 stabiliscono il record mondiale dell'epoca per la canzone più lunga, suonando dal vivo per 12 ore di seguito lo stesso brano, "Ti Amo", con testo inventato da Elio al momento.<br />
Nel 1991 suonano al concerto del 1° Maggio in Piazza San Giovanni e vengono censurati in diretta RAI: avevano improvvisato un rap dedicato agli scandali insabbiati della Prima Repubblica: meno di due anni dopo Mario Chiesa veniva sorpreso a gettare banconote nel W.C. del suo ufficio al Pio Albergo Trivulzio, il resto è storia.<br />
Nel 1992 il loro singolo "Pipppero", con la partecipazione de "Le Mystère des voix bulgares", è primo in classifica per sei settimane.<br />
Nel 1996 partecipano al Festival di San Remo che vincono piazzandosi al secondo posto, miracolo tutto italiano, ma quelle 4 esibizioni sono già storia della televisione. "La terra dei cachi" è primo in classifica per 8 settimane e l'album "Eat The Phikis" vende oltre 200.000 copie.<br />
Folgorato da quelle performance Rocco Siffredi li chiama a partecipare alla sua produzione più ambiziosa, "Rocco e le Storie Tese", di cui firmano anche la colonna sonora, suonata da Rocco Tanica in tempo reale durante il montaggio.<br />
Nel 1999 vengono premiati a Dublino come "Best Italian Act" agli European Music Awards di MTV.<br />
Nel 2003 vengono premiati a Milano come "miglior videoclip" agli Italian Music Awards della F.I.M.I.<br />
E, udite udite, tutti gli album da loro pubblicati sono diventati "Disco D'Oro" in Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Evidentemente, questo simpatico complessino, alla fin fine, deve aver qualche qualità: insomma,  dopo tutti questi riconoscimenti e Dischi d'Oro...<br />
In realtà, ascoltandoli meglio, si scopre che sono degli ottimi musicisti e i loro testi non sono soltanto da “quattro risate”, bensì hanno messaggi chiari, ma spesso fraintesi. Ne sono chiari esempi “Cassonetto”, una parodia sull'aborto, e la famosissima “Terra dei Cachi”, una parodia tutta italiana, (memorabile la parte dove Elio dice ad un ipotetico dottore “ti devo una pinza”: in quel periodo ci furono parecchi scandali dovuti a medici che “sbadatamente” lasciavano di tutto dentro il corpo degli sfortunati pazienti, ricordate?).<br />
Ed oggi vi parlerò di “Parco Sempione”, brano tratto dal loro ultimo album “Studentessi” (in memoria di un altro miracolo italiano, Cicciolina alla Camera dei Deputati), canzone dedicata all'omonimo parco di Milano. Musicalmente, dopo un intro simile a quello di Birdland dei Weather Report, già colonna sonora dello spot Ramazzotti della "Milano da bere" (velato riferimento alle vicende successive), il testo, intervallato da vocalizzi in milanese, si presenta come lo sfogo di un frequentatore del Parco Sempione, che non riesce a dedicarsi alla lettura di un libro in quanto disturbato da un suonatore di bonghi che suona ininterrottamente e, per giunta, completamente fuori tempo. Pertanto nasce una discussione tra i due personaggi, dove ognuno reclama la propria libertà (quella di potersi dedicare alla lettura e quella di potersi esprimere con la musica), che però termina col personaggio iniziale che sfonda i bonghi al suonatore.<br />
A questo punto il testo diventa decisamente più serio e l'argomento della canzone si sposta introducendo un terzo personaggio (anche se non esplicitato, si tratta dell'amministrazione della Regione Lombardia), che quasi a voler risolvere le scene descritte nella prima parte della canzone, preferisce eliminarle alla radice distruggendo il parco in cui si svolgono. È a questo punto che il gruppo denuncia la vicenda del "Bosco di Gioia", abbattuto per lasciare spazio a degli edifici della Regione; nell'ultima parte del testo viene fatto riferimento alle sedicimila firme raccolte per evitare l'abbattimento e allo sciopero della fame attuato da Rocco Tanica (tastierista del gruppo). Alla fine l'abbattimento è avvenuto lo stesso, per di più approfittando di un periodo di vacanza, quando molta gente non era presente in città per poter protestare.<br />
Il brano, che parte come una rappresentazione ironica di una situazione fastidiosa, ma leggera, diventa quindi un'invettiva da parte del gruppo verso le persone che hanno voluto questo abbattimento, al punto che la canzone termina bruscamente con un pesantissimo insulto rivolto agli stessi. La versione per le radio, denominata Parco Sempione (versione Piazza del Cannone), non contiene tale parte finale, probabilmente sia per ragioni di lunghezza che per questioni di trasmissibilità. Tra l'altro nella copertina dell'omonimo singolo sono presenti due formiconi, che hanno un doppio significato, spiegato da Linus durante “deejay chiama Italia”, che è confermato nella parte iniziale del video quando sulla televisione appare "<span style="color:#888888;">c=g</span>"; detto questo trasformando la "c" in una "g" il due formiconi diventano Formigoni che non a caso rappresenta la regione Lombardia.<br />
Tutto questo lo troverete ascoltando il brano; ovviamente si parla di Milano e della Regione Lombardia, ma badate bene, il “Parco Sempione” può essere in ogni città, in ogni regione, in ogni stato! E se succedesse ad Alcamo?</p>
<p style="text-align:justify;">A voi l'ardua sentenza.</p>
<p>Per vedere il video: <a title="Parco Sempione" href="http://it.youtube.com/watch?v=EnUHdlSJe8E" target="_blank">http://it.youtube.com/watch?v=EnUHdlSJe8<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Carlo Lucarelli e i misteri scomodi di Alcamo]]></title>
<link>http://diggy358.wordpress.com/?p=32</link>
<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 22:44:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>diggy358</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nè cinema, nè letteratura, ma storia&#8230;ogni tanto voglio postare un po&#8217; di casi dimentic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Nè cinema, nè letteratura, ma storia...ogni tanto voglio postare un po' di casi dimenticati ( o riproposti) e verità scomode...del nostro Belpaese...</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/fvQ-RyWEPdc'></param><param name='wmode' value='transparent'></param><embed src='http://www.youtube.com/v/fvQ-RyWEPdc&rel=0' type='application/x-shockwave-flash' wmode='transparent' width='425' height='350'></embed></object></span></p>
<p>Per altre informazioni sul caso di Alcamo clicca <a href="http://robertoscurto.wordpress.com/2008/01/16/le-vittime-della-strage-della-casermetta/" target="_blank">qui</a><br />
E questa volta voglio dei commenti...noir!</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA["Liberi di Informare" chiude ]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=511</link>
<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 20:31:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Cari amici e amiche
che seguite, leggete e commentate questo blog
un saluto di cuore, per l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img src="http://www.savoiaclub.com/images/fotonews/chiuso2.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align:justify;">Cari amici e amiche</p>
<p style="text-align:justify;">che seguite, leggete e commentate questo blog</p>
<p style="text-align:justify;">un saluto di cuore, per l'ultima volta...<span style="color:#ffffff;">-</span></p>
<p style="text-align:justify;">Il blog <strong>LIBERI DI INFORMARE</strong> chiude e non verrà più aggiornato, per la gioia di numerose persone e con la tristezza di altri liberi cittadini, in primis la mia. E' stato bello quest' anno e qualche mese da blogger ma la società civile (<em>in primis parte di quella alcamese</em>) non è ancora pronta per questo genere di iniziative libere e non controllabili da nessuno.</p>
<p style="text-align:justify;">Mollo, mi dispiace, proprio ora che il mio blog  ha raggiunto l'apice delle visite e una discreta fama che ha varcato anche i confini regionali. Solo ieri, <em>15 aprile 2008</em>, sono state visitate 760 pagine in occasione delle elezioni politiche e regionali in Sicilia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Le condizioni per continuare purtroppo non ci sono più</strong> <strong>e non dipendono da me</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Non cancellerò il database e gli archivi, che resteranno on line come fonte ricca di preziose informazioni per chiunque in futuro avesse voglia di intraprendere un cammino simile al mio. Qualcuno ad Alcamo si sta già muovendo e lascia ben sperare.</p>
<p style="text-align:justify;">Non voglio diventare patetico e quindi confermo che <strong>la decisione è irrevocabile</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">A breve si concluderà anche la mia collaborazione con la community di Alcamo.it</p>
<p style="text-align:justify;">Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno sostenuto, mandato centinaia e centinaia di mail, e dimostrato tutta la loro stima. <strong>Grazie veramente.</strong> </p>
<p style="text-align:justify;">Cordiali Saluti</p>
<p style="text-align:justify;">16 aprile 2008</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Roberto Scurto,</strong> alcamese di 21 anni.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Alcamo perde 2 esponenti in Parlamento]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=505</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 07:02:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Minore la rappresentanza dell&#8217;intera provincia di Trapani nella prossima legislatura. Per il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align:justify;"><a href="http://robertoscurto.files.wordpress.com/2008/04/parlamentari-alcamo-2008-ok.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-506" src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/04/parlamentari-alcamo-2008-ok.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a></div>
<div style="text-align:justify;">Minore la rappresentanza dell'intera provincia di Trapani nella prossima legislatura. Per il Senatore del PDL <strong>Antonio D’Alì</strong> sarà la quinta consecutiva; sarà invece la terza esperienza consecutiva a Palazzo Madama per il Senatore del PD, <strong>Nino Papania.</strong> Torna alla Camera dei Deputati, dopo la parentesi di una legislatura in cui è stato deputato regionale, l’onorevole <strong>Nicola Cristaldi</strong>. Con il Governo Prodi erano cinque i trapanesi in Parlamento, oltre D’Alì e Papania al Senato occupavano un seggio alla Camera gli on. <strong>Massimo Fundarò</strong> (sinistra arcolbaleno), e <strong>Francesco Paolo Lucchese</strong> (passato al PDL in queste ultime elezioni) entrambi di Alcamo che purtroppo questa volta resteranno a casa. Perde il posto in parlamento anche <strong>Li Causi</strong>. Alcamo dunque perde 2 esponenti e sarà meno rappresentata come un pò tutta la provincia di Trapani.</div>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Anche Papania nel libro di Marco Travaglio]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=502</link>
<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 13:00:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[

Da Poco nelle librerie l&#8217;ultimo libro di MARCO TRAVAGLIO e PETER GOMEZ, &#8221; Se li conosc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://robertoscurto.files.wordpress.com/2008/04/papania-pd.jpg"></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://robertoscurto.files.wordpress.com/2008/04/papania.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-504" src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/04/papania.jpg" alt="" width="141" height="131" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Da Poco nelle librerie l'ultimo libro di MARCO TRAVAGLIO e PETER GOMEZ, " Se li conosci, li eviti". In una parte dedicata ai parlamentari condannati, rinviati a giudizio, imputati, prescritti spunta anche il nome di Antonino Papania, <!--more-->attuale senatore del PD, siciliano di Alcamo (TP). <strong><span style="text-decoration:underline;">Riporto integralmente quanto scritto</span></strong> in un pdf, relativo al libro, che anche Grillo ha pubblicato nel suo blog: Papania Antonio: Ex Margherita, il 24 gennaio 2002 ha patteggiato davanti al gip di Palermo una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio. La vicenda risale al 1998. Papania, all’epoca assessore regionale al Lavoro, venne coinvolto in un’inchiesta condotta dalla Procura di Palermo su una compravendita di posti di lavoro. Secondo i magistrati, alcuni esponenti di un sindacato, il Failea, avevano promesso assunzioni a quindici ex detenuti in cerca di lavoro in cambio di somme  di denaro che arrivavano fino a 3 milioni di lire. Per le assunzioni i sindacalisti si sarebbero rivolti a pubblici ufficiali e politici. A Papania, che aveva dato lavoro a disoccupati privi dei titoli richiesti dalla legge, i pm avevano contestato il concorso esterno in associazione a delinquere e l’abuso d’ufficio. La prima accusa è stata però archiviata dal gip. Secondo gli investigatori, Papania era stato contattato dall’organizzazione, guidata da Francesco Paolo Alaimo, arrestato, per ottenere l’inserimento dei disoccupati. In un’intercettazione ambientale Alaimo parlava con un altro indagato di una percentuale del 3 per cento da pagare a Papania solo quando fosse riuscito «a far traghettare i soldi gestiti dalla Regione a un’associazione costituita appositamente suggerita dal politico». Secondo Papania però non vi fu mai nessuna promessa di tangente. L’indagine ha riguardato piani di inserimento professionale, cantieri di lavoro, lavoratori socialmente utili, precari tante volte scesi in piazza per sollecitare assunzioni, scatenando proteste con incidenti.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Leoluca Orlando ad Alcamo]]></title>
<link>http://leonardodifranco.wordpress.com/?p=5</link>
<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 09:05:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>leonardodifranco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Martedì 25 marzo, alle ore 16:00, presso la sala del ristorante &#8220;Salsapariglia&#8221; di Alca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 25 marzo, alle ore 16:00, presso la sala del ristorante "Salsapariglia" di Alcamo, in via Libertà 1, l'avv. Leonardo Di Franco, il sen. Fabio Giambrone e l'On. Leoluca Orlando, apriranno la campagna elettorale per l'Italia dei Valori.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Da "La Pupa e il Secchione" all'ARS?]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=470</link>
<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 12:26:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Chi segue i reality lo ha conosciuto sugli schermi di Italia 1. Il programma era &#8220;la Pupa e ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/fabio-spino.jpg" title="fabio-spino.jpg"><img src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/fabio-spino.jpg" alt="fabio-spino.jpg" /></a></p>
<p align="justify">Chi segue i reality lo ha conosciuto sugli schermi di Italia 1. Il programma era "la Pupa e il Secchione" e l'alcamese in questione è Fabio Spinò, che si era fatto notare tempo fa, per le sue caratteristiche decisamente particolari rispetto a quelle degli altri concorrenti. Dopo più di un anno lo stesso Spinò ha ormai deciso il suo futuro. La TV è piena di gente come lui, quindi ha deciso di migrare in un'altra nicchia, dove di certo i pagliacci non mancano. La sua carriera la farà infatti in politica. <!--more-->Del resto l'ARS, l'assemblea regionale siciliana, era già piena di gente come lui. Fabio Spinò, da Alcamo con furore, ha deciso così di candidarsi alle elezioni regionali in Sicilia nella lista "Democratici Autonomisti" che supporta la candidatura di Raffaele Lombardo a presidente della Regione. Per chi non ricordasse questo prodotto della società alcamese, potete visionare sotto un video che ne descrive bene le sue caratteristiche. Era il suo primo giorno nel reality di Italia 1.</p>
<h3><a target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=tnrn3tDU3do"><font color="#ff0000">GUARDA IL VIDEO</font></a></h3>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le ragioni di un impegno]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=469</link>
<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 09:00:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Lettera dell&#8217;ex assessore di Alcamo, Vincenzo Lucchese.
Non sono un politico, non lo sono mai]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/vincenzo-lucchese.jpg" title="vincenzo-lucchese.jpg"><img width="99" src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/vincenzo-lucchese.jpg" alt="vincenzo-lucchese.jpg" height="162" style="width:61px;height:101px;" /></a><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg" title="liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg"><img src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg" alt="liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg" /></a></p>
<p align="justify"><em><font color="#000080">Lettera dell'ex assessore di Alcamo, <strong>Vincenzo Lucchese</strong>.</font></em></p>
<p align="justify">Non sono un politico, non lo sono mai stato, sono un poliziotto convinto che la politica sia sporca non per natura ma perché la sporcano gli uomini. Ho cercato di fare l’assessore con serietà e determinazione, partendo dal presupposto che in un settore dell’amministrazione l’assessore “fornisce l’indirizzo politico” ma deve essere il dirigente ad organizzare il personale e rendere operativi gli orientamenti proposti.<!--more--></p>
<p align="justify">Boicottaggi interni, clientele, incapacità decisionali; assenza di professionalità o mancata applicazione della stessa, “logiche spartitorie” e servilismo, non hanno dato la giusta valenza a un grande impegno e  bloccato il mio tentativo di dare un assetto più vivibile a questa città, basato su regole certe ed uguali per tutti.   </p>
<p align="justify">Nel mio lavoro ho sempre fatto un gioco di squadra nel quale la vita di ciascun componente dipendeva dall’agire degli altri; ho trasportato questa logica all’interno dell’attività di partito, l’ho tradotta nella - lista IdV - dando a tutti la possibilità di rappresentare il gruppo in consiglio comunale e non convogliando i voti su di me come mi si chiedeva di fare; la squadra era compatta e inossidabile. </p>
<p align="justify">Negli anni della mia attività politica sono stati vari i tentativi di “impadronirsi del partito”, tutti respinti, proprio grazie al gioco di squadra; solo adesso, con l’aiuto delle segreterie di partito (alle quali non mi sono voluto “piegare”) sono riusciti a snaturare la vera novità rappresentata da IdV ad Alcamo. </p>
<p align="justify">Penso di aver perso una “partita” ma  non il “campionato”; mi riferisco alla mancata possibilità di auto derminazione degli iscritti al circolo che si sono dissociati dalla presidenza di F.sco SCIACCA e non hanno riconosciuto il neo Assessore F.sco MILAZZO proprio per “gli inciuci” che li hanno visti protagonisti, realizzati con l’avvallo del Coordinatore Provinciale E. D’ALBERTI (ho avviato tutte le procedure interne al partito al fine di fare chiarezza su quanto accaduto). </p>
<p align="justify">Vorrei rispondere ad alcuni commenti dell’ “amico” Zagor dicendo che più volte, durante il primo mandato, ho manifestato pubblicamente le difficoltà ad operare, riferendomi alla mancata nomina del Comandante pro tempore della Polizia Municipale (promessa non mantenuta), ed alla mancanza di volontà nel regolamentare i suoli pubblici (in maggioranza abusivi) che comunque sono stati sanzionati e successivamente sanati previo pagamento del dovuto.  </p>
<p align="justify">Nonostante le velate “minacce” alla mia persona, gli abusivi “storici” sono stati raggiunti da Ordinanza di sgombero coattivo della Prefettura, ma, a seguito del loro ricorso e la momentanea sospensiva dell’Autorità Giudiziaria, prima della sentenza definitiva, sono stati autorizzati dal settore competente (il tutto in maniera legale).  </p>
<p align="justify">Non ho firmato alcune delibere a mio avviso non in linea con la riduzione dei costi della politica e nel primo mandato, oltre ad appaltare il piano di dettaglio del traffico urbano, ho cercato di dare un volto nuovo alla città attraverso la segnaletica orizzontale (strisce pedonali colorate e segnali sull’asfalto) ed un aumento dei controlli con l’utilizzo di nuove apparecchiature tecniche (test alcolometrici – autovelox - etc.), anche se non sempre il mio indirizzo politico veniva seguito.  </p>
<p align="justify">La “squadra”, alle ultime amministrative, ha voluto vincolare il nostro appoggio alla ricandidatura del Sindaco (molto dibattuta), all’inserimento nel programma elettorale di un documento progettuale che riguardava una delle cinque “S” (la SICUREZZA) scritto interamente da Italia dei Valori. </p>
<p align="justify">Subito dopo la riconferma di Scala (a settembre), come riportato da un organo di stampa, mi sono ritrovato “con le valigie pronte”, paventandosi un rimpasto in giunta. Negli ultimi mesi, come scrive Zagor, con cadenza quasi quotidiana, lo stesso organo di stampa ha ripetutamente denigrato la mia figura, senza mai concedermi il diritto di replica e senza che il Sindaco, nonostante i miei inviti, abbia mai confermato o smentito tali notizie. </p>
<p align="justify">Aggiungo che nel mese di novembre, come richiestomi dalla giunta ho stilato (in pochi giorni) un “Piano di Sicurezza” che nonostante l’urgenza, non è stato a tutt’oggi, esaminato. Il piano, scritto a seguito di alcuni reati verificatisi, da attuarsi in raccordo con l’Autorità di P.S. (unica deputata al mantenimento dell’Ordine Pubblico) prevede il monitoraggio dei cittadini stranieri da parte dell’amministrazione comunale con l’obbiettivo di inserirli nel sociale, la regolarizzazione di chi lavora ed l’allontanamento degli indesiderati con passato criminale.  </p>
<p align="justify">Inoltre, nel piano, sono contenuti alcuni provvedimenti per arginare il fenomeno del disagio giovanile, quali l’illuminazione dei luoghi di ritrovo dei giovani, la limitazione reale della vendita di alcolici dopo determinati orari con eventuale chiusura di quegli esercizi che non rispettino le Ordinanze Sindacali. </p>
<p align="justify">Chiudo precisando che esplicitare quanto ho scritto mi sembrava doveroso sia per i lettori di questo blog che per essere tranquillo con la mia coscienza; e vorrei rispondere a Dafne quando dice “ di sicuro, Lucchese e Milazzo sono cu…….e camicia” affermando che ciò poteva corrispondere a verità fino a quando Milazzo ha fatto un gioco di squadra e rispettato il gruppo.   <br />
 </p>
<p align="right"> <strong>Vincenzo Lucchese<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Riflessioni di un alcamese]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=450</link>
<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 12:05:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
<guid>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=450</guid>
<description><![CDATA[


Ciao Roberto, sono Carlo ___ , ti leggo sia su Liberi di Informare che sul blog di Alcamo.it. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/liberi-di-informare-vox-populi.jpg" title="liberi-di-informare-vox-populi.jpg"></a></p>
<p align="justify"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/liberi-di-informare-vox-populi-blog.jpg" title="liberi-di-informare-vox-populi-blog.jpg"></a></p>
<p align="justify"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg" title="liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg"><img src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg" alt="liberi-di-informare-blog-vox-populi.jpg" /></a></p>
<p align="justify">Ciao Roberto, sono Carlo ___ , ti leggo sia su Liberi di Informare che sul blog di Alcamo.it. Con tutta sincerità vorrei chiederti chi te lo fa fare di rompere così tanto i coglioni a tutta la classe politica di alcamo e dintorni? Mi dirai che sono un cacasotto ma io neanche pagato farei i tuoi articoli. Non ti voglio scoraggiare, ma nella nostra amata e odiata terra quelli come te vengono isolati in uno dei modi peggiori che esistono. Prova a indovinare qual'è? Quello della calunnia e dello "sparra sparra" infamante<!--more--> verso te e verso coloro che ti vogliono bene, come abbiamo letto giorni fa sl blog. </p>
<p align="justify">Mi stai pure simpatico per come scrivi anche se a volte le spari un pò troppo grosse, ma ti domandi come mai altri illustri giornalisti che scrivono sullo stesso alcamo.it parlano di musica, arte e sport e invece solo tu, un semplice ventenne, parli di condanne, schifezze e lati oscuri di alcuni politici? Non pensi che a questi manchino gli attibuti, o forse hanno paura che li perdano?  Te lo sei mai domandato perchè queste persone stanno a guardare e a commentare in modo generico, mentre tu "ci perdi la salute" probabilmente dietro a ste cose? </p>
<p align="justify">Io spesso non mi trovo in accordo con quanto dici, altre volte invece dici proprio quello che vorrei tanto urlare in faccia a qualcuno che ci governa. Ricordati che le persone oneste e pulite, non schierate e che ci mettono la lora faccia la pigliano sempre in quel posto. Alcamo, come tutta la Sicilia è fatta purtroppo da persone perbene (così buone che si fanno mettere i piedi pure sulle palle) e poi altre invece spietate e senza scrupoli, e molti dei secondi non te li stai proprio facendo amici.</p>
<p align="justify">Per sistemare i miei cari ho dovuto leccare il culo non ad uno ma  a molte persone e ancora oggi non ce la passiamo bene. Ci sono state situazioni per le quali mi vergogno, situazioni in cui un uomo perde la propria dignità per riuscire a sistemarsi. Le persone intelligenti che vogliono vivere in un mondo migliore se ne vanno in Germania, dove mia cugina con lo stipendio da centralinista guadagna 2000 euro al mese e viene valutata per quello che conta, non incornicia di certo la foto del culo del politico che ha leccato per avere il posto.</p>
<p align="justify">Molti di quelli che ti sparlano in giro per alcamo, che sono anche giovani poco più grandicelli di te (con la mente annebbiata dalla carriera politica dei genitori), fanno parte di quello schieramento che è salito su un carretto in corsa e lecca più di Emilio Fede. E non si tratta solo di politici da 4 soldi, consulenti esterni amici degli amici, membri delle cooperative del politico di turno, si tratta anche della gente che apparentemente ti appoggia pure con il sorriso e che fa finta di stimarti. Per non parlare poi di quei giornalisti più o meno giovincelli che si credono Santoro o Bruno Vespa, schierati più di tutti e che non si possono esporre perchè temono di restare disoccupati.</p>
<p align="justify">Roberto stai a Milano e torna qui solo d'estate perchè un giorno  la politica avrà distrutto anche il mare e le spiagge che abbiamo, e quando verrà quel giorno scordatela sta merda di Sicilia.</p>
<p align="right"><strong>EMAIL FIRMATA del 13 marzo 2008</strong></p>
<p align="justify"><strong>* Chi volesse scrivermi e pubblicare il suo pensiero su un qualsiasi tema può farlo scrivendo a <font color="#ff0000">robertoscurto@gmail.com</font></strong></p>
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<title><![CDATA[Caterina Vitello torna in carcere]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=446</link>
<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 23:11:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[Caterina Vitello, consigliere comunale di Alcamo, era già stata arrestata nel gennaio scorso ment]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span class="subtitle"><strong>Caterina Vitello</strong>, consigliere comunale di Alcamo, era già stata arrestata nel gennaio scorso mentre incassava una tangente con un complice. Oggi, dopo due mesi La Vitello e Giuseppe Lombardo, il complice, sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Trapani nell'ambito della seconda fase dell'operazione denominata 'Aste facili'. Entrambi devono rispondere di estorsione e turbativa d'asta. Per maggiori informazioni leggi il mio <a target="_blank" href="La Vitello e Giuseppe Lombardo sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Trapani nell'ambito della seconda fase dell'operazione denominata 'Aste facili'. Entrambi devono rispondere di estorsione e turbativa d'asta.">precedente articolo</a> sulla vicenda.<br />
</span></p>
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<title><![CDATA[Paolino Lucchese, dove vai?]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=442</link>
<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 23:00:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[

Oggi parliamo dell&#8217;onorevole alcamese Francesco Paolo Lucchese, un ex democristiano mite, c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/lucchese-paolo.jpg" title="lucchese-paolo.jpg"></a></p>
<p align="justify"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/onorevole-lucchese-paolo.jpg" title="onorevole-lucchese-paolo.jpg"><img src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/onorevole-lucchese-paolo.jpg" alt="onorevole-lucchese-paolo.jpg" /></a></p>
<p align="justify">Oggi parliamo dell'onorevole alcamese <a target="_blank" href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&#38;deputato=d37260&#38;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml%2Easp&#38;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&#38;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d37260&#38;Nominativo=LUCCHESE%20Francesco%20Paolo"><font color="#000000"><strong>Francesco</strong> <strong>Paolo Lucchese</strong></font></a>, un ex democristiano mite, che ha mantenuto l´aspetto del vecchio medico di famiglia. Quando parla di qualcosa non sempre si capisce cosa voglia dire e a guardarlo bene con i suoi 73 anni e le quattro legislature alle spalle non sono pochi i dubbi che sorgono in chi lo guarda. <strong>Paolino è, o meglio è stato, un volto noto dell'UDC siciliana</strong>, in parlamento (alla Camera) ormai da una vita, anche troppo (a detta di alcuni) per non essere almeno viceministro. Molti si chiedono infatti come mai ancora oggi non ricopra <!--more-->un incarico di prestigio invece di essere seduto con l'aria imbronciata su quella triste poltrona della Camera dei Deputati. Per tanti è scontata la risposta... Negli ultimi giorni è diventato proprio lui il simbolo del "<em>cancia bannera</em>"(cambia bandiera) e principale protagonista dello scontro tra UDC e Popolo delle Libertà nella Sicilia occidentale. <strong>Il prode Paolino Lucchese, per la prima volta in vita sua, è balzato dunque agli onori dell'informazione nazionale</strong> con la felicità dei suoi fedelissimi. Questi infatti <strong>ha deciso  di lasciare lo scudocrociato di Casini per passare al PDL.</strong> Le reazioni, che sono state incredibili e tutte da ridere, lo hanno reso finalmente famoso. Ne cito ad esempio 2:</p>
<p align="justify"><strong>Lorenzo Cesa, segretario UDC</strong>: «Caro Paolino, comprendo perfettamente la tua scelta di lasciare l´Udc dopo la nostra decisione di escluderti dalle liste, cosa che ti era stata preannunciata nei giorni scorsi. Ti raccomanderò per un seggio nel Pdl».</p>
<p align="justify"><strong>Totò Cuffaro:</strong> «L´addio di Lucchese? Perdiamo il suo voto e quella della moglie».</p>
<p align="justify">Intanto da Alcamo <strong>39 nominativi</strong> (si definiscono gli<em> amici dell'onorevole Lucchese</em>) fanno sentire le loro ragioni. Tutti esprimono «adesione e fedeltà al progetto politico del popolo della libertà». Le firme sono 39 e fra parentesi, accanto a ciascuna di esse, c´è sempre la stessa beffarda dicitura: tesserato dell´Udc. Ma chi sono costoro? Interi nuclei familiari come i Lo Monaco, i Pioggia, i D´Angelo.</p>
<p align="justify">Ma il caro Paolino ne ha combinata un'altra delle sue. Questa volta la "<em>malafiura"</em> (brutta figura) è ancora a livello nazionale. Sul giornale <strong>Italia Oggi</strong> si sono raccolte a fine febbraio tantissimi voti tramite mail per stilare una classifica tra "i Panda da salvare". Ebbene il nostro Paolino era uno dei migliori. <strong>In un solo giorno aveva ricevuto 805 voti</strong> nel sondaggio del giornale<strong>. Il giorno successivo ancora altri 805!</strong> Un grande, penserete voi. Macchè. Al cervellone di Italia Oggi purtroppo arrivavano continuamente <strong>una marea di mail spam</strong> (cioè mandate praticamente dallo stesso computer) e così  il parlamentare è precipitato in classifica una volta che il cervellone ha identificato l'IP del computer del furbetto.</p>
<p align="justify">Insomma per il povero Paolino non è un buon periodo.</p>
<p align="justify">&#160;</p>
<p align="justify">[fonti: italia oggi, 22/02/2008 - repubblica 8/03/2008]</p>
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<title><![CDATA[I retroscena di un benservito]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=440</link>
<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 09:42:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Molti sanno che dietro a un rimpasto in una giunta comunale non sempre si mettono al primo posto gl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify" class="testo"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/vincenzo-lucchese.jpg" title="vincenzo-lucchese.jpg"><img src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/03/vincenzo-lucchese.jpg" alt="vincenzo-lucchese.jpg" /></a></p>
<p align="justify" class="testo">Molti sanno che dietro a un rimpasto in una giunta comunale non sempre si mettono al primo posto gli interessi dei partiti emergenti o gli equilibri di coalizione. Si parlava ormai da qualche mese di rimpasto in seno alla giunta alcamese (Trapani) presieduta da Giacomo Scala e così finalmente qualche giorno fa sono stati presentati i tre nuovi assessori. Chi va via perché ambisce a poltrone migliori, chi si dimette (non sempre col sorriso) per fare posto ad altri e chi invece viene silurato perché probabilmente in quel posto lì è meglio che non ci stia. Stiamo parlando di Vincenzo Lucchese, </p>
<p><!--more-->ex assessore alla sicurezza del nostro comune. Politico non di professione, con alle spalle un partito un po' deboluccio, Italia dei Valori, che non è riuscito a far eleggere nemmeno un consigliere comunale alle ultime elezioni. Licenziato allora perché non rappresenta un elettorato forte? Assolutamente no. La causa sembrerebbe molto più banale. Come accade in tutti i contesti umani, chi va a schiena dritta contro il capo e gli mette i bastoni fra le ruote non ha vita lunga. Lucchese anzi è stato assessore magari troppo tempo secondo i fedelissimi del sindaco.I primi attriti si erano avuti a Settembre dello scorso anno quando si era astenuto dal votare la delibera sui bonus dati ai dipendenti (quelli che si ottengono raggiungendo degli obiettivi prefissati), perché a suo modo di vedere non era stata perseguita al meglio la politica di riduzione dei costi. Era pure intervenuto il senatore Papania che aveva chiesto al collega senatore Giambrone di IdV un nome alternativo, ma questi e il partito lo avevano difeso a spada tratta. Poi i mesi successivi si sono caratterizzati da vari avvisi di licenziamento per l'assessore ribelle miste a dichiarazioni d'amore da parte del sindaco verso IdV.</p>
<p align="justify" class="testo">Il problema dunque non era il "partito della legalità", ma quell'assessore lì che forse non aveva capito chi comanda. Ad Alcamo, si sa, vige la tacita regola "o con loro o contro di loro". Il primo marzo dunque è stato presentato alla stampa il nuovo assessore di IdV Milazzo e a Lucchese è stata revocata la delega assessoriale.</p>
<p align="justify" class="testo">La revoca si è resa necessaria perché il poliziotto-assessore non aveva alcuna intenzione di dimettersi nonostante le pressioni di Scala e dello stesso presidente del circolo alcamese di IdV. Sembrerebbe dunque che Lucchese sia un pazzo attaccato alla poltrona ma in realtà ci sono diversi punti della vicenda che non tornano e che forse mostrano una realtà un po' diversa da quella che molti conoscono.</p>
<p align="justify" class="testo">In primis non ho trovato alcuna dichiarazione precisa del sindaco sui perché di questa sostituzione dato che la poltrona resta allo stesso partito. Inoltre ho letto alcuni comunicati stampa del circolo locale di Italia dei Valori dove non si riconosce il nuovo assessore Milazzo perché eletto non in maniera democratica dall'assemblea. Sembra infatti che il presidente di IdV di Alcamo, Francesco Sciacca, non abbia mai convocato l'assemblea per discutere la questione Lucchese, nonostante le pressanti richieste degli iscritti. Inoltre c'è scritto sempre sul comunicato che la rosa dei tre nominativi proposti a sostituzione di Lucchese non è stata concordata con chi ne aveva pieno diritto, cioè con l'assemblea degli iscritti, ma è stata decisa secondo criteri antidemocratici ed avallata dal Segretario Provinciale D'Alberti.</p>
<p align="justify" class="testo">Le dichiarazioni di quest'ultimo durante la conferenza stampa con il Sindaco in occasione della nuova nomina assessoriale, non corrisponderebbero dunque a verità e infatti vengono sconfessate dalla stessa base del Circolo di Alcamo. Sembrerebbe quindi che lo stesso partito di Di Pietro abbia risolto la questione andando contro i regolamenti di Idv, alla faccia del rispetto delle regole che tanto difendono.</p>
<p align="justify" class="testo">Un dubbio allora sorge spontaneo. Il nuovo assessore Milazzo rappresenta Italia dei Valori oppure no? A questo punto non ci resta altro da fare che girare la domanda all'ex assessore Lucchese e al circolo alcamese di Italia dei Valori. Penso sia un nostro diritto conoscere chi ci governa e chi o cosa rappresenta.</p>
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<title><![CDATA[Veltroni non candiderà condannati. Papania rischia]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=423</link>
<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 08:40:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[
-(AGI) - Palermo, 2 feb. - Il segretario del Pd, Walter Veltroni, promette di non candidare persone]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><font color="#000080"><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/02/veltroni-papania-pd.jpg" title="veltroni-papania-pd.jpg"><img width="425" src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/02/veltroni-papania-pd.jpg" alt="veltroni-papania-pd.jpg" height="136" style="width:360px;height:117px;" /></a></font></p>
<p align="justify"><font color="#000080">-(AGI) - Palermo, 2 feb.</font> <font color="#000000">- Il segretario del Pd, Walter Veltroni, promette di non candidare persone condannate per reati gravi, come mafia e delitti contro la pubblica amministrazione. Lo ha annunciato, questa mattina, all'assemblea del partito a Palermo e, oggi pomeriggio, al comitato di “Addio pizzo”, l'organizzazione a sostegno delle vittime del racket.</font></p>
<p align="justify">-<font color="#000080">(Antonio Di Pietro dopo l’accordo con Veltroni) – Roma, 14 feb.</font> <font color="#000000">- Ho ricevuto un impegno: non solo fare una legge con cui i condannati non si potranno più candidare, ma cominceremo noi stessi, sia l’Italia dei Valori sia il Partito Democratico, <!--more-->al nostro interno e a prescindere dalla legge, a non candidare più persone condannate.</font></p>
<p align="justify">-<font color="#000080">(Veltroni a Porta a Porta) - Roma,14 feb.</font> - Non candideremo nemmeno i condannati in primo grado anche se un uomo è ritenuto innocente fino alla condanna di terzo grado.</p>
<p align="justify">Finalmente buone notizie. Serviva un po’ di pulizia, ma <strong>quali sono questi delitti contro la P.A.?</strong> Il Codice Penale ne elenca tanti. Troviamo infatti la concussione, la corruzione per un atto d'ufficio, l’istigazione alla corruzione, l’abuso di ufficio (vedi art.323 del codice penale) e tanti altri. <a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Papania"><font color="#ff0000">Leggo su Wikipedia</font></a>, e in numerosi altri articoli on line che <a target="_blank" href="http://www.senato.it/leg/15/BGT/Schede/Attsen/00022167.htm"><font color="#ff0000">il senatore Nino Papania</font></a>, ex Margherita e ora membro del Partito Democratico, quando era assessore al lavoro in Sicilia <strong>fu condannato per abuso di ufficio</strong> e in seguito a patteggiamento, con sentenza del 24 gennaio 2002 del tribunale di Palermo, alla pena di 2 mesi e 20 giorni. <strong>Secondo l' articolo 323 del codice penale quindi il senatore alcamese si sarebbe macchiato di un crimine contro la pubblica amministrazione e secondo l’etica del Pd di Veltroni qu</strong><strong>indi non sarebbe candidabile</strong> alle prossime elezioni. Per cultura personale cari lettori dovete sapere che patteggiando la pena anche se si dovesse cancellare il reato con la "<em>non menzione"</em>, un normale cittadino non verrà mai riabilitato in toto. Questi infatti non può comunque fare nessun concorso pubblico perché ha la fedina penale segnata. Un datore di lavoro ad esempio non riuscirebbe a vedere che sei condannato, ma Polizia, Carabinieri, Magistratura, Enti pubblici lo vedono sempre perché hanno accesso ad un casellario particolare. Si usa il patteggiamento solo perchè, dalle prove che si sono raccolte, colpevole o innocente, è probabile che al termine del processo verrà fuori una condanna, allora tanto vale anticiparla e godere dello sconto riconosciuto dalla legge. Nel nostro caso dunque il  senatore siciliano potrebbe essere uno dei primi non candidabili secondo questo codice etico di partito. Le liste  per le elezioni politiche vanno comunque presentate tra domenica 9 e lunedì 10 marzo. Antonino Papania comunque è già fortunato perché non compare in alcun modo nelle liste dei condannati che siedono in parlamento fatte da Beppe Grillo per <strong>la campagna "Parlamento Pulito",</strong> ma ora il nemico numero uno sarebbe il segretario Veltroni e questo codice etico e non più le masse della cosiddetta antipolitica che si radunano su internet e nelle piazze.</p>
<p align="justify"><strong>Che cosa farà il senatore alcamese allora in questo arco di tempo?</strong> <strong>I possibili scenari sono:</strong> <font color="#ff0000">1)</font> Veltroni cambia idea sapendo che a volte i condannati servono più degli altri e via alle candidature di politici condannati.<font color="#ff0000"> 2)</font> Il senatore Papania cambia partito rifugiandosi nell’UDC, tanto il partito di Casini è pieno zeppo di indagati, condannati e arrestati per diversi reati e non si fanno molti problemi sull'etica pubblica. <font color="#ff0000">3)</font> Il senatore alcamese seguendo le orme di Norino Fratello si ritirerà dalla politica.<font color="#ff0000"> 4)</font> Nessun alcamese voterà il senatore [da escludere per antonomasia]. <font color="#ff0000"> 5<font size="+0">)</font></font> Nessuno si porrà il problema e tutti faranno finta di niente anche se verrà eletto. <font color="#ff0000">6)</font> un meteorite colpirà l’Italia e risolveremo il problema del parlamento pulito per sempre [forse lo scenario migliore]</p>
<p><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></span><span></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Franca Viola]]></title>
<link>http://robertoscurto.wordpress.com/?p=418</link>
<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 18:39:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>robertoscurto</dc:creator>
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<description><![CDATA[ 
Nel bene e nel male Alcamo (TP) è sempre stata al centro del mondo. Nel  gennaio 1966 balza agl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/02/franca-viola-alcamo.jpg" title="franca-viola-alcamo.jpg"><img width="186" src="http://robertoscurto.wordpress.com/files/2008/02/franca-viola-alcamo.jpg" alt="franca-viola-alcamo.jpg" height="256" style="width:102px;height:141px;" /></a> </p>
<p align="justify">Nel bene e nel male Alcamo (TP) è sempre stata al centro del mondo. Nel  gennaio 1966 balza agli onori della cronaca con una storia incredibile che non rappresenterà soltanto una brutta vicenda per fortuna a lieto fine ma una vera e propria rivoluzione culturale e morale. E' la storia di <strong>Franca Viola</strong>, una <!--more-->semplice diciassettenne alcamese molto bella e dai lineamenti fini. La sua bellezza non passa inosservata e anche il tipico guappo della zona si invaghisce di lei. Si chiama <strong>Filippo Melodia</strong>, tipo non proprio raccomandabile, che viene rifiutato continuamente da Franca nonostante la sua insistenza. Nel giorno di Santo Stefano del 1965 stanco dei "no" ricevuti decide di passare all'azione. Con l'aiuto di 12 amici riesce a rapirla e a condurla in un casolare fuori Alcamo. La giovane ragazza venne violentata, nascosta e segregata per più di una settimana. Solo il 2 gennaio del 1966 dopo che è stata liberata, torna finalmente a casa. Può sembrare un rapimento insolito ma è tristemente comune in quegli anni. La pensata di Melodia era semplice: <strong>" la rapisco, la violento, la sposo, perché così il matrimonio riparatore risolverà  il problema del rapimento e dello stupro "</strong>. Che vili ragionamenti direte voi. In realtà la morale del tempo è parec