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	<title>25-anni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://wordpress.com/tag/25-anni/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "25-anni"</description>
	<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 20:34:04 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[I 25 anni de 'Il ritorno dello Jedi' in Italia]]></title>
<link>http://yavinquattro.wordpress.com/2008/11/03/i-25-anni-de-il-ritorno-dello-jedi-in-italia/</link>
<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 14:51:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>yavinquattro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il 21 ottobre di venticinque anni fa arrivava anche sugli schermi italiani

Guerre Stellari: Episodi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span><span class="content">Il 21 ottobre di venticinque anni fa arrivava anche sugli schermi italiani</p>
<p><a href="http://www.yavinquattro.net/modules.php?name=Content&#38;pa=showpage&#38;pid=127" target="_self"><strong></p>
<h2 style="text-align:center;">Guerre Stellari: Episodio VI - Il ritorno dello Jedi</h2>
<p></strong></a></p>
<p>Una ricorrenza particolare che coincide con il compleanno dell&#8217;indimenticabile <em>Principessa Leia</em>, <strong>Carrie Fisher</strong>.<br />
Tanti auguri Carrie, e lunga vita a Star Wars!</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dalla specialistica in giornalismo ai miei ultimi 5 anni]]></title>
<link>http://marialife.wordpress.com/2008/10/01/dalla-specialistica-in-giornalismo-ai-miei-ultimi-5-anni/</link>
<pubDate>Wed, 01 Oct 2008 10:51:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>AMR</dc:creator>
<guid>http://marialife.wordpress.com/2008/10/01/dalla-specialistica-in-giornalismo-ai-miei-ultimi-5-anni/</guid>
<description><![CDATA[Oggi è stato il mio primo e ultimo giorno di lezione nel Corso di laurea specialistica in Editoria,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi è stato il mio primo e ultimo giorno di lezione nel Corso di <strong>laurea specialistica</strong> in <strong>Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo</strong>, presso l&#8217;<strong>Università degli Studi di Genova</strong>.</p>
<p>Nonostante l&#8217;estrema disponibilità dei docenti, la vicinanza delle diverse sedi alla stazione e a casa, e l&#8217;infinito interesse da parte mia per la scrittura, quest&#8217;esperienza è stata assolutamente deludente.<br />
I motivi: la totale disorganizzazione, in primis, poi anche l&#8217;ambiente non è stato un grande incentivo, ma soprattutto l&#8217;idea di perdita di tempo nel fare materie assolutamente marginali, ed esclusivamente teoriche.</p>
<p>E&#8217; stato un brutto colpo per me rendermi conto che questo corso non rientrava assolutamente nei miei interessi.<br />
Tuttavia di positivo c&#8217;è da dire che, per fortuna, non ho ancora fatto l&#8217;iscrizione e pagato la retta, quindi sono economicamente libera.<br />
Altra fortuna: non ho dovuto rinunciare a niente per provare un giorno di lezioni.</p>
<p>Sin da quando ero piccola, <span style="text-decoration:underline;">ho sempre immaginato la mia vita</span> molto <span style="text-decoration:underline;">strutturata</span>, <span style="text-decoration:underline;">in maniera classica</span>: scuola dell&#8217;obbligo, liceo, università, matrimonio, figli, ecc.<br />
Ma non è andata assolutamente così.<br />
Non ho preso la <strong>patente</strong> negli ultimi 2 anni del liceo, non m&#8217;interessava, non ci ho neanche provato.<br />
Il tentativo l&#8217;ho fatto all&#8217;università, e mi ci è voluto molto più tempo di quanto immaginassi, perchè di base guidare mi fa paura; infatti ora la patente ce l&#8217;ho, da quasi 3 anni ormai, e non l&#8217;ho mai usata, se non come documento sostitutivo della carta d&#8217;identità.</p>
<p>Anche con l&#8217;<strong>università</strong> non è andata come avevo immaginato.<br />
Al liceo non mi sono preoccupata più di tanto di quale fosse il percorso che avrei dovuto seguire una volta conseguita la maturità, convinta che l&#8217;ispirazione, prima o poi, mi sarebbe venuta.<br />
Invece niente, a pochi giorni dal termine delle iscrizioni ancora non sapevo che cosa scegliere.</p>
<p>Non fraintendetemi: io <strong><span style="text-decoration:underline;">sapevo benissimo cosa mi piaceva</span></strong> e cosa no, quali fossero i miei interessi, le mie reali capacità, solo non avevo mai provato prima a mettermi davvero alla prova, a vedere fino a che punto fossi in grado di arrivare, quanto sapessi proseguire sulla strada che volevo percorrere, nonostante fossi sola, disapprovata da tutti.</p>
<p>Sicuramente, almeno all&#8217;inizio, non sono stata lasciata libera di scegliere e decidere da sola, né sarei stata sostenuta se l&#8217;avessi fatto comunque; e io non avevo per niente fiducia in me stessa per prendere da sola questa decisione, né la forza per portarla avanti, non mi bastavo, avevo bisogno del sostegno e dell&#8217;approvazione almeno delle persone che mi erano più vicine.<br />
Ecco quindi che ho scelto di prendere quella strada per avrei avuto appoggio e approvazione da parte degli altri: questa strada era il <strong>corso di laurea in architettura</strong>; e avrei avoluto andare via, puntavo a <strong>Milano</strong>, per cambiare ambiente, persone, e invece ho finito per iscrivermi a <strong>Genova</strong>, città che non mi piaceva, troppo vicina a casa, e con le solite orribili facce.</p>
<p>Ma devo ammettere che comunque sono stata brava, sono riuscita a diversificarmi dalla massa, a farmi notare, da alcuni professori, per i miei lavori, i miei progetti, le mie idee.<br />
E&#8217; proprio durante questo corso che succedono alcune cose interessanti che cambieranno completamente la mia vita.</p>
<p>Un professore, <strong>Guglielmo Bilancioni</strong>, docente di <strong>Storia dell&#8217;arte contemporanea</strong>, insegnante e persona molto in gamba, molto piacevole, intelligente, e che ho stimato tantissimo sin dal primo momento, successivamente a una visita a una mostra, ha consigliato, a noi studenti, un libro: &#8220;<strong>La caffettiera del masochista</strong>&#8220;, di <strong>Norman</strong>; era un libro sugli oggetti mal costruiti, e sui conseguenti problemi che avrebbero messo a disagio i fruitori.<br />
A noi futuri architetti avrebbe dovuto servire per tenere presente che l&#8217;estetica senza funzionalità non serve.<br />
Ma io avevo cominciato a pensare ad altro, alla psicologia degli oggetti (se così la si può chiamare), e dei loro fruitori.</p>
<p>Un altro professore intanto, aveva organizzato una specie di conferenza con alcuni psicologi, per parlare dei colori, delle forme, e di tutti quegli elementi architettonici dal punto di vista psicologico.<br />
E qui, io ho cominciato a chiedermi se era proprio archituttura ciò che volessi fare, se era la costruzione di case ciò in cui volessi investire il mio tempo, tentando di negarmi la risposta che ormai era sempre più chiara e indelebile: NO.</p>
<p>Nello stesso tempo intanto, mi ero iscritta in una fantastica <strong>palestra</strong> vicino a casa, l&#8217;<strong>Empire</strong>, dove ho passato davvero molto tempo.<br />
Era la mia valvola di sfogo, il posto in cui potevo essere veramente me stessa (o quasi), potevo rilassarmi e sfogarmi; in poco tempo avevo conosciuto tantissima gente, ero un po&#8217; la mascotte.<br />
Qui ho conosciuto <strong>Ivano</strong>, uno degli istruttori, oltre ad essere un ragazzo assolutamente piacevole, divertente, simpatico, e che faceva dei massaggi da favola, lui faceva anche l&#8217;<strong>animatore</strong> durante l&#8217;estate&#8230;<br />
Questo lavoro, questo possibile stile di vita ha stuzzicato la mia curiosità: una nuova prospettiva, legata a tutto ciò che di me stava cambiando, sia fuori che dentro.</p>
<p>Mi sono iscritta, all&#8217;insaputa di tutti, al primo livello di <strong>selezione</strong>, presso alcuni dei più grandi <strong>tour operator</strong>.<br />
Le pratiche sono state davvero lunghe, ma, incredile, ho superato il primo livello per tutte le domande che avevo fatto.<br />
Il secondo grande passo consisteva in un <strong>colloquio</strong> in sede, davanti ad uno staff di selezione, e ad un altro centinaio di aspiranti animatori; per una persona comunque timida come ero sempre stata io era una prova assurda, temevo di non farcela.<br />
E invece ho fatto e passato brillantemente anche questo passaggio.<br />
Dopo una settimana di <strong>stage</strong> sul luogo, in un vero e proprio <strong>villaggio turistico</strong>, ecco arrivare a casa la lettera decisiva: <span style="text-decoration:underline;"><strong>ero un&#8217;animatrice</strong></span>!!!</p>
<p>Nonostante tutti quelli che avevano saputo di questa mia scelta, avessero cercato, in tutti i modi, di dissuadermi, sia per la paga, sia per il tipo di lavoro, sia per le prospettive future, io sono <span style="text-decoration:underline;"><strong>felicissima di aver fatto quest&#8217;esperienza</strong></span>, perché mi ha dato veramente tanto, mi ha cambiata dentro, mi ha reso una persona più forte, più sicura di me, e soprattutto più felice per aver fatto qualcosa che volevo veramente e solo io, nonostante tutti gli altri e tutto il resto.</p>
<p>Quest&#8217;esperienza mi ha dato anche modo di rivedere la mia vita, e il mio futuro, con una nuova visuale, quella che aveva alla base <span style="text-decoration:underline;">una nuova persona</span>, o forse semplicemente <span style="text-decoration:underline;">una vera persona</span>, <span style="text-decoration:underline;">quello che io ero veramente</span>, e che, per motivi di ambiente, di persone, di condizionamenti, aveva dovuto rimanere nascosto dietro un&#8217;apparenza non reale, ma più comoda per evitare scontri, attriti e divergenze, che non avevo voglia di né di affrontare, né di sopportare. </p>
<p>Ho cominciato a chiedermi <span style="text-decoration:underline;">chi fossi veramente io</span>: una persona <strong>timida</strong> o <strong>esibizionista</strong>? Io sono sempre stata timida perché era questo che gli altri volevano da me? Perché era questo che mi avevano insegnato ad essere? O perché era la mia natura? E in quell&#8217;occasione era stata esibizionista perché era quello che io ero in realtà? Perché riesco ad adattarmi alle situazioni? Perché ho nature diverse? Per reazione a quello che ero sempre stata, perché avevo bisogno di lasciarmi andare, e perché non conoscendo nessuno era più facile? O per la situazione di per sé?</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Non sapevo darmi un risposta</span>, ma sinceramente non mi interessava neanche più di tanto, mi bastava già essere arrivata a pormi questo dubbio.<br />
Sicuramente una cosa la potevo dire: mi sentivo una persona molto più <strong>sicura di me</strong>, e quindi molto più <strong>forte</strong>, perché potevo essere davvero <strong>indipendente</strong>, e quindi prendere le mie decisioni, anche con tutto il mondo contro, non sarebbe più stato un problema; ero pronta per decidere il <strong>mio percorso universitario e di vita</strong>.<br />
La mia scelta è stata: <strong>Scienze della comunicazione</strong> a <strong>Savona</strong>.</p>
<p>E&#8217; stata la scelta migliore che abbia fatto in tutta la mia vita.<br />
Ottimo piano di studi, ottimo ambiente, ottimi professori, ottime materie; non avrebbe potuto andare meglio.<br />
Questi tre anni mi hanno dato molto, mi hanno lasciato qualcosa che durerà per sempre, e non si sono limitati ad insegnarmi solo delle semplici nozioni, ma mi hanno permesso di <strong><span style="text-decoration:underline;">imparare da me stessa a vivere la mia vita</span></strong>.</p>
<p>E ora, in attesa di dare gli ultimi esami, e di discutere la tesi, in soli due giorni, a causa degli ultimi imprevisti riguardo alla mia scelta per la laurea specialistica, sono riuscita a rivedere tutta <strong><span style="text-decoration:underline;">la mia vita</span></strong>, e a reipostarla esattamente come vorrei che fosse, anzi, <strong><span style="text-decoration:underline;">come voglia che sia</span></strong>.</p>
<p>Ecco <span style="text-decoration:underline;"><strong>la mia decisione</strong></span>: rimarrò a casa, studierò per gli ultimi esami, darò la tesi, e <strong>partirò</strong>; l&#8217;idea riguarda gli Stati Uniti, ma mi tengo disponibile per qualsiasi altra opportunità.<br />
So che è arrivato il momento giusto per andarmene, so che se non lo faccio ora non lo farò più, so che, se dovessi iniziare qualcosaltro qui, passerà troppo tempo, prima che riesca finalmente a fare quello che voglio davvero, e, soprattutto, quello che sento sia <strong>la cosa migliore per me</strong> in questo momento.</p>
<p>Mi ci è voluto <strong>un quarto di secolo</strong> per riuscire ad essere veramente me stessa, e ad avere i mezzi idonei per farlo; ma ora ci sono, e niente e nessuno al mondo protrà impedirmi di farlo!!! :-))</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Planisfero" src="http://www.ciba.com/fi/cmp-ww-fr_planisphere.jpg" alt="" width="566" height="219" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Auguri a Ricardo Quaresma per i suoi 25 anni]]></title>
<link>http://lexatus.wordpress.com/2008/09/26/auguri-a-ricardo-quaresma-per-i-suoi-25-anni/</link>
<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 17:24:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>lexatus</dc:creator>
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<description><![CDATA[
Tanti auguri di buon compleanno a Ricardo Quaresma che oggi compie 25 anni essendo nato il 26 sette]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.inter.it/aas/img/109786-480.jpg" alt="" width="480" height="317" /></p>
<p>Tanti auguri di buon compleanno a Ricardo Quaresma che oggi compie 25 anni essendo nato il 26 settembre 1983 a Lisbona in Portogallo. Al centrocampista, questa mattina impegnato con gli allenamenti al centro sportivo &#8220;Angelo Moratti&#8221; di Appiano Gentile, gli auguri di tutta l&#8217;Inter e di tutti gli interisti.</p>
<p>(INTER.IT)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come sei veramente, a 25 anni?]]></title>
<link>http://maviserra.wordpress.com/2008/09/11/come-sei-veramente-a-25-anni/</link>
<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 16:21:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mavi</dc:creator>
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<description><![CDATA[    
Nel 2001 ci aveva pensato Bin Laden: il giorno prima dei miei 18 anni aveva (ammesso poi che si]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/qKMZ2H_a0z8&#038;rel=1&#038;fs=1' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/qKMZ2H_a0z8&#038;rel=1&#038;fs=1' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Nel 2001 ci aveva pensato <strong>Bin Laden</strong>: il giorno prima dei miei 18 anni aveva (ammesso poi che sia stato proprio lui) compiuto il più sconcertante attentato terroristico della storia, cambiando il modo di vivere di tutto l&#8217;Occidente e fornendo un argomento magnetizzante per tutti gli 11 (e i 12) settembre della storia.</p>
<p>Quest&#8217;anno abbiamo sfiorato la fine del mondo appena due giorni prima del mio 25esimo anniversario di nascita, rischiando di essere inghiottiti da un <strong>buco nero</strong>, che poi è una fine decisamente squallida perché io ho sempre immaginato la fine del mondo con un bel Giudizio Universale. Una sorta di Gogna Universale, più precisamente, nella quale ognuno di noi viene chiamato alla cattedra e svergognato per ogni bassezza commessa, lodato per le buone azioni (immagino che questa parte sia molto svelta) e poi diretto o nel Paradiso o nel Buco Nero. Naturalmente prima si vede il Giudizio di tutti gli altri (ci saranno degli elenchi in cui ognuno di noi potrà vedere a che ora e in che aula si svolge il Giudizio di amici/nemici/parenti/serpenti) poi infine avverràanche il nostro (eh, bhé&#8230;Pensavate di essere immuni?).<!--more--></p>
<p>Comunque, niente fine del mondo abbiamo ancora un po&#8217; di tempo per metterci in pari con le buone azioni e evitare una figuraccia davanti ai nostri conoscenti.</p>
<p>E anche quest&#8217;anno il <em><strong>12 settembre</strong></em>  sarà semplicemente il mio 25esimo compleanno. <em>(cominciate a servirvi: <a title="torta" href="http://www.flickr.com/photos/23818896@N06/2859015131/" target="_blank">torta</a>, pizzette, coca cola, pane carasau, sebadas!..Tutto virtuale naturalmente)</em></p>
<p>Ed è da quel 2001 che non mi sentivo <em>così</em><em>.</em> Per una persona riflessiva come me è difficile non ripercorrere con la mente tutto ciò che mi ha portato fin qui, è difficile resistere alla tentazione di fare bilanci, a quella di passare in rassegna rimpianti e rimorsi. <em>(ho chiamato Allevi per strimpellare qualcosa, che dite, è di vostro gradimento?)</em></p>
<p>Vi potrei raccontare di tanti treni persi, per l&#8217;indecisione, per la paura, per la pigrizia. Vi potrei raccontare di tante batoste subite, perché è fisiologico che prima o poi arriva una bella pugnalata alle spalle, perché è così che va la vita. Vi potrei raccontare <em>tutti i miei sbagli</em>, che ci vorrebbe una vita.</p>
<p>In realtà i miei 25 anni coincidono con molti, meravigliosi, cambiamenti. E con una ritrovata voglia di scalare quella montagna gigante che mi sembra di avere davanti, qualche volta. Ma lo so, quella montagna, una volta intrapreso il cammino, mi sembrerà sempre più piccola, fin quando non salirò sulla vetta e mi renderò conto, orgogliosa, di tutta la strada che ho fatto. Tanto più che quella strada non la farò sola. <em>(Brindisi, cin cin, applausi e qualche lacrima di qua e di là)</em></p>
<p>Domani sarà un giorno normale, un giorno speciale.</p>
<p><em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ricordiamo Chinnici]]></title>
<link>http://falconeborsellino.wordpress.com/2008/07/28/ricordiamo-chinnici/</link>
<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 21:28:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilportaleantimafia</dc:creator>
<guid>http://falconeborsellino.wordpress.com/2008/07/28/ricordiamo-chinnici/</guid>
<description><![CDATA[A venticinque anni dall&#8217;uccisione del magistrato Rocco Chinnici ripubblichiamo la sua ultima i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">A venticinque anni dall&#8217;uccisione del magistrato Rocco Chinnici ripubblichiamo la sua ultima intervista.</p>
<p><!--morecontinua»--></p>
<p style="text-align:justify;">
Signor giudice, lei ha ricevuto minacce di morte?</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;interlocutore sorride e per un attimo resta a guardarci con curiosità come se noi avessimo posto una domanda per scherzo. Sembra quasi voglia capire fin dove la nostra domanda possa essere ritenuta candida e non ci sia invece una punta di impercettibile sarcasmo. Continua a sorridere, però amabilmente. Fa uno strano gesto interrogativo a sua volta e risponde con una domanda:</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Lei che ne pensa?»</em></p>
<p style="text-align:justify;">Stiamo parlando con il giudice istruttore di Palermo, dottor Rocco Chinnici. Siamo a Siracusa in una giornata di sole e di vento subito dopo la conclusione del convegno I giovani siciliani contro la mafia. Siamo usciti da un teatro che era gremito da almeno duemila studenti, abbiamo ancora negli orecchi e soprattutto nell&#8217;animo migliaia, decine di migliaia di parole che abbiamo ascoltato, talune inutili, altre retoriche, altre sinceramente appassionate, altre infine serie e importanti. Parole di giovani che hanno espresso il loro pensiero sulla mafia, sulla necessità di una lotta che va condotta anzitutto nelle coscienze, sui metodi stessi della lotta. In Sicilia negli ultimi mesi ci sono stati decine di convegni del genere, in cui sono stati spesi milioni di parole, quasi sempre le stesse. E&#8217; come se tutta la società siciliana urlasse il suo sdegno, il suo dolore, la sua ribellione alla violenza mafiosa. Ma nella realtà tutto appare retorico: che i siciliani siano onestamente, disperatamente contro la mafia, è chiaro e saputo. Bisogna capire, e ancora stiamo cercando di capire, come i siciliani possano essere contro la mafia, con quali idee, con quali proposte, con quale intransigenza. Soprattutto i giovani. In questo stato d&#8217;animo continuiamo il nostro discorso con il giudice Chinnici, uno dei magistrati che più acutamente, con maggiore intelligenza anche giuridica, sta cercando di condurre la sua lotta. E&#8217; un uomo che non indietreggia. Sa che ogni giudice è nel mirino della mafia e sa esattamente che, se vuole continuare ad essere giudice, cioè a campare con la sua intatta dignità di magistrato e di uomo, deve accettare questo pericolo.</p>
<p style="text-align:justify;">- Giudice Chinnici, la mafia ha colpito ancora una volta e sempre con l&#8217;identica ferocia, un altro magistrato, Ciaccio Montalto, un magistrato che da anni era in prima linea nella zona di fuoco di Trapani, per la quale passa buona parte del contrabbando di droga. Era un giudice che sapeva di poter essere assassinato. Perché allora si è fatto cogliere solo e indifeso? Anche Terranova e Costa vennero colti soli e indifesi, ma erano altri tempi. Sono trascorsi due anni ma è come se fossero trascorsi due secoli. Perché Ciaccio Montalto si è fatto cogliere così indifeso?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«E&#8217; una domanda difficile. Io opero in una sede giudiziaria diversa e quindi anche in un contesto diverso. Per quanto riguarda la protezione fisica del magistrato posso dirle che negli ultimi tempi a Palermo sono stati compiuti notevoli progressi: ci sono diverse auto blindate a disposizione, e sono anche molti gli uomini disponibili per la scorta armata. Comunque sufficienti. E&#8217; difficile oggi ammazzare un giudice a Palermo, o comunque ucciderlo come è stato ucciso Ciaccio Montalto. Per quanto io sappia anche a Trapani ci dovrebbe essere un&#8217;auto blindata a disposizione dei magistrati. Si tratta ora di capire perché non venne utilizzata.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- A parte l&#8217;auto blindata, resta il fatto che il giudice assassinato era solo, senza scorta.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Spesso accade che un giudice, da solo, abbia più mobilità, più possibilità quindi di sfuggire a un agguato. Ma queste sono ipotesi. Io conoscevo Ciaccio Montalto per il suo coraggio e soprattutto per l&#8217;impegno che egli poneva contro la criminalità politica. Per lui non solo il terrorismo, ma anche la mafia era criminalità politica. Ebbi occasione di discutere questo aspetto del nostro lavoro pochi giorni prima che fosse assassinato, proprio al convegno di coordinamento fra magistrati impegnati in questo tipo di lotta. Ed era soprattutto un magistrato il quale credeva in una profonda riforma dei metodi di lotta alla mafia. Era convinto che uno strumento essenziale di lotta alla mafia fosse la cosiddetta legge La Torre. La mafia ne avrebbe subito un colpo mortale.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Ecco, giudice, ma secondo lei che ogni giorno si ritrova dinnanzi questa forza oscura e crudele che sembra onnipossente nella nostra società, cos&#8217;è realmente la mafia?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Potrei darle un semplice giudizio storico, e dirle che da 150 anni ci trasciniamo questo fenomeno mortale nato fondamentalmente dalla necessità di difendere comunque la proprietà, e dunque anche il privilegio, contro qualsiasi stravolgimento della società, dal banditismo, alle scorrerie dei briganti, alla miseria dei contadini che si trasformavano in predoni, alla stessa evoluzione della società. La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- E in questa definizione, in questa immagine è possibile inserire l&#8217;ipotesi di un connubio costante fra mafia e politica?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere. Se lei mi vuole chiedere come questo rapporto di complicità si concreti, con quali uomini del potere, con quali forme di alleanza criminale, non posso certo scendere nel dettaglio. Sarebbe come riferire della intenzione o della direzione di indagini.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Nella intervista resaci il mese scorso dalla figlia del generale Dalla Chiesa, la giovane donna affermò senza mezzi termini che l&#8217;assassinio del padre era stato un fatto politico e che anche il dopo assassinio viene manovrato da una sorta di grande puparo politico, una specie di grande vecchio della mafia, in altre parole un burattinaio che tira le fila della mafia. Può essere che egli sia a Palermo, può essere che sia a Roma. Lei è d&#8217;accordo?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Non so in quale contesto Rita Dalla Chiesa situi questo personaggio, a quali livelli di potere, e con quali interessi. Non basta una definizione del genere. Bisognerebbe chiarire o comunque approfondire questo pensiero. Una cosa è certa, e su questo sono d&#8217;accordo con Rita Dalla Chiesa: esiste una connessione profonda fra mafia e politica, e può anche essere che l&#8217;assassinio del prefetto sia soprattutto un delitto politico. Può essere, ripeto, ma non è detto che lo sia! E&#8217; stato detto tutto e il contrario di tutto, anche che Dalla Chiesa sia stato ucciso perché oramai sapeva troppe cose, oppure anche perché voleva fare troppe cose. Per ogni ipotesi può cambiare il mandante.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Ecco, torniamo alla legge La Torre. Lei ritiene veramente che essa abbia questa straordinaria validità che molti magistrati le attribuiscono?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Senza dubbio! La legge antimafia recentemente approvata è certamente uno strumento di eccezionale validità, soprattutto se utilizzata con vigore, lucidità, intelligenza e implacabile decisione. Essa permette infatti l&#8217;uso di mezzi e strumenti che possono colpire il mafioso nel cuore stesso della sua attività: le indagini nelle banche, il controllo sugli appalti e sub-appalti. C&#8217;è un&#8217;altra norma particolare e importante che mette in condizione il magistrato di procedere contro il criminale per il semplice reato di associazione mafiosa, quando un cumulo di affari e di solidarietà a delinquere possa configurare questo particolare tipo di reato. Insomma nel passato, ras mafiosi notoriamente riconosciuti come tali e coinvolti in tutti i loschi affari, riuscivano quasi sempre a sfuggire alla giustizia per la mancanza o la certezza delle prove. Molti mafiosi che erano sicuramente autori degli omicidi imputati riuscivano a cavarsela con una assoluzione dubitativa. Non solo tornavano in libertà, ma il loro prestigio risultava sempre accresciuto. Ora c&#8217;è la possibilità di incriminarli egualmente per il reato di associazione mafiosa che consente quanto meno di paralizzare la violenza dell&#8217;individuo e portarlo dinnanzi alla giustizia. Ma onestamente la sola legge La Torre non basta a contenere il fenomeno mafioso e aggredirlo in tutte le sue manifestazioni: abbiamo bisogno di mezzi che non siano soltanto giuridici, ma debbono essere anche strumenti concreti di lotta, intendo dire l&#8217;aumento dell&#8217;organico nelle varie sedi giudiziarie, l&#8217;aumento degli stessi organici di polizia giudiziaria attualmente insufficienti a far fronte alle necessità. Basti dire che gli organici giudiziari di Palermo sono gli stessi di quindici anni fa al cospetto di una criminalità organizzata che ha moltiplicato invece la sua potenza. Infine è necessario istituire la banca dei dati, ed è questa una drammatica necessità che abbiamo rappresentato anche al Capo dello Stato proprio in occasione dei funerali del povero Ciaccio Montalto. Oramai la mafia ha ramificazioni in tutta Italia, conseguenza di quella sciagurata politica del confino, che non solo non eliminava il mafioso dalla società, ma lo metteva in condizione di inquinare un territorio fin&#8217;allora sano della nazione. Spedire un mafioso in Toscana, o Piemonte, o Veneto e pensare che se ne stesse quieto a fare il bravo cittadino fu una illusione micidiale. Il mafioso resta tale in qualsiasi tempo e contrada e dovunque egli si trovi continuerà a esercitare la sua attività criminale. Se non ha alleanze, se le trova, se non ha complici li cerca. Inquina, ammala, contagia. Con l&#8217;istituto del confino abbiamo esportato la mafia in tutto il Paese e quindi esiste la necessità di uno strumento più moderno, appunto la banca dei dati, che metta in condizione di sapere istantaneamente chi sono i personaggi implicati nei vari delitti mafiosi e quali eventuali collegamenti possano esserci fra di loro. Lo Stato deve intervenire concretamente e con spirito moderno anche nella struttura tecnica della lotta. Finora è stata fatta quasi sempre soltanto accademia. Viviamo in una società malata di cui non conosciamo le proporzioni della malattia, la gravità, le dimensioni del contagio. Pensi che, dopo tanti anni, abbiamo potuto capire che i miliardi sperperati mafiosamente nel Belice non erano soltanto due, ma otto. E forse i conti dovranno ancora crescere.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Crede in una legge sul mafioso pentito, cioè una legge che possa dare gli stessi risultati di quella sul terrorista pentito?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Io non credo al pentimento del mafioso. Il mafioso è un personaggio diverso dal terrorista. Il mafioso è un individuo che si porta appresso da sempre la vocazione alla violenza e al crimine. Non ha senso morale, e quindi non può avere pentimento. Tuttavia può esserci un mafioso che sapendo di essere stato condannato a morte da un gruppo avversario, per scampare alla condanna si aggrappi disperatamente all&#8217;unica forza possibile che possa proteggerlo, cioè proprio allo Stato e alla Giustizia che ha sempre disprezzato. La Giustizia è la sua ultima spiaggia. In tal senso può essere utile e opportuno prevedere una congrua diminuzione di pena per un mafioso il quale sia deciso a contribuire alla Giustizia purché naturalmente il suo contributo sia effettivo e valido. Ben venga quindi una legge sui mafiosi pentiti. Non premierà una redenzione morale ma una collaborazione dettata dal terrore. Ma tutto è utile per lottare la mafia.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Il giudice Ciaccio Montalto è stato ucciso prima ancora di potere concludere delle indagini decisive sul contrabbando della droga, cioè di avere elementi decisivi che si sarebbe portato appresso nella sua nuova sede di Firenze. Quale è stata la reazione dei giudici del trapanese: rassegnazione, collera, impotenza, paura?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Paura e rassegnazione mai. Dalla morte del loro collega i giudici di Trapani hanno tratto motivo umano e morale per continuare, anzi per accanirsi maggiormente nella lotta e proseguire le indagini in tutte le direzioni. La reazione a Trapani è stata la stessa che ha praticamente esaltato i giudici di Palermo dopo le ultime terrificanti imprese della mafia nella capitale. Questo è un messaggio onesto e chiaro e cosciente che posso lanciare alla mafia: Noi giudici siciliani non ci arrenderemo mai. Non avremo mai rassegnazione o paura. Per ognuno che cade ce ne sono altri dieci disposti a proseguire con maggiore impegno, coraggio, determinazione.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Nel suo intervento dinnanzi alla assemblea dei giovani studenti di Siracusa lei ha voluto soprattutto sottolineare il pericolo della droga. Anche questo vuole essere un messaggio?</p>
<p style="text-align:justify;"><em>«Io credo nei giovani. Credo nella loro forza, nella loro limpidezza, nella loro coscienza. Credo nei giovani perché forse sono migliori degli uomini maturi, perché cominciano a sentire stimoli morali più alti e drammaticamente veri. E in ogni caso sono i giovani che dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare. Quando io parlo ai giovani della necessità di lottare la droga, praticamente indico uno dei mezzi più potenti per combattere la mafia. In questo tempo storico infatti il mercato della droga costituisce senza dubbio lo strumento di potere e guadagno più importante. Nella sola Palermo c&#8217;è un fatturato di droga di almeno quattrocento milioni al giorno, a Roma e Milano addirittura di tre o quattro miliardi. Siamo in presenza di una immane ricchezza criminale che è rivolta soprattutto contro i giovani, contro la vita, la coscienza, la salute dei giovani. Il rifiuto della droga costituisce l&#8217;arma più potente dei giovani contro la mafia.»</em></p>
<p style="text-align:justify;">- Le rifacciamo la domanda: Riceve molte minacce, ha paura?</p>
<p style="text-align:justify;">Nemmeno stavolta il giudice Chinnici risponde. Il sorriso è lo stesso di prima, enigmatico, con una punta impercettibile di ironia, forse di malinconia. E&#8217; un uomo, e come qualsiasi essere umano non può non avere paura. Ma è anche un giudice con l&#8217;orgoglio, la coscienza morale di essere un giudice. Cioè un uomo che agisce sempre nel nome del popolo, una moltitudine senza fine che è però sempre un&#8217;entità astratta. Un giudice, soprattutto un giudice siciliano in Sicilia, è anche sempre un uomo solo. Orgogliosamente solo.</p>
<p style="text-align:justify;">da &#8220;I Siciliani&#8221;, marzo 1983</p>
<p style="text-align:justify;">_________________</p>
<p style="text-align:justify;">Nato a Misilmeri (Palermo) il 19 gennaio 1925, ha frequentato il Liceo Classico &#8220;Umberto&#8221; a Palermo, conseguendo la maturità nel 1943. Si è iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, dove ha conseguito la laurea il 10 luglio 1947.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; entrato in Magistratura nel 1952 con destinazione al Tribunale di Trapani. Poi è stato pretore a Partanna per dodici anni, dal 1954. Nel maggio del 1966 è stato trasferito a Palermo, presso l&#8217;Ufficio Istruzione del Tribunale, come Giudice Istruttore. Nel novembre 1979, già magistrato di Cassazione, è stato promosso Consigliere Istruttore presso il Tribunale di Palermo.</p>
<p style="text-align:justify;"> Rocco Chinnici&#8221;Un mio orgoglio particolare - ha rivelato Chinnici - è una dichiarazione degli americani secondo cui l&#8217;Ufficio Istruzione di Palermo è un centro pilota della lotta antimafia, un esempio per le altre Magistrature d&#8217;Italia. I Magistrati dell&#8217;Ufficio Istruzione sono un gruppo compatto, attivo e battagliero&#8221;. Il primo grande processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo, è il risultato del lavoro istruttorio svolto da Chinnici, tra l&#8217;altro considerato il padre del Pool Antimafia, che compose chiamando accanto a sè Magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, ecc.</p>
<p style="text-align:justify;">Chinnici ha partecipato, quale relatore, a molti congressi e convegni giuridici e socio-culturali e credeva nel coinvolgimento dei giovani nella lotta contro la mafia. È stato il primo magistrato a recarsi nelle scuole per parlare agli studenti della mafia e dei pericoli della droga. &#8220;Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi - diceva - fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">In una delle sue ultime interviste, Chinnici ha detto: &#8220;La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un Magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Rocco Chinnici è stato ucciso il 29 luglio 1983 con una Fiat 126 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico a Palermo, all&#8217;età di cinquantotto anni. Ad azionare il detonatore che provocò l&#8217;esplosione fu il killer mafioso Pino Greco. Accanto al suo corpo giacevano altre tre vittime raggiunte in pieno dall&#8217;esplosione: il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l&#8217;appuntato Salvatore Bartolotta, componenti della scorta del magistrato, e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico Stefano Li Sacchi.</p>
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<title><![CDATA[Buon compleanno,Commodore!]]></title>
<link>http://rds4ever.wordpress.com/2007/12/09/buon-compleannocommodore/</link>
<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 13:57:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>rds4ever</dc:creator>
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<description><![CDATA[Buona domenica a tutti,
in questa piovosa domenica romana,volevo dedicare due righe a uno dei comput]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Buona domenica a tutti,</p>
<p>in questa piovosa domenica romana,volevo dedicare due righe a uno dei computer + belli e che hanno segnato l&#8217;inizio di un&#8217;epoca e l&#8217;inizio della mia carriera di informatico.</p>
<p>Sto parlando del <strong>mitico Commodore 6,un computer che è + di un computer.</strong>E&#8217; stato il primo compagno di giochi,è stata una delle emozioni + belle che ho avuto da bambino,è stato tante cose messe insieme.</p>
<p>Una lacrimuccia è scesa,pensando che sono passati <strong>25 anni</strong>.</p>
<p><strong>TANTI AUGURI COMMODORE!!</strong></p>
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